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Rudolf Steiner - Azione morale dei colori

Steiner affermava che per poter comprendere effettivamente il significato dei colori, il più intimo, dobbiamo elevarci al di sopra della mente, osservandolo e vivendolo come sentimento estremo nei confronti del colore ed osservarlo come emanazione di Dio. Solo cosi possiamo vivere il colore, sentire il colore, essere il colore. Questo ci permetterà di vivere l'esperienza del colore come azione morale. La moralità viene intesa da Steiner come quell'elemento attraverso il quale l'uomo sperimenta la rettitudine comportamentale. Il colore non potrebbe fare altrimenti, questo è il suo compito, spiritualizzare l'uomo e, attraverso quest'uomo spiritualizzato manifestarsi sulla terra puro, pieno di quell'alito divino sceso per purificare il creato.

Per far comprendere questo, Steiner prende esempio dal colore stesso. Come primo elemento usa il rosso. Dà delle indicazioni su come interiorizzare il rosso. Per prima cosa dobbiamo iniziare a rendere rossi noi stessi, i nostri pensieri, le nostre parole, le nostre azioni, ogni elemento del nostro corpo fisico eterico e animico dovrà diventare rosso, con i nostri occhi tutto il mondo che ci circonda diventerà rosso, dovremo come nuotare in questo rosso fluttuante, interiorizzarlo fino a quando il sentimento che muove il rosso si manifesterà. Allora il rosso, con la sua potenza, con la sua forza, ci parrà venire incontro, l'ira divina ci sommergerà da tutte le parti per tutto ciò che c'è in noi di possibilità di peccato. Qui si impara a pregare e il sentimento morale della nostra anima diverrà come un sentimento morale nell'intero spazio infinito. Steiner afferma: “Quando si può sperimentare nel rosso l'irradiazione, l'infiammarsi dell'ira divina con tutto ciò che nell'anima umana può esservi di possibilità di male, e quando si può sperimentare nel rosso come si impara a pregare, allora l'esperienza del rosso è infinitamente approfondita. Allora possiamo anche cominciare a capire in che modo il rosso possa inserirsi come formatore della spazialità”.

A questo punto Steiner fece altri esempi con altri colori partendo dall'arancione.

L'Arancione, è un qualcosa che non vuole semplicemente punire, ma semplicemente comunicare, armarci di forza interiore. Qui si impara la nostalgia per la conoscenza intima delle cose, diventiamo più forti, ci rafforziamo.

Con il giallo, invece, veniamo trasportati all'inizio del nostro ciclo temporale, alla nostra prima incarnazione. Ci sentiremo affini in tutto ciò che siamo stati attraverso tutta la nostra esistenza sulla terra.

Identificandoci con il verde cercheremo di vivere nel mondo, sperimentando un rafforzamento, un risanamento interiore in ciò che noi siamo in una data incarnazione, ma allo stesso tempo ad un divenire egoista, un riaccendersi, nella propria individualità, le forze egoistiche.

Facendo lo stesso con l'azzurro proveremo a vincere l'egoismo e di diventare macrocosmici, muovendoci incontro alla Madre Divina, dotandoci della Misericordia Divina.

“S'impara così a conoscere l'intima natura del colore e, come abbiamo detto, possiamo preconizzare un tempo in cui la preparazione che il pittore, come artista, dovrà attraversare, consisterà in una simile esperienza morale del colore, in cui l'esperienza che prepara alla creazione artistica sarà molto più delicata, più profonda di quanto sia mai stata in tempi antichi”.

Per Steiner quindi bisogna vivere nel colore animicamente.

Ci si deve rallegrare con il giallo, sentire il rosso nella sua dignità, con l'azzurro si deve partecipare alla sua mitezza. Si deve spiritualizzare il colore. Parlare con il colore. Diventare il colore.

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