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UN EROE DEL NOSTRO TEMPO


Editoriale LUXURYfiles - giugno 2006

Nel numero di aprile di LUXURYfiles abbiamo pubblicato un servizio sull’ultima impresa di un grande recordman italiano. Abbiamo raccontato il sorvolo in deltaplano dell’Aconcagua, la vetta più alta della Cordigliera Andina, da parte di Angelo D’Arrigo. Un primato che si è andato ad aggiungere alle sue precedenti imprese, il sorvolo dell’Everest, del Sahara, della Siberia.
Nel corso della sua carriera agonistica di volo sportivo, che gli ha fruttato due titoli mondiali, Angelo ha, infatti, sorvolato mari, deserti, vulcani e catene montuose insieme a gru, aquile e rapaci di ogni specie.
La rivista era già stampata quando ci ha raggiunto la notizia dell’incidente aereo che ha posto prematuramente fine alla sua straordinaria avventura sportiva ed umana e non abbiamo avuto la possibilità di modificare quanto avevamo pubblicato.
Lo facciamo ora perché Angelo non era solo un personaggio d’eccezione ma anche un amico, un grande amico.
E quando scompare un amico ci sentiamo più soli. Ci poniamo molte domande sul senso della vita, sul valore delle nostre aspirazioni, sul significato delle ambizioni che ci sospingono nella nostra esistenza. Avvertiamo la vanità di buona parte dei valori nei quali normalmente ci identifichiamo.
Se questo amico è, poi, una persona eccezionale, allora il nostro animo viene colto da un senso di smarrimento; ci domandiamo il motivo di un accadimento che sentiamo profondamente ingiusto.
Così è avvenuto - a me come a migliaia di persone - all’indomani del banale incidente che ci ha privati non solo di un autentico sportivo ma anche di una persona buona e generosa, di un vero e proprio eroe del nostro tempo. Persone di ogni parte del mondo – la sua notorietà era internazionale - età e classe sociale, che hanno letteralmente preso d’assalto il suo sito con lettere, poesie, memorie o semplicemente con il loro dolore.
Come mai una reazione così vasta in un’epoca che sembra consegnata al cinismo ed all’utilitarismo più assoluti? Un’epoca in cui molti credono che l’uomo si sia finalmente affrancato dalla necessità degli eroi, che, a dire dei più, apparterrebbero ad un mondo antico, ancora immerso nell’irrazionale? Il cinismo di tanti nostri contemporanei ritiene, infatti, che gli unici eroi siano quelli dei romanzi o dei film d’azione.
C’è chi ha affermato: ‘povero quel popolo che ha ancora bisogno di eroi’. Io credo invece che sia profondamente povero il popolo che crede di non aver bisogno di eroi, ritenendoli una proiezione fantastica delle aspirazioni umane, di ciò che tutti vorremmo essere ma che nessuno è in grado di realizzare.
Ed Angelo era un eroe autentico, uno spirito libero senza ammiccamenti per il potere e la celebrità.
Era addirittura imbarazzante la semplicità con la quale parlava delle sue imprese in televisione o in conferenze in varie parti del mondo. Dava l’impressione agli spettatori che sorvolare l’Everest a 50 gradi sotto zero su un deltaplano o attraversare la Siberia seguito dalle gru che avevano smarrito il proprio percorso migratorio o, ancora, sorvolare il Sahara con i falchi migratori, fosse come fare una passeggiata sulla spiaggia. O, meglio, che per lui volare fosse come per noi è camminare.
Una cosa, in particolare, colpiva di Angelo. Aveva lo stesso tipo di atteggiamento con tutti. Poteva parlare con l’amministratore delegato di un gruppo internazionale, con un ambasciatore, con un anchorman televisivo o con un semplice pastore esattamente con la medesima attenzione e considerazione. La moglie mi raccontava, ad esempio, di una famiglia di pastori sulle pendici dell’Etna – dove c’è il suo campo di volo – persone semplici ed anche un po’ emarginate per via dell’estrema povertà, con cui lui aveva un rapporto di assoluta reciprocità. Anzi, oltre ad aiutarli praticamente, faceva in modo di farli sentire partecipi delle sue imprese.
Di quante persone che abbiamo avuto la ventura di conoscere possiamo dire lo stesso? Chi di noi è capace di prescindere dallo status, dalla posizione, dai criteri di giudizio consueti – non ultimo quello dell’interesse personale - nel rivolgerci agli altri? Non basterebbe forse già solo questo a contraddistinguere una personalità superiore?
Angelo stava preparando un’impresa cui lavorava da anni: riportare due condor - Inca e Maya, che aveva allevato ed ai quali aveva insegnato a volare - a Machu Pichu, la magica valle peruviana da cui questi rapaci sono scomparsi. Avevamo incontrato insieme l’Ambasciatore italiano in Perù per meglio organizzare questa impresa, dichiarata evento di interesse nazionale dal Governo Peruviano, sul quale la National Geographic stava girando un film ed un documentario.
Si trattava di un’impresa straordinaria, sia dal punto di vista sportivo che scientifico, culturale, ecologico e spirituale.
Un’impresa che fortunatamente - grazie al grande coraggio ed alla assoluta dedizione della moglie alla sua memoria - sarà portata avanti anche senza di lui, in suo onore.
Non è anche questa una dimostrazione dell’impronta indelebile che gli eroi lasciano nel loro percorso terrestre?

A HERO OF OUR TIMES

In the April issue of LUXURYfiles we published a report on the latest enterprise of a great Italian record holder. We told of the flight by hang-glider over the Aconcagua, the highest peak in the Cordillera of the Andes, undertaken by Angelo D’Arrigo. A record that he ended up adding to his previous enterprises, the flight over Everest, over the Sahara, over Siberia.
In the course of his competitive career in the sport of flying, which won him two world titles, Angelo flew over seas, deserts, volcanoes and mountain ranges together with cranes, eagles and every species of bird of prey.
The magazine had already gone to print when the news reached us of the aeroplane accident which had put a premature end to his extraordinary sporting and human adventure and we were unable to modify what we had published.
We are doing so now because Angelo was not only an exceptional character but also a friend, a great friend.
And when a friend passes away we feel more alone. We ask ourselves so many questions about the meaning of life, on the worth of our aspirations, on the meaning of the ambitions which drive us forward in our existence. We become aware of the vainness of a large part of the values with which we normally identify ourselves.
What’s more, if this friend happens to be an exceptional person, then our heart is struck by a sense of bewilderment; we ask ourselves what the reason could be for an event which we feel to be deeply unjust.
That’s exactly what happened - to me as it did to thousands of people – the day after a banal accident which has deprived us not only of a true sportsman but also of a good and generous person, of a veritable hero of our times. People from all parts of the world – his fame was international – of every age and social class, who literally bombarded his site with letters, poems, memories or simply with their grief.
How come such an enormous reaction in an age which seems confined to cynicism and absolute utilitarianism? An age in which many believe that man has finally freed himself of the need for heroes, who, furthermore, belong to an ancient world, still immersed in the irrational? The cynicism of many of our contemporaries deems , in fact, that the only heroes are the ones in novels and action movies.
There are those who have declared: ‘poor are the people who still need heroes’. I, however, believe that people who believe they have no need for heroes are profoundly poor, considering them an imaginative projection of human aspirations, of that which we would all like to be but that no-one is capable of achieving.
And Angelo was an authentic hero, a free spirit without any desire for power or celebrity.
Downright embarrassing was the simplicity with which he would speak of his enterprises on television or in conferences in various parts of the world. He would give the impression to viewers that flying over Everest at 50 degrees below zero in a hang-glider or crossing Siberia followed by cranes who had lost their own migratory route or even, flying over the Sahara with migratory hawks was like going for a walk on a beach. Or, better still, that flying for him were like walking is for us.
One thing, in particular, struck you about Angelo. He had the same kind of attitude with everyone. He could talk with the Managing Director of an international company, with an Ambassador, with a television presenter or with a simple shepherd with exactly the same attention and consideration. His wife told me, for instance, of a family of shepherds on the slopes of Mount Etna – where his airfield is – simple people and also somewhat marginalised due to extreme poverty, with whom he had a relationship of absolute reciprocity. Indeed, in addition to helping them in practical terms, he would behave in such a way as to make them feel participants in his enterprises.
How many people we have had the fortune to know can we say the same thing about? Who amongst us is able to set aside one’s status, one’s position, the yardsticks of customary judgements – not least of all, personal interest – when dealing with others? Wouldn’t this alone be sufficient to distinguish a superior personality?
Angelo was preparing an enterprise on which he had been working for years: to return two condors - Inca and Maya, who he had raised and had taught to fly - to Machu Pichu, the magical Peruvian valley from which these birds of prey have disappeared. Together we had met the Italian Ambassador in Peru to better organise this enterprise, the event had been declared of national interest by the Peruvian Government, and National Geographic was making a film and a documentary about it.
It was to be an extraordinary enterprise, from the sporting, scientific, cultural, ecological and spiritual points of view.
An enterprise which – thanks to the great courage and absolute dedication of his wife to his memory – will fortunately go ahead even in his absence, in his honour.
Isn’t this also a demonstration of the indelible footprint that heroes leave on their worldly path?

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