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IL SONNO DELLA RAGIONE


Editoriale di LUXURYfiles - aprile 2006

In occidente siamo per lo più convinti di essere liberi.
Liberi di professare qualsiasi religione, di poterci riconoscere in qualsivoglia ideologia, di esprimerci senza censure. Tuttavia, per molti di noi la libertà che la nostra cultura tanto esalta è solo apparente.
Perché apparente? Semplice, quand’è che siamo liberi? Quando tra due strade, che non sappiamo dove portino, ne scegliamo una a caso? O non, piuttosto, quando, conoscendo dove conducono i due sentieri che abbiamo davanti, scegliamo quello che più si confà ai nostri obiettivi ed alle nostre convinzioni? Se propendiamo per la seconda ipotesi, ne consegue che per essere liberi di scegliere bisognerebbe conoscere quanto costituisce l’oggetto delle nostre scelte.
Ora, è noto a tutti che il leit-motiv di questa nostra epoca è globalizzazione, che poi, di fatto, finisce con diventare omologazione, vale a dire avere tutti gli stessi gusti, gli stessi ideali, credere nelle stesse verità.
Sappiamo bene che è la pubblicità a creare i bisogni ed a spingerci ad acquistare beni – di cui prima non sentivamo la necessità - e non il contrario; allo stesso modo sono le notizie – che assorbiamo altrettanto passivamente della pubblicità - che ci spingono a credere a cose non vere, non verificabili o vere solo parzialmente.
Menzogna non è solo affermare qualcosa di non vero, ma anche riferire cose solo parzialmente vere. Se qualcuno ci dice cose palesemente false non gli crediamo, ma se la stessa persona sostiene cose vere al 99% e poi aggiunge un 1% di menzogna - in grado però di inficiare il restante 99% - otterrà il risultato di acquisire credibilità a i nostri occhi e di poter pertanto influenzare – grazie a quell’1% di non-verità – le nostre opinioni, i nostri sentimenti, i nostri comportamenti.
E questo è proprio l’effetto che si vuole conseguire con certe notizie – vere solo in parte e dunque pericolosamente false - sulle popolazioni mondiali. Si fa leva, con la parte vera, sui sentimenti più sacri – religione, famiglia, patria – per manipolare l’opinione pubblica e spostare la politica, che non può non tenere conto dell’opinione dei cittadini, nella direzione – falsa - voluta da interessi non propriamente limpidi.
Tale è il caso dell’oggi tanto dibattuto ‘scontro di civiltà’ il quale, fintantoché non è stato ripescato nell’armadio polveroso di una storia ormai lontana, non aveva alcun diritto di cittadinanza nel nostro mondo.
Ma l’interesse di alcuni – attenzione, appartenenti sia all’uno che all’altro dei due schieramenti apparentemente contrapposti – ha fatto in modo di far uscir fuori nel momento più opportuno - magari dopo mesi dallo svolgimento dei fatti o dalla pubblicazione - reportage, filmati, vignette o quant’altro in grado di suscitare nelle popolazioni del proprio ‘schieramento’ sconcerto, indignazione, rabbia.
Tutto questo ha prodotto come effetto una crescita dell’odio e dell’incomprensione tra i popoli, inoculando delle opinioni assolutamente impensabili fino a pochi anni or sono.
A chi giova tutto questo? Sicuramente a chi voglia – alzando il livello dello scontro – approfittarsi delle masse meno consapevoli per perpetuare il proprio potere politico o religioso o ideologico o militare.
In realtà, dovrebbe essere chiaro a chiunque pensi con la propria testa – cosa, ahimé, rara – che oggi di scontro di civiltà non ha proprio senso parlare, in quanto lo stesso concetto è antitetico allo spirito del tempo, che va esattamente nella direzione opposta, vale a dire quella dell’internazionalizzazione.
Dopo secoli di nazionalismi, portatori di conflitti locali e guerre mondiali, infatti, in buona parte del mondo si percepisce la necessità del superamento dei particolarismi culturali e nazionali; ne sono prova la stessa istituzione dell’ONU, la faticosa costruzione dell’EU, la migrazione di moltitudini di poveri verso i Paesi ricchi e, dall’altro lato, la crescita della sensibilità dei Paesi ricchi nei confronti del terzo mondo. Allo stesso modo, se ci guardiamo intorno con spregiudicatezza, ciò che viene richiesto oggi da vaste masse umane - dell’uno e dell’altro ‘schieramento’ – è pace e non guerra, benessere e non indigenza, convivenza civile e non scontro di civiltà.
E allora pensiamoli con forza questi pensieri veri ed opponiamoci con decisione a quelli falsi ed all’inganno di chi, per oscuri interessi, vuole evocare i mostri che sempre nascono dal sonno della ragione.

WHEN GOOD SENSE SLEEPS

In the West, for the most part we are convinced that we are free. Free to profess any religion, to recognize whatever ideology we wish as our own, to express ourselves without censorship. For many of us, however, the freedom that our culture so exalts is only apparent. How so? Elementary: when are we free? When, faced with two paths, do we choose one by chance, not knowing where it leads, or instead, knowing where the two paths before us lead, do we choose the one which better suits our aims and convictions? If we lean toward the second idea, it follows that in order to be free to choose, we must know what the object of our choice consists of.
Now, it is common knowledge that the leitmotif of our present age is globalization, which then in fact finishes up as homologation, with all of us having the same tastes, the same ideals, believing the same truths.
We know very well that it is publicity that creates needs and that pushes us to buy goods – of which we did not feel the need before – and not the other way round. In the same way it is the news – taken in with the same passivity as publicity – that drives us to believing things that are not true, not verifiable or only partly true.
Lying is not only stating an untruth, but also reporting things that are only true in part. If someone says things that are obviously false we don’t believe them, but if the same person maintains things that are 99% true and then adds 1% of lie – able, however, to impugn the other 99% - that person will acquire credibility in our eyes and the ability to influence – thanks to that 1% of untruth – our opinions, feelings and behavior.
And this is precisely the effect wished for with certain items of news – only partly true and herefore dangerously false - about the peoples of the world.
The part which is true is used to gain leverage on the most holy feelings – religion, family, and homeland – in order to manipulate public opinion and to shift policy – which is unable to ignore public opinion – in the false direction desired by interests which are not exactly limpid.
Such is the case of the currently much-discussed ‘clash of civilizations’ which, until it was dragged out again from the dusty cupboard of old history, had no right to dwell in our world.
But the interests of some – let us be clear about this, belonging to either of the two apparently opposed positions – have managed to produce at just the right moment – perhaps months after the events or the publication – articles, video-footage, cartoons or whatever may be used to stimulate upset, indignation, anger in the peoples of one’s own “side”.
All this has had the effect of an increase in hate and lack of understanding between peoples, inculcating opinions which had been absolutely impossible up to a few years ago.
Who benefits from all this? Definitely those who – raising the level of conflict – want to take advantage of the less-informed masses in order to perpetuate their own political, religious, ideological or military power.
In reality, it should be clear to those who think for themselves – unfortunately rare – that today there is no logic in talking of a clash of civilization, because the concept itself is antithetical to the spirit of the times, which is in fact moving in precisely the opposite direction, that is, toward internationalization.
After centuries of nationalisms, bringers of local conflicts and world wars in large parts of the world, the need to overcome cultural and national particularities is being felt. This is proved by the UN itself, the laborious construction of the EU, the migration of multitudes of the poor toward the richer countries and, on the other hand, the growth of sensitivity in rich countries with respect to the Third World. In the same way, if we look around with an unprejudiced eye, what is today being demanded by huge masses of humanity – on the one or the other ‘side’ – is peace and not war, well-being and not indigence, civil togetherness and not a clash of civilizations.
And so let us hold strongly to these true thoughts, and let us decisively oppose falsehood and the tricks of those who, for whatever hidden interests, wish to evoke the monsters that always arise when good sense sleeps.

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