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Attaccamento

Discorsi 88/89 volume II

G1i ostacoli alla realizzazione [24] pag189

Esistono tre tipi di tendenze che vi incatenano impedendovi di realizzare la vostra vera natura. Una è nell'amore che avete per il mondo. La seconda è nell'amore che avete per il corpo fisico e la terza è nell'attaccamento per i codici morali degli Shastra. Nel mondo vi preoccupate degli onori e di ciò che dice la gente. Desiderate ricchezza, comodità e stima. Ma quanto durerà questo mondo? Gli edifici che avete visto in un sogno spariscono non appena aprite gli occhi. I piaceri e le comodità che state godendo nell'attuale stato di veglia spariranno questa stessa notte durante lo stato di sogno. Come potete dunque definire permanenti e durature cose che non sono comuni ai differenti, stati di veglia e di sogno? E’ tutto irreale. La verità invece non muta mai, non subisce modifiche ed è identica nello stato di veglia, di sogno e di sonno profondo. Perciò, gli onori e la stima del mondo non sono "veri". Fate un'indagine seguendo questo spunto e liberatevi da questa infatuazione per il mondo.

Attaccamento al corpo [25] pag.189

La stessa cosa è applicabile all'amore verso il corpo fisico. Voi vi preoccupate della vostra salute e della vostra forza, dedicate molto, tempo preoccupandovi di come apparire, ma qualsiasi crema o cipria mettiate non cambierà il vero colore che Dio vi ha dato. I cosmetici che vi mettete hanno una durata di pochi minuti, mentre il colore datovi da Dio è permanente. Considerate la vostra carnagione come quella giusta. In realtà, il corpo fisico è fatto solo di cose inutili e indesiderabili.

Rispetto del corpo [26] pag.189

Dovreste dedicare al corpo quell'attenzione che basta a mantenerlo in efficienza. L'unica motivazione valida per prendersi cura del corpo è che vi serve per raggiungere il Divino. Non perdete tempo nell'accentuare il vostro attaccamento verso questa cosa effimera. Qualsiasi ornamento usiate, la vostra vera forma non varierà. Alcuni stanno un'ora allo specchio per provarsi gli abiti: è uno spreco immane. Il corpo è transitorio, è di passaggio, non è altro che una bolla d'acqua. Ciò nondimeno la salute è un bene prezioso. Finché vivete nel mondo, mantenete in forma questo corpo e riservategli la giusta attenzione, affinché possiate usarlo per raggiungere Dio.

Attaccamento alle scritture [27] pag.189

Come con un eccessivo attaccamento al corpo sorgono problemi, così un attaccamento smodato agli Shastra genera sofferenza. Malgrado ripetiate queste Scritture innumerevoli volte e vi possiate fregiarvi del titolo di Dottore in Sacra Scrittura, non sarà questo a darvi la pace. Se vi viene meno la memoria sui passi scritturistici sarete infelici. Se siete confutati da qualcun altro, vi rattristate e provate una certa insofferenza. Allora, per liberarvi da queste sofferenze non fate altro che ripetere degli Shastra, cioè delle norme spirituali contenute nelle Scritture. Ma la semplice familiarità con i testi scritturistici non è la stessa cosa della norma religiosa, lo Shastra. Se mettere in pratica nella vita quotidiana gli insegnamenti è vero Shastra, vero " codice di leggi spirituali".

Gli attaccamenti [21] pag.225

Staccatevi gradualmente dalle cose che appartengono alla natura e fate il vostro viaggio verso il Divino. In modo naturale e spontaneo la Divinità sboccia in voi, ma se continuate a consolidare i vostri attaccamenti alle cose del mondo e ad allargare troppo i vostri desideri, perderete l'umanità che è in voi e tenderete a diventare animali. Partite dall’umanità per arrivare alla Divinità. Non screditatevi. Sono i desideri che tendono ad abbassare il vostro livello. Al termine del suo discorso, Anil Kumar ha detto: "Tutto quanto mi hai dato è più che sufficiente. Mi basta avere la Tua Grazia “. Abbiate questo solo desiderio. Accontentatevi di ciò che avete e non siate tristi o preoccupati per ciò che non avete. Quando subite qualche perdita, consideratela una forma di sacrificio.

Corso estivo 1990

Amor proprio e attaccamento [6] pag.108

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Un giorno, mentre si recava al fiume per fare un bagno insieme con le sue discepole, si imbatté in un asceta, noto per la sua completa rinuncia a tutto. Dormiva sul ciglio della strada, la testa adagiata sulla brocca vuota dell’acqua. Era una brocca ricavata da una zucca secca. Usandola come guanciale, la teneva anche stretta a se per evitare che gliela rubassero. Ubhaya Bharati, volendo dare al monaco una lezione, si rivolse alle consorelle ma con un tono di voce che potesse essere udito da lui: "Guardate quel monaco che ostenta tanta rinuncia agli attaccamenti. Non è strano che non sappia staccarsi da una brocca di nessun valore?”. All'udire questa osservazione, l’asceta si adirò pensando fra se: "Non è che una donna! Che autorità può avere nel darmi istruzioni su come comportami?”. Pochi istanti dopo, quando Ubhaya Bharati tornava dal fiume dov’era andata a fare il bagno, egli gettò ai suoi piedi la brocca dell’acqua per dimostrarle il suo senso di rinuncia completa. La reazione di Ubhaya Bharati fu pronta, e commentò alle discepole il gesto dell’asceta: "Ahimè! Non solo è pieno di attaccamento, ma anche di egoismo". Subito quel monaco corse da lei, le si gettò ai piedi nonostante fosse una donna e invocò il perdono delle sue mancanze.

Da questo racconto appare chiaro che all’origine della schiavitù dell'uomo ci sono l'attaccamento o la possessività implicita nel senso del "mio" (abhimana) e l’egoismo (ahamkara).

L’influsso del cibo sul pensiero [7] pag.108

Sia l’attaccamento che l’egoismo sono la conseguenza di un'alimentazione errata. Il cibo corrotto o quello guadagnato con mezzi disonesti getta un uomo nell'ignoranza in diverse maniere ed elimina sul nascere i suoi pensieri puri. Dimenticherà ciò che deve dire, con chi deve parlare, il momento, il luogo e il modo? L'episodio del Mahabharata che sto per raccontarvi spiega questo punto.

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Bhishma era un grande uomo di saggezza (jnani) ed anche capace di grandi rinunce (mahatyagi). Shri Rama, l'eroe del Ramayana è famoso per aver obbedito agli ordini del padre solo per 14 anni, mentre Bhishma seguì i comandamenti di suo padre per tutta la vita. Fu chiamato Bhishma per la sua determinazione e per la stretta osservanza dei suoi voti, virtù senza pari nella storia umana. Un eroe così nobile fu colpito gravemente dalle frecce di Arjuna e di conseguenza, cadde sul campo di battaglia il nono giorno della guerra del Kurukshetra. Quasi in sintonia con la sua austera fermezza, persino nel momento critico in cui la sua vita era agli sgoccioli, giaceva sul un letto di frecce. Quando i fratelli Pandava, insieme alla moglie Draupadi, si accostarono al nonno Bhishma per rendergli l'estremo omaggio, egli, dal suo letto irto di frecce, si mise ad esporre tutti gli aspetti del Dharma. Dopo averlo ascoltato per qualche istante, Draupadi scoppiò improvvisamente in una risata. Tutti i fratelli Pandava rimasero sconvolti per l’indecifrabile frivolezza di Draupadi e, considerando quell’atteggiamento come un affronto al venerabile Bhishma, gettarono su di lei delle occhiate di fremente disapprovazione. Accortosi del loro disagio, Bhishma li tranquillizzò con parole dolci e soavi, dicendo loro che Draupadi, donna esemplare sotto ogni punto di vista, doveva avere una valida ragione per riderne. Chiese dunque a Draupadi il motivo di quella risata, in modo da eliminare ogni tensione fra i mariti. Ed ella rispose: "Venerabile nonno, stai impartendo ai miei nobili e virtuosi mariti le lezioni sul Dharma che avresti dovuto insegnare ai malvagi e selvaggi Kaurava. La cosa mi è sembrata ironica e futile. Perciò non ho potuto trattenermi dal ridere, anche sapendo che poteva essere inteso come un gesto di ineducazione”. Bhishma, spiegò allora che era stato a servizio dei Kaurava e che aveva vissuto della loro generosità. "Per essere stato mantenuto dal cibo offerto da persone così ignobili e viziose - disse - il mio sangue si è inquinato e perciò sono andati distrutti tutti i miei pensieri puri, ora che le frecce di Arjuna mi hanno fatto uscire tutto quel sangue impuro, il Dharma che giaceva sepolto nel mio profondo, è sgorgato fuori inducendomi a comunicarlo ai tuoi mariti".

Da questo episodio, gli studenti devono rendersi conto di quanto sia fondamentale il ruolo giocato dal cibo nella formazione dei pensieri, delle parole e delle azioni.

Il cibo produce attaccamento [9] pag.110

Sappiate che il cibo è il principale responsabile del senso di attaccamento (raga) e di repulsione (dvesha), così come lo è anche del senso di "io-mio” (ahamkara-mamakara). Per un sano funzionamento della mente e dell'intelletto è estremamente importante regolare le abitudini alimentari. La mente è davvero enigmatica.

Quelli che Dio ama di più

1 - pag.41 DIO E’ NEL CORPO DELL'UOMO

Krishna ha dichiarato: <<Colui che non ha egoismo ed attaccamento e che tratta con equanimità, gioia e dolore, Mi è caro!>> Questo è impossibile per i <<sadhakas (aspiranti spirituali) normali e per i padri di famiglia. Essi possono adorare Dio in molti modi, ma rimuovere l'ego o <<ahamkara>> è molto difficile. Fino a che punto è difficile? E' difficile sino a quando facciamo la differenza fra il nostro punto di vista ed i comandamenti di Dio. Una volta riconosciuta l’unità fra il Signore e la Divinità nell'individuo, potremo eseguire i Suoi comandamenti. Il nostro ego ed il nostro attaccamento potranno essere controllati una volta che riconosceremo che Dio esiste in ciascuno sotto forma di <<jyothir>> (luce). Questa fiamma autoilluminante risplende in ciascuno.

Colui che protegge tutti è Dio. Da tempi immemorabili si svolge l'inchiesta per sapere se Dio esiste e come poterLo raggiungere, e questo problema è divenuto una cosa seria e difficile da risolvere per l'uomo contemporaneo. Per risolverlo alcuni <<rishis>> (saggi dell'antichità) presero una ferma risoluzione e, con i loro talenti e la loro sagacia ed i loro sacrifici, trovarono la soluzione. Essi poterono dichiarare al mondo: <<O gente! Noi abbiamo potuto visualizzare il <<Principio trascendente>> che è al di là del mondo visibile creato>>. Essi ci hanno detto dove cercarlo e come vennero a conoscenza della esistenza dello splendore del Signore: <<... Non nel mondo esterno e neanche nell'atmosfera, ma esso è in noi nel nostro cuore, come il nostro proprio "sé">>. Egli è stato identificato e riconosciuto in questo corpo, ed è stato definito come <<sariri>>. Esistono anche altre descrizioni: quella come <<dehi>>, perché Egli vive nel deha (Il corpo), quello come <<kshetrajna>>, perché vive nel campo <<kshetra>> (il corpo). Il nostro dovere è riconoscere questa grande verità: lo splendore del Signore risiede nell'uomo stesso.

Fate dunque uno sforzo per capire che Dio è nei cinque elementi: la terra, il fuoco, l'acqua, l'aria e l'etere. Il diamante lo trovate nella terra e non sugli alberi. Così il Signore, con l'aiuto degli insegnamenti dei Grandi, lo troverete nell'uomo e non fuori di lui! Dio risiede nel corpo e misura un pollice!

Quindi questo corpo non è una cosa ordinaria ma è il tempio di Dio, è il carro che trasporta il Signore. Se paragoniamo il mondo ad un villaggio, il Signore in questo villaggio è condotto in processione in un carro che è il corpo. Non è corretto perciò non prendersi cura di esso. Esso deve essere usato per svolgere i nostri doveri che sono sacri, e non per scopi impropri e, mai, per compiere opere <<adharmiche>> (contrarie al dharma). M a, purtroppo, spesso, noi Io usiamo, non per cercare la verità in esso contenuta. Il corpo è materia inerte, non vi è dubbio, ma il principio che vive in lui è pieno di consapevolezza. Esso è come una barca che ci aiuta ad attraversare l'oceano del <<samsara>>(esistenza) e non è di facile ottenimento: lo abbiamo avuto in virtù di numerosi meriti e numerose nascite. Essere nati umani è una straordinaria fortuna! Usare il corpo in modo sbagliato, sprecando i meriti accumulati durante le vite passate, è un vero peccato!

5 - pag.69 ASTHIKA, NASTHIKA, YASTHIKA

Ghitacharya (il maestro della Gita) ha dichiarato: <<chi controlla gli attaccamenti e l'ira è a Me caro!>> Vi sono 4 tipi di individui: <<asthika>>, <<nasthika>>, <<asthika-nasthika>>. <<yasthika>>. <<Asthika>> è la persona che ha fiducia in sé stessa. <<Nasthika>> é la persona che non ha fede in se stessa, ed <<Asthika nasthika>> é la persona che quando si trova in difficoltà prega Dio e quando, invece, é felice, Lo dimentica. Infine, <<vasthika>> é colui che trascende tutti questi tre stati. In questo stato si trovava Prahlada sin dalla nascita. Egli sperimentava il <<bliss>> sempre, perché, sin da bambino, sentiva la presenza continua del Signore nel Suo cuore. Il nome <<Prahlada>> è totalmente giustificato, nel suo caso, perché significa: <<Colui che continuamente è in uno stato di felicità>>. <<Halada>> si riferisce alla gioia o <<bliss>>, e <<pra>> si riferisce al suo sbocciare. e vuol dire:<<Colui che ha il cuore che sboccia a causa dell'ananda>>.

Se uno pensa continuamente al Signore, tale pensiero gli darà gioia, e lo splendore della sua umanità brillerà in lui e lo farà diventare Brahman stesso. Attaccamento ed ira non sono cose buone per nessuno. Il principale scopo che un <<sadhaka>> deve perseguire è quello di controllarli. Se fondate il vostro <<Sadhana>> su questa meta sarete in grado di giustificare la vostra vita, altrimenti, qualunque sforzo farete, sarà inutile.

5 - pag.74 L'ATTACCAMENTO NASCE DALL'ABITUDINE

Ora vediamo l'aspetto del corpo. Le buone azioni sono più importanti della mera forza fisica. Un corpo che non è usato per servire gli altri è come un cadavere. Il corpo ci è stato dato per fare servizio al prossimo e non per soddisfare i nostri bisogni egoistici. Qualunque cosa un uomo faccia, pensi e dica, è ispirata dall'egoismo e, per vincere questa tendenza, deve sviluppare il principio del Servizio (Seva). Quando facciamo servizio agli altri santifichiamo la nostra umanità. E’ molto difficile vivere una vita da vero uomo! Dedichiamo del tempo a pensare come vincere le debolezze dell'ira e del desiderio e come sviluppare le buone abitudini!

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Eccovi un esempio: un giorno un bel cane venne a casa nostra. Nessuno sapeva a chi appartenesse e, poiché ci faceva piacere vederlo, gli demmo da mangiare. Il giorno successivo il cane venne di nuovo e di nuovo lo nutrimmo. Gradualmente l'attaccamento divenne più forte ed il cane venne regolarmente a casa nostra. Dopo qualche tempo, nessuno chiese più del cane e questi si stabilì nella casa. Il dovere e la felicità sono temporanei per l'uomo e si dice che la gioia senza dovere ed il dovere senza l'amore siano inutili. Il padrone di casa, dopo qualche giorno. incomincio ad essere disgustato del cane ed a pensare come disfarsene. Si chiese perché il cane arrivava regolarmente in casa e stabilì che era l'abitudine. Penso, perciò, ad un'altra abitudine che potesse allontanare il cane. Com'era stato usato un metodo per attrarlo, doveva essere ora trovato un metodo inverso per respingerlo.

La Bhagavad Ghita ha detto che con la pratica si è in grado di ottenere la conoscenza e con essa la meditazione. Con la meditazione si sviluppa il sacrificio e con quest'ultimo si ottiene la pace mentale. Per molte nascite siete stati schiavi dei vostri desideri, il praticarli ha lasciato i frutti nel vostro cuore, essi hanno messo le loro radici da molte vite e, le sole parole non saranno sufficienti per sopraffarli. Una volta che le radici sono forti esse continueranno a ricrescere ma, con la rinuncia, cioè con il processo inverso, potremo rimuoverle dal nostro cuore.

1 - pag.83 LA MENTE MATURA

La mente è il punto focale del gioco dell'esistenza (<<Leela Samsara>>) Per raggiungere questo punto focale è essenziale il distacco <<vayragyam>>. La mente è la coperta dell'<<atma>>. Essa è legata agli organi dei sensi che, attratti dagli oggetti, vengono da essi avvinti. Se volete controllare gli organi sensoriali dovete esercitare il distacco. Se potete avere questo distacco dagli oggetti, i sensi perderanno la loro efficacia e non potranno avvincere la mente. La mente, libera dalla schiavitù dei sensi non potrà esercitare nessuna influenza sull'<<atma>>. L'<<atma>> da sola, non può avere una visione di se stessa, e la Ghita ha insegnato che la rinuncia ed il distacco sono essenziali per avere una sua visione. Lo <<yoga Sutra>> parla del distacco riferendosi ad una mente non influenzata dagli oggetti che attraggono gli organi dei sensi, come ad esempio, gli occhi e le orecchie. Quindi, una mente libera dai sensi e dai loro organi, può essere definita come <<mente distaccata>> (vayragyam). E’ stato dimostrato, senza meno, che ogni tipo di attaccamento agli oggetti dei sensi provoca un legame. Se si rimuove la brace dal fuoco, il fuoco si estingue, se si rimuovono gli oggetti dei sensi, essi perderanno il loro potere. Le Scritture lo hanno detto senza ombra di dubbio! Di questi legami e di questa sofferenza il responsabile è l'Ego o <<ahamakara>>, ed il senso del <<Mio>> o del possesso. Tutti gli oggetti che trovate nel mondo possono essere usati liberamente e non abbandonati, né può esserlo l'azione per ottenerli. Ciò che si deve fare è cambiare l'atteggiamento verso di loro e verso il lavoro e l'attività. Abbandonare i frutti delle azioni, fare il proprio dovere con distacco, ecco ciò che deve essere fatto! Quando riconoscerete i difetti inerenti agli oggetti del mondo fenomenico, potrete abbandonare l'attaccamento verso di loro. Prima di nascere chi è il padre e chi è il figlio? Prima del matrimonio chi è il marito e chi è la moglie? Solo dopo il matrimonio vi saranno marito e moglie, solo dopo la nascita vi saranno padre e figlio! Prima e dopo non Vi è relazione. E’ solo un periodo transitorio nel quale esisterà questo tipo di possessività ed attaccamento. Questa è la conseguenza del difetto nella visione e nel modo di affrontare il problema. I difetti nei nostri sentimenti e nelle nostre attitudini sono i responsabili di tutte le nostre sofferenze. Non ci sarà posto per questi sentimenti una volta riconosciuti i difetti negli oggetti. Il Distacco è stato definito <<tarakam>>, e l'attaccamento <<marakam>>. Cerchiamo di approfondire questi concetti. Sia nello stato di sogno, come nello stato di sonno profondo, ciascuno dovrebbe essere consapevole di essere il <<Jivathathwa>>>> (Il principio atmico). Il distacco avviene quando in ogni momento ed in ogni circostanza uno si identifica con il <<Jivathathwa>>. Se, durante lo stato della veglia, sviluppiamo ed incoraggiamo l'attaccamento, questo sarà, in forma sottile, anche nello stato di sogno ed in quello di sonno profondo. Lo stato di sogno è paragonato allo stato in cui vedete il vostro riflesso nello specchio. Qualunque esperienza dello stato di veglia diviene il riflesso dell'immagine che si percepisce nello stato di sogno. Lo stato di veglia e di sonno con sogni sono come l'oggetto e la sua immagine. Se, nello stadio della veglia prendiamo il cammino giusto, riconosciamo la Verità, e ci muoviamo nella sua luce, anche nello stadio del sogno avremo il riflesso di noi stessi che stiamo percorrendo il giusto cammino. A causa del tempo, ogni cosa è soggetta a cambiare. I1 cibo che è cucinato fresco è molto buono e le sue potenzialità nel fornire buona salute sono straordinarie. Lo stesso cibo, dopo due giorni, diventa veleno. Qualunque cosa che consideriamo buona ed utile oggi, dopo un certo periodo diventa cattiva, inutile e dannosa. Anche una persona passa attraverso diversi cambiamenti. Immediatamente dopo la nascita, il neonato si chiamerà: <<bimbo>>, dopo dieci anni diventerà <<ragazzo>>, dopo trenta sarà un <<uomo>> e, dopo 75 anni, diventerà nonno. La persona è sempre la stessa ma nel tempo è descritta in modi differenti, secondo i differenti stadi <<bimbo>>, <<ragazzo>>, <<uomo>>, <<nonno>>. Non ci sono quattro persone, ma solo nomi differenti per una stessa persona a causa del passaggio del tempo. Il corpo umano passa attraverso molti cambiamenti e questo è il suo più evidente difetto. I cambiamenti, sia che siano buoni o cattivi, sono e rimangono cambiamenti. Essi sono relativi al mondo dei fenomeni e, quindi, l'uomo non dovrebbe nutrire per essi ne attaccamento ne senso del possesso. Chi è il padre e chi è la madre? Chi sono i bambini? Chi sono gli amici? Di chi è il denaro? Di chi è la carità? Di chi sono i familiari? Chi siamo noi? Dove eravamo prima di nascere? Dove saremo dopo morti? Non lo sappiamo! Quando ci rendiamo conto di tutti questi cambiamenti, come sarà possibile avere ancora attaccamenti al corpo? La Ghita insegna che si devono riconoscere i difetti provocati dal cambiamento e che l'attaccamento è quindi una cosa vana.

Ghita Vahini

4 - pag.26 L'attaccamento causa il dolore

Quale è la causa del dolore? E’ l'attaccamento al corpo che produce i suoi immediati precursori: l'odio e l'affezione. Questi ultimi sono il risultato dell'intelletto che considera alcune cose e condizioni benefiche ed altre no. Questa idea di vantaggio e svantaggio è illusione. Sino a quando rimani attaccato agli oggetti che consideri produttivi di vantaggio per te, comincerai ad odiare quelli che ti portano svantaggi. Ma, da un punto di vista più elevato, tale distinzione non ha alcun senso. Non esiste il due, la dualità, come può esserci il buono ed il cattivo? Vedere due dove c'è solo l'uno è <<maya>>, o l'ignoranza della realtà. L'ignoranza nella quale era piombato Arjuna era di questa natura: vedere molti quando esiste solo l'uno. L'assenza di conoscenza della identità di <<That Twam>>(2) (la parola <<That Twam>> vuol dire il principio che racchiude in se questa grande dottrina filosofica) è la causa di tutta l'ignoranza. Se questa verità non è conosciuta, l'uomo è costretto a dibattersi nella sofferenza. Ma se egli l'apprende e vive in quella consapevolezza, allora può liberarsi dal dolore. Molte sono le prescrizioni raccomandate, utilizzate, pubblicizzate e ripetute pappagallescamente da ogni tipo di ciarlatani, ma esse non vanno alla radice del problema. E’ come usare il balsamo per gli occhi per curare il mal di stomaco: la medicina deve essere adeguata alla malattia. Il male deve essere individuato e diagnosticato e la medicina deve essere capace di rimuoverlo: solo allora il male verrà guarito. Narayana (Dio) è il solo medico esperto che può farlo; egli diagnosticò correttamente la malattia di Arjuna e ne decise il trattamento.

5 - pag.26 La medicina è la conoscenza

La ferita che non può essere guarita dall'applicazione di pomate, deve essere curata con rimedi interni. Così Krishna pungolò Arjuna: <<Perché scappi come un codardo? E’ forse perché Bhisma, Drona e gli altri devono essere uccisi? No! Tu scappi perché senti che essi sono i <<tuoi uomini>>.

E’ quell'egocentrismo che ti fa fuggire. La gente non piange per i morti, ma solo perché sono i <<suoi morti>>. Non hai forse ucciso sino ad ora molti che non fossero <<tuoi>>? Hai forse versato lacrime per loro? Oggi invece piangi perché credi che siano in qualche modo <<tuoi>>! Quando dormi, non sei toccato da questo sentimento di <<io>> e <<mio>>, sei incosciente di ciò che accade al tuo corpo o al corpo di questi uomini che consideri <<tuoi>> o ai tuoi possedimenti e beni di cui sei consapevole quando sei sveglio. Il <<mio>> è il possessivo di <<io>> e viene pertanto nella sua scia. L'ignoranza fondamentale, mio caro, è la identificazione di te stesso con qualcosa che non sei tu. <<Deha>> (il corpo) è <<anatma>> e tu credi che sia l'<<atma>>. Che tipo di misconoscimento è questo? Per curare questa <<a-jnana>> (ignoranza) devo somministrarti la medicina di <<jnana>>, e Krishna così, incominciò a somministrargliela. Questo insegnamento si trova nella Ghita a partire dall'll° <<sloka>> del secondo capitolo che è lo <<sloka>> chiave per tutti gli studiosi. Krishna condanna apertamente due obiezioni che avevano ossessionato da tempo Arjuna dicendo che la distruzione del corpo non vuol dire la distruzione dell'anima ( <<atma'>>) e che egli soffriva quando non vi era ragione di soffrire. Disse Krishna:<<Prajnaa - vaadaam schabhaashase>> parli come un saggio dicendo questo è <<Dharma>> e questo è <<Adharma>> come se sapessi distinguerli>>.

La filosofia dell’azione

1 - pag.9 LA COSCIENZA DI ESSERE IL CORPO

 

La debolezza mentale è veramente una cosa meschina! Krishna raccomando ad Arjuna: <<Arjuna! abbandona questa debolezza e combatti in questa guerra con coraggio!>> <<La coscienza di essere il corpo è la causa della tua debolezza! L'ignoranza è responsabile della coscienza del corpo che l'uomo sviluppa diventando debole di mente e, con questa debolezza mentale, egli non è in grado di acquisire nemmeno la cosa più insignificante: la Ghita lo insegna e lo ripete in continuazione>>. Una persona con la mente debole sarà solo preda della passione e della sofferenza. Senza l'attaccamento non ci può essere il dolore: essi sono come l'oggetto e la sua immagine e sono i nemici principali dell’uomo. L’attaccamento rende l'uomo debole. <<il mio popolo>>, <<Io>>, <<le mie cose>>, questo è l'attaccamento e, sino a quando l'uomo ha questo tipo di attaccamento, la sua sofferenza è assicurata. Gli esseri umani, quindi, dovrebbero passare dallo stadio in cui si identificano con il corpo e con le proprie cose, allo stadio più elevato del <<noi>> e del <<nostro>>, cioè della comunità. <<Io>>, <<Mio>>, <<Il mio popolo>> questa è schiavitù! Dall'egoismo dovremmo passare gradualmente all’altruismo. Quando gli studenti, ad un certo livello, hanno finito gli esami, i loro risultati vengono pubblicati. Due intere pagine del giornale sono dedicate a questo scopo, ed ogni studente ha il proprio numero che guarda senza preoccuparsi minimamente di quello degli amici. Questo è un tipo di egoismo. Ancora un esempio: alcuni amici hanno preso delle foto e ciascuno è interessato alla propria immagine senza curarsi di quella degli altri. Questa è un'altra visione ristretta ed egoistica. Con il sentimento del <<noi>>, delle <<nostre cose>>, invece, dovremmo potere prenderci cura del benessere di tutti, partecipare a molte guerre, senza avere nessun attaccamento. Lo stesso Arjuna, nel caso della guerra del <<Mahabharatha>>, incominciò a pensare che i nemici che si trovava di fronte erano i suoi zii, i suoi nonni, i suoi insegnanti e si scoraggiò. Fu vittima del sentimento del <<mio>> e l'attaccamento si sviluppò insieme alla sofferenza. Quando in precedenza Krishna andò in missione di pace, Arjuna aveva interesse a fare la guerra, e lo provocò sperando che la Sua Missione fallisse dicendogli, con grande coraggio: <<Krishna! Tutto questo non si potrà fare per questa via, i Kauravas non sono d'accordo con questa missione!>>.(Swami. a questo punto, canta una canzone) <<Il nettare non può nascere dal veleno...>>. Arjuna proseguì: <<Gopala! Perché tutte queste parole di Pace?

Non indulgiamo in questo genere di missioni pacifiste! <<Credi che quei meschini Kauravas sarebbero d'accordo di accettare le nostre proposte?>> (Swami canta di nuovo) <<E' possibile mettere insieme due opposti?>> <<E' impossibile compiere una missione di pace! Perché perdi il Tuo tempo e la Tua energia in questo modo?>> disse Arjuna a Krishna. Arjuna spiegò che i Pandavas erano del Nord ed i Kauravas erano del Sud e che fra loro esisteva l'Est e l'Ovest, e che, se tutti dovessero unirsi, questo sarebbe potuto avvenire solo in paradiso o all'inferno, ma non certo qui. Ma, una volta che Arjuna si trovò sul campo di battaglia cominciò a guardare i suoi parenti ed i suoi amici in campo avverso, e la Sua visione si annebbiò e gli vennero le vertigini. Disse: <<Krishna, non sarò capace di combattere!>> Quando Krishna udì quelle parole si adirò e gli rispose: <<Questa è debolezza mentale! Perché non Ti prepari per la guerra, una persona stimata come te! Cammini come un eroe ma invece sei una femminuccia! Una persona che soffre di una tale debolezza non può essere un discepolo di <<Yogeshwara>> (Dio). Mi vergogno di accettarti come discepolo! La guerra sta per cominciare, la missione è andata avanti per tre mesi. le preparazioni per la guerra sono state eseguite. Se solo all'inizio avessi mostrato questo tipo di esitazione non mi sarei assunto questo compito. Dopo avere scritto lettere ad amici e parenti, dopo avere ottenuto la loro approvazione ed averli riuniti in assemblea, ora stai distruggendo il vero spirito dello <<kshatrya>> (soldato). Sei diventato timoroso ed i giovani rideranno di te e della tua codardia! Tu hai preso il nome di Arjuna che vuol dire <<sacro>> e <<puro>>. L'attitudine di una persona <<sacra>> e <<pura>> è l'ignoranza?>> Naravana era conscio del tipo, di malattia di Arjuna e perciò si preparo a trattarla. All'inizio della Bhagavad Ghita, Krishna, avrebbe potuto spiegare ed insegnare il <<bhakthi Yoga>>, il <<karma yoga>> o il <<nishkama karma voga>>, ma incominciò a parlarne solo a partire dal secondo capitolo. L'intero primo capitolo è dedicato a registrare i lamenti ed i piagnistei di Arjuna. Krishna non interferì neanche per un breve momento. Nel secondo Capitolo, dall'11.mo <<sloka>>, Krishna. invece. incominciò l'insegnamento. Prima di allora Egli si limitò ad ascoltare ogni cosa con grande attenzione e con estrema pazienza, poi chiese ad Arjuna: <<Hai esaurito tutti i tuoi pensieri?>> Come uno studente si svuota la testa dopo gli esami, così Arjuna divenne vuoto dopo avere esaurito tutti i suoi pensieri.

1 - pag.17 IL DISTACCO E’ L'AMORE PER DIO

 

<<Samkhya>> vuol dire Saggezza. Krishna, che conosceva le debolezze ed il timore di Arjuna, lo ammonì: <<Arjuna! Qual'è la ragione del tuo timore e della tua sofferenza? Sono le impurezze della tua mente le responsabili del tuo stato>>. Krishna usò anche un'altra parola: <<krupania>> che vuol dire <<persona meschina>> o <<uomo miserabile>>. Ma questi attributi non fanno giustizia della personalità di Arjuna. Infatti egli non era né un miserabile né un poveraccio. Nel linguaggio delle <<Upanishads>>. Arjuna era solo una persona ignorante e a causa di questa ignoranza, soffriva di <<mohan>> che vuol dire attaccamento. La vita può essere paragonata ad un flusso nel quale gli esseri vengono insieme e poi si separano; essa è piena di queste associazioni e separazioni. Anche questa battaglia del <<Kurushethra>> ne è un esempio. Il dolore viene a causa della separazione. <<sandhya>> vuol dire un momento di transizione fra due stati. Per esempio l'alba ed il crepuscolo sono <<sandhya>> e questo periodo esiste nella natura come nei sentimenti. In questo particolare momento del <<sandhya>> l'uomo gioisce o soffre. Ma per l'uomo che desidera la gioia permanente il sentiero è la saggezza più profonda che permette di evitare questi periodi di transizione. Questo <<Samkhya yoga>> insegna il distacco, l'indifferenza per il corpo e l'amore per Dio. Ci sono due parole citate nella Ghita: <<rishikesha>> e <<gudakesha>>. La prima si riferisce al maestro dei sensi e la seconda a colui che li controlla. Arjuna controllava i sensi mentre Krishna ne era il maestro. Arjuna aveva paura delle conseguenze che avrebbero fatto seguito alla guerra e che avrebbero colpito amici e parenti, perché pensava principalmente al corpo.

3 - pag.19 L'ATTACCAMENTO

Quando chiamiamo Arjuna una persona ignorante, non gli facciamo giustizia. Egli divenne maestro nell'arte del tiro con l'arco, ed in altre numerose arti, ma nel campo della spiritualità non aveva nessuna educazione. La persona che usa le proprie capacità e facoltà in certi campi, come ad esempio la musica, la poesia, la letteratura etc., diviene un maestro in quelle specialità. Non occorre andare lontano, anche fra i nostri studenti ve ne sono molti che rappresentano delle promesse. Prendete ad esempio lo studio delle Scritture e dei Veda. Alcuni hanno usato i talenti personali per imparare i Veda e diventare maestri nella loro pronuncia; tuttavia, se chiedi loro qualcosa relativa al mondo, non sanno cosa rispondere. Arjuna divenne maestro nell'arte del tiro con l'arco, ma non sapeva niente nel campo della spiritualità. Chi è competente in tutti i campi è Dio! Egli è il Maestro di ogni arte ed è per questo che è chiamato <<omnisciente>>. Una persona <<omnisciente>> è anche <<onnipotente>>, e chi è <<onnipotente>> è <<omnipervasivo>>. Krishna disse ad Arjuna: <<Arjuna! renditi conto della vera natura di questo corpo e compi il tuo dovere! Prima di tutto elimina gli attaccamenti; eliminerai così la coscienza di essere il corpo. La coscienza del corpo è un attaccamento pericoloso che distrugge tutto il potere di discriminazione>>. Eccovi una storia che ve lo illustra.

sea

Una volta, Devendra sfortunatamente nacque sotto forma di un maiale. Essendo nato maiale, egli spendeva tutto il suo tempo nel fango e nell'acqua sporca. Un giorno Narada passò da quelle parti e lo vide, prese pietà di lui e gli disse: <<Devendra! In che stato ti sei ridotto! Che cosa ti è accaduto? Se vuoi, con i miei poteri posso cercare di aiutarti!>> Cercò di convincerlo spiegandogli che, invece di condurre una vita così miseranda, avrebbe potuto godere delle gioie del paradiso. Devendra rispose: <<Narada! Perché mi vuoi impedire di essere felice? La gioia che ho in questa acqua sporca non la posso avere da nessuna parte: la vita che faccio con mia moglie ed i miei figli non credo che potrei passarla così felice in paradiso! Ti prego, non impedirmi questa gioia e vattene via>>! Devendra era sotto l'influsso dell'attaccamento e non realizzava l'importanza e la serietà della sua condizione. Uno che è sotto l'influenza dell'attaccamento o <<moha>> che è il potere di <<maya .shakthi>> (Il potere dell'illusione), deve sviluppare il potere dell'<<atmavidya>> ( La conoscenza dell'atma). Pertanto Krishna decise di insegnare questa conoscenza ad Arjuna. Un individuo può compiere i propri doveri correttamente solo dopo che ha capito l'<<atma>>. Senza questa conoscenza non è possibile nemmeno compiere il dovere verso il proprio corpo.

La conoscenza

Attaccamento esterno ed interno pag.11 [13]

Non si può dire che lo stato d'inerzia nel quale fa cadere la disperazione sia uno stato di contemplazione estatica (samadhi). Può anche accadere che uno si abbandoni al sogno ad occhi aperti per sfuggire alla sua tristezza presente, o che si metta a far castelli in aria. Tutto ciò è dovuto agli attaccamenti, alle tentazioni del mondo esterno. C'è anche un altro tipo di attaccamento, l'attaccamento al mondo interiore; il progettare fra se e se vari modi di migliorarsi nel futuro in confronto col passato. Entrambi questi due atteggiamenti sono forme di ciò che viene definito kshaya. In comune hanno l’attrazione verso il mondo esterno. L’attaccamento genera il desiderio, e questo porta a fare dei piani.

Vigilanza del ricercatore pag.17 [32]

Il discepolo che aspira seriamente a questi risultati, dev'essere sempre vigile. In qualunque momento i sensi possono recuperare il predominio che è stato loro tolto e incatenare l'individuo, che può perdere molto del terreno che ha guadagnato. Perciò i ricercatori spirituali sono preavvisati contro gli attaccamenti di questo mondo.

Rompere la catena degli attaccamenti pag.17 [33]

Siate incessantemente impegnati nella ricerca della Verità; non perdete tempo a moltiplicare ed a soddisfare bisogni e desideri. Una fonte di piacere vuole, come corollario, un'altra fonte di piacere, e così la mente cerca sempre di riavere gli oggetti che ha abbandonato; non cedete quindi ai vagabondaggi della mente. Voltate le spalle, anche con forza, agli attaccamenti sensoriali Ma sì; neppur la preghiera può esser fatta se si va dietro ai capricci della mente, perché occorre attenersi allo stesso luogo e alla stessa ora Lo Spirito stesso sosterrà il discepolo che cercherà di attenersi a queste regole, e gli darà forza e costanza.

Libertà e schiavitù della mente pag.25 [59]

La mente è piena di legami; è bramosa delle cose, della compagnia della gente e preferisce un certo luogo piuttosto che un altro. L'attaccamento è una catena; il non-attacca mento è Liberazione. Desiderare è come essere in prigione, morire. Distogliere la mente dagli attaccamenti vuol dire esser liberi, e vivere eternamente, Mana eva manushyanam karanam bandha mokshayoh: la mente è ciò che lega l'uomo e può dargli la liberazione. La mente corre dietro ad una cosa e vi si attacca; i sensi stanno all'erta; ne risulta un'azione; la mente ne è contenta o scontenta: ne seguono sentimenti; sopravviene la paura; cresce l'ira, e si sviluppa l'affetto. E così si rafforzano le catene.

Dinamica degli attaccamenti pag.26 [60]

La paura, l'ira e l'affetto sono i compagni inseparabili dell’Attaccamento, i suoi più cari amici del cuore! Sono quattro compagni strettissimi, camminano sempre insieme. Questa è la ragione per cui persino Patanjali dovette affermare: “L’attaccamento corre dietro alla gioia". E cos'è che dà gioia, se non la soddisfazione del desiderio? Il desiderio spinge ad odiare coloro che Io ostacolano e ad essere ben disposti verso chi lo alimenta, e si ha quindi l'inevitabile ruota degli opposti, delle simpatie e delle antipatie; non c'è scampo per l'ignorante.

Dall'attaccamento alle cose il dolore pag.58 [177]

Si crede che siano gli oggetti a dare piacere, ma non è così; l'unica loro forza è di accrescere il dolore. Questi affetti rivolti alle cose sono in continuo cambiamento; non sono illimitati, ma limitati.

Unica origine dell'amore pag.58 [178]

L'attaccamento allo Spirito non subirà mai alterazioni; anche quando il corpo ed i sensi andranno distrutti, rimane lo Spirito ad infondere beatitudine: Esso è illimitato e indistruttibile. Tutti hanno attaccamento al Sé ovvero all'Atma(42). E’ la natura della Felicità Infinita (Paramananda). Per questa ragione l’Atma viene anche detto Sat-Cit-Ananda, Essere-Coscienza-Beatitudine.

Corso estivo 1993

Costruzione e distruzione ("skill" and "kill") pag.9

L'essere umano è dotato di conoscenza, destrezza, equilibrio e intuito interiore, ma oggi l'equilibrio è capovolto. Si può trovare la causa nel fatto che l'uomo oggi uccide la conoscenza anziché coltivarla con abilità. Appena si perde l'equilibrio, l'intuito dell'essere umano soffre per il regresso (ricaduta) e così sviluppa solo prospettive esteriori. L'uomo non dovrebbe permettere a se stesso di essere influenzato dalla cose esteriori, ignorando le realtà interiori. Lui deve sapere con certezza che non è né il corpo, né i sensi e nemmeno la mente. Quando voi dite: "Questo è il mio corpo, la mia mente, i miei sensi", dimostrate che voi non siete il corpo, la mente e i sensi. Infatti voi siete l’"IO". Il senso dell’attaccamento crea dispiaceri e sofferenza, agonia e agitazione. Voi siete talmente attaccati alle cose che siete capaci di sporgere denuncia contro l’uomo che ha incollato un poster sulle mura della vostra casa. E' l'attaccamento alla vostra casa che vi fa agire in questo modo, ma una volta che avere venduto la casa, non vi preoccupate più, anche se buttassero una bomba sulla casa. Questo sentimento di attaccamento è la causa della vostra ansietà e della vostra indifferenza. Quando svilupperete la certezza dell'esistenza dell’Atma dentro di voi, sarete liberati dall'odio e dall'attaccamento. Il segreto della grandezza è la fiducia dell’uomo in se stesso.

Colloqui

  •  

Un visitatore - Svami, io avrei una domanda. Qual è la migliore regola spirituale per un giovane che ha i suoi affari, una famiglia, attaccamenti e "legami" (riferendosi al fatto che poco prima, Svami gli aveva detto che la sua figlioletta di 8 mesi era per lui un attaccamento che lo legava al ciclo delle nascite e delle morti).

SAI - [13] pag.123

Non è giusto considerare che queste cose siano degli attaccamenti o dei legami. Devono essere ritenute una "sadhana di adattamento". Sono cose buone per equilibrare e dare una direzione alla tua vita, ed i cambiamenti che devi fare nella tua vita, la tua routine quotidiana sono tutte regole che disciplinano la tua vita spirituale, non attaccamenti. Lo scopo di ogni disciplina ascetica è di farci vedere il bene, il Divino in tutto, e di renderci capaci di trascurare il male, ciò che è cattivo. Dal punto di vista del Divino non c'è né bene né male: tutto è divino. Ma la mente vede questo come buono e quello come cattivo, questo come giusto e quello come ingiusto. E’ proprio la mente che deve essere addestrata a vedere il Divino in ognuno ed in ogni difficoltà. Ti faccio un piccolo esempio.

sea

Sulla strada c'è la carogna di un cane, e i corvi brulicano per piluccare le viscere. La gente che passa dice: "Che spettacolo ripugnante, e che puzza!". Ma Gesù passava di là e disse: "Che bei denti ha questo cane, così bianchi e lucenti! Nessuno ci ha fatto caso eppure i denti di quel cane sono ancora tanto belli!". Gesù insegnava così, che si devono vedere le caratteristiche migliori anche nelle situazioni più brutte. L'uomo santo guarda sempre a ciò che è buono e non si lascia influenzare da ciò che è male. Un altro esempio. Il coltello può esser usato dal chirurgo o dal criminale. Se il chirurgo ferisce una persona, lo fa per il suo bene, mentre l'assassino usa il coltello per un fine malvagio. Il macellaio usa il coltello per squartare le carni, e la massaia per affettare ortaggi o frutta per farne una macedonia. Se tutti quei coltelli si collocano in cerchio attorno ad un'elettrocalamita saranno tutti attirati ugualmente dal magnete. Il bene o il male non stanno nei coltelli. Dio è il magnete e tutti gli uomini sono attirati verso Dio. Il bene ed il male non appartengono all'essere umano, ma al modo con il quale viene impiegata la mente.

Non riempite la mente con i pensieri suscitati dalle cattive azioni che possono esser percepite nel mondo. Lo scopo di tutti i tipi di ascesi è di addestrare la mente a vedere il Divino in ogni cosa. Questo è il vero sadhana d'adattamento. Questo dovete portare avanti in tutto quello che fate.

Discorsi volume I

pag.83

... L'uomo insegue sempre la felicità nella soddisfazione dei desideri e, quando gli riesce, prova gioia, altrimenti dolore. Purtroppo i desideri sono un falò che brucia in un baleno e richiama sempre nuovo combustibile. Un desiderio ne porta con sé altri dieci e l'uomo si esaurisce proprio nel tentativo di "esaurire" tutte le richieste. Bisogna fare marcia indietro da questo sentiero di desideri senza fine e prendere la strada del contentamento interiore e della gioia. E' questo il compito della società per la "Divina Vita". L'uomo soffre perché ha sviluppato attaccamento per l'irreale. Coltiva una smodata affezione per il benessere, tuttavia è pronto a sacrificare la ricchezza per salvare la vita dei figli, perché questo attaccamento è più forte di quello verso i beni. Giunge però al punto di dimenticare i figli, quando la scelta si pone tra il loro benessere e la sua sopravvivenza! Ma la beatitudine che ottiene colui che dimora in Atma, fonte e sorgente di ogni gioia, è libera ed imperitura: questa è la vera gioia.

sea

La scorza dell’arancia non è molto buona, ma protegge il frutto e lo preserva. Per gustare la dolcezza dell'arancia sarà necessario sbucciarla e gettare la scorza. Il frutto dell’albero della vita presenta le stesse caratteristiche: naturalmente è protetto da una buccia amara, ma il saggio si guarda bene dal mangiarla; la prende invece in debita considerazione, si adopera per toglierla e gusta infine la dolcezza. Perché questa saggezza possa farsi strada nelle persone che ne hanno più bisogno, gli adulti devono costituire un esempio di Viveka e Vairagya.

Se invece rincorrono con febbrile eccitamento i piaceri sensori, come biasimare la giovane generazione per essere egoista ed avida? Gli adulti devono mettere in pratica quello che predicano, mostrare che la Vita Divina può dare gioia, quiete mentale, contentamento e vera felicità. Devono dedicare almeno un pò di tempo ogni giorno alla recitazione del nome del Signore o alla meditazione. In questo modo anche i bambini assorbiranno quell'atmosfera e acquisiranno i mezzi sicuri per guadagnarsi Santhi...

Discorsi volume II

pag.100

...Così pure Naravana è il Signore di Naram (acqua) in Nayana (occhi), che si ottiene con le lacrime del pentimento e che vi premia con le lacrime della gioia. Conquistatelo ed allora vi apparirà come tutto ciò che vi circonda, Egli è infatti tutto ciò che vi circonda, solo che voi ora non ne avete la consapevolezza. Egli è la base, il contenente, mentre voi siete distratti dal contenuto. Samartha Ramdas dice che quando Sri Rama tornò ad Ayodhya, tutti acclamarono con grande gioia la vista della bandiera all'orizzonte, poiché quello era il segnale del ritorno del Signore nella sua città. Ma Ramdas dice pure che il popolo nell'esaltazione dell'avvenimento dimenticò di ringraziare colui che portava la bandiera: poiché se Rama era la bandiera, certamente Lakshmana (fratello di Rama) era il portabandiera che la tenne alta durante la tempesta. Voi non potete avere una bandiera senza un portabandiera, una cosa contenuta senza un contenitore. La sofferenza è il contenitore e la gioia è la cosa contenuta, ricordatelo. Un sorriso è la rosa che Cresce con le spine del sospiro. Versate lacrime, ma solo di gioia e la gioia di essere liberati dalle catene dei desideri. Senza dubbio Durvasa fu un grande asceta, ma era afflitto dall'orgoglio e dall'invidia. Cercò di togliere Ambarisha dal piedistallo della gloria solo per placare la propria ira. Il desiderio vi porta alla condanna. Che significa radersi la testa (in segno di rinuncia) quando ancora dentro ci sono desideri che chiedono di essere soddisfatti? Questo genere di Sanyasa (rinunciante) è una frode verso se stessi e verso la società che vi deve nutrire. Nessun Avathar noterete ha concesso Sanyasa ad alcuno. Questi segni esteriori non sono necessari né essenziali. Il non attaccamento che nasce dalla sapienza e nutrito dalla grazia del Signore è il prezioso capitale dell'avanzamento spirituale. Ci sono alcuni Guru orgogliosi di aver lanciato un gran numero di Sanyasi nella società, come se quello fosse uno scopo di cui essere fieri. Se il Sanyasi non è distaccato dalle cose di questo mondo, egli diventerà un peso per la società e per colui che lo ha lanciato in società. Il Guru ed il discepolo sono entrambi prigionieri della loro incompetenza e dei loro desideri. Come è possibile liberarsi quando l'uno o l'altro sono legati dai desideri? Soltanto il Signore al quale hanno fatto la loro promessa, potrà commutare la pena e perdonarli. Il Sanyasi è colui che deve dichiarare la propria morte, farsi le esequie e seppellire il proprio passato. Egli deve distruggere tutto ciò che lo lega agli altri ed al suo passato, al suo nome, alla sua storia ed alla sua fama. Egli deve evitare ogni ricordo delle sue avventure terrene che miravano al piacere dei sensi. Egli deve fuggire dagli amici e dai nemici, dalle sue abitudini, dai suoi hobbies e dai suoi pregiudizi. Egli deve rompere completamente con il passato. Ecco perché nella Ghita viene prescritto il Karma Sanyasa (la rinuncia nell'azione) e non gli altri tipi di Sanyasa. Karma Sanyasa conduce alla distruzione della mente. Allora come oggi, il Signore promette: <<Mi prenderò cura di coloro che rinunciano all’Ego e si rifugiano in Me>>. Badate, questo non è una associazione, ma si tratta di voi o di Me. Un proverbio dice: se il ballerino sbaglia dà la colpa a chi batte il tamburo. Ciò non si può applicare in campo spirituale. Dovete salire la cima da soli. L’Ego esce ad ogni provocazione: <<Sono criticato! Sono dimenticato!>> e si mette contro il mondo intero. Per calmarlo, dovete vedere Krishna in ognuno che vi critica, che vi adula, che vi dimentica e che vi onora. Alcuni di voi citano quella strofa del Sumathi Sathakam in telugu, che vi consiglia di rinunciare ai parenti che non vi aiutano, ai cavalli che non galoppano quando siete in sella ed agli Dei che non danno benedizioni quando vi buttate ai loro piedi. Ma ricordate a chi quel poema è indirizzato? Chi deve fare come gli viene consigliato? Questo era Sumathi, non è vero? E chi era Sumathi? Sumathi significa una persona la cui intelligenza brilla sotto la luce della saggezza; ed una simile persona sarà certamente aiutata dai parenti e verrà certamente benedetta dagli Dei. Questo consiglio è quindi superfluo per i Sumathi ai quali tali situazioni non si presenteranno mai. Aspettate la Grazia del Signore e siate pronti a riceverla, non attaccatevi ai piaceri sensoriali. Bhadram ha parlato del Direttore di una scuola citandolo come un buon esempio dell'abitudine che dovete avere. Egli sa in ogni momento che le sedie, i tavoli ed i banchi non sono suoi e che il suo dovere è far sì che non vengano sciupati o danneggiati, e che tutto dovrà essere restituito intatto quando lui se ne andrà. Quindi egli farà buona guardia. I sensi, l'intelligenza, la mente ed il cuore sono come mobili che vi sono stati dati in uso: abbiatene cura, e se qualcuno di essi viene danneggiato per disattenzione, registratelo nella lista e chiedete la Grazia di ripararlo, Bhadram ha riferito che le donne hanno la stessa devozione, conoscenza e distacco degli uomini...

pag.152

... Arjuna affetto da <<thamoguna>> (dall'ignoranza), cadde nell'illusione del <<Mio>> e della <<Mia famiglia>>. La sua condizione era talmente triste che passava dalla fede nel Signore a dubbi circa le conseguenze. Voi siete nelle stesse condizioni di Arjuna. Un giorno voi domandate: devo seguire gli ordini di Baba? Il giorno successivo cominciate a dubitare: <<E’ possibile questo?>>. Per questo sto cercando di mettere ordine nelle condizioni della vostra vita, affinché possiate condurvi in accordo con i miei voleri. Questa è la ragione per la quale vi infondo coraggio nel sviluppare la fede, una fede irremovibile. Ma constato che molti di voi non camminano ancora per la strada indicata, malgrado la fede e malgrado vi conceda dei favori e vi provveda un ambiente favorevole affinché possiate sviluppare questa fede. Ciò è veramente deplorevole! Dio ha dato all'uomo cento anni di vita e molto lavoro per riempire quegli anni, ma egli spreca il suo tempo in giochi inutili, cercando e mantenendo una famiglia e si sveglia solo quando la morte batte alla sua porta. Allora prega con una forza fino a quel momento a lui sconosciuta, per un rinvio del periodo, al fine di raggiungere lo scopo per il quale egli è stato mandato. Non avete il tempo di recitare il nome del Signore o di meditare sulla Sua forma che è in voi, ma avete tempo per il club, per giocare a carte, vedere film, per le chiacchiere, per tutti i tipi di trivialità, non per un po' di tranquillità, per meditare e per fare del culto. E’ una falsa scusa la mancanza di tempo. No! Guardate la verità in faccia ed andate incontro ad essa. Quando intraprendete la strada del <<dharma>>, impercettibilmente sarete condotti con sicurezza verso la verità. Osservate come il crudele cacciatore fu trasformato dagli appelli della coscienza fatti dai primi due cervi, e come diventò un ardente seguace delle discipline poste dalle Sacre Scritture che il terzo cervo gli espose. Egli fu lentamente trasformato dal suono delle campane del tempio di Siva che annunciavano la <<Puja>> di <<Mahasivarathri>>. I cervi ed il cacciatore, sono personaggi immaginari di una commedia nella quale essi rappresentano gli strumenti dell'insegnamento. Tutto fa parte del piano di Dio. Per esempio, guardate come il Signore, per preservare la <<Ghita>> all'umanità, molto prima che essa venisse alla luce, aveva preparato un veggente (Sanjaya), che potesse captare ciò che sarebbe accaduto. Arjuna rappresentò solo un pretesto per far nascere la <<Ghita>>, e per salvare l'umanità. <<Ghita>> in Telugu vuol dire <<una linea>>; essa traccia una linea attraverso la serie delle nascite e delle morti, cancellandole. Essa ci insegna ad andare avanti impavidi lungo la via del <<dharma>>. Quando vi sarete liberati degli attaccamenti che vi conducono fuori strada, allora potrete rimanere eretti senza piegarvi sotto il loro peso. Ma oggi, invece di eliminare le agitazioni a cui è soggetta la mente, vi sforzate di moltiplicarle. E’ come dare ad una scimmia una bevanda alcolica; essa si comporta ancora più scimmiescamente. Mi riferisco alla pratica seguita da certi Guru, di conferire titoli spirituali agli aspiranti, come ad esempio: <<Rishis>>, <<Paramapurushas>>, ecc. Questi ultimi gonfiandosi l'ego, diventano prossimi al loro disastro spirituale. I dottori che devono dare aiuto ai pazienti avvelenati, stanno ora dando veleno a persone in perfetta salute! Chi conferisce il titolo e chi lo riceve sono entrambi colpevoli.

L'uno accresce l'ego che pretende di curare e l'altro si compiace di avere dei falsi gioielli. La <<varnasrama>> (la disciplina della propria casta o condizione sociale), ha come scopo, fra l'altro, quello di imprimere nella mente la fusione finale con l'Infinito. Per ogni livello di vita e per ogni gruppo sociale sono stati indicati modelli di comportamento e modi di vivere, diritti e obblighi sociali. Tutto ciò, al fine di sublimare gli istinti ed elevare l'uomo. Varnasrama (la disciplina della propria condizione sociale), è un albero con radici profonde e sotto la cui ombra si rifugiano le comunità umane. Non criticate quella disciplina e neppure le Sacre Scritture, poiché esse sono l'autorità che confermano la mia verità. Attraverso il loro studio potrete immaginare la grandezza di Dio.

Non criticate Vishnu o Siva solo perché voi adorate un altro nome ed un'altra forma; non recate offesa all'uomo poiché voi recherete offesa a Me, poiché io sono in lui! Onorate l'Atma di cui egli è un involucro e non permettetevi di insultare quella realtà essenziale. I Cervi in questa storia mostrano al cacciatore che la via della realizzazione è composta dai 4 stadi: <<Sastra>> (le Sacre Scritture), <<Dharma>> (la legge morale), <<Bhakti>> (la devozione), <<Sathya>> (la verità). Molti di voi sono preoccupati perché ancora non ho iniziato a concedere interviste, nelle quali, potreste raccontarMi individualmente i vostri problemi ed ottenere la Mia benedizione. Ma lasciateMi dare la priorità ai vecchi ed agli ammalati ed a coloro che non potranno più tornare. ChiamateMi da qualsiasi luogo o distanza che lo risponderò, non occorre percorrere lunghe distanze spendendo tanti soldi duramente guadagnati. Da domani inizierò comunque le interviste e scenderò quattro volte al giorno a tale scopo. Lasciate che vi dica che sono felice di sopportare ogni cosa per amore vostro, poiché sono venuto per salvarvi e guidarvi, ma, vi prego, non potreste ritardare di un'ora la pratica disgustosa di fumare, e venire da Me senza quell'odore insopportabile? Vi ho prescritto una serie di regole di comportamento nell'<<Ashram>>, e vi chiedo di leggerle e metterle in pratica, non solo qui, ma anche nella vostra vita di ogni giorno.

Aforismi Vedici

Pag. 18 - [24]

Il secondo requisito è: Ihamrta-phala-bhoga-viragah, la “rinuncia al desiderio di godere in questo mondo e nell’altro i frutti delle proprie azioni”. E’ una qualità nota anche col nome di vairagya, non-attaccamento. Si deve porre sotto il vaglio della ragione e comprendere appieno quanto transitorie siano gioie e sofferenze, e quanto esse inquinino la mente. Si giungerà allora alla convinzione che il tutto viene inglobato in una corrente, che ogni cosa ha la durata di un attimo e produce inevitabilmente dolore. In seguito, nella mente sorgerà un nuovo sentimento, il non attaccamento.

Vairagya non comporta in sé la rinuncia agli affetti di famiglia, alla casa, alla moglie e ai figli per rifugiarsi nella foresta; richiede solo la presa di coscienza che il mondo (jagath) è transitorio e, come conseguenza di tale consapevolezza, l’abbandono del senso di “io” e “mio”.

Upanishad Vahini

Pag.96 [12]

Nella "Forma propria del Sé" (Sva-Rupa) non c'è spazio per le impressioni lasciate dalle azioni, e neppure per i desideri che portano ad agire. I desideri, infatti, corrompono la mente perché inducono all'azione, e l'azione lascia nella mente stessa una cicatrice, un'impressione (vasana). Siate soli con voi stessi, e allora la mente potrà essere annullata: per questa ragione gli yoghi si ritirano nelle grotte.

Pag.96 [13]

Gli impulsi mentali (vasana) si dividono in benefici (shubha) e malefici (ashubha). Quelli benefici, che dispongono alla preghiera (japa), alla meditazione (dhyana), alle opere buone, alla carità, alla giustizia, al servizio disinteressato, alla fortezza e alla compassione, sono d'aiuto alla liberazione e devono venir usati per sradicare le tendenze malefiche quali l'ira, la crudeltà, la cupidigia, la lussuria e l'egoismo. Ma, come per togliere una spina dal piede se ne usa un'altra che poi viene a sua volta gettata, così anche gli impulsi buoni, che erano serviti ad estirpare quelli cattivi, dovranno alla fine essere abbandonati.

Pag.97 [14]

Infatti, persino gli impulsi benefici (shubhavasana) sono causati dagli attaccamenti, e quindi, a loro volta, ne producono altri, che possono persistere per molte vite. Anche chi si libera nel corso di questa esistenza (jivanmukta) deve affrancarsene; per lui dovranno diventare come una corda bruciata, che non è più in grado di legare. In verità, i richiami dei sensi, i desideri e l'avidità vengono ridotti in cenere nell'istante stesso in cui si sperimenta la visione dello Spirito (Atma). Chi ha vissuto questa esperienza non avrà più preferenze nei confronti di qualcuno o qualcosa, e sarà senza attaccamenti. Al tramonto si coricherà per riposare là dove si trova; camminerà fra la gente sconosciuto e schivo; non cercherà riconoscimenti, ma anzi li eviterà.

Pag.97 [15]

Quando l'osservatore e l'oggetto osservato divengono la medesima cosa, la gioia che si manifesta è quella dello stato della pura consapevolezza o quarto stato (turiya), e dopo questa esperienza lo Spirito (Atma) verrà sicuramente raggiunto. Se si mantiene il pensiero costantemente fisso sull'Atma e la Sua Realtà, l'attaccamento al mondo scomparirà, ma la disciplina spirituale (sadhana) non deve subire interruzioni. Il vero discepolo deve, con tutti i mezzi di cui dispone, distogliere la mente dagli avvenimenti mondani e dagli oggetti che seducono i sensi per concentrarsi sull'arduo compito di conoscere Brahman,

Pag.97 [16]

Le scelte imposte dall'inerzia e dall'ottusità (tamoguna) portano con se la sofferenza; quelle dettate dall'equilibrio e dalla virtù (satvaguna) favoriscono il dovere morale (dharma) e aiutano a sostenere la società e l'individuo; quelle motivate dalla passione (rajoguna) lo tuffano nel fiume del mondo. Abbandonatele tutte e tre, e sarete idonei a ricevere l'onore della Conoscenza Divina.

Pag.98 [17]

La profondità di Dio è incommensurabile. Dunque, come può la mente, tanto piccola e insignificante, valutarlo e comprenderLo? Egli è oltre la possibilità di venire definito per mezzo delle categorie logiche (aprameya), perché è Illimitato (aparicchinna) e Indescrivibile (avyapadeshya). Pensare di afferrarLo mediante i sensi è un compito impossibile.

Sadhana

94. Pag.84

Attaccamento, affetto, interessi, creeranno pregiudizi, parzialità, illusione, nascondono la Verità, offuscano l’intelligenza. Raga è Roga; l'attaccamento è una malattia per quanto possa concernere il Ricercatore. Non è bello per uno Yogi avere Raga (affetto); deve essere libero da favoritismi, fantasie e tenerezze. Una volta che vi attaccate a qualche persona o abitudine o modo di vita, sarà difficile per voi scrollarli di dosso. Come il povero contadino che saltò nell’acqua dell’alluvione per recuperare un mucchio di stracci (in effetti, si trattava di un orso che veniva trasportato dalle correnti infuriate) ma si trovò invischiato strettamente da un mucchio di stracci così che non poté più sfuggire. Anche l’uomo salta dentro, per recuperare ciò che considera un tesoro, lo afferra ma è da questo preso e legato. Questo è il motivo per cui i santi di questa terra hanno insegnato al popolo che essi sono figli dell’immortalità, depositari di pace e gioia, di verità e giustizia e padroni dei loro sensi e pertanto del mondo esteriore che non può ingannarli con dei miraggi. Naturalmente l'uomo può avere dei desideri, aspirare a raggiungere il conforto, tentare di ottenere la serenità, ma deve essere come per un uomo malato che brama la sua medicina. La fame è la malattia per la quale il bere è la medicina. Cibo e bevande, la casa e il vestiario devono essere solo supporti alle necessità dello spirito, la regolamentazione delle emozioni, delle passioni e degli impulsi. Essi devono avere il posto che il sale ed il pepe hanno sulla tavola oggigiorno!

Uppu deve essere di supporto a Papu; es.: il sale deve essere poco e il Dal deve essere di più, non potete avere più sale di quanto sia la quantità del Dal, nemmeno la stessa quantità. Così anche gli sforzi per raggiungere la salute, il benessere, ecc. devono essere sufficienti allo scopo di sostenere la sadhana, né più né meno.

 

 

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