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Seneca - La tranquillità dell’anima – come affrontare il disagio di vivere. (Quinta Parte)

“Anche se non lo chiamavano stress, i contemporanei di Seneca, in un mondo percorso da trasformazioni profonde e alla ricerca di una nuova spiritualità, dovevano ben conoscere quell’ansia, quel disagio, quell’insoddisfazione che turbavano l’anima alla radice, anche senza ragioni precise. Il rimedio proposto da Seneca è una “atarassia” di segno positivo: non apatia o indifferenza del Cuore, ma accettazione del fatto che le passioni, come il dolore, sono una legge della natura umana, e quindi benevola comprensione di chi ne è vittima. E così, entro forme di convivenza basate sulla legge del più forte e sull’odio, il messaggio di Seneca prepara di fatto il terreno al seme del Cristianesimo”.

(dalla quarta di copertina del testo di Seneca, edito da Demetra s.r.l., prima ed., aprile 2000)

Seneca:

Ma tu ti sei imbattuto in un tipo di vita difficile e la fortuna pubblica o la tua personale ti ha imposto a tua insaputa un laccio che non sei in grado di sciogliere né di rompere: pensa che gli schiavi in ceppi in un primo tempo mal sopportano i pesi e gli impedimenti delle gambe; quindi, una volta che si sono proposti di non indignarsi per essi, ma di sopportarli, la necessità insegna loro a sopportarli con fermezza,l'abitudine con docilità. In qualsiasi genere di vita troverai divertimenti, distensioni e piaceri, se vorrai giudicare lievi i mali piuttosto di renderteli odiosi. A nessun titolo ci trattò meglio la natura: sapendo per quali sofferenze nasciamo, trovò come lenimento delle disgrazie l'assuefazione,ponendoci subito in familiarità con le sventure più gravi. Nessuno potrebbe resistere, se la continuità delle avversità conservasse la stessa violenza del primo colpo. Tutti siamo legati alla fortuna: la catena degli uni è d'oro, lenta, quella di altri stretta e spregevole, ma che importa? La medesima prigione ha stretto tutti e si trovano legati anche quelli che hanno legato, a meno che tu non ritenga più leggera una catena nella sinistra? Uno lo tengono avvinto gli onori, un altro il patrimonio; alcuni sono schiacciati dalla nobiltà, alcuni dalla condizione umile; alcuni sono soggiogati dall'altrui potere, alcuni dal loro proprio;alcuni li confina in un unico luogo l'esilio, alcuni la carica religiosa: ogni vita è una schiavitù. Occorre dunque assuefarsi alla propria condizione e lamentarsi il meno possibile di essa e afferrare tutto ciò di buono che ha intorno a sé: non c'è nulla di così aspro in cui un animo obiettivo non sappia trovare un conforto. Spesso aree esigue si sogliono aprire a molti utilizzi per l'abilità di chi le dispone e una disposizione accorta suole rendere abitabile anche il più piccolo spazio. Usa la ragione di fronte alle difficoltà: le durezze possono addolcirsi, le strettoie allentarsi, le situazioni gravi opprimere di meno chile sopporta con accortezza.

I desideri non vanno indirizzati a obiettivi lontani, ma dobbiamo permettere loro uno sbocco vicino, dal momento che non sopportano di essere del tutto bloccati. Abbandonati quegli obiettivi che o non possono realizzarsi o lo possono con difficoltà, perseguiamo mete situate vicino e che arridono alla nostra speranza, ma manteniamo la consapevolezza che tutte sono ugualmente inconsistenti,e all'esterno hanno aspetto diverso, mentre all'interno sono parimenti vane. E non invidiamo quelli che stanno più in alto: quelle che sembravano vette si sono rivelate dirupi. Per converso quelli che una sorte contraria ha posto in situazione incerta saranno maggiormente sicuri togliendo superbia a cose superbe di per sé e cercando di portare il più possibile in piano la loro situazione. Ci sono molti che per necessità devono tenersi attaccati al loro rango, dal quale non possono scendere se non cadendone, ma attestano che proprio questo è il loro maggior onere, il fatto che sono costretti a essere di peso ad altri, e che non sono stati messi su un piedistallo ma ci sono stati inchiodati; con giustizia, mitezza, benevolenza, con mano prodiga e generosa dovrebbero apprestare molte difese per i momenti favorevoli, alla speranza nei quali potrebbero attaccarsi con più sicurezza. Nulla tuttavia ci saprà mettere al riparo da queste fluttuazioni dell'animo quanto fissare sempre un qualche termine ai nostri successi, e non concedere alla sorte l'arbitrio di smettere, ma fermarci noi stessi decisamente molto al di qua; in questo modo sia alcuni desideri stimoleranno l'animo sia, delimitati, non spingeranno verso l'infinito e l'incerto.

Questa mia chiacchierata si rivolge a uomini imperfetti, deboli e non ragionevoli, non a chi possiede la saggezza. Costui non deve camminare con incertezza né a piccoli passi; infatti ha tanta fiducia in sé che non esita ad andare incontro alla sorte e non dovrà mai cederle il passo. Né ha ragione di temerla, perché non solo gli schiavi e i possedimenti e la posizione, ma anche il suo corpo e gli occhi e la mano e tutto ciò che rende più cara la vita, e persino se stesso, annovera tra i beni fuggevoli e VIVE COME SE FOSSE STATO AFFIDATO A SE STESSO IN CONCESSIONE E DISPOSTO A RESTITUIRSI SENZA MALUMORE A CHI LO RECLAMASSE. E non per questo si ritiene poco importante - perché sa di non appartenersi - ma svolgerà tutti i suoi compiti con tanta diligenza, con tanta attenzione quanto un uomo coscienzioso e responsabile è solito tutelare le cose rimesse alla sua coscienza. E quando poi gli sarà ingiunto di restituirle, non si lamenterà con la sorte ma dirà: "Sono grato di ciò che ho posseduto e ho avuto in uso. Ho curato le tue cose con grande profitto,ma poiché così stabilisci, ecco che te le do, cedo, grato e volentieri. Se vorrai che io tenga ancora ora qualcosa di tuo, lo conserverò; se decidi diversamente, io allora argenteria, denaro, casa, servitù ti rendo,ti restituisco."

Poniamo che la natura reclami le cose che per prima ci aveva affidato: noi le diremo:"Riprenditi un animo migliore di quello che mi hai dato; non sto a tergiversare o a rifiutarmi; ho pronto da darti spontaneamente ciò che tu mi desti mentre ne ero inconsapevole: prenditelo." Che c'è di grave a tornare da dove sei venuto? è destinato a vivere male chi non saprà morire bene. Dunque occorre prima di tutto togliere valore a questa cosa e considerare la vita tra le cose di poco conto. Come dice Cicerone, ci sono insopportabili i gladiatori, se vogliono in ogni modo impetrare la grazia della vita; li applaudiamo,se ostentano il disprezzo di essa. Sappi che anche a noi accade la stessa cosa; spesso infatti è causa di morte la paura di morire. Proprio la sorte, che ama scherzare, dice: "A che scopo dovrei risparmiarti,animale meschino e tremebondo? Tanto più profondamente ti farai ferire e trapassare, perché non te la senti di porgere la gola; tu invece vivrai più a lungo e morirai in maniera più rapida, tu che aspetti la spada non sottraendo il collo né mettendo davanti le mani, ma con coraggio." Chi avrà paura della morte non farà mai nulla da uomo che vive; INVECE CHI SAPRÀ CHE QUESTA CONDIZIONE È STATA STABILITA SUBITO NEL MOMENTO IN CUI EGLI È STATO CONCEPITO, VIVRÀ SECONDO I PATTI E CONTEMPORANEAMENTE CON LA STESSA FORZA D'ANIMO SI PRODIGHERÀ, PERCHÉ NULLA DELLE COSE CHE ACCADONO SIA IMPROVVISA. INFATTI GUARDANDO A TUTTO CIÒCHE PUÒ AVVENIRE COME SE FOSSE SUL PUNTO DI REALIZZARSI, SAPRÀ ATTENUARE LA FORZA DI TUTTE LE DISGRAZIE, CHENON PORTANO NIENTE DI SORPRENDENTE A CHI VI SI È PREPARATO E SE LE ASPETTA, MENTRE GIUNGONO CON TUTTO IL LOROPESO SU CHI SI SENTE SICURO E SPERA SOLO NELLE COSE FAVOREVOLI.

Si tratti di una malattia, della prigionia, di un crollo, di un incendio: nulla di ciò è improvviso; sapevo in che albergo tumultuoso la natura mi aveva chiuso. Tante volte si sono levate grida di dolore nelle mie vicinanze; tante volte torce e ceri hanno preceduto oltre la soglia esequie immature; spesso mi è risuonato accanto il fragore di un edificio che crollava; molti tra quelli che il foro la curia la conversazione aveva messo in relazione con me una notte li ha portati via.

Mi dovrei meravigliare che una buona volta siano toccati a me i pericoli che mi sono sempre girati attorno? C'è una grande parte dell'umanità che mentre si accinge a navigare non pensa alla tempesta. lo non mi vergognerò mai di citare un cattivo autore in un caso felice. Publilio più vigoroso dei talenti tragici e comici ogni volta che ha rinunciato alle sue buffonerie da mimo e alle parole dirette alle ultime file del pubblico, tra molte altre frasi di tono più elevato di quello tragico, non solo di quello del mimo, disse anche questo: A chiunque può capitare ciò che può capitare a qualcuno. Chi si sarà impresso questo principio nel profondo dell'animo e guarderà tutte le disgrazie altrui, delle quali tutti i giorni c'è grande abbondanza, così come se esse avessero la strada spianata anche verso di lui, si terrà pronto molto prima di venire assalito; troppo tardi si prepara l'animo a sopportare i pericoli dopo che questi si sono presentati.

"Non pensavo che sarebbe successo" e "avresti mai pensato tu che questo sarebbe accaduto?" E perché no? Quali sono quelle ricchezze che non possono essere seguite da vicino dalla miseria e dalla fame e dall'indigenza?Quale carica pubblica di cui la toga pretesta, il bastone da augure e le cinghie patrizie non siano accompagnate dalla veste miserabile, dal marchio del disonore e da mille macchie fino all'estremo disprezzo? Quale regno c'è al quale non siano già preparati la rovina e l'annientamento e l'oppressore e il boia? Né queste cose sono separate da lunghi intervalli di tempo, ma intercorre un momento solo tra il trono e l'omaggio alle ginocchia altrui. Sappi dunque che ogni condizione è rovesciabile e tutto ciò che si abbatte su qualcuno può abbattersi anche su di te. Sei ricco:forse più ricco di Pompeo? Eppure a lui, quando Gaio, parente da tempo, ospite nuovo, ebbe aperto la casa di Cesare per chiudere la sua mancarono il pane e l'acqua. Pur possedendo molti fiumi che nascevano sul suo territorio, che vi sfociavano, andò mendicando qualche goccia d'acqua; morì di fame e di sete nel palazzo del parente, mentre a lui che soffriva la fame l'erede appaltava esequie pubbliche. Hai ricoperto le più alte cariche onorifiche: forse tanto alte o tanto insperate o tanto totalizzanti quanto quelle di Seiano? Il giorno che il senato lo aveva scortato il popolo lo fece a pezzi; di colui sul quale gli dei e gli uomini avevano accumulato quanto era possibile accumulare, non rimase nulla che il carnefice potesse strappare. (…)

In tanto profondo sconvolgimento di situazioni che volgono in alto e in basso, se non consideri come destinato a succedere tutto ciò che può succedere, dai forza contro te stesso alle avversità, che sogliono essere sconfitte da chi le prevede.

 


 

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