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I tre mondi - Favola di Angelo De Mattia

La giornata volgeva alla fine, i colori e i suoni ammorbidivano la loro vitalità per rifugiarsi nel dolce tepore della notte, accompagnati dagli splendidi aromi del crepuscolo. Mentre ero seduto ad aspettare che il sole tramontasse e portasse con se i miei pensieri e a ringraziare il Tutto per il “vidente” che scorgevo in me, dal fondo della valle osservai due figure, un uomo e una donna, che silenziose camminavano con candore verso la mia energia vitale, eteriche quasi a volersi fondere con la natura circostante. Al loro giungere notai la loro energia carica di verità. Si tenevano per mano e il loro muoversi era paragonabile ad una danza sacra. Non rimasi sorpreso della loro sacralità, come se stessi aspettando questo atavico incontro. “Ola, Angel” dissero “Ola” risposi estasiato dall’unicità del momento. “Riposeremo con te” disse la figura femminile. Risposi: “Posso soltanto offrirvi il candido letto della nostra madre terra ed il calore del fuoco.
Siate i benvenuti nella mia vita”. Si sedettero radunando la legna per accendere il fuoco che avrebbe scaldato la nostra notte. Dividemmo il cibo da fratelli, bevendo e saziando il nostro corpo con quello che la natura ci aveva donato. Passarono momenti di non tempo e non luogo con l’armonia di chi non doveva usare parola. “Veniamo dal mondo che tu conosci, lo percorriamo facendolo nostra dimora” iniziò l’uomo aggiungendo: “Il mio nome è Turia e questa è la mia donna Jimena, siamo qui per incontrarti, Angel, per condividere il tuo viaggio verso il Reale”. Intuivo che sarebbero stati parte fondamentale della mia ricerca.
La notte ci aveva ormai avvolti nella sua coperta ricamata di stelle, che con la loro astrale luminosità rendevano ogni cosa immobile nell’aspettare il nuovo giorno. Il fuoco rischiarava i nostri corpi tali da renderli onnicomprensivi con il Reale che ci sovrastava. Turia intonò una melodia che riecheggiò per tutta la valle: “Guidami alla realtà, dall’oscurità alla luce, dalla morte all’immortalità”. Tutto fluiva nella massima tranquillità. L’Angelo Uriel cominciò a pervadermi. Percepivo l’energia che rendeva vivo il mio corpo. Io ero la sua vita. Io ero la sua energia. Diventai aquila. Stavo creando il pensiero del Reale. Tutto intorno a me cominciò a cantare le parole intonate in precedenza da Turia. Le piume non erano più piume, l’acqua non più acqua il vivere non più vivere, lo spazio e il tempo erano diventati uno sbiadito ricordo. Cominciai a far parte di questa grande unità vibrando della stessa onda d’amore. Una luce proveniente dall’orizzonte distolse i miei pensieri. Era forse una fonte, un faro per viaggiatori che come me avevano intrapreso questo viaggio? Non comprendevo, ma più mi avvicinavo e più la luce diventava intensa e tanto più diventava intensa tanto meno dava fastidio ai miei occhi d’aquila. Vidi estasiato che lentamente prendeva forma risuonando di melodie divine, un suono senza note. Si delineava man mano che mi avvicinavo a Lei.
Era una Cattedrale di luce. Immensa. Le sue fondamenta si fondevano con la terra e le sue torri si perdevano nell’immensità. Non comprendevo con parole o pensieri l’amore che irradiava. Tra le sue mura vidi la vita sorgere. Ogni mattone aveva la consapevolezza di far parte del Tutto. Entrai e la mia vibrazione diventò quella del Creato. Non esisteva tempo, non c’era spazio, eppure tutto era e aveva una realtà. Chiesi: “Chi sei? Sei forse il Tutto? Sei forse il Suo corpo che avvolge d’amore il cosmo?”. Aveva compreso la mia domanda. Udii il soave suono di un flauto. “Ciò che in questo momento stai vedendo” disse una voce dolcissima “non è il Reale o l’Avatar, il Reale è consapevolezza di esistere”. “Allora chi sei?” domandai ancora. Come tenera madre la voce continuò: “Come puoi non comprendere ciò che fa parte di te. Questo che stai sperimentando” aggiunse: “è soltanto il tuo cuore. E’ la cattedrale che stai creando per accogliere il Tutto, è la vita fatta vita, è l’eterno gioco dell’esistere, è la creazione di ciò che crea e di ciò che è creato è l’inconsapevole fattosi consapevole”. Aprii gli occhi ed il sole cominciava a sorgere.
Turia e Jimena erano davanti a me. Avevano protetto il mio corpo per tutta la notte. Mi guardarono con Amore e dissero: “Da dove arrivi?” Il mio viaggio alla ricerca del Reale stava per iniziare.

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