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Coerenza e incoerenza

Discorsi 88/89 volume I

Dio è latente [8] pag.173

Dall'antichità ai giorni nostri sono stati usati tutti i tipi di parole per descrivere il Divino, ma nessuno è riuscito a far luce sulla reale verità di Dio. Il Divino è presente in tutto ed ogni forma Gli appartiene. Come descrivere o dimostrare una tale onnipresenza divina? C’è qualcuno che possa dichiarare che una cosa è divina e un’altra invece no? Certo, lo potrebbe affermare, ma non sarebbe che un illuso o un debole. La Divinità è presente nell’uomo: anche se non si vede, è latente come la fragranza di un fiore, come il fuoco nella legna e l’olio nel sesamo.

Incongruenze [9] pag.173

Inconsapevoli di questa verità interiore, gli uomini si fanno trascinare dalle apparenze esterne, considerandole reali. Fin dai primordi, gli uomini sono stati influenzati da questo modo di pensare e si sono imbevuti di ignoranza. Si ripone del latte nei formicai, per nutrire i cobra che si sospetta vi dimorino, ma, non appena si fanno vedere, vengono ammazzati. Si percuotono le bestie da soma impiegate per la coltivazione, ma poi si va a venerare l’effigie in pietra di un toro che rappresenta il sacro veicolo di Shiva. Ecco il tipo di filosofia praticata dalla gente fin dall’antichità. Gli Indiani hanno conservato questa incongruenza nel far del male agli esseri viventi, mentre adorano oggetti senza vita. Chi non offre nemmeno un boccone all’affamato, va poi a presentare ogni genere di leccornie come offerta sacra all’immagine di una divinità. C’è chi fa cadere una manciata di monete nell'elemosiniere del Signore Venkatesvara e poi nega due spiccioli ad un mendicante. E tutto questo viene considerato come parte della nostra antica tradizione! Ma in qual modo si farà santo chi nega il cibo all’affamato?

Discorsi88/89 volume II

Incoerenza [26] pag.44

Si comportano tutti come se non sapessero assolutamente nulla. Dice un proverbio telegu: "Come scorpioni pungono, come lucertole si fanno grandi come un dio". Di fronte a Me fanno un gioco, dietro ne fanno un altro: molti fanno questa danza da burattini. Per ora non sono disposto ad accettarli: anche se sono a metà strada, li farò terminare. Non vogliamo questa gente. Ne basta uno solo, purché ricco di autentici valori e di virtù. Abbiamo fondato questi istituti per diffondere la rettitudine nel mondo e per il benessere della Nazione, non già per fare affari.

L’esempio dei maggiori [27] pag.45

Non vogliamo nemmeno gli studiosi. Ci sono tanti devoti che non hanno camere e siamo disposti a chiudere i college per darli ai devoti come abitazione. Perciò, procurate di non farvi una brutta reputazione e ognuno riconosca i propri difetti. Non offrite agli innocenti motivo di condannarvi. I più vecchi si comportino con dignità, da veri anziani e non da bruti. Pazienza se si trattasse di estranei, ma nell’Organizzazione Sai queste persone non debbono entrare.

Coerenza [28] pag.45

Da alcuni giorni vi sto dando vari insegnamenti. Ma voi, che cosa seguite? Che cosa mettete in pratica? Che cosa sperimentate nella vostra vita concreta? Niente. Alcuni, quando si tratta di far solo discorsi, sono i migliori e bravissimi in tutto. Ma non serve a niente diventare solo oratori: le cose che si dicono vanno messe in pratica. Questi debbono comportarsi secondo ciò che dicono. Invece di dire cento cose è meglio metterne in pratica una. Quando avrete raggiunto questo ideale, non ci aspetteremo nulla più da voi. Noi non desideriamo altro che una nazione dove non si trovi più la minima traccia di egoismo.

Coerenza [22] pag.131

Il vero valore umano è la purezza con la quale usiamo gli strumenti della Verità, Rettitudine, Pace e Amore. Le parole non fanno i Valori Umani. Esprimete il vostro pensiero, ma poi mettete in pratica quanto avete pensato e detto. In questo sta la purezza dei tre strumenti (corpo, mente e parola), che sorreggono la natura umana. Ma non è tanto facile trovare questa purezza. Si pensa in un modo, si parla in un altro e si agisce in altro ancora. Per raggiungere il sacro stato della Divinità, dovrete comprendere l'Unità nella sua giusta prospettiva.

Uomo coerente [22] pag.206

Fate in modo che ci sia coerenza fra i vostri pensieri, le vostre parole e le vostre azioni. Chi è un vero uomo? Colui che sa armonizzare pensieri, parole ed azioni. Questo è quanto Svami intende dire con una sua frase ricorrente: "Il giusto studio del genere umano si fa sull'uomo” - I Veda hanno sottolineato l’importanza di scoprire l’unità fra queste tre fasi e di offrirle al Signore.

L’incoerenza [16] pag.224

Il vero sacrificio non è quello che dapprincipio è sacro, ma poi si perde in parole. Sfortunatamente i Veda, che sono l'incarnazione di Brahman, sono stati attualmente ridotti a semplici espressioni verbali- La gente si riempie la bocca di parole che non traduce in pratica - Grande è colui che sa armonizzare pensieri, parole ed azioni. Se una persona ha pensieri, parole e azioni che vanno ognuno per conto proprio, se dentro è in un modo e fuori in un altro, è peggiore del demonio-

Coerenza [27] pag.234

Sforzatevi di creare coerenza fra pensieri, parole ed azioni: solo in questo modo ci saranno dei veri esseri umani. Non permettete che vi sia un modo di pensare, un altro di parlare e un altro ancora di agire. Si diventa ciò che si pensa in modo dominante. Siate buoni. Fate il bene. Vedete il bene.

Questa è la via per giungere a Dio! Ed ecco il vero e giusto modo di sentire, comprendere e incarnare la Suprema Realtà Divina.

Coerenza [23] pag.252

E’ davvero una cosa assai rara imbattersi in persone che si comportino in modo coerente a questa convinzione. Così pure, mentre è semplice trovare persone che affermano l’Onnipotenza, l’Onniscienza e l’Onnipresenza di Dio, risulta molto difficile trovarne una che viva nella propria vita la fede in questi attributi. Facile a dirsi, dunque, ma non a mettersi in pratica. Il vero devoto è colui che mette in pratica ciò che predica, e ciò viene descritto come purezza dei tre comportamenti: pensieri, parole ed azioni. Grande è l'anima che li sa coordinare. Chi vive questa vera devozione incondizionata è un devoto che, mediante la purezza di quel triplice corredo, riconosce l’esistenza di Dio in ogni luogo e vede in ogni essere la Sua vera forma.

Corso estivo 1990

Disciplina di sé [5] pag.165

Il senso morale si acquisisce col controllo dei sensi. Può controllare gli altri solo chi sa controllare se stesso. Come può una persona obbligare altri alla disciplina se essa stessa non è disciplinata? Solo quando c'è armonia fra parola ed azione si possono raggiungere grandi cose nella vita.

L’UOMO CHE PRATICA CIO' CHE PREDICA

NON E' UN UOMO ORDINARIO, BENSI' UN MAHATMA,

UN GRAND’UOMO

L'UOMO CHE PARLA IN UN MODO E AGISCE IN UN ALTRO

E' SOLO UNA BESTIA, NON UN ESSERE UMANO.

Nella società moderna non esiste coerenza fra parola ed azione L'armonia fra parola ed azione è Verità (Satyam)- L'armonia fra pensiero, parola ed azione è Perfezione divina ( Ritam )

Dio è unità

Capitolo VI. 8. Rispetto e cooperazione

Cooperazione e mutuo rispetto devono diventare parte della vostra vita quotidiana, della vostra mentalità, della vostra stessa natura. I saggi dell'antica India l'hanno messo in risalto con il loro consiglio. "Vivete insieme, rispettatevi l'un l'altro, non permettete ai semi dell'invidia di crescere e soffocare il limpido flusso dell'amore". Questa è la preghiera che insegnavano ai bambini indiani ed i loro insegnamenti furono sempre: "Unità, divinità, carità nei pensieri, nelle parole e nelle azioni, dal primo all'ultimo respiro." Il futuro della nazione sarà certamente glorioso quando gli insegnanti trasmetteranno ai loro allievi questa eredità, integra ed incontaminata. Oggigiorno vediamo confusione, timore ed ansietà per tutto il Paese e ciascuno di noi dovrebbe contribuire a sopprimere l'ira ed il furore con la calma e l’amore. Nessuna autorità governativa può eliminare queste passioni con tanta efficacia e così velocemente, come la fratellanza. Il mondo può salvarsi solo con il potere dello spirito insito in ciascuno e che deve sgorgare dalla disciplina spirituale e dalla grazia di Dio vinta con l'amore, la purezza ed il servizio fatto al prossimo. Se mancano queste due ultime componenti la distruzione totale della creazione è certa ed inevitabile.

Capitolo VII. 7. Un messaggio di verità

Conosco il vostro entusiasmo nel portare il Mio messaggio fra la gente di questo e di altri paesi, ma vi ricordo che la migliore e sola via di successo è quella di trasferire il messaggio nella vostra stessa vita! I pensieri, le parole e le azioni di tutti voi, devono essere saturi del mio insegnamento ed esso allora si propagherà con potenza ed efficacia e il mondo sarà trasformato. Come potreste condurre dei soldati in battaglia senza conoscere la strategia militare e senza la necessaria preparazione? Potrete guidare gli altri solo quando avrete praticato le discipline che portano alla perfezione. Questo è il vero campo dell'attività umana. Dovete prima ottenere la beatitudine e la pace suprema e poi comunicarle anche agli altri. Molti uomini si tengono lontani dalla verità, perché hanno paura di affrontarla con se stessi e con gli altri. I Veda ammoniscono "Dite la verità!" ma essi sono così abituati a procurarsi temporanei profitti con qualunque espediente, che non sono in grado di sopportare il suo pieno bagliore, ne di seguire il cammino della rettitudine. sono ormai avvezzi alle vie tortuose e non hanno alcuna intenzione di imboccare la via diritta della retta condotta. I Veda avvertono: “Cammina sulla strada della moralità e della virtù!" ma come può apprezzare questa strada chi è abituato alle vie traverse? Si ripetono, come fanno i pappagalli, i due detti vedici, ma non si sente il bisogno di applicarli alla vita pratica. In realtà la verità è Dio, l'amore è Dio, la rettitudine è Dio

Quelli che Dio ama di più

3 - pag.19 UNA SOLA VIA

Per cercare Dio non vi sono luoghi dove andare, perché Dio é ovunque e lo potete vedere ovunque. Tuttavia, senza l'aiuto di un nome e di una forma non potrete entrare nel reame del <<nirguna>> e di <<nirakara>> (del senza attributi e del senza forma). All'inizio dovrete, quindi, adorare il Signore con un nome e con una forma, poi, gradualmente dovrete portare la vostra mente (fermamente) dall'esterno all'interno e realizzare la vostra realtà. Dovrete percorrere il cammino della bhakti, dalla più bassa sfera a stadi più elevati e divenire capaci di adorare il senza forma e così, ottenere la realizzazione. Senza fiori, non ci possono essere i frutti e senza frutto, non può esserci il processo di maturazione. Il passaggio dal frutto non maturo a quello maturo é la filosofia del <<Sé>>. Il fiore é il <<karma>>, il frutto non maturo é chiamato <<bhakti marga>>, la via della devozione, quando diventa maturo é pieno di dolce e saporoso succo:<<rasa>>, che rappresenta la <<jnana marga>>, la via della conoscenza suprema. <<Karma>> (l'azione), <<jnana>> (la conoscenza), <<Upasana>> (il culto) conducono a <<vairagya>> (Il distacco). Dovete percorrere il cammino del karma o azione per amore di Dio e svolgere l’azione. L’azione nasce dal pensiero e pertanto entrambi sono importanti per gli esseri umani.

Per le grandi anime, i <<mahatmas>>, la mente, i pensieri e le azioni sono una cosa sola. Dapprima dovete desiderare il frutto dell'azione, e poi, gradualmente, divenire altruisti ed indifferenti ad esso. Dovete fare ogni cosa per amore di Dio. Quando un bambino nasce è un bambino neonato, dopo dieci anni diventa un ragazzo, all'età di trent'anni è un uomo ed all'età di 75, è nonno. Ma, tutti sono la medesima entità. Allo stesso modo, la Divinità è Una sola, ma ad essa sono stati dati nomi e forme differenti. La Verità è Una ed i Saggi parlano di Lei in modi differenti! <<Ekoham Bahusya>> Il Signore è Uno ed è divenuto i <<molti>> dicono le Upanishads. Per comprendere questa <<unità>>, si deve praticarla, e solo allora apparirà alla visione.

2 - pag.85 <<ABHYASA>> LA PRATICA COSTANTE

A che tipo di pratica ci si riferisce con il termine <<abhyasam>> (la pratica costante). Solo ad un tipo: <<thapas>>. La gente, sentendo la parola <<thapas>>, si spaventa perché l'associa all'andare nella foresta, cibarsi di frutti e radici ed esporsi ad ogni sorta di sofferenze. Ma questo non è <<thapas>> Anche se, in un certo senso, è far soffrire il corpo, sacrificarlo, mortificarlo, perché, in verità, <<thapas>> vuol dire mettere il <<rajo guna>> ed il <<thamo guna>> alla tortura, rimuovendo i difetti degli organi dei sensi dovuti ad un loro uso improprio. Ci sono tre tipi di <<thapas>>. uno è fisico, il secondo è vocale ed il terzo è mentale. Il <<Thapas>> fisico si riferisce all'uso del corpo per svolgere certe azioni: come pregare il Signore ed esprimere gratitudine verso le Grandi Anime ed i Saggi. Se possiamo guadagnarci la loro Grazia, <<ahamkara>> (Ego) e <<namakara>> (il senso del possesso), cadranno automaticamente e si svilupperanno le buone qualità. Una persona che si comporta in quel modo svolgerà buone azioni, come leggere e studiare la Bhagavad Ghita, il Ramayana e le altre Sacre Scritture, farà la carità nel campo dell'educazione, farà costruire ospedali per i poveri etc... ed avrà buone compagnie. Differenti tipi di carità saranno tutti mezzi per sviluppare sacre attività e per usare il corpo a questo fine. Un tale individuo non farà nessun danno, né intraprenderà attività nocive, e non cadrà sotto l'incantesimo del <<ragioguna>> e del <<thamoguna>>, egli sfuggirà e si libererà dalle loro influenze. Tutto ciò è descritto come <<thapas>> fisico o penitenza corporale. Il <<thapas>> vocale vuol dire usare parole buone, dolci e nobili.

Anche quando si tratta di dire la verità, dovreste stare attenti a non offendere nessuno, e non essere violenti verso il prossimo. La Bhagavad Ghita ha detto che la verità deve essere sempre non violenta. L’uso della lingua è sacro ed é stato dato, per dare gioia, conforto ed aiuto al prossimo. Non dovreste dare nessuna pena alla mente. I Vostri pensieri vi dovrebbero aiutare a concentrarvi sul Signore, e dovreste usare la vostra lingua per descrivere tutti i suoi attributi per dire parole che aiutano e mostrano il cammino al prossimo. Tutte le esperienze grandi e buone che avete avuto, dovreste spiegarle agli altri e, dovreste con parole buone e gentili, correggere la gente che va sulla strada sbagliata. Dovreste vigilare affinché nessuna falsità entri nella mente e divenire paladini della Verità sviluppando la non-violenza. Se seguite il cammino della verità ci potranno essere non pochi problemi da affrontare. Eccovi una breve storia.

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Un <<Maharishi>> stava facendo penitenze, ed aveva deciso di seguire il cammino della Verità e della non-violenza ad ogni costo. Un crudele cacciatore aveva sentito del voto di quel Saggio, ed aveva deciso di farglielo rompere. Il cacciatore fece in modo che un cervo passasse davanti a lui che, nella foresta, stava compiendo le sue penitenze. Il Saggio vide il cervo correre e nascondersi dietro un cespuglio. Sopraggiunse il cacciatore che gli chiese: <<Swami! Avete visto per caso passare un cervo?>> Il <<Rishi>> fu in grave conflitto perché, se avesse detto la verità, il cervo rischiava di morire e, quindi, avrebbe commesso indirettamente violenza; se invece avesse detto una bugia, avrebbe rotto il voto. Per cui adottò una procedura molto singolare e disse: <<I miei occhi che vedono non possono parlare, la mia bocca che parla non può vedere!>>

In certe situazioni uno si deve poter maneggiare in modo molto educato! Quando una persona è impegnata in questi tipi di <<thapas>>, situazioni del genere possono comunemente verificarsi, ed essa dovrebbe essere capace di affrontarle senza pronunciare il falso. Sarebbe meglio tacere. Con il <<thapas mentale>>, infine, svilupperete le buone qualità e le virtù. Dovreste essere sempre mentalmente felici. Se non lo siete il vostro viso rifletterà quello stato. Sacri pensieri, sacri sentimenti e sacre idee vi daranno una vita felice, ma se nella vostra mente e nel vostro cuore c'è il dolore, non potrete sorridere con naturalezza. Se avete pensieri che vi torturano anche il vostro sorriso apparirà artificiale e tradirà il vostro stato interiore. Al fine di avere pensieri buoni e sacri in mente ed essere sempre allegri, dobbiamo esercitare il controllo della mente. Almeno alcune ore al giorno si dovrebbe esercitare il silenzio per far prendere un po' di riposo alla mente. <<Japam>> e <<meditazione>>, la ripetizione del nome ed il pensiero del Signore sono esercizi indicati per ottenere la purezza interiore ed esteriore e per dare alla mente un po' di pace. Come facciamo il bagno tutti i giorni, così la nostra mente deve passare attraverso certe purificazioni. <<Thapas>> vuol dire veramente mettere insieme i tre aspetti: <<mentale>>, <<fisico>> e <<vocale>> e farli diventare uno. Il vero <<Mahatma>> è colui che è stato capace di gustare l'unione di questi tre attributi o <<gunas>>, come dei tre modi di espressione citati. Se i pensieri, le parole e le azioni di una persona non sono coordinati, essa non sarà un buon esempio. <<Thapas>> è descritto anche come la via per controllare il <<ragio guna>> con l'aiuto del <<satwaguna>>, ed il <<thamo guna>> con l'aiuto del <<ragio guna>> ed, infine, provare gioia dalla loro Unione.

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Supponete che una spina si sia infilata nel vostro piede. Per toglierla non vi occorre uno strumento speciale ma sarà sufficiente un'altra spina. Dovrete quindi usare la seconda spina per togliere la prima, ed una volta rimossa, le getterete via tutte e due. Così i tre attributi o <<guna>>, che ci danno un sacco di fastidi, potranno essere rimossi attraverso l'utilizzo del <<satwaguna>>, con il quale potrete rimuovere gli altri due.

Il <<satwaguna>> è definito anche come la catena d'oro, il <<ragioguna>> come la catena di ottone, ed il <<thamoguna>> come la catena di ferro. Tutte e tre ci legano nonostante il diverso valore del metallo. Se un individuo è legato, è legato, e non importa da quale catena se d'oro, d'ottone o di ferro. In altre parole, anche il <<Satwaguna>> è un legame dal quale, alla fine, dovremo liberarci, ma, fino a quando non raggiungerete Dio, esso vi occorrerà.

La conoscenza

Per non essere ipocriti pag.42 [114]

L'ignoranza non sparirà mai, se non si fa luce la discriminazione: "Il mondo è Dio e nient'altro che Dio. Ogni cosa, ogni essere non è che una Sua Manifestazione, ma con un nuovo nome ed una nuova forma" Ama questa verità, credi, in essa, e solo allora avrai diritto di parlare di Seva, di Bhakti e di Dharma; solo allora sarai investito dell'autorità di predicare queste cose. La Conoscenza della Realtà ti mostrerà che la Devozione, il Servizio e il Dovere sono una sola cosa indivisibile. Senza questa Conoscenza, il servizio disinteressato e tutto il resto sono solo esercizi di ipocrisia.

Corso estivo 1993

La necessità della convinzione pag.38

La gente pensa che la saggezza si possa ottenere attraverso lo studio letterario. Ma lo studio letterario è soltanto un esercizio artificiale, e la vera saggezza non potrà mai essere ottenuta attraverso mezzi artificiali. La vera saggezza viene raccolta solo dal cuore. Anzitutto, l'uomo dovrebbe eliminare il concetto che lui è diverso da Dio. Se l'uomo ha ferma fede che "Io sono Dio", un giorno realizzerà che lui e Dio sono Uno. Ma semplici espressioni insincere di devozione non portano ad alcun risultato.

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C'era una volta un devoto che usava cantare "SIVOHAM, SIVOHAM". Il suo amico che lo osservava gli chiese quale fosse il significato di SIVOHAM. Il devoto rispose che il significato di SIVOHAM è " Io sono SHIVA (Signore)". Poi l'amico chiese ancora: "Se tu sei SHIVA, che cosa è per te PARVATI? La consorte di SHIVA". Appena il devoto sentì questo disse che era oltraggioso fare simili domande.

Da qui si nota l'esercizio artificiale dei devoti che cantano i mantra (formule spirituali divine) senza alcuna convinzione. Se il devoto fosse stato convinto di essere veramente SHIVA, avrebbe immediatamente risposto che lui era anche PARVATI.

I MANTRA che noi recitiamo dovrebbero anche contenere questa convinzione. Noi dovremmo praticare l'unità del pensiero, della parola e delle azioni. Quest' armonia del pensiero, della parola e dell'azione costituisce la vera spiritualità. E la pratica di questo tipo di vera spiritualità contribuisce alla prosperità della Nazione. Ascoltate gli insegnamenti spirituali con attenzione precisa. Quello che si ascolta dovrebbe essere ricordato e meditato; quello che è ricordato e meditato dovrebbe essere praticato. Questo è il vero significato delle parole: SRAVANA, MANANA e NIDIDHYASANA. SRAVANA può essere paragonata alla preparazione di generi alimentari in cucina; MANANA al consumo degli alimenti e NIDIDHYASANA alla digestione. Infatti NIDIDHYASANA contribuisce alla felicità, perché NIDIDHYASANA si manifesta con la pratica. La pratica degli insegnamenti nobili porta gioia all'umanità. Non è né l'ascolto e nemmeno la meditazione, ma solo la pratica che contribuisce alla gioia dell'uomo. Il vecchio adagio dice: " Fa almeno una cosa invece di dirne cento". Questa è la filosofia che ognuno dovrebbe imparare oggi. La lingua dovrebbe recitare il Nome Divino, le orecchie gli occhi dovrebbero gioire nel sentire il Divino, trovare piacere nel vedere la Forma Divina, il cuore dovrebbe essere riempito con l'amore per il Signore. Sforzatevi sinceramente per realizzare questa gioia Divina.

I peccati di Shankara   pag.62

Adi Shankara, dopo la sua marcia trionfale attraverso tutta l’India, raggiunse la città di Benares. Andò al Tempio di Visvanatha e quindi pregò:

“Oh Signore! Sono venuto qui per redimere me stesso

dai tre peccati che ho commesso.

Si chiamano "YATHO VACHO NIVARTANTE

APRAPYA MANASA SAHA". Anche se so che

il Signore è ineffabile, oltre la comprensione del pensiero

e della parola, io ho osato descriverLo. Ho

commesso il peccato di non mettere in pratica ciò che avevo conosciuto.

Questo è il mio primo peccato. Nonostante io

avessi professato: “ISVARA SARVABUIHANAM,

ISAVASYA IDAMSARVAM, VASUDEVA SARVAMIDAM “,

io sono venuto qui per il Tuo darshan. Nonostante io avessi

dichiarato che il Signore si trova ovunque, sono venuto qui

per cercarTi. Ho commesso un peccato nel dire una cosa e

farne poi un'altra. Questo è il mio secondo peccato.

Malgrado queste affermazioni.

”EKATMA SARVABHIUTANTARATMA, EKAMEVA

ADVITIYA BRAHMA", sono venuto per il tuo darshan.

Nonostante avessi dichiarato che esiste solo Una Entità

nel mondo, io sono venuto per il tuo Darshan. Quindi ho

considerato Te un Essere molto diverso da me stesso.

Questo è il mio terzo peccato. Oh Signore!

Liberami dai tre peccati e benedicimi

con la Beatitudine che nasce dal non-dualismo".

La disarmonia del pensiero, della parola e dell’azione è già un peccato in se stesso, Noi dobbiamo cercare l’espiazione dei peccati che abbiamo commesso. Solo dopo esserci liberati dai peccati e dopo aver sperimentato l’unità, noi saremo trasformati in esseri umani perfetti. Le Upanishad dichiarano: " MANASYEKAM, VACHASYEKAM, KARMANYEKAM, MAHATMANAM”. Il Mahatma ( il nobile) è colui che ha raggiunto l’unità del pensiero, della parola e dell’azione. Il malvagio è colui che non osserva l’unità del pensiero, della parola e dell’azione.

Discorsi vol. X 2° tomo

pag.395

...L'educazione è il frutto dell'illuminazione; è la luce che dissipa ignoranza e dubbio, che disperde la nebbia dell'ego, che rende umili e disciplinati. La mente deve essere assoggettata alla disciplina, di cui l'espressione più alta è la coerenza fra pensiero, parola e azione. Non è necessario andare nella foresta per meditare in solitudine su Dio.

Dio non è uno straniero che vive in terre lontane:

Dio è vicino a ciascuno, è racchiuso nel cuore.

Il peccato non è un atto o un fatto di terre lontane: il peccato

è nella vostra mente e contamina parole e azioni.

Dio o il diavolo, il bene o il male, abitano nel proprio cuore.

Dove c' è Dio, non può esserci il diavolo. E’ come il gioco delle " sedie musicali", solo una persona può occupare una sedia. Collocate Dio per sempre nel cuore, che dovrete liberare dagli altri occupanti. Lasciate che il corpo inerte sia attivato dalla coscienza divina...

Discorsi volume II

pag.154 TERZO GIORNO

... L'Ateo è cieco, ignorante ed affetto da una febbre che gli distrugge il senso del gusto, pertanto trova ogni cosa amara. L'<<asthika>> (il credente) invece sente il vero gusto di ogni cosa: amaro come amaro, dolce come dolce. Per lo <<Yasthika>> (il realizzato), tutto è dolce e invece tutte le esperienze sono piene della dolcezza di Dio. Prahlada era uno di questi <<Yasthika>>. Egli fu picchiato, torturato, messo nel fuoco e nell'acqua, ma egli gustava sempre la dolcezza. Superò ogni calamità con la forza del nome di Narayana: (Dio). Vi è una grande sorgente segreta nel cuore che scaturisce al pronunciare il nome del Signore togliendovi la sete. Le prove che Prahlada ha dovuto superare, dimostrarono la sua forza. Una volta il Signore entrò nella casa di uno che si faceva passare per uno <<jnani>> ( uomo realizzato) sotto forma di un ladro e quando il padrone di casa lo acchiappò gli disse: <<Tu sei un ladro, ti ho preso!>> il Signore in risposta gli disse: <<Sino a quando le idee di "Tuo" e "Mio" esistono non ci può essere <<jnana>> (conoscenza), e spari>>. E’ facile recitare <<Slokas>>>, testi Sacri, senza mettere in pratica ciò che si dice. Agite ed otterrete la Grazia. Dalla farina potrete giudicare la focaccia, dal vomito il cibo. Vivekananda, fu in grado di dichiarare a Chicago il valore del <<sanathana dharma>> (la legge eterna), con tono decisamente leonino, perché egli aveva dietro di sé la forza dell'esperienza. Il conducente di un automobile dovrebbe stare attento a guidare non solo sull'autostrada, ma anche sulle strade accidentate. Dovete conoscere come evitare le tentazioni del falso e viaggiare sicuri sulla strada libera della verità...

Sadhana

21. Pag.69

Agite come parlate, come vi sentite, non siate falsi nei confronti della vostra coscienza, non copritela rendendola forzatamente schiava ed imbarcandovi in azioni che non approva.

24. Pag.69

Dovete dimostrare con l’insegnamento e con l’esempio che il sentiero all'autorealizzazione è il sentiero alla gioia perfetta. Pertanto, su di voi grava una grande responsabilità: la responsabilità di dimostrare tramite la vostra calma, comportamento, umiltà, purezza, virtù, coraggio e convinzione in tutte le circostanze, che la sadhana che voi praticate vi ha fatto divenire migliori, più felici e più utili. Praticate e dimostrate, non asserite semplicemente con le parole mentre lo state negando con i fatti.

47. Pag.74

Quando implorate in tutta sincerità, il responso arriverà certamente. Abbandonate tutti i bassi istinti ed implorate con il cuore pieno di angoscia. Non pregare con le labbra come fate adesso dalla stanza della Puja che è solamente un angolo della cucina. Voi adorate il Signore con un occhio sulle pietanze che stanno cuocendo nel forno, con il naso che inala affamato gli odori del curry bollente. I vostri pensieri di Dio sono viziati dal Vishayae-vasana, l'attaccamento agli oggetti sensoriali. C’è una grande distanza tra ciò che dite e quello che fate, tra quello che siete capaci di fare e quello che realizzate. Avete sentito di Uttarakumara, che era un codardo di fatto ma che si vantava poi di poter sopraffare le forze nemiche in un baleno. Egli poteva spaziare per ore sulla teoria delle battaglie, ma non aveva una jota di pratica. E' il motivo interiore che spinge all'azione quello che il Signore cerca di considerare.

53. Pag.75

Un giudice della Corte Suprema può, mentre è in casa giocare con il suo nipotino e piegarsi sulle ginocchia per far salire il bimbo sulla sua schiena e quindi può strisciare per tutta la stanza mentre il bambino grida <<Holloa>> ma in tutto questo tempo la sua condizione di giudice non subisce alcuna diminuzione, né egli dimentica il Suo stato. Nello stesso modo dovete essere sempre consci dell’alto compito per cui siete venuti; non dovreste disonorarlo in alcun modo con atti, parole e pensieri senza significato.

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