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Seneca - La tranquillità dell’anima – come affrontare il disagio di vivere. (Seconda Parte)

“Anche se non lo chiamavano stress, i contemporanei di Seneca, in un mondo percorso da trasformazioni profonde e alla ricerca di una nuova spiritualità, dovevano ben conoscere quell’ansia, quel disagio, quell’insoddisfazione che turbavano l’anima alla radice, anche senza ragioni precise. Il rimedio proposto da Seneca è una “atarassia” di segno positivo: non apatia o indifferenza del Cuore, ma accettazione del fatto che le passioni, come il dolore, sono una legge della natura umana, e quindi benevola comprensione di chi ne è vittima. E così, entro forme di convivenza basate sulla legge del più forte e sull’odio, il messaggio di Seneca prepara di fatto il terreno al seme del Cristianesimo”.

(dalla quarta di copertina del testo di Seneca, edito da Demetra s.r.l., prima ed., aprile 2000)

Seneca:

Contro questa insofferenza chiedi di quale aiuto io pensi ci si debba servire. Il meglio sarebbe stato,come diceva Atenodoro tenersi occupati nell'azione e nell'impegno politico e nei doveri civili. Infatti,come alcuni passano la vita all'aria aperta e nell'esercizio e nella cura del corpo e per gli atleti è di gran lunga la cosa più utile nutrire per gran parte del tempo la forza dei loro muscoli, alla quale si sono dedicati totalmente, così per voi che preparate l'animo alla lotta politica è di gran lunga la cosa preferibile darsi all'azione; infatti, avendo il proposito di rendersi utile ai cittadini e agli uomini in generale, si esercita e nello stesso tempo ne trae giovamento chi si è immerso nelle occupazioni curando - in base alle sue possibilità - il pubblico e il privato. "Ma poiché - diceva - in questa così dissennata ambizione degli uomini, in presenza di tanti detrattori che distorcono in peggio le azioni oneste, la sincerità è troppo poco sicura ed è sempre più probabile si verifichi un intoppo piuttosto che un successo, è necessario ritirarsi dal foro e dalla vita pubblica, ma un animo grande anche in privato ha dove dar ampia prova di sé; e per gli uomini non è lo stesso che per i leoni e le bestie, la cui forza è soffocata dalla cattività: le loro azioni risultano anzi efficacissime nel ritiro . Tuttavia starà nascosto cosi che, in qualunque luogo abbia tenuto celato il suo ritiro, voglia giovare ai singoli e alla collettività con l'intelligenza, la parola, la saggezza;infatti non si rivela utile allo stato soltanto colui che promuove i candidati e difende gli accusati e decide della pace e della guerra, ma anche colui che esorta i giovani, che in tanta carenza di buoni insegnamenti instilla la virtù negli animi, che sa bloccare e tirare indietro quelli che si gettano di corsa verso il denaro e il consumo sfrenato e, se non altro, almeno li trattiene, costui in privato svolge un compito di ordine pubblico. Ma fa forse di più colui che tra i forestieri e i concittadini o in qualità di pretore urbano a quanti gli si rivolgono pronuncia le sentenze emesse dall’assessore urbano rispetto a chi dice che cosa sia la giustizia, che cosa il senso del dovere, che cosa la sopportazione, che cosa la forza d'animo, che cosa il disprezzo della morte, che cosa la nozione degli dei, che bene sicuro e incondizionato sia la buona coscienza? Dunque, se convertirai agli studi il tempo che avrai saputo sottrarre ai doveri pubblici, non avrai disertato né ti sarai sottratto al tuo servizio. Infatti non milita soltanto chi è sul campo e difende l'ala destra e quella sinistra, ma anche chi sorveglia le porte e si vale di una postazione meno pericolosa, ma non certo oziosa e osserva i turni di guardia e ha la responsabilità dell'arsenale; i quali compiti, benché siano incruenti,sono nel novero dei servizi militari. Se saprai richiamarti agli studi, fuggirai ogni forma di fastidio della vita e non desidererai che venga la notte per noia della luce, non sarai di peso a te stesso né di troppo per gli altri; attrarrai molti nella tua amicizia e tutti i migliori verranno da te. Infatti la virtù non resta mai in incognito, per quanto nascosta, ma manda segni di sé: chiunque ne sarà degno, la recupererà dalle tracce. Infatti se eliminiamo ogni frequentazione degli altri e rinunciamo al genere umano e viviamo concentrati unicamente in noi stessi; farà seguito a questo stato di solitudine priva di ogni interesse, la mancanza di cose da fare: cominceremo a costruire edifici e a distruggerne altri, e a sconvolgere il mare e a condurre corsi d'acqua contro le difficoltà dei luoghi e a distribuire male il tempo che la natura ci ha dato da impiegare. Alcuni di noi ne fanno uso con parsimonia, altri con prodigalità; alcuni di noi lo spendono in modo da poterne rendere conto, altri in modo da non lasciarne alcun residuo, cosa di cui niente è più vergognoso. Spesso una persona molto anziana non ha nessun altro argomento con cui provare di essere vissuta a lungo se non l'età.

A me sembra, carissimo Sereno, che Atenodoro si sia piegato troppo ai tempi, si sia ritirato troppo presto. E io non sono qui a escludere che a un certo punto ci si debba ritirare, ma arretrando a poco a poco e con le insegne intatte, salvaguardando l'onore delle armi: risultano più rispettati e più sicuri quanti si consegnano ai nemici con le armi in pugno. Questo è ciò che penso sia il compito della virtù e di uno che ama la virtù: se la sorte avrà il sopravvento e reciderà la possibilità di agire, non si dia subito alla fuga volgendo le spalle e gettando le armi, cercando rifugio, quasi che esista davvero un luogo nel quale la sorte non possa raggiungerlo, ma si dedichi agli impegni pubblici con maggiore misura e scelga qualche occupazione in cui possa rendersi utile alla cittadinanza. Non gli è permesso prestare servizio militare: si candidi a cariche pubbliche. Deve vivere da privato cittadino: faccia l'oratore. E’ costretto al silenzio:aiuti i cittadini con una assistenza legale tacita. Gli è pericoloso anche l'ingresso nel foro, nelle case, agli spettacoli, durante i banchetti faccia il buon compagno, l'amico fidato, il convitato sobrio. Ha perduto gli incarichi del cittadino: svolga quelli dell'uomo. Per questo noi con animo grande non ci siamo voluti chiudere nelle mura di una sola città, ma ci siamo aperti alla relazione con tutto il mondo e abbiamo affermato di avere il mondo come patria, perché fosse possibile offrire alla virtù un campo più vasto. Ti è precluso il tribunale e ti è vietata la frequentazione dei rostri o dei comizi: guarda dietro di te che ampia estensione di vastissime terre e di popoli si apra; non ti sarà mai preclusa una parte così grande che una più grande non ti sia lasciata. Ma fa' attenzione che tutto questo non sia un tuo difetto; infatti non vuoi amministrare lo stato se non da console o da pritano o da araldo o da suffete? Che dire se tu rifiutassi di combattere se non da generale o da tribuno? Anche se altri occuperanno la prima fila, e la sorte ti avrà posto fra i triari combatti dunque con la voce, con l'esortazione, con l'esempio, con il coraggio: anche con le mani tagliate colui che tuttavia resiste e fa opera di sostegno con le grida trova nella battaglia modo di aiutare i suoi amici. Fa' qualcosa di simile: se la sorte ti allontanerà dalla posizione di primo piano nello stato, resisti tuttavia e fa' opera di sostegno con le grida e, se qualcuno ti chiuderà la bocca, resisti tuttavia e fa' opera di sostegno col silenzio. Non è mai inutile l'opera di un buon cittadino: ascoltato e visto, col volto, col cenno, con la tacita determinazione, e con la stessa andatura, aiuta. Come certe cose salutari giovano indipendentemente dal gusto e dal tatto con l'odore, così la virtù dispensa la sua utilità anche da lontano e di nascosto. Sia che possa spaziare e disporre di sé a suo piacere, sia che abbia sbocchi incerti e sia costretta a contrarre le vele, sia che si trovi in ozio e muta e circoscritta in spazi ristretti, sia che abbia libertà di espandersi, in qualsiasi condizione si trovi, giova. Ritieni forse non abbastanza utile l'esempio di chi vive bene stando appartato? Dunque è di gran lunga la cosa migliore mescolare l’azione col riposo, ogni volta che verrà preclusa la vita attiva da impedimenti occasionali o dalla situazione politica; ogni possibilità di agire non è mai tanto ostacolata da non lasciar spazio a qualche onesta attività.

 

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