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È il momento di saltarci sopra

 

Quante volte ci è accaduto di sentir dire (e quante volte lo abbiamo sostenuto noi stessi) che vi è una Legge sopra e al di fuori di ogni cosa che governa l’andamento delle nostre vite.

Frasi del tipo “ si vede che è nel destino”, “è la croce che devi portare”, “è effetto del karma”, o peggio di peggio, “è Dio che me l’ha mandato”. E ciò, si intenda, sia nel bene che nel male, sia nella gioia che nel dolore, in salute e nella malattia, in ricchezza e in povertà, finchè la morte non ci coglie e ci libera, amen.

Bando all’umorismo (di cui narratori di Metafisica del colore son parecchio provvisti), pur di non analizzare noi stessi, ricorriamo sempre, ormai meccanicamente, ad una sorta di fatalismo, di regola ultraterrena, pur di rinviare sine die il confronto con la sola realtà che ci assiste e che ci può fornire la ragione degli accadimenti: nessuna legge al mondo (né tanto meno negli Infiniti Mondi) è al di sopra, più forte e più deterministica della volontà della nostra Scintilla Divina.

Proprio così, questa Scintilla Divina la cui conoscenza inseguiamo almeno per la metà della nostra vita, e che alla fine passa sempre in secondo piano nel percorso conoscitivo dei “perché” della vita.

Certo, comprendiamo benissimo, è molto più semplice liquidare il tutto e l’anamnesi della nostra Coscienza dando forza e valore a “qualcosa” di imprescrutabile fuori di noi, piuttosto che “aprirsi dentro”.

Ma se invece, in realtà, le cose non stessero così? Dico è solo una possibilità, una riflessione a voce alta.

Ci chiediamo: se tutto, nel bene o nel male, è rimandato, affidato e determinato da una Forza fuori di noi – volatile, indefinita che svolazza in qualche oscuro luogo dell’ Iperuranio in cerca di autore e, in certi casi, di vendetta, come fosse una donna offesa e invepirita – a che vale dannarsi dalla mattina alla sera, dall’alba al tramonto, dietro gli affanni e le gioie della vita? Tanto nulla cambia, quel che è scritto è scritto!

Ma poi, cosa avrebbero scritto al nostro posto che ancora noi di Metefisica non abbiamo capito??

Insomma se tutto è già deciso da qualcosa di esterno, a cosa si ridurrebbe la nostra funzione, o meglio, il nostro viaggio?

Solo ad una recita, ed anche delle più scadenti, visto che si tratterebbe, in definitiva, della scimmiottatura di un copione che verosimilmente non siamo nemmeno nelle condizioni di sapere interpretare, talchè spesso ci troviamo a constatare che sono più i fallimenti che i successi, le prove che le soddisfazioni, le punizioni che non i premi. E di chi sarebbe la “colpa”?

Nostra o della Legge “fuori di me”? Ovviamente nostra, visto che mai nessuno oserebbe mettere in dubbio e in discussione la Regola, la volontà divina nella sua intrinseca perfezione.

No, qualcosa non ci convince. A noi piace essere prosaici e dissacranti, se non si fosse capito, e lo spunto della nostra riflessione adesso nasce dall’analisi di queste parole:

<<Modestia crea riuscita. Solo il nobile è capace di unire la volontà di tutti sotto il cielo, perché in lui vi è la sapienza di amministrare i doni del cielo e della terra>>. (I King)

Nella rappresentazione portata dalle “sentenze” sopra citate è necessario soffermarsi sulla comprensione del concetto di “nobile”. E’ di ovvia intelligibilità che il rimando non sia affatto ad un’ origine nobile, intesa come casata o titolo nobiliare araldico o di altra natura.

La nobiltà è, terrenamente parlando, uno stato della Coscienza, e non ci sono palle e palline sopra le corone a poterla documentare.

Partendo dal presupposto che a noi piace pensare che TUTTI abbiano uno stato coscienziale di rilievo, qualificato ed elevato, vi è da chiedersi perché nel mondo accadano le brutture e le aberrazioni che sono sotto gli occhi di tutti giornalmente.

Analizzando a media gittata, senza la presunzione di voler dare un nome alle cose, a volte constatiamo – ad esempio – che anche tra le persone che più si conoscono, che più si voglion bene, che in teoria si ritengono (in una parola) affini, accadano diverbi e delle volte anche violente o silenti rotture che, ai nostri occhi, sono inaspettate, ingiustificate, INCOMPRENSIBILI.

Insomma, per dirla in siciliano: il classico “balatone” di marmo che casca sulla testa.

Come già argomentato in precedente nota (per chi avesse avuto il piacere di leggerci, quella dedicata a Sai Baba), TUTTE LE COSE, non solo le persone, sono portatrici di propria energia per il fatto stesso di essere materia inserita in altrettanto contesto, a sua volta dotato di propria energia e di propria materia.

Il pensiero stesso è anch’esso energia e materia, solo che non lo vediamo con i nostri sensi.

Se però ci mettessimo nelle condizioni asettiche di poter ipotizzare (ciò che è anche scientificamente provato) che anche ciò che è invisibile esiste, forse, potremmo spiegarci tante cose, dagli atteggiamenti ai sentimenti, dalle azioni alle reazioni, sia di uomini, che di animali, che di cose (che non sono affatto inanimate).

E magari riusciremmo a comprendere che non v’è alcuna persecuzione su noi, né tampoco alcuna forza misteriosa più forte e al di sopra della nostra Scintilla divina (la cui origine in questa sede non si ritiene di dover analizzare per non divagare dall’oggetto iniziale della nostra conversazione) in grado di scandire gli avvenimenti della nostra vita.

E’ vero anche che come un cane è differente da un gatto, una tartaruga da un rinoceronte, un fungo da una rosa, anche tra le persone vi sono differenze, sia nel “contenuto” che nel “contenitore”.

Ciò che accomuna tutte le differenze trascendendole, però, è sempre la stessa “meravigliosa cosa”: lo stato energetico del nostro Io, che passa attraverso l’energia della nostra coscienza e, parimenti, della nostra consapevolezza.

Insomma, per fortuna non siamo tutti uguali (verrebbe da dire, passateci l’ironia), ma tutti viviamo solo grazie all’energia che è la reale dispensatrice di uguaglianza tra le diversità.

Nella fattispecie, le diversità constano esclusivamente nella diversità di frequenza e di vibrazione che ogni cosa sotto il cielo (per non parlare di quelle sopra il cielo) produce.

L’uomo, al pari di ogni creatura, produce frequenze e vibrazioni, per il fatto stesso di essere materia, per il fatto stesso di essere all’interno di un contesto che è anch’esso materia, seppur talvolta invisibile (si pensi all’aria, non è di certo vuoto, quindi nell’accezione esemplificativa è anch’essa materia).

L’uno dall’altro però differiamo, in base al bagaglio delle emozioni, delle esperienze, delle nostre azioni e delle cose (e persone) di cui ci circondiamo (e di cui ci siamo “in passato” circondati).

Ecco, per essere espliciti, spesso capita che nel nostro “circondario” scappi l’imprevisto (rectius, il balatone di marmo sulla testa). Ad esempio, persone che prima erano legatissime tra loro, addirittura amandosi e avendo fatto una scelta – a vario titolo – di condivisione, improvvisamente, inspiegabilmente, non lo siano più, vuoi per una motivazione, vuoi senza.

Restiamo sbigottiti, delusi, disincantati, perché in un contesto dove epidermicamente già si è operata un’esclusione selettiva nulla ci sorprende: è “normale” non legare con chi è distante per vedute, per valori, per sensibilità (per frequenza e vibrazione anche).

Ma arrivare ad una cesura con persone che dapprima si erano scelte “selettivamente” è dura da digerire.

Allora in questo caso, le cose sono tre: o il bicarbonato di sodio mattina e sera, vita natural durante, o “mannaggia, pure questa debbo passare?”, o “me ne faccio una ragione, tutto scorre, le cose evolvono”.

EVOLVONO??? Impariamo a dare un nome alle cose, senza sbavare dietro i puntini logorroici di sospensione, la saggezza fittizia o, peggio, il fatalismo.

Noi di Metafisica che facciamo volentieri a meno di dèmoni o demòni, angeli o santi, tutti frutto della nostra fervida immaginazione, supponiamo che in un rapporto BASTA CHE UNO DEI DUE SOGGETTI CAMBI QUALITA’ VIBRAZIONALE, ENERGIA INSOMMA, VADA REIMPOSTATO IL TUTTO.

Per la precisione, va ritarato il rapporto energetico (il che avviene molto spesso anche senza l’uso delle parole tra persone comunque consapevoli che la legge è dentro di noi. Mica aveva torto Elisabetta I quando diceva “la legge sono io!”, ovviamente in nulla affatto dando all’asserzione una valenza dispotica monarchica).

Se io aumento la frequenza della mia vibrazione (o anche la diminuisco) non solo piazzo un abisso tra me e chi già avevo deciso di relegare a comparsa solo eventuale della mia vita, ma quel baratro lo piazzo anche con chi prima aveva con me una sintonia perfetta.

Morale della favola, in chiave umoristica: non stiamo, in vita, a rimuginar dentro, alla ricerca di chissà quale oscuro motivo, per definire l’incomprensibile mistero di un (presunto) voltafaccia, allontanamento et similia, che tanto nella tomba avremo tempi infiniti per farlo!!

Poniamoci, piuttosto, nell’ottica del “nobile” che mai attribuisce a qualcosa di innominabile la causa dei propri mali o dei propri successi; né addita l’altro giudicandolo “impazzito”, incomprensibile”, “privo di coerenza”. Noi scegliamo di essere come vogliamo essere: al passo, indietro, isolati, all’unisono, musoni, raggianti o altro. E lo facciamo PENSANDO!

La coerenza e la modestia sono l’impugnatura ed il polso del nostro carattere che giova mantenere leggero e il più possibile semplice, proprio per sapersi approcciare “spassionatamente” alle situazioni, senza cercare altrove quello è dentro di noi.

Se teniamo a qualcosa (fosse una piantina, fosse un canarino, fosse un amico) il nostro primo pensiero non voli mai alla fatalità, al caso, al destino, ma alla natura ontologica della materia di cui siamo fatti TUTTI. In ciò vi è riuscita!

Siamo energia che si esplica in vibrazioni e frequenze.

Spesso coloro che crediamo lontani non sono poi così lontani, hanno solo bisogno dei propri tempi per imparare a “saltare”. Spesso alcuni hanno solo bisogno di uno strattone, di una scivolata per prendere la rincorsa migliore; o anche di esser lasciati liberi di scegliere la propria qualità vibrazionale in santissima pace.

Una sola avvertenza: viviamo in un’epoca in cui il salto vibrazionale, dicono, sia a livello globale e, per giunta, alle porte (se addirittura, forse, non ci stiamo già dentro da un pezzo).

Non facciamoci cogliere di sorpresa, se abbiamo l’onestà di comprendere che non vi è karma che tenga di fronte alla volontà del singolo di progredire.

Chi ci ama ci seguirà necessariamente: al di là delle sovrastrutture emozionali, è bene mettersi adesso nelle condizioni di cavalcare l’onda, non di nuotarle sotto, ad un livello energetico che è uno spreco di potenzialità, perché la cura di se stessi, l’esser nati pronti, passa dalla costanza e dalla dedizione. All’ultimo momento, senza la giusta preparazione e maturazione non sempre è detto che si raggiungano i risultati migliori (proverbio: gatta frettolosa fa i gattini ciechi).

Ed ogni spreco è più assimilabile ad una scoria che non ad un obiettivo raggiunto, e seguirà conseguentemente il destino delle scorie. Il momento è topico, gli esperti consigliano di non sottovalutarlo.

E siccome noi di Metafisica siamo “sperimentali”, nel dubbio che gli esperti possano averci preso, vogliamo lanciarvi una “sfida”, a mò di gioco ovviamente: per questo mese di agosto provate a pensare che l’unica vera Legge sopra di voi sia quella che determina il Miracolo della Vita in tutto il Creato, in tutto l’Universo, solo quella; e provate coi vostri pensieri a porvi su una vibrazione diversa, “superiore”, ossia a cambiare la QUALITA’ della vostra energia. Solo col pensiero. Se avete accanto a voi una persona, un libro, una pratica, un animale, un albero al cui contatto sentite un’ immensa sensazione di benessere, ponetevi al suo ascolto silenziosamente, facendo vuoto intorno a voi.

Potrebbe non accadere nulla, e allora abbiamo scherzato: ma chissà, magari...

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