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Celebrazioni Sacre

Discorsi 88/89 volume I

Le feste [30] pag.54

Si dovrebbe cercare di capire il vero significato delle cose. C'è per esempio, l’usanza di celebrare le festività religiose, e si trascorrono come se fossero domeniche o giorni di vacanza. Ma quelle feste sono sacre e devono essere dedicate a Dio - L'uomo non può capire il gioco divino. Rallegratevi per l’opportunità che Dio vi dà di festeggiarlo. Non intavolate discussioni inutili, che vi fanno solo perdere tempo.

Tre aspetti divini [5] pag.64

La vita di un uomo che non rispettasse e non amasse una madre così venerabile sarebbe del tutto inutile. L’uomo deve venerazione e amore alla madre, nella quale può riconoscere l'incarnazione stessa di tutte le forze divine. Questo è il messaggio centrale implicito nella festa di Navaratri. La suprema Energia Divina (Shakti), si manifesta nelle forme di Durga, Lakshmi e Sarasvati- Durga è la Shakti, la Dea Madre a cui si deve l'energia fisica, mentale e spirituale; Lakshmi accorda vari tipi di ricchezza, non tanto in senso materiale, quanto in senso spirituale: ricchezza in relazione al carattere, all'intelletto e così via. Anche la salute è ricchezza. Lakshmi elargisce ricchezze ineffabili. Sarasvati, dal canto suo, conferisce intelligenza, capacità di indagine intellettiva e discernimento. La festività di Navaratri viene celebrata per proclamare al mondo il potere di questi aspetti della Divinità. La madre rappresenta una sintesi di tutti questi aspetti divini: da lei provengono energia, ricchezza, intelligenza e costante attenzione al progresso dei figli nella vita- Una madre, perciò, rappresenta tutte e tre le Divinità che si venerano durante la festa di Navaratri 20 -

Le azioni-culto [14] pag.68

Incarnazioni del Divino Spirito,

sgombrate l’animo dalle futili fantasie, dalle fisime ostinate, dagli inutili crucci. Trasformate tutte queste bizzarrie in pensieri elevati, in modo che diventino sentimenti d’amore. L’amore deve predominare su tutto, cosicché ogni vostro gesto, ogni vostro atto diventi un gesto, un atto di adorazione. Ogni vostra parola diventi preghiera, un mantra21 rivolto all'Atman, all'Unità Cosmica, al Paramatman22. Così dovrebbe vivere il vero uomo se non vuole essere simile o inferiore alle bestie- Ogni sua azione, ogni suo movimento dev’essere un’offerta al Creatore, che tutto gli ha donato - Questo è l'esatto significato del rito sacrificale; l’offerta materiale che si fa alla Divinità per onorarla, propiziarla o ringraziarla non è che un simbolo del vero sacrificio. Per quanto insignificante sia il lavoro che si fa, se viene offerto a Dio, acquista il valore di un atto di culto. Anche le Upanishad affermano che qualunque lavoro eseguito con l'intenzione di onorare e glorificare il Signore, diventa una funzione sacra e come tale dev’essere inteso.

Divinità della Natura [9] pag.73

Incarnazioni del Divino Amore,

convincetevi che la Natura è Dio- è vano cercarLo al di fuori di, essa. Gli esseri umani, nei loro diversi aspetti, sono immagini di Dio. Questi nove giorni di Navaratri possono aiutarvi a capire i vari modi di essere della Natura. L'azione, la volontà e la saggezza corrispondono rispettivamente ai poteri attribuiti alle tre Divinità che oggi celebriamo: Durga, Lakshmi Sarasvati 26.

Dio è amore [24] pag.98

Incarnazioni del Divino Spirito,

se volete Dio, non vi serve leggere le Scritture. E’ facile accedere a Dio. Non chiedeteGli ricchezze, carriera, soldi, terreni e proprietà: Egli si fa vostro intimo soltanto con l'amore. Se volete raggiungerLo, non c’è bisogno di tanti canti devozionali: tutti questi tipi di culto non sono altro che modi diversi per santificare il proprio tempo. Quando si santificano le azioni, ne viene di conseguenza santificato anche il tempo impiegato per esse. Scopo di queste azioni è la purificazione del cuore, ma a questo non arriverete mai se non con l'amore, che solo può avvicinarvi a Dio. Convertite l’amore in amore disinteressato e fate sì che cresca sempre più- Non lasciatelo degenerare in amore per il proprio "ego". Per definire l'amore c'è una sola parola: Amore, e Dio è l'autentica incarnazione dell'amore. Quindi, per raggiungere Dio, vera incarnazione d'amore, una sola cosa è necessaria, ed è appunto l’amore.

Per vedere un chiaro di luna non vi serve una torcia; lo potete vedere grazie al suo stesso chiarore. Così, giacché Dio è l’autentica incarnazione dell’amore, a Lui arriverete solo per mezzo dell’amore.

L'amore delle Gopi [25] pag.98

Tutti i tipi di sacrifici, i rituali e le offerte sacrificali, tutte le opere di carità, di penitenza e di austerità, se manca l’amore, sono finzioni. Nutrite costantemente la convinzione che la Divinità dimora nel vostro stesso cuore. Fra Me e voi non esistono divisioni. Il Mio amore è in voi ed il vostro è in Me. In questo incontro tra i due, noi diventiamo Uno. Le Gopi raggiunsero il dolce Signore soltanto pronunciando un nome: Krishna.

 

Se diventi un fiore, sarò un'ape

che vola cantando intorno ad esso.

Se diventi un albero, sarò una liana

che avviticchia il tuo tronco.

Se diventi l'oceano, sarò un fiume

per immergermi in Te.

Se diventi l'immenso ed infinito cielo,

sarò una stella per brillare in Te.

Se diventi il monte Meru, sarò un torrente

per scorrere fra le tue valli.

 

Senso dei sacrifici [3] pag.134

Vi sono vari tipi di sacrifici, come quelli che si celebrano in forme rituali e mediante la presentazione di offerte, i quali non rispecchiano altro che la cultura indù - Che intendete per sacrificio? Non consiste semplicemente nel riunire tutti i sacerdoti vedici, nel far loro celebrare delle oblazioni, né nel compiere la cerimonia del fuoco, né nel cantare i mantra del Rig Veda37, né nel pronunciare "So-Ham” o nel dedicarsi a pratiche di medicina ayurvedica;38 non significa rivolgere acclamazioni alle diverse divinità con il Sama Veda39. Il sacrificio rituale non è niente di tutto questo- Il vero sacrificio sta nell’offrire ogni azione al Signore. Piccole o grandi che siano, terrene o spirituali, tese all’estroversione o all’introversione, tutte le azioni che vengono compiute nel mondo dell'inerzia o in quello della coscienza, vanno offerte quale preghiera a Dio.

7 giorni del Signore [15] pag.137

Oggi si conclude il Saptaha Veda Purusha Jnana Yajna- Che significa Saptaha? E’ l'offerta a Dio di tutti i sette suoni che dimorano nell’uomo. Il compimento del sacrificio rituale ( Yajna) viene designato con il termine Samapti (= compimento), il cui significato intrinseco è "attingere la Coscienza Divina”. I riti sacrificali di sette giorni sono compiuti con questo intento. Sette giorni sono trascorsi come sette istanti. Perché? Sono state trascese le limitazioni del tempo, perché è stato impiegato nel ricordo dell’Eterno ed in attività dedicate al Signore, che è al di là del tempo - Così, se con la ripetizione del Nome, ricorderete costantemente il Signore che è trascendente, il tempo non sarà più un problema per voi. E’ stato detto. "Se ci rifugiamo nel Conquistatore del Tempo, che potrà mai farci il Tempo?” Quando si installa nel proprio cuore il Signore del Tempo, si diventa padroni del Tempo.

Causa sostanziale [10] pag.173

L’essenziale è comprendere la verità fondamentale che Dio è presente sotto la forma di ogni essere umano e seguire il comportamento che ne consegue- Si compie forse il proprio dovere facendo soffrire un'anima e recandosi poi al tempio per gli atti di culto a Dio? In tutti gli esseri umani ci sono anime divine, proprio come l’aria pervade ogni punto dello spazio eterico- Per l'aria il supporto è il cielo: esso ne è come il rifugio. La Causa sostanziale sta alla base della Creazione, senza però essere a sua volta creata. Tra l'aria e la sua dimora, il cielo, esiste un rapporto reciproco di interdipendenza - Ed è lo stesso tipo di relazione che intercorre fra Dio e l'uomo- Soltanto quando l'uomo si riconosce come Essenza Divina e come tale si comporta, la sua vita acquista significato.

Rettitudine e coscienza [19] pag.176

Incarnazioni del Divino Amore,

non ha senso adorare Dio come incarnazione di Verità, se poi si trascura la verità nella vita quotidiana - Dalla Verità nasce la Retta Azione: questa sgorga dal cuore, infonde una soddisfazione interiore ed è un’espressione della consapevolezza del proprio stato. Fidatevi di ciò che vi suggerisce la coscienza divina. Nessuno agisca contro i dettami della propria coscienza. E’ sbagliato- Agite sempre secondo coscienza: questa è la strada giusta. Il vero culto, dunque, sta nel compiere secondo la propria coscienza ciò che è giusto. Voi pensate una cosa e ne dite un'altra: questo non vi avvicina certo a Dio. Fra pensiero, parola ed azione dev'esserci completa coerenza- Inoltre, sprecate troppo tempo per procurarvi di che vivere.

 

Discorsi 88/89 volume II

Il vero Samskara [5] pag.104

Quando si parla di Samskara, non ci si vuole riferire semplicemente a qualche rito purificatorio, ma si intende l’eliminazione dei cattivi pensieri, dei cattivi sentimenti e delle cattive abitudini che ci sono nell’uomo, sostituendoli con buone abitudini, buoni pensieri e buoni sentimenti. In questo consiste l’opera di raffinamento!

Il sacrificio del fuoco [17] pag.174

Agni, il Dio del Fuoco, non è altro che una immagine del Sole ed ha dei genitori- Stamani, prima di dare inizio al rito sacrificale, due sacerdoti hanno sfregato due bastoncini per produrre il fuoco sacrificale. Si dice che il Dio del Fuoco abbia consumato i suoi genitori subito dopo la sua nascita. Avete visto questo piccolo anello, detto arani: rappresenta la madre ed il bastoncino che vi è adagiato è il padre. Quando il fuoco divampa, distrugge gli strumenti che gli hanno dato origine. In questo senso diciamo che l’aspetto del Dio-Fuoco è nato da due genitori. Lo stesso Dio del Fuoco ha una forma: le fiamme sono la sua lingua e i raggi di luce che sprigiona sono le sue teste. Per questo gli hanno attribuito mille teste, mille piedi, mille mani e così via - Il Principio del Fuoco è latente in ogni essere umano e ciò significa che intimamente ogni uomo è divino-

La catena che santifica [18] pag.174

Quando si cantano i mantra mentre si fanno offerte nel fuoco al Signore, sugli uomini si riversa la Sua Grazia sotto forma di pace e prosperità. C'è un detto. come il fuoco, così il fumo. come il fumo, così le nubi; dalle nubi la pioggia; dalla pioggia dipende il raccolto; dal raccolto il cibo e dal cibo l’intelletto- poiché ai nostri giorni le nubi del cielo non sono formate dal fumo dei sacrifici, il cibo consumato dalla gente non fa crescere l'intelligenza. Quando si compiono dei riti sacrificali il fumo che viene prodotto è sacro, produce nubi sacre, pioggia sacra, messi sacre, cibo sacro e, quindi, pensieri sacri. Così, tutta la gente ne riceve santificazione. Se oggi nella mente umana prevalgono pensieri e sentimenti cattivi è a causa del fatto che non si compiono più queste cerimonie sacrificali. Anzi, alcuni muovono delle critiche dicendo: “A che scopo sprecare tanto ghi ed altro materiale per compiere Yajna e Yaga (Sacrifici e Offerte)?" Solo coloro che hanno davvero capito, ne comprendono il valore; gli altri, no.

Dal sacrificio la beatitudine [19] pag.174

Quando il contadino va al campo di fango per cospargervi una borsa di riso, l’erudito stolto, che ignora come si fa a coltivare, critica l'agricoltore commentando: "Con tutta la gente che patisce la fame, quello getta nel fango tutto quel riso, sprecandolo!". Ma questi non sa che il contadino che ha seminato un sacco di riso oggi, fra tre mesi ne raccoglierà cento. Se non seminate oggi, come farete a raccogliere domani? Allo stesso modo, mentre offrite del <<ghi o altro al fuoco sacrificale, voi notate lo spreco dell’offerta e non i vantaggi futuri. Siate disposti a sacrificare oggi, per avere frutti maturi domani.

Sacrificio disinteressato [20] pag.175

Purtroppo oggi le persone non sono disposte nemmeno per sogno a compiere dei sacrifici e, quando si tratta di compierne alcuni, è solo per seguire la consuetudine. Pochissimi hanno un’idea su ciò che sia un vero sacrificio e, a causa di questa incoscienza, nonostante i loro beni, i ricchi non hanno pace ne sicurezza. Il ricco pensa ad accumulare sempre di più e non fa nemmeno lo sforzo di dare una ciotola di riso al mendicante che bussa alla sua porta, e poi va stupidamente a fare delle offerte ad una statua senza vita, dimenticando che il Divino è in ogni essere umano. E’ una grande stupidità credere di poter offrire qualcosa a Dio, dopo aver offeso il prossimo. Potrà mai aver bisogno delle vostre meschine offerte Colui che è la Sorgente di ogni ricchezza? Usate ciò che avete per il benessere della nazione. Date ai bisognosi, agli indigenti, ai poveri. Quando andate al tempio di Tirupati a fare offerte al Signore Venkatesvara, è solo per interesse egoistico. Offrite un niente per aspettarvi un grosso compenso. Un tale pregava così: " O Signore, se vincerò 10 milioni di rupie alla lotteria te ne offrirò 10 mila.” Ma che razza di baratto è questo? Queste non sono che meschinerie.

Una devozione grottesca [21] pag.175

Perché si è giunti a tanto? Perché l'uomo ha smarrito il segreto dei Veda - Offre a Dio una zolla di terra per avere in cambio una montagna. Questa è la caricatura della devozione. Purtroppo oggi sono sempre più i devoti di questo tipo: " O Dio, ti offro tre noci di cocco se appaghi i miei desideri” e dopo aver offerto le noci, se ne porta via i pezzi... Così tutte le preghiere, tutte le pratiche religiose sono cariche di egoismo e di interessi personali.

Necessità del sacrificio [22] pag.175

Tutti cercano vantaggi, ma senza essere disposti al sacrificio. I Veda dicono: "Figlio, non avrai l’immortalità né con l'azione né con la ricchezza, ma solo col sacrificio”. Non avrete nulla se non date nulla. Come quando andate da un negoziante e gli date 5 rupie per un fazzoletto, potete esigere la merce quando avete dato il denaro - Oggi, però, gli uomini aspirano ai posti d'onore, senza meritarli col sacrificio.

Che cosa sacrificare? [23] pag.175

Qual è la prima cosa da sacrificare a Dio? Innanzitutto le cattive qualità. Imparate ad essere virtuosi. Rinunciate alle vostre visioni ristrette per essere di larghe vedute. Offrite la vostra mente agitata o per avere in cambio la quiete mentale. Non sarà facile averla senza sacrifici. Questo imparate: sacrifici, sacrifici, sacrifici! Ciò non significa sacrificare il proprio denaro, la propria casa, ecc.-, ma quando vi imbattete in una persona che ha bisogno di aiuto, il vostro cuore deve sciogliersi e non indurirsi, come accade oggi. La stessa mente dell’uomo si sta riempiendo di durezza a causa di qualità e idee malvagie.

Vanità della ricchezza [24] pag.176

Dove credete di andare con tutta la ricchezza che avete accumulato? Che cosa guadagnerete con questo? Nessuno se la porterà dietro quando lascerà il mondo. Mentre siete in vita, aiutate i bisognosi secondo le vostre possibilità. La quintessenza dei Veda è la glorificazione del sacrificio come suprema virtù. Sacrificio, sacrificio, sacrificio! Abbiate in voi sentimenti di abnegazione.

Istruzione senza sacrificio [25] pag.176

A che vi giova tutto quanto leggete, studiate o ascoltate se non avviene alcun miglioramento nella vostra vita? A che vi serve tutta l'istruzione se non c’è nessuno che possa cancellare con un colpo di spugna tutta la confusione stampata nella vostra testa? Se nella vostra mente entrano pensieri malvagi e disonesti, tutto il vostro modo di pensare diventa arido, segue direzioni sbagliate e voi assumete un atteggiamento duro e crudele, perdendo ogni vantaggio dell’istruzione ricevuta - Chi è di mente ottusa non conoscerà mai se stesso, anche se ha studiato molto- Il mediocre non migliorerà certo con l’istruzione. La più alta conoscenza sta nel comprendere il valore del sacrificio, fonte di gioia infinita, di immortalità, di Divinità, dove si può nuotare in un oceano di Beatitudine. Quanta gioia e quanta sicurezza nel sacrificio!

La lezione del riti [26] pag.176

La lezione da imparare attraverso il compimento dei riti sacrificali è il sacrificio come mezzo supremo per realizzare il Divino- Tutti gli inni e i mantra vedici sono forme di Dio e oggi si stanno semplicemente recitando i Veda, ma che posto occupano nella vita pratica di ogni giorno? Sono inutili i Veda, se non vengono messi in pratica. Ci si può sfamare semplicemente parlando di cibo? Può forse un povero arricchirsi parlando di ricchezze? E un ammalato può guarire citando semplicemente delle medicine? Chi vuole sfamarsi deve mangiare. Nient’altro all’infuori della pratica può dare Beatitudine e, per ottenerla, occorre imparare la lezione del sacrificio, comprendere il significato di Yaga, le offerte propiziatorie, e condurre una vita divina-

Il sacrificio esteriore ed interiore [8] pag.203

Ci sono due tipi di sacrifici: uno è esteriore e l'altro è interiore.

Durante questi sette giorni, per esempio, per celebrare esteriormente i sacrifici, servono degli arredi ritualistici come bastoncini di incenso e ghi, che vengono poi offerti al fuoco sacrificale mentre si canta il mantra Svaha. Ma tutto questo apparato non è altro che un riflesso del sacrificio interiore. Cercate di comprendere la relazione esistente fra la celebrazione esteriore di un sacrificio ed il suo significato interiore- Il vero Yagna o atto sacrificale consiste nell'avere sempre in mente la propria realtà divina, nel considerare la propria mente come l’altare del sacrificio e nel sacrificare al Signore ogni inclinazione cattiva rimasta in voi.

Il sacrificio delle tendenze inferiori [9] pag.203

I sacrifici devono esserci per indurvi a sacrificare i vostri vizi, le tendenze deteriori, le abitudini cattive ed i vostri comportamenti errati radicatisi in voi. In realtà, essi non vi riguardano. Non è naturale per l'uomo essere incostante, come pure la collera, il rubare e la stoltezza non sono qualità naturali in lui e perciò sono sicuramente dei rimasugli ereditati da vite precedenti di livello inferiore- Se le cose stanno in questi termini, che cosa dunque dovreste sacrificare? Dovreste sacrificare tutte le inclinazioni, qualità e tendenze cattive che sono rimaste ancora in voi -

Santità del sacrificio [19] pag.205

Nell'universo esiste una stretta relazione fra ogni cosa. I nomi e le forme sono differenti, ma è la stessa Divinità che è comune a tutti. Anticamente si compivano sacrifici allo scopo di rivelare questa sacra unità del tutto. Molti ritengono sprecato il denaro usato per i sacrifici, ma è solo perché non hanno intravisto la verità implicita nell'adempimento di questi riti.

Significato di Onam [19] pag.251

La forza e la potenza di Bali furono estremamente sacre, divine. Il suo a more verso i sudditi era tale che gli uni non avrebbero più voluto vivere senza l'altro. Dopo aver dato tutto a Vamana, Bali aveva fatto questa promessa alla sua gente: "Cari cittadini, io non posso vivere senza di voi, né voi potete vivere senza di me; perciò, una volta all’anno, farò la mia apparizione nel regno del Kerala.” La fede degli abitanti del Kerala è tale che nella loro convinzione Bali, sia nel profondo dei loro cuori sia in forme esteriori, appare loro una volta all'anno, e precisamente nel giorno di Onam.

 

Corso estivo 1990

Senso del rito funebre [12] pag.135

Uddared atmanatmanam, ci esorta la Bhagavad Gita:

"Usa ogni tuo sforzo per elevarti”. Contrariamente a questa esortazione, molte persone vivono nell'errata convinzione che, se mettono a1 mondo dei figli maschi, questi li aiuteranno a raggiungere il paradiso dopo la morte, perché potranno celebrare i riti funebri (shraddha) in loro suffragio. E’ da sciocchi pensare che ai mondi più elevati giungeranno quelli che hanno dei figli mentre quelli che non ne hanno scenderanno nei mondi inferiori. Inoltre il vero rito funebre non consiste nell'invitare il sacerdote bramino per lavargli i piedi, offrirgli un pranzo sontuoso ed avere la sua benedizione. Il vero significato dello shraddha è offrire con shraddha, ossia con fede, il pinda ai Piedi di Loto del Signore- E che cos'è il pinda? Non è, come si crede solitamente, il pugno di riso che si offre (alle divinità tutelari dei defunti), ma è il corpo umano. Perciò, il vero Pindanda 68 consiste nell'offrire il proprio corpo, con tutte le sue facoltà e capacità fisiche e mentali al servizio del Signore che ha manifestato Sé Stesso nella forma dell'Universo.

Dio è unità

Capitolo III. 4. Le qualità dell'individuo

Il "Jiva" o individuo, è composto, fra l'altro, di qualità emotive e passionali. La qualità inferiore è detta "Tamasica" e quella superiore è detta "Satwica". Iswara (Dio personalizzato) è il riflesso "Satwico" di Brahman. L’uomo deve cercare di raggiungere il più alto livello nel campo "Satwico" ed evitare di cadere in quello più basso della materia, "Tamasico", e dei conseguimenti materiali. Il Guru guida ed incoraggia il discepolo a rendersi consapevole che Dio "è" nell'Uomo. La parola "Adhyatmico" o spirituale viene usata spesso dagli aspiranti e dai precettori, ma cosa significa esattamente? Si vuole forse intendere "Bajana" (gruppi di persone che cantano la Gloria di Dio) o "Japa" (ripetizione del nome di Dio) o "Dhyana" (meditazione sulla Sua forma)? Oppure riti o cerimonie o, infine, pellegrinaggi in luoghi santi? No. Queste sono soltanto pratiche lodevoli, mentre con il termine " Adhatmico" si intende indicare lo sforzo sincero per raggiungere due scopi: l’eliminazione dei tratti animali che ancora sussistono nell'uomo e la sua unità con il divino.

 

Capitolo IV. 6. Riti e sacrifici

La "Puja" (culto formale a ore regolari con recitazioni di inni e canti) è il primo stadio del pellegrinaggio spirituale. Molti ricercatori hanno certamente raggiunto la coscienza di Dio dopo molti anni di ascetismo trascorsi nelle caverne delle foreste, ma se si svolgono i riti come la "Puja", l"Archana'' (offerta di fiori con la ripetizione del Nome Sacro) i "Bhajans" (cantare la sua gloria) e " Aradhana" (adorazione come presenza vivente) con cura e precisione, si otterranno frutti molto più soddisfacenti. Molte anime e molti santi realizzati hanno dimostrato nelle loro vite che il tempo, l'attenzione e l'energia spesi nelle pratiche religiose sono stati spesi bene. Con l"Aradhana'' (adorazione) essi furono in grado di visualizzare il Divino nella forma voluta. L'intera letteratura è composta dalla combinazione delle 26 lettere dell'alfabeto. Puja, Japa, Archana e Aradhana sono le lettere dell'alfabeto spirituale. La raccolta di tutti i vari oggetti occorrenti per il culto (la lampada, i piatti, le coppe, la campana, il libro) abbisogna di lunghe ore di concentrazione sul Divino. La concentrazione che occorre per fare un'ora di "Puja" purifica la mente e colui che la svolge si rafforza e cammina più sicuro nel suo pellegrinaggio verso Dio.

Capitolo VII. 6. Vedere l'illimitato nel limitato

L'Onnipresente non può essere assente dall'icona o dall'immagine! Non dobbiamo ridurre Dio ad un'icona ma affermare e realizzare che Egli è anche l'icona. Eleviamo l'immagine alle dimensioni dell'assoluto, facciamola espandere oltre la sua cornice e, con la pratica della disciplina spirituale, giungeremo lentamente a renderci conto che l’immagine può aiutare la mente a superare i suoi limiti.

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Quando il Re di Alwar nel Rajasthan arguì davanti al grande Santo Vivekananda che Dio non poteva mai essere visto nel dipinto di un artista, Vivekananda chiese al primo ministro che stava ai piedi del Re, di prendere la sua foto dalla parete e di sputarvi sopra. Disse. "non dovete esitare! Il Re ha appena detto che essa non è che un insieme di colori su di un canovaccio e di non confondere quel dipinto con lui!" Ma tutti si ritrassero con paura. La foto del Re era per loro un oggetto degno di adorazione.

 

Le sedici modalità di culto, indicate dalle Scritture per aiutare l'aspirante ad essere consapevole di trovarsi davanti alla vera presenza divina e che quindi ogni suo gesto ed ogni suo atto devono essere motivati dalla devozione, garantiscono una mente purificata dall'ego.

Questo processo purifica tutti i livelli della coscienza: "la cittha suddhi", che dev'essere libera da falsi impulsi. A che serve cucinare una vivanda rara e costosa in un recipiente sporco, o piantare un seme in un terreno sabbioso? I riti svolti con il cuore impuro sono una perdita di tempo, mentre anche un breve ma sincero rito, fatto con la coscienza di essere di fronte a Dio, porterà ben maggiori frutti. Il grande santo del Tamil Thiruthondar confessò che adorava un idolo del Signore per purificare la propria mente. State attenti però, non date troppa importanza alla pietra (cioè al materiale che simbolizza il divino) perché altrimenti Egli sparirà dalla vostra vista. Il materiale e la forma sono inseparabili, ma il ricercatore deve soffermarsi sulla forma prediletta perché si manifesti in tutta la sua gloria piuttosto che sul materiale di cui essa è fatta. Deve trattenersi lungamente e profondamente sul pensiero che Dio si trova in ogni particella dell'universo senza limiti di tempo e di spazio.

Capitolo VII. 9. Non fermatevi nella valle ma salite e raggiungete la vetta

Il dramma dell'uomo sta nel fatto che ha interpretato male gli insegnamenti ed ha sbagliato strada. Si è cacciato nei vicoli stretti delle antiquate credenze, cerimonie e riti materialistici e transitori che indeboliscono la mente con la paura e l'orgoglio. Un buon maestro spirituale non si presta a tali pratiche debilitanti, il suo compito è quello di rendere coscienti i suoi discepoli dell'Uno, Unico Spirito, e di dar loro il coraggio di proseguire il cammino verso la realizzazione: altrimenti non merita di essere chiamato "Guru" o maestro. Se giunge un richiamo dalle più alte regioni della pura ed equilibrata qualità "satwica", perché il Maestro dovrebbe rimanere sordo e lasciare i discepoli al livello dell'inerte e del passionale? La maggior parte delle guide e dei ricercatori spirituali tende ad evitare le altezze e preferisce le valli. Considerate per un momento quanto durano i trionfi mondani: essi rappresentano un gioco di luci e di ombre, di nomi e di forme sullo schermo del Divino, che è il centro di ogni essere e di ogni cosa. Cercate di meritarvi la visione suprema che vi permetterà di percepire la Sua onnipresenza. Ci preoccupiamo solo se ci capita qualche cosa di spiacevole, perché il bene è naturale e non ci turba, mentre il male è un'aberrazione. Se qualcuno soffre o cade in errore ci allarmiamo poiché per natura siamo inclini ad essere felici ed a seguire sempre la via retta. E un vero peccato che l'uomo non capisca più questa verità. Incarnazioni del Divino Spirito. l’uomo è lo Spirito incarnato ed è depositario dell'infinito, completo, uno ed indivisibile Spirito Santo. L'uomo al massimo rimane uomo, soddisfatto delle qualità passionali in lui dominanti. Molti si sentono contenti per i loro rapporti con il mondo tamasico, ed il loro ideale è solo quello di accumulare ricchezza ed appagare i bisogni materiali. Esaminatevi e scoprirete a che livello siete analizzando i vostri desideri ed i vostri atti. Conclusa l'indagine interiore, elevate i pensieri e le vostre esigenze che, così rettificate, daranno un impulso benefico alle vostre azioni. Infatti, mediante le azioni, le qualità di base vengono superate o trascese. Le attività sono causa di nascita e di morte e costituiscono la nostra esistenza. Gli uomini purtroppo ignorano deliberatamente le attività che potrebbero alleggerire il peso delle vite ed annullarne la serie, illuminando inoltre il loro spirito che è la sorgente della luce da loro ignorata. Lo zucchero è la sostanza di base di tutti i dolci, esattamente come il potere dello spirito è la base della conoscenza di tutto ciò che esiste. Esso è il testimone universale, il sole che attiva tutto l'universo e che mai tuttavia attiva se stesso.

Capitolo VIII. 8. La devozione

Non può esserci vera gioia senza devozione.

Cosa vuol dire in verità, devozione? Devozione è un termine generalmente usato per sottintendere la ripetizione del nome, uno dei molti nomi di Dio, la recitazione di inni e salmi, rituali propiziatori della grazia Divina. Neppure la meditazione su Dio e sulla Sua compassione può chiamarsi genuina devozione. Tutte queste pratiche spirituali hanno un tratto di egoismo che le adombra. Il grande saggio Vyasa disse che il servizio all'uomo è la più alta forma di culto. Non offendere né ferire alcuno è la vera adorazione da rivolgere a Dio, perché in verità gli altri siete voi stessi. La consapevolezza di questa verità è la liberazione. Condividere la gioia con altri meno fortunati, sarà il mezzo più sicuro per vincere la Sua Grazia. Eseguite ogni azione con tutto l'amore che vorreste offrire a Dio. In verità voi mangiate per soddisfare l"Io'', vi vestite per piacere allo stesso "Io", il marito ama la moglie, per amore dell’“Io'' e la moglie adora il marito per il piacere dell’“Io'', ma chi è questo "Io" inerente in ciascuno? E’ Dio, stesso. Le scritture dicono che il Signore risiede in ogni essere.

Egli è lo Spirito in ciascuno, l'anima suprema. Riconoscerlo è vera devozione, che vi porterà pura e sempiterna felicità.

 

Quelli che Dio ama di più

2 - pag.42 VEDERE L'UNITA’

 

Questo oceano del <<samsara>> (vita) è insondabile ed è paragonabile anch'esso ad un flusso. In esso vivono terribili coccodrilli ed altri animali pericolosi. Questi simbolizzano i sei nemici dell'uomo: l'ira, la cupidigia, la lussuria, l'odio, l'invidia e la gelosia. E’ un miscuglio di opposti, come gioia e dolore, ed è molto difficile predire quando essi si verificheranno. Il metodo migliore e più facile per attraversare questo oceano della vita è quello di vedere l'unità nella diversità. Dobbiamo anzitutto credere con fermezza che questo principio divino esiste come una fiamma in ciascun essere. Ed una volta riconosciuta la presenza di Dio in ciascuno, l'unità nella diversità è riconosciuta e non potremo più odiare nessuno. Tutti questi <<bhajans>>, dhyanam>> (meditazione), <<japam>> (ripetizione del nome sacro), quando è riconosciuto il principio divino in ogni Cuore vi sembreranno cose insignificanti. E’ solo nell'ignoranza che abbiamo il sentimento che esse siano importanti. Fino a quando non abbiamo imparato a nuotare abbiamo bisogno di un salvagente ma, una volta imparato, non sarà più necessario. Tutti questi riti sono necessari fino a quando non abbiamo imparato la vera essenza della Ghita ma, quando l'avremo conosciuta, essi non ci sembreranno più così essenziali.

Nel <<Bhakti Yoga>> le caratteristiche di un devoto sono state descritte in vari modi. In esso vi si dice fra l'altro, che bisogna sottomettere i sei nemici interiori. Ma è più facile dirlo che farlo! Quando avremo riconosciuto che lo stesso Dio che risiede in noi, risiede in tutti i cinque sensi, e che Egli è l'Uno che attiva tutti gli esseri, diventerà facile avere il controllo su di loro e non saremo soddisfatti prima di avere riconosciuto e sperimentato questa verità. Se abbiamo del sale in bocca e vogliamo bere un succo dolce, non sentiremo la sua dolcezza. Sarà necessario sputare fuori il sale prima, poi, lavare bene la bocca, e quindi gustare la dolcezza del succo. Quando potremo togliere dal nostro corpo le cattive qualità che sono divenute parte del sistema come l'odio, la gelosia, la invidia, l'ego, l'ira, potremo gustare la dolcezza della verità, dell'amore, della compassione, del sacrificio, della carità e della simpatia.

1 - pag.59 DUE TIPI Dl DEVOZIONE

 

<<Ghitacharya>> (Il maestro della Ghita) ha dichiarato e promesso: <<A chi Mi ama, Mi ricorda e Mi loda, conferirò lo <<yoga>> della intelligenza" o "Bhuddi Yoga", e Lo prenderò in Me!>>. Lo < < yoga> > dell'intelligenza si riferisce al potere della discriminazione che aiuta l'uomo a distinguere l'<<atma>> dall'<<anatma>>, cioè il permanente dall'instabile. Ciò è possibile solo ai veri devoti del Signore. Il cammino della devozione è la strada reale per ottenere la vera conoscenza o saggezza. Che cos'è la devozione? Quando l'amore è canalizzato verso cose transeunti è <<attaccamento>>, quando scorre verso l'entità Eterna diventa <<devozione>>. La devozione è di due tipi: una ordinaria, associata alle attività devozionali, quali i riti ed il culto. Questo tipo di devozione non viene presa in considerazione dalla Ghita la quale sostiene che la vera devozione è quella riferita al carattere (le virtù) e all'amore totale per Dio. La devozione ordinaria si riferisce all'uso di cose prese dal mondo dei fenomeni apparenti per adorare il Signore; per esempio: l'uso dei fiori. Dove nascono questi fiori? Li avete forse creati voi? Siete stati capaci di fabbricarli? Certamente No! Essi provengono da Dio che è il loro creatore. Quindi, cosa c'è di speciale nell'offrire cose che Lui stesso ha creato? Il secondo tipo è la devozione pura, cioè riferita ad attività compiute per adorare Dio che è in noi, nel nostro cuore, tramite fiori che non sono però relativi al mondo dei fenomeni (trattasi delle virtù).Vediamo ora la differenza fra <<jnana>> e <<dhyana>>, fra conoscenza e meditazione. Alcuni ritengono che senza la meditazione non è possibile avere la conoscenza del <<reale>> e che, senza quest'ultima non potete entrare nello stadio della meditazione. In tali circostanze con quale dei due dovremmo incominciare? In termini tecnici la meditazione si riferisce alla concentrazione su di un oggetto ed attraverso essa raggiungere lo scopo. Ma questa non è una definizione corretta! Etimologicamente <<daivachintanam>> spiega l'origine di <<dhyana>>. <<Daivachintanam>> vuol dire: <<meditazione su Dio>>. Meditare e pensare al Signore è devozione, e senza questa devozione non è possibile avere l'illimitato splendore di Dio (La saggezza). E' necessario prima avere i fiori, poiché senza fiori non ci possono essere i frutti. La devozione e paragonabile ai fiori e senza di essa è impossibile avere la conoscenza (frutti). Nello stadio dei <<fiori>> un devoto deve assumere l'atteggiamento del servo di Dio o <<dasoham>> e, partendo da quello stadio, deve raggiungere quello di <<Io sono Brahma>>. Vidyaraja (un santo) aveva iniziato il suo sadhana dallo stadio di <<Io sono il tuo servitore Signore!>> e, gradualmente, il <<sadhana>> di <<dasoham>> divenne <<Io sono quello, Io sono il Signore stesso>>. Un giorno Vidvaraja stava discutendo con i suoi discepoli ed uno di essi gli disse: <<Swami, ci hai parlato del cammino <<dasoham>> (Io sono il servo di Dio) ma oggi tu ci dici <<Soham, Soham!>> (Io sono Quello)>>. Swami rispose: <<Cari ragazzi, è vero che dicevo <<Io sono il Servo del Signore>>, ma, ieri, il ladro di cuori <<Chitta Chora>>. ( Krishna) è venuto e mi ha rubato il cuore, e mi ha fatto sentire <<Soham, Soham>> Ha tolto dal <<Dasoham>> la sillaba <<da>> ed è rimasto solo <<soham>>. E' un vero ladro!>> Vidyaraja aveva avuto un sogno nel quale il Signore gli diceva: <<Hai iniziato il Tuo <<sadhana>> dallo stadio di <<dasoham>> ma hai progredito e sei arrivato vicino a Me; ora devi passare allo stadio di "soham">>.Paramahmsa aveva due devoti, uno era padre di famiglia e conduceva la vita familiare e l'altro era un <<sannyasin>>.Vivekananda era il <<sannyasin>> e Nagamashaya era il padre di famiglia. Quest'ultimo praticava la attitudine di <<dasoham>> ( Io sono servo di Dio). Quando il devoto inizia questa disciplina non deve esserci nessun egoismo in lui, altrimenti, non potrà ottenere nessuna conoscenza <<atmica>>. Anche per Arjuna fu la stessa cosa: Krishna lo incoraggiò più volte e, solo dopo che egli ebbe gettato l'arma <<gandiva>> dell'<<ahamkara>> (dell'ego), poté dichiarare:<<Sono pronto ad obbedire ai Tuoi comandamenti!>> Fino a quando c'è l'egoismo non potrete stabilire voi stessi nello stadio dell'<<Atma>> ma, una volta ottenuta la Grazia del Signore, è impossibile avere egoismo: non è possibile avere la luce e le tenebre nello stesso tempo. Pertanto Nagamashaya iniziò lo stadio di <<dasoham>> con grande umiltà. Dal canto suo, <<Vivekananda>> sviluppò una mente espansiva recitando <<Sivoham, Sivoham>> (Io sono Siva. Io sono Siva). Le due esperienze erano differenti, ma tutte e due tendevano a superare il potere della illusione, <<maya>>.

Nagamhashaya adottò il cammino di <<dasoham>>, divenne sempre più piccolo e si liberò dai legami della illusione, mentre Vivekananda ridusse in pezzi i lacci di <<maya>> recitando <<Sivoham>>, ossia espandendosi. Una persona che sviluppa in se stessa l'idea di <<Io sono Dio, Io sono Dio>> non sarà toccata da nulla. Ovviamente è senza utilità recitare semplicemente queste parole, esse devono nascere dalla esperienza. Si dovrebbe superare la coscienza del corpo ed avere il controllo dei sensi, identificandosi continuamente con il Signore, e solo così si potrà acquisire la suprema conoscenza. In altre parole, un devoto che rimuove l'egoismo dal suo cuore ottiene il supremo <<bliss>> (beatitudine).

Ghita Vahini

5 - pag.13 La Ghita non insegna uno yoga in particolare

 

Ci si chiede come poté Arjuna essere così puro da meritare la saggezza impartita dalla Ghita? Il nome Arjuna significa puro, immacolato, bianco. Il suo nome era appropriato ed egli ne era degno. Fu per questo che ebbe diritto alla presenza immediata del Signore Krishna e divenne lo strumento per il premio della Ghita al mondo. Krishna usò la parola <<Yoga>> molte volte nella Ghita. Egli descrisse anche lo stato dell'individuo durante lo <<Yoga>>. Un dubbio può tuttavia sorgere ai lettori della Ghita: perché non vi è concordanza fra il significato della parola <<Yoga>> ed il modo con cui il Signore Krishna la usa? In alcuni passaggi Krishna parla di <<Vairagya>> (il distacco), in altri dichiara che la libertà più grande può essere guadagnata con il culto. Vari metodi inoltre sono menzionati per raggiungere lo stato supremo della beatitudine spirituale. Nell'ottavo discorso vi è anche un accenno al <<Raja Yoga>>, tuttavia non si può dire che la Ghita insegni il <<Raja Yoga>>. Le principali verità fondamentali della Ghita sono: l'arrendersi completamente al Signore Krishna, libertà da triplici legami con il mondo esteriore degli oggetti (la lussuria, la cupidigia, la collera), l'osservanza di una condotta morale e di discipline virtuose.

Il Signore ritiene queste cose come le forme migliori per indagare in profondità sui segreti del progresso interiore.

5 - pag.141 Porterò il tuo fardello!

 

Il Signore ha dato assicurazione; <<Io porterò il peso del tuo benessere qui ed oltre qui>>. Egli ha preso su di se questo compito volontariamente. Gli aspiranti e tutti coloro che vogliono trarre profitto da quella promessa devono vivere secondo le regole stabilite, come ordinato loro. Se si sentono abbandonati è perché si sono tenuti lontani dai comandamenti del Signore. Da un esame interiore scoprirebbero che le sofferenze del presente hanno la loro causa nel comportamento passato e nella ignoranza del futuro. Ecco la radice della loro sofferenza!

Quella assicurazione contiene una condizione che rappresenta il coronamento, il frutto finale. L'assicurazione è la testa che non può funzionare, senza la collaborazione degli organi. Occuparsi della testa lasciando da parte il collo, le spalle ed il resto del corpo, è come avere fede nella chiave, dopo che la serratura è stata scassinata ed il tesoro rubato! La condizione perché quell'assicurazione abbia effetto è meditare sul Signore, adorarLo, senza altro pensiero nella mente. Se la meditazione ininterrotta è assente, e quando il culto non è offerto con incondizionata resa, perché poi lamentarsi se Lui non porta il vostro fardello? Se vi arrendete agli altri, lodate e magnificate gli altri, ed i vostri pensieri non dimorano in Dio, come potete pretendere che Lui vi porti il vostro fardello? Servite il prossimo e gli chiedete poi di ricompersarvi, come può chiamarsi questo atteggiamento "ananya cintha?", piena lealtà? Se un uomo è servo del Re deve servirlo con tutto il suo cuore.

Se egli lo serve e contemporaneamente pensa alla sua famiglia non può chiamarsi interamente leale. Servite chi amate ed amate chi servite! Questo è il segreto di "saranagathi"! (la resa totale). Vyasa fece una splendida ghirlanda di pietre preziose, e questo "sloka" è il gioiello centrale. Le parole "yoga" e "kshema" usate dal Signore hanno questo significato: "yoga" vuol dire acquisizione di qualcosa di desiderabile, e "kshema" vuol dire preservare ciò che si è acquisito. La disciplina per la quale si può preservare ciò che si è acquisito è appunto "ananya chinta" o meditazione esclusiva sul Signore. La mente così verrà pulita e l'individuo diverrà un "bhaktha" (devoto). Il bhaktha si riconosce da queste cose: Egli parla del Signore, canta il Signore, vede solo il Signore e lavora e spende il suo tempo libero con il Signore. Una tale persona non ha bisogno di fare "yaina" o "yaga" (sacrifici e riti), non ha bisogno di peregrinare da un luogo sacro all'altro, non occorre che faccia la carità. Perché dovrebbe farla? Egli non insiste, né la chiede. Offrire qualcosa è un processo mentale e, se la mente è pura, il Signore accetterà ogni cosa, ma se la mente è sporca ed il recipiente non è quindi stagnato con il pensiero di Dio, le azioni non saranno "buone" ma inquinate dal veleno. Il recipiente deve essere pulito!

Ricordate Kuchela quando diede una manciata di riso al Signore quanta gioia gli diede perché la sua mente era pura! Leggete le esperienze di Vidura e di Droupadi nei Purana (racconti epici). Cosa offrirono al Signore? Vidura diede una coppa di avena e Droupadi solo un pezzetto di foglia! Ma considerate quanto il Signore diede loro indietro! Il Signore non calcola il valore delle cose, Egli vede solo il sentimento che sta dietro l'atto. Purificate pertanto il sentimento e vincerete la Grazia di Dio.

La via per amare

7 - pag.21 La virtù è conoscenza (Sadguna è Jnana)

 

Jnana significa " intuizione, comprensione", ma non si tratta soltanto di un fatto intellettivo. " Mangiare " non vuol dire portare il cibo alla bocca. Il " mangiare" diventa un' azione completa solo quando il cibo è masticato, inghiottito, digerito ed assimilato nella circolazione del sangue e poi trasformato in muscoli ed ossa, in energia e vigore. Cosi la " comprensione" o Jnana deve compenetrare e fortificare tutti i momenti della vita. Dev'essere espressa attraverso tutti gli organi di senso, di azione e di percezione. L'uomo deve giungere a questo alto livello. La sola erudizione non è Jnana, la virtù (Sadguna) è Jnana, è conoscenza. Se si vuol portare aiuto al prossimo praticare il Seva bisogna anche esser disposti a cedere una piccola quota delle proprie risorse materiali che, così, entrano a far parte del sacrificio personale (yajna). Perché il corpo funzioni come una macchina è necessario alimentarlo. Il cibo non è sacrificio, ma lo rende possibile. Quindi l'azione del mangiare non va tenuta in dispregio perché soddisfa una necessità fisica; l'atto della nutrizione fa parte del sacro rito. Il culto religioso non consiste unicamente nel cogliere un fiore e metterlo davanti all'immagine divina; il giardiniere che ha faticato per coltivare la pianta da cui è stato colto il fiore è, anche lui, partecipe del culto. Il corpo può svolgere le sue funzioni solo quando è stato nutrito, anche i mezzi, usati per effettuare il rito sono sacri.

E’ un rito sacro ogni azione che tende a servirsi del mondo per lodare il Signore, a propugnare la pace e la giustizia nella Società, a controllare e coordinare le funzioni del corpo. Il primo è detto Yajna, il secondo Dana, il terzo Tapas. Qualunque azione umana deve mirare a queste tre finalità.

La legge eterna

pag.12

 

...Possiamo comprendere le azioni dharmiche del passato solo penetrando il loro significato simbolico. In campo spirituale, infatti, vi sono molti termini tecnici, ciascuno con un significato suo proprio che, una volta compreso, permette di afferrare correttamente l'insegnamento degli Sastra.

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Vediamo un esempio. Anticamente si celebravano dei riti (yajna) nei quali venivano sacrificati gli animali (pasu). Ma l'animale è solo un simbolo; ciò che si deve immolare non è una creatura che già conduce una vita di sacrificio senza che l'uomo gliela debba far concludere sull’ara! La bestia che dev'essere uccisa è un'altra. Nel lessico spirituale, infatti, " animale" significa "la coscienza del corpo" o " coscienza dell'ego". Ora, è proprio questa che deve morire. Il Signore è anche detto Pasupati o Govinda, dove Pasupati non significa " il custode degli animali ", ma " il Signore di tutte le anime individuali (jiva)", perché pasu sta per jiva. Anche Govinda significa " guardiano delle vacche", dove " vacca (go)" sta per " anima individuale (jiva)". La cura delle vacche è una lila, cioè un gioco divino di Krishna, e simbolizza la Sua Missione di pastore delle anime.

 

Gli Sastra hanno profondi significati occulti. Lo scopo del Dharma è far sì che l'anima individuale (jiva) abbandoni l'attaccamento al mondo e alle sue illusioni per prendere coscienza della realtà o, piuttosto, per rifiutare ciò che prende ora per vero, realizzando in tal modo la propria identità. Tutti devono imparare questi significati.

 

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Prendiamo ad esempio il Tempio di Siva. Vi avranno insegnato che il toro Nandi, posto davanti alla statua del Dio, rappresenta la cavalcatura di Siva, cioè il Suo veicolo ( vahana); per questa ragione lo si colloca in quella posizione. Ma in realtà il toro, l'animale (pasu), rappresenta l'anima individuale (jiva), mentre la struttura ovoidale (Lingam) è il simbolo di Siva. Nessuno deve passare tra il toro e il Lingam, cioè tra l'anima individuale (jiva) e Dio ( Siva), che devono fondersi in uno. Si dice anche che bisogna guardare Siva attraverso le corna di Nandi e, se ne chiedete la ragione, vi risponderanno che quello è il modo più sacro per vedere il Lingam. Invece il significato occulto è che bisogna scorgere Siva in jiva, cioè Dio nell'anima individuale. La bestia (pasu) e il Guardiano (pasu-pati) sono Uno, Nandi e il Signore (Iswara) si fondono in Nandiswara. Sono solo due modi per riferirsi alla stessa Entità che, prigioniera, è Nandi, mentre libera è Dio (Iswara). Non appena i vincoli cadono, si manifesta il " Signore-Nandi" (Nandiswara) che viene giustamente adorato. Quando l'animale (pasu) viene offerto al Guardiano (Pasu-pati) e i due si fondono in Uno, si ha il vero sacrificio (yajna). Ma questo significato è stato dimenticato, perché i riti hanno subito delle modifiche talmente profonde che le pratiche di oggi sono molto lontane dai principi del passato.

 

Persino i lavori più umili e modesti dovrebbero essere ispirati agli ideali della perfezione spirituale, perché in questo modo anche gli animi semplici avranno la possibilità di salire passo passo verso la meta. Se non cercate di comprendere il significato e lo scopo di ogni vostra azione e tuttavia continuate ad agire, ogni atto si trasformerà in una pratica ridicola e vuota. Disse una volta Prahlada: " Trovando difficile annullare il proprio egoismo, l'uomo preferisce sacrificare una bestia. Ma uccidere gli animali conduce alla schiavitù, perché è una manifestazione di " ignoranza " (tamoguna), mentre il sacrificio della bestia dell'egoismo è un atteggiamento virtuoso (sattwico ), che porta alla liberazione e quindi a Dio". Quelli che un tempo erano " i valori supremi" (paramartha), oggi sono considerati soltanto delle " pazzie" (pamarartha). Allo stesso modo i riti del passato, così pieni di significato, si sono inselvatichiti ramificando in tutte le direzioni, tanto che non è più possibile sradicare l'albero e piantarne uno nuovo, ma occorre potarlo e insegnargli a crescere diritto. Dovete sempre ricordare il Fine supremo, senza mai mescolarlo con le bassezze.

Corso estivo 1993

Vera istruzione   pag.120 – (121)

...Rispetto e cortesia sono reciproci, non sono a senso unico. I nostri ragazzi cantano la seguente recitazione Vedica:

 

"Nakarmana, Naprajaya, Dhanena

Tyage naike Amritatva Manasuh”.

L’immortalità non viene conseguita con i rituali,

con la nascita o la ricchezza,

ma solo con il sacrificio e la rinuncia.

 

I nostri studenti non hanno lo spirito del sacrificio; se devono fare qualche sacrificio, sacrificano il loro carattere. Cosa c’è di buono nel vivere quando vi siete privati della vostra fermezza di carattere? Voi potete sacrificare qualsiasi cosa, persino la vostra vita, però mai il vostro carattere. Si dice che 3/4 della vostra vita è carattere. In realtà la nostra vera vita è il carattere....

Colloqui

H. Perché Svami celebra cerimonie dei matrimoni per coppie che sono già sposate da molto tempo?

SAI - [2] pag.38

In India, quando due sposi giungono a 60 anni, si celebrano nuove nozze, come per un matrimonio in una nuova vita spirituale rivolta a Dio e libera dai sensi. Prima dei 60 la coppia ha diritto al godere dei sensi; a 70 anni poi, il numero 7 ha un suo significato. Sette furono i grandi rishi ed all'età di 70 anni si dovrebbe esser immersi in quei santi. Gli 80 sono corrispondenti alle 8 Deità che regnano sulle otto direzioni dello spazio, e si dovrebbe esser fusi con quelle Deità. Gli anni 90 sono quelli dedicati ai nove pianeti, e ci si deve immergere in quelli. A cent'anni si devono dominare i cinque organi di percezione ed i cinque organi d’azione, e ci si dovrebbe fondere con Dio. I cinque organi d’azione sono quelli del parlare, dell'afferrare, del camminare, dell’espellere e del mangiare; i cinque sensi di percezione sono l’udito, il tatto, la vista, il gusto e l’odorato.15

 

Un visit. indiano

C’è qualcosa di buono in questi riti indù?

SAI - [3] pag.38

Noi abbiamo debiti di gratitudine, e questa la dobbiamo esprimere al tempo giusto ed in modo che il suo messaggio arrivi a destinazione. Dobbiamo gratitudine ai due genitori, al Guru, a Dio, alla Natura e ai Saggi.

Se la lettera ha l’indirizzo giusto, arriverà, e non ci dobbiamo preoccupare del suo iter. Nel caso dei genitori, i loro corpi sono morti, ma lo Spirito (Atma) non ha subìto cambiamenti. L’indirizzo giusto per l’espressione di gratitudine è dato dal mantra usato nella cerimonia. I mantra sono molto potenti e nei tempi andati ci si faceva affidamento. Oggi si fa affidamento alle macchine. Coloro che erano dotti nei mantra erano chiamati santi; oggi gli esperti nelle macchine sono chiamati scienziati.

H - Quando l’auto di Svami lascia Prashanti Nilayam o Brindavan, vediamo gente che Gli spezza davanti noci di cocco. Che significa questo rito?

SAI - [4] pag.70

Finché nella noce c'è acqua - simbolo dei desideri terreni - e finché la polpa è attaccata al guscio, se la si mette nella terra essa germoglierà; se non la si semina, l’acqua evapora, il gheriglio si stacca dal guscio e la noce non può più germogliare. La si prende come simbolo dei tre occhi, i due occhi fisici e quello della Sapienza, che è chiuso. La rottura della noce è il simbolo dell’apertura del cuore prima chiuso e della preghiera a Dio affinché ne prenda il contenuto. Questa è la “resa”. Nulla può esser celato di ciò che è contenuto quando la noce è aperta ed essa non germoglierà più.

Discorsi vol. X 1° tomo

pag.34

...Io so che voi avete in questo villaggio, come in moltissimi villaggi, una grande sagra di carri, sui quali l’idolo è portato in processione per l'intero villaggio con grande pompa. Il carro o il palanchino è decorato con devozione. Bande di musicisti e ballerini sono ingaggiati e precedono il carro. Molti vanno alla sagra per ammirare la decorazione del carro, ma i più sono interessati ai canti e alle danze, ai cantanti e ai ballerini; mentre solo pochi sono attratti dall'idolo che è la figura centrale da adorare. Anche il corpo umano è un carro-tempio; l'Atma è installata in esso, ed è trascinata da emozioni, impulsi, passioni e sollecitazioni lungo le strade del desiderio. Successo e insuccesso, gioia e dolore, guadagno e perdita sono i ballerini che accompagnano questa processione della vita. Qui, pure, molti pongono la loro attenzione solo sul carro: la sua altezza, la sua decorazione e il suo procedere. Molti altri sono interessati alla danza delle dualità, il duetto dolore-piacere, che è parte della processione. Pochi pongono attenzione all'Atma, corona e compimento dell’esistenza umana. Ma saggi e santi hanno realizzato che il maggior raggiungimento degno di nota dei sensi dell'uomo è la glorificazione del Dio che vive in ciascuno di noi. <<Questi non sono occhi, ma globuli di vetro che non meritano la vista di Dio>> dice uno.<<Queste non sono orecchie ma protrusioni muscolari che non trovano piacere nella lode a Dio>> dice un altro. Surdas (un santo indiano) condanna le mani che non adorano Dio, e chiama queste mani "bastoni di legno”. Il mondo e le sue attrazioni possono catturare il vostro istinto ma Dio attira il vostro amore come non può nessun oggetto mondano. Sviluppate la visione interiore, l'abitudine di ascoltare la voce interiore, e vi assicurerete pace e gioia infinita...

pag.144

...Le feste del calendario religioso come lo yugadi (il nuovo anno telegu), sono state programmate a tale scopo. I rishi hanno stabilito questi giorni sacri ed è vostro dovere rendervi coscienti del significato delle feste e del perché sono state così designate. Potete comprendere lo scopo reale inteso dai rishi da ciò che si fa generalmente in ogni casa quando c'è festa. In questo giorno la gente fa bagni cerimoniali, indossa vestiti nuovi, lega festoni freschi di foglie verdi sulla soglia di casa, tiene le case ben pulite e dipinte a nuovo, crea nuovi disegni sul pavimento e li rende attraenti. Tutto ciò allo scopo di nutrire nuovi ideali e di rinunciare a quelli vecchi appassiti, di installare ananda nella mente, di recuperare coraggio e fiducia e di rinforzare la speranza e la fede. Yugadi vanno e vengono. Molte pietre miliari sono presto superate, ma il viaggio non progredisce. Voi siete ancora immersi in antiquate credenze e fantasie. Osservate i codici stabiliti dai rishi con la consapevolezza più profonda dei loro significati. Seguite gli Sastra e compite i riti, i rituali, i digiuni, voti e veglie giornaliere e stagionali raccomandati da loro, senza dimenticare il significato e la rilevanza intima e l'aspetto spirituale della celebrazione. Questa è la migliore ricompensa che potete dare...

pag.145

...Questa è la stagione Vasantha. Questa stagione comprende due mesi, Madhu e Madhava; Mesha e Rishabha. Mesha è il mese più pieno di gloria dell'intero anno, nella stagione Vesantha che Dasaratha liberò il cavallo sacrificale così che potesse vagare liberamente attraverso il continente in una corsa senza ostacoli, e fu nello stesso mese che esso ritornò incontrastato ad Ayodhya. Il Putrakamesthi yaga cominciò anche in Vasantha, e i quattro figli - Rama, Bharatha, Lakshmana e Satrughna - nacquero in quel mese. Ecco perché lo Yugadi è acclamato come il giorno inaugurale del Vasantha navarathri (le nove notti del Vasantha) culminante col Rama-navami, il giorno in cui nacque Rama. Yuga significa "era". Questo giorno non è chiamato Samvatsara-adi, il giorno del Nuovo Anno, ma Yuga-adi, il primo giorno di una Nuova Era. L'Era indicata è il Dharmayuga o il Rama-yuga, perché Rama è identificato come l'incarnazione del dharma, Ralo Vigrahavan Dharmah. Il primo dovere, perciò, di ognuno che partecipa a questa celebrazione, è di aderire al dharma e sostenere il dharma...

Discorsi vol. X 2° tomo

pag.311 COLORE SULLA TELA

 

"C'è un solo Dio ed è Onnipresente". Vero. Ma per concentrarsi sull'Onnipresente è necessario avere un punto d'appoggio o una forma preliminare. E per concepire che il Divino è presente ovunque e sempre, la mente dell'uomo deve essere purificata per mezzo di certi processi psicologici chiamati sadhana. Questa è la ragione per cui non solo fra i seguaci dell'Induismo ma anche fra cristiani e buddhisti, riti regolari sono prescritti per l'adorazione degli idoli di Dio. I cinici discutono la validità di questo tipo di adorazione perché, secondo loro, confermerebbe solo la fede in una superstizione. <<Può Dio essere una pietra o un pezzo di carta?>>, si chiedono. Ma un tale punto di vista è scorretto. Osservando il culto di adorazione rituale stabilita dalla tradizione, molti aspiranti hanno raggiunto la visione dell'Onnipresente e una indicibile beatitudine. Infatti, la puja (adorazione formale a ore regolari, con la recitazione di inni e canti) è il primo gradino nel pellegrinaggio spirituale. Molti ricercatori hanno raggiunto senza dubbio la consapevolezza di Dio grazie ad anni di ascetismo passati nelle caverne della giungla. Ma, iniziare presto con puja e continuare con cura scrupolosa i riti di archana, bhajana e aradhana (offrire fiori con la ripetizione del Nome di Dio, cantare la Sua Gloria, e adorarLo come una presenza amorevole) è il metodo più fruttuoso e soddisfacente. Meerabai, Sakkubai, Surdas, Kabirdas, Sankaracharya e molti altri santi e anime realizzate, hanno dimostrato che il tempo, l'impegno e l'energia impiegati in queste pratiche religiose sono bene impiegati. Solo con aradhana furono capaci di visualizzare il Divino nella forma specifica da essi adottata. L'intera letteratura inglese è fatta di permutazioni e combinazioni delle 26 lettere dell’alfabeto. Puja, japa, archana, aradhana sono le lettere dell'alfabeto spirituale. La raccolta dei vari articoli necessari per l'adorazione (le lampade, la canfora, i fiori, i piatti, le tazze, la campana e il libro) ha bisogno di lunghe ore di concentrazione sul Divino. La puja stessa può richiedere un'altra ora o due d'attenzione concentrata e purificatoria, e l'osservante dopo la recitazione e la meditazione, diventa più forte e più fermo. L'Onnipresente non è assente nell'icona o nel quadro. Noi non riduciamo Dio chiudendoLo in una immagine di pietra; noi asseriamo e realizziamo che Egli è nell'icona, e solleviamo l'immagine alle dimensioni dell’Assoluto; espandiamo il quadro molto al di là della sua cornice e attraverso il processo del sadhana diventiamo consapevoli che anche il quadro può essere uno strumento per la mente perché possa sfuggire alle sue limitazioni.

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Quando il Maharaja di Alwar nel Rajasthan discusse davanti a Swami Vivekananda che Dio non può mai essere scorto in un quadro disegnato da un artista, Vivekananda invitò il primo ministro che gli stava riverentemente vicino, a togliere dalla parete il ritratto del Maharaja e a sputare su di esso! Egli disse: <<Non dovete esitare. Il Maharaja dice che esso è solo una macchia di colori su un pezzetto di tela e che non deve essere confuso con il Maharaja>>. Ma tutti al durbar si tirarono indietro per paura.

 

Il quadro del Maharaja era per loro un oggetto degno di adorazione, sedici tipi di adorazione stabiliti negli Sastra per rendere l'aspirante consapevole di essere davanti alla vera Presenza e che ogni suo gesto e movimento deve essere motivato da devozione e dedizione, assicurano la purificazione della mente dall'ego e da tutta la sua prole di difetti. Questa è chitta suddhi, la purificazione di tutti i livelli della coscienza. La chitta deve essere liberata dagli impulsi che la trascinano in basso.

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A che vale cuocere un piatto raro e costoso in un recipiente contaminato da sporcizia? Che utilità c'è nel piantare un seme prezioso in un suolo roccioso? Puja o archana offerte senza un cuore purificato sono semplice perdita di tempo.

 

Ma una breve, sincera seduta di puja passata nella consapevolezza divina può dare buoni frutti. Tiruthondar, un santo Tamil, confessò che egli si era impegnato nell’adorazione della statua del Signore per purificare la propria mente. Il materiale e la forma sono inseparabili, ma il ricercatore deve fermare l’attenzione sulla Forma che desidera si manifesti in tutta la Sua Gloria, piuttosto che sul materiale, deve fermare l'attenzione a lungo e profondamente sul pensiero di che Dio Si trova in ogni particella dell'Universo, che non è limitato dallo spazio e dal tempo. Uno sforzo incessante è necessario, per conquistare la chitta suddhi. E’ indispensabile essere sempre occupati in attività dedicate al servizio di Dio in varie forme umane. Nella Ghita, Krishna Si rivolge ad Arjuna come "Kurunananda". Il significato abituale dato dagli studiosi a questo titolo è "l'erede del clan dei kuru", ma esso insegna all'umanità una lezione molto più profonda. Kuru in sanscrito significa "fare", e nananda significa "colui che ne trae diletto". Quindi, significa che Krishna apprezzava la trasformazione in Arjuna dall'inazione all’azione, perché Arjuna traeva diletto dall'essere sempre attivo. Per la maggior parte di voi la domenica è un giorno festivo che dà diletto, ma per Arjuna, il giorno in cui poteva dedicare il lavoro a Dio, era davvero un giorno sacro. Forse avete sentito dire che in India la gente del popolo crede che quando il suono si fa minaccioso, l'immediata recitazione dei nove nomi di Arjuna, possa evitare la caduta del fulmine. Questa è la prova del potere che hanno sugli elementi non solo i Nomi di Dio ma anche quelli dei Suoi seguaci devoti, sempre puri e sempre in contatto con l’Assoluto. Questa è la ragione per cui si offre l'aradhana o adorazione della Presenza, anche a grandi devoti come Thyagaraja e Kabir, i quali non hanno più identità propria, essendo diventati Uno con l'Illimitato, attraverso l'adorazione del limitato.

 

Pag.327 L'ONAM DEL KERALA

 

E’ sacrosanto dovere dei bhakta preservare e proteggere la ricca cultura e il patrimonio di questo grande Paese, terra di grandi uomini che hanno guadagnato nome e fama in tutti i continenti, e che è stata l'arena spirituale dell'indipendenza nazionale, e ha potuto estendere e raggiungere la gloria nel campo della musica, delle arti e delle scienze. Ahimè! Questa terra gloriosa di Bharat è ora assillata da problemi in gran parte dovuti alla presenza di uomini pieni di ego, gelosia, odio ed egoismo. Solo rimuovendo tali tratti il passato glorioso di questa grande terra potrà una volta ancora rivivere. La storia della festa di Onam, è quella di Bali Chakravarti, incarnazione di tyaga (sacrificio), ma che aveva ancora tracce di ahamkara (ego). Ma grazie al predominio di altre virtù, Bali era in grado di vincere gli effetti dannosi di ahamkara e di seppellirlo profondamente con l'aiuto del Signore Vishnu, che apparve davanti a Bali nella Forma di un Vatu (brahmino brahmachari) chiamato Vamana. Bali governava i suoi sudditi con l'osservanza e la stretta aderenza ai principi del dharma. Figlio di Virochi e nipote di Prahlada, non sorprende che Bali possedesse ricche qualità tradizionali di bhakthi. Una volta dopo aver attenuto il permesso del suo guru, Sukracharya, Bali volle compiere un grande yaga chiamato Viswajit. Viswam significa la totalità dei pancha bhuta (cinque elementi), pancha indriya (cinque sensi) e pancha kosa (cinque regioni del corpo umano). Viswajit indica la vittoria su questi viswam. Indra ha questo nome perché governa gli indriyas, e chi governa gli indriyas nell'uomo è il manas (mente). La natura dell'interazione di indriyas è tale che è possibile guadagnare o perdere in base al risultato di una simile interazione. Indra usava pregare in base al risultato di una simile interazione. Indra voleva governare il Cielo, ma Bali non voleva nulla del genere. Indra usava pregare Vishnu per ottenere ciò che desiderava, ma Vishnu discese nella Forma di Vamana a mendicare da Bali. Così Bali dimostrò di essere superiore a Indra.

Vamana apparteneva al famoso Sidhashram fondato da Kashyapa (rappresentante del purusha) a Aditi (rappresentante di prakriti). Dall'unione di purusha e prakriti nacque la progenie di siddhi, nella Forma di Vatu, incarnazione di Vishnutatwa. Il Sidhashram si trovava sulle rive del fiume sacro Pavitra, fiume che rappresenta la vita. Siddhi si troverà sempre sulle rive della vita fluente, tutte le volte che il bhava suddhi (purezza della mente) e il chitta suddhi (purezza del cuore) predominano nell'uomo, giacche tutti i sankalpa potrebbero essere realizzati nel sacro ashram di Sidhashram. Viswamitra, dopo la fortunata conclusione del suo yaga con l'aiuto di Rama e Lakshmana, li indusse a stabilirsi nell'ashram per qualche tempo. E qui Bali raggiunse moksha. L’espansione di Vishnutatswam è il Trivikramatatwam.

L’aspetto di Trivikramatatwam è rappresentato dal Gayatri manthra: "Bhur Bhuwaha". Il bhooloka, bhuvarloka e suvarloka costituiscono il Trivikramatatwam. E’ sbagliato concepire questi tre loka sistemati uno sull'altro e quindi facili da raggiungere con una scala. Infatti i tre loka sono intrecciati l’uno con l'altro e stanno uno dentro l'altro. Il significato reale di questa configurazione geometrica dei tre loka è che gli aspetti pancha indriya, pancha bhoota e pancha kosa del deha (corpo) dell'uomo, sono bhooloka; l'aspetto di pranasakthi o manastatwam è bhuvarloka, e lo stato microscopico di anandam (beatitudine) rappresenta suvarloka. Perciò si può dire che i tre mondi, bhooloka, bhuvarloka e suvarloka, non sono altro che il dehatatwa, manastatwa e anandatatwa, rispettivamente, e la totalità di questi tre rappresenta il Trivikramatatwa. Inoltre, questi tre aspetti del Trivikramatatwa possono essere concepiti nei tre stati di un individuo, cioè, quello che voi pensate di essere, quello che gli altri pensano che voi siate e quello che realmente siete. Perciò solo con un appropriato sadhana si può trascendere da bhooloka attraverso bhuvarloka e suvarloka. Il conseguimento di suvarloka è moksha, che rappresenta lo stadio di fusione completa nel Signore. poiché è uno stato in cui l'aspetto di moha (attaccamento) si disintegra, prende il nome di moksha (moha + kshyam - moksham). Bali era un'incarnazione di tyaga e personificava gli aspetti del datrutvam (dare) e dharmatatwam (rettitudine), poiché Onam è un giorno di festa che si celebra in memoria della ricomparsa di Bali nella sua sukshmaroopa (forma microscopica), è obbligo di ognuno ricordare e praticare gli ideali in cui egli credeva quando era vivo. Dovrebbe essere ricordato che Bali, come descritto sopra, potrebbe visitarci ogni giorno e non solo una volta l'anno. Ma poi dimentichiamo questo perché nella nostra vita quotidiana ci lasciamo prendere da qualità indesiderabili come avidità ed egoismo, che nell'uomo del giorno d' oggi raggiungono proporzioni gigantesche. E’ dovuto precisamente a questo genere di situazione, il fatto che periodicamente il mondo venga spinto nelle guerre. Il messaggio della vita di Bali è che quelle qualità deleterie dell'uomo dovrebbero essere eliminate a tutti i costi, così da rendere il cuore puro in modo che il Signore possa risiedervi. Un altro aspetto importante della vita di Bali è la sua dimostrazione che la predisposizione al tyaga (sacrificio) dovrebbe essere una parte integrante delle proprie azioni (karma). Tutti gli esseri viventi compiono azioni, ma solo l'uomo può, se lo desidera, agire, facendo del sacrificio una componente integrante delle sue azioni. Questo è possibile per la capacità dell'uomo di pensare e riflettere. Sfortunatamente l'uomo usa queste facoltà che Dio gli ha dato per enunciare teorie e predicare, ma mai per mettere in pratica ciò che predica. Per esempio, migliaia di Onam sono venute e andate e la gente ha predicato per anni su ciò che Onam significa. Tuttavia il cuore dell'uomo rimane impuro. Bali praticava, mentre il suo riverito guru, Sukracharya, non lo faceva, come fu evidente quando intervenne a fermare Bali, che voleva offrire a Vamana ogni suo possesso. La predica e la pratica sono come i due occhi. Poiché Sukracharya predicava senza mettere in pratica, un suo occhio fu simbolicamente reso inefficiente. Un uomo con una mente duale è mezzo cieco. Nella vita dobbiamo essere Bali e non Sukracharya. Dovremmo capire che per guadagnare una cosa, qualche altra cosa deve essere sacrificata; Bali dimostrò che attraverso il Tyagaswabhava, cioè se si sacrifica ogni cosa, si raggiungerà moksha. Il sacrificio vero implica due cose: capire la causa della nostra schiavitù in questa vita, e spezzare questa schiavitù. Le persone pensano erroneamente che proprietà, famiglia, ecc., siano i loro legami e che interrompendoli, potranno sacrificare tutto ed essere così idonei a raggiungere moksha. Ma questi non sono i reali legami dell'uomo. La sua reale schiavitù è l'ignoranza che lo porta a identificare se stesso col suo corpo. Colui che spezza questa schiavitù, come fece Bali, raggiungerà moksha, e per rompere questa schiavitù è davvero necessaria una purificazione del cuore. La pulizia del corpo con sapone e acqua e profumo, non purifica la mente. In questo kaliyuga, namasmarana è il modo più facile per purificare la propria mente, e abbandonarsi a Dio con la mente pura è il modo più sicuro per raggiungere moksha. Bali offrì due dei suoi tre aspetti cioè, adi bhautika (il suo corpo) e adi daivikam (la sua vita) per due piedi di spazio chiesti da Vamana. In quanto al terzo piede di spazio richiesto da Vamana, Bali offrì il suo aspetto adhyatmika (anima), abbandonandosi completamente al Signore. E’ per questo che il Signore fece il Suo terzo passo nel cuore di Bali e lo spinse a patalaloka, spingendo completamente tutte le tracce dell'ahamkara di Bali nei più bassi livelli dell'universo. Così Bali fu liberato dalla schiavitù di nascita e morte. La parola bali, ha un altro significato, che è "prezzo o tassa per il servizio reso". Noi paghiamo le bollette alle aziende che forniscono acqua ed elettricità, sapendo molto bene che non sono responsabili della creazione sia dell’acqua che dell'elettricità. Ma quale prezzo stiamo pagando al Creatore dell'acqua, dell'aria e di ogni cosa dell'Universo? Nessuno. Ma desideriamo ottenere la Sua Grazia. Come è possibile ottenere la Sua Grazia senza dare niente? La tassa che il Signore aspetta è la devozione e la purezza di cuore. Questa è l'essenza del messaggio di Onam. Onam non deve essere trattata come una festa che ricorre una volta l'anno, ma come un evento, il cui messaggio dovrebbe diventare un sistema di vita. I tre gradini che Onam simbolizza sono: ( I) l'Incarnazione del Signore Vishnu come il Vatu; (2) il raggiungimento di moksha da parte di Bali; (3) l'Antardhanam o fusione di Bali nel Signore.

pag.389

...L’uomo elogia Dio e il Super Se o il Paramatman, quando i suoi desideri sono soddisfatti, altrimenti Lo biasima. Ma Dio non ha pregiudizio o parzialità. Se ha prema, deve avere anche ira o Krodha. Qualsiasi manifestazione di questi sentimenti è solo superficiale, in quanto non proviene dal nucleo centrale. Dio è il testimone della catena causa-effetto (karma). Potete evitarne le conseguenze dedicando l'azione a Dio e astenendovi dall’attaccamento, però dovete essere sinceri nel vostro abbandono e nel vostro distacco. Purificate quindi il cuore e i sentimenti mediante japa, smarana e dhyana. Senza un cuore puro e una vita virtuosa, potete recitare i Veda durante lo yajna ma ne trarrete scarso beneficio. I Rishi erano sinceramente altruisti e seri e perciò gli yajna purificavano l'atmosfera, calmavano gli elementi e propiziavano Dio. Il proprio karma, perciò, decide il proprio destino. Non serve incolpare gli altri per le nostre sfortune e miserie. Non è giusto incolpare Dio di essere parziale o crudelmente indifferente. Se piantate un seme amaro, come può il frutto essere dolce? E’ diventato di moda pretendere tutto il bene come proprio diritto e attribuire tutta la disperazione e la delusione all’atteggiamento irresponsabile della Divinità. Alcuni professori dell'università di Benares una volta misero in ridicolo un loro collega perché sprecava dieci minuti la mattina e dieci minuti la sera meditando sul problema dell'esistenza di Dio. Egli replicò: <<Fratelli! Se Dio è, come voi dite, inesistente, io sono d' accordo che sto sprecando venti minuti ogni giorno. Ma se Dio esiste, come molti credono, sono spiacente per voi che state sprecando tutta la vita! Nessuno sa con certezza se Egli esiste o no>>.

In realtà, Dio solo è: il mondo mutevole è ciò che abbiamo sovrapposto all'Entità Divina. Spostate la vostra visione della sovrapposizione alla base su cui poggia grazie alla vostra ignoranza. Pasu è la parola sanscrita che significa "animale" e la sua radice è pasyathi, cioè "colui che vede solo il mondo esteriore”.

Quando l'uomo si accontenta di usare i suoi sensi per godere, nel limite delle sue possibilità, del mondo esterno, egli non sta vivendo all’altezza del suo destino reale. Anche le sadhana spirituali sono state ridotte a rituali esterni dall'uomo, in tutti i paesi. Mattina e sera e nei giorni considerati sacri, gli uomini pregano con pompa speciale: mazzi di fiori, file di lampade e serie di stotras a voce alta. La forza di questi riti e per lo più scarsa e superficiale. Ci sono molti che passano tutto il tempo in preparativi per questi atti o nella loro pratica quotidiana. Ma cosa hanno guadagnato? Molti sono ancora affetti da invidia, orgoglio e cupidigia e non sono fedeli alla Verità; riescono solo a sprecare il tempo ignorando gli ideali fissati nei Veda. La maggior parte delle persone che si proclamano sadhaka non osano volgere la loro attenzione verso l'interno alla Realtà atmica.

Naturalmente, rituali e preghiere sono necessari negli stadi iniziali; sono il giardino d'infanzia dell'educazione spirituale. Bisogna procedere dall'infanzia alla maturità nel viaggio verso l'Atman. Yajna, regole e regolamenti riguardanti i riti devono essere trascesi e sublimati in atti parole e pensieri promotori della dignità universale, di altruismo ed equanimità. Io continuo a dirvi in ogni discorso che la Divinità risiede in tutti gli esseri. Voi dovete aver notato che infliggo punizioni piuttosto dure a coloro che hanno commesso cattive azioni o deviato in sentieri sbagliati. La Divinità deve splendere in ogni attività e bisogna fare in modo che non venga annebbiata dalla debolezza umana o "animalità". A questo scopo si impongono mezzi e misure correttivi, poiché il rame come lega diminuisce il valore dell'oro, la materia deve essere fusa in un crogiolo per rimuoverlo. Così, quando l'essere umano puro, santo e progressivo è associato con certe tendenze impure, malvagie e regressive, Swami deve intervenire per fermarle e ripristinare il valore dell’"oro" originale. O altrimenti, perché dovrei correggere e punire? Capire le mie azioni nella loro vera luce è il mezzo più sicuro per guadagnare la Mia Grazia. Il mondo oggi sta soffrendo a causa dell’"egoismo" e della "passività" che regnano nei cuori umani. Paura, ansietà, dolore, cupidigia sono nutriti in proporzioni pericolose da simili sentimenti di "Io" e "Mio"...

Discorsi volume I

pag.42 ESAMINATE, SPERIMENTATE

... Voglio che siate attivi, pienamente impegnati, altrimenti il tempo graverebbe pesantemente sulle vostre mani. Non sciupate un solo istante della breve esistenza che vi è assegnata, perché il tempo è il corpo di Dio. Egli è conosciuto come Kaalaswarupa, vale a dire "della forma del tempo". E' un crimine farne cattivo uso o sciuparlo nell'inattività. Inoltre, non dilapidate i talenti fisici e mentali che il Signore vi ha fornito a guisa di capitale per il mestiere di vivere. La Thamosakthi o forza dell'indolenza si comporta come la forza di gravità che trascina tutte le cose verso il basso: per questo dovete essere sempre vigili e attivi. Un vaso di rame deve venire strofinato per poter brillare, allo stesso modo la mente deve venire detersa nella Sadhana, per mezzo di attività come Japam o Dhyana. Il Karma naturale ed automatico come il respiro, diviene Vikarma, se fatto coscientemente in vista di uno scopo preciso.

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Un Hindu si trovava, un giorno, in compagnia di un amico inglese presso le rive del Godavari. " Prenderò un bagno in queste sacre acque" disse, e, mentre si tuffava, recitò il nome di Hari. Quando riemerse era rinfrescato nel corpo e nella mente, perché l'ambita occasione l'aveva reso molto felice. L'inglese sorrise: "Ma questa non è altro che H2O disse come può arrecarti tanta gioia? Si tratta soltanto di una superstizione". Replicò l'Hindu: “Lasciami nella mia superstizione e mantieniti pure attaccato alla tua". Il cinico infatti ricavò dal bagno soltanto la pulizia fisica, ma il credente ottenne anche la purificazione mentale...

Discorsi volume II

24° - pag.113 L'ACCADEMIA SPIRITUALE DELL'UOMO

 

Lo studio dei testi sacri ed i discorsi religiosi dovrebbero sviluppare l'autocontrollo ed una certa pace interiore, ma dopo il baccano che avete fatto, capisco che essi non vi sono serviti a niente. Non diteMi che tutto questo disordine dipende dall'immensa folla qui radunata e di cui fate parte, poiché, se così fosse, basterebbe che ciascuno di voi decidesse di tacere perché il silenzio si installasse di nuovo in un secondo. Non potete dire che state aspettando da stamattina e quindi siete stanchi. Cosa significa questa mancanza di serietà di fronte all'avvenimento importante che attendevate da settimane? Se ciascuno di voi facesse silenzio, anche se ci fossero migliaia di persone, il silenzio verrebbe. Ricordate perché siete venuti, perché avete aspettato e chi siete venuti ad ascoltare. Ora va meglio! Ecco perché dico sempre che la natura vera dell'uomo è la calma, la tranquillità. Questa natura si rivela solo se egli cerca di scoprire le sue vere origini, che sono divine, e la sua identità con l'immutevole <<atma>>. L'uomo può essere quindi calmo come siete voi ora, oppure confuso come prima. Il vostro entusiasmo ha causato questo ritardo perché la strada verso il Mandir, come dicono gli organizzatori, è completamente intasata e nello stesso Mandir non c'è un centimetro libero. Per questo motivo la statua è stata portata in questo <<bungalow>> per la consacrazione, successivamente sarà riportata nel Mandir. Ricordate che Sai non vive in costruzioni di mattoni e pietre: egli vive nel cuore degli uomini che sono pieni di simpatia e di amore.

I templi e gli idoli hanno valore nell'elevare gli istinti più alti dell'uomo e nell'aiutarlo a canalizzarli verso scopi socialmente più utili. E’ per questa ragione che in India non fu persa nessuna opportunità al fine di aiutare l'uomo ad andare verso Dio. Tutte le arti, infatti, furono utilizzate a quello scopo. Anche l'ubriaco vibra al suono di una melodia che proclama la gloria di Dio e la gioia della realizzazione del Sé. Pertanto qualunque sia il livello spirituale raggiunto, ciascuno viene naturalmente indotto a progredire sulla via spirituale. E’ per questo motivo che l'India è chiamata <<l'Accademia Spirituale>> dell'umanità. Voi siete dei privilegiati a vivere la vostra vita in seno all'India, cioè nel grembo del Vedanta (la filosofia del non dualismo). Ricordate questa eredità e comportatevi di conseguenza. Non invidiate i paesi che tentano di esplorare lo spazio, andando sulla Luna e su Marte, poiché ciò non ha nessuna utilità. Che utilità c'è nel padroneggiare quelle regioni quando si è schiavi della malizia e della paura? Che senso ha andare a 10.000 km. all'ora con una mente carica di bassi impulsi? Se voi cercate la causa della disarmonia che prevale anche nelle comunità più avanzate dell'occidente, scoprirete che la ragione è la selvaggia crescita dell'orgoglio, della cupidigia e del peccato. Non c'è il timore di Dio o rispetto per gli anziani, né paura del peccato. Si danno valore e significato solo ai simboli esteriori della ricchezza e del potere, al contenitore e non al contenuto. Questa statua di marmo, per esempio, è soltanto il contenitore, la cosa contenuta è il Principio Divino, proprio come la tazza è il contenitore ed il latte in essa il contenuto. Voi versate Sai in questa forma e la chiamate Sai Baba, oppure la versate in una forma diversa e la chiamate Srinivasa o Krishna o Siva o Rama. Per coloro che sono alle prime armi nella disciplina spirituale, l'idolo è tanto necessario quanto le immagini di un abbecedario. Finché non sarete in grado di ricordare istantaneamente l'immagine del cavallo quando vedete le lettere cavallo, è necessario mettere l'immagine sopra le lettere. Così voi dovete avere la immagine chiamata SAI, ben in evidenza davanti a voi, per dare forma alla vostra vaga concezione del Principio Divino. Quando potete concepire questo principio indipendentemente e senza alcuna forma o come tutte le forme e i nomi, l'immagine diventa superflua e potete farne a meno. Insediare questa statua di marmo nel Mandir, non significa che avete terminato il vostro compito, ma che i vostri sforzi hanno inizio da quel momento. In India, come in altri paesi, un gran numero di templi vanno in rovina; che utilità costruirne altri? I nuovi templi sorgono ed i vecchi cadono in rovina e svaniscono nella memoria. Questo avviene perché non vi rendete conto che la sostanza è la stessa. anche se viene presentata in forma diversa e sotto nomi differenti. Un capitolo del vostro <<tapas>> (sacrificio) si è concluso. Avete questa statua ed avete svolto questa funzione, il prossimo capitolo consisterà nel versare la vostra devozione in questa immagine e renderla sempre più viva per stare dinanzi a Sai con le mani giunte. Soltanto il puro ed il santo possono offrirsi interamente a Dio. Non Mi piace la gente che spreca momenti preziosi della sua vita in attività vane e discorsi inutili. Ne Mi piace il dubbio. Agite, agite con tutto il vostro potere e con tutta la vostra mente. Fate pieno uso delle attitudini, capacità, coraggio e fiducia in voi stessi di cui siete dotati. Allora Dio vi benedirà.

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Avrete sentito parlare di quel devoto di Rama che, essendosi rovesciato il carro, si sedette sul lato della strada lamentandosi per la sua sfortuna e chiedendo che Rama glielo raddrizzasse; poiché Rama non apparve a sollevare il carro e a sistemare le ruote, egli perse la fede in Lui e mise in dubbio le esperienze dei saggi che Lo descrivevano come un oceano di misericordia. Rama allora gli apparve, ma solo per dirgli: <<Imbecille, ti ho dotato di forza ed intelligenza, usale, e solo dopo che le avrai usate ed avrai fatto il tuo meglio, solo allora, se non sarà stato sufficiente, mi chiamerai>>. <<Io sono sempre pronto ad aiutare le vostre espiazioni con la Mia Grazia>>.

 

I devoti di Rama hanno sollevato montagne e costruito ponti sul mare con il Suo Nome sulle labbra e la Sua forma davanti agli occhi. Voi che vi autodefinite devoti, siete troppo deboli per portare il peso dei vostri corpi, per non parlare dei problemi che vi danno i vostri amici ed i vostri parenti. Avendo insediato SAI nel vostro villaggio, voi dovete crescere in Amore perché SAI è l'Incarnazione dell'Amore. SA vuol dire il testimone di tutto; AI significa Madre, Baba significa Padre. L'Amore di SAI è caratteristico del Padre e della Madre. Non quelli terreni, ma quelli che sono testimoni di ogni pensiero, parola, azione in ogni essere. Rispettate vostro padre e vostra madre terreni, quindi trasferite quel tipo di rispetto sul padre astratto, madre, o guardiano, Dio. Imparate a mettere il Signore invisibile nel vostro cuore utilizzando l'immagine del Mandir. Incominciate dal grossolano per arrivare al sottile. Così come i pazienti hanno bisogno di un medico, i devoti hanno bisogno di qualche nome e forma ai quali poter ricorrere per essere consolati, incoraggiati e consigliati. Quindi è per voi molto importante che Io abbia realizzato questa consacrazione per farvi avanzare nella vostra disciplina spirituale e per aiutarvi ad acquisire l'armonia e la pace interiore. <<Ovunque si canti il Mio Nome, là Io sarò>>. E’ stato detto: La Divinità che avete come il centro del vostro essere, voi La ignorate, e nello stesso tempo La cercate negli altri. Questa è la tragedia! Così facendo insultate voi stessi ritenendovi incapaci, deboli ed inferiori. La codardia e l'autocommiserazione non diventeranno mai una scintilla della Divina fiamma. Il vostro Sathya può essere scoperto esercitando la discriminazione. Nato nell'illusione, vive nell'illusione, si avvilisce nell'illusione: l'uomo è inconsapevole della sua gloriosa eredità e si ritiene incapace di ottenerla...

Pag.126

... Ancora un'ultima cosa: avete letto l'avviso che vi invita a non portarMi frutta, fiori, eccetera. So che alcuni di voi sono tristi a causa di ciò. Ma lasciate che vi dica: venite a Me con le mani vuote, Io le riempirò di doni e di grazia; se le vostre mani sono già piene, come posso riempirle?

Pag.191

... Molti pensano che questo rito che si sta compiendo ora, fatto con <<ghee>> (burro chiarificato) e legno di sandalo, prodotti costosi sul mercato, sia uno spreco di danaro inutile. Ma se state sempre a fare i conti come potrete avere gioia da qualcosa che non può essere comprata. Questi pensano solo al <<ghee>> ed al legno di sandalo e non alla gioia preziosa che può donare lo svolgersi di questo antico rituale vedico. Quegli stessi che criticano hanno usato sin dalla loro nascita il <<ghee>> senza però ricavarne nessuna gioia né per loro né per i loro amici e parenti. Questo <<Yajna>> (rito sacrificale) invece, conferisce gioia a molta gente, e debbo dirvi che io e la Mia gente siamo felici di farlo e non siamo andati a chiedere soldi per svolgerlo. Coloro che guardano solo all'aspetto materiale non possono capire il significato spirituale del rito, e si disputano per un po' di <<ghee>> ed un po' di legno di sandalo. Questo rito ha un significato simbolico ed è in concreto molto utile all'umanità. Esso è legato alle ispirazioni umane ed alla disciplina spirituale. Il burro si produce agitando la crema del latte ed il rito simbolizza questa azione di agitare le emozioni, gli impulsi e gli istinti dell'uomo ottenendo così la più pura ed autentica essenza del Divino. Quel burro quando viene ulteriormente trattato diventa <<ghee>> e questo viene offerto agli dei. Voi vi chiederete come questa offerta possa raggiungere gli dei. Ebbene i Veda stessi, ve lo dicono. E ciò dovrebbe bastare. Come può un organo diverso dall'occhio vedere? Come può un organo diverso dall'orecchio sentire? L'occhio è la prova di se stesso, come l'orecchio. I Veda che hanno sondato la scienza di propiziarsi gli dei dicono che il fuoco sacrificale trasmette gli aspetti più sottili delle offerte. Indra è la dea che presiede alla mano e l'Indra Yajna (sacrificio a Indra) aiuta la cooperazione collettiva dell'industria umana per il progresso individuale e sociale. Brihaspathi è la dea dell'intelletto e lo yajna (sacrificio) associato al suo nome conferisce la cordialità e la coordinazione. Il Chandra Yajna (la luna) tende a sviluppare l'armonia nei cuori e l’“Adithyva Yajna" (il sole) la promozione dell'unità fra tutti gli esseri. I <<manthras>> pronunciati durante il rito sono potenti suoni pieni di sottili misteri che influenzano le vicende umane. Concentratevi sull'universale, non su bassi scopi, utilizzate la vostra mente per seguire il piano del Signore di ristabilire il <<dharma>> nel mondo...

42° - pag.195 IL BRAHMINO

 

Avete udito per diverse ore la spiegazione dei riti e dei <<manthra> vedici fattavi da Uppuluri Ganapathi Sastri, che conosce le diverse sfumature ed il significato di ogni singola sillaba dell'intero Veda. Il suo Amore per voi è così grande che traduce tutto il suo vasto sapere in un telegu così dolce e semplice da essere capito anche da un bambino, e ciò che è più importante, vi fa desiderare di sapere sempre di più. Questo <<yajna>> (sacrificio) si chiama <<jnana yajna>> ed ognuno di voi dovrebbe sapere il significato di ogni atto di questo rituale. Egli vi ha spiegato perché la terra del formicaio usata è considerata sacra. Ho cercato, da parte mia, di fornire tutti i materiali necessari al <<yajna>> (sacrificio) e che fossero genuini dando a questa gente ogni cosa di cui aveva bisogno dicendo loro di non accontentarsi di niente di inferiore o di seconda qualità. Essi erano desiderosi di cogliere questa occasione unica per svolgere correttamente questo <<yajna>>, ed Io mostrerò che questo <<yajna>> compiuto secondo le formule darà certamente i frutti promessi dal Vedapurusha (il testimone Eterno). Remilla Suryaprakasa ha parlato di <<Kumarilabhatta>> (saggio) che precedette Sankaracharya (grande filosofo e santo indù) e che fece rivivere gli insegnamenti vedici vincendo gli avversari dei rituali vedici del suo tempo. Non avevo nessuna intenzione di parlarvi oggi, ma per non vedervi tristi, approfitto di questo intervallo, per farlo, i due Sastri hanno fatto una perfetta esposizione. Lo scopo di elevare l'uomo, attraverso la divulgazione degli insegnamenti vedici, è sicuramente uno scopo degno di elogio. Quando la mente è pura e l'intelletto illuminato, le parole non possono essere che dolci! E’ un'impresa difficile immergersi nella profondità del mare per riportare alla superficie le perle dei Veda. Non perché le perle sono rare, ma perché il mare è profondo! I Veda insegnano all'uomo come trascendere i Guna, essi parlano il linguaggio dei simboli ed occorre possedere, come Ganapathi Sastri e Remilla, il vocabolario e le tecniche vediche per interpretarli. Per esempio essi hanno detto, spiegando un <<manthra>>, che tutti gli uomini sono figli di Surya (il Sole). Il Sole è la deità che presiede alla visione interiore ed esteriore; pertanto il significato era che tutti coloro che hanno occhi per vedere sono benedetti dal Sole e non che tutti gli uomini appartengono al Sole. Ci sono sette Soli che emanano sette tipi di raggi. I tre primi raggi cercano di penetrare la parte superiore della palpebra e gli ultimi tre la parte inferiore, ma l'occhio riceverà solo il quarto raggio ed è la ragione per la quale vi si consiglia di tenere gli occhi mezzi chiusi quando meditate. Tali sottili segreti sono nascosti anche negli inni agli dei. Non è corretto dire che ogni Dio vedico rappresenta una forza della Natura che si manifesta all'uomo, la Dea pioggia, il Dio fuoco o Dio sole, la Dea dell'alba ecc. Questo vuol solo dire che la gloria e la maestà di Dio è visualizzata e venerata nei suoi vari aspetti. Si dice spesso che la casta dei brahmini ha negato, per disprezzo ed odio, alle altre caste lo studio dei Veda. Se andate a pescare dovete avere la canna, l'amo ed il verme. Se desiderate conoscere i Veda dovete avere la canna della vita dharmica, l'amo della lingua sanscrita ed il verme è il brahmino che rispetta i Veda e che è, a sua volta, rispettato. Il Brahmino si è preparato per questo lavoro con una serie di rituali purificatori che gli hanno conferito il diritto di pronunciare <<manthra>> e commentarli. Non tutti hanno realizzato lo stesso grado di purezza degli impulsi e la stessa elevazione. Tutti voi che Mi ascoltate, non tutti Mi capite allo stesso modo; ognuno secondo le proprie tendenze e le radici di quelle tendenze che sono nella mente. Gli uomini non sono tutti uguali. Una persona non è dotata come un'altra. Questa umanità è una folla varia di pellegrini. Il Brahmino quando nasce è un Sudra. la nascita non gli dà diritto ad intraprendere lo studio dei Veda anche se fosse figlio di un grande saggio. Quando viene formalmente iniziato con una cerimonia speciale può iniziare lo studio delle Sacre Scritture. Quella cerimonia lo rende Brahmino nato di nuovo nel mondo dello studio e della responsabilità. Molti Brahmini non si comportano secondo quella responsabilità vivendo in modo semplice e con saggezza. Quando un metallo puro viene trasformato in una lega, per estrarlo di nuovo deve essere messo nel crogiolo. Così quando troviamo un crogiolo vedico in questi Pundiths, dobbiamo proteggerlo e difenderlo. Ma se si sta invece seduti a guardare che gente meschina e piena di odio lanci tranquillamente sassi contro di loro, allora anche i contenitori si romperanno ed i Veda diventeranno inaccessibili. Se i Brahmini vengono spinti nella foresta, anche i Veda entreranno nella foresta con essi perché essi sono i depositari dei Veda. Essi studiano la corretta pronuncia di ogni sillaba, e grazie alla loro memoria, li hanno preservati durante tante calamità che l’india ha dovuto sopportare nei secoli.

sea

C'era una volta un bambino che ad alta voce leggeva le sue lezioni di inglese e lo faceva cosi male che i genitori si spaventarono quando leggendo la parola <<milk>> (latte) la pronunciava lettera per lettera, da prima, e poi per intero, e gridava: <<Emmeaielkey milk>> e lo ripeteva così rapidamente che essi pensarono che dicesse <<Ammayeluka>> che in telegu vuol dire <<Mamma il topo!>>. Come vedete la corretta pronuncia è essenziale!

 

Incoraggiate i brahmini a dedicare la loro vita allo studio corretto delle scritture ed anche voi ne trarrete beneficio. Il Signore non fa differenza fra casta e casta, ciò che gli interessa è la virtù e l'anelito verso un'unica direzione. Un pezzo di carta, comunque sporco, una volta che porta stampato le insegne della Banca Centrale lo chiamate banconota e lo tenete in cassaforte. La Devozione è così, rende il più umile degli uomini il più raro fra essi.

sea

C'era una volta un Bhakta in Delhi il cui nome era Jena al tempo del regno di Akbar. Era il massaggiatore della casa reale. Ogni mattino alle sette il re lo aspettava e gli ordinava di massaggiargli il corpo per mezz'ora. Jena quella mattina entrò nella sua stanza della preghiera come era solito fare. Ebbe la visione di Krishna ed andò in estasi perdendo la cognizione del tempo. Sua moglie corse alla porta che era chiusa ma non osò entrare per non disturbare la sua concentrazione. Nel frattempo Akbar a Palazzo, veniva massaggiato regolarmente e durante il massaggio diceva: <<Jena, non sono mai stato così felice in questi giorni, le tue dita sono proprio divine!>>. Quando la seduta era prossima a terminare Akbar vide rispecchiato in una tazza dorata di fronte a lui il volto del massaggiatore e tacque per la sorpresa nel vedere il volto di Krishna! Quando tornò a riesaminarla il viso era sparito. Il Signore non bada allo stato sociale, alla casta, prima di concedere la Sua grazia! Egli è misericordioso con tutti e, come la pioggia o il chiaro di luna, cade su tutti! Gli stessi Veda lo dichiarano.

43° - pag.199 IL SACRIFICIO DEL FUOCO

 

La Bhagavatha era il soggetto del discorso di Kalluri Veerabhadra Sastri di oggi; ma non crediate che esso non avesse attinenza con il Sacrificio che si sta svolgendo. La Bhagavatha (raccolta di storie relative alle vite degli Avatars) contiene l'essenza stessa dei Veda. I Veda sono Inni che parlano della Gloria di Dio conosciuto sotto vari nomi. Sono tutto l'insegnamento pieno di devozione verso Dio che essi dichiarano essere l’Uno a cui si sono dati vari nomi. La Bhagavatha>> è l'essenza dei Veda resa accessibile a tutti. E’ come una parte della letteratura vedica inseparabile da tutta la sua tradizione. Lo stesso sangue scorre anche in questa parte rendendo i Veda magnifici ed affascinanti. Come ai bambini si mostrano le foto degli oggetti per farne conoscere i nomi, così la <<Bhagavatha>> insegna le <<Akshara>> (il sottile, l'invisibile) attraverso il <<Kshara>> (il grossolano). Non potrete raggiungere il sottile senza avere sperimentato il grossolano, dopo esservi elevati all'altezza della <<Chith>> (consapevolezza) con <<Jada>> (la materia) come strumento, dovete anche rendere quest'ultima così soffusa di <<Chaithanya>> (consapevolezza) in modo tale che la differenza tra l'una e l'altra non esiste più. Nella meditazione, all'inizio, la figura deve essere trasformata dall'immaginazione purificata e, dopo, deve essere rarefatta in un sottile principio astratto; solo allora la forma meditata può essere trascesa e la più alta visione della Bellezza Universale e della Saggezza essere ottenuta. La Bhagavatha aiuta in questa educazione spirituale conducendo lo studente dalle elementari all'Università. Molti di voi non conoscono il reale significato delle leggende e delle storie descritte nelle antiche scritture. Il loto di <<Brahma>> non è lo stelo che cresce nel fango e che, per sbocciare, si innalza al di sopra delle acque per prendere i raggi del sole. Esso è il loto dai numerosi petali del cuore e ciascun petalo va in direzione della particolare tendenza dell'individuo. Il bue montato da Shiva non è un animale, ma simbolizza il <<Dharma>> o la rettitudine che ha cinque gambe: <<Sathya, Dharma, Santhi, Prema e Ahimsa>> (la verità, la rettitudine, la Pace, l'amore e la non-violenza) Gopala (Krishna) non pascola i vitelli ma protegge e nutre le <<Jivi>> dette anche <<Go>> (individui), Nello studio dei Veda si può trovare il significato che soddisfa il tuo cuore e non solo quello che soddisfa il tuo intelletto. Una frase può essere grammaticalmente corretta ma può anche non avere alcun senso. Ganapathi Sastry per esempio, mentre descriveva la ragione per la quale la terra della collina delle formiche era raccomandata per lo svolgimento del sacrificio, disse che le formiche bianche si ritiene abbiano dei potenti talenti latenti messi al servizio degli Dei perché una volta ruppero la corda dell'arco di Vishnu. Quando l'arco di Vishnu fu libero dalla tensione, la corda lo colpì sotto il mento e gli mozzò il capo che volò via alto nel cielo. Ora, se si considera questa storia sul Signore <<Vishnu>>, che è anche conosciuto come <<Narayana>>, sembra qualcosa che sminuisce la Gloria di Dio. Ma come è possibile accettare una tale spiegazione? Alcuni dicono che gli Dei volevano punzecchiarlo nell'orgoglio. Ma come è possibile accusare <<Narayana>> di orgoglio? Come possono gli Dei cospirare ed incaricare le formiche a tagliare la sua testa in quel modo? No! la storia si riferisce ad un Dio, o Deva, fra i molti dell'Olimpo Vedico il cui nome era pure <<Vishnu>>. Questo è tutto. Non occorre confondere la grandezza di <<Narayana>> identificandolo con un Dio minore dello stesso nome. Se scegliete il significato più elevato non sbaglierete mai! Dovete scoprire la vostra discendenza ed essere orgogliosi. Da Dio (Paramatma) discese la Natura insieme a <<Maya>> e da questa illusione 1'<<akasa>> (l'etere) dall'<<Akasa>> (l’essere), l'<<agni>> (il fuoco), da <<agni>>, <<vayu>> (l'aria), da <<vayu>>, <<jala>> (l'acqua) e dall'acqua la terra. Sulla terra, dalla combinazione dei cinque elementi, fu prodotto questo tempio di Dio che siete voi! L'intera scala deve essere salita per raggiungere Dio, l'origine di tutto. C'è un programma per la promozione degli aspiranti spirituali che è spiegato in quella forma nei Veda ed in una storia nella <<Bagavatha>>. Non accetterò che Voi diciate di essere atei senza alcuna fede per il Signore. Dov'è la radice della fiducia in se stessi? Chi siete voi per credere in Voi stessi? Vi credete in voi stessi perché questo voi stessi è Dio ed avete un'incrollabile fede in Dio profonda, radicata in voi. Vi credete in voi stessi perché questo voi stessi è Dio ed avete un'incrollabile fede in Dio profonda, radicata in voi. La fede in voi stessi e la fede in Dio sono identiche. Quando dovete affrontare un nemico chiedete la forza di Dio che è in voi e questo perché c'è un persistente sussurro che vi dice di usare la forza per essere misericordiosi, caritatevoli e servizievoli. Ognuno di noi deve andare via da qui quando i rifornimenti sono finiti. Ma quando verrà quel momento lo scopo di tutto questo arrivare, viaggiare, accumulare e spendere, sarà raggiunto e cioè la realizzazione della suprema felicità, terminando questo ciclo di nascite e di morti. Da questo momento cambiate le vostre abitudini e questa sarà la misura della vostra sincerità. Abbiate fede e fermezza! Non credete di ingannarMi congiungendo le mani e versando lacrime, questo non vi farà diventare devoti. Se cercate di deviare dal retto cammino pretendendo di essere ciò che genuinamente non siete, la punizione sarà più grande al fine di curarvi anche di quel connotato. Domani fra le otto e le nove della mattina si svolgerà la cerimonia finale dell'offerta del sacrificio del fuoco. Questo è un momento prezioso in ogni tipo di sacrificio ed è considerato il culmine del rito ed il suo compimento. Ma dovrete tenere in mente una cosa: Io non sto facendo il Rituale ma sono Colui al quale il Rituale è offerto. Ho visto molti di voi procurarsi da Bangalore e da Anantapur, cose come il legno di sandalo, l'oro e pietre preziose per gettarle nel fuoco sacro durante la cerimonia. Non permetterò a nessuno di fare ciò. E’ facile buttare via qualche rupia ed acquistare qualche oggetto del negozio e portarlo qui, gettarlo nel fuoco, dicendo di avere fatto un grande sacrificio. Io vi propongo invece un compito più difficile al quale non potrete, sfuggire facendo cose facili. Voglio che voi nel momento in cui il "poornahuthi" (l'offerta) verrà fatta nel fuoco, offriate con riverenza quel che di brutto avete in voi come colpe, cadute, tentazioni, e così via. Ricercatele in questo giorno, fatele uscire da dove sono nascoste, portatele qui domani, impacchettatele per bene e, con un finale sforzo mentale, gettatele nella fiamma del fuoco sacrificale che si eleverà alta. Questo è quello che dovrete fare in quel momento, nel sacrificio di domani, né più né meno. Questi Pundiths hanno fatto un grande servizio e voi dovreste essere loro grati. Vi hanno dato una chiara immagine della gloria e dello splendore dei Veda che sono la forma vera della Madre India. Dirò loro una cosa: quando mi hanno dato Ananda essi l'hanno data anche a Voi poiché Io sono in ognuno di Voi!

 

 

Discorsi volume III

21° - pag.103 LA VOLONTA’

 

Kalluri Veerabhadrasastry ha detto ora che lo Swadhyaya Jnana Yajnas (rito sacrificale) iniziato il 20 è terminato; ma che in esso non c'è stato Samapathi. La vita intera è uno Yajna (sacrificio). Quando lo Yajna incontra il suo Samapathi? Sama vuol dire Brahma; aapthi vuol dire prapthi (conseguire, raggiungere). Quando Brahman è raggiunto si può dire che in quel giorno, in quel momento, lo Yajna della vita è terminato, non prima! Ovunque siate, fate questo Yajna per mezzo di Sravana, Manana e Nididhyasana (ascoltare, meditare). Oggi lo Sastry vi ha raccontato la storia di Rukmini, che non è semplicemente la storia di un matrimonio ma è l'unione del Purusha (Dio) con Prakrithi (la natura). Il Bramino che fa da intermediario è il simbolo dell'autorità vedica mediante la quale si può conoscere questa fusione. Rukmini è il Jiva (l'individuo) e Krishna è il Paramatma (Dio). Essa soffre per le regole e le restrizioni imposte da Prakrithi. L'Ahamkara (l'ego) è il fratello, la mondanità, il padre ecc.

Ma grazie al suo Sadaachaara, la sua mente riposava in Dio. Così poté studiare un metodo per raggiungerlo. Le sue preghiere, i pentimenti, i desideri e la sua risoluzione furono ricompensati. L'osservanza dell'antico codice di condotta alla fine la salvò, perché essa usci per la Puja (rito) di Gouri prima della cerimonia del matrimonio. In quel tempio si era immersa nella preghiera e cosi fu libera dai lacci. I genitori, il fratello e gli altri parenti obiettarono, ma un individuo nasce per svolgere il proprio destino, non per interpretare un ruolo in qualche altra commedia! Uno nasce per scontare la propria condanna e quando l'ha espiata è libero. Non dovreste rimanere in prigione, con il pretesto che c'è ancora dentro un amico! Pensate: Rukmini non aveva mai incontrato Krishna prima di allora, non c'erano stati preliminari corteggiamenti. L'anima lo desiderò e l'ottenne! Il loro incontro avvenne nel reame spirituale. Infatti questo non fu un matrimonio normale, anche se chi l'ha descritto ne ha parlato come di un'avventura romantica fra una ragazza caparbia e un giovane smargiasso! E’ la fusione di Thath con Twam di "questo" con "quello". La stessa cosa se è vicina si indica col pronome "questo", mentre se è lontana la si designa con "quello". Thath è uguale a Twam, solo che è lontano; perché è lontano? Perché è al di là dei sensi, dell'intelligenza e delle parole. Per comunicare la propria esperienza di Dio le parole sono inadeguate; neppure il tentativo del saggio riesce...

pag.123 LE BELLE ARTI E L’ARTE PIU’ BELLA

... Sundaramurthy Mi aveva preparato una "grande" processione dall'Istituto sino allo stadio, perché in questo giorno si celebra il Giubileo d'argento del suo Istituto. Lasciate che vi dica che non Mi piace questa pompa e questa scena. Non ne ricavo alcuna gioia. Lo sfoggio è divenuto una moda anche fra gli asceti ed i monaci che dovrebbero avere maggiore saggezza; professano la povertà e la semplicità e poi permettono o incoraggiano i discepoli a sprecare tanta energia e denaro in pompa e sfarzo, che serve solo a sviluppare l'egoismo proprio e quello dei loro seguaci. Insistere sulla fastosità priva ogni cosa sacra del suo significato. La miseria dell'età presente è largamente dovuta a questi vuoti rituali, ed a queste false dimostrazioni. Ciascuno di voi dovrebbe prendere la risoluzione di salvaguardare l'onore e la dignità del paese: questa è una responsabilità. Bharath ha i titoli per essere il Guru del mondo. La sua non è una storia dappoco; è stata la terra di Krishna, la terra dove i Veda e le Upanishads hanno visto la luce, dove Shankaracharya fondò monasteri per propagare il Sanathana Dharma. Questa terra sarà preservata perché ha una missione da compiere, che nessun altro può svolgere. Non date peso a stupide paure per la perdita o la limitazione della sua libertà. Questo è impossibile. L’Avathar del Signore è venuto ed il risultato sarà la salvezza di questa santa serra. Vivete secondo gli ideali predicati dai saggi del passato, e la felicità sarà garantita; avrete gioia interiore e calma mentale...

28° - pag.137   I NOMI NON IMPORTANO (Shankranthi)

Oggi è un giorno sacro perché la gente lo onora come tale. Ogni giorno è sacro per coloro che lo utilizzano per scopi sacri. Tuttavia ci sono giorni particolari che hanno uno speciale significato e Shankranthi è uno di quelli, Shankranthi è così chiamato perché è il giorno in cui dalle tenebre si va verso la luce; il cammino della luce si apre da oggi. Il sole in questo giorno entra nell’Uttarayanam (si muove verso Nord). Bhishma attese quel momento per 56 giorni consecutivi su un letto di dolore, perché sentiva che la morte sarebbe stata di buon auspicio solo quando il sole avrebbe iniziato il suo cammino verso Nord. Volle così offrire la sua vita al Signore nel momento più propizio...

pag.217

... Gli antichi hanno tracciato la strada maestra per coltivare lo spirito ed acquisire la verità. Perché girovagare nei deserti spinosi e fangosi? Praticate la Sadhana di Japam (ripetizione del nome del Signore) e Dhyanam (meditazione) come prescritto, e cercate di conoscere ogni cosa dai Pundits e da coloro che ne hanno fatto l'esperienza. Fate pure l'adorazione con fiori, il Japam con rosari e così via, sino a quando non sarete pronti per altri più elevati sforzi. Poi però dovete offrire al Signore non i fiori forniti dalle piante, poiché egli ricompenserà le piante e non voi! Il Signore vuole che voi gli offriate il fiore di loto che sboccia nel vostro cuore, il frutto che matura sull'albero della vostra vita terrena, non il loto ed il frutto disponibili al mercato! Potreste chiedere: dove trovare il Signore? Ebbene, Egli vi ha dato il Suo indirizzo nel capitolo diciottesimo Sloka 61 della Bhagavad Ghita, Apritela e leggete: <<Oh Arjuna! Il Signore risiede nel cuore di tutti gli esseri!>>. Ora che lo sapete, come potrete guardare qualche creatura vivente con disprezzo e come potrete odiare o ridicolizzare qualcuno? Ciascun individuo ha in sé il Divino, è stimolato da qualità divine, Amore, onore, amicizia, è ciò che ogni essere merita di ricevere da voi. Donateli in larga misura! La grazia di Dio non può essere conquistata con una meschina pretesa di distacco o con un po' di discriminazione. Conoscere ed agire, realizzare con l'esperienza, questo è il cammino. Abbandonatevi alla Sua Volontà. La vita è un grande sacrificio, Permettete al Signore di presiedere questo rito. Non ignorateLo! Questa non è la terra dei divertimenti e dei piaceri, è la terra del sacrificio, dello Yoga e del Karma! Vedete come persino la pioggia, che minaccia e vuole disturbare questa adunata, se ne sta a debita distanza! Quando partii da Whitefield alcuni dissero: <<Non ci potrà essere nessun incontro questa sera, ci sarà la pioggia anche a Bangalore>>. Io replicai: <<La pioggia non ha mai ostacolato le adunate nelle quali parlo!>>. Le nubi si sciolsero in un rinfrescante fortunale che sparse su di voi dolci profumi di fiori da quella fila di alberi, e fu tutto. Abbiate quell'amore, quello spirito di unità nel lavoro e nella preghiera e vi assicuro che, Ramaraja (simbolo del Dharma), si ristabilirà su questa terra.

44° - pag.219   INIZIAZIONE

Oggi è il giorno nel quale si commemora l'avvento di Shankara che venne per restaurare il Dharma. E’ anche il giorno in cui è stata data la sacra Upanayanam ai ragazzi venuti da Bengal, Bombay, Hyderabad e Bangalore. Questo giorno è stato da Me scelto per la loro iniziazione nella vita spirituale perché Shankara è ancora oggi una ispirazione per milioni di Sadhakas che vogliono conoscere la Realtà dell'universo e la sua fondamentale unità. Essi hanno avuto la felice opportunità di essere iniziati da Me come risultato della loro buona fortuna. La cerimonia della Brahmopadesham è chiamata l’Upanayam che vuol dire "portare vicino", portare l’aspirante vicino a Brahman, iniziarlo al sentiero di Brahman. E’ uno Samskara, cioè uno dei riti che ricostruiscono la personalità, riformano la mente e la purificano. Si dice che chi riceve l'iniziazione nasca due volte. Una prima volta nel mondo oggettivo, poi nel mondo degli aspiranti, diventando un Brahmachari, cioè una persona che cammina verso Brahma. E’ un giorno molto importante della loro vita, che ricorderanno con gioia e gratitudine. E’ il giorno in cui il loro cuore si volge a Dio; e d'ora in avanti devono far di tutto per non allontanarsene. Questa è la grande responsabilità che si assumono con l'iniziazione. L'iniziazione è stata data con l'insegnamento del Gayatri Mantra...

Aforismi Vedici

Pag.10 -   [5]

La Kaivalyopanishad dichiara (v.2):

Na karmana na projaya dhanena

tyagena ekena amrtatvam anashuh

 

L’immortalità non può essere ottenuta né con attività, né col potere o la ricchezza, ma solo con il sacrificio della rinuncia. Le attività cui si fa cenno, si riferiscono ai rituali, quali i sacrifici, le cerimonie col sacro fuoco, i voti, le opere di carità, le donazioni, i propositi santi, i pellegrinaggi, le abluzioni nel bagno purificatore dei fiumi sacri o del mare. Sono tutte opere, attraverso cui non è possibile raggiungere la liberazione (moksha); non è possibile, cioè, liberarsi dal velo dell’ignoranza.

pag.11 -   [7]

Na dhanena - “non per mezzo della ricchezza” - significa che le attività ritualistiche e le opere cui si è fatto cenno sopra, con tutti i vantaggi che comportano, possono avverarsi solo qualora si abbia a disposizione del denaro. Se uno non è ricco, non ha accesso ha certi ambienti di lavoro, non può ottenere potere, autorità e quant’altro vi sia connesso. Al contrario, l’Upanishad annuncia che Jnana non ha niente a che vedere con dhana: la saggezza della conoscenza non ha nulla a che fare con la ricchezza. La conoscenza è la sola a poterci conferire la liberazione; perciò il denaro non acquista la liberazione. La realizzazione spirituale non si compra con la ricchezza.

Pag.12 - [9]

Rituali e cerimonie non estinguono l’ignoranza e la sofferenza: è la lezione insegnataci dalle Upanishad. Infatti, attualmente sta accadendo che l’uomo ha dimenticato la sua propria natura, si identifica col corpo, coi sensi e con tutto ciò che riguarda la sua sfera fisica, la quale concupisce i piaceri del mondo materiale, facendogli credere che sia invece egli stesso a volerli. In virtù di questa falsa nozione, l’uomo cerca, quindi, di esaudire le brame dei sensi e del corpo, illudendosi di poter essere felice col porsi al loro servizio.

pag.16 - [18]

La consapevolezza del Brahman non può essere acquisita tramite l’accumulo di ricchezze, e nemmeno distribuendo i propri averi. Non può essere raggiunta neppure con lo studio dei testi, né con la crescita del proprio prestigio, né con l’acquisizione di diplomi o lauree, né con la celebrazione dei sacrifici e dei rituali ingiunti dalle Scritture.

Pag.28 - [43]

Anche il termine succesivo è athah. Qui tha suona dolce e non è accentuato come nella prima parola. Athah significa “per questa ragione”. Allora la domanda da porsi è: per quale ragione? Per la ragione che né lo studio delle Scritture; né la celebrazione di riti o liturgie, né lo studio della materia, né il processo di apprendimento per mezzo dell’insegnamento di altri, possono assicurare la consapevolezza del Supremo, cioè del Brahman. Oggetti, persone, riti e attività sono passeggeri e suscettibili di trasformazione, di decadenza, di distruzione; al massimo, possono servire a purificare la mente. Il karma (inteso come azione ritualistica) non può liberare una persona dall’ignoranza di base o indurre la consapevolezza della realtà del Brahaman. Bisogna essere consci di questo limite per poter meglio indagare nel mistero dell’Assoluto, fonte e nucleo del Cosmo.

Pag.30 - [46]

Una persona potrebbe aver celebrato una grande varietà di riti vedici e di sacrifici; potrebbe persino interpretare ed esporre il contenuto di molte sacre scritture che conosce alla perfezione; potrebbe anche essere una persona molto ricca, magari proprietaria di un’immensa ricchezza e di vaste tenute agricole; potrebbe insegnare i Veda e le loro discipline complementari mediante un’opportuna esposizione di significati; ma, se costoro non possiedono un carattere morale, non troveranno posto laddove si insegna o si impara cos’è il Brahman. Questa è la lezione impartita dal presente sutra.

Pag.66 - [109]

Le scritture vediche trattano del Principio di Brahman e delle Sue manifestazioni. Esse donano all’uomo il tesoro della saggezza e l’esperienza intuitiva di questo patrimonio (jnana e vijnana). Però col passa del tempo gli inni, i versi le formule sacre (mantra) vennero interpretati in modo ritualistico; furono, quindi, esaltati e diffusi come mezzi atti ad ottenere conseguimenti materiali e mondani. I riti basati sulla recitazione di questi versi venivano considerati dei karma benefici. Infatti, nell’Universo non c’è nulla di separato o distinto da Dio. Tutto ciò che vi si trova è stato emanato dal Brahman; tutto verrà riassorbito (laya) nel Brahman; tutto si muove ed esiste solamente in forza del Brahman.

Upanishad Vahini

Pag.17 - [7]

La Ishavasyopanishad indica, nel secondo mantra, i mezzi per arrivare a quella meta. Essi sono: eseguire il rito di adorazione del Fuoco (Agnihotra) ed altre liturgie, come prescritto nei testi sacri (Shastra), credere che per ottenere la liberazione occorra impegnarsi attivamente in tal senso, ed essere convinti che nessun peccato può contaminare chi è impegnato in questo lavoro. A poco a poco, l'azione compiuta senza desiderare i frutti elimina le impurità, come avviene nel crogiolo dell'orafo, e una mente pura è Conoscenza (Jnana), è il coronamento del distacco.

Pag.20 - [15]

Chi agisce in modo contrario alla conoscenza (duale) che deriva dalle scienze sacre (vidya) manifesta la propria ignoranza (ajnana), dice l’Upanishad, e quelli che si limitano a studiare i Testi e a praticare i rituali per acquisire poteri ed abilità, sono ancora peggiori. Ora, una tale conoscenza conduce al Paradiso (Devaloka), e l’azione rituale (karma) al Regno dei Padri (Pitrloka), ma la Conoscenza (Jnana) che porta alla realizzazione del Sé (Atma-sakshatkara) è qualcosa di ben diverso, e nessun tentativo di conciliarle può avere successo.

Pag.20 - [16]

Naturalmente, non si deve agire in modo contrario alle Scritture, anche se, in ultima analisi, tutte quante le azioni possono venir classificate come ignoranza (avidya ). Infatti le azioni possono aiutare, nel migliore dei casi, a purificare la mente, proprio come l'adorazione delle Divinità (upasana) può servire a concentrarla. In realtà, l'upasana deve elevarsi al livello di adorazione della Divinità Cosmica (Hiranyagarbha), cioè deve maturare e trasforrmarsi in Liberazione prima che la vita abbia termine (Jivanmukti).

Pag.20 - [17]

La conoscenza del Divino (Devata-jnana) e l’adempimento dei doveri del proprio stato (Karma-nishtha) devono essere complementari e coordinati: sarà allora possibile sfuggire al ciclo delle nascite e delle morti, e divenire divini.

Pag.31 - [8]

Il più alto livello raggiungibile mediante l'azione (karma) rituale è il Paradiso, e il più importante di questi riti è l'adorazione del Fuoco (Agnihotra). La sua esecuzione contribuisce a purificare la mente, e questa purificazione costituisce un preliminare necessario al raggiungimento della Conoscenza superiore (Paravidya). Le fiamme che si innalzano dall'altare sembrano invitare l'officiante a prender coscienza della Realtà (Brahman). Chi compie il rito con piena consapevolezza del significato delle sacre formule (mantra) raggiungerà lo Splendore Solare, l’offerta lo condurrà alla regione di Indra, il Re degli Dei.

Pag.46 - [9]

Janaka, Re di Videha, celebrò un sacrificio e distribuì doni di grande valore. Molti bramini, provenienti dal territorio del Kuru-Panchala, accorsero per assistere a questa cerimonia (yaga). Allora il Re fece decorare mille vacche con cavigliere, collane, e fregi d'oro sulle corna, e disse che le avrebbe date a chi lo avesse saputo istruire sull'Assoluto (Brahman). Molti bramini, per quanto ben preparati, esitarono a farsi avanti perché temevano di fallire. Solo Yajnavalkya si mostrò tanto sicuro di sé da ordinare ai discepoli di condurre la mandria al suo romitaggio (ashram). Gli altri si indignarono per quell’audacia e decisero di mettere alla prova la sua dottrina ed esperienza.

Pag.46 - [10]

Il primo a farsi avanti per sfidare Yajnavalkya fu il sacerdote di corte di Janaka. Le risposte date dal Saggio spiegano come giungere allo Spirito, al Sé (Atma) racchiuso nei cinque prana, mediante la pratica congiunta di due yoga: quello dell’azione (karma) e quello della devozione (bhakti). Infatti, nell'eseguire il rito sacrificale, la voce dell'officiante (ritvik) rappresenta il Fuoco, la sua mente rappresenta la Luna (Chandra) e il tempo (Kala) rappresenta l'Aria. E' questo l'unico modo per cogliere il significato del rito e vincere la morte.

Pag.69 - [2]

Il primo capitolo della Chandogya Upanishad esamina dettagliatamente il canto liturgico e le devozioni (upasana) che costituiscono una parte del Sama Veda, il secondo descrive tutto il rituale del Sama, e il terzo espone l'upasana del Sole (Surya), che viene "La dolce scienza" (Madhuvidya), la Gayatri e la dottrina di Sandhilya (Sandhilyavidya) sull'identità tra lo Spirito individuale (Atman) e l'Assoluto (Brahman). Nel quarto viene insegnata la scienza di "Colui che assorbe o raccoglie in Sé" (Samvarga Vidya), e quella delle "sedici parti" dell'Assoluto (Brahmavidya). Nel quinto sono elaborate le tre scienze (Vidya): dell'energia vitale o respiro (prana), dei cinque fuochi (parchagni) e del fuoco inteso come l'Atman immanente in tutti gli uomini (Vaisvanara).

Il Gioco di Dio

Sai - [24] Pag.17

Sono le Brahmana, le Aranyaka e le Upaninshad.

Discepolo - Che cosa sono le Brahmana?

Sai - [25] Pag.17

Sono testi esplicativi che hanno a che fare con i mantra e con le formule liturgiche. Descrivono chiaramente i riti sacrificali e le liturgie che debbono essere osservati nel loro svolgersi. Ve ne sono molte, come l'Aitareya Brahmana, la Taittiriya Brahmana, la Shatapata Brahmana e la Gopata Brahmana.

Discepolo - E le Aranyaka, che cosa sono?

Sai - [26] Pag.17

Ve ne sono in versi e in prosa. Sono specialmente dedicate alla direzione spirituale di coloro che, dopo essere passati attraverso gli stadi del Brahmacharya (il discepolato, il livello dello studente religioso) e del Grihasta (la vita di famiglia), entrano nello stadio del Vanaprastha (la vita di recluso nella foresta); Aranya significa "foresta", vale a dire che questi testi vanno seguiti e meditati tra il silenzio di eremitaggi isolati. Trattano dei doveri e delle responsabilità dello stadio finale di vita attiva (karma kanda), lo stadio preliminare a quello di una vita spirituale in pienezza (Brahma kanda).

Discepolo - Swami, ho sentito usare per molti testi il termine "Brahma kanda". A quale di essi si riferisce specificamente?

Sai - [27] Pag.18

Quei testi riguardano i sacrifici rituali come pure le norme di retta condotta. Trattano di sistemi particolari per eseguire il protocollo dei cerimoniali liturgici e di speciali analisi dei codici morali.

La via della Verità

Pag.103

… Il Veda è conosciuto anche come Chhandas, che vuol dire: piacevole, gioioso, vitale, forte, protettivo. I riti e le cerimonie descritte nei Veda recano beneficio non solo ai partecipanti ma a tutti gli esseri; Il Signore Supremo, sorgente della beatitudine, è conosciuto nei testi sacri come Yajna-Angha (Colui che ha per membra il rito vedico) e Yajnavahana (Colui che usa come suo veicolo il rito vedico)…

Pag.104

…A proposito dei riti vedici conosciuti come Yajna, si racconta una storia che divenne un mito.

sea

Un giorno lo Yajna sfuggì dalla presa degli dei sotto forma di un antilope. Gli Dei si lanciarono alla sua ricerca ma trovarono solo la sua pelle che divenne il simbolo del rito vedico; i colori di quella pelle, il nero, il bianco ed il rossiccio, rappresentano i Veda, ed essa fu onorata come simbolo della triplice conoscenza dei Veda ed usata dai preti per officiare le cerimonie vediche ed invocare la protezione degli Dei con gli inni chiamati Chhaandas. Con la recitazione e le oblazioni del rito, colui che siede sulla pelle o la indossa, benefica i tre mondi rappresentati dai tre colori della pelle. Il maestro delle cerimonie è chiamato nelle scritture vediche: "Il feto”; infatti, come il feto è protetto, raccolto nel ventre materno col corpo piegato e le mani chiuse, così egli è avvolto nella pelle di antilope che simbolizza la Madre Veda. La pelle di antilope indossata durante il rito diventa come un'armatura protettiva, uno scudo. Prima della cerimonia, quando il prete sta per indossare la pelle, prega in questo modo: "Tu che sei lo scudo, Charma, proteggimi!" La parola Charma significa beatitudine e gioia perché protegge l'uomo dalla sofferenza e dall’errore. Vishnu, il secondo Dio della trinità, è l'incarnazione della beatitudine e poiché i sacrifici vedici donano la gioia, Egli è glorificato come la personificazione dello stesso rito. Vishnu rappresenta il triplice Veda. Upasana vuol dire sentirsi alla presenza divina in virtù della gioia ottenuta con la preghiera. La tradizione vedica ci descrive le vie per ottenere quella gioia, che sono: Sathyavati, Angavathi, Anyavathi, e Nidaanavathi. Analizziamole in dettaglio…

 

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