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TEMPO E DENARO


Editoriale LUXURYfiles dicembre 2005

Dice un vecchio adagio: ‘chi ha pane non ha denti e chi ha denti non ha pane’.
Un detto che potrebbe adattarsi molto bene, oltre al pane ed ai denti, a tempo e danaro.
Da giovani abbiamo tutti molto tempo, ma non sempre il danaro per fare ciò che desideriamo. Per alcuni anni ci possiamo permettere il lusso di sciuparlo (il tempo) per cose più o meno futili.
Crescendo, poi, diamo credito all’altra massima che collega la nostra vita con il danaro, ‘il tempo è danaro’. Così dedichiamo anni della nostra esistenza al solo scopo di raggiungere il benessere, ritenendolo l’unica chiave per la felicità.
Ma un bel giorno ci accorgiamo che con il danaro si può comprare (quasi) tutto, tranne il tempo.
Il nostro motto quotidiano allora diventa: ‘non ho tempo per questo…non ho tempo per quello…’.
Troppi impegni, troppe e-mail nella posta, troppe preoccupazioni, troppe telefonate, troppo tutto.
Abbiamo ora il danaro, ma non il tempo per goderne.

Ecco che questa potrebbe essere una buona occasione per capire qualcosa di più di noi stessi e del mondo ma non siamo in grado di utilizzarla. Eppure abbiamo trovato il modo – disponendo di sufficiente danaro e di poco tempo – di impiegare la massima quantità di ricchezza nel minor tempo possibile. Spendere per gli oggetti del desiderio è diventato un atto compulsivo, senza una vera esigenza interiore e, spesso, neppure esteriore. Ecco lo show-off, l’abitudine all’ostentazione, all’apparire, il coniugare l’avere ma non l’essere. Il lusso senza stile.
Per non parlare, poi, di quando qualcosa malauguratamente si inceppa in questo inesorabile meccanismo, che so, un rovescio economico, una malattia. Allora ci ribelliamo, esclamiamo: ‘non credevo che una cosa del genere dovesse capitare proprio a me!’.

Se qualcuno ci dicesse dove è possibile comprare del tempo saremmo disposti a pagarlo qualsiasi cifra. Ma purtroppo il tempo non è in vendita, non fa parte dei beni…di consumo.
Eppure esiste un tempo da ‘consumare’ ed un tempo da investire, esattamente come il danaro, con una differenza però: il primo è il tempo esteriore, quello che dedichiamo alla vita di tutti i giorni, al lavoro, alla carriera, al successo, ai piaceri, mentre l’altro è il tempo interiore, che dedichiamo alla crescita del nostro sé, alla cultura, all’arte, ai valori più profondi della vita. Quest’ultimo, tuttavia, è un tempo che non si misura in ore e giorni bensì in maggiore capacità di comprensione del mondo e di noi stessi.
Se afferriamo ciò, ci accorgiamo allora che il tempo interiore, se giustamente impiegato, diventa, paradossalmente, uno strumento eccellente per imparare ad utilizzare autenticamente anche il tempo esteriore.
Così il tempo ‘investito’ ci arricchisce, facendoci guadagnare tempo da non ‘perdere’, ma da ‘consumare’ in modo creativo, gratificante.

TIME AND MONEY

An old adage goes, “he who has bread lacks teeth and he who has teeth lacks bread”; a saying that could be adapted very well to time and money, as well as to bread and teeth.
When we are young, we all have much time but not always the money to do whatever we want. For some years, we can enjoy the luxury of wasting it (time) for things of no great import.
Then, growing, we give credit to the other saying that connects our life to money, “time is money”. Thus we dedicate years of our life to the single aim of achieving wealth, considering it to be the one key to happiness.
But one fine day we realize that money can buy us (almost) everything, except time.
So, our daily motto becomes: “I don’t have time for this…I don’t have time for that...”.
There are too many engagements, too many e-mails in the box, too many worries, too many phone calls, too much everything.
Now we have the money, but not the time to enjoy it.

This could be a good moment to get to understand something more about our world and ourselves, but we are not able to make use of it. And yet we have found the way – having enough money and not much time – to make use of the maximum quantity of wealth in the shortest possible time. Spending on objects of desire has become a compulsive act, without a real interior need and, often, not even exterior. Here is the showing-off, the habit of ostentation, of being noticed, conjugating the verb “to have” but not “to be”. Luxury without style.
Not to mention what happens when something unfortunately goes wrong in this inexorable mechanism, let’s say, an economic disaster, an illness. Then we rebel, exclaiming, “I didn’t think such a thing could happen to me!”.

If someone told us where we could buy time, we would be ready to pay anything. But regrettably time is not for sale; it is not on the list of…consumer goods.
And yet there is time we can ‘consume’ and time we can invest, exactly like money, but with a difference: the first is exterior time, that we dedicate to everyday life, to work, our career, success, pleasure, while the other is interior time, that we dedicate to the growth of our self, to culture, art, the deeper values of life. This last, however, is time that is not measured in hours and days so much as in greater understanding of the world and ourselves.
If we catch on to this, we then realize that interior time, if used well, becomes, paradoxically, an excellent instrument for learning and also using exterior time well.
Thus time ‘invested’ enriches us, allowing us to gain time, not to ‘waste’, but to ‘consume’ in a creative, gratifying way.

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