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Le Caste

Discorsi 88/89 volume II

I colori del sole [34] pag.134

Incarnazioni del Divino Amore, le parole e i sentimenti del Signore spaziano dovunque. Eccovi un piccolo esempio. Si dice che tutte le caste siano state create da Dio. Si crede davvero che sia Lui ad aver voluto le quattro caste. Invece, esse dipendono esclusivamente dalla natura delle azioni umane.

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Nel sole ci sono tre colori: il nero, il bianco e il rosso. Ne abbiamo esperienza ogni giorno. Di notte regna l’oscurità. Sul finir del giorno, compaiono i rosseggianti raggi del sole. Poi, il rosso si fa bianco. Da dove proviene quel rosso? Dall’oscurità. E il bianco? Ognuno dei tre colori nasce dall'altro: il rosso dal nero, il bianco dal rosso.

Le caste [35] pag.134

Appena nato l'uomo è allo stadio di Shudra, si trova nel pieno dell'ignoranza. Appena libero da questa ignoranza iniziale, acquisisce le qualità ragiasiche che, a loro volta, si trasformano in quelle sattviche. Uno Kshatriya è pieno di ardimento ed un Brahmana è colui che nutre pensieri e sentimenti sacri. Non tutta la gente è stupida e ignorante. Ognuno rimane fondamentalmente un'incarnazione di Dio, pur con qualità e comportamenti diversi. Ciascuno è un'autentica forma di Dio.

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Una madre ha quattro figli. Il più anziano ha studiato i Veda e si fregia del titolo di "Dottore". Il secondo è un bravo combattente, un eroe di guerra. Potremmo chiamarlo un soldato. Il terzo è un uomo d'affari e, come tale, si fa un nome e una reputazione. Il quarto si dedica alla coltivazione delle terre di suo padre e lo chiameremo agricoltore. Un laureato, un militare, un uomo d'affari e un coltivatore: professioni diverse fra quattro individui figli della stessa madre. Sono le loro azioni a definirli in modi differenti.

Non abbiate sentimenti che creano differenze. Siate come alberi che non sanno distinguere tra uomo e uomo e donano a ciascuno ombra in egual misura.(77)

Immoralità [37] pag.136

Attualmente si sta perdendo la nostra sacra cultura. Tutti gli esseri umani stanno dimenticando i buoni principi. Sembra che non ci sia rimedio contro l'immoralità. Ci può essere sfortuna più grande? C'è spazio per un contegno morale? Proprio no. La moralità indica la casta. L’onore di una casta e di una religione dipende dalla vita morale. Senza vita morale, l'umanità va verso l'annientamento. Gli eroi dell'antica India avevano prestato ascolto a questa verità. Ma l'onore della nostra società è stato spazzato via. L'umanità ha smarrito ogni senso di gioia, di soddisfazione, di pace. Non c'è più posto per il carattere e l'integrità. Dove sta il progresso?

Dio è unità

Capitolo VI. 4. Le caste sociali

Le discipline prescritte per i vari stadi delle classi sociali sono molto utili. Ciò che chiamiamo casta è un ordinamento adatto agli affari del mondo. Gli stadi della vita sono le basi per la gioia ultraterrena. Le quattro caste, che sono universali, esistono in ogni paese. Coloro che guidano il pensiero sono i "Brahmini", i guerrieri sono i "Kshatrhriya", i "Vaisya" rappresentano i produttori di affari, ed i lavoratori sono i "Sudras". Essi sono come le membra del corpo. il corpo di Dio. Ciascun organo deve svolgere il compito in cui è specializzato. Non si può camminare con la testa e pensare con i piedi. Il corpo è una comunità cooperativa come l'organismo sociale. Gli occhi sono responsabili della vista, l'orecchio non può mettere in dubbio la loro autorità, né l'occhio può dubitare di quella dell'orecchio per quanto riguarda il suono. la lingua non può essere contestata in fatto, di gusto. Ciascuno è padrone nel suo campo. Gli stadi sociali sono anche gradini verso il distacco e la realizzazione ed assicurano l'esperienza e lo sviluppo della personalità.

Capitolo VI. 5. Lo stato sociale

Il livello di vita, lo stato sociale, la professione, la compagnia che frequentate, gli hobbies preferiti, tutto ciò deve essere usato per pulire lo specchio interiore affinché Dio possa riflettersi chiaramente in esso. Lo stadio della vita familiare è un gradino nella scala verso la realizzazione di Dio. Non dovete fermarvi al primo passo ma salire in cima verso lo scopo ultimo. Seguite il codice disciplinare della vita terrena come membro della comunità umana, trascendetelo e conquistatevi il diritto e la qualificazione per conoscere le regole soprannaturali, la natura e la gloria di Dio.

Ghita Vahini

5 - pag.61 Come far rivivere il Dharma: l'organizzazione delle caste

<<Arjuna, vi è un sistema per far rivivere il dharma, il compito per il quale sono venuto. Questo è <<chaturvarnyam>> cioè la riorganizzazione delle 4 caste (varnas) fondata sul <<karma>> e sul <<guna>> di un popolo. Il sistema delle caste è essenziale per il funzionamento del mondo. Il suo significato non è facile da capire. Molti credono che tale sistema aumenti l'inquietudine e sia causa di divisione fra gli uomini, ma la verità si mostrerà chiaramente se il problema è ragionato. Concludere che il sistema delle <<varnas>> non è buono, mostra solo ignoranza e, fra l'altro, tale giudizio crea confusione. Io ho stabilito questa organizzazione per promuovere il benessere del mondo. Le <<varnas>> aiutano l'uomo ad agire in modo a lui congeniale ed a realizzarsi. Senza di esse l'uomo non può avere felicità, neanche per un momento. La casta è la causa del successo di ogni attività. Coloro che sono equipaggiati con il satwaguna, che hanno capito il principio dell'unità, <<Brahmatathwam>>, che favoriscono la vita morale e spirituale, che aiutano gli altri a desiderare la gioia di visualizzare la realtà della loro propria natura, sono chiamati <<brahmini>>. Coloro che salvaguardano un sano sistema politico, la legge e la giustizia, il benessere e la prosperità, l'ordine morale stabilito per il popolo, tenendo sotto controllo i malvagi e gli immorali, soccorrendo i deboli ed i poveri, questi sono gli <<kshathrya>>.Coloro che immagazzinano e forniscono al popolo, entro certi limiti, il necessario per vivere, sono i <<vaisyas>>.Coloro che pongono le fondazioni per il benessere con le attività di servizio e provvedono la forza ed i muscoli sono i <<sudra>>. Ho stabilito queste quattro caste e quando esse svolgono propriamente i loro doveri, l'umanità progredisce ovunque. Come risultato di tale sistema vi è una divisione nei servizi, e l'individuo può condurre una felice vita armonica in società, senza timore ne dolore. Questo sistema è un esempio della Grazia che il Signore ha voluto elargire a Bharat (l'India). Il popolo di Bharat è benedetto perché ogni suo atto è visto come esecuzione dei Suoi ordini che portano naturalmente alla Sua Grazia. Dovete riflettere su questo problema, è importante! Il comando divino oggi viene sprezzato ed è in grande pericolo. Se le leggi cambiano i connotati di questo sistema il mondo non avrà il benessere al quale aspira. Molti dicono ed insegnano che Bharat è giunta a queste tristi condizioni a causa del sistema delle caste. Ma costoro dovrebbero sedere tranquilli per un momento e ponderare su queste domande: il paese è sopravvissuto come risultato di quel sistema? Oppure, queste condizioni deplorevoli sono state causate dall'indebolimento del sistema? Poi sulla base delle loro conclusioni potranno consigliare la soppressione o meno delle caste. L’opinione della gente che accusa il sistema delle caste di essere responsabile del malessere del paese non ha nessun valore perché essi non lo hanno studiato obiettivamente. Naturalmente rimane il fatto che il sistema delle caste ha cambiato direzione e si è mosso in quella sbagliata, e ciò è stato sottolineato da più di un grande uomo. Ma questa non è una ragione sufficiente per gettare via tutto. Se la gamba fa il lavoro delle mani e la testa quello dei piedi non per questo è consigliabile tagliare mani e piedi. Sforzi devono essere compiuti per rimettere il sistema a posto, invece di distruggerlo. Il sistema delle caste non è la causa di tutta questa confusione ed inquietudine. La colpa risiede nel modo casuale con il quale si é sviluppato. E’ divenuto un giocattolo in mano di tutti e così ha perso la sua armonia e perfezione originaria. Il sistema è essenziale non solo in Bharat, ma in tutto il mondo.

Nei paesi fuori dell'India questo sistema non è assente. Il nome può essere differente, ma il modo di lavorare è medesimo. Ci sono anche là le quattro classi; <<sikshaka varga, rakshakavarga, vanig varga, sramika varga>>. Ma, mentre in India le caste sono decise dalla nascita, cioè sono ereditarie, nelle altre parti del mondo sono decise dal <<karma>>, il lavoro, nel quale ciascuno è occupato. Questa è la sola differenza. Molti brahmini hanno abbandonato il loro culto per svolgere attività di casta diversa mentre, <<sudra>> mossi da ideali, aspirazioni spirituali e desiderosi di raggiungere la purezza mentale, hanno abbandonato la loro casta. Ma non per questo è giusto concludere che il sistema delle caste per l'organizzazione della società umana è inutile>>.

1 - pag.65 L'organizzazione sociale

La purezza della mente e l'organizzazione delle caste sono essenziali per la protezione della società e dell'individuo. Il sistema non finirà a causa delle critiche, delle condanne e del ridicolo nel quale lo hanno gettato.

Esso è essenziale per il benessere di tutti.

Governanti e studiosi devono abbandonare i loro sentimenti di odio e di collera, e con calma valutare i pro ed i contro e riportare ordine nell'organizzazione sociale. Questo è quanto si deve fare. Non è giusto che uomini intelligenti e dotti sopportino la critica insignificante degli invidiosi e degli ignoranti. Coloro che denigrano le caste formano essi stessi una casta. Coloro che denigrano la religione fondano essi stessi una nuova religione. La cosa sorprendente è che anche coloro che sanno molto sulle caste diventino sospettosi e parlino come gli ignoranti! Ogni oggetto ha certi limiti, se questi limiti eccedono o si spezzano, l'oggetto stesso si distrugge. Qual è il <<test>> della sua identità? La coordinazione fra la sua natura e la sua forma. Se non ha la natura ma solo la forma, allora è irreale, falso. Allo stesso modo se ciascuna classe non ha speciali limiti come può essere definita una classe? Non sarà ne una cosa ne l'altra, ma una massa amorfa, un gruppo non finito. Questa organizzazione è stata decisa da Dio ed è stata continuamente sostenuta dai grandi saggi e dagli anziani per molte generazioni. Ma in questa era del ferro di Kali, i saggi sono considerati come vecchi rottami! Se si osserva questa organizzazione dall'esterno, da un punto di vista personale, senza discriminazione e senza una indagine seria, come si può pretendere di giungere a giuste conclusioni? La sua santità ed il suo valore possono essere rivelati solo a chi ha <<una visione interiore>> ed <<universale>> e lo <<spirito di indagine>>. Come il burro che è nel latte si ricava dal processo dello sbattimento, così il valore vero delle quattro caste diverrà manifesto solo attraverso una indagine discriminativa.

2 - pag.66 Le caste sono gli organi del corpo di Dio

Le quattro caste sono come gli organi di uno stesso corpo. Esse nascono dal medesimo corpo divino: i <<brahmini>> dal viso, gli <<kshathrya>> dalle mani, i <<vaisyas>> dalle cosce ed i <<sudra>> dai piedi. Ovviamente queste espressioni hanno un profondo significato. Coloro che insegnano i principi della conoscenza di Dio sono la sua voce e sono i brahmini. Coloro che sostengono il peso della terra con le loro potenti braccia sono gli <<kshathrya>>. L'edificio sociale è sostenuto da pilastri, i <<vaisyas>>, figuratamente descritti come emanazione dalle cosce della persona divina. I <<sudra>> sono come i piedi che, occupati ad andare di qua e di là, svolgono ogni tipo di attività nei compiti fondamentali della società. La pace e la felicità soffriranno quando una sola di queste caste non farà il proprio dovere. Tutte le caste sono importanti come lo sono gli organi di un corpo. Non vi è un organo più importante di un altro. Odio e rivalità nella società sono dannosi come lo sciopero degli organi di un corpo, per vendetta verso lo stomaco. Una bambola di zucchero è dolce dappertutto. Rompete la testa e mangiatela, una gamba e mangiatela, essa sarà dolce come la testa. Allora come possono le caste, essendo gli organi del corpo di Dio, essere una più elevata dell'altra? Gli organi sono differenti, ma il sangue che scorre in essi è lo stesso. Non vi è un sangue speciale per le mani, uno per le gambe od uno per la faccia. il sistema delle caste è stato stabilito ed ordinato dai Veda e pertanto non ci possono essere ingiustizie in esso. Non è un artificio inventato dall'uomo!

Pertanto, coloro che cercano di creare differenze ed odio con le loro inconsiderate critiche, non fanno altro che mostrare quanto è profonda la loro ignoranza.

3 - pag.67 Abolire le caste non promuove il benessere sociale

Sembrerebbe che coloro i quali inneggiano alla abolizione delle caste per ottenere il benessere nella società siano i soli a preoccuparsi di promuoverlo. Essi credono veramente che chi considera il sistema funzionale, voglia il fallimento della società umana. Naturalmente ambedue sono in errore. Ma una cosa è certa: coloro che sostengono il sistema delle caste sono realmente interessati a promuovere il benessere sociale. Quelli che pensano invece che, se le caste verranno abolite il paese sarà salvo, sono in errore! Quando i difetti verranno analizzati attentamente senza pregiudizi, si porrà fine a questa campagna denigratoria di disinformazione e di odio e vi sarà allora un grande cambiamento nello atteggiamento del popolo verso il sistema delle caste. Se l'odio aumenta nessuno ne trarrà beneficio.

Perseguire l'ideale di <<uguaglianza>> è come correre dietro al miraggio incapace di soddisfare la sete. I governanti devono riunirsi in assemblea e consultare i rappresentanti del popolo, i saggi e gli anziani che lo hanno esperimentato e discutere il valore di questo antico sistema di organizzazione sociale. Decidere sulla base di apparenze esterne e farsi prendere dal panico, giudicando che esistono veleni sociali in tale sistema, è rivelare la propria ignoranza. I governanti ed i saggi, entrambi, hanno a cuore la felicità del popolo ed è perciò che il sistema delle caste è venuto in essere.

4 - pag.67 Le caste proteggono un paese e la sua cultura

Prendete questo esempio: alcune nazioni hanno costruito bombe capaci di uccidere milioni di uomini in un attimo. Nonostante i governanti sappiano che non è una cosa buona, ne hanno incoraggiato la produzione. Se le bombe verranno usate secondo il capriccio di pochi, allora sarà la rovina per tutti. Quando il caos minaccia, esse devono essere usate solo per la difesa. Lo scopo non è la distruzione del mondo, ma la protezione dei valori del proprio paese e della propria cultura. Così anche le caste devono essere viste come un'arma poderosa per proteggere il paese e la sua cultura. Le leggi ed i regolamenti, le restrizioni e le raccomandazioni, vengono fatte per difendere il popolo dalla rovina. Esse sono discipline istituite che devono essere onorate e seguite strettamente e correttamente. Seguirle secondo il proprio capriccio, senza riguardo alle direttive, i limiti ed i confini stabiliti, è come invitare l'anarchia.

Gli anziani, i legislatori, i grandi saggi ed i leaders delle comunità, preservarono, salvaguardarono e sostennero questa organizzazione. Pensate per un momento e la verità si rivelerà e vi dirà se ciò è giusto o meno. Se tale organizzazione fosse stata pregiudizievole alla società, essi non l'avrebbero sostenuta. Vorrebbe forse dire che essi erano pazzi, senza cervello o non possedevano la giusta conoscenza? No! No! La loro intelligenza, il loro sapere, la loro grande spiritualità, il loro spirito di indagine ed i loro giudizi imparziali verso i problemi sociali, possono trovarsi solo nell'un per cento delle persone di oggi. Asceti che dedicarono la loro intelligenza e forza morale per il benessere della società e del mondo, e che consideravano quel compito come il loro soffio vitale; Yoghi, combattenti spirituali e grandi uomini, che cercarono sempre di dare alla comunità umana la vera felicità, sono gli artefici della organizzazione sociale che i <<moderni>> condannano. Essi non erano come gli attuali riformatori che vogliono il benessere del popolo a parole e che lo minano con le loro azioni! Questo tipo di truffa era estranea ai saggi antichi. Le idee moderne ed i piani sono insinceri e vuoti, sono come castelli costruiti in aria che soddisfano solo i loro inventori, ma che non significano niente per gli altri. I castelli cadono non appena se ne inizia la costruzione in un altro luogo.

5 - pag.68 Il mondo è il corpo di Dio

Come il corpo è dell'individuo, così il mondo è il corpo di Dio.

Qualunque cosa accade in una parte di esso il <<jivi>>, l'individuo, ne è consapevole. Egli ne prende conoscenza e reagisce. Come voi avete interesse che i vostri organi funzionino in perfetto accordo fra di loro, così il Signore vuol vedere ogni paese in ogni parte del mondo felice e contento. Come potrebbe ferire o voler ferire un paese che è una parte di se stesso? Davanti a Dio tutti hanno uguali diritti e tutti sono eguali. Ma un organo non può svolgere i doveri di un altro: ciascuno deve svolgere il proprio. Anche le caste devono svolgere il loro compito nelle attività sociali e fare del loro meglio per contribuire al benessere del paese. Come il corpo ha stadi diversi, così anche la società ha le caste.

Se tutti commerciassero, chi sarebbe il compratore? Se tutti combattessero chi provvederebbe alle necessità della guerra? Pertanto, ciascuno deve fare il proprio dovere, svolgendo l'attività sociale per la quale è stato scelto, onde assicurare a tutti pace, armonia, felicità. Questa è saggezza, ed è la miglior organizzazione della società. Oggi gli individui invece di occuparsi dei compiti essenziali, sono impegnati in una lotta micidiale contro le caste, che considerano come grandi ostacoli per il progresso. Ma, come possono coloro che sono incapaci di controllare il proprio corpo tenere sotto controllo un paese? La cosa più benefica da farsi sarebbe sostenere il sistema delle caste che è stato da tempo immemore difeso dagli antichi saggi. Il Signore non ha mostrato nessuna partigianeria quando le ha organizzate. Non vi è questo connotato in Lui. Egli non ha nessun senso di superiorità o di inferiorità. Egli è dolce ovunque, come un pezzo di zucchero. Ogni differenza e distinzione appartiene all'individuo che non conosce la realtà atmica.

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Considerate questo esempio: una madre che ha quattro figli, non dà grande considerazione a tre di essi, almeno non tanta quanta ne dà al quarto che è ancora nella culla. Anche se il piccolo non la chiama, essa è sempre vigilante e pronta a dargli il cibo. Gli altri tre devono preoccuparsi da soli del loro cibo e delle cose con le quali giocare. Se si osserva questo tipo di comportamento, non possiamo dire che è parziale o che essa è una cattiva madre. La madre adatta la sua attività alla capacità ed alla abilità del bambino.

Allo stesso modo per il Signore, il mondo intero è Suo e tutti sono Suoi figli e ad ognuno ha fissato una certa responsabilità nel lavoro in società, in conformità con la sua abilità e la sua capacità. Ascrivere colpe alla Divina Provvidenza, così altruistica, sincera, semplice e sempre piena di Grazia, sarebbe come attribuire le tenebre al sole. La tenebra ed i raggi del sole non possono coesistere. Come può il sole essere la dimora del buio? Chi non riesce a capire questo, non conosce il sole! E’ mera follia, completa ignoranza! In verità, dal punto di vista <<adyatmico>>(1) le caste possono essere definite anche in questo modo: coloro che sono fissi nella contemplazione di <<Brahman>>, sono i <<brahmini>>, coloro che si oppongono alla non verità sono gli <<kshathrya>>, coloro che sistematicamente discriminano fra il vero ed il falso sono i <<vaisyas>> e coloro che sono sempre attivi e seguono la verità in ogni giorno della loro vita, sono i <<sudras>>. La felicità dell'umanità potrà essere ampiamente realizzata solo quando le caste funzioneranno in quel modo.

La legge eterna

pag.71 GLI STADI SOCIALI

Gli stadi che regolano l'esistenza umana (Asrama) sono quattro, e cioè:

  • BRAHMACHARYA: è lo stadio dello studente, la cui educazione comincia   dopo una cerimonia di iniziazione alla vita spirituale;
  • GRIHASTHA: è lo stadio del capofamiglia;
  • VANAPRASTHA o eremitaggio: il capofamiglia, esauriti i doveri del suo stato, si ritira nella foresta per dedicarsi alla meditazione e condurre una vita di austerità. E’ uno stadio di preparazione al successivo, cioè al
  • SANYASA: lo stadio del monaco itinerante che ha completamente rinunciato a tutti i beni terreni, a tutti i valori mondani, e ha scelto l'ascetismo.

   Il Grihasthasrama è lo stadio più importante; infatti gli altri si basano su di esso, perché il capofamiglia deve preparare e sostenere tutti e tre. Come ogni essere vivente ha bisogno dell'aria per la sua esistenza, chi appartiene agli altri tre stadi dipende dal capofamiglia che, non solo li veste e li nutre, ma ne agevola lo studio dei Veda.

Manu, nel suo codice legislativo, ha chiaramente espresso questo punto di vista. Egli ha dichiarato che anche il capofamiglia raggiunge la liberazione purché segua rigorosamente il suo Dharma. Non v'è dubbio che ciascuno, in qualunque fase della vita si trovi, otterrà la salvezza se sarà fedele al Dharma prescritto per il proprio stato. Nei codici legislativi di Manu, di Narada e di altri, si fa presente che in alcuni casi, se il capofamiglia osserva scrupolosamente il Dharma, è da considerare il più nobile esemplare d'uomo; mentre in altri testi si afferma che soltanto i Saggi, avendo rinunziato a tutto, meritano venerazione. Perciò può sorgere il dubbio se sia preferibile scegliere la condizione di capofamiglia, che è la base e il sostegno delle altre, oppure intraprendere la universalmente onorata via del Sanyasa, il sentiero della rinuncia. C'è un intimo rapporto fra il virtuoso Grihastha ed il santo Paramahansa. Quindi, qualunque sia la vostra condizione, non è sbagliata. Gli stadi della vita portano tutti e quattro alla liberazione se seguite rigorosamente il Dharma prescritto per ciascuno di essi e se vi dedicate con costanza al vostro progresso. Ciascuno degli Asrama è importante nella sua fase specifica; la condotta individuale e la pratica sono le prove essenziali. Se si applicano gli insegnamenti spirituali, ogni Asrama è sacro, ogni Asrama è encomiabile: questo è il criterio delle Sacre Scritture.

Chi è consapevole che l'Atma è la realtà fondamentale dell'uomo, attraversa l'oceano dei cicli di nascita e morte e, senza dubbio, raggiunge la meta, la liberazione. Mentre coloro che ignorano i voti ed i riti prescritti per quella particolare fase della loro vita, cosi come coloro che, non avendo studiato le Sacre Scritture, si accontentano di mostrare una purezza soltanto esteriore, dovranno sicuramente soffrire. I voti ed i riti prescritti per la pratica religiosa quotidiana, sono, fra le altre discipline ascetiche, oltremodo importanti. L'osservanza di essi è la più alta forma di abnegazione (Tapas), la più alta forma di dovere religioso e morale (Dharma). Avete notato ciò che a tale proposito dice la Gita, che è l'essenza delle Upanishad? (raccolta di testi di carattere sacro). Coloro che sono costantemente attivi nel campo spirituale, a qualunque categoria appartengano, qualunque sia la loro casta, raggiungono il Signore. E’ ciò che anche Manu dice: " Essi possiedono la più alta conoscenza". La persona libera da ogni desiderio, che non ha neppure la minima inclinazione al possesso o al piacere dei beni materiali, che non ha in se alcuna traccia di egoismo o di avidità, che è sempre nella beatitudine della consapevolezza del Brahman, non ha alcun sintomo di sofferenza e vive nella gioia suprema e nella pace. E poi, nel suo ultimo istante, se ha consolidato la conoscenza della sua natura essenziale, che è il Brahman, può, oltre ogni dubbio, unirsi al Brahman e fondersi nello stato più elevato.

La stabilità nella conoscenza è del tutto naturale in tali persone. Il costante sentimento che Io sono Brahman è la panacea per tutti i mali dell'uomo. La liberazione giunge con la stessa intuizione di essere il Brahman. Coltivare quel sentimento ed entrare in quella esperienza è il vero dovere degli uomini. L'ignorante, indotto dal principio di inerzia, ritiene di essere il corpo fisico, mentre l'erudito, capace di raziocinio e di indagine, percepisce che l'Io è la Jivi che sta nel corpo (l'anima). Ma quegli uomini saggi che possono vedere il Non-Sé (An-Atma) distinto dalla permanente essenza individuale (Atma), sanno che la verità è l'identificazione col Brahman, Io sono il Brahman, e non divergono da tale convinzione. Le caste come quella dei Brahmini, i colori della pelle come il bianco e il nero, gli stadi della vita come quello del capofamiglia ecc., sono condizioni fisiche; non hanno le caratteristiche dello Spirito. Tali condizioni sono sottoposte ai fattori tempo e spazio, appartengono a questo mondo di schiavitù, sono governate dalle cause connesse col mondo materiale, sono stabilite dalla Volontà Divina per il regolare funzionamento del mondo e devono essere osservate da chi è legato alle limitazioni fisiche. Sono invece prive di valore per chi è immune da restrizioni, per chi ha superato i vincoli materiali. Ecco perché le persone costantemente assorte nella contemplazione del Brahman, che hanno ben compreso la realtà fondamentale, non badano troppo ad esse. Come potrebbero, infatti, curarsi di ciò che viene chiamato " casta" ? Ma finché quello stato non è raggiunto, bisogna seguire le regole della propria casta e del proprio stato, senza eccezione. Questa è la legge per il " corpo-cosciente", è la legge fisica individuale, il Dehadharma. I grandi veggenti che capirono il significato del Dharma spirituale (Atmadharma), affermarono che Sath, Cith e Ananda (esistenza, coscienza e beatitudine) sono le caratteristiche fondamentali del Se. Perciò possiamo dire che quei grandi Sapienti raggiunsero il Brahman che è la stessa essenza-coscienza-beatitudine (Sath-Cit-Ananda). Per ottenere la liberazione basta la chiarezza intuitiva che consente la visione dello Spirito; questo è l'essenziale, non la casta o il colore della pelle. Come ottenere quella chiara visione ? Con la pratica del Dharma; del Dharma condizionato dalla casta e dalla posizione individuale. Il Dharma dà la capacità di percepire l’Atma senza nebulosità o velature che lo celino alla vista. L'osservanza del Dharma offre l'esperienza; con l'esperienza si stabilisce la verità; la verità dona la chiarezza di visione; la visione assicura la salvezza. Chi è libero dagli ostacoli interiori che velano l'Atma, può appartenere a qualunque casta o condizione; ciò non ha importanza, egli raggiunge la liberazione. Questo puro strumento interiore, questa limpida mente, è ciò che le Scritture esaltano quando parlano di salvezza.

Coloro che nutrono sentimenti di inimicizia o di attaccamento, anche se vivono nella foresta, non possono sfuggire al male. Coloro che hanno dominato i sensi, anche se appartengono all’Asrama dei capifamiglia, possono essere dei santi asceti. Se si impegnano in azioni non dannose o condannabili, anch'essi meritano di essere chiamati Saggi (Jnani).La loro casa è il " boschetto" in cui attuano l’austerità per acquisire il senso del distacco. La liberazione non può essere ottenuta in virtù della stirpe, non con atti caritatevoli ne con ricchezze, non con celebrazioni rituali ne con pratiche Yoga; ciò che occorre è la purificazione interiore. Per stabilire quale sia l’azione giusta e quella sbagliata, la voce degli Sastra ( Sacre Scritture) è la sola autorevole. Quali che siano lo stadio della vita e la condizione personale, se l'uomo ha come obiettivo la realizzazione del Brahman e se cerca di capire la propria realtà, riuscirà a rimuovere il velo dell'ignoranza ed a riconoscersi nel Brahman. L'attenzione fissa sulla propria essenza interiore è il mezzo per avere la liberazione. Chiunque, a qualsiasi casta appartenga, se capisce questa lezione impartita dai Veda, se vive secondo i principi morali dettati per la fase particolare della propria vita, può raggiungere lo stadio supremo (Parampada), la finale emancipazione. Se non ha difficoltà ad acquisire la conoscenza, l'uomo può rimanere nella condizione di capofamiglia ed avere la salvezza senza dover abbracciare lo stato del rinunciante. Saggi come il grande re Janaka, Aswapathi, Dilipa , raggiunsero la meta nella loro condizione di capifamiglia; fecero ogni sforzo e riuscirono ad eliminare tutti gli ostacoli che li intralciavano nella conquista della Grazia divina; il loro obiettivo era quello di raggiungere il Sommo Dio. Perciò non abbiate dubbi: lo stato di capofamiglia non è un impedimento. Spinti dal desiderio di superare questo oceano del Samsara (il legame di vita, morte e rinascita), marito e moglie devono vivere in perfetta armonia di pensiero e di volontà; il proposito di arrivare alla meta dev'essere ugualmente forte e risoluto in entrambi. Altrimenti la via della rinuncia (Sanyasa) è il loro rifugio. Vedete, anche il sole di mezzogiorno è unito alla sua consorte, l'ombra; la luna, durante le sue fasi, è strettamente legata ai freschi raggi di luce, che sono come il nettare. La Signora della casa dev'essere sveglia, paziente, calma, buona; deve avere ogni virtù. Così la casa sarà splendente; sarà la casa della vittoria anche nel campo spirituale. Non c'è alcuna regola che imponga ad una persona di diventare monaco rinunciatario e sparire quando in casa trova difficoltà nel campo spirituale. Se un marito lo fa senza il pieno consenso della moglie, la sua rinuncia non avrà alcun esito positivo. La cosa migliore che può fare è quella di abbandonare la casa insieme alla moglie e farsi eremita, seguendo il Dharma di quel nuovo stato. Se però ci sono bambini bisognosi di cure e di assistenza , neanche l’eremitaggio è concesso, secondo gli Sastra. Bisogna prima fare in modo che i figli si rendano indipendenti dai genitori e poi lasciarli. Le Scritture perciò impongono che una persona, lo voglia o no, debba mantenere la sua posizione di capofamiglia fino all’età di 48 anni e sforzarsi di compiere il suo dovere senza impacci. Se sorgono difficoltà, deve offrire anche queste al Signore e accettarle tranquillamente come una prova necessaria al Suo piano. Questo è il modo di affrontare la disciplina richiesta al capofamiglia, la via che uomini e donne devono percorrere.

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…Il Dharma è causa di bene per tutti; dona la perfetta gioia in questo mondo e nell’altro. Tutto il genere umano deve vedere la grandiosità di questo Dharma universale. Il Brahmino è noto per le sue qualità particolari: sapienza, bontà, operosità al massimo grado. col suo esempio, è l'ispiratore di virtù, eccelse. Chi promuove, sviluppa, coltiva queste doti, chiunque egli sia, è un Brahmino. Queste qualità eccellenti lo rendono idoneo ad esercitare l’autorità che un Brahmino deve avere. Soltanto un uomo profondamente istruito, che si comporta come la sua istruzione richiede, ha diritto a quel titolo e, se vuole difenderlo, deve fare di tutto per guadagnarsi le qualifiche necessarie. I caratteri che contraddistinguono i membri appartenenti alla classe dei " guerrieri" - i militari - e degli uomini di Governo (Kshatriyas) sono: l'efficienza nelle loro imprese, l’eroismo ed il coraggio, lo spirito di avventura, la sollecitudine nel punire i delinquenti e nel proteggere gli onesti. Chi ha queste qualità ha il diritto di appartenere alla " casta dei guerrieri". Essi hanno il dovere di svolgere tutti i loro compiti con un'attitudine conforme a tali caratteristiche e devono cercare di stabilire nel Paese delle valide leggi per tutti. I commercianti, gli agricoltori, gli uomini d'affari in genere (Vaisyas) devono segnalarsi per la loro capacità di rendere facili e sicure le relazioni commerciali e di agevolare i rapporti fra i paesi, di incrementare la produzione e far prosperare la ricchezza comune. Questo è il loro compito. Devono garantire che l'accordo fra i popoli non si interrompa o non si indebolisca. Devono aspirare alla considerazione generale per l'impulso dato a grandi azioni ed a nobili imprese, per aver contribuito al diffondersi dell'istruzione e della salute pubblica con la costruzione di scuole, ospedali, ecc. Devono destinare i loro averi all'istituzione di opere degne di merito. In questo modo si facilita l'espandersi della virtù e della rettitudine. Gli appartenenti alla quarta classe sociale (Sudra) devono dedicarsi alla produzione ed alla raccolta dei beni di comune utilità senza deviare dal sentiero del Dharma. Sempre pronti a realizzare gli obiettivi dell'esistenza umana ed a battersi per essi, devono provvedere, con avvedutezza, ad immagazzinare e proteggere la loro produzione e cercare , per il bene collettivo, di produrre sempre di più. Ciò che è stato così raccolto dev'essere generosamente adoperato per la diffusione dell'autentica esperienza e per offrire sostentamento e sostegno agli uomini virtuosi. Così, con la collaborazione di questi quattro tipi dell'umana fatica, la ricchezza sarà molta e di vario genere e l'uomo potrà essere contento. Tutti gli appartenenti a ciascuna delle quattro classi devono capire che l’ordinamento sociale è stato ideato per un fine superiore: mantenere il Dharma nel mondo. Se ogni casta compie le sue mansioni, il benessere mondiale sarà senz'altro sicuro; inoltre - ed è anche più importante - ciascun individuo potrà ottenere la beatitudine spirituale. D'altra parte, se si dovesse credere che esiste una sola classe, un solo codice di condotta ed un solo regolamento buono per tutti, la prosperità e la sicurezza del mondo sarebbero compromesse. Se tutti si occupano di commercio, chi comprerà e consumerà i beni offerti ? Se tutti si mettono ad insegnare, dove trovare gli allievi che devono apprendere e mettere in pratica gli insegnamenti? Se tutti comandano, chi ubbidirà ? Se tutti producono e aumentano la produzione, chi cercherà i prodotti del lavoro? Per creare la diversità che deve contribuire a formare l'unità mediante l’applicazione dei principi di Sathya e Dharma ad ogni atto individuale e sociale, il Signore ha regolato il sistema di vita con l'istituzione legittima dei Varna (delle classi sociali previste dalla Legge del Dharma). E’ stato supposto che il comportamento di ciascuno dovesse conformarsi al Varna, che l'occupazione fosse regolata dai Varna; no, la denominazione dei rispettivi Varna era dovuta esclusivamente ai mestieri ed alle professioni. Oggi non ci sono ne Varna, ne mestieri. Un lavoro oggi ed un altro domani; un Varna oggi ed un altro domani; questa instabilità è la causa della turbata atmosfera del mondo, del malcontento generale. Svolgete ogni professione, ogni lavoro, con onestà, nel costante rispetto della verità, con l’imperturbabile serenità della forza d'animo, poi seguite i doveri della vostra classe sociale nelle professioni adatte ad essa. Questo è il sommo bene, questa è la benedizione celeste. Se non si attiene alle regole, l'uomo è destinato alla sofferenza e alla povertà cronica. Si tratta dunque di scegliere fra il primo sistema di vita ed il secondo, tra la salvezza e la perdizione. La vostra salvezza da quella pena è la conoscenza del Dharma.

La conoscenza

Stessi frutti dallo stesso albero pag.38 [100]

sea

Certi alberi, come l'albero del pane, portano frutti fin dalle radici, su su fino al ramo più alto. Forse come il frutto vicino al terra è diverso da quello della cima, o che hanno il sapore di frutti di origine diversa? Sono tutti uguali, non è vero? Certo che fra essi ce ne sono di quelli più o meno teneri, più o meno maturi e perciò più o meno dolci, è naturale. Ma non troverete mai che quelli di sotto sono amari, acidi quelli di mezzo e dolci quelli della cima; acerbo, tenero e maturo sono solo tre momenti dell'evoluzione del frutto, sono caratteristiche passeggere.

Le quattro caste pag.39 [101]

Analogamente si sono formate le quattro caste, che corrispondono alle caratteristiche. alle quattro qualità naturali, dette guna. Come tra i frutti di uno stesso albero, alcuni sono teneri, altri acerbi e altri ancora maturi, così, allo stesso modo gli uomini sono considerati come appartenenti a quattro categorie a seconda del loro stadio di sviluppo, che è giudicato dalle loro azioni e dal loro carattere. Coloro nei cui pensieri e comportamento predomina la qualità sattvica sono classificati come bramini, che progrediscono sulla via verso Dio; coloro in cui predomina la qualità ragiasica sono degli kshatriya; per tanto, le Scritture, in queste classificazioni, si sono riferite e basate sulle qualità connaturate del carattere e a null'altro. E perché? La stessa Gita proclama che il Signore ha stabilito le quattro caste nella considerazione, primo, della predominanza secondo, dal dell'una o dell'altra delle tre qualità o guna, e, compimento di pratiche concrete quali la recitazione dei Nomi di Dio; la meditazione e altri doveri di disciplina!

Bramini per virtù non per lignaggio pag.39 [102]

Anche se uno è nato shudra,35 può acquistare lo status di bramino, la "braminità" per mezzo dello sforzo verso Dio (Brahman) e della disciplina spirituale; ed uno, sebbene nato bramino, diviene un shudra se non si riscontrano in lui quell’ideale e lo sforzo per attingerlo.

Discorso volume II

Pag.219

... sea

Un giorno, un uomo decise di adorare ciò che di più grande vi è al mondo, e cominciò con la terra ma in seguito si accorse che l'erosione a poco a poco la riduceva. Il mare non era più vasto ed infinito dopo che Agasthya lo aveva dissecato. Quanto a quest'ultima Agasthya non era che una piccola stella nell’immensità dei cieli. Il cielo era vasto quanto un piede del Signore (vedi, la storia dell'Avatar Trivikrama); ma il Cuore del devoto era in grado di tenere racchiuso il Signore stesso e quindi concluse che era la cosa più grande che esisteva al mondo.

La vera devozione non conosce caste e colui che la possiede rispetta tutte le caste. Secondo i Veda nessuna casta è superiore o inferiore all'altra.

Una bambola di zucchero è zucchero ovunque. Dio parlò delle quattro caste simbolizzandole con le quattro parti del suo corpo. Ciò vuol dire che tutti gli esseri sono nobili ed hanno uguale importanza e le differenze non sono che al livello dei ruoli loro assegnati. La bocca non può camminare ed i piedi non possono parlare; ecco tutto! La voce comanda e le braccia proteggono!

In verità tutti coloro che pensano che il loro dovere sia quello di battersi, sono <<Kshatrya>> (Casta dei militari e di legislatori). Coloro che pensano che il loro dovere sia studiare i <<Veda>> e le <<Sastra>> sono dei brahmini, e non coloro che pensano che sia un loro diritto. Ieri mi sono rivolto agli uomini in particolare, oggi mi rivolgerò alle donne. Molte fra voi maledicono il giorno che sono venute al mondo e pensano all'ora della morte come ad un sollievo. Molto male! Non potete sfuggire le vostre responsabilità e andarvene prima che il vostro compito sia terminato. Sarebbe un segno di debolezza e di vigliaccheria da parte vostra. Voi credete che il ricco, il letterato ed il potente siano felici! No! Nessuno al mondo lo è, a meno che abbia eliminato tutti i suoi desideri fino all’ultimo; oppure che non abbia più desideri da soddisfare. L'ultima soluzione è la migliore e la più naturale, Credetemi! Prendete i fastidi che si presentano come prove elementari alle quali vi Sottopone il Signore per insegnarvi il distacco. L'aria condizionata serve quando fa molto caldo, non è vero? Quando voi perdete un figlio chiedetevi se era nato con il solo scopo di rendervi felici. No! Egli doveva compiere il suo destino. Il padre di Gauthma Buddha fu talmente rattristato nel vedere il proprio figlio mendicare per le strade con la sua scodella in mano che esclamò: <<Tutti i miei antenati erano dei re! Quale maledizione può avere un mendicante in questo nobile lignaggio! <<Buddha gli rispose: <<Tutti i miei antenati avevano una scodella in mano! Io non ho re nel mio lignaggio!>>. Il padre ed il figlio avevano preso due strade differenti ed il sangue del figlio poteva essere fatale al padre in caso di trasfusione. Un'altra cosa: dovreste essere più fermi e costanti nella vostra disciplina spirituale. Sbarazzatevi della tendenza a chiacchierare e ad occuparvi degli affari degli altri e di ciò che non vi riguarda. Rispettare le regole che sono state stabilite per la vita nell'Ashram e date il buon esempio ai nuovi arrivati! Questo vale anche per gli uomini! Avete molto probabilmente notato che non Mi rivolgo mai chiamandovi <<devoti>> poiché, per meritare questo nome, vi occorre un più grande senso di sacrificio ed una solida fede ed una disciplina ferma. Quando il Principio divino senza forma ed illimitato prende una forma dovete spendere qualche secondo della vostra vita a cercare la Sua Grazia. Sfortunatamente non realizzate la fortuna immensa che vi è offerta. Negli anni a venire la gente vi onorerà perché voi avete avuto la fortuna che milioni di altri non hanno avuto. Vi riveriranno e s'inchineranno davanti alle vostre foto sui loro altari. Vivete ed amate per meritarvi un tale onore!

Domande e risposte

Pag.21 I quattro stadi della vita

D.- Qual è il miglior dharma da seguire in questo cosmo del corpo umano? Qual è la condizione (ashrama) più favorevole all'espletamento di questo dharma? Complessivamente, quanti stadi ci sono nella vita?

R.- Gli stadi della vita (ashrama) sono in tutto quattro. Quando li avrai conosciuti, saprai deciderti a favore di quello che fa per te, analizzando gli obiettivi raggiunti, i progressi e la tua indole. I quattro stadi sono: Brahmacharya, Grihastha, vanaprastha e Sannnyasa.

D.- La parola Brahmacharya e lo stadio a cui corrisponde vengono spiegati in modi differenti da vari autori. Desiderei sapere da Voi il vero significato del termine e della condizione di vita a cui si riferisce.

R.- Benissimo! Si crede che tutti coloro che non sono diventati dei capifamiglia (grihastha) abbiano il diritto di ricevere l’appellativo di brahmacharin. Ciò è oltremodo errato. Meritano il nome di brahmacharin solo coloro che distolgono la mente dalle illusioni del mondo, sono sempre impegnati nel pensare a Dio, non si intrattengono nel vedere o nell'ascoltare frivolezze, seguono il buon senso, non cedono alla gioia né al dispiacere, tengono in perfetta forma mente, intelligenza e consapevolezza per mezzo dell'incessante contemplazione del Principio di Dio (Brahmatattva).

D.- E che cosa significa esattamente Grihastha?

R.- La condizione del Grihastha non consiste nell’essere sposati e nel vivere con moglie e figli, come la maggior parte della gente crede, bensì nel trattare con ugual considerazione parenti, amici ed estranei, senza contravvenire ai doveri della propria casta e del proprio stato. Il Grihastha non deve ignorare i diritti degli anziani e gli obblighi dei più giovani; dev'essere pieno di comprensione e di sollecita disponibilità ad aiutare il prossimo; deve trattare con amore e gentilezza chi ha bisogno di lui e le persone da cui dipende; ogni esperienza del mondo deve renderlo più saggio; dovrebbe avere dimestichezza con le Sacre Scritture (Shastra), prestare attenzione al proprio dharma ed evitare di trascurare i propri doveri (adharma); deve dare protezione e sostentamento a moglie e figli con senso di responsabilità; deve calpestare gli Otto Egoismi, che sono: l'orgoglio, il menar vanto l) della propria casata, 2) della ricchezza, 3) del carattere, 4) dell'avvenenza personale, 5) della giovinezza, 6) della cultura, 7) del luogo di nascita e 8) del proprio progresso spirituale. Consapevole delle quattro mete o purushartha - che sono i doveri del proprio stato (dharma), il perseguimento del benessere materiale (artha), la soddisfazione dei desideri (kama) e la liberazione (moksha) - libero dall'orgoglio per ciò che possiede, anche se è ricco, dedica una parte del giorno a servire gli altri; non ha sentimenti di ostilità verso altre famiglie; ha fiducia nella moglie, e merita quella di lei; la comprende pienamente ed è da lei compreso in piena fedeltà e fiducia reciproca. Così si manifesta il Grihastha.

D.- Ed ora, che significa Vanaprastha?

R.- A questo livello, l'uomo sente che tutte le dualità sono false e infondate. Il Vanaprastha non ha più desideri, si stacca da tutti i vincoli del mondo, non ama vivere in luoghi affollati ed anela alla vittoria per mezzo della preghiera e della ripetizione di un mantra (mantrajapa). Così, conduce una vita austera; mangia con moderazione solo cibo crudo, specie frutti e foglie. Va in cerca della compagnia di saggi e di maharishi. Si attiene ai loro insegnamenti e procede senza tentennamenti sulla via della realizzazione del Signore. Per decidere di ritirarsi in solitudine e condurre la vita di ascesi (sadhana), deve avere il consenso della moglie ed aver provveduto ai figli. Deve prendere con se la moglie nel suo viaggio spirituale, qualora essa lo voglia accompagnare e, d'allora in poi, saranno come fratello e sorella. Se si seguono queste nuove norme di vita, si può vivere il Vanaprastha anche restando in casa. Al contrario, se si continua a vivere la vita di prima anche nell'eremo della foresta, quello non è Vanaprastha. Chi segue il Vanaprastha non deve abitare presso gente sposata. Deve osservare i voti prescritti per ogni stagione dell'anno, e sfidare la pioggia, il sole e il freddo a seconda della stagione. Deve fare molta attenzione a non permettere che la frivolezza della mente lo attragga verso i piaceri mondani. Deve cercare di trovar piacere solo nella contemplazione del Signore e nel dimorare nella Sua Gloria.

D.- Che cos'è il Sannyasa?

R.- Il Sannyasa è l'essere al di sopra e al di là di tutti i richiami esercitati dai piaceri sensoriali o materiali. Il Sannyasin ha come unico scopo della vita la contemplazione del Signore, che gli è necessaria come il respiro ed è la sua unica ragion d'essere, sempre e dovunque. La sola sua gioia è questa contemplazione. Egli sa che ricchezza e parentele, affetti e attaccamenti non sono che transitori, soggetti al declino e alla fine. Egli respinge financo i segni esteriori della propria casta e i samskara4 come quello dell’upanayana; si veste di un saio color ocra, da mendicante, non vive in luoghi popolati, si ciba solo di ciò che trova e non maledice i posti dove non trova da mangiare. Non mangia due volte nello stesso luogo, né dorme due notti di seguito nella stessa casa. Non solo, ma vince anche il bisogno del sonno e del cibo, poco gli importano i rigori delle stagioni ed è sempre contento e felice, in compagnia del Signore, che invoca nella sua meditazione (dhyana).

D.- Al giorno d'oggi si vedono in giro molti che indossano il vestito color ocra del sannyasin. Sono tutti dediti alle discipline che avete or ora descritte?

R.- Naturalmente, non sono pochi coloro che vestono in quel modo, ma non è possibile che tutti vivano conformemente a quell'abito.

D.- Ve ne sono molti che, anche se si proclamano sannyasin, fondano degli ashram, si mettono in affari, si fanno una posizione e brigano per avere fama e potere. Che si deve dire di costoro?

R.- Degli istituti come gli ashram, che tu dici, sono un grave intoppo per una genuina rinuncia e per l'abbandono di tutte le agitazioni mentali. L'impegno di mantenere e di mandare avanti un ashram è di ostacolo a chi voglia abbandonare ogni azione volta a un fine. Non occorre che ti dica quale sia il nome che meritano codesti sedicenti sannyasin; basta che ti dica che essi non meritano affatto il nome di sannyasin.

D.- Svami, come fa ad essere di ostacolo lo sviluppo di un ashram dove si aiuta gente, che, come noi, è in cerca dei mezzi per la liberazione? Del resto, come fa a tirare avanti un ashram, se mancano i soldi? Mi auguro che non sia un male accettare sovvenzioni offerte volontariamente.

R.- Mio caro, si parla di furto quando si portano via dei valori sfondando un muro o scassinando una porta, ma è un furto anche indurre, con soavi paroline, una persona a donare i suoi beni, sia pure alla luce del giorno. Se un sannyasin, per qualunque motivo, getta gli occhi su del denaro, fa del danno al proprio progresso spirituale. Dovrebbe lasciare tutti questi compiti a un devoto fidato e limitarsi ad essere un testimone disinteressato. Suo dovere non è quello di far prosperare l’ashrama, ma di far si che coloro che cercano ashraya (aiuto) siano sicuri di ricevere aiuto spirituale.

Le fiamme del desiderio di far crescere l'ashram diverranno un incendio di egoismo fine a se stesso e bruceranno tutto ciò che di buono c'è nel sannyasin, specialmente la beatitudine dell'anima (atmananda), e sarà un fuoco che distruggerà non solo lui, ma anche coloro che dipendono dalla sua guida. I sentimenti di "io" e di "mio" sono le scintille che provocano tale distruzione e l'uomo deve attaccarsi a guide che siano prive di questi sentimenti. Quando l’ashram divenisse il fattore di primaria importanza, la cosiddetta "guida" sarà costretta ad attaccarsi agli uomini, mentre dovrebbe accadere il contrario. Invece, egli non deve dipendere dal mondo; dev'esser libero da tutte le dipendenze. E’ questa la caratteristica del Sannyasin.

Pag.27 Liberazione e karma

D.- Si parla anche di Avadhuta. Chi sono quelli cui spetta questo nome? Come si distinguono?

R.- Come i Vanaprastha e i Sannyasin, anche costoro devono essere liberi da ogni attaccamento e da ogni sentimento di avversione; sono neutrali verso tutto ciò che li circonda e poco importa loro di stare in una foresta o in una metropoli. Non si sentono legati da alcuna relazione con gli altri, né pensano al passato, al presente o al futuro. Camminano in silenzio e intimamente sorridenti sulle spine e sui sassi, sempre gioiosi e attenti. Non cercano comodità né riparo, né cibo o posto per dormire, perché il loro sostentamento (ahara) è la beatitudine divina (ananda). Ancor oggi sugli Himalaya ci sono degli avadhuta, immersi nell'intima beatitudine della loro anima, in grotte silenziose. Nessuno riesce a vederli. Soltanto per tua buona sorte potresti giungere alla loro presenza. Molti però fingono di essere degli avadhuta, e si fregiano di quel nome. Ma i veri avadhuta non vanno in cerca di pubblico e non si esibiscono; se capitano per caso tra la gente, passano via senza dar nell'occhio, per non attirare l'attenzione su di sé. Se ti accade di vedere un cosiddetto avadhuta in compagnia di altra gente e lo vedi immischiato in affari profani, prendilo per uno yamadhuta, un mostro!

D.- Fino a quando si rimane legati al deha-dharma, aghi obblighi e ai doveri relativi al corpo fisico?

R.- Finché non si conosce l'anima che dimora nell'individuo (jivatman). Non appena la si scopre e la si riconosce, quei doveri non sono più necessari.

D.- E per quanto tempo si resta consapevoli di questo Sé incarnato nell'individuo (jivatman)?

R.- Finché il ruscello raggiunge il mare, finché il flusso dell'anima (jiva) non sia tornato alla sua Sorgente, al Mare del Sé Supremo (Paramatman) da cui provenne....

Pag.55 Stati sociali e caste

D.- Svami, dei quattro ashrama o stati sociali brahmacharya, grihastha, vanaprastha, sannyasa qual è quello fondamentalmente più importante?

R.- Come tutti gli esseri viventi dipendono dal respiro vitale (pranavayu), così tutti i quattro ashrama dipendono dallo stato di capofamiglia (grihastha). E’ lui a provvedere cibo e bevanda a tutti gli altri e a proteggerli. Egli fomenta lo studio dei Veda e conserva le Scritture. Perciò la condizione di capofamiglia è la più importante. Nelle sacre rivelazioni (shruti) nella Narada Parivra jakopanishad e nella Manudharmashastra si dice che il capofamiglia, che si attiene rigorosamente all'osservanza del proprio specifico dovere (ashramadharma), merita il più grande rispetto.

D.- Eppure, Svami, alcuni dicono che il sannyasin è superiore al grihastha. Fino a che punto è giusto? Vorreste chiarirmelo?

R.- Qualunque sia la condizione di vita, l'ashrama, se la persona segue il proprio dharma, ossia i doveri del proprio stato, li mette in pratica e desidera fermamente la liberazione, la può ottenere, senza dubbio alcuno. Per ottenere la conoscenza del Sé (atma-jnana) non occorre preferire un ashrama ad un altro; tutti sono in grado di garantirsela, e non c'è né superiore né inferiore. Solo il carattere e la condotta si possono tacciare di inferiore o di superiore.

D.- O Svami, dicono che la condizione di chi vive una vita di famiglia, la condizione del paterfamilias, crei dei vincoli, mentre invece il brahmacharya e il sannyasa liberano. Come è nata questa opinione?

R.- Su questo non sono d'accordo. Chi guadagna denaro con mezzi onesti, onora l'ospite, serve e allieta il suo prossimo, raggiunge la liberazione tanto come chi è dotto nello studio delle Scritture ed è ben stabilito nella filosofia fondamentale dello Spirito. Nessuno può attraversare l'oceano delle nascite e delle morti per il semplice fatto di essere un sannyasin o un brahmacharin. La nobiltà della nascita, le conquiste ascetiche, lo stato monastico, la profonda preparazione dottrinale, in se non servono a niente. Occorre anche una ferra e fedele aderenza al dovere del proprio stato (svadharma), allo studio delle Scritture come i Veda e la Bhagavad Gita e ad una vita spirituale disciplinata, fatta di preghiera (japa) e di meditazione (dhyana).

D.- Svami, quali sono le virtù che devono coltivare coloro che si trovano in ognuno di questi quattro ashrama, per essere salvi?

R.- Sono dieci le virtù che comprendono tutto il dharma basilare dell’aspirante: l) compassione (daya); 2) non impossessarsi delle cose degli altri (asteya); 3) vigilanza (intelletto) (dhi); 4) sapere (vindya); 5) veridicità (satya); 6) disciplina dei sensi (indriya-nigraha); 7) pulizia (shaucha); 8) pazienza (kshama); 9) tenacia nel raggiungere la mèta (dhriti); 10) non essere irascibili (akrodha).

Devono essere coltivate tutte e dieci, in ogni ashrama. Se non si raggiungono, la vita è stata sprecata, a qualunque stato sociale si appartenga. La routine giornaliera della vita è cosa essenziale e deve riflettere queste dieci qualità. E’ proprio ciò che il Signore Krishna disse ad Arjuna, in risposta a quello che Gli aveva domandato.

D.- Svami, avete detto che questa stessa domanda, circa l'importanza dei riti quotidiani ingiunti dai Veda con queste dieci prescrizioni, fu fatta da Arjuna; quale fu la risposta del Signore Krislna?

R.- Disse Krishna: <<Il grado più alto di liberazione raggiunto da coloro che praticano lo yoga della scuola Samkhya (samkhyayogi), dagli adepti dello yoga della Conoscenza (Jnanayoga), lo raggiungono anche coloro che compiono azioni libere da qualsiasi desiderio (nishkama-karma-yoga); danno tutti lo stesso risultato>>. Sappi che questa è la verità; e in questo non c’è differenza tra il grihastha e il sannyasin. Ciò che occorre è una pratica indefettibile e uno sforzo sincero. Occorre, perciò, rinunciare al desiderio, abbandonare l'egoismo e il senso del possesso, e si deve perfino scartare l'attività dei pensieri e stare sempre in una contemplazione centrata solo sul Principio Divino (Brahmatattva). Per chi ci riesce, non esiste più dolore, perché non c'è più ombra d'ignoranza; il saggio che vi è, giunto non sarà più tratto in inganno da ciò che è falso e transitorio. Anche se uno arrivasse a realizzare questa Conoscenza (Jnana) nell'ultimo istante della vita, è certo che sarà liberato dalla ruota delle nascite e delle morti.

D.- Perché allora si sono stabilite queste caste, i varna?

R.- Esse si riferiscono solo all'aspetto fisico dell'uomo e non hanno nulla a che vedere con il suo aspetto spirituale; indicano solo la maschera visibile. E’ ovvio che, per "fisico", si intende anche l'intelletto, la mente, la consapevolezza (citta), il complesso dell’antahkarana Finché tutte queste componenti non sono addestrate e regolate, non si può mettere in atto il dharma spirituale (atmadharma). La nascita (jati), il credo ( mati) e il codice morale (dharma) sono tutti aiuti per regolare e sublimare gli istinti e gli impulsi dell'uomo, e perciò i saggi li accettano e li onorano. L'Atma è Essenza, Coscienza e Beatitudine (Sat-Cit-Ananda)., questa è la sua natura, se si deve proprio dare un'indicazione, e l'Uomo ne può prender piena coscienza solo se purifica cuore, mente e intelletto. Chi possiede questa purezza raggiunge la liberazione, a qualunque casta (varna) appartenga, in qualunque condizione sociale (ashrama) si trovi; ecco quello che proclamano le Scritture. Chi è assediato da attaccamento verso alcuni e da avversione contro altri, anche nella solitudine della foresta non avrà che male. Chi invece, da grihastha, in mezzo alla famiglia, ha vinto i sensi è un vero asceta (tapasvin). Impegnato in azioni irreprensibili, ha titolo per diventare un saggio (jnani). Per chi non ha attaccamenti, anche la casa è un romitaggio ed egli può raggiungere la liberazione anche se mette al mondo figli, se si dedica ad attività, acquistando ricchezze in modo lecito e praticando sacrifici e offerte (yajna e yaga) e rituali siffatti. Ciò che serve per la liberazione è proprio la libertà dalla contaminazione degli attaccamenti. L'attaccamento è la catena.

Pag.59 Le Scritture e il sannyasa

D.- Svami, Voi dite che si devono fare certe cose e non farne delle altre: come facciamo a saperlo? Sulla base di quale autorità?

R.- Sull'autorità delle Scritture (Shastra). La Manusmriti stessa dice, ad esempio, che lo stato "sociale” (ashrama) e la casta (varna) servono solo alla purezza fisica, e che non influiscono sull'acquisto o sulla perdita dell’Altissimo.

D.- Se è così, perché preoccuparci tanto della casta, degli stati sociali e delle norme che ne conseguono?

R.- Beh, sono necessarie finché non sarai libero dagli attaccamenti (raga). Fino allora, e proprio per liberarti, dovrai osservare alla lettera le regole e i limiti. Finché dura la malattia, si deve prendere la medicina e ogni malattia dev'esser curata col rimedio adatto, no? E con una certa dieta ed un regime appropriato. Quando poi ci si è liberati dalla malattia, si può partecipare al banchetto con tutti gli altri. Se non si accetta questa regola, e se i malati vogliono prender parte al festino dei sani, è il disastro. Le caste (varna) e gli stati della vita (ashrama) sono i farmaci prescritti a coloro che soffrono di questo morbo dell'esistenza, della mondanità e dell'attaccamento al mondo (bhavaroga). Il raga (attaccamento) è roga (malattia) e questa può sparire solo con la stretta osservanza del regime. Finché non sarete in salute, non potrete esser liberati; è questo il vero significato del Vedanta, e chi lo conosce, qualunque sia la sua condizione di vita, perviene alla liberazione (mukti).

D.- Svami, c'è stata qualche grande anima che ha ottenuto la liberazione pur trovandosi nello stato di capofamiglia (grihasthashrama)?

R.- Janaka, Ashvapati, Dilipa sono proprio esempi di persone che sono arrivate alla liberazione, pur vivendo una condizione familiare.

D.- Svami, non è d'obbligo seguire strettamente ciò che prescrive la Tradizione rivelata (shruti ), che impone all'uomo di passare per lo stadio del brahmacharya e poi, dopo esser passato attraverso la fase della vita di famiglia (grihastha), divenire un vanaprastha e seguire tutte le norme e le restrizioni di questo stato, per far finalmente voto di rinuncia totale (sannyasa)? Oppure si può entrare nel sannyasa e saltare i gradini precedenti?

R.- Certo; non appena hai raggiunto il distacco dagli oggetti dei sensi, puoi prendere il sannyasa. Se non sussiste questa condizione, l'uomo finisce per cadere. La rinuncia totale può esser attinta in qualunque condizione sociale; non c'è nessuna regola ferrea che, imponga di passare attraverso gli ashrama, e questo lo dice anche la Rivelazione (shruti). La ragione è che un'anima già così pura (da esser subito disposta alla rinuncia totale, NdT) ha superato l'istruzione degli stadi precedenti: la purificazione nel crogiolo della vita in esistenze precedenti. Le sue tendenze distruttive sono state sradicate e quelle progressiste, elevatrici, sono state sviluppate in quelle stesse vite anteriori.

D.- Come faccio a sapere se tali trasformazioni sono già state ottenute in vite precedenti? Si può, da qualche segno, sapere se una certa condizione di vita può esser saltata? Se ce ne sono, vogliate dirmelo, Ve ne prego!

R.- Il fatto che un tale non senta inclinazione per i tre ashrama, che non senta alcun'attrattiva, né attaccamento per essi è un segno chiaro. Se nella vita precedente si è sviluppato il distacco, mancherà l'attrattiva. Dacché nasce un barlume di coscienza che è reale solo l'Atman, viene il distacco dai primi tre stadi della vita terrena, e possono esser saltati i primi tre passi della serie. La Rivelazione (shruti) lo approva, ma la persona che inizia, l'aspirante al sannnyasa, lo deve esaminare a fondo ed esser sicuro che egli non abbia più impulsi né attaccamenti alle cose dei sensi. Si deve iniziare al samnyasa solo chi non ha più agitazioni nella mente, le cosiddette vritti; solo in questo caso egli dimostra di non avere attaccamenti. Anche il candidato deve farsi il proprio esame per vedere se la sua coscienza è scevra dalle qualificazioni (guna) di tamas, rajas e perfino di sattva. Se non ha una libertà siffatta, non solo infrangerà i voti del sannyasa, ma potrà anche crollare sotto il peso del suo voto e fare una fine disastrosa.

D.- La rinuncia o sannyasa è di un solo tipo, o ce ne sono vari?

R.- E’ di tre tipi: c'è il dehasannyasa, il manosannyasa e l'atmasannyasa.

D.- Che cos'è il dehasannyasa?

R.- E’ solo un'apparenza di sannyasa, e solo per ciò che concerne il corpo. Lo vedi vestito del saio color ocra, prende il nome da religioso, la figura è quella di un sannyasin, ma è uno che non è consapevole di essere Atman; si aggira fra tutti i desideri terreni, attaccato alle cose materiali. E’, a tutti gli effetti, un uomo come gli altri.

D.- E il manosannyasa?

R.- Il manosannyasin ha abbandonato tutte le decisioni e i desideri; tiene la mente sotto stretto controllo, non si fa guidare da impulsi né da agitazioni ed è sempre calmo e composto.

D.- Per terzo, avete menzionato l’atmasannyasa.

R.- L’atmasannyasin travalica tutti i pensieri che non siano dell’Atman, perché è sempre immerso nella contemplazione della Vera Realtà, "Aham Brahmasmi". La sua coscienza di essere essenza divina o Atma, è costante; la sua beatitudine è continua, un'ananda che è akhanda, ininterrotta. Questo (stato di coscienza) viene chiamato anche l’"Ambrosia della Rinuncia" (amritasannyasa). Solo il fulgore dello splendente disco solare può disperdere la più fitta tenebra; allo stesso modo, solo lo splendore della luce dell'atmasannyasa può dissipare le tenebre dell'ignoranza e distruggere le croste che avvolgono il cuore impedendo che l'Atma risplenda in tutta la sua Gloria.

D.- Come arrivare a questi tipi di rinuncia? E da quali segni si può inferire di averli raggiunti?

R.- Il dehasannyasa si raggiunge discernendo tra l'eterno e l'effimero, tra il fuggevole e l'imperituro. Il manosannnyasa si raggiunge col dominio delle divagazioni della parola, dei sensi e della mente. L’atmasannyasa lo si ottiene imbevendosi dei principi del pensiero vedantico. Quando queste influenze educative divengono forti, e ti trovi ben fermo in queste virtù e in quest'atteggiamento, puoi avere la Liberazione per l'effetto combinato di questi tre stadi.

D.- Tra tutti costoro, quali sono i veri fortunati? Quali quelli che hanno speso la vita in modo degno?

R.- Ecco: il più fortunato, in verità, è colui il quale, come un'ape, sugge in silenzio e in gran gioia il nettare del fiore, sempre immerso nell'assaporare l'ambrosia della beatitudine atmica; egli ignora questo mondo, che per lui è solo una scena (drishya); è lui, in verità, il più fortunato, e la sua è la vita più degna. D.- Allora, Svami, che intendono dire gli anziani quando parlano del raggiungimento della verità (satya), qell'indistruttibilità (nitya), della purezza (nirmala) e della pace imperturbabile (shanti)? Come si raggiungono queste quattro perfezioni?

R.- Come ho già detto, colui che non si attacca alla "scena", ma è assorto nella propria beatitudine atmica, raggiunge la verità, l'eternità, la purezza e la pace. Basta che ne raggiunga una sola, perché ognuna le include tutte.

Sadhana

10. pag.12

L’Asrama dharma ed il Varna dharma (i codici di condotta morale prescritti per le caste e per coloro che sono nei quattro stadi di vita, studente, capo famiglia, rinunciante e monaco) non impediscono in alcun modo la disciplina di fissare la mente su Dio o di purificare la mente dal male o di adorare Dio attraverso tutte le proprie azioni, parole o pensieri. La distinzione del sesso, della casta, dello stato o dello stadio di vita riguardano solo coloro che vivono coscienti del corpo come realtà e che agiscono come se il mondo fosse assoluto ed eterno.

11. pag.12

La casta senza carattere è senza valore: è soltanto un’etichetta. La sadhana senza volontà come base è come il viaggio di un cieco. La morale, la virtù, il carattere, questi sono elementi essenziali. Su queste basi, se la sadhana viene fatta seguendo il codice relativo al sentiero scelto, non ci saranno dubbi circa il successo. Ma dovete fare attenzione ad una cosa essenziale: non dovete lasciar posto alla pigrizia semplicemente perché la Jaathi (o nascita) non è importante. Solo coloro che hanno praticato lo Yoga nelle precedenti vite e che non poterono completare il processo, avranno questo tipo di trattamento. La prima cosa da fare è di acquisire la Neethi, che è prescritta per la Jaathi; nutrire la Jaathi con la Neethi e diventare perfetti con un altro stato di vita. Per una parte del sentiero della sadhana e della spiritualità, sia la Jaathi che la Neethi saranno di aiuto. Attraverso di esse i Guna saranno sublimati.

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Lasciatemi dire che la vita matrimoniale ed essere un Grihastha non fermerà il vostro cammino verso la Realizzazione. Guardate vostra moglie ed i vostri bambini come cosa santa da custodire, e serviteli con questo spirito. Preparatevi per il celibato e la disciplina spirituale dall’età di cinquant’anni. I cinque sensi devono essere dominati durante le cinque decadi della vostra vita trascorsa. La conclusione di esse significa che avete conquistato i cinque nemici dell’uomo: lussuria, ira, avidità, attaccamento, orgoglio e odio. Quando avrete settant’anni, dovrete essere preparati per l’unione con i setti raggi, i sette oceani e i sette colori del raggio solare; cioè, dovrete essere lontani, molto lontani da desideri ed ideali mondani, e il più vicino possibile al punto di unione, attraverso la sadhana. Gli ottant’anni vi dovranno vedere accanto alle deità che presiedono agli otto punti cardinali, più o meno divini, negli attributi e nelle caratteristiche. I novant’anni vi porteranno o almeno dovrebbero condurvi nel Regno dei nove Pianeti, nel Regno Super. Quando l’uomo avrà raggiunto i cento anni, lasciando dieci decadi, egli dovrà aver dominato i dieci sensi. Dei dieci, i primi cinque dell’azione, gli altri della conoscenza e del divenire, senza tracce di azioni o di affetti o il desiderio per essi. Egli e l’Assoluto sono Uno e Indivisibile.

La via della Verità

pag.27 COLORE E CASTA

Il Dharma indù e le sue regole di vita sono fondate sulle Caste e sull’Asrama (lo stato sociale). Vediamo anzitutto il principio delle Caste nella religione. La parola Maya usata nel Vedanta e la parola "Casta", non sono state sufficientemente considerate anzi, sono state criticate; esse, insieme alle loro distinzioni, sono state condannate come pura invenzione della mente umana, così come il concetto di Maya, che ignora il mondo chiamandolo "illusione", perché contrario alla ragione. Le Scritture (Smrithi) dichiarano: "Chaatur varnyam, maya srshtam" “Io (Dio) ho creato i quattro Varna" Brahmanosya mukham, aseeth; baahooraajanyah krthah etc. "Il Bramino è uscito dal viso di Dio, dalle sue braccia lo Kshatriya etc.". Le caste quindi sono una creazione di Dio e se il sistema delle caste ha prodotto distinzioni disastrose, la colpa sta nell’averne interpretato male il concetto. Le caste si formano naturalmente nella società. Cosa vuol dire esattamente "casta"? Si è mai cercato di saperlo?

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"Varna" è una parola ed ogni parola ha un significato. Per provare che l'albero esiste, la parola "albero" è sufficiente perché la parola è un suono che indica qualcosa che esiste. Il suono "elefante" è la prova dell'esistenza di quell’animale, come quando pronunciando le parole "gatto", "cane", "volpe", le forme di quegli animali ci vengono subito in mente. I suoni esistevano prima di noi, noi siamo nati in un groviglio di suoni che non abbiamo generato. Ogni parola deve avere un significato, non possiamo scegliere a nostro piacere; esse con le loro implicazioni esistevano anche prima della nostra nascita e noi le usiamo quando vogliamo e quando ne abbiamo bisogno: ecco tutto! La parola implica l'atto del parlare. Essa in Sanscrito si dice Pada. Ogni oggetto nel mondo è chiamato in lingua Sanscrita Padaartha che vuol dire "significato della parola”. La collina è un cumulo di terra che viene indicato con la parola "collina". le parole Bramino e, Sudra ci dicono che ci sono state e ci sono persone che rispondono a quei nomi. Le domande: "Chi è un Bramino ?" "Chi non lo è?" sono per ora irrilevanti. Ciò che ci ha fatto sapere che esistono sono i concetti di "parola" e di "significato" cioè di " nome" e di "forma". I Veda dicono. Vaachaarambhanam Vikaaro Naamadheyam - "Nome e forma sono un'unità indivisibile”, come Siva e Parvathi, l'attivo e l'inerte, l'oggetto e la sua immagine, la luna ed il chiaro di luna.

La parola nasce dal pensiero, il pensiero è modellato dall’esperienza, l’esperienza dipende dal desiderio ed il desiderio nasce dall'ignoranza che ha diversi nomi: Ajnana, Maya, Avidya, Prakrithi (la natura) e che è fondamentalmente Divina perché ha la sua base nel Signore che è la Gloria innata e la Saggezza, e per questa ragione, essa non dovrebbe preoccuparci molto.(3) Quando la luce è presente il buio non esiste. Il Signore ha dichiarato: " Io voglio diventare moltitudine " e quella volontà si è manifestata nella forma del Cosmo che è da Lui governato per l'eternità. Pertanto, nome e forma sono i risultati di quella volontà divina e non di una volontà umana. E’ assurdo che l'uomo pretenda di essere stato lui ad originarli; solo l'Onnipotente può averlo fatto! Questa è la ragione per cui il Signore è chiamato "Supremo". Alla domanda “Dio esiste?” la risposta risiede nella parola stessa "Dio" che ne è l’indisputabile prova. Il mondo consiste di numerosi oggetti e ciascuno di essi ha un nome. Nessuno ha mai scoperto come o perché questi nomi siano stati dati, ne è possibile dare una spiegazione soddisfacente; anche se si facesse uno sforzo, il risultato sarebbe solo una supposizione. E’ meglio concludere perciò che essi sono un prodotto della volontà Divina. Parole che usiamo correntemente durante la vita come "madre", "bimbo", dharma (rettitudine), adharma (immoralità), paradiso ed inferno non sono artifici umani bensì dispensazioni divine ed i Veda autorevolmente lo dichiarano. Consideriamo ora un altro punto: vi è qualche esempio al mondo di una parola che non abbia un significato? No! E’ impossibile. Ogni parola ha un significato e quel significato è una decisione di Dio. Solo quando gli uomini lo riconosceranno, il mistero della vita potrà essere svelato. Pertanto quando si dice che il Bramino è uscito dal Viso di Dio, o che le quattro caste sono state create da Dio, ciò vuol dire che ci devono essere gruppi definiti dalla parola "casta" e persone rappresentative di quella "casta". Dio ha creato le caste secondo le tendenze e le attività svolte dagli uomini. Il concetto di Varna (casta) potrà essere capito in tutto il suo significato quando si compirà un'indagine approfondita ed obbiettiva. Varna correntemente vuol dire "colore" e pochi sanno perché tale significato si colleghi con la parola "casta”. Nella parola Varna, la radice V r vuol dire "descrizione" "elaborazione" ed anche il processo di "contare"; la radice rn significa "piacere" o "gioia".

Pertanto Varna significa: "accettare di buon grado, con piacere, dopo elaborata considerazione”. Il rosso, il bianco ed il nero sono colori di base, gli altri sono loro derivati; il bianco simbolizza la tendenza satwica, il rosso quella rajasica ed il nero quella tamasica(4). Questo è il mistero della creazione. Gli individui nascono con le proprie tendenze ed aspirazioni, o "caste" scelte e non imposte. In realtà è l'intelligenza che determina le attività e il carattere che, a loro volta, formano il tipo di esistenza. I Veda e le Scritture indicano con dovizia di particolari le cause della nascita, della vita e della morte nelle caste, nelle religioni, nella famiglia, ma pochi sono coloro in grado di capire queste teorie. La casta, lo stato sociale, la famiglia ed anche la religione sono determinate dai Guna e dal Karma. I Veda dichiarano che essi non dipendono dall'uomo ma dalla volontà Divina. Bharat (l'India) è stata designata come Karmabhoomi o Karma-Kshethra: la terra santa dell'attività rivolta a Dio. Tutti gli uomini sono pellegrini che camminano verso questa Santa terra, dove le attività umane si trasformano in sadhana (discipline spirituali). Le Sacre Scritture di questo Paese, Sruthi, proclamano a gran voce che l'individuo è l'artefice del proprio destino, del proprio stato sociale, delle ricchezze, della povertà, della sua libertà e della sua schiavitù. L’individuo assume dopo la morte, reincarnandosi, la forma che ha desiderato quando era in vita. Il Karma decide della nascita (Jnma), della ricchezza, della povertà, del carattere, dell’attitudine, del livello di intelligenza, della gioia, della pena di questa vita. Si deduce che la futura vita dell'individuo dipende dall’attività suggerita dal livello di intelligenza di ognuno. Può succedere, tuttavia, che taluni, nati in caste "elevate", compiano atti impropri che li declassano a caste "inferiori". Bramini, ad esempio, discendono a livello rajasico e tamasico mentre persone nate in caste "inferiori" compiono azioni satwiche. Quei "bramini" sono Janma Brahmin e non Karma Brahmin cioè Bramini per nascita e non in virtù dei loro atti, e viceversa. I Veda dichiarano che è il comportamento che decide la casta e non la nascita. Le persone che hanno natura satwica sono rare nel mondo e quei pochi esistenti sono influenzati dal Rajas che colora il loro carattere. Questi individui, nonostante siano nati come Bramini, sono coinvolti in attività rajasiche, e vengono classificati come appartenenti a classi miste. I Veda non hanno ignorato questo caso ed i suoi effetti. I Veda sono imparziali e non hanno pregiudizi, non elevano qualcuno o scartano qualcun altro: essi dicono la verità. Ad esempio: Kausika era uno Kshatriya (un soldato), una persona con una natura rajasica, ma, come risultato delle sue azioni nelle vite precedenti, le attitudini e le tendenze satwiche entrarono nella sua coscienza ed egli aderì strettamente alla verità; si trasformò e sublimò la sua coscienza in uno stato puro. Il mantra che pronunciò da quel livello di coscienza fu la Gayathri. Egli è conosciuto come Viswamithra o il Mithra del mondo intero, per cui divenne il benefattore dell’universo. I Bramini hanno accettato questo mantra come un dono di Dio e lo hanno riverito e recitato traendo da esso immensa gioia. Kausika era un Janma Kshatriya (o soldato per nascita) ma divenne un Karma-Brahmin cioè un Bramino in merito alle sue attività. I Veda indicano la via a tutta l'umanità, senza pregiudizi o senso di distinzione o parzialità; essi indagano solo sul pensiero e sull'azione dell’individuo. I filosofi di oggi potrebbero nutrire qualche dubbio a questo proposito, e ciò è perfettamente naturale, perché quando si dice che la volontà divina ha stabilito le caste, ne dedurremo che esse dovrebbero esistere in tutti i paesi del mondo. Ma nessuna regola dice che qualunque cosa creata debba trovarsi necessariamente dappertutto! Sono state stabilite leggi e prescrizioni, codici di comportamento diversi a seconda dei paesi, dei climi, delle attività peculiari. Nessuna legge dice che gli alberi che crescono in India debbano crescere anche in altri Paesi. Potremmo affermare che le stelle del cielo esistano anche sulla terra? Oppure che i pesci che vivono nell'acqua debbano vivere anche sulle montagne? Dio Solo sa e decide ciò che deve accadere e a chi, dove e perché; il resto non ha alcun valore! Eventi come la nascita sono determinati da circostanze di spazio, tempo e causalità, e non sono legati ai nostri bisogni ed alle nostre reazioni più o meno favorevoli; per questo la semplice osservazione e l'analisi superficiale circa le caste porterà solo ai dubbi. Questi dubbi sono inevitabili perché nutriti dall'Ego, mentre la realtà è distinta e separata dalle fabbricazioni dell'Ego. Quando la gente comincia ad agire seguendo i suoi capricci e a dire tutto ciò che le salta in mente, di essa si può solo pensare che è un modello di pura ignoranza.

pag.115 IL CORPO DIVINO

Secondo la concezione indiana, l'umanità è divisa in quattro gruppi, relativi alla natura e alle inclinazioni dell'uomo. Le quattro categorie sono: I Brahmini (Intellettuali), gli Kshatriya (i soldati), i Vaisya (i commercianti) e i Sudra (i lavoratori). Questa classificazione non è fondata sull’egoismo o sul tentativo dei forti di dominare i deboli e non è neppure la conseguenza di un complotto per impedire il progresso umano, ma dev'essere considerata come un piano ideato per promuovere l'espansione delle attività umane, nel rispetto e per la salvaguardia delle caratteristiche tipiche di ciascun individuo, ed è la vera via del progresso dell'umanità. Questo sistema è stato adottato per promuovere e regolare le attività umane onde assicurare armonia e benessere sociali. Il Maestro della Gita, il Signore Krishna, disse: "Ho creato le quattro caste sulla base delle naturali inclinazioni di ciascuno. Sappi che Io sono l'autore ed anche il non-autore, l'Immutabile" (8)

All'inizio il mondo era prevalentemente di natura Satvica e per conseguenza tutti erano Brahmini.

Più tardi, per il diffondersi di varie vocazioni ed il manifestarsi di inclinazioni e preferenze, si formarono le caste. L'unica classe, quella dei Brahmini o dei saggi, i Rishis, subì, pertanto, nel momento in cui le caratteristiche di base variarono, una selezione nell'interesse della giustizia sociale e dell’armonia. Nello Shanti-Parva (Mahabbharatha) il saggio Bhrigou rispose in modo molto dettagliato alla domanda del saggio Bharadwhaja a proposito di tale avvenimento: "I Brahmini, dediti a piaceri mondani, affetti da egoismo, soggetti ad ira, lussuria ed altre passioni, hanno il Rajoguna che macchia la loro innata natura satvica e quindi sono classificati come Khatriya (guerrieri); coloro i quali non aderiscono all'ideale sacro e che mostrano qualità tamasiche tinte dal rajoguna sono chiamati Vaisya; i restanti che, vivono coinvolti in occupazioni violente, che sono sporchi ed usano mezzi tamasici per vivere sono i Sudra". In questo modo i Brahmini formarono le diverse caste garantendo la sicurezza alla società umana: questo è quanto affermano le Scritture. Coloro che hanno caratteristiche puramente satviche sono i Brahmini; coloro che hanno qualità rajasiche miste con quelle satviche e quindi dotati di coraggio ed eroismo sono gli Kshatriya, in grado di proteggere la società umana; coloro che non hanno valore né eroismo ma possiedono talenti adatti al commercio sono i Vaisya ed in loro i due guna rajas e tamas sono mischiati; gli altri che non hanno la resistenza fisica né il coraggio mentale necessari per il commercio, sono per natura tamasici e quindi impegnati in professioni tamasiche; essi sono i Sudra che, con il loro lavoro, contribuiscono alla prosperità ed alla pace del mondo. Le quattro caste sono inseparabili come le membra di un corpo e quindi non è giusto considerarle "superiori" o "inferiori". Ognuno svolge la sua funzione al fine di rendere il corpo sano e forte, e vincere il più alto stadio della coscienza svolgendo il proprio ruolo. L'organizzazione vedica delle caste è un piano divino e le quattro caste sono considerate come le quattro membra della persona cosmica o Purusha. Questa verità diventa chiara se esaminiamo anche quanto è detto nel Rgveda: "Coloro che sono dotati di natura satvica ed hanno la Conoscenza Suprema sono i Brahmini e rappresentano il viso della Persona Cosmica; coloro che sono fisicamente forti e coraggiosi ed hanno nella loro natura le qualità rajasiche e satviche insieme, sono gli Kshatriya e rappresentano le braccia della persona cosmica; coloro che hanno natura rajasica frammista a qualità tamasiche e sono dotati nelle arti e nel commercio sono i Vaisya e rappresentano le coscie della persona cosmica; le persone attive ed impegnate in un lavoro fisico e in cui predomina il guna tamasico sono i Sudra e rappresentano i piedi della persona cosmica". Il Signore è pertanto descritto nel Rgveda come la mirabile, risplendente incarnazione di tali parti. L'organizzazione delle caste è profondamente sacra e significativa ma è caduta nelle mani di individui privi di intelligenza ed egoisti, che hanno ristrette vedute e bassi ideali; essi la spiegano secondo la moda in voga, come un piano architettato dalla maggioranza per sopprimere la minoranza, recando così grave danno al mondo. La casta è la stessa Persona Cosmica che si manifesta nella società umana, che è la forma visibile del Signore, affascinante in ciascuna delle sue membra. E’ deplorevole che questa verità non sia riconosciuta universalmente! La grande fortuna di questo paese è che il Signore, nella Sua totalità figurativa del sistema castale, promuova la pace, l'armonia ed il benessere di tutta l'umanità. Non riconoscere questa eredità e dichiarare che tale sistema è un espediente umano e che tutti gli uomini sono uguali, basando tale conclusione sulle caratteristiche esterne, è un grave errore. I gruppi con segni tipici particolari si formano a causa delle differenze di carattere e di professione; non tutti possono essere satvici in questo mondo umano, anzi, pochi hanno questa natura. Non si può affermare, basandosi sulle apparenze, che tutti gli uomini sono uguali. In linea di massima, nei Sudra predomina la caratteristica tamasica, ma molti di loro hanno la pura qualità satvica. Fra i Brahmini, per contro, vi sono molti in cui prevale la qualità tamasica. Perciò la religione vedica ha chiaramente espresso che la nascita non è determinante per stabilire la casta che, invece, può essere definita solo dal carattere e dalla professione individuali. Le quattro caste, poiché sono le membra del corpo divino, unico e solo Signore, sono importanti ed indispensabili, e lo scopo di ciascuna è quello di servire il Signore servendo l'uomo, secondo il proprio dharma, i costumi e le usanze.

Alcuni affermano che i Sudra non avrebbero né il diritto né la responsabilità di praticare discipline spirituali, perché questo privilegio è riservato solo ai Brahmini; ma dobbiamo ricordare che la restrizione viene fatta per la natura Sudra e non per l'individuo nato come Sudra, così come la concessione di quel diritto è stata fatta alla natura brahminica e non all'individuo nato come brahmino. Le mucche sono inutili come animali da sella, mentre i cavalli non possono darci latte; ciò è dovuto semplicemente alla natura e alle caratteristiche di ciascun animale: entrambi sono quadrupedi ma hanno differenti compiti: le due nature decidono che uno è in grado di dare latte e l'altro può essere cavalcato. Le caste non sono fondate sulla razza o sulla nascita, ma sulle tendenze innate e la professione svolta. Come tutte le scintille fanno parte di un unico fuoco, così esiste l'unica casta umana che non può essere considerata disgiunta e sarebbe inutile affermarlo. Gli esseri umani non sono separati dall’Assoluto Universale, Brahman. Il rapporto fra Dio e l'Uomo non è un rapporto di identità, ma di causa ed effetto; il particolare rimane distinto e separato dall'universale fino alla liberazione finale…

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