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Canto sacro

Discorsi 88/89 volume I

Il canto collettivo [16] pag.137

Come far questo? Il mezzo più facile è il canto del Nome del Signore. In questo senso i Veda hanno affermato che ci si identifica con l'oggetto della propria conoscenza. La causa e il principio fondamentale che sta dietro l'Amore è il Suo Nome. Santificate il tempo con il Nome, salmodiate il Nome che sta alla base di ogni attributo divino. E’ preferibile il canto comunitario di una assemblea di devoti questo si chiama per l'esattezza Sankirtana, cioè cantare insieme glorie del Signore. Vi sono quattro tipi di lode collettiva: Lila-sankirtanam o canto dei prodigi del Signore. Guna-sankirtanam o canto delle qualità costitutive dell'Universo, Bhava sankirtanam o canto della suprema esperienza religiosa e Nama sankirtanam o canto dei Nomi di Dio.

Guna-sankirtanam [17]   pag.138

Il Guna-sankirtanam, nell'esaltare i differenti attributi del Signore, si accompagna all'immedesimazione con le varie qualità del Signore ed alla loro glorificazione. Un devoto, nel descrivere le qualità di Shri Krishna, cantò: "Possiamo comprenderTi, o Signore Krishna? Tu sei più sottile dell'atomo e superi in grandezza ciò che vi è di più grande. E’ possibile capire Colui che si fonde in 84.000 specie, che mantiene in vita? Con le infinite forme che rivesti, come potremo conoscerTi?"

Dio invisibile [18] pag.138

Nel descrivere in siffatti modi il Signore, possono insorgere dubbi occasionali. Ad esempio, può sorgere il dubbio di non essere stati capaci di vedere il Signore. Se Dio è nell'atomo più minuto e nell'immensità dello spazio, perché non si riesce a scorgerlo? Neppure gli astronauti che sono andati sulla luna e l'hanno perlustrata per lungo e per largo, circumnavigando lo spazio intorno alla terra, sono riusciti a vederLo. C'è però una differenza sostanziale, fra gli strumenti da essi impiegati per esplorare la terra e lo spazio, ed i mantra per mezzo dei quali si sperimenta Dio. Riuscirete a vedere il Signore col mantra, non con lo yantra, cioè con strumenti meccanici. L'uomo, dunque, quando si trova a dare una descrizione dei vari attributi del Signore, può essere assalito da dubbi.

Lila-sankirtanam [l9] pag.138

Il secondo tipo di Sankirtana è il Lila sankirtanam. Qui il canto devozionale glorifica i Lila del Signore, ossia i Suoi giochi straordinari e i Suoi interventi miracolosi: sono modi differenti con cui il Signore rallegra o mette alla prova i Suoi devoti. Non è facile comprendere il modo di agire del Signore: fa piangere un devoto e ne conforta un altro; trasforma un asceta in un edonista ed un libertino in un santo. Sai Rama è Colui che può guarire dalla pazzia; è anche Colui che vi fa diventar matti per il Signore, facendovi dimenticare le follie del mondo. Questi dilettevoli giochi del Divino costituiscono il tema del Lila-sankirtanam. Anche qui si possono insinuare dei dubbi.

Bhava-sankirtanam [20] pag.138

Abbiamo poi il Bhava-sankirtanam. In questo tipo di canto trovano espressione i più intimi sentimenti del devoto, che sono di vario genere. Per esempio, v'è il sentimento di pace. Bhishma è un esempio di questo sentimento di pace e contentezza. Arjuna, dal canto suo, è un modello del sentimento di amicizia. Hanuman è un esempio di disponibilità al servizio. Yashoda è un modello di amore materno. Le Gopi sono un esempio di tenerezza e devozione. Vi è poi un dolce sentimento di amore per il Signore che fu proprio di Radha. Questo sentimento, col quale si gioisce della dolcezza del Signore, è considerato il più nobile, dal momento che rappresenta lo stato di gioia estatica del nome e della forma del Signore, in tutta la sua dolcezza. Nel nome di Radha ci sono quattro lettere: partendo dalla "R", si ha Radha (che significa " dono", "grazia", NdR). se si incomincia dalla "A", si legge Adha (l'atto del donare, imprimere buoni sentimenti, NdR); se si parte dalla "D", si ha Dhara (ciò che fa da supporto, sostegno, NdR) e se si legge dall'ultima " A", diventa Aradh (ciò che è propiziatorio, un atto di adorazione, NdR). Questo significa che per Radha, l'adorazione del Signore è il fulcro di tutto. Chiunque adori il Signore, recitando incessantemente il Nome di Radha, si identifica con Radha. Ecco che cosa si intende per Bhavasankirtanam.

Nama-sankirtanam [21] pag.139

In tutti questi tre tipi di canto collettivo - Gunasankirtanam, Lilasankirtanam e Bhavasankirtanam - si possono incontrare dubbi e difficoltà. Può anche darsi che per la testa passino delle strane idee, delle idee sbagliate. Ecco perché, in quest’era di oscurità e di ignoranza, la miglior pratica è il Nama-sankirtanam, ossia il canto collet- tivo dei Nomi del Signore. Nel cantare i Nomi di Dio non c'è spazio per alcun dubbio ne per alcun turbamento. La vostra gioia aumenterà in proporzione alla continua ripetizione del Nome ed in questo stato di beatitudine verrà accettata con imperturbabilità sia la lode che il biasimo.

Non dimenticare il Nome!

Puoi avere ricchezze e prosperità,

cavalli, elefanti o qualsiasi veicolo,

ma non dimenticare il Nome!

Se anche vivessi in povertà

e la gente ti giudicasse come un pazzo,

non dimenticare il Nome!

Fai pure dello yoga,

vai al darshan dei santi, devoti di Dio,.

fatti crescere pure la barba

o dipingi dei simboli sulla fronte,

ma non dimenticare il Nome di Dio!

Qualunque culto tu renda al Signore,

sarà sempre un'adorazione del Suo Nome.

Un cuore dolce [22] pag.140

La costante ripetizione del Nome del Signore farà sì che lo stesso Nome si imprima nel cuore e questo avverrà soltanto quando il cuore si sarà addolcito per l'Amore a Dio. Il Nome ha il potere di stabilirsi saldamente nel cuore umano e, una volta che vi si è insediato, lo intenerisce. Quando il cuore si addolcisce, occorre riempirlo d'amore. Un cuore pieno d'amore è sempre tenero e dolce. Cantate con tutto il cuore il Nome del Signore. In questo consiste il Sankirtana.

Kirtana e sankirtana [23] pag.140

Ma c'è anche un altro termine: Kirtana. Che differenza c'è tra Kirtana e Sankirtana? La differenza fra Kirtana e Sankirtana sta nel fatto che il primo si riferisce al canto di un individuo singolo, fatto isolatamente, mentre il secondo si riferisce al canto in un’assemblea. Tutti coloro che partecipano al Sankirtana sperimentano una gioia comune ed è per questo superiore al Kirtana, dove la gioia è confinata ad una singola persona. Molti devoti, che non si azzarderebbero mai ad aprir bocca se soli, in un'assemblea si uniranno al canto spontaneamente e senza riserve. Nel canto collettivo il cuore prova uno stato di equanimità e beatitudine.

Il miracolo di Dharwar [24] pag.140

sea

A questo proposito, voglio raccontarvi ciò che accadde quando molti anni fa Mi recai a Dharwar, per visitare l'Università del Karnataka. Quella Università era frequentata esclusivamente da Vìrashaiva(41), i quali non erano disposti ad altro nome che non fosse quello di Shiva. Vennero tutti ad ascoltare il Mio discorso. Lo iniziai in lingua kannada, nella Sala delle Assemblee dell'Università. Quello fu il Mio primo discorso in kannada, e il Mio kannada era assai più dolce di quello parlato a Dharwar. A motivo del campanilismo verso il loro idioma, si mostrarono immensamente felici quando esordii in kannada. E’ Mia abitudine chiudere ogni discorso con un canto devozionale da eseguire insieme. Guardai quell'assemblea e scrutai nelle loro menti. Sapevo che il Nome di Vishnu era per loro anatema; sapevo che se si fosse pronunciato il Nome di Narayana si sarebbero turati le orecchie; sapevo anche che, se si fosse fatto riferimento al Nome di Krishna, si sarebbero girati dall'altra parte. Stando così le cose, intonai il canto "Govinda Krishna jai, Gopala Krishna jai". Immediatamente tutti i presenti, lasciati da parte ogni innato pregiudizio, risposero in coro Govinda Krishna Jai. Fra loro c'era un guru virashaiva. Si unì anche lui al canto, ripetendo Govinda Krishna Jai! Gopala Krishna Jai! E, alla fine dell'incontro, il Vicerettore, il Sig. Adke, Mi venne incontro di corsa per dirMi: "Sul senso dei miracoli operati da Sai Baba avevamo le nostre idee personali. Ma oggi Sai Baba ha fatto in modo che questa gente, che per tutta la vita non ha mai recitato il Nome di Krishna, ora lo cantasse. E’ un grande miracolo!".

Il Nome unisce [25] pag.141

Qual’è il significato intrinseco di questo aneddoto? Significa che ognuno, indipendentemente dal proprio entroterra culturale, nel canto comunitario dimentica se stesso e vi partecipa con tutto il cuore. Solo un nome divino può far dimenticare tutto e immergere nella gioia che il canto del Nome dispensa. Imparate a passar sopra ai problemi della vostra vita con il Nome sulle labbra. Santificate così la vostra vita. Fate ogni sforzo per raggiungere questa mèta.

Discorsi 88/89 volume II

Preghiera e canto [50] pag.19

Quando è il momento di pregare, alcuni allievi tengono la bocca chiusa. E’ un grave errore. Per quale motivo avete la bocca? Soltanto per mangiare continuamente? Rendete giustizia alla santità del suono. Ecco perché Jaya disse che la lingua è stata data all'uomo perché ripetesse il Nome del Signore. Ciascuno partecipi al canto devozionale per il bene di tutti. La vostra vita ne sarà glorificata se riuscirete ad usare il vostro tempo seguendo queste esortazioni.

L'albero della vita [26] pag.28

La vostra è un'età in cui si deve aver cura in modo particolare dello sviluppo del carattere. Vi porto un piccolo esempio.

sea

La vita si può paragonare ad un albero. I parenti e gli amici sono i rami e i virgulti. I fiori dell'albero sono tutti i vostri pensieri. Col frutto della Beatitudine avete il succo del carattere. Ma qual è il fondamento dell'albero? Le radici. Perché possa essere chiamato albero, ci devono essere dunque radici e frutti, altrimenti è solo legna da ardere. Su quest'albero si vanno ad appollaiare gli uccelli della lussuria, del desiderio, dell'odio, e così via. Quando questi uccelli si danno convegno, scompare la pace della mente e ai piedi dell'albero si vanno a depositare un mucchio di escrementi. Che fare per allontanare questi uccelli? Basta battere le mani e produrre qualche suono e gli uccelli scapperanno. Allo stesso modo, se cantate di cuore i nomi di Rama, Krishna, Govinda, voleranno via tutte le vostre cattive tendenze.

Mente, parola, corpo [27] pag.28

Questo rimedio otterrà la purificazione di tutte le vostre tre dimensioni: mente, parola e corpo. Nel linguaggio vedantico si chiamano karana o organi. Prima il nome di Rama o di Krishna compare nella mente, poi si esprime con la parola ed infine col battere il ritmo: gli strumenti o karana sono coinvolti tutti e tre. Non pochi studenti credono di poter cantare mentalmente, ma questa è pura e semplice ignoranza. Vi sentite sazi al solo pensiero che il cibo è pronto in sala da pranzo? Dovrà arrivare nel vostro piatto e voi dovrete mangiarlo, non vi pare? A che serve se rimane nella vostra mente? I pensieri sorgono nella mente per trasformarsi in parole, poi le parole passano per le orecchie ed infine giungono al cuore. Quello è il cibo che dovete condividere. Cari studenti, chi esce di strada potrebbe crearsi dei problemi di natura fisica, ma chi si allontana moralmente dalla retta via perde il suo stesso senso umano. Non imbattetevi mai in una disgrazia del genere.

Cantare con decisione [28] pag.29

Alcuni, quando cantano, muovono appena le labbra, senza far uscire chiaramente la voce, e questo non va bene. Se qualcuno cade in un pozzo profondo non sussurrerà a se stesso "Sono caduto", ma griderà ai quattro venti, affinché qualcuno lo soccorra. Ecco perché dovreste cantare a voce spiegata e con sentimento, per uscire dal gorgo profondo in cui siete precipitati. Perché si fa uso della parola? Per dire cose inutili? Le parole debbono essere sempre sotto controllo e debbono essere impiegate per cantare la Gloria del Signore, il Suo Nome, con tutta la forza della voce, liberamente e senza inibizioni. Non frenatevi, non contenetevi. I canti del nostro Kumar non sono molto espressivi. Cantate con una pronuncia ben comprensibile, a gola spiegata e dal profondo del cuore il Nome del Signore.

Cantare per dar gioia [29] pag.29

Dovreste tener presente anche un'altra cosa. Qualunque canto devozionale eseguiate, non siete i soli a sentirlo. Dovreste fare in modo che le migliaia di persone che vi ascoltano siano felici e contente. Dovete essere contenti voi e i mille che vi stanno ad ascoltare. Fate caso ai lampioni stradali: servono a far luce sia alla strada sia alle persone che la percorrono. Così pure i canti sacri devono infondere gioia a voi e a tutti i presenti. Chi dirige il canto deve saper cantare molto bene. A questo scopo si dovrà esercitare a lungo. Non dimentichi che ci sono migliaia di persone che lo stanno ascoltando.

Giusta intonazione [30] pag.29

Il canto dev'essere intonato nella giusta tonalità. A questo proposito, si è dato un nome alla nostra nazione. Come si chiama il nostro Paese? Bharatha. In questo nome ci sono tre sillabe: BhaRaTha."Bha" si riferisce al sentimento, "Ra" alla tonalità e "Tha" al tempo. Sono tre caratteristiche che devono completarsi nel canto. Allora sarete davvero degni di questo nome.

Cantare insieme [31] pag.29

Cantate con voce sonora, mettendoci cuore ed entusiasmo. C'è un'energia straordinaria nel cantare insieme. Fu Guru Nanak che diede inizio allo stile del canto comunitario. Non eseguite dei canti individuali per voi stessi, ma unite insieme tutte le vostre voci. Ritmo e battito delle mani siano una cosa sola, come i vostri cuori. Pensate quale melodia ne uscirebbe, se tutti cantassero davvero nella stessa tonalità e con il medesimo ritmo!

Il sottile inquinamento [32] pag.29

La ripetizione del Nome ed il canto sacro hanno lo scopo di infondere gioia. Ciascun studente dovrebbe sforzarsi di raggiungere il Divino col canto. Si diventa ciò che si pensa. Perciò, con anima e cuore, recitate il Nome del Signore. Nel mondo d'oggi si sono infiltrati idee e pensieri cattivi, perché gli ambienti in cui si vive non sono sacri. Cari studenti, cercate di capire una verità importante: voi respirate l'aria che si trova dappertutto. Da dove proviene quell'aria? Di che cosa è fatta? Quell'aria è inquinata da parole cattive e, respirandola, vi assaliranno pensieri cattivi. La qualità del fumo dipende dal fuoco. La qualità delle nubi dipende dal fumo. La pioggia dipende dal tipo di nubi. La messe dipende dalla pioggia. Il cibo che preparate dipende dalla qualità della messe. Il vostro cervello dipende dal cibo che ingerite. Perché perdete la testa? I vostri pensieri sono intaccati da tutte le vibrazioni sonore prodotte dalle varie stazioni radio Delhi e Bombay. Queste onde magnetiche raggiungono qualunque posto e vengono sorbite.

Mira [10] pag.79

Mira in ogni momento, in ogni luogo, in ogni circostanza non faceva altro che pensare a Krishna. Persino per strada cantava a voce spiegata: "Prendete questo Nome di Rama e saziate la vostra sete! “.Maharana pensava che fosse un grave disonore per un re vedere la moglie aggirarsi per le strade cantando il nome di Rama- Che onore o disonore c'è nel ripetere il Nome? Lo stesso canto del Nome è un grande onore, mentre è un disonore non cantarlo! Perdereste il vostro onore se pensaste di essere uditi da una decina di persone che vi deridessero. Lasciato ogni senso di ego e di possesso, dovreste continuare a cantare con coraggio e piena convinzione.

Paura degli altri [11] pag.79

Fu con coraggio e totale convinzione che Mira rimase fedele alle proprie convinzioni e non si fece condizionare dal pensiero altrui. Maharana fece ogni tentativo per farla desistere dal suo comportamento e con diversi stratagemmi cercò di modificare il suo modo di pensare e di agire. " Mira - le disse - il mondo penserà che sei pazza se continuerai a cantare in quel modo- Le persone che ti stanno intorno continueranno a gracchiare come corvi!" - no Maharana - rispose la consorte - il cuculo muterà forse la modulazione del suo canto per paura dei corvi?". Non abbiate mai paura degli altri. Coloro che sono del mondo sono come corvi e il canto del Nome è simile a quello del cuculo. Se un cane abbaia alle stelle, le stelle non cadono. Dove sono le stelle? Dove i cani? Perché preoccuparsi di chi sta al livello della malvagità, mentre il Nome di Dio sta al massimo livello?

Senso della disciplina [25] pag.85

Il significato profondo di alcune norme, come il canto del Suprabhatam - l’Inno del risveglio - le preghiere e le varie discipline, sta nel fatto che tutto ciò vi conferisce uno stato di grazia. Non sono regole fine a se stesse. Se non le capite o non vi piacciono, c’è da chiedersi perché siete venuti qui dopo averle accettate. Se non gradite queste regole, potete andarvene. Altrimenti ingannate voi stessi. Non cadete vittime di un vostro stesso inganno. Non prestatevi a questo suicidio. Dilatate il vostro cuore e non preoccupatevi di ciò che gli altri pensano di voi. Orientate tutto il vostro attaccamento e tutta la vostra onorabilità a Dio! "O Dio, Tu sei il mio unico salvatore. Salvami!"- Se avrete questo approccio al Signore, tutta la vostra istruzione, tutti i vostri studi ne verranno santificati.

4 modi di cantare [9] pag.91

Come l'uomo d’oggi segue strade diverse ed ha anche un modo il Nome differente di pensare, così anche nel canto continuo dei Nomi e delle Glorie del Signore, il cosiddetto Sankirtanam, ci sono quattro tipi diversi di articolarlo- Il Guna-Sankirtanam descrive gli attributi e le qualità di Dio, secondo la Sua incarnazione - Gli antichi Saggi e cantori usarono espressioni diverse per descrivere Dio e nei loro poemi venivano cantate le sacre qualità di Dio e i Suoi modi di salvare l’uomo dai legami terreni- Il Lila-Sankirtanam è una descrizione dei vari miracoli e divertimenti compiuti da Dio. Gli uomini cercano in ogni modo e dappertutto di divertirsi, per trovarne diletto- Così c'è anche una sezione di canti per descrivere i "divertimenti” di Dio. Il Bhava-Sankirtanam esprime nel canto o nel poema le varie attitudini adottate nei confronti dell’Ideale spirituale- Questi tre tipi di Sankirtanam vanno soggetti a modifiche- Ma il Sankirtanam più sacro è il Nama-Sankinrtana, in quanto un nome, quando non venga considerato secondo criteri umani, è la vera incarnazione del suono, quindi, di Dio stesso-

5 devozioni nel canto [10] pag.91

Per ogni genere di suono esiste il suono basilare che ne costituisce il fondamento. Il fatto che questi suoni vengano espressi sotto forme di melodie diverse fra loro sta a significare che, al fine di raggiungere il Divino, si servono di differenti vie. Così, esistono cinque tipi di devozione nel canto del Nome: Shanta Bhakti, Sakhya Bhakti, Vatsalya Bhakti Anuraga Bhakti, Madhura Bhakti.

1) Shanta Bhakti in Bhishma [11] pag.92

1) Shanta Bhakti. un atteggiamento calmo e imperturbabile.

Chi segue questo sentiero per raggiungere la Divinità? Bhishmadeva seguì questa strada. Era il vero figlio del Gange e aveva fatto il più gran voto possibile, sacrificando ogni comodità fisica, mentale e di ogni altro genere. Il suo esempio nel sacrificio fu unico. Fece un voto per il benessere della nazione, fu posto a capo di essa accettando l'onere del governo e sostenne il paese fino al momento della guerra della Mahabharata. Cadde sul campo di battaglia a causa delle terribili frecce di Arjuna. Tante erano queste frecce che il suo corpo non cadde a terra, ma giacque su di esse come su un letto. Ad Arjuna, responsabile della sua fine, rivolse queste parole. "Ho solo un letto, ma sono senza cuscino”. Sua unica e ferma speranza era quella di lasciare la vita in piena coscienza trascendentale, a stretto contatto col Signore Supremo. Dal momento in cui cadde in battaglia sino al trapasso, dovette sopportare sofferenze di ogni genere, ma non si curò del proprio corpo. "Il momento propizio è giunto disse - Non voglio abbandonare la vita, così preziosa, prima di quel momento. Sono disposto ad abbandonarla solo quando giunge quel momento. Per 56 giorni Bhishma giacque Sul quel letto di frecce e, lungi dallo sciupare il tempo in quell'ora estrema, impartì ai presenti tutti gli insegnamenti che aveva sempre predicato e praticato, a cominciare dalle attività dei sovrani, agli atti di carità, sino a trattare dei doveri del devoto, abbracciando argomenti di ogni genere. Questo libro della Mahabharata viene ricordato col nome di Shanti Parva, il Libro della Pace. Bhishma insegnò ai Pandava tutto quanto dovevano conoscere, mostrando di esercitare un estremo controllo su di sé, per ottenere il quale dovette seguire il sentiero della Shanta Bhakti: in qualsiasi difficoltà o problema si trovasse, qualunque prova o tribolazione dovesse affrontare, egli aveva sempre in mente il Signore. Quando Bhishma si vide arrivare contro Krishna infuriato, disse: "Soltanto quel Krishna che viene giù per uccidermi può salvarmi!". E nel guardarLo ne esaltò i sorrisi e i movimenti affettuosi che affascinarono tanto le Gopi. Fu così che portò il suo cuore ai Piedi di Loto di Krishna. "La Divinità che verrà per uccidermi, qualunque essa sia, mi salverà". Bhishma non rivolse, dunque, preghiere ad altre Divinità. In questo si nota la sua grande fede e la purezza del suo cuore. Egli è un'incarnazione della Shanta Bhakti.

2) Sakhya Bhakti in Arjuna [12] pag.92

2) Sakhya Bhakti: un atteggiamento di amicizia verso il Signore. Arjuna è un esempio tipico di questa devozione basata sull'amicizia. Nonostante la sua amicizia con Krishna fosse di lunga data, era fermamente convinto che non ci fosse nessun amico migliore di Lui. Per tutta la vita godette della potente amicizia di Krishna.

Assecondando un'ambizione mondana, Arjuna si rivolgeva a Krishna come a un suo cognato, ma Krishna non gradiva avere quel tipo di rapporto con Arjuna. "Tu mi chiami sempre cognato, cognato,..." gli disse e, affinché non ci fosse contraddizione con ciò che veniva detto, Krishna diede Sua sorella Subhadre in isposa ad Arjuna, per giustificare il fatto che Lo chiamava "cognato". "Ora mi puoi chiamare cognato", gli disse. Nessuna parola senza senso dovrebbe essere usata. Questa è la santità che si riscontra nella Divinità. In una notte di luna, mentre tutti erano coricati, Rama si coricò poggiando il Suo capo in grembo ad Arjuna e si mise a porre domande a ognuno. Chiese a Sugriva: "Che nome date a quella macchia scura che vedete sulla luna?". Ed egli rispose: "Non lo so, Rama." Allora Rama lo chiese ad un esperto in astronomia e metereologia e a diverse altre persone. Poi rivolse la stessa domanda a Lakshmana, che disse: "Io ci vedo dei cervi e degli animali". Infine pose la domanda ad Hanuman, il quale rispose: "Rama, io non vedo altro che il Tuo viso. Distinguo il riflesso del volto di Te che sei coricato. La luna è chiarissima e, perciò, riesco a intravvedervi il riflesso del Tuo volto." Hanunan vedeva il volto di Rama in tutto. Per lui ogni occasione non aveva altro scopo che servire Rama. Era assai forte, virtuoso e portatore di pace. Hanuman penetrò nel boschetto di ashoka(74) e distrusse completamente Lanka e, quando si imbatté in Ravana, questi gli chiese chi fosse. Hanuman, che, nonostante la sua grande forza e coraggio, non era malato d'orgoglio, rispose: "Sono il servo di Rama-chandra". E soggiunse: "O Ravana, se il servo di Rama ha tanto valore e forza, puoi immaginare come sia il suo padrone!". Nessuno mai eguagliò Hanuman nel considerarsi sempre come servitore di Rama. E’ per questo che Rama definì l'India come un luogo di gratitudine.

Presso gli Indiani non esiste umanità se non c'è gratitudine. Jatayu perse la vita nella lotta che sostenne per salvare Sita, rapita da Ravana, e Rama, per dimostrargli gratitudine presiedette i suoi riti funebri. Ed anche per Hanuman Rama ebbe parole elogiative di gratitudine: "O Hanuman, - disse - non so come dimostrarti la Mia gratitudine. Sei stato il Mio messaggero quando Mi hai portato le notizie di Sita dal boschetto di ashoka. Tu sei colui che, attraversando foreste ed oceani, Mi hai portato la notizia che Sita era viva. Tu le consegnasti il Mio anello. O indiscusso padrone delle scimmie, come potrò dimostrarti la Mia gratitudine? Non ho qui nulla che possa essere un dono adatto per te. Ti darò Me stesso. Ti prego di accettarMi. Fu questo Nome che ti fece attraversare mari ed oceani. Puoi renderti conto di quale potere esso sia dotato!”. Questo fu il senso dell'esistenza di Hanuman: una vita di completa resa a Rama, l'abbandono del fedele servitore.

3.Vatsalya Bhakti e Yashoda [13] pag.94

3) Vatsalya Bhakti: il sentimento di una madre verso il figlio.

Nessuno ha capito il tipo di illusione che si ritrova in un sentimento del genere. Quando Yashoda, guardando nella bocca di Krishna, vide i 14 mondi, a causa dell'illusione implicata nel sentimento di madre, pensò tra sé: " Come può esser vero? Questo è il mio bambino!”. Quando Krishna sollevò il monte Govardhana per dare protezione ai pastori ed al bestiame, l'illusione associata al fatto che quel bambino non era che il figlio di Yashoda, diede adito ad una serie di preoccupazioni: "E’ proprio nel bel mezzo della montagna. Se Gli cadesse, Lo schiaccerebbe! E’ stato facile sollevarla, ma come sarà quando dovrà rimetterla giù?". E, anche quando tutta la gente se ne era ormai andata, Yashoda era ancora là che aspettava Krishna: è sempre illusione. Come Krishna sollevò il monte, così lo depose, ma Yashoda non comprese mai a fondo la situazione, in quanto la sua mente era ottenebrata dal sentimento materno. Anche voi, se andate soggetti a questo sentimento, siete vittime della stessa illusione. Quando Yashoda si rivolgeva a Uddhava per avere notizie di Krishna, gli chiedeva: "Come sta il mio Gopala?". E Uddhava le rispondeva: “Madre, cosa può mancare ad uno che risiede nel cuore degli asceti e che è il Signore Supremo?". Ma, qualunque descrizione Uddhava le fornisse, non interessava a Yashoda. "Non mi importa se è uno che risiede nel cuore degli asceti o che altro. Come sta il mio Gopala?", gli chiedeva insistentemente Yashoda, preferendo chiamare il proprio figlio "Gopala", senza curarsi di tutte le esaltazioni che Uddhava le faceva di Krishna. I devoti Lo descrivevano in mille modi diversi, ma lei non voleva altro che il suo Gopala e si saziò a tal punto di quel nome che alla fine ne ebbe salvezza.

4.Anuraga Bhakti nelle Gopi [14] pag.94

4) Anuraga Bhakti. il sentimento dell'amante verso l'amato. E’ il caso delle Gopi. Tenevano il piede in due scarpe... a casa i mariti e le suocere, fuori Krishna. Così, anche quando svolgevano le loro faccende, godevano continuamente la presenza del Signore e sapevano svolgere un mucchio di difficoltà compiendo i loro doveri di mondo. Non facevano che pensare a Krishna. Krishna qui, Krishna là. Le Gopi consideravano Krishna come il loro tutto, il loro amico intimo.

5. Madhura Bhakti in Radha [15] pag.94

Madhura Bhakti. un sentimento di dolcezza, di tenerezza verso il Signore. Soltanto Radha ebbe quel tipo di devozione. Quando mormorava la parola Krishna, perdeva i sensi. Era imbevuta dell'idea di essere la moglie di Krishna e considerava sempre Krishna come Suo padrone e se stessa come la Sua serva. Per lei Krishna era il Paramatman, il Signore Supremo e lei si riteneva essere Prakriti, la i Natura. Su questo non ci furono mai esitazioni. Se vedeva un albero blu, gli si avvicinava ed esclamava "Oh, Krishna!". In tutto quello che incontrava non vedeva altri che Krishna. In ogni cosa vedeva sempre la forma di Krishna, il nome di Krishna, la musica di Krishna. Persino poco prima di esalare l’ultimo respiro, volle sentire la musica di Krishna. Che tipo di musica c'era nel flauto di Krishna? Lo sapete? La conoscete? La musica del flauto di Krishna era l'essenza dei Veda. Anche il latte era tutta essenza dei Veda. Radha lasciò cibo e bevande e divenne come uno scheletro. All'ultimo, per salvarla. Krishna andò da lei e le chiese: "Radha, qual’è l'ultimo tuo desiderio?". Ed ella ris- pose: "O Krishna, aver cura di Te e tenerTi nel loto del mio cuore. Il loto del mio cuore affonda nell'acqua delle mie lacrime che ho versato per Te, ma anche gli occhi si sono prosciugati. Ora deve potrò proteggerTi? Ti posso proteggere ascoltando il Tuo stesso suono".

O dolce Krishna,

produci nettare

intonando il melodioso canto

che dà gioia ed estrae

l'essenza dei Veda.

Trasforma quest’essenza in un suono

dolce e melodioso,

mescilo nel flauto,

traducilo in musica e,

o Krishna, canta e suona,

dammi quella gioia!

Dopo di che, Radha chiuse gli occhi e dal suo corpo uscì la fiamma. Ciò che Radha dimostrò fu l'unione di due corpi, rappresentata dal sentimento di chi ama verso l'amato. Ciò avviene per la combinazione di una devozione ferma e duratura, un amore puro ed un cuore privo di egoismo. Radha offrì corpo, mente e sensi - tutto - a Krishna.

La gioia del canto sacro [44] pag.167

Cari studenti, non pensate che i canti sacri siano inutili. La felicità e la beatitudine che vi procurano i bhajan, nessun'altra cosa ve la può procurare. Considerate il canto devozionale come cibo vitale. Quanto sarebbe felice la vostra vita, se solo cantaste continuamente i canti sacri! In essi sono compresi tutti i nove tipi di devozione, il cui unico scopo è quello di condurvi alla Divinità, dopo essere passati attraverso la contemplazione. A qualunque studio vi dedichiate, non smettete mai di contemplare il Signore. Ciò conferirà pace al mondo, mentre, senza contemplazione del Signore il mondo è nell'inquietudine. Quando cantate i bhajan, fatelo per il benessere del mondo. Loka samasta sukino bavanthu, "Che il mondo intero sia nella pace, nella prosperità e nella gioia". Soltanto allora i nostri sentimenti ne verranno santificati.

I Veda per l'uomo [13] pag. 172

I Veda hanno sempre cercato di edificare l'uomo capace di emanare umanità e non degli esseri che sono umani solo nell'aspetto. Oggi un gran numero di persone recitano i Veda senza con prenderne il significato. Si può gustare la pienezza della beatitudine solo quando si comprende appieno il significato dei mantra che si cantano. Se ci si limitasse a ripetere il nome di un cibo delizioso, senza mai assaporarlo, non se ne ricaverebbe alcuna forza ne soddisfazione. Si potrà sentire il dolce sapore dei Veda solo quando si è messo in pratica ciò che si legge e si canta. Non basta recitarli per avere una piena comprensione della Divinità. La completa visione di Dio sarà accordata solo quando il significato dei mantra vedici verrà vissuto nella pratica.

Universalità dei Veda [14] pag.173

La visione dei Veda è ampia, ricca di nobili pensieri e di sentimenti fondati sulla saggezza. I Veda ci insegnano ad avere una mente equanime in ogni circostanza della vita ed hanno il senso dell'unità del tutto, inducendo ad essere imperturbabili nella gioia come nel dolore. Purtroppo la gente d'oggi recita meccanicamente i Veda senza capirne il senso. Se almeno si capisse un inno o anche solo un singolo mantra, come per esempio questo mantra di pace che si canta ogni giorno:

Om Saha nav avatu

saba nau bhunaktu

saha viryam karavavahai

tejasvi nav adhitam astu

ma vidvishavahai.

Qual è il suo vero significato?

"Muoviamoci tutti insieme;

siamo felici insieme;

agiamo insieme all'unisono:

Viviamo in armonia

ed in comunione reciproca".

Che grande mantra! e quale nobiltà di sentimenti in esso! Ma anche un mantra di idee così ampie è stato interpretato successivamente in senso limitato. Così non si riesce a raggiungere nemmeno un millesimo del senso di uguaglianza e di amicizia condiviso nei tempi antichi.

Il Nome e la Forma [26] pag.253

Il Nome è il vero fondamento di tutte le cose: è soltanto il Nome del Signore che dà pace a tutti gli esseri umani. Esso è di una dolcezza indescrivibile. Nome e forma sono indissolubilmente legati fra loro ed è indispensabile che voi ne comprendiate questa reciproca relazione. La forma è qualcosa che potete vedere; il nome acquista le forme.

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Che cosa vi serve per comprare qualcosa? Col denaro potete comprare qualunque cosa. Il nome è denaro e la forma si può paragonare all'oggetto da comprare. Se solo aumentaste il patrimonio del Nome, comprereste la Forma in qualsiasi momento lo vogliate. Perciò, è necessario che tutti gli esseri umani accumulino la ricchezza del nome.

Il canto devozionale [27] pag.253

Questo obiettivo può essere raggiunto mediante il canto devozionale e la meditazione sul Nome del Signore: così potete offrirvi totalmente al Signore. La persona invocata col nome ed il nome stesso sono la medesima realtà e fra loro inscindibili. Tutti i devoti dovrebbero capirlo chiaramente.

Una mente nuova [23] pag.273

Per comprendere davvero il Principio della Divinità, Dio stesso, è essenziale la trasformazione della mente. La sola strada che porta all'incontro con Dio è il retto comportamento, vissuto con cuore puro, mente sgombra e pensieri puri. Tutte le discipline spirituali, come la preghiera, i canti e la meditazione, hanno lo scopo di pulire la mente e purificare il cuore.

Corso estivo 1990

Inutili esteriorità [32] pag.149

Vivendo nell'immenso universo, dovete aprirvi a vedute e sentimenti di largo raggio, affinché comprendiate la natura dell’infinito Atma. La spiritualità non va relegata in schemi mentali ristretti- Per molti l’adorazione, i bhajan o il canto devozionale, la meditazione ed altre simili attività sono viste come segni di spiritualità; ma tutte queste cose non sono altro che diversivi della mente, atti solo ad appagare chi li segue. Voi rendete lode a Dio con parole come queste: "Signore, tu sei mia madre, mio padre, mio amico,..." - Ma perché mormorare tutto questo frasario insensato? Perché non limitarsi a dire "Tu sei me ed io sono Te", e farla così finita?

Dio è unità

Capitolo I. 2. Dio è onnipresente

Il Signore non risiede in Paradiso o a Kailash, o in Vaikunth o in Swarg (sinonimi di "Paradiso"). E’ una superstizione credere che per raggiungerLo occorra andare "lassù" o "di là" in un luogo determinato. Egli è in ciascuno di noi, in ogni istante, ed è il testimone di tutto. E’ energia che penetra il tempo e lo spazio e si manifesta nella causalità. Questa verità dovrebbe essere inculcata e propagandata senza timori né esitazioni, particolarmente in coloro che rendono servizio al prossimo. L'essere umano deve rivelare a se stesso che Dio esiste in lui e di essere quindi un'incarnazione di Dio. Il messaggio da mettere in pratica nella vita di tutti i giorni e come base di ogni programma di lavoro, dovrebbe essere l'adorazione di Dio nell'uomo e attraverso l’uomo. Non usate la furbizia e le tattiche care ai politici quando agite.

Nessuna traccia di antipatia né di sfiducia dovrebbe esistere fra genti di lingue diverse, nazionalità differenti, caste, stato economico, livello di erudizione, età e sesso diversi. Venerate lo Spirito nell'uomo, amatelo, ne ricaverete gioia spirituale.

Capitolo III. 4. Le qualità dell'individuo

Il "Jiva" o individuo, è composto, fra l'altro, di qualità emotive e passionali. La qualità inferiore è detta "Tamasica" e quella superiore è detta "Satwica". Iswara (Dio personalizzato) è il riflesso "Satwico" di Brahman. L’uomo deve cercare di raggiungere il più alto livello nel campo "Satwico" ed evitare di cadere in quello più basso della materia, "Tamasico", e dei conseguimenti materiali. Il Guru guida ed incoraggia il discepolo a rendersi consapevole che Dio "è" nell'Uomo. La parola "Adhyatmico" o spirituale viene usata spesso dagli aspiranti e dai precettori, ma cosa significa esattamente? Si vuole forse intendere "Bajana" (gruppi di persone che cantano la Gloria di Dio) o "Japa" (ripetizione del nome di Dio) o "Dhyana" (meditazione sulla Sua forma)? Oppure riti o cerimonie o, infine, pellegrinaggi in luoghi santi? No. Queste sono soltanto pratiche lodevoli, mentre con il termine "Adhatmico" si intende indicare lo sforzo sincero per raggiungere due scopi: l’eliminazione dei tratti animali che ancora sussistono nell'uomo e la sua unità con il divino.

Capitolo IV. 6. Riti e sacrifici

La "Puja" (culto formale a ore regolari con recitazioni di inni e canti) è il primo stadio del pellegrinaggio spirituale. Molti ricercatori hanno certamente raggiunto la coscienza di Dio dopo molti anni di ascetismo trascorsi nelle caverne delle foreste, ma se si svolgono i riti come la "Puja", l’"Archana'' (offerta di fiori con la ripetizione del Nome Sacro) i "Bhajans" (cantare la sua gloria) e "Aradhana" (adorazione come presenza vivente) con cura e precisione, si otterranno frutti molto più soddisfacenti. Molte anime e molti santi realizzati hanno dimostrato nelle loro vite che il tempo, l'attenzione e l'energia spesi nelle pratiche religiose sono stati spesi bene. Con l’"Aradhana'' (adorazione) essi furono in grado di visualizzare il Divino nella forma voluta. L'intera letteratura è composta dalla combinazione delle 26 lettere dell'alfabeto. Puja, Japa, Archana e Aradhana sono le lettere dell'alfabeto spirituale. La raccolta di tutti i vari oggetti occorrenti per il culto (la lampada, i piatti, le coppe, la campana, il libro) abbisogna di lunghe ore di concentrazione sul Divino. La concentrazione che occorre per fare un'ora di "Puja" purifica la mente e colui che la svolge si rafforza e cammina più sicuro nel suo pellegrinaggio verso Dio.

Capitolo VI. 6. La società è la scuola migliore per imparare la lezione dell'Unità

Rinchiudersi in una stanza, offrire fiori ed incenso all'immagine di Dio, cantare o recitare la Sua gloria, sono sostituti molto poveri della vera disciplina che potrà liberarvi dall'ignoranza. Tutti gli esseri sono immagini di Dio, perché quindi sfuggirli? Tutta la creazione è in marcia verso di Lui. Perché dunque vi comportate come se viaggiaste da soli? Voi ritenete che il tempo passato in chiesa, nei templi o nella vostra cappella privata, in adorazione e in preghiera, sia sufficientemente "dedicato a Dio" mentre il resto della vostra giornata può essere speso per altri scopi; ma non potete limitare o demarcare i reami di Dio e dell'uomo in tal modo. Dio è sempre con voi ovunque. "Tutto questo è Dio!" proclamano le Sacre Scritture. La società è una scuola dove la lezione dell'Unità è impartita a chi veramente la cerca. I saggi dell'India usavano ricorrere agli eremi nelle foreste per discutere, insieme ad altri studiosi, su argomenti filosofici e per dedicarsi a pratiche disciplinari. Così trassero ispirazione ed insegnamento l'uno dall'altro ed appresero la verità che "Questo universo è avvinto a Dio" e che Dio è il legame che unisce i mondi. Se l'uomo rinuncia alla sua presunzione e diventa il discepolo di Madre Natura anziché esserne il tirannico padrone, potrà ascoltare la sua voce che consiglia, ammonisce ed insegna.

Quelli che Dio ama di più

2 - pag.42 VEDERE L'UNITA’

Questo oceano del <<samsara>> (vita) è insondabile ed è paragonabile anch'esso ad un flusso. In esso vivono terribili coccodrilli ed altri animali pericolosi. Questi simbolizzano i sei nemici dell'uomo: l'ira, la cupidigia, la lussuria, l'odio, l'invidia e la gelosia. E’ un miscuglio di opposti, come gioia e dolore, ed è molto difficile predire quando essi si verificheranno. Il metodo migliore e più facile per attraversare questo oceano della vita è quello di vedere l'unità nella diversità. Dobbiamo anzitutto credere con fermezza che questo principio divino esiste come una fiamma in ciascun essere. Ed una volta riconosciuta la presenza di Dio in ciascuno, l'unità nella diversità è riconosciuta e non potremo più odiare nessuno. Tutti questi <<bhajans>>, dhyanam>> (meditazione), <<japam>> (ripetizione del nome sacro), quando è riconosciuto il principio divino in ogni Cuore vi sembreranno cose insignificanti. E’ solo nell'ignoranza che abbiamo il sentimento che esse siano importanti. Fino a quando non abbiamo imparato a nuotare abbiamo bisogno di un salvagente ma, una volta imparato, non sarà più necessario. Tutti questi riti sono necessari fino a quando non abbiamo imparato la vera essenza della Ghita ma, quando l'avremo conosciuta, essi non ci sembreranno più così essenziali.

Nel <<Bhakti Yoga>> le caratteristiche di un devoto sono state descritte in vari modi. In esso vi si dice fra l'altro, che bisogna sottomettere i sei nemici interiori. Ma è più facile dirlo che farlo! Quando avremo riconosciuto che lo stesso Dio che risiede in noi, risiede in tutti i cinque sensi, e che Egli è l'Uno che attiva tutti gli esseri, diventerà facile avere il controllo su di loro e non saremo soddisfatti prima di avere riconosciuto e sperimentato questa verità. Se abbiamo del sale in bocca e vogliamo bere un succo dolce, non sentiremo la sua dolcezza. Sarà necessario sputare fuori il sale prima, poi, lavare bene la bocca, e quindi gustare la dolcezza del succo. Quando potremo togliere dal nostro corpo le cattive qualità che sono divenute parte del sistema come l'odio, la gelosia, la invidia, l'ego, l'ira, potremo gustare la dolcezza della verità, dell'amore, della compassione, del sacrificio, della carità e della simpatia.

Corso estivo 1993

Sabdabrahman   pag.82

Questo SABDABRAHMAN è dotato di ASTAISVARYAS (ricchezze): SABDA BRAHMAMAYI; CHARACARA MAYI; VANG MAYI; PARAPARA MAYI; NITYANANDA MAYI; MAYA MAYI; JYOTIR MAYI; SRI MAYI; I suoni provocano la risposta. La maggior parte delle attività svolte durante il giorno sono basate sulla testimonianza del suono. Il suono può provocare dispiacere o anche estasi, può provocare sia speranza che depressione. Il canto (SANKIRTANA) ha un’armonia sublime del suono e innalza le persone a livelli elevati. Una volta Narada andò da Mahavishnu e disse: “Oh Signore! Io vengo solo ogni tanto per il Tuo DARSHAN. Ma questa è la mia natura. Se io volessi vederTi immediatamente dove ti potrei contattare?” Quindi Il Signore Vishnu rispose: MADH BHAKTA, YATRA, GAYANTHI, TATRA THISTAMI NARADA". (Dove i devoti cantano la mia gloria, là ci sarò Io stesso. Vishnu non disse che Lui avrebbe vissuto lì però disse che si sarebbe stabilmente insediato lì. Tale è l’efficacia suprema del KIRTHANA (canto). Mentre l’esplosione di una bomba ci fa diventare sordi, il canto fa fiorire i nostri cuori. Il SABDA PRAMANA è l'equivalente del PRAMANA VEDICO. NYAYA scorre come una sottocorrente tra tutti i quattro PRAMANA. Quindi la Filosofia NYAYA disse: “Oh uomo, facendo il tuo dovere quotidiano in questo mondo temporale, desidera la visione della verità (SATHYA DARSHANA ) e trova Dio almeno usando il discernimento tra l'eterno e l’effimero”.

La parola e la Coscienza pag.82

Come potete determinare l’esistenza della Verità? Noi possiamo stabilire la presenza della verità attraverso la testimonianza della Coscienza. La coscienza è stata descritta come la vibrazione del prana vitale. VAK (la parola - il discorso) deriva dalla vibrazione. C’è una grande differenza tra la parola che nasce dalla mente, e la parola che nasce da uno stato che trascende la mente. La parola suprema che nasce oltre la regione della mente viene denominata come Vibrazione, Coscienza e BHUR. La coscienza pervade il corpo e ha origine da SVAH. Questo Suvaha non è altro che PRAJNA. Nelle scritture Vediche BHUR sta per materializzazione (corpo) BHUVA significa Vibrazione (coscienza) e SVAH significa Radiazione. Il RIG VEDA deriva dalla parola; il YAJUR VEDA origina dalla mente e il SAMA VEDA dal PRANA.

SAMAGANA è l'armonia più melliflua del suono. Siccome SAMA origina dal PRANA noi dobbiamo usarlo con molta cura.. Il YAJUR VEDA è il depositario delle formule spirituali ed è una incarnazione di fulgore. Descrivendo il Signore come incarnazione della luce, esso cerca di sperimentare la luce. Il RIG VEDA è il depositario della luce. Il YAJUR VEDA è il depositario di rituali e il SAMA VEDA è l'incarnazione del suono. Questi tre VEDA sono essenziali per la pace nel mondo. I VEDA ci ispirano a cantare la gloria del Signore con i mantra e deliziarLo con la musica. I tre VEDA sono scesi sulla terra per permettere all’uomo la fusione con Dio, ascoltando e cantando la Sua gloria. I canti sono più potenti delle parole e dei versi. Voi non potete fondere il vostro cuore con quello del Signore attraverso semplici discorsi. Come il discorso è quasi sempre monotono, il canto è invece altamente ispirante. I canti hanno la capacità superlativa di fondere l’anima individuale con l'Anima Assoluta. La Filosofia NYAYA è una filosofia sublime che dissipa dubbi e rallegra il cuore umano. Non esiste un VEDA SADHANA più grande della comprensione dei sei sistemi di Filosofia. Lo studio dei sei sistemi rallegra i nostri cuori, rivela i misteri dell'universo e ci comunica la suprema conoscenza. Ignoranti della sublime letteratura Indiana, gli studenti moderni conducono una vita ostinata. I SADDARSANA contengono la vera essenza delle scritture che i Saggi hanno distillato attraverso delle ricerche e delle indagini profonde.

Discorsi vol. X 1° tomo

pag.16

...Vi sono migliaia di Bhajana Mandalis sotto gli auspici del Sathya Sai Seva Samithis, attivi in ogni parte del mondo. Essi tengono sessioni di bhajans per circa un'ora, una o due volte la settimana, e dopo si disperdono. Essi cantano la gloria di Dio sotto vari nomi e in varie forme e sono inebriati da questa esperienza. Lo scopo di questo tipo di preghiera in comune ad alta voce è differente dalle preghiere individuali silenziose: è l'unione di esseri nello sforzo comune e reciproco, o sadhana, per superare i sei nemici interni dell'uomo: lussuria, cupidigia, ira, attaccamento, presunzione e odio. Questi uccelli notturni infestano l'albero della vita e sporcano il cuore nel quale costruiscono i loro nidi. Quando cantiamo ad alta voce la Gloria di Dio, il cuore si illumina ed essi non possono sopportare la luce. Inoltre, la voce che si leva da molte gole li spaventa e volano via...

pag.37

...Vi sono alcune persone ignoranti che ridono ai bhajans e ad altri atti di adorazione e li classificano come uno spreco di tempo prezioso. Queste persone potrebbero ridere al vostro versare sacchi di semi di riso in campi fangosi e condannare tale atto anche come uno spreco di materiale prezioso. Ma voi sapete che per ogni sacco di semi, Madre Terra vi ridarà in poche settimane, dieci o anche venti volte tanto. Il tempo passato nei pensieri di Dio o nell’adorazione è davvero ben speso, perché vi ricompensa con un ricco raccolto di pace mentale e coraggio. Quando i ladri penetrano nella casa del vostro vicino, voi state vigili e vi tenete all’erta, con la sensazione che il prossimo potrà essere il vostro turno. Così dovete badare che i ladri non entrino nel villaggio, di modo che tutti possano essere salvi e sicuri. La perdita del vostro vicino è come la vostra. Non infiammate la vostra ira e non la fate scoppiare in una conflagrazione che può distruggere l'intero villaggio. Siate fermi e calmi. Prendete un bicchiere di acqua fredda e sdraiatevi tranquillamente per un momento, finché la furia perde il suo fuoco. Non fatevi prendere dalla passione e non lanciate un insulto volgare alla persona che vi è antipatica. Siate attenti a non indulgere in questi atti davanti ai bambini, perché anch'essi impareranno tale comportamento e cominceranno a imitarlo, e in seguito voi non riuscirete facilmente a correggerli. La bontà è natura divina. Non parlate mai male degli altri, ma passate il vostro tempo spargendo amore e mutuo aiuto. Svegliatevi presto e cantate la gloria di Dio in bhajans di gruppo, camminando lungo le strade e pulendo l'atmosfera contaminata da ira e odio. Lasciate che l'aria che respirate sia libera da vibrazioni cattive. Quando nominate il cielo voi puntate il dito in alto a indicare che esso è lì. Ma il cielo è anche qui. Esso è uno dei cinque elementi, i Panchabhuthas. Suo segno e simbolo è il suono; ovunque c'è il suono possiamo dedurre che lì c'è il cielo. C'è anche un cielo interiore, l'Akasa, nel cuore. Come il sole e la luna nel cielo esterno sono nascosti da dense masse di nuvole, il sole (Intelletto) e la luna (Mente) nel cielo interiore sono pure nascosti da fitte nuvole di vizio e male. Dunque fate tutti gli sforzi per rimuovere queste nuvole col forte vento della devozione a Dio. Quando voi cucinate qualche pezzo di cibo in un recipiente di rame, per quanto fresca e buona sia la verdura, per quanto pulito il dal (1) e il sale, per quanto libero di sabbia e sporcizia il frutto del tamarindo, se il recipiente non è foderato di stagno, il cibo fatto in esso si trasformerà in sostanza velenosa. Tutti voi conoscete questa verità. Anche il cuore è un recipiente di rame dove voi preparate vari tipi di cibo per voi stessi e per gli altri. Badate che abbia un buon rivestimento di Amore altrimenti, anch'esso, potrebbe causare male e pena a voi e agli altri. Amore... Amore... Amore... Amore, per tutta la durata della vita. Per quanto Mi riguarda, Io faccio piovere più benedizione su coloro che Mi disprezzano che su coloro che Mi venerano e adorano. Riguardo a quelli che diffondono bugie intorno a Me, da essi derivo gioia. Sono felice di essere la causa della loro esultanza e gioia.

Anche voi dovete accettare ciò ed essere molto felici quando qualcuno deriva gioia dal diffamarvi. Non rispondete diffamando quella persona, perché allora la catena dell'odio legherà entrambi, e trascinerà entrambi in basso. La vita diventerà una tragedia. Vincete l'odio con le risorse della forza d’animo; vincete l'odio con l’Amore. Non nutrite l'ira con le rappresaglie; non nutrite l'odio con l’ira. Dimenticate e perdonate tutto ciò che è accaduto tra di voi prima di questo preciso momento; iniziate da ora in poi un nuovo capitolo di amore e fratellanza...

Pag.93 BHAJAN UNIVERSALE

 

<<Sravanam (ascoltare la Gloria di Dio), kirtanam (cantare la stessa Gloria), vishnoasmaranam (permettere alla mente di fermare l’attenzione su questa Gloria), padasevanam (adorare i Piedi del Signore), vandanam (sentire gratitudine e gioia per la Sua Grazia), dasvam (sentire se stesso come Suo strumento), sakhyam (consapevolezza del Suo essere il costante e assiduo compagno di ognuno) e atmanivedanam (dedicare a Lui l'intera esistenza). Questi sono i nove gradini nel sentiero della devozione>>. <<Ascoltate o genti! Gioite in questo kaliyuga, età del ferro, perché non ne esiste uno così propizio per la liberazione. Il ricordo del nome del Signore e la Sua adorazione sono sufficienti a guadagnare la Sua Grazia e a rendervi liberi>>. <<Questo è cattivo, questo è buono! Si possono forse esprimere tali giudizi sulle cose create da Dio, quando tutte sono manifestazioni della Sua volontà?>>. Incarnazioni del divino Atma! Il 23 novembre scorso, genti da tutte le parti del mondo si sono riunite qui per celebrare il giubileo d'oro, e gli incaricati dei Centri erano qui per la seconda Conferenza Mondiale. Più tardi essi espressero il loro desiderio che fosse loro assegnata una data prima della chiusura dell'anno del giubileo, in cui essi, nei loro paesi, potessero celebrare la felice occasione. Per non deluderli fu deciso che in tutto il mondo, in tutti i Centri, sedute di bhajan (namasamkirtam) siano tenute per 24 ore, iniziando alle 18,30 di oggi. Perciò in 42 paesi attorno al globo, più di 7000 Centri si sono entusiasticamente dedicati a questo piacevole incarico. Questo è stato chiamato un akhanda-bhajana, vale a dire, bhajan fatti senza intervallo. Ma era realmente un akhandabhajana? Esso è iniziato alle 6,30 di un giorno e si è chiuso alle 6,30 del giorno seguente. Possiamo chiamarlo bhajan "ininterrotto"? Cosa è un periodo di 24 ore quando consideriamo l'immensità dell'universo e l'eternità del tempo? E’ proprio un batter d'occhio, una piccola parte della vita dell'uomo sulla terra. Impegnandovi nella recita del nome di Dio voi pretendete di aver fatto bhajan "senza intervallo". Akhandabhajana deve essere continuo come lo stesso respiro, se si vuole meritare questo nome. Voi dovete sondare il reale significato del samkirtan in cui siete impegnati. Kirtan è "cantare a Voce alta la Gloria di Dio". Samkirtan è il processo di cantare ciò che ha origine nel cuore, non sulle labbra o sulla lingua. E’ l'espressione del palpito gioioso che scaturisce dal cuore quando si ricorda la Gloria di Dio. E’ la spontanea manifestazione dell'estasi interiore. Nessuna attenzione è posta al biasimo o alla lode che gli altri possono dare. Non cerca l'ammirazione o l'apprezzamento di chi ascolta. E’ cantato per la propria gioia, la propria soddisfazione, il proprio diletto. Solo il kirtan di questo tipo supremo merita il nome di samkirtan. Cantare questa intensa brama per Dio, per la gioia che procura l'esperienza di adorarLo, aiuta a purificare l'atmosfera. Oggi l'uomo è costretto a respirare l'aria inquinata da violenza, odio, crudeltà e malvagità. Perciò sta perdendo rapidamente il suo tempo invece di dedicarsi agli alti conseguimenti della sua vita. Le vibrazioni dei namasamkirtam possono purificare l'atmosfera e renderla pura, calma ed elevata. E’ in vista di questo alto scopo che è stato progettato questo programma di samkirtan universale. Nessun uomo può sfuggire all'influenza dell'inquinamento dell'aria che respira. I suoni che produciamo, con buona o cattiva intenzione, si propagano attraverso l'aria intorno a noi. Questa è la nostra quotidiana esperienza. I suoni prodotti dalle stazioni radio passano attraverso l'atmosfera e arrivano alle nostre case quando ci sintonizziamo con esse. Le vibrazioni percorrono lunghe distanze e influiscono sulla natura di quelli che le sentono. L'atmosfera influisce anche sui cibi che l'uomo consuma. L'inquinamento dell'atmosfera è assorbito dalle piante, le piante forniscono il grano, il grano è la base del cibo e il cibo foggia il carattere e il comportamento di chi lo consuma. Quando l'ambiente è pulito e libero da cattive vibrazioni, anche il cibo è puro e la persona sviluppa una tendenza all'amabilità e alla semplicità. E’ per assicurare questa atmosfera che è stato progettato in tutto il mondo questo sadhana. Quando un uomo cade in un pozzo, a che gli serve controllare la sua voce e le sue emozioni, e bisbigliare a bassa voce: <<Sono caduto in questo pozzo, sono caduto in questo pozzo, sono in grave pericolo? Per favore, salvatemi!>>. Nessuno sarà capace di sentirlo o salvarlo. Deve gridare, a piena gola, con tutta l'angoscia che sta provando e con il desiderio di essere salvato: <<Sono caduto nel pozzo! Salvatemi! Qualcuno mi salvi!>>. Allora forse può sperare di ricevere soccorso. Così, quando siete presi nelle spire di questo mondo, quando siete caduti in questo pozzo profondo della miseria terrena, gridate con tutto il vostro potere, con tutto il vostro cuore, e potrete essere salvati da Dio. Non serve borbottare debolmente e senza coraggio: <<Salvatemi, salvatemi!>>. Quando la preghiera nasce dal cuore, l'aiuto è assicurato. I samaritana o bhajan possono essere di quattro tipi: guna-samkirtan, leela-samkirtan, bhava-samkirtan e nama-samkirtan. Con guna si intendono gli "attributi" di Dio. Perciò guna-samkirtan è l’adorazione nel canto delle varie espressioni di questi attributi, come evidenziato dalle rivelazioni dei saggi e dei profeti di tutte le fedi. Bhava significa l'attitudine della mente, la sua abilità. Perciò bhava-samkirtan significa l'adorazione di Dio col canto, visto sotto vari aspetti. Alcuni preferiscono adorarLo come Colui che dà equanimità (Santham), altri come il migliore amico, guida e guardiano (Sakhya), altri come il bambino che si ama e si cura (Vatsalya), e infine come l'amante che si ama con amore supremo (Madhura). Nama significa il nome di Dio e perciò nama-samkirtan significa l'adorazione di Dio invocandoLo con vari nomi, ciascuno descrivente la Sua Gloria. Dio, come asseriscono i Veda, ha "mille teste, mille occhi e mille piedi". I devoti possono adorarLo e derivarne beatitudine, riempiendo ciascun nome del Suo significato. Con qualunque mezzo si adori Dio, il sentiero della devozione è il più facile e il più profittevole, perché è un sadhana del cuore, e si risolve nell'amore e nel servizio verso tutti, perché tutti sono compagni di pellegrinaggio verso la stessa meta divina. Alcune persone obiettano sulle proprietà di questo sadhana, ma ciascun nome indica solo un aspetto della Divinità. Esso denota una singola parte della Personalità Suprema. Gli occhi, il naso, la bocca, le mani o le dita, possono essere indicati con parole distinte, ma appartengono allo stesso individuo. Così pure si deve ricordare che ogni nome è solo una faccetta, una parte, un raggio del Supremo. Il sadhana consiste nel riconoscere e nel divenire consapevoli dell'Uno che sostiene i molti. Questa è la gemma della saggezza che si deve assicurare e custodire. C'è, però, un ladro che sta in agguato, nella consapevolezza interiore dell'uomo, progettando di derubarlo di questa gemma. Esso si chiama kama o desiderio. Quando si ottiene ciò che si desidera, lobha, la cupidigia, la complice del ladro, viene fuori e ci stimola a desiderare ulteriori oggetti. Quando non si ottiene ciò che si desidera, un'altra complice, krodha, l'ira, viene fuori e ci stimola a odiare e a far del male a quelli che sospettiamo di ostacolarci nella soddisfazione del desiderio. Naturalmente, non potete eliminare completamente il desiderio o kama, della mente. I Veda pongono quattro mete davanti all'uomo: dharma (rettitudine), artha (ricchezza), kama (desiderio) e moksha (liberazione); poiché il primo e l'ultimo sono difficili da conseguire senza il distacco e la privazione dai piaceri sensuali, l'uomo ha rinunciato a essi in quanto impraticabili, e sta lottando in tutte le terre e in tutti i climi con le altre due, ricchezza e desiderio. Tutte le paure e le miserie di questa vita possono essere addebitate a questo terribile errore. Ciò che si deve fare è prendere i quattro come due inseparabili coppie, dharma-artha e kama-moksha. Vale a dire, guadagnare la ricchezza attraverso la rettitudine e usare la ricchezza per promuoverla. I mezzi dovrebbero essere giusti e anche i fini dovrebbero essere giusti. Perciò lasciate che la liberazione sia il vostro solo desiderio. Liberazione significa liberarsi della schiavitù. Molte persone rinunciano alla terra e alla casa, alla moglie e ai bambini, alle proprietà, e scappano sull'Himalaya o si ritirano nella foresta e si vantano della loro "rinuncia". Ma questa azione di fuga non può essere onorata con quel nome. Questo atto non conferisce liberazione, perché la mente rimarrà legata. Il legale fondamentale di cui ci si deve sbarazzare è il legame dell'ignoranza. La morte è più dolce della schiavitù che l’Ignoranza può imporre all'uomo. Gettate via l'ignoranza: voi sarete liberi, liberati da tutti i legami in quel preciso istante. Tutte le discipline spirituali hanno come loro meta questa liberazione. Questo nama-samkirtan, vi aiuta a liberarvi dalla ignoranza fondamentale. Quelli che fanno affidamento solo sulla ragione o sulle leggi limitate della scienza, contestano che la ripetizione del nome, che in fin dei conti è suono, non può purificare o correggere la mente dell'uomo. Ma il nome non è soltanto "suono". Voi siete seduti tranquillamente qui, ascoltando, ma se qualcuno dice semplicemente "scorpione", voi vi spaventate. Se qualcuno dice "il succo di limone", la vostra bocca comincia a produrre saliva. Voi potete essere seduti davanti a un piatto di leccornie, ma se qualcuno parla di qualcosa di sporco e disgustoso, avete tendenza a rifiutare il cibo. Il mero suono crea tante reazioni.

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Un certo ufficiale stava ispezionando il lavoro di un maestro in una scuola. Egli aveva un cordiale disprezzo per la semplice conversazione, così chiese al maestro: <<Come puoi trasformare la natura di questi bambini con le parole che pronunci? Insegna loro con le azioni: agisci, non parlare>>. Il maestro protestò e sostenne che le parole hanno un profondo effetto sulla mente. La discussione continuò per qualche tempo. Alla fine il maestro ideò un piano per convincere l'ufficiale del suo punto di vista. Egli disse a un birichino della sua classe: <<Qui! Prendi questo ufficiale per il collo e buttalo fuori della stanza>>. Sentendo tali parole, l'ufficiale si adirò molto e cominciò a insultare il maestro. Il maestro disse: <<Signore, io ho pronunciato solo qualche suono che assume forma di poche parole. Nessuno vi ha preso, o vi ha colpito o vi ha toccato. Erano tutti meri suoni. Ma vedete come vi hanno fatto arrabbiare. Le parole, signore, aiutano a modificare il carattere e a forgiare la natura. Esse hanno un grande potere".

Quando le parole riferite alle situazioni terrene hanno un tale effetto da trasformare la mente dell'uomo, certamente le parole che esprimono un significato spirituale ed elevato aiuteranno a purificare e correggere la mente dell’uomo, noi riempiamo l'aria di asprezza, diventiamo aspri in natura; quando riempiamo l'atmosfera di odio, anche noi dobbiamo respirarne per forza l'aria e, di conseguenza, siamo arrabbiati. Quando saturiamo l'aria di suoni pieni di riverenza, umiltà, amore, coraggio, sicurezza e tolleranza, beneficiamo noi stessi di quelle qualità. Il cuore è la pellicola e la mente è la lente; girate la lente verso il mondo e le scene del mondo cadranno nel cuore. Giratela verso Dio, ed essa trasmetterà scene del Divino. Perciò fate sempre il bene, vedete il bene, ricordate il bene e siate buoni. Non cercate di scoprire o discutere il male negli altri, perché il tentativo offuscherà la vostra mente. Quando siete impegnati nella ricerca dei difetti e delle debolezze degli altri, state preparando la via per sviluppare quei difetti e debolezze in voi stessi. Fermate l'attenzione sul buono negli altri, allora una volta o l'altra ne verrà un vantaggio per voi. La bontà latente in voi può essere spinta a germogliare e fiorire. Quando pregate, per esempio: <<Swami, appari nel mio sogno stanotte. Dammi il darshan nel sogno>>, c'è una possibilità che possiate avere la fortuna di vedere Swami nel vostro sogno. Ma se voi pregate, rivolgendo la vostra attenzione alle cose cattive: <<Swami, fa che non appaia un maiale o un asino nel mio sogno stanotte>>, con ogni probabilità, il maiale e l'asino si presenteranno nel vostro sogno. Perché rendere indebita attenzione a cose di cui non avete bisogno, e da cui non traete alcun beneficio? Ogni pensiero lascia un'impressione nella mente, perciò state sempre attenti a evitare il contatto col male. Le idee opposte alle tendenze spirituali, che restringono i limiti dell'amore, che provocano paura o cupidigia, che causano disgusto, devono essere lasciate fuori; per il sadhaka questa è la disciplina essenziale. Egli deve sublimare tali pensieri prima che essi causino un'impressione sulla mente e concentrarli sulla vera sorgente del pensiero. Si può raggiungere ciò con la pratica dell'equanimità e dell'equilibrio. Questa attitudine è il marchio dello jnani, e si chiama jnani-sakthi, o il potere della saggezza. Naturalmente non si acquisisce con facilità. Il sentiero della devozione e della dedizione, la bhakti marga, è più agevole perla maggior parte della gente, e si può conseguire con l'amore, perché vi conduce rapidamente alla meta.

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Una volta, Namadeva (noto per la sua padronanza della bakthi marga attraverso la costante ripetizione del nome) e Jnanadeva (noto per la sua padronanza della saggezza), stavano attraversando insieme una fitta giungla. Essi erano entrambi afflitti da una violenta sete, ma non potevano trovare acqua in nessun luogo malgrado una faticosa ricerca. Alla fine arrivarono a un pozzo in rovina, con un po' d'acqua molto in profondità, ma non avevano i mezzi per scendere lungo i fianchi scoscesi. Ma Jnanadeva usò il suo potere e si trasformò in un uccello. L'uccello volò giù e bevve da riempirsi, per poi cambiarsi di nuovo in Jnanadeva! Namadeva confidava sul potere del nome. Egli sedette sul margine del pozzo e chiamò: <<Narayana>>, con grande angoscia. Dio rispose alla sua preghiera. L'acqua sgorgò fin dove sedeva ed egli poté raccoglierla nelle sue mani e calmare la sua sete: non ebbe bisogno di personificare e spersonificare se stesso per soddisfare la sete fisica. Quando si invoca Dio con la preghiera che emana dal cuore, fosse una volta sola, Egli risponde immediatamente.

Ma ora l'invocazione che emana solo dalle labbra, non ha il suono della sincerità e della fede. Dalle labbra, essa deve rotolare indietro nella lingua; dalla lingua, deve andare profondamente nella gola; dalla gola, deve arrivare nel cuore. Solo il sadhana continuo può garantire successo in questo sforzo.

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Dovete diventare come un bimbo senza inibizioni o stratagemmi. La madre può svolgere le sue faccende domestiche giornaliere al primo piano della casa, lasciando il bimbo nella culla al pianterreno. Ma quando il vagito del bambino aumenta, per paura o per fame, essa si precipita a prenderlo, lo accarezza, lo nutre e lo conforta nel suo grembo. Ella non si terrà lontana non perché il vagito è musicale o melodioso, ma sarà mossa proprio dall'angoscia che il vagito esprime. Così pure, la Madre dell'Universo non peserà la quantità di yoga che avete praticato, né calcolerà il numero di grani che avete fatto scorrere sul rosario, o il tempo da voi passato in sadhana di vario genere. Ella può essere commossa, la Sua Grazia può essere acquisita dalla genuina angoscia che emana dal cuore. L’uomo trova sempre più difficile invocare la suprema sorgente del potere e della grazia con questa genuinità. La sua vita è diventata pateticamente artificiale. Kamadhenu, la vacca celestiale che esaudisce i desideri, può essere attirata e legata a un palo per mezzo di una fune. Anche Dio può essere attirato verso di voi dalla fune (il nome) e legato al palo (la lingua). Allora il Suo nome danzerà sempre sulla lingua, conferendo la dolcezza della Sua maestà. Il nome deve essere cantato per vostro proprio diletto, per calmare la vostra sete, per placare la vostra fame. Nessuno mangia per placare la fame di un altro; nessuno prende medicine per alleviare la malattia di un altro. Perciò non curatevi di ciò che gli altri sentono circa i vostri dhyana o bhajan. Non cercate l'approvazione, l'apprezzamento o l'ammirazione degli altri, non trattenetevi dal praticare dhyana o bhajan perché agli altri non piacciono o li ridicolizzano. Abbiate fiducia in voi stessi e confidate in voi stessi. Guardate attraverso i vostri occhi, ascoltate attraverso le vostre orecchie. La maggior parte delle persone oggi non crede nelle proprie orecchie e nega i propri occhi, ma usa gli occhi e le orecchie e anche i cervelli degli altri e così cade nell'errore e nella paura. Considerate questo: qui voi fate bhajan due volte al giorno, ma i bhojans (i pasti) sono presi quattro volte al giorno. Si ricorre a esercizi fisici per rendere il corpo forte e sano. Dhanya (grano, cereali) sono coltivati, tenuti in magazzino e usati per fortificare il corpo. Dhyana (meditazione) è ugualmente necessaria per fortificare la mente così che, nel suo debole stato, essa non possa cedere ai virus della brama, cupidigia, paura, odio, orgoglio, ecc. Se il corpo è ben sviluppato e la testa è debole, essa diventa oggetto di psichiatria. Il cibo dovrà servire a entrambi, corpo e testa, ed entrambi dovranno essere dedicati alla realizzazione di Dio, che è la verità che trascende ogni verità. Cercare buone compagnie e passare tutto il tempo libero nella compagnia chiamata sathsang, aiuterà molto l'aspirante. Vi siete formati con la compagnia frequentata.

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Il pezzo di ferro arrugginisce se sta a contatto con la terra. Esso splende, si ammorbidisce, prende una forma utile, se gode della compagnia del fuoco. La polvere può volare se sceglie il vento come suo amico; finisce in melma in una buca se preferisce l'acqua; non ha ne ali ne piedi, tuttavia può volare o camminare, sollevarsi o cadere, secondo l'amico che si sceglie. Conoscendo questa verità, Kabir, il più grande poeta mistico, cantò: "Ecco le mie prostrazioni al male. Ecco le mie prostrazioni al bene>>. Quando gli fu chiesto perché offriva prostrazioni al male e al bene, egli replicò: <<Io mi prostro davanti ai cattivi affinché essi possano lasciarmi solo, io faccio lo stesso davanti ai buoni, affinché essi possano rimanere sempre vicino a me>>. Qui c'è un carbone ardente, qui, alla stessa distanza, c'è un altro pezzo di carbone. Quando vengono messi vicini, a contatto l'uno con l'altro, il calore si diffonde al pezzo di carbone freddo, e la parte che è a contatto col carbone ardente diventa calda e rossa. Se agitate vigorosamente un ventaglio sopra l'area di contatto, presto l'intero carbone sarà una brace ardente. "Vicino" da solo non è sufficiente, si deve renderlo "caro" con un piccolo sadhana. Questo è il segreto del sadhana, col quale l'uomo diventa divino.

I Veda dicono che colui che conosce Brahma, diventa Brahma. Il carbone conosce il fuoco e diventa fuoco. Il sadhana è la coltivazione dell'amore, prema. Siate pieni di amore, gustate l'allegria che l’amore può conferire. L'uomo è una incarnazione dell'amore: egli ha sete di amore e trova una gioia reale nell’amare e nel ricevere amore. Voi avete dimenticato la vostra reale natura, che è amore, e perciò trasudate miseria, odio e gelosia. Non siate mai di cattivo umore o tristi. Lasciate che tutti vi vedano esuberanti di amore, luce e gioia. Non nutrite passione o pregiudizio, paura o ansietà. Fate il sadhana del nome, il nama-samkirtan, e il sentiero sarà liscio. Questo programma di bhajan per 24 ore ininterrotte, fatti in tutto il mondo, in tutte le terre, ha perciò diffuso il messaggio dell'amore attraverso i nomi dell'incarnazione dell'amore universale; ha saturato l'atmosfera con pensieri di Dio e della pace e della gioia che Egli sparge. I bhajan che avete fatto qui hanno inciso non solo su questa particolare zona e sui dintorni, ma cambieranno tutta l’atmosfera. Continuate questa attitudine di devozione e umiltà, di servizio e tolleranza, e l'atmosfera non sarà più contaminata dall'odio. Non contaminate l'aria con voci di asprezza, scandalo, insulto o calunnia. Rimanete silenziosi quando vorrete esprimere questi sentimenti; è un servizio per voi e per gli altri. La vita è un canto, cantatelo. Questo è ciò che Krishna insegnò con la Sua vita. Arjuna sentì questo canto nel campo di battaglia, dove le tensioni erano alloro massimo e si doveva decidere il destino di milioni di persone con la spada. Krishna cantò la Ghita perché Arjuna ascoltasse. Ghita significa canto, ed Egli cantò perché era ananda, dovunque potesse essere. In Gokulam, sulle rive dello Yamuna o a Kurukshetra fra le armate in guerra. Anche voi dovete passare i vostri giorni nel canto. Fate che tutta la vostra via sia un bhajan. Abbiate fede in Dio che è ovunque in ogni tempo, e traete forza, conforto e gioia cantando la Sua Gloria, in Sua presenza. Lasciate che melodia e armonia si alzino dai vostri cuori e lasciate che tutti traggano gioia dall'amore che esprimete attraverso questo canto.

Prasanthi Nilayam, 14 novembre 1976

Pag.109 ININTERROTTA BEATITUDINE

In questo giorno voi avete deciso di immergervi nella beatitudine divina recitando la Gloria di Dio in coro e con musica, per 24 ore ininterrotte. Voi chiamate ciò akhanda bhajana, benché ciò finirà dopo questo periodo. Tuttavia, l'idea è buona e il programma darà i suoi risultati. Perché in questa era di paura e ansietà, ricordare Dio e ripetere il Suo nome è il solo mezzo di liberazione accessibile a tutti. Le persone si affaticano per anni per mantenere le loro famiglie e per educare i loro bambini, e benché non riescano come saprebbero o vorrebbero, continuano i loro sforzi costanti. Ma nello sforzo di guadagnare la Grazia di Dio non mostrano uguale interesse. Diventano depressi quando non vedono segni di Grazia dopo brevi sforzi di sadhana. Bhajan è più importante che bhojan. La preghiera è più utile che affaticarsi per preparare i pasti. Gli uccelli che volano, le bestie che vagano e i vermi che strisciano, tutti si nutrono e si mantengono in buona salute. L'uomo è la corona del creato, è re, monarca e padrone di tutti gli esseri viventi nella Creazione. E se anche lui cerca solo cibo e riparo come fanno le specie inferiori, ciò è davvero deplorevole. Dal momento in cui si sveglia fino al momento in cui si corica di nuovo per dormire, l'uomo è impegnato in incarichi senza fine, in tumulti incessanti, in complicazioni che non finiscono mai e in ansietà illimitate. E che cosa guadagna di ciò? Più confusione, più agitazione mentale. E’ questo lo scopo dell'esistenza umana? No. Non può esserlo. L'uomo ha la nobile meta dell'autoilluminazione, di accendere la lampada dell'amore dentro di lui, e di condividere la luce di questa lampada con tutti coloro che gli stanno accanto. Kama e krodha sono i due nemici che non gli permettono di tenere accesa questa fiamma. Un bhajan come questo, è un buon processo disciplinare col quale quei due nemici possono essere tenuti lontano. Kama è il desiderio per il piacere fisico, per il potere, per la ira, che è il fama, per la ricchezza e per l'erudizione. Krodha è il risultato del desiderio frustrato.

Se desiderate la pace della mente, dovete fare il sadhana che vi conferirà pace. Se invece siete ancora impegnati in vecchie abitudini, come può esserci pace in voi? Voi vi fermate nella piazza laggiù, e volendo andare a Whitefield, salite a bordo di un autobus che va nella direzione opposta e vi porta a Hoskote. E’ questo il segno di un uomo intelligente? Scegliete la strada sbagliata e poi vi lamentate di esservi smarriti. Sale e canfora sembrano simili, ma dovete esercitare la vostra intelligenza e scegliere fra di essi. L'ottone fa più rumore dell'oro, ma non dovreste lasciarvi ingannare da questo segno e scegliere l’ottone invece dell’oro. Se gli uomini fanno più rumore e inducono erroneamente la gente a credere che essi sono saggi, sono come l'ottone. Non prendeteli erroneamente per oro. Attribuite valore ai cuori puri, alle parole dolci e agli atti devoti, e non indulgete mai in discorsi che fanno male agli altri. Quando cercate di fare male a un altro, il male ricadrà su di voi. Il dolore che soffrite è solo un'eco del dolore da voi inflitto nel cuore di un altro. Così quando avete danneggiato un altro chiedete perdono; pentitevi e decidete di non farlo di nuovo. Attraverso la preghiera genuina, montagne di male possono essere polverizzate e distrutte. D'ora in poi decidete che le vostre parole siano tenere e dolci, i vostri atti benefici per gli altri e i vostri pensieri diretti al servizio dei più deboli e meno prosperi. In questo e in altri villaggi ci sono molte persone che sono o troppo vecchie o troppo deboli o con qualche difetto fisico - lo zoppo, il sordo, il cieco, il poliomielitico, il paralitico - che trovano difficile persino trovare i mezzi di sussistenza. Alcuni di loro hanno anche famiglia a cui badare. Ciò che essi sono capaci di racimolare è veramente inadeguato in questi giorni, in cui i prezzi sono saliti alle stelle. Io propongo di aiutare tali persone nei villaggi attorno a Brindavan con soldi e facilitazioni, a cercare qualche opportunità d'impiego come fare il sarto, il falegname, dipingere, filare, tessere e altre simili attività artigianali. Essi possono recitare il nome di Dio cantare bhajan, e praticare namasmarama anche mentre sono occupati in questi mestieri, e così possono guadagnare sia la pace per la mente che il cibo per il corpo. Come cantò Vemana, <<avranno l'arte di guadagnare denaro per essere felici qui, e l'arte di guadagnare la Grazia, Namasmarana per essere felici là>>. Anche gli abitanti degli altri villaggi che si affaticano molto nei campi durante il giorno, possono radunarsi dopo il pasto serale in questa sala del Tempio Venugopalaswami e riempirsi di gioia e di pace, quale i bhajan possono conferire. Coloro che cantano i bhajan ottengono ciò che può chiamarsi "doppia promozione" perché da essi deriva la gioia e distribuiscono gioia! La vita oggi è piena di dolore, è assediata da paura e disperazione. Il solo momento in cui potete dimenticare questi pensieri e rafforzarvi per affrontare i tempi duri, è quando venite a contatto con la sorgente di ogni forza: Dio. Non potete guadagnare pace e gioia finché vi piegate sotto il peso della vita quotidiana. Voi portate un pesante carico di preoccupazioni tutto il giorno; lo tenete lontano per un'ora ogni sera e passate questo tempo con Dio, che può rendere le vostre spalle forti e il vostro peso leggero. Troverete piacere nei bhajan appena ne farete una pratica giornaliera, come mangiare e dormire. Voi mangiate due volte al giorno per il mantenimento del corpo; non dovreste fare bhajan almeno una volta per il sostentamento della mente? I bhajan fanno parte della nostra cultura, della tradizione sanathana dharma, che è sopravvissuta, benché in forma attenuata, solo nei villaggi, ma è sparita dalle città, dove le persone hanno modi più "eccitanti" di passare il tempo e di ricreare il loro spirito. Ma questo programma di bhajan congregazionali deve essere incoraggiato, sviluppato e trapiantato più tardi nelle città. Sono contento di notare che i giovani di questo villaggio e dei villaggi adiacenti, specialmente coloro che frequentano il "Sri Sathya Sai College"' mostrano appassionato interesse ai bhajan. Questo è infatti un segno promettente, denso di grande potenziale per il futuro del paese e della sua cultura. Essi stanno purificando la loro mente e aiutando a purificare l'atmosfera di questi villaggi. Anche l'aria dei villaggi è inquinata da volgari film cantati, da conversazioni umilianti e disgustose. Le 24 ore di bhajan la purificheranno con vibrazioni divine. E quelli che respirano l’aria pura saranno più sani e più retti nel comportamento. Lo studente che Mi ha fatto un discorso di benvenuto, ha finito col chiederMi di venire un'altra volta in questo posto per alcune funzioni cui lui faceva riferimento. Io sono pronto a venire nel vostro villaggio tanto spesso quanto volete, perché trovo che l'umanità dell'uomo prospera solo nei villaggi. Nelle città le persone l'hanno dimenticata. Voi sapete che Sri Krishna nacque in un villaggio dove più tardi governò il bestiame. Suo fratello ebbe sempre un giogo sulle spalle e fu fiero di ciò. Dharmasthapana, o il ripristino della rettitudine, deve iniziare nel villaggio in cui essa è ancora radicata, sebbene debolmente. Perciò voi dovete vivere sul sentiero del dharma e trattarlo come la meta di tutte le vostre attività. Siate uniti in questa avventura e incoraggiatevi l’un l'altro mentre procedete lungo questo sentiero. Allora il successo sarà assicurato.

pag.131

...Perciò, una persona potrebbe essere esperta in molti campi o maestra di molti mestieri e realizzazioni materiali, ma senza pulizia interiore, il suo cervello è un deserto o una pietra massiccia senza traccia di amore, pietà o virtù. Dei nove gradini del sadhana spirituale che conducono alla realizzazione del "se" come stabilito nel Bhakthi Sastra, daasyam, o l'attitudine al seva, è proprio vicino alla meta finale: è l’ottavo gradino. Lo studio dei testi, il rinunciare alla ricchezza per la carità, la ripetizione del nome o il cantare i salmi e gli inni possono essere buoni esercizi per santificare la mente e per evitare di cadere in cattive strade e in rovinosi passatempi, ma di rado purificano la coscienza dell'uomo. Invece essi servono per lo più a gonfiare l'ego, e a instillare orgoglio e brama competitiva di superiorità. Potreste stare seduti nella stanza dei bhajan e cantare ad alta voce in coro, ma la vostra mente può essere in ansia per il paio di chappals (ciabatte) che avete lasciato fuori della stanza. Sempre, dietro la mente, c'è la paura di perdere i chappals; ciò rende non validi i bhajan e li rende una sterile esibizione. Il sadhana del seva è completamente diverso. Nei seva dedicate energia e attenzione al compito intrapreso perché esso è un compito sacro...

pag.188

...Il Signore disse a Narada che poteva trovarLo ovunque la Sua Gloria fosse cantata dai Suoi devoti. Ciò significa che Egli è presente in migliaia di posti in cui si cantano bhajan? No. La condizione essenziale è che essi siano "cantati da devoti". I devoti cantano per piacere a Dio, per acclamare la Sua Maestà, non implorano per esibizione, apprezzamento o fama, non hanno alcuna invidia o superbia nei loro cuori.

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Tansen era un celebre cantante che faceva parte della corte dell'imperatore Akbar. Egli era così pieno di talento, che quando cantava il raga Meghamala, le nuvole si radunavano fitte nel cielo; quando cantava Varuna, cadeva la pioggia; quando cantava Nagaswara, i serpenti si riunivano di fronte a lui.

Un giorno, mentre Akbar era impegnato nella preghiera, sentì un karidasa, un mendicante vagabondo, cantare una canzone che toccò immensamente il suo cuore. Akbar chiamò Tansen alla sua presenza e gli chiese perché egli non poteva far vibrare così il suo cuore. <<Tu hai tutti i doni e sei il più bravo cantante, tuttavia questo dasa mi commuove come nessun altro. Perché?>>. Tansen disse: <<Maharaj, mentre canto, io guardo il tuo viso per scoprire se ti piaccio o no. Il dasa canta guardando il viso di Dio sempre davanti a lui, ed egli è felice quando è contento Dio>>.

I bhajan devono essere cantati col cuore e non solo con le labbra...

Discorsi vol. X 2° tomo

pag.210

... I bhajan che durano tutta la notte significano la consapevolezza della Divina Presenza che ognuno dovrebbe coltivare durante la vita. I riti e i voti fatti per Sivarathri sono assenti nelle altre notti dell'anno e la loro osservanza in questo giorno deve ricordare la loro utilità. Ci sono tre tipi di uomini: il multi-centrato, l'uni-centrato e il non-centrato. Il primo gruppo che permette ai suoi sensi, mente e intelligenza di vagare dove vogliono, è un gruppo molto numeroso. Così pure è il terzo gruppo, che comprende persone che svolazzano da un oggetto all'altro, saltano da una cosa a un'altra con indifferente leggerezza. Per avere la concentrazione, caratteristica del secondo gruppo, la festa di Sivarathri è molto propizia. I bhajan e il continuo flusso di kirtan e namasmarana in questa occasione aiutano a concentrarsi su un singolo soggetto. Voi dovete comprendere che bhajan, namasmarana, adorazione e puja non sono fatti per piacere e propiziarsi Dio, ma per il vostro progresso spirituale. Spesso la gente adula il ricco e il potente - specialmente quando sono in carica - o sono loro grati per qualche prezioso aiuto, per indurli a riversare doni su di loro. Ma Dio non riversa la Grazia sulla gente perché essa canta le Sue lodi. Né Egli se ne allontana perché non Lo esalta. La recita degli attributi divini permette di raggiungere elevati ideali e di avvicinarsi sempre più alla Divinità che è la nostra natura. Noi diventiamo ciò che contempliamo...

Discorsi volume I

pag.42 ESAMINATE, SPERIMENTATE

...Tutti gli esseri devono compiere il Karma: è un obbligo universale, ineluttabile. Qualcuno pensa che solo Punya e Papa, il lodevole e il peccaminoso, le azioni virtuose o viziose hanno il diritto di essere chiamate Karma. Non e così, il vostro stesso respiro è Karma. Non potete rinunciare ai frutti di certi Karma! Esistono Karma fisici, mentali e spirituali: eseguirli per il bene del Sé si chiama dedizione. Poco fa vi è stato consigliato di visitare Puttaparthi per trarre ispirazione dai Bhajans che si cantano in quel luogo. Vi prego di non affrontare quella spesa, perché ovunque voi siate, in qualunque momento Mi invochiate, la vostra stanza può diventare Prasanthi Nilayam e il vostro villaggio Puttaparthi. Io sono sempre pronto ad ascoltare e a rispondere. Voglio che siate attivi, pienamente impegnati, altrimenti il tempo graverebbe pesantemente sulle vostre mani. Non sciupate un solo istante della breve esistenza che vi è assegnata, perché il tempo è il corpo di Dio...

21 - pag.101 JADA E CHAITHANYA (Akhanda Bhajana)

 

Voi tutti avete gustato la dolcezza del Nome del Signore per ventiquattro ore, come partecipanti all'Akhanda Bhajana. Akhanda significa: ininterrottamente, senza alcuna sosta. Sono contento che abbiate cantato senza interruzione e scelto i Namavali delle varie Forme del Signore, anziché ripetere sempre uno speciale Namam, come se Dio non avesse che un solo aspetto particolare. Lo stesso uomo è padre per i suoi figli, zio per i suoi nipoti, fratello di alcuni, cugino di altri e figlio per i suoi genitori; allo stesso modo, Dio ha molti aspetti e, quando cantate i Bhajans, dovete cercare di soddisfare tutti coloro che partecipano, ricordando le molteplici manifestazioni del Signore e non semplicemente Rama, Krishna o Sairam. Inoltre, Akhanda Bhajana non significa qualcosa che può venire conclusa in sole ventiquattro ore e neppure in sette giorni; questa contemplazione della Fonte è Meta di ogni cosa deve continuare dalla nascita alla morte. La processione che conduce al luogo della cremazione inizia nel momento stesso della nascita, e il battito del cuore è il tamburo usato per accompagnarla. Qualcuno prende la strada più lunga, altri giungono velocemente, ma tutti sono in viaggio. La pratica del Bhajans, quindi, va iniziata nell'infanzia e deve poi continuare per essere la compagna costante dell’uomo, il suo sollievo e la sua forza. Non rimandatela alla vecchiaia, perché è il cibo essenziale della mente. Vedo che siete felici per avere cantato ed esservi riuniti, ma si tratta soltanto di un sentimento temporaneo. Avete condiviso questo tempo glorificando il Signore, ma vi riunirete domani con lo stesso entusiasmo dove la falsità e l'ingiustizia vengono onorate? Non c'è costanza nel vostro comportamento. Quello che sentite giusto e quello che fate stanno ai poli opposti. Questo non è il segno distintivo di un Bhaktha. Senza Sraddha, come potrete ottenere Santhi e Santhosha? Gli uomini cercano freneticamente Santhi e Santhosha in mille modi e per mille strade. Il Dottor Bhagavantham Mi stava dicendo, poco prima che giungessi qui, al Tata Institute of Science, che c'è qualcosa al di là di questo mondo oggettivo, un mistero che diventa più profondo ed oscuro man mano che la scienza avanza. Aprendo una porta, lo scienziato sorpreso ne scopre altre dieci chiuse. Quindi, la vera Santhi può essere ottenuta solo nella profondità dello spirito, nella disciplina mentale, nella fede di un'unica base in tutta questa apparente molteplicità. Una volta ottenuta, è come possedere l’oro col quale potete forgiarvi qualunque tipo di ornamento. E' una questione di esperienza personale; la gioia di quella esperienza e la profonda felicità che la accompagna, non possono venire comunicate a parole. Tutta questa Sravanam e Kirthanam servono proprio per condurvi più vicino a quella esperienza, Sravanam è la medicina interna e Kirthanam il balsamo che va applicato esternamente, entrambe sono necessarie. Allo stesso modo, sono indispensabili tanto il Dharma che il Karma...

22 - pag.108 LO SCHERMO INTERIORE

 

E' divenuto un modo convenzionale indirizzarsi al pubblico, durante simili riunioni, come a "fratelli e sorelle", benché nessun oratore sia pronto a vivere secondo l'ideale espresso da questa formula. Molte simili, vuote formalità sono entrate nella pratica quotidiana. Ad esempio, poco fa è stato ricordato che oggi è un giorno di festa nella storia di Thirupathi. Purtroppo si tende a creare un'inflazione di tali giorni. Ricordate che esistono solo quattro giorni che meritano questo onore, vale a dire il giorno in cui i Bhaktha si riuniscono per cantare la Gloria di Dio; quello in cui vengono nutriti gli affamati; il giorno nel quale si incontra un grande saggio e quello nel quale Viveka albeggia sull'individuo. Questo giorno rientra in uno di quelli elencati sopra, per cui la definizione data dal segretario è, una volta tanto, corretta. Il lavoro che impegna questo comitato Mi piace; ecco perché Mi sono affrettato a venire qui da Bangalore, dove ieri si era tenuta una Akhanda Bhajana. Mi piace Thyagaraja e il Mio affetto per lui non è nato oggi, ma risale nei secoli. Thyagaraja e Thirupathi sono molto legati l'uno all’altro: fu qui che pregò perché venisse rimosso, dalla Grazia del Signore, lo schermo che gli nascondeva la sua Luce interiore. Questo comitato si è sforzato con ogni mezzo di erigere un luogo di adorazione per il santo, e una sala per celebrare la festa di Thyagaraja ed incoraggiare lo studio e la pratica delle sue canzoni. Mi sono dispiaciuto nell'udire che queste persone hanno dovuto intraprendere lunghi viaggi, ricevendo solamente elargizioni di piccole somme. Il rapporto che è stato steso, mette in evidenza la devozione e il sacrificio di costoro, ma rivela anche il falso senso del valori che la gente oggi sta sviluppando. "Dabbu" (il denaro) deve circolare proprio come "bluddu" (il sangue), altrimenti la salute ne soffrirà. Non esiste un modo migliore di usare "dabbu" che per promuovere la Bhakthi, perché ne beneficerà l'intero sistema individuale e sociale. Se il denaro viene accumulato, anziché messo in circolazione, sarà causa di sollevamenti sociali, e i sollevamenti possono divenire pustole e quindi scoppiare. Sono venuto a conoscenza che, nella loro disperazione, i segretari hanno pensato di promuovere una lotteria per raccogliere i fondi necessari al completamento delle opere. Io sono del tutto contrario a questo progetto. Una lotteria attrae i soldi provenienti da persone mosse dall'avidità, si regge sulla prospettiva di facili ricchezze, e tenta gli uomini da un punto di vista sbagliato. Il denaro che avanzerà, dopo aver venduto i biglietti e distribuito i premi, è corrotto. Anche se lo scopo è buono, il mezzo deve essere puro. Chi dona anche solo un "paisa", deve farlo per vera devozione, sapendo che il suo denaro sarà usato per innalzare quella costruzione che lui stesso desidera venga realizzata. Non accettate denaro dato malvolentieri, per un altro scopo o un'altra devozione. Solo allora questo edificio sarà degno di Thyagaraja che respinse il Nidhi offerto dai Raja di Tanjore, preferendo il "Sannidhi" del Signore ai favori elargiti da donatori umani. Quando la malattia imperversa si fa più urgente la necessità di dottori; ebbene, ora che i livelli della condotta morale sono caduti così in basso, la gente deve rivolgersi a medici come Thyagaraja, che somministrano la medicina di Ramanama sotto forma di una pozione dolce e gustosa. In ogni gruppo linguistico esistono grandi Vaidya che trattano con successo questo Bhavaroga: Surdas in Hindi, Ramalingaswami in Tamil e Purandaradasa in Kannada, tanto per portare un esempio in ciascuna lingua. Ma Thyagaraja sta in una classe tutta sua; e non perché cantava in Telugu, ma perché le sue canzoni hanno il timbro di una rara eccellenza di sincerità devozionale, bellezza poetica e melodia musicale. Il raga si adatta al ritmo emozionale dell’idea descritta nella canzone, la scansione del tempo è appropriata al significato, le parole dettano automaticamente il Thala e guidano il suonatore da una nota all'altra. Inoltre, l'intera struttura della canzone aiuta a far sorgere il desiderio yogico nel cantante. Una simile spontanea maestria nella scienza e nella arte della musica e della Sadhana, si riscontra raramente nella storia di una lingua o di un paese. Egli cantò inconsapevolmente dalla pienezza della sua realizzazione; per questo le canzoni hanno quella strana forza comunicativa che infonde Ananda al cantante e all’ascoltatore. Devaki diede alla luce Krishna, ma il bambino fu allevato da Yasoda a Brindavan, e fu costei a prendersi tutto il piacere che il bambino poté darle. Allo stesso modo, gli appassionati tamil di musica hanno adottato Thyagaraja e le sue canzoni molto più intensamente delle persone di lingua telugu. Si possono chiamare gli Yasoda di Thyagaraja. I Tamil si specializzano nel Raga e Thala, e cantano aderendo scrupolosamente ad essi; ma poiché non riescono ad afferrare appieno il significato del testo, incorrono spesso in distorsioni che stridono all'orecchio telugu. Le canzoni di Thyagaraja dovrebbero venire apprese da un numero sempre maggiore di devoti telugu, perché le sfumature di questa lingua, presenti nel suoi Krithi, non vadano perdute. Dopo tutto, i Raga, i Thala e i simboli sono d'aiuto per una più facile assimilazione del messaggio contenuto nella canzone, e per trasmettere al cantante e all'ascoltatore l'emozione vitale dalla quale la canzone è scaturita. Ma tutto questo è possibile, solo quando il significato è chiaro. La musica è uno strumento universalmente popolare: uomini, donne e bambini di ogni paese sono sensibili alla sua influenza sottile, e persino gli animali e le piante la recepiscono. Il Signore ha detto: "Madbhakthaah Yathra Gaayanthe, Thathra Thishtaami Naarada", " Io Mi siedo dove i Miei devoti cantano". Quindi, le canzoni di Thyagaraja, se cantate bene e con la piena comprensione del contesto e del significato, sono un mezzo eccellente per diffondere la Bhakthi. Io sono venuto qui oggi, proprio per incoraggiare e benedire questo comitato che sta commemorando Thyagaraja Utsavam. Tre cose hanno concorso a condurMi da voi: iccha, sraddha e anukulam: il vostro desiderio, la fede e la comunione di interessi! La Thirumalai Thirupathi Devasthanam deve favorire la crescita dei Bhaktha ovunque si trovino, perché è attraverso la Bhakthi che i pellegrini si adunano sulla Collina, e pregano davanti a Venkateswara; se la Bhakthi si prosciugherà con che potranno dissetarsi le menti umane? Essa costituisce la cisterna d'acqua di tutti i templi di questo paese: ecco perché il Devasthanam può ben venire in aiuto di questo comitato. E' proprio facendo il lavoro di Devasthanam, promuovendo i Kirthi di Thyagaraja, che si sviluppa lo spirito di devozione. Thyagaraja era Valmiki stesso venuto nel sud dell'India per cantare la gloria di Rama e spargere Ramatharamanthra. Egli teneva presente il benessere dell’individuo e quello del mondo; godeva la costante presenza del Signore, tanto che Rama dovette dargli il Darsan e venire in suo aiuto molte volte. La sua Bhakthi lo fece vivere sempre in pace e gioiosamente. La preghiera e il pentimento sincero sono le due discipline che lavano la mente dall'egoismo e dall'odio, e Thyagaraja è un ottimo esempio di questo atteggiamento. Era sempre impegnato ad esaminare gli atti e le parole per valutarli col metro della Bhakthi. Come l'ape si spinge lontano alla ricerca dei fiori, come il rampicante si abbarbica all'albero per non cadere, come il torrente corre verso il fiume e questo al mare, allo stesso modo Thyagaraja si struggeva di desiderio per Rama; le sue canzoni sono fiori puri e fragranti di Bhakthi, e per questo immortali. Ogni uomo desidera il riposo, ma la polvere dei desideri sensibili si accumula nella mente formando la ruggine e minacciando di farla scoppiare. Quindi, per mantenerla in perfetto stato dovete rimuovere l'ossido. La musica di Thvagaraja è utile proprio a questo scopo; mettete da parte per un momento il vostro cinismo, ascoltate quei toni affascinanti e assorbitene il significato. La scienza della cultura spirituale e del controllo della mente è stata sviluppata e praticata in questo paese per migliaia di anni; ecco perché la civiltà indiana ha resistito all'urto del secoli e alla furia dei tifoni che hanno spazzato via popoli interi. L'India, alla soglia di una nuova era, si presenta ancora verde, fresca e guidata dai suoi antichi ideali. Il gusto per la buona musica se n'è andato ai nostri giorni con l'avvento dei ritmi orecchiabili diffusi dal cinema, e la follia viene spinta a tal punto da imitarli persino nei Bhajans! Cantate i Kirthi di Thyagaraja nei Raga classici: sono certo che eserciteranno una forte attrazione. Non sono semplici "paatalu" (canzoni), ma piuttosto dei "mutalu" (mazzi) di pietre preziose che vi condurranno lungo le " baatalu" (strade) verso Dio. Se Thyagaraja verrà dimenticato, questa sacra collina si abbasserà, perché deve la sua altezza al fatto di poggiare sul piedistallo della Bhakthi. Ma dimenticarsi di Thyagaraja sarà possibile, solo quando il popolo di questo paese diverrà disperatamente mondano, sordo al sussurro di Dio.

Tirupathi Thyagabrahma Utsava, 11-7-1957

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... Quando nel bhajana cantate il Nome di Dio, dovreste meditare la verità sottintesa. Il Namavali "Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare; Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare", si compone di sedici parole, ciascuna delle quali sta a significare una virtù che deve essere coltivata per mezzo di quel canto. (E qui Baba ha recitato una canzone telugu da Lui composta sul momento ed indicante le sedici qualità). Il cercatore di Dio deve essere: l) un Bhaktha (pieno di devozione); 2) Un Thapoyuktha (preparato a trarre gioia dalla sofferenza); 3) un Samsara Muktha (libero da attaccamento verso le cose transitorie); 4) un Padaasaktha del Signore (desideroso di servire il Signore); 5) un Vihitha (che agisce con rettitudine); 6) un Daanasahita (caritatevole); 7) un Yasomahitha (che possiede una reputazione senza macchia); 8) un Kalmasha rahitha (che non ha difetti nel carattere); 9) un Purna (pienamente contento); 10) un Gunagana uththirna (dotato di ogni virtù); 11) un Vidya vikima (che possiede i, frutti dello studio); 12) uno Jnana visthirna (maturo di saggezza); 13) uno Swaantha (autocontrollato); 14) un Sadguna (adornato con encomiabili caratteristiche sociali); 15) un Krantha (pieno d'umiltà); 16) un Vinaya visrantha (completamente dedicato a Dio). E finalmente un Padaswantha del Signore, o almeno dovrebbe pregare, mentre recita ciascuna parola, perché crescano in lui tutte queste qualità che lo condurranno più vicino alla meta. Se possiede queste virtù (qui Baba ha recitato l'ultima strofa della canzone appena composta) allora "Vade nenudu, nene vadudu", cioè "Egli è Me, Io sono Lui". Sì, dovete lottare, non potete raggiungere le cima senza sforzo. Abbiate fede nella vittoria finale, radunate coraggio e fiducia da tutto ciò che può darvene, ed evitate il contatto con le persone che seminano la paura e il dubbio. Fate tesoro della fiducia che ottenete qui, nutritela e vigilatela con cura; non lasciatevela sfuggire di mano appena avrete varcato questo cancello. I semi vanno curati, innaffiati, fertilizzati e protetti dai parassiti. Potete superare un esame senza aver studiato? Eppure è proprio quello che cercate di fare! Dovete liberarvi dall'attaccamento verso le cose transitorie, diventare forti, ed essere al di sopra della tentazione. I pesci sono felici finche restano immersi nell’acqua, quando vengono gettati all'asciutto lottano e soffrono pene mortali. Allo stesso modo, l'uomo è felice quando si trova immerso in Prema, Santhi e Sathyam; sono questi i componenti dell’acqua che dona la vita, e quando ne viene tratto fuori, soffre e si sente terribilmente miserabile. La vita consiste proprio "nell'essere buttati fuori dall'acqua"; la Sadhana e la lotta per ritornare nell'elemento vitale...

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... Qualcuno potrebbe sorridere dei Bhajans, sostenendo che si tratta semplicemente di esibizioni teatrali, e raccomandare invece la tranquilla meditazione nell'intimità della propria stanza di preghiera. Ebbene, ricordatevi che riunirsi a cantare i Bhajans serve a rimuovere l'egoismo, il timore dello scherno e la vergogna di invocare i Nomi del Signore. Il cantante viene ispirato dalla devozione degli altri, e la compagnia di uomini dai sentimenti affini aiuta a nutrire la pianticella, evitando che venga bruciata dalla vampa della derisione...

Discorsi volume III

26° - pag.127 EQUANIMITA’

Coloro che abitano a Malleswaram hanno fatto lunghi preparativi per celebrare il festival annuale del Bhajana (canto devozionale). Il Bhajana reca sempre gioia e pace, ma cercate di non servirvene per aumentare l'egoismo, le reciproche recriminazioni, o l'invidia e l'orgoglio, come molto spesso accade. Siate umili, calmi e tolleranti. Cooperate con tutti e trattate tutti con gentilezza e cortesia. La devozione non è un'uniforme da indossare al giovedì sera quando vi riunite per i Bhajans, e da togliere allorché sono finiti. Deve invece essere di stimolo ad un’attitudine di umiltà, di riverenza verso i genitori, gli insegnanti, gli anziani e gli altri; è una forma mentale, un'attitudine che deve essere sempre presente. E’ il sostegno del cuore, così come il cibo lo è del corpo. Come l'ago della bussola segna sempre il Nord senza mai deviare, e vi ritorna prontamente, velocemente, ogni volta che un movimento lo allontana da quella direzione, il Bhakta deve vedere sempre il Signore ed essere felice solo quando è rivolto verso di Lui. Molta gente pensa a Dio soltanto se è sopraffatta dalla sofferenza. Naturalmente è bene che ciò accada, è meglio che chiedere l'aiuto di chi è ugualmente soggetto al dolore. Ma è infinitamente meglio pensare a Dio nella sofferenza e nella gioia, nella pace e nel tormento, sempre. La prova della pioggia è l'umidità del suolo; la prova della Bhakti (devozione) è la Pace del Bhakta (devoto), la Pace che lo protegge dagli assalti del successo, del fallimento, della fama, del disonore, del guadagno e della perdita. La devozione è il Gange, Vairagyam (il distacco) è lo Yamuna, Jnana (la conoscenza) è Saraswathi, i fiumi del Sacro Triveni. Jnana è la motrice di un treno diretto, sul quale salite per farvi condurre a destinazione. La devozione è la carrozza di un treno diretto, che può essere staccata dalla motrice e attaccata ad un'altra; ma non dovete temere: sino a quando starete al vostro posto vi condurrà a destinazione. Il Karma è il treno normale; se vi salite, dovete ad un certo punto scendere, salire ancora e poi scendere ad ogni fermata, portare i vostri bagagli, caricarli e scaricarli, e fare un grosso lavoro per poter giungere a destinazione. La Bhakti, o Devozione, è sufficiente persino per acquisire Jnana. Essa termina in Samadhristhi, nell'equanimità che distrugge l’egoismo. Anche Jnana vi dà queste cose. Narada una volta si offri di insegnare alle illetterate Gopis i principi filosofici che lui chiamava Vijnanabhoda e Krishna fu d'accordo. Ma esse gli dissero: "Non ci interessano né le tue parole, né il tuo insegnamento. Noi vediamo Krishna ovunque ed in ogni cosa e così non odiamo, né invidiamo nessuno. Abbiamo Samadhristhi e non l'ego. Noi crediamo, e questo ci è sufficiente>>. Narada trovò giusto ciò che esse dicevano e se ne andò conquistato...

 

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