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Atma

Al di là dell’illusione

Pag.37

La natura dell'Atma, della vostra realtà interiore, è beatitudine. Questa realtà riversa la propria esistenza in ogni vostro respiro: Soham, (Egli-io)- Il "sé" vi sta ripetendo che Egli non è colui che è limitato, il prigioniero del corpo, ma un'onda nel vasto oceano, il cui nome è "Quello" L'inspirazione è "Lui" e l'espirazione è "io". Inspirate l'ampio ed espirate il piccolo, il limitato. Ciò lo dovete osservare da svegli, nel sonno profondo sparisce la coscienza del corpo e quella del mondo esterno del quale, da svegli, vi sentite partner. Non vi sono ne So (Quello) ne ham (io); tutto è Uno, il pleroma integrale. Allora il respiro non dice più Soham, ma OM. Fondetevi in questo OM, siatene sempre consci. Questo è il vedanta, l'anta (fine) del Veda (conoscenza).

Pag.133

L’Atma è permanente e vera mentre il corpo è perituro e falso. Se vi spingete più in là   e indagate sulla natura dell’Atma troverete che le si attribuiscono sacri aggettivi di Sathyam, Shivam e Sundaram. Non è possibile avere prosperità senza aderire alla verità, Sathyam. La prosperità va sottobraccio con la verità non è possibile aver gioia e felicità senza prosperità. La verità è come una luce brillante che aiuta a vedere la natura intorno a noi. La capacità di usare di questa splendente luce del Vero scorgere e capire il mondo sono la gioia e la felicità contenute nella parola Sundaram. Perciò Atma è l'insieme di Sathya, Shiva Sundaram (verità, potere e splendore).

Discorsi 88/89 volume I

L'Amore incausato [3] pag.46

L’Amore, quale conseguenza di una qualunque causa, non può dirsi vero Amore.

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Come il fiume cerca istintivamente il mare, come il vilucchio si attacca istintivamente all'albero, così l’amore, senza subire pressioni di sorta, cerca spontaneamente Dio, e questo suo slancio verso la Divinità non ha riscontro nell’amore terreno; scorre naturalmente per avvicinarsi a Dio ed unirsi a Lui; aspira solo a Dio e nient’altro lo interessa; Lo cerca dovunque perché sente che è dovunque; sa che Dio è unico e che Si manifesta nella varietà delle cose, che ogni oggetto è stato da Lui creato e che i nomi e le forme sono il risultato del Suo volere.

L'Atma [4] pag.46

L'uomo non lo ha capito e continua a far distinzioni fra Dio e le cose da Lui create; perciò è infelice. La causa di questa incomprensione è l'egolatria che gli impedisce di vedere la Divinità; ma se riesce ad annullare il proprio ego, assoggettandolo all'Atma di cui è un’emanazione, la Divinità si ridesta in lui ed egli si ritrova libero. Tutto ha origine dall’Atma, anche l’ego e, fintantoché l’uomo non lo avrà annientato, l’Atma gli sarà impenetrabile.

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Come l’acqua esiste anche in mancanza di pesci, mentre questi senza l'acqua non possono vivere, l'Atma esiste indipendentemente dall’ego che, senza Atma, è inconsistente, è una specie di illusione che rende l’uomo schiavo. Il mondo intero trae origine dall'Atma, vive nell'Atma, è unito all’Atma. L’Atma è Dio. L’uomo è anche lui nato da Dio, vive in Dio e a Dio ritorna, come il vapore acqueo che si forma, vive e ritorna all’acqua. L’uomo può essere paragonato al vapore acqueo e Narayana all’acqua.

Visione unitaria [5] pag.46

L’essenza della spiritualità consiste nel riconoscimento del legame inscindibile che unisce tutti gli esseri a Dio; l'uomo, per poter sperimentare la vera Beatitudine, deve arrivare a vedere il rapporto esistente fra l'Unità e la Molteplicità e sentirsi unito in un solo Tutto col Creato e con l’unico Spirito Creatore.

L'Indistruttibile [22] pag.122

Chi è un uomo? Viene chiamato "Narudu", ossia puro Atma, puro Spirito. Da questo Atma si sono formati i cinque elementi: etere, aria fuoco, acqua e terra, detti anche "Naramu". Questo nome si riferisce ad una collettività e Narayana proviene da questo termine, in quanto è la base di tutti gli esseri viventi. Perciò, Narudu, cioè l'uomo, non è altro che lo stesso Narayana. Il nome Naraha è composto da Na che è la negazione e Raha che sta per distruzione. Per Na-raha, dunque si intende quell'Uno che è assolutamente indistruttibile, che è eterno Narayana. Due sono i significati della parola Naraha: uno è "Colui che conduce sul retto sentiero”, l’altro è “Colui che introduce alla via verso il supremo stato di santità”.

Discorsi 88/89 volume II

Atma e Paramatma [33] pag.134

La vostra mente è la sola responsabile di gioie, dolori, attaccamenti e odio. Cercate di cambiarla. In Me c'è posto per tutti. E’ naturale per tutti gli esseri viventi tornare nel luogo d'origine. Il vaso, che, proviene dalla terra, una volta rotto, dopo un po' di tempo va a mescolarsi nuovamente alla terra. Il corpo umano proviene dalla natura e, perciò, si fonde in essa. Lo Spirito (Atma) proviene dallo spirito Supremo (Paramatma) e in Esso si fonde. L’Atma è un'autentica espressione d’Amore, ricca di splendore. Ecco una lampada, ma la luce che sprigiona non ha forma. La sua vera forma è splendore. Così pure l'Atma è solo splendore. E’ difficile attribuire una forma all’Atma. Si può solo averne una pallida idea, a seconda del proprio livello di coscienza.

Il connubio Spirito-Mente [4] pag.142

E’ più giusto descrivere Dio proprio come Amore, anziché descriverLo come incarnazione d'Amore. Molti adorano l’Amore in quanto Spirito. Poiché l’Amore è divino, il corpo viene considerato un tempio. Anzi, è stato paragonato ad un palazzo.

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E’ stato detto: "Il padrone di casa o il marito è puro e senza macchia; la moglie è volubile ed incline a deviare". Come potrà esserci pace in una casa dove convivono un marito puro ed una moglie volubile? Per assicurare pace e felicità in una casa simile, o il marito dovrà seguire la moglie o la moglie dovrà seguire il marito. Ma, esaminando attentamente queste alternative, si vedrà come non sia conveniente per un marito puro e senza macchia seguire una moglie piena di difetti e incostante. In questo caso, la cosa migliore sarebbe che quella moglie seguisse le orme del marito. Nella fattispecie, chi è il marito e chi la moglie? Il marito qui rappresenta lo Spirito, libero da difetti, puro e senza ego, mentre la moglie è la mente, che è instabile, oscillante e piena di egoismo. Lo sforzo che la moglie (la mente) fa per seguire il puro ed incontaminato marito (lo Spirito) è Devozione.

Questo e Quello [25] pag.163

Qual è la causa principale della Beatitudine? Il mondo. Su che, cosa si basa il mondo? Sull'Energia. Qual è il fondamento dell'Energia? Il Principio del Tat-Tvam. Tat significa "questo", e "questo" vuol dire qualcosa che ti sta molto vicino, mentre quando si dice "quello" si indica qualcosa di lontano. Ciò che va al di là degli organi di senso si chiama "Quello", ciò che sta sotto il controllo dei sensi si può definire "Questo". Il Principio dell'Essenza Divina o Atma trascende questo mondo e gli organi di senso.

Il fondamento dell'amore [6] pag.221

Gargi fu estremamente soddisfatta della risposta fornitagli da Yajnavalkya e intercedette presso il re Janaka, perché lo ammettesse alla corte. Ma Yajnavalkya, non pago delle risposte già fornite, volle tenere un breve discorso sulla comprensione di Dio.

"La madre ama i propri figli ed i figli amano la propria madre. La moglie ama il marito e il marito ama la moglie. Il fratello maggiore ama quello minore ed il fratello minore ama quello maggiore. Alcuni amano la ricchezza, altri amano i possedimenti, altri ancora la conoscenza. Per il bene di chi amano? Chi amano veramente? Il marito non ama la moglie per amore di lei. Ognuno ama altri non per essi ma per se stesso. Tutte queste espressioni di amore sono radicate nell’Atma e non hanno nulla a che fare col corpo fisico. Se amo un particolare oggetto, lo amo per il suo bene oppure per il mio bene? Così, quando la gente si affeziona alle cose del mondo, non è per amore degli oggetti che amano, ma per amore verso di sé. Questo significa che, quando si ama, il vero oggetto del proprio amore è l’Atma, la propria Essenza Divina."

L’Atma: tre in Uno [7] pag.221

Che cos'è questo Atma? L'Atma consiste nell'unità di parola, mente e forza vitale. Da dove proviene questa forza vitale? Qual è l'origine della mente? Yajnavalkya spiegò che il cibo ingerito dall'uomo nel suo aspetto grossolano si trasforma in escrementi, mentre nel suo aspetto sottile si traduce in attitudini mentali. L’aspetto grossolano dell'acqua che si beve è la sua alterazione in orina, mentre il suo aspetto sottile è l'energia vitale a cui dà origine. Vac, ossia la parola, nell'uomo si trasforma in splendore. Lo splendore originato dalla parola trova espressione nella mente ed allo stesso modo nella forza vitale. Gargi, udendo questa spiegazione, chiese ancora come potesse l'Atma, che è unico, essere formato da tre elementi, come la parola ( Vac), la mente (Manas) e il principio vitale (Prana).Yajnavalkya rispose che il bianco, il rosso ed il nero sono i colori del fuoco. Non si tratta di tre elementi diversi. Il fuoco sembra rosso, poi si fa chiaro come bianco, ed infine, quando si estingue, diventa nero. Il nero è simbolo della notte, il rosso del giorno. Il sole è l'elemento comune a tutti e tre i colori. Allo stesso modo l’Atma non è altro che un'unica entità vista sotto tre differenti forme. Yajnavalkya dichiarò con decisione che nessuno ha l’autorità di fornire una descrizione specifica dell'Atma, poiché è indescrivibile.

Il soggetto delle sensazioni [5] pag.229

Quando si constata qualcosa di bello, è il corpo o la mente che ne gioisce? Quando si ode una musica melodiosa, sono le orecchie ad essere appagate? E quando si annusa un dolce profumo, è il naso che ne prova piacere? Se andate a fondo della questione, vi accorgerete che è l'Atma che si rallegra di tutte queste cose, non già il corpo. Il massimo dovere dell'uomo sta nel rallegrarsi della beatitudine dell’Atma, della Divina Essenza, la quale è la causa sia della creazione esteriore che della visione interiore.

Corso estivo 1990

Integrità dell’Atma [3] pag.34

L’Atma non cresce col corpo, ne decade insieme ad esso.

Il principio atmico non è condizionato da crescita, ne da degrado: è sempre puro, prezioso ed immutabile.

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Quand'anche un grosso e lucente diamante si trovasse fra un mucchio di spazzatura, non perderebbe la sua luminosità ne il suo valore. Cambierà forse il sapore o la qualità gastronomica di una zucca di buona varietà per il solo fatto che cresce su un rovo spinoso? Anche se l'uovo di un pavone femmina venisse covato da una gallina comune o da altri uccelli, il pavone che ne nascerà non perderà il suo bel piumaggio.

Così pure il principio atmico, che è scevro da egoismi, immacolato ed eterno, non perderà nulla del suo splendore e del suo bagliore, anche se unito al un corpo umano pieno di impurità.

Lo sperimentatore del piacere [3] pag.62

Gli studenti dovrebbero venire a conoscenza del rapporto esistente fra il mondo esteriore e quello interiore, che sta dentro ognuno. Chi è che prova piacere nel mangiare cibi deliziosi o nel guardare un panorama incantevole o nel fiutare qualcosa di profumato? Il corpo, i sensi o l'Atma ? Non è il corpo, e tantomeno gli organi di senso. Chi sperimenta realmente in ogni caso è l'Atma, la Causa incausata di tutto quanto esiste, la quale nutre, sostiene, presiede e governa tutte le cose dell'Universo. L'Atma è la base del mondo non manifesto ed è la ragione prima ed ultima del mondo interiore. I fallaci ed effimeri organi di senso cesseranno di esercitare il loro dominio solo quando verrà riconosciuto il ruolo cardine dell'Atma, Causa Prima di tutte le cose.

Mente, corpo, Spirito [1] pag.75

L'uomo è un complesso di corpo, mente e Spirito (Atma).

Questi tre elementi sono i gradini che fanno ascendere l'uomo agli stadi più elevati. Il corpo è lo strumento per l'azione; la mente è per la conoscenza e l’Atma è la Realtà immutabile ed eterna, l'aspetto divino dell'uomo. Quindi, fare, conoscere ed essere sono la triplice manifestazione della personalità umana. Sebbene corpo, mente e Spirito abbiano differenti nomi e caratteristiche, quando sono fra loro in armonia e in unione servono a far sì che l'uomo si innalzi dal livello umano a quello divino, mentre invece la loro alterazione lo fa degradare al livello animale.

Energia dall'Atma a scalare [8] pag.98

L'intelletto è vicinissimo allo Spirito e si trova perciò in una postazione favorevole per ricevere il 90% dell'energia e della luce atmica. La mente deriva il suo potere dall'intelletto, i sensi dalla mente e il corpo dai sensi. Nel processo del flusso di energia dall'Atma al corpo, che avviene per stadi, c'è una graduale perdita di energia, sia a livello quantitativo che qualitativo. Ecco un esempio semplice per dimostrare questa riduzione.

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Immaginate una stanza buia, dove non entra la luce diretta del sole. Volendo illuminarla, si possono utilizzare degli specchi da collocarvi intorno orientati in modo da dirigerne i raggi solari riflessi all'interno della stanza. Se però si paragonano i raggi diretti del sole a quelli riflessi dagli specchi, si nota quanto meno potenti siano questi ultimi e quanto più debole sia la luce riflessa. Questo dimostra la riduzione quantitativa. Per quanto riguarda la riduzione qualitativa, prendiamo l'esempio di un fiume. Alla sua sorgente, l'acqua è pura e limpida come un cristallo. Quando però, durante il suo corso, vanno ad immettervisi parecchi torrenti e affluenti, ed esso attraversa le campagne abitate, le sue acque si fanno sempre più inquinate, man mano che la gente se ne serve. Allo stesso modo, la purezza dell'Atma si deteriora gradualmente, mano a mano che passa attraverso l'intelletto, la mente ed i sensi, fino a raggiungere il corpo.

Tuttavia, mediante uno sforzo, si può ridurre al minimo questo deterioramento quantitativo e qualitativo, santificando e purificando l'intelletto, e agevolando il suo diretto influsso sul corpo.

Eternità dell'Atma [16] pag.100

Si è fatto poc'anzi riferimento all'estrema necessità di liberare l'intelletto dall'ego, che spesso lo avviluppa. Va capita la differenza che passa tra l'ego e l'Atma, il Sé. Il Sé è il padre dell'ego, il nonno della mente o del pensiero, il bisnonno della parola (vak). Perciò, Spirito, Ego, Mente e Parola sono tutti membri di una stessa famiglia. L’ego va e viene; al contrario, l’Atma non è qualcosa che possa essere presente ora e assente dopo.

La scienza di Dio

Inafferrabilità dell'Atma [11] pag.16

Vidya, o La Visione Suprema, cerca di fornire all'uomo una descrizione delle "caratteristiche" dell’Atma.

L’Atma,(20) lo Spirito, non ha moto, ma è presente ovunque. Neppure gli Dèi gli possono star dietro, per quanto veloci essi siano, poiché Egli rivela la propria Presenza molto prima che noi la anticipiamo: è immutabile ed onnipresente. La Scienza Divina Vidya dichiara che è un'impresa vana determinarLo.

(20) Atman è un termine assai ricorrente nei discorsi di Baba. Si riferisce all’”Io Supremo” che dimora in ognuno di noi, il Sé. Esso rappresenta l’Assoluto in noi, completamente fuori dalla dimensione spazio-tempo-causalità e, come tale è identico a Dio.(GS) Sai Baba non inizia mai un Suo discorso senza rivolgersi all’assemblea chiamando gli uditori Atma-svarupulara, “Incarnazioni dell’Atma”, cioè "Incarnazioni dello Spirito. A volte si introduce dicendo “Incarnazioni dello Spirito Santo”. Frequente è l'espressione "il corpo è il tempio dell'Atma", che poi è anche un'espressione biblica: "tempio dello Spirito Santo”. Tuttavia, la parola Atma non traduce tutti i significati che si son voluti attribuire a “Spirito Santo”, giacché questa espressione biblica a subito numerosi passaggi esegetici. L’accezione di “Spirito” più vicina ad Atman è quella che vede nello Spirito l’essenza che ci abilita all’adozione divina, “ad aspirare alle cose dello Spirito” (Galati 8,5)e “alla pace” (ibid.8,6). La vita secondo l’Atma è, dunque, vita secondo lo Spirito, che è l’Amore, una nuova vita che induce a “camminare secondo lo Spirito”, che è la stessa cosa che dire “amarsi l’un l’altro”, (sono tutte espressioni neotestamentarie) giacché questo Spirito o Atma dimora in ciascuno di noi. Ecco cosa ci dice lo Swami: “Cristo dichiarò: “Tutti sono Uno”. Abbiate gli uni verso gli altri i medesimi sentimenti. Odiare un individuo o un’istituzione o una religione è un’azione ignobile. L’Atma è immanente in ciascuno: é la scintilla della Divinità che dà luce,

amore e gioia”. (SSS IX)

Credere in un solo Dio [13] pag.54

L'Atman è una scintilla del Divino, e il ricercatore può conoscerne l'esistenza latente. Dio è Uno. Si può prendere coscienza dell'Uno Universale Assoluto, del Brahman, qualunque sia la nazionalità, la religione del ricercatore, se possiede la scienza del progresso spirituale (Atma-vidya). La fede in un solo Dio è il punto cruciale; le altre credenze, i concetti e le congetture vi girano attorno come l'orlo, alla periferia.

Dhyana

Dove ha sede l'Atma? - pag.19 -

Hislop - L’Atma è situato in qualche punto particolare del corpo, sul quale fissare l’attenzione durante la meditazione? Si può ritenere che l’Atma abbia una sede?

Sai - L’Atma è dappertutto, ma ai fini della meditazione, si può considerare che il principio vitale si trovi a 10 pollici sopra l’ombelico, al centro del torace, intendendo per pollice la larghezza del pollice di una mano nella giuntura della prima falange.

Hislop - Ho letto che la sede dell’Atma si trova a destra della zona centrale del torace, là dove si punta solitamente il dito per indicare se stessi.

Sai - L ‘ indicazione della parte destra come dimora del sé è solo un punto di vista. I mancini lo indicherebbero in modo diverso.

Hislop - Una volta che l’individuo è assorto in meditazione, sorge la domanda di quanto rimanerci

Sai - Non c’è risposta- Non c’è un tempo determinato. In realtà, la meditazione è un processo che si protrae per tutta la giornata.

Quelli che Dio ama di più

2 - pag. 24 TRE CONCETTI PER IL SADHANA

Dobbiamo cercare di capire tre concetti: <<Mat karma, Mat paramah, e Ma bhaktah>> che ci aiutano nel nostro <<sadhana>> (disciplina spirituale). <<Mat Karma>> significa: I1 lavoro e le attività che svolgete in questo mondo materiale, dovete farle per il Signore. Non vi è attività che non sia percepibile con i cinque sensi e che non appartenga a questo mondo sensibile. Ebbene, il <<bhakti yoga>> ci insegna che <<Ogni lavoro, ogni azione è in relazione con Dio e Dio solamente>>. Questa è chiamata la consacrazione. Il secondo concetto è <<mat paramah>> ovvero sia: la giusta identificazione. Tutto ciò che fate a voi, pensate che sia per voi, ma voi chi siete? Colui che risplende in voi come un atomo è l'<<Io>>. La parola <<Io>> non è riferibile al corpo, alla mente ed all'intelletto, ma è relativa all'<<atma>>, il principio che li trascende. Esso è una reazione, un riflesso, un risuono dell'Omnipresente. Qualunque cosa facciate, è per soddisfare l'atma. Se non realizzate questa verità, sarete presi dall'illusione e soffrirete. <<Ogni cosa che fate, la state eseguendo per Me, per soddisfare Me. Voi state agendo come Miei agenti. Cercate di realizzarlo!>>.Il terzo concetto è <<mat bhaktah>> cioè la verità sottile che si trova dietro questo mondo illusorio. La devozione è un riflesso dell'amore, e l'emozione chiamata <<amore>> emana dall'atma>>. Amore è un altro nome per l'atma. Quest'amore non ha niente a che vedere con l'aspetto materiale e mondano, ma è un'altra parola per indicare la devozione. Questo principio dell'amore deve essere manifesto in tutte le cose che fate. Ogni cosa pensata, fatta o detta, dovrà essere pensata, fatta e detta solo per soddisfare il Signore. Nello stato della veglia credete di svolgere ogni cosa per il vostro corpo. Nello stadio del sonno il vostro corpo prende un po' di riposo e la vostra mente un po' di pace, ma riposo e pace mentale per chi sono? Tutte queste azioni sono fatte per l'atma perché tutto ciò scaturisce dall'atma. Dormire, prendere cibo, riposare, sono tutte azioni che vengono fatte per l'atma. A quale scopo voi amate? Il marito ama la moglie non per amore della moglie, ma per amare se stesso. Noi crediamo che la madre ami il proprio figlio per amore suo, ma ciò non è vero. La madre ama il bambino perché così facendo, ama se stessa. Si dice che il <<guru>> ami il discepolo e lo studente il proprio maestro, ma egli non lo ama per lui ma per se stesso. Questa è la verità dietro tutte queste <<sadhana>> che si fanno al mondo. I devoti amano Dio, non per Lui, ma per loro stessi. Dio invece ama i suoi devoti per loro, e non per Se stesso! La ragione di ciò è che Egli è Immanifesto e non conosce differenze. Dove esiste l'egoismo, ci sarà sempre il problema del <<mio>> e dell'<<io>> ma in Dio, non vi è nessun egoismo e senso del <<mio>>.

Ghita Vahini

7 - pag.29 L'individuo è universale

Arjuna si scosse, riprese coscienza, uscì da quel torpore e disse a Krishna: <<Forse tu sei Dio, forse sei immortale, e non è per te che piango, ma per coloro che come noi mortali sono arrivati ieri, sono qui oggi e non saranno più domani! Che cosa accadrà a noi? Ti prego illuminami>>.

Un punto deve essere qui sottolineato. <<Thath>> che è Dio è <<nithyam>> eterno, e tutti devono accettarlo. Ma anche <<Twam>> l'individuo è Dio (<<Asi>>). Egli pure è eterno ma, ciò non può essere compreso così facilmente. Krishna elaborò questo concetto e disse: <<Arjuna! Anche tu sei eterno come l'assoluto. L'individuo, visto avulso dalle sue limitazioni, è universale. Prima del gioiello c'era l'oro e, dopo che il nome-forma del gioiello se ne è andato, solo l'oro rimane. L'<<atma>> allo stesso modo rimane con il corpo o senza di esso. Anche associata con il corpo, l'<<atma>> non è toccata dai <<gunas>>(3) e dai <<Dharma>>,(4) essa non ha qualità né caratteristiche. Tu sei inattaccabile dai cambiamenti che il corpo incontra quando cresci da bambino a ragazzo e da ragazzo a giovane, da giovane ad adulto e da adulto a vecchio: tu permani a dispetto di tutto ciò. L'<<atma>> permane, anche se il corpo è distrutto, pertanto l'eroe non piange per il cambiamento chiamato morte. Krishna disse ciò con tale enfasi che persino il carro tremò.

1 - pag.31 Perché dimentichiamo le nostre passate esistenze

Arjuna era ancora pieno di dubbi.. <<O Signore>> incominciò: <<Tu dici che i cambiamenti corporei sono come gli stadi della veglia, del sogno e del sonno profondo, ma, quando ci svegliamo dal sonno profondo, non dimentichiamo le nostre esperienze passate mentre, le esperienze delle vite precedenti, sono distrutte nella memoria dall'incidente chiamato "morte">>. Krishna rispose che non era possibile richiamare alla memoria tutte le esperienze, ma che era possibile richiamarne qualcuna. L'atma persiste mentre è solo il veicolo che muta (il corpo). Arjuna quindi passò ad un altro argomento che tormenta molti e non solo lui. Ecco perché Krishna disse: <<Dheerasthathra na muhyathi, il dheera>>, <<l'uomo dalla mente ferma, non si illude>> e con questo, non voleva dire che solo Arjuna non doveva essere illuso, ma voleva insegnare a tutte le menti instabili e sciogliere ogni dubbio non appena esso sorgeva. <<Arjuna! Mentre il <<buddhi>> (l'intelletto) passa attraverso i tre stadi suddetti, esso in un certo senso, cerca di trattenere qualche ricordo di essi, che viene tuttavia distrutto con l'arrivo della morte del corpo. In un sol colpo tutto è dimenticato. La memoria è funzione dell'intelletto e non dell'<<atma>>. Ora considera questo: non ti è possibile dire dove eri esattamente in un dato giorno di dieci anni fa e, su ciò, non vi è alcun dubbio. Ma, non per questo, puoi negare che esistevi. Lo stesso è il caso della vita precedente a questa che hai trascorso, e della quale non hai ricordo alcuno, di come e di dove. Il saggio non è ingannato da tali dubbi né agitato per essi. L'<<atma>> non muore, il corpo non rimane. Pensi che il tuo dolore per la loro possibile morte possa restituire l'<<atma>> dei tuoi avversari? Questo non ha senso! L'<<atma>> non ricava né gioia né dolore, qualunque cosa accada o non accada. Non vi è ragione per temere. Lascia che i sensi rimangano al loro posto perché è solo quando essi vengono in contatto con gli oggetti esterni che i gemelli della gioia e della sofferenza si producono. Quando ascolti qualcuno che ti diffama, tu soffri e ti arrabbi ma, se quelle parole non raggiungono le tue orecchie, l’agitazione provocata da quei sentimenti non ti tocca. Il movimento dei sensi verso gli oggetti è la causa della sofferenza e del suo gemello, la gioia. L’io è come il freddo ed il caldo: quando vi è la stagione fredda desidera il calore, mentre nella stagione calda vuole il fresco. Il contatto senso-oggetto è esattamente così. Fino a quando il mondo è presente il contatto oggettivo non può essere evitato, così quando il fardello delle vite passate ancora esiste, la gioia ed il dolore non possono essere annullati. E’ possibile tuttavia imparare l'arte, la disciplina ed il segreto per evitarli o sopportarli senza troppi fastidi. Perché aspettare che non vi siano più le onde per prendere un bagno in mare? Esse ci saranno sempre. Il saggio impara il trucco per evitare l'onda impetuosa che avanza, e la risacca dell'onda che si ritira, ma il bagno è ciò che importa. Certa gente è troppo pigra per imparare l'arte di nuotare, Arjuna!>>.

4 - pag.33 Le caratteristiche dell'uomo saggio

Allora Arjuna continuò: <<Madhava! Che vantaggio ho a seguire il tuo consiglio e coltivare la fortezza, <<thithiksha>>, quando il solo risultato è la pazienza che non serve a niente?>> Krishna rispose: <<Arjuna, figlio di Kunti, l'eroe, la persona equilibrata è colui che non si agita minimamente per gli alti e bassi causati dalle onde ruggenti del mare della vita. Egli è colui per il quale la fermezza è diventata parte della sua natura e che si attiene alla disciplina spirituale qualunque siano le distrazioni o le attrazioni. L’uomo saggio non è affetto dall'eterno dualismo del mondo oggettivo. Egli è la persona che si indica con il termine <<dheera>>.<<dhee>> vuol dire <<buddhi>> o l'intelligenza, che è la qualità che fa di un uomo un <<purusha>> o un uomo perfetto. Non è il vestito o i baffi che fanno l'uomo. L'umanità viene quando la dualità è rifiutata. Per meritare un tale stato devi vincere i nemici interni più che quelli esterni. La tua impresa è di conquistare i due nemici gemelli: gioia e dolore. Ebbene, potresti avere anche un altro dubbio (il tuo cuore è un nido di dubbi!) Potresti ancora chiedere qual è il risultato della vittoria. Lascia che ti assicuri che il guadagno è l'immortalità! Le cose del mondo non possono darti questo stato di <<bliss>> (beatitudine). Tutto ciò che possono darti è solo relativa e non assoluta beatitudine. Quando risorgi al di là della gioia e del dolore, la beatitudine è assoluta, indipendente e piena. Arjuna, tu sei il migliore fra gli uomini, pertanto non hai bisogno di questa meschina vittoria sui nemici del mondo: tu meriti la gioia dell'immortalità>>. Così dicendo Krishna iniziò a parlargli della scienza dell'<<atma>> e dell'<<anatma>> e della disciplina che permette di discernere fra le due. <<L'uomo realizzato <<atma-jnani>> non è legato dai risultati del karma; solo coloro che agiscono senza la coscienza dell'<<atma>> lo sono. Il loro <<sé>> reale non è affetto da quello che fanno, sentono o pensano. Lo <<jnani>> è come la persona che ha imparato a nuotare e che può, con sicurezza, attraversare il mare delle attività del mondo. Se non sai nuotare e sei costretto a gettarti nel mare, le acque ti sommergeranno e la morte sarà sicura. Questo spiega perché Krishna espose ad Arjuna la scienza chiave dell'<<atmajnana>> (la conoscenza dell'atma). L'atma non uccide né muore e coloro che credono, che essa uccide o muore, non conoscono la sua natura. L'<<atma>> di Arjuna non uccide, l'<<atma>> di Bhisma o Drona non muore, l'<<atma>> di Krishna non incita alla guerra. Queste sono solo fasi del processo duale causa-conseguenza.

L'<<atma>> non può essere la causa o la conseguenza del <<karma>>, essa è <<nir-vikara>>: incapace di cambiamento.

5 - pag.34 La natura del corpo

<<Ci sono sei forme di modulazione o modificazione: originare, esistere, crescere, alterare, declinare, essere distrutti. Queste sono le <<sad-vikaras>>.Originare o <<janma>> è quando una cosa prima <<non c'è>> e dopo <<esiste>>. Quando <<esiste>> e dopo <<non c'è>> è lo stato chiamato <<maranam>> o morte. <<Janma>> accade agli esseri organici, e non alle cose inorganiche. L'<<atma>> non ha organi, essa non è nata e pertanto come può morire? Chi può uccidere? Come una persona che si toglie i vecchi vestiti per mettersene nuovi, così il <<dehi>> (l'abitante del corpo) abbandona un corpo e ne assume un altro. I1 corpo è il vestito dell'individuo. Se tu capisci qual'è la reale natura dell'<<atma>>, non sentiresti tanto dolore. Tutte le armi che maneggi possono ferire solo il corpo materiale, non l'<<atma>> che è immutabile. Questa è la verità! Quindi vinci il tuo sconforto!>>.

2 - pag.47 <<Jnana yoga>> o lo <<yoga>> della conoscenza

Krishna volle che Arjuna imparasse quelle tre lezioni e non soddisfatto di ciò gli disse che <<jnana>> è il fine ultimo e la vittoria sul karma. "Jnana" è il tesoro da conquistare con l'umano sforzo per purificare la mente ed ottenere la grazia di Dio. "jnana" (beatitudine), ma è la sede stessa della beatitudine. Quindi lo iniziò nel sentiero della conoscenza, il sentiero di <<jnana>>. Il soggetto è trattato fino al 5° capitolo. <<Jnana yoga>> splende come un prezioso gioiello in mezzo agli insegnamenti della Bhagavad Ghita. Krishna dichiarò: <<Nahi jnanena sadrisam pavithramiha vidhyathe>> (niente è più sacro della conoscenza). Anche dopo, nel 7° capitolo, Egli disse: <<Jnani wathmaivame matham>> (considero lo <<jnani>> come me stesso). L'eccellenza dello <<jnana yoga>> è stata sottolineata anche in altri contesti della Ghita. Ecco perché lo <<jnana yoga>> è considerata la più fruttifera di tutte le discipline spirituali (<<sadhana>>). Tutte le <<Sastras>> trovano il loro fine ultimo nella <<jnana>> (conoscenza).<<Dhyanam>> (la meditazione) è considerata la contemplazione della <<jnanasvarupa>> cioè della forma della conoscenza che è la natura reale di ciascuno. Tutti sono in voi e voi siete in tutti. Dovete avere questa convinzione fissa nella vostra coscienza per mezzo dell'analisi, della discriminazione e della esplorazione intellettuale. Dovete isolare e congedare dalla coscienza le impressioni dei sensi, della mente, dell'intelligenza, ecc. Queste non hanno niente a che vedere con l'atma che voi siete. L'atma è intoccata da qualsiasi soggetto ed oggetto. Anche se i sensi, la mente, l'intelligenza, ecc., sono inattivi quella inattività non toccherà l'atma! Sapere che l'atma è una tale entità inattaccata ed intoccata è il segreto di <<jnana>>. Ogni singolo atto dovete compierlo con questa conoscenza come sfondo. Quella consapevolezza dell'<<atma>> vi guiderà in entrambi quei sentieri, quello esterno e quello interno, la <<pavritti marga>> e la <<nivritti marga>>. Essa non ostacolerà l'azione, ma le conferirà scopo e significato; costruirà la fede ed una vita morale. Porterà l'uomo nel reame della libertà lungo il cammino del <<nishkama karma>>, la rinuncia ai frutti delle azioni e non della rinuncia all'azione. Per diventare liberi, <<jnana>> è la diritta via. Per tanto essa è detta incomparabilmente sacra. Ne consegue che la ignoranza è la cosa più indegna ai mondo.<<Vedi l'universale nel particolare ed il particolare nell'universale, questa è l'essenza di <<jnana>> disse Krishna. Ogni <<kshethra>> (corpo) conosce un solo <<kshthrajna>> (abitante), l'<<atma>>, te stesso, il tuo proprio <<sé>>! Conosci questo e diventa uno <<jnani>>.Realizza che l'<<atma>> è <<Paramatma>> (l'anima è Dio), questo è <<vijnana>> la conoscenza superiore>>. Krishna che è omnisciente iniziò ad insegnare questo <<yoga>> ad Arjuna per togliere ogni dubbio dalla sua mente. <<Arjuna! Ho insegnato questo sacro ultimo <<jnana yoga>> a Surya (il sole). Poi da una generazione all'altra l'ho insegnato a Manu e Ikashvaku e da loro ai rajarshis (saggi dell'antichità). Si perse, e quindi Io venni affinché questo <<yoga>> eterno fosse restaurato nel mondo. Non avrete mancato di notare la contraddizione fra lo <<jnana yoga>> che si dice eterno o sempre esistente e la dichiarazione che si è perso. Ovviamente tale dichiarazione non fu fatta senza discernimento. L'indistruttibile appare qui come <<distrutto>>. E’ chiamato indistruttibile o <<avyay>> per due ragioni: la sua origine sono i Veda che sono immortali e fu dimenticato perché durante secoli fu negletto e non praticato. Egli quindi sparì, fu perso alla vista e declinò. La dichiarazione non vuol dire altro'. Riportarlo alla vita, rimetterlo di nuovo in uso, e non crearlo ab initio! <<Perso alla vista>> è il senso nel quale la parola <<distrutto>> è usata. Il Signore non concepirà mai una cosa che soffra la distruzione.

6 - pag.70 Il karma è fondamentalmente materiale

Torniamo ora al nostro soggetto: Krishna disse ad Arjuna: <<Le quattro caste sono state da Me create sulla base dei guna e del karma. Pertanto lo sono l'<<agente>> per quanto lo riguarda, ma sono anche il <<non agente>>. Stai attento a questo principio e capirai che il karma è fondamentalmente <<jada>> o non ha coscienza, è materiale e non può toccare l'atma che invece è <<chaitanya>> o pervasa dalla coscienza. L'atma è per sua natura priva di attaccamenti. Essa non è conscia di essere agente o di avere bisogni o proprietà. Non ha né <<Io>> né <<Mio>>, questi sono i connotati di <<ajnana>>, l’ignoranza. Solo coloro che sono afflitti da questa ignoranza soffriranno del senso dell'ego e dal senso del <<mio>>. Può sembrare che Io sia l'agente, ma non lo sono, per di più il karma non cessa di affliggere l'agente fino a quando non completato. Infatti, non finisce mai. Il karma desidera i frutti, i frutti generano desideri, che sono gli impulsi per altri karma e quindi, per ulteriori nascite. Ecco come il karma conduce al ciclo vita-morte. Esso è un circolo vizioso che ti fa girare continuamente e, alla fine, ti trascina nel baratro. Arjuna, ascolta bene un altro punto: il <<karma>> come tale non ha capacità di legare. E’ la convinzione che <<io sto facendo>> che porta l'attaccamento ed il legame, ed il desiderio di ottenere i frutti lo produce. Per esempio: lo zero ha un valore solo se abbinato ad un altro numero. Il <<karma>> è lo zero e l'agente o il sentimento di essere l'agente è abbinato con il <<karma>> e pertanto, genera il legame. Arjuna, abbandona il senso di <<Io>> ed il <<karma>> che fai non ti danneggerà! Il <<karma>>, fatto senza alcun desiderio per i frutti, non produce impulsi, e quindi non vi saranno motivi per una nuova nascita. Gli aspiranti dei tempi antichi svolgevano <<karma>> con questo alto ideale in vista. Essi non pensavano mai di essere gli <<agenti>> o coloro che ricavavano i frutti di ciascun atto. Il Signore faceva, il Signore dava i frutti. il Signore gustava i frutti... Questa era la loro convinzione! Questo mondo ha solo un valore relativo e non ha una esistenza assoluta, questa era la loro fede! Arjuna, coltiva anche tu quella fede e quella convinzione. Se lo farai la tua mente diventerà chiara e pura>>.

4 - pag.106 Brahman è sath, cith, ananda

Approfondiamo un poco questo concetto. Le Sastra descrivono <<Brahman>> come <<sath-cith-ananda>>. Questo è il modo di definirlo in termini vedantici, è anche descritto come <<asthi-bhaathi-priyam>>. Le due condizioni sono le stesse? Oppure vi è qualche differenza?

<<Sath>> significa ciò che persiste nel passato, nel presente e nel futuro. Lo stesso significato si dà alla parola <<asthi>>. <<Cith>> vuol dire ciò che è conscio di ogni cosa e lo stesso significato è dato alla parola <<bhaathi>>, <<Ananda>> significa sorgente infinita di gioia e <<priyam>> ha pure lo stesso significato. Questi tre sono in ogni essere umano come in ogni bestia ed in ogni uccello. Prendete il primo di questi, <<sath>> e ciò vi apparirà chiaro. Il corpo è soggetto, presto o tardi, ad essere distrutto. Tutti lo sanno, nessuno ignora questo fatto elementare. Purtuttavia tutti paventano la morte! Nessuna le dà il benvenuto ma anche se cercate di evitarla dovete incontrarla un giorno o l'altro perché tutto ciò che è nato deve morire. Eppure, nessuno vuol morire! Qual è la ragione di questo paradosso? Che cosa non accetta la morte? Che cosa muore? Che cosa è lasciato e che cosa rimane? La risposta è: il corpo muore, il corpo cade, ciò che non muore è l'atma. E’ una illusione credere di morire. L'atma non ha connessione con la nascita e la morte. Il corpo esperimenta la morte, l'atma che è <<nithya>>, <<sathya>>, <<nirmala>> eterna, vera, pura non muore. Voi siete l'atma a cui non piace morire. Questa è la verità. Voi siete <<sath>> (verità), la vostra natura è <<sath>>. L'atma è il figlio dell'immortalità non il <<deha>> o il corpo. L'atma è il <<sath>> e non il <<corpo>>. Voi siete <<sath>>: l'atma, la entità che non muore.

L'atma è in ogni corpo e, pertanto, tutti gli esseri sentono la forza di quella <<sath>> sotto forma di esistenza eterna. Ora prendete il secondo punto: <<cith>>, la forza che spinge a conoscere ogni cosa che appare alla coscienza. Essa si chiede: <<Che cosa è questo? Come può succedere quello?>>. Il numero di coloro che riescono a sapere è forse molto basso, altri hanno solo il desiderio e non la intelligenza di persistere e conquistare la conoscenza, ma ciò non fa alcuna differenza, il fatto essenziale è la sete, l'impulso.

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Ad esempio, quando andate al mercato o ad una mostra, se prendete un bambino con voi, noterete che egli non si sofferma solo a guardare le cose che vede intorno, ma continuamente chiederà cos’è questo, cos'è quello! Le domande non cesseranno anche se sono cose di cui non ha bisogno o che non è in grado di capire. Considerate l'intimo significato di questa fame di conoscenza. Essa è la <<cith-sakthi>> che esprime se stessa.

La sua natura non è fermarsi o abbandonare il campo prima che la conoscenza sia conquistata. La sua fame si manifesta sotto forma di un fiume di domande. La <<chith-sakthi>> è autorisplendente e quindi ha il potere di illuminare anche cose inerti.

Ecco perché queste qualità risplendono nell'uomo e gli evidenziano le altre cose. Questa è la prova che nell'uomo vi è il principio dell'intelligenza o <<chit-sakthi>>.Ora passiamo al terzo punto: <<anandam>>.

Anche le bestie e gli uccelli ricercano la gioia naturalmente senza essere spinti o convinti. Nessuno di loro vuole la sofferenza, anzi, fanno ogni sforzo per evitarla, o, quando è inevitabile, farla cessare. Quanto all'uomo, nessuna ulteriore spiegazione è necessaria. Egli ricerca sempre una gioia ininterrotta in tutte le sue attività. Mai, in nessun luogo, in nessun stadio della sua vita desidererà la pena. Egli, attraverso il culto, i bhajans, con voti e riti, pellegrinaggi ed offerte per acquisire meriti spirituali, prega per la gioia e la felicità per se stesso e per i suoi. Anche i malati vorrebbero che il dottore prescrivesse medicine piacevoli. Che cosa è la radice di questo desiderio? L'uomo è fondamentalmente per natura felice, <<sukha-swabhava>>. La gioia è la sua vera personalità. Egli è atma! La felicità è la natura dell'atma! Perché nessuno si sorprende quando siete felici? La sorpresa nasce solo quando vi accorgete di qualcosa che non c'era prima. Ciò che vedete ogni giorno non vi incuriosisce. La curiosità nasce solo quando qualcosa di non naturale accade.

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Per esempio, prendete un bambino nella culla, egli ride gioioso ascoltando il tintinnio delle campanelle o del giocattolo o per qualche altra sensazione piacevole. Nessuno si preoccupa per lui! Nessuno perde la propria pace mentale per quello! Ora, se il bambino sta giocando e ridendo ed incomincia a frignare e gridare, tutti si precipiteranno vicino a lui per scoprire la causa del suo pianto. Nessuno cerca di capire la ragione della felicità del bambino, ma solo la causa della sua pena.

Questa è l'esperienza di tutti coloro che si occupano di bambini. Perché? Perché l'<<ananda>> o la gioia è la natura, mentre la sofferenza non è naturale ed è contraria alla sua intima essenza. E questo non è tutto; c'è qualcosa di più! Prendiamo un altro esempio dall'esperienza. Quando qualche amico o parente è felice, non gli chiedete il perché, lo ignorate e non lo assillate con domande. Quando invece soffre ed è infelice, allora incominciate a preoccuparvi. Perché? La felicità è naturale, non vi è niente di sorprendente in ciò. Essa è la natura dell'atma, che ognuno possiede. Ecco perché tutti desiderano essere sempre felici.

Le tre qualità summenzionate: <<sath>>, <<chit>>, <<ananda>>, che vediamo in ogni essere, sono il fulcro della sua vera esistenza, la sua stessa realtà. E’ il Signore stesso che ha assunto la figura del <<jiva>> e gioca come un individuo in quel ruolo. E’ l'intimo significato che Krishna cerca di elaborare per far comprendere ad Arjuna la relazione fra <<Brahman>> ed <<aadhyatman>> e l'identità con lui. A questo punto Arjuna pregò che il terzo soggetto, il <<karma>> gli venisse spiegato. Krishna fu pronto a farlo. Così incominciò: <<Arjuna! La limitazione necessaria per la creazione, la conservazione e la distruzione degli esseri animati ed inanimati è chiamato <<karma>>. L'atto risolutivo della creazione è <<karma>>. Il primo atto che tuttora attiva tutte le cose, questo intero universo, i movimenti e le agitazioni e le attività in esso sono diretta conseguenza del <<karma>> primordiale, il Mio <<sankalpa>>, la Mia volontà. Fino a quando la Mia risoluzione perdura, il fiume del <<karma>> scorrerà e non si prosciugherà finché Io lo vorrò. Tutto ciò che devi fare è lasciarti trasportare dalla corrente perché tu sei solo una onda, un'increspatura. La Mia volontà ha animato tutti i karma e pertanto il karma fatto secondo la Mia volontà diviene parte di Me>>.

3 - pag.145 L'atma in ogni essere è Dio

Arjuna proseguì: <<Io credo che Tu hai creato l'intero universo e che Tu lo sostieni e che presiedi all'evoluzione ed alla involuzione dei mondi, Tu sei il Maestro della creazione, della preservazione e della dissoluzione. Ti ringrazio di avermelo fatto conoscere e di essere stato considerato degno di quella conoscenza. Ma in quale forma Tu sei immanente nell'universo? Vorrei che Tu me lo spiegassi, implorò Arjuna. Su quali fra queste varie forme devo meditare? Dimmelo affinché mi possa salvare!>>. Krishna rispose con un sorriso: <<Non è una domanda da niente, questa! Tuttavia, se credi di poter facilmente capire la risposta te la dirò, ascolta attentamente: Io sono l'atma nel loto del cuore di ciascun essere, e se tu ci credi veramente, quella meditazione sarà sufficiente. Occorre però che quella convinzione sia stabile ed invincibile. Praticala, applicala a tutte le tue azioni, a tutti i tuoi pensieri ed a tutte le tue parole, ed allora farai l'esperienza dell'unità, cioè della tua identità con Me e saprai che tu sei Me ed Io sono te. I cinque elementi, la terra, l'acqua, il fuoco e l'aria, e l'etere sono Mie forme, Io sono l'attività nel sole, nella luna e nelle stelle. Quando la grande distruzione arriva Io sono la forza che costruisce di nuovo. Io sono ogni cosa dal microscopico al macroscopico, Io sono il passato, il presente ed il futuro, Io sono le tre regioni (conscio, inconscio e subconscio), i tre gunas (qualità), che hanno formato l'uomo e la natura. Non vi è un oggetto che Io non sia, nessun nome che non sia Mio. Il sangue che scorre in ogni parte del corpo è sempre lo stesso e così è del Divino>>.

2 - pag.172 Dio è vicino a chi è vicino a Lui

Allora Arjuna chiese a Krishna: “E’ invero molto difficile conoscere che 1"atma'' è la realtà intima di tutte le cose! Essa è ovunque, ma non è visibile, è il cuore stesso di tutto ciò che esiste, ma nessuno può avere contatto con essa. Qual è la causa di questo mistero?>>. Krishna rispose: <<Arjuna! Non hai ancora capito? L"atma'' è più sottile del sottile ed è per questo che non è di facile comprensione. Conosci i cinque elementi? Di questi ciascuno è più sottile del precedente dal quale nasce. La terra ha cinque qualità: il suono, il tatto, la forma, il sapore, l'odore; l'acqua ha tutti questi tranne l'odore; il fuoco ne ha solo tre: il suono, il tocco e la forma; il vento ha solo due qualità: il suono ed il tatto, e l'ultimo, l'etere, ha solo il suono. Questa è la ragione per la quale ciascuno di essi è più sottile del precedente ed è il più comune in natura. Il cielo o l'etere è dappertutto e penetra ogni cosa poiché ha una sola caratteristica. Pensate a quanto sottile deve essere 1"atma'' che non possiede nessuna caratteristica. Immaginatevi quanto immanente ed universale deve essere! Coloro che hanno una mente oggettiva non sono in grado di afferrare il fenomeno. Lo possono fare solo coloro che posseggono una mente soggettiva. Questa fede può venire a chi usa la ragione e non certo a chi va in giro blaterando che Dio non può essere immanente in ogni cosa, perché non è percepibile. Essi non credono che Dio è al di là ed al di sopra di tutte le qualità con le quali cercano di misurarLo. E’ un vero peccato! Dio è vicino a te come tu lo sei a Lui! Se tu stai lontano da Lui, Egli pure starà lontano da te! Nei "Puranas" (poemi epici) ci sono vari esempi di questa verità. Hiranya-Kasipu cercò. Dio in tutte le cose e concluse che Egli era ovunque. Prahlada invece, credeva che Lo si potesse trovare ovunque fosse immaginato. Fu così che gli apparve, uscito da un pilastro di impenetrabile ferro. Prahlada era tanto vicino a Dio e così Dio lo era a lui. La mucca trasporta sacro latte nutriente nelle proprie mammelle, ma essa non è cosciente e si precipita nell'acqua nella quale è stato lavato il riso! L'uomo fa lo stesso, non sa che l"atma'' in lui è Dio, e non fa nessuno sforzo per scoprirlo. Ingannato dai suoi deboli sensi corre dietro ai piaceri infimi che tali sensi gli offrono. Che ignoranza colossale! Vedere la molteplicità è ignoranza, mentre visualizzare l'unità è segno di saggezza, "jnanam”. “Savam" o coloro che sono morti alla Realtà, vedono il mondo come i "molti" mentre "sivam", coloro che sono divini, vedono i "molti" come l"Uno''>>. Lettori! Come i fiumi alla fine si immergono nel mare, i "jivas", alla fine si fondono in "Brahman", loro scopo ultimo. Gli oggetti materiali non posso dare la gioia permanente, solo "moksha" lo può dare. Una devozione totale ed esclusiva verso Dio può nascere solo a coloro che non hanno attaccamenti per questa fantasmagoria di nomi e di forme chiamata "mondo". Essi soli possono vincere la conoscenza della "atma". Il mondo è lo strumento per imparare la rinuncia. Il vero "vedantino" è colui che vede il mondo come uno strumento per imparare a fuggire dai suoi tentacoli.

1 - pag.175 L’"atma'' è la base di tutto

Krishna! Tu dici che coloro i quali riconoscono il mondo come tale, non possono pretendere di conoscere i "Veda". Il mondo è un effetto e non può essere differente dalla sua causa. Come è possibile? Il mondo che vediamo è soggetto a nascita, crescita, trasformazione e morte, mentre Dio è eterno, vero ed immutabile. Non vi è nessuna affinità fra i due: essi sono come l'acqua ed il fuoco! Ti prego, dammi la spiegazione>>. Così implorò Arjuna, e, Krishna rispose: <<Arjuna! Nel mondo sensoriale ogni singola cosa ha la sua caratteristica o "guna". Il "guna" dipende dal suo proprietario che è l"atma''. Esiste una base, una "adhara", sulla quale insistono i "gunas" o le caratteristiche di ogni essere e di ogni oggetto di questo mondo. Quella "adhara" è l’”atma’’. Fissa la tua attenzione su questa base immutabile e non sulle manifestazioni mutevoli, altrimenti rischi di essere trascinato nel flusso. Come il seme è la base per il tronco, i rami, le fronde, le foglie ed i frutti dell'albero, così "prakrithi" o "prapancha" o il mondo, è l'albero che nasce dal seme l’”atma’’. Il mondo è la combinazione e permutazione dei cinque elementi che sono latenti nella base. Considera l’"atma'' che è la base, come essenziale ed il mondo come la sua espressione manifesta. Colui che ha afferrato questa verità con una disciplina costante, merita il nome di "Vedavid" o maestro dei "Veda". Ma senza l'inchiesta approfondita, senza discriminazione fra reale ed irreale, l'individuo che considera ciò che vede come eterno, finisce per smarrire la strada. Come potrà scoprire la realtà? Il desiderio di conoscerla nasce da "daivamsampathi", dagli attributi divini." Asurasampathi" o le tendenze maligne invece gli fanno dire di sapere mentre non sa, e lo inducono ad affermare falso ciò che è vero. Il desiderio di conoscenza non nasce in lui>>.

2 - pag.176 I "gunas" sono artificiali

Non appena il Signore finì di dire ciò, Arjuna alzò la testa attonito e disse: <<Gopala! Hai dichiarato poco fa che l’"atma'' è la base di tutte le caratteristiche per tutti gli esseri e che Tu sei quella base. Ma poi mi dici di due distinte nature: "daivasampathi" e "asurasampathi"! Non capisco! Cosa devo accettare e cosa devo scartare?>>. Krishna rispose: <<Arjuna! La tua domanda è oltremodo strana!

Tu stesso hai detto che Io non dico una parola che non abbia significato o faccio una azione, senza un senso profondo. Ed ora mi dici che sei indeciso cosa accettare e cosa rifiutare delle Mie dichiarazioni. questa è una preoccupazione ridicola! Mio caro cognato! I "devas" e gli "asuras" non sono due gruppi separati e distinti, essi si dividono in quel modo sulla base delle loro caratteristiche predominanti. Ebbene, le caratteristiche dei "gunas" sono artificiali e non hanno l'essenza della coscienza di cui ti ho parlato.

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Il vasaio produce vasi e scodelle che ricava dalla stessa argilla, ma essi sono forme artificiali dell'argilla e non parti essenziali. anche i nomi sono artificiali e questi nomi sono le caratteristiche o "gunas". La sostanza, l"adhara'' o la base è l'argilla. I nomi e le forme, la manifestazione, le espressioni sono i vasi, le scodelle ed i piatti. L'argilla è naturale, gli altri sono artificiali. Quell’argilla, la base, è la mia "swaroopa", ovverosia la Mia realtà. Quelle espressioni, quelle manifestazioni non sono in Me, ma Io sono in loro. Io non ho "gunas", ma sono nei "gunas". Pertanto non vi sono due entità distinte. Considerarle tali non sarebbe né corretto né possibile>>.

Arjuna domandò: <<Krishna! Qual è la relazione fra la Tua realtà "swabhava" ed il mondo oggettivo?>> <<Ti ho già detto che i cinque elementi sono la Mia realtà, i Miei attributi. Che cos'è questo mondo se non la loro combinazione? In quale altro modo vuoi chiamarlo?>>, rispose Krishna ed Arjuna replicò: <<Krishna! Senza quei cinque niente potrebbe esistere in questo mondo, non è vero? Allora come posso negarli? L'esistenza è legata ad essi>>. Krishna rispose: <<Quando accetti i cinque elementi devi accettare anche la loro proliferazione nei 25 principi o "thatwas". Solo quattro elementi: la terra, l'acqua, il fuoco e l'aria sono evidenti e percettibili, mentre il cielo o l'etere, è la base invisibile per tutti. Così è anche per la mente e l'intelletto ("manas" e "buddhi"), per la coscienza ("chittam") e l'ego ("ahamkaram"), tutti e quattro riconoscibili dall'esperienza, mentre l"anthakarana'', che è la loro base, si percepisce con l'intuito. Tutte le cose delle quali noi siamo coscienti, sono manifestazioni di una cosa della quale non abbiamo coscienza. Esse tutte derivano la loro forza ed il loro sostegno dall'invisibile che sono Io, l"atma''. Tutto è basato su di Me! Tutto ciò che ha una base è soggetto a cambiamento, crescita, decomposizione e modificazione. Ma la base, l"adhara'', non è soggetta al cambiamento. Per esempio guarda la luna ed i suoi riflessi nell'acqua: la sua immagine non è stabile, essa si muove e trema. Ma è l'acqua che si muove e trema e non la luna! Gli ignoranti, come i bambini, credono invece che sia la luna a muoversi. Questo trasferimento di caratteristiche dall'<<adheya>> all'<<adhara>>, cioè dal contenuto al contenitore, è una qualità asurica o maligna. Il riconoscimento di ciò che è eterno e della verità dell'<<adhara>> (l'<<atma>>), che esiste anche nell'<<adheya>>, è la reale natura divina, <<daivi sampathi>>.

La filosofia dell’azione

1 - pag.31 LO STATO DELLO <<STHITHAPRAJNA>>

<<Arjuna! Stabilisciti nello stato dell'atma e lavora, fai qualsiasi lavoro, sii cosciente della tua reale identità. Chi è cosciente di ciò è veramente grande>>! Le azioni compiute con la coscienza dell'atma non producono conseguenze e, per fare tali azioni, il controllo dei sensi è veramente essenziale. Colui che ha il perfetto controllo dei sensi è lo <<sthithaprajna>>. Egli considera alla stessa stregua, con mente equanime, gioia e dolore, caldo e freddo, profitto e perdite, onore e disonore. Fino a quando l'uomo ha la coscienza del suo corpo non può ottenere quello stato. Voi siete il residente, il <<dehi>>, e non il <<deha>> o il corpo; voi siete colui che indossa il vestito e non il vestito. Voi siete il residente della casa e non la casa. Voi siete lo < <kshetrajna> > (il proprietario del campo) e non lo <<kshetra>> (il campo). Gioire di cose instabili vi darà solo instabilità. I piaceri e le gioie recheranno solo dolori, cose volubili condurranno solo a menti instabili. Occorre invece essere fermi nella mente e compiere il proprio dovere ricordando l'<<atma>>, la meta. Non dovreste avere nessuna paura ne ondeggiare di fronte ai dolori ed alle gioie. La nascita e la morte sono relative al corpo e non a voi. Voi siete l'entità permanente che è libera da nascita e morte. Voi non avete né inizio né fine, voi non siete mai nati e mai morirete. Voi siete 1'<<atma>> che è Onnicomprensiva. L'<<atma>> è <<Brahma>> e <<Brahma>> è l'<<atma>>! Ci si meraviglia se il ghiaccio è freddo o se il fuoco brucia. La capacità di bruciare è naturale al fuoco, ed il freddo è la natura del ghiaccio. Così, ogni cosa che è nata, deve morire un giorno. Come voi siete liberi di andare e venire, anche la morte è libera di venire quando vuole. La libertà viene oggi e domani non c'è più. Perché preoccuparsi di cose naturali come la nascita e la morte, la gioia e il dolore? Dovreste invece riconoscere i difetti e le debolezze delle cose, se volete realmente capire le loro qualità. Tutte le cose esistenti subiranno un cambiamento un giorno o l'altro. Gli elementi naturali che sono ovunque, sono anche in Me ed in voi, sia che siate in questo mondo, sia in un altro. I cinque elementi che sono in voi sono anche fuori di voi. E' naturale per una persona cercare qualcosa che non ha, mentre non è naturale cercare qualcosa di cui è già in possesso. C'è solo una entità che trascende i cinque elementi è questa è Dio. Desiderate Lui, abbiate sempre Lui nella vostra mente mentre state compiendo i vostri doveri. Tutte le attività che sono il risultato di <<jnana>>, la saggezza, sono sacre, <<Jnana>> vuol dire vedere una cosa sola mentre ve ne sono tante!

Le azioni che sono relative all'atma sono sacre e santificano. Compiere le azioni quotidiane per piacere a Dio, questo è il dovere! Molti <<Rishis>> cercarono nei tempi antichi di ottenere lo stato dello <<sthithaprajna>>.

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Una volta il re greco Alessandro venne in India con una grande Armata perché voleva conquistarla. In quei giorni non vi erano strade, ma sentieri e mulattiere. Il re attraversò la foresta con il suo esercito e, sul suo cammino, incontrò uno yogi che era seduto in mezzo al sentiero. Quello yogi aveva raggiunto lo stadio dello <<sthithaprajna>>. Un soldato fu inviato per farlo spostare, ma lo yogi non si spostò. Il soldato lo minacciò allora dicendo che Alessandro, il Grande Imperatore stava per arrivare con 1a Sua Armata per conquistare l'India. Mentre lo minacciava sopraggiunse l'Imperatore. Quel soldato andò su tutte le furie quando vide che, nonostante fosse presente l'Imperatore, lo <<yogi>> non si spostava e rimaneva completamente indifferente, persino alle sue minacce di mozzargli la testa. Anzi, quando udì che gli voleva tagliare la testa, scoppiò in una solenne risata. L'Imperatore si avvicinò e lo guardò, e vide che non vi era nessuna traccia di timore sul suo viso, anzi vide la grande luce che emanava e gli disse: <<Signore, dopo avere udito le minacce del mio soldato, perché ti sei messo a ridere? Una persona normale si sarebbe arresa ed avrebbe chiesto scusa>>! Lo yogi rispose: <<Io sono "Sat-Cit-Ananda-Swarupa”, io sono libero eternamente, queste armi non possono ferirmi, il fuoco non può bruciarmi, l'acqua non può bagnarmi, l'aria non può spostarmi. Io sono completamente libero da queste cose! Il soldato che ha proposto di tagliarmi la testa ed uccidermi mi ha fatto ridere>>! Quando udì questo, l’Imperatore si sorprese e disse: <<E' naturale per chiunque di avere paura quando si sta per essere uccisi e quando qualcuno ci minaccia, ma è veramente una rarità trovare una persona che si mette a ridere, ed è felice quando sta per morire! In India ci sono persone che hanno raggiunto un così alto stadio spirituale e che non hanno paura della morte. Non posso ferire gente di una così grande nazione>>. Disse Alessandro: <<Non farò questo>>, e ritornò nel suo paese.

Da tempi immemorabili tali personaggi sono esistiti in India ed hanno condotto la loro vita in quel modo, offrendo alle altre nazioni le verità più elevate. La maggior parte della gente non sa come controllare i propri organi dei sensi e imbocca la via sbagliata. Controllare gli organi sensoriali è abbastanza facile, ma la gente che non lo sa, crede che sia difficile. Cerchiamo quindi di fare qualche sforzo per capire. Tutti i piaceri e le gioie degli organi sensoriali sono piene di sofferenze e di dolori.

3 - pag.42 LA GIOIA DELL'ATMA E’ INCOMMENSURABILE

Comparato alla gioia diretta derivante dall'atma, l'altro tipo di gioia è infima, è una piccola cosa. La gioia sensoriale è paragonata ad una goccia dell'oceano di <<Brahmananda>>. L'oceano di <<Brahamananda>> è come un atomo nel <<Daivananda>>. <<Daivananda>> è, pertanto, la cosa principale. E’ la gioia che scaturisce dal cuore ed è paragonata ad una luce che brilla ovunque. Un piccolo esempio.

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Durante lo stato di veglia, il sole e la luna illuminano tutti gli oggetti e tutte le cose. Noi crediamo che il Sole e la luna siano la causa della luminosità del mondo e degli oggetti del mondo. Durante lo stato di sonno con sogni noi vediamo tante cose, ma dov'è la luna ed il sole? Durante il sogno non esiste né sole né luna e quindi nessun tipo di luce. Eppure noi vediamo l'intero mondo in tale stato. Da dove arriva questa luce? Nel sonno profondo senza sogni, vediamo le tenebre: <<thamas>>. Qual'è la luce che illumina questa <<thamas>>? Non possiamo certo descrivere questo stato come saggezza o < <jnana> >. Possiamo solo descriverlo come stato di inconscio, lo stato di sogno come stato di subconscio e lo stato di veglia come stato cosciente. Lo stadio che trascende tutti e tre quegli stadi è chiamato <<thurija>>, o della Supercoscienza, dove noi godiamo del <<bliss>> supremo! (beatitudine sempiterna).E' la luce che emana dall'atma che è responsabile di vedere queste cose in tutti questi stadi.

I Veda hanno descritto questo stadio ed i Rishi lo esperimentarono e così dissero. <<Noi possiamo vedere uno stato che trascende tutti gli stadi, incluso il buio. Questo stato è il <<samadhi>> oltre il quale vi è la <<param-jyothi>>, la luce suprema. E' il potere dell'atma che illumina tutti gli stati incluso il buio. Possiamo capire questo stadio con un esempio: nello stato di veglia, se chiudiamo gli occhi cosa vedremo? Il buio completo! Dato che vediamo il buio, lo possiamo descrivere, e quindi esiste una luce che ci fa vedere il buio. Questa è l'atmayjothi. la luce dell'atma. E’ a causa di questa luce dell'atma che tutte le altre luci possono brillare. Durante il festival di Deepavali accendiamo una candela. Essa è <<L'atma jyothi>> e, con quella, accendiamo tutte le altre, le <<jivana yjothi>>. Tutte le luci del <<jiva>> sono accese da quest'ultima. Ecco perché gli occhi sono in grado di vedere. Una domanda può sorgere, ed è questa: <<Che cosa trasmette la luce agli occhi?>> Se non possiamo vedere questa <<atma jyothi>> come possiamo concludere che essa illumina le altre luci?

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Prendiamo ad esempio le batterie di una torcia. La luce in loro non si vede, ma se usiamo la torcia ed accendiamo l'interruttore, la luce apparirà attraverso la lampadina. Senza il potere nella batteria non ci potrà essere la luce. Il corpo è paragonabile alla torcia, i nostri occhi sono i bulbi, l'interruttore è la nostra intelligenza e la nostra mente sono le batterie. Nelle batterie c'è la corrente dell'atma. Questa corrente fluisce continuamente attraverso la mente e, da essa, agli organi sensoriali e perciò possiamo godere di piaceri che sono temporanei, perché riflessi ed immagini degli oggetti che vediamo. Tutte le cose che vediamo nello stato di veglia spariscono nello stato di sogno. Tutte le gioie ed i dolori che sperimentiamo nello stato di sogno, le dimentichiamo nello stato di veglia. Non è possibile immaginare prima, ciò che accadrà nello stato di sogno. Qualunque cosa vedete nello stato di veglia appare come un riflesso nello stato di sogno e, quando sparisce, entrate nello stato di sogno profondo. Tutte le gioie di questo mondo che pensiamo essere permanenti sono solo, alla fine, causa di tribulazioni.

Per questo Krishna disse ad Arjuna: <<Arjuna! Presta la tua attenzione solo alla base, e le manifestazioni non ti toccheranno più. La base non può oscillare, non può cambiare, le manifestazioni dipendono dalla base, esse cambiano continuamente e, se anche la base dovesse cambiare, non sarebbe possibile la vita.>> Un piccolo esempio per questo.

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Noi stiamo viaggiando in differenti veicoli: auto, treno, aereo etc. I veicoli si muovono veloci percorrendo una strada che è immobile. Similmente, con l'entità che è permanente nel cuore, possiamo godere delle cose di questo mondo. Anche gli scienziati possono osservare questo fenomeno. Gli insegnamenti di Swami riconciliano e mettono in armonia ogni cosa e, nessuno può disconoscerli o criticarli. Swami si muove. Il movimento della base è riflesso nel movimento dell'oggetto. Ci muoviamo tutti ma pensiamo di non muoverci. Non è forse ignoranza pensare che siamo fermi quando siamo su di una terra che continua a girare? Una persona che sta viaggiando su di una nave pensa di non muoversi, ma le onde muovono la nave, e quindi anche lui, che è sulla nave si muove. Arjuna! Il mondo cambia continuamente, ed è impossibile gioire di una beatitudine permanente partendo da lui. Per questo si dice: <<entra nel principio dell'atma che è stabile ed immutabile>>.

3 - pag.68 NASCERE E MORIRE NON SONO CARATTERISTICHE DELL'ATMA

Nascere e morire non sono caratteristiche dell'atma. Ecco perché Krishna disse ad Arjuna: <<Arjuna! Il sentimento di credere che stai uccidendo qualcuno è sbagliato! Tu sei l'entità permanente. Il principio e la dottrina che incarni non possono morire. L'atma non è mai nata! Se riconosci questa verità non avrai più dubbi. Ciò, è valido per te e per gli altri che non uccideranno né saranno uccisi>>. Krishna spiegò ad Arjuna questo principio e gli disse: <<Finché hai vita devi compiere il tuo dovere!>>. Arjuna rispose a Krishna: <<Non ho alcun desiderio, non sono interessato al Paradiso!>>. Krishna gli rispose: <<Arjuna! Lo dici perché lo pensi veramente, o è una scusa perché sei un vile?>>. Chi riconosce il principio dell'atma non può avere quel senso di attaccamento che traspariva dalle sue parole. Egli era attaccato ai <<suoi>> e non voleva combattere ed ucciderli. Quelle parole non erano associate con il principio atmico. Se riconosciamo quel principio non potremo avere difetti di visione.

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C'era una volta un assassino che aveva ucciso molti animali ed uomini e che fu preso e condannato alla impiccagione. Egli seppe che, il giorno successivo, ci sarebbe stato il giudizio e l'emissione della sentenza. Egli andò alla Corte Suprema recando con se la Bhagavad Ghita. Il giudice sentenziò che alle l0 del mattino seguente doveva essere eseguita la sentenza. L'imputato allora chiese al giudice: <<Perché mi volete fare questo?>>. Il giudice rispose: <<Perché hai ucciso tali e tal'altre persone>>. Allora l'assassino prese la Bhagavad Ghita, che era nella sua tasca, e disse: <<Ebbene, Signore, io non sono un assassino, né loro potevano essere uccisi da me, ecco cosa c'è scritto nella Bhagavad Ghita. Negare ciò è negare ciò che Dio stesso ha dichiarato>>. Il Giudice rispose: <<Benissimo! Tu non hai ucciso loro e loro non potevano essere uccisi da Te; così pure il mio giudizio non può farti uccidere né tu morirai. Quindi tieniti pronto domani perché ti impiccheranno!>>.

Come vedete, la Bhagavad Ghita non è di grande utilità quando volete soddisfare il vostro interesse. Dobbiamo sondare dietro quegli insegnamenti la verità. La Bhagavad Ghita non è stata insegnata solo ad Arjuna ma a tutta la gente nata su questa terra. Essa è stata data al mondo intero e Arjuna fu preso come strumento per questo scopo. Arjuna è il rappresentante dell'umanità e questi insegnamenti sono perfettamente validi per tutti. Dobbiamo perciò ridurre i desideri e capire il principio dell'atma e raggiungere lo stato del contentamento. Tutti, compresi i <<sadhakas>>, devono trovare nella vita di tutti i giorni le cose da praticare e devono saper leggere, nelle circostanze della vita, le verità nascoste. Per compiere i nostri doveri dobbiamo tenere sotto controllo i desideri per arrivare ad uno stato di contentamento e, fare ogni sforzo, per guadagnare la grazia di Dio ed il Suo amore. Amare Dio senza sapere come ottenere il Suo amore non sarà di grande utilità. Non ha alcun senso dire: <<Mio Dio! Mio Dio!>>. <<Tu sei mio! Tu sei mio!>>. Dovete aspirare a sentire da Dio stesso che <<siete Suoi>>. Ecco cosa dovremmo raggiungere. Sviluppate quindi quelle qualità che sono consone con questo raggiungimento. Da domani discuteremo altre qualità.

3 - pag.98 RICONOSCERE IL PRINCIPIO DELL'ATMA

Krishna disse ad Arjuna: <<Arjuna! Non vi è ragione di temere.

Tu non sei né una pecora che ha paura, né una tigre che combatte contro un'altra tigre. Tu sei un uomo! Pertanto. sii senza paura>>! Arjuna rispose a Krishna: <<Swami, obbedirò ai Tuoi comandi>>!

C'è un potere infinito nell'uomo, che egli non conosce, e che non crede di possedere. E la ragione sta nel sentimento di essere diverso dalla Divinità. Egli deve poter riconoscere che la Divinità è in lui ed è dappertutto. Con quella convinzione, non potrà avere nessuna paura. In ogni momento, ad ogni passo che facciamo, abbiamo paura: paura degli esami, paura quando siamo in aereo, paura quando incrociamo un camion, paura sempre, quando ci alziamo il mattino, durante la giornata, e quando andiamo a dormire. Il timore nasce dalla perdita della fede della nostra reale natura perché ci consideriamo come un corpo alto 5 piedi. Infatti, l'uomo pensa di essere limitato, con un nome ed una forma. Rimuovete questa illusione e prendete visione dell'atma, immergetevi nel <<Nirvana>> ed avrete il vero uomo! Una persona che non ha fiducia in se stesso è <<mada>>. Una persona che ha il controllo dei sensi è <<saakshaara>>, mentre chi non ce l'ha è un <<rakshasha>> (demone). Krishna si indirizzò ad Arjuna chiamandolo <<kurunandana>>. Cosa vuol dire quella parola? Il senso è che Arjuna provava gioia nell'azione, mentre oggi si lavora e si prova disgusto. Si è felici solo la domenica perché è festa e vacanza, mentre Arjuna quando non aveva nessun lavoro da fare, era infelice. Il termine vuol dire dunque: provare gioia nel lavoro. Per capire la divina natura dell'atma ogni giorno dovremmo analizzare una virtù e cercare di comprenderla. Pazienza, tolleranza, compassione, sono virtù che abbiamo visto, ma ve ne sono un altro buon numero, e se le pratichiamo, possiamo vincere la Grazia di Dio che si ottiene solo con le buone qualità. Esse rappresentano il passaporto per andare nel paese di Dio. Oggi gli scienziati hanno scoperto, molte cose e costruito molte macchine. Ma con tali macchine, essi non possono ottenere la pace della mente. La pace mentale si ottiene solamente da Dio! La felicità in questo mondo cangiante è momentanea, transeunte ed instabile. La felicità permanente si avrà solo quando abbandoneremo il temporaneo. <<Samkhya yoga>> vuol dire raggiungere Dio attraverso la saggezza. Tale yoga dimostra il principio della vicinanza di Dio, che è omnipervasivo. Nella Ghita, esso è un capitolo molto lungo, 70 <<slokas>>. Solo leggendoli non ci si salverà dalla sofferenza! Praticare è molto più importante, un po' al giorno, con qualche sforzo, ed avremo alla fine l'unione con Dio. Non sarà possibile averla semplicemente recitando e cantando gli <<slokas>>.

La conoscenza

La natura dell'oro pag.8 [4]

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L'oro fuso nel crogiolo brilla di una strana aureola gialla.

Donde proviene questa luce, dall'oro o dal fuoco? L'unica cosa che è accaduta è stata l'eliminazione della scoria per effetto del fuoco, ma lo splendore appartiene all'oro: brillare è nella sua stessa natura. Il fuoco è stato solo il mezzo per la rimozione della scoria; posto sotto il crogiolo non ha aggiunto nulla all'oro. Se fosse il fuoco a dare splendore, perché un fuscello, una foglia o un ciottolo messi sul fuoco non raggiungono tanto splendore al par dell'oro? Si deve, dunque, concludere che lo splendore non è venuto dal fuoco, ma dalla natura propria dell'oro.

Il Sé interiore pag.9 [5]

L'intimo se, lo Spirito che dimora all'interno di ognuno (Pratyag atman) è diverso e staccato dai Cinque Involucri dell'Individuo (Pancha kosha) 4 brilla di luce propria ed è il Testimone dell'attività e conseguenza delle tre caratteristiche della natura (guna) E’ immobile, santo, puro, eterno, indivisibile, si manifesta da se; è Pace, non ha fine; è la stessa Sapienza. Devi prender coscienza di quest' Atma, in quanto è "te stesso".

Incorruttibilità dell'Atman pag.18 [37]

L’Atma non muore. Non ha nascita e non è affetto dal sestuplice processo del cambiamento. E’ senza nascita (aja, "non nato"), senza invecchiamento (ajara), senza morte (amara), senza declino né estinzione (avinashin). Sono quattro processi che corrispondono solo al corpo, che è perituro; sono le trasformazioni dell'esistenza (sadbhava vikara). Sono: la nascita, l'esistenza, la crescita, il deperimento ed infine la morte. Ma l'Atma non ha simili modificazioni: è stabile, incrollabile, fisso, è il Testimone d'ogni cambiamento nello spazio e nel tempo, non è toccato dalle trasformazioni, come la goccia d’acqua sulla foglia del loto.

Dominio di sé pag.18 [38]

La liberazione dai tentacoli della mente può essere ottenuta con l'acquisizione della Conoscenza di Dio (Brahmajnana). Questo tipo di liberazione è il dominio di se stessi (svarajya). Questa è la vera Moksha. Chiunque afferri la realtà che sta dietro a tutta questo mutevole scenario, sarà imperturbato da istinti, impulsi e da ogni altra sollecitazione; sarà il padrone della vera saggezza.

Il ladro e la gemma pag.19 [39]

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Il ladro che ha rubato la gemma preziosa non è altri che la mente; se il ladro viene catturato, minacciato e punito, la (preziosa) gemma (dell'Atma) può esser ricuperata ed il possessore di questa gemma viene onorato immediatamente e riconosciuto come Dio.

Atman onnipresente pag.47 [132]

Il Signore risiede in ogni cuore, tanto nelle forme sottili quanto nelle grossolane. Il Realizzato, lo Jnanin, che ha avuto la visione dell'Atma che domina la sfera interiore, non sarà mai preso dal dolore; la sofferenza non lo dominerà mai. L'Atma è nella formica come nell'elefante, nell'atomo come nell'atmosfera. Tutto è saturo di Dio.

Trascendenza dell'Atman pag.56 [169]

Lo Spirito o Atma è presente ovunque ed in tutte le cose; è intangibile, è onnipresente come lo Spazio (akasha); anzi quest'ultimo ne viene perfino trasceso. Lo Spazio è incluso nella Coscienza Universale (Cit). Perciò gli si attribuisce il prefisso Param, che significa "oltre". Secondo la Rivelazione (Shruti), si dice: Asango ayam Purushah, "L'Essere (Purusha) è libero".

La Verità Ultima pag.57 [170]

Lo Spirito non è affetto né toccato da alcunché; trascende tutto, non ha né agitazioni, né attività. Non dovrebbe nemmeno sfiorarvi il dubbio se sia limitato o no. Esso è, oltre i tre limiti di Tempo, Spazio e Causalità. Non potete affermare che lo Spirito sia in un luogo e non in un altro, perché non è limitato dallo spazio, né potete dire che esista un momento e in un altro tempo non esista, perché non è limitato dal tempo. Lo Spirito è tutto. Non c'è nulla che non sia Spirito. Non ha perciò limiti materiali (vastu), né di Nome, né di Forma: l'Atman è pieno e libero. Conoscere questa verità è la Conoscenza più completa, la Verità Somma.

L'Atman è inalterabile pag.57 [171]

Qui può sorgere un altro dubbio: se l'Atma è immanente in tutto, come lo Spazio, non andrà soggetto a trasformazione, a cambiamenti, ad alterazioni (vikara)? No. Esistere, emanarsi, crescere, cambiare, declinare e morire sono le sei trasformazioni. Ma l’Atma è il Testimone universale, eterno, che conosce lo Spazio e gli altri quattro elementi (terra, acqua, fuoco ed aria). Quindi, non subisce alcuna modificazione: si dice che è nirvikara, immutabile.

Il dualismo non é un problema pag.57 [172]

Quando si dice che lo Spirito è immutabile, si sottintende che altre cose subiscano modifiche, e allora ci si può chiedere: come la mettiamo con l'Advaita, il Non dualismo? Ma, se non esiste nulla all'infuori dell’Atma, è sbagliato parlare di una duplice entità: non sono due, ma una sola! Non ci sono dubbi in proposito, non ne possono sorgere.

Dipendenza fra Causa ed Effetto pag.57 [173]

Perché si dice che non esiste nulla all'infuori dell’Atma? Ecco la ragione: l’Atma è la Causa di tutto, e non ci possono essere distinzioni fra Causa ed Effetto. La Causa non esiste senza Effetto, e l'Effetto non esiste senza Causa.

L'Osservatore Universale pag.57 [174]

Qualcuno si tormenta con questo dubbio come può l'Atma essere la Causa Universale? L'Atma è la Causa Universale, perché è l'Osservatore Universale. L'osservatore è la causa di tutta l'illusione del mondo, l'osservatore crea l'argento nei riflessi della madreperla; le varie scene del mondo onirico sono creazioni dell'osservatore. Dunque, l'Atma, che è l'Osservatore, è lo strumento della molteplicità delle cose percepite nello stato di veglia.

Tu sei Atman pag.58 [175]

Il mondo è un'illusione, che, a causa del gioco di Maya, sembra andar soggetta all’evoluzione ed involuzione di nomi e forme, finché il tutto si disintegra nella Fine del Mondo (Pralaya), tutta un'illusione che svanisce sotto l'Illuminazione della Conoscenza, come la Luce dissipa l'inganno che ti mostra un serpente invece della corda. Quindi, la Conoscenza che Tutto è Divino Spirito riempie ed appaga. Tu sei Spirito, in tutto e per tutto! Questo è anche quanto trasmesso dalla Rivelazione.

Il piacere dell'Atma sulle cose pag.58 [176]

Lo Spirito è sempre contento e beato. A voi alcune cose paiono più attraenti di altre e, da questa illusione, nascono gli attaccamenti sensuali, gli affetti e i desideri.

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E’ come un cane che morde un osso e, quando si ferisce la lingua ed essa sanguina, succhia anche il suo sangue credendo che sia il sapore dell'osso. Quando, poi, trova un altro osso, lascia il primo per il secondo.

Ciò che fa l’Atma è la sovrapposizione della sua beatitudine intrinseca su oggetti effimeri appartenenti al mondo, dando così all’oggetto una parvenza che suscita interesse ed attrazione.

Dall'attaccamento alle cose il dolore pag.58 [177]

Si crede che siano gli oggetti a dare piacere, ma non è così; l'unica loro forza è di accrescere il dolore. Questi affetti rivolti alle cose sono in continuo cambiamento; non sono illimitati, ma limitati.

Unica origine dell'amore pag.58 [178]

L'attaccamento allo Spirito non subirà mai alterazioni; anche quando il corpo ed i sensi andranno distrutti, rimane lo Spirito ad infondere beatitudine: Esso è illimitato e indistruttibile. Tutti hanno attaccamento al Sé ovvero all'Atma(42). E’ la natura della Felicità Infinita (Paramananda). Per questa ragione l’Atma viene anche detto Sat-Cit-Ananda, Essere-Coscienza-Beatitudine.

Natura dell'Atma pag.59 [179]

Sono tre caratteristiche o qualità dell'Atma, queste, o ne costituiscono l'essenza, la natura? Ecco un altro possibile dubbio, Il rosso del fuoco, il suo calore e la sua luce fanno parte della natura del fuoco, non sono i suoi attributi, Lo stesso vale per l’Atma: Essere, Coscienza e Beatitudine sono la Sua stessa Natura, Come il fuoco è uno, così l'Atma è Uno, sebbene entrambi possano apparire differentemente, Lo stato liquido, la freschezza ed il sapore sono la natura stessa dell'acqua, e tuttavia l'acqua è la stessa dappertutto.

Lo Spirito e la Materia pag.59 [180]

Unico è lo Spirito, che riassume tutto. Una volta conosciuto Quello, si conosce tutto. Lo Spirito è l'Osservatore consapevole (Cit) di tutto il resto che è materia inerte (jada). Solo lo Spirito può conoscere e lo Spirito sa che tutto il resto è Spirito. Può forse il vaso conoscere lo spazio in esso contenuto? Anche se il vaso non è consapevole dello spazio che contiene, tuttavia lo contiene; mentre lo Spirito che dimora nell'uomo conosce anche quegli elementi di per sé inerti che sono i sensi. Così il corpo, la casa, il paese, la nazione, la campagna sono tutti "conosciuti". Le realtà invisibili, come il paradiso, ecc,, sono "oggetto di comprensione".

Corso estivo 1993

Hamsa Gayatri pag.9 – (10)

...L'essere umano dovrebbe coltivare la qualità latente della consapevolezza. La consapevolezza è l'acquisizione della conoscenza totale, non della mezza conoscenza. La consapevolezza nasce dalla conoscenza di "SATH" (Essere). Infatti, "SATH" e "CHIT" (consapevolezza) coesistono. Solo quando capirete "SATH" e "CHIT", allora "ANANDA" (Beatitudine) si manifesterà in noi, "SATH", "CHIT" e " ANANDA", nel linguaggio Vedico, sono anche conosciuti come " ASTHI", "BATHI" e "PRIYAM". Poiché l'uomo ha un nome (NAMA) ed una forma (RUPA) è stato privato della luce di "SATCHITANANDA".

Il nostro Vice-Cancelliere mi ha chiesto di parlare del rapporto che esiste tra "MANAVATVA" (Umanità) e "DIVYATVA" (Divinità). In realtà non esiste alcuna relazione tra le due. Esiste solo la "Realtà". Si dice che esiste relazione quando le cose sono separate o divise. Non c'è posto per la relazione se l'Uomo e Dio sono uno e lo stesso, "JIVA" e "DEVA", "KSHETRA", e "KSHETRAJNA" sono solo uno. La mancanza di questa comprensione crea dei malintesi e delle differenze. La Verità è una, non due. Non esiste una cosa come la verità Americana, la verità Pakistana, la verità Italiana, la verità Cinese e la verità Indiana. La Verità è solo Una e la Verità è Dio. Sin dai tempi antichi i principi di "SATHYAM VADA " (dire la Verità) e DHARMAM CHARA" (essere corretti) sono stati considerati come due occhi. Siccome l'uomo moderno ha perso di vista "SATHYA" (verità) e "DHARMA" (rettitudine), è incapace di proteggere se stesso. Voi dovete rendervi conto che siete venuti in questo mondo attraverso il Sé. Voi siete venuti dall’ATMA. Voi non dovete pensare di essere venuti da "PRAKRITI”, pensate solo che state andando verso "PARAMATMA". Per questo si dice: "Si può adorare un'immagine come Dio, ma non Dio come un'immagine”. Voi dovete alzare gli occhi e puntare in alto. Uno scopo basso e un crimine. Non ci dovrebbe essere discesa ma solo ascesa. Voi non dovreste ferire nessuno in alcun modo, dovete rendervi conto che il Sé esiste in tutti gli esseri umani.

Atma, la corrente sottile pag.16

La cenere sacra è una grande lezione e saggezza per tutti noi. "Oh uomo! Tutti gli oggetti del mondo sono destinati a finire in cenere dopo essere passati attraverso il processo purificatorio del fuoco". Questo ci insegna anche che ogni cosa è temporanea e niente è permanente. Solo la voce dell'ATMA è eterna. Questo principio ATMICO è la vera incarnazione della Divinità e della Santità. Questa è la particolare superiorità dell'essere umano. Sebbene dotati di Divinità Suprema, noi non siamo capaci di renderci conto della sua presenza dentro di noi. Un uomo simile è come colui che va lontano a caccia del tesoro, mentre il tesoro è nascosto sotto i suoi piedi nelle viscere della terra. Quando ci renderemo conto che ci sono delle preziose perle dentro di noi non le cercheremo più all'esterno.

"Quando c'è una lampada nella nostra casa

che bisogno c'è di elemosinare il fuoco altrove?

Perché dovreste andare in cerca di Dio

quando il Signore abita in voi?

Non avrete bisogno di andare altrove,

quando vi renderete conto che il Signore

si è assiso sul trono dentro il vostro cuore.

Quando sarete convinti della verità: che la Divinità in voi pervade tutto, vi sentirete pieni di energia. La realizzazione di questa verità cancella la differenza tra voi e Dio, mio e tuo. Lo stesso Sé corre come una sotto corrente in tutti gli elementi del mondo. Voi non siete venuti in questo mondo per la prima volta. Voi avete cambiato molti corpi, ma il principio atmico che è in voi è la Realtà immutabile. Voi siete infiniti. Per esempio, se vi avvicinate all'oceano e cominciate a contarne le onde vi renderete conto che non potrete mai rintracciare l'inizio di un'onda né potrete trovarne la fine nelle acque dell'oceano. Ci sono delle onde lunghe quanto l'oceano. Finché esiste l'universo esiste CAITANYA (la Coscienza). Il vero significato della parola "MANAVA" sottolinea il fatto che l'essere umano è un'entità eterna e non un "nuovo venuto" sulla terra. Nella parola MANAVA "MA" significa "no" e "NAVA" significa "nuovo". Quindi il significato della parola MANAVA punta sul fatto che l'uomo non è nuovo in questo mondo. La conoscenza che noi acquisiamo con lo studio della fisica, della botanica, della chimica ecc., è solo una conoscenza artificiale, ma non la saggezza nata dalla visione interiore. La conoscenza nata dalla ricerca interiore e dalla visione interiore è la vera conoscenza ed il resto è solo ignoranza.

Prakriti e Paramatma   pag.93

Secondo questo sistema, "PARAMATMA" è latente in "PRAKRITI" come l’olio é latente nei semi, come il fuoco nel legno e come il profumo nei fiori, "PARAMATMA” è la causa e “PRAKRITI " è la conseguenza. Questo sistema sostiene che “PRAKRITI” non è divisa da “PARAMATMA”. Non è altro che la forma fisica del Signore. Il sistema SANKHYA usò "TATVA" la forza per discernere tra ciò che è eterno e ciò che è effimero, per esplorare i misteri dell’Universo. Il sistema SANKHYA ritenne che la creazione non potesse essere fatta solo da una entità, ma che fosse l'unione di due entità, ossia della natura e di Dio. Così come non si può battere le mani con una mano; ci vogliono due mani per applaudire. In modo analogo PRAKRITI e PARAMATMA sono essenziali per la creazione, senza di loro la creazione è impossibile. Quindi è semplice follia considerare PRAKRITI come un’entità separata. Il sistema SANKHYA ritenne che la Divinità scorre ovunque in PRAKRITI come una sottocorrente. Secondo questo sistema il mondo consiste di ventiquattro entità. I cinque organi di azione, i cinque organi dei sensi di percezione, i cinque aspetti vitali, le cinque sensazioni (TANMATRA) ed i quattro organi interni (ANTHARENDRIYA) di MANAS, BUDDHI, CHITTA e AHAMKARA ammontano al numero di ventiquattro e costituiscono il mondo. Il mondo è fatto di dualità paradossali come l’aria ed il fuoco, il fuoco e l'acqua ecc. Queste sono le dualità che costituiscono l'Universo. Quindi “MOKSHA” (liberazione) non vuol dire ritirarsi in una foresta, "MOHA” più "KSHAYA” = "MOKSHA" (estinzione dell’illusione è liberazione). Quando PURUSHA raggiunge i ventiquattro principi diventa il venticinquesimo principio. Il ventiseiesimo principio si chiama PARAMATMA. Dopo una sincera ricerca di PRAKRITI, PARAMATMA diventa il ventiseiesimo Principio e si fonde con ISVARA.

Karma, Dharma e Brahma Jijnasa   pag.109

Il sistema della PURVA MIMAMSA raccomanda il KARMA JIJNASA allo stadio iniziale. La vita dell’uomo è contraddistinta dalla mattina alla sera dal KARMA. Tutte le azioni degli esseri umani - compresa l’inspirazione, l’espirazione, la circolazione del sangue ecc., - costituiscono il KARMA. L’Universo è pervaso di KARMA in tutti i tempi. Il Saggio Jaimini spiegò in modo molto bello i tre concetti di KARMA JIJNASA, DHARMA JIJNASA e BRAHMA JIJNASA attraverso un esempio convincente, ossia come fare del chutney (una salsa).

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Prendere tutti gli ingredienti come la noce di cocco, il tamarindo ecc., e alla fine preparare il chutney costituisce il KARMA JIJNASA. Assaggiare il chutney è DHARMA JIJNASA. Rendersi conto che qualche ingrediente non è armonico, come il sale, e aggiungerlo è BRAHMA JIJNASA. Quindi fare il chutney ed assaggiarlo è rispettivamente Karma e DHARMA JIJNASA, mentre scoprire il difetto nella preparazione e correggerlo è BRAHMA JIJNASA.

In modo analogo il compimento di azioni e il mettere in atto le regole delle scritture costituisce KARMA e DHARMA JIJNASA. Definire i difetti e correggerli è BRAHMA JIJNASA. Vivere la vita umana che è segnata dai cinque elementi è KARMA JIJNASA. Rendersi conto che la vita che si vive è priva di gioia eterna (SASVATANANDA) dovuta dalla non-sperimentazione di BRAHMATATVA e quindi riconciliarsi con essa è BRAHMA JIJNASA. Il Saggio Jaimini fece conoscere il sistema della PURVA MIMAMSA per dare la possibilità all’uomo comune di sperimentare la beatitudine di BRAHMAN nella sua vita quotidiana. La vita dell’uomo moderno è finalizzata alle cose terrene. Pensando che la vita mondana sia tutto, fa enormi sforzi per gioire al massimo di questi aspetti mondani. Sebbene l’uomo adori il dio denaro, non è capace di liberarsi dall’ansia e dall’agitazione che sono situate nella profondità del suo cuore. Ignorando le regole morali e spirituali e conducendo una vita mondana espone se stesso alla disillusione ed al disinganno. Egli si identifica con il corpo e lo considera il tutto senza preoccuparsi di indagare sulla Divinità che è contenuta nel corpo. L’uomo si presenta agli altri con il nome di Raniyya, Krishnaiyya ecc., basandosi sul nome dato al suo corpo. Se la gente gli chiede che cosa fà si qualifica secondo la sua professione: avvocato, contadino, commerciante, ecc. Inoltre se si domanda di dove lui è, risponde che è Canadese, Indiano, Africano ecc. Così l’uomo si presenta in termini di nome, professione e nazionalità, senza fornire l’essenza della sua vera identità. E’ sbagliato identificarsi con il nome, la professione e la nazionalità, perché non sono eterni. La gente cambia nome, professione e persino nazionalità, per questo è sbagliato dare la propria identità in termini di professione, paese ecc. Quindi la risposta alla domanda “Chi sei?" è "IO SONO ATMA”. Perché ATMA è la realtà eterna che trascende tutti i tempi e tutte le entità, forma la vera identità dell’uomo. Atma è DEHI, mentre il corpo è DEHA: ATMA è l’auriga ed il corpo è il carro: ATMA è il Padrone della casa, mentre il corpo è la casa.

Atma, la luce del corpo pag.111

E’ pura follia da parte dell’uomo identificarsi con la casa mentre è un semplice abitante della Casa. E’ come identificarsi con la macchina che si guida. Siccome il corpo è una composizione armoniosa di occhi, orecchi, gambe, mani ecc., e non semplicemente occhio, orecchio o mano, in modo analogo l’ATMA è un’entità armonica che abbraccia l’universo intero compresi MANAS, BUDDHI ecc. Infatti, è l’ATMA che attiva i sensi e li fa funzionare. Il fatto può essere dimostrato con l’esempio della macchina.

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Anche se la macchina è composta da varie parti quali il volante, il motore, i freni ecc., questi non possono funzionare autonomamente, ma solo se li comanda il guidatore. In modo analogo per la macchina del corpo umano l’ATMA è il guidatore che manovra i sensi, gli organi ecc. E’ sempre l’ATMA che fa vedere gli occhi, sentire gli orecchi e lavorare le mani. Egli è l’autista che dà la vita alla macchina perché Lui mette in moto le varie parti e le fa correre. Il corpo è SHIVAM (fausto) finché l’ATMA abita in lui; diventa SHAVAM (corpo morto) una volta che l’ATMA lo ha abbandonato. Anche se gli occhi, le orecchie e gli altri sensi continuano ad esistere, non funzionano più dopo che l’ATMA ha lasciato il corpo.

Questo dimostra che l’ATMA è il vero Padrone del corpo. Una seria indagine del sistema umano rivela che i vari organi del corpo sono solo degli strumenti, mentre l’ATMA è il Padrone. L’insieme di MENTE, BUDDHI e SAMSKARA (tendenze) è l’ATMA. La mente viene chiamata MANAS, perché ha la capacità di fare MANANA (ricordare, riflettere). La mente funziona con la potenza del Sé. L’intelletto, che è dotato della capacità di discriminazione è anche uno strumento del Sé. L’intelletto ha la capacità di discernere, di decidere e di indagare...

Colloqui  

H.- Questa automobile che ci porta ha certe componenti naturali che non sono né buone né cattive. Quand’è in moto ha una certa velocità e una certa forza viva. In analogia, quali sono i poteri naturali della mente?

SAI- [1] pag.53

La mente non ha poteri; l'unico potere è l’Atma Shakti, la potenza dello Spirito. In effetti, la mente non esiste; non c'è una cosa che si chiama mente. La luna è illuminata dal sole; ciò che vediamo è la luce del sole riflessa.

Ciò che crediamo " mente" è la luce riflessa dell'Atma che risplende sul cuore; in realtà, c'è solo il cuore; la luce riflessa è creduta la mente, ma ciò è solo un modo di considerarla, un concetto. Esistono solo il sole e la luna; la luce riflessa non e un terzo oggetto. In un altro modo, la mente non può esser comparata ad un'auto; l'auto ha forma e la mente non ne ha; non ha esistenza propria. Si può dire che la mente è un tessuto di desideri. E’ l'Atma che risplende sul cuore, sia questo puro o impuro. Se il cuore è purificato ed il più forte dei desideri è quello di Dio, è la perfezione.

  •  

H. - Baba dice. "Perché aver paura? Io sono qui". Questa frase deve avere un significato ampio e profondo. Me ne vorrebbe parlare Baba?

SAI - [7] pag.71

"Io sono" si riferisce all’Atma, che è sempre e dovunque. L’Atma è come il leone, senza paura. La "paura" è del corpo, che va soggetto a depressione, paura e terrore. Il corpo è come una pecora, che fugge tremante di qua e di là; cerca sempre informazione, fa domande. Invece l'Atma è come il leone, impavida e piena di coraggio. L’Atma è Dio: tu sei Dio. Dio è Onnipresente. Questo "Io" sei tu; quell’"Io'' sei tu: tu sei tutto.

  •  

H. - All’Atma corrisponde un punto preciso del corpo sul quale fissare l'attenzione nella meditazione? Si ritiene che l’Atma abbia una "sede"?

SAI - [14] pag.112

L'Atma è dappertutto, ma ai fini della meditazione si può pensare che il principio vitale si trovi a l0 pollici (= 25 cm.) sopra l'ombelico, in mezzo al petto. In questa misurazione, il "pollice" è la larghezza del dito alla sua prima falange.

H - Ho letto che la sede dell'Atman è alla destra del centro del petto, là dove vien fatto di indicare se stessi.

SAI - [15] pag.113

Questa è solo un'opinione; per i mancini il gesto è diverso.

Discorsi vol. X 1° tomo

pag.193

...L'uomo deve perciò diventare consapevole che Dio è dentro la cavità del suo cuore.

sea

Ieri, mentre tornavamo da Ooty, ci siamo fermati al Santuario Badipur Wild Life, e cavalcando un elefante domestico, siamo andati nella foresta per avere una rapida visione degli elefanti selvatici. Immaginate, seduti su di un elefante, noi cercavamo gli elefanti! Quando adocchiammo una proboscide in un bosco, fummo sopraffatti dalla delizia. Seduti su un mansueto elefante addomesticato cercavamo avidamente un elefante nel suo ambiente naturale, non influenzato da abitudini artificiali. Anche l'uomo ignora ovunque l’Atman dentro se stesso nel suo ambiente naturale, e tenta di cercare i fantasmi che lo attirano...

pag.203

...Solo la Visione Interiore può concedergli ananda. Perché l'Atman è la principale fonte di ananda, così come l'egoismo è la fonte di tutti i mali. L'uomo deve sviluppare l'umiltà e il senso delle proporzioni nei suoi propositi e ideali. Voi avete incoraggiato questa istituzione educativa. Dovete far risaltare gli ideali universali nel campo dell'educazione. Dovete incoraggiare quelli che parlano il linguaggio dell’Atman, e non semplicemente il linguaggio dell’Andhra. Quest'ultimo provvede cibi per lo stomaco, ma la gioia per l'occhio e la beatitudine per il cuore sono prodotti dall’Atma. L'uomo non è semplicemente un corpo; egli ha una mente, un cuore, molti livelli di coscienza e sete per la realtà. Molti praticano dhyana, ma la prova del progresso in dhyana è la ricerca di una visione più universale, di grande costanza, pace, pazienza e maggior desiderio di servire i compagni. Dhyana deve rivelare il Divino nell'uomo, e da ciò indurre sicurezza di se. autosacrificio e autosoddisfazione. Perciò regolate la vostra vita in maniera tale da non sentire antipatia per gli altri e che gli altri non sentano antipatia per voi. Amate tutti come incarnazioni dello stesso Principio Divino. Dimostrate con l'esempio questi ideali. Con la cooperazione avete costituito questa istituzione e Io sono felice di benedirla e dare ogni guida e aiuto. Voi siete Miei. Io sono vostro. Quando c'è una istituzione educativa Io Mi interesso in modo speciale a essa, e sono sempre pronto a visitarla e a benedire gli studenti.

Discorsi vol. X 2° tomo

Pag.339 LA MIA GIOIA, IL MIO NUTRIMENTO

Quello che è il soggetto centrale dei Veda, quello che conferisce beatitudine (ananda) a tutta la vita, quello che è l’oggetto di ricerca incessante nel cosmo in vari modi e per varie discipline, quello è Brahman. Esso è ovunque; è la base della creazione. E’ indistruttibile, invariabile, assoluto. Il bhootha akasa o il cosmo che include le stelle, il sole e la terra non è altro che un fiocco di schiuma sulla superficie dell'Atman. Il chittha akasa o consapevolezza, è solo un'onda di quel mare. Il mare stesso è il chidakasa o consapevolezza dell'Atman. L'Atman solo è reale; il resto è tutta apparenza. Il gioco di nome e forma, sono temporanei e transitori. Poiché l'Atman, la Realtà, è confuso col nome e con la forma dei corpi, siamo portati a credere che l'uomo soffra per tre tipi di afflizione: l'adibhouthika, l'adidaivika e l'adiatmika. Adibhouthika è la risultante dell'attaccamento ad amici e parenti, visti come entità distinte, ma nello stesso tempo in modo possessivo. Sono i legami egoistici che fanno soffrire di più gli uomini. Questo demone dell’ego ci conduce su cattive strade; il suo compagno, l'ira, s'impossessa di noi, come un fantasma e ci persuade a unirci alla danza demoniaca e alla sua banda, di cui invidia e cupidigia sono i capi, di daivika è l’afflizione causata da quelle che sono chiamate azioni di Dio (sventure naturali e simili). Con una mente imparziale, non colpita dai capricci della fortuna, questa afflizione può essere superata. Poi si raggiunge lo stato chiamato samadhi, riconoscibile dal senso di equilibrio mentale, dalla equanimità, avventura e conseguimento che appartengono al reame di chittha akasa. L'afflizione adiatmika è causata da malattie e malesseri fisici e mentali. Il potere dello yoga può vincere facilmente questa afflizione. Lo yoga controlla e modifica le agitazioni della mente e perciò assicura calma e pace. Per liberarsi dal peccato, bisogna indirizzare tutta l'attività verso buoni pensieri, buone parole e buone azioni. Così, per conoscere l'Atman o chidakasa, bisogna capire in qual modo il bhootha akasa è conosciuto dalla chittha e che entrambi sono espressioni della chittha. Quando si conosce l'Atman, il Testimone Eterno, si raggiunge lo stadio nirvikalpa, libero da azione e inazione, alti e bassi, gioie e dolori. Sconfiggete thamas con rajas e rajas con sathwa, e finalmente vi libererete anche dal sathwa-guna. Solo allora potrete raggiungere il nirvikalpa. Guna significa corda, perciò anche il sathwa-guna lega. Il nirvikalpa è lo stadio in cui l'uomo è completamente libero, completamente sveglio e completamente saggio.

sea

Ramakrishna una volta mise in contatto Vivekananda, l'asceta, con un devoto capofamiglia, il quale gli chiese: <<Figlio, qual è esattamente il tuo modo di procurarti la saggezza o jnana?>>. In risposta Vivekananda espose un sistema di filosofia sankhya di Kapila: disse che ogni cosa, grande e piccola, cellula o stella, subisce cambiamento in ogni istante. Il cibo consumato diventa fertilizzante per nutrire le piante che procurano ulteriore cibo. L’aria che un uomo esala è inalata da un altro e le piccolissime particelle del suo sistema entrano nel sistema dell'altra persona. L'acqua del mare diventa l'umidità nell'aria e raccolta in pioggia-nuvole rifornisce i campi e i giardini e si trasforma in dolcezza commestibile. La materia non è altro che la perpetua unione e separazione delle particelle. Il corpo umano sostituisce tutte le sue cellule componenti con altre "nuove" ogni sette anni. Perciò come possiamo dichiarare che qualche cosa è stabile, permanente, vera? Così, l'uomo non raggiunge contentezza o pace; non raggiunge la gioia, per quanto ricco diventi e per quanta fama raggiunga. Finché egli si compiace di ciò che è banale e temporaneo, non può essere felice. Solo quando ha scoperto l'Atman ed è sempre immerso nell'estasi di quella scoperta, può essere nella perfetta felicità. In quello stadio egli è consapevole di essere eterno e cosciente, assoluto e onnisciente...

Pag.343 I TRE AKASA

 

E’ l'universo reale? E’ relativamente irreale? Questo problema è stato dibattuto, dalle epoche più remote, dagli uomini di ogni paese. I realisti e gli idealisti hanno discusso nel tentativo di dare una risposta. Gli scienziati o realisti per lungo tempo pensarono che l'universo fosse il conglomerato di atomi di vario genere che hanno assunto forme e nomi molteplici. Come il sale è emerso dal mare, o il ghiaccio si è manifestato dall'acqua, o i cristalli di zucchero dal succo della canna, gli atomi si sono combinati, essi dicono, a formare le cose e gli esseri nella natura. Ma questo è solo parzialmente vero. Chi è orientato spiritualmente ricorda a chi è orientato materialmente, che una ferma base è essenziale perché si verifichino tutte queste trasformazioni. Senza un'estensione di acqua, le onde non possono alzarsi. Senza argilla i recipienti non possono essere formati. L'universo deve avere simile forza basilare o energia o fenomeno. Quel principio fondamentale è, secondo loro, l'Atman. Comunque, il tentativo in cui l'uomo è impegnato oggi è negare l’argilla e costruire la fede sul recipiente! Questo processo è destinato a fallire. Come possono le onde essere separate dall'acqua? L'universo conoscibile, ritenuto falso, deve avere una Verità di base, come la corda a cui è sovrapposto il serpente. Questa Verità basilare è l'Atman. Naturalmente l'universo in cui viviamo è conosciuto dai nostri sensi e noi lo consideriamo vero e reale. Ma non può essere accettato per Verità, perché ogni cosa che cambia non merita di essere chiamata così. Inoltre, appare diverso ai diversi esseri viventi, che non hanno gli stessi livelli di coscienza. Gli animali, gli uccelli e gli insetti ne sono consapevoli in modi e forme differenti; è formato e modellato secondo i desideri, i sentimenti e i pensieri di ognuno. Come si formano questi? L’Atman entra nel corpo come motivatore interiore e risveglia i pensieri e i sentimenti. In assenza dell'Atman il corpo è inerte, in assenza del corpo i pensieri non possono sorgere e in assenza di pensiero, l'universo non si manifesta: è inesistente per l'individuo. Le tre entità sono strettamente interdipendenti: il corpo con tutti i poteri di coscienza che racchiude in se, l'universo e l'Atman, sia individualizzato che universalmente immanente. Entrambi, materialismo e spiritualismo, cercano la base universale fondamentale: uno la scopre nella materia e l’altro nello spirito. Lo spirito o Atman assume la forma del corpo per sperimentare e conoscere il jagat o universo, proprio come il cotone assume la forma del filato per essere conosciuto e sperimentato nell'abito. L'abito è filato e cotone. Il cotone è la base fondamentale, l’Atman, che assume nome e forma e diventa filato (il corpo), ed è finalmente conosciuto come abito (il jagat), prodotto dei pensieri che emanano dal corpo. C'è un altro modo di capire e interpretare questo processo. Nelle Upanishad e nel Vedanta, sono menzionate cinque caratteristiche dell'universo: asthi (sath), bhaathi (chit), priya (ananda), nama (nome), e rupa (forma), di cui le ultime due sono temporanee, e perciò insignificanti. Le prime tre sono i tre aspetti della Verità Eterna, l'Atman. Le categorie di Sath-Chith-Ananda sono inoltre correlate nel Vedanta rispettivamente con bhootha akasa, chittha akasa e chidakasa. Akasa è il nome che indica una sfera di coscienza. Bhootha akasa è coscienza cosmica, chittha akasa è la coscienza della chittha o il centro della capacità discriminante negli esseri viventi e chidakasa è la coscienza pura, immacolata, che fluisce dall’Atman. La bhootha akasa è lo spazio vasto, illimitato in cui il sole e i suoi pianeti sono soltanto minuscoli nodi di energia. Esso è così esteso che la luce di alcune stelle non è ancora arrivata alla terra. Esse sono distanti milioni di anni luce. La luce viaggia, a 1.086.000 miglia al secondo (in effetti la velocità è di 1.088.000 miglia). Perciò potete immaginare l'enorme grandezza del bhootha akasa che include tutte queste stelle e molto di più. Il chittha akasa comprende l'incommensurabile bhootha akasa, perché la coscienza illumina ed è consapevole di tutto ciò che esiste. Il chittha akasa è ispirato all'attività dal chidakasa, il chith o Sath-Chith-Ananda (diversa dallo strumento interiore di discriminazione chiamato chittha). Una frazione infinitesimale dell’Atman è sufficiente per attivare il chittha, così che esso possa attrarre a se il cosmo, l'intero universo oggettivo. Perciò, ognuno deve essere fermo nella convinzione di essere l'Atman e non il corpo coi suoi sensi di percezione e azione, il suo equipaggiamento interiore di mente, intelletto, chittha ed ego. Egli deve sapere che non è sottoposto a cambiamento, che non può morire o essere distrutto. Quando l'uomo è immerso nel bhootha akasa, si sente erroneamente un corpo perituro con le sue appendici. Però spesso richiama la Verità alla sua memoria. Vale a dire, è consapevole della sath, della sua esistenza eterna; mentre contempla la chittha akasa è consapevole di essere il veicolo della coscienza, la chith. Quando è saturo della coscienza del chidakasa, lo splendore dell'Atman, egli è l'incarnazione di ananda, il terzo aspetto dell'Atman. Quando la coscienza è rivolta verso l'interno, si raggiunge l'ultimo stato di Atma-ananda. Il corpo umano è composto di cellule che traggono forza e vita dal cibo; il cibo trae il suo valore calorico dal suolo. Il suolo, il cibo, l'uomo: questo è il ciclo, ed esso è completato quando l'uomo ritorna al suolo. Il suolo è bhootha akasa, il cibo prodotto dal suolo diventa coscienza, il chittha akasa e il chittha si fondono nella consapevolezza dell'Atman o chidakasa. Un seme germoglia dentro il suolo ed esce dalla terra come un alberello; mette fuori i rami, fiorisce; i fiori lasciano posto ai frutti che maturano e contengono semi che possono ripetere il processo di germinazione e crescita. Il suolo è la base di queste trasformazioni e di questi sviluppi; se tenete i semi sul palmo della mano e li innaffiate non cresceranno. Suolo e seme producono la terza entità, la pianta. Le cellule hanno un'affinità strana. Le cellule nel suolo sono il suo Atman; le cellule nei semi sono il loro Atman. Il suolo è la sostanza del cibo da cui l'uomo è nato; da cui l'uomo è sostenuto e nutrito. Ma il corpo è il tempio dell’Atman. Nessuno dovrebbe dissacrare il corpo con pensieri e parole o atti cattivi. Lo splendore dell’Atman rivela tutte le cose, illumina tutte le cose. L’Atman, però, è autorilevante, autoilluminante; splende ovunque, in tutte le cose. Malgrado i cambiamenti l'individuo rimane. Nel bambino, che muta in ragazzo, in giovane, in uomo maturo, la vecchiaia è latente. Così è il chidakasa che si svela nel chittha akasa e, alla fine, nel bhootha akasa, l'universo oggettivo. Per esempio, quando qualcuno Mi fotografa, il negativo rivela un Sai Baba molto piccolo. Ma possiamo ingrandirlo come vogliamo. Però il Sai Baba della foto grande e il Sai Baba dell'immagine molto piccola è sempre lo stesso. Potete asserire che solo questo corpo di cinque piedi e tre pollici è Sai Baba e che la figura in quell'immagine minuscola non Lo è? L’anu e ghana sono entrambi veri; sono la stessa cosa, vista da diverse angolature. Perciò, oh Incarnazioni di Prema, volgete il vostro sguardo dall'universo esterno alla Gloria Interiore, lo Splendore Atmico, ciò che realmente siete.

Pag.387 MIO E TUO

L'uomo ha tracciato due mete distinte davanti a se, una materiale e l’altra spirituale. Ma una simile distinzione è sbagliata e rovinosa; può essere congeniale e conveniente in superficie, ma se la si mette in atto, potrà impedire il risveglio dell'anima. Infatti quelle due mete hanno lo stesso obiettivo: sono entrambe il pellegrinaggio dell'uomo verso la Divinità.

Una delle affermazioni inesatte proposte oggi è: "La forma fisica è composta dei cinque elementi. I suoi componenti alla fine si fondono in essi. Gettando via questo rivestimento, l'anima ne riveste un altro composto dagli stessi cinque elementi e, sottoponendosi ad alcuni periodi di insegnamento, elimina anche quei vestiti. L’anima è sempre alla ricerca di nuove esperienze: è un'entità altamente peripatetica. Il corpo è lo strumento necessario per realizzare l'Atman.

L’Atman risiede nel corpo e deve essere scoperto in se attraverso il corpo.

sea

Ecco una coppa d’argento; non possiamo separare l'argento dalla coppa o la coppa dall'argento. L'argento è la verità basilare; la coppa è la forma che gli è stata data. Però possiamo trasformare la coppa in un piatto, in un'urna, o in una scatola. Questo stesso argento era forse un piatto nel passato, è una coppa nel presente e può diventare un'icona nel futuro. Attraverso tutte queste trasformazioni, l'argento persiste come argento.

Ugualmente la Divinità, l'Atman persiste sebbene i cinque elementi cambino di corpo in corpo. E’ l'Atman con o senza forma? Ha degli attributi o non ne ha? E’ libero dal sentimento o legato da sentimento? Questi dubbi tormentano certamente il pensatore. Le forme sono puramente artificiali e temporanee, non sono innate; ma l'Atman che non ha forma, è immanente nella forma del corpo. Come può dunque l'uomo separarli e considerarli due entità diverse? Ciò può solo condurre al disastro. Voi state compiendo qui uno yajna di sette giorni, che non necessita di un altare, di un pozzetto per sacrifici, né di altro mezzo materiale, che sono soltanto simboli esterni dei sentimenti esteriori. La mente esente dall'ego è l'altare; offrite le vostre attività (senza nessuna traccia di desiderio) al fuoco della rinuncia. Per celebrare questo yajna non si ha bisogno di raccogliere denaro e provviste o riunire sacerdoti. Le azioni fatte fra l'alba e il crepuscolo sono offerte al fuoco sacro della saggezza; le azioni indotte da istinti e impulsi sono materiali, non sorgono da una mente guidata dall'intelletto. Quando si supera la mente e vengono conquistati i più alti limiti, tutte le azioni diventano pure e sante. Quando il sonno profondo vince i sensi, la mente, l'intelletto, il senso dell'ego e la coscienza dell'ambiente circostante scompaiono. Il cosmo intero scompare dalla coscienza. E’ il momento in cui l’Atman è solo con se stesso e la schiavitù è annullata. L'Atman avverte ogni individuo della sua esistenza col suo "Io". Lo stesso "Io" insiste per essere riconosciuto nella nostra infanzia, giovinezza, mezza età e vecchiaia. Attraverso tutti questi cambiamenti del corpo costituito dei cinque elementi, l’"Io" è l'Esistenza-Consapevolezza-Beatitudine, il Testimone Supremo e Incorrotto. Ignorando questo ricordo dell'Unità di tutta la vita, l'uomo si perde in odio e cupidigia. Quando c'è solo l'Atman, Uno in tutti, come può sorgere l'odio? Chi può nascondersi e da chi? Ekam sath: tutto ciò che esiste è Uno. L'uomo, nella sua ignoranza, vuole tenersi separato dagli altri, per cercare la propria felicità, dimenticando che non può essere felice se non lo sono tutti; si contamina con l'orgoglio, usa il tempo per degradarsi al livello delle bestie. Il tempo è un dono prezioso che deve essere trattato con rispetto. La gente generalmente misura il tempo dall'alba al tramonto e dal tramonto all'alba, che è un calcolo illusorio simile a quello che ci fa dedurre che la luna si muove con le nuvole. L’uomo elogia Dio e il Super Se o il Paramatman, quando i suoi desideri sono soddisfatti, altrimenti Lo biasima. Ma Dio non ha pregiudizio o parzialità. Se ha prema, deve avere anche ira o Krodha. Qualsiasi manifestazione di questi sentimenti è solo superficiale, in quanto non proviene dal nucleo centrale. Dio è il testimone della catena causa-effetto (karma). Potete evitarne le conseguenze dedicando l'azione a Dio e astenendovi dall’attaccamento, però dovete essere sinceri nel vostro abbandono e nel vostro distacco...

Discorsi volume I

pag.21

... Il maggior difetto di questi tempi è l’assenza di Atmavichara, cioè dell'indagine sulla natura dell’Atma. Ecco la ragione di tutta questa Asanthi. Se siete avidi di conoscere la verità circa voi stessi, allora, anche senza la fede in Dio, non potrete smarrirvi. I vasi sono tutti di creta, gli ornamenti d’oro, i panni di filo. Laddove pareva regnare la diversità, esiste soltanto l'unità; la sostanza di base è unica ed indivisibile. Questo è Brahman, questo è Atma: ecco la vostra sostanza di base ! Questa Atmavichara si trova esposta nella sua forma migliore nelle Upanishad. Proprio come il flusso di un fiume è regolato dagli argini, in maniera che le acque vengano incanalate verso il mare, così le Upanishad regolano e incanalano i sensi, la mente e l'intelletto, perché possano raggiungere il mare e fondere l’individualità nell’assoluto. Studiate le Upanishad con la prospettiva di agire in accordo con esse e di metterne in pratica i consigli. Esaminare una mappa o sfogliare una guida non può certo darvi l’emozione di un vero viaggio, e neppure una frazione del piacere e dell'istruzione che ricavereste attraversando il paese rappresentato. Le Upanishad e la Gita non sono che mappe e guide, ricordatelo.

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Una volta, un contadino sedeva tra un gruppo di devoti ad ascoltare un Pandit che esponeva la Gita. Gli ascoltatori erano colmi di meraviglia per l'erudito commento e le dotte disquisizioni profuse intorno ad ogni parola o frase. Anche il contadino, benché quello che udiva fosse molto al di sopra del suo livello culturale, sembrava molto attento, al punto di sciogliersi in lacrime. Alla fine il Pandit volle conoscere la ragione del suo pianto, e il contadino meravigliò tutti per la sincerità della sua Bhakthi: disse che piangeva per la condizione disagiata in cui si trovava il Signore che, sedendo sul timone del carro, doveva tenere il collo voltato all'indietro per tutto il lungo tempo necessario a convincere il riluttante Arjuna. “Oh quanto dolore doveva sentire al collo!", e così dicendo piangeva.

Questa è vera devozione, un sicuro passaporto per la vittoria spirituale. Quel contadino si era identificato con i protagonisti dell'episodio, e l'intera vicenda, per lui, era diventata viva. Del resto non e assolutamente indispensabile che leggiate la Gita e le Upanishad, perché se chiamerete il Signore nel vostro cuore, udrete una Gita scritta appositamente per voi. Egli e il vostro proprio auriga. Chiedete e il Signore risponderà. Tenete la Sua forma dinanzi mentre sedete in meditazione, e il suo nome, qualunque nome, quando praticate Japa...

pag.139

... Siete venuti in questo mondo perché rimandati in alcune materie; dovete acquisire una certa quantità di esperienza per completare il corso. Se vi convincerete che la vostra vera natura è Atma, allora il corso avrà termine e sarete promossi. Per raggiungere questo stadio dovete cominciare a coltivare il sentimento di parentela con tutti gli esseri, chiamato Sarvasamanabhava. E' molto difficile raggiungerlo, e l'unica strada consiste nel vedere l’Atma che risiede ovunque. Per esempio, una persona che possiede quella Bhava, non gioirà ad uccidere gli animali per cibarsene, e neppure li caccerà; perché dovreste andare in cerca di un animale nella sua tana, fargli la posta, predisporre le trappole e trarre piacere dalla sua morte? Prema dovrebbe venire coltivata nei confronti di tutti gli esseri, per poter vedere la Sarvabhuthaantharatma. L’Atma è onnipresente, non pensate che si trovi solo in persone appartenenti a determinate caste o razze o credi; e neppure che sia più grande negli uomini grassi o più brillante in quelli ricchi. E' composta di Sat, Chit e Ananda in ogni essere. E' necessaria una lunga Sadhana per guadagnare questa visione. Tuttavia, potete iniziare con piccole cose; ad esempio evitare di dare fastidio agli altri. Se siete incapaci di servire o non lo desiderate, desistete perlomeno dal recare danno; sarà già un servizio meritevole. Prendete ad esempio le vostre "vaak", le parole che pronunciate. Io sostengo sempre che vaaksuddhi conduce a manosuddhi. Per questo motivo insisto che si parli in modo pacato, dolce e parco. Il parlare satwico bandisce la rabbia, l'accaloramento e l'odio. Un tale modo di esprimersi non causerà litigi o fazioni, e neppure sconvolgerà la pressione sanguigna, ma promuoverà il reciproco rispetto ed amore. Inoltre, non ridete cinicamente del bene fatto dagli altri o delle altrui Sadhana, informatevi, ma non oltraggiate. Rispettate la sincerità degli altri, gli anziani e coloro che posseggono più esperienza di voi. Se siete in compagnia comportatevi in maniera educata, spargendo all'intorno fratellanza e gioia. Lottate per la felicità della comunità e della razza umana, e pregate che tutti gli uomini, in ogni luogo, possano avere pace ed abbondanza. Siate ansiosi di fare il bene e di essere buoni. Trattandosi di una cerimonia connessa con l'ospedale, dovrò dirvi ancora qualche cosa. Siate regolari nella dieta ed evitate brutte abitudini, se desiderate mantenere la salute. Una alimentazione moderata e di tipo satwico, favorirà la calma mentale e la felicità fisica. Bisogna sempre dare il benvenuto a Mitha-ahara. Troppe persone consumano cibi ricchi, in misura superiore al fabbisogno; devono imparare ad essere più moderate. Inoltre, evitando di fumare, sfuggirete a molte malattie causate da quella pratica rajasica. Ogni intossicante o stimolante è dannoso, perché disturba il corso della natura. La moderazione nel cibo, nella parola, nei desideri e negli interessi, l'accontentarsi di quel poco che può essere ottenuto da un lavoro onesto, il desiderio di servire gli altri e di infondere gioia a tutti, costituiscono il più potente dei tonici e degli elisir conosciuti dalla scienza della salute, la Sanathana "Ayur-veda".

Discorsi volume II

2° - pag.13 IL <<CLIC>> DELL'APPARECCHIO FOTOGRAFICO

Tutto ciò che Kuppa Baragi Sastri vi ha detto a proposito di Dio, dell'anima e dello spirito, era molto corretto e molto utile particolarmente per gli aspiranti spirituali che hanno raggiunto un certo stadio nella disciplina e negli studi; ma Io so perfettamente che per la maggior parte di voi ciò era pressoché incomprensibile. Mio compito è quello di spiegarvi ciò che vi necessita in modo semplice e piacevole e soprattutto facile da digerire. E' difficile farsi un'idea esatta dell'<<atma>> nonostante le citazioni tratte dal commentario delle Upanishad che Kruppa Baragi Sastri vi ha fatto. L'oro è la base di tutti gli ornamenti, qualunque sia la forma che l'oggetto prezioso possa assumere. Diventare un ornamento specifico per l'oro significa perdere la sua natura universale o meglio limitarla. Perdere, quindi, il nome dell'oro per diventare un oggetto particolare, una forma, significa sentirsi separato, dimenticare l’unità, il tutto. L'<<atma>> non muta, nessuno la può trasformare, la sua natura è deformata da diversi strati di ignoranza, sotto i nomi di <<manas>> (mente), <<buddhi>> (intelletto), eccetera.

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L'ornamento deve essere cosciente che non è, non è mai stato e non sarà mai né ovale, né quadrato, né piatto, né tondo, né braccialetto, né collier. Egli deve bruciare dal desiderio di conoscere la sua vera Natura e prendere coscienza della verità che è alla base di tutto, lasciando da parte l'apparenza che è ingannevole. Nel momento in cui diventa oro di nuovo, o piuttosto cessa di pensare a se stesso come una cosa diversa dall'oro, egli può dire allora di essere rientrato in possesso del suo bene.

Non è perché voi avete eletto domicilio in questo corpo che potete chiamarlo <<Io>>; non vi sognerete mai di chiamare <<Io>> questa <<hall>> nella quale siete seduti, poiché sapete di essere separati da lei e che siete lì temporaneamente. Quando vi spostate in taxi, non pensate certamente che voi siete questo veicolo, non ve lo portate in casa quando siete arrivati a destinazione. Ebbene, per il corpo è lo stesso, quando siete arrivati a casa, lo abbandonate.

L'<<Io>> in voi è Dio stesso. L'<<lo>> è la minuscola onda che gioca con il vento in un istante sopra le profondità dell'oceano. L'onda vi dà l'impressione di essere separata dall'azzurro dell'oceano che è sotto di lei; ma è solo apparenza, un prodotto di due idee: il nome e la forma. Sbarazzatevi di queste idee e vedrete l'onda sparire sopra le acque. La sua realtà vi abbaglierà e finalmente voi saprete. Dio rivela la Sua Gloria all'essere umano grazie a <<prema>>, l'amore...

Discorsi volume III

pag.170

... Voi siete l'infinito che svolge il ruolo del "finito", simula l'infinito informe che appare in una infinità di forme. L’Assoluto che simula di essere il relativo, l'Atma che si comporta come un corpo, la metafisica mascherata semplicemente da fisica. L'Atma Universale è la base di tutti gli esseri. L'atmosfera c'era prima delle case: le penetra e le pervade per un po' di tempo, poi quando esse crollano e diventano un mucchio di macerie, l'aria rimane tale senza essere per nulla toccata da esse. La stessa cosa accade all’Atma che pervade il corpo e che sopravvive alla sua trasformazione in cenere. La stessa inesplicabile, invisibile energia elettrica, quando entra in una lampada, in un ventilatore, in una cucina elettrica, in un frigorifero o in un miscelatore, li attiva tutti insieme oppure uno per volta. Il Principe Divino attiva tutti gli esseri allo stesso modo; è la fiamma della Divinità, più piccola della cosa più piccola, e più grande delle cose grandissime. Gli Yanthras sono strumenti come il microscopio che si usa per osservare oggetti piccolissimi, o come il telescopio, che serve per vedere ciò che è lontano, mentre gli strumenti che aiutano a visualizzare il Principio' sono chiamati Manthras cioè formule che salvano se si medita sul loro significato. Si chiamano anche Thantras quando si fa riferimento alla loro applicazione pratica. La fede nell'efficacia dei Manthras è nell'utilità dei metodi prescritti come nell'esistenza del Principio, è essenziale per il successo nella grande avventura; cosi come la fede nell'efficacia degli Yanthras, nella correttezza della loro applicazione e nell'esistenza del materiale che si cerca di conoscere, è essenziale per gli scienziati...

Aforismi Vedici

Pag.68 - [113]

Il corpo umano è un sostegno, un ricettacolo (alambanam) per l’Atma. Elementi come l’acqua e il vento sono intimamente collegati al corpo; pertanto, il Principio dell’Atma o i Principi di Brahma, che sono il nucleo dell’essere, non possono essere conosciuti. L’uomo ha perso la consapevolezza di tale Principio (tattva) che costituisce la sua Verità; esso è nel corpo, ma non del corpo. Si tratta di un principio che non appartiene al corpo, incorporeo (asharira tattva), quantunque sia in esso attivo: è l’Atma.

Pag.68 - [114]

La capacità degli occhi di vedere o delle orecchie di sentire è data dall’Atma. Pertanto, come possono gli occhi vedere o le orecchie udire l’Atma? Gli occhi e le orecchie sono da Esso sostenuti (adheya); il Sostenitore (Adhara) è l’Onnicoscienza (Sarva Chaitanya), il Principio del Brahman, l’Atma. Quello è il vostro vero “Io”, la Volontà (Sankalpa).

Pag.68 - [115]

Gli elementi - etere, aria, fuoco, acqua e terra - che costituiscono l’Universo, operano solamente sollecitati dalla Suprema Sapienza (Prajnana). Gli dei (devata) o Esseri di Luce sono luminosi solo per mezzo di quella Sapienza, che infonde loro energia. L’intero mondo degli esseri viventi (prana koti) è sostenuto dalla stessa Sapienza (Prajna). Tutto ciò che è immobile (stayara) e tutto ciò che mobile (jangama) poggiano saldamente entrambi sulla Sapienza. La Sapienza Suprema è l’Atma, è il Brahman. La Sapienza Suprema è l’universo visibile, il mondo oggettivo. L’essenza del Cosmo è Sapienza; la Sapienza è Coscienza che riempie di sé il Cosmo, l’universo dei Cinque Elementi (Prapancha).

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Atma shabdat: da quando viene usata la parola, il suono (shabda) “Atma”, la proiezione (ikshate), a cui s’è già fatto cenno nell’aforisma precedente, è indicata come la sua funzione principale. Il fuoco o l’acqua è il prodotto, l’effetto di una Volontà. Il termine “proiezione” o “manifestazione non dev’essere interpretato in un senso subordinato o figurativo (gaunah). Solamente l’Atma è dai Veda o dalla Shruti indicato come l’Ente Primo; il proposito, l’impulso sono processi che avvengono solo nell’Atma, non in qualsivoglia altro ente. Tutto l’universo conoscibile era (dal principio) Sat, l’Essere. Qualunque forma esso abbia assunto nel processo del tempo o nel perimetro dello spazio, tutto ciò che di esso fa parte è, in realtà, solo Sat, vale a dire Atma! Questa è la lezione contenuta nei Veda.

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Nulla è inerte, inattivo (jada); infatti, troviamo che il termine Atma viene talvolta usato per indicare persino il seme del mondo fisico (pradhana), la Materia Primordiale (mula prakrti). Pradhana è lo strumento che compie la volontà della Suprema Coscienza ossia del Purusha, il Sommo Sé. Essendo azionata da Purusha che è la Causa, anche a Prakrti o Pradhana è stato assegnato uno stato di coscienza proprio.

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Se il completamento è espletato, se, per mezzo della Grazia di Dio, si raggiunge la consapevolezza atmica, dove cercare il Sé? Dove risiede? Com’è possibile conoscere il Sé o l’Atma? In questo processo può esser d’aiuto adorare anche tutto ciò che è in apparenza “privo di coscienza” quale manifestazione della Coscienza Sovrana, o Sé Universale. Il Principio dell’Atma può essere veramente compreso solo dai ricercatori saldamente radicati nel Brahman senza forma e senza attributi. Tuttavia, anche l’incarnazione di Dio in una forma (saguna) possiede in pienezza la Realtà atmica. Ci sono molti esempi che spiegano questa Verità. La Conoscenza del Divino o Brahma Vidya è un altro nome utile per comprendere e sperimentare l’Atma come Assoluto, l’individuo come universale.

Upanishad Vahini

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Lo Spirito (Atma) non subisce alcuna modificazione, eppure è più veloce del pensiero. E’ questo il mistero e il miracolo: sembra sperimentare tutti gli stati, ma non cresce, non declina né cambia; per quanto sia ovunque, non è percettibile dai sensi. Ogni crescita, ogni attività ed ogni mutamento avvengono a causa del suo esistere come substrato e della sua immanenza onnipresente. Le cause e gli effetti agiscono e reagiscono in virtù della Realtà atmica che è il fondamento di ogni cosa. Il termine Isha significa proprio questo. L'Essenza di tutto il mondo oggettivo (Atma) è vicina e lontana, interna ed esterna, ferma e dinamica. Chi conosce questa Realtà merita il nome di Saggio (Jnani).

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L’ignorante non potrà mai afferrare il concetto dell'immanenza dello Spirito (Atma). Solo chi ne è consapevole vedrà gli oggetti sentendo in essi la Sua Presenza; gli altri cercheranno il gioiello perduto senza accorgersi che lo stanno indossando. Per quanta istruzione possiate avere, se vi manca la consapevolezza dell'Atma, la concepirete sempre come esistente in qualche luogo inavvicinabile. Invece il Saggio, che ne è consapevole, La vede in tutti gli esseri, e vede tutti gli esseri come Spirito (Atma): per lui tutti sono uguali, non vede differenza alcuna, e in tal modo si salva dal dualismo.

Pag.23 - [6]

Yama continuò: “Lo Spirito (Atma) non conosce agitazione o turbamento, è Coscienza piena ed infinita. Chi Lo la sperimentato non sarà più mosso dai concetti dualistici di "è” e "non è”, di “agente” e “non agente”, ecc. L’Atma non è qualcosa che possa essere conosciuto. Non è il conoscitore, né il conosciuto, né la conoscenza. Scoprire ciò costituisce la visione più elevata; comunicare agli uomini questa Realtà è l'insegnamento più alto. L'Assoluto (Brahman) è l'Istruttore, e colui che viene istruito è anch'esso Brahman. La consapevolezza di questa Verità eterna ed onnipresente salva da tutti gli attaccamenti e le agitazioni, e quindi libera dalla nascita e dalla morte. Questo grande mistero non può essere afferrato dalla logica umana, ma deve venire acquisito per mezzo della fede nelle tradizioni sacre (Smriti), ed essere sperimentato”.

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"Solo con una grandissima perseveranza è possibile conoscere lo Spirito (Atma). La mente va distolta dal suo ambiente naturale, il mondo materiale, e mantenuta in uno stato di stabilità incrollabile. Solo un eroe può trionfare in questa avventura interiore e solitaria, e vincere i mostri dell'egoismo e dell'illusione. Solo questa vittoria può estinguere il dolore”.

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Infatti, il Vedanta insegna che la Verità Suprema può esser realizzata da ogni essere umano: tutti i Testi concordano su questo punto. Inoltre, affermano che la sacra sillaba OM (Pranava), è il simbolo sia del Sé Supremo o Assoluto (Para-Brahman) che di Quello inferiore o relativo (Apara-Brahman). Essi dichiarano che la costante meditazione (upasana) sul Pranava vi può elevare persino alla condizione della Divinità Cosmica (Hiranyagarbha), e vi aiuta a raggiungere i due livelli di Brahman (Para-Brahman e Apara-Brahman). Hiranyagarbha è avvolto dal più sottile dei veli (Maya) che coprono la vera Essenza de1l’Assoluto (Brahman). Ora, la sacra sillaba OM (Pranava) consente di squarciarlo per prendere coscienza tanto del Sé Supremo quanto del Sé inferiore.

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L’Assoluto, che trascende la visione, si rende manifesto alla visione come Spirito (Atma). Vishva, taijasa e prajna sono solo apparenze sovrapposte all'Atma. Vale a dire che l'Atma rimane sempre il medesimo, e non viene toccato dagli stati di veglia (vishva), di sogno (taijasa) e di sonno profondo (prajna) che l'uomo sperimenta nel corso della sua esistenza. L'Atma, e quell'entità cui ci si riferisce come "Io", sono la medesima cosa. L'Atma o "Io", nuota come il pesce nel fiume, che non si cura delle sponde che regolano e delimitano l'acqua. Nel sonno profondo, tutti gli stimoli mentali (vasana) sono sospesi, e, benché persistano, non sono manifesti né attivi. Nel sogno, invece, l'uomo segue quegli impulsi (vasana) e viene coinvolto da questo processo. I richiami e le seduzioni del mondo, che attraggono l'uomo verso gli oggetti, nascono tutte durante gli stati di veglia e di sogno, perché le agitazioni della mente costituiscono il terreno fertile dove gli impulsi (vasana) nascono, crescono, si moltiplicano e gettano radici. Di fatto, il Creato (shrishti) è generato e sostenuto dall'attività mentale.

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Come l'albero germogliato da un piccolo seme cresce, fruttifica, e dai semi contenuti nei suoi frutti nascono altri alberi, così anche il corpo si sviluppa, e quando è maturo cade al suolo, con lui se ne vanno la parola, gli organi di senso e anche il respiro. Solo l'Atma non viene toccato da questa o quella circostanza, ma rimane sempre il medesimo, Immobile e Inamovibile.

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Ma a questo punto sorge una domanda: la mente, l'energia vitale, la parola, l'occhio, l'orecchio, ecc. svolgono le loro rispettive funzioni spinti dalla legge di causa-effetto, oppure agiscono così perché mossi dalla Volontà di una Forza consapevole? In altre parole: l'orecchio ha la prerogativa di riconoscere i suoni, l'occhio quella di percepire e distinguere le forme, e, analogamente, anche gli altri sensi possiedono delle capacità conoscitive loro proprie. Ora, quando la mente, per mezzo dei sensi di percezione, si estroverte e avvolge gli oggetti, nasce la conoscenza. Dunque, sia i cinque sensi che la mente sono strumenti di conoscenza, ma come possono svolgere questa funzione intelligente se, per loro natura, sono ottusi?

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Bene, la risposta è questa: possono svolgere quella funzione grazie alla presenza dello Spirito (Atma), che riflette il Suo splendore sull'organo interno (Antahkarana), ossia sul complesso mente-ego-intelletto. Come il Sole rischiara il mondo e lo vivifica in mille modi, così l'Atma, con la sua luce (tejas), attiva gli strumenti di conoscenza e, quindi, illumina e vivifica il mondo. La corrente elettrica, che fornisce energia alle macchine per compiere varie operazioni, come ad esempio quella di stampare, non si può vedere né toccare, eppure è il motore del movimento, la macchina della macchina. Allo stesso modo, la luce dell'Atma è l'Orecchio delle orecchie, l'Occhio degli occhi, la Corrente che mette in azione ogni cosa.

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Ma l'aspetto più stupefacente è che lo Spirito (Atma) è inattivo e privo di attributi, quindi non ha niente a che fare con la mente (manas) e con i sensi che, tuttavia, vengono resi attivi dalla Sua presenza. Ricordate sempre questa verità. Come i raggi del sole non sono consapevoli dell'attività che suscitano, così l’Atma non è responsabile dell'attività sensoriale. Questo fu l'insegnamento dato da Varuna al figlio Bhrigu.

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Quando viene illuminato dalla luce dell'Atma, l'occhio acquista la facoltà di afferrare le forme, e questo rappresenta tutto il suo campo d'azione. Non potrà mai aspirare ad illuminare l’Atma, che brilla di luce propria. Una lampada può far luce sugli oggetti, ma questi non possono, a loro volta, illuminarla. La parola (vak) è in grado di descrivere o connotare solo quelle cose che possiedono degli attributi quali il nome, la forma, le qualità (guna), le azioni (kriya), ecc.; come potrebbe esprimere o precisare ciò che non ha qualità, nome, forma, caratteristiche, ecc., cioè lo Spirito Universale (Paramatma)? Non si può definire la dolcezza, o altri sapori, col semplice ausilio della parola. L'Atma non è cosa che possa essere descritta. La mente (manas), priva di intelligenza, non può sperimentare l'Intelligenza. Non esiste un conoscitore che sia in grado di conoscere il Conoscitore di tutte le cose. Egli trascende il campo del conoscibile, e quindi, una volta conosciuto, non sarà più né Conoscitore, né atto del conoscere.

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Dio (Brahman) è la Conoscenza (Jnana) Stessa, quindi non può essere conosciuto da un conoscitore. Altre cose possono essere conosciute per mezzo del processo conoscitivo, ma non la Conoscenza stessa. Una lampada non ha bisogno di un'altra lampada per vedere se stessa, e neppure prova desiderio per la propria luce: essa ha luce ed è luce ecco tutto. Illumina gli altri oggetti, ma, non la propria luce. Anche voi siete Luce, voi siete Atma. Lo Spirito che è in voi è della stessa Natura di Quello presente in tutti gli esseri: non ha limiti, né attributi, né qualità. E’ l'unica e sola Realtà.

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Lo Spirito (Atma) può essere conosciuto studiando le Scritture e mettendo in pratica i loro insegnamenti. L'Assoluto (Brahman) o lo Spirito (Atma) è quel Principio che non può essere illuminato dalla parola o dai sensi, ma che illumina la parola e i sensi. La prima parte (kanda) di quest'Upanishad afferma con chiarezza che Dio non può essere limitato, rifiutato o ignorato.

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La Aitareyopanishad appartiene al Rig Veda. Splende impreziosita da sei capitoli che descrivono il Principio Assoluto dello Spirito (Atma), ed è pertanto conosciuta col nome di Atmashataka: "I Sei capitoli dell'Atma". Questa Upanishad consente all'aspirante di raggiungere la visione dello Spirito (Atma) che consegue alla distruzione dell'illusione e dell'ignoranza. Il termine Atma viene qui usato con due significati: empirico (vyavahara) e qualificato (vishistha). Nel primo caso definisce il sé individualizzato (jivi), nel quale l'Atma si esprime all'esterno tramite i sensi di percezione (jnanendriya), ora, la parola Atma deriva dalla radice ath che la, tra gli altri significati, quello di "espansione, distruzione, movimento", e pertanto denota l'immanenza universale, il riassorbimento totale e il divenire perpetuo, vale a dire Brahman stesso.

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Nello stato di veglia, lo Spirito (Atma) sperimenta il mondo esteriore; in quello di sogno, quando i sensi di percezione e di azione sono inattivi, crea forme e nomi in base alle impressioni raccolte precedentemente nel mondo esterno; nello stato di sonno profondo, diventa immanente ovunque ed assume il Suo ruolo sostanziale di pura beatitudine, ignaro di qualunque cosa, esterna o interna. In realtà, il significato del mondo corrisponde all'esperienza di questi tre stati. E' vero che lo Spirito, se messo in relazione al tempo, allo spazio e alla causalità sembra condizionato e limitato, ma questa non è la Sua vera natura. L'Atma non ha fine né principio, è immutabile, conosce e può tutto, non possiede attributi. E' eterno, puro, consapevole, libero. Non ha secondo. E' unico, intero, indivisibile.

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Poiché il mondo manifesto (jagath) è conoscibile mediante la diretta percezione sensibile, tutto ciò che si può indicare come "questo" o “quello" con un nome o una forma, viene incluso nell'idea di “Creazione" (srishti). Ora, il termine “Creazione" sottintende il compimento di un atto, il conseguimento di un risultato. Ma, allora, prima cosa c'era? Idam agre Atma eva asit: "prima esisteva solo lo Spirito (Atma)". Il mondo (jagath), infatti, è "qualcosa" che era latente ed è divenuto manifesto, e, nella fase di latenza, esisteva immanifesto nell'Atma. Quando si produsse la spinta ad essere i molti, la pluralità dei nomi fiorì, e questa multiforme diversità apparve alla vista. Quindi, la prova dell'esistenza della manifestazione risiede unicamente nel suo essere percepibile dai sensi.

Pag.80 [4]

In sostanza, un nome è un suono che si manifesta come parola. Nell'udire l’affermazione “Questo è Ranga”, quando il suono "ranga” viene pronunciato, l'ascoltatore si volge verso la persona che gli viene indicata e la identifica come Ranga. La parola e il suo significato sono inseparabili. Nessuna delle due esisteva prima della creazione, e così lo Spirito (Atma) e il mondo (jagath) immanifesto, erano irraggiungibili dall'intelligenza che modella il mondo. Con la Creazione, essendo i nomi e le forme divenuti l’essenza della manifestazione, è possibile afferrare ogni cosa per mezzo delle parole e del loro significato.

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Lo Spirito (Atma) è la non-dualità che fu, è e sarà; mentre il mondo (jagath), è la manifestazione della molteplice varietà che si regge sui nomi e sulle forme; ma, fondamentalmente, sono entrambi della medesima ed unica sostanza (vastu). Come l'oceano, uno ed omogeneo, si presenta sotto forma di spuma, bolle e onde di diversa grandezza, così la creazione rende manifesta l'apparente pluralità che origina dall'Uno immutabile. Scorgere la molteplicità è un sintomo di miopia, di ignoranza. Non è necessario postulare una seconda entità, diversa dall'Atma. L’ignoranza o miopia o illusione (maya) è prodotta dalla Volontà stessa dell'Atma e quindi non ha un'esistenza separata, come la forza non è separata dalla persona forte.

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Lo Spirito (Atma) non ha le qualità che distinguono le cose simili o diverse tra loro, e neppure possiede caratteristiche proprie. Viene categoricamente definito: "Uno ed Unico” (Eka Eva), ma non è facile afferrare il concetto che "tutto è uno". Questa idea richiama alla mente il paradosso della fune che appare come serpente, o il miraggio che inganna la vista. E' vero che l'Atma stesso ci fuorvia, presentandosi come mondo (jagath), mal è solo un gioco di prestigio manovrato dal Volere dell'Assoluto. Infatti, è la corda la Causa prima dell'illusione che la fa sembrare un serpente. L'Atma è al di la della portata dei sensi, non ha membra né corpo. Solo la spiegazione che tutto è un'illusione può soddisfare il ricercatore dotato di spirito critico, che si domanda come possa il mondo (jagath) essere stato emanato dallo Spirito (Atma), che è solo Pura Coscienza.

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Tutto è Atma, anche la forza di maya, che genera l'illusoria molteplicità. Maya è tanto forte da causare le azioni, usando come strumenti gli organi di senso, e così, voi affermate d'aver agito grazie al potere della vostra volontà, mentre invece l'azione è stata compiuta dall'illusione manifestata dall’Atma.

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Il mondo creato è privo di consapevolezza, e quindi la necessità di essere accudito come una macchina (yantra). Forse che un congegno meccanico, una volta costruito ed installato, può funzionare senza l'intervento di un operatore o di un tecnico? Per questa ragione, infatti, Dio ha creato la Persona Cosmica (Virat-Purusha) traendola dai cinque elementi, e l'ha dotata di una testa e di membra, proprio come la figura d'argilla che il vasaio modella col materiale da lui stesso scavato. Dalle membra della Persona Cosmica furono creati i "Protettori del mondo" (Lokapala). Poi Vennero differenziati i sensi, e dotati ciascuno di una propria Divinità protettrice. Quando sul davanti si formarono il volto e la bocca, il Dio del Fuoco (Agni) venne posto a custodire la voce, che costituisce la funzione della bocca. Fu poi la volta del naso, degli occhi e degli altri sensi, ai quali furono assegnate le rispettive Divinità. Queste hanno lo scopo di santificare i sensi e fare in modo che funzionino adeguatamente. Infatti, l'occhio, il naso e l'orecchio, quand'anche fossero perfetti dal punto di vista esteriore, non potrebbero funzionare senza l'aiuto delle Divinità che li presiedono.

Pag.82 [9]

In seguito furono creati dalle acque, e offerti agli Dei, la vacca e il cavallo, ma gli Dei non si dimostrarono soddisfatti, e quindi, in risposta alle loro preghiere, venne creato L’uomo (Purusha), a somiglianza della Persona Cosmica (Virat-Purusha). Allora, vedendo che era dotato di discernimento (viveka) gli Dei si rallegrarono. Infatti, tutti i corpi diversi da quello umano sono meri strumenti per sperimentare i frutti dell'azione; solo quello umano è strumento di Liberazione.

Pag.82 [10]

Una volta entrato nel corpo, il Signore governa il collegamento dei sensi e della mente con il mondo oggettivo. Come un attore, prende contatto col mondo esterno e lo sperimenta in base alle lezioni acquisite nelle vite precedenti, mentre, alla Sua Presenza, l'intelletto (buddhi) volteggia come una danzatrice, al tempo coi sensi, spostandosi da un oggetto all'altro. In questo modo Egli illumina ogni cosa attraverso la forma del sé individualizzato (jivi).

Pag.83 [11]

Lo Spirito Universale (Paramatma), che si è autolimitato come Spirito individuale (Jivatma), ha tre aree dove risplende più manifestamente: l'occhio, la gola e il cuore. Ad esempio, si nota chiaramente che gli occhi brillano di una particolare lucentezza quando si raggiunge la Consapevolezza Divina, o anche solo si tenta di raggiungerla.

Pag.83 [12]

Ora, quando il jivi prende coscienza della propria Realtà, forse non sarà capace di descrivere come ogni cosa non sia altro che Spirito (Atma), ma saprà che è Dio (Brahman) stesso ad apparire come tutte le cose. Chi penetra a fondo l'unità fra il jivi e Brahman ha senza dubbio scoperto il Traguardo della vita.

Pag.83 [13]

Gli stati di veglia, di sogno e di sonno profondo non hanno correlazione con lo Spirito (Atma), ma solamente con le cause e gli effetti fisico-sensoriali.

Pag.83 [14]

Ogni essere umano ha due corpi, il suo e quello del proprio figlio. Ora, quando il padre abbandona il corpo e ne assume un altro, più rispondente alle azioni e alle tendenze che ha coltivato e costruite nella vita, i doveri dello studio, dell'insegnamento, della preghiera ed altre cure analoghe vengono trasmessi al figlio che li continua in rappresentanza e in luogo del padre. Questa è la "terza nascita” del padre. Quindi, alle prime due nascite la fisica e la spirituale, che vengono prese in considerazione dai tre mantra iniziali del quarto capitolo dell'Aitareyopanishad, bisogna aggiungere anche questa: la continuazione della vita da parte del figlio.

Pag.83 [15]

Il Saggio Vamadeva comprese la Forma dello Spirito (Atma svarupa) in questo modo, e si liberò dall'incessante fluire del mondo oggettivo.  

Sadhana

11. Pag.32

Conosci l'Atma che è la tua realtà, conosci che è la stessa Forza interiore di questo universo. Lascia che la tua intelligenza penetri dentro la Verità. Analizza te stesso e scopri i molteplici strati della coscienza: fisica, sensoriale, nervosa, mentale e intellettuale ed arriva al vero nucleo dell’ultimo strato, quello della gioia. I Panchakosas (guaine) debbono essere superate, così che si possa ottenere la verità che è l’Atman. L’Atma può essere afferrato solo da un intelletto affilato e da una mente pura. Come purificare la Mente? Affamandola del cibo cattivo a cui essa corre incontro cioè con piaceri oggettivi e cibandola del puro cibo, ossia con il pensiero di Dio. Anche l’intelletto sarà affilato se è dedicato alla discriminazione tra il transitorio e l'Eterno. Lasciate che i vostri pensieri siano concentrati su Dio, il SUO Nome e la Sua Forma; troverete allora che sarete sempre con il puro ed il permanente, proverete allora solo gioia pura e permanente. Questa è la ragione per cui io do tanta importanza al Namasmarana (ripetizione del nome) come Sadhana.

La via della Verità

Pag.90

…Quale più grande vantaggio può avere l'uomo che quello di conoscere se stesso?

La fede in tale possibilità è indispensabile per ogni studioso dei Veda e dei codici morali. L'oggetto visto è separato ovviamente dal soggetto che vede; questa è una verità accettata universalmente, ma chi è colui che vede? Grazie agli occhi che sono l'organo della vista, possiamo vedere tutte le cose che hanno una forma; essi percepiscono tutto ciò che è alla loro portata e quindi anche il nostro corpo; come possiamo concludere, perciò, che il corpo è "l'Io che vede"?. Chi è allora in realtà questo Io? Il fuoco è sorgente di calore e di luce, che brucia con il calore ed illumina con la luce ed è separato dalle cose che consuma ed illumina; ma chi conosce questa verità e cioè che il fuoco e le cose che bruciano sono cose separate? E’ l'Atma! Quando un tronco d'albero brucia, il fuoco penetra ugualmente in tutte le sue parti; allo stesso modo l'Atma pervade l'intero corpo, ed è così che quest'ultimo è in grado di compiere azioni e di muoversi. La luce di una lampada è quella che ci permette di notte di distinguere un bicchiere da un piatto, l'occhio è lo strumento che ci fa distinguere gli oggetti che vediamo, ma esso non è l'Atma. Se non ci fosse la luce, l’occhio non potrebbe riconoscere le cose che guarda; entrambi dunque, luce ed occhio, sono strumenti "visivi". Lo strumento occhio vede e localizza il corpo e il corpo che è visto non può essere altro che uno strumento anch’esso. Gli organi di senso odono, fiutano, vedono, toccano e gustano e tutti sono strumenti come l'occhio, tutti sono sotto il controllo della mente che li domina. Anche la mente però è controllata e condizionata da un qualcosa che le è superiore; è chiaro perciò che la mente non può essere il fulcro del nostro essere. L’intelletto o Bhuddi valuta le informazioni offertegli dalla mente e quindi giudica e decide.

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Per esempio: immaginate un coltello tagliente che, da solo, non può tagliare; potrà farlo soltanto se una mano lo usa. L'intelletto è simile a quel coltello; è inutile senza l'Io o l'Atma che lo adopera. Ora consideriamo il prana o il respiro. Durante il sonno profondo l'uomo non è conscio che sta respirando, ma il prana esiste nei tre stadi, il conscio, il sogno, e il sonno. Durante il sonno il prana non attiva né l'intelletto né la memoria, che sembrano in totale riposo. Quando un capo è attivo i dipendenti non possono stare inoperosi e dato che gli effetti dell’azione del prana sulla memoria e sull'intelletto non sono uniformi, il prana non può essere considerato l’Atma.

Ora vediamo l'ego. Ci sono due campi nei quali esso opera e quindi ha due significati: 1° amore di se stesso (Ahamkara), il dehatma cioè la coscienza del corpo, l'io inferiore; 2° l'Io superiore il Pratyagatma. Chi non conosce questa distinzione asserisce erroneamente che l'Io è il dehatma cioè il corpo. Il corpo è uno strumento, un oggetto visto, non colui che vede; come può allora l'ego che si identifica con esso, essere l'Atma? Questo ego è anch'esso della categoria dei "Visti", è assente nel sonno e ci tradisce durante il sogno, e dato che la verità è costante nel passato-presente-futuro, come può essere vero ciò che è assente in due stati? Come risultato di questo esame possiamo affermare che i sensi, la mente, l'intelletto e il prana, non possono essere l'Atma. Pertanto ci si chiede "che cos'è l’Atma?"

Esso non ha entrata né uscita, né mani né piedi, non ha organi né membra, macchie o difetti, e più piccolo del piccolissimo, più grande del grandissimo e, come lo spazio, è ovunque. E’ ogni cosa, è libero dal senso dell'individualismo e del possesso, è consapevolezza pura, come il fuoco che è calore ed il sole che è luce; non ha affinità con l'illusione, è suprema eterna estasi-Paramaananda; è il cuore di tutti gli esseri ed è la loro coscienza, il vedente di ogni cosa vista. Il Bhuddi, come la luna, riceve la luce e non è autoilluminante, ma riflette la luce che riceve da una sorgente diversa chiamata Atma; il Buddhi può operare solo riflettendo la cosmica intelligenza rappresentata dall’Atma. Il sole è chiamato l'occhio cosmico, Jaghath-chakshu, perché permette di vedere ogni oggetto della creazione, non ha senso di proprietà o possesso né ego, non ha volontà né desiderio; con la sua presenza le tenebre spariscono e la luce avvolge il mondo; compie il suo dovere senza esserne conscio. Neppure l’Atma ha obblighi né desideri e se chiedete come l’Atma sia "agente", la risposta è un'altra domanda: il magnete agisce semplicemente perché l’ago che è nelle vicinanze si muove? Invece bisogna chiedersi: esiste l'Atma? Se si, come possiamo provare la sua esistenza? Non vi è bisogno di provare che l'Atma esiste, perché se l’Atma potesse essere provata con argomenti e ragionamenti, si dovrebbe ipotizzare l'esistenza di una persona in grado di fare quei ragionamenti, ma quella persona è lo stesso Atma. Alcuni affermano che i Veda fanno autorità per quanto riguarda l'esistenza dell'Atma e che l'Atma può essere esperimentato. I Veda proibiscono certe attività perché contrarie all’Atma o alle norme stabilite per i credenti, ma raccomandano altre attività come la carità, il comportamento morale ed altre pratiche spirituali; ma l'Atma è prova di se stesso; la sua esistenza non può essere provata. Gli Sastra, che sono testi supplementari dei Veda dichiarano che Dio risiede ovunque si trovino queste sei qualità: entusiasmo, (utsaha), determinazione (sahasam), coraggio (dhairya), buon senso (sad-buddhi), forza (shakti), e spirito d'avventura (parakrama). La prima preghiera dell'uomo per ottenere queste sei qualità, capaci di purificare la conoscenza e rivelare l'Atma, deve essere diretta al Dio Ganapathi. Scoprire la propria realtà interiore non è un esercizio per codardi; occorre coraggio. Le persone cattive, coloro che hanno una fede vacillante, i dubbiosi, sono destinati a diventare Roghi (persone deboli) e non Yoghi (coloro che vivono in armonia con le leggi divine)…

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