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QUARTO POTERE


LUXURYfiles - Dicembre 2008

L‘appiattimento delle notizie e la conseguente azione di assopimento delle coscienze da parte dei media è decisamente aumentato negli ultimi anni. Ciò è diretta conseguenza dell’acquisizione, da parte di grandi strutture politico-economiche, dei principali mass media che vediamo oggi concentrati - a livello internazionale - in poche mani. Vi sono poi commentatori indipendenti, sia in Italia che all’estero, che, pur stigmatizzando giustamente la mancanza di verità che dilaga nei mezzi di informazione, pensano che il ‘nemico’ da combattere sia il giornalista che non fa emergere la verità.

In realtà le cose sono un tantino più complicate. Basti pensare che oggi il giornalista che volesse far emergere determinate realtà, fornendo notizie realmente libere – con esclusione di alcuni nomi eccellenti che se lo possono (ancora) permettere – si troverebbe davanti una serie di barriere difficilmente superabili. La prima è costituita dal comitato di redazione o dal capo redattore, che ovviamente è tenuto a seguire la ‘linea politica’ del giornale e non può lasciar passare delle notizie non allineate con il progetto politico-economico del giornale medesimo. Se poi riuscisse a bypassare questo primo ostacolo, si troverebbe di fronte quello del direttore, che ha naturalmente il fiato sul collo dell’editore, il quale, a sua volta, subisce i ‘ricatti’ di varie entità. Mi riferisco a realtà che vanno dagli inserzionisti agli azionisti della casa editrice, dai politici agli Istituti di Credito, fino alle forze più o meno occulte che ‘pilotano’ costantemente, attraverso una rete di relazioni incrociate, tutti i mezzi di comunicazione.
Se poi il nostro coraggioso giornalista riuscisse a far passare comunque un brandello di verità, schivando tutti questi ostacoli, si troverebbe di fronte i pericoli più seri, che vanno dal licenziamento all’intimidazione penale, fino alla minaccia di morte. Non credo ci sia bisogno di ricordare colleghi come Carmine Pecorelli, Giuseppe Fava, Mauro de Mauro, Beppe Alfano, Mauro Rostagno e tanti altri caduti per la libertà di informazione, fino a Roberto Saviano, per fortuna (ancora) incolume.
Ciò fa comprendere – con buona pace di coloro che imputano ogni responsabilità ai giornalisti - come sia oggi estremamente difficile una informazione non ‘embedded’, considerato il generale progetto globale di controllo dei mass media che - partito dagli USA ed approdato prima in Europa e poi in Asia - è indubitabilmente in atto da svariati anni.
Ma il problema non è solo costituito da questa enorme difficoltà a far emergere la verità di un fatto o di una notizia. È in atto oggi nei mezzi di informazione una strategia più sottile e perniciosa di svilimento di certi valori, operazione che si è ormai ampiamente affermata nella nostra cultura in modo tale da far sembrare ‘normali’ approcci che sino a pochi anni fa sarebbero apparsi lesivi della dignità umana e dei valori più profondi nella nostra cultura.
Mi riferisco in particolare a tre ‘stupri culturali’ praticati quotidianamente sui media nei confronti delle donne, della preziosità dei sentimenti e degli anziani.
Partiamo dalla mercificazione della figura femminile – ormai degradata a vera e propria carne in vendita – che è sotto gli occhi di tutti. Oggi non sorprende più ascoltare interviste di adolescenti la cui massima aspirazione è diventare velina o soubrette di qualche varietà della sera. Senza parlare della’apprezzamento dell’essere femminile collegato prevalentemente al suo aspetto esteriore quando non esclusivamente alla sua disponibilità sessuale. Il corpo come merce.
Per passare poi a considerare lo svilimento della dignità personale a tutto vantaggio del voyerismo dilagante nei vari reality dei format televisivi oggi imperanti, nei quali i sentimenti e le emozioni sono anch’essi merce esibita senza il benché minimo pudore della propria intimità. L’anima come merce, che viene scambiata per danaro nell’attuazione della trasformazione in atto dell’uomo in ‘consumatore’, che vuole ‘consumare’, appunto, anche i sentimenti e le emozioni dell’altro.
L’ultimo ‘stupro’ è, se possibile, ancora più odioso; mi riferisco allo svilimento della figura dell’anziano che, non essendo più né bello, né giovane, né ‘consumatore’ - tale cioè da essere utile ai produttori di merci - è ormai solo un soggetto ridicolo e patetico il cui unico dovere è togliersi di mezzo il più presto possibile per ‘lasciar posto ai giovani’. Ciò scippa la società dell’elemento didattico di esperienza, del patrimonio di cultura – quando non di vera e propria saggezza - che l’anziano un tempo aveva il compito di trasmettere alla comunità.
Questa svalutazione di tre elementi fondamentali della società: la donna ridotta a strumento di eccitazione sessuale istituzionalizzata, il giovane defraudato della preziosità dei propri sentimenti ed emozioni e l’anziano degradato a semplice ‘vuoto a perdere’, sono oggi le linee-guida dell’orditura oscura dei mass media agenti in profondità sulle anime più semplici ed indifese, per una omologazione delle coscienza al livello più basso.
Tale omologazione viene infiorettata e camuffata attraverso le mode, la tecnologia - che sovente invece di liberare asserve - la spinta ad apparire ed a presenziare, la svalutazione, operata dal marketing, dell’uomo a consumatore, in modo tale che le nature ingenue e deboli la accettino senza opporvisi.
Anche la dialettica politica, che in passato faceva comunque riferimento all’ideale – destra/sinistra, liberalismo/socialismo - è oggi svilita a puro gioco delle parti, a sterili dibattiti tra visioni che sono sostanzialmente materialiste e negatrici dell’elemento spirituale.
Opposizione apparente ma accordo sostanziale, teso alla mercificazione globalizzata dell’essere umano.
Pertanto, se è vero che i mezzi di informazione potrebbero essere un veicolo di crescita delle coscienze – ed in rari casi effettivamente ancora lo sono – oggi il controllo esercitato su di essi dalle forze che vogliono abbassare le coscienze per meglio controllarle, li hanno resi un nemico formidabile della nascita di una cultura autenticamente libera.
L’unico modo per difendersi dall’azione di intorpidimento delle coscienze attuata da buona parte dei mezzi di informazione è oggi costituito dalla capacità del singolo di ricercare autonomamente le proprie informazioni, giungendo autonomamente a spiegazioni o interpretazioni plausibili o veritiere dei fatti attraverso tutti i mezzi disponibili, con particolare riferimento al Web, che, grazie alla sua peculiare natura, è difficilmente censurabile. Solo da singoli cercatori indipendenti – e dal conseguente scambio di informazioni e di opinioni – potrà emergere una nuova cultura dell’informazione che metta al centro l’essere umano e non la sua riduzione a merce.

FOURTH ESTATE

The leveling out of the news by the media and the resulting dulling of consciousness has definitely increased in recent times. This is a direct result of the great politico-economic powers' acquisition of the main media groups, concentrating them all in few hands on an international level. Independent critics both in Italy and abroad rightly condemn the bias taking over all the main means of communication, singling out the journalist as the ‘enemy’ who just won’t let the truth come through.
In actual fact, matters are a little more complicated. Suffice to say that if a journalist today wished to unearth certain truths by providing completely uncensored news, refraining only from naming certain notorious names they (still) couldn’t afford to mention, they would still find a string of steep obstacles on their way. The first would be the editorial team and its manager, obviously committed to following the paper’s political slant and never approving news that are out of line with its agenda. If the journalist then managed to bypass this first hurdle, they would still find themselves up against the editor-in-chief, who would naturally be under pressure from the publishing director, who in turn receives all sorts of blackmail himself. I’m referring to what goes on from the advertisers to the shareholders of a publishing house, from the politicians to the banks, down to more or less hidden forces that constantly steer all means of communication through a network of interlinked relations.
If the brave journalist then managed to let a few snippets of truth through by avoiding all these obstacles, they would still find themselves confronted by even greater risks, from that of losing their job to being threatened of legal action, all the way down to receiving death threats. I don’t think there’s any great need to mention the names of colleagues such as Carmine Pecorelli, Giuseppe Fava, Mauro de Mauro, Beppe Alfano, Mauro Rostagno and many others, fallen for the freedom of the press, up to Roberto Saviano who is thankfully (still) safe and sound.
For the sake of those who still place all the blame at the journalists’ feet, this ought to shed some light on how extremely difficult it actually is to provide a “non-embedded” information, considering the general global project controlling the mass media. The trend started in the USA, then took over Europe, soon followed by Asia, and has undoubtedly been in full swing for several years.
But the problem isn’t just this enormous difficulty in letting the truth in an event or a piece of news surface. Nowadays a far more subtle and harmful strategy is in action, a plan to debase certain principles, a process by now so deeply established in our culture as to make certain approaches seem “normal”. Even just a few years ago these same approaches would have seemed a degradation of human dignity, right down to the greatest ideals of our culture.
I’m referring specifically to three “cultural rapes” practiced on a daily basis by the media against women, the deepest principles of human feeling, and the elderly.
Let’s start with the commercialization of the female form – long cheapened to the level of flesh on sale – which is there for everyone to see. Nowadays it’s no longer even shock-worthy to hear teenager girls in interviews claim that their highest aspirations involve becoming a showgirl in some evening game show. I won’t even touch upon the assessment of women just for their external appearance, if not merely for their sexual availability. The body as merchandise.
This leads straight to considerations on the degradation of personal dignity, all for the benefit of the rampant voyeurism in TV formats such as various reality shows that are all the rage today. Feelings and emotions are also merchandise exhibited without any discretion for one’s own intimacy. The soul as a commercial good in exchange for money, which carries out the transformation of a human act into a “consumer good”, for the benefit of those who “consume” even the feelings and emotions of others.
If at all possible, the third “rape” is the most despicable of all. I’m referring to the degradation of the elderly. Their no longer being attractive, young, or “consumer-worthy” – meaning people who are useful to producers of merchandise – reduces them to ridiculous and pathetic objects whose only duty is to get out of the way as soon as possible, and provide leg room for the young. This robs society of the didactic element of experience and its cultural heritage, if not of wisdom. It was once the duty of the elderly to convey these treasures to the entire community.
Debasing these three main elements of society – women reduced to mere objects of institutionalized titillation, youth defrauded of the value of their feelings and emotions, and the elderly degraded to mere “no deposit” waste products, are today the obscure basis onto which the media operate. They work their way through the most impressionable and vulnerable minds, dumbing them down to the lowest level of consciousness.
This standardization is subsequently embellished and masked through changing trends and technology, which often enslaves rather than liberating. All this prompts the urge to make a spectacle of oneself. The cheapening process operated by marketing turns compliant human beings into consumers in such a way as to con the most gullible and vulnerable souls. Even conventional political speak, which traditionally referred back to an ideal – right/left, Liberalism/Socialist – is today reduced to simple role-play, and into a sterile debate among essentially materialistic viewpoints that negate any elements of spirituality.
Whatever has the appearance of an opposition is in essence also aligned to the status quo, and equally aims to the global commercialization of human beings. Hence, if the media could become a means of boosting the conscience of humans – and in some rare cases it indeed is – nowadays, the control imposed upon them by the powers-that-be have turned them into formidable enemies against the rising of a truly free culture.
The only means of shielding oneself from the numbing effects of the media is represented by individual efforts to freely search for one’s own sources of information, autonomously reaching out for plausible explanations and interpretations of the facts through existing means, with a special reference to the internet. Thanks to its special nature, the World Wide Web is still difficult to censor. Only by becoming individual, independent searchers – and through a subsequent exchange of opinions – can a new culture of information emerge, placing human beings at the center, rather than transforming them into merchandise.

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