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LUSSO E DEGRADO - LUXURY AND DEBASEMENT


Editoriale LUXURYfiles settembre 2008

“Com’è la situazione della spazzatura a Venezia?” mi chiede candidamente la mia interlocutrice, una giornalista (sic) americana, durante un meeting di lavoro a Los Angeles. Resto piuttosto interdetto e cerco di spiegarle che, no, fortunatamente, il problema non riguarda tutta l’Italia - e certamente non Venezia, che ha altri guai, ma non questo - bensì solo una piccola parte del meridione.
Mi guarda con l’aria un po’ sospettosa – questo mica mi starà raccontando delle balle? – e mi chiede a bruciapelo: “Ma se a Venezia o a Milano il problema non c’è, perché c’è a Napoli? L’Italia è o non è un unico Paese?”
Mentre sto per risponderle mi rendo improvvisamente conto di quanto sia difficile spiegare l’Italia a chi non ci vive, a chi non si sia da tempo assuefatto a luci ed ombre del Bel Paese. Parlandole, le mie stesse argomentazioni mi suonano strane ed irreali se cerco di guardare le cose con i suoi occhi.
Come conciliare l’immagine del Paese più ricco di opere d’arte al mondo con la criminalità organizzata che la fa da padrona in più di una sua regione? Come conciliare le capacità imprenditoriali di uno dei massimi produttori ed esportatori al mondo di beni e marchi di eccellenza, con intere aree metropolitane seppellite dall’immondizia? Lusso e degrado, un binomio difficilmente comprensibile per chi non è aduso alla endemica inclinazione alla rassegnazione che regna in Italia.
Eppure, mentre cerco giustificazioni e ragioni, appellandomi alla storia ed alla cultura, al carattere ed alla natura del popolo italiano, mi rendo conto di quanto in realtà il guardare le peculiarità del mio popolo con gli occhi dell’altro, dello straniero, possa costituire uno strumento straordinario per capire meglio, per vedere quello che normalmente non si vede perché ci si vive dentro. È come quando, in un paese di montagna in cui si sia persa la strada, si debba salire più in alto per individuare quello che dal basso ci sfuggiva.
E così, mentre cerco di spiegarle le arcane contraddizioni del mio Paese, mi chiedo perché non ci sia, da parte dei nostri media, una maggior attenzione a quello che gli altri pensano e dicono di noi. Passo in rassegna mentalmente i giornali italiani che leggo e mi accorgo che no, non ci sono in genere che scarsissimi accenni a come veniamo visti dagli altri.
Mi rendo conto che la stampa italiana continua ad essere provinciale ed ‘embedded’; quanti tra i media nostrani hanno fatto capire agli abitanti del Bel Paese come la situazione della spazzatura abbia potuto nuocere – e stia ancora nuocendo – non solo all’immagine, ma all’economia tutta dell’Italia?
Basti pensare che a luglio l’Ambasciata Americana a Roma ha messo in guardia i propri cittadini dal recarsi in Campania, per via dei roghi di immondizia o i possibili tafferugli tra polizia e cittadini in cui c’è il rischio di restare coinvolti.
Così il turismo, che costituisce uno dei maggiori proventi dell’economia di diverse regioni italiane – come avete visto, la mia amica giornalista non faceva poi grandi distinzioni tra Napoli e Venezia - viene messo a repentaglio da problemi che riguardano solo alcune aree della penisola.
Se i nostri politici iniziassero a leggere i giornali esteri potrebbero forse rendersi meglio conto di come sia estremamente difficile capire un Paese che è l’icona dello stile, dell’eleganza, della raffinatezza e che al tempo stesso lascia intere regioni allo sbando ed alla mercè della criminalità organizzata.
Come possono non tornare alla mente, anche se per un istante, ad un cittadino di un Paese dove il bene pubblico è anteposto all’utilità privata – esattamente il contrario che da noi – le immagini dell’immondizia di Napoli che ha visto in televisione, quando acquista un paio di scarpe artigianali, o un abito firmato o una cravatta di lusso, provenienti da quello stesso territorio che oggi affoga nei propri rifiuti?
La stampa internazionale ha cercato di capire le mille contraddizioni italiane e, in alcuni casi, lo ha fatto anche offrendo utili indicazioni, che però né i nostri media hanno riportato né tanto meno i nostri politici hanno accolto. In un lungo articolo comparso alcuni mesi fa su Newsweek, dall’emblematico titolo ‘Agony and Ecstasy’ la situazione italiana viene paragonata al protagonista di un recente film premiato a Cannes quest’anno: Caos Calmo. L’Italia, come il protagonista del film, la cui unica attività è guardare la realtà intorno a sé da una panchina, osserva il mondo passarle davanti. Così un Paese che all’inizio degli anni ’80 aveva un prodotto interno lordo pari a quello del Regno Unito, oggi è scivolato – con un tasso di crescita che nel 2007 è stato dell’1,8% - nelle ultime posizioni tra le nazioni di quell’Europa di cui avrebbe dovuto essere una delle forze trainanti.
In realtà il grande balzo dell’economia italiana degli anni ’80, che portò il Paese ad eccellere nella produzione di marchi di lusso come Armani e Zegna, Brioni e Valentino, Bulgari e Gucci, Prada e Tod’s, solo per citarne alcuni, fu seguito immediatamente da un sostanziale arresto dell’economia.
Ed oggi che i grandi gruppi industriali italiani arretrano, anno dopo anno, nelle classifiche delle maggiori aziende internazionali, l’Italia, seduta alla panchina, continua a guardarsi intorno come se tutto ciò non la riguardasse. Si risveglia per un momento dal suo torpore per il campionato di calcio o per qualche gossip televisivo e poi ritorna a scivolare nel proprio letargo.
Così tento faticosamente di far capire alla mia amica che lo stile e la qualità della vita, ma anche l’insofferenza alle regole e la mancanza di rispetto per gli altri sono figlie della stessa madre, di quell’Italia che – come avvenne con il boom economico dopo il secondo conflitto mondiale – è in grado forse di dare il meglio di sé solo dopo aver toccato il fondo.
Ma l’editorialista di Newsweek concludeva l’articolo osservando che, a differenza del protagonista del film, che si sforza di trovare il modo per uscire dalla sua situazione di stallo, l’Italia non sembra ancora pronta…

LUXURY AND DEBASEMENT
“How’s the garbage situation in Venice?”, candidly asks an American journalist during a work meeting in Los Angeles. This question leaves me somewhat bewildered, and I try to explain that thankfully, the problem doesn’t concern the whole of Italy – certainly not Venice, which has other problems but not this one – only one small part of the South does.
She looks at me slightly suspiciously, wondering whether I might be pulling her leg, and asks me bluntly: “But if the problem doesn’t exist in Venice or Milan, why does it exist in Naples? Isn’t Italy an only country?”
While I’m about to reply, I suddenly realize how difficult it is to explain Italy to someone who doesn’t live there, someone who hasn’t become immune to the shadows and light of the Bel Paese. While I’m speaking to her, my own arguments sound odd and unreal when I try and look at things through her eyes. How can I reconcile the image of the country with the highest density of artistic masterpieces in the world, with organized crime virtually in charge of more than one of its regions? How can I reconcile the enterpreneurial abilities of one of the major producers of export luxury brands in the world, with whole urban areas buried in rubbish? Luxury and debasement, a double nature which is difficult to explain to those who aren’t familiar with the endemic tendancy towards resignation that reigns supreme in Italy.

And yet, while I fumble for justifications and reasons, referring to history and culture, to the character and nature of the Italian people, I realize to what extent looking at the peculiarness of my fellow countrymen through the eyes of a foreigner can constitute an extraordinary tool to better understand, and have a better vision of what you normally don’t see when you live within a reality. It’s like losing your way in a mountain village, and needing to climb higher up to see what you missed from below.

And so, while I try and explain the arcane contradictions of my country, I ask myself why our media don’t pay more attention to what’s being said about us. I mentally scan the Italian newspapers I read and realize that no, there are but very scarce mentions of how we are viewed from the outside.
I realize that the Italian press continues to be provincial and “embedded”; what percentage of our local media has informed Italy’s inhabitants of how the garbage situation has harmed – and continues to harm not just Italy’s image, but also its whole economy?

It would be enough to consider that last July, Rome’s American Embassy put its citizens on guard against going to Campania, because of the bonfires of rubbish or the possible scuffles between the police and citizens, which one might run the risk of getting involved in.
Hence tourism, which makes up the biggest source of income in various Italian regions – as I mentioned above, my journalist friend didn’t make a great distinction between Naples and Venice – are jeopardized by problems which only concern confined areas of the peninsula.
If our politicians started reading foreign newspapers, they would maybe realize how extremely difficult it is to understand how a country which is a refined icon of style and elegance can at the same time let entire regions go to the dogs or remain at the mercy of criminal organizations.

How can the images of garbage in Naples as seen on TV not come to mind even just for a fleeting moment while the citizen of a country where the public good is prioritized before private interest, exactly the opposite of what happens in Italy, is buying a pair of handmade shoes, a piece of designer clothing or a luxury tie, coming from the same territory drowning in its own rubbish nowadays?

The international press has tried to understand the thousands of Italian contradictions and, in some cases, has offered very useful tips which however neither our media nor our politicians have heeded. In a long article published a few months ago on Newsweek, with an emblematic title, Agony and Ecstasy, the Italian situation was compared to the main character in a film rewarded in Cannes this year: Caos Calmo. Italy watches the world pass it by, just like the movie’s protagonist, whose only activity is observing life from a park bench. Thus, a country which in the 80s had a GDP on a par with Britain’s, has today slipped back – with a growth rate of 1.8% in 2007 - and is ranked at the tail end in Europe, when it ought to have become one of its driving forces.
In actual fact, the great leap in the Italian economy of the 80s, which brought the country to excel in the production of luxury brands such as Armani and Zegna, Brioni and Valentino, Bulgari and Gucci and Prada, just to mention a handful, was immediately followed by a substantial depression in its ecomony.
Now that the great Italian industrial groups are slipping back, year after year, in the world rankings of the major international companies, Italy, sitting on its bench, looks on as if none of this was any of its business. It only wakes up from its slumber for the soccer championships or some gossip on TV, then slides back into its state of hibernation.

I have thus tried with great difficulty to make my journalist friend understand that style and quality of life, but also intolerance towards the rules and a lack of respect for others are children of the same mother. The very same kind – such as the economic boom after World War II – which is able to make the country only give the best that it’s got when it hits rock bottom.
But the editor at Newsweek concluded his article noting that, unlike the character in the movie Caos Calmo, who at least tries to find a way out of his situation, Italy doesn’t yet seem ready for action…

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