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Rudolf Steiner - Colori immagine e colori splendore (3ª parte)

Con la sua capacità di osservare con la veggenza limpida, Steiner osservò un'altra via per la creazione dei colori immagine parlando per la prima volta dei colori splendore.

Prese come esempio un bianco in quiete e fece immaginare alle persone che ascoltavano la conferenza di osservare questo bianco in quiete e del sentimento che questo bianco in quiete portava in sé. Osservato questo chiese di immaginare che due colori, il giallo e l'azzurro, con il loro risplendere si poggiassero, andandosi a sovrapporre l'uno sull'altro, sul bianco in quiete. Lo splendore del giallo e dell'azzurro sul bianco in quiete avrebbe formato il verde. Se invece di usare un bianco in quiete usassimo il bianco alternato al nero in una sorta di danza vibratoria tra loro, con l'aggiunta dello splendore rosso si sarebbe formato il Fior di Pesco. Steiner introdusse questo nuovo concetto di creazione del colore con l'unione dei colori splendore e dei colori immagine per porre le basi di un nuovo concetto di pittura. Egli afferma che i colori devono esseri dipinti, portati sul foglio nel loro stesso fluttuare, con i colori non bisogna semplicemente colorare una forma, ma, attraverso la pittura, dobbiamo dare al colore la possibilità di manifestarsi in questa realtà e per fare questo dobbiamo lasciare il colore libero di porsi in base al sentimento che esso stesso porta. Il verde, ad esempio, per manifestare il suo sentimento ha necessità di essere dipinto con contorni ben delineati, perché creato dall'unione del bianco in quiete e lo splendore del giallo e dell'azzurro che chi posa sul bianco stesso. Lo stesso manifestarsi in natura del verde è all'interno della forma ben delineata della pianta. Il Verde non può fluttuare libero nello spazio proprio perché la sua stessa natura lo esige. Deve delimitarsi e vivere tranquillamente all'interno di una forma, perché proprio attraverso una forma, il corpo minerale o elemento morto il verde deve manifestare al mondo la sua stessa vita. Il verde rappresenta l'immagine della vita eterica della pianta ed in generale della vita eterica di ogni essere vivente; proprio per questo deve avere una forma ben delineata che rappresenti il corpo minerale che prende vita attraverso l'energia vitale dell'eterico.

Cosa ben diversa è il dover dipingere il fior di Pesco. Questo colore essendo l'immagine vivente dell'animico e creato dalla vibrazione tra nero e bianco con lo splendore rosso, non potrebbe essere dipinto in una forma ben determinata e delineata come il verde. Il fior di pesco per sua stessa natura, non potendo fare altrimenti, deve essere dipinto in una sorta di movimento, quasi a volersi volatilizzare. Quando realizziamo un ritratto, dovremmo cercare di dipingere il fior di pesco nel suo desiderio di volatilizzarsi, dovremmo quasi creare, attraverso la pittura, il suo stesso atto creativo e vibratorio. Il fior di pesco, essendo l’immagine dell'anima non può assolutamente essere dipinto fisso, deve muoversi, volatilizzarsi. Questa è la grande rivoluzione steineriana riguardo la pittura; dipingere i colori per il sentimento che portano in sé stessi. La pittura deve innalzare sé stessa alla comprensione dell'anima e dello spirito. Deve essere un mezzo attraverso il quale lo spirituale può essere osservato in questa realtà.

Oltre ai colori immagine Steiner introdusse anche i colori splendore. Questi colori, il giallo, il rosso e l'azzurro non hanno nessun carattere d'ombra ma risplendono del loro stesso splendore, sono la diretta manifestazione del sentimento stesso. Così come il verde, il fior di pesco, il bianco e il nero sono rispettivamente l'immagine del vivente, dell'anima, dello spirito e dell'elemento minerale o elemento morto, il rosso, l'azzurro e il giallo sono lo splendore del vivente, dell'animico e dello spirituale. Manca il quarto splendore che Steiner, in alcuni suoi appunti, riconobbe nel marrone come splendore dell'elemento morto, del minerale. Steiner descrisse anche come questi colori splendori rappresentano sé stessi. Quando parla del giallo, lo splendore dello spirito, afferma che quando lo spirito si manifesta non come l'immagine di sé stesso attraverso l'anima ma direttamente, non può far altro che risplendere nel giallo, nella gioia e per manifestarsi deve risplendere, irradiarsi verso l'esterno, deve come un sole, illuminare l'uomo. Per rappresentare lo spirito, quindi, dobbiamo raffigurare il giallo come un elemento che risplende, dobbiamo rappresentarlo al centro nella sua massima intensità e man mano deve sfumare all'esterno come una forza centrifuga che parte dal centro e si irradia al mondo.

Dopo il giallo Steiner prende come esempio l'azzurro, lo splendore dell'anima. L'anima quando risplende porta a compimento il sentimento della compassione, che tende ad allontanarsi per farsi seguire nella sua dolce intimità. L'azzurro, quindi, per sua stessa natura, tenderà a compenetrarsi in sé stesso; deve quindi avere il suo massimo colore all'esterno e sfumarsi verso l'interno. La sua energia deve essere quindi centripeta, verso l'interno, perché, in questo modo, ci fa mettere in contatto con la nostra parte più intima.

Come ultimo colore prende il rosso, lo splendore del vivente. Il rosso è visto da Steiner come la visione dell'ira divina che ci pervade e ci fa vedere quello che nell'anima umana è preso dalla morsa dell'ego. Davanti al rosso noi impariamo a pregare. Proprio per questo suo impeto, il rosso non ha necessità di sfumarsi all'esterno o all'interno, né di essere delimitato, il suo stesso sentimento lo porta a manifestarsi uniformemente in ogni dove; non ha confini e non ha variazioni di intensità. Deve essere così com'è in ogni luogo, deve compenetrare l'uomo, lo deve rendere vigile alla vista dell'ego che si impossessa dell'anima e insegna all'uomo il potere della preghiera. Non può avere cedimenti nel suo compenetrarsi, non deve sfumarsi, ma, costantemente deve compenetrare l'essere umano con il suo stesso splendore. Steiner, con questi semplici esempi diede al mondo una nuova visione dell'arte pittorica, attraverso la quale, se applicata al principio dell'amore divino e del sentimento, ci porta direttamente alla sublime sperimentazione della nostra anima.

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