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Contemplazione

Discorsi 88/89 volume II

Concentrazione, Contemplazione Meditazione [26] pag.163

Se volete dunque raggiungere quel Principio trascendentale, dovrete trascendere le limitazioni dei sensi, per mezzo della Meditazione. La Meditazione non è la stessa cosa della concentrazione. La concentrazione è ancora nel dominio dei sensi. Se stiamo guardando, sono gli occhi che vedono. Se stiamo ascoltando, sono le orecchie che odono. Quando leggiamo un libro, teniamo il libro in mano; con l'aiuto degli occhi né vediamo le lettere; con la mente cerchiano di capire; con l'intelletto facciano delle distinzioni. Solo allora possiamo dire di leggere il libro, quando tutte queste operazioni hanno chiamato in causa i sensi. Ma, nel campo della Meditazione si entra soltanto quando si sono trascesi i sensi. Fra la concentrazione e la Meditazione c'è un confine da varcare. Questo confine si chiama contemplazione. Alla Meditazione si giunge solo dopo quel valico.

Dhyana

Concentrazione, Contemplazione e Meditazione. -pag.17-

Ospite - Che cos ‘ è la meditazione?

Sai - E’ vera meditazione l’essere assorti nell’unico pensiero di Dio, come unico fine. Dio solo, solo Dio. Pensate a Dio, respirate Dio, amate Dio, vivete Dio.

Ospite - Che cosa si può dire della concentrazione?

Sai - Concentrazione significa che tutti i sensi e i desideri spariscono e c’è solo Dio. La concentrazione di Paramahansa Ramakrishna fu così naturalmente intensa che, meditando su Hanuman, si vide crescere una specie di coda di scimmia. Il suo corpo era come una bolla iridescente di sapone , tanto forte era la sua concentrazione. Lo specifico lavoro della concentrazione non necessariamente è un avvio alla meditazione. Ogni volta che nell’azione vengono interessati la mente, l’intelletto ed i sensi, è in atto la concentrazione, senza la quale non potreste nemmeno camminare. Non ha bisogno di un particolare esercizio. Essa sottostà ai sensi, mentre la meditazione sovrasta l’attività sensoriale. Tra concentrazione e meditazione, a guisa di confine fra le due, sta la contemplazione. Dalla concentrazione si passa alla contemplazione ed infine alla meditazione. Finché uno pensa “ Sto meditando “ , c‘è attività mentale e non meditazione. Finché si è coscienti di meditare, non si medita. Assorti in Dio, si accantona ogni forma e ci si fonde in Lui. In quel processo, l’attività mentale cessa spontaneamente.

Ospite - Baba dice di scartare ogni forma nella meditazione, ma noi adoriamo la forma di Svami.

Sai - Giustissimo. Ma, quando ci si avvicina a Baba, ha termine la visualizzazione- In questo momento, stai guardando Baba faccia a faccia- Lo stai forse ancora visualizzando?

Concentrazione sulla luce (Jyoti) - pag.20 -

Hislop - Svami, alcuni occidentali meditano sulla luce, non nella forma definita della fiamma di una candela (jyoti), bensì con una luce amorfa e, concentrandosi su di essa, la proiettano mentalmente. E’ corretto usare una luce informe per concentrarsi?

Sai - Non è pratico cercare di concentrarsi su ciò che non ha forma. La concentrazione sul jyoti è solo un esempio. L ‘oggetto della concentrazione può essere un suono, una forma, una luce, eccetera, ma dev’ essere qualcosa di concreto. Non è facile fissare la mente sull’astratto.

Hislop- C’è un tragitto particolare che la fiamma deve percorrere entro il corpo?

Sai - Si porta innanzitutto la fiamma al cuore, concepito come un fiore di loto i cui petali stanno per dischiudersi. Poi si porta la fiamma alle altri parti del corpo- Non c’è una sequenza obbligata, ma è importante che la zona conclusiva sia la testa. Qui la fiamma si espande a forma di corona, che custodisce e protegge il capo. La luce, poi, viene portata fuori, dal particolare all’universale. Mandatela a parenti, amici, nemici, alberi, animali, uccelli, finché l’intero mondo con tutte le sue forme viene visto nell’estensione della medesima luce che c’è in voi. L’idea è quella di portare la luce nella fase universale, ossia di vedere la stessa luce divina all’interno di ognuno, in ogni cosa e in ogni luogo. Per imprimere questa universalità nella mente, si fa espandere la luce fuori dal proprio corpo. Quanto più profondamente ci si inoltra in questo mondo, tanto maggiore è la comprensione di quanto accade nella meditazione: il pensiero della luce si dissolve e subentra l’oblìo della propria corporeità e, quindi, l’esperienza diretta di non essere il corpo. Questa è la fase della contemplazione, nella quale si dimentica totalmente il corpo - E’ una condizione che non può essere forzata; viene da se ed è il livello che viene dopo una corretta concentrazione. Vivekananda diceva che, nella meditazione, non riusciva più a ritrovare il suo corpo- “Dov’è? - diceva - Non lo trovo più” . Visualizzare la luce e spostarla qua e là serve a far lavorare la mente, a tenerla occupata nella giusta direzione, in modo che non venga turbata da questo o quel pensiero che sarebbe di ostacolo al processo del suo progressivo calmarsi. Diffondere la luce nell’Universo, mandarla a tutti gli altri corpi fino a perdere la coscienza del proprio, è lo stato di “contemplazione” . Con l’approfondirsi della contemplazione, si entra, senza un particolare atteggiamento volitivo, nella fase meditativa, che non è mai il risultato di uno sforzo. Finché il meditante è conscio di sé e della sua meditazione non medita affatto, ma si trova ancora nella fase preliminare, all’inizio della concentrazione. Ci sono dunque tre fasi: concentrazione, contemplazione e meditazione- Quando la contemplazione diviene profonda, si traduce con naturalezza in meditazione e quest ‘ultima è completamente al di sopra dell’attività sensoriale- Nello stato di meditazione, il meditante, l’oggetto della meditazione ed il processo meditativo svaniscono: c’è solo l’Uno, e quell’Uno è Dio. Tutto ciò che è soggetto a mutamento si dissolve ed esiste solo la condizione del , “Tat Tvam Asi” : Quello sei tu - Infine, rientrati nel normale stato di coscienza, si ripone la fiamma della candela nuovamente al centro del cuore, per tenervela accesa tutto il giorno.

Hislop - Nella meditazione sulla forma di Dio, Svami dice che il passaggio agli stati di contemplazione e di meditazione avviene in modo naturale, senza la volizione di chi medita. Ma come si lega questo alla meditazione sulla luce, dove il meditante porta la fiamma nelle varie parti del corpo con un preciso atto di volontà?

Sai - Nell’autentica meditazione, l’esperienza di una forma o della luce è data dalle tre fasi: dalla concentrazione , che è sottoposta ai sensi, dalla meditazione che li sovrasta e dalla contemplazione, che sta fra le due, in parte sotto e in parte sopra il livello dei sensi. Non ci sono differenze sostanziali fra una forma e la luce - Se il devoto predilige una certa forma di Dio, può fonderla nel jyoti, ed essa sarà oggetto della sua concentrazione, mentre la fiamma segue il suo percorso - Orbene, la concentrazione può essere proprio sulla forma di Dio, dal momento che Dio si trova universalmente in ogni forma. Ripeto: la scelta della forma è solo un espediente, che permette di sprofondare nella quiete e far sì che il corpo, il "non-Se” esca dal campo della coscienza. Come oggetto di concentrazione si può adottare qualsiasi cosa concreta: una luce , una forma o un suono. Non è possibile entrare direttamente nello stadio della meditazione.

Hislop - Parlando di yoga, Svami ha detto che il "Bhakti yoga”, lo yoga della devozione a Dio è il solo che valga la pena di praticare e che gli altri sono inutili - Ma gli occidentali obiettano che Ramakrishna Paramahansa ha fornito una descrizione della " kundalini” che sale ed apre ogni "chakra” .Qual è la risposta più giusta a tale dubbio?

Sai - Ramakrishna si è servito dei " chakra” per indicare simbolicamente i punti di maggiore sensibilità lungo la colonna vertebrale. A proposito della meditazione sulla "kundalini” si è diffuso un grosso equivoco. I1 "chakra” è la ruota. Non ci sono ruote nella spina dorsale. La ruota fu presa a simbolo della circolazione sanguigna che è circolare. Anche i dischi della spina dorsale sono rotondi. Collocando la "ruota” in vari punti della colonna vertebrale e attribuendo a questi dei nomi particolari, si può fissare la mente su tali zone portandola dall’una all’altra-

Come giungere allo stato “Meditazione”? - pag.25 -

Hislop - Svami dice che il massimo beneficio si ottiene quando la vita di un individuo è tale da meritare l’amore di Dio. Come si fa a sperimentare direttamente questo amore divino?

Sai - C’è un dolce in cucina. Per averlo e sentirne il gusto basta entrare in cucina e mangiarlo: solo allora il desiderio si placa- Per godere la dolcezza dell’ amore divino , dovete cercare di farne l’esperienza diretta. Come arrivarci? I nostri antichi Rishi (Saggi, Veggenti) trovarono la beatitudine nell’isolamento dei romitaggi, standosene rigidamente seduti, apparentemente in catalessi. Oggi, invece, si vedono delle persone che continuano a dondolare la testa e il corpo - Costoro non possono concentrarsi. Il corpo viene paragonato ad tempio che ospita il Signore. Se si muove una data parte del corpo, anche il contenuto, la mente, sarà in movimento: per questo motivo si prescrivono determinate posizioni di meditazione. Quando siete in meditazione, la vostra mente va così in profondità da non subire più distrazioni. Quanto più in profondità va la mente, tanto minore sarà il disturbo arrecato dal rumore esterno. Nella Gita si dice che la concentrazione precede la saggezza. Se, mentre siete seduti in meditazione, vi mettete a grattarvi la testa o la schiena, vuol dire che il vostro modo di meditare è sbagliato. C’è chi, per meditare, dopo essersi semplicemente seduto , pensa solo al momento in cui cambierà posizione. Quando meditate , concentratevi sulla forma che avete scelto; poi, passate alla contemplazione e, quindi , alla meditazione. Ci si arriva esclusivamente per questi tre passaggi: dalla concentrazione attraverserete il campo della contemplazione per entrare nella meditazione , nella quale il meditante , la forma scelta e il processo della meditazione si fondono in un unico stato: quello della meditazione vera e propria. Se però per tutto il tempo avvertite che state meditando, la vostra non è “meditazione”. Ad essa vi porterà soltanto l’attenzione totale sulla forma prescelta, quando cioè l’attenzione della mente è totalmente distolta dal corpo e concentrata tutta sulla forma preferita come oggetto di meditazione.(CB 186-191)

Lo stato di Meditazione - pag.26 -

Domanda - Svami ha parlato or ora della concentrazione della mente. In quale rapporto sta con la meditazione? Sai - La parola “Dhyana”, ossia Meditazione, viene interpretata in differenti modi e perciò si fa della confusione. La pratica spirituale per mezzo della quale le tre componenti, e cioè il meditante, l’oggetto della meditazione (Dio) ed il processo di meditazione vengono unificati, si chiama Dhyana. Non va identificata con la concentrazione o totale applicazione della mente ad un solo oggetto. Tutte le azioni di routine, come il mangiare, il bere ed il camminare richiedono una certa concentrazione, la quale è subordinata ai cinque sensi di percezione- Per esempio, per leggere il giornale, le mani lo devono reggere, gli occhi devono vedere i caratteri di stampa e la mente deve coordinare tutte queste attività. Così pure, nel guidare un automobile, bisogna concentrarsi , per maneggiare i comandi e sincronizzare tutti i controlli - L’atto di elevare la mente al di sopra dei sensi e degli oggetti dei sensi per avere come obiettivo il Divino si chiama meditazione. Perciò, la meditazione sta al di sopra dei sensi, mentre la concentrazione è ad essi subordinata. Se si vuol cogliere una rosa bisogna saper distinguere tra spine, foglie, rami e fiori e soltanto dopo la si può cogliere senza toccarne le spine. Tutto ciò avviene nell’ ambito della concentrazione. Quando il fiore è stato colto , non ha più relazione con la pianta d’origine: il distacco del fiore dalla pianta dà luogo alla contemplazione. Offrite questo fiore a Dio. Se poi il fiore viene offerto al Signore, la pianta madre, la mano che l’ha colto ed il fiore stesso hanno cessato di esistere. Esiste solo ed unicamente Dio. Questa è meditazione. La vita è come un roseto: le vostre relazioni sono i rami, le vostre qualità sono le foglie, gli attaccamenti e i desideri sono le spine; il vostro amore è la rosa e l’esercizio di tenere il fiore dell’amore lontano dai rami e dalle spine degli attaccamenti e del desiderio è la contemplazione. Nel momento in cui offrite questo amore puro a Dio, avete l’unità dei tre elementi. Se considerate il mondo intero come fosse la vostra casa e come se ogni cosa in esso contenuta vi appartenesse, il vostro amore si dilaterà sempre Più, mentre l’amore chiuso nel proprio egoismo tende esclusivamente ad appagare i propri desideri.

Concentrazione, Contemplazione e Meditazione - pag.58 -

Come meditare e qual è il significato intrinseco di “Meditazione”? Anzitutto bisogna aver fiducia nelle norme che guidano alla meditazione, perché sia possibile raggiungerne gli obiettivi e comprenderne le finalità. Molte persone interpretano in vari modi la parola “Dhyana” e prescrivono metodi diversi che generano una gran confusione negli aspiranti. Dhyana sta ad indicare la pratica o “sadhana”, per mezzo della quale il praticante (sadhaka) medita su Dio fino alla fusione dei tre componenti, ovvero l’oggetto della meditazione - Dio - il meditante - l’Io - ed il processo meditativo. L’unione di questa triade è Dhyana, sul cui significato e sulla cui attuazione si sono oggi creati degli equivoci, perché la si confonde con la concentrazione o con un complesso di programmi. Per acquisire concentrazione, non è necessario meditare, dato che lo si fa abitualmente: per bere, mangiare, scrivere , leggere e camminare occorre una certa concentrazione , la quale è sempre subordinata ai cinque sensi di percezione: l’udito, il tatto, la vista, il gusto e l’odorato. Per leggere il giornale, gli occhi devono guardare i fogli, le mani devono reggerli ed infine la mente, concentrandosi, riunisce in sintesi le impressioni raccolte e coordina tutte le azioni - Allora è possibile leggere il giornale. Se camminiamo per strada, dobbiamo prestare attenzione al traffico e verificare che non ci siano buche, serpenti o scorpioni ed anche per guidare un’automobile occorre una grande attenzione. La concentrazione, dunque, è un fatto abituale della vita quotidiana e non può essere confusa con Dhyana o meditazione. Mirare al Divino, elevarsi al di sopra dei sensi e mantenere la mente ben al di sopra degli organi di senso: è questo che si deve intendersi per Meditazione- In definitiva, la Meditazione governa gli organi di senso, mentre la concentrazione è ad essi subordinata. Vi faccio un piccolo esempio. C’è una pianta di rose: ci sono le foglie, le spine, i rami ed i fiori. La capacità di far distinzione fra le spine, le foglie, i rami e i fiori è concentrazione. Dopo aver osservato la pianta in ogni sua parte, siamo in grado di identificare il fiore e di coglierlo evitando le spine. Colto che sia, non c’è più rapporto tra il fiore e le spine, le foglie e i rami. La separazione del fiore dalla pianta si chiama contemplazione. Se ora offrite il fiore a Dio, la pianta, i rami, la vostra mano e lo stesso fiore cesseranno di esistere isolatamente perché tutto sarà unificato in Dio. L’offerta del fiore, che dà luogo alla scomparsa delle singole cose per lasciar posto solo a Dio , è Meditazione. La vita è come un roseto. I rami sono le relazioni; le foglie sono le qualità o “guna” e le spine gli attaccamenti e desideri. Il fiore è l’amore (Prema). T enere lontano il fiore dell’ Amore dalle spine degli attaccamenti e dai rami delle relazioni mondane , è contemplazione. Nel momento in cui offrite questo amore a Dio, raggiungete l’unità dei tre aspetti- Questo è un puro Amore, perché per ottenerlo si è staccato e ripulito da tutto ciò che poteva contaminarlo. Ciò che cogliete, dunque, è un puro fiore d’ Amore.

(SSB 1973, 219-221)

Qualsiasi pratica di concentrazione in cui siete periodicamente impegnati, si focalizza di solito su un oggetto prescelto e si associa a una dimensione spazio-tempo. Al contrario, l’incessante pratica della meditazione è completamente libera dagli oggetti e dai fenomeni e trascende completamente le dimensioni di spazio e di tempo. Perciò, nella Gita la pratica costante della meditazione è stata definita superiore ad ogni altra pratica occasionale. Ma la maturazione della saggezza è ancor più grande della meditazione. La saggezza nasce da Vicharana, ossia dall’indagine interiore: la pratica dell’osservazione della natura essenziale, del cuore di tutte le cose.

(DG 19)

Colloqui

  •  

H- Svami, alcuni occidentali meditano sulla luce, ma non nella forma definita della fiamma di una candela (jyoti); si concentrano su una luce informale e la proiettano. E’ corretto far oggetto della meditazione la luce senza forma?

SAI - [25] pag.114

Non è pratico volersi concentrare su ciò che non ha forma. La concentrazione sulla fiamma della candela è un esempio. L'oggetto può anche essere un suono, una forma, la fiamma e così via. Ma occorre che ci sia qualcosa di concreto; non è facile fermare la mente sull'astratto.

H - C'è un tracciato definito che deve percorrere la luce dentro il corpo?

SAI - [26] pag.114

Devi innanzitutto portare la luce nel cuore che è pensato come un loto i cui petali si schiudono. Poi porti la luce della candela alle altre parti; non c'è un ordine obbligato, ma è importante il punto di arrivo, che è la testa.

Qui la luce diventa una corona sino a coprire la testa. Allora sposti la luce fuori, dal particolare all'universale; la mandi ai parenti, agli amici, ai nemici, alberi, bestie, uccelli, finché tutto il mondo e le sue forme le vedi con nel centro la stessa luce che hai tu. L'idea è di portare la luce nella fase universale; ossia che la stessa luce divina è presente in ognuno e dovunque. Per imprimere nella nostra mente quest'universalità la facciamo espandere fuori dal nostro corpo. Occorre capire che ciò che avviene nella meditazione, via via che si approfondisce, non è il pensiero della luce ma l'oblio del corpo e di conseguenza l'esperienza diretta di non essere il corpo. Questa è la fase di contemplazione, nella quale il corpo è totalmente dimenticato, e non può essere forzata. Ci racconta Vivekananda che nella meditazione non trovava più il suo corpo: dov'è? Diceva: non lo trovo più. Il vedere la luce e spostarla qua e là serve a dar lavoro alla mente e a tenerla occupata nella giusta direzione, in modo che non si metta a pensare a questo ed a quello disturbando il processo di tranquillizzazione col diventare sempre più agitata. Lo spargere la luce nell'universo, mandarla in ogni altro corpo fino al punto di non esser più consci del proprio corpo è la fase della contemplazione. Con l'approfondirsi della contemplazione la meditazione viene da se; non può esser forzata. Se il meditante è ancora conscio di se stesso e di meditare, non sta meditando, ma si trova solo nello stato preliminare, l'inizio della concentrazione. Le fasi sono tre: concentrazione, contemplazione e meditazione. Quest'ultima nasce dall'approfondirsi della seconda, ed è completamente al di sopra dei sensi. In quest'ultima fase il meditante, l'oggetto della meditazione e l'azione del meditare svaniscono da se, e rimane uno solo: quell'Uno è Dio. E’ caduto tutto ciò che è soggetto a cambiare e lo stato che sussiste è quello di Tat tvam asi. "Quello sei tu". Via via che si ritorna allo stato abituale di coscienza, la luce torna a collocarsi nel cuore e vi resta accesa tutto il giorno.

H.- Svami dice che nella meditazione sulla Forma di Dio, la transizione agli stati di contemplazione e di meditazione avviene da se, senza la volizione di chi medita. Come si lega questo alla meditazione sulla luce in cui il meditante porta la luce dall'uno all'altro sito con un atto di volontà?

SAI - [27] pag.115

Le tre fasi - la concentrazione che sta sotto il livello dei sensi, la meditazione che è del tutto sopra di essi e la contemplazione che sta tra le due, in parte sotto e in parte sopra i sensi, sul confine tra le altre due fasi dànno nella vera meditazione l'esperienza se l'oggetto è forma o è luce. Non c'è differenza essenziale. Se il devoto predilige una certa forma di Dio, la può immergere nella luce della candela e vedrà sempre nella luce quella Forma prediletta. Oppure la concentrazione può esser fatta sulla forma di Dio, perché Dio è universale in ogni Sua forma. Ripeto; l'oggetto scelto è solo un espediente che permette di sprofondare nella quiete e far sì che il corpo, il quale è un "non-io", esca dal campo della coscienza. Come oggetto della meditazione si può adottare qualsiasi cosa concreta; una luce, una forma, un suono. Non è possibile arrivare direttamente allo stato di meditazione.

  •  

H.- Svami dice che il sommo bene è che la vita di una persona meriti l'amore di Dio. Come si può avere l'esperienza diretta dell'amore di Dio?

SAI - [14] pag.118

In cucina c'è un dolce; per mangiarlo e gustare la sua dolcezza, devi arrivare da lontano, e la tua fame si placa solo se ne mangi. Per godere della dolcezza dell'amore divino ne devi cercare l'esperienza diretta. Come lo puoi fare? I nostri Rishi godevano la beatitudine stando nei loro romitaggi, seduti rigidi e apparentemente senza vita. Oggi vedi altri che continuano a dondolare il corpo e la testa. In quel modo alla concentrazione non arriveranno mai. Si dice che il corpo è un tempio che contiene il Signore. Se questo corpo continua ad agitarsi, anche il suo contenuto, la mente, si agiterà. Per questa ragione sono prescritte certe posizioni di meditazione, e si devono mantenere. Quando mediti tieni la mente nel profondo perché non si distragga. Più sta in fondo, meno sarà disturbata dai rumori esterni. La Gita dice che la concentrazione precede la saggezza. Se ti gratti la schiena o la testa vuol dire che la tua meditazione non è giusta. C'è chi mentre sta seduto in meditazione pensa solo al momento che cambierà posizione.

[15] Quando mediti, concentrati sulla Forma che hai scelto, poi passa alla contemplazione ed infine alla meditazione; ci puoi arrivare solo con questi tre passi. Dalla concentrazione si deve attraversare il campo della contemplazione per giungere alla meditazione, nella quale le tre parti - colui che medita, l'oggetto della meditazione e l'atto del meditare - si fondono in Uno: questo è lo stato di meditazione. Se invece per tutto il tempo avverti che stai meditando, non è "meditazione". Solo l'attenzione totale sulla forma prescelta ti può portare alla meditazione, nella quale l'attenzione della mente è totalmente distolta dal corpo e concentrata tutta sulla forma scelta come oggetto della meditazione.

Discorsi volume III

pag.185

... Perché l'uomo ottiene Ananda quando contempla il Cosmico, l'Universale? Perché egli stesso è il Cosmico, l'Universale. E’ Twam "questo", che chiama Thath, "quello", è Thath, "quello" che risponde alla voce familiare di Twam, "questo" . L'uomo è fondamentalmente completo ed immortale, è l'incarnazione dell'immortalità ma, ahimé, egli ha paura della morte! E’ Anandaswaroopa (l'incarnazione della gioia) e piange la sua miseria. E’ Shantaswaroopa (1' incarnazione della pace) ed ovunque è sommerso dall'ansietà.

Questo suo assurdo ingannarsi è la causa della tragedia di cui il mondo soffre oggi...

Sadhana

56. Pag.28

Rinunciate all'idea di essere un’entità separata, cercate di vedere in tutti gli esseri voi stessi. Questa è la più alta rinuncia agli stimoli dell'ego, che vi lega a questa dimora temporanea, questo mucchio di carne ed ossa, questo guscio con un nome ed una forma. L’esercizio spirituale consiste in due cose: contemplazione di Dio e scoperta della propria natura o realtà.

4. Pag.30

Passo dopo passo arrivate alla fine della strada. Un atto seguito da un altro vi conduce verso buone abitudini. Ascoltando sarete spinti all'azione. Decidete di agire, di accompagnarvi solo a buone persone, di leggere solo libri elevati, di fare Namasmarana (ripetizione del Nome), solo così a-jnana (ignoranza) svanirà. L’Anandam (beatitudine) che crescerà dentro di voi con la contemplazione dell’ Anandaswarupa (forma della beatitudine) caccerà via tutti i dolori e tutte le preoccupazioni.

4. Pag.45

La meditazione è quindi superiore ai vostri organi sensoriali e la concentrazione è utile a questi ultimi. C’è un piccolo esempio di ciò.

sea

C’è una pianta di rose e quindi ci sono le spine, le foglie, i rami. ed i fiori stessi. In questo contesto, l’abilità di distinguere tra spine, foglie, rami e fiori può essere chiamata concentrazione? Dopo aver guardato queste cose, possiamo identificare il fiore. Una volta che siete stati capaci di trovare il fiore e concentrarvi su di esso, allora potrete cogliere il fiore senza toccarne le spine. Una volta colto il fiore, non c’è più alcuna relazione tra il fiore da una parte e le spine, le foglie ed i rami dall’altra. La separazione del fiore da queste altre parti è chiamata contemplazione. Prendete il fiore e offritelo a Dio. Dopo averlo offerto a Dio, l’albero, i rami, la vostra mano e anche il fiore non esistono più. Questa offerta, dove le altre cose spariscono e solo Dio è rimasto, è chiamata meditazione.

116. Pag.89

Dovete considerare le cose molto bene e cercare di capire ciò che avete sentito e quanto di questo metterete in pratica. Ascoltando semplicemente, il vostro cuore non può ottenere uno stato di santità. Dovete pensare e contemplare ciò che avete pensato. Questo è chiamato <<Manana>> e dopo Manana viene <<Nidhidyasa>>. Solamente quando Nidhidyasa è completata potrete avere il frutto ed il beneficio di Sravana o ascolto. Oggigiorno il 99 % delle persone pensano che hanno fatto il loro dovere ascoltando e non cercano di fare Manana e Nidhidyasa. Sravana o ascolto può essere paragonato a ciò che viene fatto in cucina. Se portiamo ciò che viene cotto nella sala da pranzo e lo mangiamo, questo può essere paragonato a Manana o contemplazione. Dopo mangiato se cerchiamo di digerire ciò che abbiamo mangiato questo può essere paragonato a Nidhidyasa. Solamente quando tutte queste tre azioni saranno state fatte daranno forza al nostro corpo.

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