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Avatar

Al di la’ dell’illusione

Pag.15

Il Signore non ha attaccamenti né odio. Egli viene qui con una missione e si occupa solo di quella. La Sua natura è di sostenere il giusto e di ammonire l’ingiusto. Il Suo compito è di ridare la vista all'uomo, di fargli rivolgere i passi sulla via della morale e del controllo di se stesso, affinché possa raggiungere la conoscenza di sé.

Discorsi 88/89 volume I

Siamo il mondo [7] pag.35

Nell'uomo conta soprattutto la mente, ma egli bada esclusivamente alla sua forma fisica. E’ un grave errore. Se dite che il mondo non è come dovrebbe essere, chiedetevi anche perché si trova in tale stato. L'uomo è la sua mente. La mente è un'accozzaglia di pensieri, che sorgono in gran parte dalle azioni che si compiono. Se la condotta è buona, la mente è buona; se la mente è buona, l'uomo è buono. Se dite che il mondo d'oggi va male, significa che la condotta degli uomini non è corretta; il loro comportamento dev'essere santo, divino. Dio non vive ai margini dell'uomo. La stessa forma umana è una forma divina. Dio scende sulla Terra in forma umana, ma non ne ha una Sua propria. Si continuerebbe a camminare su un sentiero sbagliato se non si sapesse vedere Dio nella forma umana e si sprecherebbe la vita se si proseguisse nella ricerca di cose inutili e di perditempo.

L’Avatar e il Karma [8] pag.35

Gli Avatar scendono per insegnare tutte queste cose agli uomini.

Come vi ho detto tante volte, Dio non viene sulla Terra per risolvere i vostri piccoli problemi familiari e per darvi una felicità transitoria. Ogni difficoltà che incontrate e che dovete affrontare è il risultato delle vostre stesse azioni.

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Ogni azione ha la sua reazione; ogni atto ha la sua conseguenza. Se fate un segno di saluto davanti allo specchio, la vostra immagine riflessa vi restituirà il saluto; se assumete un'espressione dura, l'immagine rifletterà la stessa durezza. In base a queste considerazioni è facile capire che le risultanze positive o negative dei nostri atti dipendono dagli stessi atti e da come li facciamo.

La missione dell’Avatar [12] pag.36

Il motivo per cui un Avatar discende sulla Terra - si chiami Rama o Kurma - è l'Amore. Ogni Incarnazione Divina viene per insegnare l'Amore agli uomini. Vi affliggono tanti mali perché siete egoisti e non sapete amare. Abituatevi al sacrificio, imparate ad amare, altrimenti avrete solo dei guai. Un uomo senza amore è un cadavere ambulante. La divinità dell'uomo può emergere solo dal sacrificio. Ricordate che l'Amore è la sola ricompensa dell’Amore, l'Amore è testimone dell'Amore. L'Amore è un sentimento completo, ampio, espansivo, attivo, senza incertezze, senza egoismi, senza paure... e gli Avatar vengono sulla Terra per insegnare agli uomini questo Amore. L'emicrania di natura divina. di Krishna

L'Uno nel molteplice [13] pag.36

Il mondo crea divisioni, perché vede la pluralità, mentre Dio dimostra che nella molteplicità c'è unità. L'Uno nel molteplice è la legge fondamentale che può essere capita soltanto con l'aiuto di Dio.

Krishna [14] pag.36

Si è sempre pensato che l'Avatar Krishna sia stato una persona ideale, ed Egli ha veramente rappresentato un ideale per il mondo. Venendo sulla Terra, Dio dimostra quanto siano sacri e puri i sentimenti dei devoti e voi sapete che Egli Si incarna anche per ristabilire la legge della Giustizia ed annientare la malvagità. Ma non c'è limite alla Sua volontà. Ogni cosa avviene per Suo volere.

L’Avatar è tutto [21] pag.39

"Io sono in ogni essere vivente - affermò - quella polvere è Mia, quei piedi sono Miei, la testa ed ogni altra cosa sono Mie. I Miei piedi la Mia testa sono dovunque e tutto Mi appartiene. Chi può capirMi? chi può contenerMi? Io sto in tutte le forme, sono parte di esse... sono il più ladro dei ladri. Chi può acciuffarMi? Chi può imprigionarMi? Secondo il vostro criterio “quello” è un ladro, ma secondo il Mio criterio “quello sono Io". L'Avatar viene per insegnare all'uomo che tra tutte le forme esistenti c'è un legame che congiunge le une con le altre. La Divinità non si trova soltanto in una forma specifica, ma è in tutte, nessuna esclusa. Questo legame, questa unione fra gli esseri è necessaria se si vogliono risolvere i problemi del mondo attuale, altrimenti irresolubili.

Dio si incarna per Amore [23] pag.39

Dunque, per quale motivo Dio viene sulla Terra? Che cosa Lo spinge? E’ l'Amore:

l'Amore che vuole distribuire a tutti, che vuol dividere con tutti, perché soltanto con l’Amore è possibile essere lieti intimamente contenti. Le Gopi cantavano: "O Krishna, Krishna; un volta suonavi il flauto. Lo suonavi in modo tale da intenerirci e i nostri cuori si sono aperti ad accogliere il seme dell’Amore. Suonavi flauto per seminare in noi l'Amore. Ed ora per noi tutto è Amore: la vita, la pioggia, la semina, il fiume, tutto è Amore e noi siamo felici nell'Amore." Tutto ciò che si fa dev'essere impregnato d'Amore. Se sapete amare, i vostri pensieri, i vostri sguardi, le vostre orecchie, le vostre azioni, tutto sarà colmo d'Amore.

Le ragioni dell’Avatar [10] pag.48

Quando Dio si incarna, ha sempre qualche motivazione per farlo. La nascita dell'uomo, invece, dipende sempre dalle azioni da lui compiute in una vita anteriore, ed anche il tipo di nascita è determinato dalla qualità delle sue precedenti azioni. Stando così le cose, l'uomo fa fatica a credere che Dio possa prendere forma umana e vivere come gli altri esseri mortali. Quali sono i motivi che spingono Dio ad incarnarsi? Il motivo principale è dovuto non alle azioni umane, che non possono influire sulle decisioni divine, ma agli effetti che quelle azioni producono. Gli Avatar vengono per fermare lo stato di depravazione che il comportamento degli uomini ha generato e per far trionfare la virtù delle persone pie e devote. L'apparizione di Narasimha fu provocata sia dagli avvenimenti verificatisi a causa dell'empietà di Hiranyakashipu, sia dalla grande fede di Prahlada. I motivi che muovono Dio a scendere sulla terra sono da ricercarsi nei sentimenti delle persone, nei fatti risultanti dalla condotta degli esseri umani, non nelle azioni in se stesse. Per capire bene questo sacro mistero è necessario seguire un certo ragionamento.

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I cereali hanno bisogno d'acqua per giungere a maturazione ma, per quanto la desiderino, non possono raggiungere il cielo, e così aspettano continuando a desiderarla, finché le nubi scendono al loro livello e si aprono per riversare su di loro tutta l'acqua di cui hanno grande necessità. Il bambino corre tra le braccia di sua madre appena lei lo chiama. Per proteggerlo, nutrirlo e vezzeggiarlo, la madre si piega sino all'altezza di lui e lo prende in braccio.

In maniera analoga Dio, quale madre amorosa, viene fra gli uomini per incoraggiarli, proteggerli e riversare su di loro tutta la Sua tenerezza, oltre che per rinsaldare i principi del Dharma, ossia la Rettitudine e la Giustizia. La Sua è una "discesa"; dal Suo altissimo livello Egli si porta a misura d’uomo per aiutare l’umanità sofferente. Ma gli uomini non tentano neppure di scoprire il segreto della Sua misteriosa discesa.

Dio scende per amore [40] pag.56

La discesa di Dio sulla terra non risolve i vostri piccoli problemi per la cui soluzione bastano le preghiere: non è necessario che Dio si muova. Egli viene per infondere in voi l'amore, per alimentarlo e distribuirlo fra gli uomini. Dio, che è l'amante dell'amore, vuole insegnarvi ad amare e a tal fine prende fattezze umane.

La discesa di Dio [36] pag.126

Sperimentate la gioia dell'amore che è libera da egoismi. Dio non scende fra voi né per il gusto di predicare, né per eliminare tutti i vostri problemi, né per svegliarvi o per darvi la realizzazione. Solo se svilupperete in voi l’amore, avrete ogni benessere, ogni gioia. Capite questa verità, che Dio scende sulla terra per mettervi in grado di coltivare l'amore. Se riuscirete ad amarvi l'un l'altro, non vi sarà più spazio né per l'odio, né per la gelosia, né per l'invidia.

5 tipi di Avatara [11] pag.174

Dio ha preso nel mondo sembianze umane secondo cinque tipi di forma, che trovano spiegazione nei differenti aspetti del Divino: l) Nityavatara, 2) Viseshavatara, 3) Aviseshavatara, 4) Lilavatara o Amshavatara e 5) Purnavatara. I primi tre hanno solo da 5 a 9 attributi del Signore, mentre soltanto nel Purnavatara si compendiano tutti i 16 aspetti del Divino. Gli antichi consideravano il Purnavatara come l'unica manifestazione che esprime in pienezza il Divino.

L'avatar-uomo [12] pag.174

In definitiva, ogni essere umano deve considerarsi avatara, cioè come colui che possiede attributi divini: è la sua origine divina che gli conferisce questo titolo. Dio non può fornire all'uomo altra visione del Divino all'infuori di quella rappresentata dall'Avatar.

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L'elefante, il topo e l'uomo possono immergersi nell'oceano di Grazia, per colmare la loro coppa. Un elefante, un topo ed un uomo si possono paragonare a recipienti, la cui cavità viene colmata della Grazia del Signore. Potranno esserci differenze nel contenitore, ma il contenuto è sempre identico.

Ecco perché si dice che in tutti gli esseri umani si trova lo stesso Dio.

Ognuno esprime un aspetto dell'Avatar.

Uomini e Avatar [23] pag.177

Consideratevi come figli di Dio. In verità, fra voi e gli Avatar non ci sono differenze se non per il numero delle caratteristiche divine presenti in ciascuno. Tali caratteristiche possono essere consolidate grazie ad una retta condotta ed alla coltivazione di un amore divino.

5 livelli di Avatar [26] pag.187

Ci sono cinque tipi di incarnazioni divine nel mondo.

l) Una è Nitya Avatara, che consiste nel vivere la vita di sempre individuando ciò che compete come proprio dovere e offrendo amore a tutti gli altri.

2) La seconda è Vishesha Avatara: è l'incarnazione di coloro che si presentano al mondo con uno scopo ben preciso e, dopo averlo condotto a termine, si eclissano.

3) La terza Avishesha Avatara - rappresenta uno stadio contemplativo pur in una dimensione corporea: è l'incarnazione di coloro che vivono una vita ordinaria dal punto di vista fisico, ma che celano in se una coscienza divina.

4) La quarta è Amsha Avatara, ed è di coloro che possiedono alcuni poteri divini e la visione di Dio, spronano i popoli al bene e mostrano loro il cammino.

5) La quinta è quella del Purna Avatara, che ha l'onnipotenza divina, una visione onnicomprensiva del tutto e con amore completo porta unità fra gli uomini. Su questa incarnazione si fonda il Regno dell’Amore.

Discorsi 88/89 volume II

La patria di tre Avatar [16] pag.249

Ancor oggi, in questa stagione particolare dell’anno, il Kerala è verdeggiante e rigoglioso. Giacché il kerala è una terra così sacra, Dio vi si è incarnato tre volte, nelle forme di Varaha, Narasimha e Vamana. Furono delle incarnazioni di breve durata, ma riuscirono a portare a termine la missione che si erano prefisse per quel periodo. Varaha fu un'incarnazione del Signore che prese la forma di un cinghiale per svolgere il compito di uccidere Hiranyaksha; Narasimha nacque nella forma di leone per uccidere Hiranyakashipu e per proteggere Prahlada, e Vamana si incarnò per redimere Bali.

Corso estivo 1990

L’insegnamento di Rama [21] pag.102

Consigli indiretti degli Avatar

Dio rispetta il libero arbitrio

Quando Rama, giunto che fu il termine dei 14 anni d'esilio nella foresta, fece ritorno ad Ayodhya, Kaikeyi, che si sentiva in colpa per il ferale sbaglio compiuto ai danni di Rama (che aveva mandato nella foresta insieme a Sita, per dare il trono a Bharata NdR), gli si avvicinò quand'era solo e lo supplicò: "Mio caro Rama sebbene consapevole della tua natura divina, ti ho causato un mucchio di patimenti, accecata dal gretto sentimento di "io" e "mio". Sii benevolo, dammi un insegnamento particolare (upadesha), un'istruzione spirituale con la quale io possa essere assolta dai nefandi peccati che ho commesso contro una persona nobile come Te". In risposta alla sua richiesta, Rama non le diede direttamente l'upadesha, ma le diede dei suggerimenti indirettamente.

Consigli indiretti degli Avatar [22] pag.102

E’ una peculiarità di tutti gli Avatar, sin da epoche immemorabili. Raramente gli Avatar danno consigli diretti. Qualunque cosa vogliano comunicare, il più delle volte l’esprimono servendosi di allusioni indirette e solo di rado usano il metodo di un'istruzione diretta. Il motivo di questa scelta è dato dal fatto che in ogni essere umano è insita la Divinità, la quale, in condizioni favorevoli, può manifestarsi spontaneamente, come un seme vitale germoglierà e si svilupperà in un albero grazie alla sua natura specifica, sol che vengano create le condizioni adatte perché si manifesti quella potenzialità.

Dio rispetta il libero arbitrio [23] pag.102

All'uomo si dovrebbero fornire i mezzi per correggersi mediante il proprio sforzo, limitandosi a dargli solo qualche suggerimento al momento giusto, anziché vanificare la sua libertà e dignità con direttive imposte dall'esterno. In un parola, sia in campo spirituale che in campo materiale, la miglior massima per essere di aiuto alle persone è " Aiutale ad aiutarsi", ovvero " Chi fa da sé fa per tre”.

La scienza di Dio

Gli Avatara [6] pag.63

Esistono poi dei Maestri di statura ancor più elevata e di capacità molto più profonde di questi dotti e acculturati Maestri spirituali. Sono gli Avatara, le Incarnazioni umane di Dio. La loro volontà basta a donare la benedizione della forza spirituale. Essi comandano e, con la sola forza del loro ordine, il più umile degli umili si innalza al livello di un Uomo che è arrivato, di un Siddbapurusha. Tali persone sono i Guru di tutti i Guru. Sono le massime Manifestazioni di Dio in forma umana.

Una forma per capire Dio [7] pag.63

Il solo modo nel quale l'uomo può visualizzare Dio è la forma umana.

Dio appare in forma umana in risposta alla preghiera dell'uomo, poiché solo tale visione può esser presa per reale dall'uomo. Se cerca di visualizzare Dio e di raffigurarlo in qualche altra forma, ne deve contemplare qualcun’altra orribile e contorta, e gli costa uno sforzo enorme credere che quella forma tanto inferiore a quella reale sia Lui.

Dio è immaginabile [8] pag.63

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Una volta, un ignorante acconsentì a modellare una statua di Shiva, e impiegò molti giorni a scolpirla. Dopo una fatica enorme e prolungata, finì per produrre l'immagine di uno scimmione. Finché siamo umani saremo incapaci di costruirci, per mezzo della nostra immaginazione, qualunque forma di Dio che non sia umana.

Una domanda a chi critica l'Avatar [9] pag.64

La meschina ricerca fatta per mezzo della ragione ordinaria, e non alimentata dalla saggezza, ci può servire a percepire solo il nulla. A persone di questo livello di evoluzione spirituale, quando fanno dei discorsi di critica contro l’Avatar, se vi capita di esser presenti e di ascoltare, dovreste dire: "Scusate! Ma voi avete compreso il significato delle parole: Onnipresenza, Onnipotenza e Onniscienza?".

La critica dell'ignorante [10] pag.64

L'uomo vive entro i confini della natura oggettuale, che contatta per mezzo dei sensi; quindi, non gli riesce di comprendere queste cose. L'oratore non sa nulla di questi concetti, nulla più di quanto ne sappia l'illetterato uomo della strada. Per quanto tali oratori ignorino i vasti orizzonti del pensiero, essi generano disturbo e confusione con le loro esposizioni.

Sperimentare la Verità [11] pag.64

In realtà, l'educazione spirituale è esperienza della Verità, consapevolezza della Verità. Un'eloquenza gradevole non va scambiata erroneamente per esperienza della Verità. Quel tipo di esperienza avviene solo nell'intimo tabernacolo del Sé.

Dio è unità

Capitolo IV. 4. Quando l'assoluto prende forma

C'è un solo Dio ed è Onnipresente. Questa è verità! Ma per concentrarsi sull'Onnipresente è necessario dirigere la mente su qualche punto fisso o forma preliminare. Per concepire che il Divino è ovunque nello stesso tempo, la mente dell'uomo deve essere purificata tramite processi psicologici chiamati "Sadhanas" (discipline spirituali). Questa è la ragione per cui non solo i seguaci dell'Induismo, ma anche i Buddisti ed i Cristiani svolgono riti regolari per adorare gli idoli di Dio. I cinici mettono in dubbio la validità di tali adorazioni dicendo che si tratta solo di superstizione. “Può Dio essere una pietra o un pezzo di carta?" Ma questa attitudine è scorretta. Seguendo le tradizioni, gli usi ed i riti, molti aspiranti hanno ottenuto la visione dell'Onnipresente ed hanno raggiunto quella incomunicabile beatitudine. In ogni era il Divino prende forma come "Avathar" per svolgere un compito definito. L'attuale incarnazione differisce dalle altre per la straordinarietà del compito che si è assunto. Essa deve risanare una crisi profonda che ha colpito il mondo intero. La presunzione intellettuale è cresciuta selvaggiamente e gli uomini, pazzi, si chiedono: " chi è e dov'è Dio?". L'immortalità ha indossato l'abito della immoralità e questa ha sedotto l'uomo e lo ha gettato nel fango del peccato. La verità è considerata una trappola e la giustizia è beffata, mentre gli uomini santi sono perseguitati come nemici della società. Ecco perché questa incarnazione è venuta. E’ venuta per sostenere la verità e per sopprimere il falso.

"Io mi comporto come uno di voi, canto rido e scherzo, ma attenti ai colpi che infliggerò per punire ed ammonire! Eliminerò il malvagio e premierò il virtuoso, e la giustizia trionferà.

Ghita Vahini

5 - pag.54 I dubbi di Arjuna

Ora riprenderemo il filo del discorso tornando alla Ghita.

Quando Arjuna senti le parole di Krishna si agitò e la sua testa si riempì di dubbi. Non solo lui ma tutti gli uomini oggi sono preda dei dubbi! Nel campo della conoscenza di Dio ci sono due interpretazioni possibili: quella superficiale e quella profonda. Gli uomini comuni accettano la prima mentre coloro che hanno avuto qualche esperienza del Signore ricercano la seconda. C'è un proverbio che dice:<<Come il granello nell'occhio, il sasso nella scarpa, la spina nel piede, la fazione nella casa, così è il dubbio nel cervello>>. Quando, tali dubbi assalirono Arjuna, che è il rappresentante dell'uomo, significa che tali dubbi sono di tutta la umanità. Krishna fu perciò pronto a rimuovere i dubbi dal cuore dell'uomo per impiantarvi la gioia. Che cosa fu esattamente il dubbio?

Krishna nacque alla fine del dwarapayuga; Surya e Manu (il sole ed il primo legislatore) appartengono al passato. Come potevano questi ultimi avere conosciuto Krishna? Non poteva essere una relazione fisica, perché molte generazioni separano Krishna da loro. Krishna è contemporaneo di Arjuna. Come poté insegnare questo <<yoga>> a Surya? Rimanere seduti ed ascoltare storie incredibili è per se stesso segno di povertà di intelletto. Il disagio di Arjuna cresceva continuamente e Krishna, che era omnisciente, si accorse di ciò e disse: <<Qual è la causa della tua inquietudine? Dimmi>> e lo incitò con un sorriso. Arjuna fu felice di avere quella occasione: <<Madhava! Non capisco le tue parole. Esse hanno confuso la mia mente ed ho perduto un poco della mia fede in Te. Ma Ti prego, perdonami se Ti domando di chiarire il mio dubbio. Non ne posso più!>>. Arjuna implorò con le mani giunte. Gopala fu lieto e gli chiese qual era il dubbio ed Arjuna rispose:

<<Tu mi dici che questo <<yoga>> fu insegnato a Surya ed a Manu, ma quanto tempo fa? A quale età appartieni? Hai insegnato loro quando eri in questo corpo? Questo non è credibile! Questo tuo corpo ha solo quattro o cinque anni più di me. Non sei più vecchio di tanto! Quando glielo insegnasti senza che io lo sapessi? Ed il sole? Esso è più vecchio di te, molto più vecchio. Egli esiste dall'inizio dei tempi, al di là di ogni possibile immaginazione! Non posso credere in ciò che dici né posso provarmi che ciò è vero! E sia! Tu potresti dirmi che questo non è il corpo o questo non è lo <<yuga>>, perché eri in un altro corpo ed in un altro <<yuga>>. Ma questo sarebbe ancora più strano. Chi è in grado di ricordarsi di ciò che è accaduto nelle vite passate? Se dicessi che ciò è possibile, allora anch'io dovrei ricordarmi delle mie vite passate. Le Sastra dicono che solo pochi esseri divini possono ricordarsi e non i comuni mortali. Ebbene se posso accettare che tu sei divino, devo accettare che il sole è anch'esso divino. Come possono due persone ugualmente divine, insegnare ed allo stesso tempo, imparare ciascuna dall’altra? Quando tu insegni e lui impara, egli diventa il tuo discepolo.

Pertanto dovresti essere superiore a Surya. Ammettiamo pure che sia così. Accetto che tu sia il Signore, Dio stesso. Ma questo crea ulteriori difficoltà. Perché Dio dovrebbe essere legato dalla nascita e dalla morte e dall'attività? Quando diviene quei cinque piedi di forma umana non è limitare forse l'illimitato? Dall'infinito universale senza limiti, perché Dio dovrebbe incarnarsi come un particolare limitato? Io mi chiedo e non riesco a sciogliere il mio dubbio. Le Tue parole hanno un senso solo per Te, ma per me non vogliono dire niente. La mia testa è confusa, guidami, dammi una risposta convincente>>. Cosi pregò Arjuna.

6 - pag.56 La risposta di Krishna

Krishna rise <<sotto i baffi>> accorgendosi che il momento era giunto, e disse: <<Arjuna! Che cosa intende dire la gente con: il sole è tramontato ed il sole è sorto? Dipende dalla loro visione e questo è tutto! Il sole non sorge e non tramonta ed Io sono come il sole, non sono nato e non muoio. Gli uomini semplici considerano che Io sono nato molte volte e che faccio molte cose, durante ciascuna nascita. Ogniqualvolta c'è bisogno di aiutare il mondo a sollevarsi Io Mi manifesto, assumendo un nome ed una forma, ciò è tutto. Pertanto Io sono conscio di tutte le Mie apparenze, di tutte le Mie manifestazioni. Io sono l’Onnipotente. Non solo Io conosco tutto, ma anche tu sai tutto, solamente che la tua <<jnanashakthi>> (il potere della conoscenza) è vinta dall'ignoranza (ajnana). Io sono la conoscenza stessa e pertanto so ogni cosa. Quando il sole è visto in uno specchio, egli non perde il suo rango ne la sua gloria. Egli è intoccato e la sua gloria è indiminuita. Così anch'io sono riflesso in <<prakrithi>> (la natura), e ciò non diminuisce il Mio rango, né la Mia gloria. Io rimango sempre l'Onnipotente, Io sono senza nascita, immortale. Gli umani nascono come risultato dei loro meriti e demeriti accumulati nelle vite precedenti. Tu forse credi che ciò accada anche agli avathars? No! vostra è <<karmajanma>> (nascita dovuta al karma). La Mia è <<leelajanma>> (nascita dovuta al gioco). Le preghiere dei buoni sono la causa del Mio <<janma>>, ed anche i misfatti dei malvagi>>.

1 - pag.57 La causa e lo scopo dell'Avathar

Gli <<avathara purusha>> non hanno meriti o demeriti accumulati nelle precedenti vite come i comuni mortali. La loro nascita è un<<leela>> (gioco divino). La bontà dei virtuosi e la malvagità dei cattivi provvedono le ragioni per l'arrivo dell'avathar del Signore. Per esempio, prendete l'avathar Narasimha. I meriti di Prahlada e la malvagità di Hiranyakasipu combinati insieme lo fecero nascere. Come risultato, il buono diventa felice ed il malvagio ne soffre. L'avathar in ogni caso, nonostante sia fatto dei cinque elementi, non ha ne gioia ne dolore. Egli è <<chinmaya>> e non <<mrinmaya>>, spirituale e non materiale. Egli non può essere intaccato dall'egoismo e dal senso di <<mio>> e <<tuo>> ed è intoccato dalla illusione nata dall'ignoranza. Gli uomini possono credere che un avathar sia un essere umano, ma ciò non intacca la natura dell'incarnazione. Essa viene per un compito ed è decisa a compierlo. Ti dirò qual è quel compito. Esso è la protezione dei <<sadhu>>, la punizione dei malvagi ed il sostenimento del <<dharma>>.Per <<sadhu>> non si intendono monaci o asceti, ma il <<sadhuguna>>, cioè la bontà, la giustizia, la virtù che si trovano anche negli animali e negli insetti. In verità il mezzo migliore per nutrire quei <<sadhu>> è la promozione del <<guna satwico>>. L'avathara è l'incarnazione di questo sacro <<guna>> che nutre ovunque lo trova. Dato che i <<sannyasin>>(1) sono chiamati <<sadhus>>, si suppone siano specialmente benedetti dalla attenzione del Signore, ma essi non sono i soli <<sadhus>>. Tutti coloro che seguono <<sadachara>>,(2) che hanno <<sad-seela>>(3), che aderiscono a sathya, la verità, che bramano <<sannidhi>> (la presenza) di <<Sarveswara>> (il Signore), che osservano <<sad-dharma>>(4), che considerano <<sarvajana>> (tutti) come <<samaana>> (uguali); tutti costoro sono <<sadhus>>.Tali caratteristiche si trovano anche negli animali e negli uccelli.

Nel Ramayana, Yataju fu salvata perché il guna satwico era presente in lei (Yataju era un'aquila). La stessa ragione fu per l'elefante e le scimmie che furono benedette dalla Sua grazia poiché ebbero l'opportunità di servirLo. La stessa ragione spinse il Signore a benedire lo scoiattolo. Un <<sadhu>> non è colui che ha un rosario, indossa una veste color ocra e porta il bastone. Gli abiti che veste ed il linguaggio che parla non decidono della natura del <<sadhu>>.E’ il <<guna>> che fornisce il criterio.

Compito dell'Avathara è, infine, la punizione per i malvagi, cioè coloro i quali deviano dai limiti stabiliti per ogni genere e tipo di animali, coloro che indulgono in <<a-karma>>, <<a-nyaia>>, e <<jnaachaara>> (pigrizia, ingiustizia, ego), coloro che hanno permesso che il rajoguna ed il thamoguna predominassero sul satwaguna e lo estinguessero in loro e coloro che hanno perso ogni traccia di <<daya>> e <<dharma>> e <<daanam>> (compassione, rettitudine, carità). Krishna spiegò ad Arjuna che il suo compito era quello di nutrire il <<dharma>>. La parola <<sadhu>> ha un altro significato in questo contesto. Un <<sadhu>> è colui che non devia dal proprio dovere qualunque tentazione e qualunque sia il pericolo. Il malvagio si rivela creando fastidi ai buoni e compiendo atti contrari alle ingiunzioni delle Sastra (Sacre Scritture). Cosa è allora il ristabilimento del dharma.? E’ agire strettamente nei limiti stabiliti dalle Sastra e farlo conoscere ai popoli attraverso una vita vissuta per esso, riverendo i Veda e le Sastra, Dio e gli avathars, i <<parampurusha>> (gli uomini realizzati) ed il <<sadhana>> (disciplina spirituale) che porta alla liberazione e la felicità oltre questa vita. Tale ristabilimento è chiamato <<dharma-samsthapana>>, <<Dharmarakshana>> o <<dharmoddharana>>. Qualunque cosa faccio è per questo alto scopo, niente è per il Mio proprio vantaggio. Coloro che conoscono questo segreto possono sfuggire alla nascita ed alla morte>>. Disse Krishna.

2 - pag.59 Le caratteristiche del candidato meritevole

<<Paroksha jnana>> è sentirsi lontano dal Signore, separato da Lui. <<A-paroksha jnana>> è sentire che il Signore è immanente nell'universo, e che è l'atma in noi. Se tutte le attività sono condotte con questo spirito di dedica a Dio, la <<chitta>> (l'intelligenza dell'uomo) potrà purificarsi. Solo coloro che hanno una coscienza pura possono riconoscere la natura divina, il karma e la nascita del Signore. Nessuno dovrebbe evitare il contatto con il Signore venuto in forma umana. Cercate di fare il vostro meglio per usare ogni occasione e non commettete errori. Nel 100 sloka di questo capitolo sono definite le caratteristiche del candidato meritevole. <<Arjuna! non tutti possono capire il significato della Mia nascita e della Mia attività (karma). Solo coloro che sono liberi dagli attaccamenti, come l'odio, la paura e l'ira, solo coloro che sono immersi nel nome e nella forma del Signore e che sanno di avere solo un supporto: il Mio; coloro che sono santificati dalla conoscenza dell'atma; solo essi possono capire.. Coloro che Mi cercano senza deviare dal diritto cammino, che posseggono <<sathya>> (la verità), <<dharma>> e <<prema>> (l'amore) Mi raggiungeranno. Questa è la verità! Lascia stare i dubbi che puoi avere!

Gli uomini ignoranti sono presi dal mondo oggettivo e rendono impura la loro coscienza. Essi trovano piacere solo nei sensi e quando cercano tale piacere, assicurandosi l'oggetto di esso, sono frustrati in tale ricerca, e diventano inquieti, pieni di odio e timorosi. La paura ruba all'uomo le sue risorse mentali. Essa crea l'ira che non può essere facilmente domata. Pertanto il desiderio, l'ira e la paura nascono l'uno dall'altra e tutti e tre devono essere rimossi. Arjuna medita su questi fatti e quindi agisci! Diventa una persona ragionevole ed abbi fede nelle Mie parole!>>

3 - pag.59 Un altro dubbio di Arjuna

Arjuna udì tutto questo e domandò: <<Nandakumara! Perché non fai in modo che questo alto stato sia raggiungibile da tutti? Tu hai annunciato Te stesso come <<premasvarupa>> (l'incarnazione dell'amore) e dayamaya>> (la compassione). Perché allora questa parzialità? Debbo dire che fai del favoritismo dando la conoscenza solo agli <<jnani>> e non agli altri. Vorrei inoltre dire che l'<<ajnani>>, la persona ignorante, che non possiede discriminazione, che dondola come un pendolo da una cosa all'altra, dovrebbe meritare maggior Grazia da Te. Lo <<jnani>> sa tutto, egli è cosciente che il mondo è una Tua illusione (Vishnumaya), perché allora dovresti renderlo maggiormente conscio di ciò? Tali uomini non hanno più bisogno della Tua Grazia!>>

4 - pag.60 I Quattro tipi di ricercatori

Krishna rispose: <<Si! Gli uomini sono normalmente presi da quei dubbi. E siccome tu rappresenti l'umanità il tuo è un dubbio dell'umanità. Dissipandolo annuncio il Mio messaggio all'umanità, ascolta: coloro che cercano sono di quattro tipi: uno è l'<<aartha>> colui che è afflitto per le malattie del suo corpo. Un altro è l'<<artha-arthi>> che si preoccupa per la sua prosperità, il potere, la proprietà, la posterità e cose simili. Il terzo è <<jijnaasu>> cioè colui che per realizzare l'atma, legge le Sacre Scritture, è sempre in compagnia di aspiranti spirituali, agisce secondo gli insegnamenti dei saggi ed è sempre motivato dal desiderio di essere alla presenza del Signore. Il quarto è lo <<jnani>> che è immerso nel principio dell'Uno (Brahmathathwam).Il primo, l'<<artha>>, Mi rende culto solo quando è in difficoltà ed è sofferente. Quando prega, Io lo ascolto e lo gratifico in relazione a quanto egli Mi chiede. Così pure l'<<aartha-arthi>> che prega per avere ricchezza o posizione o potere o stato sociale. Io lo ascolto e lo ricompenso con quella particolare cosa che Mi chiede e che desidera. Lo <<jijnaasu>> è benedetto con la fortuna di fare <<nishkama karma>> (il karma senza badare ai frutti) con un <<guru>> giusto come guida, con un intelletto sufficientemente sveglio per discriminare fra atma ed anatma, ed aiutarlo quindi a raggiungere lo scopo. Lo benedico affinché sia salvo dalle distrazioni e lo aiuto a concentrarsi su di un solo scopo: la liberazione.<<Io sono come il kalpavriksha>>. Il Mio compito è di dare a ciascuno ciò che Mi chiede. Io non ho pregiudizi e nemmeno favoritismi. Non un'ombra di crudeltà può toccarMi. Nessuna colpa Mi si può imputare. I raggi del sole cadono ugualmente su tutti e se qualcuno è in una stanza chiusa, come può il sole illuminarlo? Coltivate il desiderio più elevato e lo riceverete. La colpa risiede nelle vostre aspirazioni e non nell'attitudine del Signore. Arjuna! L'uomo non Mi riverisce e non Mi cerca, Io che sono il Suo vero <<Sé>>. Quanto è pazzo! Non è ansioso di raggiungerMi, egli persegue obiettivi minori, temporanei, transitori, non veri. Ti dirò il perché di quel comportamento strano e stupido. <<Karmopasana>> (l'attività nel mondo) dà risultati veloci.

L'uomo cerca ciò che è disponibile qui ed ora, in forma concreta, in grado di essere afferrata con i suoi sensi, e generalmente trova che ricercare la <<realtà>> è un compito troppo difficile. Cosi è attratto dai piaceri effimeri, è trascinato lontano dalla gioia piena che potrebbe derivare dalla trascendenza dei sensi. La conquista di <<jnana>> è la vittoria interiore, ottenuta dopo lunga ed ardua lotta. Gli uomini generalmente non hanno la pazienza necessaria; e danno maggior importanza al corpo. Il corpo può essere felice solo con gli oggetti che cadono sotto i suoi sensi e così egli non cerca di avere <<j nana>> o la conoscenza che lo porterebbe dove i sensi sono indesiderati. Essi bramano per <<karmasiddhi>> e non per <<jnanasiddhi>> (per i poteri che derivano dalla loro attività e non per i poteri che derivano dalla vera conoscenza). Coloro che usano l'intelletto sono molto pochi, rispetto a coloro i quali sono presi dagli stimoli sensoriali. La mente è attratta dall'ovvio, dal patente, dal percettibile e dal fisico. Pochi sono coloro che hanno una attitudine spirituale e desiderano l'impercettibile, l'invisibile beatitudine di unirsi con l'assoluto universale. I1 Mio compito è di chiarire il valore del <<dharma-karma>> (l'attività dharmica) che deve essere intrapreso dopo ponderata discriminazione.

La filosofia dell’azione

5 - pag.29 GLI AVATHARS SONO ESEMPI PER IL MONDO

Noi tutti siamo <<aryas>> e non <<anaryas>>. Dovremmo quindi imboccare la giusta strada e sviluppare la sacralità. Se solo avessimo la luce della saggezza potremmo parlare bene, pensare bene, e vedere giustamente. L demoni cercano il buio mentre gli dei amano la luce. Vibishana cadde ai piedi di Rama e, Sugriva lo avvertì che egli era il fratello del demone Ravana e che, come demone, amava le tenebre. Rama fece un dolce sorriso a Sugriva e gli disse: <<Non sei forse anche tu divenuto nemico di tuo fratello? Quindi pensa ai tuoi difetti e non a quelli degli altri!>> Rama dichiarò. <<Lo darò protezione a chiunque viene da Me e si arrende a Me Non importa chi egli sia!>> <<Io gli ispirerò buoni ideali>>. Sugriva allora chiese: <<Supponiamo che Ravana stesso venga e si arrenda a Te; cosa farai in questo caso?>>. <<Io gli ispirerò buoni ideali e buoni pensieri e domanderò a Bharata di farlo diventare il re di Ayodya. Io non ho mai chiesto niente a nessuno, perché chiedere non è una mia caratteristica. Se Ravana avesse Incominciato ad avere buoni pensieri, Io sarei stato pronto a chiedere a Bharata di dargli il suo posto>>, poiché gli Avathars hanno tali sacri pensieri ed idee, si possono prendere come esempi per il mondo intero. Se potessimo controllare i desideri, potremmo controllare il mondo intero! Solo quando gli organi dei sensi saranno divenuti schiavi, potrete divenire strumenti nella Mia Missione. <<Arjuna! Risorgi, cerca di capire il corretto metodo di controllare i sensi. Non esaltarti nella gioia e nella lode, non abbatterti nella sofferenza e nella ingiuria. La prima ragione della tua ignoranza è che non sai distinguere fra <<atma>> ed <<anatma>>. Pertanto cerca di discriminare ed allora sarai capace di controllare i tuoi organi sensoriali>>.

4 - pag.36 ARJUNA! DIVENTA UN IDEALE!

Arjuna disse Krishna: <<Diventa una persona ideale!>> Tu sei vicino a Krishna. Tu sei suo parente e sei a Lui caro, Tu sei suo cognato. Ti voglio provare che diventerai un esempio per il mondo perché te lo sei meritato a causa di numerose nascite. Tieni questo intimo significato nel tuo cuore! Ti userò come Mio strumento per fare molte cose nel mondo>>. Qualunque cosa Krishna ha detto ed ha fatto, è stato interamente per il benessere del mondo e per dare un esempio all’umanità. In tutte le Sue incarnazioni, Dio svolge attività che sono assolutamente sacre, ma la gente non lo riconosce come Dio. A questo proposito Krishna disse ad Arjuna: <<Arjuna! Non ho accettato di essere il guidatore del tuo carro perché mi piace fare il guidatore. Non è neanche perché mi interessano i cavalli! Forse credi che uso il tuo carro perché non ne ho uno Mio. Questa coscienza del corpo satura il tuo essere ed è entrata nel tuo sangue! Sto facendo l'intero gioco per allontanare da te la coscienza del corpo. Dio non ha questo tipo di desideri!>> Krishna si rivolgeva ad Arjuna come <<cognato>>. Una volta sulle rive dello Yamuna, Krishna disse ad Arjuna: “Non mi piace essere chiamato <<cognato>> quando non lo sono. Nel mondo molti lodano il Signore, ma Dio non accetta le loro lodi. Tali lodi sono forse naturali per gente che riceve qualche favore da qualcuno. La lode è come l'acqua di rose; essa può solo profumare ma non può essere bevuta. Uno può ricevere quelle lodi ma non trattenerle nel suo cuore! Dio accetta solo cose vere e sincere. Non voglio che tralasci di chiamarmi <<cognato>> perché, se anche ti chiedessi di non farlo più, tu lo faresti lo stesso. Quindi, è meglio che io diventi realmente tuo cognato!>> Quindi, offerse Subhadra, sua sorella, in matrimonio ad Arjuna e divenne il cognato vero di Arjuna. Balarama non accettò che Krishna offrisse la mano di Subhadra a Arjuna e, quindi diserto la cerimonia. Andò nella foresta, e da quel momento Balarama non ebbe più amore per Krishna. E' certa una cosa, riguardo a Krishna: la Sua parola fu sempre seguita dai fatti. Questa è la vera natura dell'uomo. Qualunque cosa pensiate, dovete dirla, qualunque cosa diciate, dovete farla. La Divinità è unità nel pensiero, nella parola e nella azione. Lo studio appropriato dell'umanità è l'uomo. Krishna disse ad Arjuna: <<Voglio fare di te un esempio, ecco perché ti sto insegnando, anche sul campo di battaglia, le qualità dello <<sthithaprajna>>, perché voglio fare di te uno sthithaprajna>>. Anzitutto cerca di capire la Mia natura! Io non sono questo corpo e pure tu non sei il corpo. Noi siamo entrambi gli abitanti di questo corpo, i <<dehi>>. Una volta riconosciuto questo fatto non ti preoccuperai più della coscienza del corpo. Questo corpo è temporaneo, ma Dio è eterno e permanente. Tu non sei il vestito ma colui che lo indossa. Ecco perché si dice che il corpo è il tempio di Dio e che il suo residente è Dio. Questo mondo è instabile e pieno di dolore. Non prendere rifugio in esso! Tutta questa gente che conosci un giorno cambierà. Dio è la sola entità fissa, immutabile. Egli è la luce che non si estingue mai. Prendi rifugio in essa! Dio è la luce suprema, la luce ininterrotta, la luce della <<adwaita>>. Krishna rese il cuore di Arjuna, che era pieno di impurezza, puro e risplendente, spiegandogli tutte queste cose in molti modi.

La via per amare

18 - pag.55 Dio è in tutti gli esseri (Sarvantharyami)

I Veda, gli Shastra ed i messaggi dei Rishi hanno sempre proclamato uniformemente e senza possibilità di dubbi che il Paramatma è il Sarvantharyami, l'Essere universale presente ed immanente in ogni creatura. Troppe domande, come quelle sulla relazione esistente fra " Colui che è servito", " Colui che serve" ed i " mezzi occorrenti per il servizio, ossia Prakriti, la Natura" hanno formato oggetto di discussioni interminabili. Ogni devoto conosce i versi del Bhagavata Purana in cui il grande devoto Prahlada afferma che - avendone fatto l’esperienza - il Paramatma, il Sarvantharyami, non dev'esser cercato da una parte o dall’altra, perché Egli è molto vicino a chi Lo cerca.

" E’ qui, non è qui, lascia tali dubbi!

Ascolta, o Capo dei Danava!

Dovunque tu cerchi, dovunque tu guardi,

Egli è là... Egli è qui... Egli è! "

La gente parla del Signore come se Egli avesse una natura ed una forma particolari. Queste opinioni vanno bene soltanto fino al punto in cui la supposizione e l'immaginazione si avvicinano al vero, ma non sono la Verità fondamentale. Tali concetti non superano i limiti della conoscenza empirica del mondo, non possono essere considerati una valida conoscenza dell'Assoluto. Infatti è impossibile vedere la totalità o parlarne. Nonostante ciò, devoti ed aspiranti hanno ideato - come oggetto della loro devozione ed in base al rispettivo livello spirituale - qualche forma della Divinità e pregano il Paramatma in alcune città come Ayodhya o Dwaraka (città di Rama e di Krishna) od in altri luoghi in cui ci sono delle immagini o degli idoli, e non pregano in alcun altro luogo. Venerano quella particolare forma come se fosse la totalità. Ovviamente, questo atteggiamento non è errato, però quei devoti non dovrebbero affermare che "soltanto" la loro fede è "verità", che le forme ed i nomi da essi amati sono le uniche forme e gli unici nomi del Divino e che nomi e forme adorati dagli altri sono inferiori e privi di valore. Bisogna capire che gli idoli e le immagini, ideali per gli altri, sono, per costoro, altrettanto cari e sacri come lo sono per voi i nomi e le forme da voi adorati. Allorché una forma è idealizzata in tal modo, diventa effettivamente un simbolo dell'Universale; ma come può un puro e semplice simbolo dell'Universale diventare l'Universale stesso? Sempre conscio di ciò, l'uomo dovrebbe rendersi conto - senza lasciarsi andare a sentimenti insensati di astio, sità - che tutte le forme dell'ideale sono ugualmente valide e vere. Altrimenti è impossibile comprendere la totalità (Poornam). Tutte le raffigurazioni materiali dell'ideale sono pienamente sature del sottile Principio Divino. Il sapore dell'immenso oceano può esser sentito, pieno e completo, in ogni singola goccia delle sue acque; questo non implica che la goccia sia l’oceano. Eppure, sebbene riconosciamo nella " goccia" e nell’"oceano" due entità distinte, sappiamo che la natura ed il gusto di entrambi sono identici. In modo analogo, il Sarvantharyami Paramatma non è separato dal nome e dall'immagine visiva attraverso cui viene realizzato; fra loro c'è assoluta identità.

Quando si vuol descrivere la pura esistenza, che tutto pervade e tutto contiene, l'argomento ed il metodo di esposizione dipendono dai principi religiosi di chi parla e dalle predilezioni di chi ascolta. Quando il nome e la forma particolari imposti dal devoto sono configurati nell'Essere impersonale privo di attributi e di forma, si fa riferimento al Brahman; se lo stesso Brahman è rappresentato con attributi e forma, allora si allude a Rama, Krishna, Vishnù o Siva. Non sono forse concordi anche i seguaci di altre religioni nel dire che, quando un devoto raggiunge l'estasi dell'unione mistica, sparisce ogni distinzione fra lui e Dio? Gli Yogi, ed anche i filosofi di altri Paesi e di altre fedi, ammettono senza esitare che questa esperienza di non disparità può essere ottenuta con la fede suprema. La piccola traccia di disparità che talora rimane, è dovuta a preferenze e a desideri individuali, non a qualcosa di particolarmente importante. Solo quando il nome e la forma si sovrappongono all'Assoluto, l'Assoluto è chiamato in modi diversi: Prakriti, Paramatma, Bhakta; ma, se non esistono né il nome né la forma, non sorgono dubbi e non si perde del tempo a discutere sul suo aspetto e la sua conformazione organica, ogni descrizione gli si adatta, qualunque nome e qualsiasi forma possono essere attribuiti a ciò che trascende l'immaginazione. In realtà, l’Assoluto non ha alcun attributo né forma alcuna. E’ un'Entità onnipervadente ed onnipresente. Quando questa onnipresenza sottile è sistematicamente adorata in una forma fisica dotata di caratteristiche proprie, il devoto ne comprenderà la natura proprio grazie a quella stessa adorazione. Per agevolare la pratica di questo tipo di Sadhana e la percezione di quella verità, per benedire il Bhakta col dono di questo inestimabile bene, il Paramatma privo di attributi si incarna nel mondo, assume un nome ed un aspetto fisico e dà occasione a tutti gli esseri incarnati di provare la gioia di un'esperienza tangibile. Permettendo tali esperienze le Incarnazioni Divine facilitano la constatazione che il Paramatma è il Sarvantharyami, presente ed immanente in tutto, è il Sarvabhutantharatma, il principio vitale di cui sono pervasi tutti gli esseri, è la forza attiva che compenetra ogni forma di vita, è l'Essenza più intima di tutte le cose - animate ed inanimate - della creazione. Il Signore Krishna mostrò, nella Sua forma personale, l'intero creato. Finché non si rese direttamente conto che il Signore Krishna racchiudeva nel Suo aspetto fisico tutto l'universo, neppure Arjuna riuscì a capire che Krishna era il Sarvantharyami, il Principio unificante di tutto il Cosmo. L'amore, l'amante e l'amato sono una sola Entità. Senza amore non c'è amante; se ci sono amore ed amante e manca l'amato, l'amore non agisce; l’amore è l’elemento principale. Ma ciò che soprattutto satura uniformemente ogni cosa è il Paramatma, l'Essenza Divina. Fra i tre non c'è alcuna distinzione; in tutti e tre si ravvisa l’Amore, che è il Sarvantharyami; dunque, non è proprio possibile capire che ogni cosa è un aspetto dell'Essenza Suprema, del Paramatmaswarupa? Certo, è possibile, e lo si può capire con chiarezza se si tiene presente che tutte le cose sono imbevute d'amore. E allora possiamo dichiarare, senza esitazione, che il Paramatma è il Premaswarupa, la forma divina dell'amore. In ogni essere vivente dell'intera creazione, l'amore si manifesta in svariati modi, ma la sua natura rimane inalterata, anche se è noto con nomi diversi: amore per la famiglia, amore per una particolare persona, amore per Dio, amore per la figura divina prediletta, ecc. Ma qualunque sia la direzione presa, la sua essenza non cambia. Da questa cognizione e da questa esperienza, emerge chiara la conclusione che il Paramatma è il Sarvabhutantharatma, l'essenza intima di ogni cosa creata. La dottrina che esprime la più alta concezione di questa Unità è la dottrina Adwaita; quella che insegna il principio dualistico dell’amante e dell'amato - del Jiva e del Brahman - è la dottrina Dwaita; ed è nota col nome di Visishtadwaita la teoria che espone i tre concetti: amore, amante, amato - Prakriti, Jiva e Brahman. In sostanza, però, le tre teorie si equivalgono. Il bambino diventa ragazzo e studente, lo studente diventa poi capofamiglia; ma bambino, studente e capofamiglia sono sempre la stessa persona, vero ? Cambiano il modo di vita, gli atteggiamenti e gli affetti, ma l'individuo rimane il medesimo. Dal latte si ricava il burro e il siero; il latte, che contiene tutto, è come l'Adwaita; il burro, che conserva due elementi, è paragonabile alla dottrina Dwaita; il siero che rimane, dopo averlo separato dalle altre due componenti, è il Visishtadwaita. Latte, burro e siero hanno diverso gusto, ma il loro colore è sempre lo stesso. Questa entità, immutabile nelle tre forme diverse, è il Brahman senza attributi, il Nirguna Brahman.

31 - pag.99 Il benessere del passato e la povertà attuale sono entrambi dovuti alle opere dei cosiddetti " Grandi"

Ogni uomo dovrebbe vivere in modo da non recare alcun danno ad altri esseri viventi. E’ il suo più grande dovere. Per di più, chi ha avuto la fortuna di esser nato uomo, ha l’obbligo primario di dedicare parte delle sue energie e del suo tempo alla preghiera, alla recitazione del Nome Divino, alla meditazione; deve inoltre adeguare il suo tenore di vita alla verità, alla rettitudine, alla concordia e fare opere di bene in favore del prossimo; deve aver timore di commettere atti immorali o nocivi agli altri, come si ha paura del fuoco o di un cobra; deve agire bene, cercare di rendere felice ogni altro essere e pregare Dio con la stessa tenace volontà impiegata per cercare tesori e ricchezze. Questo è il Dharma dell'uomo. Per fortificare questi valori, il Signore viene sulla terra in forma umana. Ma, domanderete, come può essere fortificato e migliorato qualcosa che non esiste? Ma tali valori non sono inesistenti: essi sono ingeniti nell'uomo! Quando declinano e si inaridiscono, il Signore interviene per vivificarli ed annientare le forze avverse. Questo intendimento è stato reso chiaro dal Signore Krishna nel Dwapara Yuga, quando, nel dare i Suoi insegnamenti ad Arjuna, disse:"

Paritranaya sadhunam

Vinasaya cha dushkritam

Dharmasamstapanartaya

Sambhavami yuge yuge".

"Tutte le incarnazioni del Signore avvengono per proteggere ed incoraggiare i Sadhu - gli uomini buoni, virtuosi, onesti".

E il termine Sadhu non si riferisce ad un particolare gruppo religioso o a qualche casta oppure ad una certa famiglia o ad una fase speciale della vita, né ad una specifica comunità, e nemmeno ad una singola specie come quella del genere umano, ma riguarda tutte le religioni, tutti gli stadi della vita, ogni razza, ogni creatura. Il Signore, nella Gita, ha rivelato la Sua mente universale, ed il Suo messaggio ha reso importante e famosa la Gita. Lo stesso Sri Krishna ha dichiarato in molte circostanze e in molti luoghi di essere l'obbediente servitore dei Suoi devoti. E ne ha fornito l'esempio accettando di diventare il cocchiere di Arjuna. Se con la cultura anche l'uomo comune riesce ad elevarsi, chiunque potrà giudicare quanto più pura e sacra sia la personalità di chi si applica agli esercizi spirituali ed alla incessante contemplazione del Signore. In questo raffronto, la valutazione più significativa è la qualità del carattere. Vi è una grande differenza fra i Brahmanishti (coloro che vivono nella contemplazione di Dio) del passato e quelli dei giorni nostri. Bisogna anzitutto capire la grandezza stessa del Brahmanishta. La povertà attuale è sopraggiunta perché i santi uomini di oggi non l'hanno capita, mentre in passato quella grandezza era veramente sentita e gli asceti vivevano in santità. Potreste chiedervi come mai quella grande sensibilità spirituale oggi non emerge: è vero, ma essa non è scomparsa. La causa del fuoco è il combustibile, non altro, e l'illuminazione dipende dalla sua quantità. Ogni individuo umano ha l'indiscutibile diritto di alimentare la sua fiamma interiore; il fuoco per sua natura, ha il potere di illuminare. Orbene, la fiamma interiore dell’aspirante e del praticante, la fiamma che produce la luce della saggezza, dev'essere sempre mantenuta viva dal combustibile della rinuncia, della pace, della verità, della pietà, della pazienza e del servizio altruistico. Più il Sadhaka è attivo e fervente e più egli diventa efficace. Solo gli alberi che crescono in un terreno fertile possono dare buoni frutti; quelli che sono stati piantati in terra salmastra daranno frutti immangiabili. Così, solo i cuori immacolati possono emanare, in tutto il loro splendore, quei doni, quei poteri e quei pensieri santi. La differenza tra i Brahmanishti del passato e quelli del nostro tempo, per quanto riguarda la Sadhana - anche se le pratiche spirituali sono sempre le stesse - consiste nel decadimento dell’autocontrollo. Da quando il numero dei " grandi uomini" seriamente intenti a meditare su Dio in luoghi isolati è diminuito, molte sventure hanno colpito la terra. Quelli di oggi stanno danneggiando il loro carattere di religiosità col frapporre ogni sorta di ostacoli all'adempimento della Sadhana prescritta, perché si rendono schiavi della sete di miseri elogi e di una squallida fama, si lasciano irretire dalle illusioni e dalla continua ricerca di onori, sempre tesi ad ingrandire le istituzioni da loro stessi fondate. Ma chi desidera veramente rimanere nello stato del Brahmanishta, deve cercare la solitudine, meditare e pregare nelle ore stabilite, per giungere, con questi mezzi, all'unicità di pensiero e di intenti; deve sempre esser disposto ad operare per il bene di tutte le creature e mantenersi assiduamente occupato in lavori disinteressati. Quando uomini di tal genere scendono sulla terra, ogni sofferenza ha termine. Ed è questo il segno che ha contraddistinto il Krita Yuga, l'Età dell'oro. Come nel mondo i medici di buon cuore vanno dovunque negli ospedali a curare gli ammalati ed i i sofferenti, così abbiamo bisogno, negli Ashram, di persone sante ed esperte nel trattamento della malattia "nascita-morte", presso le quali la gente afflitta da ignoranza, menzogna, immoralità e ambizione, possa essere risanata. L'ignoranza genera il vizio, che può essere curato solo con la medicina della conoscenza spirituale e con dosi complementari di serenità, coraggio, autocontrollo, ecc. Invece, i " grandi uomini" dei giorni nostri danno, a chi li avvicina, le cure e le medicine che il paziente preferisce! Così diventano gli strumenti dei loro seguaci e, per sete di notorietà e di onori, si comportano come quei medici che si lasciano guidare dagli ammalati! I cosiddetti " grandi" vanno alla deriva, anche prima di aver provato la grande gioia interiore, a causa della loro insana debolezza, vittime del desiderio di rinomanza e di celebrità! La causa primaria dell’attuale stato di povertà è proprio questa. Ma i Sadhu ed i " grandi uomini" del tempo presente non l'hanno capito e non si adeguano agli obblighi che il loro stato richiede. L'Essenza Divina dev'essere sperimentata e realizzata. Le esigenze egoistiche vanno sacrificate; per fare il bene ci vuole uno sforzo continuativo ed il vivo desiderio di ristabilire il benessere nel mondo. E, con questi sentimenti nel cuore, bisogna meditare sulla grandezza di Dio. Questo è il cammino da percorrere. Se i " grandi uomini" si impegnano così nel servizio all'umanità e si fanno promotori della prosperità mondiale, i ladri, ovvero l'ira, l'odio, l'orgoglio, l'invidia, la gelosia, la presunzione, non invaderanno più le menti umane, e le proprietà divine dell'uomo quali il Dharma, la carità, la verità, l'amore, la sapienza e la saggezza, saranno fuori pericolo. Gli addetti all’ordine pubblico ed i magistrati possono combattere solo gli avversari esteriori, ma non hanno il potere di distruggere anche i nemici interni dell'uomo; sarebbe un compito impossibile per loro. Non sono le autorità adatte. Il nemico interiore, i sei nemici che operano nell'uomo - gelosia, ira, avarizia, cupidigia, superbia, invidia possono essere debellati solo dall'insegnamento dei saggi, dall’amore, dalla conoscenza divina e dal contatto con i santi ed i grandi. Quando le forze di polizia e le altre autorità preposte alla salvaguardia dei cittadini si assoggettano agli stessi ladri del cui arresto sono responsabili, il mondo va incontro a gravi danni perché cade in balìa dei delinquenti; così, se i Brahmanishti ed i "grandi" Sadhu trascurano la via del bene e cadono vittime del richiamo dei sensi e dell’ambizione di gloria e di popolarità, il mondo sarà avvolto nella più cieca ignoranza e il Dharma andrà distrutto. Oggi purtroppo, sia le vicende temporali che quelle di carattere spirituale stanno proprio come le ho descritte; perciò le sofferenze aumentano ogni giorno. Il mondo intero avrà pace e gioia solo quando i due poteri - potere laico e potere religioso - capiranno il giusto atteggiamento da tenere e, prendendo a cuore il benessere generale, rifletteranno sull'Onnipotenza del Signore. Entrambi governano i due stati dell'uomo. I religiosi sono le guide dello stato interiore; le autorità amministrative reggono le sorti dello stato esteriore. Se i due gruppi agiscono e governano nel modo corretto, ambedue gli stati lavoreranno per creare felicità. La responsabilità della presente miseria ricade su entrambi. In tempi come questi, il Signore decide di riportare l'equilibrio fra gli stati e di sopprimere l'ignoranza e l'ingiustizia. Per rendere chiaro tale concetto, il Signore dichiarò nella Gita:

"Yada yada hi dharmasya glanirbhavati Bharata Abhyuttanamadharmasya tadatmanam srijamyaham".

"O Bharata, quando il Dharma declina, quando l'Adharma fa la sua comparsa, allora Io nasco".

In effetti, per l'avvento del Signore, anche le preghiere dei "grandi" operano come un invito. Nel mondo materiale, quando i cittadini hanno bisogno di qualche miglioramento o di aiuto, si mettono in contatto con i governanti e presentano le loro richieste. Analogamente, quando nel mondo spirituale diventa impossibile avere devozione, carità, pace e verità, i grandi e i buoni che desiderano ritrovare queste doti, invocano il Signore nell'intimità del loro animo. Ed Egli ascolta ed esaudisce queste invocazioni: scende in persona sulla terra e spande la Sua Grazia su di loro. Il fatto è ben noto a tutti. Non si incarnarono forse Rama e Krishna perché il Signore ascoltò le preghiere dei Saggi? Molti lo hanno letto nel Ramayana e nel Bhagavata. Anche Ramakrishna, sebbene fosse di origine divina, pregò Kali di mandare qualcuno, dato che lui non poteva farlo, che potesse predicare il Dharma nel mondo intero, per estirpare l'ingiustizia e l'egoismo. E questo lo sanno tutti coloro che hanno letto la storia della sua vita. Dunque, bisogna pregare e pregare, incessantemente, senza stancarsi, per essere esauditi. Non disperatevi e non interrompete le preghiere se esse non hanno determinato l’avvento del Signore. Anche nelle vicende che riguardano lo stato laico si deve scrivere e scrivere e girare e darsi da fare per avere un servizio che poi, forse, non è di alcuna utilità! Chi può sapere quali effetti suscita l’ardente desiderio dell’anima? Poiché non è dato conoscerli, è indispensabile pregare affinché nel mondo possa ristabilirsi la felicità. Il benessere mondiale è il segno del Suo arrivo e, sapendo ciò, è facile riconoscere immediatamente l’Avatar. Ed è proprio allora che la religione della verità, della carità, della sapienza e dell’amore, rifiorisce e prospera; ma finché non si è tenacemente radicata, gli uomini devono insistere con la preghiera: qui sta la loro responsabilità. La via di transito tracciata dai santi ha bisogno, ogni tanto, di essere riparata, sia da chi la percorre che da chi ne rivendica la tutela. Queste riparazioni si chiamano " insegnamenti". Per tali restauri il Signore manda, di volta in volta, individui dotati di eccezionali facoltà: saggi e personalità divine. Per opera dei loro insegnamenti, la via aperta in passato dagli uomini di Dio viene ripulita e spianata. Quando la volontà del Signore e le richieste dei Sadhu unite agli insegnamenti dei grandi, producono una concomitanza di effetti, la felicità del mondo è garantita e non subirà menomazioni. Se l'umanità al completo, tutta insieme in una stessa ora, elevasse a Dio la sua preghiera perché l'inquietudine, l'ingiustizia, la discordia e la menzogna siano trasformate in amore, pace, verità e soccorso reciproco, le cose andrebbero sicuramente meglio. Non c'è altro sistema. Preoccuparsi e tormentarsi è inutile e non c'è motivo di disperare. E’ contro la vera natura umana dichiararsi debole e impotente. Perciò, lasciando da parte ogni altro mezzo, gli uomini devono pregare, servire il prossimo, amarsi e rispettarsi vicendevolmente. Non devono più indugiare; ed allora avranno presto consolazione e gioia. Si dice che servire l'uomo è come servire Dio: Manavaseva è Madhavaseva. E’ vero. Ma, sebbene il servizio reso all'umanità sia sacro, per quanto grande esso sia, se non è pervaso del più alto ideale non porterà alcun bene agli uomini. La semplice ripetizione di slogans è inutile se il servizio viene svolto senza fede nella divinità dell'uomo e, per di più, con un certo interesse alla fama, agli onori ed agli eventuali vantaggi. Qualunque atto, unito alla contemplazione costante della gloria del Signore ed alla fede nella divina essenza dell'uomo, rende legittima l'affermazione che il Manavaseva è il Madhavaseva. Ma se non si pensa al Madhava, come può esserci un Madhavaseva ? La frase sarebbe solo ostentazione, ed Io, così, non voglio accettarla. Dunque, qualunque cosa fatta col pensiero rivolto al Signore, nel rispetto della verità e dei vari aspetti del Dharma, è veramente un servizio reso a Dio, mentre tutto ciò che si fa per onori, fama e vantaggi personali, non può essere considerato un Madhavaseva. In effetti, chi è sempre immerso nella contemplazione divina, non ha bisogno di fare altro. La, stessa preghiera può santificare il mondo. Ma non tutti sono in grado di impegnarsi cosi; quindi ognuno deve cercare di prepararsi a quello stadio purificando la mente e riducendo l'intensità dei suoi desideri. I Sadhu che hanno già raggiunto quel livello possono capire queste cose, ma gli altri non hanno ancora la capacità di comprendere 1'identicità fra il Manavaseva e il Madhavaseva.

Questo però non significa che uno debba starsene inattivo. Intendere tali cose dipende dal destino individuale, dalle azioni del passato e dalla sadhana personale. Fino a quando non le avrete capite, pregate, pregate e meditate in modo che la mente si liberi dalle ondate delle sensazioni e si colmi della divina forma; continuate a lavorare per il bene altrui, dedicate il vostro tempo al servizio dell'umanità incuranti dei possibili risultati, e sarete benedetti. Altrimenti, per quanto il corpo rimanga inattivo, la mente sarà sempre occupata ed agirà per proprio conto. Così si diventa vittime del Karma, anche senza far nulla! Quando l'uomo mantiene la mente fissa nel Signore e persegue la verità, anche se il corpo ed i sensi lavorano per il mondo, non ne sarà influenzato; benché compia delle azioni, non produrrà conseguenze: benché faccia del Karma, non produrrà altro Karma. La lezione della Bhagavadgita è racchiusa tutta qui. Il cuore di chi non educa la mente ai pensieri santi diverrà ricettacolo del male e della cattiveria. Ciò dev'essere bene impresso nella memoria di coloro che aspirano alla salvezza, che cercano l'unicità degli intenti e che sperano di elevarsi alla grandezza spirituale. Per realizzare l'Atma a nulla valgono la casta, la vita monastica, le cerimonie rituali, la cultura ottenuta con lo studio degli Shastra. La sola condizione indispensabile è la profonda concentrazione del pensiero nel Brahman (Brahmanishta). Anche i testi delle Upanishad affermano:

"Nasramam karanam mukteh, aarsanani nakaranam. Tathaiva sarvakarmani jnanamevahi karanam ".

"Solo la suprema conoscenza dà liberazione; non la casta, non la filosofia, non la dottrina".

Per fissare il pensiero sull'onnipresente Signore non ci sono prescrizioni di tempo o di luogo. Non c'è luogo santo particolarmente indicato né un'ora specificamente adatta. Dovunque la mente desideri estasiarsi nella contemplazione divina, quello è il luogo santo! E ogni volta che ciò avviene, quello è il momento propizio! Proprio là e precisamente allora deve meditare. Ecco perché, fin dall'antichità, è stato detto:

" Na kala niyame yatra, na aesasya sthalasya cha Yatrasya ramathe cittam, tatra ahyane na kevalam".

" Per meditare su Dio né il tempo nè il luogo sono stati prestabiliti. Quando e dove la mente lo desidera, allora è il momento, quello è il luogo".

Il mondo avrà prosperità per opera di quelle anime disciplinate, dal cuore puro, che rappresentano il sale della terra. Tutti devono pregare, incominciando da questo stesso momento, per l'avvento di tali uomini; tutti devono cercare di meritare la benedizione dei grandi e dimenticare le sofferenze attuali nel tentativo di far rifiorire il benessere mondiale.

Prema Dhaara

pag.26 (16)

 

Non vi era nessuno per sapere ch'Io fossi sino a quando creai questo mondo a Mio piacere: con una Parola, Immediatamente sorsero le montagne, i fiumi cominciarono a scorrere: la terra sotto e il cielo sopra, gli oceani, i mari, le terre e le colline, il sole, la luna, e le sabbie del deserto sorsero dal nulla a provare la Mia Esistenza. Poi vennero tutte le forme degli esseri umani, l’umanità, le bestie e gli uccelli, ed essi parlavano, ascoltavano e volavano; ed al mio ordine tutti i poteri gli furono conferiti. Il primo posto fu concesso all'uomo e la Mia conoscenza fu posta nella sua mente.

     Venite, venite tutti. Non facciamoci chiamare ingrati. ServiamoLo fedelmente e amiamoLo. amiamoLo. amiamoLo.

Con Benedizioni,

Sri Sathya Sai Baba

pag.65 (46)

Ho ricevuto i saluti che mi avete inviato, le gocce d'amore in essi contenute hanno rinfrescato e lenito il cuore di Sai. Per i "Kaaranajanmas" (persone nate con una missione), il giorno in cui essi prendono un corpo fisico non dovrebbe essere identificato solo come loro compleanno. Quel giorno è un compleanno solo per il corpo fisico. Di fatto non ci sono nascite per ciò che è divino e sacro. I "Kaaranajanmas" prendono un corpo per adempiere a uno scopo. Essi proclamano e propagano i più alti ideali. E’ solo quando mettiamo in pratica questi principi nelle nostre vite e ne facciamo l'esperienza, che possiamo dire di aver dimostrato a loro la nostra gratitudine. Senza dubbio tutti sono messaggeri. Ognuno dovrebbe sperimentare, godere e diffondere il Vangelo e la Gloria di Dio agli altri nel mondo. Se fate questo, potete dire: "Io sono il Messaggero di Dio," Dovete quindi installare il Maestro nell'altare del vostro cuore ed allora potete poi ben dire: "Io sono il Figlio di Dio," Diverrete vicini e cari al Signore. Dovete lasciare che il vostro amore sia avvolto dall’Amore di Dio e che il vostro cuore sia immerso nel Cuore di Dio. Questo, davvero, è lo stadio più vicino, quando cioè, sul piano atmico, avete la convinzione (nata dall'esperienza) che Lui e voi siete uno e la stessa cosa. Questo stadio conferma la verità dell'affermazione "Io e mio Padre siamo Uno". Allora si può sperimentare l'identità con il Padre.

I tre stadi sono quindi: sul piano fisico, ove voi siete i messaggeri, sul piano mentale, ove voi siete il figlio: ed infine sul piano atmico, dove voi e Lui siete Uno. Il giorno che comprenderete il significato di queste affermazioni e le tradurrete nelle vostre vite, sperimentandole, allora avrete il diritto di celebrare la nascita di Gesù. Le celebrazioni del Suo Compleanno non consistono semplicemente nel decorare l'albero di Natale, o accendere le candele e cantare i canti natalizi. Obbedire incondizionatamente alle direttive e alle ingiunzioni di Sai costituisce il primo stadio. Dovreste poi trasmetterle agli altri, stabilendo così un legame con la stessa incarnazione dell’Amore nel vostro cuore e a livello di cuore. Questo significa stabilire una relazione definitiva tra voi e il Maestro, che, in questo modo, diventa il Padre. Ora, assicuratevi il diritto di considerarLo il Signore, il sovrintendente, il ricevente ed il vostro tutto. Dopo questo, gradualmente, arriverete a uno stadio dove spontaneamente diverrete uno con Lui. Egli diverrà uno con voi e tutto sarà Suo. Ora, c'è solo un regno, c'è solo un trono, e solo "quel tipo" d'amore è veramente Dio. Dovete sperimentare la dolcezza di quell’Amore, In verità quell’Amore è il Sangue di Dio, che il vino rappresenta. Poi, il corpo che Dio usa altruisticamente per servire gli altri, è simbolizzato dal pane. Quando il "sangue" e il "corpo" verranno usati insieme, voi comprenderete cosa Gesù intendesse veramente riferendosi al pane ed al vino. Il vino intossicante che inebria una persona con faccende terrene e fa sorgere in questa i desideri è il sangue. La carne che desidera ardentemente i piaceri materiali dei sensi è il pane. Questi due dovrebbero essere miscelati insieme e poi, contemplandoli come il sangue e il corpo di Dio, dovrebbero essere trasmutati in organi che sono manifestazione della Divinità. Solo allora essi diverranno consacrati e puri.

Il " sangue" non dovrebbe essere inteso come sangue comune, lo si dovrebbe pensare come sangue di Sai. Solo allora diverrà l'offerta, la Mahayoga (la Via Reale) che culmina in Sai. Dovreste considerare il vostro corpo come una massa dell’Amore di Sai, ed usarlo per assicurarvi la Grazia di Sai. Allora diverrà un'offerta a Sai che Gli porterà gioia. Questo è il significato interiore del simbolismo esteriore, quando le persone prendono il vino e il pane nelle Chiese.

Gesù non è il nome originale. L'originale è ISA. Questo Isa è diventato SAI. Isa significa anche Iswara. Le buone azioni che avete compiuto in innumerevoli vite vi hanno fatto ottenere Sai in questa vita. Senza troppe difficoltà dovreste trattenere saldamente questa acquisizione. Sperimentatela e traete da essa la Beatitudine.

In verità, le attività di servizio che avete svolto nella scorsa settimana a Brindavan, sia al College che all'ospedale, provano al di là di ogni dubbio lo spirito di unità che prevale tra voi. Trattando questi luoghi come la vostra stessa casa, vi prendete cura di essi. Il vostro amore (il sangue) che è la Divinità di Sai, la vostra fermezza e dedizione (la carne) che è il cibo di Sai sono veramente eccellenti. Avete reso Sai eccezionalmente felice. Siete tutti veramente Benedetti!

Oh! Degni recipienti dell’Amore di Sai! Non avete bisogno di assumervi così tanti problemi. Naturalmente è lodevole che, motivati dall’Amore di Sai, voi stiate compiendo il vostro dovere, tuttavia non vi è motivo di avere paura. La protezione di Sai (Raksha) è dalla vostra parte e nel vostro cuore. Non abbiate alcun timore, Siate Felici.

Il vostro Baba

Messaggio di Natale 1978

pag.75 (51)

Dì ai ragazzi di studiare molto e di tare bene gli esami. L'opportunità che essi hanno è un grande dono a cui persino i Deva aspirano. Una volta sfuggita questa opportunità, essa è perduta per sempre e questa atmosfera non può più essere riguadagnata. L'Avatar sarà presto riconosciuto da tutti e tutto il mondo, intero, arriverà ai Suoi Piedi e intraprenderà il cammino spirituale. Impiegate il vostro tempo nel modo migliore, ora, per non dovervene inutilmente pentire più tardi. A cosa servono i vostri studi se non potete atterrare la vera Vidya (Conoscenza Suprema)? Comunica il Mio Amore e le Mie Benedizioni a tutti i ragazzi e dì loro di essere disciplinati. Questa opportunità non si ripresenterà più e chiedi loro di farne il miglior uso. Nemmeno innumerevoli vite potrebbero ridare loro questa opportunità.

Baba - 5.2.1980

Colloqui

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Altro visitatore - Quali sono i 16 caratteri dell’Avatar? Nessuno me l'ha saputo dire.

SAI - [3] pag.71

La differenza fra l'uomo e l’Avatar? L'uomo sperimenta i 15 fattori, ma non li domina. Vanno per conto loro. Quando l’uomo comincia a poterli controllare si avvicina al XVI, l'Onnisciente se Supremo (Paramatman). I 15 fattori sono: i 5 organi d’azione - il parlare, il prendere, il camminare, il mangiare e l'escrezione. Vengono poi i 5 organi di percezione: udito, tatto, vista, gusto, odorato. Poi i 5 elementi: terra, acqua, fuoco, aria e spazio. Infine, il 16° fattore è l'Onnisciente Paramatman.

  •  

H.- Pare strano che solo pochi riconoscano l’Avatar

SAI - [4] pag.99

No non è strano; come faresti tu a riconoscere l’Avatar?

H.- Con la fede.

SAI - [5] pag.100

La fede è una cosa; la conoscenza è un'altra. Tua moglie può aver fede in te, ma non per questo ti conosce. L'Avatar può esser conosciuto un certo momento, ma poi vengono i dubbi e il riconoscimento vacilla. Ne è un esempio Vishvamitra, il grande saggio, che chiese l'aiuto dei due giovani ragazzi Rama e Lakshmana perché lo aiutassero a sconfiggere i diavoli che disturbavano i suoi riti vedici. Egli disse al re che non aveva bisogno dei potenti eserciti, ne delle sue armi, ma che gli bastavano i due giovani, che erano due incarnazioni divine. Eppure, quando essi giunsero non disse a Rama di imparare i mantra che potevano sconfiggere i diavoli! Le ondate dell'Illusione (Maya) rendono pressoché impossibile riconoscere l’Avatar.

  •  

H.- Eppure continua a parermi strano, Svami. In quei tempi antichi e tanto semplici era così difficile riconoscere l’Avatar mentre oggi, in questa società,

corrotta e complicata, il riconoscimento dell’Avatar è ormai mondiale.

SAI - [6] pag.100

Dici che è diffuso? Ci sono storie e articoli che parlano di Svami, ma quanti sono coloro che sono sicuri che Egli è l'Avatar? E, tra coloro che ne sono certi, quanti sono liberi da ogni dubbio? Ti faccio un esempio: tu riconosci in Svami l'Avatar?

H.- Sì.

SAI - Non hai dubbi?

H.- Nessun dubbio al mondo.

SAI - [7] pag.100

Hai l'esperienza dell'onnipresenza di Svami?

H.- Si, ne ho esperienza diretta.

SAI - [8] pag.100

E invece, quando tu lasci Brindavan e vai al tuo albergo a Bangalore, pensi che Svami sia a Brindavan. Lo vedi che non è tanto facile conoscere l'onnipresente Avatar? Si, c'è qualcuno che lo sa, sempre. Dell’Avatar Krishna qualcuno lo sapeva, e cosi pure per l’Avatar Rama. Non tutti i fiori si aprono al sorgere del sole; solo alcuni sono pronti; è una questione di maturità. Altro esempio: chi ha offerto questa casa nuova, e a chi la offre?

H- Alla Forma divina.

SAI - [9] pag.100

Cosa? Questa è una forma divina? Questo è un corpo umano.

Quando su un atto di trasferimento di proprietà si scrive il nome di Svami, a chi è fatto il trasferimento? Chi lo fa? Non è da quel corpo a questo corpo?

H.- Eh già, da un corpo ad un altro corpo.

SAI- Esatto (E’ implicito che, se Svami fosse veramente riconosciuto come Avatar, tanto l'offerta quanto l'accettazione sarebbero prive di significato e non sarebbero neppure avvenute).

  •  

H.- Un Avatar potrebbe nascere in qualche altra parte del mondo?

SAI - [26] pag.103

Buddha, Cristo, Maometto ed altri non erano degli Avatar Gli Avatar nascono solo in India, perché solo in India si comprendono le Scritture (Shastra) e solo in India i saggi sperimentano e praticano sempre. E’ come una miniera d'oro. Dove c'è l'oro accorrono geologi, ingegneri e minatori esperti. Qui si estrae l'oro, e poi viene distribuito a tutto il mondo.

Discorsi vol. X 1° tomo

pag.106

...La Divinità che Io sono non è stata acquisita o guadagnata, neppure è stata aggiunta o mostrata dopo un periodo di alcuni anni, nel mezzo di questa vita. Il Divino deve rivelare Se stesso attraverso manifestazioni, adattate al tempo, alla regione, all'ambiente culturale. I segni e i prodigi che Io manifesto hanno nomi che non denotano lo scopo o l'effetto. Essi si possono chiamare chamathkara, che fanno da guida nel samskara, che spinge uno verso paropakara e si risolve nel sakshatkara. Chamathkara è ogni atto che attrae a causa della sua inesplicabilità. Questo aspetto dell'attrazione è inerente all'avatar. Il nome Rama significa Colui che dà piacere o causa gioia. Krishna significa Colui che attrae, attira verso Se stesso (Karshathithi-Krishna).Questo attributo di attrazione è una caratteristica della Divinità. Perché il Divino attrae? Per deludere o ingannare? No. E’ per trasformare, ricostruire, riformare un processo chiamato samskara? Quale è lo scopo della ricostruzione? Rendere la persona utile e servizievole per la società, cancellare il suo ego, e affermare in lui l'unità di tutti gli esseri viventi in Dio. La persona che ha superato il samskara diventa un umile servo di quelli che hanno bisogno di aiuto. Questo è lo stadio di paropakara. Un servizio di questo genere, fatto con riverenza e altruismo, prepara l'uomo a realizzare l'Uno che pervade i molti. L'ultimo stadio è sakshatkara. I Veda proclamano che l'immortalità (lo stadio in cui ci si immerge nell'Entità Universale che non ha ne nascita ne morte) è possibile solo attraverso la rinuncia e il distacco, e non attraverso i rituali, la progenie o la ricchezza. Quando uno rinuncia ai desideri egoistici, il suo amore si espande sopra le regioni più lontane dell'Universo, finché egli diventa consapevole dell'amore cosmico, promotore dei quattro processi menzionati. E’ importante che conosciate questa spinta di base in tutti, come faccio Io. Consideriamo i chamathkara, atti che attirano e causano meraviglia. Voi vedete un fiore. Desiderate prenderlo nelle vostre mani solo quando il suo colore o la sua fragranza vi attrae. Entrate in un mercato e vedete mucchi di frutta. Se i frutti non vi attirano non siete spinti a possederne e a trarre beneficio. L'attrazione è la natura stessa del Divino. Una volta che una persona è attirata, inizia il processo del samskara. Senza questo, l'uomo rimane incolto e debole. Egli non ha dignità o personalità. Un pezzo di acciaio è trasformato da un' abile manipolazione e ricostruzione in un orologio che ha il valore di diverse centinaia di rupie; questo è il risultato del samskara, che lo trasforma in uno strumento utile per indicare il tempo. Così anche l'uomo può essere trasformato in un nobile, efficiente, felice e disciplinato membro della società, se coltiva buoni pensieri, buoni sentimenti, buone azioni e buone emozioni. Così trasformate, le persone si impegneranno spontaneamente nel compito di promuovere il benessere umano. Esse saranno promotrici degli ideali della fratellanza dell'uomo e della paternità di Dio. Al giorno d'oggi le persone che non hanno esperienza o conoscenza della scienza spirituale e nessuna concezione del Divino, parlano di questi soggetti in cui si smarriscono. L'occhio può solo vedere, la lingua può solo parlare e l'orecchio può solo sentire. Ognuno deve accettare le sue limitazioni ed essere contento. Il Divino può essere afferrato solo attraverso l’amore, la fede e il sadhana, pieno di amore. La ragione è uno strumento troppo debole per misurarlo. Il diniego del Divino non può annullarlo. Tutte le invettive sul Divino provengono dagli atei che sono opportunisti. Perciò è vostro dovere perseverare nella equanimità. Siate leali verso voi stessi e non vacillate. Io non sono influenzato da lode o biasimo. Il Mio amore e la Mia compassione avvolgono tutti; la Mia Grazia può essere condivisa da tutti. Lo dichiaro, così che voi possiate affrontare tutto con forza d’animo. Più voi scavate, più profonda è la derisione; più alta la montagna più grande la lode. Una persona con una malattia al naso non può apprezzare la fragranza di un fiore. Quelli che non possono apprezzare o riconoscere il Divino sono sofferenti di un male che glielo impedisce.

Discorsi vol. X 2° tomo

pag.301 ISA

I seguaci di ogni religione, seguendo le rispettive tradizioni, invocano il Dio Unico, che è Onnipresente e ascolta le loro preghiere. E’ lo stesso Dio che dona a tutta l'umanità salute, prosperità, pace e felicità. Nessuna religione ha un dio esclusivo che riversa le sue grazie soltanto su chi segue quella religione. E’ il destino dell'uomo viaggiare dall'umanità alla Divinità. In questo pellegrinaggio, deve affrontare ostacoli e prove. Per spianare il suo sentiero e aiutarlo a vincere le sue difficoltà, saggi, profeti, anime realizzate, Personalità Divine e Incarnazioni di Dio vengono fra gli uomini, e si muovono fra gli afflitti e tra i ricercatori che hanno perso la via o si sono smarriti nel deserto, e li guidano a trovare sicurezza di se e coraggio. Certe personalità sono nate e vivono per queste scopo.

Possono essere chiamati Karana-janma, perché assumono la janma o nascita per un karana, una causa o scopo. Tali guide, modelli e capi, compaiono fra tutti i popoli e in tutti i paesi, ispirano la fede in più alti ideali, e insegnano con la Voce di Dio. Naturalmente ci sono molti aspiranti che con la loro devozione, la dedizione e una vita disciplinata, ottengono la visione dell'Uno Onnipresente, Onnipotente e Onnisciente, e sono paghi della beatitudine ottenuta. Altri desiderano condividere quella beatitudine con chi si trova ancora in uno stato di ignoranza; essi guidano e insegnano e sono benedetti. Insegnano che la molteplicità è un'illusione e che l'Unità è la Realtà...

Discorsi volume I

pag.73

...Non è possibile che il maestro stia in un luogo e la scuola in un altro. La lavagna qui e la campanella scolastica là. Vicino a Gudur ci sono delle miniere di mica e non ha senso chiedersi perché non si trovino invece a Peddapuram. E' cosi e basta. Allo stesso modo, in India esiste una miniera di spiritualità e gli ingegneri vengono qui per lavorarla, estrarla e metterla in circolazione: ecco perché in questo paese appaiono molte più manifestazioni del Signore. Anche l'atmosfera qui è più conduttiva e adatta all’applicazione pratica dei nuovi metodi di estrazione e d'uso a beneficio di tutta l'umanità. Bha-ratha, significa la terra di coloro che hanno rathi o attaccamento per Bha o Bhagavan, cioè Dio. Anche il Signore deve venire in forma umana e muoversi tra la gente per farsi ascoltare ed essere contattato, amato, riverito e ubbidito. E' costretto a parlare la lingua degli uomini e comportarsi da uomo, proprio come un membro della specie. Se non facesse in questo modo, sarebbe o negato e dimenticato oppure temuto ed evitato. L' Avathar deve porre l'umanità nel crogiolo per eliminare la scoria e i metalli meno nobili che hanno distrutto la sua purezza. Quando il bambino gira il rubinetto senza conoscere il meccanismo, l’acqua lo investe. Allo stesso modo, il dolore imbeve l'uomo perché non conosce il meccanismo che gli permette di ottenere un flusso regolare. Se il Nayaka è buono, il Nataka sarà grandioso, ma se il Nayaka è un fallimento, il dramma sarà un fiasco...

pag.104

... L'Avathar è venuto per rischiarare il sentiero del progresso spirituale. La Asanthi, nella quale l'uomo è immerso, deve venire dominata. Con le parole "Parithranaya Sadhunaam" si vuole proprio fare riferimento alla salvezza del Sadhu e di tutti i Jivi buoni dai tentacoli di Asanthi o dolore, causato dalla mancanza di conoscenza della relativa futilità delle cose mondane. Tutti i Jivi devono ottenere Santhi e Santhosha: questa, infatti, è la Missione per la quale il Signore seguita a manifestarsi su questa terra. Egli sceglie un luogo colmo di Pavithratha o Santità e di Divyathwam o Divinità e prende forma umana, perché possiate incontrarLo e parlare, capire e apprezzare, ascoltare e seguire, sperimentare e trarre vantaggio, Purtroppo quando la Divinità rimane invisibile e senza forma, voi La concretizzate come più vi piace. La pregate e ne traete consolazione e forza, ma quando si manifesta dinanzi a voi, concretizzata in forma umana, allora dubitate, mettete in discussione e denigrate! La gente si inginocchia dinanzi al Naga di pietra, gli versa il latte e lo lava amorevolmente con acque sacre, ma quando si materializza in un vero cobra, allora tutti scappano impauriti. Un vero Bhaktha non conosce la paura e la mancanza di fede...

Discorsi volume II

pag.75 LA VOLONTA’ DI SIVA

... I soli a poter riconoscere un Avatar (incarnazione di Dio) sono coloro che sono versati nelle <<Sastra>> (sacre scritture) e sperimentano la vera natura degli scritti; essi soli possono gustare la gioia che emana dall'incarnazione divina. I <<Purana>> ed i <<Ithihasa>> (sacri testi epici) descrivono il Signore sotto molteplici aspetti, secondo la fantasia e l'abilità del saggio che li ha illustrati, ma i <<Veda>> e le <<Sastra>> (sacre scritture) non si sottomettono a nessuna corrente specifica, a nessuna nuova saggezza, ma trattano le verità fondamentali....

23° - pag.109 IL DESTINO NON E’ UNA GABBIA DI FERRO

Velury Sivarama Sastry non è solo un grande erudito, ma è anche un grande Sadhaka (aspirante). Oggi vi ha dato l'essenza della sua erudizione e della sua esperienza sull'incarnazione dell'Avatar. Nonostante ciò, il mistero dell'Avatar è al di là della vostra comprensione. Come possono coloro che vivono in <<maya>> (illusione) comprendere qualcosa al di là di essa? Il corpo, l'intelletto, la coscienza, la mente, il cuore, fanno parte tutti di <<maya>> ed in essa operano. Ma la sparizione di <<maya>> è un fatto, non un’illusione. In algebra il simbolo X viene usato per una quantità sconosciuta.

Quando questa quantità viene scoperta, il simbolo X sparisce dalla equazione; Dio è quella incognita X che dovete scoprire. Si dice che Dio è la causa prima di ogni cosa, ma questo è vero fino ad un certo punto. Non siete stati messi da Dio nella gabbia di ferro del destino, dalla quale non potete fuggire. Egli vi ha dotati di discernimento, di distacco, di timore e di curiosità che dovete usare per raggiungerLo...

pag.124

... L'<<atma>> e l'<<anatma>>, l'invisibile ed il visibile, sono la base della creazione. Quando questa conoscenza farà parte integrante della vostra mente, voi sarete liberi da <<maya>> ed avrete infine la visione di <<kailasa>> (il picco sacro dell'Himalaya che simbolizza la luce e la immacolata purezza). A quello stadio tutto è luce e purezza. Naturalmente il sentiero da seguire è un sentiero irto di ostacoli, arduo e diritto, ma la destinazione è la più alta che esista, la più gloriosa, quella della illuminazione. La gente perde di vista questo alto ideale ed è per questo che l'Avatar scende e tenta di salvarla. Egli viene quando nel mondo non vi sono che pochi uomini di buona volontà e quando esiste ancora qualche traccia del <<dharma>>. A cosa serve il medico quando il paziente è deceduto? Quando la maggior parte della gente teme che il male possa avere il sopravvento, allora il Signore si incarna per alimentare le anime e ravvivare la fede e il loro coraggio. Come è citato nella Ghita, non significa la protezione del Saggio o dell'Asceta, ma la protezione di tutti coloro che possiedono le virtù che esistono negli animali, negli insetti e anche nei vermi. Egli proteggerà anche loro! Egli viene per proteggere, guidare e favorire il ristabilimento del <<dharma>> (legge morale) la cui essenza è verità...

Discorsi volume III

pag.48

... Naturalmente allora i pavoni abbondavano in Brindavan ed anche oggi se ne possono trovare parecchi. Sul Suo petto nudo c'era un neo che poteva essere visto chiaramente, un segno immancabile in tutti gli Avathars, incluso Sai, Krishna vide le carcasse degli animali, morti a causa dei fumi velenosi che avevano respirato vicino allo stagno di Kalinga, per terra uccelli morti, intorno il deserto perché il verde non aveva potuto sopravvivere nelle vicinanze...

pag.50

... Egli divenne il centro delle chiacchiere del paese e tutti percepirono che aveva in Sé tutti i 14 mondi. Gli Avathars scelgono il tempo ed il modo per annunciare Sé stessi e la Loro gloria! Persino l'attuale Avathar dovette fare i miracoli quando decise che era giunto il tempo di far conoscere il Suo segreto...

pag.137

... L’uomo deve essere sempre forte e non dovrebbe mai accettare la menzogna né tutto ciò che denota un fondamento di codardia (balaheenam). Balaheenam nasce dall'accettare un'immagine di sé inferiore a quella attestata dai fatti. Voi credete di essere la buccia mentre siete il frutto che essa protegge. Questo è l'errore principale. Tutta la Sadhana deve essere diretta a rimuoverla buccia ed a rivelare il frutto. Fino a quando dite <<Io sono>> siete destinati ad aver paura, ma una volta che dite: <<Io sono Brahman. Aham Brahmasmi>>, avrete una forza insuperabile. Il corpo è lo Kshetra o il campo del Maestro che conosce tutti gli Kshetra. Una notte, mentre Vivekananda stava nella sua stanza, insonne perché agitato dai propri conflitti interiori, Ramakrishna, che non dormiva, si mise a parlare come se sognasse e la sua voce fu udita chiaramente da Vivekananda. Diceva: <<Oh manas (mente), oh Manasarajahamsa oh Nithyaananda rasaikanilaya ! Tu sei l'incarnazione divina (Daivaswaroopa)! Gioca nel puro lago della meditazione (Dhyana) sulla divinità; perché desideri invece lo sporco della pozzanghera dei piaceri sensuali?>>. Quello fu il consiglio del Guru a Naren ( Vivekananda), che immediatamente lo accettò. L’influenza del divino è tale che mentre lo state contemplando, ogni traccia di invidia e di cupidigia sparisce dalla mente. Il piccolo Krishna che era entrato nella casa di una Gopi, fu scoperto sotto il recipiente del curd (yogurth). Egli corse fuori e la Gopi lo rincorse cercando di prenderlo perché non voleva che andasse sotto il sole. Non si preoccupava del curd o del latte o del burro, ma il suo pensiero era rivolto ai piedini di Lui che camminavano scalzi sulle pietre e sul selciato ardente. Il Prema (l'amore) che Krishna emanava faceva dimenticare tutto il resto. Dava risposte talmente disarmanti alle domande della Madre e delle Gopi, che esse non potevano sentire altro che Prema nei Suoi confronti. Quella è la caratteristica dell’Avathar, in ogni epoca. Krishna fu l'incarnazione dell'amore non solo per le incolte Gopi ed il potente guerriero Bhisma, ma anche per la gente di ogni tipo e professione che trovava in Lui la sua sorgente di Grazia, di saggezza e di ispirazione. Questo è il segno dell'Avathar. Nell'attendere l'arrivo dell' Uttarayana, Bhisma diede all'uomo un messaggio molto prezioso: il sole è la deità che presiede all'intelligenza (Buddhi) e, quando nel firmamento del tuo cuore il sole prende la direzione Nord, va verso Dio. Se invece prende la direzione opposta, va di nuovo verso il mondo. Quindi cercate di dirigere l'intelligenza verso il sentiero che porta a Dio, e quel giorno rappresenterà il giorno dell’Uttarayana (il giorno nel quale il sole prende il Nord). Non aspettate che ve lo dica il calendario. La prima lezione che impartii quando dichiarai ad Uravakonda di essere un Avathar fu: <<Manasa Bhajare Guru charanam Dusthara Bhava Sagaratharanam>>, ossia: cercate anzitutto di capire che vi trovate nel ciclo vita-morte e poi decidete di superarlo. Quindi fissate la mente sul Guru e sul nome e la forma di Dio che più vi aggrada, infine soffermatevi sulla Sua Gloria e cantate i Bhajan con tutto il cuore. Chi crede in questa realtà relativa è un Samsari mentre chi è cosciente che essa è solo relativamente vera è un Sadhaka (aspirante). L'egoismo è l'illusione più pericolosa, che deve essere annientata. Bhisma l'aveva, ma quando non poté alzarsi e giacque vicino alla coda di una vecchia scimmia decrepita, che era in realtà lo stesso Anjanaya, quella illusione sparì. Anche Arjuna l'aveva; un giorno, dopo la battaglia, quando Krishna portò il carro indietro, chiese di scendere per primo, come facevano tutti gli aurighi. Ma Krishna rifiutò ed insistette perché scendesse prima Arjuna. Ci fu un leggero battibecco e poi Krishna ebbe la meglio. Arjuna scese, poi, non appena anche Krishna si fu allontanato, il carro prese fuoco. Se Krishna fosse sceso per primo, Arjuna sarebbe sicura mente morto. Krishna aveva fermato tutte le frecce che erano state lanciate sul carro e l'avrebbero mandato in fiamme se Lui non fosse stato presente. Arjuna, quando lo seppe, si senti umiliato ed il suo egoismo ebbe un terribile colpo. Capì allora che ogni azione di Krishna aveva un significato. Krishna fu l'Avathar che venne per distruggere il male: ma ora il male non è identificabile in alcune particolari persone, ma è dappertutto. Lo scorpione ha il veleno nella coda, il cobra nel dente, ma l'uomo ce l'ha in ogni sua parte: negli occhi, nella lingua, nella mente, nell'intelligenza, nel cervello, dovunque. Vi chiederete quando questo veleno potrà essere estirpato ed eliminato. se ne andrà, non vi è dubbio. E’ lo scopo per cui, sono venuto. Portatemi il loto del vostro cuore, libero da tutti gli insetti nocivi che lo infestano. Purtroppo nessuno è preparato ad affrontare uno sforzo per la vittoria spirituale. Se chiedete di fare un lavoro di esattore senza averne le qualifiche, come potrete svolgerlo? Il fiore deve diventare frutto; il frutto deve maturare e questa maturazione deve esprimersi nella sua dolcezza. Tutto ciò richiede del tempo...

pag.140

... Nagayya ha detto or ora che Nehru in un suo discorso riconobbe che un destino foggia gli eventi a prescindere dagli sforzi individuali. Ebbene ciascuno deve giungere a quella conclusione, presto o tardi: infatti c'è un limite alle capacità umane di controllare gli eventi. Una mano invisibile controlla la ruota degli eventi: chiamatela destino, Provvidenza o Dio. I nomi non hanno importanza. E’ l'umiltà che conta, il senso del timore reverenziale. Alcuni dicono che basterebbe avere nella mente una qualità e che praticarla non è necessario. Sarebbe come dire che è sufficiente vedere il cibo nel piatto per saziarsi.

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Due fratelli erano famosi per la loro avarizia; il più anziano era il peggiore. Un giorno doveva andare nel villaggio vicino e si alzò presto; ma a metà strada, dopo circa cinque miglia, gli nacque il dubbio che suo fratello più giovane non avesse spento la lampada ad olio dopo che lui era uscito di casa. Così ritornò velocemente indietro per assicurarsene. Il fratello gli disse: <<Hai forse dubbi sulla mia intelligenza?

Certo, l'ho spenta non appena te ne sei andato, ma perché sei ritornato? Ti rendi conto di aver consumato per niente le scarpe?>>. L'anziano fratello rispose: <<Perché dubiti della mia intelligenza? Ho tenuto le scarpe in mano ed ho camminato scalzo fino qui!>>. Ma che risultato ebbero dalla loro avarizia? Il giovane fu punto da uno scorpione durante la notte, ed il vecchio fu morso da un cobra mentre camminava a piedi nudi.

Nagayya nel recitare in un film la parte di Thyagayya non dimenticò mai di essere Nagayya. Se lo avesse fatto il film non sarebbe stato valido. Così nemmeno voi dovete dimenticare di essere l’Atman, e con quella coscienza sarete in grado di recitare qualsiasi ruolo sul palcoscenico del mondo. Questa realtà diverrà stabile nella vostra mente se leggete il racconto delle imprese del Signore Krishna nella Ghita. Nutrite la mente con i Leelas del Signore e la Sua Gloria.

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Una volta Krishna ed i Suoi compagni entrarono di nascosto in una casa e fecero cadere il vaso del curd; quando la padrona di casa entrò e chiese loro perché erano entrati, Egli rispose: <<Mia madre aveva un bastone in mano e così Mi sono rifugiato qui!>>. <<Chi sono questi ragazzi?>>, lei domandò. <<Li ho portati perché testimoniassero quello che ti ho detto>>. <<Perché hai messo quel recipiente fra le gambe?>> chiese la donna un po' arrabbiata. Lui rispose: <<Perché i Miei compagni non prendano il burro>>. <<Perché vai di casa in casa a mangiare le riserve di burro?>> chiese Yasoda. <<Mi piacciono solo le cose che scelgo Io; non mi piace essere nutrito dagli altri>>.

Krishna non poteva essere confinato in una casa né si poteva imporGli una routine. Fate del vostro cuore la Sua dimora, e così acquisterà valore. Un suolo che contiene le vene di mica ha un certo valore, ma quello che ha le vene d'oro è ancora più prezioso. Il suolo è valutato secondo la preziosità del metallo che contiene. Così sono i cuori. Abbiate Dio nel cuore, ed esso diverrà il più prezioso dei vostri possedimenti. Se Dio è nel vostro cuore, Lo vedrete dovunque, persino nel mondo oggettivo. Da oggi decidete di intraprendere solo attività virtuose, di avere buoni pensieri e di frequentare solo buone compagnie. Fate che la vostra mente coltivi pensieri elevati. Non perdete neanche un momento del vostro tempo in chiacchiere inutili, o in divertimenti degradanti. La morte è in agguato pronta a portarvi via. Guardate il caso Kennedy, la morte era in attesa del momento propizio! Non aveva forse guardie, soldati, sicurezza? Ma tutto è stato vano! Pertanto, sinché c'è vita fate buone azioni, parlate dolcemente e piano, non ingiuriate né insultate nessuno, servite coloro che sono nel bisogno e tenete sempre nella mente l'immagine di Dio. Lo stato secolare esita ad insegnare nelle scuole i principi del Sanathana Dharma ai giovani e agli studenti, nonostante che questi principi siano universali e non siano contrari ad alcuna religione. il Comitato Sriprakasa ha raccomandato un corso di istruzione mentale, ma se non si sottolinea la base atmica dell'individuo, la forza corroborante del Sanathana Dharma si perderà.

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