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IL PENSIERO UNICO


Editoriale LUXURYfiles - aprile 2007

La globalizzazione ha un solo vero retroscena: la creazione di un ‘pensiero unico’.
L’informazione addomesticata ad opera del potere economico-politico dominante sta prendendo piede ormai non solo negli USA, da dove scrivo, ma a livello mondiale.
Le notizie diffuse dal circo mediatico sono sempre di più manipolate e viziate dalla spettacolarizzazione, di fatto prioritaria rispetto ai contenuti delle notizie.
L’alterazione delle informazioni è particolarmente evidente se consideriamo che le agenzie internazionali dalle quali provengono i lanci delle notizie sono poche ed affiancate da vere e proprie agenzie di propaganda.
Aspettarsi dai telegiornali una reale verifica delle fonti è una vera e propria utopia. Il dilagare della notizia-spettacolo, del voyeurismo morboso, distoglie l’attenzione dai reali problemi della gente, mentre i fatti occultati – ad esempio le vere ragioni all’origine di guerre e miserie - non vengono approfonditi.
Siamo di fronte ad un impoverimento culturale globalizzato, teso ad appiattire ogni pensiero che possa mettere in dubbio le idee-guida dei poteri forti che controllano i media.
Con buona pace della democrazia.
Le immagini trasmesse hanno finalità chiaramente manipolative, tendono a generare emozioni che ci distolgono dal domandarci quali siano le vere cause delle sofferenze cui assistiamo. Non a caso i fatti di sangue che hanno come vittime bambini occupano spazi sempre maggiori all’interno dei telegiornali.
Notizie amplificate ed altre ignorate, un oltraggio alla nostra intelligenza e soprattutto alla nostra libertà di decidere quale posizione prendere, dato che, in modo più o meno sottile, le posizioni sono tutte già preconfezionate.
Così l’informazione globalizzata è finalizzata al consolidarsi del ‘pensiero unico’ il cui scopo è quello di rendere difficile - se non impossibile – la comprensione di ciò che sta dietro gli accadimenti del nostro tempo, dalle guerre ‘preventive’ alla fame ‘inevitabile’, dalle fantomatiche pandemie alle strategie degli opposti estremismi, dal terrorismo allo ‘scontro di civiltà’.
E se tentiamo timidamente di mettere in dubbio il ‘pensiero unico’? Chi è contrario alla guerra viene tacciato di ‘estremismo radicale’ e chi mette in dubbio la legittimità della tortura diventa automaticamente ‘antiamericano’.
Eppure la Storia ha ampiamente dimostrato che ogni volta che si è cercato di indirizzare il pensiero dei popoli in una certa direzione sono nati dei mostri.
Il nostro passato è lastricato di idee negate, di pensieri vietati, di ‘verità di Stato’ e ciò non ha mai prodotto risultati positivi. Le idee proibite si sono sempre più fortemente radicate, tanto da far sì che i loro fautori si sentissero dei perseguitati, dei martiri. Quante vittime hanno provocato le ideologie represse e negate, quelle stesse da cui sono nati gli integralismi e gli estremismi che ancora oggi insanguinano il mondo?

In realtà lo Zeitgeist, lo Spirito del Tempo, ha sempre prodotto dei pensieri dominanti, delle concezioni assimilabili senza sforzo dalle masse; quante persone sono riuscite a mettere in questione gli ideali della propria epoca? Spesso solo dopo decenni ci si rende conto della profonda fallacia di certe ideologie contemporanee.
Se il dubitare cartesiano fa parte dell’autentico retaggio culturale dell’occidente, viene da chiedersi il motivo del dilagare del ‘politically correct’ o di ideologie ‘vere per definizione’ visto che oggi gli strumenti per poter imparare a comprendere meglio se stessi ed il mondo dovrebbero essere a disposizione di tutti.
Ma quanto li sappiamo usare questi strumenti?
Fin da bambini il nostro primo sforzo è quello di apprendere e anche chi nasce con una disposizione sportiva o artistica, dovrà tuttavia faticosamente dedicarsi all’esercizio ed allo studio della propria disciplina per anni. Pertanto è difficile poter ritenere di saper fare qualcosa senza averla prima imparata.
Eppure c’è una attività che reputiamo di saper usare alla perfezione senza averla mai di fatto imparata. Mi riferisco all’attività più immediata ed intima, che ha, peraltro, i maggiori effetti su tutta la nostra esistenza: il pensiero. Eh già, perché nessuno ci ha mai davvero insegnato ad usarlo questo strumento con cui gestiamo tutta la nostra vita.
Ci è mai venuto in mente di chiederci veramente perché siamo di destra o di sinistra, di quella o quell’altra squadra di calcio, o perché abbiamo fatto tale o tal’altra scelta professionale? Potremo rispondere che è per via degli orientamenti della nostra famiglia o dei nostri amici, o magari – al contrario - per reazione a quelli. Ma perché in noi c’è stata adesione a certi modelli mentre in altre persone a noi vicine ha, invece, prevalso la reazione? Chi ci ha insegnato ad usare lo strumento con cui abbiamo portato a coscienza noi stessi ed il mondo, e preso poi quelle decisioni che hanno di fatto modificato il nostro destino?
E non si dica che il pensiero non c’è bisogno di impararlo dato che è già bell’e pronto dentro la nostra testa, perché allora dentro la propria testa non ci si è mai gettato uno sguardo!
Se persino le cose più elementari dobbiamo apprenderle con fatica perché mai lo strumento da cui dipende la nostra coscienza e le nostre scelte nella vita, quello no, non ci sarebbe bisogno di studiarlo?
Se usiamo male i nostri strumenti di lavoro, sicuramente danneggiamo noi stessi e gli altri. Come possiamo allora credere che il principale strumento mediante il quale abbiamo una immagine di noi stessi e prendiamo le nostre decisioni, non abbia bisogno di apprendimento?
Cerchiamo allora di imparare ad usarlo, questo pensiero, in modo da smascherare le opinioni preconfezionate che ci vengono quotidianamente proposte dalla televisione - la peggiore tra i ‘cattivi maestri’ – e sapremo non solo cogliere il senso della nostra vita, ma anche riconoscere i retroscena di quelle ‘false verità’ che ci inoculano idee che non ci appartengono.

GLOBAL “GROUPTHINK”

Globalization only has one true, hidden agenda: the creation of a “groupthink” mentality, extended to society as a whole. The watereddown information promoted by the socio-economic powers-that-be is not only taking over the USA, where I’m writing from, but is becoming an international trend. The media circus manipulates and warps news for the sake of entertainment, which has priority over the actual news content. The distortion of information is especially evident if we consider that the number of international news agencies promoting the stories is limited, and that they are being essentially “chaperoned” by veritable propaganda machines. Expecting television broadcasters to verify their news stories’ sources is utopic wishful thinking. Promoting news mainly for the sake of spectacle and morbid voyeurism distracts one’s attention from humanity’s real problems, while concealed news – for instance, the real reasons behind the origins of wars and poverty – are never properly probed into. We are faced by a global form of cultural impoverishment, aiming to dumb down all forms of thought that may question the basic groupthink of the powers controlling the media. All this at the expense of democracy!
The images aired clearly aim to manipulate, tending to feed on emotions that distract us from pondering the true causes of the suffering we witness. It’s no coincidence that gruesome stories with children as their prime victims have the lion’s share of the broadcasts on TV. Some news are amplified while others are ignored - this is an insult to our intelligence and especially, our freedom to choose a personal perspective seeing as, in a more or less subtle way, that perspective has already been pre-disposed for us. And so it is that globalized information is finalized towards establishing a “groupthink” mentality, with the aim of making it difficult – if not impossibile – to understand what’s behind the events of our time, from “preventive” wars to “inevitable” famine, from imaginary pandemic diseases to strategies of opposing extremisms, from terrorism to clashes of civilization. What if we timidly attempted to question this “groupthink” pattern? Those against war are branded as embracing “radical extremism”, while others who question the legitimacy of torture will be automatically labelled “anti-American”.
Yet history has often shown that ideological monstrosities have been spawned from any attempt to forcefully channel a population towards a given direction. Our past is paved with denied ideals, banned thought, “state truths”, and this has never resulted in anything positive. Forbidden ideas have grown stronger roots, to a point that their begetters have ended up feeling persecuted, like martyrs. How many victims have suffered at the hands of repressed ideologies, those same ideologies that extremism and radicalismspring from, bloodying the world even today?
In actual fact the Zeitgeist, the Spirit of the Times, has always produced a dominant thought, concepts that can be easily and effortlessly assimilated by the masses. How many people actually manage to question the ideals of their epoch? It is often only decades later that one can begin to see the profound fallacies of contemporary ideologies.
If Cartesian doubt is truly at the root of Western cultural heritage, it’s difficult not to ask oneself why “politically correct” thought or ideologies that are “true by definition” have become so widespread, since the tools used to truly understand oneself and the world should in theory be within everyone’s reach. But how well do we actually know how to make use of such tools?
Since childhood, our first efforts involve those applied to learning things.
Even those who are born with a natural inclination towards sports or the arts, will have to commit themselves to exercising and studying their chosen discipline for years. It’s therefore difficult to claim true competence in a given area without having learnt the ropes first. Yet, there’s one activity we’re persuaded we know the mechanics of perfectly, without ever having acquired them first. I’m referring to the most immediate and intimate of actions, which furthermore has the greatest effect on our entire existence: thinking. That’s right, no one has ever really taught us how to use this instrument, which no less runs our whole life.
Have we ever thought about asking ourselves why we’re right-wing or left-wing, or the reasons for rooting for this or that soccer team, or even why we have chosen a given profession? We could say it’s due to our family’s or friends’ influences, or perhaps, on the contrary, as a reaction against these. But why did we have a tendancy towards conforming, while others may on the other hand have been prompted by a reaction against these influences? Has anyone ever taught us how to use the very instrument that heightens our awareness of ourselves and the world, making us take specific decisions that shape our fate?
Let’s not even suggest there’s no need to learn such a skill, or that thought is already perfect and ready for use inside our heads! This would be likely to mean we have never bothered to really acquaint ourselves with our minds. If even the most elementary of tasks requires hard work, why on earth would an instrument that our conscience and life decisions depend upon require no study at all?
If we don’t use our working instruments well, surely we damage ourselves and others. How can we be persuaded that the first means by which we form an image of ourselves and take decisions, doesn’t require learning?
From this time forth, let us therefore learn how to make the best use of thought, applying our thinking skills to unmasking the pre-packaged opinions we are spoon-fed by television on a daily basis - this being the worst culprit among those “bad teachers”. This way, we will know not only how to grasp the true meaning of our lives; we’ll also recognize those hidden patterns behind “false truths”, that inoculate ideas into our heads we don’t even recognize as our own.

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