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SEGNALI INCORAGGIANTI


Editoriale di LUXURYfiles - dicembre 2007

Non condivido la visione pessimistica di chi sostiene che il mondo nel
suo complesso stia peggiorando e che la razza umana vada incontro ad
un declino irrimediabile. Anche se non si può certamente considerare
questo momento storico tra i più felici della recente storia umana, sospeso
com’è tra minacce di guerra, terrorismi incrociati, crisi economiche ed
energetiche incombenti, mi sembra tuttavia che vi siano degli
incontrovertibili segnali di una maggiore presa di coscienza di intere
comunità umane su argomenti etici di primaria importanza.
Realtà sociali ed umane come fame, povertà, mancanza di assistenza
medica minima, prostituzione infantile, traffico di organi, pena di morte,
iniziano ad essere avvertite – a differenza del passato – da strati sempre
più ampi della popolazione mondiale, come profondamente lesive della
dignità umana nel suo complesso.
Prendiamo, ad esempio, la pena di morte: è di poche settimane fa
l’approvazione da parte del Parlamento Europeo di una nuova risoluzione
a sostegno di una moratoria universale sulla pena capitale – avanzata
in prima battuta dall’Italia – con la richiesta di presentarla con urgenza
all’assemblea generale delle Nazioni Unite. Si tratta di un passo strategico
verso l’abolizione della pena capitale in tutti i Paesi; va ricordato che
già nel dicembre 2006 una dichiarazione sulla pena di morte, firmata
da 88 nazioni, venne presentata dall’Unione Europea all’assemblea
generale dell’ONU.
Ed effettivamente, a partire dal 1985, oltre 55 Paesi hanno abolito la
pena capitale o, se l’avevano già abolita legislativamente solo per i crimini
ordinari, l’hanno eliminata per tutti i crimini. Dal 1990 sono altri 45 i
Paesi che vi hanno rinunciato; in Africa, Costa d’Avorio e Liberia, in
America, Canada, Messico e Paraguay, in Asia e nel Pacifico, Bhutan,
Filippine e Samoa, in Europa e nel Caucaso del Sud, Armenia, Bosnia-
Erzegovina, Cipro, Serbia, Montenegro e Turchia. A parte il motivo etico
generale che informa questa presa di coscienza di così vasto respiro, ha
avuto un notevole peso il fatto incontrovertibile che la pena capitale ha
spesso giustiziato degli innocenti. Basti pensare che dal 1973 ad oggi
negli Stati Uniti sono stati rilasciati 123 prigionieri ad un passo
dall’esecuzione dopo che erano emerse nuove prove della loro
innocenza. Si è scoperto che molte di queste persone erano finite nel
braccio della morte a causa di indagini poco accurate o di assistenza
legale inadeguata, con utilizzo di testimoni inaffidabili e di prove o
confessioni inattendibili. Negli USA inoltre, purtroppo – ed i media
nordamericani se ne sono occupati ben poco - sono stati molti i casi di
prigionieri messi a morte nonostante l’esistenza di seri dubbi sulla loro
colpevolezza. Attualmente i Paesi che praticano le esecuzioni capitali
sono ancora 54, mentre ulteriori 37, pur prevedendola ancora nel proprio
ordinamento, non eseguono da almeno dieci anni sentenze capitali ed
altri 5 hanno introdotto una moratoria.
Oggi, però, rispetto al passato, ci sono elementi che fanno ben sperare:
negli Stati Uniti, dove c’è una maggiore apertura su questo tema,
l’ambasciatore all’ONU ha annunciato un atteggiamento più possibilista
mentre la stessa Cina, nella quale il numero delle esecuzioni è in calo
per via dell’introduzione di più serie misure giuridiche, potrebbe mettere
da parte le sue tendenze forcaiole.
Per meglio evidenziare come lo Spirito del Tempo modifichi in profondità
le opinioni umane è opportuno sottolineare come la pena capitale –
che, come abbiamo visto, oggi viene percepita da buona parte
dell’umanità come una ingiustizia – è qualcosa che esiste da intere
epoche storiche nel corso delle quali non fu mai considerata immorale;
è noto a tutti che vi sono stati nella storia recente della stessa Europa
secoli oscuri in cui torture ed esecuzioni capitali venivano comminati
anche per reati che noi oggi consideriamo di opinione.
Basti pensare alla Santa Inquisizione che condannava a morte chi si
discostava dalle posizioni della Chiesa, sia sul piano dogmatico che su
quello politico e scientifico, o mandava al rogo senza pietà migliaia di
donne con improbabili accuse di stregoneria.
La pena di morte, in effetti, è stata presente in buona parte degli
ordinamenti giuridici di tutti i Paesi cosiddetti civili fino alla fine del
XVIII secolo, quando un sempre maggiore numero di giuristi iniziò a
porsi dei dubbi sulla sua liceità e soprattutto sulla sua utilità.
Ancora una volta è all’Italia che va l’onore di essere stata una delle
primissime nazioni a denunciare questo crimine legalizzato. Fu, infatti,
come è noto, Cesare Beccaria, con l’opera ‘Dei Delitti e Delle Pene’ il
primo a proporne l’abolizione, contestandone l’efficacia come strumento
di prevenzione e sollevando la possibilità dell’errore giudiziario.
Beccaria influenzò profondamente l’esigenza di molti Paesi di riformare
il diritto penale, cosicché, a partire dal XIX secolo, in numerose nazioni
la pena di morte venne abolita e sostituita dal carcere a vita.
Da allora sono trascorsi appena duecento anni, un tempo minimo se
consideriamo le migliaia di anni durante i quali la pena capitale – come
peraltro la schiavitù – non fu minimamente messa in discussione
dall’uomo. Ed ora, in pochi anni, l’intera popolazione mondiale sta
iniziando a percepire la profonda immoralità di questa come di altre
realtà; non è forse questo un segno incontrovertibile di una evoluzione
straordinariamente veloce?
Intendo dire che oggi l’immoralità di questa condanna senza appello
non è più condivisa solo da una élite illuminata ma si estende a masse
umane sempre più vaste, evidenziando una crescita di coscienza
dell’umanità, la quale, a dispetto dell’ignoranza, della perdurante
violenza degli Stati e dei singoli, della superficialità dilagante non è nel
suo complesso, quella massa cieca ed irrazionale incapace di evoluzione
positiva. E questo mi sembra un buon motivo per credere in un futuro
migliore.

ENCOURAGING SIGNS
I do not share the pessimistic vision of whoever maintains that the world
in general is getting worse and that the human race is heading for an
irremediable decline.
Certainly, one cannot consider this moment as one of the happiest in
recent human history, hanging as it is between threats of war, multiple
terrorism, and with economic and energy crises around the corner.
However, it seems to me that anyway there are incontrovertible signals
of a greater exercise of conscience on ethical matters of great importance
in entire human communities.
Social and human factors, such as hunger, poverty, lack of basic medical
assistance, child prostitution, organ trafficking, and the death penalty,
are starting to be seen – differently from the past – by ever-wider sections
of the world population, as deeply injurious to general human dignity.
Let us take as an example the death penalty: a few weeks ago the
European Parliament approved a new resolution supporting a universal
moratorium of capital punishment – first put forward by Italy – with
the request to present it urgently to the General Assembly of the United
Nations. This is a strategic move toward the abolition of the death penalty
in all countries; we must remember that already in December 2006 a
declaration on the death penalty, signed by 88 countries, was presented
by the European Union to the UN General Assembly.
Moreover, effectively, from 1985, more than 55 countries abolished
capital punishment or, if they had already abolished it legislatively only
for ordinary crimes, eliminated it for all crimes. Since 1990, another
45 countries have given it up; in Africa, Ivory Coast and Liberia, in the
Americas, Canada, Mexico and Paraguay, in Asia and the Pacific, Bhutan,
Philippines and Samoa, in Europe and South Caucasus, Armenia,
Bosnia-Herzegovina, Cyprus, Serbia, Montenegro and Turkey.
Apart from the general ethical motivation that informs this coming to
conscience of such vast proportions, a notable weight has been added
by the fact that capital punishment has often killed innocent people.
One only has to think that, from 1973 to today, in the United States
123 condemned prisoners have been released after the emergence of
new proof of their innocence. It has been discovered that many of these
people finished on death row as a result of sloppy enquiries or inadequate
legal assistance, with the use of unreliable witnesses or inadmissible
proof or confessions. Unfortunately, still in the USA,– and the North-
American media have paid scant attention to this – there have been
many cases of prisoners executed despite the existence of serious doubts
about their guilt.
At the moment, 54 countries still carry out capital punishment, while
another 37, while having it in their system, have not carried out capital
sentences for at least ten years, another 5 having introduced a
moratorium.
Today, however, looking back to the past, there are elements of hope:
in the United States, where there is a greater opening on this subject,
the ambassador to the UN has announced a more flexible attitude,
while China, where the number of executions is dropping with the
introduction of more serious judicial measures, could put aside its capital
tendencies.
In order better to see how the Spirit of the Age is deeply modifying
human opinions, it is worth emphasizing that capital punishment – that,
as we have seen is today regarded by most of humanity as injustice –
is something that has existed through entire historical epochs, during
which it was never seen as immoral. We all know that there have been
times in recent European history of dark centuries with torture and capital
executions handed down even for crimes that today are considered
matters of opinion.
We only have to think of the Holy Inquisition, that condemned to death
those who diverged from the position of the Church, in matters dogmatic,
political, or scientific, or which ruthlessly sent to the flames thousands
of women with improbable accusations of witchcraft.
The death sentence, in effect, was present in most judicial systems in
all so-called civilized countries until the end of the 18th century, when
a growing number of legal practitioners started to have doubts about
its fairness and, above all, its usefulness.
Once again, it was Italy that had the honor of being one of the very first
countries to denounce this legalized crime. It was in fact Cesare Beccaria,
with his book ‘On Crimes and Punishments’ the first to propose its
abolition, attacking its efficacy as an instrument of prevention, and raising
the possibility of judicial error.
Beccaria profoundly influenced the drive in many countries to reform
penal law, so that, from the 19th century, in numerous nations the death
penalty was abolished in favor of life imprisonment.
Since then, about two hundred years have passed; a short time if we
consider the thousands of years during which capital punishment – as
also slavery – was not at all put in doubt by humankind. Now, over a
few years, the entire population of the world is starting to perceive the
profound immorality of this and other matters; is this not perhaps a
incontrovertible sign of an extraordinarily fast evolution?
I want to say that today the immorality of this sentence without appeal
is no longer shared only by an illuminated elite, but extends to ever
greater masses of people, evidence of a growth of human conscience.
Despite ignorance, the ongoing violence of States and individuals, and
spreading superficiality, these masses are not blind and irrational,
incapable of positive evolution. To me, this seems to be a good reason
to believe in a better future.

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