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Concentrazione

Al di là dell’illusione

Pag.61

Per raggiungere questa A-bheda Jnana (sapienza universale) l'uomo ha due vie: l'interna e l'esterna. L'esterna è il Nishkama-Karma, quella dell'attività che non ha attaccamento ai suoi risultati, perché viene dedicata a Dio. Il Sadhana interiore è la via di Dhyana e Samadhi. Nella terminologia vedantica è detta Nididhyasana. Ascoltare e meditare su ciò che si è udito sono due passi di base di Nididhyasana, o concentrazione interiore. Senza di essi non si raggiunge Dhyana (concentrazione).

Discorsi 88/89 volume I

Scopo dell’istruzione [20] pag.208

Innanzitutto, tenete bene sotto controllo i vostri sguardi. Lottate per essere retti. Voi lavorate e studiate giorno e notte per ottenere una laurea, ma a quali sforzi siete disposti per ottenere la Grazia e l'Amore del Signore? Questa è una domanda che dovreste porvi; ma non lo fate. Vi sentite tristi quando Svami non vi guarda o non vi rivolge la parola, ma non fate niente per scoprire la ragione di quel vostro sentimento. Vi chiedete mai quale sia lo scopo del vostro studio? Perché andate a scuola? Intravvedete la necessità della vostra realizzazione e del dominio dei sensi? Scopo della vita è la concentrazione della mente e non una raccolta di nozioni. Nell'attuale sistema scolastico non si fa che raccogliere fatti per sapere che cosa si fa in Germania o in Russia. Pure questo è necessario; però, partendo da questo, bisogna sviluppare anche gli altri aspetti dell'educazione.

Discorsi 88/89 volume II

Concentrazione e stabilità [6] pag.38

L'istruttore Drona ebbe cura di insegnare molte cose ai Pandava, mentre li addestrava al tiro all'arco. Innanzitutto insegnò loro come essere fermi e concentrati. Ai fini della concentrazione e della stabilità, è di capitale importanza tenere la mente fissa sull'obiettivo. Un uomo che non ha uno scopo ed una mèta nella vita, probabilmente si smarrisce. Drona legò un uccello al ramo di un albero, poi chiamò ad uno ad uno i fratelli Pandava e Kaurava. Ad ognuno di essi chiese: “Che cosa riesci a vedere?". Ciascuno forniva una risposta diversa: "Vedo un albero", "Vedo un aquilone dietro l'albero", "Vedo un ramo", "Vedo un uccello", e così via. L'istruttore concluse che nessuno aveva i numeri per imparare. Alla fine, venne Arjuna e Drona gli chiese: "Che cosa vedi?". Ed egli rispose: "Maestro, io non vedo altro che un volatile". Null’altro si dovrebbe vedere all'infuori dello scopo, del traguardo e di ciò che si vuol perseguire. L'istruttore Drona si convinse che Arjuna era l'unica persona adatta all'apprendimento del tiro all'arco. Perché? Perché anche nella vita non va mai dimenticato l'obiettivo, mai si deve permettere che il proprio modo di vedere tentenni.

L’obbiettivo [7] pag.39

Incrollabilità e integrità nella visione sono due qualità essenziali.

Per uno studente finalità e obiettivi sono di capitale importanza, ma gli studenti d'oggi non prestano la debita attenzione allo scopo della vita. Per questo non sono riusciti a raggiungere ciò che si dovrebbero prefiggere, non sono stati capaci di sperimentare la pace e la prosperità che è in loro diritto conseguire.

Concentrazione, Contemplazione, Meditazione [26] pag.163

Se volete dunque raggiungere quel Principio trascendentale, dovrete trascendere le limitazioni dei sensi, per mezzo della Meditazione. La Meditazione non è la stessa cosa della concentrazione. La concentrazione è ancora nel dominio dei sensi. Se stiamo guardando, sono gli occhi che vedono. Se stiamo ascoltando, sono le orecchie che odono. Quando leggiamo un libro, teniamo il libro in mano; con l'aiuto degli occhi ne vediamo le lettere; con la mente cerchiamo di capire; con l'intelletto facciamo delle distinzioni. Solo allora possiamo dire di leggere il libro, quando tutte queste operazioni hanno chiamato in causa i sensi. Ma, nel campo della Meditazione si entra soltanto quando si sono trascesi i sensi. Fra la concentrazione e la Meditazione c'è un confine da varcare. Questo confine si chiama contemplazione. Alla Meditazione si giunge solo dopo quel valico.

Disinteresse spirituale [34] pag.255

Purtroppo, a causa dell'influsso negativo di quest’era d'ignoranza e della sorte avversa, quando si parla di cose buone, sante, spirituali, filosofiche, la gente incomincia o ad annoiarsi o a sonnecchiare o a trastullare idee e pensieri malsani, per non dire degli sguardi che corrono qua e là senza posa. Così, sventuratamente, perdono la concentrazione su ciò che si sta dicendo.

Dhyana

Concentrazione, Contemplazione e Meditazione. - pag.17 -

Ospite - Che cos’è la meditazione?

Sai - E’ vera meditazione l’essere assorti nell’unico pensiero di Dio, come unico fine. Dio solo, solo Dio. Pensate a Dio, respirate Dio, amate Dio, vivete Dio.

Ospite - Che cosa si può dire della concentrazione?

Sai - Concentrazione significa che tutti i sensi e i desideri spariscono e c’è solo Dio. La concentrazione di Paramahansa Ramakrishna fu così naturalmente intensa che, meditando su Hanuman, si vide crescere una specie di coda di scimmia. Il suo corpo era come una bolla iridescente di sapone, tanto forte era la sua concentrazione. Lo specifico lavoro della concentrazione non necessariamente è un avvio alla meditazione. Ogni volta che nell’azione vengono interessati la mente, l’intelletto ed i sensi, è in atto la concentrazione, senza la quale non potreste nemmeno camminare. Non ha bisogno di un particolare esercizio. Essa sottostà ai sensi, mentre la meditazione sovrasta l’attività sensoriale. Tra concentrazione e meditazione, a guisa di confine fra le due, sta la contemplazione. Dalla concentrazione si passa alla contemplazione ed infine alla meditazione. Finché uno pensa “ Sto meditando “, c‘è attività mentale e non meditazione. Finché si è coscienti di meditare, non si medita. Assorti in Dio, si accantona ogni forma e ci si fonde in Lui. In quel processo, l’attività mentale cessa spontaneamente.

Ospite - Baba dice di scartare ogni forma nella meditazione, ma noi adoriamo la forma di Svami.

Sai - Giustissimo. Ma, quando ci si avvicina a Baba, ha termine la visualizzazione- In questo momento, stai guardando Baba faccia a faccia- Lo stai forse ancora visualizzando?

I1 circuito elettrico - pag.19 -

Hislop - Svami ha precisato che, nella nostra vita quotidiana, facciamo già uso di un ottimo livello di concentrazione. Perché dunque la concentrazione non sorge automaticamente nella pratica spirituale?

Sai - Non si fa niente senza concentrazione e ci si serve di essa per tutta la giornata. Come mai la stessa concentrazione diventa così difficile in campo spirituale? Perché la mente si rivolge all’esterno e col desiderio aderisce agli oggetti. Ma è possibile allenare la mente a concentrarsi verso l’interno ed a coltivare nel cuore l’amore verso Dio. In che modo? Per mezzo della "sadhana,” disciplina spirituale. La migliore disciplina è il compimento di ogni azione della giornata come atto di adorazione a Dio. Dio è come l’energia elettrica. Il cuore è la lampadina. Il filo è la disciplina. L’interruttore è l’intelligenza. L’atto di accendere l’interruttore è la meditazione del mattino, del mezzogiorno o della sera- Una volta che l’interruttore, il filo e la lampadina sono a posto, non occorre altro: basta girare l’interruttore e c’è luce. Intorno ad un giovane albero si mette una protezione. Identica precauzione va osservata anche nella meditazione. La gente pensa che vada bene meditare dovunque, ma ci sono delle correnti e, di conseguenza, dell’energia. Forti correnti attraversano la terra; per questo, essa esercita una forte attrazione. Durante la meditazione è consigliabile isolarsi da queste correnti. Per tali ragioni i meditanti siedono su una tavola di legno e si coprono le spalle con uno scialle di lana. Una volta consolidato il modo di meditare, allora si può sedere dovunque senza risentirne.

(CB 174-179)

Concentrazione sulla luce (Jyoti) - pag.20 -

Hislop - Svami, alcuni occidentali meditano sulla luce, non nella forma definita della fiamma di una candela (jyoti), bensì con una luce amorfa e, concentrandosi su di essa, la proiettano mentalmente. E’ corretto usare una luce informe per concentrarsi?

Sai - Non è pratico cercare di concentrarsi su ciò che non ha forma. La concentrazione sul jyoti è solo un esempio. L ‘oggetto della concentrazione può essere un suono, una forma, una luce, eccetera, ma dev’essere qualcosa di concreto. Non è facile fissare la mente sull’astratto.

Hislop- C’è un tragitto particolare che la fiamma deve percorrere entro il corpo?

Sai - Si porta innanzitutto la fiamma al cuore, concepito come un fiore di loto i cui petali stanno per dischiudersi. Poi si porta la fiamma alle altri parti del corpo- Non c’è una sequenza obbligata, ma è importante che la zona conclusiva sia la testa. Qui la fiamma si espande a forma di corona, che custodisce e protegge il capo. La luce, poi, viene portata fuori, dal particolare all’universale. Mandatela a parenti, amici, nemici, alberi, animali, uccelli, finché l’intero mondo con tutte le sue forme viene visto nell’estensione della medesima luce che c’è in voi. L’idea è quella di portare la luce nella fase universale, ossia di vedere la stessa luce divina all’interno di ognuno, in ogni cosa e in ogni luogo. Per imprimere questa universalità nella mente, si fa espandere la luce fuori dal proprio corpo. Quanto più profondamente ci si inoltra in questo mondo, tanto maggiore è la comprensione di quanto accade nella meditazione: il pensiero della luce si dissolve e subentra l’oblìo della propria corporeità e, quindi, l’esperienza diretta di non essere il corpo. Questa è la fase della contemplazione, nella quale si dimentica totalmente il corpo - E’ una condizione che non può essere forzata; viene da se ed è il livello che viene dopo una corretta concentrazione. Vivekananda diceva che, nella meditazione, non riusciva più a ritrovare il suo corpo- “Dov’è? - diceva - Non lo trovo più” . Visualizzare la luce e spostarla qua e là serve a far lavorare la mente, a tenerla occupata nella giusta direzione, in modo che non venga turbata da questo o quel pensiero che sarebbe di ostacolo al processo del suo progressivo calmarsi. Diffondere la luce nell’Universo, mandarla a tutti gli altri corpi fino a perdere la coscienza del proprio, è lo stato di “contemplazione” . Con l’approfondirsi della contemplazione, si entra, senza un particolare atteggiamento volitivo, nella fase meditativa, che non è mai il risultato di uno sforzo. Finché il meditante è conscio di sé e della sua meditazione non medita affatto, ma si trova ancora nella fase preliminare, all’inizio della concentrazione. Ci sono dunque tre fasi: concentrazione, contemplazione e meditazione- Quando la contemplazione diviene profonda, si traduce con naturalezza in meditazione e quest ‘ultima è completamente al di sopra dell’attività sensoriale- Nello stato di meditazione, il meditante, l’oggetto della meditazione ed il processo meditativo svaniscono: c’è solo l’Uno, e quell’Uno è Dio. Tutto ciò che è soggetto a mutamento si dissolve ed esiste solo la condizione del, “Tat Tvam Asi”. Quello sei tu - Infine, rientrati nel normale stato di coscienza, si ripone la fiamma della candela nuovamente al centro del cuore, per tenervela accesa tutto il giorno.

Hislop - Nella meditazione sulla forma di Dio, Svami dice che il passaggio agli stati di contemplazione e di meditazione avviene in modo naturale, senza la volizione di chi medita. Ma come si lega questo alla meditazione sulla luce, dove il meditante porta la fiamma nelle varie parti del corpo con un preciso atto di volontà?

Sai - Nell’autentica meditazione, l’esperienza di una forma o della luce è data dalle tre fasi: dalla concentrazione, che è sottoposta ai sensi, dalla meditazione che li sovrasta e dalla contemplazione, che sta fra le due, in parte sotto e in parte sopra il livello dei sensi. Non ci sono differenze sostanziali fra una forma e la luce - Se il devoto predilige una certa forma di Dio, può fonderla nel jyoti, ed essa sarà oggetto della sua concentrazione, mentre la fiamma segue il suo percorso - Orbene, la concentrazione può essere proprio sulla forma di Dio, dal momento che Dio si trova universalmente in ogni forma. Ripeto: la scelta della forma è solo un espediente, che permette di sprofondare nella quiete e far sì che il corpo, il "non-Sé” esca dal campo della coscienza. Come oggetto di concentrazione si può adottare qualsiasi cosa concreta: una luce, una forma o un suono. Non è possibile entrare direttamente nello stadio della meditazione.

Hislop - Parlando di yoga, Svami ha detto che il "Bhakti yoga”, lo yoga della devozione a Dio è il solo che valga la pena di praticare e che gli altri sono inutili - Ma gli occidentali obiettano che Ramakrishna Paramahansa ha fornito una descrizione della " kundalini” che sale ed apre ogni "chakra”. Qual è la risposta più giusta a tale dubbio?

Sai - Ramakrishna si è servito dei "chakra” per indicare simbolicamente i punti di maggiore sensibilità lungo la colonna vertebrale. A proposito della meditazione sulla "kundalini” si è diffuso un grosso equivoco. Il "chakra” è la ruota. Non ci sono ruote nella spina dorsale. La ruota fu presa a simbolo della circolazione sanguigna che è circolare. Anche i dischi della spina dorsale sono rotondi. Collocando la "ruota” in vari punti della colonna vertebrale e attribuendo a questi dei nomi particolari, si può fissare la mente su tali zone portandola dall’una all’altra.

Come giungere allo stato “Meditazione” ? - pag.25 -

Hislop - Svami dice che il massimo beneficio si ottiene quando la vita di un individuo è tale da meritare l’amore di Dio. Come si fa a sperimentare direttamente questo amore divino?

Sai - C’è un dolce in cucina. Per averlo e sentirne il gusto basta entrare in cucina e mangiarlo: solo allora il desiderio si placa- Per godere la dolcezza dell’amore divino, dovete cercare di farne l’esperienza diretta. Come arrivarci? I nostri antichi Rishi (Saggi, Veggenti) trovarono la beatitudine nell’isolamento dei romitaggi, standosene rigidamente seduti, apparentemente in catalessi. Oggi, invece, si vedono delle persone che continuano a dondolare la testa e il corpo - Costoro non possono concentrarsi. Il corpo viene paragonato ad tempio che ospita il Signore. Se si muove una data parte del corpo, anche il contenuto, la mente, sarà in movimento: per questo motivo si prescrivono determinate posizioni di meditazione. Quando siete in meditazione, la vostra mente va così in profondità da non subire più distrazioni. Quanto più in profondità va la mente, tanto minore sarà il disturbo arrecato dal rumore esterno. Nella Gita si dice che la concentrazione precede la saggezza. Se, mentre siete seduti in meditazione, vi mettete a grattarvi la testa o la schiena, vuol dire che il vostro modo di meditare è sbagliato. C’è chi, per meditare, dopo essersi semplicemente seduto, pensa solo al momento in cui cambierà posizione. Quando meditate, concentratevi sulla forma che avete scelto; poi, passate alla contemplazione e, quindi, alla meditazione. Ci si arriva esclusivamente per questi tre passaggi: dalla concentrazione attraverserete il campo della contemplazione per entrare nella meditazione, nella quale il meditante, la forma scelta e il processo della meditazione si fondono in un unico stato: quello della meditazione vera e propria. Se però per tutto il tempo avvertite che state meditando, la vostra non è “meditazione”. Ad essa vi porterà soltanto l’attenzione totale sulla forma prescelta, quando cioè l’attenzione della mente è totalmente distolta dal corpo e concentrata tutta sulla forma preferita come oggetto di meditazione.(CB 186-191)

Lo stato di Meditazione - pag.26 -

Domanda - Svami ha parlato or ora della concentrazione della mente. In quale rapporto sta con la meditazione? Sai - La parola “Dhyana”, ossia Meditazione, viene interpretata in differenti modi e perciò si fa della confusione. La pratica spirituale per mezzo della quale le tre componenti, e cioè il meditante, l’oggetto della meditazione (Dio) ed il processo di meditazione vengono unificati, si chiama Dhyana. Non va identificata con la concentrazione o totale applicazione della mente ad un solo oggetto. Tutte le azioni di routine, come il mangiare, il bere ed il camminare richiedono una certa concentrazione, la quale è subordinata ai cinque sensi di percezione- Per esempio, per leggere il giornale, le mani lo devono reggere, gli occhi devono vedere i caratteri di stampa e la mente deve coordinare tutte queste attività. Così pure, nel guidare un automobile, bisogna concentrarsi, per maneggiare i comandi e sincronizzare tutti i controlli - L’atto di elevare la mente al di sopra dei sensi e degli oggetti dei sensi per avere come obiettivo il Divino si chiama meditazione. Perciò, la meditazione sta al di sopra dei sensi, mentre la concentrazione è ad essi subordinata. Se si vuol cogliere una rosa bisogna saper distinguere tra spine, foglie, rami e fiori e soltanto dopo la si può cogliere senza toccarne le spine. Tutto ciò avviene nell’ambito della concentrazione. Quando il fiore è stato colto, non ha più relazione con la pianta d’origine: il distacco del fiore dalla pianta dà luogo alla contemplazione. Offrite questo fiore a Dio. Se poi il fiore viene offerto al Signore, la pianta madre, la mano che l’ha colto ed il fiore stesso hanno cessato di esistere. Esiste solo ed unicamente Dio. Questa è meditazione. La vita è come un roseto: le vostre relazioni sono i rami, le vostre qualità sono le foglie, gli attaccamenti e i desideri sono le spine; il vostro amore è la rosa e l’esercizio di tenere il fiore dell’amore lontano dai rami e dalle spine degli attaccamenti e del desiderio è la contemplazione. Nel momento in cui offrite questo amore puro a Dio, avete l’unità dei tre elementi. Se considerate il mondo intero come fosse la vostra casa e come se ogni cosa in esso contenuta vi appartenesse, il vostro amore si dilaterà sempre Più, mentre l’amore chiuso nel proprio egoismo tende esclusivamente ad appagare i propri desideri.

Concentrazione, Contemplazione e Meditazione - pag.58 -

Come meditare e qual è il significato intrinseco di “Meditazione”? Anzitutto bisogna aver fiducia nelle norme che guidano alla meditazione, perché sia possibile raggiungerne gli obiettivi e comprenderne le finalità. Molte persone interpretano in vari modi la parola “Dhyana” e prescrivono metodi diversi che generano una gran confusione negli aspiranti. Dhyana sta ad indicare la pratica o “sadhana”, per mezzo della quale il praticante (sadhaka) medita su Dio fino alla fusione dei tre componenti, ovvero l’oggetto della meditazione - Dio - il meditante - l’Io - ed il processo meditativo. L’unione di questa triade è Dhyana, sul cui significato e sulla cui attuazione si sono oggi creati degli equivoci, perché la si confonde con la concentrazione o con un complesso di programmi. Per acquisire concentrazione, non è necessario meditare, dato che lo si fa abitualmente: per bere, mangiare, scrivere, leggere e camminare occorre una certa concentrazione, la quale è sempre subordinata ai cinque sensi di percezione: l’udito, il tatto, la vista, il gusto e l’odorato. Per leggere il giornale, gli occhi devono guardare i fogli, le mani devono reggerli ed infine la mente, concentrandosi, riunisce in sintesi le impressioni raccolte e coordina tutte le azioni - Allora è possibile leggere il giornale. Se camminiamo per strada, dobbiamo prestare attenzione al traffico e verificare che non ci siano buche, serpenti o scorpioni ed anche per guidare un’automobile occorre una grande attenzione. La concentrazione, dunque, è un fatto abituale della vita quotidiana e non può essere confusa con Dhyana o meditazione. Mirare al Divino, elevarsi al di sopra dei sensi e mantenere la mente ben al di sopra degli organi di senso: è questo che si deve intendersi per Meditazione- In definitiva, la Meditazione governa gli organi di senso, mentre la concentrazione è ad essi subordinata. Vi faccio un piccolo esempio. C’è una pianta di rose: ci sono le foglie, le spine, i rami ed i fiori. La capacità di far distinzione fra le spine, le foglie, i rami e i fiori è concentrazione. Dopo aver osservato la pianta in ogni sua parte, siamo in grado di identificare il fiore e di coglierlo evitando le spine. Colto che sia, non c’è più rapporto tra il fiore e le spine, le foglie e i rami. La separazione del fiore dalla pianta si chiama contemplazione. Se ora offrite il fiore a Dio, la pianta, i rami, la vostra mano e lo stesso fiore cesseranno di esistere isolatamente perché tutto sarà unificato in Dio. L’offerta del fiore, che dà luogo alla scomparsa delle singole cose per lasciar posto solo a Dio, è Meditazione. La vita è come un roseto. I rami sono le relazioni; le foglie sono le qualità o “guna” e le spine gli attaccamenti e desideri. Il fiore è l’amore (Prema). Tenere lontano il fiore dell’Amore dalle spine degli attaccamenti e dai rami delle relazioni mondane, è contemplazione. Nel momento in cui offrite questo amore a Dio, raggiungete l’unità dei tre aspetti- Questo è un puro Amore, perché per ottenerlo si è staccato e ripulito da tutto ciò che poteva contaminarlo. Ciò che cogliete, dunque, è un puro fiore d’Amore.

(SSB 1973, 219-221)

Qualsiasi pratica di concentrazione in cui siete periodicamente impegnati, si focalizza di solito su un oggetto prescelto e si associa a una dimensione spazio-tempo. Al contrario, l’incessante pratica della meditazione è completamente libera dagli oggetti e dai fenomeni e trascende completamente le dimensioni di spazio e di tempo. Perciò, nella Gita la pratica costante della meditazione è stata definita superiore ad ogni altra pratica occasionale. Ma la maturazione della saggezza è ancor più grande della meditazione. La saggezza nasce da Vicharana, ossia dall’indagine interiore: la pratica dell’osservazione della natura essenziale, del cuore di tutte le cose.

(DG 19)

Le tappe per il Samadhi - pag.60 -

Come dev’essere svolta la Meditazione?

La prima tappa è la Concentrazione (Dharana). Dodici “Dharana” fanno una “Dhyana” (Meditazione). Dodici “Dhyana” equivalgono ad un “Samadhi” “Dharana” consiste nella ferma concentrazione visiva su un oggetto per 12 secondi. Dovete fissare un oggetto qualsiasi, una fiammella, un dipinto o una statua sacra per 12 secondi in completa e totale concentrazione, senza battere ciglio. Questa pratica è “Dharana” . La pratica di “Dharana” prepara a “Dhyana”. La durata di Dhyana è di 12 “Dharana”. Ciò significa che il tempo della Meditazione dovrebbe corrispondere a 12”x 12” = 144”, vale a dire 2 minuti e 24 secondi. “Dhyana” non consiste nello stare seduti in “meditazione” per ore. La vera Meditazione non richiede più di 2 minuti e 24 secondi - Soltanto dopo aver praticato correttamente la Concentrazione si può far bene la Meditazione. Dodici “Dhyana” equivalgono ad un “Samadhi” (Estasi divina). Vale a dire, 144” x 12” = 28 minuti e 48 secondi, un tempo assai inferiore ad un’ora- Se si prolunga il “Samadhi”, può risultare fatale. Queste sono le discipline praticate dagli yogi e nessuna. Sacra Scrittura ne parla. Se intendete seguirle e praticarle in modo corretto, dovete cominciare dalla Concentrazione. A partire da questo momento, abituatevi a concentrarvi per 12 secondi al giorno. E’ molto importante per gli studenti. In passato, yogi come Aurobindo e Ramana Maharshi praticarono queste discipline. Ramana Maharshi era solito salire sul terrazzo e concentrarsi per dodici secondi su una stella particolare. In quello stato, anche la mente era stabilmente immobile.

Perseverando nella pratica della Concentrazione, svilupperete la capacità di meditare per 2 minuti e 24 secondi - Continuando la pratica della Meditazione, diverrete idonei a rimanere in uno stato di estasi (Samadhi) per 28 minuti e 48 secondi. Ma qual è il significato profondo di “Samadhi”? Non si tratta di uno stato di incoscienza o di un diverso stato di coscienza. Niente di tutto questo. Il vero significato di “Samadhi” è “Sama-Dhi”, ossia la condizione in cui l’Intelletto ha raggiunto l’equanimità. La capacità di rimanere imperturbati sia nel piacere che nel dolore, sia nel biasimo che nell’encomio, sia nel guadagno che nella perdita, sia nel caldo che nel freddo, è "Samadhi”, il frutto reale della "Meditazione”. Esiste un giorno sacro in cui potete iniziare questa pratica yogica. Questo farà raffinare le vostre menti ed esalterà l’acume del vostro intelletto. Fino ad ora, non avevo ancora rivelato a nessuno queste cose. “Dhyana” è, per giunta, un processo estremamente facile- Ed il "Samadhi” lo è ancora di più. Ma è a causa di equivoci sul metodo da seguire che gli aspiranti si trovano in difficoltà. Molti credono che per meditare sia sufficiente star seduti per un certo tempo nella posizione del loto (Padmasana), senza curarsi di tenere a freno i vagabondaggi mentali. Così, se la concentrazione viene disturbata da una zanzara che va a posarsi sul naso, con ripetuti attacchi e il meditante fa un gesto di impazienza, tutti i benefici che la Meditazione poteva dargli sono perduti- Per mantenersi calmi e raccolti durante la fase meditativa, impassibili davanti a qualsiasi elemento di disturbo, bisogna sapersi concentrare. La Concentrazione permette il controllo dei sensi e purifica la mente; e, con la mente purificata, è possibile sperimentare il Divino .

(SS 1989, 207-208)

Ghita Vahini

6 - pag.185 Il cuore dell'insegnamento della Ghita

Cari lettori!

Questo è il cuore dell'insegnamento della Ghita. Il corpo e la vita si fondano sul cibo e sono sostenuti da esso. Il cibo decide il livello raggiunto. Oggigiorno si enfatizzano le discipline del comportamento, ma non si fa nessuna menzione al cibo. Comunque grande ed istruita sia una persona anche se conosce gli insegnamenti del Vedanta e li insegna agli altri, ma trascura lo stretto codice stabilito per il cibo, che è la base essenziale per il corpo e le sue funzioni, è inutile che si metta persino nel campo spirituale. La purezza del cibo, di chi lo cucina, e di coloro che lo servono sono essenziali. La gente è contenta quando lo stomaco è pieno e la fame se n'è andata, ed il primo tempio che visita, quando esce il mattino, è il bar, ed il sabato e la domenica, il ristorante. Come possono questi golosi concentrarsi?

La purezza nel cucinare i cibi, la purezza delle materie prime, e nel servire, come possono essere garantiti in un ristorante? La gente si lamenta di non avere concentrazione e di soffrire di grande confusione e la causa essenziale è l'assenza di quei tre elementi. L'effetto sarà assicurato solo quando si saranno rispettate quelle tre cose. Quando si cucinano cose amare, il piatto che ne uscirà, come potrà essere dolce? Il cibo e la ricreazione, entrambi, dovrebbero essere attentamente regolati secondo i dettami della Ghita, ma purtroppo poca attenzione viene data ai suoi insegnamenti, ne essi vengono considerati essenziali. Molti sono i filosofi che si riempiono la testa a parole, ma sono incapaci di affrontare i rovesci dell'esistenza con un po' di filosofia."Ananda" e "shanti" si possono conoscere solo quando si seguono discipline riguardo il cibo e la ricreazione. La tenebra e la luce non possono coesistere, "kama" e "Rama" sono incompatibili, essi sono come il fuoco e l’acqua. Come si può sfuggire ad una reazione negativa se si tiene la Ghita in una mano e nell'altra si regge una sigaretta o si fuma uno "spinello”? Certuni giustificano le loro vite sregolate dicendo che, qualunque cosa essi mangino, viene resa pura ed accettabile dal fuoco della conoscenza che divampa in loro! Un frutto amaro non potrà mai essere trasformato in dolce!

Potrai immergerlo in tutte le acque dei fiumi sacri, ma senza risultato. Come può una persona che si riempie la bocca solo di parole della Ghita e non ne mette in pratica neanche una, assaporare la Sua dolcezza? Ecco ciò che accade a coloro che praticano tali ipocrisie: divengono atei e perdono quel poco di fede che avevano nelle Scritture. Come può una persona, incapace di regolare la sua alimentazione, controllare i suoi sensi? Come può un naso, che gocciola ad ogni colpo di tosse, resistere ad uno starnuto? Come può colui, che non è in grado di salire le scale, raggiungere le vette sublimi della spiritualità? Quando l'uomo è vittima senza speranza del caffè e delle sigarette, come può avere la forza ed il coraggio di sconfiggere nemici più potenti come l'ira, la lussuria e la cupidigia? Se non può rinunciare alla sporcizia, come può rinunciare al desiderio? Divenite maestri della vostra lingua ed allora potrete controllare il sesso. Le due cose sono intimamente connesse, come lo sono fra di loro, gli occhi o i piedi.

Colloqui

Un visitatore - Buona questa spiegazione!

SAI - [3]   pag.18

Lo stesso è con la luce ed il buio. Quando viene la luce, il buio se ne va. ma, in realtà, il buio non è qualcosa che scappi in qualche altro posto, e la luce non è che vada in un certo posto. Quando arriva l'una, l'altro diventa ignoto: non se la dà a gambe verso qualche altro luogo.

H.- Questa miscela di luce e tenebre, di ignoranza e di saggezza che crea lo scontento e i guai, Svami ha detto che svanisce con la giusta esperienza. Ora, la domanda è: "Qual è il fattore basilare che ci impedisce di avere la giusta esperienza?".

SAI - [4] pag.18

E’ che non abbiamo l'intensità necessaria. Anche nello studio, quanto esercizio è necessario per arrivare a poter leggere libri difficili? Quanti anni, quante fatiche ci costa? Se metti nella pratica spirituale la stessa intensità, giungerai certamente alla Verità. Ma nella vita spirituale non siamo intensi quanto dovremmo; manchiamo di concentrazione e di unidirezionalità di intenti! Nelle cose del mondo occorre sempre concentrazione totale: nel camminare, nel parlare, nel leggere. Senza concentrazione non puoi fare nulla, nemmeno le cose più piccole. Invece, quando cerchiamo di pensare a Dio diventiamo irrequieti e instabili nella mente. Perché invece mettiamo tanta concentrazione nel fare le cose del mondo? Perché ci siamo profondamente interessati, mentre nei riguardi di Dio siamo pieni di dubbi. Nel lavoro che amate davvero, mettete concentrazione piena; se non lo amate profondamente, la concentrazione non è piena.

sea

Un piccolo esempio; stai guidando e intanto, parli coi tuoi passeggeri; ad un certo punto la strada si fa stretta e pericolosa e dici. "Per favore smettiamo di chiacchierare; devo badare alla guida." Perché lo dici? Perché ami profondamente la vita e ti devi concentrare bene per evitare disgrazie; questo amore per il tuo corpo ti obbliga a dedicarti alla sua sicurezza. Se aveste un profondo amore per Dio la concentrazione, su di Lui sarebbe automatica.

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H.- Dove si deve concentrare la mente quando non è occupata in qualche lavoro particolare?

SAI - [18] pag.57

Concentrata tra le sopracciglia; là c'è l'Occhio della Sapienza, di Shiva.26

H - Il flusso dei pensieri disturba la concentrazione. Come posso diminuire il pensiero?

SAI - [19] pag.57

L'abitudine di pensare è di lunga data. Anche se la si interrompe non cessa immediatamente; come per l'elica di un ventilatore quando si toglie la corrente. Però può essere cambiata la serie dei pensieri; una serie ne può arrestare un'altra. Il modo migliore e deviare il flusso dei pensieri su di un argomento spirituale. L'attrazione verso Dio è spontanea; è il ritorno alla Fonte. Tutte le altre attrattive sono sovrapposte a questa. Il pesciolino messo in un vaso d'oro e di gioielli desidera solo tornare all'acqua del mare, e non si cura dell'oro e delle gemme. L'uomo arriva nel mondo delle limitazioni dalla sua casa; egli è in realtà della natura di Dio, di quell'Oceano di Gioia, di Rama, cioè di "Colui che attrae". L'Anima ci attrae; Rama era Dio, quell'Oceano di gioia in forma umana. Tutti desideravano stargli vicini, desideravano guardarLo.

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Visitatore - E la concentrazione?

SAI - [6] pag.111

Hai la concentrazione quando tutti i sensi e i desideri spariscono e c'è solo Dio. La concentrazione di Ramakrishna Paramahansa era tanto forte che, a forza di meditare su Hanuman, gli crebbe una specie di coda. La sua concentrazione era tanto forte che il suo corpo era divenuto una specie di bolla iridescente. Il lavoro specifico della concentrazione non è necessariamente meditazione; si ha già concentrazione quando si impiegano la mente, l'intelligenza e i sensi. Senza di essa non potresti neppure camminare; non richiede pratica; è al di sotto del livello dei sensi. E, tra concentrazione e meditazione, come a separare le due, c'è la "contemplazione". Dalla concentrazione alla contemplazione, e poi alla meditazione. Finché si pensa " io sto meditando", ciò che funziona è la mente, e non è meditazione. Finché ci si accorge di meditare, non c'è meditazione. In questa, che è assorbimento in Dio, si scorda ogni forma e ci si fonde in Dio. In questo processo, la mente si arresta spontaneamente.

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H. - Svami ci dimostra che nella nostra vita d'ogni giorno usiamo già un alto livello di concentrazione. Perché allora non viene automatica nella pratica spirituale?

SAI - [22] pag.113

Non si può fare nulla senza concentrazione, e l'usiamo tutto il giorno. E’ tanto difficile averla nella pratica spirituale perché la mente è sempre diretta all'esterno, ed i desideri la fanno attaccare agli oggetti. Occorre addestrare la mente a rivolgersi al didentro, e si deve coltivare in cuore l'amore di Dio. Come? Con la disciplina ascetica; la miglior ascesi è adorare Dio con ogni azione della giornata. Dio è la corrente e il cuore è la lampadina. L'intelligenza è l'interruttore e l'atto di girarlo è la meditazione del mattino, del mezzodì e della sera. Se ci sono i fili, la lampada e l'interruttore non occorre altro; gira l'interruttore, e avrai luce. Per proteggere l'alberello ci metti una siepe. Nella meditazione occorrono le stesse misure. Si crede che ogni luogo vada bene per meditare: ma ci sono delle correnti e delle forze di volontà. Nella terra passa una forte corrente e per causa sua essa esercita una forte attrazione; nella meditazione ci si deve isolare da queste correnti. Per questo chi medita siede su di una tavola e si copre le spalle con un drappo di lana. Chi però è divenuto forte nella meditazione può sedersi dovunque senza averne danno.

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H- Svami, alcuni occidentali meditano sulla luce, ma non nella forma definita della fiamma di una candela (jyoti); si concentrano su una luce informale e la proiettano. E’ corretto far oggetto della meditazione la luce senza forma?

SAI - [25] pag.114

Non è pratico volersi concentrare su ciò che non ha forma. La concentrazione sulla fiamma della candela è un esempio. L'oggetto può anche essere un suono, una forma, la fiamma e così via. Ma occorre che ci sia qualcosa di concreto; non è facile fermare la mente sull'astratto.

H - C'è un tracciato definito che deve percorrere la luce dentro il corpo?

SAI - [26] pag.114

Devi innanzitutto portare la luce nel cuore che è pensato come un loto i cui petali si schiudono. Poi porti la luce della candela alle altre parti; non c'è un ordine obbligato, ma è importante il punto di arrivo, che è la testa.

Qui la luce diventa una corona sino a coprire la testa. Allora sposti la luce fuori, dal particolare all'universale; la mandi ai parenti, agli amici, ai nemici, alberi, bestie, uccelli, finché tutto il mondo e le sue forme le vedi con nel centro la stessa luce che hai tu. L'idea è di portare la luce nella fase universale; ossia che la stessa luce divina è presente in ognuno e dovunque. Per imprimere nella nostra mente quest'universalità la facciamo espandere fuori dal nostro corpo. Occorre capire che ciò che avviene nella meditazione, via via che si approfondisce, non è il pensiero della luce ma l'oblio del corpo e di conseguenza l'esperienza diretta di non essere il corpo. Questa è la fase di contemplazione, nella quale il corpo è totalmente dimenticato, e non può essere forzata. Ci racconta Vivekananda che nella meditazione non trovava più il suo corpo: dov'è? Diceva: non lo trovo più. Il vedere la luce e spostarla qua e là serve a dar lavoro alla mente e a tenerla occupata nella giusta direzione, in modo che non si metta a pensare a questo ed a quello disturbando il processo di tranquillizzazione col diventare sempre più agitata. Lo spargere la luce nell'universo, mandarla in ogni altro corpo fino al punto di non esser più consci del proprio corpo è la fase della contemplazione. Con l'approfondirsi della contemplazione la meditazione viene da se; non può esser forzata. Se il meditante è ancora conscio di se stesso e di meditare, non sta meditando, ma si trova solo nello stato preliminare, l'inizio della concentrazione. Le fasi sono tre: concentrazione, contemplazione e meditazione. Quest'ultima nasce dall'approfondirsi della seconda, ed è completamente al di sopra dei sensi. In quest'ultima fase il meditante, l'oggetto della meditazione e l'azione del meditare svaniscono da se, e rimane uno solo: quell'Uno è Dio. E’ caduto tutto ciò che è soggetto a cambiare e lo stato che sussiste è quello di Tat tvam asi. "Quello sei tu". Via via che si ritorna allo stato abituale di coscienza, la luce torna a collocarsi nel cuore e vi resta accesa tutto il giorno.

H.- Svami dice che nella meditazione sulla Forma di Dio, la transizione agli stati di contemplazione e di meditazione avviene da se, senza la volizione di chi medita. Come si lega questo alla meditazione sulla luce in cui il meditante porta la luce dall'uno all'altro sito con un atto di volontà?

SAI - [27] pag.115

Le tre fasi - la concentrazione che sta sotto il livello dei sensi, la meditazione che è del tutto sopra di essi e la contemplazione che sta tra le due, in parte sotto e in parte sopra i sensi, sul confine tra le altre due fasi danno nella vera meditazione l'esperienza se l'oggetto è forma o è luce. Non c'è differenza essenziale. Se il devoto predilige una certa forma di Dio, la può immergere nella luce della candela e vedrà sempre nella luce quella Forma prediletta. Oppure la concentrazione può esser fatta sulla forma di Dio, perché Dio è universale in ogni Sua forma. Ripeto; l'oggetto scelto è solo un espediente che permette di sprofondare nella quiete e far sì che il corpo, il quale è un "non-io", esca dal campo della coscienza. Come oggetto della meditazione si può adottare qualsiasi cosa concreta; una luce, una forma, un suono. Non è possibile arrivare direttamente allo stato di meditazione.

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H.- Svami dice che il sommo bene è che la vita di una persona meriti l'amore di Dio. Come si può avere l'esperienza diretta dell'amore di Dio?

SAI - [14] pag.118

In cucina c'è un dolce; per mangiarlo e gustare la sua dolcezza, devi arrivare da lontano, e la tua fame si placa solo se ne mangi. Per godere della dolcezza dell'amore divino ne devi cercare l'esperienza diretta. Come lo puoi fare? I nostri Rishi godevano la beatitudine stando nei loro romitaggi, seduti rigidi e apparentemente senza vita. Oggi vedi altri che continuano a dondolare il corpo e la testa. In quel modo alla concentrazione non arriveranno mai. Si dice che il corpo è un tempio che contiene il Signore. Se questo corpo continua ad agitarsi, anche il suo contenuto, la mente, si agiterà. Per questa ragione sono prescritte certe posizioni di meditazione, e si devono mantenere. Quando mediti tieni la mente nel profondo perché non si distragga. Più sta in fondo, meno sarà disturbata dai rumori esterni. La Gita dice che la concentrazione precede la saggezza. Se ti gratti la schiena o la testa vuol dire che la tua meditazione non è giusta. C'è chi mentre sta seduto in meditazione pensa solo al momento che cambierà posizione.

[15] Quando mediti, concentrati sulla Forma che hai scelto, poi passa alla contemplazione ed infine alla meditazione; ci puoi arrivare solo con questi tre passi. Dalla concentrazione si deve attraversare il campo della contemplazione per giungere alla meditazione, nella quale le tre parti - colui che medita, l'oggetto della meditazione e l'atto del meditare - si fondono in Uno: questo è lo stato di meditazione. Se invece per tutto il tempo avverti che stai meditando, non è "meditazione". Solo l'attenzione totale sulla forma prescelta ti può portare alla meditazione, nella quale l'attenzione della mente è totalmente distolta dal corpo e concentrata tutta sulla forma scelta come oggetto della meditazione.

Discorsi volume I

Pag.127

... Il vostro studio in questo luogo deve sviluppare Viveka, non l'egoismo. Non discutete per il semplice gusto di argomentare, perché otterrete soltanto un' arida erudizione e dell’orgoglio intellettuale. Il gusto per il criticismo è una malattia dell'intelletto che va stroncata sul nascere. Esaminate molto attentamente e con cura le cose che non vi piacciono, evitando però di giungere subito alla conclusione, favorevole o meno, perché significherebbe abdicare alla vostra preziosa condizione di "pensatore", e alla responsabilità che avete verso voi stessi. Persino il sole, che dista milioni di chilometri, può incendiare un' oggetto se i suoi raggi vengono focalizzati per mezzo di una lente. Allo stesso modo, concentrate tutto il vostro potere di osservazione e di giudizio su un preciso argomento, e vedrete che finirà certamente col rivelarsi. Il mondo stesso è soggetto a costanti sommovimenti, come potete pensare, quindi, che i vostri progetti di condurre una vita lieta, contenta e pacifica, possano aver successo? Sarebbe come voler galleggiare, senza sollevarsi o abbassarsi, mentre siete in balia delle onde del mare; in tali condizioni la cosa migliore è rendersi conto della situazione, e non preoccuparsi dell’inevitabile. Manushya, parola che significa uomo, implica che l'uomo è padrone della sua mente o Manas. Quando la gente viene da Me, lamentandosi di non riuscire a concentrarsi, sorrido della loro debolezza, perché persino un conducente d'automobile è maestro nell'arte della concentrazione. Infatti, non bada alle chiacchiere delle persone sedute dietro o di fianco, ma guarda la strada che ha dinanzi con ferma attenzione. Se possedete Sraddha avete vinto più di metà della battaglia. Per questa ragione nella Gita, Krishna chiede ad Arjuna: "Hai ascoltato quello che ho detto con profonda attenzione ?", e Arjuna, da buon discepolo, risponde che persino sul campo di battaglia in mezzo alle opposte schiere di armati, ha ascoltato le parole del Signore con ardente attenzione. Imparate quella concentrazione, perché vi sarà molto utile. Mi è stato chiesto di inaugurare la biblioteca di questa Università, col gesto simbolico di porgere dei libri al rettore, perché li collocasse sugli scaffali con gli altri. Venite, leggete i libri della biblioteca, e gustate gli insegnamenti del grandi Sadhaka e Siddha. Anche i bambini devono poter prendere in mano i libri e voltarne le pagine: la biblioteca deve servire tutte le persone di questa città, dai 2 ai 60-70 anni. Non si tratta di un ospedale, che per molte persone non serve; la biblioteca è una necessità generale, e tutti devono farne il miglior uso. La saggezza contenuta in questi libri dovrebbe filtrare in ogni casa di Aukiripalli. Lo studio del Sanscrito deve progredire attraverso i vostri sforzi e il vostro entusiasmo; se lo manterrete vivo e luminoso, il mondo intero ne trarrà beneficio. Eseguite questo compito al meglio delle vostre capacità, e il Signore vi inonderà con la Sua Grazia. Non confondete l'arte con la meta, non perdete la via nel groviglio dell’erudizione. L’erudizione e l’apprendimento non sono che mezzi per dominare la mente. Volgetevi dalla creazione al Creatore.

Aforismi Vedici

Pag. 19 - [25]

Il terzo requisito è: Samadhanadi-guna-sampatti, il raggiungimento del complesso del complesso delle Sei Virtù, che sono:

1) controllo della mente (shama);

2) controllo dei sensi e del corpo (dama);

3) impertubabilità mentale (uparati);

4) tolleranza e capacità di sopportazione nelle avversità della vita

   (titiksha);

5) fede ferma nei testi sacri e nei loro             insegnamenti (shraddha);

6) stabilità e continua concentrazione nel Brahman (samadhana).

Pag.26 - [39] SAMADHANA

E’ il sesto requisito. Bisogna essere irrefutabilmente convinti che quanto viene esposto dalle Scritture e ciò che il guru insegna sono un’unica e medesima cosa. L’intelletto deve arrestarsi sul concetto di Atma e, in ogni tempo e circostanza, deve trarne motivo di ispirazione. Chi aspira ad un progresso spirituale deve rimanere legato solamente all’immutabile Coscienza universale; tutte le sue azioni devono avere come unico fine la Gioia di Dio. Dovrà, inoltre, avere implicita fede nel detto shastrico che “tutti gli esseri viventi sono frammenti, sfaccettature, parti (amsha) di Dio (Ishvara)”. Al fine di consolidare e rafforzare questa fede, bisogna considerare tutti gli esseri in modo equanime. La presente sesta virtù, detta anche sadhana sampatti, è considerata il prezioso bottino della battaglia spirituale.

Upanishad Vahini

Pag.11 - [11]

E’ molto difficile acquisire l'occhio della Conoscenza. Per riuscirvi, la prerogativa più importante è la concentrazione, per ottenere la quale, e renderla stabile, sono necessari tre importanti requisiti: la purezza della coscienza, la consapevolezza morale e la discriminazione spirituale. Per la gente comune, queste sono qualificazioni difficili da raggiungere.

Pag.88 - [10]

I tre gradini della realizzazione sono: l'ascolto, la riflessione e la concentrazione. La fase dell'ascolto si riferisce ai Veda, che devono essere riveriti con fede, appresi dalla voce di un maestro (Guru), e imparati a memoria: questo insegnamento costituisce la base della Conoscenza dell'Inconoscibile. La riflessione, invece, consiste nella disciplina ascetica (tapas) insegnata dalla Bhrigu-valli, che consente di fissare nella mente la Forma dello Spirito Assoluto (Brahma Atma Svarupa). Quanto poi alla concentrazione, essa aiuta a focalizzare univocamente l'attenzione sul Quel Principio. In conclusione, sia la Brahma-valli che la Bhrigu-valli, espongono la Scienza dell'Assoluto (Brahmavidya), cioè la disciplina che assicura la realizzazione di Brahman: la prima mediante l’insegnamento, la seconda dimostrandola attraverso l'esperienza.

Sadhana

21. Pag.14

Anche quando siete occupati in una semplice operazione come infilare un ago, notate la quantità di concentrazione che è necessaria per ottenere il risultato voluto. Le dita devono essere ferme, gli occhi fissi e la vista buona, la fine del filo deve essere appuntita, la cruna dell’ago deve essere mantenuta ferma. E’ necessaria la stessa cura per qualunque operazione in cui si voglia ottenere successo. Il nome del Signore è l’arco che tendete quando innalzate la vostra voce nei Bhajan. La mente è la freccia che puntate, quindi fissate il vostro occhio su Brahman, il bersaglio, e, con un unico sforzo lanciatela. Così la meta può essere raggiunta.

4. Pag.45

La meditazione è quindi superiore ai vostri organi sensoriali e la concentrazione è utile a questi ultimi. C’è un piccolo esempio di ciò.

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C’è una pianta di rose e quindi ci sono le spine, le foglie, i rami. ed i fiori stessi. In questo contesto, l’abilità di distinguere tra spine, foglie, rami e fiori può essere chiamata concentrazione? Dopo aver guardato queste cose, possiamo identificare il fiore. Una volta che siete stati capaci di trovare il fiore e concentrarvi su di esso, allora potrete cogliere il fiore senza toccarne le spine. Una volta colto il fiore, non c’è più alcuna relazione tra il fiore da una parte e le spine, le foglie ed i rami dall’altra. La separazione del fiore da queste altre parti è chiamata contemplazione . Prendete il fiore e offritelo a Dio. Dopo averlo offerto a Dio, l’albero, i rami, la vostra mano e anche il fiore non esistono più. Questa offerta, dove le altre cose spariscono e solo Dio è rimasto, è chiamata meditazione.

21. Pag.49

E' necessario allenarsi alla concentrazione, in quanto senza di essa nessun lavoro può essere svolto . Per guidare una macchina, per dare forma ad un vaso, tessere un disegno, diserbare un pezzo di terreno, tutto richiede una mente attenta - Camminare lungo le autostrade della vita che sono piene di alti e bassi, parlare ai propri simili, che hanno vari tipi di comportamento, tutto ciò richiede concentrazione I sensi devono essere frenati, così che non debbano distrarre o disturbare. Non si deve stare con la testa fra le nuvole, le emozioni non devono colorire o scolorire gli obiettivi che si cerca di raggiungere, questo è il modo per avere successo nella concentrazione. Lo Yoga è il Chiththa Vriththi Nirodha, il recidere tutte le agitazioni dal lago della propria conoscenza interiore- Niente dovrebbe causare l’onda dell’emozione e della passione sulla calma superficie o nelle quiete profondità della propria consapevolezza - Questo stato di equanimità è la garanzia della Jnana. La sadhana è la droga e Vichara o ricerca è la dieta che curerà l’uomo da tutte le agitazioni e caparbietà.

Il processo della Dhyana sulla Luce della Lampada deve essere così concepito. primo sentire che si è nella luce, quindi procedere alla realizzazione che la Luce è in voi, poi divenire consci che siete la luce, niente di più e niente di meno - Ma, è molto più facile e di miglior effetto proiettare la Luce che avete visualizzato dentro di voi, sul mondo esterno, illuminando sempre di più il mondo, e visualizzando tutti come impregnati della Gloria Divina che è anche in voi- Quando sentirete che siete tutta Luce, non avrete peso, tutto sarà splendente- Questo è il perché sulla bandiera di Prashanthi, l’Atmajyothi è rappresentata come emanante dall’Hridayakamala (loto dai cinque petali), quando quel loto fiorisce al primo tocco del raggio del sole.

Potete avere altre cose oltre la Luce per sopraffare l’oscurità- Qualsiasi cosa che risvegli la coscienza dell’Universale, l’Infinito, l’Immanente, il Trascendente (Brahman omnipervadente-vasto-immanente) è di beneficio. Potete avere alcune forme dell’Universale, come Krishna il cui colore blu suggerisce la profonda vastità del cielo o del mare. Contemplate la forma, raffiguratela nella vostra mente, trascorrete del tempo lentamente e con piena attenzione in questa sacra raffigurazione (la vostra attenzione vagherà lontana negli stadi iniziali, ma non perdetevi di coraggio) la piuma del pavone, il punto Kasturi, le sopracciglia, gli occhi, il naso, la bocca, le labbra, i denti, il flauto, oppure potete passare delle ore raffigurandolo sulla tela del vostro cuore - E’ un esercizio molto utile per sublimare i vostri pensieri ed i vostri sentimenti- Ogni minuto trascorso in questa Dhyana vi porterà un passo più vicino alla liberazione, più vicino alla Mokshapuri, la <<Civitas Dei>> della Libertà dai Legami-

56. Pag.59

Quando delle persone vengono a Me e reclamano che non si possono concentrare, Io rido alla loro debolezza, in quanto perfino un Guidatore di macchina è un Maestro nell’arte della concentrazione- Egli non da nessun ascolto alle chiacchiere degli altri occupanti la macchina - Egli guarda la strada di fronte a lui con assoluta attenzione- Se voi aveste Sraddha (concentrazione), più della metà della battaglia è vinta- Questo è il perché nella Gita Krishna chiede ad Arjuna: <<Hai ascoltato ciò che ti ho detto con assoluta attenzione?>> e Arjuna, da buon studente, dice nella risposta che anche nel mezzo degli eserciti schierati in campo di battaglia, egli ha ascoltato le parole del Signore con assoluta concentrazione. Imparate la concentrazione e la vostra conoscenza vi sarà di buon aiuto.

84. Pag.81

Quando entrate in un tempio vedete l’idolo che vi si trova dentro, ma i vostri pensieri sono con le scarpe che avete dovuto lasciare fuori la porta. Queste sono cose che rivelano la concentrazione di cui siete capaci. Ogni piccolo punto deve essere preso in considerazione altrimenti il beneficio della sadhana può essere perso.

89. Pag.82

L'uomo deve diventare Divino, il Divino dal quale egli è venuto.

Così deve diminuire il suo attaccamento al mondo, non tagliandosi fuori da esso, ma essendo uno strumento in esso, uno strumento delle Sue mani, sottomettendo tutte le egoistiche tendenze che sorgono dentro di Lui, con l'attenzione unidirezionale verso i dettami di Dio chiamati Dharma. Edison, lo scienziato, era cosi concentrato sulla soluzione dei problemi che lo preoccupavano che lasciava intatti per giorni e giorni il cibo e le bevande che gli venivano spinte attraverso la porta del laboratorio. Dovete avere la stessa concentrazione e sraddha mentre siete occupati nella sadhana.

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