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Dhyana

Concentrazione sulla luce (Jyoti) - pag.20 -

Hislop - Svami, alcuni occidentali meditano sulla luce, non nella forma definita della fiamma di una candela (jyoti), bensì con una luce amorfa e, concentrandosi su di essa, la proiettano mentalmente. E’ corretto usare una luce informe per concentrarsi?

Sai - Non è pratico cercare di concentrarsi su ciò che non ha forma. La concentrazione sul jyoti è solo un esempio. L ‘oggetto della concentrazione può essere un suono, una forma, una luce, eccetera, ma dev’essere qualcosa di concreto. Non è facile fissare la mente sull’astratto.

Hislop- C’è un tragitto particolare che la fiamma deve percorrere entro il corpo?

Sai - Si porta innanzitutto la fiamma al cuore, concepito come un fiore di loto i cui petali stanno per dischiudersi. Poi si porta la fiamma alle altri parti del corpo- Non c’è una sequenza obbligata, ma è importante che la zona conclusiva sia la testa. Qui la fiamma si espande a forma di corona, che custodisce e protegge il capo. La luce, poi, viene portata fuori, dal particolare all’universale. Mandatela a parenti, amici, nemici, alberi, animali, uccelli, finché l’intero mondo con tutte le sue forme viene visto nell’estensione della medesima luce che c’è in voi. L’idea è quella di portare la luce nella fase universale, ossia di vedere la stessa luce divina all’interno di ognuno, in ogni cosa e in ogni luogo. Per imprimere questa universalità nella mente, si fa espandere la luce fuori dal proprio corpo. Quanto più profondamente ci si inoltra in questo mondo, tanto maggiore è la comprensione di quanto accade nella meditazione: il pensiero della luce si dissolve e subentra l’oblìo della propria corporeità e, quindi, l’esperienza diretta di non essere il corpo. Questa è la fase della contemplazione, nella quale si dimentica totalmente il corpo - E’ una condizione che non può essere forzata; viene da se ed è il livello che viene dopo una corretta concentrazione. Vivekananda diceva che, nella meditazione, non riusciva più a ritrovare il suo corpo- “Dov’è? - diceva - Non lo trovo più”. Visualizzare la luce e spostarla qua e là serve a far lavorare la mente, a tenerla occupata nella giusta direzione, in modo che non venga turbata da questo o quel pensiero che sarebbe di ostacolo al processo del suo progressivo calmarsi. Diffondere la luce nell’Universo, mandarla a tutti gli altri corpi fino a perdere la coscienza del proprio, è lo stato di “contemplazione”. Con l’approfondirsi della contemplazione, si entra, senza un particolare atteggiamento volitivo, nella fase meditativa, che non è mai il risultato di uno sforzo. Finché il meditante è conscio di sé e della sua meditazione non medita affatto, ma si trova ancora nella fase preliminare, all’inizio della concentrazione. Ci sono dunque tre fasi: concentrazione, contemplazione e meditazione- Quando la contemplazione diviene profonda, si traduce con naturalezza in meditazione e quest’ultima è completamente al di sopra dell’attività sensoriale- Nello stato di meditazione, il meditante, l’oggetto della meditazione ed il processo meditativo svaniscono: c’è solo l’Uno, e quell’Uno è Dio. Tutto ciò che è soggetto a mutamento si dissolve ed esiste solo la condizione del, “Tat Tvam Asi”: Quello sei tu - Infine, rientrati nel normale stato di coscienza, si ripone la fiamma della candela nuovamente al centro del cuore, per tenervela accesa tutto il giorno.

Hislop - Nella meditazione sulla forma di Dio, Svami dice che il passaggio agli stati di contemplazione e di meditazione avviene in modo naturale, senza la volizione di chi medita. Ma come si lega questo alla meditazione sulla luce, dove il meditante porta la fiamma nelle varie parti del corpo con un preciso atto di volontà?

Sai - Nell’autentica meditazione, l’esperienza di una forma o della luce è data dalle tre fasi: dalla concentrazione, che è sottoposta ai sensi, dalla meditazione che li sovrasta e dalla contemplazione, che sta fra le due, in parte sotto e in parte sopra il livello dei sensi. Non ci sono differenze sostanziali fra una forma e la luce - Se il devoto predilige una certa forma di Dio, può fonderla nel jyoti, ed essa sarà oggetto della sua concentrazione, mentre la fiamma segue il suo percorso - Orbene, la concentrazione può essere proprio sulla forma di Dio, dal momento che Dio si trova universalmente in ogni forma. Ripeto: la scelta della forma è solo un espediente, che permette di sprofondare nella quiete e far sì che il corpo, il "non-Sé” esca dal campo della coscienza. Come oggetto di concentrazione si può adottare qualsiasi cosa concreta: una luce, una forma o un suono. Non è possibile entrare direttamente nello stadio della meditazione.

Hislop - Parlando di yoga, Svami ha detto che il "Bhakti yoga”, lo yoga della devozione a Dio è il solo che valga la pena di praticare e che gli altri sono inutili - Ma gli occidentali obiettano che Ramakrishna Paramahansa ha fornito una descrizione della " kundalini” che sale ed apre ogni "chakra”. Qual è la risposta più giusta a tale dubbio?

Sai - Ramakrishna si è servito dei " chakra” per indicare simbolicamente i punti di maggiore sensibilità lungo la colonna vertebrale. A proposito della meditazione sulla "kundalini” si è diffuso un grosso equivoco. Il "chakra” è la ruota. Non ci sono ruote nella spina dorsale. La ruota fu presa a simbolo della circolazione sanguigna che è circolare. Anche i dischi della spina dorsale sono rotondi. Collocando la "ruota” in vari punti della colonna vertebrale e attribuendo a questi dei nomi particolari, si può fissare la mente su tali zone portandola dall’una all’altra-

La posizione del corpo - pag.57 -

Dopo aver adottato una posizione comoda, dovete sedervi con la schiena dritta, in modo da dare libero corso ai movimenti dell’energia Kundalini. Questa energia è situata nella regione del coccige (Muladhara Chakra), come una radiosa corrente divina. La sua ascesa verso il Loto dai mille petali, che si trova alla sommità del capo (Sahashrara Chakra), porta l’uomo ai vari livelli di coscienza e al risveglio spirituale. Prima di giungere là, essa attraversa gli altri centri: lo Svadishtanam Chakra, che corrisponde all’ombelico; il Manipura Chakra, che corrisponde al plesso solare, cioè alla regione dello stomaco; l’Anahata Chakra, che corrisponde al cuore; il Vishuddha Chakra, che corrisponde alla laringe e l’Ajna Chakra, che corrisponde alla zona fra le sopracciglia. Durante la meditazione, il meditante non dovrebbe chiudere ermeticamente gli occhi né tenerli completamente aperti. Dovrebbe guardare ad occhi semichiusi la punta del naso e concentrarsi sulla raggiante energia divina dell’Ajna Chakra. In questa beata disposizione d’animo, deve tenere le mani in modo che pollice ed indice si tocchino alle estremità (Chinmudra), mentre le altre tre dita di ambedue le mani sono tenute separate. Il pollice rappresenta Dio e l’indice l’Anima individuale (Jiva). L’Anima, combinata con le sue qualità naturali (guna), è condizionata dal tempo. Ma Dio è al di là del tempo e, perciò, tutte le influenze della natura materiale svaniscono allorché l’essere vivente si fa uno con Dio. Lo scopo della meditazione è proprio condurre all’unione dell’Anima con il Signore Supremo (Ishvara). L’essenza della triplice purificazione (triputi) consiste nella completa coesione fra le realtà dell’uomo (Jiva), di Dio (Ishvara) e del mondo (Prakriti). Divinità e unità nella molteplicità degli individui possono essere visualizzate adottando nella meditazione la posizione del Chinmudra.                                                          

(SSB 1979, 111-112)

Ghita Vahini

1 - pag.131 La via luminosa o la scura via verso la salvezza o la rinascita

Il <<satwaguna>> simbolizza la purezza e lo splendore, mentre il <<thamoguna>> simbolizza le tenebre ed il buio rispettivamente contraddistinti dai colori bianco e nero. Ci sono due nervi sottili detti <<nadis>>, <<ida>> a sinistra e <<pingala>> a destra del <<sushumma>> (spina dorsale). La <<ida-nadi-marga>> è il cammino lunare, mentre la <<pingala-nadi-marga>> è il cammino solare. Gli <<yogis>> procedono lungo quello solare, mentre gli altri lungo quello lunare.

Questo è un altro dei misteri passato inosservato.......

Colloqui

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H.- Parlando di yoga Svami ha detto che lo Yoga della Devozione (Bhaktiyoga), è il solo che valga la pena, e che gli altri sono inutili. Gli occidentali però obiettano che Ramakrishna Paramahamsa descrive come la kundalini si alzi ed apra ogni chakra. Qual è la risposta giusta a tale dubbio?

SAI - [28] pag.115

Ramakrishna prese i chakra come simboli dei punti di massima sensibilità lungo la colonna. Sulla cosiddetta "meditazione sulla kundalini” c'è un sacco di malintesi. Il chakra è la ruota. Non ci sono ruote nella colonna vertebrale; la ruota fu presa come simbolo della circolazione del sangue, che è circolare. Anche i dischi della colonna sono rotondi. Mettendo la "ruota" ai vari punti della colonna e dando a questi dei nomi speciali si può fissare la mente su queste zone prefissate e portarla sulle altre.

H.- Che dice Svami dell'idea che il serpente kundalini si sveglia alla base della colonna e mette in azione i vari chakra nel suo elevarsi?

SAI - [29] pag.115

Quell'energia è il prana. Si suppone che salga su per la colonna con la pratica del controllo del respiro (pranayama), la quale è pericolosa se non è corretta in ogni sua fase. Non è necessaria, e Svami la sconsiglia. La zona tra la IX e la XII vertebra è particolarmente sensibile; una lesione in essa può portare alla paralisi. La meditazione che insegna Svami è la strada regia, la via facile. Perché cercare altre pratiche? Affinché la meditazione sia efficace, la si deve praticare con costanza, senza fretta né preoccupazioni. Il successo è garantito; rivolgiti a Dio; Lui ti aiuterà, risponderà e sarà il tuo Guru, sempre al tuo fianco. Pensa a Dio, vedi Dio, senti Dio, mangia Dio, bevi Dio, ama Dio. Questa è la strada comoda, la via regale per farti arrivare alla meta, spezzare l'ignoranza e prendere coscienza della tua vera natura, che è una con Dio.

Discorsi vol. X 1° tomo

Pag.155 YOGA MARGA

Può la sete essere placata con goccioline d'acqua o la fame appagata con grani di riso? La realizzazione della verità, della creazione e del Creatore implica una dura disciplina e una costante fede nei sentieri prescritti dai saggi. Questi sentieri guidano gli uomini alla meta attraverso la ricerca, la devozione, il lavoro pio, la meditazione, l'adorazione e altre discipline simili. C’è anche il metodo dello Yoga, che è stato ampiamente diffuso al giorno d'oggi come un mezzo per l'autorealizzazione, ottenibile da quelli che lo praticano. E’ stato insegnato e propagandato come un sicuro e semplice mezzo di liberazione. Novizi e gente comune sono raggirati da grandi promesse, ma devono essere avvertiti in tempo dei limiti e delle possibilità dello Yoga, come viene ora insegnato e proposto. Il primo vero assioma dello Yoga in quanto disciplina spirituale, è di "vincere i turbamenti della mente". Comunque è più facile dirlo che farlo, perché la mente deve morire e non addormentarsi. Naturalmente ci sono persone che hanno raggiunto questa vittoria, ma nessuna di loro potrà aiutarvi per acquisire il controllo o la conquista della mente. Esse sono così immerse in ananda che i richiami del corpo, il tempo, la catena delle cause, ecc. non le possono mai raggiungere. Ciò che uno può aspettarsi da un maestro di Yoga è solo un diluito, limitato, pseudo tipo di Yoga-darsana, perché solo quelli che si sono fermati a mezza strada nel sentiero dello Yoga sono disponibili come istruttori e guide. Quando uno ha percorso l'intera via, deve per forza lasciare dietro di se il mondo e i suoi bisogni.

Yoga significa unione o aggiogare l'individuo, e il jivatma deve essere aggiogato al Paramatma; deve trovare il proprio compimento nel tutto, di cui è parte. Come i fiumi portano le acque del mare nel mare stesso, felici di perdere le limitazioni dei loro nomi, la loro dimensione, ecc. in questa consumazione, così l'individuale si assorbe nell'universale. Quello è Yoga. E’ Yoga quello che accade alla bambola di sale che è caduta nelle profondità del mare per calcolare la profondità dell'acqua e diventa uno col sale. Anche il sale viene dal mare e diventa uno con esso. L'uomo ha cinque guaine che coprono la sua individualità: annamaya (materiale), pranamaya (vitale), manomaya (mentale), vjinanamaya (intellettuale) e anandamaya (piena beatitudine). Quando l'uomo si dirige dal mondo obiettivo a quello soggettivo, può sciogliere la sua individualità a raggiungere la sua naturale beatitudine. Ma la maggior parte degli uomini si diletta nella primissima guaina - la guaina materiale - e rimane monopolizzato e aggrovigliato in scopi e piaceri materiali. L'uomo non si rende conto di vedere solo ciò che vuole; non può vedere al di là del suo bisogno. Perciò, a meno che i suoi desideri non siano purificati e chiarificati, egli non può penetrare nei regni interiori della gioia. Se chiedete a qualcuno da dove vengono le parole che ha pronunciato, egli risponderà che provengono dalle corde vocali. No. Le corde vocali possono produrre la voce ma non le parole. La colonna spinale, dal muladharachakra al ajnachakra, dal più basso punto della colonna al punto in mezzo alla fronte, è come la veena, le cui corde quando sono tirate e suonate, producono risonanza. Le guaine vitale e mentale sono coinvolte in queste regioni. Quando le dita che suonano si fermano e premono con impazienza sulla veena a intervalli irregolari, si producono differenti note e si ha come risultato un suono gradevole. Quando la mente decide che un'idea deve essere comunicata, il prana suona sulle corde e si formano le parole.

Il muladhara, il più basso dei chakra al punto più basso del passaggio spinale, è l'incarnazione del principio prakrithi (natura). Perciò è correlato ad annamaya Kosa, l'aspetto materiale dell'uomo. Esso è il prithvithathwa della terra.

Il swadhisthanachakra al punto dell'ombelico, è il guardiano del pranamayakosa, l'aspetto vitale della persona. Esso è il principio agni, la fonte e sorgente del calore nel corpo, che mantiene i processi di digestione e protezione dai cambiamenti ambientali. Il manipurakachakra è il prossimo più alto nella scala spinale. Esso è il jalathathwa (principio acqua), che aiuta la circolazione del sangue sia nel cuore che fuori di esso, in tutte le parti del corpo.

L’anahathachakra è nella regione del cuore. Esso incarna il principio vayu che presiede al processo respiratorio, inspirazione ed espirazione, così essenziale per la vita e l'attività. Esso inoltre vitalizza la forza spinale, e passa sopra le agitazioni della veena interiore.

Il visuddhachakra è nella cavità della gola, vicino alla ghiandola pituitaria. Esso rappresenta il principio akasa e promuove suono o sabda.

L’ajnachakra nel punto in mezzo alla fronte è l'incarnazione di vijnana, lo splendore della consapevolezza, perché quando questo chakra è raggiunto, l'uomo intravede la verità, si trasforma e diventa iperlucido.

Esso è solo un gradino lontano dalla realizzazione finale, quando il Sahasrarachakra nella parte superiore della testa è raggiunto. Questa è la consumazione di tutto il sadhana, di tutta la ricerca. Lo stadio del desiderio opera nei primi due chakra, lo stadio dello sforzo (kriyasakthi) opera nei due successivi e lo stadio della consapevolezza (jnanasakthi), è più evidente negli ultimi due. La consapevolezza è lì, latente in ognuno, pronta a venire in superficie quando i veli dell'ignoranza sono rimossi. La forza vitale individuale, o fivathathwam, risiede come un lampo nel grembo di una nuvola blu, fra il nono e il dodicesimo anello della colonna spinale. Esso sarà all'erta e consapevole solo quando si è fatto il sadhana di qualsiasi tipo, dopo aver purificato il carattere e le abitudini. Se, però, si intraprende il sentiero dello Yoga quando i sensi sono ancora potenti e imperiosi, gli effetti sulle emozioni e sulle passioni saranno disastrosi. Si può diventare pazzi e dire e scrivere cose assurde e oscene intorno a se stessi e agli altri. Ho conosciuto molti casi di sadhaka simili che si sono sviati. Questo è il motivo per cui sama (controllo dei sensi), dama (controllo delle passioni ed emozioni interiori), uparathi (ritiro della mente dagli scopi esterni), thithiksha (acquisizione del potere di sopportare caldo e freddo, dolore e gioia, guadagno e perdita, ecc., con equanimità), sraddha (fede nelle Scritture e nell'esperienza dei saggi) e samadhana (equanimità e forza d'animo), sono stati messi in rilievo come requisiti per l'aspirante. Lo Yoga, come insegnato e imparato attualmente, è nel migliore dei casi solo un sistema di esercizi fisici, un mezzo per acquisire salute e un senso di benessere fisico. Esso non può essere una disciplina spirituale, che conduce all’autorealizzazione. Il corpo che è composto dei cinque elementi può essere colpito da queste pratiche Yoga. La mente non ha potere illuminante di per se stessa, e, come la luna, essa può solo riflettere la luce del sole, o l'Atman nell'interno. L'Atman può essere conosciuto solo attraverso l'amore; tutte le pretese contrarie sono spurie e mancano il bersaglio. Mediante la kundalinisakthi e la sua ascesa attraverso i chakra, è quasi impossibile realizzare l'Atman universale. Anche quando è realizzato, l’esperienza non è comunicabile attraverso lezioni. La visione raggiunta deve essere dell'Uno, senza un secondo, e solo allora può essere genuina. L'anima di tutti gli esseri viventi deve essere riconosciuta come Una.

sea

C'era una volta un guru che era solito iniziare i suoi allievi nel manthra Narayana: Om namo Narayanaya. A uno dei suoi allievi, dopo avergli conferito il manthra, diede un ulteriore ordine dicendogli: << Abbi la forma di Narayana (il Signore Vishnu) davanti al tuo occhio mentale quando ripeti il manthra e stai attento a non pensare a una scimmia quando reciti il Nome e contempli la Forma>>. L'allievo annuì, ma tutte le volte che sedeva a meditare, la scimmia non lo lasciava in pace. Egli continuò a dire a se stesso che non doveva pensare a una scimmia ma la scimmia insisteva nel far capolino nella sua coscienza. Così egli si lamentò col guru e gli chiese il consiglio. Il guru disse che Narayana è onnipresente e immanente in ogni essere vivente e così egli poteva meditare su Narayana come la Realtà di ogni essere vivente che compare nella sua visione.

Come potete separare alcune cose come non-Dio e altre come Dio? Esse sono tutti membri, organi e cellule del Suo Corpo. Se voi separate tutti questi membri, organi e cellule, cosa rimane del corpo? Perciò non lasciatevi condurre nello Yoga marga, poiché esso è pieno di pericoli e non ci sono per esso maestri efficienti, mentre le Yoga-sana (le posizioni Yoga) possono essere praticate per una migliore salute sotto una guida adatta.

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