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La magia dei colori pastello (2ª parte)

 

 

Per connetterci all’energia dei colori pastello dobbiamo fare riferimento agli armonici in sesta, quegli armonici cromatici cioè, che preso come riferimento un colore posto su un vertice di un pentagramma all’interno del cerchio cromatico, questo possa risultare come capostipite di una serie di colori presi nel punto di congiunzione del cerchio cromatico con gli altri vertici del pentagramma. Avremo così una serie di cinque colori in perfetta armonia tra loro.

Osserviamo ora la figura dalla quale si ricavano i cinque armonici: il pentagramma. Questo richiama il numero cinque che rappresenta l’unione del “principio terrestre” e quello “celeste” divenendo “armonia ed equilibrio”. Questa “armonia ed equilibrio” sarà, nella DivinArte uno degli elementi fondamentali per un corretto uso del colore. Al cinque è anche posto in relazione con il “pentacolo stellare” o stella a cinque punte emblema del microcosmo. Cos’è il microcosmo? Il microcosmo è l’uomo che coincide perfettamente alla forma della stella a cinque punte se all’essere umano si fanno divaricare le gambe e le braccia in modo tale da indicare armonicamente le punte di questa figura. La stella a cinque punte viene anche chiamata, nel suo significato più intimo, Tetragrammaton.

Il Tetragrammaton, il nome di Dio che mai doveva essere pronunciato, e che noi abbiamo traslitterato in "Jahvè", è composto da quattro lettere ebraiche. Ognuna di esse rappresenta un'energia attiva nella Creazione e nella nostra vita di tutti i giorni.

Queste quattro lettere sono "yod, he, vau, he" o, in maiuscole Inglesi, IHVH; può essere letto Jeve, YEWE, Jeohovah, l'androgino.

Il Tetragrammaton è uno con la Natura, l'egizia Iside, ed è la serie exoterica di Divinità androgine quali Iside-Osiride, Giove-Giunone, Brahma-Vach, Jah-hovah, ecc.

Di queste quattro lettere, "yod, he, vau, he", la prima lettera è il seme, la potenzialità, l'impulso fondamentale, l'aspetto divino di Padre.

La seconda è la terra nella quale il seme si manifesta, la fecondità, l'aspetto divino di Madre (quello che le religioni patriarcali hanno dimenticato, purtroppo).

La terza lettera è il frutto, l'aspetto divino di Figlio che raccoglie la potenzialità e la trasforma in atti.

La quarta, infine, è il risultato finale di questa attività, l'azione del "Figlio" che dà inizio ad un nuovo ciclo di quattro lettere, il quale si svilupperà ad un livello lievemente inferiore, portando i semi di nuove realizzazioni.

Quattro segni per esprimere un'infinità di concetti, che qui è possibile solo sfiorare, ma che nella loro pienezza abbracciano il cosmo intero.

Ciascuna lettera del tetragramma YHVH ha un valore numerico: questi numeri sommati danno 72. Ne derivano i 72 attributi di Dio e i 72 Angeli che circondano il suo trono.

La Sacra Scrittura (San Luca 10, 1-17) ci insegna che Gesù Cristo aveva scelto, oltre i dodici apostoli, 72 discepoli, che furono inviati in tutte le parti del mondo per comunicare ai popoli la parola di Dio.

Nella sinagoga erano 72 anziani e il Vecchio Testamento aveva altrettanti interpreti.

Osservare la discesa dei colori sulla terra da questo punto di vista, ci fa vedere l’uomo, come il divino archetipo di Dio in terra, il figlio di Dio. L’uomo come centro dell’universo, elemento condensato del Dio manifesto attraverso i Colori.

Ora facciamo un esempio pratico di come i pastello lavorino per “pulire” il canale di discesa del colore stesso.

Prendiamo l’esempio del Porpora. Poniamo il vertice della punta superiore della stella a cinque punte che simboleggia la testa dell’uomo sul porpora stesso. I colori armonici in “sesta” del porpora saranno quei colori “toccati” dalle altre quattro “punte” del Tetragrammaton che rappresentano gli arti. Ora abbiamo un colore, il Porpora che la testa, il capostipite. La testa a sua volta rappresenta i pensieri, simbolo del passato. Il passato è rappresentato dalla luce.

Il pensiero proviene dal passato, come esperienza del nostro vissuto. “Il mondo non diventa bello se non può morire, e mentre muore riluce” (R. Steiner).

Quindi il colore, condensazione della luce, deve scendere sulla terra. Scendendo sulla terra come condensazione di luce è un elemento morente che proviene dal passato luce. Il colore, in questo caso il Porpora, per manifestarsi sulla terra deve morire dalla luce. Questa discesa del colore come elemento morente deve essere accompagnata da un elemento nuovo in modo tale che questa morte possa divenire nuova rinascita. Qui entrano nell’opera i quattro armonici del Porpora, che, rappresentati dagli arti dell’uomo, fungeranno da “cavalieri” del Porpora stesso per permettergli la scesa in terra. Gli arti rappresentano la volontà che si proietta verso il futuro, rappresentato dalle tenebre come ciò che accenna all’avvenire, la volontà nascente, il futuro che viene. Faccio un esempio per comprendere meglio il significato di luce legata al passato e di tenebre legate al futuro. Nei capitoli precedenti abbiamo parlato del rosso come la manifestazione della luce vista attraverso le tenebre, al rosso che ci viene incontro nell’atto di assalirci. Questo assalirci da dove può provenire se non dal passato? Solo attraverso la comprensione del passato possiamo comprendere gli errori commessi a causa dell’ego che ci vive e questo possiamo farlo solo attraverso il concetto di luce che rischiara il passato permettendoci di osservare e rettificare gli errori.

L’azzurro, invece, è la rappresentazione delle tenebre viste attraverso la luce. L’azzurro tende ad allontanarsi da noi, come volontà che tende al futuro.

Gli armonici del “colore testa”, il porpora del nostro esempio, fungono da volontà che proietterà a nuova vita il “colore testa”. Come abbiamo detto la volontà-futuro è rappresentata dalle tenebre. Le tenebre cosa sono? Il buio? Il Nero? Se vogliamo rimanere sotto l’aspetto fisico diremo di si, ma se portiamo le tenebre al sentimento, esse ci appariranno come primo elemento visivo della luce stessa. E la luce per rendersi visiva nelle virtù in cosa deve manifestarsi? Deve manifestarsi come primo elemento embrione-virtù, colui che con il suo condensarsi diventerà colore: il pastello. Questo è il segreto dei pastello. Sono gli elementi volontà che proiettano il “colore testa” sulla terra come elemento-virtù germe di nuova rinascita. Sono simbolo di pulizia interiore animico-fisica che l’artista deve utilizzare per manifestare le virtù. Sono gli elementi, che, accompagnando i colori virtù in terra, spianano la strada affinché le virtù stesse possano liberare sé stesse dalla morsa degli ego.

Possiamo così immaginare che tutto questo porta alla creazione di un nuovo cerchio cromatico, all’interno del quale l’uomo-artista diventa elemento causa della discesa delle virtù sulla terra, della discesa definitiva di Dio in terra attraverso l’Arte, la Luce che si rende visibile per Amore di sé Stessa.

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