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Conoscenza

Al di là dell’illusione

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Questa Jnana non è un attributo dell’Assoluto universale, Paramatma: è Paramatma stesso. Le Upanishad dicono: <<Sathyam Jnanam Brahman>> è verità, sapienza, eternità). Jnana è il compimento, la meta, la consumazione. L'uomo senza saggezza è brutto come un volto senza naso, qualunque scopo si prefigga nella vita! Il desiderio di Dio, la sofferenza, lo sforzo per conoscerLo, per conoscere la Sua potenza e il Suo mistero sono gioielli di cui inorgoglirsi. La consapevolezza che Dio è il nostro abitatore, che ci spinge ed esegue tutto ciò che sentiamo, pensiamo e facciamo, che ci dà l'ispirazione di abbandonarci a Lui e la forza di dedicare la spinta interiore a essere solo uno strumento nelle Sue mani, per i Suoi fini, questo è Jnana. Senza fiducia in noi stessi non è possibile arrivare a nulla. Se avrete fiducia nella vostra forza la vostra capacità, potrete tendere le molle interiori del coraggio ed elevarvi a un più alto livello di gioia e di pace. Infatti la fiducia in voi stessi nasce dall’Atma, che è la vostra realtà interiore, e l'Atma è pace, gioia, potenza e sapienza. E’ quindi dall’Atma che traete tutti i mezzi per il progresso spirituale. Nella Ghita si trovano due assiomi di otto sillabe, che indicano le credenze di base che si devono avere: "Sradhavanlabhate Jnanam” (con la fede si ottiene la sapienza) e " Samsayatma vinasyati” (chi dubita sarà distrutto).Sono le due rive tra le quali può scorrere, sicuro e regolare, il fiume della vita, verso il mare della grazia divina. Negli anni della gioventù, il fiume è soggetto a gravi piene, che possono erodere le rive e inondare i campi. Occorre perciò una cura speciale affinché le rive siano forti e robuste. Soham è il suono che evidenzia l'identità dell'abitatore interiore con quel principio che è immanente nell’Universo. Avete un bel dichiarare con la lingua: " non c'è Dio”, ma il respiro che entra nei vostri polmoni dice so e quando esce dice ham, proclamando chiaramente quel "Colui" che è immanente è l’"Io'' che è residente! Sarva Deva Ramaskaram (omaggio a tutti gli dei), che si dice basti per raggiungere Dio, è solo una metà del procedimento: l’altra metà è Sarva Giva Tiraskaram (distacco da tutti gli esseri). Tra codesti due argini, l'attaccamento al Divino e il distacco da tutto ciò che è mondano, il fiume della vita può scorrere senza perder né velocità né direzione, verso l’oceano della grazia divina. Considera te stesso come divino; considera divini anche tutti gli altri e staccati da ogni altra cosa, in te e negli altri. E’ questa l'essenza del Sadhana.

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Come nella vita di ognuno ci sono quattro stadi, fanciullezza, gioventù, maturità vecchiaia, vi sono quattro stadi nell'acquisizione di Jnana, rapportabili a quelli. Jnana è la maturità del frutto, che è il risultato di un lungo processo, fin dal primo apparire del fiore sull'albero. Il primo stadio è l'apprendistato nel quale i genitori educano il bambino, con i maestri e gli anziani che lo conducono, lo regolano, lo avvertono e lo riprendono. Poi viene lo stadio del giovane artefice, ansioso di portare giustizia nella società, di conoscere il mondo e i suoi valori. Il terzo è quello del maestro d'arte che riversa le sue energie per rifare, ricostruire e rimodellare la comunità umana. Il quarto stadio, infine, è quello del maestro perfetto, che riconosce che la ricostruzione del mondo è impossibile alle forze umane, e che nel migliore dei casi può solo salvare se stesso. La salvezza del mondo è tutta volontà di Dio, Sua opera, Suo mondo, Egli stesso. All'aurora di questa conoscenza di Jnana, sorge anche la volontà di dirigere tutte le attività verso la luce di questa conoscenza. Quando vi rendete conto che Egli è la realtà interiore di tutto, vi potete adorare a vicenda con lo stesso fervore col quale adorate un'immagine. Questa è un'adorazione consigliata, perché più facile: ma va fatta con l'idea che Colui che Si vede nell'immagine è anche presente in tutto. Fate che codesto senso di uguaglianza alimenti tutte le vostre attività, ma non agite in ugual modo per tutto. Non si adopera un rasoio per far la punta alla matita o per piallare una tavola! Si deve capire che la causa fondamentale di ogni sofferenza è la mancanza di saggezza, la stessa che vi fa capaci di vedere l'unità interiore nella diversità apparente. Il mezzo più sicuro ed efficace per sopprimere la sofferenza è di toglier di mezzo l'ignoranza per realizzare la realtà.

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Così, come la gioia di un sogno sparisce al risvegliarsi, la gioia che si prova nello stato di veglia sparisce al vostro risveglio in Jnana, nella coscienza superiore. Perciò le Upanishad dicono: <<Sorgi, svegliati perché il tempo se ne va veloce>>. Usate il momento finché è disponibile e, il miglior uso che potete farne è di raggiungere la consapevolezza del Divino in tutto. Quando morirete, non sia la vostra morte come quella dell'albero, o della bestia, o del verme, ma come quella di colui che ha coscienza di essere Madhava (divino). Questo è il culmine di tutti gli anni spesi nell'involucro umano.

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C’è gente che si vanta di interessarsi solo alla ricerca e alla ragione, e di seguire perciò solo questa via di condotta, questo sistema di vita ideale che li dovrebbe condurre a jnana. Aspirano cioè a diventare jnani! Ma non si può giungere a jnana senza una mente pura: prima di avventurarsi nella ricerca di "chi è Dio", l'uomo deve scoprire chi è lui stesso. Una volta che lo avrà scoperto, non ci sarà più bisogno di sapere chi è Dio, perché i due sono la stessa persona. Quando giungerete a sapere che Dio è in voi, vi valuterete molto di più, come quando uno viene a sapere che il pezzo di vetro che ha raccolto è un diamante, e lo conserva in cassaforte per maggior precauzione. Quando un sasso viene scolpito in una bella immagine di Dio, sarà poi molto valutato e lo si porrà in un magnifico tempio per adorarlo ritualmente generazione dopo generazione.

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Se i dolori e gli sforzi che oggi l'uomo compie per ottenere agi a se stesso e alla sua famiglia, o per accumulare i simboli della ricchezza e del potere, fossero impiegati verso Dio, egli sarebbe infinitamente più felice, ma il velo di Maya gli nasconde il volto di Dio, il quale splende in ogni essere, in ogni cosa che lo circonda. Maya ha la natura di Tamas, è tenebra. Nel sonno profondo senza sogni esiste solo il, "se", ma è raggiunto solo da Maya che è Ajnana. Non siete consci di essere Brahman, perché chi è in sonno profondo non ha coscienza: tutti ne hanno esperienza, è un fatto universale; non reale, non è spiegabile. Non possiamo dire a-sath (non esistente), perché quando si è sperimentata la realtà non c'è più dualità. Dal punto di vista della conoscenza, Maya è irreale, nella visione del santo illuminato Maya è assente. E’ un fenomeno pe- culiare, anirvachanya. Per lo Jnani, che ha attraversato il fiume dei cambiamenti e delle differenze,,è inesistente, per coloro che confidano solo nella ragione è inesplicabile, per l'uomo ordinario è un fatto.

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Prima che nasceste, per voi il mondo non esisteva; dopo la vostra morte non vi sarà per voi un mondo di cui essere consci. Per esser stabili in questa Jnana (conoscenza) dovete passare attraverso le scuole preparatorie di Karma e di Upasana. Il Karma, come attività dedicata a Dio, aiuta a spazzare dal cuore gli impulsi egoistici; l'Upasana (l'insegnamento) serve a focalizzare l’attenzione sull'Universale e l’Assoluto. Sorge così Jnana. Ciò è simbolizzato in Triveni, la congiunzione dei tre fiumi: il Gange, lo Yamuna e il Saraswathi. Quando avrete questa Jnana sarete il più grande dei saggi, perché non resta altro da sapere.

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Quando ci si dedica a conoscere gli altri, e non ci si cura di conoscere la verità di se stessi, ciò che si ottiene non è vera conoscenza. Non si può conoscere nulla di se stessi senza venire a conoscere anche il Divino. Sul sacro suolo del cuore cresce un Kalpataru, l'albero che vi può dare tutto ciò che volete. Attorno all'albero c'è un enorme folto di rovi che se estirpati vi daranno la sua visione nel mezzo del campo del vostro cuore. Questo è l'Atma.

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Per prendere coscienza dell'unità del Divino, si devono servire i propri simili in modo disinteressato. Si può capire bene la natura del mondo servendo gli altri. E qui il concetto di dualità appare implicito in modo strumentale, in quanto serve così a prendere finalmente coscienza della non dualità. E’ difficile entrare di colpo nell'orbita dell'Adwaita. Se volete imparare a nuotare, dovete dipendere da qualche mezzo come un salvagente o un galleggiante che vi sostenga.. Quando avrete imparato ne farete a meno ma se dal principio non ve ne servirete, non imparerete mai. Allo stesso modo, agli inizi dovrete avere un oggetto davanti alla mente . Può essere una fotografia o una luce e poi, a poco a poco, andrete verso ciò che non ha forma, verso l'Atma suprema e, alla fine, lascerete stare l'oggetto. Potete vedere il vostro riflesso solo se avete uno specchio, altrimenti dove lo vedreste? Finché sentirete che ci sono due cose, la vostra immagine e voi, avrete un senso di dualità. Tra l'oggetto e l'immagine sta lo specchio, se lo togliete di mezzo, non ci saranno più né l'una né l'altro. Il solo a sussistere siete voi e voi siete quindi l'oggetto. Questa è l'essenza dell'Adwaita, perciò tu, individuo, la Prakriti che è il mondo che ti circonda e Iswara, il Creatore, siete la sola e la stessa cosa.

Discorsi 88/89 volume I

La conoscenza del discernimento [12] pag.11

Ci vuole anche il potere della discriminazione al fine di conseguire una conoscenza che sappia discernere. In ogni situazione in cui vi trovate, prima di agire, chiedetevi: "E’ bene o male questo? E’ giusto o sbagliato?". Poi fate la vostra decisione. Non seguite gli impulsi della mente, perché è una scimmia pazza. Alla mente non si deve permettere di agire secondo il suo piacere. Prima di intraprendere qualsiasi azione, usate il vostro intelletto per verificare se l'azione è giusta o sbagliata, adatta o no. Dopo averla esaminata con discernimento, anche la vostra coscienza dovrà approvarla. Una volta che la coscienza ha dato la sua approvazione, allora potete compiere l'azione. Non ponete mano ad alcuna azione senza prima esservi serviti della discriminazione e senza la "segnaletica" della vostra coscienza.

La conoscenza del mondo [13] pag.12

Oltre alla conoscenza dei libri e a quella discernitrice, vi serve anche la conoscenza del mondo o conoscenza generale. Esistono numerosi eruditi che hanno letto molto. Costoro hanno dai libri una conoscenza, superficiale e potrebbero anche avere la capacità di discernere, ma mancano di nozioni generali: hanno scarso buon senso.

Perciò, è molto importante una conoscenza generale.

La conoscenza pratica [14] pag.12

Tra tutti i tipi di conoscenza, però, ve n'è una che conta più di tutte: è la conoscenza pratica. quella, cioè, ottenuta mediante l'esperienza diretta. Questa conoscenza pratica nel Vedanta viene definita secondo tre gradi

1.Jnata, il conosciuto:  

2.Drashta, colui che vede, percepisce;

3. Pravishta, ciò che ha penetrato, che si è immerso.

Eccovi un esempio per illustrare questi tre punti.

sea

Supponiamo che vi piacciano le mele. Siete andati al mercato più volte per cercarne, ma invano. Poi. Un certo giorno, un amico viene da voi a comunicarvi che le mele sono arrivate. Appena ne venite a conoscenza, provate una certa gioia. Tuttavia il vostro desiderio per le mele non è ancora soddisfatto; non basta aver sentito che al mercato ci sono le mele. Jnata significa ricevere la notizia dell’arrivo delle mele. Subito dopo andate al bazar ed acquistate alcune mele. Appena le avete acquistate e le avete in mano, provate una gioia maggiore. La vista delle mele e la coscienza di possederle vi conferisce piacere. E’ il piacere di Drashta: la visione diretta di ciò che amate. Ma anche questo non dà compimento alla vostra gioia. Solo quando portate le mele a casa vostra e le mangiate, solo allora sperimentate la totale pienezza della gioia. Questo è Pravishta.

Per riassumere: quando venite a conoscenza di ciò a cui aspirate, è Jnata. Quando lo vedete e ne fate un’esperienza indiretta, è Drashta. E, finalmente, quando consumate, fate cioè esperienza diretta e diventate uno con quella cosa, è Pravishta.

Conoscere SAI [15] pag.12

Avete tutti sentito parlare di Sai Baba dai libri, da amici o da devoti:

ecco Jnata. Nel sentir parlare di Baba, sorge un intenso desiderio: “Voglio andare in India, desidero vedere Sai Baba e parlarGli”. Così, venite a Puttaparti e avete il darshan, cioè la visione di Sai Baba. Voi vedete Sai Baba e Lui vede voi: questo è Drashta, la felicità che vi apporta la visione. Ma questo non dà ancora una gioia completa. Solo dopo che Sai Baba vi ha chiamati per un colloquio, vi parla, risponde ai vostri dubbi, viene in soccorso ai vostri problemi, solo allora avrete Pravishta e sarete completamente felici. Perciò le fasi sono queste: sentire parlare di Sai Baba e conoscerLo, venire a vederLo ed infine sperimentare l'amabile rapporto con Lui. Questo è il segreto del Vedanta.

Le 3 vie [13] pag.49

Perché si possa intuire il mistero della Divinità, sono state indicate tre vie: l’azione, la conoscenza e la devozione. Quest’ultima è indubbiamente superiore alle altre, perché riesce a penetrare il mistero dell'unità nella diversità, che è il sottile segreto divino.

Sita e Ravana [9] pag.83

Sita, figlia della Madre Terra, impartì a Ravana una lezione singolare. Ignorando che Sita è la stessa Natura, Ravana cercò di cattivarsela ed un giorno, avvicinatala, incominciò a farle la descrizioni dei propri poteri, qualità e magnificenze. Per cominciare si presentò come uno che possiede appieno i 64 tipi di scienza, a partire dai vari sistemi per l’apprendimento delle lingue alla conoscenza di tutte le famiglie di animali fino a comprendere, insomma, tutto il sapere umano. " Le tue qualità e i tuoi poteri - esclamò Sita - al confronto con quelli di mio marito, sono insignificanti. Solo dopo aver realizzato l'unica e sola Verità potrai vantare la padronanza di ogni sapere. Che cosa penseresti se un tale ti rapisse la moglie? Incomincia da questo punto. Sei forse preoccupato per i sentimenti del marito a cui viene rapita la moglie? Come puoi esigere rispetto ed onore da chi non sai rispettare né onorare? Volgi verso gli altri tutto il bene che ti aspetti per te stesso. Ti presenti come un grande, ma sei solo un egoista e di mente gretta. Mistifichi i tuoi errori e le tue debolezze, mascherandoli dietro la curiosità per quelli degli altri.”

Solidarietà [10] pag.84

Tutto ciò non collima con la Conoscenza dello Spirito. Considerate sotto un altro aspetto i problemi e le difficoltà. Vi sentite tristi e soffrite quando vi accade qualcosa di spiacevole e di doloroso: abbiate gli stessi sentimenti anche nei confronti delle vicissitudini degli altri.

Rimprovero di Sita [11] pag.84

Sita redarguì Ravana in questo modo: "Se non hai compreso questa semplice verità fondamentale, tutta la tua cultura sarà stata solo una perdita di tempo, sarà solo un'istruzione materiale. O Ravana, - continuò Sita - io sono la Madre di tutte le genti, ed anche tua! Fa parte delle tue qualità far soffrire questa madre, la Madre dell’Universo”. Hanuman, che aveva compreso questa verità, interrogato da Ravana gli fornì la stessa risposta data da Sita.

O Ravana, Lei è la Madre dell’Universo.

Perché L'hai portata via?

Verrà Rama, troncherà le tue dieci teste

e ti annienterà. Ricordalo!

O Ravana, perché questa nefandezza?

Io sono in contatto con Sita e La conosco;

ho distrutto una gran quantità di Rakshasa.

Ti voglio insegnare una cosa, o scellerato:

la vita non è in tuo potere.

Io ti priverò di tutti i tuoi poteri.

Ora non avrai più alcun dominio

nemmeno sulla tua stessa vita.

La vita è sotto il dominio del Signore Supremo!

Il Nome-seme [12] pag.84

Riconoscete almeno questa verità ed invocate il Signore Supremo. Non abbiate alcun dubbio sulla Sua esistenza. Hanuman disse a Ravana: " Se vuoi veramente riconoscere il Signore onnipervadente, dovrai ripeterne il Nome, che possiede tutti i poteri. Se reciterai questo Nome, godrai i frutti di ogni tua azione."

sea

Quando si annaffia un albero alle radici, quell’acqua giungerà pure ai rami, alle foglie e ai frutti. Allo stesso modo, il Nome è come un seme. L'attività dell'Universo è germogliata dal seme del Nome, Nell’albero che simboleggia l'Universo vi sono molti altri alberi che, a loro volta, rappresentano i vari tipi di illusione: vi sono i fiori, simbolo dei pensieri che diverranno a suo tempo frutti. In ogni frutto è ancora presente lo stesso seme. Si pianta un solo seme, ma se ne ricavano molti altri, almeno quanti sono i frutti dell'albero.

Nella Gita si dice: “Io sono in ognuno di voi come un seme". Il Nome-seme lascia di riflesso un seme nel cuore di tutti gli esseri viventi. Come fa un seme a moltiplicarsi in tanti altri semi? Ecco il senso dell’espressione Eko’ham, bahusyas, "Io sono Uno, sarò i Molti", cioè la Persona Divina si è manifestata in molteplici forme.

Meditazione [33] pag.125

Mentre lo recitate, ne comprendete veramente la santità e la divinità? Con che devozione vi abbandonate ad esso? Che cosa credete che sia la meditazione? Riflettere seduti in un angolino tranquillo, passando in rassegna occhi, naso e tutti i sensi per un loro migliore impiego, con una coperta sulle spalle e la bocca chiusa, intanto che un turbine di pensieri e di immagini vaga nella vostra mente? Credete di recitare il rosario per il semplice fatto che passate con le dita la corona? E che cos’è per voi il Samnyasa?35 Vestire panni color ocra? Alcuni sciocchi del giorno d'oggi confondono il Samnyasa o la recita del rosario con queste forme esteriori. Se ridurrete la vostra devozione ad esteriorità ed avrete una fede intransigente nei rituali non arriverete di certo a destinazione.

Non otterrai la potestà della devozione

semplicemente indossando abiti color ocra.

Non eliminerai i tuoi peccati

semplicemente pronunciando dei mantra.

Non otterrete conoscenza

semplicemente tenendo in mano la Gita

e citandola a voce spiegata.

Dev’esserci coerenza

fra quello che dici e quello che fai.

Se ci sarà questa coesione, sarai un saggio.

Ecco come dev’evessere

la norma di comportamento di un individuo.

Jnana [7] pag.135

Jnana significa "conoscenza". Che cosa si intende per conoscenza? La conoscenza sta ad indicare una coscienza assoluta e pura, non il sapere umano. E’ la coscienza che ispira l'uomo, fa vivere gli alberi e muove il mondo. Thyagaraja disse che il Signore si trova sia nella formica come nel Creatore, sia in tutti gli esseri umani come in tutte le cose dotate di coscienza. Al mondo non esiste luogo o spazio in cui non ci sia coscienza, e saperla intravedere è vera realizzazione.

Molteplicità e unità del sapere (pag.165-SCHEDA DI STUDIO)

 

Molteplicità di prospettive

La prima impressione che prova chi si ferma a pensare il suo pensiero della realtà è dolcezza e turbamento per la prodigiosa molteplicità-varietà degli aspetti o delle prospettive sotto cui la realtà si presenta. M'imbatto in un sassolino che occhieggia tra i ciuffi d'erba. Di quanti biglietti da visita dispone quel povero sassolino che spunta dall'erba come una magra elemosina! Vedo che è grigiastro: dico che è dotato di quel particolare brivido che è il colore. Lo raccolgo nelle mani: trovo che pesa, che fa forza, che fa resistenza e tenta di scapparmi. Trovo che è freddo, tra ruvido e levigato. Non mi accontento dell'osservazione spontanea dei miei sensi e faccio esperimenti. Vi verso gocce di reagenti e trovo che è carbonato di calcio. Col mio coltello da caccia pratico un'incisione: emerge una ferita bianca polverulenta e trovo con stupore che quel "solido grigiastro" può essere ridotto in polvere bianca. Trovo che resiste all'incisione, è duro; meno duro, peraltro, del mio coltello che riesce a scalfirlo, il quale, poi, ricordo, è meno duro del vetro; e posso dargli un posto nella scala di Mohs. Trovo che ha i fianchi arrotondati come una nuvola, e immagino che, strappato da venerande rocce, precipitato da cima a valle, sia stato massaggiato dalle capricciose ondosità di un torrente...

Ricordo ciò che di esso hanno detto i fisici, i chimici, i tecnici del suo sfruttamento, i geometri (sì, perché quel cristallo si incorpora una sua geometria), gli astronomi (sì, perché un suo movimento "deraglia la luna" e gli astri, sia pure di poco, direbbe Delaunay), i moralisti (sì, perché esso si è prestato a significare le virtù, nei "lapidari" medievali)... Quanti sensi, quanti strumenti, quanti punti di vista sono impregnati attorno al sassolino! e a ognuno esso dà una risposta signorile! Trovo che gli fa compagnia un altro sassolino, un fratello della stessa specie. E mi sorprendo a pensare: sono uguali, eppure sono due, diversi; dunque, sono composti di un fattore di uguaglianza e di un fattore di diversità. Intanto vedo che il carbonato di calcio, assalito dall'acido solforico, è diventato solfato di calcio. E mi sorprendo a pensare: qualcosa del carbonato di calcio è scomparso, ma qualcosa è rimasto; dunque, daccapo, il sassolino è composto di due qualcosa, di due fattori. Io non li vedo, i due fattori, non li registro coi miei strumenti, ma so che ci sono, poiché, se non ci fossero, i due sassolini non sarebbero due e non si "trasformerebbero"...Sono beato e sbigottito. La testa comincia a girare: immagini, idee, ragioni, dubbi vi danzano vertiginosi. Mi seggo su un molle divano erboso e medito. Già! medito: cioè apro un nuovo punto di vista, dal quale ripenso e giudico tutti gli altri punti di vista: dell'occhio, delle mani, dell'analisi chimica, del coltello... Medito la molteplicità dei messaggi che salgono dalle cose e l'unità dell'essere che parla, l'unità dell'uomo che ascolta, l'unità del sapere a cui aspira. E le prime riflessioni sono le più facili, si dica pure banali, ma non infeconde. Che esistano molti punti di vista e tipi di sapere è un fatto evidente come una costellazione o un arcipelago; lo mostra la stessa molteplicità, attuale e sempre crescente, delle scienze e delle tecniche scientifiche. Esso si può descrivere così: la realtà è complessa, ricca e si offre a bocconi, a gocce, a quanti, anzi a onde, in colate diverse, in fotografie diverse. Oppure si può descrivere così: la nostra visione della realtà è conquistata con diverse potenze conoscitive e in diverse condizioni di esercizio; e ognuna di esse, pur appropriandosi tutta la realtà, tuttavia non se l'appropria totalmente. Non sappiamo ancora perché, ma di fatto moltiplichiamo i punti di vista e i rami della scienza per carpire al mistero dell'essere quanti più frammenti ed episodi ci è dato di catturare; di fatto attingiamo notizia per notizia, fotogramma per fotogramma, da molte scienze: ad es., a proposito dell'uomo, dobbiamo attingere da una scienza che egli pesa 50 Kg ed è alto m.1,70, da un'altra scienza che è un genio poetico o uno schizofrenico, da un'altra che ha un parassita nell'intestino o un raffreddore, da un'altra che è composto di anima e corpo, da un'altra che è figlio adottivo di Dio, da un'altra che è un gaglioffo o un santo. La prima auscultazione della nostra conoscenza dell'essere ci avverte che essa è del tipo antologia o rapsodia o cespuglio.

Verità relativa

Ma la molteplicità è sentita come un grosso dispiacere mentale. E angoscia nostra il non poter abbracciare tutto l'essere con un solo abbraccio, il non poterlo conchiudere in una sola scienza, in un solo teorema, in una sola equazione. (A rifletterci di più, la molteplicità apparirebbe come il dispiacere mentale: un pensare che non è ancora se stesso. Il sogno dell'unità del sapere è intrinseco al pensare stesso, che è sempre riduzione dei molti all'uno: unificazione, salita a un punto di vista più universale, che ricomprenda in sé, giustificandola, la varietà finallora forsennata dei punti di vista più particolari). Intanto proviamo a togliere - esso è, per definizione, tal cosa che si deve togliere il dispiacere più insopportabile: la paura della contraddizione. La quale è tutt'altro che un fittizio mulino a vento immaginato per concederci il piacere donchisciottesco di abbatterlo. Questa superficie è levigata, dice la mano scorrendola; è scabra, piena di creste e di avvallamenti, dice l'occhio munito di lente. Questo geranio è una realtà continua permanente, dice l'osservazione spontanea e la metafisica sostanzialistica; è discontinua, uno sciame di cellule, un polverio di atomi, un gocciolare di quanti, dice l'analisi sperimentale e la meccanica quantistica. Questa combinazione è un'aggregazione interamente descrivibile in termini di massa e di moto locale, dice la chimica-fisica sperimentale; è una trasformazione sostanziale implicante qualità e orientamenti naturali privilegiati, dice la cosmologia filosofica.. Come la mettiamo? Ogni punto di vista ha la sua ragione: la infrangibile ragione che così esso vede la realtà. Dai bordi dell'anima sta per salire Pirrone, il patriarca dello scetticismo, a sogghignare. Ma non è ancora venuto il suo turno!

E per questa via non verrà mai.

1) Ogni visione, quando sia visione e nei limiti in cui è visione, è vera, e affermi dunque se stessa.

2) Ma non escluda le altre visioni, le quali, pur esse, sono vere, appunto.

3) Le diverse visioni cessano di essere contraddittorie perché sono relative a diversi punti di vista. Due veri, se sono veri e nei limiti in cui sono veri, sono sempre fratelli, pur restando distinti. Nel campo del sapere non vige la guerra: la verità non è in discordia con la verità ma soltanto con l'errore, come la bontà non è in divorzio con la bontà ma soltanto con il male, come l'essere non è in contrasto con l'essere, ma soltanto col non-essere. E come dire: ogni risultato (che sia davvero risultato) raggiunto da un certo punto di vista ha valore affermativo di sé ma non ha valore esclusivo di altri risultati raggiunti da altri punti di vista: un tipo di sapere (che sia davvero sapere) deve far valere se stesso ma non può ostracizzare un altro tipo di sapere. Opporre due risultati veri è così poco sensato come dire che il profumo è opposto al suono, il teorema di Pitagora al sapore. Non v'è dunque modo di giustificare un regime di conflitto fra risultati veri colti da diversi punti di vista: pur considerando il sapere al suo stato primitivo di cespuglio, la sua legge è la pacifica coabitazione. Ma, si dirà, se poi i risultati sono davvero contraddittori, come levigato e scabro, continuo e discontinuo, non possono coesistere: uno ammazza l'altro. Sì, se fossero davvero contraddittori. Ma non sono. Primamente, si verifichi se davvero risultino da qualche punto di vista e se sono affermati nei limiti in cui risultano. Chi di notte ha visto un'ombra mobile nel suo orto, non s'affretti a dire che è un ladro: potrebbe essere un paio di suoi calzoni esposti ad asciugare. Chi ha visto un luccicore nelle tenebre non s'affretti a dire che è una lucciola: potrebbe essere una lanterna. Avvenne spesso nella storia del sapere che si dovesse eliminare una posizione perché non era in nessun modo fondata e quindi era falsa o superflua (per es. il fluido calorico, il flogisto). Poi, se ambedue i risultati debbono essere conservati e continuano ad apparire contrastanti, non gridiamo allo scandalo, non cantiamo le esequie alla obiettività del sapere, ma li accettiamo avvertendo che la contraddizione è tolta dal fatto che sono riferiti a punti di vista diversi. Per esemplificare nel campo delle scienze sperimentali, non trovo nulla di scandaloso o di scettico nel dire: è la scala di osservazione (o il punto di vista dell'osservatore, o il sistema di riferimento) che crea il fenomeno: tutti i fenomeni sono fenomeni di scala o relativi al punto di vista assunto. E, se nell'affermarli si facesse sempre esplicita menzione del punto di vista dal quale essi risultano e al quale sono relativi, eviteremmo gli equivoci che commettiamo nella loro interpretazione e spunteremmo le armi dello scetticismo pirroniano. Questa è ruvida, ed è anche levigata; sì, ma a scale di osservazione diverse.

Questo corpo è continuo, ed è anche discontinuo; sì, ma a scale di osservazione diverse. Da diversi punti di vista il sole è milioni di volte più piccolo della terra e milioni di volte più grande della terra. Il corno è nero se è visto in massa compatta, ma è biancastro se è ridotto in polvere. Il ghiaccio è trasparente se è compatto, ma è bianco se è ridotto in fini frammenti, come il vetro quando è smerigliato. La Gioconda è un bel quadro per l'occhio umano, ma guardata con fortissimo ingrandimento è un miserando polverio di grumi colorati. Il pessimista e l'ottimista si fanno due immagini diverse del mondo; e uno stesso oggetto allo stesso soggetto appare bello o brutto secondoché splende il sole o imperversa la pioggia. La fisica moderna ci fornisce esempi anche più fini: un fenomeno luminoso (ogni fenomeno per la meccanica ondulatoria) ha proprietà corpuscolari e proprietà ondulatorie secondo i punti di vista da cui è osservato e descritto: l'elettrone, un protone è un corpuscolo, ma anche un campo, anche un'onda secondo diversi modi di vedere e diversi dizionari; un protone può esser visto come neutrone. Nel campo della filosofia, molte tesi opposte cesserebbero di essere opposte se ciascuna fosse riferita alle "ragioni" per cui fu posta. Per es., la tesi aristotelica: "Dio non vede la realtà mondana", e la tesi cristiana: "Dio vede la realtà mondana" non sono più contraddittorie se si attaccano alle loro ragioni. Aristotele voleva dire: "Dio non vede la realtà cosmica in se stessa, poiché vederla in se stessa sarebbe un dipendere da essa, mentre Dio è assolutamente autonomo". Lo stesso e per la stessa ragione dicono i cristiani: "Dio non la vede in se stessa"; peraltro essi, muniti del concetto di creazione, possono aggiungere: "ma la vede in se stesso come creatore di essa". La cosiddetta discordanza indirimibile dei filosofi che tanto conturba le animucce linfatiche ed è il "tropo" più manovrato anche dallo scetticismo dotto - non è affatto indirimibile e, accuratamente registrata, si ridurrebbe per gran parte a fenomeno verbale.

Unità: verità assoluta

Fare scienza significa "spiegare" i fenomeni, e spiegarli significa "unificarli" o ridurli a principio. Questo principio si può dire universale in quanto spiega molte realtà (come componente o condizione di esse; anche Dio si dice causa universale). L'universale supremo, unico, quando si potesse raggiungere, ricomprendendo in sé tutti i punti di vista, cioè dando ragione di tutti i risultati, cioè spiegando tutti gli aspetti della realtà, non sarebbe più relativo a un certo punto di vista, a questo o a quest'altro modo di osservare, a questa o a quest'altra tecnica, a questo o a quest'altro modo di osservare, a questa o a quest'altra tecnica, a questo o a quest'altro metodo d'indagine, ma sarebbe "assoluto" (semmai relativo al pensare come tale, che non è relativo). Quindi "oggettivo", ossia svincolato dalle particolari condizioni di esercizio dei vari tipi di sapere parziale. Se e come e fino a qual punto e con quali energie logiche sia possibile questo processo si dovrà esaminare caso per caso. Qui si voleva soltanto dire che dopo il sapere descrittivo immediato, dove vige la molteplicità dispersa e la relatività soggettiva dei dati, ha inizio il processo scientifico esplicativo, che è una progressiva ascesa verso l'unità, l'universalità, l'assolutezza, la obiettività, l'astrazione. Ognuno di questi vocaboli richiama gli altri; e si potrebbero tutti sostituire con "intelligenza dei fenomeni", poiché l'intelligenza è appunto la facoltà dell'universale, esplicatrice, unificatrice, prodigiosa regina che signoreggia la foresta sconfinata della molteplicità soggettiva e relativa, con lo statuto inviolabile della identità. Grazie all'intelligenza esplicativa il sapere si costruisce come una piramide o un cono. Man mano si sale dalla base verso il vertice, di assise in assise la molteplicità dei risultati e dei punti di vista decresce e guadagna l'unità universale astratta. Al limite, al vertice, s'installerebbe l'unità assoluta, un sol punto di vista, una sola idea, capace di render conto di tutti i risultati allogati nelle assisi inferiori: la "forma" suprema sognata da Bacone, che colla sua irresistibile malia ipnotizza e sostiene le ansie della ricerca. Lì vedremmo tutte le cose "in funzione" di quella forma. Lì verremmo a sapere perché le cose, che esistono, esistono come esistono e si comportano come si comportano (potendo anche non esistere, o esistere diversamente). Lì potremmo ricostruire tutto il romanzo passato del mondo e prevedere tutti i suoi futuri sviluppi. Lì il sapere sarebbe tutto teorema e niente problema, tutto possesso e niente ricerca, tutto quiete e niente vita o storia o dramma.

Grazie alla presenza dell'ideale di unità, intrinseco al pensiero incontraddittorio, la molteplicità dei veri, con la quale esordiva il capitolo del sapere, cessa di apparire molteplicità pura: è molteplicità in marcia verso l'unità, in attesa di essa, in vista di essa. A questo punto, dopo aver detto che molti sono i risultati veri e che ciascun risultato è relativo a un certo tipo di sapere, bisogna continuare il discorso e dire che tutti sono fra loro complementari, essendo aspetti di un unico oggetto e conoscenze di un unico soggetto. Dopo aver detto che tutti possono coesistere e tollerarsi, bisogna dire che tutti debbono abbracciarsi e fare blocco (che sarà più o meno omogeneo secondo il livello di unificazione raggiunto) per migliorare la conoscenza dell'unico oggetto e per soddisfare la fame una e multipla dell'unico soggetto. Continuando a trarre qualche lezione umana dai nostri pensieri, è facile avvedersi che chi afferma un tipo di sapere (solitamente il suo sapere "professionale") ed esclude un altro tipo di sapere, costui defrauda la realtà misconoscendo la sua ricchezza e defrauda se stesso misconoscendo la propria polivalenza. La tentazione di assolutizzare un tipo di sapere, il proprio, e di disprezzare il sapere altrui è sempre in agguato. il fisico non lo dirà, ma penserà in segreto che solo lui è fidanzato alla verità, e tutti gli altri sono ignobile plebe; il matematico penserà in segreto che solo lui è in vetta, e tutti gli altri vagolano come ubriachi a fondo valle; il filosofo penserà in segreto che lui è il figlio del sole, e tutti gli altri sono impastati di fango carnale; il teologo guarderà con disdegno la folla impazzita giacente ai piedi del suo celeste maniero. Occorre uno sforzo per avvertire che tutti siamo fratelli e alleati anche nell'impresa scientifica, che ognuno è chiamato a dare ciò che gli altri non hanno, e ha bisogno di ricevere ciò che egli non ha. Oggi, più che mai, col moltiplicarsi e il perfezionarsi delle specializzazioni, occorre stringerci per mano come bambini che hanno paura, lavorare in équipe, come si dice. Oggi il progresso del sapere è affidato alle grandi comunità di studio, organizzate come universitates studiorum, dove impera il collettivismo scientifico e la simbiosi di tutti i punti di vista.

(Tratto da LE VIE DEL SAPERE di L.Cortesi, Milano 1959)

Onnipresenza vissuta [16a] pag.220

Fra tutti i tipi ci conoscenza, che importa maggiormente è quella che viene messa in pratica. Il resto del sapere è scolastico, accademico e fatto solo di parole. Quando si chiede " Dov' è Dio?", alcuni rispondono "Dappertutto". Senza dubbio la risposta è corretta, ma non sono che parole. Quanto c'è di vissuto in quella risposta? La coscienza dell'Onnipresenza di Dio dovrebbe fondarsi sull'aver capito e nel sentire che ogni cosa ed ogni essere sono in Dio. Dovreste percepire la presenza di Dio in ogni posto in cui vi recate, qualunque cosa facciate, sia che mangiate, sia che parliate, sia che lavoriate. In questa attitudine, coltiverete la più alta forma di devozione. Considerate il vostro corpo come un tempio semovente. Dovunque andiate, Dio è con voi. Non perdetevi in dispute su chi sia Dio o dove si trovi. Dio va sperimentato con fede e fiducia in se.

DOVE C’E’ FIDUCIA, C’E’ AMORE.

DOVE C’E’ AMORE, C’E’ PACE.

DOVE C’E’ PACE, C’E’ VERITA’.

DOVE C’E’ VERITA’, C’E’ BEATITUDINE.

DOVE C’E’ BEATITUDINE, C’E’ DIO.

II. - La Via della Conoscenza [14] pag.231

In secondo luogo viene la Via della Conoscenza (Jnana Marga):

richiede la conoscenza delle scritture, dei libri e quella acquisita con l'esperienza, con l'azione, e una complessiva conoscenza del mondo. L’essenza di tutte queste conoscenze vi condurrà alla Conoscenza dell'Atma, alla Conoscenza del Sé. La sostanza di tutte le Scritture, la Divinità di tutte le religioni, il fine di tutti questi sentieri è sempre e soltanto uno: l'Amore. La Conoscenza è definita anche Advaita Darshana, ossia l'esperienza della non-dualità, la consapevolezza dell'Unica Coscienza Cosmica, la visione dell'Uno nel Molteplice.

La conoscenza [43] pag.238

A questo non si pone attenzione; si preferisce imbottirsi la testa di libri, ma non si mette in pratica quanto si è appreso con essi. Che fine ha fatto tutta la conoscenza che avete acquisito coi libri? Ecco perché non mi stancherò mai di ripetere ai Miei ragazzi che ci sono diversi tipi di conoscenza. In particolar modo, dico loro che la conoscenza libresca non è di grande utilità: non è altro che una conoscenza superficiale. Esiste poi un tipo di conoscenza globale. Altro tipo di conoscenza è quella che proviene dalla discriminazione. Ed infine abbiamo la conoscenza pratica. Da che parte si deve cominciare per ottenere quest'ultima? La prima cosa da praticare è il sacrificio l'abnegazione. Soltanto con la Dedizione potete sviluppare la Devozione. Con la Devozione, poi, avrete Disciplina. con la Disciplina, il Discernimento e, col Discernimento, la Determinazione.

Discorsi 88/89 volume II

Conoscenza globale [16] pag.11

Da qui dovete camminare verso l'acquisizione di una conoscenza enciclopedica. Questo è il senso della frase "La consapevolezza è vita". Quando si confina il sapere a poche materie, il risultato è una penuria d'idee. Se si vuole allargare il campo del pensiero, occorre estendere sempre più le proprie conoscenze. Che fare, per avere questo tipo di conoscenza? Per avere questa versatilità e questa ricchezza di cognizioni sull'uomo e sulle cose, è necessario coltivare tutte le virtù, che mancano invece agli studenti d'oggi. I professori hanno ridotto i loro insegnamenti a delle mere nozioni e all'acquisizione di abilità utili per guadagnarsi da vivere, ma non insegnano nulla circa la vita stessa, su come si dovrebbe vivere e sullo scopo fondamentale dell'esistenza.

Conoscenza e buon senso [44] pag.18

Per ottenere un impiego, può servire l’istruzione che si ricava dai libri. E’ molto importante avere conoscenza enciclopedica e buon senso. Se seguite una specializzazione, perdete di vista la conoscenza nel suo complesso. Abbiate cura di sviluppare una conoscenza globale.

I vari tipi di conoscenza [24] pag.72

Tra la conoscenza libresca e le necessità quotidiane c'è un'enorme differenza. Vi ho già parlato dei cinque tipi di conoscenza. La conoscenza libresca è un sapere che vale solo per oggi e domani. La conoscenza basata solamente sui libri è superficiale e per questa conoscenza superficiale perderà ogni valore anche la conoscenza generale. Senza conoscenza generale, il discernimento è nullo e, senza discernimento, viene a mancare la conoscenza pratica, di cui il mondo ha bisogno. Voi spiegate che due molecole di idrogeno con una di ossigeno formano l'acqua: lo sapete perché l'avete studiato ed è un principio che rimane entro i confini di un laboratorio. Ma, quando siete seduti a tavola, prendete questi due elementi per mescolarli ed avere acqua? Ci vuole senso pratico. Se volete acqua pura o volete rendere pura dell'acqua, dovrete usare un metodo più razionale, appropriato e nel momento giusto.

Conoscenza e azione [26] pag.109

A che vi serve tutta la vostra cultura? A che vi serve avere tanta istruzione? Chi vi salverà dal vostro destino? Se la vostra mente verrà invasa da pensieri cattivi, tutta la vostra bontà ne verrà vanificata. Non lasciate che i pensieri cattivi entrino nella vostra mente. Se cedete su questo, qualunque istruzione abbiate non vi servirà, sarà solo uno spreco. Mettete in pratica la conoscenza che avete acquisito.

LA CONOSCENZA SENZA AZIONE E’ INUTILE.

L’AZIONE SENZA CONOSCENZA E’ STOLTEZZA.

Ed oggi gli stolti sono molti, perché molti sono coloro che hanno conoscenza senza metterla in pratica. Tra conoscenza ed azione ci dev'essere una perfetta consonanza.

L'esempio di Savitri [14] pag.118

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Il re Asvapati aveva una figlia unica, di nome Savitri.76 Aveva promesso di darla in isposa a Satyavan, quando intervenne Narada, il quale disse ad Asvapati: “Stai commettendo un grosso sbaglio. Credi di procurare una vita lunga e felice a questi due sposi, mentre a Satyavan non resta che un solo anno di vita. Tua figlia sarà provata da un gran numero di problemi e difficoltà”. Compiuto il proprio dovere, Narada se ne andò. Asvapati, preoccupato di quanto gli era stato detto, andò a parlarne alla figlia, Savitri, però, rispose al padre: “Padre, la parola data va mantenuta. La verità è la forma autentica di Dio. Rinunciare alla verità, significa rinunciare a Dio stesso. E se rinunciamo a Dio che è la fonte della vita, che cosa ci riserverà la vita stessa? Se cerchiamo la verità, l’adoriamo ed abbiamo fede in essa, la verità stessa ci sarà propizia in ogni evento. Non c’è bisogno di ritirare la parola data. Qualunque cosa abbiate detto a Satyavan, attenetevi ad essa. Stiamo a vedere quale sarà la mia sorte, quale la mia fede. Io intendo seguire il sentiero della verità, perché l’adoro. Sto per andare in isposa a Satyavan. Sarà la verità stessa a riportarlo in vita. Non tornate sulla vostra parola, padre!". Fu proprio quella grande fede nella verità che, dopo il primo anno di matrimonio, salvò dalla morte Satyavan. La fede di Savitri aveva dato la vita al proprio sposo.

Si deve porre la massima attenzione alle parole che si dicono, al fine di conservare alla mente il suo potere e mantenere puro il parlare. In qualunque difficoltà, sotto qualunque critica, mantenete sempre fede alla parola data. Ogni vittoria può essere ottenuta solo con Dio al proprio fianco, e cioè, quando Dio è installato nel proprio cuore e si ripone piena fiducia in Lui.

La Conoscenza Pura [24] pag.132

Le nostre azioni, per essere compiute, hanno bisogno del corpo e degli organi di senso, ma non sono attività dell’Anima (Atma). La piena e completa consapevolezza è Atma e si ritrova ne corpo fisico, negli organi di senso e nei pensieri della mente, tutti fra loro dipendenti. Voi credete che sia l'occhio a vedere. In effetti non è che uno strumento. L'occhio sa distinguere tra i vari colori, grazie ad una istruzione (Prajna) che permea questo particolare strumento. Così, non è l'occhio che distingue gli oggetti e i colori, ma è la Prajna. Voi credete che sia l'orecchio ad udire, ma è con l'aiuto della Prajna che la mente si mette a funzionare e l'orecchio a sentire. La Prajna è, quindi, il supporto, la piena e perfetta conoscenza.

La triplice cura [8] pag.184

Perciò i Veda hanno dichiarato che, per arrivare alla conoscenza dell'Essenza Divina, l'Atma, è necessario percorrere i tre sentieri dell'Azione, della Devozione e della Conoscenza. Alla Liberazione potete giungere seguendo la via dell'Azione che purifica il cuore, la via della Devozione che dà concentrazione alla mente e la via della Conoscenza che penetra il velo dell'illusione.

3. Il morbo dell’illusione e suo rimedio [16] pag.186

La terza malattia della mente si chiama Vikshepa, l’illusione e si può guarire per mezzo di Jnana, la Conoscenza. Che cosa si intende per Jnana? Vi sono differenti tipi di conoscenza. C'è una conoscenza che riguarda le cose del mondo ed esiste anche una conoscenza globale. Jnana però non ha niente a che vedere con questi tipi di conoscenza. Jnana è la Conoscenza dell'Essenza Divina o Atma. Questa conoscenza non riguarda l'esplorazione del corpo fisico, dei suoi sensi o degli oggetti materiali che si riscontrano in natura, ma riguarda l'indagine che occorre per la conoscenza del Divino Spirito.

Conoscenza da cuore a cuore [17] pag.187

Tale conoscenza non può essere insegnata semplicemente da istruttori e nemmeno dai libri. Non è qualcosa che può essere ceduta da qualcuno a qualcun altro. Si tratta di una conoscenza che deve sgorgare spontaneamente dall'intimo del cuore. Libri e maestri possono con i loro insegnamenti arrivare fino ad un certo punto, ma se qualcuno volesse farne esperienza deve attuarla nella pratica e viverla in prima persona, deve fare un'indagine personale, osservando molto criticamente la propria vita interiore.

Impegno personale [18] pag.187

Guardate come fa una madre ad insegnare al figlio le prime parole: gli scandisce le sillabe "ma-ma" e "pa-pa", così che il bambino osservi i movimenti delle labbra materne. La mamma non può sostituire la bocca del bambino con la sua per fargli pronunciare le parole. Allo stesso modo, i maestri spirituali e gli insegnanti, servendosi dei testi sacri e dei libri, possono spiegare concetti e pratiche spirituali, ma tocca all'aspirante svolgere il lavoro e percorrere il sentiero per raggiungere la più alta vetta della conoscenza.

Conoscenza atmica [19] pag.187

Dunque, che cosa si intende per "Conoscenza"? Conoscenza significa fare esperienza dell'unità e conoscenza dell'Atma significa percepire l'unità che è immutabile anziché l'illusione della diversità che si presenta ai sensi. In questa assemblea ci sono migliaia di persone . Ognuno ha un suo nome e una sua forma differenziati, ma la verità è che l'Essenza Divina è unica e identica in tutti. Occorre capire con chiarezza il concetto di unità di Dio. Affermarla non basta e non vi sarà di alcun vantaggio. Dovete farne esperienza, poiché soltanto quando avrete sperimentato direttamente il senso di unità, godrete beatitudine e delizia perenni, e solo allora meriterete il nome di Jnani, Realizzato.

Corso estivo 1990

Le cinque conoscenze [9] pag.36

La conoscenza dell'uomo potrebbe rientrare in cinque categorie. La conoscenza più diffusa al giorno d'oggi è quella basata sui libri. Si spreca una vita intera per acquisire della conoscenza libresca, una conoscenza del tutto superficiale. Di conseguenza, la conoscenza globale e il buon senso sono i grandi assenti: questi due tipi di conoscenza non si ottengono coi libri, ma solamente con le diverse esperienze quotidiane e, in modo particolare, col servizio   sociale . Il quarto   tipo di conoscenza è quella del discernimento, ma oggi, questo viene utilizzato per scopi perversi ed egoistici, non secondo giustizia. La discriminazione che serve è quella che porta al superamento degli interessi personali ed egoistici, mirando al bene collettivo nel suo complesso. In modo particolare, i giovani dovrebbero evitare di dar sostegno all'uso egoistico del discernimento, sviluppando quella che potrebbe andare sotto il nome di "discriminazione fondamentale", adatta a tutti, indipendentemente dalla nazione di appartenenza.

Conoscenza e opere [19] pag.120

Solo attraverso il servizio reso alla gente si può avere felicità vera. Andate ad aiutare i poveri e i derelitti. Da un simile servizio ricaverete forza e pace ed anche la vostra coscienza sarà soddisfatta. Duole constatare come né ricchi né dirigenti si dedicano ad un servizio del genere. E’ assolutamente indispensabile che gli studenti abbiano dei modelli da imitare e che si impegnino disinteressatamente nel servizio sociale. Dovreste capire che voi siete una porzione della società e che il vostro benessere è connesso a quello della società vista nel suo insieme. Dovreste servirvi del vostro sapere e delle vostre capacità a beneficio della società, Opportunamente edotti dalla massima che "La conoscenza senza opere è superflua, e le opere senza conoscenza non hanno alcun valore".

Devozione e Conoscenza [11] pag.135

La devozione (Bhakti) è il miglior modo per sperimentare la conoscenza del sé e per avere la Sua beatitudine (Atmananda). Che cos'è la devozione? E’ contemplazione costante del sé. Devozione e Conoscenza non sono due realtà diverse. La Devozione stessa è Conoscenza e la Conoscenza stessa è Devozione: esse sono fra loro strettamente correlate e interdipendenti. Lo speciale elemento che lega la Devozione e la Conoscenza è l'Amore Divino (Prema). Con la sacra corda dell’Amore potete lega- re il Signore in Persona.

La scienza di Dio

Il Principio Supremo [1] pag.11

Ciò che non ha origine non ha principio; era prima che fosse ogni e qualunque cosa; nulla lo precede. Per questa stessa ragione non ha principio . Si espande come vuole, progredisce con la diversità che crede e, con la Sua Pienezza, riempie anche l'Universo. La conoscenza di questo Principio Supremo ha nome Vidya, Conoscenza, Sapienza, Saggezza, Consapevolezza .

Bellezza del Cosmo [2] pag.11

Con molte e svariate esperienze di quest'Unica Consapevolezza, molti veggenti hanno visualizzato nei loro cuori illuminati il segreto sovrano che soggiace all'affascinante Bellezza del Cosmo; la compassione per il genere umano li ha spinti a comunicare le loro visioni per mezzo del linguaggio umano, per far scaturire la sete di immergersi in quella Beatitudine, che è innata nell'anima umana. La Sapienza genera questa spinta nel cuore dei veggenti.

Al di là degli opposti [12] pag.17

Raggiunta la Suprema Sapienza, il più alto livello di Vidya, svanisce la distinzione tra gli "opposti" - fra spirito (atman) e materia (anatman), fra sapienza (vidya) ed ignoranza (avidya), fra sviluppo (vikasha) e decadimento (vinasha) -. I mistici e i saggi hanno raggiunto questo grado di Unità Suprema; la storia dei loro sforzi e delle loro vittorie è consacrata nella letteratura, per impulso della Sapienza. Al livello di tali saggi, è pericolosa tanto la conoscenza quanto la non-conoscenza, poiché essi sono consci dell'origine misteriosa e delle conseguenze di entrambe. Essi sono in grado di superare la morte per mezzo della non-conoscenza e di ottenere l'immortalità con la conoscenza.

La stanza pulita [1] pag.25

Il significato sublime di Vidya, il più alto Sapere, può essere afferrato da un individuo e può esser comunicato ad un altro solo se la mente pura proietta la sua luce rivelatrice.

sea

In una stanza tenuta scrupolosamente pulita non può entrare né un serpente, né uno scorpione, né un insetto velenoso. Essi si trovano bene solo nei luoghi sudici e bui. Per la stessa ragione la sapienza sacra non può entrare in cuori oscuri e sudici. Anzi, in questi luoghi trovano sede adatta genie velenose come quelle dell’ira.

Dalle tenebre alla Luce [2] pag.25

Se uno volesse ripulire il carbone del suo color nero, a che gioverebbero acqua e sapone? Non servirebbe neppure lavarlo nel latte. Il solo mezzo sarebbe quello di gettarlo nel fuoco, che lo trasformerebbe in un mucchietto di cenere bianca. Allo stesso modo, chi desidera distruggere le tenebre dell’ignoranza e il sudiciume dei desideri deve guadagnarsi la conoscenza dello Spirito, l’Atmajnana, che, in altre parole, è la conoscenza di Dio, il Brahman (Brahmavidya). Il buio può aver fine solo col soccorso della luce. Non possiamo vincere le tenebre aggiungendovi ancora più tenebre. La luce necessaria a distruggere l'oscurità interiore è Vidya. Essa procura l'illuminazione interiore, è il vero Yoga della Persona Suprema, di cui parla la Gita, la Conoscenza del Supremo, la Somma Scienza, la "Vidya".

Questo Yoga non può essere acquistato con danaro, né regalato da amici, né ordinato a qualche fabbrica o a qualche ditta. Dev'essere assimilato e conquistato da ciascuno per sé stesso con fede costante e devozione ardente.

La fede dei Santi [4] pag.26

Ramakrishna Paramahamsa, Jayadeva, Gauranga, Tukaram, Tulasidas, Ramadas, Kabirdas, Sarada Devi, Mira, Sakkubai, Mallamma 23 non si erano indottrinati con commenti critici e delucidazioni delle numerose scienze e testi scritturistici, eppure oggi sono venerati dai seguaci di tutte le fedi, dagli aderenti a qualsiasi credo, da popoli di tutte le terre. E’ evidente che la ragione sta nella loro incrollabile fede nell’Atman, acquistata per mezzo della purificazione della mente. Solo Vidya diede loro quella purezza e quella chiarezza.

I devoti della dea Menzogna [5] pag.27

Quelle sante persone dicevano quello che avevano in cuore, quello che precisamente avevano sentito e provato. Vedete invece quelli che oggi proclamano di possedere la Conoscenza (Vidya). Non è forse un fatto che neppure uno su un milione di essi dice veramente quello che ha in cuore? Una volta all'anno compiono riti di adorazione a Satyanarayana,24 a Narayana o Dio nella forma di Satya, la Verità; per il resto dell'anno, tutti i giorni, adorano Asatya-narayana, il dio della Menzogna. Il bisogno di erudizione oggettiva nasce da questo tipo di culto. Merita questo sapere di essere chiamato Vidya? No, giammai!

Le parole sterili dei dotti [11] pag. 30

Le parole del Paramahansa sono piene di somma saggezza, mentre quelle degli studiosi sono inzuppate di erudizione testuale. I teologi ambiziosi, che non hanno fatto altro che compulsare i sacri testi, corrono dietro ai soldi e non a Dio.

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I fiammiferi caduti in acqua non si accendono, quand'anche li strofinaste vigorosamente e, se li riponete con quelli asciutti, rovinano anche quelli. Lo stesso accade ai cuori inzuppati di desideri e progetti materiali.

Tutt'al più rigurgitano esortazioni come pappagalli, ma, nella migliore delle ipotesi, riescono ad avere solo degli ascoltatori, non dei praticanti, capaci di ascoltare i consigli, ma non di accettarli e metterli in pratica.

Conoscenza diretta e indiretta [12] pag.30

Ogni evento che accade nel mondo ha una sua causa specifica che l'ha determinato, e questa causa è la conoscenza. E’ ovvio che, in mancanza di cose da conoscere, non ci può essere conoscimento. La conoscenza stessa può essere di due specie: palese ed occulta, diretta (pratyaksha) e indiretta (paroksha), reale ed apparente. La conoscenza diretta (pratyaksha, aparoksha) si ottiene per mezzo diretto dei sensi e dalle parole di altri.( E’ la conoscenza esteriore, manifesta, evidente, Ndt).La conoscenza indiretta, occulta, latente (paroksha), la reale conoscenza, non conosce pluralismi; analizza e comprende le attrattive e gli oggetti che infestano la mente. Purifica la mente ed amplia la visione del cuore.

Liberazione e fusione [6] pag.45

Parvati si sottopose (vale a dire, sottomise la propria consapevolezza egoica) a penitenze durissime, al sole e alla pioggia, alla fame e al freddo, e così si trasformò. Alla fine Ishvara (Shiva) l'accettò come metà di Se Stesso! Ciò corrisponde allo stadio del progresso spirituale chiamato sayujya,45 la fusione in Dio. E lo stesso che dire moksha e mukti, 46 la liberazione e l'affrancarsi. In effetti, la Conoscenza divina (Vidya) implica umiltà, tolleranza e disciplina. Distrugge la superbia, l'invidia e tutti i difetti connessi. Una tale conoscenza o vidya è veramente atmica, spirituale (Atmavidya).

Il controllo dei sensi [12] pag.49

Una vita vissuta senza giungere a dominare i propri sensi non merita il nome di vita. L'uomo è dotato di molte capacità, ma se non le impiega a controllare e a dirigere convenientemente i propri sensi, gli anni suoi li ha sciupati tutti. Vidya, o la giusta educazione, aiuta l'uomo a riuscire in questo processo di controllo. Vidya conferisce Vinaya, l'umiltà: l'istruzione vera insegna ad essere umili. L'umiltà conferisce l'autorità per entrare nelle professioni, e questa autorità dà il successo; la persona che ha successo, ha i mezzi e l'animo per dedicarsi alla carità e ad una vita giusta; la vita giusta dà felicità in questa vita e nell'altra.

La Filosofia [1] pag.51

L'educazione deve determinare ed esplorare a fondo la natura e le caratteristiche della ricerca spirituale dell’Assoluto o sé Supremo o Paramatman, e deve ispirare la volontà di praticarla. Deve dimostrare la sua vera qualità manifestandosi come fonte di moralità, come espressione degli assiomi della virtù. La sua prova concreta è la Scienza Spirituale, Vidya: è la radice della fede in ogni Fede; prepara la mente umana ad apprezzare e ad accettare la Fede e dirige in questo senso la vita umana.. Ha preso anche il nome di Filosofia.

Conoscenza trascendente [2] pag.51

"Filosofia" significa "amore per la conoscenza", e la conoscenza è un tesoro di valore incalcolabile. L'istruzione è l'incessante ricerca della conoscenza, spinta dall’amore per il suo valore, non distolta dalle difficoltà che suscitano timori. Vidya è un tipo di conoscenza che vuol sondare al di là delle forme assunte dalle cose e dalle apparenze di cui si rivestono, per scoprire la realtà che sola le può spiegare. La Verità dev'essere conosciuta e vissuta; dev'essere visualizzata; questa è la funzione di Vidya.

Le tre nature dell'uomo [3] pag.51

Vidya è il fulgore che permea una vita piena. La vidya dell'Occidente si occupa soprattutto di concetti e congetture; in Oriente, essa tratta della Verità e del Tutto. Il principio ricercato da Vidya oltrepassa il campo dei sensi. L'uomo è una triade di corpo, mente e spirito (Atma); di conseguenza è formato da tre nature: l) una natura inferiore, animale; 2) una natura umana, piena di conoscenza del mondo e di abilità; 3) la vera natura dell'uomo, che è la natura divina, atmica. Vidya significa consapevolezza di questa terza natura e lo stabilirsi in essa.

Due tipi di conoscenza [1] pag.67

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L'essere umano è come un seme: come il seme germoglia in una pianticella e continua a crescere fino a divenire un albero, così l'uomo deve crescere e giungere al compimento.

Per raggiungere questa meta, deve dominare due campi di conoscenza. Il primo è la conoscenza del mondo, ossia la conoscenza riguardante tutto questo Universo manifesto; il secondo è la conoscenza dell'altro mondo, La prima di queste conoscenze procura i mezzi per guadagnarsi la vita (jivana upadhi);62 La seconda fa raggiungere la meta della vita (jivana paramavadhi) 63

Conoscenza del mondo e del fine [2] pag.67

I mezzi per la vita sono quelle cose che possono soddisfare le necessità giornaliere. Occorre acquisirli e farne provvista, oppure avere la possibilità di procurarseli quando servono. La conoscenza della meta della vita comporta indagini su problemi quali: Qual’è il fine della vita?", Chi è il creatore di tutto ciò di cui abbiamo conoscenza?", "Chi sono io precisamente, chi è questo io individuale e distinto?" Questa indagine sfocia nella rivelazione della meta.

Necessità di una disciplina [4] pag.68

Qual’è il modo più benefico di vivere in questo mondo per l'uomo?

La risposta è: vivere una vita regolata e disciplinata. La vera educazione deve insegnare all'uomo l’osservanza di questi limiti e di queste restrizioni. Sopportiamo grandi pene e duri sacrifici per acquistare la conoscenza del mondo. Seguiamo degli stretti regimi per sviluppare il fisico. Qualunque sia il nostro obiettivo, dobbiamo obbedire ad un codice di disciplina appropriato.

Il percorso della disciplina [5] pag.68

Quali sono precisamente i benefici di un pensiero e di una condotta disciplinati? Le norme e le regole sulle prime sono elementari: poi consentono di divenire consapevoli di ragioni che oltrepassano la portata dei sensi. In seguito, si può viaggiare oltre la portata della mente e financo oltre i confini più lontani di ciò che è raggiungibile da tutte le potenze racchiuse nel corpo umano. Infine, si prende coscienza e si sperimenta la Verità delle verità; che si è l'Uno, immanente in tutti, e in tutto il Cosmo. Quando si è ben stabiliti in questa fede ed in questa consapevolezza, si è pieni di Beatitudine.

Vantaggi di Vidya [6] pag.68

E’ questa la Vidya, la Scienza Suprema; questa è la conquista della vera Educazione, l'apice del miglior processo educativo. Nel corso di questo processo, Vidya fornisce molte istruzioni collaterali, come la configurazione di una società ideale, i migliori rapporti che si possano desiderare tra uomo e uomo, le più benefiche relazioni fra popoli, razze, nazioni e comunità, ed il miglior modo per svolgere la vita d'ogni giorno. Vidya impianta questi principi nel cuore, nella profondità che è necessaria per il progresso umano.

Forze distruttive e costruttive [15] pag.81

Ci sono molte forze distruttive al mondo, ma per fortuna ci sono anche, accanto ad esse, forze costruttive. Chi studia per avere la Sapienza (Vidya) non deve diventare uno che ha il culto delle bombe e della tecnologia76, ma deve diventare una persona attiva che ha il culto di Dio77 e dei mantra.78 L'autorità e il potere sono molto inebrianti; inquinano e avvelenano l'uomo fino a distruggerlo, sono forieri di sciagura. Solo Vidya può dar loro pienezza e fortuna.

Devozione, Distacco, Perseveranza [7] pag.89

Il vero fondamento per raggiungere la Consapevolezza del Divino o Assoluto universale (84) è il distacco.

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Anche in un piccolo edificio, le fondamenta devono essere stabili e forti perché non cada presto in macerie. Se vogliamo fare una ghirlanda, abbiamo bisogno di uno spago, di un ago e dei fiori, vero? Così, se vogliamo ottenere la Saggezza (Jnana) sono indispensabili lo spago della Devozione, l'ago del Distacco e i fiori della perseverante unidirezionalità.

Etimologia di Vidya [1] pag.117

Vid è la radice, aggiungendo alla quale il suffisso ya, si ottiene Vidya.

Ya sta per "che cosa", e vid significa "Luce". Quindi, "ciò che dà luce" è Vidya. Questo è il significato primario del vocabolo. Perciò è evidente che solo Brahma Vidya, la Scienza de Divino, merita di esser chiamata Scienza o Vidya.

Luce e tenebra [2] pag.117

Gli antichi ritenevano che la conoscenza fosse Luce, e l'ignoranza, tenebra. Poiché la tenebra non può coesistere con la luce, Vidya e Avidya (108) non possono stare insieme. Tutti coloro, perciò, che vogliono camminare sulla via del progresso, devono purificare la loro coscienza e illuminare sé stessi per mezzo della Conoscenza di Dio o Brahma Vidya.

I fiumi e l’Oceano [3] pag.117

La Gita, nel capitolo sul Vibhuti Yoga, ci fa sapere: Adhyatma-vidya vidyanam. Il Signore dice: "Di tutte le scienze Io sono l’Adhyatma Vidya, la Scienza del Sé" (BG x,32 )ossia la Scienza di Dio (Brahma Vidya). (109).

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Tutte le altre vidya o sistemi di conoscenza sono come fiumi; la Scienza dello Spirito (Adhyatmavidya) è l'oceano. Come tutti i fiumi trovano il loro compimento quando si immergono nell'oceano, allo stesso modo tutte le scienze (vidya) confluiscono nell'oceano della Scienza dello Spirito (Adhyatmavidya) come loro ultima meta. Ma non è tutto. Quando i fiumi si incontrano e si immergono alla foce nell'oceano, si separano dai loro nomi e dalle loro forme, e assumono il nome e la forma dell'oceano stesso. Così le varie scienze relative al mondo fenomenico rinunciano ai loro nomi e alle loro forme individuali quando giungono alla confluenza con l'immenso oceano della Sapienza divina (Brahmavidya).

La Scienza umana [4] pag.118

Vidya tapobhyarn putatma: "Per mezzo della Conoscenza e della Penitenza l'uomo si trasforma in un'anima pura". Si può ritenere che la Conoscenza (Vidya) abbia due aspetti: Bahya Vidya (111) o Conoscenza esterna e Brahma Vidya o Conoscenza di Dio. La prima è tutta la conoscenza che provvede all'uomo i mezzi per vivere; l'uomo può studiare molte materie, guadagnare titoli importanti, ottenere occupazioni sempre più elevate e riuscire a passare la vita senza preoccupazioni né timori. Questo tipo di vidya giova all'uomo, sia esso un capo di stato o un bracciante, qualunque sia il suo lavoro.

La Scienza divina [5] pag.118

La seconda, Brahma Vidya, è, d'altro canto, quella che dota tutti gli esseri umani della forza che li rende capaci di compiere con successo il loro dovere, il dovere che hanno verso se stessi. Essa segna la strada che conduce sia alla gioia nelle relazioni del mondo, sia alla felicità nella vita dell'aldilà e, per questa ragione, la Conoscenza di Dio (Brahmavidya) è di gran lunga superiore a tutte le conoscenze (vidya) che sulla terra sono a disposizione dell'uomo. Essa ha il potere divino di liberare tutti dalla schiavitù; la scienza umana (Bahya Vidya) non ha tanto potere. La Scienza divina (Brahmavidva) vi fa consapevoli del Sé Universale, dell’Assoluto, del Parabrahman. La vita penitenziale (tapas) vi dà la possibilità di immergervi in Quello. Vidya è il procedimento per acquisire conoscenza, Tapas è il conosciuto. La prima è indiretta,è il mezzo; e la seconda è la meta, il fine.

Conoscenza e Penitenza per essere maestro [6] pag.119

Il nome guru,(113) significa letteralmente "grosso", una grossa persona, ossia un "grande". Questo significa che il guru deve aver padroneggiato fino in fondo queste due fasi: Conoscenza (Vidya) e Penitenza (Tapas).

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Chi vuol lavare il sudiciume dei suoi panni, deve usare delle cose: sia l'acqua pulita, sia il sapone; chi tiene a pulire la propria mente dalle impurità che le si sono attaccate, deve usare l'acqua limpida della Conoscenza (Vidya) e il sapone della Penitenza (tapas). Solo con l'uso di entrambe è possibile avere ben puri i vari livelli di coscienza.

Nessun carro può andare solo con una ruota, nessun uccello vola con un’ala sola. Allo stesso modo, nessun uomo diventa puro e santo se gli manca la Conoscenza e l’Ascesi.

Rispetto incondizionato [3] pag.164

Dice ancora la Gita: Shuni chai va shvapake cha panditah sama-darshinah. Il colto, che ha imparato ad esser umile per mezzo della Sapienza (Vidya), deve trattare con la stessa compassione e con lo stesso rispetto la vacca, il bramino, l'elefante, il cane e colui che mangia la carne di cane. L'uguale compassione così manifestata si trasforma in bene generale per chi la riceve.

Universalità della visione indù [4] pag.164

Voler il bene di tutti è il segno di chi ha acquistato la Sapienza (Vidya). Occorre abbandonare la ristrettezza di vedute, che si limita alla propria comunità; la cultura indiana esalta la verità suprema, la visione della massima ampiezza e lo scopo della Scienza di Dio (Vidya), così come è espressa in India, è la propagazione di questo ideale. Nessun altro paese ha mai proposto alla sua gente un ideale altrettanto elevato, universale e benefico.

Nozionismo e Sapienza [5] pag.164

Oggi, il paese va incontro alla rovina, perché questo grande ideale è andato dimenticato. La Conoscenza di Dio (Vidya) è stata circoscritta goffamente e il sistema educativo e scolastico sta inquinando l'organismo della società con la sua grettezza e le sue deformazioni. Occorre dunque apportare al sistema dei cambiamenti radicali. Ma ciò che si apprende dai libri deve trovare conferma nella pratica e passare al vaglio di una concreta vita sociale, e soltanto allora è possibile raggiungere la comprensione della fratellanza fra uomo e uomo. Mediante questo sistema, la scienza nozionistica si trasforma in Scienza divina (Vidya). E’ impossibile acquisirla limitandosi a saper leggere, scrivere e far di conto.

Dhyana

DAI DISCORSI DI SAI pag.28

In questa sezione, abbiamo ritenuto opportuno presentare l’argomento "Meditazione”, estraendolo da alcuni discorsi pronunciati da Sai Baba in varie circostanze. Molte cose sono già state dette. Qui, tuttavia, più che avvalerci dell’andante latino "repetita juvant”, vorremmo porre l’accento sulla paziente amabilità di Svami, che, anno dopo anno, rinfresca la memoria di tutti, arricchendola con nuovi particolari e offrendo dei suggerimenti che sembrano avere persino connotazioni personali- Egli è a conoscenza di tutte le nostre difficoltà, obiezioni, neghittosità e negligenze. Questa Sua insistenza prova l’importanza che Egli attribuisce a questa pratica, quando in essa c’è vera devozione a Dio e non al ritualismo e ai suoi frutti- E poi, - diciamolo pure - dette da Lui le esortazioni, anche se ripetute, suonano sempre nuove e originali!

I1 frutto maturo - pag.28 -

La pace o la distrazione, la calma o l’ansia sono sempre il prodotto dei pensieri e delle azioni e dipendono dalle attitudini e dal comportamento tenuto sia in proprio che in società. Alcuni, che si affidano al processo di Dhyana, ossia ad una regolare Meditazione sul Nome e la Forma di Dio, sono in grado di acquietare le agitazioni del cuore e di aprire la via alla realizzazione interiore. Ma la Meditazione non dovrebbe vacillare od oscillare da un ideale all’altro, non va ridotta ad una meccanica formula da manuale, ad una schematica tabella di marcia per la respirazione a narici alterne o ad un insignificante fissare lo sguardo sulla punta del naso. E’ una rigorosa disciplina che controlla i sensi, la corrente nervosa e i voli della fantasia- Ecco perché si dice che la Meditazione è la valle della pace che si stende oltre un’immensa catena montuosa, le cui vette sono conosciute come i sei nemici: Lussuria, Ira, Avidità, Attaccamento, Orgoglio, Odio. Per raggiungere la pianura sottostante, bisogna scalare queste vette - Bisogna squarciare i veli, perché risplenda la luce. Si deve rimuovere la cataratta dagli occhi, per poter vedere la verità. Maya, ossia l’Illusione, è il nome di quella nebbia di ignoranza, che tormenta la mente, il cui unico anelito è tuffarsi nelle profondità del Sé. Questa bruma è l’intricato viluppo delle tre componenti qualitative, che turbano l’originaria serenità dell’Universo: il bianco, il rosso e il nero; il sattvico, il ragiasico ed il tamasico; l’inattaccabile, l’attivo e l’ottuso; il distaccato, il passionale e l’indolente. Il velo di Maya costituito da questi tre elementi dev ‘ essere o spazzato via o lacerato o sollevato, in modo che la Realtà possa rivelarsi. Il sentiero della devozione lo so11eva, perché Dio, che lo ha disteso, è pietoso. Il sentiero dell’azione lo lacera per mezzo dell’attività, che tende a scomporre la sua trama. Il sentiero della conoscenza lo spazza via, in quanto procede come se non esistesse realmente; lo ignora come parto della fantasia! E il velo scompare, dimostrando quanto siano validi quei sentieri. Alcuni negano l’esistenza di Dio, perché, a causa della miopia di cui sono affetti, non percepiscono la Sua Presenza; allorché un abile chirurgo corregge il difetto, possono vedere da soli l’evidente Onnipresenza della Sua Grazia e della Sua Maestà. L’amalgama dei tre guna, ossia delle tre qualità di cui abbiamo già detto, se spalmato come un unguento sulla chiara visuale, fa brancolare l’uomo, gli fa scambiare una cosa per l’altra e gli cela la verità, a cui attribuisce tutte le sfumature o gli orrori del falso . La mente è lo strumento interiore di cui si serve Maya per confondere e truffare. Sotto il suo influsso, la mente salta da un capriccio all’altro e non si arresta mai su ciò che ha raggiunto - Maya tiene la mente impegnata su oggetti esteriori, oppone resistenza al viaggio interiore dell’intelletto, al processo di autoanalisi e di autodisciplina. Ma, non appena l’uomo riesce, sia pure per poco, a svincolare la propria mente dalla sua presa per mezzo della Meditazione, si illumina la strada che incammina all’illuminazione finale. La Meditazione è la disciplina mediante la quale la mente si allena all’analisi interiore e alla sintesi. Il fine della Meditazione è l’Uno, in cui tutti gli “Io” si trovano riuniti nella forma più pura. Nella Gita l’Uno viene descritto con otto attributi: l) è cosciente del passato, del presente e del futuro; 2) è senza tempo fin dal Suo principio; 3) detta ogni legge; 4) è più piccolo del più piccolo corpuscolo; 5) è alla base di tutto; 6) è di forma inesplicabile; 7) è splendente; 8) è al di là delle tenebre. Scoprire questi attributi del Divino è un compito che può essere eseguito solo mediante una irriducibile Meditazione. La Meditazione, inoltre, deve andare di pari passo con il controllo dei sensi. I sensi bloccano la via che porta al paradiso, perciò, nessuno di essi dev’essere lasciato a briglia sciolta. Nei tempi attuali, alcuni divulgatori dello Yoga diluiscono le discipline insegnate predicando accanto alla Meditazione libertà assoluta per i sensi, perché temono, insistendo su doveri difficili, di perdere la loro clientela e i loro introiti! Lo Yoga è, per definizione, “Citta vritti nirodha”, cioè il dominio sul vagabondaggio della mente. In che modo si potrà praticare dello Yoga, se si lascia alla mente la libertà di giocare birichinate e trucchi di ogni genere? Essa trascina l’uomo nella selvaggia foresta dei desideri e lo tuffa nella ricerca dei piaceri esteriori. La prima lezione di Yoga consiste nella conquista di Kama, ossia del Desiderio. La Volontà deve essere foggiata come uno strumento per l’azione benefica e l’azione deve sottomettersi alla necessità di raggiungere la Saggezza, la quale conferisce in un batter d’occhio la consapevolezza della Realtà- Una mamma non può muoversi in casa per le sue faccende quotidiane, come lavare e cucinare, finché il bambino urla e piange nella culla- Prima deve farlo addormentare, così potrà dedicarsi ai lavori più importanti. Così pure voi dovete mettere fuori servizio la mente, prima di intraprendere il viaggio verso il regno al di là del dualismo.

Fate che il Nome di Dio sfolgori sempre sulle vostre labbra e nella vostra mente: ciò servirà a tenere sotto controllo le stravaganze mentali. Quando si mantiene accesa la lampada, l’oscurità non riesce ad offuscare l’ambiente circostante. Nella Gita si dice che se un morente recita la sillaba di Brahman, e cioè OM, mentre esala l’ultimo respiro, ottiene la grazia di riunirsi a Brahman. Ma soltanto chi si è abituato a ripeter costantemente quella sacra sillaba nel corso della propria vita può, con fiducia, pronunciarla nell’estremo istante. Una mera giaculatoria sul punto di partire non vi salverà: la OM finale deve essere il fiore che sboccia sul rampicante che si è avvinghiato a Dio per tutta la vita. Nella Gita questo viene chiamato “Rajavidya”, ossia la via regale al successo spirituale, ed anche “Rajaguhyam”, il mistero regale, un insegnamento che deve essere impartito dal maestro al discepolo, dopo lunghi esercizi preparatori, in un’atmosfera seria e sincera. Vyasa mise tutto questo in versi. La Gita spiega il processo di Dhyana mediante una chiara formuletta: “Mam anusmara yuddhya ca! “ Tienimi nella tua memoria e combatti! Si suggerisce di combattere la battaglia della vita con Dio che risiede quale auriga nella coscienza. Non è un’indicazione valida solo per Arjuna; è una direttiva per tutta l’umanità. “Fissa la tua mente su di Me e combatti! Io sarò la Volontà dietro la tua volontà, sarò l’occhio dietro il tuo occhio, il cervello nel tuo cervello, il respiro dentro il tuo respiro. La lotta è Mia, la potenza è Mia, le prove e i trionfi sono Miei, i frutti della vittoria sono Miei, l’umiliazione della sconfitta è Mia. Tu sei Me ed Io sono te”. Questo è il coronamento della Meditazione: identità, negazione di ogni differenza. ”Mam anusmara” nella memoria con Me, per sempre! Non fate distinzioni fra l’azione del Bhajan (canto sacro), quella del Bhojan (mangiare) e quella della Puja (adorazione di Dio). Tutte le azioni sono adorazione, perché il cibo è da Lui donato, da Lui consumato, per Lui mangiato, allo scopo di mantenervi in forze per Lui. Ogni attimo ha il suo valore, perché è Lui che lo dà, Lui se ne serve, Lui lo colma, Lui lo modella, Lui lo completa. Giacchè Egli è fuso in ogni vostro respiro, voi potete compiere l’impresa suprema di immergervi in Lui; ne avete la possibilità. L’Essenza divina (Atma) non può essere conseguita da chi è debole, non vi potete arrivare finché la fonte del potere non è in voi, finché voi stessi non lo sarete diventati completamente, finché rimarrete delle creature fragili, inadatte alla sublime avventura, questa possibilità vi sarà preclusa. “Mam anusmara”, lo “smarana”, il ricordo diventerà stabile solo quando sarete liberi dalle catene dell’invidia e del rancore. “ An-asuya”, senza tracce di orgoglio o invidia, malizia o odio, egoismo o presunzione. Questo è il modo di mantenere il cuore puro, perché Dio vi Si stabilisca. Il dolore vi ferisce perché credete di esservi meritata la felicità che non avete raggiunto; ma c’è un dispensatore imparziale di gioia e di dolore, che vi dà ciò che vi occorre,, non quello che desiderate. La sventura potrebbe essere un rimedio adatto a1la vostra salvezza, e i1 Misericordioso, l’Eterno, l’Onnisciente Iddio, conosce bene ciò di cui avete bisogno - Accogliete le sciagure e combattete la vostra battaglia armati della corazza del Ricordo Divino. Come tutti i fiumi corrono verso l'oceano, così lasciate che la vostra immaginazione sia tutta rivolta verso Dio - Il Dramma è Suo; la parte che si recita è un Suo dono; il copione è stato scritto da Lui; Lui decide i costumi e la scenografia, i gesti e lo stile, l’entrata e l’uscita. Sta a voi recitare bene la vostra parte e ricevere la Sua approvazione quando cala il sipario. Guadagnatevi il diritto di ottenere parti sempre migliori con la buona volontà e l’entusiasmo, questo è il significato e lo scopo della vita. Non siate troppo attaccati al mondo e non fatevi avviluppare dai suoi tentacoli. Tenete sempre a bada le vostre emozioni- L’onda agita solo lo strato superficiale del mare; sotto, in profondità, c’è calma. Anche voi sarete liberi dall’agitazione delle onde, se vi sprofondate nella vostra interiorità. Sappiate che molte cose non hanno valore durevole e possono perciò essere scartate. Tenetevi saldamente aggrappati alla sostanza solida. Usate la vostra discriminazione per discernere quale sia lo scrigno e quale il tesoro. Il "Pranavajapa”, ossia la recitazione della OM e la contemplazione di quella mistica sillaba, vi servirà a calmare le onde ruggenti. OM è la somma di tutti gli insegnamenti vedici su Dio e di tutti i sistemi di culto alla Divinità: “OM ithi ekaksharam Brahma” - OM, quell’unica sillaba è Brahman! OM si compone di tre suoni: A, che parte dalla regione ombelicale; un che scorre attraverso la gola e la lingua; M, che va spegnendosi sulle labbra chiuse- Deve essere pronunciata in crescendo, il più lentamente possibile, diminuendo lentamente, fino a che dopo la M rimarrà l’eco del silenzio ripercossa nella cavità del cuore. Non eseguitela a strappi, adducendo che il vostro respiro non resiste più a lungo. Resistete finché riuscite ad esaurire l’inspirazione e l’espirazione con il silenzio che ne segue. Questi momenti rappresentano gli stati di veglia, di sogno e di sonno ed il quarto stato ‘ quello che va oltre i tre. Rappresenta anche il fiore dell’individualità che cresce e diventa un frutto pieno del dolce succo della propria essenza interiore, ed infine si stacca dall’albero.

(SSS VII, 264-270)

Quelli che Dio ama di più

LEZIONE N. 1

1 - pag.17 DIVERSI TIPI DI CONOSCENZA

Incarnazioni dell'amore,

Solo con il vero Amore, <<Prema>>, potrete ottenere la vera felicità e la vera pace. Questa parola di Sai è un fiume d'amore che scorre per voi: se volete l'Amore dovete amare>> . Nel mondo ci sono diversi tipi di conoscenza: la musica, la letteratura, la scultura, la pittura, la danza ecc.. Esse fanno parte della conoscenza cosiddetta <<secolare>>. Ma esse non danno all'uomo vera pace e vera felicità: le regole di grammatica non gli serviranno molto quando arriverà l'ora della sua morte! Al contrario, la conoscenza del <<sé>> che è la conoscenza di <<Brahman>> (Dio) gli farà vedere l'unità nella Diversità, lo farà immortale e gli potrà dare eterna pace. La <<adhyatmica jnana>> è la conoscenza che conferirà questo sapere divino: la base di tale conoscenza è la purezza della mente. Con la buona condotta, la associazione con brava gente (sath-sanga) con atti fondati sul discernimento fra ciò che è temporaneo e ciò che non lo è, fra ciò che è benefico per il progresso spirituale e ciò che non lo è, potrete purificare la mente. Sath-Karma sono le attività <<sacre>> che svolgono coloro che leggono ed insegnano il contenuto dei <<sacri testi>>. Una persona potrà essere un grande <<pandit>> (erudito) o un eccellente educatore, ma non potrà mai diventare omnisciente. Soltanto la conoscenza di Dio potrà dare questa Omniscienza e rimuovere la pena dal suo cuore, pena che non potrebbe altrimenti, essere trascesa. L'<<atma vidya>> (la conoscenza del Sé) vi farà trascendere tutta la miseria e vi conferirà tutta la gioia ed inoltre sarete benedetti! Tutti posseggono il titolo per ottenere questa conoscenza. Con la conoscenza <<secolare>> l'uomo può diventare famoso e soddisfare tutte le sue aspirazioni, ma con la conoscenza del <<Brahman>> diverrà meritevole della Grazia Divina e sperimenterà la gioia suprema.

La casta, il credo, il colore non sono importanti. A che casta apparteneva <<Valmiki>>? In quale villaggio era nato <<Nandana>>? Qual'era la ricchezza di <<Kuchela>>?(l) Il Signore Krishna diceva che: <<I devoti che Mi servono e che mi amano Mi sono cari!>>.La filosofia dell'amore ha un posto importante nella vita umana. Per dare valore alla vita l'uomo dovrebbe avere fiducia in se stesso. Diceva Vivekananda: <<Fede in noi stessi è fede in Dio: questo è il segreto della grandezza!>> Gli esseri umani, quindi, dovrebbero anzitutto sviluppare la fede nella loro Divinità. La conoscenza <<secolare>> fornirà loro cibo e vestiti, ma la conoscenza di <<Brahman>> farà realizzare la realtà.

1 - pag.35 PRATICA, MEDITAZIONE, CONOSCENZA

Le attività ed i metodi seguiti dai <<sadhakas>> (aspiranti) e dai devoti per raggiungere la meta suprema sono indicati nella Bhagavad Ghita. <<Dhyanam>>, la meditazione, è uno di tali processi. Con esso il devoto pensa al Signore e diventa, in seguito, <<uno>> con l'oggetto dei suoi pensieri. La parola <<dhyanam>> deriva dalla parola <<daivichintanam>> che vuol dire <<Ricordare il Signore>>. Pensare al Signore ora e ad un'altra cosa dopo, non è meditazione. Meditazione significa pensare sempre al Signore, in tutte le circostanze. Praticare è un processo continuo e costante associato con il tempo, le circostanze e l'oggetto; la meditazione trascende l'elemento tempo ed altri fenomeni. Meditare è quindi superiore al praticare. La conoscenza invece è considerata superiore alla meditazione ed è associata all'inchiesta. La conoscenza vuol dire inquisire sulla natura dell'oggetto. Lo stadio più importante da raggiungere è quello della pace suprema che si ottiene gradualmente, passando attraverso differenti stadi. Il precedente commentatore della Ghita, ha detto che il sacrificio <<thyaga>> è indicato dalla Bhagavad Ghita come la via più facile per raggiungere tale stadio.

3 - pag.62 LA CONOSCENZA (Jnana)

Come è possibile acquisire tale conoscenza? (La conoscenza dell'atma). Attraverso una costante pratica, (abhyasa), la pratica è necessaria in ogni cosa: leggere, scrivere, mangiare, ogni cosa si acquisisce con la pratica. Se dall'inizio faremo pratica potremo raggiungere lo stadio finale della conoscenza. Ci sono due tipi di conoscenza: una si riferisce alla sfera spirituale e l'altra alla sfera materiale. Fare l'inchiesta sulla natura di un oggetto particolare è conoscenza ordinaria, mentre la spiritualità si riferisce alla comprensione del principio trascendente che sta dietro ogni cosa creata. Senza tale saggezza, che deriva dalla Spiritualità, non è possibile acquisire la conoscenza del mondo e tutte le buone attività svolte con il corpo, sono parte del processo per acquisirla. Senza il corpo non è possibile compiere nessuna attività. Il corpo è lo strumento che deve essere usato per svolgere azioni utili al prossimo.

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Per far capire questo concetto ai giovani possiamo presentarlo in un altro modo. Siamo andati ad un pic-nic in un certo posto ed abbiamo portato con noi tutto il necessario per cucinare. Arrivati sul posto abbiamo incominciato i preparativi. Anzitutto siamo andati a prendere tre grandi sassi per metterci sopra la pentola, poi abbiamo messo l'acqua nella pentola ed aggiunto il riso, ed infine abbiamo acceso il fuoco fra i tre sassi che sostengono la pentola. Qual'è il significato di questo fuoco? Con questo fuoco noi dobbiamo cucinare il riso che è nella pentola. Supponiamo di non avere il supporto per la pentola, ne la pentola; cosa sarebbe successo se avessimo messo il riso direttamente sul fuoco? Non avremmo certamente potuto mangiare! Il calore sulla pentola viene trasmesso all'acqua, dall'acqua al riso che è perciò bollito. Allo stesso modo, nella foresta della esistenza stiamo cercando il <<bliss>> {beatitudine sempiterna) che può essere paragonata al cibo. Questi tre sassi sono le tre qualità di base: <<rajas>>, <<thamas>> e <<satwa>>. Il nostro corpo è la pentola, i nostri desideri sono l'acqua, le nostre aspirazioni sono il riso ed il fuoco è la saggezza. La saggezza deve essere applicata al corpo ed attraverso esso ai sentimenti e quindi ai nostri desideri che a loro volta ci faranno raggiungere <<l'atma-jnana>> {la conoscenza dell'Atma). E’ impossibile avere questa conoscenza direttamente dal cuore. Attraverso il corpo ed attraverso i nostri buoni sentimenti dobbiamo distruggere e bruciare i nostri desideri.

Il corretto significato di meditazione è il <<graduale e lento controllo dei propri desideri>>. Se controlliamo gli organi dei sensi ed i desideri, ci sarà possibile lavorare senza desiderare i frutti in modo naturale ed automatico. Non è possibile per nessuno sacrificare i frutti del proprio lavoro. Ogni tipo di lavoro è portatore di frutti. E’ detto nella Ghita: <<I frutti ci saranno ma non lavorate per essi, considerate il lavoro come un dovere!>> Incidentalmente alcuni desideri vengono e disturbano il nostro dovere ma non vi è nulla di sbagliato nell'accettarli. La Ghita non ha detto che dovete abbandonare le azioni o che l'azione non porta frutti. La gente che non ha capito correttamente il significato di <<sacrificio dei frutti della azione>> finisce per sacrificare l'azione stessa, ma fino a quando è possibile sacrificare l'azione? Fino a quando necessita il fuoco? Una volta cotto il riso il fuoco non occorrerà più, così dobbiamo compiere il nostro dovere fino a quando non sapremo riconoscere il segreto del lavoro e del sacrificio. L'amore è la chiave per ottenere la saggezza e per poter sacrificare i frutti dell'azione. Si dice che il carattere ed il buon comportamento riflettono ed annunziano la Verità. La pace e la rettitudine non sono due cose separate, esse sono essenziali e dipendono dall'amore: quando l'amore entra nei pensieri diventa Verità, quando si manifesta nell'azione diviene <<dharma>> o rettitudine, quando è capito diventa pace, perché il suo vero significato è pace. Praticando l'amore si pratica il dharma, pensando all'amore si pensa alla Verità che, a sua volta, è non-violenza.

Ghita Vahini

2 - pag.47 <<Jnana yoga>> o lo <<yoga>> della conoscenza

Krishna volle che Arjuna imparasse quelle tre lezioni e non soddisfatto di ciò gli disse che <<jnana>> è il fine ultimo e la vittoria sul karma. "Jnana" è il tesoro da conquistare con l'umano sforzo per purificare la mente ed ottenere la grazia di Dio. "jnana" (beatitudine), ma è la sede stessa della beatitudine. Quindi lo iniziò nel sentiero della conoscenza, il sentiero di <<jnana>>. Il soggetto è trattato fino al 5° capitolo. <<Jnana yoga>> splende come un prezioso gioiello in mezzo agli insegnamenti della Bhagavad Ghita. Krishna dichiarò: <<Nahi jnanena sadrisam pavithramiha vidhyathe>> (niente è più sacro della conoscenza). Anche dopo, nel 7° capitolo, Egli disse: <<Jnani wathmaivame matham>> (considero lo <<jnani>> come me stesso). L'eccellenza dello <<jnana yoga>> è stata sottolineata anche in altri contesti della Ghita. Ecco perché lo <<jnana yoga>> è considerata la più fruttifera di tutte le discipline spirituali (<<sadhana>>). Tutte le <<Sastras>> trovano il loro fine ultimo nella <<jnana>> (conoscenza).<<Dhyanam>> (la meditazione) è considerata la contemplazione della <<jnanasvarupa>> cioè della forma della conoscenza che è la natura reale di ciascuno. Tutti sono in voi e voi siete in tutti. Dovete avere questa convinzione fissa nella vostra coscienza per mezzo dell'analisi, della discriminazione e della esplorazione intellettuale. Dovete isolare e congedare dalla coscienza le impressioni dei sensi, della mente, dell'intelligenza, ecc. Queste non hanno niente a che vedere con l'atma che voi siete. L'atma è intoccata da qualsiasi soggetto ed oggetto. Anche se i sensi, la mente, l'intelligenza, ecc., sono inattivi quella inattività non toccherà l'atma! Sapere che l'atma è una tale entità inattaccata ed intoccata è il segreto di <<jnana>>. Ogni singolo atto dovete compierlo con questa conoscenza come sfondo. Quella consapevolezza dell'<<atma>> vi guiderà in entrambi quei sentieri, quello esterno e quello interno, la <<pavritti marga>> e la <<nivritti marga>>. Essa non ostacolerà l'azione, ma le conferirà scopo e significato; costruirà la fede ed una vita morale. Porterà l'uomo nel reame della libertà lungo il cammino del <<nishkama karma>>, la rinuncia ai frutti delle azioni e non della rinuncia all'azione. Per diventare liberi, <<jnana>> è la diritta via. Per tanto essa è detta incomparabilmente sacra. Ne consegue che la ignoranza è la cosa più indegna ai mondo.<<Vedi l'universale nel particolare ed il particolare nell'universale, questa è l'essenza di <<jnana>> disse Krishna. Ogni <<kshethra>> (corpo) conosce un solo <<kshthrajna>> (abitante), l'<<atma>>, te stesso, il tuo proprio <<sé>>! Conosci questo e diventa uno <<jnani>>. Realizza che l'<<atma>> è <<Paramatma>> (l'anima è Dio), questo è <<vijnana>> la conoscenza superiore>>. Krishna che è omnisciente iniziò ad insegnare questo <<yoga>> ad Arjuna per togliere ogni dubbio dalla sua mente. <<Arjuna! Ho insegnato questo sacro ultimo <<jnana yoga>> a Surya (il sole). Poi da una generazione all'altra l'ho insegnato a Manu e Ikashvaku e da loro ai rajarshis (saggi dell'antichità). Si perse, e quindi Io venni affinché questo <<yoga>> eterno fosse restaurato nel mondo. Non avrete mancato di notare la contraddizione fra lo <<jnana yoga>> che si dice eterno o sempre esistente e la dichiarazione che si è perso. Ovviamente tale dichiarazione non fu fatta senza discernimento. L'indistruttibile appare qui come <<distrutto>>. E’ chiamato indistruttibile o <<avyay>> per due ragioni: la sua origine sono i Veda che sono immortali e fu dimenticato perché durante secoli fu negletto e non praticato. Egli quindi sparì, fu perso alla vista e declinò. La dichiarazione non vuol dire altro' . Riportarlo alla vita, rimetterlo di nuovo in uso, e non crearlo ab initio! <<Perso alla vista>> è il senso nel quale la parola <<distrutto>> è usata. Il Signore non concepirà mai una cosa che soffra la distruzione.

1 - pag.73 Lo <<jnani>>

Arjuna! Solo colui che vede chiaramente e sa distinguere il <<karma>> dall'<<akarma>>, può essere chiamato <<pundit>>. Se si è solo riempito la testa con i libri, non può chiamarsi <<pundit>>. Il <<pundit>> deve avere un intelletto capace di afferrare la verità. Quando tale visione della verità è ottenuta, il <<karma>> diventa innocuo e non produce effetti. Il fuoco della conoscenza ha il potere di bruciare e consumare il <<karma>>. Certuni dicono che lo <<jnani>> deve per forza soffrire le conseguenze del <<prarabdha karma>>.(1) Ma questa è la conclusione loro e non quella dello <<jnani>>. Se lo si osserva, può sembrare stia raccogliendo i frutti del <<karma>> passato, ma egli in effetti non ne è assolutamente toccato. Chiunque dipende dagli oggetti per essere felice, o persegue i piaceri sensoriali, chiunque è motivato da impulsi e desideri, è obbligato dal <<karma>>.Ma coloro che sono liberi dai desideri ed impulsi non possono essere affetti dalle tentazioni del suono, del tocco, della forma, del sapore, del profumo e di altre attrazioni dei sensi. Essi sono i veri <<sannyasin>>. Lo <<jnani>> è felice in se e non ha bisogno di dipendere da qualcosa fuori di lui. Egli svolge il <<karma>> nell'<<akarma>> e l'<<akarma>> nel <<karma>>. Egli può essere occupato in attività dalle quali non ne è toccato minimamente perché non desidera i loro frutti. Ti chiederai come ciò sia possibile, ascolta: egli è sempre contento perché non ha il sentimento di essere colui che agisce. Qualunque cosa gli accade, buona o cattiva, egli è sempre felice perché è convinto che la volontà del Signore debba prevalere. La sua mente è ferma, risoluta, ed è sempre esultante. La mancanza di contentezza è il segno dell'<<ajnani>>, dell’ignorante. I pigri che abbandonano le <<Purusharthas>>(2) come possono essere felici in ogni circostanza? La contentezza è il tesoro dello <<jnani>> e non può essere dell'<<ajnani>> che accumula un desiderio sopra l'altro, fa progetti e perpetuamente si preoccupa, con il cuore infiammato dalla cupidigia. Lo <<jnani>> non è dominato dalla dualità della gioia e della pena, della vittoria e della sconfitta, del guadagno e della perdita. Egli tiene lontano l'odio al quale non permette di avvicinarsi. La forma e la natura dell'atma, entrambe, glielo impediscono. Egli è influenzato solo dall'atma, che non ha ne nascita ne morte, fame o sete, dolore o illusione. La fame e la sete sono qualità del <<prana>>, la nascita e la morte sono caratteristiche del corpo, il dolore e l'illusione riguardano la mente. Pertanto, Arjuna, non dare importanza a loro, conosci te stesso come <<atma>>, abbandona ogni illusione e distaccati. Sii come la foglia del loto nella palude del <<samsara>>,(3) non sporcarti con il fango intorno. Sii nel mondo, ma non del mondo. Non essere come la carta assorbente che si macchia con qualsiasi cosa con la quale viene in contatto. Fai l'<<abisheka>> all'<<atma-lingam>> con le acque pure della tua <<chittavritti>> (impulsi mentali) purificata.(4) Quando la mente va in una direzione ed i sensi in un'altra, una persona doppiamente si confonde. Pertanto tieni l'attaccamento lontano da Te. Quando questo è fatto, qualunque cosa tu faccia diventerà sacrificio, <<yajna>>. Qualunque parola pronuncerai diventerà un santo <<mantra>>, ovunque poserai i tuoi piedi, quel luogo diverrà sacro>>.

2 - pag.81 La conoscenza cancella meriti e demeriti

Il Signore che è l'incarnazione dell'amore, realizzò la sincerità del discepolo e valutò i suoi raggiungimenti, e quindi gli spiegò dettagliatamente la gloria ed i vantaggi della conoscenza dell'atma. <<Kauntheya>> disse: <<Per mezzo di <<jnana>> puoi vedere in te stesso ed in Me tutte le cose. La dualità e la conseguente illusione sparirà come le tenebre spariscono all'apparire del sole. Arjuna! Io conosco il tuo passato e le tue esperienze. La tua nascita non è stata una nascita comune, tu sei nato con una eredità e con dei compiti divini da svolgere. Io solo sono cosciente di ciò e nessun altro, poiché non lo sai, ti condanni come un peccatore che uccide parenti ed amici, maestri ed anziani. Anche se tu avessi peccato, non sono forse salvati anche i peccatori? Il pentimento è sufficiente a trasmutare il peccato in santità. Il Signore misericordioso accetta la contrizione e risponde con la sua benedizione. Guarda Ratnakara che peccò sino al momento in cui la saggezza albeggiò e divenne un santo attraverso il suo pentimento. Egli divenne il Saggio Valmiki. La sua storia è la prova del valore della contrizione. Potresti domandarmi: se uno è libero dagli effetti del peccato perché non anche dagli effetti del merito? Perché se uno è libero di abbandonare i meriti non deve altresì essere libero di abbandonare i demeriti? Le fiamme dell'incendio della foresta riducono in cenere ogni cosa capiti sulla loro strada. Così la potente conflagrazione di <<jnana>>, la conoscenza, consumerà e distruggerà tutti i peccati e tutti i meriti>>.

5 - pag.99 La caratteristica dello jnani

Oggi ogni sorta di individui si fa chiamare <<jnani>> senza sapere nemmeno che, per essere tali, occorre avere determinate caratteristiche. Ciò che fa uno <<jnani>> autentico è l'esperienza di questa verità: <<Vaasudevasarvamidam>> cioè <<Vasudeva (Dio) è tutto questo>>. La costante assimilazione di questa esperienza è il segno distintivo dello <<jnani>>. Per <<Vaasudeva>> si deve intendere <<Colui che ha fatto di ogni creatura vivente la sua dimora>>. Solo colui che percepisce il Signore in tutti gli esseri ha il diritto di chiamarsi <<jnani>>, gli altri lo sono solo di nome. Cos’è esattamente la conoscenza?

E’ conoscere ciò per cui tutte le altre cose vengono conosciute e che permette di fare a meno di ogni altra conoscenza. Ecco lo stadio che lo <<jnani>> raggiunge. Coloro che hanno imparato a memoria qualche slokas, hanno sfogliato qualche libro velocemente, o hanno, dall'alto delle tribune, fatto discorsi altisonanti, mostrando la loro orgogliosa erudizione piena di frasi complicate (come il prestigiatore con le sue palle di cotone) rigettando ciò che in principio avevano masticato, non possono definirsi <<jnani>>. Molti oggi si danno le arie di <<jnani>>, vestono l'abito <<ocra>>, ma il loro cuore è come quello dell'orso. Le comuni pietre possono forse splendere come gemme? Solo i pazzi si lasceranno ingannare da chi non sa distinguere le une dalle altre. Sri Krishna dichiarò che il Re dei <<mantra>>, <<Vaasudevasarvam>> nella Ghita, fu dato per smascherare quegli pseudo-jnani di cui egli anticipò la apparizione. Quel mantra è sufficiente per salvare tutta l'umanità. Fu il dono indiretto di Krishna al mondo. Consideratelo come tale e concentratevi su di esso e sul suo significato. Esso è il bene più elevato e la più alta meta. Quelle poche lettere possono rendere la vita umana degna di essere vissuta. Molti si sono autodefiniti <<mahatma>>, <<jagadguru>>, <<bhagavan>>, <<paramhamsa>>, <<jnani>>, <<thyagi>>, <<aananda>>, ecc... senza aver fatto l'esperienza interiore di quegli appellativi. Molti ciarlatani sfortunatamente hanno credito presso tanti, ma nessuno ha mai conferito loro il titolo di <<jnani>>. Essi se lo sono dato da soli e lo portano come una bella piuma per attirare l'attenzione. Essi non sono genuini ed il loro prestigio svanisce velocemente. Esteriormente sembrano <<sannyas>>, ma interiormente non sono che <<athyas>> (pieni di desideri). La forma esterna sembrerebbe <<yoga>>, ma interiormente essi sono <<roga>> (malati). I loro nomi parlano di <<ananda>>, ma essi errano come vagabondi.

Le loro parole sono di miele, ma i loro atti sono stupidi e vuoti. Un capofamiglia, intento ai suoi doveri, è molto più elevato spiritualmente di quella specie di monaci e yoghi. La causa principale del declino della cultura indiana, delle sue tradizioni e della sua dirittura morale, dipende dal male che compiono quei ciarlatani. E’ per questa ragione che la fede in Dio è quasi scomparsa! Essi consigliano <<thyaga>> o il sacrificio e la penitenza, mentre desiderano <<bhoga>> o il soddisfacimento dei piaceri dei sensi. Essi glorificano la moralità, ma le loro azioni sono ispirate dall'odio. Quel comportamento mina le radici vere del <<sannyasa>> (monachesimo indù). Essi vanno direttamente verso la rovina! Non esiste rapporto fra ciò che dicono e ciò che fanno, nessuna traccia di verità. Il padre di famiglia è molto più vicino alla verità alla quale aspira più o meno tenacemente. Molti di loro sono senza odio, hanno il cuore puro, seguono il cammino della moralità e della virtù. Ma gli <<thyagi>> e gli <<joghi>> del giorno d'oggi sono pieni di odio e di desideri, e finiscono per cadere nella trappola da loro stessi tesa. L'egoismo, l'invidia, l'esibizionismo, sono gli elementi che conducono il sadhaka a porre fine ad ogni suo sforzo spirituale. I ricercatori spirituali ed i devoti devono essere vigilanti e tenersi lontano da questi tratti indesiderabili e dovrebbero invece crescere nella contemplazione della Gloria di Dio, nella pratica della moralità, ed avere sete di beatitudine. Una volta conosciutala potranno condividerla con il mondo ed inaugurare la pace mondiale e la prosperità. Krishna fece riferimento ad un tale tipo di <<jnani>> quando disse che il mondo brillerà in tutto il suo splendore grazie agli <<jnani>>. Un uomo senza la conoscenza è come una casa senza luce.

1 - pag.103 La conoscenza è di due tipi

Nahi jnanena sadrsam>>: Niente può eguagliare la conoscenza <<jnana>>? Che cos'è <<jnana>>. E’ ciò che vi aiuta ad attraversare l'oceano chiamato <<samsara>> (la vita). Vi sono due tipi di conoscenza: la prima è la conoscenza oggettiva (vishayajnana) e la seconda è la conoscenza integrale o <<a-bhedajnana>>. Il primo tipo di conoscenza è la conoscenza del mondo, il secondo è la conoscenza dell'identità di <<Brahma>> con l'<<atma>> che è chiamata <<aabheda>> o indifferenziata o <<jnana>>, integrale. Quest'ultima <<jnana>> non è funzione dell'intelletto o buddhi, ma qualcosa che va oltre e che testimonia anche le sue attività. Essa distrugge l'illusione di questo flusso costante, erroneamente considerato come la realtà, e rimuove la paura dal cuore dell'uomo, rivelandogli <<Brahman>>, la sua identità con lui e con tutte le cose. Questa è la vera <<jnana>> o <<samyak jnana>> o <<sameepa jnana>>, o la conoscenza più vicina. Vi sono due strade che portano l'uomo ad avvicinarsi a questa <<abheda jnana>>, una è interiore e l'altra è esteriore. Quella esteriore è il <<nishkama karma>> cioè: compiere attività (karma) senza attaccamento per i risultati, come dedica al Signore. Il sadhana interiore invece è <<dhyana>> e <<samadhi>>. Nella terminologia vedantica questo è chiamato <<nididhyasana>>. Ascoltare e meditare su ciò che avete sentito sono le basi di questo <<nididhyasana>> o concentrazione. Senza di esse, <<dhyana>> è di difficile acquisizione.

Questo è il significato di ciò che si chiama <<atma samyana>>, il controllo dei sensi, il distacco dal mondo oggettivo sensoriale della mente. Questo è il fine della vita: conoscere il <<Paramatma>> ed ottenere la liberazione. Non esiste per l'uomo un secondo scopo, egli è nato non per costruire case, accumulare ricchezze, avere una famiglia numerosa, possedere titoli ed aspirare ad alti gradi nella scala sociale; la sua grandezza non dipende da tutto ciò. Il successo più grande che può avere una vita è quello di conquistare la beatitudine sempiterna, la permanente fuga dal dolore e dalla agitazione mentale.

4 - pag.106 Brahman è sath, cith, ananda

Approfondiamo un poco questo concetto. Le Sastra descrivono <<Brahman>> come <<sath-cith-ananda>>. Questo è il modo di definirlo in termini vedantici, è anche descritto come <<asthi-bhaathi-priyam>> . Le due condizioni sono le stesse? Oppure vi è qualche differenza?

<<Sath>> significa ciò che persiste nel passato, nel presente e nel futuro. Lo stesso significato si dà alla parola <<asthi>>. <<Cith>> vuol dire ciò che è conscio di ogni cosa e lo stesso significato è dato alla parola <<bhaathi>>, <<Ananda>> significa sorgente infinita di gioia e <<priyam>> ha pure lo stesso significato. Questi tre sono in ogni essere umano come in ogni bestia ed in ogni uccello. Prendete il primo di questi, <<sath>> e ciò vi apparirà chiaro. Il corpo è soggetto, presto o tardi, ad essere distrutto. Tutti lo sanno, nessuno ignora questo fatto elementare. Purtuttavia tutti paventano la morte! Nessuna le dà il benvenuto ma anche se cercate di evitarla dovete incontrarla un giorno o l'altro perché tutto ciò che è nato deve morire. Eppure, nessuno vuol morire! Qual è la ragione di questo paradosso? Che cosa non accetta la morte? Che cosa muore? Che cosa è lasciato e che cosa rimane? La risposta è: il corpo muore, il corpo cade, ciò che non muore è l'atma. E’ una illusione credere di morire. L'atma non ha connessione con la nascita e la morte. Il corpo esperimenta la morte, l'atma che è <<nithya>>, <<sathya>>, <<nirmala>> eterna, vera, pura non muore. Voi siete l'atma a cui non piace morire. Questa è la verità. Voi siete <<sath>> (verità), la vostra natura è <<sath>>. L'atma è il figlio dell'immortalità non il <<deha>> o il corpo. L'atma è il <<sath>> e non il <<corpo>>. Voi siete <<sath>>: l'atma, la entità che non muore.

L'atma è in ogni corpo e, pertanto, tutti gli esseri sentono la forza di quella <<sath>> sotto forma di esistenza eterna. Ora prendete il secondo punto: <<cith>>, la forza che spinge a conoscere ogni cosa che appare alla coscienza. Essa si chiede: <<Che cosa è questo? Come può succedere quello?>>. Il numero di coloro che riescono a sapere è forse molto basso, altri hanno solo il desiderio e non la intelligenza di persistere e conquistare la conoscenza, ma ciò non fa alcuna differenza, il fatto essenziale è la sete, l'impulso.

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Ad esempio, quando andate al mercato o ad una mostra, se prendete un bambino con voi, noterete che egli non si sofferma solo a guardare le cose che vede intorno, ma continuamente chiederà cos’è questo, cos'è quello! Le domande non cesseranno anche se sono cose di cui non ha bisogno o che non è in grado di capire. Considerate l'intimo significato di questa fame di conoscenza. Essa è la <<cith-sakthi>> che esprime se stessa.

La sua natura non è fermarsi o abbandonare il campo prima che la conoscenza sia conquistata. La sua fame si manifesta sotto forma di un fiume di domande. La <<chith-sakthi>> è autorisplendente e quindi ha il potere di illuminare anche cose inerti.

Ecco perché queste qualità risplendono nell'uomo e gli evidenziano le altre cose. Questa è la prova che nell'uomo vi è il principio dell'intelligenza o <<chit-sakthi>>.Ora passiamo al terzo punto: <<anandam>>.

Anche le bestie e gli uccelli ricercano la gioia naturalmente senza essere spinti o convinti. Nessuno di loro vuole la sofferenza, anzi, fanno ogni sforzo per evitarla, o, quando è inevitabile, farla cessare. Quanto all'uomo, nessuna ulteriore spiegazione è necessaria. Egli ricerca sempre una gioia ininterrotta in tutte le sue attività. Mai, in nessun luogo, in nessun stadio della sua vita desidererà la pena. Egli, attraverso il culto, i bhajans, con voti e riti, pellegrinaggi ed offerte per acquisire meriti spirituali, prega per la gioia e la felicità per se stesso e per i suoi. Anche i malati vorrebbero che il dottore prescrivesse medicine piacevoli. Che cosa è la radice di questo desiderio? L'uomo è fondamentalmente per natura felice, <<sukha-swabhava>>. La gioia è la sua vera personalità. Egli è atma! La felicità è la natura dell'atma! Perché nessuno si sorprende quando siete felici? La sorpresa nasce solo quando vi accorgete di qualcosa che non c'era prima. Ciò che vedete ogni giorno non vi incuriosisce. La curiosità nasce solo quando qualcosa di non naturale accade.

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Per esempio, prendete un bambino nella culla, egli ride gioioso ascoltando il tintinnio delle campanelle o del giocattolo o per qualche altra sensazione piacevole. Nessuno si preoccupa per lui! Nessuno perde la propria pace mentale per quello! Ora, se il bambino sta giocando e ridendo ed incomincia a frignare e gridare, tutti si precipiteranno vicino a lui per scoprire la causa del suo pianto. Nessuno cerca di capire la ragione della felicità del bambino, ma solo la causa della sua pena.

Questa è l'esperienza di tutti coloro che si occupano di bambini. Perché? Perché l'<<ananda>> o la gioia è la natura, mentre la sofferenza non è naturale ed è contraria alla sua intima essenza. E questo non è tutto; c'è qualcosa di più! Prendiamo un altro esempio dall'esperienza. Quando qualche amico o parente è felice, non gli chiedete il perché, lo ignorate e non lo assillate con domande. Quando invece soffre ed è infelice, allora incominciate a preoccuparvi. Perché? La felicità è naturale, non vi è niente di sorprendente in ciò. Essa è la natura dell'atma, che ognuno possiede. Ecco perché tutti desiderano essere sempre felici.

Le tre qualità summenzionate: <<sath>>, <<chit>>, <<ananda>>, che vediamo in ogni essere, sono il fulcro della sua vera esistenza, la sua stessa realtà. E’ il Signore stesso che ha assunto la figura del <<jiva>> e gioca come un individuo in quel ruolo. E’ l'intimo significato che Krishna cerca di elaborare per far comprendere ad Arjuna la relazione fra <<Brahman>> ed <<aadhyatman>> e l'identità con lui. A questo punto Arjuna pregò che il terzo soggetto, il <<karma>> gli venisse spiegato. Krishna fu pronto a farlo. Così incominciò: <<Arjuna! La limitazione necessaria per la creazione, la conservazione e la distruzione degli esseri animati ed inanimati è chiamato <<karma>>. L'atto risolutivo della creazione è <<karma>>. Il primo atto che tuttora attiva tutte le cose, questo intero universo, i movimenti e le agitazioni e le attività in esso sono diretta conseguenza del <<karma>> primordiale, il Mio <<sankalpa>>, la Mia volontà. Fino a quando la Mia risoluzione perdura, il fiume del <<karma>> scorrerà e non si prosciugherà finché Io lo vorrò. Tutto ciò che devi fare è lasciarti trasportare dalla corrente perché tu sei solo una onda, un'increspatura. La Mia volontà ha animato tutti i karma e pertanto il karma fatto secondo la Mia volontà diviene parte di Me>>.

2 - pag.132 Il significato di <<anubhavajnana>>

A questo punto Arjuna pose un altro quesito: <<Krishna, non capisco il significato di <<jnana>>. E’ forse la conoscenza impartita con la parola del Maestro? Oppure è l'insegnamento delle Sastra? Oppure ancora, la conoscenza ottenuta con l'esperienza?

Quali fra questi tipi di conoscenza libera l'uomo dai suoi legami terreni?>>. Krishna rispose: <<I tipi di conoscenza che hai menzionato sono tutti utili a certi livelli di progresso spirituale, ma nessuno di loro può aiutare a sfuggire il ciclo delle nascite e delle morti. Ciò che ti libera è l"anubhavajnana'' la conoscenza che esperimenti di persona. Essa sola è in grado di liberarti. Il Maestro può essere di aiuto nel processo, ma non può mostrare il tuo reale "sé". Tu devi visualizzarlo da solo! E’ necessario quindi che ti liberi dai vizi e dall'invidia e solo allora potrai essere chiamato un "purna jnani" o colui che ha raggiunto la piena "jnana". Chi ha fede in questa "jnana" ed è deciso ad acquisirla ardentemente, Mi può realizzare. La fermezza è necessaria se si vuole compiere anche il più piccolo degli atti. Non solo l'uomo, ma anche le bestie, gli uccelli i vermi e persino i virus devono essere decisi, se vogliono raggiungere qualcosa. Quando questa decisione nell'azione è stabilita allora il frutto potrà essere raccolto>>.

La filosofia dell’azione

1 - pag.47 L'IGNORANZA E LA CONOSCENZA

 

La Ghita ha dichiarato che con la saggezza possiamo rimuovere l'ignoranza e risolvere tutti i problemi e le difficoltà che sorgono a causa del corpo o <<upadhi>>. La ragione dell'esistenza del corpo è l'azione ed il lavoro: la ragione dell'azione è l'attaccamento dal quale nasce l'odio, la ragione dell'odio e dell'attaccamento è la dualità; la ragione della dualità è l'ignoranza. Pertanto a causa dell'ignoranza nasce il dolore.

Se volete essere liberi dal dolore, non potete farlo solo minacciandolo, criticandolo o condannandolo, ma dovete cercare di ottenere la saggezza. Per rimuovere le tenebre vi occorre la luce, così, per rimuovere l’ignoranza avete bisogno della saggezza. La ignoranza ha coperto la conoscenza di Brahma o la suprema coscienza.

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Come i carboni ardenti sono coperti dalla cenere, così la nostra saggezza è coperta dalla cenere dell'ignoranza. Come la cataratta copre la nostra vista, e si può rimuovere solo con una operazione, così il sole della saggezza brillerà non appena le nubi dell'ignoranza saranno rimosse. Dio esiste in ciascuno e perciò nessuno è completamente privo di saggezza.

L'uomo ha in sé il potere di diventare Dio. Quando la vita umana è moltiplicata all'infinito è uguale a Dio. Quando la mente dell'uomo è moltiplicata all'infinito è uguale alla Mente Cosmica o < <Hiranyagarbha>> (Il principio immanente che si è voluto manifestare e moltiplicare, la causa primordiale). L'atma nell'uomo e il <<Daivatma>> sono uno e lo stesso (Lo Spirito dell'uomo e Dio). Quando moltiplicate all'infinito voi stessi non vi è alcun dubbio che diventerete divini. Ma, l'uomo è incarnato, dimentica la sua Divinità e sperimenta solo la sua individualità. Se volete raggiungere l'infinito e la Divinità, dovete inquisire su voi e sulla vostra Divinità interiore. Una persona che costruisce una casa per se la considera <<sua>>. Dopo la sua morte gli eredi la reclamano per diritto di successione. Quando gli eredi si trovano nella necessità di venderla, il nuovo acquirente dirà che è <<sua>>. Le persone cambiano ma la casa è sempre la stessa; così è per l'atma che è permanente. Il senso del possesso, del <<mio>>, cambia con il cambiare dei proprietari. Esiste qualche medicina che può curare questo senso del <<mio>>?

3 - pag.49 LA CONOSCENZA <<SECOLARE>> E LA CONOSCENZA DELL'ATMA

A chi desidera attraversare un fiume quale tipo di conoscenza sarà utile? Il nuoto! Molte volte Swami ha raccontato una storia e, dato che sono presenti nuovi allievi, la ripeterà.

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Un grande <<erudito>> (pundit) voleva attraversare il fiume per partecipare ad un importante incontro dall'altra riva. Il viaggio procedeva lento perché il vento andava in direzione opposta della corrente. Questi <<pundits>> sono soliti ripetere continuamente gli <<slokas>> e leggere le Sacre Scritture. Non avendo nessuno con cui parlare, si mise a conversare con il barcaiolo. Incominciò la conversazione in questo modo: <<Sai leggere e scrivere>>? <<No!>> rispose il barcaiolo. <<Mi sembra strano!>> disse il pundit. <<Oggi il governo ha fatto tante scuole in tutti i villaggi e mi sembra veramente strano che non sai né leggere né scrivere>>! <<Conosci la musica?>> chiese di nuovo il pundit. <<No Swami. non la conosco!>> rispose il barcaiolo. <<Sei proprio uno sprovveduto! Ci sono tanti cinema, tanti transistors, come fai a non sapere cos'è la musica>>! <<Swami>>, rispose il barcaiolo: <<Non so neanche che cos'è un transistor>>! Il pundit gli spiegò allora che una persona che non conosceva quelle cose perdeva un quarto della sua vita. Poi gli chiese: <<Hai un giornale con te>>? Il barcaiolo rispose: <<Se non so né leggere né scrivere, perché dovrei comperare il giornale>>? <<Per moda>>! Rispose il pundit, tutti posseggono un giornale anche se non lo leggono. <<Hai un orologio?>> chiese di nuovo il pundit. <<No! Swami, non conosco i numeri. e non saprei leggere le ore>>. Ma il pundit gli rispose che solamente perché tutti lo portano oggi, lui doveva averne uno. <<Se non hai un orologio hai perso un altro quarto della tua vita>>. Gli disse il pundit. Nel frattempo un ciclone, annunciato da forti raffiche di vento, scoppiò, il fiume ingrossò improvvisamente ed il barcaiolo chiese al pundit: <<Sapete nuotare>>? Il pundit rispose <<No>>! <<Allora la vostra vita è completamente perduta!>> gli disse il barcaiolo. La persona che vuole attraversare l'oceano deve sapere nuotare, la sola conoscenza della filosofia, della fisica e della chimica e di altre discipline non gli sarà di grande aiuto. Nel viaggio della vita, cioè per attraversare l'oceano del <<samsara>> si dovrebbe conoscere l'atma.

L'importante è avere il potere della discriminazione. Se uno non ha questa capacità non riuscirà a niente nella vita. Fino a quando l'uomo fonda la sua vita sulla ricchezza, le proprietà e le cose mondane, non potrà derivarne nessuna gioia. Ci sono due cose che una persona deve acquisire e sono: la libertà esteriore e quella interiore. Entrambe sono necessarie. Fino a quando sarete schiavi dei sensi non potrete godere appieno della gioia e dei piaceri reali. Per la vita esterna anche il controllo degli organi sensoriali è essenziale. Per divenire maestri della conoscenza interiore dovete controllare la vostra mente e, solo allora, potrete godere di gioia sia interna che esterna e vedere il Signore ovunque. Dobbiamo cercare di stabilire cos'è importante per lo stadio dell'umanità. <<Arjuna! Ti stai illudendo di essere felice e di avere pace. Solo quando avrai il controllo sui tuoi organi sensoriali avrai la vera gioia e la vera pace. Con l'eccitazione degli organi andrai incontro ad ogni tipo di debolezze ed il tuo corpo diverrà debole e non potrai svolgere alcun lavoro>>! Nella vita, Arjuna, fino a quando era vicino al Signore Krishna e godeva della sua benedizione, era un potente eroe: ma una volta che Krishna abbandonò le sue spoglie mortali, egli perse la sua forza ed il suo valore. Quando Arjuna portò le <<gopikas>> (le devote di Krishna) ad <<Hastinapura>> i ladri lo attaccarono. Egli cercò in tutti i modi di difenderle e liberarle, ma non gli fu possibile. Nella battaglia del <<Mahabharatha>>, Arjuna combattè e sconfisse grandi eroi, ed ora, non gli riusciva di compiere una cosa così piccola, come combattere contro i ladri nella foresta. Qual'è la ragione di ciò? Arjuna pensava che il suo valore e la forza fossero <<sue>>, mentre gli erano state date da Dio. Tutto il potere e la forza proviene dal potere divino; una volta che questo se ne va, anche la forza ed il potere se ne vanno. Arjuna non fu quindi capace di compiere più neanche la più piccola cosa.

La via per amare

2 - pag.12 Studio e unicità di intenti

Ci sono molti libri a portata di mano ed a prezzi accessibili. I Veda, gli Shastra ed i Purana possono essere acquistati e letti da chiunque. E non mancano neppure i maestri, anzi, sono numerosi gli eruditi che, con ostentazione, garantiscono il dono della conoscenza. Ci sono anche molti metodi per educare la mente. Ma, purtroppo, da nessuna parte si avverte il segno di giubilo di chi ha assaporato il nettare della sapienza. Quando vedo fasci di libri ammonticchiati dappertutto, penso che la saggezza racchiusa in essi non può trapelare dallo spessore delle rilegature. Dio resta nascosto sotto una catena di montagne, avidità, ira, invidia, egoismo, ed anche il Sole della sapienza è nascosto sotto un cumulo di volumi. Sebbene questi libri siano stati diffusi in tutte le parti del mondo, non possiamo certo dire che la cultura sia aumentata o che la saggezza si sia estesa; l'uomo non si è ancora staccato molto dalla scimmia. Il lettore cerca infatti una rilegatura ed un titolo attraenti, vuole belle illustrazioni, cerca solo un piacere transitorio ed una momentanea gioia. Soltanto coloro che sanno scegliere con oculatezza i libri da leggere per mettere poi in pratica ciò che hanno letto, possono rendersi conto della Verità ed avere una gioia infinita. La loro vita è davvero degna di merito. Quindi, chi vuol percorrere la strada migliore e rivolgere a Dio i suoi pensieri, deve cercare di leggere solo racconti sulla vita di santi e di saggi e libri che lo aiutino ad ammirare la grandezza divina. La lettura inconsulta di un qualsiasi testo o di qualunque cosa capiti fra le mani, non fa che rendere più confuso lo stato già caotico della mente. Non dà giovamento né serenità. Più che altro, qualunque sia la vostra occupazione, dovete mirare decisamente ad un solo obiettivo (Ekagrata). " Samaarishti è Subhaarishti", ossia " una visione totale, unificata, è bella e propizia". Sebbene il leone sia il re della foresta, mentre cammina nel bosco ogni tanto torna indietro di qualche passo perché teme di essere inseguito. La paura mentale offusca la visibilità; la violenza nel cuore deforma l'immagine e confonde la vista. L'uomo dev'essere capace di una globale, serena visione (Samaarishti); tutta la creazione indistintamente deve apparire benigna e favorevole al suo sguardo (Subhadrishti). Egli deve considerare tutti gli esseri con lo stesso sentimento d'amore e di fiducia che ha per sé, in quanto non c'è assolutamente nulla di cattivo nella creazione, no, neppure in piccola parte. Il male appare tale a causa del modo errato di vedere. Il creato assume il colore degli occhiali che si portano in se stesso è eternamente puro e sacro.

5 - pag.18 Identità fra devozione e conoscenza (fra Bhakti e Jnana)

Non c'è diversità fra devozione e conoscenza.

Proprio come il Saguna, l'aspetto divino dotato di attributi, diventa Nirguna quando ne è privo, la Bhakti diventa conoscenza. Non sono d'accordo con l'opinione che Karma, Bhakti e Jnana siano distinti fra loro. non mi piace neppure l'idea di classificarli, con una serie numerica, il primo, il secondo, il terzo. Non voglio accettarne la mescolanza né la fusione.

Karma è Bhakti, Bhakti è Jnana. Un pezzo di zucchero è dolce, ha peso e forma; le tre qualità non possono essere disgiunte. Ciascuna parte di esso è dolce ed ha peso e forma; non si trova la forma in un pezzetto, il peso in un altro ed il gusto in un terzo; quando lo si mette in bocca si riconosce il suo sapore mentre, all'istante, il peso diminuisce e la forma si modifica. Così, l'Essenza Individuale (l'Atma) e l'Essenza Suprema (il Paramatma) non sono separate: sono l'identica cosa. Dunque, lo spirito di sacrificio, l'amore e la conoscenza devono vivificare ogni azione dell'uomo. In altre parole, ciascun tipo di attività umana deve essere animato da Karma, Bhakti e Jnana. Questo è il vero Purushottama Yoga, lo Yoga dell'Anima Eccelsa, dello Spirito Supremo, Yoga che dev'essere tradotto nei fatti e non decantato soltanto a parole. La Sadhana va praticata col cuore sempre pieno di entusiasmo, sempre aperto alla devozione ed alla conoscenza. La soavità del Nome Divino è il fascino della vita; la gioia intima che quel Nome infonde ha la stessa natura della gioia esteriore che la vita terrena procura. Quando un'azione viene offerta al Signore, i benefici che ne derivano per se, per gli altri, per un fine trascendente (Swartha, Parartha, Paramartha) diventano un beneficio unico, supremo. Anzitutto " Io" e " Tu" cambiano nel " Noi", poi " Noi" e " Lui" si identificano. L'individuo (il Jiva, Io) si riconosce nella Creazione (Prakriti, Tu) poi nell'Anima Suprema (il Paramatma, Lui). Questo è il vero significato del mantra Om Tat Sat. Oggi, ieri e domani, Om Tat Sat è, fu e sarà.

" Lui" e " Io" sono sempre esistiti; la disciplina interiore (Sadhana) c'è stata sempre. Proprio come il sole è inseparabile dai suoi raggi e non potrà mai esserne disgiunto, nessun aspirante per nessuna ragione deve trascurare la sua personale disciplina anzi, perché possa giungere ad immedesimarsi nell'Om, deve osservarla rigorosamente.

7 - pag.21 La virtù è conoscenza (Sadguna è Jnana)

Jnana significa "intuizione, comprensione", ma non si tratta soltanto di un fatto intellettivo. "Mangiare" non vuol dire portare il cibo alla bocca. Il " mangiare" diventa un'azione completa solo quando il cibo è masticato, inghiottito, digerito ed assimilato nella circolazione del sangue e poi trasformato in muscoli ed ossa, in energia e vigore. Cosi la " comprensione" o Jnana deve compenetrare e fortificare tutti i momenti della vita. Dev'essere espressa attraverso tutti gli organi di senso, di azione e di percezione. L'uomo deve giungere a questo alto livello. La sola erudizione non è Jnana, la virtù (Sadguna) è Jnana, è conoscenza. Se si vuol portare aiuto al prossimo praticare il Seva bisogna anche esser disposti a cedere una piccola quota delle proprie risorse materiali che, così, entrano a far parte del sacrificio personale (yajna). Perché il corpo funzioni come una macchina è necessario alimentarlo. Il cibo non è sacrificio, ma lo rende possibile. Quindi l'azione del mangiare non va tenuta in dispregio perché soddisfa una necessità fisica; l'atto della nutrizione fa parte del sacro rito. Il culto religioso non consiste unicamente nel cogliere un fiore e metterlo davanti all'immagine divina; il giardiniere che ha faticato per coltivare la pianta da cui è stato colto il fiore è, anche lui, partecipe del culto. Il corpo può svolgere le sue funzioni solo quando è stato nutrito, anche i mezzi, usati per effettuare il rito sono sacri.

E’ un rito sacro ogni azione che tende a servirsi del mondo per lodare il Signore, a propugnare la pace e la giustizia nella Società, a controllare e coordinare le funzioni del corpo. Il primo è detto Yajna, il secondo Dana, il terzo Tapas. Qualunque azione umana deve mirare a queste tre finalità.

13 - pag.33 La necessità dell'eterna sapienza (Sanathana Vidya)

Non si sono forse gli uomini applicati ad un gran numero di arti, mestieri e tecnologie ? Non hanno forse progettato innumerevoli macchinari ? Non hanno raccolto una quantità enorme di cognizioni ? E tuttavia non hanno saputo conseguire la pace mentale che, per avere felicità, è essenziale. Anzi, col passare del tempo, questa conoscenza empirica sta trascinando l'uomo in acque sempre più cupe e profonde, mentre la pace si perde lontano. Il motivo è spiegabile. Le arti e le scienze, infatti, hanno solo un valore transitorio; le macchine provvedono esclusivamente alle comodità materiali e tutta la cognizione riguarda soltanto cose temporanee, instabili. Questa scienza non rivela il mistero recondito dell'universo. C'è un segreto che, se conosciuto, mette a nudo tutti i segreti; se quel problema è risolto, tutti i problemi sono risolti; c'è un nodo che, una volta sciolto, ogni altro nodo si scioglie. C'è una scienza che, se conosciuta a fondo, spiega tutte le altre; è la scienza-chiave di ogni conoscenza, è la scienza trascendente, la sapienza eterna (Sanathana Vidya). Se un albero dev'essere abbattuto, bisogna sradicarlo, non strapparne le foglie una per una; richiederebbe troppo tempo e non sarebbe di alcuna utilità. Gli antichi veggenti vedici conoscevano quella scienza, ma gli Indiani si vergognano di chiamarli loro antenati. Essi videro Dio con l'aiuto delle loro pratiche ascetiche e ricevettero la Sua Grazia. Poi trasmisero la scienza che avevano arditamente scoperto. I ricercatori di altri Paesi esaminarono attentamente i loro testi ed affermarono che l'India aveva aperto una via utile al mondo intero. Questo fatto è ben noto. La lampada che illumina la casa lascia, alla sua base, un cerchio oscuro; l'India ignora o non si cura di quel tesoro. Si può forse attribuire questa noncuranza al destino e rimanere tranquilli? Nei tempi antichi gli Indiani effettuavano i riti quotidiani in un luogo purificato, circondati da una sacra atmosfera, intenti allo studio ed alla pratica attuazione degli insegnamenti dei Veda e delle Upanishad. Inoltre annotavano le loro esperienze che sarebbero state di guida agli altri e che, essi stessi, avrebbero ancora riportato alla loro coscienza. Ma i loro discendenti posero quei testi sugli altari e si limitarono a venerarli. E dopo furono dimenticati e ridotti in polvere o ammucchiati come anticaglia; i fogli si disintegrarono e i topi ne rosicchiarono le pagine. Ma poi vennero gli zelanti studiosi occidentali che li scoprirono e, rendendosi conto che quei mucchi di vecchie cose racchiudevano incomparabili fonti di illuminazione e custodivano inestimabili perle di saggezza, li rimossero e li sollevarono con riverenza esprimendo il loro plauso per il prezioso dono che l'India intera faceva a loro ed ai loro figli. In seguito li trasportarono oltre mare, con la gioia negli occhi e la gratitudine nel cuore. Devo proprio svelare ciò che invece fanno i figli dell'India? Non ne aprono nemmeno le pagine, non ne esaminano il contenuto e non se ne curano. Solo uno su un milione li legge, ma viene messo in ridicolo come uno sciocco od un eccentrico. I libri sono spregiati perché ritenuti un cumulo di frottole e di leggende, e si mette in dubbio la loro storicità e quella degli autori. Hanno bandito il Sanscrito perché" troppo difficile da imparare" ed hanno passato il prezioso tesoro agli studiosi di altri Paesi. Che triste spettacolo! Se almeno si fossero applicati allo studio della loro madre-lingua, ci sarebbe stata una compensazione; ma non fanno neanche questo; essa è dimenticata, dimenticata dovunque. No, Io non condanno le gioie terrene. Sono felice quando la gente è contenta. Ma abbiate il buon senso di credere che esse non sono permanenti. Io voglio che possiate studiare tutte le arti e le scienze capaci di darvi l’agiatezza materiale, ma voglio altresì ricordare a tutti che quella condizione di fortuna e di benessere non è perenne. La felicità permanente può essere garantita soltanto dalla vera conoscenza, dalla sapienza contenuta nelle Upanishad, la scienza della divina realizzazione insegnata dagli antichi Veggenti. E’ l'unica scienza che possa veramente salvare l'uomo ed assicurargli la pace. Nulla è tanto sublime: è un fatto incontestabile. Qualunque sia la natura della vostra gioia o delle vostre afflizioni, qualunque sia il ramo di specializzazione in cui lavorate per vivere, abbiate sempre l’attenzione rivolta alla scienza essenziale, alla Conoscenza Suprema (Brahma Vidya). Se la gente si limita a raffinare l'intelletto senza curarsi di coltivare e praticare le virtù e si accontenta di riempirsi il cervello di pure e semplici nozioni, il mondo non potrà progredire e la sua prosperità sarà messa in pericolo. Ma sembra che la gente abbia perso fiducia nelle virtù perché il sistema educativo attuale non lascia spazio alla formazione spirituale. La vera istruzione non danneggia e non corrompe le belle virtù dei giovani, non si limita ad imbottire il cervello di ingombranti inutilità. L'istruzione è benefica solo se dà campo libero alla fioritura di tutte le virtù innate che contraddistinguono l’essere umano.

La legge eterna

pag.79 IL DIRITTO ALLA CONOSCENZA

Il nobile e l'umile, il ricco e il povero, l'uomo e la donna, tutti vengono colpiti da malattie e tutti hanno il diritto di cercare le medicine che possano guarirli. Allo stesso modo, tutte le persone sono soggette alla malattia della nascita e della morte e tutte hanno diritto alla medicina adatta, cioè alla conoscenza dello Spirito (Brahmavidya), che è l'effettiva cura. Questo è il retaggio di ognuno. In base allo stadio raggiunto, al livello di sviluppo della disciplina spirituale ed alla capacità individuale di assimilazione del farmaco, ogni persona starà meglio di salute, ossia migliorerà il suo stato di pace interiore e di equanimità. Ma una cosa dev'essere particolarmente ricordata: insieme alle cure prescritte, è necessario attenersi scrupolosamente alle norme che regolano il sistema di vita. La terapia, la conoscenza spirituale, dev'essere integrata e rafforzata con l'osservanza del Dharma appropriato, con l'incremento della devozione, della conoscenza e del senso del distacco. Regime dietetico ed altre restrizioni sono fattori essenziali nel trattamento delle malattie; così, nel campo dello Spirito, la semplice iniziazione nella conoscenza del Brahman non è sufficiente. Senza il controllo dei sensi e delle emozioni e senza le altre doti morali e spirituali, nessuno, sia esso imperatore o schiavo, di alto lignaggio o di umili natali, può giungere al traguardo. Sebbene ciascuno abbia diritto al patrimonio spirituale della conoscenza fondamentale (Brahmavidya), soltanto chi ha dotato se stesso dei requisiti necessari può riceverlo. Si può essere abbastanza forti per sottoporsi alle cure e per tollerare ed assimilare il farmaco, vero? Ma se manca la forza necessaria, neppure lo stesso Grande Medico potrà dichiarare che il paziente è in grado di prendere la sostanza medicinale. Alcuni medici danno gratuitamente le cure a coloro che si trovano in estremo bisogno, se si accorgono che sono troppo poveri per poterne sostenere le spese. Che cosa dire allora del Signore, il Medico per eccellenza, fonte viva di compassione e di grazia? Egli prende in considerazione la capacità e il bisogno di ciascuno e provvede alla fornitura del medicinale occorrente. Ora s'impone un quesito: le donne hanno o no diritto alla Conoscenza Suprema? (Brahmavidya). A questa domanda è già stata data una risposta. Se le donne non fossero state ritenute degne di avere questa Conoscenza, come mai Vishnù insegnò il mistero della Gita a Bhudevi? (Bhudevi o Dhara è la Dea che personificava la Terra). Come poté il Parameswara insegnare la Gurugita a Parvathi? (Gurugita: è una parte dei Purana che riguarda i maestri di religione; Parvathi è la consorte di Siva). Dharovacha, Parvathyuvacha: Dhara parlò, Parvathi disse: queste frasi dimostrano che Dhara e Parvathi presero parte alla discussione e fecero delle domande per chiarire alcuni punti. Le dottrine dello Yoga e del Mantra furono insegnate a Parvathi dallo stesso Iswara. Quindi tale insegnamento è corretto ed autorizzato dagli Sastra. I Veda sono costituiti da due parti: la parte che si riferisce al Karma per i ciechi spirituali, e la parte relativa allo Jnana per chi aspira alla Sapienza. Anche gli Sastra, considerati in se stessi, hanno due parti: una è formata dalle parole degli eruditi e l'altra è composta dalle parole dei saggi; tutte provengono dall’esperienza diretta dell'Atmajnana (la conoscenza dello Spirito). Fra queste, le parole di coloro che hanno abbandonato ogni idea di azione - come risultato della loro presa di coscienza dell'identità del Brahman e dell'Atman, - le parole di coloro che sanno e sentono che lo stesso unico Spirito è inerente nella molteplicità della vita, che hanno perso il senso della distinzione fra " Mio" e " Tuo", che cercano il bene di tutti gli esseri, animati e inanimati, le parole di tali persone, consapevoli dell'Atma, sono le sole valide e vere. Nelle Scritture sono ricordati i nomi di splendide donne sagge, come Gargi e Maitrey, come Sulabha e Yogini. Le donne dovrebbero essere ispirate dalla rettitudine morale e dalla tenacia e quindi avviarsi verso quello stesso sentiero; soltanto dopo ci si potrà chiedere se potranno raggiungere una simile altezza. Donne come Chudala e Madalasa ottennero la Conoscenza Suprema pur essendo nello stato di capofamiglia. Le donne possono, con la pratica della Sadhana, arrivare all'inamovibile, incomparabile Brahman; ciò è reso chiaramente nello Yogavasistha (insegnamento sotto forma di dialogo tra Vasistha e il suo allievo Rama) e nei Purana. I dubbi possono sorgere soltanto a chi non ha studiato bene gli Sastra. Molte donne - novizie, capifamiglia, anacorete - per la loro purezza di cuore e per la loro santa condotta, ottennero la salvezza. Ogni donna dovrebbe cercare di acquisire le stesse virtù." La guida spirituale (Acharya) è dieci volte più degna di considerazione dell'insegnante di arte e di scienze. Il padre è dieci volte più benemerito della guida spirituale, la madre è mille volte più meritevole del padre". Così dice Manu nel suo Codice. Il Codice di Manu è il testo basilare per tutti gli altri Codici legislativi. Vedete quale grande onore rende alla madre! Lakshmi, protettrice della ricchezza, è una deità femminile. In India, quando si indirizzano lettere alle donne, si usa cominciare così:" Alla Signora..., simile a Lakshmi sotto ogni aspetto "... Le donne hanno diritto al rispetto universale. Incarnazioni del Dio Supremo come Rama e Krishna, maestri di religione come Sankara, Ramanuja e Madhwa, messaggeri di saggezza come Budda, Cristo e Maometto, non nacquero forse da donne ?

Esse furono tutte incarnazioni della divina Gloria e i loro Figli trasformarono il mondo. Le donne che seguono le loro orme e conducono una vita pura e santa, possono ben rivendicare il diritto alla conoscenza del Brahman, che nessuno può loro contestare. In effetti, l'Atma è privo delle caratteristiche che diversificano le donne dagli uomini, è pura, eterna coscienza, è sorgente di luce che illumina se stessa. Le donne possono raggiungere lo stato di quelle Sante solo se si rendono consapevoli della natura dell’Atma. Le divinità protettrici della Sapienza, della Ricchezza, della Conoscenza (Saraswati, Lakshmi e Parvathi), sono tutte donne! Perciò è inconcepibile che le donne non debbano aver diritto alla disciplina spirituale che porta all'unione col Brahman ed alla finale emancipazione dalla schiavitù. Un leone addormentato è inconscio della sua natura, cosi, l'uomo addormentato nelle spire di Maya, non sa di essere l’Atma luminoso e in questo stato di cecità spirituale, elabora - seguendo i suoi pregiudizi e le sue simpatie - il carattere incancellabile degli Sastra. Gli Sastra non hanno mai fatto simili dichiarazioni, in nessun tempo. Il loro insegnamento è l'occhio dell'uomo, l’occhio che guida, illumina ed indica la via, e l'uomo deve seguirne le direttive: questo è il suo grande dovere ed è il compito importante che oggi il mondo deve affrontare. Se gli Sastra saranno pienamente compresi, non sorgerà alcun dubbio, nessuna discussione sarà necessaria. Non è corretto scegliere e sovrapporre agli Sastra le cose che vi sono gradite; non dovreste agire contro le ingiunzioni della Sacra Scrittura, ed anche mettere in discussione l'autorità della sua parola e parlarne con leggerezza è una colpa. Il mondo intero si trova nell'attuale pietosa situazione soprattutto perché gli insegnamenti degli Sastra non sono stati ascoltati; questa è la tragedia, la "caduta" morale! Chi aspira alla salvezza deve, prima di tutto, mettere in pratica le istruzioni e le regole prescritte per il miglioramento del carattere e la consacrazione dei sentimenti; senza questa dose liberatrice di esperienza spirituale, la semplice erudizione acquisita con lo studio faticoso degli Sastra non è che un peso. Coloro che si accontentano della sola erudizione sono come i cucchiai che, anche se fatti girare e rigirare nei piatti dolci e gustosi, non ne sentono il sapore. La Mundakopanishad (una delle diciotto principali Upanishad) ha paragonato gli studiosi, che non hanno assimilato l'essenza delle Scritture ma che pretendono di guidare gli altri nonostante la loro stessa ignoranza, al cieco che guida il cieco, col risultato che entrambi, guida e guidato, vanno a cadere nel fosso. Anche se non conoscete le Scritture, se avete acquisito la conoscenza spirituale attraverso l'esperienza e la pratica, potrete raggiungere l'obiettivo e poi guidare gli altri lungo il sentiero che ormai vi è familiare. L'ottuso non ha bisogno degli Sastra; la persona pia che è sempre immersa, in ogni situazione, nello stato contemplativo del Brahman e nella soavità di quella beatitudine, non ha bisogno degli Sastra. La stretta aderenza alla verità e l'osservanza del Dharma possono naturalmente richiedere una grande fatica ma, se avete in vista la Beatitudine che vi attende alla fine, dovete rassegnarvi e sopportarla volentieri. Solo chi è veramente intelligente può salvarsi quando conosce la verità; gli altri rimarranno nella loro condizione di schiavitù. Gli Yuga, o periodi nei quali si svolge l'esistenza del mondo, sono classificati in base al livello mentale dominante. Si dice che nel Kritayuga il Dharma si reggesse su quattro gambe, sano e vegeto; che nel Tretayuga il Dharma avesse tre gambe, mentre nello Dvaparayuga doveva andare avanti traballando su due sole gambe; nell'attuale Kaliyuga, secondo quella tradizione, non ha che una sola gamba. Le quattro gambe sono: Sathya, Daya, Tapas, Dana (Verità, Pietà, Austerità, Generosità); se uno ha solo tre di queste qualità dharmiche, può ben dirsi che costui si trova nel Tretayuga qualunque sia l'epoca storica in cui vive: se in una persona la qualità Sathya non è costante, ma persistono le altre tre doti, essa è nel Tretayuga, se sono assenti Sathya e Daya, ma rimangono Tapas e Dana, l'individuo che si trova in questa difficile situazione, appartiene all'epoca Dwaparayuga; se però delle quattro rimane solo Dana, è come se il Dharma stesse in piedi su una gamba sola e la persona che si mantiene fedele al Dana, in dispregio però di tutto il resto che è scomparso, vive nel Kaliyuga anche se apparentemente la sua esistenza si svolge nell'era cronologica chiamata Krita. Gli Yuga cambiano soltanto col mutare del Dharma, non col semplice trascorrere del tempo. Il malvagio Hiranyakasipu ed il puro Prahlada vissero nello stesso periodo cronologico; lo stesso Yuga vide Dharmaja, che fu la personificazione della Rettitudine e della Pace, e il furfante Duryodhana. Quindi è il Dharma ciò che per ognuno determina il periodo storico; un individuo può trovarsi sempre nel Kritayuga se possiede le quattro qualità dharmiche. E’ la condotta dell'uomo che fa o rovina la storia e cambia l'età dell'Oro nell'età del Ferro.

La conoscenza (Jnana)

La ricerca dello Spirito pag.7 [1]

La Conoscenza si acquista per mezzo di una ricerca ininterrotta. Bisogna esser sempre impegnati nella ricerca della natura di Dio, il Brahman,(1) nella realtà dell’"Io'', nella trasformazione che accade quando l'individuo nasce e muore e in tutte le questioni che hanno attinenza a questo argomento.

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Proprio come dal granello di riso si toglie la scorza, l'Ignoranza che ricopre la mente dev'essere eliminata per mezzo della continua applicazione di quell'abrasivo che è la ricerca "atmica", l'indagine sulla realtà spirituale.

La Liberazione (Moksha) può essere raggiunta solo quando si è ottenuta la piena conoscenza. Dopo aver raggiunto la conoscenza dell’Atman, si dovrà seguire la via del Brahman, il sentiero di Dio, e ci si dovrà comportare in armonia con questa Nuova Saggezza.

Quattro ostacoli pag.9 [6]

Per giungere ad una coscienza pratica di quest'Atman, di questa espressione della Conoscenza (Jnanasvarupa), occorre superare quattro ostacoli, che sono: il sonno (laya), la distrazione mentale verso gli oggetti (vikshepa), lo stato di prostrazione dell'animo (kshaya) e l'indugiare nel piacere della beatitudine (rasasvadana).

1) Laya pag.9 [7]

Laya è il sonno. Quando la mente si ritrae dal mondo esterno, cade in sonno profondo, detto sushupti, a causa dell'influsso preponderante del divenire trasmigratorio (samsara). Il ricercatore deve combattere questa tendenza e vincerla, fissando la mente nella ricerca discriminante della natura del sé (Atmavichara). Deve sorvegliare la mente, affinché questa rimanga sempre vigile; deve scoprire le cause della sonnolenza, ed eliminarle in tempo.

Recuperare sonno pag.10 [8]

Deve ricominciare daccapo il processo di meditazione (dhyana). E’ ovvio che ciò che produce solitamente sonnolenza e sonno nella meditazione è l'indigestione, come anche la stanchezza fisica o l'aver poco dormito la notte. E’ perciò consigliabile dormire un po' dopo mezzogiorno, se si è avuto una notte insonne. Ma, in generale, chi si impegna nella meditazione, non dovrebbe dormire di giorno.

Sobrietà nel cibo pag.10 [9]

Non mangiate, se non avete veramente appetito, e abituatevi a mangiare con morigeratezza. Se vi sentite sazi per tre quarti, vi basti, anche se avete la sensazione che potreste mangiare ancora un pò. Occorre abituare lo stomaco a comportarsi bene. Non si deve eccedere neanche nello sforzo fisico, neppure nel camminare. Potete camminare per vincere la sonnolenza, ma, ricordate, non conviene immergersi in meditazione subito dopo aver vinto il sonno.

Desiderio e mente pag.13 [19]

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La fiamma del desiderio non può essere spenta, se prima non si è conquistata la mente. E la mente non può esser vinta, se non si rendono innocue le fiamme del desiderio. La mente è il seme, ed il desiderio è l'albero. Dunque, mente, desiderio e Conoscenza del Sé (Atma-jnana) sono interdipendenti.

Come raggiungere la Conoscenza del Sé pag.16 [29]

La Conoscenza del Sé può essere raggiunta solo mediante questo triplice sentiero: abbandonare le impressioni mentali subconsce (vasana), sradicare 1a mente e analizzare l'esperienza per afferrare la Realtà. Senza queste tre pratiche, la Conoscenza del Sé non apparirà. Gli istinti e gli impulsi (vasana) spronano la mente verso il mondo sensoriale e legano l'individuo al piacere e al dolore; perciò, devono essere liquidati. Ciò si ottiene per mezzo della discriminazione (viveka), della meditazione sull'Atma (Atmacintana), dell'investigazione spirituale (vicharana), del controllo dei sensi (damam), della rinuncia (vairagya) e simili discipline.

Il mondo è una proiezione mentale pag.16 [30]

La mente è un fastello di inclinazioni; in verità, la mente è il mondo (jagat)9, è tutto il mondo per l'individuo. Quando siete nel sonno profondo, la mente non è in funzione, e così il mondo, per l'individuo, è praticamente inesistente. Il mondo è nato, ossia "si presenta alla coscienza" e muore, cioè "sparisce dalla coscienza" a seconda delle possibilità cognitive della mente. Perciò, quando la mente si dissolve, si dissolve anche il mondo e l'individuo è libero, ha ottenuto la Liberazione.

La via del discepolo pag.19 [40]

Il discepolo deve andare in cerca di persone che abbiano raggiunto la Conoscenza ed imparare dalla loro esperienza, onorarle per questo, e condividere la loro gioia. In verità, queste persone sono benedette, perché sono sulla strada del dominio di sé. Questo è il mistero di Dio: il capire che non c'è altro. Questa è la Conoscenza del Sé.

Atman e Sat-Cit-Ananda pag.29 [72]

Il termine atma ha la radice ap, che significa "acquisire", "guadagnare", "conquistare", "superare", ecc., Colui che conosce l'Atman può ottenere ogni conoscenza, ha acquistato tutto, ha l'onniscienza, perché l'Atman è onnipresente, Costui è inoltre fisso nell'Essere-Coscienza-Beatitudine (Sat-Cit- Ananda); vale a dire, è fisso nell'incarnazione dell’Assoluto Sat è l'essenza dell'Imperturbabilità (Shantam); Cit è l'essenza della Conoscenza (jnanam); insieme con Anandam, la Beatitudine, formano la vera natura (svarupa) dell’Assoluto, la "forma specifica" di Brahman, l'incarnazione di Dio.

Il Corpo di Dio pag.32 [82]

Sappi che il mondo visibile è la forma di Dio che si manifesta nel Cosmo (Virat-Purusha); ossia, è la forma che Maya sovrappone all'Anima dell'Universo, la Super Anima, e ciò che è divenuto o ti appare esser divenuto tutto questo mondo sensibile è Dio, il quale è il Motore Interiore di tutto (Antaryamin). Nel Suo aspetto di Essere privo di qualificazioni (Nirguna), Esso è la Causa Prima (Hiranya Garbha),22 di cui il Creato è la manifestazione. Carpire questo segreto dell'Universo e delle sue origini ed esistenza, è Conoscenza.

Valore dell'esperienza diretta pag.33 [83]

Molti argomentano che la Conoscenza sia uno degli attributi di Dio, vale a dire della Sua Natura, una Sua caratteristica, ecc. Tali affermazioni nascono solo dalla mancanza di esperienza concreta, dal mancato raggiungimento della Conoscenza. Quando manca l'esperienza di prima mano, si moltiplicano le discussioni e le controversie, perché la presa di coscienza della Realtà è un fatto individuale, ed è basato sulla rivelazione all'individuo.

Dio è Conoscenza pag.33 [84]

Io vi dico che la Conoscenza è Dio, e non solo una caratteristica, un attributo o una qualità. I Veda e le Sacre Scritture proclamano che Dio è Verità (Satyam), Sapienza (Jnanam) e Infinità (Anandam), non già che Egli possieda questi o altri attributi. Al momento che Dio viene conosciuto, il conoscitore, il conosciuto e la conoscenza divengono tutti Una sola realtà.

Dio e la Conoscenza sono pag.33 [85]

In verità, non si può dire che Dio sia così o cosà, e questa è la ragione per cui ci si riferisce ad Esso semplicemente come "Essere" (Sat), Egli è Anche la Conoscenza, né più né meno, è La Rivelazione degli antichi Sapienti (Shruti) non usa forse la parola Vijnanajnana, ossia "La Conoscenza delle conoscenze" per indicare Dio? E’ un termine che sta ad indicare la Somma e la Sostanza di Vijnana, la Conoscenza con la C maiuscola. Solo chi non conosce le Sacre Scritture (Shastra) e la Rivelazione (Shruti) può dire che la Conoscenza e Dio sono due cose separate. La Conoscenza è Dio; non è possibile distinguerli, ed il solo postulare una differenza, è segno di ignoranza.

Conoscenza trascendente del Trascendente pag.34 [86]

Tutta la conoscenza limitata dai tre guna è Ignoranza (Ajnana), non è la Conoscenza del Trascendente, che supera e travalica gli impulsi e le motivazioni tamasiche, ragiasiche e perfino quelle sattviche. Come può tale limitata conoscenza essere la Conoscenza per eccellenza? La conoscenza del Trascendente dev'essere trascendente pur essa, in egual misura e grado.

Scopo della Forma di Dio pag.34 [87]

Si potrà dire che Dio ha una Forma, mentre la Conoscenza non ne ha; ma, nel vero senso della parola, sia Dio che la Conoscenza sono entrambi senza forma (in quanto sono la stessa ed unica Realtà, NdT). La forma apparente di Dio è il risultato di nescienza. Si attribuisce una Forma a Dio solo per sopperire alle necessità dell'Anima Incarnata, per il tempo della sua incarnazione. L’Assoluto si ridimensiona nel Condizionato, perché anche l'Anima è condizionata nel corpo. Ignorare che questo interludio umano è solo lo stato condizionato dell’Atman, è indice di un'intelligenza pari a quella di una bestia.

La Devozione per la Conoscenza pag.34 [88]

"La Conoscenza è la panacea di tutti i mali, i dolori e le fatiche"; così la descrivono i Veda. Ci sono molte vie per arrivare alla Conoscenza, e la principale di esse è la Via della Devozione (Bhakti), quella che percorsero Vasishta, Narada, Vyasa, jayadeva, Gauranga ed altri Grandi. Come l'olio per la lucerna, così è la Devozione per la fiamma della Conoscenza. Il celeste Albero della Gioia della Conoscenza è alimentato dalle fresche acque della Devozione: comprendilo bene. Per questa ragione Krishna, che è la Personificazione dell'Amore (Prema) ed è pieno di Misericordia, disse nella Gita Bhaktya mam abhijanati, "Io sono conosciuto per mezzo della Devozione". 23

Una Via libera per tutti pag.34 [89]

Perché fu fatta questa dichiarazione? Perché sulla Via della Devozione non ci sono ostacoli; tutti, giovani e vecchi, potenti ed umili, donne e uomini, tutti hanno il diritto di per correrla. Chi, tra la gente, ha bisogno urgente di cure mediche? Chi è gravemente ammalato, no? Così pure, coloro che stanno brancolando nell'ignoranza sono i primi ad aver diritto all'insegnamento e all'addestramento che portano all'acquisizione della Conoscenza. Si dà da mangiare a chi è sazio, o la medicina a chi è sano? Dio ovvero la Conoscenza è la medicina per de-realizzare chi è erroneamente realizzato, per la rimozione della nebbia dell'equivoco o nescienza (Ajnana). Essa incenerirà tutta l'impurità che nasconde la Verità.

La Conoscenza e la donna pag.35 [90]

Chiunque, senza eccezione di classe, posizione sociale o sesso, può avere la Conoscenza. Se dicono che le donne non ne hanno diritto, perché si racconta che Shiva abbia insegnato il Vedanta(24) a Parvati? (25). E come mai il grande Yogi Kapilacharya insegnò il Sankhya Yoga (26) a sua madre Devahuti? Ed il grande Rishi Yajnavalkya insegnò alla moglie Maitreyi i principi essenziali della filosofia vedantica, com'è detto nella Brihadaranyaka Upanishad? (27) Le Upanishad non possono essere nel falso; le Scritture che narrano questi fatti dicono solo il Vero. Il saggio Matanga(28) fu senza dubbio un grande asceta. Il Ramayana non racconta forse che egli insegnò a Sabari il segreto della sacra dottrina di Brahman? E’ una falsa affermazione? E, per venire all'era presente, chi non sa che la dotta moglie di Suresvaracharya discusse con Shamkaracharya in un dialogo filosofico su Brahman?

Disciplina ascetica pag.36 [91]

Ecco dunque che il requisito fondamentale per la Via che porta alla Conoscenza è solo la disciplina spirituale, la vita austera ed ascetica (tapas) in cui ci si impegna, non già l'irrilevante considerazione di casta, credo o sesso. Lascia stare tutto il resto e concentrati solo su questa disciplina e su questa ascesi

Il Signore di tutti pag.36 [92]

Il Signore è accessibile e disponibile per tutti. Egli è tutto Misericordia e nessuno al di fuori di Lui ha l'autorità di dichiarare che una persona non è adatta alla disciplina della Conoscenza. Se rifletti un po' più a fondo, capirai che il Signore non nega ad alcuno la possibilità di arrivare a Lui. Come potrebbe il mare negare rifugio a qualcuna delle sue gocce, od il fuoco a qualcuna delle sue scintille? Il Signore non rifiuta né respinge alcuno.

Imparzialità di Dio pag.36 [93]

Un padre di quattro figli non può dire che uno di loro non ha diritto a condividere la sua proprietà; non sarebbe né giusto, né onesto. Che dire allora del Signore che non ha la minima traccia di parzialità o di pregiudizio, e che è pieno di misericordia? E’ un sacrilegio attribuire a Dio dei favoritismi.

La rassicurazione della Gita pag.36 [94]

Sulla questione di chi abbia o meno diritto alla Sapienza di Dio, Krishna dice nella Gita: "Io non ho preferenze per nessuno, né provo avversione verso alcuno. Chiunque Mi adora con fede e devozione, qualunque sia il caso, sia la persona uomo o donna, Mi raggiungerà, e nulla gli sbarrerà la strada. Io Mi manifesterò nel loro cuore".29 Dunque, la Gita è forse priva di senso? No; la Gita esprime una Verità profonda.

Dalla Devozione alla Conoscenza pag.39 [103]

La condotta (anushthana) e la disciplina costante (nishtha) sono i due criteri, i due fattori decisivi. Il Principio Atmico Interiore è identico in tutti, non conosce né casta, né classe, né conflitti. Il primo requisito per conoscere che il Sé trascende tutte queste categorie secondarie è la Devozione (Bhakti). La Devozione si fonde nella Conoscenza e con essa si identifica; la Devozione, maturando, diviene Conoscenza, e perciò non diciamo che sono cose differenti. Ad una tappa è Devozione, e più tardi diciamo che è Conoscenza. E’ come la canna che, alla fine, diventa zucchero.

Vivere nella Luce pag.43 [116]

La Luce è saggezza; senza Luce, tutto è tenebra. Se non ti sei provvisto della Luce della Conoscenza per rischiarare la via, inciamperai al buio e ti sarà compagna la Paura. Non c'è falsità più grossa della Paura, né Ignoranza più potente di essa. Decidi perciò di fare il tuo viaggio nella luce del sole della Conoscenza e fa che la tua vita sia degna di esser vissuta. Il tuo successo renderà degne anche le vite degli altri.

La commedia della vita pag.44 [120]

La vita dev'essere vista solo come la manifestazione delle tre qualità naturali (guna), come una commedia di temperamenti che tirano i fili delle marionette. La consapevolezza di questo deve riempire ogni pensiero, ogni parola ed ogni azione. Questa è la Conoscenza che ti occorre; tutto il resto è nescienza (a-jnana).

La Conoscenza dell'Atman pag.45 [126]

Le fonti dell'egoismo e della altre negatività nascono dall'Ignoranza della Verità Primordiale. Al sorgere della Conoscenza dell'Atman, svanirà l'Ignoranza con tutta la sua prole di dispiaceri e di angosce. Il distintivo dello Jnani è l'assenza di egoismo, l'estinzione del desiderio, il sentimento di amore verso tutto e tutti, senza distinzioni. Questi sono i fondamentali segni che contraddistinguono la Conoscenza dell'Atman (Atmajnana).

Fuoco e calore della Conoscenza   pag.46 [129]

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Quando arde un fuoco, la sua luce si vede a distanza; ma chi ne è lontano non ne può sentire il calore.

E’ perciò facile descrivere lo splendore della Conoscenza a chi è molto distante dall'averLa; ma solo coloro che Le si sono realmente avvicinati, l'hanno sentita e vi sono immersi, possono sentirne il calore, la gioia, il dissolvimento di ogni illusione.

Un Dramma in tre atti pag.46 [130]

Per giungervi, occorre una continua disciplina penitenziale (tapas), una continua meditazione su Dio ecco tutto ciò che occorre. La Pura Essenza può essere conosciuta mediante il pio esercizio della Devozione, e la meta della Devozione è invero la Conoscenza.

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Quando un autore scrive la sua opera, essa è già tutta nella sua mente prima di metterla su carta, atto dopo atto, scena dopo scena. Se non ne ha tutto il quadro nella sua mente, non gli verrebbe mai l'idea di scriverla. Ma vediamo il caso degli spettatori. Essi conoscono tutta la storia solo quando la rappresentazione è terminata; essa si presenta loro scena per scena Una volta afferrato l'argomento, lo spettatore lo può raccontare ad altri. Così è per il Signore: questo Dramma del Tempo con i suoi tre atti passato, presente e futuro Gli è chiaro come un cristallo. In un batter d'occhio gli sono tutti presenti; Egli è onnisciente, e ciò che si sta attuando è il Suo Piano, il Suo Dramma che si svolge sul palcoscenico del Creato. Attori e spettatori sono nella massima confusione, perché non riescono a comprendere né gli sviluppi né il significato.

Ma, come può esser capito il Dramma prima che si giunga alla sua conclusione? Tutto deve giungere alla fine, perché lo si possa comprendere.

Coscienza di essere in scena pag.47 [131]

La gente, priva di una chiara comprensione della commedia che recita, si afferra all'errore che fa credere alle persone di essere degli individui, delle anime separate (jivi), e così sciupa la vita sbattuta dalle ondate della gioia e del dolore. Ma quando il mistero è chiarito, e si scopre che la commedia è solo una rappresentazione, si fa luce la convinzione che tu sei Lui, e che Lui è te. Cerca perciò di scoprire la Verità che si cela nella Vita, cerca il Fondamentale, insegui coraggioso la Realtà che è la Base di tutto. Coloro che cercano la Conoscenza devono essere ben consci di tutto ciò.

L’Alba della Conoscenza pag.49 [141]

Gli istinti e le inclinazioni (vasana) sono troppo forti perché sia facile vincerli; esse attivano i sensi e li rendono avidi, legando sempre più strettamente la persona. Occorre perciò badare a soggiogarli ed a sublimare i sensi e gli impulsi che li muovono, e si deve sviluppare l'abnegazione di sé, la continua discriminazione, in modo che la mente non domini l'uomo. Quando la mente é vinta, si annuncia l'aurora della Conoscenza.

Morte a Maya pag.52 [154]

Solo la Conoscenza ottenuta per mezzo dell'analisi dei processi mentali può metter fine all'Illusione, la quale prospera nell'ignoranza e nella mancanza di discriminazione. La Sapienza (Vidya) pronuncia la sentenza di morte dell'Illusione.

L'Illusione si nutre d'ignoranza pag.52 [155]

Le febbri hanno origine dalle vostre azioni; esse si nutrono di errori nella dieta e nella condotta e crescono col crescere di questi errori. L'idea del serpente - che è l'Illusione - vive sull'ignoranza della vera natura della corda; (40) e, quanto più si dimentica il fatto della corda, che è la base su cui si sovrappone l’illusione del serpente, tanto più l'illusione si rafforza e si radica. L'ignoranza che impedisce o fa rimandare a un "poi" l'indagine sulla natura dell’Atman, fa trionfare l'Illusione. Questa, incoraggiata da tale atteggiamento, diventa nera e fitta come la notte; ma, quando la fiamma della Conoscenza fa luce, le tenebre si dissolvono insieme con l'illusione dell'Anima, del Mondo e del Creatore.

La sola Realtà che rimane pag.53 [156]

L'indagine fa sparire il serpente, e rimane solo la corda. Allo stesso modo, l'Illusione ed il suo fiorire attraverso la Mente in forma di Anima, di Dio e di Mondo spariscono tutti non appena si compie la ricerca (vichara) sulla realtà dell’Apparenza. Vi accorgete che non esiste nulla all'infuori di Dio. Rimane solo Dio, l'Assoluto, Brahman.

Come nasce Maya? pag.53 [158]

Le corna della lepre sono inesistenti; la loro descrizione è qualcosa di sovrapposto, e solo la conoscenza della Realtà può distruggere per sempre quest'idea. Solo l'ignorante si attiene all'Illusione come se fosse verità. Il saggio, nel migliore dei casi, dirà che essa è indescrivibile o inesplicabile; ed è difficile spiegare come abbia origine Maya. A noi è dato solo sapere che c'è e che illude. Il saggio dice che è qualcosa come "le corna della lepre"; sono tre modi di dire la stessa cosa, a seconda dei vari punti di vista.

Maya è indescrivibile pag.54 [159]

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Quando si spaventano dei bambini ingenui gridando loro "Guarda! C'è un fantasma là dietro!", essi ci credono davvero e si prendono un grosso spavento, Allo stesso modo gli uomini, sprovveduti ed ignoranti, a causa dell'influenza dell'Illusione, si convincono della realtà delle cose che si vedono attorno.

Coloro invece che sono dotati di discriminazione (viveka) distinguono tra il vero Dio e il falso Mondo; altri, incapaci di farlo e di scoprire la vera natura dell'Illusione, se la cavano col dire semplicemente che "va al di là di ogni descrizione" (anirvachaniya).

Allegoria del matricidio pag.54 [160]

I Realizzati che hanno afferrato chiaramente la verità dicono che è come la madre il cui corpo viene portato alla cremazione dal figlio. E’ l'esperienza dell'Illusione che fa sorgere la Conoscenza, jnana, la "Saggezza rivelatrice".

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La Sapienza o Vidya il figlio - uccide la madre (Maya) appena nasce; il figlio fu partorito proprio perché consumasse il matricidio, ed il suo primo dovere naturale è la cremazione della madre morta.

La combustione di Maya pag.54 [161]

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Se nella foresta il vento fa strusciare un albero contro un altro, comincia l'incendio ed il fuoco li arde entrambi. Così pure, la Sapienza che nacque dall'Illusione distrugge la fonte stessa di questa conoscenza: la non conoscenza (auidya) viene ridotta in cenere dalla Sapienza (Vidya ).

Maya è l'espressione dell'inesistente pag.54 [162]

Come la frase "le corna della lepre" non è che il nome di qualcosa di inesistente, anche l'Illusione è inesistente, e basta saperlo per escluderla dalla coscienza. Così dicono i Realizzati. Ma non è tutto. Qualsiasi cosa inesistente voi la bollate come non conoscenza o illusione. Tutto ciò che si dimostra insignificante, senza valore, falso, infondato ed inesistente mano a mano che aumenta la conoscenza, potete ritenere che sia una manifestazione di Maya.

Anche la Conoscenza ha fine pag.55 [163]

C'è un altro punto da notare. Si potrebbe obiettare che l'Illusione, essendo all'origine della Sapienza, sia buona e degna di rispetto. Ma la Sapienza (Vidya) che ne nasce non è permanente neppure quella. Non appena la Conoscenza distrugge la nescienza, spariscono tutte e due, arse come i due alberi della foresta. Quando il fuoco ha finito la sua opera, non c'è più né l’albero, né il fuoco.

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I semi di kathaka che si mettono nell'acqua torbida per filtrarla, si gettano via insieme con il deposito dell'acqua.

Giunti alla fine, il premio sarà la Conoscenza, che è il raggiungimento del vuoto completo, dell'equilibrio, della pace.

Conoscenza indiretta pag.55 [164]

La Conoscenza che si ha dal semplice ascolto del Vedanta (41) non può esser detta Conoscenza Diretta. E se non c'è stata un'esperienza pratica che abbia tolto di mezzo l'errore di aver scambiato una cosa per l'altra, questo processo di istruzione non può essere considerato diretto, ma solo indiretto.

"Vedere" Dio faccia a faccia pag.55 [165]

E’ ovvio che, dopo aver ascoltato la descrizione della Forma di Dio (che è solo Essere, Consapevolezza e Beatitudine) si può riuscire a raffigurarla o ad immaginarla; ma si deve "vedere di fatto" Dio, il Testimone dei Cinque Involucri dell'Individuo (Involucro del Corpo Fisico, I. dell'Energia Vitale, I. della Mente, I. dell'Intelligenza, I. di Beatitudine). Lo potete apprendere dalle Scritture: Quello che ha quattro braccia ed in ogni mano ha la Mazza, il Disco, la Conchiglia ed il Loto è Vishnu. Potete anche visualizzarLo in questa forma durante la meditazione, ma, se non Lo avete "visto" direttamente, la conoscenza ricavata dallo studio iconografico non può esser definita "percezione diretta" (pratyaksha).

L'aforisma non è l'esperienza. pag.56 [166]

Dal momento che la Forma di Vishnu viene proposta come qualcosa di altro dall'osservatore e di esterno, quando la si recepisce per mezzo dello studio della Scritture, ciò che ottenete, in effetti, è un'inferenza mediata, e non un'esperienza diretta. La persona che ignora il fatto che Dio è il suo proprio sé, né diverso, né staccato da lui, riuscirà forse a prendere coscienza " diretta" di Sé stesso come Dio solo per il fatto di sentire o leggere uno dei Grandi Aforismi (mahavakya), come Tat tvam asi, che rivela quella Verità fondamentale? Ma niente affatto!

Il Testimone non conosce né ignora pag.60 [185]

Ma allora, chi è che prende coscienza di questa Verità? Si rende necessario dire che è l’Anima dell’individuo, l"io'' che si comporta così, dal momento che la pratica della meditazione sull'identità con Dio viene eseguita da colui che è immerso nell'ignoranza (ajnanin) per la propria liberazione dai ceppi dell'illusione. L'Osservatore non è ignorante e, di conseguenza, non ha bisogno della Conoscenza per liberarsi dall'ignoranza. Solo l'ignorante deve fare qualcosa per uscire dal proprio stato. Qualità come ignoranza o conoscenza si applicano solo all'individuo, e non all’Osservatore. Ciò è provato dall'esperienza pratica, giacche il Testimone, che è la base apparente sia della Conoscenza come dell'Ignoranza, è estraneo all'una e all'altra, mentre l'Anima individuata è attivamente collegata con queste due qualità.

Il sonno profondo pag.63 [195]

Certo, si può avere uno sprazzo della visione della Divinità nel sonno profondo, quando uno è libero da tutte le agitazioni mentali (vikalpa). Nello stato di sogno la coscienza interna dell'individuo che dorme (tassa) diventa, nel sonno profondo, la Totalità (Vishva) e riflette: "In questo tempo ho camminato in tanti luoghi ed avuto tante esperienze? Non fu tutta immaginazione? Io non fui mai coinvolto in tutto ciò, ma ho sempre dormito bene, e nulla mi ha influenzato".

Il risveglio pag.64 [196]  

Come uno che si riprende dall'ubriachezza o guarisce da una malattia, o come un povero che riceve un'improvvisa fortuna e dimentica la sua miseria di prima, l'uomo prende coscienza della sua natura divina e gode della Beatitudine Divina. Con l'esperienza della propria identità con il Signore, l'anima dichiara: "Io sono Dio, Dov'è andato a finire tutto il mondo mutevole? Quanto mi sono illuso nel credermi aggrovigliato fra il mio essere individuale e il mondo! Passato, presente e futuro non esistono affatto io sono l'espressione dell'Essere-Coscienza Beatitudine, e non ho queste distinzioni". Egli è immerso nella Gioia di Dio. Questo significa avere Conoscenza.

Prema Dhaara

pag.26 (16)

 

Non vi era nessuno per sapere ch'Io fossi sino a quando creai questo mondo a Mio piacere: con una Parola, Immediatamente sorsero le montagne, i fiumi cominciarono a scorrere: la terra sotto e il cielo sopra, gli oceani, i mari, le terre e le colline, il sole, la luna, e le sabbie del deserto sorsero dal nulla a provare la Mia Esistenza. Poi vennero tutte le forme degli esseri umani, l’umanità, le bestie e gli uccelli, ed essi parlavano, ascoltavano e volavano; ed al mio ordine tutti i poteri gli furono conferiti. Il primo posto fu concesso all'uomo e la Mia conoscenza fu posta nella sua mente.

     Venite, venite tutti. Non facciamoci chiamare ingrati. ServiamoLo fedelmente e amiamoLo, amiamoLo, amiamoLo.

Con Benedizioni,

Sri Sathya Sai Baba

pag.30 (20)

 

Cari!

Poca conoscenza è pericolosa e rende la persona presuntuosa. Causa la propria caduta. L'ego è alla radice di tutti i problemi.

Realizzare è “resting", riposare (n.d.t. nel senso di avere pace). La pigrizia è "rusting" arrugginirsi. Non è forse vero? La resa del discepolo e le benedizioni di Swamiji (Dio) rendono liscio il sentiero della realizzazione del Sé. La vita senza Swamiji è come una barca senza timone. "Rimescolando" la mente con la ricerca interiore si ottiene la crema della Conoscenza. Senza questa operazione, la Conoscenza spirituale non entrerà nel "recipiente mentale", così come l'acqua non può essere raccolta in un contenitore capovolto. L'Amore è la manifestazione del Sé illuminato. Il Cuore dell'uomo è il tempio del Divino. Non infiammatelo con idee di mio e tuo.

Il "tempo perso è vita sprecata". Fare il proprio dovere, anche se minimo, in maniera distaccata, fa risvegliare la Coscienza del Sé. L'ego limita e spinge nelle tenebre. La Verità è la fiamma della vita che aiuta a raggiungere la vetta della realizzazione! Gli arrabbiati non vanno all'inferno, ma attizzano un fuoco infernale ovunque siano. L'acqua non rimane in un cesto e la saggezza non dimora in una mente irascibile. La mente è come un cane e vaga senza alcuna meta.

Questo è il Mio Amore.

Con Benedizioni,

Baba-17.7.1972

pag.35 (24)

 

Cari Ragazzi !

Vi auguro un felice e sereno Anno Nuovo. Qual è il giorno più felice della vostra vita? Tutti i giorni sono felici per una persona che possieda la vera conoscenza. La felicità è una consapevole esperienza interiore che avviene per effetto dell'estinzione dei desideri mentali o fisici. Minore è il desiderio, maggiore è la felicità: così, la perfetta felicità consiste nel distruggere o nel soddisfare tutti i desideri nell'essere assoluto. La vita è un'esperienza intesa ad addestrare l'individuo ad una più alta, più profonda e più ampia condizione d'esistenza attraverso l'esperienza dei risultati delle azioni. Lo scopo della vita di ognuno è quello di ottenere la perfezione completa nell’Assoluto Spirituale.

Prema (l'Amore) non è un'illusione. Esso è una realtà ed un dato di fatto per coloro che hanno realizzato l'unità nella vita. Qual è la cosa più cara all'uomo, a parte la propria vita? La cosa più cara all'uomo è il suo vero Sé, e non vi è alcuna cosa permanente e cara all'infuori di quello. Dio è grande, tutti gli altri sono semplice polvere. Solo Dio è reale e grande. Ogni altra cosa è illusoria e priva di valore. Vado oltre per dire che esiste solo Dio e non c' è niente di secondo a Sai (Dio).

Con Benedizioni,

Baba - 1.1.1974

Corso estivo 1993

Costruzione e distruzione ("skill" and "kill") pag.9

L'essere umano è dotato di conoscenza, destrezza, equilibrio e intuito interiore, ma oggi l'equilibrio è capovolto. Si può trovare la causa nel fatto che l'uomo oggi uccide la conoscenza anziché coltivarla con abilità. Appena si perde l'equilibrio, l'intuito dell'essere umano soffre per il regresso (ricaduta) e così sviluppa solo prospettive esteriori. L'uomo non dovrebbe permettere a se stesso di essere influenzato dalla cose esteriori, ignorando le realtà interiori. Lui deve sapere con certezza che non è né il corpo, né i sensi e nemmeno la mente. Quando voi dite: "Questo è il mio corpo, la mia mente, i miei sensi", dimostrate che voi non siete il corpo, la mente e i sensi. Infatti voi siete l’"IO". Il senso dell’attaccamento crea dispiaceri e sofferenza, agonia e agitazione. Voi siete talmente attaccati alle cose che siete capaci di sporgere denuncia contro l’uomo che ha incollato un poster sulle mura della vostra casa. E' l'attaccamento alla vostra casa che vi fa agire in questo modo, ma una volta che avere venduto la casa, non vi preoccupate più, anche se buttassero una bomba sulla casa. Questo sentimento di attaccamento è la causa della vostra ansietà e della vostra indifferenza. Quando svilupperete la certezza dell'esistenza dell’Atma dentro di voi, sarete liberati dall'odio e dall'attaccamento. Il segreto della grandezza è la fiducia dell’uomo in se stesso.

Dovete diventare "Amanaska" pag.11

Quello che vi ho detto oggi è solo un abbozzo, un Progetto.

Studenti, voi dovete comportarvi come esempi per il mondo. Voi dovete diffondere la vera conoscenza e portare la pace e la sicurezza nel mondo. Desiderare la pace e la sicurezza solo per l'India sarebbe un atto egoistico. Voi dovete praticare l'ideale di "LOKA SAMASTAH SUKHINO BHAVANTU" ( che le persone nel mondo possano vivere nella gioia). Voi non dovete accontentarvi della semplice acquisizione della conoscenza mondana, voi dovreste tutti conoscere la scienza profana solo per riempire lo stomaco.

"L'uomo che studia e studia

senza discernimento non riesce a capire se stesso.

Un uomo dalla mente malvagia non potrà mai

abbandonare la sua mente malvagia,

anche se ha studiato tanto.

Perché si dovrebbe sprecare la propria vita

nell'intento di acquisire una conoscenza inutile?

E' meglio cercare di acquisire la saggezza

che ti conferisce l'immortalità. "

L'istruzione dovrebbe contribuire all'elevazione. Solo l'educazione che aiuta la vostra elevazione è vera educazione. La vera educazione è l'educazione spirituale. Insieme alla vera istruzione voi dovete anche acquisire l'istruzione profana. Il piatto principale dell'educazione spirituale dovrebbe essere accompagnato dai contorni dell'istruzione temporale. L'uomo dovrebbe diventare "AMANASKA" (colui che è senza mente). Nei giorni che seguiranno, voi capirete i misteri della Super-Mente, della Mente Superiore, della Mente Illuminata e dell'Oltre Mente. Voi potrete ottenere la completezza della conoscenza nell'acquisizione della conoscenza spirituale. Queste classi estive sono organizzate per impartire l'educazione spirituale. I vostri insegnanti vi insegnano le scienze materiali nelle classi, ma la conoscenza spirituale è più importante che non le scienze materiali. L'educazione spirituale è come un'oceano e le scienze materiali come fisica, chimica, botanica, zoologia ecc, sono i fiumi. I fiumi delle conoscenze materiali dovrebbero fondersi con l'oceano della conoscenza spirituale. Questo porterà l'Unità nella Diversità. L'Unità nella Diversità si vede direttamente di fronte a noi. Anche se molti di voi sono esseri individuali diversi, l'aria che respirate è una. Gli esseri sono molti, ma l'aria è una. Quindi cercate di santificare i vostri cuori durante i Corsi Estivi contemplando Dio.

Atma, la corrente sottile pag.16

La cenere sacra è una grande lezione e saggezza per tutti noi. "Oh uomo! Tutti gli oggetti del mondo sono destinati a finire in cenere dopo essere passati attraverso il processo purificatorio del fuoco". Questo ci insegna anche che ogni cosa è temporanea e niente è permanente. Solo la voce dell'ATMA è eterna. Questo principio ATMICO è la vera incarnazione della Divinità e della Santità. Questa è la particolare superiorità dell'essere umano. Sebbene dotati di Divinità Suprema, noi non siamo capaci di renderci conto della sua presenza dentro di noi. Un uomo simile è come colui che va lontano a caccia del tesoro, mentre il tesoro è nascosto sotto i suoi piedi nelle viscere della terra. Quando ci renderemo conto che ci sono delle preziose perle dentro di noi non le cercheremo più all'esterno.

"Quando c'è una lampada nella nostra casa

che bisogno c'è di elemosinare il fuoco altrove?

Perché dovreste andare in cerca di Dio

quando il Signore abita in voi?

Non avrete bisogno di andare altrove,

quando vi renderete conto che il Signore

si è assiso sul trono dentro il vostro cuore.

Quando sarete convinti della verità: che la Divinità in voi pervade tutto, vi sentirete pieni di energia. La realizzazione di questa verità cancella la differenza tra voi e Dio, mio e tuo. Lo stesso Sé corre come una sotto corrente in tutti gli elementi del mondo. Voi non siete venuti in questo mondo per la prima volta. Voi avete cambiato molti corpi, ma il principio atmico che è in voi è la Realtà immutabile. Voi siete infiniti. Per esempio, se vi avvicinate all'oceano e cominciate a contarne le onde vi renderete conto che non potrete mai rintracciare l'inizio di un'onda né potrete trovarne la fine nelle acque dell'oceano. Ci sono delle onde lunghe quanto l'oceano. Finché esiste l'universo esiste CAITANYA (la Coscienza). Il vero significato della parola "MANAVA" sottolinea il fatto che l'essere umano è un'entità eterna e non un "nuovo venuto" sulla terra. Nella parola MANAVA "MA" significa "no" e "NAVA" significa "nuovo". Quindi il significato della parola MANAVA punta sul fatto che l'uomo non è nuovo in questo mondo. La conoscenza che noi acquisiamo con lo studio della fisica, della botanica, della chimica ecc., è solo una conoscenza artificiale, ma non la saggezza nata dalla visione interiore. La conoscenza nata dalla ricerca interiore e dalla visione interiore è la vera conoscenza ed il resto è solo ignoranza.

La necessità dell’amore e della fede pag.74

Se siamo saldamente ancorati al mondo spirituale possiamo, avere successo nel mondo materiale. Per questo si dice:

“Per godere in questo mondo, dovete imparare “Taraka Vidya” (la scienza dell'Alchimia).

Per godere nell’altro mondo, dovete imparare “Brahma Vidya “ (la Scienza Spirituale).

Noi dovremmo ottenere successo, sia dall’apprendimento laico che da quello spirituale. Ma facciamo veramente degli sforzi per il nostro successo?

“Studiando e studiando, un uomo istruito dimentica se stesso, l'uomo mediocre, nonostante gli studi superiori, non abbandonerà mai la mediocrità. Simili studi nutrono solo delle discussioni e la completezza della conoscenza rimane non-raggiunta. A che serve avere studiato se non conferisce l’immortalità?”

Tutta la nostra conoscenza di oggi è solo Conoscenza materiale e non conoscenza immortale. Che cosa è la conoscenza immortale? La vera ed immortale conoscenza è la conoscenza del "So-Ham". Ciò significa l’unità dell’uomo con Dio. Il mantra "So-Ham” viene ripetuto con ogni respiro, perché l'uomo dice con ogni inspirazione "So" e con ogni espirazione "Ham". Il nostro stesso respiro ci insegna l’unità dell'uomo con Dio, ma noi non siamo preparati ad approfondire questa conoscenza. La nostra conoscenza libraria affronta solo materie di discussione. Ma quello di cui noi abbiamo bisogno è conoscenza reale. Abbiamo bisogno della conoscenza che ci permette di sperimentare Ananda (beatitudine) nella nostra vita quotidiana. La mente è la sede di tutta la conoscenza mondana, mentre il "Cuore Spirituale" è la sede della Conoscenza Atmica. Solo attraverso l'Amore la Scienza dello Spirito può essere conosciuta. Dove esiste l'Amore non c’è l’odio; dove non esiste l’odio c’è la pace. Noi dovremmo propagare la pace in tutto il mondo e questo può essere fatto solo attraverso l’Amore Vero. Che cosa è Amore? Unità dei sentimenti è amore. Se nutri il sentimento che lo stesso Atma risiede in tutti, allora sarai capace di amare tutti. Per questo le Upanishad dicono: "SARVA JIVA NAMASKARAM KESHAVAM PRATI GACHATI" ( i vostri saluti verso gli altri esseri umani raggiungono Keshava). Se salutate gli esseri umani, salutate il Signore Stesso come Residente in tutti gli esseri. Mentre salutate una persona voi dovete sentire che salutate il Signore nel tempio del cuore, perché il corpo è un tempio che si muove. Invece di adorare il Signore in un tempio fisico fatto di mattoni e di pietre, adora il Signore nel tempio vivente di un corpo umano. I sentimenti nazionali sono in declino oggi tra gli studenti. Noi dobbiamo coltivare il sentimento che noi siamo i bambini della terra sacra di Bharat e che siamo tutti uguali di fronte agli occhi di Dio. Noi dobbiamo dimostrare la gratitudine verso il paese nel quale siamo nati. Noi dobbiamo essere pervasi dal sentimento che i nostri simili sono incarnazioni di Dio. Dobbiamo essere spronati dal sentimento che la nostra irriverenza verso gli esseri umani si traduce in irriverenza verso Dio. "Serve Jiva Tiraskaram Kesavam Pratigachati”. La Bhagavad Gita ci esorta a fare fluire il fiume della nostra vita tra i due legami di "Sraddhavan Labhate Jnanam" (la conoscenza è ottenuta con la diligenza) e "Samsayatma Vinasyate" (i dubbi ci distruggono). Il fiume della nostra vita, mentre scorre verso l’oceano della grazia, farebbe bene a fluire tra i due legami dei due sacri "Astaksari Mantras" (Mantra di

otto lettere). L’osservanza dell’esortazione contenuta nella Gita ci salva dai pericoli e ci permette di raggiungere la destinazione della Grazia Divina. L’uomo è colui che ha fede. Noi non possiamo vivere neanche un momento senza fede, se non avrete la fede di tornare a casa con delle verdure nella vostra mano, voi non andrete neanche al mercato per comprarle. Ogni atto abituale vostro è basato sulla fede. Ma l’uomo non nutre una tale fede nell’esistenza di Dio. Questa mancanza di fede è ha nostra peggiore debolezza. Non riusciamo a convincere noi stessi a credere nella presenza di Dio che pervade tutto l’Universo. Esisti solo tu in questo universo poiché tu sei il Sé. Le tue virtù fanno di te un Dio e i tuoi vizi fanno di te un demone. Tu hai la scelta se diventare Divino o demoniaco. Le tue virtù testimoniano la tua Divinità, mentre i tuoi vizi testimoniano la tua diabolicità. Meditate sul Signore ogni momento ed in ogni luogo, perché il Signore è la Fonte, Amate Dio, amate tutti.

Upadhana e Nimitta   pag.89 – (90)

...L'uomo ha scoperto l’atomo e ha creato la bomba atomica, ma vive con l’eterno terrore dell’arma che lui stesso ha creato. Per questo Churchill osservò: “L’uomo ha conosciuto tutto ma non ha conosciuto se stesso”.

Prahlada disse a Hiranyakasipu:

'‘Tu hai conquistato i tre mondi

in un batter d’occhio. Oh Padre!

Ma tu non hai conquistato il mondo sensoriale

ed il mondo della mente”....

Colloqui

H.- Allora, se è verità ciò che consiste in termini di azione, di tempo, di motivo e di risultato... mi guardo attorno nel mondo, vedo i fatti in azione, e che il mondo è un gran pasticcio. Allora ci dev'essere qualcosa di più di tutto questo!

SAI - [2] pag.17

sea

Il dubbio sorge se non hai fede assoluta nell'esperienza; per esempio, ora c'è la luce del giorno, e gli oggetti di questa stanza si vedono molto chiaramente, senza adito a dubbi. Di notte c'è buio pesto, e devi andare a tentoni; gli oggetti non li vedi, ed in tale situazione non possono sorgere dubbi. I dubbi sorgono quando, nella penombra del crepuscolo, vedi per esempio una fune per terra e ti spaventi perché la prendi per un serpente; non c'è piena luce e non vedi chiaro. La piena luce è Sapienza e la tenebra è ignoranza; il dubbio sorge quando c'è solo mezza luce. Voi ora vi trovate in quello stato intermedio nel quale ignoranza e conoscenza sono mescolate; siete ancora sperimentati del tutto. Quando la vostra esperienza sarà non totale, svaniranno i dubbi. Ti faccio un altro piccolo esempio. Tu hai un accesso di febbre malarica; ti danno un dolce e lo trovi amaro. Ma amaro non è: l'amaro non è nel dolce, ma nella tua esperienza, e il candito non ne ha nessuna colpa. L'ignoranza è una malattia come lo è la malaria; e la sua cura è una vita di disciplina ascetica (sadhana). L'uomo ha dei dubbi finché non conosce la Verità; una volta che tu l'abbia sperimentata, i tuoi dubbi svaniranno. La Verità è Una ed è vera in ogni tempo. Una volta eri piccolo, e poi sei cresciuto, anche questa tua dimensione attuale non è vera. Dov'è il tuo corpo di decenne? Si è trasformato nel tuo corpo attuale. Prima non era verità; poi, quando ne abbiamo l'esperienza, conosciamo la verità. Il buio e la luce non sono differenti, ma una cosa sola. Altro esempio; ieri sera hai mangiato un frutto; al mattino è diventato escremento e lo hai eliminato. Ieri era un frutto, ma il cattivo ed il buono sono una cosa sola, solo una. In una forma, ieri era un frutto, ed ora è escremento.

Un visitatore - Buona questa spiegazione!

SAI - [3]   pag.18

Lo stesso è con la luce ed il buio. Quando viene la luce, il buio se ne va. ma, in realtà, il buio non è qualcosa che scappi in qualche altro posto, e la luce non è che vada in un certo posto. Quando arriva l'una, l'altro diventa ignoto: non se la dà a gambe verso qualche altro luogo.

H.- Questa miscela di luce e tenebre, di ignoranza e di saggezza che crea lo scontento e i guai, Svami ha detto che svanisce con la giusta esperienza. Ora, la domanda è: "Qual è il fattore basilare che ci impedisce di avere la giusta esperienza?".

SAI - [4] pag.18

E’ che non abbiamo l'intensità necessaria. Anche nello studio, quanto esercizio è necessario per arrivare a poter leggere libri difficili? Quanti anni, quante fatiche ci costa? Se metti nella pratica spirituale la stessa intensità, giungerai certamente alla Verità. Ma nella vita spirituale non siamo intensi quanto dovremmo; manchiamo di concentrazione e di unidirezionalità di intenti! Nelle cose del mondo occorre sempre concentrazione totale: nel camminare, nel parlare, nel leggere. Senza concentrazione non puoi fare nulla, nemmeno le cose più piccole. Invece, quando cerchiamo di pensare a Dio diventiamo irrequieti e instabili nella mente. Perché invece mettiamo tanta concentrazione nel fare le cose del mondo? Perché ci siamo profondamente interessati, mentre nei riguardi di Dio siamo pieni di dubbi. Nel lavoro che amate davvero, mettete concentrazione piena; se non lo amate profondamente, la concentrazione non è piena.

sea

Un piccolo esempio; stai guidando e intanto, parli coi tuoi passeggeri; ad un certo punto la strada si fa stretta e pericolosa e dici. "Per favore smettiamo di chiacchierare; devo badare alla guida." Perché lo dici? Perché ami profondamente la vita e ti devi concentrare bene per evitare disgrazie; questo amore per il tuo corpo ti obbliga a dedicarti alla sua sicurezza. Se aveste un profondo amore per Dio la concentrazione, su di Lui sarebbe automatica.

  •  

H.- Che cosa significa la frase che Svami dice ai devoti che partono: "Svami sarà con te dovunque tu sia, Svami è nel tuo cuore"? .

SAI - [39] pag.26

sea

E’ una situazione come quella di un uomo ed un bastone che galleggiano sull'oceano. Le onde li muovono allo stesso modo, su e giù: solo che il bastone non sa che cosa sta succedendo, mentre l'uomo è conscio del movimento. Il bastone in moto è simile ad una persona in America, nel cui cuore risiede il Signorie, ma non è mai stata qui a vedere Svami. Il movimento cosciente dell'uomo che nuota nell'oceano potrebbe esser comparato ad un americano che è stato qui ed è tornato a casa; d'ora in avanti sarà per lui un'esperienza spirituale cosciente, e sarà così, sia che l'abbia provocata lui o no. Le tappe verso la conoscenza di Dio sono tre: una è quella della mente, che è solo immaginazione; l'altra è quella di esserGli stato attirato e di esserGli stato vicino, e 1a terza è l'Unione con Dio. Altro esempio: il fiume si mescola con l'oceano, ma se si attinge acqua dolce dal fiume e la si mette nell'oceano chiusa in un sacco di plastica, questa non si mischia con l'acqua marina. E’ una situazione simile a quella di chi non è ancora venuto qui; dopo esser venuti è come se l'acqua dolce non fosse più separata dal mare, ma mescolata e unita con questa. Questa qui è la fase della miscelazione. Svami è servo di tutti, e come servo se la gode molto di più che come Padrone.

  •  

H.- Svami, che cosa conosce la mente? Nella mente c'è molta conoscenza, ma che cosa sa realmente?

SAI - [11] pag.55

La mente non sa nulla. La cosiddetta istruzione e solo cosa libresca. La conoscenza è quella che va sottobraccio con la filosofia. La filosofia è l'amore di Dio e non la religione. La si coltiva con la recitazione del Nome, coi canti sacri (bhajan), con pensieri spirituali, col desiderio di riunirsi a Dio. Questa è come la bollicina del mare quando si rompe, e scopre di essere l’Oceano. Dalla coltivazione della filosofia viene la forza di volontà; la conoscenza senza forza di volontà è inutile.

  •  

Un visitatore - Che cos'è jnana?

SAI - [8] pag.71

Jnana è la conoscenza ordinaria, il saper vivere nel mondo. La conoscenza speciale è Saggezza. L'Amore è donare e perdonare; l'egoismo è prendere e disapprendere. (33) L'Amore è espansione, l'egoismo è contrazione.

  •  

D.- Cosa succede, Svami? Tutto era così chiaro e questa Ignoranza che salta fuori adesso mi mette in crisi! Spiegami, Ti prego.

SAI - [30] pag.143

Non aver fretta! Conosci la parola Vidya? Che cosa significa?

D.- Studio significa: Vidya vuol dire "studio"!

SAI - [31] pag.143

Vidya significa "Conoscenza", jnana. Se ci metti davanti un A, diventa Ajnana, "nescienza", Ignoranza metafisica. Per quanto fondamentalmente una, l'Ignoranza prende molte forme.

D.- Sì, Svami. Ma com'è che vien fuori? Donde è venuta questa Ignoranza?

SAI - [32] pag.143

Sai che c'è la luce e il buio. Possono coesistere?

D.- Se c'è la luce non c'è il buio, e se c'è il buio, non c'è la luce.

SAI - [33] pag.143

Quando c'è la luce, dov'è il buio? Quando c'è il buio, dov'è la luce? Pensaci bene.

D. - E’ un problema molto difficile, Svami, ma risponderò come meglio posso. Perdonami, se sbaglio. Nella luce dev'esserci il buio e nel buio ci dev'essere la luce; come potrebbe essere altrimenti?

SAI - [34] pag.143

Ti farò un'altra domandina, e tu rispondi: questa luce e questo buio sono indipendenti, o dipendono da qualcos'altro?

D.- Dipendono dal sole: quando sorge il sole c'è luce, e quando tramonta c'è il buio.

SAI - [35] pag.143

Bene, figliolo. La conoscenza e l'ignoranza dipendono dal Divino. La Conoscenza ha un altro nome, Cit. Se verrai il mese prossimo, ti descriverò tutto questo. Per oggi basta. Se si mangia tutto in una volta sola, non lo si digerisce e si finisce per rovinare la salute. Ciò che hai udito, ciò che hai mangiato richiede tempo per esser digerito e assimilato. Se entro questo tempo lo avrai digerito appieno e messo in pratica, sarò lieto di dirti il resto. Se no, immaginati quel giorno come sarebbe.

D.- Il mio rispettoso saluto (Namaskaram). Mi sento veramente benedetto.

Per digerire quello che ho sentito e ho mangiato, occorre un'Energia che Tu solo puoi concedere. Quando tutto è il Signore, come potrebbe esser nostra solamente questa cosa? Però userò il potere e la conoscenza di cui Tu mi hai dotato per quanto è possibile e senza alcuna dispersione. Oltre a questo, tutto dipende dal mio karma e dalla Tua Grazia. Col Tuo permesso, me ne vado.

SAI - [36] pag.143

Scaricare il tuo fardello sul Destino e stare in pace implica una diminuzione nello sforzo. Con lo sforzo e la preghiera si vince il Destino e si ottiene la Grazia. Comincia l'opera! Bene, figliolo, vai e ritorna in letizia.

  •  

D.- Svami, sembra impossibile riuscire in tutto ciò! Che cosa può giovare ad alleviare l'impegno?

SAI- [12] pag.173

Mio caro, per conoscere qualcosa occorre una Pura Consapevolezza (vijnana), mentre la mancanza di conoscenza (ajnana) lo sapevi, no?, ti rende ignorante.

D.- C'è molta gente che dice un sacco di cose sulla Conoscenza e sull'Ignoranza; vorresti dirmi che cosa c'è di fondamentale in queste due cose?

SAI - [13] pag.173

Adesso sei tornato proprio al primo gradino. La Non-conoscenza è quell'atteggiamento mentale che si rivolge agli oggetti esterni; la Pura Consapevolezza invece è l'atteggiamento di chi si rivolge al Soggetto Interiore. La Non-conoscenza è sinonimo di mente e di coscienza. Quando invece l'azione e l'atteggiamento sono volti verso l'interno, il loro nome è Intelletto Puro (Buddhi) e Organo Interno (Antahkarana).

D.- Alcuni dicono che chi ha Conoscenza deve avere solo due cose: il desiderio di raggiungere l'altro mondo ed il gravame del karma passato; è vero?

SAI- [14] pag.173

Tanto chi ha Conoscenza quanto chi non ce l'ha hanno desideri, assenza di desideri, desiderio dell'altro mondo ed il gravame del karma passato, in egual misura. Così pure per quanto riguarda le loro esperienze. Però lo Jnani non ha la coscienza di essere l'agente e quindi non resta legato (dal karma), mentre l'Ajnani ritiene di essere l'agente e così resta legato; ecco la differenza. Non ti ho già detto che "la mente è la causa della schiavitù ed anche della liberazione"? La mente è la causa di tutto.

Discorsi vol. X 2° tomo

Pag.371 SERVITE IL BAMBINO

Gli uomini sono esperti in vari campi; costruiscono e fanno funzionare macchine diverse e dominano molti campi di conoscenza. Però non hanno acquistato la pace che è un loro diritto. Sono trascinati dal flusso torrenziale della vita. Sebbene dotati di capacità, esercitabili attraverso un corpo, gli uomini non scelgono il sentiero diritto della Verità, ma si perdono in piaceri falsi e fugaci e sciupano gli anni, dimenticando la loro innata Realtà divina allontanandosi dalla finalità a cui dovrebbero aspirare. La semplice abilità, il semplice disegnare e manovrare macchine, la vuota ostentazione, il vanto e l'asserzione di essere un jnani, non rivelano il segreto della natura umana. Ha l'uomo risolto questo mistero che include tutti i misteri? Ha trovato la risposta che è la chiave di tutti i problemi? Ha meritato la conoscenza che può fargli conoscere tutto ciò che ha da conoscere? La soluzione, la risposta, la conoscenza è una e solo una, cogliere le foglie, rompere i rami e abbattere il tronco per distruggere l'albero? Tagliate le radici ed è fatta!

I profeti e i saggi vedici che seguirono, si concentrarono sulla scoperta di questa conoscenza-chiave, l’Atmavidya, la scienza dell'Atman. Ricercatori d'oltremare capirono l'importanza di tale scienza e della sadhana necessaria per conseguirla, e la diffusero con entusiasmo in tutto il mondo. Ma sebbene questa vidya abbia permeato la casa nativa e l'abbia illuminata per anni, gli Indiani si strinsero intorno al cerchio d'ombra della lampada, determinando il loro destino infelice. I nostri bisnonni, i nonni e anche i padri lessero attentamente libri che descrivono la sacra cultura della nostra terra, ne assimilarono il messaggio, praticarono la sadhana e insegnarono e ricordarono i loro insegnamenti con gratitudine. E, come risultato, godettero di una serena pace. Studiarono i grandi classici il Mahabharata, il Ramayana, la Bhagavad Ghita e nei loro cuori si impressero indelebilmente i precetti morali; si lasciarono guidare per tutta la vita dai testi sacri, li custodirono come reliquie ed ebbero per loro una rispettosa devozione. I loro cuori furono purificati e santificati dall'adorazione e dal lavoro, che li stimolarono al servizio verso la società. Poi, qualche colpo di sfortuna, e i tempi cambiarono.

L'era "moderna" cominciò ad apparire e la nostra gente si inchinò servilmente davanti a essa. Questi libri sacri furono trascurati o anche gettati in disparte perché contenenti "ideali primitivi". Ma gli studiosi e i ricercatori occidentali li recuperarono, li studiarono scrupolosamente, analizzando le loro proposte su soggetti diversi come medicina, armamenti, matematica e astronomia, e ne parlarono proprio con la gente che era stata pioniera in quei campi. Noi li accogliamo con giubilo, simile a un uomo che preferisce il cibo stantio di un' altra casa, ai piatti freschi della propria. Con cieca ammirazione dei modi di vita occidentali, gli studenti in India denigrano la virtù ed esaltano l’arida erudizione; e, dimenticando che sono esseri umani impegnati nel pellegrinaggio verso Dio, cercano la gioia nel mondo materiale...

pag.401 L’EDUCAZIONE NELL’ERA DI SAI

La conoscenza deve dare a una persona la possibilità di discriminare fra la luce e le tenebre, deve nutrire e incoraggiare la ricchezza preziosa della forza morale e della vittoria spirituale e purificare gli impulsi interiori dell'uomo. La semplice conoscenza dei libri non dà all'uomo il diritto di essere considerato "educato". Se egli non ha anche la padronanza degli strumenti interiori dell'emozione. Ciò che è latente dev'essere portato all'evidenza con la purificazione interiore. L'esperienza è essenziale perché sia confermato e consolidato ciò che si è appreso dai libri. Noi non vediamo alcun segno di questo nel presente sistema educativo. Non c'è nessun tentativo di risvegliare il Divino nell'uomo, né consapevolezza della possibilità di salire al piano psichico. L’ideale posto dinanzi agli studenti è ben diverso: essi vengono impegnati in un processo meccanico che li trasforma in uomini e donne che detestano il lavoro che sporca le mani, che disturba le pieghe dei loro vestiti. Si instilla in loro la passione per il guadagno e si trascura il bisogno di condividere i sentimenti altrui e del servizio...

Discorsi volume I

32 - pag.158 SATHYA SAI GITA IV

 

Oggi Thirumalachar ha letto e spiegato la parte sullo Jnanayoga della Sathya Sai Gita da lui composta. Nessuno può dire quale sia la vera natura della creazione e di Brahman. Messo di fronte a un Universo fondamentalmente misterioso, ch'egli sente infinito, senza fine e senza principio, lo scienziato deve accettarlo, per quanto non sia in grado di foggiarsene un'immagine reale. Anch'egli quindi lavora sulla fede, crede cioè in qualcosa che non può afferrare pienamente, desumere con chiarezza o realmente calcolare. Quella Realtà può venire demarcata solo mediante il criterio del "non questo". Vale a dire che Brahman è postulato e descritto per mezzo di un processo di negazione o eliminazione, "neti, neti, non questo, non questo". In questo mondo artificiale ogni cosa è un miscuglio artificiale di nome e forma, anch'essi a loro volta artificiali. Ottenere la convinzione che la creazione sia Mithya, vale a dire una mescolanza di vero e falso, è molto difficile. Quando sbattete la testa contro il muro, non è facile credere che quel muro sia mezzo falso, e il suo nome e la sua forma siano soltanto la finzione dell'immaginazione illusa, mentre la sua vera realtà è Brahman! Tuttavia ognuno dovrà ottenere, prima o poi, questa Jnana attraverso la Bhakthi, il Karma o il Rajayoga. Queste vie non sono altro che nomi diversi dati al processo di separazione del burro dal latte che lo contiene. Noi sappiamo che una volta ottenuta una bella palla di burro, possiamo mantenerla separata e inalterata nel liquido dove era sempre stata. Allo stesso modo lo Jnani, una volta che abbia realizzato di essere della stessa sostanza dell'immanente Brahman, può continuare la sua vita nel mondo libero dall'attaccamento. Quando quel Brahman è visto attraverso Maya, appare come Saguna, e viene chiamato Signore o Bhagavan. Bhagavan ha sette caratteristiche principali: Aisvarya, Kirthi, Jnana, Vairagya, Srishti, Sthithi e Laya. Potete considerare come avente in Se la Divinità, chiunque possegga queste qualità. Infatti Splendore, Prosperità, Saggezza. Non Attaccamento, Creazione, Conservazione e Distruzione sono le infallibili caratteristiche degli Avathar della Mahasakthi, che persiste pienamente quand'anche apparentemente abbia modificato Sé Stessa per mezzo della Mayasakthi, Ripeto: ovunque sussistono queste qualità, potete identificare la Natura Divina. Anche voi siete della stessa natura dell’Atma con Mahasakthi, ma proprio come il principe caduto in un covo di ladri e allevato tra loro, l’Atma non ha riconosciuto la sua vera identità. E' tutto qui. Quantunque non lo sappia, quell'uomo è non di meno un principe, sia che viva in un palazzo, nella foresta o nella caverna dei ladroni. Spesso, infatti, avrà come dei presentimenti della sua vera origine sotto forma di un intenso desiderio per l’Ananda che costituisce la sua eredità; una sorta di richiamo, proveniente dalle profondità della sua coscienza, che lo invita a fuggire per divenire sé stesso. Questa è la fame dell'anima, la sete per la gioia durevole. Siete tutti come l'uomo che ha dimenticato il suo nome. Ricordatevi che la fame della mente può essere saziata solo con l’acquisizione di Jnana. La mente è come una sentinella Gurkha che deve essere tenuta sotto controllo completamente dal padrone. Inoltre, sapete benissimo che un Gurkha lascerà passare solo gli amici del suo comandante, non è cosi? Allo stesso modo, la mente dovrebbe tollerare solo quei pensieri e quei sentimenti che contribuiscono al benessere del suo padrone. Per "Manush", Manas è la cosa più importante, mentre invece non si dovrebbe mai permetterle di dettare legge, ma anzi bisogna ridurre, gradualmente la sua influenza. Non nutrite la mente con desideri malvagi o progetti senza valore, ma infondetele coraggio e idee apportatrici di forza. Quando la mente viene eliminata, Jnana brillerà in tutta la sua gloria. Dopo l’esperienza di Sarvam Brahmathmakam, vale a dire dopo aver realizzato che ogni cosa è fondamentalmente e completamente Brahman, il corpo non può sopravvivere più di ventun giorni. Una tale persona, infatti, non risiede più in Mithyaloka, cioè in questo mondo relativo, per cui non può svolgere più alcuna attività, o nutrire alcun desiderio, persino il cibo e l’acqua non hanno più significato. Del resto, come può Brahman aver bisogno di Brahman, e Brahman riconoscere Brahman sotto forma di cibo e di bevanda? L’organismo deperisce, il cuore si asciuga e il corpo collasserà. Sadhana significa mantenere uno specchio dinanzi a sé; se lo specchio è lucido e pulito rivelerà il Sé, vale a dire l’Atmasakshatkara. Tutti posseggono l'uniformità atmica, la verità di ogni uomo è la stessa. La compagnia dei buoni vi conduce al Signore, quella dei malvagi vi sprofonda nel pantano di Prakrithi. Come si possono distinguere i buoni dai cattivi? Le persone impegnate in Japam, Dhyanam, Yoga e Archana sono Sajnana; mentre coloro ai quali queste cose non piacciono, vanno evitati dagli aspiranti che cercano Jnana, e desiderano la gioia che nasce quando il piccolo diviene il grande, la felicità momentanea si fa eterna, e il povero eredita grandi ricchezze. L'uomo buono è umile, si piega con facilità davanti agli anziani, i saggi e i Sadhaka. "Na-Ma" (non mio) è l'atteggiamento di Namaskara, ma è veramente Namamakara, solo chi dichiara: "Tutto quello che sono e posseggo è dovuto alla Tua Grazia". Passate il vostro tempo in tale Sathsanga. Lucidate il cervello con la spazzola di Viveka. Non vi chiedo di rinunciare alle vostre facoltà critiche, anzi valutate, discriminate e sperimentate; analizzate poi i risultati della vostra esperienza, e se vi appaiono convincenti, accettateli. Bhakthi, Yoga e Jnana sono le tre porte di una stessa stanza; c'è chi entra dall'una e chi dall'altra, ma tutti accedono allo stesso luogo. Lo Jnani vede ogni cosa come Sostanza Divina, il Bhaktha come Lila di Dio, il Karmayogi come servizio reso al Signore. Dipende dai gusti, dalle attitudini personali, e dallo stato di sviluppo della ragione e dell’emotività. Thirumalachar ha detto che in seguito al manifestarsi di Jnana " Maya se ne va", ma Maya non "viene", e quindi non può "andarsene". Dopo aver introdotto una lampada in questa sala, voi dite che è venuta la luce, e sono andate via le tenebre, ma dove? Spegnete la luce, e sarà buio di nuovo. Le tenebre non sono ritornate precipitosamente dal luogo dove si erano rifugiate, passando attraverso le porte per riempire la stanza. Sono state qui tutto il tempo, solo che l'illuminazione ha fatto prevalere la luce. Allo stesso modo, quando avrete guadagnato la Grazia del Signore, Jnana prevarrà, e l'illusione della separazione non avrà più potere. Come è possibile guadagnare Jnana? Attraverso un lento e sistematico processo, eliminando tutti i fattori limitativi: l’avidità, la lussuria, l'orgoglio, l'invidia, l'odio, e tutta la malefica progenie degli istinti possessivi e degli impulsi; attraverso l'influenza educativa del Dharma, quell'insieme di regole poste dall'esperienza delle passate generazioni per regolare la vita; per mezzo dello studio, la riflessione e la pratica; attraverso l’analisi delle esperienze vissute nello stato di veglia, di sogno e di sonno profondo; imparando ad essere testimoni di questo spettacolo transitorio, senza venire presi nelle sue spire; superando ogni tendenza alla divisione o alla differenziazione. Prahlada non invocò mai suo padre o sua madre, come fanno i bambini, mentre veniva torturato, non supplicò i carnefici perché lo risparmiassero, ma vide in quei crudeli aguzzini il Narayana che adorava: per lui ogni cosa e ogni persona era Narayana. Come poteva dunque provar dolore o sentirsi offeso? L’Adwaitha messa in pratica, il culmine della Bhakthi, Sampurna Jnana, lo avevano liberato. La visione di questa Ekathwa è la ricompensa più alta per l’Adwaitista. Tutto questo è un sogno, e voi siete gli attori. Una volta, a Puttaparthi, durante una rappresentazione, il ruolo di Vali fu assegnato al figlio di un ricco, e quello di Sugriva al figlio di un povero. Vali protestò che non sarebbe mai morto nel duello con il figlio di un povero, e disse che Rama avrebbe dovuto favorire lui, ed uccidere invece Sugriva! La storia non può venire mutata per assecondare i vostri capricci.

Se il copione prevede la morte di Vali, l'attore che svolge questa parte deve attenersi scrupolosamente al suo ruolo, proprio come Lui ha deciso. Chissà che le lodi e il biasimo non facciano parte della commedia ? L'ignoranza di questa verità è una mancanza grave, alla quale bisogna provvedere fin dai primi momenti. Il medico specializzato in questo Bhavaroga prescrive dei rimedi che devono essere presi attenendosi strettamente alle istruzioni: non tutti d'un fiato, ma neppure ad intervalli di mesi od anni. Inoltre, la medicina deve venire affiancata anche dal regime di vita. Alcuni sostengono di essere venuti a Puttaparthi dieci o anche quindici volte, come se il fatto di recarsi una dozzina di volte all'ospedale fosse sufficiente a guarirli. Ogni volta potrebbero anche ricevere un flacone della medicina necessaria, ma se poi non la bevono secondo le istruzioni, che miglioramento potranno mai ottenere ? Lo Jnani non Mi guarderà come Colui che indossa questo vestito, una tunica gialla oggi o rosa domani, ma penetrerà fino al Thathwa celato dietro questa Forma, e comprenderà che questo corpo è soltanto un vestito indossato con uno scopo. Il prossimo Avathar di questo Thathwa avrà un altro vestito. Attraverso l’analisi della conoscenza del Sé, otterrete una completa Jnana. Se non conoscete voi stessi, non potete conoscere Me. Le cose che state facendo qui sono, Karmamarga, i sentimenti che manifestate sono Bhakthimarga, e i pensieri che riflettete nella vostra mente sono Jnanamarga. Quello che state sperimentando in questo particolare momento è il Paradiso, perché siete immersi nella gioia di ascoltare le Mie Parole. Infatti, non avete alcun pensiero per le svariate ragioni che vi hanno condotto qui. Ma non appena termino il discorso e me ne vado, scivolate nuovamente nel Marthyaloka, il mondo delle cose transitorie e dei desideri fugaci, delle menti vacillanti e colme di dubbio. Soprattutto esaminate la vostra condotta e la vostra fede.

Accertatevi che sia ferma e sincera. Quando sedete su un treno in movimento, gli alberi sfilano velocemente lungo la linea: ebbene, non preoccupatevi degli alberi, guardate voi stessi, esaminatevi, e scoprirete di essere voi a muovervi rapidamente. Non biasimate gli altri elencando i loro torti, le colpe che osservate sono in voi, e una volta che vi sarete corretti, anche il mondo risulterà ben fatto! Jnana è la discriminazione tra i propri reali interessi e quelli falsi, tra ciò che favorisce il proprio avanzamento e ciò che lo ritarda. Siate il vostro Guru, il vostro maestro; avete con voi la lampada, accendetela e procedete senza paura. Per raggiungere lo stadio dove si è realizzato che persino " Sarvam Brahma Mayam" è una dichiarazione incompleta (perché questa affermazione postula due entità, Sarvam e Brahman, mentre soltanto l'esperienza di Brahman, è), dovete aver percorso una lunga strada, ma non scoraggiatevi; l’enciclopedia è composta dalle ventisei lettere dell'alfabeto, ed ogni apprendimento inizia con la conoscenza dell’A, B, C. Io sono qui pronto ad aiutarvi dalla prima all'ultima lezione. Non gravatevi dell'affanno che il Prarabdha Karma sia contro il vostro progresso. L'accumulazione degli effetti del vostro Karma passato è il Sanchitha, e la parte che avete tratto da quel magazzino per la presente consumazione è il Prarabdha: se usato e cotto con saggezza, il Prarabdha può essere reso dolce, gustoso e salutare. Ma c'è di più, la Grazia del Signore può distruggere gli effetti del Karma passato o modificarne il rigore. Tenetelo per certo, Se la legge del Karma fosse così inflessibile, perché allora raccomandare la Sadhana, la buona condotta e la coltivazione della virtù ? Il Prarabdha si scioglierà come la nebbia al sole, se vincerete la Grazia del Signore! Anche per l’albeggiare di Jnana la Grazia del Signore è necessaria.

Prasanthi Nilayam: 30-9-1960

Discorsi volume II

16° - pag.75 LA VOLONTA’ DI SIVA

Jonnalagadda Sathyanarayanamurthi vi ha intrattenuto piacevolmente per qualche minuto, ma vi debbo dire che il Mio stile potrà essere fiorito ed incantevole quanto volete, ma chi chiarirà il mistero di Dio non è ancora nato e mai nascerà! Poiché chiunque riuscirà non tornerà più in questo basso mondo. Ciò non impedisce alla gente di continuare a fare quadri, a scrivere libri, a fare film e rappresentazioni teatrali sulla Persona Divina. Ma chi fra i pittori e gli scrittori l'ha mai visto? I poemi epici ed i Purana riferiscono di una parte infinitesimale della Sua Gloria e stabiliscono dei limiti a ciò che è finito poiché le parole sono limitate. Colui che ha la conoscenza o la comunione con Dio è il solo che può scorgere un infinitesimo del Suo splendore. Gli altri non fanno che cadere in errore, attribuendosi la verità e proclamando l'autenticità della loro vista. Coloro che parlano non sanno, non possono sapere. Tutti ripetete il passaggio della <<Gita>>, lo <<sloka>> che dice che il Signore prenderà forma e si occuperà delle cose di questo mondo ogni volta che il <<dharma>> (rettitudine) è in pericolo. Ma l'avete talmente ripetuto che è diventato un linguaggio incomprensibile, vuoto e senza senso. I soli a poter riconoscere un Avatar (incarnazione di Dio) sono coloro che sono versati nelle <<Sastra>> (sacre scritture) e sperimentano la vera natura degli scritti; essi soli possono gustare la gioia che emana dall'incarnazione divina. I <<Purana>> ed i <<Ithihasa>> (sacri testi epici) descrivono il Signore sotto molteplici aspetti, secondo la fantasia e l'abilità del saggio che li ha illustrati, ma i <<Veda>> e le <<Sastra>> (sacre scritture) non si sottomettono a nessuna corrente specifica, a nessuna nuova saggezza, ma trattano le verità fondamentali. Qualche volta la gente perde la strada a causa di una confusa interpretazione. Quando un cieco guida un altro cieco, vi sono molte probabilità che tutti e due cadano nel pozzo. Per questo il saggio interviene e pone dei punti fermi lungo il cammino da percorrere...

pag.83

... Da questo legame uno deve evocare il Lingam nelle sue forme sopraddette, una dopo l'altra. Il Lingam è solo un simbolo, il simbolo di un'attitudine ed il simbolo del successo. Per esempio <<Andapinda Lingam>> rappresenta l'universo che ha la forma di un uovo. Sulla forma ovale del cosmo, oggi anche gli scienziati sono d'accordo.

Dunque il guscio è <<anda>> e la materia in esso contenuta è <<pinda>>. I due sono dipendenti l'uno dall'altro. Tutti voi siete <<andapinda>> composti di scorza esteriore e di materia interiore che è la Divinità stessa. Il corpo è il recipiente che contiene <<chaitanya>> e lo splendore divino. Il sentimento <<Aham Brahmasmi>>, <<Io sono Brahma>>, crea naturalmente un senso di parentela. Questo sentimento possiede un alto valore psicologico poiché porta alla fusione, all'assimilazione ed alla costruzione di un legame di parentela nella nostra coscienza fra <<io sono>> e <<Brahman>>. Per esempio, se vostro figlio piange, vi sentite molto più angosciati che se si trattasse del figlio di qualcun altro. Anche Dio, quando viene in un corpo umano o in una forma materiale, è <<anda-pinda>>, sia che si tratti di Mahavishnu, Siva, Krishna, Rama o Sathya Sai Baba. I <<jnana lingam>> simbolizzano la <<jnana>>, la conoscenza, la saggezza nata dal risveglio spirituale che vi rivela che voi siete <<Dio>> e che Dio è in voi.

Questa saggezza non è altro che Brahman e non una delle sue qualità, poiché Brahman non possiede qualità alcuna, <<Egli è semplicemente lo <<jnani>>, è colui che è realizzato pur essendo nel mondo. Possiede la visione interiore che Lo rende distaccato come la foglia secca che non ha più bisogno di rimanere attaccata all'albero. <<Atmalingam>>, la fase ultima, corrisponde allo stadio dell'oro al cui livello i nomi e le forme dei gioielli spariscono. Come l'acqua gela e si trasforma in ghiaccio, così l'Atma gela e diventa l'individualità, il particolare. L'<<atmalingam>> non è che un vaso che contiene l'acqua del mare, lui stesso immerso nell'oceano. E’ come lo zucchero, al quale sia data la forma di una bambola, di un gatto, di un cane o di una mucca per divertire i bambini. Tutti sono identici, non vi è che il nome e la forma che differiscono. Voi tutti avete la stessa possibilità di realizzare la vostra propria realtà, seguendo il cammino che porta alla conoscenza, ma dovete essere pronti a seguire una certa disciplina ed a lavorare seriamente. Quando vi do una medicina dovete attenervi strettamente alla dose ed alla dieta elementare che vi prescrivo. Naturalmente la guarigione è più rapida se siete impazienti di guarire, ma dovete accettare certi orari. La moderazione è molto più proficua dell'eccesso. Le donne sanno bene che se aggiungono un po' di acqua per togliere l'eccesso di sale, devono poi aggiungere una certa quantità di ingredienti per rendere saporito il cibo. Così devo diminuire la dose di attaccamenti che avete per le cose del mondo e compensare a poco a poco con metodi diversi. Vi curerò con pazienza, non andrò veloce così il risultato sarà durevole. Vi rivelerò 1'<<Atmalingam>>, non dubitatene. Grandi giorni si preparano, non privatevi di una tale fortuna a causa della vostra indolenza. Quando ascoltate la storia della Mia vita finite per dimenticare quella del mondo e non vivete più che per la Mia, finché non vi viene più in mente niente da raccontare né da vivere. La Mia storia è un alibi per farvi perdere l'interesse per le altre. Il <<Sivalingam>> indica la persona che è stata e sarà in tutti i tempi la forma di Siva: ovunque, notte e giorno, nella gioia e nel dolore Siva è sempre felice e pieno di grazia, il suo soffio, la sua forza motrice, il suo portamento, la sua espressione sono pura beatitudine. Installate il <<Sada Sivalingam>> (il Lingam che rappresenta Siva) nella vostra coscienza e tutto vi sarà rivelato, a poco a poco, per grazia di quella divinità che dorme in voi.

Discorsi volume III

18° - pag.89   LA BILANCIA DELLA GHITA

In questi giorni molti Pundits vi hanno spiegato la Ghita in vari modi e se chiedete il Mio parere, vi dirò che la Ghita è come una bilancia con due piatti e un ago. Il piatto di sinistra è lo Sloka 7° (Verso 7°) del secondo capitolo che parla di Kaarpanya dosha. Il fulcro è il ventiduesimo Sloka del nono capitolo che inizia con "Ananyaaashinthantho maam" e il piatto a destra è lo Sloka del diciottesimo capitolo che parla di " Sarvadharmaan parithyajya". Vedete come è adatto il verso centrale che tratta della concentrazione mentale, ferma come l'ago di una perfetta bilancia! Realmente la Ghita inizia con due piatti ed un motivo centrale, le due armate costituite dai giusti e dai malvagi, con Krishna, il Maestro, nel mezzo! Noi abbiamo due piatti: quello del mondo fisico e quello del mondo metafisico, che reclamano attenzione e rispetto. Solo Jnana, la Conoscenza Suprema, può rimuovere l'ignoranza di Arjuna; e ciò avviene col Sankalpa del Signore. Lo Jnana (conoscenza) dev'esser messo in pratica, altrimenti non ha utilità!

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Una volta i cervi della foresta si riunirono in una grande assemblea per discutere della codardia che li rendeva imbelli davanti ai cani. E dissero: <<Perché dovremmo avere paura dei cani quando abbiamo gambe veloci e corna affilate?>>. Giunsero alfine alla risoluzione che nessun cervo avrebbe dovuto scappare di fronte ai cani e mentre gli applausi scrosciavano, si sentì a distanza un abbaiare di cani. Nessuno di essi rimase: tutti filarono via velocemente quanto le loro gambe permettevano. La risoluzione non poté essere messa in pratica!

Questi Pundits sono esperti nell'arte dell'insegnamento e della spiegazione delle Sacre Scritture; ciò che manca è la capacità della gente di ascoltarli e di seguire i loro consigli spirituali. Bisogna imparare l'arte di agire senza essere coinvolti nell'azione. Il Karma dev'essere fatto perché fa parte della propria natura: non è un dovere imposto dall’esterno. Surya, il sole, è un Sahajakarma-chari; richiama i vapori dell'acqua che formano le nubi, che a loro volta ridiscendono sotto forma di pioggia, e nessuno glielo ha mai insegnato. Quando fate il Sahajakarma non vi sono legami. Solo quando vi comportate in modo contrario vi sentite miserevoli. La vita del capo della polizia non è Sahaja: quindi egli si sente felice quando torna a casa e cambia l'uniforme con abiti normali. Se il bimbo piange tutti corrono verso la culla perché il suo Sahajakarma è sorridere ed essere contento, non piangere. Così, il Karma fatto per un profitto, accumula conseguenze che legano l'uomo, e aumenta in dimensioni come una palla di neve. Ma il Karma fatto senza nessun pensiero al risultato, lascia liberi da tutte le conseguenze. Il Dharma-Karma deve essere eseguito: non gli si può sfuggire! Andarsene nella foresta non è una soluzione perché ciò vi creerebbe altri problemi: col corpo sareste nella giungla, e con la mente sulla piazza del mercato!

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Un Sadhaka era stato iniziato da uno Yoghi a certi Mantra; poiché voleva meditare su di essi indisturbato ed essendo la sua casa piena di distrazioni, andò nella foresta dove scoprì un luogo adatto sotto un albero. Dopo un po' gli uccelli, che avevano fatto il loro nido su quei rami, incominciarono a cantare ad alta voce ed a versare sulla testa del meditante i loro escrementi. Ne fu tanto esasperato che si mise a gridare: <<Non ho nessun posto dove posso rimanere con Dio, i bambini a casa, gli uccelli nella foresta! Mi immolerò per avere una nascita migliore e poi incomincerò una nuova Sadhana!>>. Quindi deciso a bruciarsi, preparò una pila di legna per una pira e stava per salirvi quando fu fermato da un vecchio che lo avvicinò dicendogli: <<Metti pure in atto la tua decisione, ma dato che il vento soffia verso quella capanna in cui vivo con la mia famiglia, potresti aspettare che cambi direzione, perché l'odore della carne bruciata non è molto indicato per noi. O, se hai fretta, potresti spostarti in qualche altro posto ed evitare di dare noia a noi povera gente!>>. Il Sadhaka sentì che non aveva neppure la libertà di morire, quindi tornò a casa e decise di affrontare ogni cosa in famiglia. Aveva capito che il Karma doveva essere fatto nel mondo oggettivo e che non vi era nessuna utilità nel cercare di liberarsene...

Aforismi Vedici

Pag.10 - [4]

Solo l'acquisizione della conoscenza più alta può soddisfare lo scopo di una vita umana. Tale Conoscenza ci rende consapevoli di non essere semplicemente un corpo, bensì la stessa Coscienza che si manifesta come incarnazione del Sat-Cit-Ananda, l'Essere-Consapevolezza-Beatitudine. Quando questa verità fa la sua apparizione nella coscienza umana e viene sperimentata, l’uomo è libero dalla nebbia dell’ignoranza (ajnana), ancorché sia prolungata la sua vita, ed egli diventa così uno jivan-mukta, un “liberato in vita”.

pag.11 - [7]

Na dhanena - “non per mezzo della ricchezza” - significa che le attività ritualistiche e le opere cui si è fatto cenno sopra, con tutti i vantaggi che comportano, possono avverarsi solo qualora si abbia a disposizione del denaro. Se uno non è ricco, non ha accesso ha certi ambienti di lavoro, non può ottenere potere, autorità e quant’altro vi sia connesso. Al contrario, l’Upanishad annuncia che Jnana non ha niente a che vedere con dhana: la saggezza della conoscenza non ha nulla a che fare con la ricchezza. La conoscenza è la sola a poterci conferire la liberazione; perciò il denaro non acquista la liberazione. La realizzazione spirituale non si compra con la ricchezza.

Pag.12 - [8]

Ma allora, che significa precisamente tutto ciò? La risposta è: tyagena ekena amrtatvam anashuh, “solo la rinuncia può conferire moksha o l’immortalità”. Il mondo materiale (iagat), è irreale, “non esistente”; occorre respingere l’equivoco che ce lo fa apparire reale. La vera conoscenza spirituale consiste nel giungere alla comprensione che l’idea del mondo fenomenico non è altro che una sovrapposizione del nostro mentale sulla Realtà. Sebbene il mondo materiale appaia reale, ci si deve sforzare di rinunciare al desiderio di trarre piacere dalle cose che con le loro sembianze ci affascinano ed attraggono. La qual cosa equivale a dire che la liberazione è accessibile dal momento in cui si rinuncia agli attaccamenti e ai desideri. Sarvam tyagam: rinuncia completa, totale. L’ignoranza, l’ajnana o nescienza, può venir distrutta solo mediante la conoscenza, svanisce anche la sofferenza prodotta dal personale coinvolgimento nelle gioie e nei dolori del samsara, il mutevole mondo della natura.

Pag.16 - [19]

Il corpo è simile a un formicaio la cui cavità interna è la mente, la quale ospita il serpente Ajnana, Nescienza. Quel serpente non si può uccidere compiendo azioni che mirano alla soddisfazione materiale (kamya karma): Jnana, la Conoscenza, è l’unica arma in grado di ucciderlo.

Pag.16 - [20]

Shraddhavam labhathe jnanam: “Solo colui che possiede fede può assicurarsi la Conoscenza” (Bhagavad Gita IV, 39). Shraddha vuol dire avere una fede incrollabile e perseverante in ciò che è contenuto nei testi sacri (Shastra).

Pag.18 - [23]

Tra i requisiti primi che incoraggiano l’insorgere della brama di conoscenza divina, il principale è il discernimento fra ciò che è transitorio e ciò che è eterno; in altri termini, la scoperta che solo l’Atma è al di là del tempo e che tutti gli oggetti percepibili dai sensi (vista, udito, ecc.) sono puramente transitori. Solo l’Atma non subisce cambiamento, ed è solo l’Atma a meritare la definizione di nitya-satya, “Verità Eterna”. In seguito ad una analisi approfondita e continua, si deve giungere a questa incrollabile convinzione e sostenerla con perseveranza.

Pag.27 - [41]

La salvezza viene garantita solo dal successo sul cammino della conoscenza. Come farà a preparare un pasto una persona che è in possesso di una ricetta di cucina, ma sprovvista di fornello? Così pure, quando non fosse stata raggiunta la consapevolezza che l’Atma è la sola Realtà (Atmajnana), se si sostiene che è possibile ottenere la liberazione semplicemente bagnandosi nelle acque di fiumi sacri, che dire allora dei pesci o di altre specie acquatiche che li popolano? Se si crede che basti vivere per anni in una grotta in cima alla montagna per giungere alla liberazione, cosa otterranno allora i topi o gli animali selvatici? Se credete che sia possibile la liberazione a chi si sottopone a pratiche ascetiche come mangiare radici o masticare foglie per sostentarsi, anche alle capre che si nutrono di germogli e ai maiali che dissotterrano i tuberi dovrebbe spettare la liberazione! Se si considera ascesi cospargersi il corpo di cenere, forse che i cani e gli asini che si rotolano fra i mucchi di polvere possono pretendere di realizzarsi? Queste credenze e pratiche denotano un’intelligenza limitata. La sola cosa su cui è necessario concentrarsi è il perseguimento dell’Atmajnana, la Consapevolezza dell’eterna universale realtà atmica.

Pag.57 - [93]

C’è una scuola di pensiero secondo la quale i Veda sosterrebbero l’azione (karma) come mezzo che conduce alla liberazione e il Vedanta (le Upanishad) sarebbe invece contrario a questa tesi. Ma le Scritture o Shastra sono volte solamente ad esortare e a guidare, non aderiscono esclusivamente ad un sistema piuttosto che ad un altro. Difendere l’azione non fa parte degli obiettivi principali delle Scritture. Se uno è attivo nel karma, avrà a suo merito molte azioni che favoriranno la purificazione della mente. Ora, poiché il karma svolge un’opera di purificazione sulla coscienza, molti sono convinti che le Scritture propongano questo sentiero come il solo che abbia valore, ignorando che l’attività è solo un mezzo e non il fine.

Pag.58 - [94]

A tale riguardo dobbiamo prestare attenzione ad un altro fatto. I desideri, le aspettative, le decisioni, le aspirazioni e le diverse volontà dell’uomo sono sollecitate e moltiplicate dall’azione e l’impulso iniziale verso il desiderio è provocato dall’ignoranza, dalla mancanza di consapevolezza della Realtà. Naturalmente sorge un dubbio: come può la coscienza, che è inconsapevole, trasformarsi in una coscienza pienamente consapevole (jnana)? Il buio non può mai eliminare il buio, no? Così pure l’ignoranza non può cancellare l’ignoranza, perché questo può essere fatto solo dalla Conoscenza, la consapevolezza della Verità. Ciò è quanto promulgato da Shankara. Il mondo ha un gran bisogno di armonia e, in egual misura, di consapevolezza, quantunque possa essere difficile passare ad altri la conoscenza del Brahman.

Pag.59 - [96]

Alcuni ritengono inaccettabile dichiarare che la Conoscenza del Divino come verità unica, non possa essere acquisita per mezzo di uno sforzo personale. Shankara riconcilia questo punto di vista con la sua principale teoria precedentemente menzionata. La conoscenza (jnana) di essere veramente e nient’altro che Dio giace nel nucleo della coscienza di ciascuno; ma non è possibile riconoscerla e stabilirvisi fermamente per mezzo dell’azione (karma) e nemmeno per mezzo di una costante ricerca scolastica (vichara). L’azione può solo creare ulteriori vincoli, poiché ha a che fare con il molteplice che considera reale. Non può, dunque, sciogliere i legami e liberare l’uomo; può tutt’al più purificare le passioni e le emozioni. E la ricerca può al massimo fornire delucidazioni all’intelletto e indicare un metodo di conoscenza. Solo la Scienza di Dio, la Conoscenza del Divino può liberare l’uomo dalla schiavitù. Per questa ragione viene raccomandato di non sviluppare eccessivo attaccamento alle opere compiute.

Pag.73 - [120]

Se il completamento è espletato, se, per mezzo della Grazia di Dio, si raggiunge la consapevolezza atmica, dove cercare il Sé? Dove risiede? Com’è possibile conoscere il Sé o l’Atma? In questo processo può esser d’aiuto adorare anche tutto ciò che è in apparenza “privo di coscienza” quale manifestazione della Coscienza Sovrana, o Sé Universale. Il Principio dell’Atma può essere veramente compreso solo dai ricercatori saldamente radicati nel Brahman senza forma e senza attributi. Tuttavia, anche l’incarnazione di Dio in una forma (saguna) possiede in pienezza la Realtà atmica. Ci sono molti esempi che spiegano questa Verità. La Conoscenza del Divino o Brahma Vidya è un altro nome utile per comprendere e sperimentare l’Atma come Assoluto, l’individuo come universale.

Pag.73 - [121]

Tutti hanno diritto alla Conoscenza di Dio ed ogni uomo, nella sua quotidiana ricerca, attraversa quattro stadi. Secondo i Veda, questi quattro stadi sono lo stato di veglia, lo stato di sogno, lo stato si sonno profondo ed il cosiddetto “Quarto”, o turiya. Sono definiti stadi, oppure anche fasi. Nel primo stadio si è svegli solo in relazione al mondo oggettivo e si tende all’estroversione. Qui le cose dell’Universo sono percepite con l’occhio fisico; i vari suoni sono uditi con l’orecchio, i sensi hanno la funzione di odorare e gustare. Si tratta di una vita interamente vissuta a contatto con la società.

Domande e risposte

Pag.31 Conoscenza e Devozione

D.- Svami, ho sentito spesso pronunciare la parola amanaska. Qual è il suo significato?

R.- Quando ci si accorge che tutto il Creato è solo ciò che è visto dall'osservatore Eterno, dal Testimone, tutto sparisce come nebbia al Sole. Questo stato è denominato amanaska.

D.- Che cosa accade alla conoscenza?

R.- Sparisce anch'essa!

D.- Quel Testimone di cui avete parlato, dove si trova nello stato di sogno?

R.- Si trova nell'anima (jiva); non solo osserva, ma intesse e crea tutto ciò che vede.

D.- E durante il sonno profondo?

R.- E’ nella Realtà Piena (Immutabile).

D.- E nel quarto stato, nello stato che sta oltre il sonno profondo, nel turiya?

R.- E’ immersa nell'Entità Immodificata (Ishvara-sthana), quel Testimone.

D.- Che cosa si intende per Paramartha?

R.- Parama-artha, cioè, al di là delle cose, sopra e oltre questo mondo limitato dal corpo e dai sensi.

D.- Si parla anche di Paramapada. Che cos'è?

R.- Vuol dire che è privo di nome e forma (nama-rupa) e di forma d'azione (kriya-rupa).

D.- Svami, Dio trascende l'Universo o vi è immanente?

R.- Dio riempie l'Universo, ma nello stesso tempo lo trascende; sicché non c'è luogo fuori di Lui, e tutti i luoghi sono in Lui; tutti i nomi sono Suoi, e nessun nome Gli è estraneo.

D.- Come si deve chiamare il Divino che riempie l’Universo?

R.- Puoi chiamarLo con vari nomi: l'Infinitamente Aperto (Paramapada), l’onnitrascendente (Paramartha), l'Incorporeo (Asharira), la Pienezza più completa (Paripurna), l'Inafferrabile dalla parola o dal pensiero (Avang-manogocharam). Molti sono i Suoi nomi.

D.- Questa Essenza (Sat) è antica (sanatana) o nuova ( nutana)?

R.- Antica, naturalmente, non nuova.

D.- Qual è l'ultimo purushartha?

R.- Beh, è la liberazione (moksha), si sa.

D.- Quando si parla di conoscenza (vidya), sento gente che fa riferimento a quattro vidya. Che cosa sono?

R.- Sì; sono Anvikshiki Trayi, Vartta e Dandaniti.

D.- Questi nomi mi giungono del tutto nuovi. Che cos'è esattamente Anvikshiki?

R.- E’ la conoscenza che ti insegna a discernere fra ciò che è attinente allo Spirito (Atman) e ciò che non lo è (anatman).

D.- E che cos'è Trayi?

R.- E’ la conoscenza per mezzo della quale si può raggiungere il Paradiso (Svarga), con dei riti ed azioni (karma) appropriate.

D.- Che cosa insegna invece Vartta?

R.- Tratta dell'agricoltura e della produzione.

D.- E Dandaniti, che cos'è?

R.- E’ ciò che occorre sappiano i governanti e i guardiani della società: è necessaria per ottenere e godere di beni e di messi.

D.- Quali, tra queste scienze, immergono l’uomo nel ciclo delle nascite e delle morti?

R.- Tutte, tranne la prima, quella che insegna a discernere fra lo spirituale e il materiale (anvikshiki)...

Pag.47 Yoga e Conoscenza

D.- Hai detto che la Conoscenza (Jnana) è essenziale; qual è esattamente la sua funzione?

R.- La Conoscenza ti fa prendere coscienza della tua propria realtà (atma-svarupa).

D.- E lo Yoga? Che succede a chi non ha Yoga?

R.- E’ simile ad uno zoppo.

D.- E se una persona non ha Conoscenza (Jnana)?

R.- E’ come un cieco.

D.- Si dice che lo Yoga distrugga tutte le macchie, elimini tutti i difetti. Come avviene tutto questo?

R.- Può essere commestibile il riso se non lo cuoci al fuoco? Per mezzo dello Yoga e di altre discipline, la facoltà del pensiero (citta) si ammorbidisce. Si chiama tapas, che significa anche "calore", e citta diventa tapta, calda. O, se preferisci, lo Yoga e la Conoscenza sono come l'olio e la fiamma. Lo Yoga è l'olio e la fiamma luminosa della lampada è la Conoscenza.

D.- Perdonatemi, Svami, se faccio questa domanda. C'è tanta gente che va in giro ad insegnare il Vedanta, oggi; hanno tutti preso coscienza di questa verità, hanno tutti sperimentata questa realtà?

R.- Come si fa a crederlo? Puoi giudicarli da te. Vedi se hanno purezza di cuore, di pensiero, di mente e conoscenza del Sé Supremo (Paramatma) inerente e immanente. Solo persone siffatte hanno il diritto di insegnare il Vedanta, perché il Vedanta dev'essere sperimentato.

D.- Può essere benefico, almeno fino a un certo punto, l'insegnamento del Vedanta impartito da chi non ha questi requisiti?

R.- Per bella che sia, la descrizione di vivande squisite e piatti prelibati non basta a soddisfare chi ha fame. Così avviene per il Vedanta che si ferma alle parole. Inoltre, ascoltare senza una gran voglia di imparare non serve a nulla. Se l'insegnante non è distaccato dagli oggetti dei sensi, il suo discorso è parola di pappagallo. Coloro che vengono ad ascoltare senza desiderio di imparare e di trarne beneficio, non fanno altro che mostra di sé.

D.- Baba, dite che sono indispensabili la purezza del Cuore, quella della mente e la conoscenza della Suprema Essenza (Paramatman) immanente e trascendente. A che servono allora gli esercizi di ascesi (sadhana) compiuti dal corpo, che è formato dai Cinque Elementi? Non è sufficiente acquisire la Conoscenza effettiva della propria forma interiore, del proprio Sé (Sva-svarupa)?

R.- E bravo! Solo perché ti dicono che è necessario il timone, concludi che puoi fare a meno della barca? Credi che basti il timone ad attraversare il fiume? Ti devi convincere che il Signore ti ha donato questo corpo perché ti serva da barca per attraversare il fiume del ciclo di nascita e morte (samsara), e la cosa principale e la facoltà che dà forma alle idee e le associa tra loro. Questo è il primo passo nel Vedanta. E’ vero che il limone è la conoscenza del proprio Sé interiore (svasvanupajnana), ma da solo non basta; ti devi attenere anche a discipline e ad abitudini fisiche. Per raggiungere lo stato etereo eterno, è importante che il corpo sia disciplinato.

D.- Mi affligge un altro dubbio Svami. A proposito di discipline fisiche, potrei sapere se la Conoscenza dell'Assoluto (Brahma-vidya) fa distinzione tra maschi e femmine?

R.- Beh, caro ragazzo, questa barca non ha simili distinzioni. La Conoscenza dell'Assoluto (Brahma-vidya) e la purezza della mente (cittashuddhi) non dipendono affatto dal sesso. Tutti gli ammalati hanno diritto alla medicina che guarisce, o no? E così, tutti quelli che sono afflitti dalla malattia di dover nascere e morire (bhavaroga), hanno diritto alla conoscenza di Dio, lo specifico che li può guarire. Può accadere che non tutti abbiano accesso a un tale prodigioso farmaco, ma non si può dire che alcuni non ne abbiano diritto.

D.- Eppure, Svami, ci sono degli studiosi del Vedanta che negano alle donne il diritto di accedere e di attingere alla conoscenza di Dio, pare che le barche non siano della stessa natura.

R.- Caro figliolo, come ho detto, entrambi i sessi hanno diritto alla medicina. Però, affinché il farmaco possa agire sull’organismo, si deve seguire un certo regime, e questo dev'essere fatto da entrambi. Tale farmaco è la contemplazione della propria base essenziale, e con questo occorre seguire rigorosamente il regime del distacco (vairagya) e della sapienza (jnana). Le donne forse, perché più deboli, potrebbero stentare a seguire questo regime con vero rigore come gli uomini, e forse è questo il motivo del presunto divieto. Però, tutti coloro che sono in grado di seguire le regole e i divieti hanno ugual diritto di essere beneficati dalla medicina "Brahma-vidya", la conoscenza dell'Assoluto, tanto gli uomini quanto le donne. Questo è il Mio verdetto.

Upanishad Vahini

Pag.9 - [3]

Esaminiamo i cinque elementi. L’essere vivente ha come base il primo, la Terra. Il secondo, l'Acqua, è il fondamento della Terra ed è prodotta dal Fuoco, il terzo elemento. Il Fuoco emana dal Vento, che è il quarto. A sua volta, il Vento (Vayu) sorge, dall'Etere (Akasha) e l'Etere emerge dalla natura primordiale, la quale non è che la manifestazione di un aspetto della Maestà di Dio, del Supremo, Sovrano Spirito, il Paramatma.

Pag.10 - [4]

Ora, per poter raggiungere lo Spirito Universale (Paramatma), Sorgente e Nucleo dell’Universo, lo Spirito individualizzato (jivi), che si è lasciato vincolare dagli elementi, dovrà sciogliere quei lacci uno ad uno con l'uso della discriminazione e della costante pratica del distacco. Chi si sottopone a questa disciplina è un aspirante spirituale (sadhaka); chi vince questa battaglia è un "liberato in vita" (Jivan-mukta).

Pag.10 - [5]

Per esercitare tale discriminazione, e per raffigurare concretamente la propria innata Realtà, è necessario studiare le Upanishad. Esse, nel loro insieme, prendono il nome di Vedanta e formano la Jnana-kanda dei Veda, ossia costituiscono la sezione che tratta della Somma Saggezza. La liberazione dalle conseguenze dell’ignoranza, infatti, può esser ottenuta solo mediante la Conoscenza (Jnana). Le Upanishad proclamano: Jnanad eva tu kaivalyam: "La liberazione si acquisisce solo con la Conoscenza".

Pag.11 - [10]

Dunque, tanto la Gita che le Upanishad insegnano la non-dualità, non il monismo qualificato o la dualità. L’occhio umano non può scorgere l'infinitamente piccolo o il superlativamente grande, non è in grado di investigare il mistero del virus, dell’atomo o dell'universo stellare, e perciò la scienza gli fornisce l'ausilio del microscopio e del telescopio. Similmente, i Saggi sono in grado di sperimentare il Divino per mezzo dell'occhio della Conoscenza, ottenuto seguendo la condotta morale (dharma) e la disciplina spirituale. Sapendo che l’occhio ha bisogno di uno strumento estraneo a se per osservare il batterio o il virus più insignificante, come possiamo rifiutare di ricorrere all'aiuto dei mantra, se vogliamo vedere il Principio Onnipresente e Trascendente?

Pag.11 - [11]

E’ molto difficile acquisire l'occhio della Conoscenza. Per riuscirvi, la prerogativa più importante è la concentrazione, per ottenere la quale, e renderla stabile, sono necessari tre importanti requisiti: la purezza della coscienza, la consapevolezza morale e la discriminazione spirituale. Per la gente comune, queste sono qualificazioni difficili da raggiungere.

Pag.20 - [15]

Chi agisce in modo contrario alla conoscenza (duale) che deriva dalle scienze sacre (vidya) manifesta la propria ignoranza (ajnana), dice l’Upanishad, e quelli che si limitano a studiare i Testi e a praticare i rituali per acquisire poteri ed abilità, sono ancora peggiori. Ora, una tale conoscenza conduce al Paradiso (Devaloka), e l’azione rituale (karma) al Regno dei Padri (Pitrloka), ma la Conoscenza (Jnana) che porta alla realizzazione del Sé (Atma-sakshatkara) è qualcosa di ben diverso, e nessun tentativo di conciliarle può avere successo.

Pag.29 - [2]

Questa Conoscenza, trasmessa oralmente da Maestro a discepolo, arricchita e confermata dall'esperienza, è chiamata Conoscenza superiore (Paravidya) quando tratta del Principio che non ha attributi, e conoscenza inferiore (aparavidya) laddove tratta del Principio dotato di attributi (Saguna), il Principio materializzato, cioè l’Aspetto immanente anziché Quello trascendente. Il testo dice che la Mundakopanishad fu insegnata da Saunaka ad Angirasa. I Veda e i Vedanga si occupano della conoscenza inferiore (aparavidya), mentre le Upanishad trattano soprattutto di Quella superiore (Paravidya). Ma è importante sapere che la conoscenza inferiore conduce a Quella superiore, alla Conoscenza di Brahman, cioè alla Meta.

Pag.32 - [11]

L'Assoluto (Brahman) illumina il Sé individualizzato (jivi) riflettendosi nella sua consapevolezza interiore (antahkarana). Non dovete far altro che distogliere quella coscienza dal mondo oggettivo, che contamina la mente, ed allenarla a meditare sulla OM con concentrazione. Meditate sullo Spirito (Atma) e su come non venga alterato dal sé individualizzato (jivi) benché lo attivi e sia in esso e con esso. Meditate sull'Atma nel vostro "Cuore", dal quale irradiano innumerevoli nervi sottili (nadi). Se farete ciò, otterrete la Conoscenza (Jnana).

Pag.33 - [13]

Solo la Conoscenza (Jnana) può dare la realizzazione del Sé. La meditazione (dhyana) può portare alla concentrazione delle facoltà mentali, e con la concentrazione si può ottenere la Conoscenza (Jnana) mentre ancora si è nel corpo. L'Assoluto (Brahman) attiva il corpo per mezzo delle cinque energie vitali o soffi (prana), e acconsente a rivelarsi non appena la coscienza interiore raggiunge la necessaria purezza, perché lo Spirito (Atma) è immanente nei sensi, interni ed esterni, come il calore nel combustibile e il burro nel latte. La coscienza è come un'ensca bagnata, immersa nel sudiciume dei desideri e degli inganni dei sensi. Quando il lago del "Cuore” verrà ripulito da quella viscida vegetazione, lo Spirito risplenderà nella Sua Luce originaria. Chi consegue la Conoscenza dell'Atman dev’essere venerato, perché è un liberato: Egli è diventato Brahman, Ciò che ha lottato per conoscere ed essere.

Pag.45 - [8]

Il mondo è una commistione di elementi, al pari del miele che riunisce la dolcezza di mille fiori. La rettitudine (dharma), la verità (sathya) e altri principi astratti, l'uomo e gli esseri viventi, la Persona Cosmica (Virat-Purusha) e altri concetti analoghi, sono tutti effetti del medesimo Principio Assoluto (Brahmatattva), ossia di una Realtà Immortale ed Immutabile. La consapevolezza che quella Realtà è inerente a ciascun individuo costituisce la Conoscenza dell'Assoluto (Brahmajnana).

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Dall'azione malvagia il demerito (papa), da quella buona il merito (punya); così questi effetti si accumulano e vanno a costituire gli impulsi, che sono la causa determinante per la rinascita in un nuovo corpo. L'Atma abbandona il vecchio involucro mirando al nuovo che andrà ad occupare, come fa il bruco che appoggia le zampette anteriori prima di staccare da terra quelle posteriori. Ma chi ha acquisito la Conoscenza del Sé (Atmajnani) non prova alcuna spinta verso le attività del corpo, e quindi l'Atma, nel suo caso, non subisce un nuovo vincolo fisico. La via della Conoscenza (Jnanamarga) è il percorso del Conoscitore di Brahman (Brahmavid), vale a dire dell'Assoluto.

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Le persone naturalmente inclini all'azione sono portate verso una disciplina austera (tapas), ma chi ha acquisito la Conoscenza del Sé (Atmajnani) è libero dal desiderio, e la sua mente non è più toccata dall'angoscia, dalla sofferenza e dallo struggimento che invece caratterizzano la vita del penitente. Egli è divenuto Visvakarta, l'Artefice stesso che dà forma al Creato (Visva). Chi ha raggiunto la Visione della Divinità, non avrà più nulla da ottenere, da realizzare, da salvaguardare o da cercare.

Pag.63 [8]

Quando viene illuminato dalla luce dell'Atma, l'occhio acquista la facoltà di afferrare le forme, e questo rappresenta tutto il suo campo d'azione. Non potrà mai aspirare ad illuminare l’Atma, che brilla di luce propria. Una lampada può far luce sugli oggetti, ma questi non possono, a loro volta, illuminarla. La parola (vak) è in grado di descrivere o connotare solo quelle cose che possiedono degli attributi quali il nome, la forma, le qualità (guna), le azioni (kriya), ecc.; come potrebbe esprimere o precisare ciò che non ha qualità, nome, forma, caratteristiche, ecc., cioè lo Spirito Universale (Paramatma)? Non si può definire la dolcezza, o altri sapori, col semplice ausilio della parola. L'Atma non è cosa che possa essere descritta. La mente (manas), priva di intelligenza, non può sperimentare l'Intelligenza. Non esiste un conoscitore che sia in grado di conoscere il Conoscitore di tutte le cose. Egli trascende il campo del conoscibile, e quindi, una volta conosciuto, non sarà più né Conoscitore, né atto del conoscere.

Pag.64 [9]

Dio (Brahman) è la Conoscenza (Jnana) Stessa, quindi non può essere conosciuto da un conoscitore. Altre cose possono essere conosciute per mezzo del processo conoscitivo, ma non la Conoscenza stessa. Una lampada non ha bisogno di un'altra lampada per vedere se stessa, e neppure prova desiderio per la propria luce: essa ha luce ed è luce ecco tutto. Illumina gli altri oggetti, ma, non la propria luce. Anche voi siete Luce, voi siete Atma. Lo Spirito che è in voi è della stessa Natura di Quello presente in tutti gli esseri: non ha limiti, né attributi, né qualità. E’ l'unica e sola Realtà.

Pag.64 [10]

Lo Spirito (Atma) può essere conosciuto studiando le Scritture e mettendo in pratica i loro insegnamenti. L'Assoluto (Brahman) o lo Spirito (Atma) è quel Principio che non può essere illuminato dalla parola o dai sensi, ma che illumina la parola e i sensi. La prima parte (kanda) di quest'Upanishad afferma con chiarezza che Dio non può essere limitato, rifiutato o ignorato.

Pag.64 [11]

Quelli che proclamano di avere veduto Brahman devono ancora proseguire la loro ricerca, perché sicuramente non hanno raggiunto lo stadio finale; la loro non è vera Conoscenza, ma solo illusione. Lo Spirito (Atma) del conoscitore è L'Assoluto (Brahman) stesso: questo è l'inequivocabile verdetto del Vedanta. Il fuoco non può bruciare se stesso, e allora come può l'Atma conoscere l'Atma, come può il conoscitore conoscere se stesso? Dunque, l'affermazione: “Io ho conosciuto Brahman” è indice d'illusione, non di vera Conoscenza.

Pag.65 [12]

Quando si dice che l'Assoluto (Brahman) ha molte forme conoscibili e numerabili, questa asserzione è vera solo in senso limitato, cioè con riferimento agli esseri qualificati da un nome e da una forma. In sé, l'Assoluto non possiede attributi quali il suono, l'odore, il sapore, il tatto o la forma. Egli esiste sempre e ovunque. Quindi, se nell'ambito di qualsiasi attività divenite consapevoli della Sua presenza, è perché quell'attività Gli "presta" le proprie caratteristiche. Parimenti, quando un testo sacro prende in esame e definisce un certo argomento, le sue conclusioni diventano, per quella particolare Scrittura, una caratteristica di Brahman. Infatti, Brahman è quella Coscienza (Chaitanya) che si rende manifesta quando è contenuta o circoscritta entro certi limiti.

Pag.65 [13]

La Coscienza (Chaitanya) non ha attaccamenti, eppure, quando è associata ad oggetti quali il corpo fisico, dà l'impressione di averne. Se l'immagine del disco solare, riflessa sulla superficie agitata di un lago, risulta mossa e frammentata, non potete dedurre che il Sole, lassù nel cielo, si stia muovendo! Il Sole e lo specchio d'acqua non sono in correlazione, non si può supporre che tra loro esista un legame; allo stesso modo, quando un corpo cresce, declina e muore, si ha l'impressione che venga coinvolto anche lo Spirito, ma non è così.

Pag.65 [14]

L'Assoluto (Brahman) è oltre la ricerca intellettuale, e può essere raggiunto solo da chi rinuncia alla ragione in quanto strumento inadeguato. Il solo modo di accostarlo è l'esperienza, che costituisce, altresì, la prova e il risultato. Lo stadio ultimo della Conoscenza dell'Assoluto (Brahmajnana) segna la fine di ogni indagine, di ogni ricerca; e la vera realizzazione (Sakshatkara) è il godimento di quello stato supremo, che viene raggiunto nell'estasi (samadhi), dove tutte le agitazioni sono sedate ad ogni livello di coscienza. Tuttavia, i passi preliminari dell'ascolto (sravana), della riflessione (manana), e dell'assimilazione di quanto appreso (nididhyasana) vengono svolti dall'intelletto (buddhi).

Pag.66 [16]

La Conoscenza dell'Assoluto (Brahmajnana) è l'eredita naturale dell'uomo, alla quale ha pieno diritto. Solo la vita di chi è consapevole di questa verità, e si sforza di acquisirLa usando gli strumenti appena descritti, è degna d'essere vissuta, negli altri casi è sprecata. Quando lo Spirito (Atma) si manifesta alla coscienza, balena come un lampo, rivelando in un istante tutta la Sua luce e il Suo splendore. Non è possibile afferrare completamente questa magnificenza. La mente (manas) è il mantello dell'Atma, Lo condiziona, o almeno così pare. Sembra starGli tanto vicina da farvi credere che lo possa raggiungere, ma in verità non è in grado di farlo. Però, l'aspirante spirituale (sadaka), per effetto di questa vicinanza, spesso immagina che la sua mente abbia realizzato l'Atma, e quindi cerca ardentemente di reiterare l'esperienza. Naturalmente, tutto ciò ha un suo lato positivo, perché incoraggia a proseguire la ricerca verso la fusione con l'Assoluto.

Pag.66 [17]

Per chi conosce l'Assoluto (Brahmajnani) gli opposti mentali quali il giusto (dharma) e l'ingiusto (adharma), il merito e il demerito, non esistono. E’ vero che una vita vissuta nella rettitudine porta, dopo la morte, ai mondi (loka) elevati, mentre una vita immorale conduce a quelli inferiori, ma entrambi questi luoghi costituiscono delle pastoie per l'aspirante spirituale (sadaka), che mira alla rimozione dell'Ignoranza e alla realizzazione della Verità. Egli deve cercare di spezzare i fili che legano il "Cuore" al mondo oggettivo. Per questo cerca una risposta alla domanda con la quale inizia l'Upanishad: “Chi consente alla mente di afferrare le cose”.

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Una disciplina austera (tapas), l'autocontrollo, i riti vedici e l'adorazione di immagini sacre, sono tutti aiuti validi per acquisire la Conoscenza di Brahman, quella Conoscenza che dimora nella Verità.

Pag.69 [2]

Il primo capitolo della Chandogya Upanishad esamina dettagliatamente il canto liturgico e le devozioni (upasana) che costituiscono una parte del Sama Veda, il secondo descrive tutto il rituale del Sama, e il terzo espone l'upasana del Sole (Surya), che viene "La dolce scienza" (Madhuvidya), la Gayatri e la dottrina di Sandhilya (Sandhilyavidya) sull'identità tra lo Spirito individuale (Atman) e l'Assoluto (Brahman). Nel quarto viene insegnata la scienza di "Colui che assorbe o raccoglie in Sé" (Samvarga Vidya), e quella delle "sedici parti" dell'Assoluto (Brahmavidya). Nel quinto sono elaborate le tre scienze (Vidya): dell'energia vitale o respiro (prana), dei cinque fuochi (parchagni) e del fuoco inteso come l'Atman immanente in tutti gli uomini (Vaisvanara).

Pag.70 [3]

Poi, nel sesto capitolo, Uddalaka impartisce al figlio Svetaketu quella Conoscenza che, una volta acquisita, permette di conoscere ogni cosa. Infatti, se si conoscono l'argilla e l'oro, si conosceranno anche i vasi e le pentole, i braccialetti e le collane, perché l'argilla e l'oro sono la verità permanente, mentre le loro trasformazioni e modificazioni sono "accidenti" temporanei, forme associate a nomi. Ebbene, anche il mondo, come il vaso e il braccialetto, è solo un effetto, mentre la Causa è Sat. Sat significa "essere", e l’"essere'' è comune a tutte le cose. Il vaso "è", il bracciale "è". L'Essere si rende manifesto mediante la sua associazione ai vasi, alle pentole, ai braccialetti e alle collane, ma un'intelligenza grossolana non riesce a vederLo, perché, per riconoscerLo, è necessaria una capacità di penetrazione molto sottile.

Pag.75 [17]

Ed ora parliamo della meditazione (dhyana), che è superiore persino alla citta in quanto meditare significa fissare fermamente sul Divino l'intelletto (buddhi) quando ha superato il bisogno di sostegni di ordine inferiore quali immagini sacre o idoli. Quindi, nella meditazione cessano le agitazioni mentali, e qualunque forma di cambiamento passa inosservata; mentre è noto che per effetto delle qualità dell'inerzia (tamoguna) e della passionalità (rajoguna), tutte le cose create, - come l'acqua, le colline e le montagne, le stelle e i pianeti, gli uomini quali incarnazioni della Scintilla Divina, - sono tutte soggette al movimento ed alla trasformazione.

Pag.75 [18]

Ma la conoscenza (vijnana) è superiore alla meditazione, e, dato che è raggiungibile per suo mezzo, è ancora più preziosa.

Pag.75 [19]

Però la forza, il vigore (balam), superano persino Vijnana. Balam, infatti, illumina il mondo oggettivo e affina l'intuizione (pratibha), cioè la capacità di percepire la Coscienza in tutti gli oggetti di conoscenza.

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Ma c'è una cosa ancora più importante dell'intuizione, ed è il cibo (annam), l'alimentazione, il sostegno della vita. Un uomo digiuno da dieci giorni diventa incapace di afferrare qualsiasi concetto. E’ la vita che permette di studiare, di servire il Maestro, di ascoltare i suoi insegnamenti, di riflettere su ciò che si è appreso e persino di ottenere la luce (tejas).

Pag.75 [21]

Ora, tejnas è fuoco, calore e luce, quindi è superiore all'intuizione e al cibo. Infatti crea l'acqua, che a sua volta produce il cibo. Tejas può persino trattenere il vento; brilla nella saetta e risuona nel tuono.

Pag.76 [22]

Tuttavia, l'etere-spazio (akasa) supera anche la luce. E' per mezzo suo che i suoni vengono trasmessi e percepiti. Nel suo seno è possibile manifestare l'amore e il gioco, per suo mezzo i semi germogliano.

Pag.76 [23]

Ora, fate questa considerazione: la memoria (smarana) è superiore all'etere-spazio (akasha), perché senza di essa le esperienze sarebbero prive di significato, l'istruzione uno spreco, e gli sforzi inutili. Senza l'ausilio della memoria non si potrebbe sperimentare alcunché, né riconoscere gli elementi quali, ad esempio, lo stesso etere. Si può affermare che è la memoria a creare l'etere-spazio e tutte le altre cose.

Pag.76 [24]

Mediante questa analisi del valore e della relativa importanza delle cose e delle loro potenzialità, l’uomo deve cessare di identificarsi col corpo per riconoscere la sua vera Identità. Si innalzerà così al livello del più nobile tra gli uomini (uttamapurusha) che ride, scherza ed agisce senza prestare, attenzione ai bisogni e al benessere del corpo. L'uomo legato al corpo è preda del divenire (samsara), ma chi è libero da quel vincolo ha come campo d'azione la Vera Forma della Divinità (Svasvarupa). Il vento, i fulmini e il tuono non hanno un'esistenza permanente: appaiono in cielo durante la stagione delle piogge, e nel cielo tornano ad immergersi. Anche il Sé individualizzato (jivi) sembra stagliarsi, per un certo tempo, sullo sfondo dell'Assoluto (Brahman), ma, alla fine, si fonde in Lui.

Pag.85 [1]

Questa Upanishad ha come argomento specifico la Conoscenza dell’Assoluto (Brahmavidya). E' divisa in tre sezioni (valli): quella dell'insegnamento (Siksha-valli), quella della beatitudine (Ananda-valli) o dell'Assoluto (Brahma-valli), e quella del saggio Brhigu, figlio di Varuna (Bhrigu-valli). Le ultime due sono molto importanti per il ricercatore della Conoscenza. Nella Siksha-valli vengono descritti dettagliatamente alcuni metodi per superare, con l'aiuto delle Divinità (Deva) e dei Saggi (Rishi), gli ostacoli che l'uomo incontra sul cammino spirituale e per imparare a concentrarsi durante gli esercizi mentali. Questa sezione è composta da dodici capitoli (anuvaka), mentre la Brahma e la Bhrnigu-valli espongono entrambe la scienza di Varuna (Varuni Vidya), che conduce alla liberazione, e quindi sono praticamente la stessa cosa. In realtà, l'insegnamento viene diviso in due sezioni solo per facilitare lo studio.

Pag.85 [2]

Nella Siksha-valli vengono enunciati dei mantra vedici (Samhita) che non sono in conflitto con le pratiche liturgiche (karma) e l'adorazione (upasana) associata ai riti. Queste discipline portano al dominio sulle passioni e sull'emotività (svaraijya), ma non bastano, da sole, a distruggere completamente il ciclo delle nascite e delle morti (samsara). La preghiera (upasana) si accompagna sempre al desiderio, e dunque non può portare alla liberazione, come, del resto, non possono farlo le azioni. L'alternarsi di nascite e morti (samsara) è una conseguenza dell'ignoranza (ajnana), che si traduce nella schiavitù della condizione umana; pertanto, le catene si spezzeranno solo dopo averla sconfitta. Il persistere dell'ignoranza è dovuto a cause naturali. Essa è paragonabile all’illusione che si crea quando pensiamo che il treno sul quale ci troviamo, si stia spostando, mentre in realtà è fermo, ed è invece il convoglio sul binario accanto a muoversi. Se fissate l'attenzione solo sul vostro treno conoscerete la verità; se guardate l'altro, cadrete nell'inganno. Voler capire la causa di quest'illusione è inutile, cercate piuttosto il modo per liberarvene! L'ignoranza, che è il seme da cui germina il samsara, può essere distrutta solo per mezzo della Conoscenza dell'Assoluto (Brahmajnana), e in nessun altro modo.

Pag.101 [27]

Sul sentiero di chi cerca la Conoscenza dello Spirito (Atma jnana) ci sono tre ostacoli da superare: quelli del passato, quelli del presente e quelli del futuro. Ma chi ha raggiunto la liberazione mentre ancora dimora nell'involucro fisico (jivan-mukta) non è toccato da queste difficoltà, perché ha trasceso la triplice distinzione tra l'osservatore, la cosa osservata e l'atto di osservare (triputa). Ha compreso che quella distinzione è artificiosa, nient’altro che un prodotto della mente. Ebbene, quando anche voi l'avrete superata, potrete sperimentare l'Assoluto (Brahman) in tutte le cose e in ogni momento.

Sadhana

30. Pag.16

Per ottenere e capire la Divinità dobbiamo fare la sadhana e comportarci nel modo che è uguale al Divino.

6. Pag.31

Molte persone pensano a Dio solamente quando il dolore li colpisce.

E' comunque molto meglio che cercare l’aiuto di coloro che sono in ugual modo soggetti al dolore. Ma è infinitamente meglio pensare a Dio nel dolore e nella gioia, nella pace e nella lotta, in tutte le stagioni. La prova che è piovuto è nella terra bagnata, la prova della bhakthi è nella shanti (pace) che il bhaktha (devoto) possiede, shanti lo protegge contro gli attacchi del successo e del fallimento, della fama e del disonore, del profitto e della perdita. Bhakthi è il Ganga, Vairagyam è l'Yamuna e Jnana è la Saraswati di questa Trivena Spirituale. Jnanam è il treno diretto, si deve solo salire su di esso, ciò è sufficiente, vi porterà direttamente a destinazione. Bhakthi è la carrozza diretta, anche se può essere staccata da un treno e attaccata ad un altro; se vi siete dentro non dovete preoccuparvi, restate seduti al vostro posto, deve per forza portarvi a destinazione. Karma è il treno ordinario, se lo prendete dovete scendere, salire, ridiscendere ad ogni scambio, caricare il vostro bagaglio e scaricarlo, fare un sacco di lavoro per arrivare a destinazione. Soltanto la bhakthi (devozione) è sufficiente ad acquisire la jnana (conoscenza). Finisce nel samadrishti e distrugge l’egoismo. Anche la Jnana vi dà queste cose. Narada una volta si offrì di insegnare alle Gopi, illetterate pastorelle, i principi della filosofia, Vignanabodha, come lui la chiamò e Krishna acconsentì. Ma esse dissero: <<Non ci interessano le vostre conoscenze ed i vostri discorsi. Noi vediamo Krishna ovunque e dovunque e pertanto non abbiamo ahamkaram (senso dell’ego). Narada scoperse che ciò che esse asserivano era corretto e pertanto se ne andò sconfitto.

La via della Verità

Pag.52

…Nei Veda e negli Sastra i Rishis insistettero sulla non-violenza, sulla compassione, sul servizio, sulla carità etc., come virtù da acquistare e praticare. Il Santo Vidyaraja chiamò queste virtù l’essenza della saggezza indiana. La Saggezza è il nettare prezioso raccolto da tutte le sorgenti della conoscenza e delle arti, è il dolce burro estratto dagli Sastra. La vera conoscenza o saggezza non è la facoltà di distinguere fra una casa ed una collina, fra un appartamento ed un altro, poiché questa è solo conoscenza ordinaria. C'è una conoscenza superiore che possiamo chiamare "buona conoscenza" o Sujnana, cioè quella per la quale l'uomo può distinguere tra "bene" e "male", tra "giusto" e "sbagliato", fra un'attività fatta per il bene proprio o degli altri. Tuttavia entrambi Jnana e Sujnana sono limitati all'intelletto umano. Quando il cuore è trasformato per la sua fedeltà alla verità, alla non-violenza ed alla compassione, l'uomo ottiene la Vijnana, o conoscenza superiore, e con questo tipo di conoscenza è in grado di capire sé stesso e la sua affinità con il Cosmo e con il Creatore del Cosmo. Chi vive secondo quella convinzione non avrà dubbi né disarmonie in sé stesso. Ajnana o ignoranza porta sofferenza, mentre Vijnana conferisce gioia. Quando un’"esperienza" da gioia pura è indubbiamente da classificarsi fra quelle spirituali. Il metro per misurare Vijnana è il Dharma e con la pratica del Dharma uno si stabilisce in Vijnana; l'azione ispirata da Vijnana porta la pace e la prosperità alla Nazione…

Pag.69

… Acquisire e ammassare ricchezza è inutile se essa non è consacrata e spesa per il benessere di tutti. Per tradurre la conoscenza in esperienza occorre passare attraverso tre stadi: quello del conoscere (Jnatum), del visualizzare (Drasthum) e del mettere in pratica (Pravesthum). Per prima cosa si devono imparare dai conoscitori dei sacri testi le preziose verità contenute; in essi, ed una volta imparate, verrà naturale sviluppare il bisogno di visualizzarle ad ogni costo; questo è il primo stadio del conoscere. Nel secondo stadio cercherete i sacri testi per leggerli, capirli e gioire della loro lettura, traendo qualche soddisfazione dall’avere capito alcune verità profonde. Ma non sarà sufficiente aver fatto progressi nei due stadi menzionati; dovrete fare l'esperienza di ciò che avete conosciuto e visto…

Pag.72

…Molte sono le cose nella natura che ci insegnano valide lezioni di saggezza e lo sviluppo del comune buonsenso consiste nel comprendere l’origine e la natura di quelle cose. Prima di capire e insegnare il significato di storia, di cultura e di civiltà, è necessario comprendere la natura dell'anima. Vi sono molte branche del sapere, come la fisica, la musica, la letteratura, le scienze matematiche, ma la conoscenza dell'Atma, senza la quale né gioia, né pace potranno essere conseguite, è la suprema forma di conoscenza. La vera gioia sarà sperimentata quando si avrà la conoscenza del "Sé", la conoscenza dell'anima, di Dio, la conoscenza spirituale. Tutte queste espressioni denotano quella saggezza che facilita la consapevolezza dell'anima e di Dio; la conoscenza spirituale è quella conoscenza che una volta acquisita, ogni cosa potrà essere conosciuta e capita, e chi ha la conoscenza spirituale può a ragione essere definito come "Colui che tutto conosce ". Il sapere secolare non ci dà una pace vera e assoluta, mentre la conoscenza spirituale può aiutarci ad attraversare il "mare delle sofferenze", Samsara, e tutti dovrebbero lottare per ottenere quella saggezza con purezza di mente. La purezza mentale può essere ottenuta con azioni pie, sacri atti di carità, compassione e devozione, atti disinteressati consacrati a Dio. Il sole della saggezza sorge in un cuore puro, ed il sorgere di una tale saggezza avvicina l'uomo allo stato divino; lo sforzo umano è il primo passo per, ottenere quello stato elevatissimo mentre la Grazia di Dio è il secondo fattore essenziale. Tutti possono lottare per raggiungere quello stadio: uomini, donne, ricchi e poveri, tutti sono candidati ad accendere la fiamma della saggezza spirituale in se stessi; distinzioni di razza, di religione, di casta e di credo non sono ammesse; non ha importanza se uno abbia o meno una cultura umanistica o scientifica o non sia versato nelle arti tradizionali; nel mondo moderno non è facile guadagnarsi tale saggezza, ma non bisogna abbandonare gli sforzi e disperare.

Oggi alcuni cercano la conoscenza spirituale a scapito di quella secolare, ma ciò non è ammissibile; infatti le perdono tutte e due perché vagano inutilmente fra l'una e l’altra, e quindi neppure tale pericolosa situazione è accettabile. L’apprendimento secolare non dovrebbe essere trascurato; è invece utile acquistare una visione spirituale mentre si studiano le materie umanistico-scientifiche.

DIARIO SPIRITUALE

Pag.31 6 Febbraio [37]

Non è possibile avere la Conoscenza dello Spirito mediante lo studio di tutte le Scritture, né con l'accumulo di sapere, né con l'affinamento dell'intelleto, né dedicandosi a discussioni dialetiche. La Conoscenza non può essere realizzata con questi mezzi.

Pag.35 15 Febbraio [46]

La Conoscenza del Sé si può ottenere solo con la triplice via di abbandonare le tendenze innate, di sradicare la mente e di analizzare le esperienze per affrrare la Realtà. Senza queste tre operazioni non nasce la Conoscenza.

Pag.49 9 Marzo [69]

Qualunque conoscenza che sia limitata alle tre qualità fondamentali della natura è ignoranza metafisica e non è la Saggezza trascendente, che sta al di là e al di sopra delle cause, delle pulsioni e qualità tamasiche, ragiasiche e persino sattviche. Come potebbe essere Somma Sapienza una conoscenza così limitata?

Anche la conoscenza del Trascendente dev'essere trascendente, nella stessa misura ed allo stesso grado.

Pag.51 11 Marzo [71]

Sulla via della Devozione non ci sono barriere e tutti hanno il diritto di percorrerla; giovani e vecchi; umili e grandi; uomini e donne.

Chi è che ha bisogno urgente di un trattamento medico? Chi è gravemente ammalato; non è vero?

Perciò; coloro che vanno a tentoni nel buio dell'ignoranza sono i primi ad aver diritto di ricevere gli insegnamenti e gli ammaestramenti che conducono ad acquisire la Conoscenza.

Pag.52 13 Marzo [73]

La Conoscenza Suprema è il raggiungimento dello stato di Unità. Consise nell'accorgersi che non esiste nulla né di alto né di basso. Questo è il vero Principio Divino: il Brahman.

Pag.74 20 Aprile [111]

C'è un segreto, conosciuto il quale non ci sono più segreti. C'è un problema, la cui soluzione risolve tutti i problemi. C'è un nodo che, una volta sciolto, scioglie tutti i nodi. C'è una scienza che, se è conosciuta, rende tutto noto: è la Conoscenza dell'Eterno.

Pag.134 1 Agosto [214]

Tutti sono afftti dalla malattia delle nascite e delle morti e perciò tutti hanno diritto alla medicina della Conoscenza di Dio, la vera cura. A seconda del grado di realizzazione e di sviluppo nelle discipline spirituali di ognuno e dell' assimilazione del farmaco, ogni persona migliorerà in salute, ossia in pace ed in serenità.

Pag.134 2 Agosto [215]

Non basta la sola iniziazione nella Conoscenza di Dio; senza il dominio della mente, dei sensi e altre virtù spirituali, nessuno,

sia egli un nobile o un proletario, di alta o di bassa nascita,

può raggiungere la Meta.

La possono raggiungere solo coloro che si fregiano delle qualifiche predete.

Pag.139 11 Agosto [224]

Il raggiungimento dell'Assoluto non dipende interamente ed sclusivamente dalla Conoscenza delle cose divine.

Trascende il puro studio, il sapere e la ricerca meramente intelletuali. Lo si può realizzare solo con la costante concentrazione su Dio. La vita dello studioso è davvero santificata quando, oltre al peso del suo lavoro, si immerge nella contemplazione del Divino!

Pag.163 22 Setembre [266]

Per giungere alla felicità perftta si deve seguire la Via della Devozione, dedicandosi completamente al Signore. Non la si può avere con alri mezzi.

Solo un ricercatore su un milione può seguire la Via della Conoscenza, davvero molto difficile nelle condizioni atuali. Neppure la Via dell'Azione è tanto atuabile, piena anch'essa di ostacoli, così come la Via dell'Unione, irta di difficolà. Perciò la Via della Devozione è la più agibile, quella che più conduce al successo e che dà più gioia.

Pag.189 4 Novembre [309]

Messi a confronto i due sentieri, quello della Sapienza e quello della Devozione, si può dire che è più facile guadagnarsi la Grazia di Dio con il secondo che con il primo. Nell'ascesi devozionale si deve affrrare con estrema chiarezza la Realtà e il suo profondo significato, ma la prova, la dimostrazione viene dallo stesso mondo oggettivo, dall'impegno e dai mezzi impiegati.

Pag.193 12 Novembre [317]

Nel Creato la Sapienza è coperta dal velo dell'Ignoranza. Finché arde il lume è inevitabile l'ombra dell'Ignoranza.

Quando la Sapienza distrugge l'Ignoranza che avvolge l'Essenza del Divino, lo Spirito, tutto si illumina come all'aurora.

Pag.196 17 Novembre [322]

Una conoscenza meramente teorica di Dio non porta a nulla. Potreste anche sapere che in Lui c'è beatitudine, ma non serve a niente. Dovete dedicare la vita a cercare quella gioia, sperimentarla e addentrarvi nella disciplina necessaria per ottenerla. Soltanto allora meritate la Grazia del Signore e il raggiungimento di Dio. Solo allora saprete che cos'è la Perftta Letizia.

Pag.203 29 Novembre [334]

Che significa l'esprssione "conoscere Dio"? Vuol dire "amare Dio".

La conoscenza senza devozione diventa superbia; non merita il suo nome.

E’ ignoranza scambiata per il suo contrario. La Conoscenza diviene stabile e radicata solo con la Devozione.

Pag.205 1 Dicembre [336]

La Devozione e la Conoscenza sono come la coppia di buoi per il carro. Devono trainare insieme.

Ognuno deve andare al passo con l'alro e stimolarlo ad andare più in fretta. La Conoscenza deve servire ad aumentare la Devozione; quest'ultima deve contribuire alla crscita della prima.

Pag.205 2 Dicembre [337]

L'essenza della devozione e quella della Conoscenza è Somma Pace. La Pace Suprema conduce alla Luce Suprema, il massimo fulgore della Rivelazione più alta.

Pag.208 7 Dicembre [342]

Il rallegrarsi nella buona fortuna, l'addolorarsi in quella cattiva, l'equivoco di ritenere come propria la sofferenza dei sensi e del corpo sono ateggiamenti dualistici da superare. Occorre abbandonare a poco a poco l'identificazine con il corpo. Quesa è la vera base dello Yoga della Conoscenza.

DIARIO SPIRITUALE - 2

Pag.33 15 Febbraio [46]

La Conoscenza dello Spirito, base stessa di tutti gli esseri, oggi è stata dimenticata. E’ questa la causa di tutta l'inquietudine, la confusione e la crisi morale d'oggigiorno; ed Io sono venuto per risvegliare i dormienti e per comunicar loro questo messaggio.

Pag.41 1 Marzo [60]

Se me lo chiedete, vi dirò che la Gita 1 è come una bilancia, con piatti, pesi e tutto il resto. La gente del mondo grida per attirare l'atnzione e per farsi rispettare. Solo la Sapienza potè eliminare l'Ignoranza di Arjuna; cioè il Volere del Signore, e questa Sapienza dev'essere vissuta nella pratica. Sennò è inutile.

Pag.59 2 ApriIe [92]

Dio è Intelligenza e Sapienza, e vede le cose nel modo totale e completo. Nella

Sua Creazione non c'è nulla che non abbia uno scopo preciso. Tutto ciò che Egli ha creato ha un fine specifico. Se teniamo gli ori in un forziere ben chiuso, chi viene a rubare non si ferma a guardare cosa c'è dentro, ma se lo porta via. Perciò è naturale custodire i valori in uno scrigno che non si faccia notare. Così, se vogliamo raggiungere il regno della Conoscenza, dobbiamo preoccuparci del buono stato degli scrigni, ossia del corpo, della mente e della vita.

DIARIO SPIRITUALE - 3

Pag.60 30 Giugno [182]

La conoscenza senza azione è inutile; l'azione senza conoscenza è stolta.

Pag.61 1 Luglio [183]

La conoscenza che non si mete in pratica è come cibo indigesto.

Pag.80 3 Setembre [247]

Il fine della conoscenza è l' amore.

Il fine dell' educazione è il caratre.

Pag.94 18 Otobre [292]

La conoscenza senza devozione a Dio produce odio.

Corso estivo 1978

Pag.53 La Scienza di Dio [2]

La conoscenza di Dio (Brahma vidya) porta l'uomo alta sua destinazione definitiva. In questo mondo e nel mondo spirituale, nella vostra atuale esistenza e dopo questa vita, ciò che vi da gioia e beatitudine è la conoscenza di Dio. Ciò che chiamiamo qui "conoscenza di Dio" è superiore ad ogni alro studio. Tutte le branche del sapere sono come fiumi e la conoscenza di Dio è l'oceano. Tutti i fiumi finiscono per immergersi nell'oceano; tutti i tipi di scienza portano alla Scienza di Dio. Quella che viene denominata Brahma-vidya, o Scienza di Dio, vi istruisce sugli aspetti universali di Dio (Parabrahma). Le conoscenze teologiche d’anno un insegnamento, ma i sacrifici vi portano sino alla foce e vi immergono nell'Assoluto.

Pag.103 Le vie della conoscenza e dell’amore [10]

Sebbene sia Balarâma che Krishna possedessero entrambi in sé caratteristiche divine, il primo seguiva la via della conoscenza, il secondo quello dell’amore. Per loro tramite le due vie furono rese palesi al mondo e la loro diversità spiega l’apparente contraddizione fra le azioni dei due. Il cammino della conoscenza è legato alla sapienza, alla discriminazione; quello dell’amore è legato al cuore.

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