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Causa ed effetto

La scienza di Dio

I frutti dell'azione [1] pag.197

Dei tre strumenti che impiega l'uomo uno per pensare, il secondo per parlare e il terzo per agire quest'ultimo è il corpo che, con le sue mani, è pronto a trasformare in atto il pensiero espresso dalla parola. L’azione, il lavoro, l'opera compiuta dalle mani dell'uomo sono la fonte di tutta la gioia e il dolore in cui l'uomo viene a trovarsi implicato. L'uomo dice di essere contento, oppure di essere ansioso, d'aver paura, di essere nei guai, e attribuisce la causa di tali condizioni a qualcun altro, non a se stesso.

Causa ed effetto [2] pag.197

Quest'opinione poggia su basi errate; la gioia e il dolore son dovute alle azioni del soggetto. Lo si creda o no, ciascuno deve subire tutte le conseguenze delle proprie azioni. E’ una legge di natura. Liberissimi di non credere nell'estate e nell'inverno, nel fuoco o nella pioggia; tutti però sono soggetti al caldo e al freddo, e i loro effetti li colpiscono, anche se non ci credono. Ne consegue che la cosa migliore da farsi è dirigere le nostre azioni secondo una linea corretta.

Le cause sottili dell'azione [3] pag.197

Le mani non sono le sole membra, i soli agenti delle attività umane, del karma. Occorre star attenti alla purezza di tutto ciò che si fa, che si vede e che si ascolta. Pensiero, parola ed azione devono esser scevri da superbia, avidità e odio. Le parole che si dicono devono essere prive di questi difetti; le cose che si desiderano ascoltare devono essere pure da queste qualità superficiali ed attraenti; i piaceri che si cercano non devono esser macchiati di malvagità. Gli studenti devono innanzitutto assimilare queste lezioni nella loro mente e dimostrare il loro effetto in quello che dicono. Le lezioni contenute nelle parole devono infine esser tradotte in azione.

Quelli che Dio ama di più

3 - pag.80 LA GHIRLANDA DI <<BRAHMA>>

La Ghita insegna che, al posto di sviluppare gli attaccamenti, ed esserne poi disillusi quando le cose accadono, è molto meglio, sin dall'inizio, sviluppare il distacco verso le cose e gli oggetti del mondo. L'uomo che non riconosce la verità insita in questa saggezza, opera e pianifica molte cose. Smettetela di pensare sempre: <<Devo fare questo, devo fare quello!>> Qualunque seme piantate in qualunque terreno, ne avrete di ritorno le conseguenze. Se il seme appartiene ad una categoria il frutto sarà della stessa natura. Qualunque azione darà i frutti appropriati che vi verranno donati da Brahman sotto forma di una ghirlanda. Quando uscite dal seno di vostra madre non avete intorno al vostro collo nessuna ghirlanda né d'oro né di perle. Ma una ghirlanda invisibile ci sarà, formata dai frutti delle attività e delle azioni che avete fatto durante molte vite. Questa è la ghirlanda che ci è data da Brahman. Essa non si vedrà fisicamente, ma sarà là per tutto il tempo della vostra vita. Le persone che conoscono questa verità e cioè che per ogni azione ci saranno delle conseguenze, cercheranno di fare solo buone azioni, intraprendere buone attività ed avere buoni pensieri. Questo è quanto insegna la Ghita, come uno speciale esercizio e <<sadhana>> per i devoti.

sea

Il Re Janaka aveva una straordinaria competenza nella conoscenza di Brahman ed era chiamato il Re del <<Videha>> che vuol dire: non avere il sentimento di essere il corpo. Una notte, dopo avere cenato, discusse certe cose con i suoi ministri e, quindi, andò a letto un poco più tardi. La Regina che lo vide stanco, chiese alla servitù di andarsene perché non voleva disturbarlo. Dopo un po' di tempo, improvvisamente, il Re Janaka si sveglio ed incomincio, in modo strano, a chiedere; <<E’ questa la Verità o è quella? E’ questo o è quella?>> La Regina cercò di capire cosa stesse dicendo e si spavento. Egli continuava a chiedere; <<E’ quella la verità o è questa?>> La Regina allora chiamo i ministri e gli altri dignitari e, tutti insieme, chiesero al Maharaja che cosa ti tormenta? Qual'è il tuo dubbio? Che cosa vuoi? Ma il Maharaja non li ascoltava. I ministri allora chiamarono il Saggio <<Vashista>>, il quale venne e chiese al re: <<Che cosa vuoi? Qual'è il tuo dubbio? Posso chiarirlo?>> Ma il Re rispondeva sempre: <<E’ questa la verità o è quella?>> <<Vashista>> che era omnisciente, chiuse gli occhi e cominciò a chiedersi il perché di quel comportamento. Nel sogno, il Re Janaka aveva realizzato la confisca del suo regno e che stava vagabondando per la foresta. Egli aveva molta fame, piangeva e si lamentava: <<Ho fame! Ho fame!>> Alcuni briganti, che stavano mangiando su dei piatti di foglie, presero pietà di lui e gli offrirono del cibo. Nel frattempo, sopraggiunse una tigre e tutti scapparono. Egli quindi non poté mangiare e riprese a lamentarsi: <<Ho fame! Ho fame!>> Quando si sveglio, si trovo a palazzo, sul letto reale, con a fianco la Regina, per cui cominciò a chiedersi quale fosse la Verità. Se il sogno, oppure il fatto che stesse vivendo nel palazzo. Maharishi Vashista che aveva capito tutto, disse: <<Re Janaka! Nessuna delle due cose è vera tu solo sei vero!>> <<Non c'è nessun sogno nello stato di veglia, e non c'è nessuna veglia nello stato di sogno. In entrambi pero tu esisti e, poiché esisti in questi due stati, tu sei la Verità!>> Durante la veglia c'è il <<sogno di giorno>>, durante la notte vi è il <<sogno di notte>>, ed entrambi sono una illusione.

La Ghita ha detto che dobbiamo riconoscere la verità che questo mondo è fatto di continui cambiamenti e che consiste in tutti questi difetti e queste illusioni!

Ghita Vahini

1 - pag.175 L’"atma'' è la base di tutto

Krishna! Tu dici che coloro i quali riconoscono il mondo come tale, non possono pretendere di conoscere i "Veda". Il mondo è un effetto e non può essere differente dalla sua causa. Come è possibile? Il mondo che vediamo è soggetto a nascita, crescita, trasformazione e morte, mentre Dio è eterno, vero ed immutabile. Non vi è nessuna affinità fra i due: essi sono come l'acqua ed il fuoco! Ti prego, dammi la spiegazione>>. Così implorò Arjuna, e, Krishna rispose: <<Arjuna! Nel mondo sensoriale ogni singola cosa ha la sua caratteristica o "guna". Il "guna" dipende dal suo proprietario che è l’"atma''. Esiste una base, una "adhara", sulla quale insistono i "gunas" o le caratteristiche di ogni essere e di ogni oggetto di questo mondo. Quella "adhara" è l”atma’’. Fissa la tua attenzione su questa base immutabile e non sulle manifestazioni mutevoli, altrimenti rischi di essere trascinato nel flusso. Come il seme è la base per il tronco, i rami, le fronde, le foglie ed i frutti dell'albero, così "prakrithi" o "prapancha" o il mondo, è l'albero che nasce dal seme l”atma’’. Il mondo è la combinazione e permutazione dei cinque elementi che sono latenti nella base. Considera l’"atma'' che è la base, come essenziale ed il mondo come la sua espressione manifesta. Colui che ha afferrato questa verità con una disciplina costante, merita il nome di "Vedavid" o maestro dei "Veda". Ma senza l'inchiesta approfondita, senza discriminazione fra reale ed irreale, l'individuo che considera ciò che vede come eterno, finisce per smarrire la strada. Come potrà scoprire la realtà? Il desiderio di conoscerla nasce da "daivamsampathi", dagli attributi divini." Asurasampathi" o le tendenze maligne invece gli fanno dire di sapere mentre non sa, e lo inducono ad affermare falso ciò che è vero. Il desiderio di conoscenza non nasce in lui>>.

1 - pag.187 Essere liberi dall'egoismo

Come gli abiti nascondono il colorito della salute, così l'anima dell'individuo è velata dall'egoismo o "ahamkara", che impedisce di rivelare lo splendore del principio divino che è il suo tesoro nascosto. L'egoismo è la radice di tutti i mali, di tutti i difetti e di tutte le deficienze. Esso nasce dal desiderio o "kama”. L’assenza di desiderio è lo stato di non egoismo.

Cos'è "moksha", se non la liberazione dai legacci dell'ego?

Meriterete la liberazione quando sarete capaci di spezzare le catene del desiderio. Gli uomini si occupano, in lungo ed in largo, di attività, spinti dal desiderio dei benefici che ne derivano, e si ritirano, invece, quando gli atti non danno loro nessun profitto. Ma la Ghita condanna entrambe quelle attitudini. Sia che le conseguenze ci siano o meno, l'uomo non può sfuggire all'obbligo di essere attivo. Come può allora l'uomo evitare di essere coinvolto nelle conseguenze? La Ghita insegna "karmaphala thyaga" (abbandonare gli attaccamenti al frutto del karma) come "sadhana" più proficuo a questo scopo. Che lo si desideri o meno, ogni atto porta delle conseguenze più o meno immediate: ciò è inevitabile! Le conseguenze possono essere buone o cattive ma, se l'atto è dedicato al Signore, non toccheranno colui che lo compie. Da questa sacra dedica, l'azione è trasformata in un ordine più elevato e fatta santa, sacra e divina. L’atto compiuto invece sotto l'ispirazione dell'ego sarà sempre legante. Coloro che sinceramente cercano di realizzare Dio, devono liberarsi dal desiderio "nanakaara-sunya", eliminazione del sentimento di "io" e "mio". "Moksha" o la liberazione è lo stadio in cui non si conosce né gioia né dolore, perché al di là di entrambi. Krishna volle che il suo amico e devoto Arjuna raggiungesse quello stadio, quindi gli insegnò le vie, i mezzi ed i metodi per riuscirci e, così facendo, lo usò come strumento per il benessere di tutta l'umanità!

La conoscenza

Il dualismo non é un problema pag.57 [172]

Quando si dice che lo Spirito è immutabile, si sottintende che altre cose subiscano modifiche, e allora ci si può chiedere: come la mettiamo con l'Advaita, il Non dualismo? Ma, se non esiste nulla all'infuori dell’Atma, è sbagliato parlare di una duplice entità: non sono due, ma una sola! Non ci sono dubbi in proposito, non ne possono sorgere.

Dipendenza fra Causa ed Effetto pag.57 [173]

Perché si dice che non esiste nulla all'infuori dell’Atma? Ecco la ragione: l’Atma è la Causa di tutto, e non ci possono essere distinzioni fra Causa ed Effetto. La Causa non esiste senza Effetto, e l'Effetto non esiste senza Causa.

L'Osservatore Universale pag.57 [174]

Qualcuno si tormenta con questo dubbio come può l'Atma essere la Causa Universale? L'Atma è la Causa Universale, perché è l'Osservatore Universale. L'osservatore è la causa di tutta l'illusione del mondo, l'osservatore crea l'argento nei riflessi della madreperla; le varie scene del mondo onirico sono creazioni dell'osservatore. Dunque, l'Atma, che è l'Osservatore, è lo strumento della molteplicità delle cose percepite nello stato di veglia.

Corso estivo 1993

La Mente Superiore = il Supremo Sé Divino pag.24

Un individuo, quando si sveglia da uno stato di sonno profondo, sperimenta una sensazione molto piacevole. La ragione di questa sensazione piacevole è l'assenza della mente nello stato di sonno profondo. E' sempre la mente la causa sia della gioia che del dispiacere, del piacere e del dolore. La gioia che deriva dallo stato di sonno profondo viene attribuita alla "Mente Superiore". Questa è associata con il corpo causale. Il rapporto tra causa ed effetto è responsabile di tutti gli avvenimenti nel mondo. Il Divino è la causa ed il Cosmo è l'effetto. Questo è MAHAKARANA (centro super-causale) ed è responsabile di tutto quello che succede nell'Universo. E' anche conosciuto come "Mente Illuminata". Questa è l'Energia che illumina ogni cosa nel mondo. Per poter sperimentare questo Principio Cosmico abbiano bisogno di una forma Divina. Questo è il "Sé Super-Divino", chiamato anche PURUSHATVA, che, in realtà, è l’"Oltre Mente", ossia l'aspetto Divino. Questo aspetto Divino viene chiamato PURUSHATVA. Durante ha giornata pronunciano continuamente 'io". Dove sta questo "io"? Questo in realtà è l’aspetto di PURUSHATVA. Questo "io" si trova in ogni creatura. Ogni persona, durante una normalissima conversazione, cita "io" riguardo alle sue azioni, come, "io vado", "io mangio", "io taccio" ecc. Quindi in ogni individuo questo "io" rappresenta l'esistenza di questo grande aspetto di PURUSHATVA. Qua1’ è il significato di PURUSHATVA? Non si diventa un uomo semplicemente indossando un palio di pantaloni e una camicia. La parola "PU" rappresenta l'aspetto Divino che vibra in tutto il corpo, dalla testa ali piedi, "PU" significa PURUSHATVA. Come si forma il none di "PURUSHA"? Il corpo è un posto sacro (PURAM) dove vive il JIVl ( essere vivente-anima) e per questo è conosciuto come "PURUSHA". Può essere il corpo di una donna o di un uomo. La differenza esiste solo nel sesso, perché sia l’uomo che la donna sperimentano la fame, si arrabbiano e hanno delle sensazioni emotive comuni. In un momento di dolore l’uomo piange, e così fà anche la donna; quando l’uomo ha fame mangia e anche ha donna; l'uomo si arrabbia e anche ha donna. Quindi, come vedete, hanno gli stessi livelli emotivi. Ma ci può essere un uomo che soffre in silenzio ed un altro che esprime la sua sofferenza lamentandosi a voce alta. Noi non dovremmo prendere in considerazione tali differenze perché i loro corpi sono dei posti sacri e al loro interno vive Dio. In ogni corpo c'è questo aspetto Divino. Il mondo intero è un riflesso della forma grossolana e della forma sottile. Dio è la causa, il mondo è l’effetto. Esistono tutti e due, il corpo sottile ed il corpo grossolano. Nella vita di ogni uomo ci sono delle esperienze felici. Le cinque sensazioni, i cinque organi di azione, i cinque organi di percezione, i cinque involucri vitali, e i quattro strumenti interiori: la mente, l'intelletto, l'ego e la coscienza (24) tutti questi sono collegati e formano 24 aspetti. In questi aspetti "MAHAPURUSHA" diventa il venticinquesimo aspetto. Quindi l'insieme dei 25 aspetti forma il corpo umano. Così come questi 25 aspetti sono contenuti nell'uomo, anche il mondo contiene 25 aspetti. Il corpo e la nazione sono l'obbiettivo ed il suo riflesso. Non esiste alcuna differenza tra questi due. Ma se si osserva questo aspetto da un punto di vista terreno, allora si trovano molte differenze. Questa è la vera caratteristica di MAYA o illusione. Questo aspetto di Maya fa dimenticare la "Realtà" all'uomo e questo lo spinge in molte situazioni difficili. In relazione a questo, Ramdas cantò, con significati filosofici, le tribolazioni della vita e l'essenza della filosofia della vita. Nello stato di veglia ogni cosa è un’illusione. Quando dormite siete immersi nel sogno. Voi credete solo nel sogno e credete che sia vero. Quanto durerà questo sogno? Durerà finché voi non vi sveglierete e ignorerete il sogno. Ma qual'é la cosa vera, il sogno o lo stato di veglia? Uno è un sogno diurno, l'altro è un sogno notturno. Quindi, tutti e due sono sogni.

Mettete in pratica la Verità   pag.28

...Noi guardiano solo al contenuto e non alla base del contenuto e così creiamo problemi a noi stessi. Qui c'è un bicchiere. Può l'acqua essere contenuta senza una base? Quindi il bicchiere è la base. L'acqua è il contenuto. Anche la Divinità è la base e il mondo è il contenuto. Dio ed il mondo sono forme di causa e di effetto. Il Signore Vishnu è la forma cosmica dell'universo che noi cercheremo, in modo molto prudente, di indagare. Ogni cosa è una manifestazione di Dio. Noi dobbiamo sviluppare questa prospettiva. Non esiste nulla come buono e cattivo nel mondo. Negli occhi di Dio, non esiste alcuna cosa come cattiva. E' solo nella visione dell’osservatore, che è difettosa e trova i difetti negli altri....

Verità-Bontà-Bellezza pag.31

(Sathyam- Shivam- Sundaram)

Incarnazioni di Amore,

Colui che ha il cuore pieno di compassione, la cui parola è piena di amore e di verità, il cui corpo è dedicato al servizio del prossimo, non sarà colpito né da forze negative né da influenze avverse del KALI YUGA.

"Né le sacre scritture, né i sacri testi

potranno sollevare la cortina della mente.

Davanti alla cortina c'è l'essere umano, e dietro c'è Dio.

La Causa stà da una parte e l'Effetto dall'altra".

Sebbene il Sé individuale e la Realtà Assoluta, la Causa e l'Effetto siano una e la stessa cosa, sembrano essere separati per l'interferenza della cortina della mente. Attraverso il dominio della mente, l'Essere individuale può diventare il Sé Assoluto, PRAKRITI (mondo) può essere trasformato in PARAMATMA (Oltre il Sé) e la Causa può diventare l'Effetto.

Pensieri e mente pag.41 – (42)

...La mente dell'uomo brilla di purezza risplendente se lui coltiva pensieri, idee e sentimenti nobili. Solo coltivando la purezza della mente possiamo garantire la purezza delle azioni. E solo atti puri possono condurre a risultati puri.

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Noi seminiamo il seme del pensiero e raccogliamo il frutto dell'azione. Noi seminiamo il seme dell'azione e raccogliamo il frutto della natura. Noi seminiamo il sene della natura e raccogliamo il frutto del carattere. Noi seminiamo il seme del carattere e raccogliamo il frutto del destino. Da questo risulta evidente che il nostro destino dipende dai nostri pensieri. I pensieri sono la causa dell’elevazione o della caduta dell’uomo. I pensieri ci possono condurre verso le prigioni dell'oscurità oppure verso spazi illuminati. I pensieri sono il reale respiro vitale dell’uomo.

Coltivando pensieri cattivi di odio, invidia, rabbia e di ego l’uomo causa la sua rovina. Il danno che provoca ai suoi simili torna come un boomerang su di lui con tutta la sua forza e potenza, l’uomo che maltratta, critica, perseguite e scandalizza i suoi simili, in effetti maltratta, critica, perseguita e scandalizza il Signore Stesso. Completamente ignorante della presenza Divina negli altri, l’uomo dà libero corso a questa condotta efferata. L'uomo che di spada ferisce di spada perisce; l'uomo che ferisce un altro sarà ferito a sua volta; l'uomo che maltratta un altro sarà maltrattato a sua volta. Come è il pensiero così è l'effetto o la conseguenza.

Come sono i sentimenti così saranno i risultati.

Completamente ignoranti del potere della mente e della sua potenza, noi sottovalutiamo l’importanza suprema della mente.

La nostra vita intera dipende dalla mente. Dovremmo fare dei seri sforzi per capire il potere della mente.

Che cosa è Sadhana?   pag.44 – (45)

...L'uomo che non si rende conto del potere e della forza della mente permette a sé stesso di cadere, giorno dopo giorno, in profondità abissali. I pensieri cattivi non tarderanno a manifestarsi domani, se non lo hanno già fatto oggi. L'uomo penserà che una piccola azione cattiva che ha compiuto non lo danneggerà in alcun modo, ma in effetti le azioni cattive tornano su di lui come boomerang, dieci volte più forti....

Atma, la luce del corpo pag.111 – (112)

...Alcune persone discutono e dicono che il mondo non è la creazione di Dio e che invece è nato in modo spontaneo. Ma è sciocco dire così perché non esiste alcun effetto senza una causa.

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Così come una persona che fà una ghirlanda ha bisogno dell’aiuto dei fiori, dell’ago e del filo, ci deve essere pure qualcuno che fonde la materia e l’energia. Anche se noi abbiamo un contenitore, dell’olio e uno stoppino, ci deve essere qualcuno che accende la lampada, perché il contenitore, l’olio e lo stoppino non possono accendersi da soli. Non è possibile fare una collana senza un gioielliere anche se si possiede l’oro e le pietre. Anche se un ragazzo possiede l’intelligenza, non può conoscere l’alfabeto, a meno che non ci sia qualcuno che glielo insegni. Senza la guida di un insegnante per il ragazzo è impossibile acquisire la conoscenza. Il vero Guru è colui che ha sperimentato quello che insegna.

Colloqui

  •  

D.- Finora, hai parlato di certe cose importanti: l) il mondo esterno; 2) il mondo interno; 3) il Divino (Bhagavan). Sono entità separate, come causa ed effetto, o sono legate l'una all'altra?

SAI - [24] pag.142

Pensaci un pò tu! La risposta l'ho già data in Prema Vahini, e ti dev'essere arrivata oggi. Leggila, vedi bene quello che c'è scritto a proposito del rapporto fra "colui che serve", "chi viene servito" e il "mezzo del servizio".

D.- Hai anche parlato di variabile e invariabile (ksharam/aksharam), eterno e non-eterno (nityam/ anityam). Ci sono anche altri nomi?

SAI - [25] pag.142

Questi due si chiamano anche Purusha e sono detti "conscio-inconscio" (cetana/acetana), oppure "animato-inanimato" (jiva/jada). In altri contesti, i Purusha kshara e akshara prendono anche il nome di para e apara Prakriti. Se ci rifletti con intelligenza chiara, vedrai che cambiano solo i nomi, ma non la Cosa.

D.- Allora, Svami, come kshara-akshara ha per sinonimo Purusha, il Signore (Bhagavanta) ha qualche sinonimo?

SAI - [26] pag.142

Eccome! Bhagavan è ben noto con un nome molto appropriato, Purushottama, il Sommo tra i Purusha, ossia lo Spirito Supremo.

D.- Quanto è dolce questo nome! E i Purusha hanno origine dal Purushottama?

SAI - [27] pag.142

Ecco il grosso problema. Hai già chiesto una volta se "hanno origine"! Usiamo un linguaggio appropriato, per non avere significati errati. Non dobbiamo dire "originati dallo Spirito Supremo": essi risplendono in Lui. Ti ho già detto prima che questi Purusha sono indicati dai termini para-apara Prakriti, Jiva-Jada. Questo termine - Prakriti - dà l'impressione di qualità essenziale (svabhava) e di Energia Cosmica (Shakti), non è vero?

D.- Sì; direi che lo Spirito Supremo è il Primo e la Sua Prakriti il secondo.

SAI -[28] pag.142

No, sbagli. Ripensaci. C'è qualche differenza tra la cosa e la sua natura? E’ possibile separare e vedere la natura staccata dalla cosa? Eppure tu hai detto "due".

D.- Mi sono sbagliato, Svami; non sono separabili; i due sono una cosa sola.

SAI - [29] pag.142

sea

Nel parlare comune diciamo "lo zucchero è dolce", "il sole dà luce", "fa caldo", ecc. Ma il dolce è nello zucchero, la luce è nel sole. Non sono separati, sono uno. La dolcezza non è nota se non si mette in bocca lo zucchero; se non si vede il sole, non si conoscono né la luce né il calore. Così, il Divino ha due caratteristiche, e quando parliamo delle due diciamo Purusha e Prakriti, ma in realtà sono uno.

Nel Divino la Prakriti (che vien detta Mahamaya, "la Grande Illusione" è immanifesta e inseparabile, come la dolcezza nello zucchero. Avinabhavasambandam indica proprio questa relazione. Per un semplice Volere, questa Illusione avvolge il Divino e si manifesta nel Cosmo (Brahmanda). Questo è ciò che si chiama Forma Cosmica Piena ed Assoluta (Samashti- Visvarupa). E’ l’Assoluto che Si manifesta come Universo, per mezzo del potere dell'Ignoranza (Avidya), secondo la Volontà Divina.

D.- Cosa succede, Svami? Tutto era così chiaro e questa Ignoranza che salta fuori adesso mi mette in crisi! Spiegami, Ti prego.

SAI - [30] pag.143

Non aver fretta! Conosci la parola Vidya? Che cosa significa?

D.- Studio significa: Vidya vuol dire "studio"!

SAI - [31] pag.143

Vidya significa "Conoscenza", jnana. Se ci metti davanti un A, diventa Ajnana, "nescienza", Ignoranza metafisica. Per quanto fondamentalmente una, l'Ignoranza prende molte forme.

Discorsi vol. X 1° tomo

pag.166

...L'uomo è considerato la corona del regno animale, egli è il vertice degli esseri viventi. Di Janthus, si dice, egli è il più alto. Perché? Perché è il solo animale che possa investigare su se stesso e diventare consapevole e rivelare la divinità che egli in realtà è. Gli altri animali non hanno avidità per la ricerca delle cause e non bramano questa saggezza. La sete di conoscenza ha guidato molti a porsi il problema se Dio esiste e altri a negarne l'esistenza. Dio è descritto nella Ghita come "più piccolo del più piccolo" e "più grande del più grande". Lasciateci un poco considerare questo paradosso. Noi non possiamo vedere l'aria che ci circonda, che inspiriamo ed espiriamo in ogni momento della nostra vita. Come possiamo vedere allora il piccolissimo atomo e le sue particelle di energia? Ugualmente, con una visione annebbiata, e perciò limitata, come possiamo visualizzare Brahman, la forza Divina di base, che manipola anche la sottile energia dentro l'invisibile atomo? Naturalmente quando la visione è purificata nel suo aspetto più sottile, come sukshma-buddhi, e quando siamo equipaggiati dijnana-chakshu (l'occhio della saggezza), come era Arjuna, allora possiamo identificare la Divinità che sta nella più piccola forma o particella. Per comprendere l'essere più grande del più grande, considerate il sole. E’ più di 93 milioni di miglia lontano dalla terra. Perciò se noi viaggiamo verso il sole alla velocità di 500 miglia all’ora per 24 ore al giorno, ci vorranno circa 20 anni per raggiungerlo. Il sole è così grande che il globo terrestre potrebbe essere scaricato in ognuno delle migliaia di stagni o "buche" che gli astronomi hanno scoperto in esso. Le stelle che sembrano essere così piccole e molteplici sono, ciascuna, molto più grandi del sole, e le distanze fra esse sono spesso anche più grandi della distanza fra il sole e la terra! Come può mai la meschina mente dell'uomo concepire questa vastità dell'intero cosmo? Ma ecco, ancora, i saggi col loro intelletto acuto e con la mente assorta in estatica contemplazione, sono stati capaci di visualizzare Dio immanente nel macrocosmo quanto nel microcosmo, trascendente persino le stesse linee di confine di spazio e tempo. La loro esperienza li ha condotti a esprimere la loro adorazione attraverso nomi come Dio, Allah, Jehovah e Bhagavan. Queste sono incarnazioni della gloria e della grazia che essi hanno gustato, dell'amore che hanno percepito al centro del cosmo. L’universo creato è chiamato prakriti. Prima della creazione c'era la tenebra; dopo la creazione ci fu la luce. La tenebra era lo stato thamasico, quando non c'era attività. La luce è lo stato rajasico, quando si alternano movimento, agitazione, eruzione e rovina. I "cinque elementi" furono poi formati, e col tempo raggiunsero una relativa quiete. Era quello lo stato sathwico in cui la Divinità brillò attraverso di essi. Questi cinque elementi sono percepibili coi cinque sensi; infatti, sono le risposte ai bisogni dei sensi. Lo stato sathwico è lo stato divino, quando la luce pervade la Verità. Questa Verità c'era anche prima della creazione e del cosmo. La verità è più fondamentale dell'atomo. Ogni atomo e ogni stella manifestano la verità a quelli che hanno l'occhio della saggezza. Ogni aspetto della scienza ha una speciale caratteristica quando si applica a ciascun gruppo di cose o esseri. Qual è la speciale caratteristica dell'uomo? Se egli pure vive e muore come ogni animale, come può essere giustificata la sua supremazia? La sua supremazia sta nella sua capacità di rendersi conto di questa verità. Noi usiamo la frase "motivazione assoluta" quando ci riferiamo al sadhana. Il significato che generalmente diamo a questa frase non è corretto. Ciascun organo di senso o facoltà ha "una motivazione" che lo rende valido. Non diciamo <<Non c'è motivo in ciò>>, quando condanniamo qualche cosa o argomento? Vedere è la "motivazione" dell'occhio; ascoltare è la "motivazione" dell'orecchio. Se non c'è motivazione, o agram, l'organo del senso è cieco e sordo. Esso è allora afflitto da qualche malattia, ha qualche difetto. Anche se prendete un piccolo raffreddore, il naso perde la sua "motivazione", perché non può scoprire gli odori. Ora, qual è la "motivazione" della mente? Quando diciamo "motivazione assoluta" significa che la mente dovrebbe essere concentrata sull'Uno, l'Uno che è l'Essere che non ha secondo, l'Uno che ha voluto moltiplicarsi. A meno che la mente non ponga in disparte tutti gli altri scopi e si sforzi di diventare consapevole dell'Uno nella molteplicità, si può dire che anche la mente è ammalata e soffre per qualche difetto. I saggi dell'antica India hanno insegnato questa motivazione assoluta e, quando lo desideravano, potevano trasmettere questa consapevolezza ai loro discepoli. Tali persone sono oggi rare. Noi abbiamo insegnanti in quantità, ma nessuno di loro si è interessato con determinazione a questo compito di scoprire la propria identità. Con la scomparsa dei rishi, i rishikul di allora sono diventati le scuole (rishikul - shikul - shkul - scuola) di oggi. Io vi ho detto molto spesso che oltre ai vostri genitori, ai vostri maestri e ai vostri anziani, dovete rispettare anche i vostri atti, perché gli atti vi elevano o vi trascinano giù; essi vi incatenano alla nascita e alla morte, o vi liberano da questa catena. I loro effetti sono gioia o dolore, ricchezza o povertà, guadagno o perdita, piacere o sofferenza. Dovete comprendere che il vostro entusiasmo o la disperazione, il successo o il fallimento, sono le conseguenze delle vostre azioni. Mentre siete impegnati nell'azione, urtate contro certe leggi della natura che non potete oltrepassare. Se allentate la presa di qualcosa che avete in mano essa cadrà; ugualmente, se scivolate mentre salite una scala a pioli, cadrete, senza riguardo per la vostra casta, credo o stato. La legge non è differente. In ogni azione o atto, Dio è presente come invisibile causa determinante; in ogni piccola cosa che maneggiate o manipolate, Dio è presente come centro interiore. Perciò sforzatevi sempre di elevarvi facendo del bene, parlando di bene, cercando il bene, e avendo in mente il bene degli altri. Voi non perdete molto se vi si taglia un dito quando è molto danneggiato. Il corpo può tuttavia funzionare ancora ed essere uno strumento idoneo. Anche se perdete un arto, potete continuare un'attività e beneficiare delle vostre facoltà. Ma se perdete il vostro carattere, allora ogni cosa è perduta!...

Discorsi volume II

31° - pag.147 L'ARCO ROTTO

PRIMO GIORNO

Veerabhadram vi ha letto e spiegato la tradizionale leggenda connessa con la festa di Maha-Sivarathi. Questa leggenda non è che un mezzo per far conoscere la via del <<dharma>> (la legge morale). Essa racconta la storia dei cervi che implorano il cacciatore di non ucciderli subito, perché prima avrebbero dovuto compiere un dovere e che sarebbero poi ritornati per farsi uccidere. Nel caso in cui non avessero mantenuto la parola, essi sarebbero incorsi nella grave punizione prevista per questo tipo di peccato. La storia è stata costruita solo per insegnare i principi del <<dharma>>. Ogni storia illustra una morale, e questa storia non fa eccezione.

Anche gli animali diventano eloquenti quando si tratta di descrivere i pregi del <<dharma>>, ed i loro discorsi diventano la vera voce di Dio. Il cacciatore li lasciò andare, quindi, sulla parola. Egli stesso aveva commesso tale tipo di peccati e sapeva per esperienza che essi erano odiosi e che i rimorsi che essi recavano erano terribili disgrazie. C'è una legge di ferro di causa ed effetto che opera in questo campo. La parte più triste della storia è che l'uomo nonostante che egli veda, senta, soffra o cada non si convince che il peccato è un esperimento pericoloso. Esso porta immancabilmente il suo raccolto di lacrime. Il Thamoguna dell'ignoranza e dell'illusione disegna un velo sulla verità e nasconde la bocca del precipizio nel quale l'incauto peccatore cade di nuovo. Naturalmente quando il dolore sopraggiunge e lo attanaglia nella sua morsa, il Signore non sempre annuncia il peccato del quale quella particolare esperienza è la punizione. Vi lascia dedurre solo che ogni esperienza è una lezione ed ogni perdita è un guadagno. Dovete imparare che voi vi legate e voi vi liberate. Siete stati dotati di <<viveka>> o discriminazione, ed anche i più illetterati fra di voi hanno una coscienza che sussurra loro alle orecchie il <<dharma>>, affinché possiate scegliere e decidere.

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Alla corte del Re un giorno fu convocato un pittore di fama e gli si chiese di eseguire un affresco raffigurante la battaglia del Mahabharatha sul muro della sala delle udienze. Un altro pittore fino ad allora sconosciuto chiese anch'egli di eseguire lo stesso affresco sul muro opposto. Disse che voleva preparare un'esatta replica dell'altro. Fu posta quindi una tenda fra l'uno e l'altro, ed al termine dei lavori il Re la tolse. Con sua grande meraviglia vide sul muro opposto la copia esatta, perfino nei minimi dettagli, della scena del Mahabharatha. L'artista sconosciuto aveva solo pulito il muro a lui assegnato senza usare né pennelli e né pittura. Così dovete pulire la vostra mente ed il Signore e la Sua sublime grandezza si rifletteranno nel vostro cuore...

Aforismi Vedici

Pag.36 - [58]

Quando l’indagine sulla causa e l’effetto è praticata dal punto di vista del Cosmo, arriviamo alla conclusione che Dio è la causa e il Cosmo è l’effetto. Una volta trascesa la destinazione fra soggetto e oggetto, diveniamo consapevoli che tutto è Pura Coscienza o Brahaman e che tale Brahaman è il fattore primario nonché secondario; vale a dire che è Maya, la Primordiale Nescienza, che invoca sia il Brahaman, sia l’Universo, sia l’assorbimento in Brahman. E’ Maya la causa dell’illusione, la quale ci fa credere che da una cosa abbia origine un’altra.

Pag.36 - [59]

Vi sono alcuni che discutono se Maya e Brahman siano le due cause gemelle del Cosmo, mentre altri sostengono che l’Universo è la manifestazione di Vishnu e che da Lui trae origine. Per costoro la maifestazione, la conservazione e la fusione dell’Universo sono tutte causate da Vishnu.

Pag.39 - [64]

Chiunque osservi questa grandiosa manifestazione rimane sbigottito; tuttavia, agli inizi dei tempi e nei più remoti angoli dello spazio, dall’inconsapevole groviglio della Natura, emerse e proliferò il mistero della vita, dando origine a uomini e a divinità. E’ un fatto noto e accessibile a tutti. Ma può la legge essere considerata la causa di tutto il processo? Una legge può solo essere la causa di un’altra legge. Possiamo dire che l’inerte può essere al massimo la causa della mente che è parte anch’essa del complesso del corpo, ma solo il Divino può essere la causa di tutta la creazione, possedendo quelle cinque caratteristiche di cui abbiamo precedentemente parlato. In quale altro modo la mente, così complessa, abbia potuto formarsi e svilupparsi, nessuno è in grado di spiegarlo.

Pag.63 - [103]

I Veda affermano che Brahman è la Causa Prima dell’Universo (jagat). Non pongono come causa primaria un’entità non-cosciente (acetana). L’autorità della Parola emessa (Shabdam), ossia il Verbo, la voce di Dio, o Veda, non sostiene la teoria secondo cui l’origine del Creato sarebbe dovuta a qualcosa di non cosciente. D’altra parte l’Essere (Sat) ha deciso di farsi Divenire; ha preso cioè una decisione (sankalpa). Risoluzione, decisione, disegno: questi sono atti di coscienza; le entità prive di coscienza sono incapaci di simili atti di volontà. Brahman, che è Piena Coscienza, deve pertanto essere accettato come Causa Prima.

Pag.79 - [129]

Quando si conosce la causa, si conoscono anche gli effetti. L’Universo intero, vale a dire tutto ciò che è animato e inanimato, tutto quanto è costituito dai cinque elementi primordiali, chiamato perciò prapancha, è stato progettato dal Volere Divino. E’ la conseguenza del Piano Divino (Sankalpa), della Volontà di Dio, che ne è la Causa. Nessun effetto può aver luogo senza una causa precedente. Vi sono due tipi di cause: la causa materiale (upadana karana) e la causa efficiente (nimitta karana).

Pag.79 - [130]

La causa materiale è primaria: precede il prodotto. Essa consiste nell’intera, totale base su cui poggia il prodotto. Prendiamo ad esempio, una tazza d’argento; se si esclude l’argento, la tazza non esiste; cioè, se manca l’argento, che serve per modellare una tazza, viene a mancare anche il prodotto. L’argento è la causa materiale. In altri termini, prima che la forma (rupa) “diventi”, è e dev’essere “ente”. La tazza è la forma imposta all’argento da una causa efficiente, la nimitta karana; è la conseguenza di una creazione artistica, di un artigianato. L’argento è la causa preesistente, l’upadana karana. Quando un artigiano ha finito di forgiare una tazza in argento, cessa ogni relazione con essa, mentre la tazza e l’argento avranno per sempre un legame indissolubile.

Pag.80 - [131]

Dio è la causa materiale della creazione del Cosmo, dell’Universo. E’ la sostanza, la base, l’upadana karana; è anche la causa efficiente, nimitta karana. Egli è al contempo trascendente e fenomenico, sia Ente che Divenire. Come l’argento nella tazza, Dio è in tutto il Cosmo. Egli ebbe manifestato Sé stesso in tutto, è voluto diventare il tutto. Egli, la più alta Verità, il Sommo Bene (Parartha), è immanente in ogni cosa. Niente di vero o di buono potrebbe esistere in assenza di tale Verità. Tutto è sostenuto da questa Realtà Onnicomprensiva. Un tale meraviglioso mistero va oltre l’umana comprensione, poiché l’intelligenza umana non può contenerla. Con la sua visione distorta (kuradarshan) l’uomo vede solo nomi, forme, apparenze; è indotto all’inganno e alla confusione, è intossicato da simpatie e antipatie, dal piacere e dal dolore, dall’esaltazione e dalla depressione; è consapevole solo dell’irreale molteplicità a cui corrispondono vari nomi e forme.

Pag.91 - [146]

I testi delle Upanishad, che formano una parte della Shruti, ossia della tradizione vedica scritta, non riconoscono alcuna differenza tra Brahman e Ishvara, tra l’Assoluto e l’Onnipotente. Ciò che deve essere compreso da tutti i testi vedantici è che l’Universo è la manifestazione o la proiezione della Suprema Coscienza, viene dato di chiedersi il perché sia così così attraente ed incantevole. Se veramente fosse inerte ed ottuso, non muterebbe mai aspetto, (sarebbe cioè privo di quella dinamicità evolutiva che è la sua caratteristica). No, è un punto di vista inaccettabile. Dio è la causa sia efficiente che materiale del Cosmo; Egli si è autocausato nel tutto; è la Verità interna ed esterna. Di più: è la Luce che illumina e rivela, che attira e svela.

Pag.92 - [147]

Si dice: Pishtadi guda samparkath, (“Lo zucchero rende piacevole la farina”) Pishta significa “farina”, sia di riso, che di grano, o di legumi. La farina è resa dolce da guda samparkath, cioè dalla sua commistione con lo zucchero (il jaggery). In sé stessa la farina non è gustosa al palato, ma lo zucchero la rende dolce. Similmente avviene per l’attrazione e lo splendore manifestantisi dal Cosmo; è l’Anima Cosmica, il Paramatman, che si manifesta, nient’altro. La Shruti afferma ciò molto chiaramente; il Paramatma crea, culla, nutre e sostiene l’Universo (jagat) ed infine è lo stesso Paramatma che lo attira e lo induce a fondersi in Lui. Il Paramatma è il solo Creatore, il solo a goderne, il solo Protettore e Padrone. Questo è quanto proclamato dalle Scritture vediche.

Upanishad Vahini

Pag.51 - [25]

Bisogna amare solo il Sé (Atma), tutto il resto sarà amato per amor Suo. Una volta compresa la Realtà dell'Atma, ogni altra cosa sarà chiara. Tutti gli effetti sono inclusi nella Causa; l'oceano è la destinazione di tutte le acque, e tutti i sapori hanno per meta la lingua. Tutte le forme si realizzano nell’occhio, tutti i suoni sono destinati all'orecchio e tutte le decisioni hanno per obiettivo la mente. In altre parole, l'intero mondo manifesto (jagat) si fonde nel Principio Assoluto (Brahman).

Pag.69 - [2]

Il primo capitolo della Chandogya Upanishad esamina dettagliatamente il canto liturgico e le devozioni (upasana) che costituiscono una parte del Sama Veda, il secondo descrive tutto il rituale del Sama, e il terzo espone l'upasana del Sole (Surya), che viene "La dolce scienza" (Madhuvidya), la Gayatri e la dottrina di Sandhilya (Sandhilyavidya) sull'identità tra lo Spirito individuale (Atman) e l'Assoluto (Brahman). Nel quarto viene insegnata la scienza di "Colui che assorbe o raccoglie in Sé" (Samvarga Vidya), e quella delle "sedici parti" dell'Assoluto (Brahmavidya). Nel quinto sono elaborate le tre scienze (Vidya): dell'energia vitale o respiro (prana), dei cinque fuochi (parchagni) e del fuoco inteso come l'Atman immanente in tutti gli uomini (Vaisvanara).

Pag.70 - [3]

Poi, nel sesto capitolo, Uddalaka impartisce al figlio Svetaketu quella Conoscenza che, una volta acquisita, permette di conoscere ogni cosa. Infatti, se si conoscono l'argilla e l'oro, si conosceranno anche i vasi e le pentole, i braccialetti e le collane, perché l'argilla e l'oro sono la verità permanente, mentre le loro trasformazioni e modificazioni sono "accidenti" temporanei, forme associate a nomi. Ebbene, anche il mondo, come il vaso e il braccialetto, è solo un effetto, mentre la Causa è Sat. Sat significa "essere", e l’"essere'' è comune a tutte le cose. Il vaso "è", il bracciale "è". L'Essere si rende manifesto mediante la sua associazione ai vasi, alle pentole, ai braccialetti e alle collane, ma un'intelligenza grossolana non riesce a vederLo, perché, per riconoscerLo, è necessaria una capacità di penetrazione molto sottile.

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