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Compassione

Discorsi 88/89 volume I

Sita e Ravana [9] pag.83

Sita, figlia della Madre Terra, impartì a Ravana una lezione singolare. Ignorando che Sita è la stessa Natura, Ravana cercò di cattivarsela ed un giorno, avvicinatala, incominciò a farle la descrizioni dei propri poteri, qualità e magnificenze. Per cominciare si presentò come uno che possiede appieno i 64 tipi di scienza, a partire dai vari sistemi per l’apprendimento delle lingue alla conoscenza di tutte le famiglie di animali fino a comprendere, insomma, tutto il sapere umano. " Le tue qualità e i tuoi poteri - esclamò Sita - al confronto con quelli di mio marito, sono insignificanti. Solo dopo aver realizzato l'unica e sola Verità potrai vantare la padronanza di ogni sapere. Che cosa penseresti se un tale ti rapisse la moglie? Incomincia da questo punto. Sei forse preoccupato per i sentimenti del marito a cui viene rapita la moglie? Come puoi esigere rispetto ed onore da chi non sai rispettare né onorare? Volgi verso gli altri tutto il bene che ti aspetti per te stesso. Ti presenti come un grande, ma sei solo un egoista e di mente gretta. Mistifichi i tuoi errori e le tue debolezze, mascherandoli dietro la curiosità per quelli degli altri.”

Solidarietà [10] pag.84

Tutto ciò non collima con la Conoscenza dello Spirito. Considerate sotto un altro aspetto i problemi e le difficoltà. Vi sentite tristi e soffrite quando vi accade qualcosa di spiacevole e di doloroso: abbiate gli stessi sentimenti anche nei confronti delle vicissitudini degli altri.

Rimprovero di Sita [11] pag.84

Sita redarguì Ravana in questo modo: "Se non hai compreso questa semplice verità fondamentale, tutta la tua cultura sarà stata solo una perdita di tempo, sarà solo un'istruzione materiale. O Ravana, - continuò Sita - io sono la Madre di tutte le genti, ed anche tua! Fa parte delle tue qualità far soffrire questa madre, la Madre dell’Universo”. Hanuman, che aveva compreso questa verità, interrogato da Ravana gli fornì la stessa risposta data da Sita.

O Ravana, Lei è la Madre dell’Universo.

Perché L'hai portata via?

Verrà Rama, troncherà le tue dieci teste

e ti annienterà. Ricordalo!

O Ravana, perché questa nefandezza?

Io sono in contatto con Sita e La conosco;

ho distrutto una gran quantità di Rakshasa.

Ti voglio insegnare una cosa, o scellerato:

la vita non è in tuo potere.

Io ti priverò di tutti i tuoi poteri.

Ora non avrai più alcun dominio

nemmeno sulla tua stessa vita.

La vita è sotto il dominio del Signore Supremo!

Il Nome-seme [12] pag.84

Riconoscete almeno questa verità ed invocate il Signore Supremo. Non abbiate alcun dubbio sulla Sua esistenza. Hanuman disse a Ravana: "Se vuoi veramente riconoscere il Signore onnipervadente, dovrai ripeterne il Nome, che possiede tutti i poteri. Se reciterai questo Nome, godrai i frutti di ogni tua azione."

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Quando si annaffia un albero alle radici, quell’acqua giungerà pure ai rami, alle foglie e ai frutti. Allo stesso modo, il Nome è come un seme. L'attività dell'Universo è germogliata dal seme del Nome, Nell’albero che simboleggia l'Universo vi sono molti altri alberi che, a loro volta, rappresentano i vari tipi di illusione: vi sono i fiori, simbolo dei pensieri che diverranno a suo tempo frutti. In ogni frutto è ancora presente lo stesso seme. Si pianta un solo seme, ma se ne ricavano molti altri, almeno quanti sono i frutti dell'albero.

Nella Gita si dice: “Io sono in ognuno di voi come un seme". Il Nome-seme lascia di riflesso un seme nel cuore di tutti gli esseri viventi. Come fa un seme a moltiplicarsi in tanti altri semi? Ecco il senso dell’espressione Eko’ham, bahusyas, "Io sono Uno, sarò i Molti", cioè la Persona Divina si è manifestata in molteplici forme.

Amore-Devozione-Compassione [17] pag.110

Col crescere dell'amore, anche il cuore si dilata, si allarga vieppiù dando origine ad una trasformazione che inizia alla Verità e insegna la Compassione. Si incomincia a provare comprensione per gli altri ed a scoprire la propria identità con essi. Si giunge ad uno stato di devozione, che permette all'uomo di amare tanto da superare qualsiasi ostacolo. Ecco perché la devozione nella vita di un uomo occupa un posto così rilevante.

E’ la devozione che dà all'uomo la Suprema Saggezza. E’ la devozione che annienta il potere della malattia . E’ la devozione che abilita al conseguimento del supremo stato di realizzazione. E’ la devozione che accorda l’amore Supremo. E’ la devozione che distrugge ogni illusione e delusione e fa raggiungere il Signore. Con l'aiuto di questa devozione potrete giungere al Signore Supremo.

La gabbia [18] pag.111

A questo proposito, eccovi una piccola similitudine.

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Se tenete un pappagallo in gabbia o vi rinchiudete una tigre o un leone, anche se li guardaste ogni giorno non provereste la gioia che si ha quando, questi animali si vedono liberi nella foresta, nel loro habitat naturale. Quando si riesce a catturare un uccellino su un albero, si incomincia a provare tenerezza per esso e, mentre lo si tiene fra le mani, viene spontaneo intenerirsi anche per tutti gli altri che sono in libertà. Il sentimento naturale dell'amore umano dovrebbe fluire liberamente verso ogni popolo. Non relegatelo in una gabbia...

L'amore dovrebbe trascendere i limiti del mondo e andare oltre fino a diventare amore per l’intero universo.

Discorsi 88/89 volume II

2. La compassione [6] pag.50

Il secondo sentiero è rappresentato da Karuna, la compassione o l'amabilità, che non va confusa con la mancanza di discriminazione. Siate amabili verso tutti coloro che per età, ricchezza, stato di salute ed istruzione vi sono inferiori. Abbiate sentimenti di compassione verso chi è carente in questi aspetti. E’ questo il caso in cui ci vuole compassione e dove l'amabilità ha ragion d'essere.

Completezza dei 4 obiettivi [9] pag.51

Se coltiverete queste quattro qualità, non avrete bisogno di altri obiettivi nella vita. Amicizie scelte fra pari, compassione verso chi è inferiore, gioia per la buona fortuna di chi è migliore e debita distanza da chi compie il male: sono i quattro obiettivi a cui puntare nella vita. Il degrado attuale nella qualità della vita dipende dalla mancata osservanza di questi principi.

Migliorare l'istituto [35] pag.58

Ecco una gran cosa che potete fare per questo istituto: seguite scrupolosamente le norme disciplinari, non accettate cattivi consigli. Onorate e rispettate gli anziani. Siate gentili e misericordiosi con tutti.

Fissate le vostre amicizie con chi vi è affine. L’amicizia, la compassione, il puntare sulle cose buone e l’indifferenza ai sentimenti di antipatia e simpatia sono i quattro obiettivi reali della vita. Se seguirete questi principi in modo giusto, santificherete la vostra vita.

2. Compassione [33] pag.254

La seconda parola è Karuna, la compassione. Che cosa si intende per "compassione"? Significa intenerire il cuore. Il vostro cuore dovrebbe sciogliersi alla vista di un povero, di un derelitto, di un bisognoso e dovreste intervenire in loro aiuto. Coltivate verso gli altri sentimenti di garbo e compassione, e l'umanità rifiorirebbe. Come un fiore di loto si apre alla luce del sole, così il vostro cuore con quel tipo di compassione sboccerà: essa è il sole ed il cuore è il loto. Aprite il vostro cuore alla compassione ed esso fiorirà come un loto ai raggi solari. Naturalmente, sarete miti e compassionevoli solo quando in voi avranno preso posto sentimenti divini per tutti gli esseri umani e quando, con una certa qual devozione, prenderete parte attiva a tutto ciò che c'è di buono.

3. Generosità [35] pag.255

Mudita vuol dire anche concentrare i propri interessi sulle cose buone, utili agli altri; porre la propria attenzione su tutto quanto di sacro e divino implichi servizio altruistico. Guardate un po' come si comporta l'uomo d'oggi. Promette di dare dieci rupie in beneficenza, ma rimanda l'offerta al giorno dopo. Poi, mentre torna a casa per prendere i soldi, viene assalito dal dubbio. “Perché proprio 10?". Il tempo di aprire il portafoglio e… le l0 rupie scendono a 5, poi ad una sola rupia. Una mente così labile non avrà mai una vera compassione e gentilezza. Nel fare la carità, ci dev'essere un sentimento di partecipazione alla miseria degli altri, insieme all'intento di lenirla con amore. Se ho promesso l0 rupie e mi accorgo che non bastano, devo dare di più. Soltanto quando i sentimenti dell'amicizia e della compassione si incontreranno nell'attenzione generosa per gli altri, nel cuore umano avranno sede 1'amabilità e la misericordia.

La scienza di Dio

Discriminazione tra bene e meglio [6] pag.52

Occorre saper giudicare la differenza tra una cosa "buona" ed un'altra che ci pare "migliore". Se non lo si sa fare, ci si attaccherebbe alla prima cosa che pare buona, trascurando tutto il resto. Però occorre vedere che il "meglio" non sia di danno al "bene". Così come l'iniquità spinge l'uomo a coltivare la rettitudine, i guai inducono l'uomo a manifestare compassione e carità. La compassione ha come suo seme inevitabile la sofferenza. Se non esistessero male e sofferenza, l'uomo sarebbe divenuto di legno o di pietra. Chi non ha la capacità di valutare l'invocazione dell'agonia e del dolore e di rispondere ad esso, è come un cieco, che prende il bene per male e viceversa. Chi è privo di discriminazione si comporta con tale cecità.

Carattere amabile dello studente [1] pag.163

Lo studente che cerca la Sapienza Divina deve avere gentilezza, compassione e amore per tutti gli esseri viventi. L’amabilità verso tutti gli esseri dovrebbe costituire la sua vera natura. Se ne è sprovvisto, diventa un villanzone. La Sapienza (Vidya), più d’ogni altra cosa, significa compassione per tutti gli esseri viventi. Se qualcuno ha delle cattive intenzioni verso qualsiasi essere, la sua educazione non ha alcun significato.

Dhyana

Dentro la tecnica - pag.55 -

"Mens sana in corpore sano" - pag.55 -

Non basta la medicina a curare un ammalato. Per una pronta guarigione ci vuole anche un controllo dietetico. Non esiste una particolare panacea per la grande tribolazione del mondo. Ciascun individuo ha il suo proprio bagaglio di sofferenze. Ciò nondimeno, la meditazione su Dio rappresenta un infallibile rimedio al dolore umano, qualora venga integrato da una vita di rettitudine, nella stretta osservanza dei limiti morali. Siamo tutti interdipendenti. Bisogna imparare a condividere gioie e dolori di altra gente. Un meditante deve pregare per il benessere altrui con la medesima sincerità con cui pregherebbe per il proprio. Un aspirante spirituale non ha bisogno di vivere in isolamento monastico. Egli dovrebbe praticare la compassione per tutti, la quale non fa che tradursi in un intenso desiderio per la prosperità dell’umanità intera- L’alimentazione gioca un ruolo di rilievo nella coltivazione della compassione universale. Vorrei parlarvi del cibo sattvico, ossia del genere di cibo necessario per il progresso spirituale. Il cibo sattvico fa sì che il discepolo afferri il concetto di onnipresenza della Divinità- Il suo progresso avviene per il passaggio dei quattro stadi di vita divina:

1) L’iniziazione alla realtà teocentrica (Salokya),

2) l’approccio alla sostanza spirituale, che sta alla base dell’universo  

   (Samipya),

3) l’assimilazione della forma della Divinità (Sarupya),

4) la liberazione e la definitiva unione con Dio (Sayujya).

L ‘alimento sattvico è determinante nell’acquisizione di questi quattro stadi della vita spirituale. E’ necessario che prendiamo qui in esame le implicazioni del concetto di cibo sattvico. Ci sono persone che cadono nell’equivoco di ritenere che il cibo sattvico debba consistere in un’alimentazione esclusivamente a base di latte, yogurt, dolci e frutta e sono convinte di divenire “sattviche” consumando in gran quantità leccornìe del genere. Sono assolutamente in errore. Una esagerata e smodata assunzione di latticini risveglia e accentua le qualità ragiasiche e tamasiche dell’uomo. Non si può definire "sattvica” una dieta straricca di latte, cagliate e “ghi” (burro chiarificato), in quanto questi alimenti portano ad una manifestazione della natura passionale dell’uomo. A questo proposito, devo dilungarmi sulla natura della conoscenza umana e sui cinque ingressi della percezione sensoriale: cinque organi di senso, relativi alle cinque facoltà dell’udito, tatto, vista, gusto e olfatto. La protezione e lo sviluppo di queste facoltà sensoriali dipendono dal cibo sattvico assunto per bocca. Il tipo di cibo sattvico consumato dipende dai gusti personali. Ci si sente soddisfatti quando si è messo in bocca quel preciso tipo di cibo - Ma si dimentica che una parte incorporea del cibo viene assorbita anche per mezzo di altri organi di senso. L’effetto salutare del cibo sattvico sarà vanificato dall’ascolto di discorsi cattivi, se indulgete in maldicenze, se guardate immagini oscene, se venite a contatto con cose dannose e usate male l’olfatto. La mente e il corpo vengono guastati’ contaminati e inquinati dal male. Perciò, il solo cibo sattvico non è una sufficiente premessa alla rigenerazione spirituale. Non si deve parlare del male. Si deve rifuggire dal condannare gli altri e dall’elogio di se stessi. L’adulazione di se stessi e l’autoesaltazione ritardano la crescita spirituale. Ai nostri organi sensoriali dobbiamo fornire cibo, suoni e visuali salubri - La lingua è destinata a cantare la gloria di Dio. Le orecchie hanno la funzione di pascersi delle gloriose manifestazioni del Divino. A ciascun organo di percezione si deve provvedere il suo specifico sostentamento spirituale. Alimentazione sattvica, dunque, non significa semplicemente morigeratezza nel consumare latte,yogurt, ghi e frutta, ma pure dilettarsi di nobili pensieri, sacri suoni, visioni edificanti e conversazioni spirituali. Bisogna sviluppare una vista sattvica e delle visioni spirituali. Bisogna saper godere il “darshan” delle bellezze naturali e la divinità delle icone nei templi, evitando tutte le visioni ed i suoni che distraggono. Non si deve guardare a chiunque con occhio malizioso. Pensieri maligni generano occhio maligno. Gli occhi sono le finestre del cuore. Il cuore dovrebbe traboccare di amore e compassione. Una natura sattvica si sviluppa alimentando gli occhi con visioni sattviche Anche il senso dell’odorato è ugualmente importante. Al senso dell’olfatto vanno forniti dolci profumi. Andrebbero evitati tutti gli odori sgradevoli. Sugli altari dei templi, per creare un’atmosfera di santità, si fa uso di dolci profumi e si accendono bastoncini di fragrante incenso. Gli odori ripugnanti distruggono la santità. L’idea di santità è sempre associata a dolci profumi ed aromi. La sensazione tattile, ovvero il senso del tatto andrebbe soddisfatta venendo a contatto fisico con i piedi di un santo. Vanno evitati i contatti con persone malvagie. Toccarle produce pensieri cattivi. La compagnia dei virtuosi (Satsang) è di importanza suprema. Il Satsang porta al distacco. Il distacco induce equanimità, la quale, a sua volta, conduce alla liberazione nella vita. Molto si può realizzare con l’ausilio del Satsang. Si coltivano buone abitudini e si condividono pie attività. Il Satsang santifica il corpo umano predisponendolo alla funzione di tempio di Dio. La tecnica spirituale di "Dhyana”, menzionata nella Bhagavad Gita, non può essere benefica, in assenza di una alimentazione completamente sattvica, estesa a tutto il corpo, vista, udito, odorato e tatto. Altrimenti, è solo un atteggiamento. Il vero valore e il significato della Meditazione dovrebbero essere chiaramente afferrati per evitare le insidie e i pericoli derivanti da una sua pratica erronea.

(SSB 1979, 92-95)

Dio è unità

Capitolo VI. 9. La casa di Dio

Servire il prossimo con rispetto è il metodo migliore e più facile per riconoscere il Divino in tutti gli esseri. Poiché noi siamo Sue forme, Suoi figli, parti di Lui, dovremmo sentire la parentela che ci lega ad ogni comunità. Pregate per il benessere e la prosperità di tutta l'umanità qualunque sia il confine che separa gli uomini per effetto della strategia politica o della debolezza umana. Considerate che tali confini sono solo artificiali e non permettete che il vostro amore ne venga limitato. Pregate affinché la tolleranza e la comprensione prevalgano e che l'amore e la cooperazione si sviluppino sempre di più fra gli uomini qualunque sia la loro nazionalità: Russa, Cinese, Pakistana, Americana o Indiana. Ogni paese è una stanza nella casa di Dio. Le menti ristrette scelgono strade ristrette, ma voi dovreste espandere le vostre vedute ed imboccare la via dell’aiuto reciproco della compassione e del servizio al prossimo.

Capitolo VIII. 4. Guadagnate la felicità suprema

Voi tutti siete scrigni colmi d'amore Divino: condividetelo con gli altri ed espandetelo. Esprimetelo in atti di servizio, in parole di simpatia ed in pensieri di compassione. Quando vi svegliate dal sonno vi rendete conto che il sogno fatto ha avuto la durata di pochi minuti, sebbene la catena degli avvenimenti sognati abbracciasse un periodo di anni. Questa vita apparirà effimera come il sogno non appena vi sveglierete nel reame della conoscenza più alta. Siate sempre pieni di gioia affinché quando esalerete l'ultimo respiro, possiate partire con un luminoso sorriso, non con un gemito di dolore. Vi benedico prece possiate regolare la vita e le azioni in modo che la gioia suprema diventi vostra per l'eternità.

La filosofia dell’azione

1 - pag.89 SERVIRE GLI ALTRI

 

La Ghita insegna che dovremmo amare tutti! La Divinità è nel cuore di tutti gli esseri viventi. Se odiate qualcuno odiate Dio stesso ! Se criticate ed ammonite qualcuno, state criticando ed ammonendo il Dio che avete scelto di adorare. Le Sacre Scritture insegnano La fratellanza universale, ma la Bhagavad Ghita insegna la esistenza universale dell’atma in tutti gli esseri viventi. <<Eeswara sarva bhutanam>>, la stessa atma esiste in tutti! L'atma è l’elemento comune a tutti gli esseri umani e non solo ad essi, ma a tutte le creature. dagli insetti ai vermi, fino a Brahman. Thyagaraja diceva che Rama era nella formica, come in Brahman, nella forma di <<Keshava>>. Ma oggi l'uomo uccide la formica senza ragione ed allo stesso tempo adora <<Brahman>>. Dice una cosa e ne fa un’altra! La Bhagavad Ghita insegna la coordinazione fra pensieri, parole ed azioni come la vera natura del <<mahatma>> (grande anima), sviluppare la fede che in ogni essere vivente esiste Dio. Dobbiamo diffondere l'amore che è l'essenza del Divino. Dobbiamo guardare ogni persona con amore e compassione e, questa, non è cosa che si può acquisire con la pratica, ma dipende dalla trasformazione del nostro cuore. Dobbiamo credere fermamente che lo stesso Dio, che è in noi, esiste in tutti i cuori e, solo allora, riconosceremo le pene degli altri ed i loro dolori come nostri.

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C’era in un villaggio una famiglia molto povera. I genitori decisero di dare una istruzione alla loro figlia, ma in quel villaggio non c'erano istituzioni scolastiche. Dovettero quindi mandare la bambina al villaggio vicino, per raggiungere il quale occorreva passare per un'altro villaggio. La bambina ogni giorno andava a scuola e percorrendo la strada, incontrò un mendicante malato. Era così debole ed affamato che non poteva nemmeno camminare e raggiungere il villaggio. C'era una capanna nei pressi, e lì si era fermato. La bambina capì subito la situazione e, ogni giorno, gli portava del cibo. Dopo dieci giorni il mendicante riprese le forze e poté parlare alla bambina. Egli le chiese: <<Cara bambina, mi hai dato cibo ogni giorno, ma hai informato i tuoi genitori di questo? Ti sei privata per darlo a me? Ti prego, rispondimi>>.

Ella rispose: <<Non è mia abitudine rubare il cibo. I miei genitori sanno che ti dò questo cibo>>! Il mendicante allora chiese: <<Come l'hai potuto avere>>? Essa rispose: <<La mia famiglia è una famiglia molto povera; lungo la strada che conduce alla scuola c'è un albero da frutta, ho raccolto i frutti e li ho venduti agli studenti e, con il ricavato, ho comperato il cibo per te>>! Il povero si sentì immensamente felice del sacrificio e della intelligenza della bambina e le chiese: <<Come sei riuscita ad imparare ad essere così gentile e caritatevole>>? Ella rispose: <<I miei genitori me lo hanno insegnato sin da quando ero piccola. Essi mi dicevano che la nostra era una famiglia povera e che noi dovevamo sempre cercare di aiutare gli altri, perché la nostra sola ricchezza è la gentilezza>>.

<<La gentilezza perciò riempie la mia vita e la santifica>>. Dopo avere detto ciò, se ne tornò a casa. Gradualmente il malato ricuperò la salute e, quando fu in grado di camminare. andò al paese. Il risultato che quella bimba ottenne con quella azione fu che il mendicante ora pregava Dio in questo modo: <<O Dio! Io sono una persona malata e non sarò di grande utilità al mondo. Ti prego, rendi prospera e felice quella famiglia e l'intera nazione>>. Dio fece scendere la Grazia su quella bambina, perché ella non accettava nessun frutto delle sue azioni. Una sera raccolse tanta ricchezza, che mise in un sacco ed andò nella casa di quella bambina, entrò e chiese: <<E' questa la casa di quella bambina che mi ha offerto tanto cibo ed acqua>>? I genitori della bambina risposero affermativamente; poi soggiunse: <<Io ero in quella capanna sotto forma di quel mendicante ed ora vi lascio questo affinché ella possa crescere e divenire istruita. Il cuore di questa bambina è molto puro e sacro ed è pieno di gentilezza. Questo è il Mio tempio>>! Lasciò il sacco ai genitori dicendo loro: <<Usatelo per il suo bene e per il suo progresso>>. Questi genitori rimasero sorpresi davanti a tanta ricchezza e, felici. caddero ai piedi di quella persona e dissero: <<Faremo ciò che è nelle nostre capacità>>! La persona divina sparì lasciando l'intera ricchezza nelle loro mani. I genitori intanto pregavano: <<La ricchezza ci darà tanta pace, ma aumenterà il nostro ego e ci farà dimenticare il Principio Divino, o grande uomo! Riprenditela, non la vogliamo>>! Ma quando capirono che quella persona era Dio stesso, tennero la ricchezza e la usarono per aiutare il prossimo e per servirlo.

Colloqui

  •  

H.- Svami dice che l'uomo ha il dovere di essere felice.

SAI - [2] pag.65

La gioia è importantissima per la realizzazione di Dio; è una delle porte maggiori alla Divinità. Non è solo un errore non esser contenti, ma è il più grave degli errori. E’ una barriera alla Realizzazione. In massima parte la gente è scontenta a causa di insoddisfazioni materiali, di attaccamenti e di mancati godimenti, di eccessivo interesse per il mondo. Perché ci si liberi di questo errore, occorre che ci dicano quanto è grave. Dobbiamo renderci conto che i desideri non finiscono mai, ma si susseguono c si incalzano come le onde del mare.

H. - Svami dice che il piacere o la gioia è l’intervallo tra due dolori. Perché?

SAI - [3] pag.66

Il piacere è un intermezzo tra due dolori; togli il dolore e resta solo la gioia, il piacere. Eppure, nessuno pensa a cercare la causa del dolore; come quella donna che andava a cercare l'ago perduto sotto il lampione perché in casa, dove aveva smarrito l’aggeggio, non aveva luce. La casa dev'essere illuminata dalla luce della saggezza; l'oggetto perduto si deve cercare là dove s'è perso. In effetti il dolore e la sofferenza sono causati dal desiderio; la cura è l’impiego dello stesso desiderio nei confronti di Dio; desiderare Dio. Il dolore cesserà immediatamente perché col rivolgere a Dio il desiderio, la sua causa viene eliminata, e i fatti che causarono dolore non lo causeranno più. Quando una persona dice “il mio dolore”, ha in sé una sofferenza diretta, ma se il suo desiderio è solo Dio, quel dolore cessa.

H.- Però possiamo anche soffrire per il dolore che vediamo in altri.

SAI - [4] pag.66

Il dolore che senti a causa della sofferenza altrui viene dall’immaginazione. Questa commiserazione se ne andrà, e resterà solo la comprensione. La compassione si ha quando l’amore è mobile e scorre. L’amore personale non è mobile, ma resta fisso sul marito, la moglie, il figlio, ecc. La devozione è questo amore che scorre liberamente verso Dio.

  •  

H.- Quand'è che si ha la vera esperienza di essere uno con gli altri? Ora ciò che sentiamo è compassione, non l'esperienza diretta. Quando Baba di Shirdi portò i lividi di un cane che era stato bastonato da un tale, quella sì fu esperienza diretta dell'unità!

SAI - [3] pag.99

Tutto è divino. Quando ti sarai stabilmente collocato nell'esperienza della tua divinità, vedrai direttamente che gli altri sono divini. La compassione per gli altri si sente finché ci si considera come entità separate. La storia di Shirdi Sai Baba come la raccontano i libri non è esatta.

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Il fatto è che una donna aveva preparato un piatto di dolci per Shirdi Baba; un cane li mangiò. La donna lo fece correre a legnate e portò a Shirdi Baba un altro piatto di dolci. Egli li rifiutò dicendo che aveva già mangiato quelli di prima e che era sazio. La donna obiettò che quelli erano i primi che gli aveva offerto; come mai Baba diceva che li aveva già avuti? Egli le rispose. "Me ne hai dati, e mi hai anche picchiato". Le insegnò così che Egli è onnipresente e che la vita è Una. Durante la sua vita non fu molto conosciuto; solo dopo la sua morte fu riconosciuto come Avatar e si propagò interesse per la Sua vita. Così la memoria di molti devoti ha riesumato molti aneddoti che sono stati consegnati in libri. La stessa mancanza di riconoscimento la vediamo anche nelle vite di Baba e di Krishna. Krishna era ritenuto un semplice bovaro e poi un conduttore di carri da guerra. Perfino la vita di Shirdi Baba era noto solo a Sai Baba e la Sua divinità solo a pochi veri devoti.

Discorsi volume III

pag.144

... Il rispetto per i genitori che vi hanno dato la vita, grazie alla quale potete tesaurizzare un'esperienza cosi varia e vasta, è la prima lezione che il Dharma insegna. La gratitudine è la sorgente che alimenta quel rispetto. E’ la qualità che oggi velocemente sta sparendo dal mondo. Il rispetto per gli insegnanti, per gli adulti, per i saggi, tutti sono in declino. Ecco perché il Dharma sta sparendo e sta perdendo la sua presa. La gente parla ad alta voce ed a lungo di Dharma, Prema.

Santhi, Daya. Sathya ecc., nei convegni e sui pulpiti e tutto finisce lì. Poi si pubblica il resoconto sui giornali del giorno dopo. Ma il giornale di oggi è carta straccia il giorno seguente! Viene usato per impacchettare o per essere gettato nel cestino o bruciato come un rifiuto. Questa è la fine di tutte quelle parole. Mettete almeno in pratica una piccola parte di ciò che predicate! Come il corpo è la casa in cui vivete, il mondo è il corpo di Dio. Una formica che vi pizzica un dito del piede può farvi divergere l'attenzione su quel punto e reagite al dolore rimuovendo il piccolo nemico. Allo stesso modo dovete sentire pena e miseria o gioia ed esultanza ovunque tali sentimenti si manifestino nel paese, che dovreste sforzarvi di proteggere dai nemici, ovunque e dovunque si annidino. Abbiate sempre gentilezza e simpatia, servendo chi ha bisogno d'aiuto, con tutta la capacità e le risorse di cui disponete. Non sprecatele dirigendole verso inutili canali. Ognuno consuma una certa quantità di cibo e non si ferma a calcolare ciò che deve dare in cambio alla società che lo aiuta a vivere. Il cibo deve essere trasformato in servizio, sia nel proprio che nell'interesse del prossimo. Non siate un peso per gli altri o il nemico di voi stessi...

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