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Consapevolezza

Al di la’ dell’illusione

Pag.122

Chi è legato dal Deha-AtmaBuddhi (l'idea erronea di essere solo il corpo e nulla più) non può sperare mai di vincere il Karma. Per essere sicuri della vittoria bisogna acquistare la Brahma-Atma-Buddhi (la consapevolezza di essere proprio Brahman e nulla di meno). Tutte le azioni devono essere fatte con spirito di dedizione al Signore. L'Universo deve essere identificato con la forma di Vishnu, l'Universale trascendente.

Corso estivo 1990

Il Sé e la mente [2] pag.124

L’Atma è noto anche come "Consapevolezza". E’ questa consapevolezza l’origine della coscienza individuale dell'"io" chiamato aham di tutti gli esseri. Quando l’aham, ossia l’”io”, si identifica col corpo, diventa ahamkara: è il falso "io", quello inautentico. L’Atma viene sempre plagiato dalla mente.

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Come il Sole viene nascosto dalle nuvole che pur sono prodotte dal suo calore, così la mente, prodotto dello Spirito, onnubila lo Spirito stesso.

Mentre la mente è all'opera, l’uomo non ha alcuna speranza di comprendere alcunché circa lo Spirito e tanto meno può illudersi di realizzarne o sperimentarne la beatitudine. Lo stato di coscienza in cui ci si viene a trovare quando si è in ogni istante e circostanza stabilizzati nel sé, si chiama sakshatkara, la realizzazione del sé.

Conscio, Coscienza, Consapevolezza [15] pag.129

Non è facile capire la natura del principio di coscienza.

Esistono tre aspetti della coscienza, che dipendono dalla combinazione coi vari aspetti della personalità umana. Quando si combina coi sensi, la coscienza o consapevolezza va sotto il nome di "conscio". Quando si associa alla mente, la chiamiamo "coscienza" e, quando è col sé, è "Pura Consapevolezza". Sono tre termini usuali ed entrati ormai nel linguaggio convenzionale di tutti i giorni, come diciamo che un medico è cardiologo, un altro otorinolaringoiatra, e così via. Allo stesso modo, tutti gli uomini sono incarnazioni di un solo ed unico sé, sebbene essi siano impegnati in attività diverse come agricoltori, commercianti, impiegati statali, operai, ecc. Finché si ha un corpo, i sensi, la mente e tutto il resto, è molto difficile sperimentare l'unità del Sé. Ma non per questo si deve rinunciarvi o abbandonare l'impresa, perché avere l'esperienza del Sé vale ben più di ogni sforzo compiuto.

Discorsi 88/89 volume I

Prajna, la Consapevolezza [5] pag.20

Nel complesso delle sue quattro funzioni- Manas, Buddhi, Città e Ahamkara- la mente non è autonoma, ma è governata da un padrone, Prajna, a cui si sono attribuite varie interpretazioni: intelligenza, chiarezza di vedute, facoltà di giudizio, intuito, ecc., che non sono interpretazioni esatte, in quanto hanno solo un valore temporaneo. Invece la Prajana di cui ci parla il Vedanta è una consapevolezza costante, incondizionata, comune a tutti gli aspetti della natura umana, cioè al corpo fisico, alla mente, all’intelletto, ecc. ed è dotata di un potere straordinario. Prajnatva, ossia la Saggezza è Brahman. Non c’è alcuna distinzione fra Atma, Prajna, Verità e Brahman.

Discorsi 88/89 volume II

Consapevolezza continua [19] pag.232

Nell’affermazione Tat jalam è racchiuso un concetto profondo che dev’essere capito correttamente e cioè il Prajnanam Brahma, la continua e costante consapevolezza che vi accompagna inseparabilmente in casa, fuori casa e dappertutto. E’ una verità che l’uomo non intravede né può accertare mediante lo studio e le nozioni apprese sui libri. Solo l'esperienza quotidiana può fargliela capire.

Corso estivo 1993

Hamsa Gayatri pag.9 – (10)

...L'essere umano dovrebbe coltivare la qualità latente della consapevolezza. La consapevolezza è l'acquisizione della conoscenza totale, non della mezza conoscenza. La consapevolezza nasce dalla conoscenza di "SATH" (Essere). Infatti, "SATH" e "CHIT" (consapevolezza) coesistono. Solo quando capirete "SATH" e "CHIT", allora "ANANDA" (Beatitudine) si manifesterà in noi, "SATH", "CHIT" e " ANANDA", nel linguaggio Vedico, sono anche conosciuti come " ASTHI", "BATHI" e "PRIYAM". Poiché l'uomo ha un nome (NAMA) ed una forma (RUPA) è stato privato della luce di "SATCHITANANDA".

Il nostro Vice-Cancelliere mi ha chiesto di parlare del rapporto che esiste tra "MANAVATVA" (Umanità) e "DIVYATVA" (Divinità). In realtà non esiste alcuna relazione tra le due. Esiste solo la "Realtà". Si dice che esiste relazione quando le cose sono separate o divise. Non c'è posto per la relazione se l'Uomo e Dio sono uno e lo stesso, "JIVA" e "DEVA", "KSHETRA", e "KSHETRAJNA" sono solo uno. La mancanza di questa comprensione crea dei malintesi e delle differenze. La Verità è una, non due. Non esiste una cosa come la verità Americana, la verità Pakistana, la verità Italiana, la verità Cinese e la verità Indiana. La Verità è solo Una e la Verità è Dio. Sin dai tempi antichi i principi di "SATHYAM VADA " (dire la Verità) e DHARMAM CHARA" (essere corretti) sono stati considerati come due occhi. Siccome l'uomo moderno ha perso di vista "SATHYA" (verità) e "DHARMA" (rettitudine), è incapace di proteggere se stesso. Voi dovete rendervi conto che siete venuti in questo mondo attraverso il Sé. Voi siete venuti dall'ATMA. Voi non dovete pensare di essere venuti da "PRAKRITI”, pensate solo che state andando verso "PARAMATMA". Per questo si dice: "Si può adorare un'immagine come Dio, ma non Dio come un'immagine”. Voi dovete alzare gli occhi e puntare in alto. Uno scopo basso e un crimine. Non ci dovrebbe essere discesa ma solo ascesa. Voi non dovreste ferire nessuno in alcun modo, dovete rendervi conto che il Sé esiste in tutti gli esseri umani.

I quattro tipi di corpi pag.48

 

..Il corpo Super-Causale (MANAKARANA SARIRA) che è anche conosciuto come "Oltre-Mente",è autosplendente, autoluminescente e autoradiante. Il Corpo Super-Causale è anche conosciuto come "UNIKI" (esistenza). "UNIKI" non è altro che la Conoscenza di sé stessi. Siccome "UNIKI" è sinonimo di consapevolezza, questo è conosciuto come "Eruka". La non-consapevolezza di questo è conosciuta come "MARUPU" (oblio). Il corpo grossolano, il corpo sottile e il corpo causale sono caratterizzati da questo "MARUPU". I tre stati di veglia, sogno e sonno sono anche loro avvolti dall'oblio. Ma la Divinità pervade le sfere della consapevolezza e anche quelle della non-consapevolezza ed è conosciuta come "TARAKAM". Essa brilla con ugual splendore e percorre come una sottocorrente tutti questi stati...

Colloqui

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D.- Sicché, io esisterò sempre, vero.

SAI - [9] pag.167

Certo che esisterai! Quando c’è la coscienza dell’ ”io”, tu esisti, ed esisti, anche se non c’è. Tu sei solo la base per la Consapevolezza, non la consapevolezza stessa.

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D.- Svami, sembra impossibile riuscire in tutto ciò! Che cosa può giovare ad alleviare l'impegno?

SAI - [12] pag.173

Mio caro, per conoscere qualcosa occorre una Pura Consapevolezza (vijnana), mentre la mancanza di conoscenza (ajnana) lo sapevi, no?, ti rende ignorante.

D.- C'è molta gente che dice un sacco di cose sulla Conoscenza e sull'Ignoranza; vorresti dirmi che cosa c'è di fondamentale in queste due cose?

SAI - [13] pag.173

Adesso sei tornato proprio al primo gradino. La Non-conoscenza è quell'atteggiamento mentale che si rivolge agli oggetti esterni; la Pura Consapevolezza invece è l'atteggiamento di chi si rivolge al Soggetto Interiore. La Non-conoscenza è sinonimo di mente e di coscienza. Quando invece l'azione e l'atteggiamento sono volti verso l'interno, il loro nome è Intelletto Puro (Buddhi) e Organo Interno (Antahkarana).

D.- Alcuni dicono che chi ha Conoscenza deve avere solo due cose: il desiderio di raggiungere l'altro mondo ed il gravame del karma passato; è vero?

SAI - [14] pag.173

Tanto chi ha Conoscenza quanto chi non ce l'ha hanno desideri, assenza di desideri, desiderio dell'altro mondo ed il gravame del karma passato, in egual misura. Così pure per quanto riguarda le loro esperienze. Però lo Jnani non ha la coscienza di essere l'agente e quindi non resta legato (dal karma), mentre l'Ajnani ritiene di essere l'agente e così resta legato; ecco la differenza. Non ti ho già detto che "la mente è la causa della schiavitù ed anche della liberazione"? La mente è la causa di tutto.

Aforismi Vedici

pag.16 - [18]

La consapevolezza del Brahman non può essere acquisita tramite l’accumulo di ricchezze, e nemmeno distribuendo i propri averi. Non può essere raggiunta neppure con lo studio dei testi, né con la crescita del proprio prestigio, né con l’acquisizione di diplomi o lauree, né con la celebrazione dei sacrifici e dei rituali ingiunti dalle Scritture.

Pag.28 - [43]  

Anche il termine successivo è athah. Qui tha suona dolce e non è accentuato come nella prima parola. Athah significa “per questa ragione”. Allora la domanda da porsi è: per quale ragione? Per la ragione che né lo studio delle Scritture; né la celebrazione di riti o liturgie, né lo studio della materia, né il processo di apprendimento per mezzo dell’insegnamento di altri, possono assicurare la consapevolezza del Supremo, cioè del Brahman. Oggetti, persone, riti e attività sono passeggeri e suscettibili di trasformazione, di decadenza, di distruzione; al massimo, possono servire a purificare la mente. Il karma (inteso come azione ritualistica) non può liberare una persona dall’ignoranza di base o indurre la consapevolezza della realtà del Brahaman. Bisogna essere consci di questo limite per poter meglio indagare nel mistero dell’Assoluto, fonte e nucleo del Cosmo.

Pag.37 - [61]

Ogni entità, oggetto o cosa, facente parte dell'Universo ha cinque qualità: asti, bhati, priyam, rupam, namam. Asti signitìca "è". Così l’"essere consiste nell’insieme delle caratteristiche di tutto ciò che è o esiste. Bhati vuol dire " splendore", luminescenza. Ciò che viene veduto è conosciuto perché riflette luce, la quale ha il potere di penetrare la nostra coscienza. Poi abbiamo il termine priyam. Ogni cosa che acquista la capacità di essere utilizzata e fruita diviene attraente e gradita: l'attrazione è ciò che significa priyam.

Pag.38 - [62]

Gli ultimi due aspetti sono rupam e namam. Essi possono cambiare o venir modificati. Tutte le cose sembrano subire delle trasformazioni, ma poi, spesso, ritornano alla loro forma originale. Si tratta solo di apparenti alterazioni delle entità di base, che possiedono sempre le tre prime caratteristiche. Nome e forma sono sovrapposizioni sulla realtà di base dell'“essere", dell’"illuminazione” e della "gioia”. Il Divino è la base, la divina Volonta è la sovrastruttura. I grani di un rosario sono molti, ma la catenella che li lega insieme è una sola. Così pure, per il mondo degli esseri viventi, Dio, il permanente, l’onnipresente Parabrahma, la Divina Suprecoscienza è la base. Soham, “Egli è me”, “Io sono Quello”, tutti questi assiomi stanno ad indicare che tutti gli esseri che si differenziano sotto nomi e forme sono in effetti Dio stesso. Ecco perché nei veda si afferma: “Colui che conosce Brahman, diventa Brahman stesso”. Questa consapevolezza è la consapevolezza della Realtà.

Pag.53 - [87]

Divenire consapevoli dell’Uno, vera essenza dell’uomo, è un processo faticoso. Una persona, (nella sua costituzione fisica), è fatta di cibo (anna). Il corpo grossolano è il prodotto del cibo consumato; ma nell’uomo vi è un’energia sottile, una vibrazione interiore chiamata prana, il soffio vitale. Poi vi è la mente (manas), ancor più sottile; e, più profondo e sottile della mente, vi è l’intelletto (vijnana). Al di là dell’intelletto si ha la più sottile guaina della beatitudine (ananda). Allorché l’uomo penetra nelle profonde regioni della beatitudine che trova in sé, accede all’esperienza della Realtà, il Brahman o l’Uno. Questa consapevolezza è invero la più desiderabile.

Pag.59 - [95]

E’ stato detto che esiste una larga differenza tra l’influsso esercitato dalla Scienza del Divino (Brahmavidya) e quello determinato dall’azione (karma). Merito e demerito, felicità e disperazione sono conseguenze di azioni. La gioia che un uomo può ottenere per mezzo dell’attività parte da un livello che attiene al mondo degli umani (manushya loka) per finire al più alto stadio del mondo di Dio (Brahma loka). Eppure, al di sotto del livello della regione umana, vi sono regioni dove la miseria e la disperazione diventano molto più profonde, molto più angoscianti. Sono situazioni relativamente irreali, non assolutamente reali. La consapevolezza e la beatitudine sono, quindi, innate, poiché esistenti per proprio diritto naturale, eternamente presenti. Si tratta dell’unica, immutabile, genuina Verità, che non può essere comprata con la pratica di prescrizioni ed esercizi. Lo stato della liberazione o moksha trascende il complesso corpo-mente-ego e, quindi, tale trascendenza va al di là dello sforzo personale, fisico o intellettuale. Quando la consapevolezza fa la sua apparizione, scompaiono le tenebre dell’ignoranza (ajnana). Quando la lampada è accesa, non esiste più l’oscurità.

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