Home

Azione

 

Al di là dell’illusione

Pag.20

Si fanno un mucchio discussioni e di parole inutili sulla via che conduce a Dio alcuni parlano dei tre sentieri di Bhakti, Karma e Jnana (azione, devozione e conoscenza). Non c'è bisogno di nessuna disputa sull'efficacia relativa delle tre; esse sono come la confluenza dei tre fiumi sacri a Prayag: il Gange, lo Yamuna e il fiume sotterraneo invisibile, il Saraswati. Il Gange è come la Bhakti-Marga (la via della devozione), cioè l'abbandonarsi a Dio e il controllare le ricerche egoistiche e sensuali. Lo Yamuna è il Karma-Marga (la via dell'adorazione rituale, delle azioni dedicatorie, ecc.), è l'agire senza pensare ai vantaggi che ne possono conseguire, e fare ogni cosa come atto di adorazione, escludendo ogni attaccamento e ogni orgoglio del tipo "questo l'ho fatto io". Il Saraswati è lo Jnana-Marga (la via della conoscenza, dell’acquisizione della vera consapevolezza della realtà), è il riconoscere che l'idea dell’esser vincolati è pura illusione, che l'uno è sempre libero, immutabile, pieno di Ananda. Le tre vie sono come le ruote di un triciclo, o del girello di legno che si dà ai bambini per insegnar loro a camminare. Bhakti e Jnana sono le due ruote posteriori allineate e quella anteriore è Karma. Il bimbo impara e cammina verso la città della libertà svincolato dal timore e dall’illusione.

Pag.21

La controversia sulla maggiore efficacia dell'uno o dell'altro dei quattro Yoga: Bhakti, Jnana, Karma, Ragia, è un inutile spreco di fiato, perché sono necessari tutti e quattro e tutti contribuiscono alla vittoria finale. Karmayoga è la lucerna di terracotta; Bhaktiyoga né è l'olio, Ragiayoga è il lucignolo e Jnanayoga è la luce. Il buon Karma porta all'atteggiamento di devozione e dedizione, a vedere Dio in tutti gli esseri e la mano di Dio in ogni avvenimento e ciò conduce all'adorazione. Come risultato dell'adorazione, la respirazione dell'aria vitale, il processo della concentrazione, tutto si colloca al giusto posto e, come culmine di questo Sadhana, la realtà si rivela in tutto il suo splendore.

Pag.27

I modi per salvarsi sono solo questi: Pravritti, Nivritti e Prapatti. Il primo, Pravritti, l'azione, l'attività esteriore, è un modo di sublimare gli istinti e gli impulsi. Nivritti, che è la quiete mentale, il distacco, è un modo di sottomettere la sete dei sensi e dell'ego. La Prapatti, la resa, l'abbandonarsi a Dio, è uno modo di utilizzare i sensi, gli istinti, gli impulsi, le emozioni e l'intelligenza per la glorificazione del Divino che tutto sa e dirige. Fate e dedicate, lavorate e pregate, progettate e proteggete, ma non vi preoccupate dei frutti. E’ questo il segreto per il successo spirituale.

Discorsi 88/89 volume I

Le 3 vie [13] pag.49

Perché si possa intuire il mistero della Divinità, sono state indicate tre vie: l’azione, la conoscenza e la devozione. Quest’ultima è indubbiamente superiore alle altre, perché riesce a penetrare il mistero dell'unità nella diversità, che è il sottile segreto divino.

Il seme e l’albero [23] pag.112

sea

Se piantate un seme di limone, non raccoglierete un mango. Se seminate un mango non crescerà l'albero del pane. I frutti che maturano dipendono dai semi piantati. Non portate, dunque, tutta la vostra attenzione sui frutti delle vostre azioni, perché è ovvio che maturi secondo quanto è stato seminato. Se solo poteste concentrarvi sul frutto del Nome, ogni vostro desiderio verrebbe soddisfatto. Non chiedete altro. Anelate a Dio e tutti i vostri desideri verranno assecondati. Se invece aspirate al mondo dei dèmoni, esso vi catturerà procurandovi solo tribolazioni. L'unica cosa che dovete chiedere sia dunque solo l'amore di Dio. Non dovrete fare altro che recitare il Suo Nome. Se agitate nella zangola il Nome, ne ricaverete quel particolare burro che è l'amore. Quel Nome singolare è l'essenza di tutte le Scritture e di tutte le sacre epiche; è il prodotto della zangolatura di tutti gli insegnamenti impartiti fin dall'antichità.

La via dell’azione [13] pag.230

Fra i sentieri spirituali, il primo è la Via dell'Azione (Karma Marga). Percorre questo sentiero colui che compie molte opere per il benessere, la prosperità e la protezione del mondo, pratica i riti e i sacrifici, e si impegna nelle attività di servizio e di carità. Tutti questi tipi di attività sono carichi di difficoltà. Per celebrare i sacrifici rituali è necessario avere una conoscenza profonda dei testi vedici; cosa praticamente impossibile per un essere umano ordinario.

 

Discorsi 88/89 volume II

Il frutto dell’azione [6] pag.22

E’ sempre lo stesso cuore che produce piacere e dispiacere, amicizia e inimicizia. Dallo stesso oceano nascono sia il nettare che il veleno: il nettare dà gioia, il veleno fa male; il nettare è gradito, il veleno è ripugnante. Vi sono buone qualità che onorano l'uomo coltivatele. Il problema dell'uomo d'oggi è che aspira a godere i frutti delle proprie buone azioni, senza però impegnarsi nel compierle. Vorrebbe evitare le conseguenze di azioni peccaminose, ma intanto vi si intrattiene. Ecco la causa di tutti i dolori. Se non volete i frutti delle azioni cattive, non fatele e se desiderate i frutti di azioni meritorie, dovete prima compierle.

Conoscenza e azione [26] pag109

A che vi serve tutta la vostra cultura? A che vi serve avere tanta istruzione? Chi vi salverà dal vostro destino? Se la vostra mente verrà invasa da pensieri cattivi, tutta la vostra bontà ne verrà vanificata. Non lasciate che i pensieri cattivi entrino nella vostra mente. Se cedete su questo, qualunque istruzione abbiate non vi servirà, sarà solo uno spreco. Mettete in pratica la conoscenza che avete acquisito.

LA CONOSCENZA SENZA AZIONE E’ INUTILE.

L'AZIONE SENZA CONOSCENZA E’ STOLTEZZA.

Ed oggi gli stolti sono molti, perché molti sono coloro che hanno conoscenza senza metterla in pratica. Tra conoscenza ed azione ci dev'essere una perfetta consonanza.

Necessità dell’azione [38] pag.166

L'uomo non può prescindere dall'azione ed è a causa dell'azione stessa che avete ricevuto un corpo. Ogni azione, dunque, va compiuta per mezzo del corpo. Avrete assolto ai vostri doveri solo dopo aver consacrato il vostro tempo, il vostro corpo e le vostre azioni. Date un senso alle circostanze al tempo ed al luogo in cui vi trovate.

La triplice cura [8] pag.184

Perciò i Veda hanno dichiarato che, per arrivare alla conoscenza dell’Essenza Divina, l’Atma, è necessario percorrere i tre sentieri dell’Azione, della Devozione e della Conoscenza. Alla Liberazione potete giungere seguendo la via dell’Azione che purifica il cuore, la via della Devozione che dà concentrazione alla mente e la via della Conoscenza che penetra il velo dell’illuminazione.

Le azioni meritorie [12] pag.185

Cosa fare per eliminare questo malinteso? Lo hanno spiegato i Veda: "Compiere azioni meritorie". Che cosa sono le azioni meritorie? Consistono nel fare sacrifici ed offerte? Considerate meritorie tutte le azioni che avete offerto a Dio. E’ per mezzo di queste buone azioni che purificate il cuore e, con la purificazione del cuore, si elimina lo sporco che lo ha intaccato. L'impurità e la sporcizia del cuore sono dovute alle varie esperienze, azioni ed episodi vissuti in modo profano. Come inquinate il cuore con azioni ordinarie, così potreste purificarlo con quelle meritorie. Perciò, la finalità peculiare della via dell’azione è quella di purificare il cuore e di scrostare le impurità depositatevi.

Offerta delle azioni [22] pag.188

Tutto il vostro operato sia come un'offerta gradita a Dio. Avrebbero scarso significato quelle azioni che offriste a Dio compiendole per vostro personale piacere. Mettete da parte le vostre simpatie ed antipatie. Compite soltanto azioni approvate dalle Scritture. Distinguete il bene dal male. Se a volte siete nel dubbio e non riuscite a capire a fondo quanto viene esposto dai Veda, allora conducete a termine la vostra azione per la soddisfazione del vostro cuore, offrendola al Signore; così quell'azione si santificherà.

Corso estivo 1990

Pensare prima di agire [15] pag.81

Appena formulato un pensiero non ci si deve precipitare a metterlo in azione, ma dev'essere vagliato all'esame dell'intelletto, perché la decisione sia corretta, ancor prima della sua esecuzione. Oggi però, la maggior parte della gente tende ad aver fretta e a realizzare subito quanto ha pensato senza prima valutarlo. Questa è la ragione per cui si dice: "Chi fa in fretta, ha disdetta; chi ha disdetta, si dà cura. Non aver dunque, premura". Quindi, solo ciò che viene intrapreso dopo un attento giudizio, può offrire pace.

Una ghirlanda di azioni [20] pag.82

Studenti,

coltivate e alimentate soltanto pensieri santi. Santificherete così 1a vostra vita. Diventate degli uomini esemplari, sicché anche altri possano trarre beneficio dal vostro esempio. Cattiva compagnia, cattivi pensieri ed un vivere sensuale possono offrirvi un piacere momentaneo, ma alla fine vi faranno affogare in un'indescrivibile infelicità e in una completa rovina. Ricordate che si raccoglie ciò che si semina.

Nel momento in cui uscivate dal grembo di vostra madre, non avevate un collo inghirlandato di fiori né ornato di collane d'oro, di perle o di diamanti. State però sicuri che avevate al collo l'invisibile e pesante ghirlanda donata dal Creatore (Brahama), la ghirlanda delle azioni buone e cattive compiute nelle vite precedenti.

L'offerta di Potana [12] pag.168

L'uomo deve inoltre rinunciare all'idea di essere autore e fruitore delle cose. Con la convinzione che tutto è Dio -Sarvam Brahman-, quando ci si impegna in buone azioni e le si dedica al Signore, si riceve la Grazia di Dio e giunge l'aiuto che serve. Potana, il grande poeta devoto che scrisse in telugu il Bhagavatam, dedicò fin dal principio il suo lavoro al Signore Rama, dicendo che Rama era il vero scrittore e che lui (Potana) era un semplice strumento nelle mani di Rama. Nella dedica di Potana c'è un alto significato spirituale, che è una riaffermazione del celebre aforisma divino (mahavakya), cioè Tat tvam asi, "Quello tu sei". In questo caso Tat o "Quello" è rappresentato dal Signore Rama; Tvam o "tu" è il poeta, il devoto Potana, e Asi o "sei" è il libro del Bhagavatam. In altre parole, Dio (Bhagavan), il Devoto (Bhakta) e la Scrittura (Bhagavatam) sono tre in uno.

La scienza di Dio

Mente, parola, azione [3] pag.181

L'uomo è dotato di tre strumenti: la mente che lo coinvolge nel pensiero, la parola che lo abilita a comunicare il suo pensiero, e l'azione per mezzo della quale può dare esecuzione ai suoi pensieri, da solo o insieme ad altri, a beneficio proprio o altrui. La mente disegna pensieri che possono essere giovevoli o dannosi. Essa può condurre l'uomo alla schiavitù e ad un coinvolgimento sempre più profondo in desideri e frustrazioni; ma può anche condurre l'uomo alla liberazione, al distacco ed all’assenza di desideri. La mente è un fascio di attrazioni e repulsioni. Manas, la mente, è la sede di manana, un rimuginare di esperienze sensoriali e mentali.

I frutti dell'azione [1] pag.197

Dei tre strumenti che impiega l'uomo - uno per pensare, il secondo per parlare e il terzo per agire - quest'ultimo è il corpo che, con le sue mani, è pronto a trasformare in atto il pensiero espresso dalla parola. L'azione, il lavoro, l'opera compiuta dalle mani dell'uomo sono la fonte di tutta la gioia e il dolore in cui l'uomo viene a trovarsi implicato. L'uomo dice di essere contento, oppure di essere ansioso, d'aver paura, di essere nei guai, e attribuisce la causa di tali condizioni a qualcun altro, non a se stesso.

Causa ed effetto [2] pag.197

Quest'opinione poggia su basi errate; la gioia e il dolore son dovute alle azioni del

soggetto. Lo si creda o no, ciascuno deve subire tutte le conseguenze delle proprie azioni. E’ una legge di natura. Liberissimi di non credere nell'estate e nell'inverno, nel fuoco o nella pioggia; tutti però sono soggetti al caldo e al freddo, e i loro effetti li colpiscono, anche se non ci credono. Ne consegue che la cosa migliore da farsi è dirigere le nostre azioni secondo una linea corretta.

Le cause sottili dell'azione [3] pag.197

Le mani non sono le sole membra, i soli agenti delle attività umane, del karma. Occorre star attenti alla purezza di tutto ciò che si fa, che si vede e che si ascolta. Pensiero, parola ed azione devono esser scevri da superbia, avidità e odio. Le parole che si dicono devono essere prive di questi difetti; le cose che si desiderano ascoltare devono essere pure da queste qualità superficiali ed attraenti; i piaceri che si cercano non devono esser macchiati di malvagità. Gli studenti devono innanzitutto assimilare queste lezioni nella loro mente e dimostrare il loro effetto in quello che dicono. Le lezioni contenute nelle parole devono infine esser tradotte in azione.

Dhyana

DAI DISCORSI DI SAI - pag.28 -

In questa sezione, abbiamo ritenuto opportuno presentare l’argomento "Meditazione”, estraendolo da alcuni discorsi pronunciati da Sai Baba in varie circostanze. Molte cose sono già state dette. Qui, tuttavia, più che avvalerci dell’andante latino "repetita juvant”, vorremmo porre l’accento sulla paziente amabilità di Svami, che, anno dopo anno, rinfresca la memoria di tutti, arricchendola con nuovi particolari e offrendo dei suggerimenti che sembrano avere persino connotazioni personali. Egli è a conoscenza di tutte le nostre difficoltà, obiezioni, neghittosità e negligenze. Questa Sua insistenza prova l’importanza che Egli attribuisce a questa pratica, quando in essa c’è vera devozione a Dio e non al ritualismo e ai suoi frutti. E poi, - diciamolo pure - dette da Lui le esortazioni, anche se ripetute, suonano sempre nuove e originali!

I1 frutto maturo - pag.28 -

La pace o la distrazione, la calma o l’ansia sono sempre il prodotto dei pensieri e delle azioni e dipendono dalle attitudini e dal comportamento tenuto sia in proprio che in società. Alcuni, che si affidano al processo di Dhyana, ossia ad una regolare Meditazione sul Nome e la Forma di Dio, sono in grado di acquietare le agitazioni del cuore e di aprire la via alla realizzazione interiore. Ma la Meditazione non dovrebbe vacillare od oscillare da un ideale all’altro, non va ridotta ad una meccanica formula da manuale, ad una schematica tabella di marcia per la respirazione a narici alterne o ad un insignificante fissare lo sguardo sulla punta del naso. E’ una rigorosa disciplina che controlla i sensi, la corrente nervosa e i voli della fantasia. Ecco perché si dice che la Meditazione è la valle della pace che si stende oltre un’immensa catena montuosa, le cui vette sono conosciute come i sei nemici: Lussuria, Ira, Avidità, Attaccamento, Orgoglio, Odio. Per raggiungere la pianura sottostante, bisogna scalare queste vette. Bisogna squarciare i veli, perché risplenda la luce. Si deve rimuovere la cataratta dagli occhi, per poter vedere la verità. Maya, ossia l’Illusione, è il nome di quella nebbia di ignoranza, che tormenta la mente, il cui unico anelito è tuffarsi nelle profondità del Sé. Questa bruma è l’intricato viluppo delle tre componenti qualitative, che turbano l’originaria serenità dell’Universo: il bianco, il rosso e il nero; il sattvico, il ragiasico ed il tamasico; l’inattaccabile, l’attivo e l’ottuso; il distaccato, il passionale e l’indolente. Il velo di Maya costituito da questi tre elementi dev ‘ essere o spazzato via o lacerato o sollevato, in modo che la Realtà possa rivelarsi. Il sentiero della devozione lo so11eva, perché Dio, che lo ha disteso, è pietoso. Il sentiero dell’azione lo lacera per mezzo dell’attività, che tende a scomporre la sua trama. Il sentiero della conoscenza lo spazza via, in quanto procede come se non esistesse realmente; lo ignora come parto della fantasia! E il velo scompare, dimostrando quanto siano validi quei sentieri. Alcuni negano l’esistenza di Dio, perché, a causa della miopia di cui sono affetti, non percepiscono la Sua Presenza; allorché un abile chirurgo corregge il difetto, possono vedere da soli l’evidente Onnipresenza della Sua Grazia e della Sua Maestà. L’amalgama dei tre guna, ossia delle tre qualità di cui abbiamo già detto, se spalmato come un unguento sulla chiara visuale, fa brancolare l’uomo, gli fa scambiare una cosa per l’altra e gli cela la verità, a cui attribuisce tutte le sfumature o gli orrori del falso. La mente è lo strumento interiore di cui si serve Maya per confondere e truffare. Sotto il suo influsso, la mente salta da un capriccio all’altro e non si arresta mai su ciò che ha raggiunto. Maya tiene la mente impegnata su oggetti esteriori, oppone resistenza al viaggio interiore dell’intelletto, al processo di autoanalisi e di autodisciplina. Ma, non appena l’uomo riesce, sia pure per poco, a svincolare la propria mente dalla sua presa per mezzo della Meditazione, si illumina la strada che incammina all’illuminazione finale. La Meditazione è la disciplina mediante la quale la mente si allena all’analisi interiore e alla sintesi. Il fine della Meditazione è l’Uno, in cui tutti gli “Io” si trovano riuniti nella forma più pura. Nella Gita l’Uno viene descritto con otto attributi: l) è cosciente del passato, del presente e del futuro; 2) è senza tempo fin dal Suo principio; 3) detta ogni legge; 4) è più piccolo del più piccolo corpuscolo; 5) è alla base di tutto; 6) è di forma inesplicabile; 7) è splendente; 8) è al di là delle tenebre. Scoprire questi attributi del Divino è un compito che può essere eseguito solo mediante una irriducibile Meditazione. La Meditazione, inoltre, deve andare di pari passo con il controllo dei sensi. I sensi bloccano la via che porta al paradiso, perciò, nessuno di essi dev’essere lasciato a briglia sciolta. Nei tempi attuali, alcuni divulgatori dello Yoga diluiscono le discipline insegnate predicando accanto alla Meditazione libertà assoluta per i sensi, perché temono, insistendo su doveri difficili, di perdere la loro clientela e i loro introiti! Lo Yoga è, per definizione, “Citta vritti nirodha”, cioè il dominio sul vagabondaggio della mente. In che modo si potrà praticare dello Yoga, se si lascia alla mente la libertà di giocare birichinate e trucchi di ogni genere? Essa trascina l’uomo nella selvaggia foresta dei desideri e lo tuffa nella ricerca dei piaceri esteriori. La prima lezione di Yoga consiste nella conquista di Kama, ossia del Desiderio. La Volontà deve essere foggiata come uno strumento per l’azione benefica e l’azione deve sottomettersi alla necessità di raggiungere la Saggezza, la quale conferisce in un batter d’occhio la consapevolezza della Realtà. Una mamma non può muoversi in casa per le sue faccende quotidiane, come lavare e cucinare, finché il bambino urla e piange nella culla. Prima deve farlo addormentare, così potrà dedicarsi ai lavori più importanti. Così pure voi dovete mettere fuori servizio la mente, prima di intraprendere il viaggio verso il regno al di là del dualismo.

Fate che il Nome di Dio sfolgori sempre sulle vostre labbra e nella vostra mente: ciò servirà a tenere sotto controllo le stravaganze mentali. Quando si mantiene accesa la lampada, l’oscurità non riesce ad offuscare l’ambiente circostante. Nella Gita si dice che se un morente recita la sillaba di Brahman, e cioè OM, mentre esala l’ultimo respiro, ottiene la grazia di riunirsi a Brahman. Ma soltanto chi si è abituato a ripeter costantemente quella sacra sillaba nel corso della propria vita può, con fiducia, pronunciarla nell’estremo istante. Una mera giaculatoria sul punto di partire non vi salverà: la OM finale deve essere il fiore che sboccia sul rampicante che si è avvinghiato a Dio per tutta la vita. Nella Gita questo viene chiamato “Rajavidya”, ossia la via regale al successo spirituale, ed anche “Rajaguhyam”, il mistero regale, un insegnamento che deve essere impartito dal maestro al discepolo, dopo lunghi esercizi preparatori, in un’atmosfera seria e sincera. Vyasa mise tutto questo in versi. La Gita spiega il processo di Dhyana mediante una chiara formuletta: “Mam anusmara yuddhya ca! “ Tienimi nella tua memoria e combatti! Si suggerisce di combattere la battaglia della vita con Dio che risiede quale auriga nella coscienza. Non è un’indicazione valida solo per Arjuna; è una direttiva per tutta l’umanità. “Fissa la tua mente su di Me e combatti! Io sarò la Volontà dietro la tua volontà, sarò l’occhio dietro il tuo occhio, il cervello nel tuo cervello, il respiro dentro il tuo respiro. La lotta è Mia, la potenza è Mia, le prove e i trionfi sono Miei, i frutti della vittoria sono Miei, l’umiliazione della sconfitta è Mia. Tu sei Me ed Io sono te”. Questo è il coronamento della Meditazione: identità, negazione di ogni differenza. ”Mam anusmara” nella memoria con Me, per sempre! Non fate distinzioni fra l’azione del Bhajan (canto sacro), quella del Bhojan (mangiare) e quella della Puja (adorazione di Dio). Tutte le azioni sono adorazione, perché il cibo è da Lui donato, da Lui consumato, per Lui mangiato, allo scopo di mantenervi in forze per Lui. Ogni attimo ha il suo valore, perché è Lui che lo dà, Lui se ne serve, Lui lo colma, Lui lo modella, Lui lo completa. Giacché Egli è fuso in ogni vostro respiro, voi potete compiere l’impresa suprema di immergervi in Lui; ne avete la possibilità. L’Essenza divina (Atma) non può essere conseguita da chi è debole, non vi potete arrivare finché la fonte del potere non è in voi, finché voi stessi non lo sarete diventati completamente, finché rimarrete delle creature fragili, inadatte alla sublime avventura, questa possibilità vi sarà preclusa. “Mam anusmara”, lo “smarana”, il ricordo diventerà stabile solo quando sarete liberi dalle catene dell’invidia e del rancore. “An-asuya”, senza tracce di orgoglio o invidia, malizia o odio, egoismo o presunzione. Questo è il modo di mantenere il cuore puro, perché Dio vi Si stabilisca. Il dolore vi ferisce perché credete di esservi meritata la felicità che non avete raggiunto; ma c’è un dispensatore imparziale di gioia e di dolore, che vi dà ciò che vi occorre,, non quello che desiderate. La sventura potrebbe essere un rimedio adatto a1la vostra salvezza, e i1 Misericordioso, l’Eterno, l’Onnisciente Iddio, conosce bene ciò di cui avete bisogno. Accogliete le sciagure e combattete la vostra battaglia armati della corazza del Ricordo Divino. Come tutti i fiumi corrono verso l'oceano, così lasciate che la vostra immaginazione sia tutta rivolta verso Dio. Il Dramma è Suo; la parte che si recita è un Suo dono; il copione è stato scritto da Lui; Lui decide i costumi e la scenografia, i gesti e lo stile, l’entrata e l’uscita. Sta a voi recitare bene la vostra parte e ricevere la Sua approvazione quando cala il sipario. Guadagnatevi il diritto di ottenere parti sempre migliori con la buona volontà e l’entusiasmo, questo è il significato e lo scopo della vita. Non siate troppo attaccati al mondo e non fatevi avviluppare dai suoi tentacoli. Tenete sempre a bada le vostre emozioni. L’onda agita solo lo strato superficiale del mare; sotto, in profondità, c’è calma. Anche voi sarete liberi dall’agitazione delle onde, se vi sprofondate nella vostra interiorità. Sappiate che molte cose non hanno valore durevole e possono perciò essere scartate. Tenetevi saldamente aggrappati alla sostanza solida. Usate la vostra discriminazione per discernere quale sia lo scrigno e quale il tesoro. Il "Pranavajapa”, ossia la recitazione della OM e la contemplazione di quella mistica sillaba, vi servirà a calmare le onde ruggenti. OM è la somma di tutti gli insegnamenti vedici su Dio e di tutti i sistemi di culto alla Divinità: “OM ithi ekaksharam Brahma” - OM, quell’unica sillaba è Brahman! OM si compone di tre suoni: A, che parte dalla regione ombelicale; un che scorre attraverso la gola e la lingua; M, che va spegnendosi sulle labbra chiuse. Deve essere pronunciata in crescendo, il più lentamente possibile, diminuendo lentamente, fino a che dopo la M rimarrà l’eco del silenzio ripercossa nella cavità del cuore. Non eseguitela a strappi, adducendo che il vostro respiro non resiste più a lungo. Resistete finché riuscite ad esaurire l’inspirazione e l’espirazione con il silenzio che ne segue. Questi momenti rappresentano gli stati di veglia, di sogno e di sonno ed il quarto stato ‘ quello che va oltre i tre. Rappresenta anche il fiore dell’individualità che cresce e diventa un frutto pieno del dolce succo della propria essenza interiore, ed infine si stacca dall’albero.

(SSS VII, 264-270)

Dio è unità

Capitolo VIII. 2. Il segreto della felicità

L'attività è la chiave di volta dell’universo.

Da essa tutti gli esseri sono nati e con essa si mantengono e periscono. Il respiro costante, con l'inspirazione e l'espirazione, mantiene al corpo una temperatura confortevole. L’Uno che è al di là di qualunque lavoro, per attivare ogni cosa assume la forma dei cinque elementi materiali di base: il cielo, la terra, il fuoco, l'acqua e l'aria. Essere attivi nella consapevolezza che tutto ciò che si fa altro non è che commedia, è il segreto della felicità. Questo è i1 codice della rettitudine che deve regolare e santificare ogni vostra azione.

Quelli che Dio ama di più

3 - pag.19 UNA SOLA VIA

Per cercare Dio non vi sono luoghi dove andare, perché Dio é ovunque e lo potete vedere ovunque. Tuttavia, senza l'aiuto di un nome e di una forma non potrete entrare nel reame del <<nirguna>> e di <<nirakara>> (del senza attributi e del senza forma). All'inizio dovrete, quindi, adorare il Signore con un nome e con una forma, poi, gradualmente dovrete portare la vostra mente (fermamente) dall'esterno all'interno e realizzare la vostra realtà. Dovrete percorrere il cammino della bhakti, dalla più bassa sfera a stadi più elevati e divenire capaci di adorare il senza forma e così, ottenere la realizzazione. Senza fiori, non ci possono essere i frutti e senza frutto, non può esserci il processo di maturazione. Il passaggio dal frutto non maturo a quello maturo é la filosofia del <<Sé>>. Il fiore é il <<karma>>, il frutto non maturo é chiamato <<bhakti marga>>, la via della devozione, quando diventa maturo é pieno di dolce e saporoso succo:<<rasa>>, che rappresenta la <<jnana marga>>, la via della conoscenza suprema. <<Karma>> (l'azione), <<jnana>> (la conoscenza), <<Upasana>> (il culto) conducono a <<vairagya>> (Il distacco). Dovete percorrere il cammino del karma o azione per amore di Dio e svolgere l’azione. L’azione nasce dal pensiero e pertanto entrambi sono importanti per gli esseri umani.

Per le grandi anime, i <<mahatmas>>, la mente, i pensieri e le azioni sono una cosa sola. Dapprima dovete desiderare il frutto dell'azione, e poi, gradualmente, divenire altruisti ed indifferenti ad esso. Dovete fare ogni cosa per amore di Dio. Quando un bambino nasce è un bambino neonato, dopo dieci anni diventa un ragazzo, all'età di trent'anni è un uomo ed all'età di 75, è nonno. Ma, tutti sono la medesima entità. Allo stesso modo, la Divinità è Una sola, ma ad essa sono stati dati nomi e forme differenti. La Verità è Una ed i Saggi parlano di Lei in modi differenti! <<Ekoham Bahusya>> Il Signore è Uno ed è divenuto i <<molti>> dicono le Upanishads. Per comprendere questa <<unità>>, si deve praticarla, e solo allora apparirà alla visione.

3 - pag.80 LA GHIRLANDA DI <<BRAHMA>>

La Ghita insegna che, al posto di sviluppare gli attaccamenti, ed esserne poi disillusi quando le cose accadono, è molto meglio, sin dall'inizio, sviluppare il distacco verso le cose e gli oggetti del mondo. L'uomo che non riconosce la verità insita in questa saggezza, opera e pianifica molte cose. Smettetela di pensare sempre: <<Devo fare questo, devo fare quello!>> Qualunque seme piantate in qualunque terreno, ne avrete di ritorno le conseguenze. Se il seme appartiene ad una categoria il frutto sarà della stessa natura. Qualunque azione darà i frutti appropriati che vi verranno donati da Brahman sotto forma di una ghirlanda. Quando uscite dal seno di vostra madre non avete intorno al vostro collo nessuna ghirlanda né d'oro né di perle. Ma una ghirlanda invisibile ci sarà, formata dai frutti delle attività e delle azioni che avete fatto durante molte vite. Questa è la ghirlanda che ci è data da Brahman. Essa non si vedrà fisicamente, ma sarà là per tutto il tempo della vostra vita. Le persone che conoscono questa verità e cioè che per ogni azione ci saranno delle conseguenze, cercheranno di fare solo buone azioni, intraprendere buone attività ed avere buoni pensieri. Questo è quanto insegna la Ghita, come uno speciale esercizio e <<sadhana>> per i devoti.

sea

Il Re Janaka aveva una straordinaria competenza nella conoscenza di Brahman ed era chiamato il Re del <<Videha>> che vuol dire: non avere il sentimento di essere il corpo. Una notte, dopo avere cenato, discusse certe cose con i suoi ministri e, quindi, andò a letto un poco più tardi. La Regina che lo vide stanco, chiese alla servitù di andarsene perché non voleva disturbarlo. Dopo un po' di tempo, improvvisamente, il Re Janaka si sveglio ed incomincio, in modo strano, a chiedere; <<E’ questa la Verità o è quella? E’ questo o è quella?>> La Regina cercò di capire cosa stesse dicendo e si spavento. Egli continuava a chiedere; <<E’ quella la verità o è questa?>> La Regina allora chiamo i ministri e gli altri dignitari e, tutti insieme, chiesero al Maharaja che cosa ti tormenta? Qual'è il tuo dubbio? Che cosa vuoi? Ma il Maharaja non li ascoltava. I ministri allora chiamarono il Saggio <<Vashista>>, il quale venne e chiese al re: <<Che cosa vuoi? Qual'è il tuo dubbio? Posso chiarirlo?>> Ma il Re rispondeva sempre: <<E’ questa la verità o è quella?>> <<Vashista>> che era omnisciente, chiuse gli occhi e cominciò a chiedersi il perché di quel comportamento. Nel sogno, il Re Janaka aveva realizzato la confisca del suo regno e che stava vagabondando per la foresta. Egli aveva molta fame, piangeva e si lamentava: <<Ho fame! Ho fame!>> Alcuni briganti, che stavano mangiando su dei piatti di foglie, presero pietà di lui e gli offrirono del cibo. Nel frattempo, sopraggiunse una tigre e tutti scapparono. Egli quindi non poté mangiare e riprese a lamentarsi: <<Ho fame! Ho fame!>> Quando si sveglio, si trovo a palazzo, sul letto reale, con a fianco la Regina, per cui cominciò a chiedersi quale fosse la Verità. Se il sogno, oppure il fatto che stesse vivendo nel palazzo. Maharishi Vashista che aveva capito tutto, disse: <<Re Janaka! Nessuna delle due cose è vera tu solo sei vero!>> <<Non c'è nessun sogno nello stato di veglia, e non c'è nessuna veglia nello stato di sogno. In entrambi pero tu esisti e, poiché esisti in questi due stati, tu sei la Verità!>> Durante la veglia c'è il <<sogno di giorno>>, durante la notte vi è il <<sogno di notte>>, ed entrambi sono una illusione.

La Ghita ha detto che dobbiamo riconoscere la verità che questo mondo è fatto di continui cambiamenti e che consiste in tutti questi difetti e queste illusioni!

Ghita Vahini

9 - pag.37 La Ghita è per gli esseri umani

Un altro punto che deve essere sottolineato ed è questo: la Ghita si indirizza all'uomo e non agli uccelli o agli dei o <<devathas>>. L'uomo compie atti spinto dal desiderio per i frutti e, se l'atto non produce frutti, egli preferisce non compierlo. Profitto, guadagno, ricompensa, risultato: questo è quello che l'uomo cerca. Ma questa regola non si applica a coloro che prendono la Ghita nelle loro mani per bere il nettare del messaggio del Signore. Non tutti desiderano il nettare ma, se voi lo volete, è ovvio, che aspirate alla gioia eterna, alla liberazione eterna. Allora dovete pagare il prezzo: abbandonare il desiderio per il frutto dell'azione e dedicare ogni cosa ai piedi del Signore>>.

1 - pag.39 Agire e negare le conseguenze

Se mirate ai frutti delle vostre azioni sarete soggetti alla paura, all'ansietà ed all'inquietudine. Vi chiederete: se i frutti devono essere abbandonati, come è possibile vivere ? Perché questa debolezza? Perché questa paura? Colui che ha promesso: <<Yogakshemam vahayaham>>, si prenderà certamente cura di tutto. Egli vi darà l'occorrente ed i mezzi. Dovete valutare se è più importante una vita felice oppure la liberazione dal ciclo vita-morte. Il vivere felice è di breve durata, la gioia della liberazione è eterna. Su questo punto molti commentatori hanno dibattuto e scritto differentemente. Molti hanno detto che, abbandonare i frutti o <<phala>>, è consigliato, perché non esiste il diritto né l'autorità per il <<facente>> di desiderare il frutto. Questo è un grosso errore! il Signore ha detto nella Ghita:

<<Rifiuta i frutti>>! (maa phalesu!), le azioni producono risultati, ma colui che le compie non dovrebbe desiderarli o agire per essi. Se l'intenzione di Krishna era di dire che il <<facente>> non ha nessun diritto ai frutti, avrebbe detto <<niente frutti>>, <<na phalesu>> (<<na>> per negazione). Pertanto se desistete dal <<karma>>, trasgredite il comando del Signore e, ciò, sarebbe un serio errore. Quando l'uomo ha il diritto ad intraprendere l'attività, <<karma>>, ha anche il diritto ai frutti. Nessuno può negare o rifiutare tale diritto. Ma colui che compie l'attività può rifiutare di essere affetto dal risultato di quella attività, sia essa favorevole o sfavorevole. La Ghita indica la via: <<Fate... e negate le conseguenze>>. Il desiderio per il risultato delle vostre azioni è un segno di <<rajoguna>>; abbandonare l'azione perché non potete beneficiare dei frutti è segno di <<thamoguna>>; intraprendere una attività, conoscendo che seguirà un risultato, e non essere ad esso attaccato, o con esso coinvolto, questo è segno di <<satwaguna>>. Il <<karmayoghi>> che ha imparato questo segreto del <<karma>>, combinato con <<phalathyaga>>(l), dovrebbe possedere <<samabuddhi>> più che <<sangabuddhi>>. <<Sangabuddhi>>(2) significa un intelletto che lo trascina nei legami e negli attaccamenti: questo <<karma>> è mio, i suoi risultati sono dovuti ai miei sforzi, io sono la persona che ne ha il diritto: tali sono i pensieri che legano il <<facente>>. Krishna consigliò di andare al di là della posizione del <<sangabuddhi>> e dichiarò che <<samatwham>> è lo yoga genuino (<<samatwham yogamuchyathe>>).

3 - pag.81 La fede

<<Per acquistare questa sacra conoscenza <<jnana>>, è essenziale una cosa: <<sraddha>>, la fede ferma nelle Sastra e nei maestri e la certezza di ottenerla un giorno. Senza quell'impegno che nasce dalla fede, nessun compito, per quanto piccolo, potrà essere realizzato dall'uomo. Pertanto, stima tu stesso quanto sia essenziale ottenere quella conoscenza. <<Sraddha>> è solo il primo gradino. E’ essenziale avere sete di ciò che gli insegnamenti impartiscono, essere vigile e non lasciarsi prendere dalla pigrizia che rischia di farti cadere in compagnie che non ti sono congeniali. Per sfuggire le influenze maligne di tali compagnie, rafforzare la tua mente e renderla atta ad evitarle, è importante divenire maestri dei propri sensi. Non permettere al dubbio di entrare in te. La mancanza di fede o di fermezza è distruttiva quanto il veleno del dubbio. Esso è come il bacillo della tubercolosi, nasce nell'a-jnana (ignoranza) e penetra nelle cavità del cuore dell'uomo ed ivi procrea. E’ il genitore del disastro. Pertanto distruggi il demone con la spada della conoscenza del <<sé>> o <<atma-jnana>>. Svegliati, Arjuna! sorgi! Fai ciò che il tuo dovere richiede, abbi fede piena nelle mie parole, fai ciò che ti ordino senza pensare ai frutti che ne verranno. Pratica il <<nishkamakarma>> (il karma senza desiderio dei frutti)!

Attraverso questa rinuncia otterrai la conoscenza e vincerai la liberazione dal cambiamento, dalla nascita e dalla morte. Abbandona l'idea di essere l'agente e colui che beneficia dagli atti che compie. Tu lo puoi fare dedicando tutto al Signore, azioni e frutti. In tal modo nessun peccato potrà affliggerti, poiché tu non sarai l'agente e le tue azioni non potranno essere altro che sante. Come l'olio sulla lingua, il collirio negli occhi, la foglia di loto sull'acqua, l'azione è con te, ma non é tua. Qualunque cosa tu faccia od oda, o veda, tu rimani senza reazioni, emozioni, ascolti e vedi innocentemente. La gioia che deriva dal mondo esteriore apre i cancelli del dolore perché è una gioia effimera, ma tu sei eterno, tu sei la sorgente della beatitudine, al di là di tutto questo, tu sei la stessa forma dell'atma. Quella è la tua vera natura. Tu non hai niente a che vedere con quelle azioni o attività e con le loro conseguenze che ora credi siano reali. Tu non sei l’agente, tu sei solo il testimone, il <<vedente>>. Tutta la tua perplessità nasce dalla illusione che tu sei colui che agisce, ma in realtà è il tuo <<ego>> ed il senso del <<mio>> che ne sono responsabili. Conosci Brahman, svolgi tutti i tuoi doveri, ma non curarti dei frutti, questo modo di agire è superiore a quello di abbandonare la stessa attività. Il <<Karmayoga>> è superiore al <<karmasannyasa>>.

3 - pag.97 La Ghita approva solo il <<nish-kama karma>>

La Ghita non approva quei karma (sa-karma) che sono fatti con l'intenzione di goderne i benefici o di ricavarne i risultati. Approva solo il <<nish-kama karma>>, cioè gli atti fatti senza interesse nei benefici che possono derivarne, quindi liberi dall'illusione. Un dubbio potrebbe nascere riguardo l'<<artha-bhakta>>, cioè colui che si rivolge al Signore affinché lo sollevi dalle sofferenze, se deve considerarsi o meno un <<bhakta>>. Ebbene, il mondo intero é pieno di persone che dipendono da altre per il soddisfacimento di uno o più desideri. Desiderare una cosa materiale è di per sé un errore, ma dipendere da un altro essere umano per averla è un errore ancora più grave. L'<<artha-bhakta>> si rivolge non all'uomo ma a Dio nel quale crede e che adora. Se è errato avere e coltivare dei desideri, egli tuttavia evita l'errore più grande di usare uno strumento inferiore per soddisfarli. La superiorità della sua attitudine la potete vedere non nel fatto che egli desideri qualcosa, ma nel fatto che egli si rivolge a Dio affinché gliela dia. Il fine è il Signore; Egli é colui che dà. Solo la Sua Grazia può donare! E, quando questa fede è radicata in voi, potete essere certi che ne vale la pena! I tre tipi di devoti menzionati nella Ghita <<aartha-bhakta>>, <<aarthaarthi>>, e <<jinaasu>>, adorano il Signore sotto una forma invisibile (paroksha). Essi cercano Dio come mezzo per realizzare i loro desideri ed obiettivi e sono sempre in atteggiamento di preghiera e nel Suo ricordo costante. Lo <<jnani>>, il quarto tipo possiede <<ekabhakti>>(1) mentre gli altri hanno <<anekabhakti>>(2). Questi ultimi sono devoti al Signore perché Egli mantenga loro la posizione sociale e dia loro gli oggetti che desiderano. Lo <<jnani>> invece leva i suoi occhi per contemplare il Signore che vede ovunque in ogni cosa. Questa è la ragione per cui il Signore ha detto che lo jnani è il più caro a Lui. Ovviamente, tutti sono uguali per il Signore ma, per coloro che hanno raggiunto la Sua presenza, il Suo amore è esplicito, immediato e direttamente riconoscibile ed esperimentabile. Perciò si dice che lo jnani è il più vicino ed il più caro a Dio. La natura del fuoco è riscaldarvi quando avete freddo, ma come è possibile quando voi state lontani dalla sorgente del calore? Coloro che desiderano eliminare i mali di questo mondo devono cercare ed ottenere il fuoco della conoscenza ed essere più vicini a Dio.

3 - pag.189 Il vero "nishkama karma"

I veri aspiranti sono coloro in grado di capire le verità contenute nelle divine parole del Signore. Notate che il Signore ha detto: "sarva dharmaan parithyaga" e non "sarva karmaan parithyaga". Qual è il significato di tali dichiarazioni? Significa: compi gli atti per far piacere al Signore e per la Sua gloria, senza essere coinvolto in discussioni di "dharma" e di "adharma”. Voi sapete che non c'è nulla da acquisire, poiché avete posto tutta la vostra fiducia nel Signore e vivete solo offrendo tutto a Lui. Come Janaka ed altri, dovete agire per il bene del mondo.

L'anima immanente in tutti gli esseri non è diversa dall"atma'' che è in voi, pertanto, agite per il benessere di tutti. Il vero "nishkama karma" è compiere tutti gli atti prescritti dalle Sacre Scritture in uno spirito di dedica e senza desiderarne i frutti. Il solo vostro compito è capire la Ghita bene, osservare le sue ingiunzioni, stabilirvi in una attitudine di "nishkama karma", compiere tutti i vostri doveri come atti di preghiera, "Hari prasadam". Lasciate il frutto, la conseguenza, il risultato a Lui, allora riceverete la Grazia, e la vostra vita sulla terra diventerà degna. Per coloro che seguono il cammino del "dharma" la vittoria ultima è sicura, nonostante le difficoltà che incontrano. Mentre coloro che non lo seguono potranno avere ricchezza e conforto, anche per lungo tempo, ma, alla fine, sarà per loro il disastro. I Kauravas ed i Pandavas sono degli esempi illuminanti di ciò. I Kauravas, che non seguivano il "dharma", erano così ciechi dalla loro superbia che soggiogarono i Pandavas e li sottoposero a varie torture. Ma essi andarono incontro alla totale distruzione. Essi avevano il supporto di molti alleati ma, dato che non possedevano la forza della Grazia, furono abbandonati dalla buona sorte ed il fato li portò alla rovina irrimediabile. Il "Mahabharatha" insegna alla gente dell'India questa lezione: niente può eguagliare la Grazia di Dio, neppure il più potente armamento. Questo è il messaggio più valido che contiene.

La filosofia dell’azione

2 - pag.33 I DIFETTI DEGLI OGGETTI

Dobbiamo quindi investigare sui difetti degli oggetti. Per avere gioie temporanee l'uomo si assoggetta a innumerevoli difficoltà e disagi. Per esempio, una persona che ha una malattia può prendere qualcosa che non è prescritta nella dieta e sentirsi temporaneamente felice e, non sa, che dovrà subirne le conseguenze. Molti re hanno gioito dei piaceri e della lussuria sulla terra. Essi hanno avuto tutti i conforti, tanti castelli e tante automobili, ed hanno creduto che fossero gioie vere. Gustarono ogni delizia del palato e credettero nella vana gloria. Ma, se avessero bene analizzato, avrebbero scoperto che non erano loro che gustavano i piaceri, ma che i piaceri gustavano loro. Come gioivano dei piaceri sensoriali, diventavano deboli e vittime di malattie e della vecchiaia. Se solo avessero goduto correttamente degli oggetti dei sensi, avrebbero avuto una buona salute ed una grande forza. Ma, siccome si sono fatti usare da loro, hanno perso la salute ed il loro periodo di vita si è ridotto. Se non si riconosce questa verità, la nostra felicità diventerà illusoria e deludente. Non realizziamo le conseguenze dell'uso degli oggetti dei sensi la cui natura è la instabilità.

sea

Una persona andò un giorno dall'astrologo. L'astrologo, osservando le linee della sua mano, disse che aveva una linea della salute molto bella. Quando sentì ciò, quella persona si rallegro. Poi, dopo avere osservato attentamente la mano, gli disse: <<Avrai tanti onori!>> Egli si sentì ancora più felice. <<Occuperai una posizione elevata!>> Egli si sentì felice come se la posizione l'avesse già ottenuta. Poi l'astrologo gli rivelo: <<Avrai tanta ricchezza e tanti figli!>> e, dopo avergli detto questo, aggiunse: <<La tua vita pero sarà molto corta!>> Quando udì questo, svenne! Il significato è che, qualunque siano le proprietà e le ricchezze, qualunque la posizione occupata e gli onori, se non hai neanche un breve spazio di tempo per viverli, cosa servono?>>

Se non sei tu permanente, come possono essere permanenti queste cose? Quanti re ed imperatori hanno vissuto, ed in quali circostanze hanno lasciato il mondo? Harischandra che governo su <<Bharath>> (India) non aveva più neanche un posto dove andare. Dov'è finito il ponte costruito da Rama sull'oceano? Tutti sono andati via senza portare con se nemmeno una manciata di terra. Se pensate e riflettete sulla storia passata dell'umanità, capirete quanto impermanente è il mondo. Cose vere e permanenti non si trovano in questo mondo. Qualunque cosa avete dentro di voi si riflette fuori di voi. Vi è solo una cosa che è in voi e che è onnipervasiva, e questa è <<Sathyam Sivam Sundaram>> (La verità, la bellezza, la beatitudine). Per arrivare a quella verità permanente dovete fare uno sforzo. Cercate di raggiungere il Divino che è l’incarnazione della bellezza. Dopo avere spiegato ed insegnato ad Arjuna tutto questo. e dopo avere elencato le qualità di uno <<sthithaprajna>>. Krishna fece entrare Arjuna sul campo di battaglia. <<Concentrati su Me e compi il tuo dovere, qualunque cosa ti comandi di fare! Il corpo ti è stato dato per compiere i tuoi doveri. Per rendere sacro il corpo ed il tempo a disposizione devi svolgere il tuo dovere.>> L'azione è la causa di questa nascita e, con l'azione, dovete santificarla. Fino a quando c'è l'elettricità, le lampadine fanno la luce, quando se ne va, anche la luce se ne va. Quando l'olio è esaurito la luce si spegne, quando ci sono le batterie nella torcia essa funziona e quando si scaricano, la torcia non dà più luce. Allo stesso modo quando i sensi non hanno più il potere, non sono più attivi.

3 - pag.34 LA LUCE DELL'ATMA

Il sole e la luna risplendono ed illuminano il mondo, ma non possono illuminare Dio. Le luci nella casa brillano ed illuminano oggetti e cose, ma non Dio! Perché brillano? Come facciamo a dire che brillano? Attraverso i nostri occhi. Se non ci fossero gli occhi, non vi importerebbe nulla dello splendore del sole e della luna. Con che cosa i vostri occhi possono vedere? Quando una persona dorme o è cieca non può vedere nessuna luce! Vi è una cosa che brilla più degli occhi ed è l’intelligenza. Una piccola storia.

sea

C'erano due amici: uno era cieco ed uno era zoppo. Essi andavano di villaggio in villaggio. Il cieco aveva buone gambe e lo zoppo aveva buoni occhi. Lo zoppo sedeva sulle spalle del cieco ed entrambi mendicavano. Essi incontrarono un magnifico campo di cocomeri. Lo zoppo disse al cieco: <<Fratello, ci sono molti cocomeri qui, andiamo e mangiamone un po’!>> Il cieco disse allo zoppo: <<Fratello, stai attento che forse ci sono dei guardiani!>> Lo zoppo disse: <<Non c'è nessuno!>> Il cieco allora replico: <<Per favore guarda se per caso, non ci sia un cancello o una chiusura del campo>> Lo zoppo, dopo essersi guardato intorno, disse: <<No! Non c'è nessun cancello, nessuna chiusura, possiamo andare a mangiare>>. Il cieco immediatamente disse: <<Fratello, questi cocomeri devono essere molto amari!>> <<Perché?>> chiese lo zoppo: <<Altrimenti come è possibile che non ci siano né guardiani, né cancelli?>>. Eccovi un esempio di una persona intelligente che non ha gli occhi per vedere, ma che tuttavia brilla per la sua intelligenza. Lo splendore dell'intelligenza è dovuto all'<<atma>>.

Pertanto a causa dell'intelligenza gli occhi vedono, a causa degli occhi vediamo il sole e la luna, ed a causa del sole e della luna il mondo brilla. Il sole e la luna sono responsabili dell'illuminazione del mondo. Per gioire della luce del sole e della luna i nostri occhi sono indispensabili. Chi fa vedere i nostri occhi è la nostra intelligenza, ed è l'<<atma>> che fa brillare la nostra intelligenza. Ecco perché la meta è l'<<atma>>. Questo è il principale interruttore. E' l'<<atma>> quindi, che dobbiamo adorare e tenere in evidenza. Solo quando saremo capaci di tenerla sempre presente, potremo raggiungere lo stato dello <<sthithaprajna>>. La parola <<sthithaprajna>> viene usata in modo non corretto da certuni che le danno un significato mondano ed errato. Quando qualcuno è sveglio lo <<sthithaprajna>> dorme e viceversa. Se prendiamo il significato immediato, potremmo confondere lo <<sthithaprajna>> con chi lavora di notte in una stazione ferroviaria, mentre di giorno dorme. Ma questo non è il significato di <<shithaprajna>>. Tutti coloro che vivono le loro vite in questo mondo impermanente sono pienamente svegli alle sue attrazioni, mentre lo <<sthithaprajna>> dorme di fronte ad esse perché è a loro indifferente. La gente normale non è sveglia ai doveri dell'<<atma>>, mentre è molto sveglia ai doveri che impongono gli oggetti dei sensi. Lo <<sthithaprajna>> non è colui che ha rinunciato al mondo e se ne è andato nella foresta. Voi dovete compiere tutti i lavori, vivere in mezzo alle cose ed agli oggetti che sono incidentali alla vostra <<routine>> quotidiana, ma dovete tenere sempre presente l'<<atma>> e concentrarvi su essa. Un dubbio può sorgere: che bisogno c'è allora, per tali persone, di compiere il lavoro quotidiano? Se lo <<sthithaprajna>> non facesse l'azione, non potrebbe aiutare gli altri ed essere d'esempio agli ignoranti. Essi non hanno nessun interesse personale in quello che fanno e lavorano per il bene dell'umanità.

1 - pag.113 AGIRE SENZA IL DESIDERIO DEI FRUTTI

<<Arjuna! Tu hai il diritto e l'autorità di compiere l'azione, ma non devi desiderarne i frutti!>>, disse Krishna. Non si dice che le azioni non hanno frutti, ma che non si deve desiderarli; questa è l'ingiunzione! Non è detto <<naphalesu>>, ma <<ma phalesu>>, cioè, non si nega l'esistenza dei frutti, ma si afferma il non desiderio di essi. Ogni azione è portatrice di frutti; ogni frutto porta ad una azione, è come l'albero ed il seme: senza seme, non c’è albero, e senza albero, non c'è seme, è un processo naturale! Se così è, perché prendersi cura dei frutti delle azioni? La vostra responsabilità è compiere il dovere, senza pensare alle conseguenze di ciò che potrebbe accadere al vostro popolo o alla vostra gente o a voi stessi. Gli eroi devono vestire una corazza o impugnare uno scudo per difendersi, e per respingere le armi dei nemici. Anche voi dovete vestire una corazza, quella della saggezza, per la battaglia della vita, sia nel campo materiale che nel campo spirituale. Nella battaglia della vita, dobbiamo combattere molte guerre che possono durare qualche giorno o qualche anno, ma la battaglia che l'uomo ha ingaggiato e che dura da tempi immemori, è quella del buono contro il cattivo, della virtù contro il vizio, dell'attaccamento contro il distacco e la rinuncia, contro la gelosia, contro il senso del <<mio>> e dell'ego>>. L'uomo ha combattuto una guerra senza fine contro nemici terribili come l'egoismo e l'attaccamento. Di fronte a questi due, l'uomo è debole, perché essi posseggono una straordinaria forza. Se uno ha un ombrello sulla testa non sarà disturbato dai raggi del sole. Una persona che indossa i sandali non sarà punta da spine quando cammina. Un soldato che veste una corazza sarà protetto contro le armi nemiche. Quindi Arjuna! Anche tu devi indossare la corazza della saggezza!>> Ecco perché nel Samkhya Yoga fu offerta ad Arjuna anzitutto questa corazza. Gli attaccamenti ed il senso del possesso non sono di ieri, essi sono il prodotto di molte nascite, ed ora dovete cercare i mezzi che possono vincere la sofferenza da loro causata. E' giusto chiamare un dottore quando si è malati, ma è molto meglio prevenire la malattia. Nella battaglia che state combattendo oggi, siete vestiti della corazza del mondo e quindi, siete protetti per quanto riguarda i vostri nemici esterni, ma per quelli interni, dovete ancora vestire la corazza della saggezza. Avete paura dei nemici esterni e non pensate a quelli interni, e non vi accorgete che se non conquistate prima questi ultimi, non sarete in grado di conquistare i primi. Fino a quando avete l'attaccamento e l'egoismo, non siete liberi. La responsabilità della loro esistenza è l'azione. Nella Bhagavatha si dice che ogni persona nasce per l'azione, si sviluppa nell'azione e muore nell'azione; l'azione dunque è una cosa buona per l’uomo. Essa è responsabile del buono e del cattivo, della felicità e della sofferenza, del peccato e della virtù, della gioia, del profitto e delle perdite, della vostra stessa nascita! Pertanto non sottovalutatela! Non crediate che non sia importante. Il seme si trasforma in un arboscello e poi in un albero che darà altri semi. Solo quando distruggerete il seme dell'egoismo sarete in grado di ottenere i frutti della saggezza.

3 - pag.115 COME COMPIERE L'AZIONE

Questo corpo può muoversi perché in esso c'è l'abitante.

sea

Eccovi un esempio: c'è un orologio a muro che ha tre lancette: una dei secondi, una dei minuti ed un'altra delle ore. Quando lo caricate, le tre lancette si muovono. Per quanto tempo? Per tutto il tempo in cui la forza che le spinge esiste! Il nostro cuore è paragonabile ad una parete. A questa parete appendiamo il nostro corpo, che è l'orologio. Il respiro è il potere di carica, le nostre azioni sono la lancetta dei secondi, i nostri sentimenti sono la lancetta dei minuti ed il bliss o l'ananda è paragonabile alla lancetta delle ore. Come dovremmo quindi compiere l'azione? La lancetta dei secondi si muove veloce e copre 60 spazi in un minuto. Quando ha compiuto un giro, la lancetta dei minuti avanza di uno spazio. Quando la lancetta dei minuti si è mossa di 60 spazi. quella delle ore si muoverà di uno spazio. Ma, mentre vediamo il movimento della lancetta dei secondi e quella dei minuti, non vediamo il movimento di quella delle ore. Questo processo è stato descritto come <<Jiviswara Prakrithi>>. <<Prakrithi>> o natura è il karmakshetra (il campo) dove si svolge l'azione. Quando compiamo 60 buone azioni nascerà un buon sentimento, quando avremo 60 buoni sentimenti, avremo un movimento di bliss.

Quando si fanno innumerevoli buone azioni, si potranno avere dei buoni sentimenti, e se avrete innumerevoli buoni sentimenti, potrete esperimentare l'atmathathwa o il principio dell'atma. Ecco perché dobbiamo compiere tante buone azioni. Il corpo ci è stato dato per fare l'azione. E' impossibile non agire, neanche per un momento. Ecco perché si è data tanta importanza alla sezione dei Veda intitolata <<Karma Kanda>>. Essa non si riferisce solo ad atti di carità o a sacrifici corporali, ma anche ad azioni che non producono altro karma. Questa azione è chiamata <<nishkama karma> > ed è anche detta < <karmayoga> >. Di cosa si tratta? Tutte le azioni compiute senza avere desiderio, senza nessun sentimento egotista sono <<karma yoga>>. Se vi è l'egoismo e l'attaccamento, non è <<karma yoga> > e non è neppure una offerta o < < yajna>>. <<Yajna>> diventa quando l'azione viene compiuta, una volta rimossa l'ignoranza e si sono soppressi i desideri. Ogni azione dell'uomo, quando è una offerta, ed è così sentita da lui, diventa <<nishkama karma>>. Tutte le azioni egoistiche sono meschine e recano danni. Senza compiere l'azione è impossibile vivere, persino inalare ed esalare il respiro è un'azione. Come si agisce, così si produrranno i risultati delle azioni compiute. Le azioni dipendono dai sentimenti, i sentimenti dipendono dai pensieri ed i pensieri dipendono dal cibo. Ecco perché è importante un cibo <<satwico>>.

sea

Un piccolo esempio per ciò: abbiamo un piccolo fuoco, il fumo dipende da esso, le nuvole dipendono dal fumo, la pioggia dipende dalle nubi, il raccolto dipende dalla pioggia, il cibo dipende dal raccolto e con esso otteniamo il nostro corpo. Quindi il corpo dipende dal cibo che prendiamo. Quindi, quando le nostre azioni sono giuste, anche la nostra nascita è giusta.

Krishna disse di compiere l'azione senza badare ai frutti. Il buono ed il cattivo, la sofferenza e la gioia, dipendono dalle azioni. Come superare questo ostacolo? Con l'azione stessa! Se volete tagliare il diamante, dovete adoperare un'altro diamante, allo stesso modo, se volete superare l'azione dovete compiere un'altra azione. Se volete rimuovere qualcosa, dovete andare alla sua origine, alla sua causa. Se siete indifferenti all'azione, la vostra vita andrà verso la rovina, se perdete le vostre azioni, anche la vostra vita sarà persa. La vita è data per dimostrare qual'è l'azione ideale? Il vero significato di azione è <<karma>>. Poiché il corpo è il risultato dell'azione compiuta, esso è la manifestazione del <<karma>>. Il tempo della nostra vita può essere santificato solo dalle azioni; il corpo nello stato di veglia è associato al tempo, alla causa e ad altre circostanze. Nello stato di sonno con sogni, non vi è nessuna azione, è solo la mente che agisce, e non il corpo fisico. Nello stato di sonno profondo, la mente invece sparisce. Questo stato è definito come <<mahakarana>>, cioè colui che trascende karana. Il principio di Mahakarana è la Divinità.

sea

Un piccolo esempio: nello stato di veglia, sono le 4, 15 minuti, ed il vostro corpo arriva camminando dall'Hostel. Siete partiti alle 4,15 e dovete raggiungere Prasanthi Nilayam alle 4,30. L'obbiettivo è ascoltare il discorso. Il tempo, l'azione ed il dovere, la ragione per santificare la nostra nascita, cioè ascoltare la Bhagavad Ghita, sono presenti. Nello stato della veglia il tempo è di circa mezz’ora. Il dovere è ascoltare la Ghita, i frutti sono: santificare la nostra esistenza. In questo contesto possiamo vedere: <<kala>> il tempo, kartaviam>> (il giusto comportamento) e karana>> (la circostanza).

Quando questo discorso sarà finito, andrete di nuovo all'Hostel, prenderete la cena e vi coricherete per dormire. Avrete quindi un sogno. Nel sogno vi trovate a Madras. Quando avete lasciato l'Hostel? Non esiste il tempo nel sogno! Siete andati in aeroplano o in macchina o in treno? No! Perché siete andati a Madras? Non c'è nessuna ragione! Che cosa avete fatto? Non c'è nessun dovere da svolgere là. E' solo una esperienza mentale! Nello stato di sonno con sogni, il tempo, la causa e l'azione non esistono. Improvvisamente vi svegliate e vi trovate all'Hostel. Come vedete, il corpo fisico è associato con il tempo, l'azione e la circostanza. Nessuna di queste cose esiste nello stato di sogno. Con la vostra mente, avete creato un mondo nuovo. La mente è straordinariamente potente ed è capace di creare e distruggere qualsiasi cosa! Quando offrirete questa potente mente ai piedi di loto del Signore, ogni cosa sarà santificata. La mente è responsabile delle vostre azioni. Quando l'offrite al Signore, vuol dire che offrite ogni cosa a Lui.

1 - pag.119 TRASFORMARE L'AZIONE IN <<YOGA>>

 

Krishna ha detto e ripetutamente ordinato ad Arjuna: <<Arjuna!

Tu hai il diritto di compiere l'azione ma non dovresti desiderarne i frutti>>. Ogni azione viene compiuta per i frutti, se non ci fossero frutti nessun essere umano compirebbe l'azione. Perché si dice che non si devono desiderare i frutti, quando tutti li desiderano? Qual’è il significato dell'ordine di Krishna? Krishna era dell'opinione che tutte le azioni fatte da Arjuna dovessero trasformarsi in <<yoga>>. il Suo comando era di controllare che l'azione non rimanesse solo azione, ma si trasformasse in <<yoga>>. Quando si svolge una azione con la coscienza di essere il corpo, identificandoci con esso, tale azione diventa una azione semplice. Svolta con sentimento egoistico. Tutte le azioni compiute con questo sentimento porteranno solo dolore e diverranno <<legami>>. Mentre quelle che saranno trasformate in <<yoga>>, avranno il potere di liberare. Quando diciamo: <<Questa e una azione fatta da me! I frutti sono miei!>> questo sentimento è di tipo egotista. Come esso nasce e cresce, la gioia dell'atma decresce. Per distruggerlo in Arjuna, Krishna gli chiese di trasformare tutte le sue azioni in <<yoga>>. Qual'è il metodo per trasformare le azioni in yoga? Il metodo è sviluppare sentimenti disinteressati. Con tali sentimenti potremo compiere qualsiasi cosa. Janaka insegnò che è possibile compiere l'azione nel modo migliore quando in essa non esistono interessi personali. Quando governava il paese egli compiva l'azione come un testimone ed aveva tutte le responsabilità. Egli divenne un <<raja yoghi>>. Ogni azione che non ha interesse personale diventa yajna>>, una offerta e quindi <<yoga>>. Se si ha interesse personale in essa, diventerà una malattia la cui radice è l'attaccamento. Con l'attaccamento nasceranno l'odio e l'ira, che nascondono la natura umana. Queste qualità appartengono alla natura demoniaca e gettano l'oblio su quella umana. Krishna perciò ordinò ad Arjuna di compiere l'azione con completo disinteresse, perché in tal modo, i frutti non lo avrebbero toccato. <<Guarda Me! Io sto governando su tutti i tre mondi e non ho nessun interesse in loro, puoi fare tu lo stesso con la tua famiglia?>>. <<Sviluppa la fede che è possibile con disinteresse compiere grandi imprese. Se hai interesse in una cosa, alla fine sarai soggetto alla delusione: d'altro canto, se otterrai i frutti che ti aspettavi ne sarai felice e, viceversa, se non li otterrai. Controlla lo scoramento come l'entusiasmo, diventa uno <<Sthithaprajna>>. Per santificare il vostro corpo dovete compiere azioni buone dalle quali nasceranno dei frutti, ma la gioia che ricaverete nel farle, sarà maggiore dei frutti che otterrete da esse.

sea

Un piccolo esempio. In una famiglia si sta compiendo una funzione. Fino a quando la state facendo non sentite nessuna fatica anche se avete 39° di febbre. Dopo la funzione invece vi sentirete stanchi morti. La gioia che si ha quando si svolge, non è paragonabile a quella che si ottiene quando questa è finita. E' un'illusione credere che nei frutti di questa azione ci sia la gioia! Questa gioia è solo temporanea e non permanente, perché derivante da azioni temporanee.

Quindi, il nostro destino sembra essere quello di fare la carità, austerità, sacrifici ed altre buone azioni e raggiungere il merito del Paradiso. Ma Krishna, ha detto che anche il Paradiso è temporaneo. Vi è qualcosa di più grande di questo ed è compiere l'azione per il benessere dell’umanità. Fate dunque l'azione per la pace, il benessere e la prosperità del mondo, con completo disinteresse. Se lo farete ci sarà benessere per tutto il mondo ed avrete gioia eterna. Il Paradiso durerà quanto durano i meriti delle vostre azioni e non di più. Quando gli effetti dei meriti saranno terminati, dovrete tornare sulla terra. Abbandonate quindi il vostro desiderio del Paradiso perché anch'esso è temporaneo, transeunte ed instabile. La vicinanza ai piedi di loto del Signore, dovrebbe essere il vostro scopo. Il Principio Divino è più grande del Paradiso! Quando capirete il segreto dell'azione e la compirete propriamente. potrete raggiungere la Divinità stessa!

2 - pag.120 L'AZIONE DISINTERESSATA

Nella Bhagavad Ghita non si chiede di abbandonare e rinunciare alle attività del mondo e di andare nella foresta. Certi pensano che se la Bhagavad Ghita insegna il distacco ed il disinteresse, i giovani saranno indotti a rinunciare al mondo. Questa è una interpretazione errata. Tutti coloro che hanno insegnato la Bhagavad Ghita hanno preso voto di <<Sannyasin>>? (Monachesimo indù) Hanno forse rinunciato al mondo? Arjuna, che udì direttamente la Bhagavad Ghita, deve essere inteso nel contesto della natura umana. L'obbiettivo più importante della Bhagavad Ghita è portare la filosofia nella vita quotidiana e la vita quotidiana nella filosofia; applicare il Vedanta alla vita di tutti i giorni ed elevare quest'ultima a livello del Vedanta; conciliare la spiritualità con la vita di tutti i giorni. L’umanità non deve prestare attenzione solo alla vita materiale; non vi è significato guadagnare un alto livello di vita, ma deve dare ad essa il suo vero significato e perseguirlo. Qualunque sia l'azione, dobbiamo compierla con disinteresse perché, così facendo, non né saremo legati. Questo tipo di disinteresse è chiamato <<anasakthi>>, ed esso va sviluppato, perché solo così l'azione diventerà sacra. Non si obietta sul tipo di azione che deve essere svolta secondo il nostro stato sociale, ma sul come deve essere svolta, per trasformarla in atto sacro. Per esempio: c'è un cuoco; se egli fa l'azione solo per guadagnare il salario e lo stipendio, è probabile che perda interesse nella azione ed il suo lavoro lo svolga male. Se, invece, egli fa l'azione o il suo lavoro con senso di <<anasakthi>> esso diventa sacro ed il cibo, puro e saporito. Quando esisterà questo sentimento, in noi ci sarà fermezza e progresso, mentre, fino a quando compiamo l'azione con interesse personale, ci saranno gli alti ed i bassi, ed i nostri desideri cresceranno.

sea

Janaka è indicato come un ideale, perché governò il Suo Paese con senso di <<anasakthi>> ed ottenne la perfezione. Chi ha la visione esterna vedrà solo questo mondo grossolano, ma chi ha una visione interiore, potrà trasformare il suo cuore. Per sviluppare una tale visione è necessario coltivare <<anasakthi>>. Janaka aveva udito che Suka si era stabilito nella foresta vicino alla città, poiché riteneva necessario fargli visita come <<sadhaka>> e non come re, egli vi andò insieme ai suoi ministri. Suka era intento a parlare con i suoi discepoli di argomenti spirituali e di filosofia vedantica. Janaka, senza disturbare, si sedette ed ascoltò. Quando Suka ebbe finito, Janaka gli chiese se poteva venire ogni giorno ad ascoltare le sue lezioni e Suka rispose. <<Janaka, la spiritualità e la filosofia non sono proprietà privata di qualcuno. Chiunque ha interesse, chiunque vuol gioire, chiunque crede nella Meta, ha diritto di ascoltare tali discorsi e tu, certamente, sei il benvenuto!>> Janaka perciò, da quel giorno, venne ad ascoltare i discorsi. Suka voleva dare una dimostrazione a tutti che il Re Janaka, ascoltando i discorsi, poteva avere una visione interiore, mentre chi esteriorizzava la visione non poteva trarne nessun beneficio. Dal luogo in cui era, su una collina, si poteva vedere facilmente tutta la città. Un giorno, il re, per ragioni amministrative, venne in ritardo alla lezione. Suka, quella mattina, non iniziò la lezione sino a quando Janaka non arrivò. Questo comportamento suscitò in molti delle reazioni di gelosia. Essi mormorarono: <<Guardate questo Suka che è considerato un grande santo e che dice di avere rinunciato a tutto! Non sembra vero! Sta aspettando Janaka perché è un imperatore>>. Ecco, egli è parziale e fa la differenza fra noi ed il suo rango!>> Suka ascoltava tutte queste critiche ed aspettava l'arrivo di Janaka, perché voleva loro insegnare una lezione. Passarono una, due ore e Janaka non arrivava. Quella gente aveva il cuore pieno di cattivi sentimenti e, sino a quando questi sentimenti non erano usciti ed andati via, non poteva imparare niente. Se non c'è niente nella testa è possibile riempirla di qualcosa, ma se è piena di cattivi pensieri, come sarà possibile riempirla? La volontà di Suka era di permettere la fuoriuscita di tutto lo sporco, e solo dopo sarebbe stato facile riempire il loro cuore con qualcosa d'altro. Sino a quando il cuore è pieno di ogni sorta di attaccamenti e di cattivi sentimenti, la purezza non può entrare. Suka, dunque. fece tutto questo per purificare i loro cuori. Janaka arrivò finalmente insieme ai suoi soldati, servi e ministri. Questo modo di comportarsi suscitava altresì pensieri come: <<Ecco vedete, ha paura e si porta dietro la scorta!>> Ma il Re Janaka non aveva quel sentimento. Egli entrò e mise la sua stuoia per terra e si sedette. E Suka iniziò i suoi insegnamenti. Questo fece uscire tutto l'odio ai giovani ed ai discepoli presenti. Le loro facce cambiarono e così pensarono: <<Guardate questo Suka! Il Re Janaka non ha neanche chiesto scusa per il ritardo ed egli ha iniziato lo stesso la lezione!>> Passò cosi del tempo quando improvvisamente Suka rivolgendosi a Janaka gli disse: <<Janaka! Guarda. il tuo regno sta bruciando!>> Il Re Janaka, che aveva nel frattempo, chiuso gli occhi e si era concentrato sugli insegnamenti, non fece alcun caso alle parole di Suka, la sua mente era fissa sul Vedanta>>. Egli era un <<amanaska>>. I presenti si sorpresero di quell'atteggiamento. Le fiamme salivano al cielo e vi era molto fumo, alcuni discepoli incominciarono ad andarsene e correre verso la città per soccorrere i loro parenti, l'egoismo e l'attaccamento che si celava nel loro cuore uscì. Nel frattempo le fiamme avevano investito anche il palazzo reale e Suka disse: Janaka il fuoco ha raggiunto il tuo palazzo!>> Ma Janaka, anche a queste parole, non si mosse. Egli aveva il sentimento di <<anasakthi>> (disinteresse). Eccetto che per l'atma, non vi erano altri sentimenti in lui. I pundits e gli scolastici presenti non mostrarono lo stesso disinteresse e quando videro le fiamme cominciarono a dire: <<O Re! O Re!>> Ma il Re Janaka era andato in <<samadhi>> e stava godendo la felicità della visione atmica e lacrime di gioia scendevano dalle sue guance. Suka anch'egli si senti felice di questo stato di Janaka. I discepoli, nel frattempo, tornarono, perché l'incendio era terminato. Quando tutti furono presenti, Suka disse loro: <<Figlioli, il mio discorso fu ritardato non perché lui è un re, ma perché è un grande uomo! Come avete potuto nutrire tali cattivi sentimenti? Egli meritava che io lo attendessi, egli solo ne ha il diritto. Molti ascoltano, ma non hanno il diritto, perché non posseggono una visione interiore; meglio è parlare, dunque, a uno solo che ha questa visione, che a centinaia che non l'hanno. Non c'è ragione di parlare a gente che è piena di attaccamenti ed egoismo. E' qualcosa come gettare una pietra nell'acqua: questa potrà rimanere per anni in essa senza assorbire neanche una goccia. Che utilità avere tante pietre? Perché avere tanti acri di terra sterile? E' sufficiente una piccola gemma o un acro di terra fertile! Se un re come Janaka diventa sacro, potrà cambiare l'intero suo regno.>>

Nella Bhagavad Ghita si racconta che anche Arjuna aveva il controllo dei sensi ed il sentimento di <<anasakth>>. Egli era estremamente dotato e pieno di poteri. Krishna si prese cura di lui insegnandogli molte cose, perché sapeva che sarebbe stato molto utile all'umanità. Arjuna poteva controllare i suoi sensi in ogni circostanza, egli era una persona dal cuore sacro e poteva fare azioni che potevano terrificare l'intero mondo, tanto era potente. Egli ottenne un'arma che nessuno avrebbe potuto mai ottenere. Quell'arma, era nell'Era <<Thetra>> con Siva, e divenne il <<Gandiva>> nel <<Dwapara Yuga>>. Il <<Sankalpa>> di Krishna fu tale, che a lui venne insegnata la Bhagavad Ghita, perché il mondo intero ne potesse beneficiare. Attraverso la nostra bocca il cibo viene offerto allo stomaco e quindi raggiunge tutto l'organismo. Come il cibo, così la Ghita, tramite Arjuna, fu insegnata e raggiunse il mondo. Un nome di Arjuna è: <<Parthiva>> che vuol dire figlio della terra. Siccome Arjuna fu il rappresentante di tutti gli esseri umani e fu trasformato in una persona sacra, anche il mondo poté essere trasformato. Questo fu lo scopo della missione di Krishna. Paragonata alla semplice azione, quella compiuta senza attendersi i frutti è più grande. L'azione offerta completamente al Signore con il sentimento di <<anasakthi>> è più sacra e superiore al <<nishkama karma>>. Egli potè insegnargli questa azione a causa dello stato evolutivo raggiunto. Ogni essere umano in prima istanza, deve compiere l'azione. Senza di essa diventerà pigro e Dio non approverà mai la pigrizia! Una persona pigra non è assolutamente utile al mondo! Io non approvo né incoraggio tali persone! Quindi dovreste compiere l'azione ed entrare nell'area del <<nishkana karma>> e poi, gradualmente, trasformarlo in <<yoga>>. Questo <<yoga>> diventerà <<yajna>> ed attraverso di esso, si dovrebbe poter rinunciare ad ogni cosa. Questo è il significato intimo di <<Ghita>>. Rinuncia all'egoismo, all'attaccamento ed all'odio ed al senso del <<mio>>. La Ghita ha preso forme diverse per aiutare la gente a distruggere quelle qualità ed a sviluppare pensieri sacri. Essa è paragonata all'albero che soddisfa ogni desiderio. Nella Ghita potrete trovare qualsiasi significato ricerchiate e proseguire così la vostra evoluzione. Nessuno può dire: <<Questo è il giusto significato!>> Ogni desiderio viene da essa soddisfatto. La Ghita è l'essenza dei Veda! E' una borsa piena d'oro, è un cammino pieno di fiori, è il sostegno dei <<sadhaka>>. Essa aiuta ad attraversare l'oceano del <<samsara>> e può farvi andare dappertutto, perché ogni sentimento è in essa spiegato. Balaraju all'inizio del suo discorso, ha pronunciato lo <<sloka>> di Ganapathi. Egli vi ha detto che Vinayeka veste un vestito bianco, è Omnipervadente ed Omnipresente, ha il colore della <<vibuthi>>, ha quattro braccia e dal suo viso non traspare nessun sentimento. Questa descrizione è tipica di chi crede in Ganapathi. Chi non crede, darà un'altra spiegazione, per esempio dirà che è l'asino del <<dobi>> (lavandaio) il quale veste di bianco, ha lunghe orecchie, è di colore cenere ed ha quattro zampe. Come vedete, una stessa cosa può essere vista differentemente: dipende dai punti di vista. La Ghita fornisce ai sentimenti di persone differenti una risposta. La Ghita non è un albero normale, è un grande albero, è una sacra mucca. L'oceano è pieno di acqua, ma ciascuno può avere tanta acqua quanto contiene il suo recipiente. La differenza fra una persona ed un'altra dipende solo dalla misura del contenitore. Ci possono essere differenti sentimenti, ma la Bhagavad Ghita è una sola. La Sua natura è quella di trasformare l'umanità nella Divinità. Un tale sacro libro dovreste tenerlo con grande devozione e rispetto e praticarne il contenuto applicando, anche un solo sloka, e ciò porterà a compimento la vostra vita.

1 - pag.125 L'AZIONE COME OFFERTA A DIO  

 

Decidere di fare o non fare una azione non è così importante quanto rimuovere le tendenze che sono nel cuore. L'obbiettivo e la meta è sradicare dal cuore l'attaccamento e l'illusione. Sia che uno vada nella foresta o in una caverna e cerchi di sfuggire queste tendenze, se non compie qualche esercizio spirituale per togliersele, sarà sempre schiavo. Lo sporco e le tendenze accumulate nel cuore faranno sorgere nella mente molti pensieri e questi pensieri nascosti faranno agire una persona in modi differenti. L'attaccamento e l'odio nel cuore faranno dimenticare all'uomo la sua vera natura. La Bhagavad Ghita ha dichiarato che rimuovendo le impurità dal cuore e dalla mente, come l'attaccamento e l'odio, le simpatie e le antipatie, l'uomo potrà svolgere l'azione, qualunque essa sia e non sarà legato, ma sarà libero dai suoi frutti. Chi non riconosce questo fatto indulgerà nella pigrizia e la Ghita ha ripetutamente detto che non vi è spazio per la pigrizia nell'area spirituale. Lo <<yoga>> più importante che la Bhagavad Ghita insegna è quello della azione disinteressata. Questo è chiamato <<yoga>> dell'<<anaasakthi>>, cioè senza interesse personale nelle azioni che si compiono. Nel capitolo del <<Samkhya Yoga>> speciale enfasi è data alla azione senza l'attesa dei frutti. Ma nessuno è in grado di raggiungere quello stadio, detto del <<nishkama karma>>, se le sue tendenze sono cattive. Una persona dovrà passare dalla cattiva azione alla buona azione, poi dalla buona azione alla rinuncia dei frutti. Qual'è il segreto dell'azione? La purificazione del cuore! Il comandamento è fare l'azione per purificare il cuore! Trasformando l'azione in una offerta a Dio, l'uomo riuscirà a rendere puro il suo cuore. Quando il cibo è cucinato e mangiato è semplicemente cibo, ma quando viene prima offerto al Signore, diventa <<prasadam>>, offerta.

Quando l'azione è svolta dall'uomo è semplice karma, ma quando è una offerta a Dio, diventa <<Karma Yoga>> o <<yoga>> della azione e diventa persino un <<yajna>> (Sacrificio). Solo attraverso un tale <<Karma Yoga>> una persona potrà ottenere la purezza del suo cuore. Quali sono le caratteristiche di tali azioni? In quale modo dovrebbero essere sacre? Quando viene fatto un dono a qualcuno, questo deve avere una certa purezza e sacralità. Pensate a quanto deve essere puro il dono che dovete fare a Dio! Quanto altruistica dovrà essere l'azione. Si dovrebbe fare uno sforzo per comprendere che, se vogliamo offrire le nostre azioni a Dio, dobbiamo renderle pure e sacre. Ogni azione dovrebbe essere come una rosa alla quale avete tolto le spine e l'avete offerta a Lui. Questo è il vero <<yoga>> dell'azione insegnato dalla Bhagavad Ghita. <<Samkhya>> è distinguere fra saggezza ed ignoranza, attraverso il riconoscimento dell'instabilità delle cose create ed il controllo dei sensi.

2 - pag.126 GLI ATTRIBUTI DI UN <<SADHAKA>>

 

Chi vuole sperimentare il Signore deve avere e sviluppare certe qualità come: la pazienza, la tolleranza, la determinazione, la purezza del corpo e della mente, l'amore per Dio ed i sei tipi di ricchezze spirituali: kshama>> (pace mentale), <<dama>> (controllo dei sensi), <<uparathi>> (angoscia associata a sentimenti sacri) <<titiksha>> (sentimento di fermezza in ogni circostanza), <<sraddha>> (ferma fede nelle parole del guru), <<samadhana>> (il contentamento). La pazienza o tolleranza è una qualità importante per una persona. Re persero il loro regno per la mancanza di tale qualità. Grandi <<rishis>> pure, furono distrutti perché non l'avevano. Scolastici ed eruditi si rovinarono per la stessa ragione. Questa qualità è una importante corazza per il <<sadhaka>>. Se non si ha pazienza, non ha valore essere umani. Essa è una qualità dello <<sthithaprajna>>. Un'altra importante qualità è la ferma risoluzione. Acquisire questa natura ferma non è follia! Quando, nel campo della spiritualità, si deve compiere un sacro compito, si deve avere fermezza, qualunque siano gli ostacoli, qualunque le tribolazioni ed i problemi da affrontare. La forza ci verrà dalla pazienza e dalla determinazione. Esse sono come due gemelli, una non può vivere senza l'altra. Un'altra qualità è la purezza del cuore e della mente. Noi facciamo varie cose per purificare il nostro corpo. La stessa cosa dovrebbe essere fatta per la nostra mente: purificarla, rimuovendo l'attaccamento, l'egoismo, le simpatie e le antipatie e solo dopo avremo il controllo di noi stessi. Dovremmo avere la stessa abilità della tartaruga di ritirarsi nel proprio guscio di fronte al pericolo.

La nostra mente dovrebbe potere avere la stessa elasticità di movimenti per allontanarsi dai pericoli dell'attaccamento agli oggetti dei sensi. Queste su elencate sono le più importanti qualità di uno <<sthithaprajna>>. Solo nell'area del <<karma>> potrete conoscere una persona, che tipo è, e quali sono le sue caratteristiche. Come lo specchio dice il tipo di viso che abbiamo, come il termometro misura la temperatura del corpo, così le azioni ci provano il tipo di sentimenti che albergano in una persona. Uno, per esempio, può sembrare <<satwico>>, dal cuore puro e persona di grande sacrificio, ma le sue azioni ci provano invece la sua vera natura animale e demoniaca. Altri, che parrebbero molto crudeli e con il cuore duro, mostrano invece di agire con compassione e con altre grandi qualità. Potrete decidere con facilità se una persona è <<rajasica>>.<<thamasic'a>> o <<.satwica>>, fondandovi sulle sue azioni.

 

3 - pag.127 IL SEGRETO DELLA VITA UMANA

 

Il segreto della vita umana, è percorrere il cammino del <<dharma>> ed il dovere dell'uomo è riconoscerlo. E' impossibile sostenere il corpo se si abbandona l'azione. Il segreto della vita umana risiede nell'azione resa sacra ed utile al prossimo. L'azione deve poter rappresentare un ideale. Le azioni ideali sono quelle che entrano nell'area del <<satwa>> e diventano <<nishkama karma>> (l'azione senza desideri dei frutti), poiché nessuno può svolgere l'azione senza desiderio, dobbiamo compiere le azioni che hanno lo scopo di piacere a Dio. Questo è detto <<yoga>> dell'<<anusaakthi>> (disinteresse). Cerchiamo ora di capire 1a parola <<maya>>. Ci sono due cose che formano la sua base e sono: <<avarana>> e <<vishepa>>. Per esse, non vi sono particolari forme. <<Avarana>> vuol dire <<ciò che copre>>. Come copre? Con cosa copre? Se non ha nessuna forma come fa a coprire? Come può essere rimossa? Sono domande a cui cerchiamo di dare risposta. Una corda che giace sulla strada quando è buio ci sembra un serpente. Ci illudiamo che la corda sia coperta dal serpente? Non c'è mai stato nessun serpente. Come può la corda essere coperta da qualcosa che non esiste? Questa è l'illusione! Chi influenza la nostra visione? Nel buio esiste questo particolare sentimento, e cioè, che il serpente copra la corda o l’illusione che copre noi. Il serpente non ha coperto la corda, è l'illusione che ha coperto la mente dell'uomo e questa illusione è <<maya>>. Quando accendi una torcia, ti accorgi che non c'è nessun serpente, ma solo una corda. L’illusione è sparita. Questo fenomeno è <<vishepa>>. La corda è sempre stata e non vi è stato nessun mutamento, è l'illusione che viene, e poi se ne va. Questi fenomeni come <<maya>>, le sofferenze, le gioie e tutte queste cose temporanee sono come i parenti: es. si vengono a visitarci e poi se ne vanno, non rimangono per sempre. Il serpente che copre la corda è <<avarana>>, <<vishepa>>, invece, con l'aiuto della luce vi fa vedere la corda come corda. <<Avarana>> e <<vishepa>> possono apparire nello stesso momento o in momenti differenti. Krishna, insegnando il <<samkhya>> ad Arjuna, lo liberò dalla illusione e lo fece risplendere della sua vera natura. La conoscenza che sviluppiamo con la visione esterna è superficiale, mentre quella ottenuta da una visione interiore è permanente. Ogni azione, ogni relazione ed attaccamento, per quanto sia il tempo che dobbiamo vivere in questo mondo, è destinata a sparire nel flusso del tempo che si porterà via tutto. Se vi attaccate a cose che saranno portate via dal tempo, come potrete salvarvi? La gioia permanente e la salvezza si otterranno solo quando ci attaccheremo al Signore. Per questo Krishna ordinò a Arjuna: <<O Arjuna! Rimuovi l'ignoranza, liberati dagli attaccamenti e dalla illusione, purifica il tuo cuore ed i tuoi sentimenti. Non vi è nessun altro modo per la vita umana, solo l'azione. Dopo avere sviluppato la devozione attraverso l'azione, entrerete nell'area di <<jnana>> (la conoscenza). Il buono ed il cattivo, la sofferenza e la gioia sono inestricabilmente legati insieme. Con l'azione, siete in grado di svolgere <<yajna>> o il sacrificio, il cui risultato è portarvi in Paradiso. Ma Krishna disse ad Arjuna che vi era uno stadio più elevato del Paradiso, e più sacro. Egli disse: <<Non considerare il Paradiso come un luogo permanente perché, quando i meriti delle tue azioni saranno esauriti, dovrai ritornare sulla terra. Esso è solo un luogo temporaneo, non potrai viverci in permanenza>>. Sulla terra potrai avere piaceri del corpo e mentali, in Paradiso li potrai avere anche maggiori, ma vi è al di là di ciò ed è molto più sacro il Principio di identificazione con Dio stesso. Questo stadio è stato chiamato la fusione con <<Brahma>>, l'associazione con 1'<<atma>>. Per ottenere quello stadio, bisogna fare le azioni senza aspettarsi i frutti. Quando l'azione è svolta, essa darà un certo frutto, ma non vi è nessuna legge che dice che si deve gioire di quel frutto. Nostro nonno, ad esempio, potrebbe avere seminato un seme ed essere poi morto, e l'albero avere dato frutti più tardi e quindi essere goduti da altri. Questi sono i frutti maturati per i membri della famiglia. Egli lo ha fatto per un motivo non egoistico. L'egoismo confinato al proprio godimento è molto piccolo in confronto a questa azione altruistica. Il sentimento per cui qualcuno fa qualcosa per il bene di un altro è un grande sentimento! Fare l'azione come offerta a Dio è la più grande di tutte le azioni! Pertanto, qualunque azione facciate, dovete compierla come offerta a Dio, senza attendervi niente come ricompensa. Da questo si deduce che <<anaasakthi>> (disinteresse) è superiore al <<bhuddi yoga>> o lo yoga dell'intelletto.

Nel <<bhuddi yoga>> ci può essere posto per un certo tipo di inchiesta, ma l'intelligenza non può afferrare cose che sono di là della mente. Pertanto <<anaasakthi>> è più elevato del <<buddhi yoga>>. Tuttavia, non è di facile accesso alla gente comune, e non per questo ci si deve scoraggiare. Gradualmente, con lo sforzo, si può raggiungere quello stadio. Con lo sforzo e con la pratica è possibile acquisire qualsiasi cosa al mondo, ma dovremmo tenere in vista una sola cosa: lo stesso Principio che è in tutti. Intorno a voi ci sono solo 5 elementi; ovunque volgiate lo sguardo troverete solo loro, non ne troverete un sesto. Questi cinque elementi sono l'immagine ed il riflesso di Dio. Sono tutti suoi aspetti. Considerate le cose come un aspetto di Dio e l'azione diventerà una offerta fatta a Lui. Vi santificherete, avendo in mente quegli ideali, quei pensieri elevati.

1 - pag.131 IL KARMA O L'AZIONE

Il mondo è pervaso da Brahman, è pieno di Brahman, è saturo di azione. La creazione è connessa con il potere della vita. La manifestazione del potere della vita, sono i corpi. Vestire un corpo è un processo descritto come azione (karma). I corpi stessi sono formati da azioni. Si dice che Dio lega gli esseri umani con l'azione. Una persona assume un corpo per gioire dei frutti delle azioni compiute in vite precedenti. Il corpo vuol dire azione. Mentre il campo dell'azione è il corpo, il campo del <<dharma>> è Brahma (Dio). Il tempo e lo spazio sono connessi con la Natura, e tutte le cose sono risultati delle azioni. Ecco perché le Upanishads hanno dichiarato: <<Prostrati di fronte al "karma”. L'azione, sia buona che cattiva, sia peccato che virtù è la manifestazione del potere di Dio>>. Ecco perché lo yoghi non è interessato se una cosa è buona o cattiva, ed accetta tutto ciò che gli accade come il volere divino. Egli considera il compiere l'azione come il suo dovere primo, perché con essa, può santificare la sua vita. La capacità di santificarla deriva solo dalla Grazia di Dio e dai suoi insegnamenti. La Ghita è stata così chiamata perché vuol dire <<Canzone del Signore>> che, se ascoltata, è capace di vincere la sofferenza. Qualunque azione si compia, se la offriamo al Signore diventa <<yoga>>. Tirta Alwar disse: se: <<O Signore Iswara. Tu sei la mia atma, la mia intelligenza è Tua moglie Parvathi, il mio corpo è la Tua casa, tutte le mie azioni sono offerte a Te, il mio respiro vitale è la Tua lode, qualunque parola pronuncio è un “manthra", tutte le mie azioni sono una adorazione>>. Egli divenne un grande <<yoghi>> offrendo le sue azioni al Signore. Quando l'uomo fa una azione come una offerta a Dio, questa diviene <<anaasakthi yoga>> (azione disinteressata). Tutta la grandezza dello yoga sta in questo tipo di azione. Krishna ordinò ad Arjuna: <<Combatti pensando continuamente a Me! Qualunque cosa fai, fallo come una offerta a Me>>! Il più importante scopo del devoto è quello di piacere a Dio. Il suo più importante dovere è di soddisfarLo. Krishna ha insegnato: <<Compi il tuo dovere, obbedisci ai miei comandi!>>. E così, obbedendo ai comandi del Signore, egli combatteva, e la guerra diventava un <<yajna>> (sacrificio rituale). Daksha invece voleva eseguire un <<yajna>>, ma disobbedì a Dio violando i comandamenti dei <<Rishis>> e quel <<yajna>> divenne una guerra. Infatti, egli iniziò lo <<yajna>> quando ancora aveva egoismo ed attaccamento, e questi ebbero l'effetto di trasformare lo <<yajna>> in una guerra. Uno <<yajna>> compiuto in sprezzo dei comandamenti Divini diviene una guerra, mentre tutte le azioni compiute come offerta a Dio divengono uno <<yajna>>. Quando l'eccitazione che è in una persona prende la forma delle parole diviene un continuo argomentare e contro argomentare. <<Obbedisci ai comandamenti del Signore, rimuovi la coscienza di essere il corpo! Arjuna, questo corpo è pieno di muco e sporcizia! Tu non sei il corpo che è transeunte e temporaneo, tu sei il testimone: l'atma. Questa forma fisica alta 6 piedi non sei tu! Tu sei la Persona Cosmica! Questo corpo è soggetto alla vita ed alla morte ma tu non sei questo corpo! Tu sei l'atma che non ha nascita né morte! Tu non sei questa meschina persona soggetta al passaggio del tempo, tu sei la forma risplendente che ha conquistato e dominato il tempo. Quando imparerai a discriminare fra permanente e non permanente e farai l'inchiesta sulla natura della saggezza e della ignoranza, e riconoscerai la verità distinguendola dalla non verità, allora diverrai uno <<sthithaprajna>>. Riuscirai a raggiungere il fine di tutte le azioni, quando tratterai egualmente la gioia ed il dolore, la lode ed il biasimo, che sono connessi con il corpo e non con l'atma, il profitto e la perdita che sono connesse con le attività e non con l'atma>>. In questo modo Krishna portò Arjuna sul terreno della discriminazione tra verità e non verità, tra permanenza e non permanenza delle cose create.

La via per amare

7 - pag.21 La virtù è conoscenza (Sadguna è Jnana)

Jnana significa " intuizione, comprensione", ma non si tratta soltanto di un fatto intellettivo. " Mangiare " non vuol dire portare il cibo alla bocca. Il " mangiare" diventa un'azione completa solo quando il cibo è masticato, inghiottito, digerito ed assimilato nella circolazione del sangue e poi trasformato in muscoli ed ossa, in energia e vigore. Cosi la " comprensione" o Jnana deve compenetrare e fortificare tutti i momenti della vita. Dev'essere espressa attraverso tutti gli organi di senso, di azione e di percezione. L'uomo deve giungere a questo alto livello. La sola erudizione non è Jnana, la virtù (Sadguna) è Jnana, è conoscenza. Se si vuol portare aiuto al prossimo praticare il Seva bisogna anche esser disposti a cedere una piccola quota delle proprie risorse materiali che, così, entrano a far parte del sacrificio personale (yajna). Perché il corpo funzioni come una macchina è necessario alimentarlo. Il cibo non è sacrificio, ma lo rende possibile. Quindi l'azione del mangiare non va tenuta in dispregio perché soddisfa una necessità fisica; l'atto della nutrizione fa parte del sacro rito. Il culto religioso non consiste unicamente nel cogliere un fiore e metterlo davanti all'immagine divina; il giardiniere che ha faticato per coltivare la pianta da cui è stato colto il fiore è, anche lui, partecipe del culto. Il corpo può svolgere le sue funzioni solo quando è stato nutrito, anche i mezzi, usati per effettuare il rito sono sacri.

E’ un rito sacro ogni azione che tende a servirsi del mondo per lodare il Signore, a propugnare la pace e la giustizia nella Società, a controllare e coordinare le funzioni del corpo. Il primo è detto Yajna, il secondo Dana, il terzo Tapas. Qualunque azione umana deve mirare a queste tre finalità.

Corso estivo 1993

Che cosa è Sadhana?   pag.44

...L'uomo che non si rende conto del potere e della forza della mente permette a sé stesso di cadere, giorno dopo giorno, in profondità abissali. I pensieri cattivi non tarderanno a manifestarsi domani, se non lo hanno già fatto oggi. L'uomo penserà che una piccola azione cattiva che ha compiuto non lo danneggerà in alcun modo, ma in effetti le azioni cattive tornano su di lui come boomerang, dieci volte più forti....

Colloqui

  •  

H.- La mente ha la tendenza ad anticipare progetti. Non c’è dubbio che sia un'attività erronea?

SAI - [30] pag.59

Nella vita ordinaria si fanno progetti e si portano ad effetto. Lo si deve portare avanti in purità e senza ledere gli altri; col tempo sorgerà spontaneo un divino pensiero senza piano, e poi questi impulsi divini continueranno.

H.- Come posso dire che un pensiero è giusto?

SAI - [31] pag.59

Se sei qui nell’ashram lo puoi chiedere a Svami. Se sei in America prega per avere la risposta, poi fai una domanda in modo impersonale ed entro mezz’ora avrai la risposta. Se sai già che cosa è il giusto, non far domande, ma fallo. Questa è fiducia, è potenza divina. Metti da parte tutti i rapporti; è giusto il lavoro, indipendentemente da chi vi è coinvolto?

  •  

H.- Svami dice di tenersi a distanza dalla mente. Che cosa vuol dire?

SAI - [32] pag.59

Vuol dire non farsi guidare dalla mente.

H.- Quali sono le funzioni mentali accettabili?

SAI - [33] pag.59

Prima di tutto cerca ciò che è giusto e ciò che è errato. Se è giusto, fa quello che più ti soddisfa. Se non sei certo, non far nulla prima di esser certo.

* * *

H.- E’ spesso difficile scegliere l'azione giusta. Come dobbiamo fare per acquistare la capacità di fare questa discriminazione?

SAI - [5] pag.74

Questa capacità di discriminazione l'hanno tutti. La cattiva azione genera sentimenti di colpa, mentre l'azione giusta è libera e non genera timori.

  •  

H.- Svami dice di tagliare le radici stesse del desiderio. Che cosa vuol dire "tagliare le radici"?

SAI - [8] pag.110

Quando un desiderio arriva, analizzalo. Se è buono per te e non fa male agli altri, vai pure. Se non è buono buttalo via subito. Se non sei certo, non far nulla finché l'incertezza non si sia chiarita.

  •  

SAI - [1] pag.162

Eccoti qua! Che notizie mi porti?

D.- L'unica notizia sei Tu! Ho saputo che il Tuo giro nel Kèrala è stato molto piacevole e fruttifero. Mi spiace non esserci stato anch'io.

SAI - [2] pag.162

Perché ti dovrebbe dispiacere? Ascolta il resoconto e stai contento.

Abbi fiducia, nella speranza che alla prima occasione vi possa partecipare anche tu; non star a rimpiangere il passato.

D.- A che serve sperare ed aver fiducia se non si è destinati? La speranza non può che aggravare il disappunto.

SAI - [3] pag.162

Il destino ha forse una forma ed una personalità tali che tu lo possa riconoscere anche prima che si presenti? Non devi dipendere dai suoi favori e parlar sempre di destino, destino... Come può dar frutti il destino senza il tuo desiderio e la tua volontà, in modo che prenda forma pratica, come azione? Qualunque sia il destino devi continuare ad agire. L'azione (karma) dev'esser compiuta, anche per seguire il proprio destino.

D.- Se uno ha il suo destino, tutto viene da se, non è vero?

SAI - [4] pag.163

Questo è un grosso errore. Se stai seduto e fermo con un frutto in mano, come vuoi che arrivi alla tua bocca? E’ una stupidità bell'e buona lagnarsi del destino che ti nega il succo mentre tu non spremi il frutto e non lo porti alla bocca per inghiottirlo! Il destino ti ha messo in mano il frutto, ma solo il tuo karma, la tua azione può fartelo godere. L'Azione è il Dovere: il Destino è il Risultato. Senza Azione non esce il Risultato.

D.- Allora, Svami, non possiamo star a sedere con le mani giunte scaricando tutto sul Destino, vero?

SAI - [5] pag.163

Senti bene. Non devi mai sottovalutare i tuoi poteri; agisci in modo commisurato con essi. Per il resto, parla del Destino fin che vuoi. E’ errato tralasciare l'azione che occorre fare, affidando tutto al Destino; se fai così, ti sfugge di mano anche il Destino. Tutti, chiunque siano, devono compiere la loro azione, il loro karma.

D.- Sì, sì, Svami. Nella Gita anche ad Arjuna vien detto. " Anch'Io compio azioni; l'Universo non avrebbe moto se Io desistessi dal karma. Se tu ti tiri indietro, come puoi giungere al risultato?". Ora vedo che il karma è il distintivo dell'uomo (Purushalakshana).

SAI - [6] pag.163

Ed anche delle donne: è pure Prakriti-lakshana 22 Tutti gli esseri, uomini e donne, alberi e animali, vermi e insetti devono compiere i loro karma; tutto, nell'Universo, sottostà a questa legge. E’ un obbligo cui non si sfugge. L'azione è la caratteristica di Prakriti e non va intesa come segno distintivo dell'uomo, poiché l'Uomo (Purusha) non è che il più alto grado dell'Essenza Divina (Paramatma). La Prakriti è tutta energia (shakti) femminile e tu non sei solo uomo (Purusha), ricordalo.

Discorsi vol. X 1° tomo

Pag.179 IL SACRIFICIO INTERIORE

 

Le azioni elevano l'uomo o ne generano la caduta. Tutte le sue azioni in armonia coi principi della rettitudine, meritano la dignità del titolo yajna (sacrificio). Ci sono due tipi di yajna citati nei testi sacri: l'esteriore e l'interiore. La forma esteriore non è così importante o produttiva. Essa è citata solo per essere scartata e bandita, perché cosa può fare una conchiglia senza il mollusco? Adorare Dio mentre si medita sul Suo Nome e sulla Sua Gloria è una forma di yajna interiore. Lo yajna in cui furono sacrificati animali al palo sacrificale, chiamato bali-peeth, è un atto esteriore, ma ha un significato profondo. La mente è il palo sacrificale e gli istinti animali ancora persistenti nel carattere umano devono essere uccisi nel bali-peeth della mente. La megalomania nell'uomo che lo spinge a ciechi scopi di potere è il bufalo che deve essere sacrificato. La stoltezza che travolge l'uomo e lo rende debole e docile è la pecora che deve essere offerta come sacrificio. La mente astuta e piena di stratagemmi dell'uomo è il gatto che deve essere sacrificato nella stessa maniera. Questo è lo yajna interiore di cui lo yajna esteriore è un riflesso. Quando i riti esterni vengono eseguiti, bisogna tener presente i loro significati profondi. E’ un peccato eseguire gesti e formalità esteriori senza nessuna conoscenza dei loro significati, o addirittura senza rispetto per essi. L’uomo è passato attraverso molte vite animali prima di venire sulla terra come essere umano. Tendenze della natura animale persistono ancora in lui come: crudeltà, ira, bramosia, odio, ignoranza di più alti ideali, e così via. L'uomo è molti animali in uno. Ha lo sciacallo, il bufalo, la tigre, l'elefante, tutti in lui. Egli deve togliere questi tratti dalla sua struttura. Quando indulge in inutili e vane controversie su questioni al di là della sua comprensione, si manifesta come pecora; quando salta da un'idea a un'altra, da un ideale a un altro, da un progetto a un altro, senza impegnarsi in nessuno di essi, egli sta esibendo la natura della scimmia. La natura dello yajna interiore può essere capita meglio meditando la storia dell'imperatore Bali, nipote di Prahlada, il famoso devoto del Signore. Prahlada affrontò una serie di torture disumane inflittegli da suo padre, per forzarlo a rinnegare la propria fede. Bali pose ai piedi del Signore, come offerta, tutte le terre che governava, ed anche il cielo stesso, che poteva reclamare come ricompensa per la sua profonda religiosità. Egli decise di compiere l'unico yajna chiamato Viswajith. Una caratteristica di questo yajna è che può essere intrapreso solo da un imperatore, nella sua qualità di conquistatore dei suoi nemici e sovrano della sua gente. L'imperatore annuncia con questo yajna che egli è il capo indiscusso dell'impero che ha ingrandito e, immediatamente dopo, si libera dei grandi tesori che ha guadagnato e accumulato con la forza delle armi, dividendoli con generosità tra tutti gli strati sociali del popolo. Bali era un sovrano che teneva in considerazione anzitutto il benessere e la prosperità dei suoi sudditi. Era il simbolo del talento discriminativo, prajnasakthi. E il Signore che Venne a lui come Vamana, è il simbolo della divinità latente in ognuno. Essa prende l'aspetto Thrivikrama, coprendo terra e cielo. L'incarnazione del Signore come Vamana e la Sua manifestazione come Thrivikrama, avvennero in un luogo in seguito chiamato Siddhasrama. Questo era il posto scelto da Viswamitra per le sue pratiche spirituali, perché siddha significa potere. Viswamitra significa "amico dell'universo". Egli non era semplicemente un grande saggio, era anche l'incarnazione della più alta volontà, la Iccha Sakthi. La leggenda dice che il Signore mandò l'imperatore Bali nelle regioni inferiori. Questo indica solamente l'annullamento dell'ego nell'oblio. La credenza usuale è che la rappresentazione dello yajna secondo i regolamenti vedici, conferirà prosperità materiale e gioia celeste. Ma l'imperatore Bali rinunciò a benefici materiali e a gioie illusorie. Questa fu la ragione per cui egli poté ottenere la Grazia Divina in così alto grado che persino il Signore stesso invocò carità da lui! Ogni atto compiuto come una dedica a Dio è uno yajna.

Manu, l'anziano legislatore, ha dichiarato che la prostrazione fatta davanti alla madre, al padre e al precettore è in realtà uno Yajna; quando l'orgoglio egoistico o la bramosia sono assenti e quando l'obiettivo è il bene di tutti, certamente l'azione è uno yajna. Da un capo all'altro dell'impero di Bali, non c'era nessuno così povero che fosse costretto a elemosinare. Quelli che venivano nel suo reame da fuori, erano anch'essi ben forniti del necessario. Lo yajna è un esercizio nella rinuncia; tale esercizio non dovrebbe essere fatto a intervalli ed essere poi dimenticato. Lo spirito di rinuncia deve essere evidente in ogni singolo atto per tutta la durata della vita. Bali fu un esempio di questo tipo di persistente rinuncia.

Coloro che non hanno cura di vivere onestamente sono affini alla cornacchia, e coloro che adottano vie indirette per guadagnare i mezzi di sussistenza sono affini allo sciacallo. Benché l'imperatore Bali fosse nato in una tribù rakshasa (conosciuta per la sua natura demoniaca, ma con l'eccezione di Prahlada), aveva un cuore puro, libero da odio e superbia. Aveva dominato la incostanza della sua mente. Il Signore allora apparve davanti a lui sotto le vesti di un mendicante, come grande tributo alla sua ammirevole natura. Il Signore gli chiese solamente tre piedi di terreno. Questa era una richiesta simbolica, perché tre piedi significa il bhu, bhuvar e suvar loka, che rappresentano i corpi grossolano, sottile e causale dell'uomo. I loka o mondi non posti uno sopra l'altro o uno dopo l'altro, ma sono immanenti l'uno nell'altro. Il loka o mondo visibile è il bhuloka, l'atmosfera vitale attorno a esso è il bhuvarloka, e il mondo di ananda che avvolge il vitale è il suvarloka. L'uomo ha cinque kosa o guaine che lo racchiudono. Il materiale e il mentale comprendono il bhuloka, il vitale e l'intellettuale comprendono il bhuvarloka e l’anandamaya e il suvarloka. Il precettore reale dell'imperatore Bali era Sukracharya, che con la sua austerità ed erudizione, aveva raggiunto un posto onorato fra i monaci. Ma poi si era fermato sulla via della rinuncia. Sukracharya insegnava, ma non seguiva ciò che insegnava agli altri. Era un monaco altamente rispettato, ma aveva questo grande difetto. C'è gente simile che chiama se stessa "teista" e "credente" ma che suscita ateismo e incredulità. Sono persone che non hanno fede nella validità di ciò che professano; le loro azioni sono contrarie alle loro dichiarazioni. Vi sono studiosi che rincorrono i beni materiali, dichiarandoli "insignificanti e temporanei". Essi predicano devozione a Dio ma sono devoti a mammona. Accusano gli altri di essere causa del declino del dharma ma essi stessi ne sono la causa. Quando Bali si dispose a offrire al Signore i tre piedi di terreno che Egli aveva chiesto, Sukracharya, il precettore che tutto conosceva, protestò e fece notare che il Signore era venuto solo per rovinare Bali e derubarlo dei suoi possessi. Ma l'allievo era più progredito del grande precettore.

Egli replicò: <<Bene, se è il Signore stesso che sta stendendo il Suo palmo per ricevere il dono per cui è venuto, certamente sono l'essere più fortunato della terra. La mano che ha creato e nutrito l'universo è ora stesa davanti a me, e la mia mano vi lascia cadere il dono. Non impedirmelo. Rallegrati che mi sia possibile fare questo. Io rinuncerò al cielo, al mio impero e anche alla mia vita per questa buona fortuna>>. L'uomo cade in basso con l’apeksha (attaccamento) e si eleva con l'upeksha (non-attaccamento). Bali raggiunse l'acme di upeksha e il precettore fallì nel consiglio. La viswajith yajna è lo yajna esteriore, ma lo yajna interiore è la grande rinuncia di Bali ai Piedi di Loto del Signore. Nel fuoco consacrato del cuore, egli versò come offerta la sua natura egoica, si elevò, umile e saggio, e salutò il Divino dentro se stesso, manifesto come Vamana Incarnato.

Prasanthi Nilayam. 15 ottobre 1977

Discorsi volume I

pag.130

...Agite con tolleranza, pazienza e fratellanza. In famiglia coltivate la pazienza e il rispetto reciproco; nella società agite secondo il Dharma e con giustizia; in seno alla comunità dei popoli tenete alto l'ideale della pace...

Discorsi volume III

pag.100

... Dovete vivere col pensiero costante in Dio e nella morte. Il corpo è il veicolo che vi conduce verso la morte. Potreste incontrarla ad ogni momento, mentre state guidando; può venire da un albero, da un autocarro, o da una scivolata sul ghiaccio. Ricordate che dovete morire! Ricordate che il tempo scorre ad ogni momento, cosi non sarete tentati di perderlo in discorsi inutili o in volgari divertimenti. Viaggiate attenti, lentamente, con il dovuto riguardo per gli altri che viaggiano sulla stessa strada; non cercate di sorpassarli o competere in velocità, imparate a conoscere i limiti del vostro veicolo e della strada, così non avrete incidenti! Il vostro viaggio sarà per voi e per gli altri una felice esperienza, Jonnalagadda Sathyanarayanamurthy col suo discorso vi ha esortato ad insegnare, a riformare, a ricostruire ed a fare molte altre cose. Ma non tutti possono svolgere questi compiti. Anzitutto migliorate voi stessi, poi imparate a ricostruirvi e dopo potrete cercare di risolvere i problemi altrui. Quella ricostruzione è abbastanza facile e vi aiuterà ad indagare con calma sulla vostra personalità: <<Sono il corpo, i sensi, la mente o l'intelligenza ecc.?>>. Avete udito che Sivaji ricevette la spada da Bhavani! Ebbene, Sivashakti (energia divina) vi darà la spada che distruggerà le forze dell'ignoranza. Prendetela e siate saggi e felici.

pag.110

... Il primo stadio nell'addestramento spirituale è il controllo del desiderio che spinge i sensi a perseguire scopi materiali. Se il desiderio è rivolto a Dio va bene, ma se tende ai piaceri oggettivi nuoce all'individuo. Se si dà fuoco ad una casa si tratta di mania incendiaria: se Hanuman mette a fuoco Lanka è invece una buona lezione ed è giustificata. Se un brigante vi mozza una mano è violenza, se un dottore vi amputa il braccio per salvarvi la vita è non-violenza. Vishayavasana (l'impulso del desiderio) degrada qualunque azione; Bhagavathvasana (l'impulso di Dio) la rende sacrosanta. Il Dakshayajna (rito sacrificale) fu trasformato in battaglia perché Parameswara (Dio) non era presente. Il Kurukshetra (campo di battaglia) fu trasformato in un Yajna (rito) perché c'era il Parameswara (Dio). Arjuna si dedicò al Signore mentre Daksha si prese gioco di Lui. Quella fu la differenza e c'è una spiegazione: tutto dipende dal motivo e dall'ispirazione che stanno dietro gli atti e le parole...

Upanishad Vahini

Pag.17 - [7]

La Ishavasyopanishad indica, nel secondo mantra, i mezzi per arrivare a quella meta. Essi sono: eseguire il rito di adorazione del Fuoco (Agnihotra) ed altre liturgie, come prescritto nei testi sacri (Shastra), credere che per ottenere la liberazione occorra impegnarsi attivamente in tal senso, ed essere convinti che nessun peccato può contaminare chi è impegnato in questo lavoro. A poco a poco, l'azione compiuta senza desiderare i frutti elimina le impurità, come avviene nel crogiolo dell'orafo, e una mente pura è Conoscenza (Jnana), è il coronamento del distacco.

Pag.17 - [8]

Se nel compiere un'azione siete capaci di spogliarvi del desiderio, nessuna impurità vi potrà toccare. Sapete che i semi di chilliginnji, gettati nell'acqua fangosa, hanno il potere di separare la melma e depositarla sul fondo, mentre anch'essi precipitano e spariscono alla vista. Allo stesso modo, chi compie azioni (karma) senza attaccamento avrà la mente totalmente purificata, e le conseguenze dei suoi atti perderanno efficacia e cadranno inerti sul fondo.

Pag.19 - [14]

Dunque, nel primo mantra la Ishavasya impartisce l'insegnamento della rinuncia e, nel secondo, quello dell’attività liberatrice per mezzo dell’azione scevra da sentimenti di attrazione (raga) e di repulsione (dvesha). Nel quarto e nel quinto espone la vera Natura dell'Atma (Atmatattva), e dei frutti che tale Conoscenza dona. Nel nono viene indicato il sentiero della liberazione progressiva (Karmamukti), utile per chi è troppo debole per seguire quello della rinuncia totale, ma si dedica ad azioni che portano allo sviluppo morale e alla purificazione interiore. E’ la via che coordina tutti gli atti (karma) sul principio dell’interiorizzazione (upasana).

Pag.20 - [15]

Chi agisce in modo contrario alla conoscenza (duale) che deriva dalle scienze sacre (vidya) manifesta la propria ignoranza (ajnana), dice l’Upanishad, e quelli che si limitano a studiare i Testi e a praticare i rituali per acquisire poteri ed abilità, sono ancora peggiori. Ora, una tale conoscenza conduce al Paradiso (Devaloka), e l’azione rituale (karma) al Regno dei Padri (Pitrloka), ma la Conoscenza (Jnana) che porta alla realizzazione del Sé (Atma-sakshatkara) è qualcosa di ben diverso, e nessun tentativo di conciliarle può avere successo.

Pag.20 - [16]

Naturalmente, non si deve agire in modo contrario alle Scritture, anche se, in ultima analisi, tutte quante le azioni possono venir classificate come ignoranza (avidya ). Infatti le azioni possono aiutare, nel migliore dei casi, a purificare la mente, proprio come l'adorazione delle Divinità (upasana) può servire a concentrarla. In realtà, l'upasana deve elevarsi al livello di adorazione della Divinità Cosmica (Hiranyagarbha), cioè deve maturare e trasforrmarsi in Liberazione prima che la vita abbia termine (Jivanmukti).

Pag.20 - [17]

La conoscenza del Divino (Devata-jnana) e l’adempimento dei doveri del proprio stato (Karma-nishtha) devono essere complementari e coordinati: sarà allora possibile sfuggire al ciclo delle nascite e delle morti, e divenire divini.

Pag.30 - [4]

Tutti gli esseri sono Brahman, tutti emanano da Brahman. Come le scintille sprigionano dal fuoco, come dalla pelle nascono i capelli, pur così diversi da essa, allo stesso modo gli esseri scaturiscono da Brahman. Brahman causa la rotazione nello spazio del Sole, della Luna, delle stelle e dei pianeti; Brahman assegna agli esseri le conseguenze dei loro atti.

Pag.30 - [5]

L'individuale (jiva) e l'Universale (Ishvara), sono come due uccelli posati sullo stesso albero, il corpo dell'uomo. L'individuo (jivi) agisce e subisce le conseguenze delle sue azioni, mentre il Signore (Ishvara) resta tranquillo, testimone di ciò che fa l'altro uccello. Quando il jivi scorge Ishvara, e capisce di non essere che una sua immagine, sfugge al dolore e alla sofferenza. Quando la mente è attratta dal conoscere il Signore, tutti i desideri inferiori si riducono e spariscono, e si raggiunge la Conoscenza dello Spirito (Atma). L'ultimo mantra della Mundakopaninshad dichiara che il suo scopo è far sì che l’uomo raggiunga questa Conoscenza (Jnana). Munda significa "testa": possiamo dire che questa Upanishad è la "testa" di tutte le altre. Persino il Brahmasutra dedica due capitoli all'approfondimento del significato interiore dei suoi mantra.

Pag.32 - [9]

I Veda esortano ad impegnarsi in due tipi obbligatori di azioni (karma): le cerimonie sacre (ishta) e le opere buone (purtha). Le prime comprendono il rito del sacrificio del Fuoco (Agnihotra), l'adesione alla Verità, le austerità ascetiche (tapas), lo studio dei Veda (Veda-adyayanam) e il servizio offerto agli ospiti; le seconde consistono in atti quali il costruire templi, ospizi, ricoveri, cisterne d'acqua e il piantare alberi nei viali. Queste iniziative portano conseguenze benefiche, ma generano catene di cause-effetti transitorie e prive di un reale fondamento.

Pag.47 - [13]

Infatti, la coscienza superiore è il Sé (Atma). Egli trascende i sensi, il corpo sottile e persino quello causale. L'esperienza ha dimostrato che è possibile giungere all'Atma solo mediante la più completa rinuncia. Gli attaccamenti ai figli, alle ricchezze, alla moglie, ecc., nascono tutti dal desiderio (kama), e devono venire superati. In realtà qualsiasi azione, sia quelle comuni che rituali o devozionali, sono sostanzialmente prodotte dal desiderio. E' innegabile che persino nelle azioni svolte in seno alla disciplina spirituale (karma-sadhana) si insinua l'aspirazione ai frutti, e questo contrasta con la vera rinuncia.

Pag.47 - [14]

Come avviene per l'oscurità e la luce, anche l'azione (karma ) e la Conoscenza del Sé (Atmajnana) non possono coesistere. La rinuncia (Sannyasa) implica l'abbandono di qualsiasi azione (sarvakriya-parityaga), persino mendicare il cibo è un’azione (karma), quindi è in contrasto con la rinuncia (sannyasa). I bramini d'un tempo lo sapevano, si liberavano da ogni attaccamento, e, seguendo il sentiero del ritiro interiore (nivritti), prendevano coscienza della Realtà. Questo è il vero insegnamento (pandithyam) che deve venir compreso e messo in pratica: è la meta, l'avventura, il frutto, la forza (balam) e la perseveranza. Si può definire bramino solo chi si è staccato da tutto ciò che non ha fini spirituali. Tutte le altre qualità sono secondarie.

Pag.50 - [22]

Dall'azione malvagia il demerito (papa), da quella buona il merito (punya); così questi effetti si accumulano e vanno a costituire gli impulsi, che sono la causa determinante per la rinascita in un nuovo corpo. L'Atma abbandona il vecchio involucro mirando al nuovo che andrà ad occupare, come fa il bruco che appoggia le zampette anteriori prima di staccare da terra quelle posteriori. Ma chi ha acquisito la Conoscenza del Sé (Atmajnani) non prova alcuna spinta verso le attività del corpo, e quindi l'Atma, nel suo caso, non subisce un nuovo vincolo fisico. La via della Conoscenza (Jnanamarga) è il percorso del Conoscitore di Brahman (Brahmavid), vale a dire dell'Assoluto.

Pag.51 - [23]

Le persone naturalmente inclini all'azione sono portate verso una disciplina austera (tapas), ma chi ha acquisito la Conoscenza del Sé (Atmajnani) è libero dal desiderio, e la sua mente non è più toccata dall'angoscia, dalla sofferenza e dallo struggimento che invece caratterizzano la vita del penitente. Egli è divenuto Visvakarta, l'Artefice stesso che dà forma al Creato (Visva). Chi ha raggiunto la Visione della Divinità, non avrà più nulla da ottenere, da realizzare, da salvaguardare o da cercare.

Pag.53 - [2]

Per esempio, nella Mundakopanishad si dice che la conoscenza (Vidya) è di due tipi: superiore (para) e inferiore (apara) e che quella inferiore si riferisce all'azione rituale (karma) e all'adorazione interiore (upasana). Ebbene, in questa Upanishad la seconda e la terza domanda vertono proprio sull'adorazione, mentre la disciplina dell'azione, esaminata a fondo nella parte liturgica e cerimoniale dei Veda (karmakanda), qui non viene presa in considerazione. Ora, quando l'azione (karma) e l'adorazione interiore (upasana) vengono esercitate entrambe senza badare ai frutti, conducono alla rinuncia e al non-attaccamento. Questa è 1a conclusione tratta dalla prima domanda (prasna). Quindi, se la Prasnopanishad verrà studiata dopo la Mundaka, l’argomento risulterà più chiaro.

Pag.86 - [3]

Tutto ciò che ha avuto una causa, che costituisce un risultato ha vita breve. Ce lo dicono le Scritture, nonché l'esperienza e la ragione. Le Scritture narrano di aspiranti che hanno rifiutato "regioni" elevate quali il Paradiso, perché questi "luoghi" vengono raggiunti compiendo le azioni rituali prescritte, e quindi la liberazione è fuori dalla portata di chi vi risiede. Paradiso e inferno, in realtà, sono il risultato di azioni compiute, sono "cose prodotte", e, in quanto tali, non possono essere eterne. Sono condizionati da nascita, crescita, decadimento e morte. In principio non c'erano ma sono stati creati; quindi, prima di quell'atto, non esistevano. Ora, ciò che un tempo non era, e che in futuro cesserà di esistere, è come se non esistesse neppure nel presente. Quindi, i frutti delle azioni, che partecipano delle stesse caratteristiche, non possono assicurare una gioia permanente.

Pag.86 - [4]

Nessuna forza è in grado di creare nuovamente l'etere-spazio (akasha), perché non si può generare una seconda volta ciò che già esiste. Anche la liberazione (Moksha) esiste, ed è di per sé evidente; quindi, nessuna azione la potrà creare di nuovo. Nel momento stesso in cui svanirà l'ignoranza che la nascondeva e ne impediva l'esperienza, conoscerete la vostra Realtà e sarete liberi. In verità, lo eravate già prima, ma credevate di essere prigionieri e vi comportavate come tali. Cosa fare per liberarvi dalla convinzione di essere solo vincolati? Dovete ascoltare con fede gli insegnamenti dei Veda: solo allora l'ignoranza perirà. Questo è il compito che si prefigge la Brahma-valli in questa Upanishad.

Pag.87 - [5]

E’ nella natura delle cose che gli uomini siano spinti, a causa dell’ignoranza, a desiderare i frutti delle loro azioni, anche se poi cadono preda dello sconforto nel constatare che quei frutti non fanno che legarli sempre più anziché aiutarli a liberarsi. D'altra parte per l’uomo è difficile non aspirare ai frutti, nonostante abbia davanti agli occhi questa spaventosa alternanza di vita e di morte che lo fa tremare di paura.

Pag.88 - [8]

La Taittiriya Brahmana e la Taittiriyopanishad trattano in modo dettagliato i doveri (dharma) da compiersi, nelle loro tre forme. Vi sono azioni da eseguire in vista di un scopo (kamya), altre che dipendono da circostanze occasionali (naimittika) ed altre ancora da compiere con continuità (nitya). Per quanto riguarda invece l'attività ordinaria (karma), raramente le Scritture la prescrivono, in quanto l'azione è connaturata all'uomo; ci pensa il desiderio (kama) a spronarlo verso questo tipo di attività, volta alla ricerca dei frutti. Le Scritture, quindi, si limitano ad insegnare come dirigere questa naturale propensione all'attività in modo da assicurarsi obiettivi meritevoli.

Sadhana

30. Pag.16

Per ottenere e capire la Divinità dobbiamo fare la sadhana e comportarci nel modo che è uguale al Divino.

59. Pag.29

Il giusto tipo di felicità, è contenuto nella nostra stessa mente e dentro ai nostri stessi pensieri. Senza fare un giusto uso della nostra stessa intelligenza, senza sviluppare il distacco dal nostro corpo e senza avere fede nel divino non avremo i frutti delle nostre azioni. Se non pulite la vostra mente, indulgendo in piaceri sensuali, non avrete mai i frutti delle vostre azioni anche se continuerete a pregare Dio per le sue benedizioni.

27. Pag.35

Non dovreste mai prendere l’abitudine di indulgere nei vostri desideri. Quando uno dei vostri sensi desidera qualcosa, dobbiamo subito ponderare se è buona o cattiva. Se è buona prendetela, altrimenti lasciatela perdere. Un paziente diabetico è molto amante dei piatti dolci, non ne dovrebbe mangiare, ma in lui vi è un grande desiderio di farlo. Se soddisferà il suo palato mangiandone, la sua salute ne sarà danneggiata. Solo se l'azione è voluta potete intraprenderla, altrimenti non fatelo.

33. Pag.37

Il metodo di successo spirituale più diretto è Nishkama-karma, l’azione senza nessuna attenzione o attaccamento al frutto che si può ottenere, azione come dovere, come consacrazione e adorazione. Ma, l'azione e il frutto ottenuto non sono due entità separate, il frutto è l'azione stessa nel suo stadio finale, il culmine, la conclusione. Il fiore è il frutto, il frutto è il fiore; uno è l’inizio, l'altro è il legittimo fine. Il fiore diventa il frutto, l'azione diventa il risultato. Il dovere di ognuno è di agire, agire bene, agire nel timore di Dio, agire nel limite della moralità, in amore e continuamente, le conseguenze seguiranno naturalmente come il frutto segue il fiore. Non ci si deve preoccupare o esultare. Agite entusiasticamente con fede ed il successo è vostro. Arjuna così agì. Egli non si perse di animo dal momento in cui gli venne insegnata la gita. Ravvivò gli spiriti abbattuti degli altri. Si dedicò alla battaglia come ad una Yajna (sacrificio). Ma Karna, il suo grande rivale, aveva come auriga una persona chiamata Salya. Mentre l’auriga di Arjuna gli insegnava la più alta saggezza e la più profonda pace, Salya riempiva Karna di scoraggiamento e di dubbi, ed esso divenne per Karna una spina nel suo fianco, un'arma di morte. Salya = dardo - freccia. Abbiate il Signore come vostro auriga e potrete vincere. Non scegliete mai un Salya come vostra guida o come precettore.

16. Pag.68

Agite, agite con tutta la vostra potenza e tutta la vostra mente; fate pieno uso della vostra abilità, capacità, coraggio e fiducia di cui siete dotati. Quindi Dio vi benedirà.

78. Pag.80

Qualsiasi cosa facciamo con questo corpo, lo stiamo portando ad una rinascita. Qualsiasi azione buona o cattiva può essere paragonata a dei semi. Per non propagare questi semi tutte le azioni devono essere svolte senza desiderio. Devono essere fatte solamente per piacere a Dio. Se voi spazzate un posto, pensate che lo state facendo per ripulire il vostro cuore, l'altare di Dio. Quando voi fate o aiutate a fare del male ad altri, pensate che lo state facendo a voi stessi, in questo modo non riuscirete mai a fare del male a nessuno.

La via della Verità

Pag.69

… Da dove nascono i pensieri? Sono liberi di emergere spontaneamente? A questa domanda la risposta è: Buddhi Karma... "il nostro intelletto segue la corrente delle nostre azioni" ed i pensieri nascono a causa dell'attaccamento che uno sviluppa e dai risultati di tali azioni. Il primo motivo per l'azione è: "Io devo avere felicità ed armonia", ed esso nasce dalla supposizione che il mondo sia reale…

Google Analytics Alternative