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Corpo

Al di la’ dell’illusione

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Voi dovete apprendere e praticare ciò che nella Ghita è detto Vibhaga Yoga. Nell'espressione della Ghita <<Kshetra Kshetrajna-Vibhaga-Yoga>>, il termine Vibhaga significa divisione, discriminazione, separazione di una cosa dall'altra. Comprendere la distinzione tra lo Kshetra (il corpo, il "campo") e lo Kshetrajna (chi ha coscienza, chi conosce il corpo, il "campo") è il significato della frase. Lo Kshetrajna, colui che conosce questo corpo, che è consapevole di tutto ciò che accade, che è il testimone, il Dehi (l'Incarnato) è al disopra di tutte le dualità di dolore e di piacere, di bene e di male.

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Non rattristatevi perché il riflesso non c'è più: ciò si deve alla carenza del mezzo, cioè dell'acqua. Similmente, se credete di essere il vostro corpo che cresce e poi appassisce, che è esultante oppure addolorato, vi pare che il riflesso sia rotto, ma la cosa genuina, la realtà, non né è influenzata.

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Questo corpo è come una barca che percorre un fiume, dove una riva è il mondo materiale, e l'altra è la meta spirituale. Il fiume è la vita, e con l'ausilio del corpo, lo dovete attraversare. Dobbiamo usarlo, e raggiungere la meta prima che si riveli qualche fessura. Se si produce una falla e la barca procede male già a metà del fiume, avrete dei guai e non arriverete all'altra sponda. Non c'è alcun pericolo anche se la barca rimane in acqua per molto tempo, il pericolo c'è solo se entra acqua. Voi state in famiglia, e non ci sono pericoli, ma non lasciate che la famiglia entri in voi. Se lo permettete, avrete ogni sorta di pericolo.

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Considerate tutte le cose che avete accumulato quaggiù come un dono, o un prestito fiduciario da usare in questo albergo, durante il vostro pellegrinaggio, in questo Karmakshetra. Quando vi congederete, lo dovrete riconsegnare: appartiene ad altri. Quando avete in mano una banconota e dite con superbia: <<E’ mia>>, essa vi ride in faccia e dice:<<Quante migliaia di persone mi hanno detto con orgoglio la stessa cosa!>>. Il corpo non è che una tenda, non accarezzate la sua illusione, cercate il Dehi, ciò che risiede nel corpo, e vi fa ponderare e concludere le vostre azioni.

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Per quale scopo si deve mantenere la salute? Qual è il miglior uso che si deve fare del corpo? Il corpo, con tutto il suo equipaggiamento dei sensi, dell'intelletto, dei sentimenti e della memoria è uno strumento, un attrezzo, un carro da usare per raggiungere un risultato. In ogni momento il padrone del carro è più importante del carro stesso. E’ per il bene del padrone che il carro deve essere mantenuto in efficienza e ben curato. La durata della vita non dipende dalle calorie inghiottite sotto forma di cibo, né dai farmaci iniettati, né dai titoli del medico che li ha prescritti; essa è sotto il controllo di Colui che è padrone della vita, del Creatore .La causa principale delle malattie e della morte è la paura. Se vi concentrate sull'Atma, che non ha né cambiamenti né caratteristiche, che non ha indebolimento o vecchiaia, non declina né può subire danni, potete vincere la morte. Perciò la ricetta più vera è quella che prescrive l'iniezione di Atma Vidya, il riconoscere cioè che l'Atma (l'anima) è il vero "io".

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Il marinaio usa la bussola perché lo guidi tra le tempeste. Quando l'uomo è vinto dalla disperazione e dalla confusione provocata da desideri invincibili, anch'egli deve usare una bussola per guidarsi. Finché l'uomo è attratto dal mondo non può sfuggire alla gioia e al dolore, al guadagno e alla perdita. Se invece egli fosse attratto dallo splendore del Signore, che è in lui e in tutte le cose, potrebbe superare queste dualità e sentirsi in pace perfetta. Il corpo è il carro sul quale Dio viene portato in processione. Le quattro ruote del carro sono Dharma, Artha, Kama e Moksha (la condotta morale, la ricchezza, il desiderio e la liberazione), cioè le quattro finalità della vita umana: il Dharma che modifica Artha (l'ottenimento di cose esteriori, controllato dalla legge eterna del Dharma) e Moksha che controlla Kama. Il carro può muoversi solo se è rifornito del carburante di Vijnana (conoscenza superiore); le gomme devono essere gonfiate dalla fede. Il punto di arrivo è la liberazione, l'immortalità, la fusione col Divino, l'immersione nella luce. Quando si conosce ciò, si conosce qual è la vera meta dell’uomo. Chi non è consapevole vive nell'ignoranza, per quanto profonda possa essere la sua istruzione.

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Setacciate e separate il reale dall'apparente. Indagate tutto nella sua essenza e cercatene il significato. Restate sempre fermi nella vostra realtà atmica; siete indistruttibili; gli alti e bassi della vita non vi possono influenzare perché voi siete il vero, eterno, immutabile Brahman. Un breve ragionamento vi convincerà che voi non siete il corpo, i sensi, né la mente, né l'intelligenza, né il nome, né la forma, siete l'Atma stessa, l'Atma che assume tutti quegli aspetti. Non appena avrete afferrato anche se di sfuggita questa verità, attaccatevi ad essa, non ve la fate sfuggire fatevene il vostro possesso permanente.

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L’uomo è una miscela di corpo e di anima, Kshetra e Kshetrajna (la casa e colui che vi abita). Si può anche dire che si tratta di Pakrithi e di Paramatma, ossia della natura e di Dio. E’ come il seme, i cui due cotiledoni sono ciara (ciò che è mobile, l'illusione) e sthira (il germe, ciò che è fisso, la realtà). Se lo Kshetrajna colui che vive nello Kshetra, non ci fosse, non ci sarebbe un problema di esistenza di un corpo. Una parola significa l'esistenza di ciò che denota, e l'esistenza di una cosa precede l'uso del suo nome. La parola Kshetrajna è formata da Kshetra e dal suffisso jna". Perciò Kshetra è incluso nel termine Kshetrajna, e l'aggiunta “jna” sta per Jnana, l'incarnazione della conoscenza.

Senza Kshetrajna, la Jnana Swarupa, l'incarnazione della conoscenza, non può esservi Kshetra. Il corpo ha vita finche la Jnana Swarupa vi risiede. Il vedanta dice che il corpo è il tempio ove Dio, in forma di Giva risiede. Abbiamo un altro paio di parole: sthira che significa alcunché di fisso, e ciara, qualcosa di mobile. La natura è sempre in moto, mentre Paramatma è sempre sthira, cioè immobile. Ciò che continua sempre a cambiare è il mondo, ciò che non cambia è Paramatma.

Discorsi 88/89 volume I

Un punto nell'Universo [6] pag.10

Se considerate il corpo da un punto di vista fisico e lo paragonate a questo immenso Universo, siete solo dei piccoli esseri. Come potete, infatti, sentirvi grandi in un Universo così illimitato? Anche nazioni come l'Italia, l'Australia, l'America sono del tutto irrilevanti nel mappamondo dell'Universo. Quando la Terra viene vista dallo spazio, l’Australia sembra un puntino, e quanto è piccola in essa la vostra città natale E voi, quanto siete piccoli in quella città natale! Insuperbirsi in questo vasto Universo non è forse un'egocentrica millanteria? Perciò, dove andrà a finire questo ego?

Perché andar fieri? [7] pag.10

Siete fieri del vostro corpo? Il corpo non è durevole. E’ come una bolla d'acqua. La vita potrebbe lasciare il corpo in qualsiasi momento. Ha senso sentirsi fieri delle proprie ricchezze? Anch'esse non durano; sono come nuvole passeggere. La ricchezza va e viene. Vi inorgoglite per la vostra mente? Questa mente è una scimmia pazza. Non avete un controllo su di essa, non lo avete per niente. Se, dunque, stanno così le cose, per che cosa vi vantate? Non c'è una vera ragione . Allora, prima di tutto, abbattete questo ego.

Corpo, mente, anima [2] pag.19

Il corpo fisico è indispensabile per compiere delle azioni; la mente è indispensabile per capire il mondo esterno e l'anima dà ad entrambi la capacità di vedere le cose nella giusta prospettiva. Essenza, conoscenza ed azione, unite dal Principio della Divinità (Atma), si combinano insieme nella natura e nella forma dell'essere umano, la cui vita si estrinseca e si esplica attraverso di esse. Ecco perché la vita umana è unica e speciale, oltre che divina. Quindi, l'uomo deve scoprire la sottile relazione esistente fra corpo, mente e anima, per essere in grado di riconoscere l'unicità e la divinità della propria vita.

Il corpo [6] pag.34

Il corpo fisico, che è una combinazione dei cinque elementi Etere, Aria, Fuoco, Acqua, Terra - è temporaneo, caduco ed ha una breve durata; però, l'uomo non se ne rende conto! Lo stomaco può essere paragonato ad un sacco di rifiuti dove si gettano cose inutili. Il corpo, che è transitorio, è un sostegno per l'uomo, il quale però non deve dimenticare la realtà effettiva del suo essere, la sua vera essenza.

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Il corpo fisico è come una cassaforte che contiene gioielli assai preziosi; senza conoscerne il valore, si rivolge tutta l'attenzione al contenitore che è privo di valore. Lì dentro sono racchiuse le migliori virtù e le più nobili qualità umane. Sempre parlando per immagini, possiamo considerare il corpo come una casa sporca, come un cesto pieno di malanni; va soggetto a tanti mutamenti, a tante alterazioni. E’ come un giaciglio di frecce... o mente, non riporre la tua fiducia nel corpo che non può durare! Riponila invece nel Signore e chinati ai Suoi Piedi divini.

Il corpo tempio di Dio [28] pag.40

L'adorazione non consiste nel frequentare un tempio o una chiesa. Ricordatevi che il tempio di Dio è il vostro stesso corpo, che non è statico come un edificio, ma è un tempio ambulante e, dove va, porta Dio con sé e in sé. Difficoltà e malattie lo travagliano e, prima o poi, dovrete lasciarlo. Ma non sapete quando, né in che modo; forse in una strada in pieno traffico, forse nel vostro letto, fra un giorno o fra vent'anni... Il corpo è soggetto a continui cambiamenti: a volte si ammala a causa dell'alimentazione sbagliata o di altre abitudini nocive, oppure per noncuranza. Ma non bisogna dar troppo peso a quanto gli succede. Quando non vi sentite bene, se continuate a pensarci, il male non passerà, anzi lo sentirete di più. Stornate i vostri pensieri e portateli su altri soggetti più gradevoli e vi sentirete subito meglio.

Corpo ed ego [15] pag.68

L'uomo è vincolato dalle proprie azioni, alle quali deve il fatto di aver ricevuto un corpo fisico. L’azione è stimolata dal desiderio che, a sua volta, è mosso dall'invidia, dall'ambizione e dall'astio; questi sentimenti sono suscitati dall'ego, che è figlio dell'ignoranza. Per cui, se si vince l'ignoranza, l'ego si annienta, l'invidia scompare, il desiderio si placa, l'azione non è più motivata da ragioni meschine e l'uomo potrà finalmente purificarsi e svincolarsi dal ciclo di nascita e morte o Samsara. L'uomo ignora ciò che dovrebbe sapere ed è convinto che il corpo fisico sia la propria realtà. Ma egli non è quel corpo che occupa temporaneamente e che, prima o poi, dovrà lasciare. Giacché tutto appartiene a Dio, anche il corpo degli esseri viventi Gli appartiene. Quando dite "il mio corpo", con l'aggettivo possessivo esprimete un sentimento dell'ego che vuole arrogarsi il diritto di proprietà su qualcosa che non gli spetta. Come fate a presumere di essere padroni di un corpo che appartiene esclusivamente a Colui che ve l'ha dato?

Il corpo [1] pag.105

Incarnazioni del Divino Amore!

Il corpo umano è un gran dono offerto da Dio. Soltanto facendone buon uso, la vostra vita ne risulterà santificata. Il corpo è il risultato delle azioni passate: dunque, va usato solo per le buone azioni. Compiere rette azioni è lo scopo per cui viene dato il corpo.

Servirsene per compiere ogni sorta di ingiustizia e per sviare dalla retta via è in contrasto con l'umana intelligenza.

4 livelli [2] pag.105

Vi sono quattro importanti livelli che si dovrebbero sempre tenere presenti a proposito dell'uso che si fa del corpo.

1°) Chi si serve del corpo fisico, che è sacro, per frequentare luoghi disdicevoli o per fare cose che non dovrebbe fare, abusando di esso e rovinandolo, si trova al livello più basso della natura umana.

2°) Al secondo livello si trova quel tipo di persona che si serve del corpo per scaricare sugli altri i doveri che gli competono e per eludere le responsabilità familiari, conformandolo alla moda.

3°) Al terzo livello troviamo la persona che non si limita a compiere il proprio dovere con l'aiuto del fisico, ma si serve del corpo per essere al servizio del prossimo, per ricordare il Signore e per compiere soltanto ciò che può piacere al Signore.

4°) Il quarto livello è quello di coloro che non si accontentano di compiere i propri doveri, ma usano tutto il tempo e tutte le energie fisiche al servizio degli altri, nel ricordo del Signore e nel compimento di ciò che è gradito a Dio.

Il "Campo d'azione" [11] pag.108

Lo Kshetra è rappresentato dal corpo. Sarà bene avere le idee chiare sulla costituzione del corpo fisico: è zeppo di sporcizia e la sua genesi non risale poi ad elementi tanto nobili. Se osservaste l'interno dello stomaco, vedreste solo un sacco ingombro di cibo in disgregazione. Urine e feci fanno del corpo un insieme di rifiuti. Per la Divina Essenza, il corpo non è altro che una dimora presa in prestito, come una casa affittata. E’ un ricettacolo di ogni immondezza, va soggetto a continui cambiamenti. Non è poi un gran che. Se lo considerate attentamente e fate un'indagine ravvicinata sulla sua natura, non potete avere alcun genere di stima, ma solo disgusto. In ogni istante, questo corpo non fa che produrre sudori e odori sgradevoli. Tuttavia, allo stesso tempo, non ignorate che esso è uno strumento che serve a compiere i doveri assegnatici. Bisogna, dunque, averne cura e, contemporaneamente, riconoscere il giusto ruolo di strumento che gli si deve attribuire. Nell’analizzare tutto quanto attiene a questo "campo d'azione", rilevandone l'uso che se ne fa ed i limiti permanenti o transitori, se ne scopre la vera natura.

Il desiderio [3] pag.118

Che cosa si sottintende alla parola "desiderio"? L'identificazione col proprio corpo e il considerare tutto ciò che gli è attinente come fosse di propria appartenenza sono due atteggiamenti che, sostenuti da un forte senso di possesso, generano questa malattia. Identificarsi col corpo e avere considerazione solo per gli aspetti corporei hanno portato l'uomo alla cecità più completa.

Tetto ai desideri [24] pag.123

Incarnazioni del Divino Amore,

la vita umana è del tutto effimera. Il corpo umano è come una bollicina d'acqua. Quanto dureranno le ricchezze, gli averi e le case che avete accumulato? Non sprecate il vostro corpo, il vostro tempo e i vostri sforzi. Ognuno dovrebbe avere cibo, vestiti e un riparo, ma senza arrivare a desideri eccessivi. Ad un certo punto, è necessario porre dei limiti ai desideri. L'uomo che dà libero corso ai desideri non fa che lamentarsi e non ha mai nemmeno il tempo per pregare.

Non siamo corpo [13] pag.174

Rispettate ed amate ogni essere umano. Dimostrate amore verso tutti. L'amore non è un raccolto che si possa coltivare o una merce da comprare in un negozio. Sia il potente che la persona ordinaria vedranno sbocciare l'amore nel cuore solo nella rinuncia all'amor proprio e nella disponibilità al sacrificio. Fin quando vi identificherete con il vostro corpo, non sarete voi stessi. Così pure, finché vi riterrete separati dallo Spirito, non c'è posto per voi in Me.

La bolla d’acqua [17] pag.175

L'uomo è vittima di ogni genere di ignoranza, perché da tempo immemorabile gli manca quest’ampia visuale. Non esiste un Dio che discenda sulla terra e si diparta da essa.

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Il corpo umano è come una bollicina d’acqua che nasce, cresce e svanisce nell’acqua stessa. L’uomo si può paragonare a questa bollicina e Dio all'acqua. La parola di Sai è Verità. Come la bolla d’acqua nasce, si sviluppa e si scioglie nell’acqua, così l’uomo nasce, vive e si fonde in Dio.

Che cosa significa Brahman? Brahman vuol dire libertà da bhrama, ossia dall'illusione. E’ a causa dell'illusione che non si sperimenta il Divino. La vita è tutta un'illusione di ego e di possesso.

Il corpo-abito [4] pag.182

Vivere sotto l'illusione di essere il corpo e riporre ogni fiducia in esso è autentica ignoranza, mentre la saggezza consiste nel pensare in questi termini: "Io sono lo Spirito Interiore", "Io non sono il corpo", "Io sono essenzialmente Colui che dimora all'interno del mio corpo". Il corpo umano non è altro che un abito indossato temporaneamente da questo "Residente Interiore". Se il corpo è come un vestito, non ha senso identificarsi con esso. A noi interessa la persona che indossa questo "abito corporeo". Poiché l'uomo si identifica con il corpo che immagina di essere, i suoi condizionamenti sono l’"ego'', il senso di possesso e le apparenze.

Ego fossile [5] pag.182

Per innumerevoli nascite questi sentimenti hanno dominato l'uomo ed è a causa dell’"ego'' e delle qualità negative che l'uomo non è riuscito a riconoscere la sua vera natura. Non è possibile liberarsi da questa fossilizzazione dell’"ego''; da questo oppressore non ci si svincola né con la ripetizione del Nome, né con la penitenza, né col canto devozionale. La preghiera, il canto e le altre pratiche spirituali non sono che una piccola parte dell’Amore, il quale si distingue per una sua propria fisionomia. Con queste pratiche spirituali potrete raggiungere vari livelli, ma non quello del Sé.

Il corpo adoratore [6] pag.182

L'uomo deve impiegare tutte le sue membra per compiere buone azioni e per santificare la sua stessa vita, dedicandosi ad attività utili alla società. Tukaram disse: "O Rama, sono menomato". E spiegò così il motivo di questa affermazione: "Tutti gli arti del corpo hanno per scopo quello di servirTi. Ma se essi non vengono utilizzati per svolgere del lavoro utile e per essere di aiuto agli altri, sono un autentico spreco. Io ho gli occhi, ma non sono stato capace di vederTi: così è come se fossi cieco. Ho le orecchie, ma non ho udito la Tua voce melodiosa: è come se fossi sordo. Ho mani, ma non le uso per aiutarTi: è come se fossi mutilato. Ho una lingua ma non me ne servo per farvi danzare il Tuo Nome: perciò, è come se fossi muto". Quando un uomo, nella sua adorazione di Dio, si serve di tutte le membra, le santifica.

Utilità del corpo [18] pag.185

Il corpo umano è come una bolla d'acqua evanescente. Perché prestargli attenzione? Perché esso è un mezzo che serve a far raggiungere la visione di Colui che vi risiede, il Signore che lo occupa. Gesù insegnò ai suoi discepoli che la cura del proprio corpo dev'essere compiuta solo in funzione di questo Residente Interiore e in vista dell'incontro con Lui; altrimenti la vita è sprecata.

Buon uso del corpo [11] pag.217

Quando affermate "Io sono il corpo", acquisite un diritto sul corpo stesso e, considerandovi in tal guisa, pensate di poterne fare un cattivo uso servendovi di esso a vostro piacimento. Quando dite "Io non sono il corpo; questo è il mio corpo", quel "mio" sta ad indicare che siete separati dal corpo. Il corpo, infatti, è il tempio di Dio, è la residenza dello Spirito. E se considerate il corpo come la dimora dello Spirito, non ne farete cattivo uso. Se lo considerate unicamente come un oggetto di vostra appartenenza, ne abusate, mentre, se lo considerate come un dono ricevuto da Dio, non ne farete un cattivo uso. Il corpo è davvero un dono di Dio: Egli fa tutto per mezzo di esso. Il corpo è uno strumento atto a qualsiasi cosa ed Egli, il Signore, ne è il proprietario. Coltivate il sentimento che è Lui a servirsi di questo strumento.

Controllo sul corpo [12] pag.218

Se sviluppate il controllo sulla "coscienza di avere un corpo", anche la mente soggiacerà a quel controllo. Per prima cosa, dunque, esercitate il controllo sul corpo. Che vuol dire? Controllo di ciò che si dice, di ciò che si guarda, di ciò che si ode e via di seguito. Può sembrare difficile, ma è solo una questione di esercizio costante. Con la pratica instancabile raggiungerete l'obiettivo.

Il respiro è vita divina [42] pag.238

Chi è Shiva? Facciamo un piccolo esempio. Il corpo, dopo aver provato tutte le gioie della vita, viene abbandonato. Questo corpo senza vita si chiama cadavere, shavama. Il corpo, in cui c'è ancora vita si chiama shivanu. Che differenza c'è tra i due? In Shivanu c'è un corpo che palpita, che respira, mentre nel cadavere non c'è più respiro. Qual è il significato implicito nel respiro? E’ la fede. Chi ha fede in Dio è Shiva stesso, mentre chi non ha fede in Dio è un cadavere. Col respiro, inspirazione ed espirazione, noi diciamo: Sooo Haaam, "Io sono Quello". So sta per "Quello" e Ham significa "Io". E’ lo stesso significato dell'espressione Tat tvam asi. Per "Quello" si intende anche Brahman: Aham Brahmasmi, "Io sono Brahman", "Io sono Dio". Quante volte si respira in una giornata? Il ritmo vitale ci ripete 21.600 volte al giorno il messaggio "Io sono Dio. Io sono Dio. Io sono Dio...".

Discorsi 88/89 volume II

Santità del corpo [18] pag.42

Dopo la morte anche il corpo merita una fine santa. Per questo dovreste compiere buone azioni, avere buoni sguardi. Obbedite ai sacri comandi del Signore. Dite solo parole buone. Tutte le membra debbono dedicarsi a lavori santificanti, altrimenti anche i cani e gli sciacalli rigetteranno un corpo simile. Anche il corpo umano è sacro. Fra tutti gli esseri viventi è cosa rara ottenere una nascita in forma umana. E’ grazie a buone azioni compiute precedentemente che l'uomo ha ottenuto l'opportunità di una vita umana. Questo corpo viene concesso perché serva agli altri. Perciò, eseguite lavori santi per santificare il corpo che vi è stato dato. Gli studenti purtroppo non sembrano riconoscere la sacra verità che sta sotto queste parole.

Il tempio di Dio [2] pag.141

Il corpo fisico è il tempio di Dio, dove l’Amore in quanto Spirito viene conservato come una reliquia. Un amore così sacro e così puro può risiedere soltanto in un cuore puro.

Il tempio del corpo [25] pag.147

Il nostro corpo fisico è il tempio di Dio. Ma quando diventa tale? Solo quando è ripieno dei pensieri di Dio. Quando invece non vi dimorano pensieri di Dio, non è altro che un'abitazione qualsiasi e in pochi giorni diventa una giungla. Non c'è bisogno di andare altrove in cerca di un tempio. Quando il Nome del Signore danza sulla vostra lingua, il vostro stesso corpo si trasforma in un tempio. Santificate il vostro corpo, considerandolo sacro come un tempio. Quale cura e rispetto non usereste verso un luogo dove sapete che vi abita Dio?

Il Dharmakshetra e il Kurukshetra [37] pag.150

Dobbiamo anche prendere in considerazione un altro aspetto. Il primo verso della Bhagavad Gita recita: Dharma-kshetre kuru-kshetre ("Nel luogo sacro che si chiama Kurukshetra"). A che cosa si riferisce Dharma-kshetre? Non si tratta di un campo situato in un posto lontano da noi, ma in primo luogo del nostro corpo fisico. Quando si nasce il cuore è assolutamente puro, non ha desideri di sorta né egoismi. Il cuore di fatto è scevro da tutte le qualità. La vita umana può paragonarsi al Dharmakshetra (luogo sacro). Il corpo, per crescere, necessita di cibo, si lega a molte cose e sviluppa desideri di ogni genere, simpatie e antipatie. In esso incominciano ad entrare i sentimenti di piacere e dispiacere, poi il senso di "Io" e di "Mio". Così, il corpo finisce per diventare un Kurukshetra, (campo di battaglia).Con il dualismo creato dal senso di "Io" e di "Mio", nascono discriminazioni e problemi connessi. Eliminando questi sentimenti dualistici, si riavrà il Dharmakshetra. Il re Dhritarashthra nacque come Dharmakshetra, ma poi, a causa dei suoi sentimenti egoistici, divenne Kurukshetra.

Coscienza di essere corpo [36] pag.166

Intravedete l'Unità nella Diversità. Solo in questa dimensione la Divinità brillerà fra gli uomini. Essa non è qualcosa di separato dall'uomo. Nella sua stessa sembianza, l'uomo manifesta Divinità, ma, finché egli conserverà questo tipo di coscienza corporea, perderà di vista la sua natura divina.

Il corpo [37] pag.166

Il corpo fisico si compone di cinque elementi, ma non ha la durata di un diamante. In ogni istante esso va verso la decadenza e manda cattivo odore. Consideratelo però uno strumento utile. Perché vi è stato dato? Questo corpo vi è stato dato in dono perché lo usiate a servizio e a soccorso degli altri. Mettetevi al servizio della società ed allora splenderà in voi il Principio dell’Atma, la Divina Essenza. Santificate il vostro corpo, rimuovendo le impurità dalla mente.

Dedicate la vita allo Spirito, che è santo e, così, santificate la vita che vi è stata data.

Necessità dell'azione [38] pag.166

L'uomo non può prescindere dall'azione ed è a causa dell'azione stessa che avete ricevuto un corpo. Ogni azione, dunque, va compiuta per mezzo del corpo. Avrete assolto ai vostri doveri solo dopo aver consacrato il vostro tempo, il vostro corpo e le vostre azioni. Date un senso alle circostanze, al tempo ed al luogo in cui vi trovate.

Attaccamento al corpo [25] pag.189

La stessa cosa è applicabile all'amore verso il corpo fisico. Voi vi preoccupate della vostra salute e della vostra forza, dedicate molto tempo preoccupandovi di come apparire, ma qualsiasi crema o cipria mettiate non cambierà il vero colore che Dio vi ha dato. I cosmetici che vi mettete hanno una durata di pochi minuti, mentre il colore datovi da Dio è permanente. Considerate la vostra carnagione come quella giusta. In realtà, il corpo fisico è fatto solo di cose inutili e indesiderabili.

Rispetto del corpo [26] pag.189

Dovreste dedicare al corpo quell'attenzione che basta a mantenerlo in efficienza. L'unica motivazione valida per prendersi cura del corpo è che vi serve per raggiungere il Divino. Non perdete tempo nell'accentuare il vostro attaccamento verso questa cosa effimera. Qualsiasi ornamento usiate, la vostra vera forma non varierà. Alcuni stanno un'ora allo specchio per provarsi gli abiti: è uno spreco immane. Il corpo è transitorio, è di passaggio, non è altro che una bolla d'acqua. Ciò nondimeno la salute è un bene prezioso. Finché vivete nel mondo, mantenete in forma questo corpo e riservategli la giusta attenzione, affinché possiate usarlo per raggiungere Dio.

Corpo e Beatitudine [3] pag.202

Avete sprecato la vita se credete che siano importanti il corpo e i sensi e che l'unico scopo del vivere sia soddisfarli. Tutti questi agi materiali possono solo darvi una gioia ed una felicità temporanee. Non vi daranno mai la beatitudine eterna. La beatitudine non si trova né negli oggetti materiali né nelle relazioni individuali, ma sgorga spontaneamente dal cuore. Non può essere raggiunta nelle cose esteriori. I Veda insegnano questa verità fondamentale in svariate maniere e vi mostrano la via per realizzare la Realtà che siete davvero.

Il corpo e l’ospite [21] pag.206

Voi date troppa importanza alle forme esteriori e, perciò, arrivate a conclusioni sbagliate. Non comprendete la verità assoluta che nel vostro corpo, temporaneo e passeggero, ha preso dimora un Ospite preziosissimo, la Divinità in persona. In questo corpo abita il residente interiore. In questo Kshetra o " campo" del corpo risiede Colui che sa tutto del campo, lo Kshetrajna: senza di Lui il corpo non serve a nulla. Oggi, però, da parte di chiunque si attribuisce troppa importanza al corpo fisico, che in sé è privo di valore, e non allo Kshetrajna, l'inestimabile Ospite di questo corpo inerte. State mettendo il carro davanti ai buoi. Come potete sperare di raggiungere la mèta finale della vita?

Il corpo, tempio di Dio [28] pag.264

Considerate tutto ciò che fate come un'azione compiuta per la Gloria di Dio. Il corpo è il tempio di Dio, e questo tempio non è impiantato stabilmente in un luogo, ma è un tempio itinerante. Dovunque vada, il Signore che lo abita lo segue. Non ci sono templi senza Dio, altrimenti non si chiamerebbero templi. Quando Dio lo abbandona, il corpo fisico diventa un cadavere. Sebbene l'uomo sia davvero un'incarnazione massimamente favorevole, si comporta però come un cadavere, sprecando la vita in attività egoistiche e nel perseguimento di interessi personali. Mettete fra i vostri impegni attività disinteressate e abbiate sempre di mira il Signore Supremo. Fate in modo di capire la Divinità non relegandoLa in qualche posto, ma ponendoLa dentro di voi, perché voi siete Dio. Ecco la Verità che dovreste imprimere stabilmente in voi. Per prima cosa, fate il bene ed abbiate buoni sentimenti: se i vostri pensieri sono buoni, lo saranno anche i frutti che ne derivano.

Corso estivo 1990

L'abito [1] pag.19

Il corpo, i sensi, la mente e l'intelletto non sono che abiti indossati dall'uomo. Solo quando si capiscono la natura ed il significato di questi accessori, se ne può fare un giusto uso. Voi portate dei calzoni, un banian, una camicia e una giacca; solamente quando sapete mettere con criterio ognuno di questi indumenti, potete dire di usarli nel modo giusto e di ricavarne beneficio. Al contrario, potreste servirvene in modo bizzarro e tenere il banian sopra la camicia oppure infilarvi i calzoni alla rovescia. Quindi, generalmente ogni giorno quando vi vestite vi assicurate che gli abiti calzino alla perfezione, in modo da avere un aspetto decente e gradevole. Similmente, il corpo è come un abito ed è solo quando lo si sa indossare correttamente che se ne può fare il miglior uso ed averne il massimo rendimento.

Bruciori del corpo [2] pag.20

Dahyati iti dehah. "si chiama corpo ciò che brucia". Questo è il significato etimologico del termine deha. Si sa che il corpo viene arso dopo la morte, ma anche quando è in vita esso sperimenta il fuoco delle preoccupazioni. Il corpo in se vive d'inerzia, è un deposito di lordure e va soggetto ad ogni genere di malattie. E' un complesso di ossa e carne che non può esservi di aiuto nella traversata dell'oceano di nascite e morti. Perciò, o mente, invece di affidarti ad un corpo tanto fragile, è meglio avvinghiarsi ai Piedi di Loto del Signore Hari. Così pregarono i Saggi. Il corpo, fatto di cinque elementi, non dura in eterno, mentre voi che vi siete rivestiti di questo corpo, siete davvero il Dio supremo, eterno ed immutabile. Dipende dunque da voi servirvi con saggezza del corpo e trarne gioia.

Decadenza del corpo [3] pag.20

Sharira è un altro nome per definire il corpo. Siryathi iti sharirah: "si chiama corpo ciò che decade". Al momento della nascita il corpo è un ammasso di carne e sangue. Man mano cresce, si abbellisce e, quando entra nel periodo dell'adolescenza e della maturità, ci si gonfia d'orgoglio per la sua bellezza e vigore, e così via. A tempo debito, sopraggiunge la vecchiaia che lo abbatte con la perdita di vitalità e la vulnerabilità alla malattia. Così, il corpo passa attraverso molte variazioni.

Tempio di Dio [4] pag.20

Altro nome per designare il corpo è mandir, "tabernacolo" ovvero "tempio", in quanto racchiude l'anima dell'individuo (jiva), che non è altro che l'Anima Eterna, il Sommo Dio.(7) Essendo la santa abitazione di Dio, il corpo non andrebbe dissacrato e fatto oggetto di scempio, ma andrebbe usato per formulare buoni pensieri, esprimere buone parole, compiere buone azioni. E quindi il corpo va mantenuto in buona forma, al fine di incoraggiarne il buon uso.

Buon uso del corpo [5] pag.21

Qualunque utensile va tenuto in efficienza, se deve servir bene allo scopo.

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Si può, ad esempio, scrivere con una stilografica, quand'essa è carica d'inchiostro ed anche quando il pennino è in buone condizioni. Così pure, un coltello serve a tagliare quando è ben affilato e quando viene impugnato correttamente. Allo stesso modo, il corpo umano, strumento che serve a compiere azioni giuste, va mantenuto in buone condizioni per quello scopo. Potete usare un coltello per tagliare verdura, frutta o altro, ma non per tagliare un pezzo di ferro.

Usate dunque il corpo con giudizio, al fine di raggiungere gli obiettivi per cui è stato predisposto. Ogni volta che vi accingete a fare qualcosa, dovreste interrogarvi: "Io sono il Dio che dimora in questo corpo come Spirito individuale. Dunque, l'azione che sto per compiere è giusta o no?". Solo allora saprete utilizzare bene il vostro corpo. Il semplice fatto di possedere un corpo non vi autorizza a servirvene per capricci o voglie, dimenticando che esso è il tempio di Dio e che dovrebbe, quindi, essere impiegato per finalità sante.

Campo di santità [6] pag.21

Il corpo è stato chiamato anche kshetra, "campo", e il conoscitore di questo campo kshetrajna. Voi siete il Conoscitore del campo, il vostro corpo è il campo da voi conosciuto. Voi, dunque, siete il Testimone di questo campo. Kshetra si riferisce ad un luogo santo, che ha a che fare col Divino ed è saturo di sacre vibrazioni, come lo sono, ad esempio, alcuni luoghi, mete di pellegrinaggio, quali Kashi, Varanasi, Tirupati, Badari, ecc.8 Questi "campi" sono destinati al culto, per la professione di voti religiosi, per il compimento di opere caritative e di altre simili attività. Allo stesso modo, nel "campo" del corpo si dovrebbero prediligere i buoni pensieri e le buone azioni. E’ questo il significato più profondo dell'appellativo kshetra dato al corpo.

Campo da coltivare [7] pag.22

Altro significato della parola kshetra è " terreno".9 In questo campo del corpo, i frutti che si raccolgono dipendono dai semi che si sono posti nel terreno. Se seminiamo buoni pensieri, raccoglieremo buoni frutti. Cattivi pensieri daranno solo cattivi risultati. Il corpo, quindi, è un campo in cui si possono seminare meriti per azioni virtuose (punya) oppure peccati (papa). Teniamo a mente che il corpo, in confronto ad un campo agricolo, cui spesso viene paragonato, ha dei vantaggi in più.

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Per coltivare un campo, infatti, e per mieterne il raccolto, è necessario attendere la sua stagione e le condizioni migliori per la semina di alcune varietà di messi. Si deve valutare se un terreno è adatto a quella particolare piantagione. Non si può seminare a caso. Invece, queste limitazioni non hanno motivo di esistere quando si tratta del campo del corpo: esso si può coltivare in qualunque condizione, senza limiti di tempo, di notte e di giorno. Quando seminate in un terreno agricolo, la messe potrà essere abbondante o scarsa, indipendentemente dal lavoro che avete svolto e dalle vostre attese. Nel caso invece del corpo umano, si raccolgono solo i frutti dei pensieri o delle azioni, buoni o cattivi che siano, in base a ciò che si è seminato. State pur certi che avrete indietro il 100% di quanto avete seminato: come avete seminato, così raccoglierete.

Questa è una legge immutabile. Assicuratevi, dunque, che vengano seminati soltanto buoni semi, cioè pensieri buoni, azioni buone. Non bistrattate il corpo a seconda dei vostri capricci. Sappiate distinguere ciò che passa da ciò che è eterno, e utilizzate il corpo per raggiungere il bene ultimo.

Scelta del cibo [8] pag.23

Chi vuole usare il corpo nel modo giusto e porsi nella condizione di intrattenersi con buoni pensieri, compiere buone azioni ed ottenere buoni risultati, dovrebbe attenersi scrupolosamente a due cose, cioè, ad una dieta regolata e al controllo delle altre abitudini di vita. Il cibo non va consumato indiscriminatamente solo per sedare l'appetito o il piacere del palato. Dovete mangiare solo cibo sattvico. I nostri pensieri sono condizionati dal genere di cibo assunto.

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Per esempio, tale è il fuoco e il fumo, tale la legna. Se si usa del legno di sandalo, si avrà del fumo fragrante; se si usa della legna che manda cattivo odore, il fumo sarà puzzolente. Dunque, il fumo dipende dal fuoco. Inoltre, le nuvole saranno come il fumo; l’acqua, come la nuvola; la pioggia, come l'acqua; il raccolto, come la pioggia; il cibo, come il raccolto; la testa o i pensieri, come il cibo.

Il corpo si pulisce con l'acqua, la mente con la Verità. Solo quando assumiamo cibo che apre alla Verità, siamo in grado di seguire il sentiero della Verità. Giacché il corpo è un sacro santuario, si dovrebbe evitare rigorosamente di bere qualunque sostanza inebriante e ci si dovrebbe astenere da tutti quegli alimenti che favoriscono le qualità ragiasiche, ossia quelle qualità che accendono le passioni.

Le 5 porte del tempio [15] pag.25

Normalmente un tempio ha molte porte, che servono non per far entrare chiunque, ma solo i fedeli che intendono adorare la divinità di quel tempio.

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Così è del tempio del corpo, che ha cinque porte. A che servono? Quando edifichiamo una casa, la dotiamo di porte, il cui scopo è quello di far passare parenti ed amici, non già animali randagi come cani, porci, asini e così via. Se questi animali indesiderabili volessero entrare, troverebbero davanti a se le porte chiuse. Allo stesso modo, le porte dei cinque sensi del corpo che è sacro vanno tenute aperte solo per chi vi entra con intenzioni sante e divine.

Soltanto allora quel corpo potrà fregiarsi del titolo di "campo" (kshetra) o di "tempio" (mandir). D'altro canto, se si lascia entrata libera per cose o idee profane, non può più essere considerato tempio sacro. Da ciò si può arguire quanto sia essenziale il cibo sattvico per fare del corpo l'uso più corretto.

Eremitaggio o vita sociale? [17] pag.25

Convinti di questo, i saggi d'un tempo scelsero l'isolamento per occuparsi di pensieri e di azioni santi, come il canto sacro, la meditazione e le penitenze. Ma anche questo, in certo qual modo, può essere inteso come un segno di debolezza. Si può, per esempio, vincere l’ira ritirandosi in una foresta e praticando delle austerità per anni? La rabbia può essere superata solo fra la gente, e non in una foresta, dal momento che la gente è l'ambiente in cui insorge. Rimarrai tranquillo finché sei nella foresta, ma appena ritorni tra la folla, sarai quell'irascibile di prima.

Controllo del corpo [18] pag.26

Vi illudereste se pensaste di tenere sotto controllo i sensi ricorrendo alle penitenze religiose. Il dominio dei sensi può essere acquisito facilmente mediante la comprensione dei sottili meccanismi del corpo; non c'è altro modo.

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Supponiamo che abbiate acquistato una nuova auto. Dovete sapere come guidarla correttamente. Non potete sentirvi, autorizzati a sedervi al volante e a guidarla a vostro piacimento, per il solo fatto che l’avete comprata coi vostri soldi e l’avete immatricolata. Sarebbe una manovra pericolosa per la macchina, per voi e per la gente. Anche se l'auto è vostra, dovete sapere come si guida.

Si noti come ogni problema e sofferenza dell'uomo sia dovuta al fatto che egli non sa fare un giusto uso del proprio corpo. Perciò diviene facile preda del dolore e della malattia. C'è una cosa che dev’essere sempre tenuta a mente: nessuno può ostacolare il Volere Divino; nessuno può manipolare l’immutabile legge del Signore.

Inerzia del corpo [19] pag.26

Il corpo è inerte, non ha energia propria. Molti discuteranno se si possa considerare inerte il corpo, dal momento che è capace di sviluppo. A questo dubbio si risponde considerando il fatto che anche in una casa, quando si spazza ogni giorno e vi si accumulano i rifiuti, alla fine si troverà un gran mucchio di sporcizia. E accade lo stesso per il corpo, il quale, a propria insaputa, crescerà con qualsiasi cibo che vi immettete più volte al giorno ed infine sarà come quel mucchio di immondizia. Va osservato, in ogni caso, che il corpo può svolgere le sue funzioni del mangiare, parlare, camminare, crescere, ecc., in forza della coscienza (chaitanya) in esso riposta. 15

L’anima del corpo [20] pag.27

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In questo senso, il corpo può essere paragonato ad un’automobile: gli occhi sono i fanali, la lingua è il clacson, le orecchie gli altoparlanti. E’ grazie alla batteria situata all’interno che queste cose possono funzionare. Così pure, gli organi del corpo sono in grado di funzionare solo per il potere dell’Atma che sta dentro ad esso. Un’altra analogia: la limatura di ferro, che è inerte, si muove quando viene attirata da una calamita. Così, tutti gli organi del corpo, in se inerti, si mettono in movimento grazie all’Atma che risiede internamente.

E’ un vero peccato che si sprechi un sacco di tempo, energie e denaro per abbellire un corpo inerte ed effimero, dimenticando che l’Atma, il nostro vero sé, è sensibile ed eterno.

Non siamo il corpo [21] pag.27

L'uomo, riguardo al corpo, va soggetto a tre malintesi. Il primo consiste nello scambiarsi per qualcosa che non è il vero Sé. Il secondo sta nel considerarsi proprietario di cose o persone che non gli appartengono. Il terzo è nel credere eterno ciò che svanisce. L’uomo tende a vedere nel corpo il proprio autentico io. Ma, se questo fosse vero, perché dovrebbe affermare "Questo è il mio corpo”? Una dichiarazione del genere implica ovviamente la convinzione di essere altro dal corpo, in quanto il proprietario non è la cosa posseduta. Per esempio, quando uno dice '"Questo è il mio fazzoletto”, chi lo dice è separato dal fazzoletto. Come si fa, dunque, ad affermare di essere il corpo? Questa è la prima e basilare cantonata che l'uomo prende.

Niente ci appartiene [22] pag.27

Secondariamente, in campo materiale, l’uomo si illude nel ritenersi proprietario di vari beni, come la casa, i terreni, le automobili, e così via. Egli considera proprie tutte queste cose; ma una casa, quando l’avete venduta, non è più vostra. Così ritiene sua un’auto, quando in realtà basta venderla perché non sia più sua. In sostanza, si è proprietari di qualcosa solo per il tempo in cui si possiede e si usa la cosa. Dimenticando che tutti questi possedimenti sono provvisori e passeggeri come nuvole al vento, nasce un ingiustificato attaccamento ad esse. Di fatto, niente è vostro. Come può essere vostro qualcosa di corporeo? Tutti questi malintesi, col senso di possesso e le aberrazioni mentali che ne provengono, sono prodotti dall’illusione (maya). Prima del matrimonio nessuno può dire se i due saranno marito e moglie. Prima di nascere non si può ancora dire chi sarà la madre e chi il bambino. Solo dopo il matrimonio uno può dire " Questa è mia moglie”, e solo dopo che il bambino è nato puoi dire "Questo è mio figlio”. Ma tutte queste relazioni sono transitorie, non rimangono per sempre e si basano su una falsa identificazione di se col proprio corpo. Nessuno, al momento della nascita, viene al mondo portando con se il benché minimo indumento; nessuno, al momento della morte, lascia l'indirizzo della futura destinazione. Se fossero davvero vostri i cari che muoiono, perché non vi lasciano il loro indirizzo al momento del trapasso? Niente vi appartiene. Voi vi create dei problemi col dimenticare la vostra stessa realtà e confondendo in questo mondo illusorio il Reale con l'irreale. Voi non siete altro che voi stessi, sempre. Non siete di nessuno e nessuno è vostro.

Variabilità del corpo [25] pag.29

Nel corpo avvengono molti cambiamenti, dovuti all'alimentazione e alle abitudini della vita. Qualsiasi cambiamento il corpo subisca, l’individualità non cambia.

Mutamenti di nome e di aspetto, come quelli prodotti dalla fanciullezza, dall'adolescenza, dall'età natura e dalla vecchiaia, sono pertinenti al corpo, quindi, sono illusori. Perciò, non considerate il corpo reale e permanente. Tuttavia, è vostro dovere salvaguardare il corpo dalle malattie e tenerlo in efficienza come si metterebbe a punto uno strumento.

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Fintantoché navigherete in questo fiume della vita, dovete prestare attenzione affinché non si formino crepe o falle nell’imbarcazione del vostro corpo, in modo da evitare riflussi d’acqua nello scafo. La barca può stare in acqua, ma dentro la barca non ci dev’essere acqua.

Restate nel mondo e seguite le vostre occupazioni, ma senza permettere che si insinui nella mente l'ansia e che il corpo si presti all'attacco di malattie d'ogni genere. Considerate il corpo come un utensile.

Manutenzione del corpo [26] pag.29

Per mantenere in buona forma lo strumento del corpo, dovete disciplinarvi nel cibo e nelle varie abitudini.

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Consideratelo anche come un vostro abito, il vostro abbigliamento, da lavare ogni tanto, come si fa con i vestiti che si consegnano al lavandaio. Il lavandaio si limita a rimuovere lo sporco dal tessuto, facendogli così riprendere il suo biancore originale. Anche per il corpo è naturale essere puro, ma poiché l’uso improprio lo sporca, è necessario pulirlo con l'aiuto di Dio, il Lavandaio, e servendosi di alcuni trattamenti come la preghiera, la ripetizione del Nome (japa), la meditazione e l’amore di Dio. Solo il lavandaio lava i vestiti, non il barbiere. Così pure, solo Dio, e nessun altro, laverà il vostro cuore dalle sue sozzure.17

Non dimenticate mai che il corpo è solo un abito. Considerarlo come fosse il vero se è frutto d'ignoranza. Quando sarete liberi da questa ignoranza, risplenderete come fulgido Sole di Sapienza.

Dal corpo al Creatore [28] pag.30

Se in questa quindicina di giorni saprete cogliere il significato e la natura del corpo, dei sensi, della mente, dell'intelletto ed anche dell'Atma, ossia di Dio, il Sommo Testimone che sta al di sopra di tutti quegli elementi, vi troverete nella condizione di dominare i misteri del Cosmo, creato sulla base dei cinque elementi (pancha bhuta).18 Per finire, se Dio è il fondamento di tutto, gli studenti devono accrescere la loro fede in Lui.

Cura del corpo [1] pag.33

Incarnazioni del Divino Spirito!

Anche se il corpo umano non vale gran che e non dura in eterno, va tuttavia tenuto con molta cura, perché è lo scrigno in cui abita lo Spirito Divino, l’Atma. E’ il primo dovere di un uomo. Se un uomo non possiede un corpo vigoroso e sano, diverrà facile preda di numerose malattie. Il corpo, in verità, è la base della vita umana. Ecco perché gli antichi Romani, consapevoli di questa verità e pionieri della moderna civiltà occidentale, seguirono attentamente vari metodi per il giusto allenamento e sviluppo del corpo.

Valore del corpo [2] pag.33

Il corpo è un mondo a se stante. Non è semplicemente una forma fisica, ma è un insieme organizzato di molti organi e membra. Ogni organo ha la sua bellezza, che va favorita. Un corpo gracile e cagionevole non è adatto a qualunque azione decisa, mentre solamente un corpo forte e sano è in grado di produrre idee pure, nobili e sublimi. Su questo punto tutte le religioni sono d'accordo: sebbene il corpo non sia eterno, va usata ogni cura particolare per mantenerlo in efficienza, giacché esso è la dimora dell'Eterno Atma. Sebbene il corpo sia fatto di carne, sangue, feci, urina ed altre cose maleodoranti e disgustose, lo Spirito Divino lo irradia della Sua luce.

Non maltrattare il corpo [4] pag.34

Come si spiega che popoli di religioni diverse si trovano d'accordo sulla necessità di mantenere in buona salute il corpo e di procurargli felicità? Perché tutti considerano il corpo come il tempio del Signore che vi dimora. E’ quindi dovere primario dell'uomo non trascurare questo sacro tempio del corpo e prendersene la massima cura, affinché sia mantenuto in efficienza in vista dei doveri e degli obblighi per i quali è destinato nella vita. Coloro che non intravedono questa verità sottopongono il corpo a dure prove nel nome di culti, voti, digiuni e penitenze. Per questo motivo finiscono per fallire l'obiettivo principale, che consiste nel riconoscere l'eterno principio dell’Atma. Ucciderete forse il serpente, colpendo il formicaio dove si nasconde? Realizzerete l’Atma infliggendo privazioni al corpo? Credete di giungere alla liberazione rinunciando al cibo buono e all'acqua? La realizzazione del sé è possibile solo mediante la conoscenza della propria vera natura.

Tarare il corpo sulla Divinità [7] pag.35

Solo dopo aver riconosciuto l'origine divina dell'essere umano, ci si deve preoccupare di mantenere e di usare il corpo nella maniera confacente alla sua natura. Anche se il corpo non è che uno strumento, l'uso che se ne deve fare va regolato in base a determinati modelli ed entro certi limiti. Tutti gli oggetti del mondo sono soggetti a norme particolari. Giustamente è stato affermato che, senza disciplina, non è possibile raggiungere ne successo ne progresso. Il corpo non fa eccezione e va governato secondo certe norme.

Il corpo, una S.r.l. [8] pag.36

Si deve dare sempre maggior purezza ai pensieri, ai sentimenti, agli atteggiamenti e alle azioni. Al contrario, se si usano sensi e membra in modi impuri, la natura umana si perverte in diabolica.

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Potremmo paragonare la nostra vita ad un'azienda. La temperatura normale del corpo è sui 36° C, ma se andasse anche solo a 37°, segnalerebbe una malattia. La pressione arteriosa dovrebbe essere di 120/180 mm; se aumentasse o diminuisse sarebbe un indice di malattia. Perfino la pupilla può vedere la luce entro una precisa gamma di tolleranza: ogni violazione di quella soglia danneggerà la retina. Così è anche per le orecchie, che possono percepire i suoni entro certi limiti. superati i quali, si danneggiano i timpani Il nostro corpo. dunque, potrebbe essere definito una S.r 1., una società a responsabilità limitata.

Usando il corpo, vanno tenuti in considerazione dei limiti: nel cibo che si mangia. nell'acqua che si beve, nelle parole che si dicono e si ascoltano, in definitiva, in tutte le consuetudini, come regola fondamentale, si deve usare moderazione .Superare i limiti consentiti comporta pericolo. Mangiare o parlare troppo porta disordine mentale, mentre mangiare frugalmente e parlare con moderazione porta ad un vivere piacevole. Il corpo, dunque, sia sempre utilizzato solo in modo da recar gioia alla vita umana.

La Provvidenza [23] pag.41

Perciò, abbiate cura del vostro corpo che contiene l'inestimabile Atma, allo stesso modo che vi curereste di una cassaforte in cui sono racchiusi dei gioielli preziosi. Mangiate per vivere, e non vivete per mangiare. Se avrete fiducia in voi stessi, sarà il cibo necessario a venire, per così dire, incontro a voi. Non avrete bisogno di andare in cerca di sostentamento.

Il dio ventre [24] pag.41

Ecco perché nel Bhagavatam si dice che chi va alla ricerca dello Spirito è un gopi, ossia un devoto, mentre chi insegue il cibo è un papi, un peccatore. Peccato che esista gente che, pur avendo avuto una nascita umana, rincorre il cibo anziché mettersi alla ricerca dello Spirito. E il Vedanta esorta l'uomo al scoprire ciò che egli realmente è. Invece di usare lo specchio dell'intelletto per osservarvi, lo ponete di fronte agli altri per guardar loro. Così non riuscite più a vedere voi stessi.

Unità sensi-corpo [1] pag.47

Incarnazioni del Divino Spirito!

E’ vero che il corpo esercita un certo influsso sui sensi, ma i sensi ne esercitano ancor più sul corpo. Non ci può essere un corpo senza sensi, né dei sensi senza il corpo: essi sono inseparabili e fra loro dipendenti. Il negativo senza il positivo, il positivo senza il negativo (come nel caso della corrente elettrica) non servono a niente. Così pure, un corpo non può funzionare senza i sensi, né i sensi senza il corpo. E’ perciò dovere di ciascuno prendersi la giusta cura del corpo.

"Io non sono il corpo" [7] pag.64

Come alternativa, c'è la possibilità di mantenersi imperturbabili, senza accondiscendere a stati di esaltazione o di turbamento, pur nella convivenza fra sensi e oggetti, ma indifferenti a qualsiasi risultato ne consegua, per piacevole o sgradevole che sia. In ogni caso, va detto che non è facile, e neppure sempre possibile isolare i sensi dalla materia per impedirne il contatto. E’ però possibile, con qualche sforzo, sviluppare un'inclinazione che controbilanci quel peso, nonostante il più delle volte quei contatti siano inevitabili. Per sollecitare una tale attitudine, è necessario percorrere il sentiero dell'indagine e poi far nascere la ferma convinzione: "Io non sono il corpo, né gli organi di senso. Io sono lo Spirito in eterna beatitudine". Solamente quando sarete stabilmente convinti di ciò, i sensi cesseranno di tormentarvi. Solo imboccando il sentiero della ricerca, accompagnati dalla costante idea che non si è altro che Spirito (Atma), si riesce a superare il limite umano e a sperimentare in ogni circostanza la propria essenza divina.

Mente, corpo, Spirito [1] pag.75

Cari studenti!

L'uomo è un complesso di corpo, mente e Spirito (Atma). Questi tre elementi sono i gradini che fanno ascendere l'uomo agli stadi più elevati. Il corpo è lo strumento per l'azione; la mente è per la conoscenza e l’Atma è la Realtà immutabile ed eterna, l'aspetto divino dell'uomo. Quindi, fare, conoscere ed essere sono la triplice manifestazione della personalità umana. Sebbene corpo, mente e Spirito abbiano differenti nomi e caratteristiche, quando sono fra loro in armonia e in unione servono a far sì che l'uomo si innalzi dal livello umano a quello divino, mentre invece la loro alterazione lo fa degradare al livello animale.

Energia dall'Atma a scalare [8] pag.98

L'intelletto è vicinissimo allo Spirito e si trova perciò in una postazione favorevole per ricevere il 90% dell'energia e della luce atmica. La mente deriva il suo potere dall'intelletto, i sensi dalla mente e il corpo dai sensi. Nel processo del flusso di energia dall'Atma al corpo, che avviene per stadi, c'è una graduale perdita di energia, sia a livello quantitativo che qualitativo. Ecco un esempio semplice per dimostrare questa riduzione.

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Immaginate una stanza buia, dove non entra la luce diretta del sole. Volendo illuminarla, si possono utilizzare degli specchi da collocarvi intorno orientati in modo da dirigerne i raggi solari riflessi all'interno della stanza. Se però si paragonano i raggi diretti del sole a quelli riflessi dagli specchi, si nota quanto meno potenti siano questi ultimi e quanto più debole sia la luce riflessa. Questo dimostra la riduzione quantitativa. Per quanto riguarda la riduzione qualitativa, prendiamo l'esempio di un fiume. Alla sua sorgente, l'acqua è pura e limpida come un cristallo. Quando però, durante il suo corso, vanno ad immettervisi parecchi torrenti e affluenti, ed esso attraversa le campagne abitate, le sue acque si fanno sempre più inquinate, man mano che la gente se ne serve. Allo stesso modo, la purezza dell'Atma si deteriora gradualmente, mano a mano che passa attraverso l'intelletto, la mente ed i sensi, fino a raggiungere il corpo.-

Tuttavia, mediante uno sforzo, si può ridurre al minimo questo deterioramento quantitativo e qualitativo, santificando e purificando l'intelletto, e agevolando il suo diretto influsso sul corpo.

Il corpo è per la beatitudine [2] pag.106

Lo scopo per cui l'uomo è stato dotato di corpo, sensi, mente ed intelligenza è sperimentare lo stato di beatitudine che gli è connaturato. Sfortunatamente però, siccome queste facoltà o doni di Dio sono inquinati e usati male, l'uomo affoga nell'infelicità. Il corpo è contaminato dalla sporcizia dell'attaccamento e della repulsione . I sensi sono avvolti nel sozzo straccio di piaceri e desideri sensuali, e la mente è stata insudiciata da queste lordure. Di conseguenza, l'uomo non sa riconoscere la propria autentica natura e si affanna dietro l'erronea nozione che i piaceri mondani siano per lui tanto irrinunciabili quanto naturali. Per la verità, invece, essi sono estremamente transitori ed effimeri, come nuvole passeggere.

Offerta del corpo [13] pag.136

Nel linguaggio vedantico, il corpo umano viene definito anche tunga-bhadra. Tunga significa " altissimo, immenso, grande", ecc.; bhadra significa "buono, santo, fausto, fulgido", ecc. La ragione per cui si è voluto attribuire al corpo umano una definizione come tunga-bhadra è che il suo scopo è quello di compiere attività così nobili da produrre il benessere della società. Perciò, per meritare questo nome, si devono dedicare mente e corpo all'amorevole cura di tutti gli esseri.

"Io non sono il corpo”[11] pag.156

Che fare per liberarsi dell'idea di essere corpo? Non evitando di mangiare e bere, né riducendo il corpo ad uno scheletro, né corteggiando la morte, bensì affermando con convinzione: "Io non sono il corpo”. Il corpo, i sensi, la mente e l'intelletto sono tutti strumenti (upadhi.) a mia disposizione". Abbandonate la coscienza di essere corpo, proprio come fareste smettendo dei vestiti sporchi.

Libertà di essere felici [12] pag.156

Nel dibattito di ieri l'altro, si è sostenuta l'idea che c'è libertà di mangiare quando si ha fame e di bere quando si ha sete. Ma si può chiamare libertà questa? Siete costretti a mangiare per non sentire i morsi della fame e a bere per sedare la sete. In questo caso, state seguendo solo delle leggi naturali: non sussiste proprio alcun problema di libertà. Solo la felicità va di pari passo con la libertà. Come potete avere quella felicità? L'avrete forse dal corpo o dalla mente? Nient'affatto! La felicità che ricavate dal corpo o dalla mente è effimera. Voi non siete nati col preciso scopo di fruire questo tipo di gioie banali e passeggere. Avete indossato un corpo umano per godere la felicità perenne.

La scienza di Dio

Il microcosmo “corpo" [4] pag.52

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Il corpo è una macchina che ha per componenti i cinque elementi: spazio, aria, fuoco, acqua e terra, e Dio ci gioca; invisibile Egli stesso. Il corpo è un albero: la radice è l'amore per il sé; i desideri sono i rami che esso proietta fuori, e i fiori che ne escono sono le qualità, gli attributi, i modelli comportamentali basati sulla natura essenziale; i frutti offerti dall’albero sono la gioia e il dolore.

Il corpo umano è un mondo a se stante; il sangue ci scorre ed anima ogni sua parte. Allo stesso modo Dio permea tutto l’Universo e ne attiva ogni punto.

Limiti del recipiente [13] pag.65

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Uomo, Bufalo, Pesce: si possono paragonare a contenitori o vasi. Portateli all'immenso Oceano del Divino, e riempiteli. Ognuno di essi può averne solo in base alla propria forma e taglia, non vi pare? Il vaso-uomo acquisterà Dio e Gli darà forma d'uomo; il vaso-bufalo lo avrà in forma e misura di bufalo, il vaso-pesce in forma di pesce. Tutte queste forme di recipienti contengono la stessa acqua dell’Oceano di Dio.

L’uomo che visualizza Dio, vede Dio come umano. Ognuno impone a Dio la propria forma.

Nomi e forme temporanei [10] pag.99

L’uomo deve esplorare il valore e la validità di ogni oggetto dell'Universo in base a questi criteri. Per esempio, il corpo non c'era prima della nascita e non rimane dopo la morte.

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Come un vaso fatto d’argilla, esiste come vaso con quella certa forma e quel nome per un certo tempo, per poi riprendere la sua natura di terra. Il vaso è solo argilla, con una forma ed un nome che gli sono stati aggiunti artificialmente.

Dio è unità

Capitolo V. 1. Il corpo è un dono di Dio

Il corpo umano così pieno di talenti, capace di grandi avventure, è un dono che Dio ha fatto ad ognuno di voi. Esso deve essere usato come una zattera per attraversare l'oceano agitato dei cambiamenti e della dualità, chiamato "samsara", che si trova fra la nascita e la morte, fra la prigionia e la liberazione. Svegliatevi a questo principale dovere mentre ancora siete nel pieno delle vostre facoltà fisiche e mentali ed il vostro potere discriminante è acuto. Non prorogate il varo della zattera perché essa potrebbe diventare ben presto inservibile. Esso è simile ad una fragile imbarcazione che si consuma con il tempo. Se sarà colto dalle malattie richiederà tutta la vostra attenzione e non potrete dedicarvi ad altro. Pensate invece alla gioia incomparabile che nascerà in voi quando sentirete di essere vicini alla sponda della liberazione. Siate testimoni, non cercate il frutto delle azioni, lasciatene le conseguenze al volere di Dio. Egli è colui che agisce e voi siete solo degli strumenti nelle sue mani. Perseguite fini nobili e grandi ideali; i piaceri dei sensi sono inezie senza valore. I Saggi hanno scoperto le discipline che rendono impassibili davanti alle sconfitte come alle vittorie, alle perdite come ai guadagni. Imparatele, praticatele e stabilite in voi stessi la pace.

Capitolo V. 2. Il corpo è uno strumento nelle mani di Dio

Date al corpo l'attenzione che merita e non di più.

Alcuni hanno un atteggiamento di repulsione verso di esso perché lo ritengono di natura inferiore. Consideratelo invece come un utensile, come una barca od una zattera che vi serve per attraversare il mare della vita. Il disgusto verso il creato è un'attitudine negativa poiché ogni cosa è opera di Dio e prova la Sua gloria e la Sua maestà.

Capitolo V. 3. Non identificarsi con il proprio corpo

L'uomo è soggetto a molteplici sofferenze. La vita rappresenta una serie di miserie per coloro che identificano se stessi con il proprio corpo, mentre non causa ansietà ed angoscia a coloro che lo considerano un semplice veicolo. La salute del corpo è importante perché la malattia intacca l'equilibrio ed impedisce la concentrazione mentale. Quando il corpo è sano, le funzioni mentali si svolgono normalmente mentre, quando soffre, anche la mente è sconvolta. Quindi questa zattera che chiamiamo "corpo" dev'essere mantenuta in buona salute; essa è solo un mezzo per attraversare il mare della vita. La menzogna, l'ingiustizia, l'ansietà, sono le falle che allentano le corde della zattera e, in tali condizioni, sarebbe follia tentare la traversata. La zattera non servirà più una volta che la traversata è compiuta e ce ne liberiamo. La zattera umana è molto efficiente perché è dotata di discernimento, di acutezza d'intelletto e senso di distacco, tutto legname adatto ad affrontare le onde tempestose e le correnti devastatrici. Fate l'uso migliore di questa opportunità, che potrà ripresentarsi solo dopo moltissimo tempo. La devozione e la moralità sono importanti per la salute sia fisica che mentale, perché liberano la mente dalle agitazioni, le danno gioia e contentezza, calmano i nervi e favoriscono persino i processi organici. I fiori di questa ghirlanda che ieri erano germogli, sono fioriti questa mattina, oggi hanno incominciato ad appassire e domani saranno secchi. Ma il filo che li tiene uniti e li interpenetra, non è soggetto a tali mutamenti. Esso era filo ieri, rimane filo oggi e lo sarà domani. Questo processo di analisi fra lo spirito immutabile ed il cambiamento a cui è soggetto il vostro corpo vi convincerà dell'eterno universale centro del vostro essere. Riflettere e discriminare è un dovere che avete verso voi stessi.

Capitolo V. 4. Realizzate che Dio è in voi

Il Signore ha dato all'uomo un corpo dotato di organi e di sensi che devono essere trattati con rispetto ed usati con attenzione, perché ognuno di essi deve servire la Sua gloria. L'orecchio e la lingua devono poter gioire ed esultare quando ascoltano e cantano le Sue lodi. Altrimenti la lingua è inutile come quella delle rane che gracidano giorno e notte nella melma della palude. Vi è stato dato un corpo umano per un alto scopo. prendere coscienza del Signore che è dentro di esso. Se avete una macchina in piena efficienza e la lasciate nel garage a che servirà? Lo scopo dell'auto è quello di fare viaggi; pertanto entrateci e viaggiate! Altrettanto può dirsi per il corpo: seguite la vostra strada e raggiungete la destinazione. Imparate ad usare 1e facoltà dei sensi, dell'intelletto e della mente per raggiungere la meta. Avanti !

Quelli che Dio ama di più

1 - pag.41 DIO E’ NEL CORPO DELL'UOMO

Krishna ha dichiarato: <<Colui che non ha egoismo ed attaccamento e che tratta con equanimità, gioia e dolore, Mi è caro!>> Questo è impossibile per i <<sadhakas (aspiranti spirituali) normali e per i padri di famiglia. Essi possono adorare Dio in molti modi, ma rimuovere l'ego o <<ahamkara>> è molto difficile. Fino a che punto è difficile? E' difficile sino a quando facciamo la differenza fra il nostro punto di vista ed i comandamenti di Dio. Una volta riconosciuta l’unità fra il Signore e la Divinità nell'individuo, potremo eseguire i Suoi comandamenti. Il nostro ego ed il nostro attaccamento potranno essere controllati una volta che riconosceremo che Dio esiste in ciascuno sotto forma di <<jyothir>> (luce). Questa fiamma autoilluminante risplende in ciascuno.

Colui che protegge tutti è Dio. Da tempi immemorabili si svolge l'inchiesta per sapere se Dio esiste e come poterLo raggiungere, e questo problema è divenuto una cosa seria e difficile da risolvere per l'uomo contemporaneo. Per risolverlo alcuni <<rishis>> (saggi dell'antichità) presero una ferma risoluzione e, con i loro talenti e la loro sagacia ed i loro sacrifici, trovarono la soluzione. Essi poterono dichiarare al mondo: <<O gente! Noi abbiamo potuto visualizzare il <<Principio trascendente>> che è al di là del mondo visibile creato>>. Essi ci hanno detto dove cercarlo e come vennero a conoscenza della esistenza dello splendore del Signore: <<... Non nel mondo esterno e neanche nell'atmosfera, ma esso è in noi nel nostro cuore, come il nostro proprio "sé">>. Egli è stato identificato e riconosciuto in questo corpo, ed è stato definito come <<sariri>>. Esistono anche altre descrizioni: quella come <<dehi>>, perché Egli vive nel deha (Il corpo), quello come <<kshetrajna>>, perché vive nel campo <<kshetra>> (il corpo). Il nostro dovere è riconoscere questa grande verità: lo splendore del Signore risiede nell'uomo stesso.

Fate dunque uno sforzo per capire che Dio è nei cinque elementi: la terra, il fuoco, l'acqua, l'aria e l'etere. Il diamante lo trovate nella terra e non sugli alberi. Così il Signore, con l'aiuto degli insegnamenti dei Grandi, lo troverete nell'uomo e non fuori di lui! Dio risiede nel corpo e misura un pollice!

Quindi questo corpo non è una cosa ordinaria ma è il tempio di Dio, è il carro che trasporta il Signore. Se paragoniamo il mondo ad un villaggio, il Signore in questo villaggio è condotto in processione in un carro che è il corpo. Non è corretto perciò non prendersi cura di esso. Esso deve essere usato per svolgere i nostri doveri che sono sacri, e non per scopi impropri e, mai, per compiere opere <<adharmiche>> (contrarie al dharma). M a, purtroppo, spesso, noi Io usiamo, non per cercare la verità in esso contenuta. Il corpo è materia inerte, non vi è dubbio, ma il principio che vive in lui è pieno di consapevolezza. Esso è come una barca che ci aiuta ad attraversare l'oceano del <<samsara>>(esistenza) e non è di facile ottenimento: lo abbiamo avuto in virtù di numerosi meriti e numerose nascite. Essere nati umani è una straordinaria fortuna! Usare il corpo in modo sbagliato, sprecando i meriti accumulati durante le vite passate, è un vero peccato!

3 - pag.43 COS' E’ LA DEVOZIONE

Cerchiamo di capire che cos'è la devozione e quali sono le caratteristiche e le limitazioni dell'uomo. <<Bhakti>>, devozione, vuol dire amore verso Dio. Descrivere la devozione in questo modo potrebbe sembrare una cosa difficile da raggiungere. Nella parola <<bhakti>> abbiamo la sillaba <<Bha>> che vuol dire il Signore e <<anurakthi>>, o amore, che è la caratteristica del devoto. Se questi due si uniscono, avremo la vera devozione come la definisce la parola <<bhakti>>. Se coltiviamo l'amore, diventiamo capaci di sacrificio, ed ogni altra cosa che ci necessita ci sarà data in sovrappiù. L’amore è veramente il respiro stesso dell'uomo, ma se andiamo in profondità ci accorgeremo che chi ama, ama se stesso e non gli altri! L'uomo ha sviluppato la malattia del <<bhayaroga>> (identificazione con il corpo) e tutto ciò che vede ed esperimenta, assume più la forma di una malattia che quella di una gioia. Prendete ad esempio la fame: il cibo è la medicina di quella particolare malattia. Voi cucinate molte varietà di cibi, delizia del palato, ma non vi rendete conto che essi sono solo medicine di quella particolare malattia. Anche la sete è una malattia, e quando ne siete affetti, dovete prendere un bicchiere d'acqua che è la sua medicina. Allo stesso modo questi sei nemici dell'uomo: l'ira, l'egoismo, etc... sono malattie e, come medicine, esistono alcune attività da svolgere. L'uomo erra se crede di gioire di piaceri mentre è affetto solo da differenti tipi di malattia! Quelle malattie esisteranno fino a quando non riconosceremo che il residente del corpo è Dio. Tutti i <<sadhanas>> (discipline spirituali) sono compiuti con il corpo, tutta la conoscenza è ottenuta con il corpo. Le straordinarie caratteristiche di Dio possono essere conosciute grazie al corpo, perciò, prendiamolo come base e facciamo uno sforzo per vedere Dio in esso. Non pensate che Dio abiti da qualche parte in un altro mondo! Egli è nel vostro corpo! Il peccato non esiste fuori di noi ma dipende dalle azioni che facciamo, così come i meriti ed i demeriti sono il loro risultato. Dobbiamo dunque fare una incessante ricerca.

3 - pag.62 LA CONOSCENZA (Jnana)

Come è possibile acquisire tale conoscenza? (La conoscenza dell'atma). Attraverso una costante pratica, (abhyasa), la pratica è necessaria in ogni cosa: leggere, scrivere, mangiare, ogni cosa si acquisisce con la pratica. Se dall'inizio faremo pratica potremo raggiungere lo stadio finale della conoscenza. Ci sono due tipi di conoscenza: una si riferisce alla sfera spirituale e l'altra alla sfera materiale. Fare l'inchiesta sulla natura di un oggetto particolare è conoscenza ordinaria, mentre la spiritualità si riferisce alla comprensione del principio trascendente che sta dietro ogni cosa creata. Senza tale saggezza, che deriva dalla Spiritualità, non è possibile acquisire la conoscenza del mondo e tutte le buone attività svolte con il corpo, sono parte del processo per acquisirla. Senza il corpo non è possibile compiere nessuna attività. Il corpo è lo strumento che deve essere usato per svolgere azioni utili al prossimo.

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Per far capire questo concetto ai giovani possiamo presentarlo in un altro modo. Siamo andati ad un pic-nic in un certo posto ed abbiamo portato con noi tutto il necessario per cucinare. Arrivati sul posto abbiamo incominciato i preparativi. Anzitutto siamo andati a prendere tre grandi sassi per metterci sopra la pentola, poi abbiamo messo l'acqua nella pentola ed aggiunto il riso, ed infine abbiamo acceso il fuoco fra i tre sassi che sostengono la pentola. Qual'è il significato di questo fuoco? Con questo fuoco noi dobbiamo cucinare il riso che è nella pentola. Supponiamo di non avere il supporto per la pentola, ne la pentola; cosa sarebbe successo se avessimo messo il riso direttamente sul fuoco? Non avremmo certamente potuto mangiare! Il calore sulla pentola viene trasmesso all'acqua, dall'acqua al riso che è perciò bollito. Allo stesso modo, nella foresta della esistenza stiamo cercando il <<bliss>> {beatitudine sempiterna) che può essere paragonata al cibo. Questi tre sassi sono le tre qualità di base: <<rajas>>, <<thamas>> e <<satwa>>. Il nostro corpo è la pentola, i nostri desideri sono l'acqua, le nostre aspirazioni sono il riso ed il fuoco è la saggezza. La saggezza deve essere applicata al corpo ed attraverso esso ai sentimenti e quindi ai nostri desideri che a loro volta ci faranno raggiungere <<l'atma-jnana>> {la conoscenza dell'Atma). E’ impossibile avere questa conoscenza direttamente dal cuore. Attraverso il corpo ed attraverso i nostri buoni sentimenti dobbiamo distruggere e bruciare i nostri desideri.

Il corretto significato di meditazione è il <<graduale e lento controllo dei propri desideri>>. Se controlliamo gli organi dei sensi ed i desideri, ci sarà possibile lavorare senza desiderare i frutti in modo naturale ed automatico. Non è possibile per nessuno sacrificare i frutti del proprio lavoro. Ogni tipo di lavoro è portatore di frutti. E’ detto nella Ghita: <<I frutti ci saranno ma non lavorate per essi, considerate il lavoro come un dovere!>> Incidentalmente alcuni desideri vengono e disturbano il nostro dovere ma non vi è nulla di sbagliato nell'accettarli. La Ghita non ha detto che dovete abbandonare le azioni o che l'azione non porta frutti. La gente che non ha capito correttamente il significato di <<sacrificio dei frutti della azione>> finisce per sacrificare l'azione stessa, ma fino a quando è possibile sacrificare l'azione? Fino a quando necessita il fuoco? Una volta cotto il riso il fuoco non occorrerà più, così dobbiamo compiere il nostro dovere fino a quando non sapremo riconoscere il segreto del lavoro e del sacrificio. L'amore è la chiave per ottenere la saggezza e per poter sacrificare i frutti dell'azione. Si dice che il carattere ed il buon comportamento riflettono ed annunziano la Verità. La pace e la rettitudine non sono due cose separate, esse sono essenziali e dipendono dall'amore: quando l'amore entra nei pensieri diventa Verità, quando si manifesta nell'azione diviene <<dharma>> o rettitudine, quando è capito diventa pace, perché il suo vero significato è pace. Praticando l'amore si pratica il dharma, pensando all'amore si pensa alla Verità che, a sua volta, è non-violenza.

2 - pag.91 IL CORPO E’ SACRO

Per alimentare il fuoco dei sensi stiamo ora usando del prezioso legno di sandalo. Il recipiente è d'oro, tempestato di pietre preziose, ed il combustibile è prezioso ma, il cibo cucinato, è triviale ed inutile. Un corpo così prezioso e sacro, tali sacri sentimenti, sono messi da parte per gioire di cose triviali e senza senso! Stiamo usando un aratro tutto d'oro per piantare inutili piante. Il campo del vostro cuore è molto sacro ed appartiene a Dio. Dio ha detto di essere lo <<kshetrajna>>, il proprietario del nostro cuore e del nostro corpo e si identifica con loro. E noi cosa stiamo facendo? Stiamo usando un aratro d'oro per coltivare l'inutile raccolto dei piaceri sensuali. La persona che conosce la preziosità del proprio cuore e dei propri sentimenti cercherà di usarli bene. La vita deve essere usata per il bene ed il benessere degli altri e per raggiungere la sacra meta e per percorrere il sacro cammino. Dobbiamo riuscire a portare nel nostro cuore e nella nostra mente lo splendore della luce divina ed usare questa per fonderci nella Divinità, e poter dire di avere santificato la vita.

Si dice che è molto difficile e quasi impossibile avere una vita umana. Qual'è la caratteristica di questa vita? Perché è così difficile da ottenere? Tutti i piaceri e le gioie di cui gli animali gioiscono sono anche degli uomini, quindi qual'è la differenza? Cosa c'è di speciale nella vita umana? L'uomo è colui che può abbandonare l'ingiusto. Ma gli attaccamenti e l'odio e discriminare fra il giusto e poiché non fa la differenza fra <<atma>> ed <<anatma>> (fra temporaneo e permanente) è la vittima delle agitazioni e non riesce a trovare la pace interiore. Come già spiegato ieri, la gioventù con una ferma determinazione deve compiere i tre tipi di <<thapas>>: mentale, vocale e fisico, assaporarne la gioia e divenire un esempio per il mondo. Il <<ragioguna>> dovrebbe essere soggiogato con l'aiuto del <<satwaguna>>, ma è impossibile sviluppare il <<satwaguna>> con un cuore pieno di influenze del <<ragio guna>> e del <<thamo guna>>. Se la testa è vuota la si può riempire con qualcosa di sacro e grande ma, se è piena di un sacco di cose inutili, prima bisognerebbe svuotarla. L’uomo oggi vive una vita inutile: piange quando nasce, piange quando muore, e piange nell'intervallo per cose insignificanti. Piange forse quando vede declinare il <<dharma>>? Che cos'è il vero <<dharma>>? Esso è fare il proprio dovere pensando e contemplando il Signore. La Bhagavad Ghita non insegna di abbandonare la famiglia, la ricchezza e le proprietà, ma di prendersi cura della famiglia e fare il proprio dovere! Concentratevi sul Divino! Qualunque cosa facciate, fatela senza dimenticare la meta finale, perché se la dimenticate, finirete sulla strada sbagliata. Svolgete il vostro dovere quotidiano tenendo ben in vista il vostro obbiettivo finale.

3 - pag.100 L'ABITANTE DEL CORPO

Dobbiamo realizzare la Verità e trovare la nostra vera natura. Questo vuol dire dare alla vita umana uno scopo importante. Il nostro corpo è composto dai cinque elementi e, un giorno o l'altro, perirà. L'abitante del nostro corpo è la sola Entità che permane. Se solo si facesse l'inchiesta sulla Verità, si saprebbe che non esiste vecchiaia e non esiste morte. Se veramente si potesse vedere che l'abitante del cuore è Dio, si conoscerebbe la Verità. Nella Bhagavad Ghita si spiega la differenza fra <<kshetra>> e <<kshetrajna>>. Fra i due esiste una sillaba che li differenzia: <<jna>>. <<kshetra>> è privo di <<jna>> (saggezza) ed il significato è il corpo senza saggezza, mente lo <<k.shetrajna>>, l'abitante, è colui che possiede la saggezza! Il Signore ha dichiarato che Egli è l'abitante del corpo. Questa forma che è il nostro corpo, è dunque la dimora di Dio.

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Generalmente quando ci riferiamo al corpo diciamo: <<Questo è il mio corpo!>>. Il corpo non siete voi ma voi lo considerate come <<vostro>>. Quando dite questo è <<mio>> dichiarate che siete diversi da <<questo>>. Quando dico: <<Questo è il mio corpo>> significa che io sono separato dal corpo. Quando il Signore dichiara che il corpo è <<Suo>>, significa che lo può abbandonare quando vuole.

Il corpo vi è dato affinché realizziate chi siete e per riconoscere il suo abitante. Se non c'è corpo non potete svolgere nessuna attività e seguire nessun <<dharma>>. I cinque <<karmendrya>>, i cinque <<Jnanendrya>>, i cinque <<pranas>> ed i cinque <<koshas>> compongono il nostro corpo. Esso consiste di 2 principi, aggiungete ai precedenti, la mente e l'intelligenza, il cuore e l'ego ed avrete l’individuo. L’uomo nato nell'illusione, cresciuto in essa. non sa come usare la propria vita. Tutto è illusione, l'attaccamento, la vita familiare e la morte stessa sono illusioni. Tutto ciò che vedete è illusione. Dove sono finiti tutti quei re ed imperatori così pieni di orgoglio per i loro regni? Essi sono stati tutti macinati dalla ruota del tempo. Giorni, mesi, anni e yuga. tutto è fuso nel principio del tempo. Il tempo è un continuo flusso ed in questo flusso ogni cosa ed ogni essere viene spazzato via. Una cosa che è portata via dal tempo non può essere sostegno di un'altra che a sua volta subisce la stessa sorte. Non vi è nessuno capace di salvare qualcuno! Colui che si può prendere cura di tutti è il Signore, Egli solo è il protettore di tutti. Questo è il segreto della vita e chi lo riconosce è un vero essere umano. Potremo godere della vita solo quando crederemo nella illusorietà del mondo, non abbandoneremo il Signore e riconosceremo il reale principio dell’Umanità. Le tre cose principali nella vita di un uomo sono: l) Non credere nel mondo; 2) Non avere paura della morte; 3) Non dimenticare il Signore. Se avessimo ferma fede nel Signore non avremmo più bisogno di nulla. Una scatola di fiammiferi contiene molti fiammiferi per fare il fuoco, non occorre sfregarli tutti, uno solo è sufficiente. Così dei 64 attributi di un devoto, uno solo è sufficiente, e questo è l'amore. Dio è amore, l'amore è Dio, vivi in amore! Se potessimo vivere nella Divinità, essa si prenderebbe cura di tutto. Il Signore Krishna disse: <<Se avrete questo tipo di devozione Mi sarete cari!>> Bhakti (devozione) non si riferisce ai riti ed alle formalità come l'adorazione, fare bhajans e dhyanam.

Ghita Vahini

5 - pag.34 La natura del corpo

<<Ci sono sei forme di modulazione o modificazione: originare, esistere, crescere, alterare, declinare, essere distrutti. Queste sono le <<sad-vikaras>>.Originare o <<janma>> è quando una cosa prima <<non c'è>> e dopo <<esiste>>. Quando <<esiste>> e dopo <<non c'è>> è lo stato chiamato <<maranam>> o morte. <<Janma>> accade agli esseri organici, e non alle cose inorganiche. L'<<atma>> non ha organi, essa non è nata e pertanto come può morire? Chi può uccidere? Come una persona che si toglie i vecchi vestiti per mettersene nuovi, così il <<dehi>> (l'abitante del corpo) abbandona un corpo e ne assume un altro. Il corpo è il vestito dell'individuo. Se tu capisci qual'è la reale natura dell'<<atma>>, non sentiresti tanto dolore. Tutte le armi che maneggi possono ferire solo il corpo materiale, non l'<<atma>> che è immutabile. Questa è la verità! Quindi vinci il tuo sconforto!>>.

2 - pag.112 La natura del corpo

A questo punto Krishna si commosse, diede un colpetto sulla spalla di Arjuna e rispose: <<Non temere ti dirò tutto, "adibhutham", come ti ho detto, non è così difficile da capire. Essa è qualcosa alla portata di tutti. Ogni cosa che declina e muore, ogni cosa che ha nome e forma è compresa nel termine "adhibhutham". In altre parole essa è "apaara-prakrithi", cioè tutte le cose che vedi intorno a te, che non sono differenti da Me>>, disse Krishna, facendo una pausa significativa. Le vie del Signore sono conosciute a Lui solo, nessun altro può capire il loro significato ed il loro scopo. Cercare di scoprirlo è inutile fatica.<<Non sono differenti da Me!>>. A queste parole Arjuna pietrificò dalla sorpresa. La sua testa si riempì improvvisamente di dubbi e la sua intelligenza cominciò a traballare. I dubbi si moltiplicarono paurosamente nel suo cervello. Perché soffriva così? Quale era l'origine di quella sofferenza? Dopo aver dichiarato Io sono <<sath>>, <<cith>>, <<ananda>>, sono intoccato dalla morte, dal declino e dalla distruzione, Krishna faceva una ammissione che cancellava la precedente e cioè che Egli era anche il corpo, <<deha>>, <<temporaneo, transitorio e distruttibile>>. Questa fu la causa di tutta la confusione nel cervello di Arjuna. Chi non sarebbe stato confuso? Krishna sorrise nel vedere la sua faccia e poiché non voleva causare ritardi risolse il dubbio immediatamente.<<Arjuna! Perché ti sei messo in questo stato! Ti meravigli che Io sia anche il corpo? La gente comune rifiuta e rimane scioccata da una tale affermazione, ma questa è una reazione naturale. Questo corpo è transitorio, temporaneo e transeunte, esso ha affinità con Me perché Io sono la base e la Sua origine; senza di Me il corpo non potrebbe esistere. Ascolta la sua storia e così capirai la sua origine ed il mistero sarà chiarito. Il corpo è il prodotto del cibo che i genitori consumano.

Da dove proviene il cibo? Dall'elemento terra: il grano e gli altri elementi che crescono sulla terra. La terra da dove proviene? L'elemento terra evolve dall'elemento acqua. L'acqua emerge dal fuoco ed il fuoco dall'aria, e l'aria dall'<<akasha>> (Etere, spazio) e <<l'akasha>> dalla <<maya>> di Dio! Quella <<maya>> è la mia veste!

La veste che ho voluto e che ho avvolto intorno a Me diventò <<akasha>>, l'<<akasha>> si trasformò nell'aria, l'aria nel fuoco, il fuoco nell'acqua, l'acqua diventò la terra nella quale crebbero le sementi che formarono il cibo dal quale è nato il corpo. Ora ti è chiaro che Io sono anche il corpo?

6 - pag.158 Cos'è <<prakrithi>> o la natura, e <<Purusha

Arjuna allora chiese: <<Oh Signore! Spesso menzioni <<prakrithi>> e <<Purusha>>. Sono ansioso di sapere che cosa è esattamente <<prakrithi>> e quali sono le caratteristiche e la sua natura>>. Krishna rispose alla domanda in modo molto facile e comprensibile: <<Arjuna! <<Prakrithi>> significa <<prapancha>>, questa combinazione dei cinque elementi. <<Prakrithi>> ha inoltre un altro nome, è chiamata <<kshethra>>. Ci sono due entità in questo <<prapancha>> o <<prakrithi>> o natura. Una entità inerte ed una attiva (<<yada>> e <<chaitanya>>): una il veduto e l'altra, è il vedente, il conoscitore è <<aham>> ed il conosciuto è <<idam>>, l'io e <<questo>>. <<Prakrithi>> o natura è una somma di attributi e caratteristiche. I <<gunas>>, <<thamas>> (l'illusione), <<rajas>> (la sofferenza) e <<satwa>> (la gioia) sono i suoi attributi. Essa è la permutazione e la combinazione di questi <<gunas>>, che sono gli attributi del facente e del beneficiario, il <<karthrathwa>> ed il <<bhokthrtwa>>. Arjuna volle continuare a chiedere e Krishna rispose: Mio caro cognato! Vedo che sei desideroso di chiedere ancora>>. Arjuna non si fece sfuggire l'occasione e continuò: <<Arjuna! Hai spiegato il prakrithi thathwa>>, il principio della natura, ora, vorrei sapere cos'è il <<Purusha>>, quali sono le sue caratteristiche e la sua natura>>.<<Arjuna! <<Purusha>>, <<Kshethrajna>> o <<Jneya>> sono termini che significano la stessa cosa. <<Kshethrajna>> vuol dire il conoscitore del <<Kshethra>> o il campo. <<Jneya>> vuol dire quello che è conosciuto.

<<Purusha>> è il <<Jiva>> e <<prakrithi>> è il corpo. L'essere incarnato è il <<Purusha>>, la persona che conosce il corpo. Il <<deha>> o il corpo ha anche dei nomi, ciascuno con un proprio significato. Esso è <<sarira>> perché si perde e <<deha>> perché è suscettibile di essere distrutto. Il <<Jiva>> è colui che attiva il corpo e diviene cosciente delle sue limitazioni>>.

7 - pag.159 Il corpo è lo <<kshethra>>, il campo, ed il <<jivi>> è il proprietario

Arjuna dopo questa risposta, preso dai dubbi incominciò di nuovo a fare domande: <<Krishna! Perché questo corpo distruttibile è chiamato <<kshethra>>? Arjuna era veramente un buon ascoltare e Krishna gli rispose con grande pazienza.<<E’ attraverso questo corpo che possono essere acquisiti meriti svolgendo attività benefiche. Il corpo è il veicolo per ottenere <<jnana>> o la visione universale che conduce alla realizzazione. Poiché è il depositario di tali grandi acquisizioni esso è chiamato <<kshethra>>, che vuol dire anche <<armatura>> che protegge e salvaguardia il <<jivi>> è il <<kshethrapalaka>> il protettore del campo e della messe. Seminando buone azioni si raccoglierà gioia e felicità, seminando i semi di <<jnana>> si raccoglierà la messe della liberazione o <<moksha>> dal legame della nascita e della morte. Come il villano conosce la natura e le caratteristiche del campo, lo <<kshethrajna>> o il <<jivi>> deve conoscere le qualità e la natura del corpo. La sola differenza fra <<kshethra>> e <<kshethrajna>> è la sillaba <<jna>> che vuol dire <<jnana>> o colui che conosce, il conoscitore. Pertanto colui che conosce il campo o il corpo, le sue deficienze e le sue proprietà è lo <<kshetrajna>>. Il <<kshethra>> non ha questa conoscenza, perché è materia inerte>>. <<Krishna!>>, chiese Arjuna, <<A che scopo conoscere queste entità?>>. Krishna si mise a ridere e rispose: <<Che domanda!, Facendo una inchiesta e conoscendo così la natura dello <<kshethrajna>> si elimina la sofferenza, conoscendola si acquisisce <<ananda>> o la gioia sempiterna che è anche chiamata <<moksha>>. A questo punto Krishna rimase in silenzio.

Ma Arjuna che rappresenta l'umanità sul campo di battaglia fra gli impulsi bassi e quelli elevati, chiese ulteriormente: <<Krishna! Chi sono coloro che esperimentano la distruzione del dolore ed il raggiungimento della beatitudine? E’ il "jivi" od il "deha", il corpo? Per favore chiariscimelo>>.

8 - pag.160 I tre "gunas"

Krishna rispose: <<Arjuna! Lo "kshethra" o corpo è associato agli attributi o "gunas". "thamas", "rajas" e "satwa". Il "jivi" che è in contatto con essi e che si identifica con il corpo, immagina di sperimentare il dolore e la gioia che sono le conseguenze dei "gunas". Il "Purusha" o "Kshethrajna" non ha nessun reale rapporto con i "gunas", egli è solamente il testimone. Quando il ferro non è in contatto con il fuoco, non ha il potere di scaldare: il potere di scaldare è dato dal fuoco e non dal ferro. Al contatto con "prakrithi", il "Purusha" appare come colui che compie l'azione e ne sperimenta le conseguenze. Pertanto non è corretto dedurre che il "jivi" ha gioia e dolore per il fatto che occupa un corpo, veicolo dei "gunas”. La terra nutre il seme e contribuisce al suo sviluppo o alla sua sparizione a seconda dei casi, il "guna" della terra è la causa di questi due fenomeni. Allo stesso modo il seme di "jivathathwam" (il principio del "Jivi") cresce e si sviluppa sul "Bhramathatwa", il principio dell'assoluto, nel corpo che rappresenta il principio terra. Come il concime e l'acqua sono necessari all'albero per crescere e dare frutti, "sathyam", "santham", "samam" e "danam" sono essenziali per il fiorire dello spirito nella visione "atmica" (verità, equanimità, controllo dei sensi e distacco). Gli attributi o "gunas" fanno assumere a "prakrithi" molteplici forme. Pensa a questo punto e l'intero problema ti diverrà chiaro! L’uomo è felice in un momento e miserabile poi, passa dalla paura al coraggio perché è influenzato dai "gunas”. Altrimenti come ti spiegheresti questi cambiamenti? Se i tre "gunas": "satwa", "rajas", "thamas", fossero in equilibrio, non vi sarebbe nessun cambiamento. Ma questa è una ipotesi irreale che mai si verificherà. Lo squilibrio esisterà sempre. Quando uno è dominante e gli altri dormono, allora "prakrithi" assume diversi ruoli. I tre "gunas" rappresentano i tre aspetti della natura umana. Il "rajoguna" è l'attaccamento che porta desideri e crea voglia di gioire del mondo oggettivo, il "thamoguna" non può afferrare la verità e prende per vero ciò che è falso, induce le persone all'errore, ed invece di liberarla, restringe i nodi dei suoi legami. Il "satwaguna" controlla la causa del dolore e della pena, incoraggia a seguire il cammino reale della gioia e della felicità vera. Pertanto essere concentrati in un punto fisso e non essere influenzati dai tre "gunas" è la base per l'ottenimento della purezza e della stabilità. Il vetro della lampada deve essere pulito se si vuole che la luce risplenda. Avere un vetro multicolorato farà una luce fioca. In altre parole se la lampada è tenuta dentro un recipiente sporco, essa continuerà a dare una luce debole. La lampada è la stessa, ma il contenitore altera la sua espressione. Il "satwaguna" è la lampada che brilla chiara attraverso il vetro bianco, il "rajoguna" è il vetro multicolorato che fa la luce fioca, il "thamoguna" recipiente sporco per cui la lampada diviene completamente inefficace. “Satwaguna" è "atmajnana", "rajoguna" è lo sporco che non permette alla lampada di dare una luce chiara ed agita altresì la fiamma, rendendola debole ed instabile. “Thamoguna" è la soppressione della luce o "jnana" che è la vera natura dell'uomo>>.

3 - pag.183 La purezza della mente, del corpo e della parola  

La purezza della mente deve essere completata con la purezza del corpo e con quella del linguaggio, che ha una importante funzione. Questo è il reale "thapas" o sacrificio, fisico, mentale e vocale.

La mente dovrebbe essere senza preoccupazioni, senza ansietà, odio, timore, cupidigia e orgoglio, e satura invece di amore per tutti. Essa deve dimorare in Dio. Dovrebbe essere trattenuta dal seguire piaceri inutili, avere pensieri bassi, mentre invece dovrebbe nutrire pensieri elevati che portano l'individuo a livello di piani più alti. Questo è il corretto "thapas" della mente.

Per quanto riguarda il "thapas" fisico, bisogna usare il corpo, la sua forza e la sua capacità per servire gli altri, per adorare il Signore, per cantare la Sua gloria, per visitare luoghi santificati dal Suo nome, per fare esercizi di autocontrollo del respiro e per tenere i sensi lontani da sentieri sbagliati. Il servizio agli ammalati ed ai diseredati e l'osservanza della moralità renderanno il corpo sacro. Il "thapas" vocale consiste nel parlare dolce e piano, avendo sempre in mente Dio e nell'evitare di parlare troppo, di dire il falso, di prendere gusto al pettegolezzo e ai battibecchi, di parlare con durezza, e nel contrapporre invece un modo di esprimersi dolce e piano, avendo in mente sempre Dio. Di questi tre "thapas", se solo uno è assente, la luce dell’"atma'' non può emanare i suoi raggi. La lampada, lo stoppino e l'olio sono tutti essenziali per fare la luce. Il corpo è la lampada, lo stoppino è la mente e l'olio è la lingua. Tutti e tre devono essere in perfetto stato.

La filosofia dell’azione

3 - pag.12 IL CORPO E’ IL CAMPO DI BATTAGLIA

Quando questo corpo nasce è puro ed immacolato.

Non è vittima di nessuno dei sei nemici dell'uomo: l'ira, la cupidigia, la lussuria. l'egoismo, l'orgoglio e la gelosia. Un bambino appena nato è sempre felice. Egli piange solo perché ha fame. Egli sorride a chiunque, ladro o re; per lui non esiste differenza. Sorride a chi lo bacia ed a chi lo vuole picchiare: egli è puro e può essere descritto come <<Dharmakshetra>>. Quando il corpo cresce, raccoglie differenti tipi di brutte qualità che si sviluppano in lui. Diventa quindi un <<Kurukshetra>>. Lo stesso corpo è quindi <<Dharmakshetra>> e <<Kurukshetra>>. Entrambi, buono e cattivo, esistono nel nostro cuore. La guerra fra i Pandavas ed i Kauravas non durò molto tempo, ma quella fra il cattivo ed il buono in noi dura una vita intera: essa non ha fine. Il <<Rajo Guna>> ed il <<Thamo Guna>> sono associati con <<Mamakaram>> (l'attaccamento, l'egoismo ed il senso del <<Mio>>). La parola Pandavas vuol dire purezza e natura <<Satwica>>. I figli di <<Pandu>> sono puri. In altre parole vi è una guerra fra <<Satwa Guna>>, <<Ragio Guna>> e <<Thamo guna>>. Sanjeia rispose alla domanda di Dustharastra: <<Perché mi chiedi cosa stanno facendo? Essi, se sono andati alla guerra, stanno combattendo!>> Ma dietro la domanda del Padre dei Kauravas vi era un significato nascosto. Egli sapeva che i suoi figli erano deboli e cattivi e che una volta entrati sul campo di battaglia, che era anche II <<Dharmakshetra>>, il campo del dharma, avrebbero potuto subire una trasformazione. Dustharastra era colui che considerava le cose non sue come sue che considerava di essere il corpo ed era orgoglioso dei propri sensi. Chiunque pensa che il regno di un’altro sia <<suo>> è un Dustharastra. Se osservate la gente della stessa razza di Dustharastra, vi accorgerete che essa si identifica con il corpo ed i sensi.

2 - pag.18 IL CORPO E' UN VESTITO

Il principio del corpo è associato all'inerzia. Questo corpo è solo un <<upadhi>> o contenitore che il <<jiva>> (l'individuo) deve trascendere. Esso può essere paragonato ad un vestito. E' naturale togliersi un vestito logoro e mettersene uno nuovo. Lasciare i vestiti logori per vestirne dei nuovi è come abbandonare il corpo ed assumerne un altro. Alcuni potrebbero nutrire dubbi a tale riguardo. Se il corpo è come un vestito, quando ha 80, 90 anni, sappiamo che dobbiamo cambiarlo, ma se qualcuno muore in giovane età ci chiediamo il perché. Supponiamo che venga abbandonato un corpo di 20 anni; come può essere chiamato abito vecchio? Krishna ha dato uno splendido esempio per spiegare il fenomeno:

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<<Supponete di avere comperato un pezzo di stoffa. Lo avete portato a casa e messo nell'armadio e lo avete dimenticato. Dopo sei o sette anni lo tirate fuori, perché vi siete ricordati che l'avevate comperato, e lo portate dal sarto affinché ne faccia delle camicie. Una volta che le camicie sono pronte, le andate a prendere dal sarto e le indossate. Quindi andate nella vostra stanza delle preghiere e vi sedete. Inchinandovi, la camicia si strappa. Era una camicia nuova e, ciononostante, si è stracciata, perché? La camicia era stata fatta nuova ma con un vecchio pezzo di stoffa, ecco tutto! Quando uno muore in età giovanile sembra che lasci un corpo nuovo ma, in verità, è una vecchia fibra! La vita è come una corrente continua e noi infiliamo un corpo dopo l'altro, ciascuno conseguenza di quello precedente.

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Ancora un esempio: ci sono due persone, una giovane ed una vecchia. Il giovane ha venticinque anni ed il vecchio ne ha più di ottanta. Il giovane, dopo avere dato 20 colpi su una pietra, non è riuscito a romperla. Il vecchio, come Kasturi (E' un devoto di Swami) invece, viene e con due colpi di martello la spacca. Come mai un vecchio uomo come Kasturi è riuscito a spezzare una pietra con due colpi, mentre un giovane di 25 anni non è riuscito con 20? Noi crediamo che la pietra abbia ricevuto solo due colpi, mentre invece, ne ha ricevuti 22. Dopo avere ricevuto 20 colpi dal giovane, ha ricevuto 2 martellate dal vecchio. Così è di una persona che nelle vite precedenti ha fatto numerosi <<sadhanas>> e, quindi, non occorre che viva questa vita a lungo.

Noi teniamo conto solo di questa vita, ma Dio considera le vite passate, gli eventi passati e le passate conseguenze. Questo corpo finirà per decadere e ciò è accaduto molte volte, per molte nascite. Quando nasce è come un pezzo di carne, durante la crescita diventa attraente ed alla fine assume aspetti mostruosi.

Il corpo passa attraverso molteplici cambiamenti, per poi logorarsi alla fine. Esso è materia inerte! Ecco un'altro dubbio sorgere:<<Come può chiamarsi materia inerte quando parla, cammina e lavora>>? Le lancette di un orologio si muovono entrambe verso destra, ma questo non è un motivo sufficiente per dire che esso vive. L'orologio funziona ed ecco tutto. Allo stesso modo questo corpo funziona a causa della energia vitale datagli da Dio e, quindi, cammina, parla e lavora. Senza il principio Divino che lo anima, il corpo non può funzionare. Un altro dubbio è il seguente:

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<<Perché questo corpo cresce?>> Se voi scopate il pavimento e raccogliete lo sporco e la polvere e li mettete nella pattumiera, in essa cresceranno. Quando nutrite questo corpo con ogni tipo di cibo, anch'esso crescerà. Quando un mucchio di polvere cresce, non dite certo che ha vita! Così è per il corpo: solo perché cresce non potete inferire che è in vita. La base di questo corpo è la Divinità che è piena di <<chaitanya>> (consapevolezza). Quindi, avendo sempre in mente questo principio della vita, compite il vostro dovere!

3 - pag.19 L'ATTACCAMENTO

Quando chiamiamo Arjuna una persona ignorante, non gli facciamo giustizia. Egli divenne maestro nell'arte del tiro con l'arco, ed in altre numerose arti, ma nel campo della spiritualità non aveva nessuna educazione. La persona che usa le proprie capacità e facoltà in certi campi, come ad esempio la musica, la poesia, la letteratura etc., diviene un maestro in quelle specialità. Non occorre andare lontano, anche fra i nostri studenti ve ne sono molti che rappresentano delle promesse. Prendete ad esempio lo studio delle Scritture e dei Veda. Alcuni hanno usato i talenti personali per imparare i Veda e diventare maestri nella loro pronuncia; tuttavia, se chiedi loro qualcosa relativa al mondo, non sanno cosa rispondere. Arjuna divenne maestro nell'arte del tiro con l'arco, ma non sapeva niente nel campo della spiritualità. Chi è competente in tutti i campi è Dio! Egli è il Maestro di ogni arte ed è per questo che è chiamato <<omnisciente>>. Una persona <<omnisciente>> è anche <<onnipotente>>, e chi è <<onnipotente>> è <<omnipervasivo>>. Krishna disse ad Arjuna: <<Arjuna! renditi conto della vera natura di questo corpo e compi il tuo dovere! Prima di tutto elimina gli attaccamenti; eliminerai così la coscienza di essere il corpo. La coscienza del corpo è un attaccamento pericoloso che distrugge tutto il potere di discriminazione>>. Eccovi una storia che ve lo illustra.

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Una volta, Devendra sfortunatamente nacque sotto forma di un maiale. Essendo nato maiale, egli spendeva tutto il suo tempo nel fango e nell'acqua sporca. Un giorno Narada passò da quelle parti e lo vide, prese pietà di lui e gli disse: <<Devendra! In che stato ti sei ridotto! Che cosa ti è accaduto? Se vuoi, con i miei poteri posso cercare di aiutarti!>> Cercò di convincerlo spiegandogli che, invece di condurre una vita così miseranda, avrebbe potuto godere delle gioie del paradiso. Devendra rispose: <<Narada! Perché mi vuoi impedire di essere felice? La gioia che ho in questa acqua sporca non la posso avere da nessuna parte: la vita che faccio con mia moglie ed i miei figli non credo che potrei passarla così felice in paradiso! Ti prego, non impedirmi questa gioia e vattene via>>! Devendra era sotto l'influsso dell'attaccamento e non realizzava l'importanza e la serietà della sua condizione. Uno che è sotto l'influenza dell'attaccamento o <<moha>> che è il potere di <<maya .shakthi>> (Il potere dell'illusione), deve sviluppare il potere dell'<<atmavidya>> ( La conoscenza dell'atma). Pertanto Krishna decise di insegnare questa conoscenza ad Arjuna. Un individuo può compiere i propri doveri correttamente solo dopo che ha capito l'<<atma>>. Senza questa conoscenza non è possibile nemmeno compiere il dovere verso il proprio corpo.

1 - pag.31 LO STATO DELLO <<STHITHAPRAJNA>>

<<Arjuna! Stabilisciti nello stato dell'atma e lavora, fai qualsiasi lavoro, sii cosciente della tua reale identità. Chi è cosciente di ciò è veramente grande>>! Le azioni compiute con la coscienza dell'atma non producono conseguenze e, per fare tali azioni, il controllo dei sensi è veramente essenziale. Colui che ha il perfetto controllo dei sensi è lo <<sthithaprajna>>. Egli considera alla stessa stregua, con mente equanime, gioia e dolore, caldo e freddo, profitto e perdite, onore e disonore. Fino a quando l'uomo ha la coscienza del suo corpo non può ottenere quello stato. Voi siete il residente, il <<dehi>>, e non il <<deha>> o il corpo; voi siete colui che indossa il vestito e non il vestito. Voi siete il residente della casa e non la casa. Voi siete lo < <kshetrajna> > (il proprietario del campo) e non lo <<kshetra>> (il campo). Gioire di cose instabili vi darà solo instabilità. I piaceri e le gioie recheranno solo dolori, cose volubili condurranno solo a menti instabili. Occorre invece essere fermi nella mente e compiere il proprio dovere ricordando l'<<atma>>, la meta. Non dovreste avere nessuna paura ne ondeggiare di fronte ai dolori ed alle gioie. La nascita e la morte sono relative al corpo e non a voi. Voi siete l'entità permanente che è libera da nascita e morte. Voi non avete né inizio né fine, voi non siete mai nati e mai morirete. Voi siete 1'<<atma>> che è Onnicomprensiva. L'<<atma>> è <<Brahma>> e <<Brahma>> è l'<<atma>>! Ci si meraviglia se il ghiaccio è freddo o se il fuoco brucia. La capacità di bruciare è naturale al fuoco, ed il freddo è la natura del ghiaccio. Così, ogni cosa che è nata, deve morire un giorno. Come voi siete liberi di andare e venire, anche la morte è libera di venire quando vuole. La libertà viene oggi e domani non c'è più. Perché preoccuparsi di cose naturali come la nascita e la morte, la gioia e il dolore? Dovreste invece riconoscere i difetti e le debolezze delle cose, se volete realmente capire le loro qualità. Tutte le cose esistenti subiranno un cambiamento un giorno o l'altro. Gli elementi naturali che sono ovunque, sono anche in Me ed in voi, sia che siate in questo mondo, sia in un altro. I cinque elementi che sono in voi sono anche fuori di voi. E' naturale per una persona cercare qualcosa che non ha, mentre non è naturale cercare qualcosa di cui è già in possesso. C'è solo una entità che trascende i cinque elementi è questa è Dio. Desiderate Lui, abbiate sempre Lui nella vostra mente mentre state compiendo i vostri doveri. Tutte le attività che sono il risultato di <<jnana>>, la saggezza, sono sacre, <<Jnana>> vuol dire vedere una cosa sola mentre ve ne sono tante!

Le azioni che sono relative all'atma sono sacre e santificano. Compiere le azioni quotidiane per piacere a Dio, questo è il dovere! Molti <<Rishis>> cercarono nei tempi antichi di ottenere lo stato dello <<sthithaprajna>>.

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Una volta il re greco Alessandro venne in India con una grande Armata perché voleva conquistarla. In quei giorni non vi erano strade, ma sentieri e mulattiere. Il re attraversò la foresta con il suo esercito e, sul suo cammino, incontrò uno yogi che era seduto in mezzo al sentiero. Quello yogi aveva raggiunto lo stadio dello <<sthithaprajna>>. Un soldato fu inviato per farlo spostare, ma lo yogi non si spostò. Il soldato lo minacciò allora dicendo che Alessandro, il Grande Imperatore stava per arrivare con 1a Sua Armata per conquistare l'India. Mentre lo minacciava sopraggiunse l'Imperatore. Quel soldato andò su tutte le furie quando vide che, nonostante fosse presente l'Imperatore, lo <<yogi>> non si spostava e rimaneva completamente indifferente, persino alle sue minacce di mozzargli la testa. Anzi, quando udì che gli voleva tagliare la testa, scoppiò in una solenne risata. L'Imperatore si avvicinò e lo guardò, e vide che non vi era nessuna traccia di timore sul suo viso, anzi vide la grande luce che emanava e gli disse: <<Signore, dopo avere udito le minacce del mio soldato, perché ti sei messo a ridere? Una persona normale si sarebbe arresa ed avrebbe chiesto scusa>>! Lo yogi rispose: <<Io sono "Sat-Cit-Ananda-Swarupa”, io sono libero eternamente, queste armi non possono ferirmi, il fuoco non può bruciarmi, l'acqua non può bagnarmi, l'aria non può spostarmi. Io sono completamente libero da queste cose! Il soldato che ha proposto di tagliarmi la testa ed uccidermi mi ha fatto ridere>>! Quando udì questo, l’Imperatore si sorprese e disse: <<E' naturale per chiunque di avere paura quando si sta per essere uccisi e quando qualcuno ci minaccia, ma è veramente una rarità trovare una persona che si mette a ridere, ed è felice quando sta per morire! In India ci sono persone che hanno raggiunto un così alto stadio spirituale e che non hanno paura della morte. Non posso ferire gente di una così grande nazione>>. Disse Alessandro: <<Non farò questo>>, e ritornò nel suo paese.

Da tempi immemorabili tali personaggi sono esistiti in India ed hanno condotto la loro vita in quel modo, offrendo alle altre nazioni le verità più elevate. La maggior parte della gente non sa come controllare i propri organi dei sensi e imbocca la via sbagliata. Controllare gli organi sensoriali è abbastanza facile, ma la gente che non lo sa, crede che sia difficile. Cerchiamo quindi di fare qualche sforzo per capire. Tutti i piaceri e le gioie degli organi sensoriali sono piene di sofferenze e di dolori.

2 - pag.54 IL DESIDERIO

<<Pertanto, Arjuna, devi cercare di eliminare questa coscienza del corpo che ti schiavizza. Per fare ciò, devi cercare il perché di questi attaccamenti. Per esempio: ogni uomo sa che non dovrebbe dire le bugie e, ciononostante, anche quando decide di non dirle, dopo un po' di tempo, dimentica la sua risoluzione. Perché l'uomo è incapace di sviluppare e mantenere ferma e stabile ogni sua decisione? Decide, ad esempio, di pensare al Signore tutto il giorno, ma questa decisione non è capace di mantenerla. Quando l'uomo cambia continuamente la sua opinione e non mantiene le sue decisioni, ci deve essere certamente in lui qualcosa di potente che lavora! Questi sono i suoi istinti che, se non ci fossero, non cambierebbe la sua opinione, e non passerebbe sempre da una decisione ad un'altra. Esiste un potere in lui nascosto che non riesce a capire. Se solo potesse pensare a fondo sulla natura di quel potere! Ci sono tre attributi o <<gunas>> nell'uomo: <<satwaguna>>, <<rajoguna>> e <<thamoguna>>. Essi sono sostenuti dal cibo e dal sonno. Tra questi, gli ultimi due incoraggiano l'uomo a prendere il cammino sbagliato. Dal <<rajoguna>> nasce un figlio che è il desiderio, <<kama>>. da <<thamoguna>> nasce una figlia che è l'ira, <<kroda>>. Il primo fa sì che l'uomo abbandoni tutte le sue risoluzioni; essa agisce come un <<leader>> di tutte le cattive qualità. Noi possiamo pianificare e fare programmi per sconfiggere i nemici esterni, ma se non sconfiggiamo quelli interni non sarà possibile avere ragione di loro. Il <<leader>> delle cattive qualità ha fatto un buco ed è entrato nella casa. Come è entrato in casa, le altre qualità come l'odio, l'ira, la gelosia si sono accomodate facilmente. Quando entrano nell'uomo, egli perde discriminazione e saggezza. Quando perde la saggezza, anche le sue risoluzioni diventano deboli. Questo corpo è come un tempio per il <<jiva>>, e come ogni tempio ha una cinta: <<Mamakaram>> (il senso dell'ego). Attraverso tale cinta gli organi dei sensi entrano nel tempio. I palazzi, nei quali vivono re ed imperatori, sono difesi generalmente da un forte con 9 porte. Per questo straordinario imperatore che è l'atma, questo corpo è come un forte con nove porte. Esso è costruito con diversi materiali come: cemento, mattoni, ferro etc.. Così il corpo è fatto di carne, sangue ed ossa. Sino a quando l'abitante vive in esso, è pieno di vita, ma, quando lo abbandona, allora comincia a decadere. In ogni istante il corpo emana cattivi odori! Il corpo che ha le qualità per convertirsi in divino, può dare tanta gioia e tanti piaceri, ma sfortunatamente, l'uomo pensa che sia uno strumento in grado di dare solo gioia materiale e lo usa nel modo sbagliato. Krishna ha detto che non esiste la prova finale dell'umanità fino a quando si ha la coscienza di essere il corpo. Il corpo ci è dato per capire chi è il suo abitante. Gli animali, gli uccelli non hanno questo potere di discriminare e di inquisire, perché questo potere è stato dato solo all'uomo. L'uomo deve usare tutto il suo potere di inchiesta per capire il principio che è alla base del desiderio, e che non permette di mantenere salde le nostre risoluzioni. Il desiderio deve esistere, altrimenti l'uomo non potrebbe vivere neanche per un secondo, ma fate in modo che esso non possa danneggiarvi. L'uomo deve essere un esempio per gli altri e, solo in questo modo, potrà esprimere la sua vera umanità. L'uomo dovrebbe seguire il principio del <<samadhi>>, cercare di ottenere una mente equanime, e diventare un esempio per il mondo. Il suo scopo finale deve essere il benessere della società, perché da essa ottiene numerosi benefici. Il lavoro che l'uomo svolge deve dedicarlo al Signore e farlo nel Suo interesse; egli deve convertire il lavoro in culto. Quando facciamo un lavoro dobbiamo chiederci: <<E' buono per me?>> e poi: <<E' buono per gli altri?>> La luminosità del corpo emana dalla Divinità stessa, è il riflesso della Sua <<Swarupa>>, lo splendore del Signore Supremo. Come dobbiamo usare questa luce? Noi siamo in grado di vedere con gli occhi cose esteriori, ma non riusciamo a capire da dove scaturisce la loro luminosità. Ad esempio: vi è un acquazzone e l'acqua scende dal tetto, dal soffitto, dagli alberi e non ci accorgiamo che essa, comunque, scende dal cielo. Esiste una unità in tutte le cose che dobbiamo realizzare. Una volta che saremo capaci di vedere questa unità, la diversità sparirà, ed una volta sparita, anche il desiderio sparirà. Se sparisce il desiderio non vi sarà più posto per l'ira, se distruggete il desiderio e l'ira sarete capaci di capire la vostra vera natura. Dobbiamo ascoltare queste cose e cercare di metterle in pratica con lo sforzo, coscienziosamente, attraverso il <<sadhana>>, l'inchiesta, e quindi gioire della Divinità che è in noi.

La via per amare

4 - pag.15   La vera natura della vita umana.

Ad un osservatore superficiale la vita umana appare come una sequela di atti, quali il mangiare ed il bere, il lavoro ed il riposo. Ma in realtà la vita ha un significato più ampio, un senso più profondo. La vita è sacrificio. Ogni piccolo atto è un'offerta al Signore. Se questo spirito di dedizione accompagna tutte le attività della giornata, che altro può essere il sonno se non un Samadhi? L'uomo commette il grave errore di identificarsi col corpo. Ha congegnato una molteplicità di cose per il sostentamento e le comodità materiali; anche quando è diventato debole e decrepito per l'età, cerca di sostenere con ogni mezzo il corpo fisico. Ma per quanto tempo la morte potrà essere rinviata ?

Quando giunge l'ordine di Yama il Dio della morte tutti devono andarsene. Di fronte alla morte, posizione, amor proprio, potere, tutto svanisce. Prendetene atto e cercate giorno e notte, con purità di costumi, di mente e di spirito, di realizzare il sé superiore mettendovi al servizio degli esseri viventi. Il corpo deve diventare lo strumento di quel servizio. Ma, ricordate, " Voi" non siete il corpo; il corpo non può essere " Voi". Tat Tvam Asi: "Tu sei Quello". Questa è la Mahavakya, la Grande Parola, la più alta, la più santa: Tu sei l'indistruttibile Principio vitale, l'Atma Tattva. Per opera dell'Atma Tattva tu hai un corpo e quindi, nell'impegno di sperimentare qui e subito la più Alta Essenza, il Sommo Dio (Parameswara), devi essere disposto ad offrirlo ogni momento, come un sacrificio. Esercita la tua autorità sul corpo affinché lavori per migliorare il benessere del mondo. Esso non è che uno strumento, un mezzo che Dio ti ha dato; fa che sia utile al Suo disegno. Ma fino a quando non sarà stato realizzato quel piano per cui tale strumento ti è stato donato, è tuo dovere prenderne cura e proteggerlo dal danno e dall'invalidità. Per affrontare il rigore invernale si indossano abiti di lana che vengono però dismessi non appena il freddo è cessato, così, allorché le fredde ventate della vita materiale alla fine cessano, il corpo fisico non sarà più necessario. Si sarà consci soltanto del corpo spirituale. Quando piove, cielo e terra sono uniti dalla pioggia torrenziale. Con questa bella scena ispiratrice, la stessa creazione t'insegna ad essere tutt'uno, all'unisono con essa. Qui ci sono tre lezioni da apprendere: l'impermanenza delle cose create, il ruolo dell'uomo in veste di servitore e il ruolo di Dio quale Signore e padrone. Il creato è ciò che ti occorre per adorare e lodare Dio: l'uomo è l’adorante, Dio è l'adorato. Quel gioco chiamato "vita" si svolge fra loro. L'uomo dev'essere lieto che l’Altissimo metta a sua disposizione occasioni sempre nuove per poterLo servire e venerare in diversi modi. Deve pregarLo per averne sempre di più e rallegrarsi di quelle che già riceve. Questo atteggiamento procura immensa gioia, e poter vivere una vita soffusa di quella gioia è veramente una benedizione. Tutto ciò che si fa, dall'alba al tramonto, deve essere consacrato come se fosse una continua preghiera rivolta al Signore. Come si ha cura di cogliere soltanto fiori freschi e si fa di tutto per mantenerli tali, così bisogna assolutamente cercare di compiere azioni sempre pulite ed oneste. Con questo proposito sempre presente ed uniformandosi ad esso nella vita quotidiana, l'esistenza diventa un servizio ininterrotto offerto al Signore. Il senso di disparità fra l’“Io" e il " Tu" andrà, via via, attenuandosi ed ogni traccia di egoismo verrà dissipata. La vita, in tal modo, si trasforma veramente in un rito di consacrazione al Divino (Hariparayanam): " Io sono il celebrante, il mondo è l'offerta, Dio è il Signore adorato". Se si raggiunge questo alto livello di pensiero, di sentimento e di azione, ogni divergenza di sensazione fra il " mio" e il " tuo" scompare.

La conoscenza

Irrealtà del corporeo pag.25 [56]

L'intelaiatura fisica, fatta di terra, fuoco, acqua, aria ed etere, torna a scomporsi nei suoi elementi, come accade ad ogni cosa creata. Solo l'ignorante crede che essa sia reale; solo chi non sa le attribuisce valore come fosse una cosa duratura ed eterna. Il tuo corpo esisteva forse prima che tu nascessi? Continuerà ad esistere dopo la tua morte? No, Appare e poi sparisce: un intervallo d'esistenza! Non ha dunque valore assoluto; va considerato come una nuvola o come un' ombra.

Senza-forma e Forma pag.25 [57]

In effetti, il mondo fisico è come l'albero di mango che il mago fa apparire con un colpo di bacchetta: è il prodotto di quel mago che si chiama Mente. Come una zolla d'argilla prende la forma di un piatto, di una padella o di un vaso, e poi torna ad essere argilla, terra informe, così, allo stesso modo, tutto questo è l'informale Essere-Coscienza-Beatitudine. E’ il Senza-forma (nirakara) che appare per un certo tempo in una struttura fisica (akara), a causa dell'illusione e dell'ignoranza della Mente. Alcune cose sono utili, altre no: dipende tutto dal Nome e dalla Forma.

Il corporeo non è "vero" pag.31 [78]

Di quali cose potete dire: "Questa è Verità"? Solo di ciò che persiste nel Passato, nel Presente e nel Futuro, che non ha fine né principio, non si sposta né cambia, non muta forma, è unificato nell'esperienza che se ne ha. Ebbene, prendiamo in considerazione il corpo, i sensi, la mente, la forza vitale e tutto il resto. Sono cose che si spostano e mutano, hanno un inizio ed una fine, sono inerti (jada). Sono dotati di tre qualità, i guna: tamas, rajas e sattva, l'inerzia, l'attività, la purezza. Non hanno realtà intrinseca, fondamentale, ma danno l'illusione della realtà. Il loro valore è relativo, non hanno alcun valore assoluto, Non brillano di luce propria.

Corso estivo 1993

Hamsa Gayatri pag.9

Studenti, l'universo intero è racchiuso in voi. Non dovete mai dare spazio a pensieri che dicono che voi siete il corpo. Voi non siete né il corpo né la mente. Il corpo è transitorio come una bolla di sapone e la mente è pazza come una scimmia matta. Quindi non dovete mai porre la fiducia nella mente e nel corpo, ponete la fiducia nella coscienza che è in voi. Il corpo umano, anche se è ornato di gioielli molto preziosi e vestito elegantemente, una volta che il respiro della vita cessa, non ha più nessun valore. Per questo la fiducia è il respiro vitale dell'uomo, "VISVASA" (fiducia) è il suo "SVASA" (respiro). Tutte le realizzazioni ottenute con il corpo non hanno alcun valore se manca la fede. La chiave fa funzionare la serratura; in modo analogo. il Sé è la chiave della nostra vita.

La Coscienza Atmica da l'impulso alle funzioni del corpo. La Coscienza Atmica si manifesta come "SOHAM" nell'uomo. "SOHAM" significa "IO SONO DIO"; "SO" è "THAT" (Dio) e "HAM" significa "IO". "SOHAM" è conosciuto come "HAMSA GAYATRI". HAMSA significa la capacità di discernimento che permette all'uomo di avere fiducia nella diversità tra lui ed il corpo. La parola "GAYATRI" significa la padronanza dei "SENSI". Il secondo nome della "GAYATRI" è "SAVITRI". "SAVITRI" significa padronanza della vita. Il terzo nome della "GAYATRI" è "SARASVATI". "SARASVATI" significa padronanza della parola. Quindi il canto della HAMSA GAYATRI permette all'uomo di acquisire il controllo dei sensi, della vita e della parola. La GAYATRI parla del mondo di "BHUR", "BHUVA" e SVAHA". "BHUR" significa corpo, "BHUVA" significa vita e SVAHA" significa PRAJNA ( consapevolezza integrata costante). Queste tre parole hanno anche il rispettivo significato di materializzazione, radiazione e vibrazione. I tre mondi di BHULOKA, BHUVARLOKA e SVAHARLOKA infatti sono contenuti nell'uomo stesso. L'essere umano è l'incarnazione dei tre mondi e anche dei tre tempi. L'essere umano è l'incarnazione del Divino Cosmico. L'uomo ha sacrificato la sua Divinità Interiore sull'altare dei sensi. Lui ha svenduto il gioiello della vita in cambio del carbone. L'uomo in realtà è il "SATH" (Essere) eterno e fulgido. L'uomo è in realtà Dio, "MANAVA" è davvero "MADHAVA" .

"Dio non esiste in alcun luogo

Lui esiste veramente racchiuso nel corpo.

Il peccato non esiste in alcun luogo

Esiste però nelle nostre azioni.

L'essere umano dovrebbe coltivare la qualità latente della consapevolezza. La consapevolezza è l'acquisizione della conoscenza totale, non della mezza conoscenza. La consapevolezza nasce dalla conoscenza di "SATH" (Essere). Infatti, "SATH" e "CHIT" (consapevolezza) coesistono. Solo quando capirete "SATH" e "CHIT", allora "ANANDA" (Beatitudine) si manifesterà in noi, "SATH", "CHIT" e " ANANDA", nel linguaggio Vedico, sono anche conosciuti come " ASTHI", "BATHI" e "PRIYAM". Poiché l'uomo ha un nome (NAMA) ed una forma (RUPA) è stato privato della luce di "SATCHITANANDA"....

La realizzazione dell'energia cosmica pag.15

Dove è l'Energia Cosmica? L'Energia Cosmica pervade tutto. E' in voi, sopra di voi, sotto di voi e intorno a voi. Voi stessi siete l'Energia Cosmica: ma voi non siete in grado di rendervene conto. Una volta, il Saggio Vashista chiese al Signore Sri Rama perché dovesse andare in esilio quando Lui stesso è il Signore. Ma il Signore finse di non essere consapevole della Sua Divinità. Quindi poteva sembrare che il Signore Rama si identificasse con il corpo e per questo non fosse consapevole della Sua Divinità. L'illusione del corpo causa l'ignoranza nell'uomo. Noi dobbiamo vedere il corpo come uno strumento Divino e tenerlo quindi in buone condizioni. Noi mangiamo per mantenere il nostro corpo in buona forma. Per questo si dice nei Veda: "BIKASHNNAM DEHA RAKSHANARDHAM" (noi ci vestiamo per proteggere il nostro corpo). Il corpo dell'essere umano è soggetto a tante malattie. Per la malattia della sete, l'acqua è la medicina e per la malattia della fame, il cibo è la medicina. L'uomo soffre della malattia del desiderio, dell'attaccamento e dell'avidità, così l'uomo cerca di sperimentare vari metodi discutibili per curare queste malattie. La malattia dell'avidità è di due tipi: "PERASHA" (desiderio illimitato) e "DHRUSAH" (desideri malvagi). Non c'è niente di sbagliato nel nutrire il desiderio di avere cibo, vestiti e un rifugio. Solo il desiderio che supera ogni limite si trasforma in "RAGA" (attaccamento). Mentre cerchiamo di realizzare un nostro desiderio, non dobbiamo coltivare il desiderio dell'egoismo, della pigrizia o quello diabolico. L'essere umano perde la sua vera umanità se nutre sentimenti malvagi.

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Persino un grande blocco di ferro si arrugginisce se rimane sepolto nella polvere. Una volta arrugginito, il ferro perde la sua forza ed il suo splendore. Lo stesso blocco di ferro brilla con il suo splendore se viene gettato nel fuoco. Dopo aver subito vari trattamenti nel fuoco, un pezzo di ferro diventa incandescente, morbido e forte. In modo analogo, il dovere dell'uomo sta nella sua auto-trasformazione. Con una sincera auto trasformazione l'uomo può trasformare persino il nero in bianco.

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Per esempio, un pezzo di carbone nero non può tornare bianco anche se si spazzola con il sapone o se si lava nel latte. Ma sia il sapone che il latte diventano neri, questo a causa della vicinanza del carbone nero. Quindi l'uomo deve condurre una ricerca per capire come il carbone può diventare bianco. Il carbone, che una volta era un pezzo di legno è diventato nero attraverso una serie di infinite purificazioni nel fuoco. Siccome si trova ora nello stato intermedio è segnato da impurità. Solo buttando il carbone nel fuoco ed esponendolo al calore totale e alle fiamme che ardono, questo carbone può diventare bianco. Solo attraverso la dura prova del fuoco il carbone può diventare bianco e luminoso. La cenere bianca che infine rimane è degna di adorazione e viene applicata sulla fronte come Vibhuti (cenere sacra).

Il segreto della vita pag.49

Il segreto della vita risiede nella diffusione armoniosa di "KSHARA" e di "AKSHARA" (mortale ed immortale). Poiché il corpo è "KSHARA" (mortale), l’"ATMA'' è "AKSHARA" (immortale). Questo prova fuori di ogni dubbio che la vita è composta dall'esistenza del corpo mortale e dal Sé immortale. Il Sé immortale è avvolto dal corpo mortale. Questi due esistono insieme intrecciati ed interconnessi. La vita è un miscuglio armonioso di "PRAKRITI" (natura) ed anche di "PARAMATMA" (Sé supremo). E' un errore pensare che "PRAKRITI" sia inerte. D'altronde "PRAKRITI" pulsa con "CAITANYA" (intelligenza assoluta). L'unione di questi due contribuisce all'unicità dell'umanità.

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Per esempio, il fiammifero che Io tengo nella Mia mano non è acceso (Bhagawan crea una scatola di fiammiferi sul palco e né estrae uno che tiene nella Sua mano); Una volta che il fiammifero è acceso, può bruciare qualsiasi cosa che viene in contatto con esso. Ma dove sta il fuoco? Sta nel fiammifero o nella scatola dei fiammiferi? In realtà, il fuoco è latente sia nel fiammifero che nella scatola dei fiammiferi. Questo dimostra che il fuoco latente in questi due si accende quando il fiammifero e la scatola vengono in contatto. In nodo analogo, lo splendore latente nel cuore e nella mente emerge come Divinità quando il cuore e la mente agiscono all'unisono. Così come il fuoco latente nella scatola dei fiammiferi e nel fiammifero è uno solo, anche lo splendore racchiuso nella mente e nel cuore è lo stesso. Se il fiammifero venisse messo nell'acqua il fuoco non potrebbe scaturire dal esso, dato che il fiammifero ha perso la sua capacita di accendersi. In modo analogo, la mente umana sprofondata in desideri materialistici perde la capacità di irradiare lo splendore Atmico Divino. Quando potrà il fiammifero riacquistare la sua capacita originale di accendersi? Solo dopo essere stato asciugato al sole, riacquista la sua capacità originale, dato che i raggi del sole asciugano l'umidità del fiammifero.

Karma, Dharma e Brahma Jijnasa   pag.109

Il sistema della PURVA MIMAMSA raccomanda il KARMA JIJNASA allo stadio iniziale. La vita dell’uomo è contraddistinta dalla mattina alla sera dal KARMA. Tutte le azioni degli esseri umani - compresa l’inspirazione, l’espirazione, la circolazione del sangue ecc., - costituiscono il KARMA. L’Universo è pervaso di KARMA in tutti i tempi. Il Saggio Jaimini spiegò in modo molto bello i tre concetti di KARMA JIJNASA, DHARMA JIJNASA e BRAHMA JIJNASA attraverso un esempio convincente, ossia come fare del chutney (una salsa).

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Prendere tutti gli ingredienti come la noce di cocco, il tamarindo ecc., e alla fine preparare il chutney costituisce il KARMA JIJNASA. Assaggiare il chutney è DHARMA JIJNASA. Rendersi conto che qualche ingrediente non è armonico, come il sale, e aggiungerlo è BRAHMA JIJNASA. Quindi fare il chutney ed assaggiarlo è rispettivamente Karma e DHARMA JIJNASA, mentre scoprire il difetto nella preparazione e correggerlo è BRAHMA JIJNASA.

In modo analogo il compimento di azioni e il mettere in atto le regole delle scritture costituisce KARMA e DHARMA JIJNASA. Definire i difetti e correggerli è BRAHMA JIJNASA. Vivere la vita umana che è segnata dai cinque elementi è KARMA JIJNASA. Rendersi conto che la vita che si vive è priva di gioia eterna (SASVATANANDA) dovuta dalla non-sperimentazione di BRAHMATATVA e quindi riconciliarsi con essa è BRAHMA JIJNASA. Il Saggio Jaimini fece conoscere il sistema della PURVA MIMAMSA per dare la possibilità all’uomo comune di sperimentare la beatitudine di BRAHMAN nella sua vita quotidiana. La vita dell’uomo moderno è finalizzata alle cose terrene. Pensando che la vita mondana sia tutto, fa enormi sforzi per gioire al massimo di questi aspetti mondani. Sebbene l’uomo adori il dio denaro, non è capace di liberarsi dall’ansia e dall’agitazione che sono situate nella profondità del suo cuore. Ignorando le regole morali e spirituali e conducendo una vita mondana espone se stesso alla disillusione ed al disinganno. Egli si identifica con il corpo e lo considera il tutto senza preoccuparsi di indagare sulla Divinità che è contenuta nel corpo. L’uomo si presenta agli altri con il nome di Raniyya, Krishnaiyya ecc., basandosi sul nome dato al suo corpo. Se la gente gli chiede che cosa fa, si qualifica secondo la sua professione: avvocato, contadino, commerciante, ecc. Inoltre se si domanda di dove lui è, risponde che è Canadese, Indiano, Africano ecc. Così l’uomo si presenta in termini di nome, professione e nazionalità, senza fornire l’essenza della sua vera indentità. E’ sbagliato identificarsi con il nome, la professione e la nazionalità, perchè non sono eterni. La gente cambia nome, professione e persino nazionalità, per questo è sbagliato dare la propria identità in termini di professione, paese ecc. Quindi la risposta alla domanda “Chi sei?" è "IO SONO ATMA”. Perchè ATMA è la realtà eterna che trascende tutti i tempi e tutte le entità, forma la vera identità dell’uomo. Atma è DEHI, mentre il corpo è DEHA: ATMA è l’auriga ed il corpo è il carro: ATMA è il Padrone della casa, mentre il corpo è la casa.

Atma, la luce del corpo pag.111

E’ pura follia da parte dell’uomo identificarsi con la casa mentre è un semplice abitante della Casa. E’ come identificarsi con la macchina che si guida. Siccome il corpo è una composizione armoniosa di occhi, orecchi, gambe, mani ecc., e non semplicemente occhio, orecchio o mano, in modo analogo l’ATMA è un’entità armonica che abbraccia l’universo intero compresi MANAS, BUDDHI ecc. Infatti, è l’ATMA che attiva i sensi e li fa funzionare. Il fatto può essere dimostrato con l’esempio della macchina.

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Anche se la macchina è composta da varie parti quali il volante, il motore, i freni ecc., questi non possono funzionare autonomamente, ma solo se li comanda il guidatore. In modo analogo per la macchina del corpo umano l’ATMA è il guidatore che manovra i sensi, gli organi ecc. E’ sempre l’ATMA che fa vedere gli occhi, sentire gli orecchi e lavorare le mani. Egli è l’autista che dà la vita alla macchina perché Lui mette in moto le varie parti e le fa correre. Il corpo è SHIVAM (fausto) finchè l’AT'MA abita in lui; diventa SHAVAM (corpo morto) una volta che l’ATMA lo ha abbandonato. Anche se gli occhi, le orecchie e gli altri sensi continuano ad esistere, non funzionano più dopo che l’ATMA ha lasciato il corpo.

Questo dimostra che l’ATMA è il vero Padrone del corpo. Una seria indagine del sistema umano rivela che i vari organi del corpo sono solo degli strumenti, mentre l’ATMA è il Padrone. L’insieme di MENTE, BUDDHI e SAMSKARA (tendenze) è l’ATMA. La mente viene chiamata MANAS, perché ha la capacità di fare MANANA (ricordare, riflettere). La mente funziona con la potenza del Sé. L’intelletto, che è dotato della capacità di discriminazione è anche uno strumento del Sé. L’intelletto ha la capacità di discernere, di decidere e di indagare...

Colloqui

H.- E’ la corrente che fa girare il ventilatore.

SAI - [12] pag.21

La corrente è Dio, e tu sei solo lo strumento. Non è neanche corretto credere che sono i nostri occhi a vedere le cose e le nostre orecchie a udire. I miei occhi sono qui, la mia mente è a Bangalore e pensa a questo o a quello; i miei occhi vedono, ma la mia mente è altrove.4 La mente è importante; e il corpo è come una torcia elettrica; gli occhi sono la lampadina, la mente è la pila, e l'intelligenza è l'interruttore. La luce l'hai solo quando questi tre fattori cooperano insieme. Il corpo)solo è come la torcia (senza pila).

  •  

Un visitatore - Che cosa si può fare per la mia gamba?

SAI - Non andare in giro ad arrampicarti sulle colline; riposa.

Visitatore - Oh, quando ero salito fino all'albero sulla collina, non me n'ero accorto.

SAI - [59] pag.31

Devi riposare ed aver cura del tuo corpo. Esso è come una barca, e la vita è il fiume. Una sponda è il mondo, e l'altra è Dio, e per arrivarci, per giungere a Dio devi aver molta cura della barca. Tienla in acqua quanto vuoi; non c'è pericolo. Il pericolo c'è se la barca fa acqua. Puoi restare al mondo un numero d'anni qualunque, purché tu non permetta che il mondo ti prenda. Non devi permettere che il mondo esterno si impadronisca del tuo mondo interiore. Un esempio lo dà il loto: nasce dal fango del fondo e si eleva verso la luce, e non si mescola né col fango né con l'acqua. Ecco perché, riferendosi a Dio, la gente parla di "Occhi di Loto", "Piedi di Loto", a causa di questo profondo significato. (Rivolto ad una visitatrice) Se tu avessi degli orecchini alla moda, li porteresti?

  •  

H. Se si è totalmente assorti in Dio, chi si prende cura del corpo?

SAI - [4] pag.52

Nella veglia e nel sogno c’è la mente; ma chi e che se ne prende cura durante il sonno profondo? E’ Dio. Chi si preoccupa del corpo ad ogni istante? Se un lato è paralizzato, lo puoi far muovere? I veri santi e gli Yogi dell'Himalaya non hanno modo di occuparsi del loro corpo; chi se ne occupa è Dio.

  •  

H- Svami, vogliate approfondire i concetti di “formale” e “informale".

SAI - [48] pag.62

Il corpo non possiede la verità che noi gli attribuiamo.

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Per esempio, un uomo venera per 30 anni la donna che l’ha messo al mondo; le fa massaggio ai piedi, si prostra davanti a lei, la guarda amorosamente negli occhi, ascolta la sua voce, e le sue carezze piene d'amore e d’affetto lo riscaldano e lo rallegrano. A 60 anni la madre muore, e il figlio piange. "Mamma, mamma, perché mi hai lasciato?”. Perché piange il figlio? Il corpo ch'egli adorava è ancora lì, ed anche i piedi che egli ogni giorno massaggiava; ma lui piange la mamma che non c'è più, che l’ha lasciato. Dobbiamo dedurre che, sebbene il figlio per 30 anni e più avesse considerato la madre e il suo corpo come la stessa ed unica cosa, alla morte di lei egli capì all’istante che la madre non era il suo corpo, e che era dipartita benché il suo corpo fosse rimasto. Che senso ha quindi dar valore a un corpo che non era mai stato la madre, anche se per un certo tempo è stato ritenuto essere lei?

Se riflettete su questo mistero vedrete che se non fosse stato per il corpo, la madre non sarebbe mai stata conosciuta; solo per mezzo di esso l'uomo poté percepire sua madre e conoscere la tenera, amorosa sublime qualità della maternità che gli fece sorgere in cuore tanto amore. La qualità informale e atemporale della "maternità" poté esser conosciuta e raggiunta solo col veicolo di una forma temporale, peritura.

  •  

H - Il corpo è come una piaga. Eppure Svami dice spesso "il corpo è il tempio di Dio".

SAI - [16] pag.81

Nel mondo spirituale l'aritmetica è differente: 3-1=1. Ci sei tu, lo specchio e l'immagine. Togli lo specchio; resta solo un termine. La vita è lo specchio; il corpo è il riflesso; sii attaccato a Dio e rimane solo l'Uno Dio. Il corpo è il tempio di Dio; la vita dell'individuo è il sacerdote. I cinque sensi sono i calici della cerimonia. L’Atma è Dio, l'Immagine di Dio. Non è lecito dire che il corpo è il tempio di Dio se non lo è di fatto. In quel tempio ogni azione, ogni pensiero, ogni parola devono essere adorazione. I cinque sensi devono essere costantemente purificati e puliti affinché l’adorazione sia offerta a Dio con il (dovuto) rispetto. Se vai al tuo ufficio dopo esserti detto che ogni azione della giornata dovrà essere una preghiera a Dio, così sarà.

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pag.98 XXXIX

Un visitatore - E’ importante l'esercizio fisico; va introdotto nelle scuole?

In Occidente gli si dà molta importanza.

SAI - Gli si dà importanza perché serve a consumare l'eccesso di alimentazione ed a sublimare gli impulsi sessuali. Lo Svami, che è totalmente staccato dall'area dei pensieri sensoriali, assume quantità minime di cibo e non ha bisogno di esercizio fisico; eppure il Suo corpo è molto forte. Il lavoro, è esercizio. L'idea dell'esercizio viene a chi è in ozio e non ha un pieno impegno di lavoro. Nella vita ci vuole moderazione, perché altrimenti non ci sarebbero riserve di energia. Il cibo deve rimanere nel corpo per un po' a vantaggio delle riserve di energia. L'eccesso di esercizio consuma l'energia data dal cibo prima che possa aggiungersi alla riserva, e non c'è profitto. L'organismo umano non può anche sopportare l'eccesso nel parlare. Un deputato dopo un discorso di due ore fu preso da vertigini. Nessuno può continuare a parlare indefinitamente, eccetto Svami che l'ha fatto per anni ed anni.

  •  

H - Svami, quando guardo un cadavere, mi rendo conto che il corpo non ha vita propria. Come si può associare la mente con un corpo inerte?

SAI - [24] pag.114

C'è il corpo, inerte. C'è la Coscienza Suprema. Tra le due c'è la mente, inerte anch'essa, ma che sembra dotata di vita perché permeata dalla coscienza, come il ferro che scotta se è riscaldato perché permeato dal fuoco; non è il ferro che scotta, ma il fuoco che lo pervade. Tutto il miraggio, tutta l'oggettualità nasce dal pensiero. Tutti i mali e le complicazioni nascono dall'identificazione dell’"Io'' con il corpo. Giacché chi ha tessuto questa ragnatela di identificazione è la mente, proprio la mente deve fare la svolta e cercare la vera natura dell'individuo per mezzo della discriminazione, della rinuncia e della ricerca. La parola "mente" include tanto l'ego quanto l'intelligenza.

  •  

H.- Potrei fare una domanda di carattere spirituale?

SAI - Su!

H.- E’ una cosa tanto straordinaria quella di avere un corpo umano?

SAI - [1] pag.122

La forma umana è unica, perché in essa l'energia divina è presente per l'80%. Negli animali lo è solo per il 15%. L'uomo può elevarsi fino all'unione con Dio, mentre l'animale non può mai liberarsi dal suo stato naturale. Per esempio, un gatto può avere davanti la leccornia più squisita, ma se vede passare un topo, lascia tutto e lo insegue. Si può domare una tigre, ma un'alimentazione a base di cereali non la soddisfa. Rimane sempre l'istinto tigresco di uccidere per mangiare.

  •  

H. - Svami, che c'è di tanto straordinario? Perché mai un essere qualunque dovrebbe desiderare d' avere un corpo fisico?

SAI - [2] pag.122

Hislop può essere in Messico, in America o a Puttaparti. Se non avesse un corpo, come farebbe a sapere dove si trova? Cade un sasso: la forza di gravità è invisibile, ma è rivelata dalla caduta della pietra. Il corpo dell'uomo è necessario, in quanto è capace di rivelare l'invisibile Dio. Il sole, la luna e le stelle stanno nello spazio, e si muovono e girano secondo un ordine e una disciplina. Se questa disciplina vacillasse per un istante, tutto andrebbe in rovina. Che cos'è che mantiene questa disciplina? E’ l'invisibile energia divina.

H - Ma cosa c'è di unico e speciale nell'avere un corpo umano?

SAI - [3] pag.122

Svami ti ha già spiegato che il corpo serve a rivelare il Divino che vi dimora.

Discorsi vol. X 1° tomo

Pag.47 LA COMPAGNIA CHE VOI FREQUENTATE

Kamal Sahani, della classe B, ha parlato ora, usando parole gentili, semplici, appropriate, del corpo umano e dello scopo per cui è stato dato all'uomo. Egli ha detto che il mondo è il palcoscenico e il corpo il costume che si deve portare per recitare il ruolo che Dio ci ha assegnato nella commedia prodotta e diretta da Lui. Questa è la corretta interpretazione. Ricordate che, quando vi viene assegnata una parte, vostro dovere è di eseguirla bene e meritare l’apprezzamento del direttore. Il palcoscenico su cui recitate il vostro ruolo è un puntino infinitesimale quando è comparato col vasto, illimitato spazio cosmico. Il tempo in cui vi pavoneggiate attorno al palcoscenico in questo costume o in qualche altro è pure infinitesimale. Rupak, di questo collegio, ha recitato nel ruolo di Sankaracharya sul palcoscenico a Shanmukhanando Hall, Bombay.

Ma il suo essere Rupak non era stato perduto per questo; anche mentre era Sankaracharya era Rupak. Il suo travestimento da Sankaracharya era solo una fase temporanea. Così pure, l’Atma è la verità eterna; il corpo che la veste è temporaneo e il ruolo che esso fa è pure breve. Ora, per illustrare ciò in un altro modo, dirò che il tempo nei sogni è infinitesimale se paragonato col tempo passato da svegli. Lo stadio di veglia è rappresentativo dello stato di saggezza e illuminazione dell’Atma; lo stadio del sogno è rappresentativo dello stadio nebbioso "ignoranza-saggezza" della vita umana. Può essere legittimamente posta la domanda, perché o come questo principio eterno, universale, atmico, prende posto in questa temporale, particolareggiata scatola che è il corpo?

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Bene, conservate i diamanti in un cofanetto? Se lo avete fatto, il ladro potrebbe essere doppiamente beneficiato. Conservateli invece in una scatola di ferro. Naturalmente la scatola di ferro o cassaforte sarà artistica o graziosa, perché il contenitore scelto è adeguato al valore o alla santità della cosa contenuta. Per bere latte o qualche bevanda simile scegliete una tazza o un bicchiere pulito, possibilmente di buon gusto. Ma per una sputacchiera, sono considerati appropriati metalli inferiori o anche l’argilla. Il corpo è il calice in cui voi raccogliete il nettare della Grazia divina. Questo è il primo scopo per cui vi è stato dato. Perché senza una tazza o un calice, uno scrigno o un'anfora, come può il nettare essere raccolto?

"Raso vai sah", dicono i Veda: "Egli è dolce nettare, non meno". E quando si mostra la Sua Grazia, il corpo vibra. Perciò il corpo deve essere mantenuto pulito e puro, non contaminato da sporcizia, malattia, dolore o pigrizia.

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Nara e Narayana, uomo e Dio, sono come ferro e magnete. Dio per Sua natura attrae l'uomo vicino, perché nell'uomo c'è il Divino. Quando il magnete non riesce ad attrarre il pezzo di ferro, noi a volte concludiamo che il magnete ha perso il suo potere. La realtà è, però, che il pezzo di ferro è troppo fittamente coperto di ruggine e polvere. Così l'uomo (il ferro) non realizza i suoi propri difetti, ma dà la colpa a Dio (il magnete) o anche Lo nega.

Discorsi vol. X 2° tomo

Pag.361 IL DOVERE PIU’ SACRO

Un uomo può essere un grande studioso, conoscitore profondo della tradizione religiosa, o un monarca sempre in festa nello splendore del suo palazzo, o un eroe di molte battaglie, o una vittima miserabile della povertà, ma se non ha devozione al Signore non merita omaggi, onore o attenzione. Il corpo fisico, i sensi, la mente, l'intelletto, devono essere considerati come i vestiti che indossiamo. Ci viene consigliato di controllare i sensi, ma questo può essere fatto solo se la loro vera natura è analizzata e conosciuta, altrimenti si presentano tanti ostacoli. Il corpo è deha, cioè "quello che è consumato dal fuoco"; è bruciato sulla pira quando la vita si diparte da esso e viene anche consumato dalle fiamme del desiderio durante la vita; e brucia sulla pira dell’ansietà e della paura, anche da vivo! C'è un'altra parola, sareera, che significa "ciò che si consuma", ossia corpo. Questo, mentre vive, è affetto da bisogni e desideri che lo privano della pace. Quando è morto diventa polvere. Avviando la sua carriera come una palla di carne, presto appare come un tenero, grazioso bimbo e un bambino attivo; si trasforma in un giovane diritto, forte, attraente, ed è ridotto più tardi nella figura patetica di un vecchio. Perciò è chiamato sareera; e l'uomo che vive in esso è il sareeri.

pag.394

…Noi consideriamo la combinazione di corpo, mente, intelletto e sensi come un essere umano: ma non è esatto. La mente è qualcosa che noi possediamo, il corpo è qualcosa che trasportiamo, l'intelletto è nostro e i sensi sono usati da noi. Noi non siamo il corpo, la mente, l'intelletto e i sensi, che sono nostri: noi li possediamo: sono manipolati da noi e noi siamo distinti da essi. Il giorno in cui riconosceremo questa differenziazione e vivremo in quella conoscenza, diventeremo consapevoli della nostra realtà e della nostra meta. Il corpo è inerte o consapevole? Naturalmente esso cresce, declina, agisce ed è soggetto alla distruzione. Quando buttate la spazzatura dalle vostre case sempre nello stesso posto, essa si ammucchia fino a diventare un cumulo. Così, quando il corpo viene provvisto del cibo necessario, cresce normalmente e quando smettiamo di nutrirlo, declina. Perciò il corpo è fondamentalmente materia inerte: chiamato deha in Sanscrito: Dahyathe ithi dehah (poiché è chiamato deha, deve essere bruciato). Il corpo è consumato dal fuoco quando la vita lo lascia e diventa cadavere; ma è anche consumato dalle fiamme dell'affanno, della paura e dell'ansietà ogni giorno della sua esistenza, dal momento del risveglio all'alba, al momento del sonno alla notte. Il corpo è anche chiamato sarira; la parola significa "ciò che subisce distruzione". E’ anche glorificato come un tempio in cui risiede Dio. La parola kshetra è generalmente applicata a luoghi sacri ed è anche usata per indicare il corpo. Perciò esso deve essere usato per scopi divini e per dimostrare la Gloria del Divino che in esso dimora. Il corpo viene pulito col sapone e l'acqua, ma la pulizia vera si ottiene solo con la purificazione interiore. La pulizia del corpo può tenere lontana la malattia fisica, ma la malattia della mente (asanthi) richiede pulizia interiore. Il profumo applicato al corpo può far piacere alla gente che ci circonda, ma i buoni pensieri e la dolce conversazione piaceranno ancora di più e per un tempo più lungo. Come il sapone si usa per il corpo, così la verità è fatta per il discorso; entrambi hanno un alto effetto purificatore. La mente deve essere purificata con un'educazione adatta, nel crogiolo della rinuncia. L'intelletto deve essere purificato dalla visione universale che la saggezza può dare...

Discorsi volume I

pag.130

... Il corpo viene chiamato il tabernacolo di Dio; il mondo è il corpo di Dio. La puntura di uno spillo sull'alluce viene subito avvertita come un male a sé stessi, perché l’alluce fa parte del proprio corpo. Allo stesso modo, la sofferenza di una parte del mondo riguarda il Signore, come la sofferenza in ogni altro luogo. Quando venne creato lo stato dell’Andra, qualcuno Mi disse che ero stato tolto dallo stato di Madras; per divenire un Andra! Gli ho risposto che il mondo Intero è il Mio palazzo, nel quale Madras e Andra sono delle stanze. Il mondo è un tempio, il tempio del Signore, il corpo nel quale risiede...

Discorsi volume III

10° - pag.53 VOI ED IO

Come Subbarya Sastry ha detto, il Deha o corpo deve essere usato per ascendere la scala dei tre Guna, da Thamas a Rajas e da Rajas a Satwa e così alla fine potrete, al di là di quella scala, andare ancora più in alto. Il Deha, o corpo, è la causa di tutta la sofferenza e di tutta l'inquietudine dell'uomo. Il Deha è stato ottenuto grazie al bene ed al male compiuto nelle vite precedenti. Queste cause sono chiamate collettivamente Karma.

Il Karma è causato dall'attaccamento e dall'odio, dall'affetto e dall'indifferenza, che sono prodotti dell'ignoranza, la quale impedisce di vedere l'unità di tutta la creazione, inclusi se stessi. L’ignoranza o Ajnana, può essere rimossa solo con Sujnana o conoscenza, Quando un uomo soffre di mal di stomaco, il migliore trattamento è dato dai sali o dalla borsa dell’acqua calda sullo stomaco, non certo dal collirio per gli occhi! Ajnana può essere rimossa se si riconosce la universalità di Dio e se si immerge la propria individualità in tale Universalità. Per prima cosa bisogna acquisire l'attitudine di Nenu neevaadu ossia "Io sono Tuo". Lasciate che l'onda scopra e riconosca di appartenere all'Oceano. Ma il primo passo non è così facile come sembra. L'onda ha bisogno di molto tempo per riconoscere il vasto mare che le procura l'esistenza. Il suo ego è cosi potente che non le permette di essere tanto umile da chinarsi di fronte al mare. “Io sono Tuo. Tu sei Prabhu, il Maestro. Io sono il Dasa, il discepolo. Tu sei il Sovrano, io sono il suddito>>. Questa attitudine mentale domerà l’ego e renderà proficua ogni attività. Questo è il punto di vista religioso chiamato Maarjala-Kishora, ovvero l'attitudine del gattino verso sua madre, del miagolare per avere soccorso e sostegno, rimuovendo ogni traccia di ego. Il passo successivo è Neevu naavadadu - quando l'onda chiede l'aiuto del mare, come suo diritto. Il Signore deve prendersi la responsabilità di guardare e guidare l'individuo. L'individuo è importante e vale la pena che sia salvato. Il Signore è tenuto a soddisfare il bisogno del devoto. Surdas diceva: "Tu sei Mio; Io non ti lascerò, Io ti imprigionerò nel Mio cuore e cosi non Mi potrai sfuggire>>. Il passo successivo è Neeve nenu: "Tu sei Me! Io non sono che l'immagine, Tu sei la realtà! Io non ho una individualità separata, non esiste la dualità, tutti sono Uno>>. La dualità non è che illusione...

29° - pag.143 LA CASA DEL SIGNORE

Sono venuto a Trichinopoly per 15 anni, ma questa è la prima volta che rendo felice un così largo numero di cittadini. La cerimonia dell'anniversario di matrimonio per la quale A. K. C. Natarjan è così lieto è stata solo una scusa per darvi questa felicità, che fu il Mio principale intendimento, perché la vostra gioia è la Mia. Oggi A. K. C. entra nella sua nuova casa e vorrei che anche voi costruiste nuove case per dimorarvi insieme Al Signore. Ma non Mi riferisco alle case fatte di mattoni e cemento, ma a case costruite con buoni pensieri, buone parole, buone azioni e buona compagnia, dove vivere calmi e raccolti. Se Mi inviterete alla cerimonia di inaugurazione di tali case, Io ne sarò estremamente felice. In realtà la casa è già Mia e per entrarvi non mi occorre uno speciale invito. Queste case servono per un conforto fisico, quelle sono destinate alla gioia spirituale. La Mia residenza è il cuore puro del devoto. Il corpo è il tempio, si dice, ed è la vera casa di ciascuno di voi. Voi andate qua e là con un tempio dove Dio risiede nel santuario interiore. Il corpo non è una massa di carne ed ossa, ma è un mezzo per la propagazione dei Mantras, che salvano se si medita su di essi. E’ uno strumento sacro, ottenuto dopo centinaia di anni di lotte, dotato di ragione e di emozioni in grado di liberarvi dalla sofferenza e dal male. Rispettatelo come tale; tenetelo in buone condizioni affinché possa servire al più alto scopo; mantenetelo con cura maggiore di quella che avete per le case fatte di mattoni, e non dimenticate che è uno strumento e niente di più. Usatelo per lo scopo per il quale è stato destinato e per cui vi è stato dato. Soprattutto in questo momento è urgente che ciascuno indaghi sulla verità, sulla purezza e sulle cose durature, perché oggi i valori sono stati dimenticati. Anche i politici ed i capi di governo credono nella falsa ipotesi che la felicità dipenda dalla ricchezza e dalla salute, dall'alloggio, dal vestiario o dalla coltivazione delle abilità manuali e industriali. L'uccello siede sul ramo che ondeggia nella tempesta, sicuro di sé, delle sue ali, non del ramo sul quale si è posato! Anche voi dovreste sentirvi forti perché avete le ali della fede e della devozione, non perché vi siete posati sul ramo del mondo oggettivo. Sapete, per esperienza, che nulla può salvare l'uomo dall'annegamento in un fiume in piena se non conosce l'arte di nuotare; non certo il suo stato, la sua casta, la sua ricchezza o la sua salute. Attraversare l'oceano del Samsara e raggiungere la riva opposta nel mare della vita e della morte, è possibile solo a coloro che conoscono l'arte della Sadhana. Chi cerca di costruire la comunità umana sul fondamento di Dhana o ricchezza, costruisce sulla sabbia. I saggi costruiscono sulla roccia del Dharma! Il Dharma è la radice del mondo. Obbeditegli e sarete felici.

L'uomo malvagio è un pauroso codardo. Non vi è pace in lui....

pag.145

... La semplice cura del corpo è inutile perché esso è solo un contenitore; una volta che la fiammella della Divinità l'ha lasciato diventa spregevole. Nessuno darà rifugio a un cadavere se la pioggia improvvisa interrompe il funerale. Il negozio vicino potrà tenere le vostre scarpe per un po', ma non il cadavere! Perché esso è qualcosa di disgustoso che deve essere evitato. Girate la chiave verso destra e la serratura si aprirà, giratela verso sinistra e la serratura si chiuderà. Così se volgete la mente verso il mondo obiettivo, ne rimarrà intrappolata. Volgetela a destra, lontana dagli oggetti dei sensi: la serratura si aprirà e sarete liberi; avrete la libertà a portata di mano. Come fare per volgerla verso la destra? Ebbene, iniziate col Namasmarana, come primo passo. Tutti i viaggi incominciano con un primo passo. Questo vi porterà a compiere anche i successivi sino ad arrivare alla meta. Vi debbo dire un'altra cosa: ho notato che certi Bhaktha (devoti) hanno annunciato la Mia visita nei loro paesi dove hanno organizzato processioni ed incontri pubblici senza il Mio permesso. Avete visto come qui la Municipalità Mi ha dato il benvenuto? Io non sono stato consultato prima, né ero d'accordo su questo programma: e diecimila persone si sono riunite nella sala del Comune. A Salem ed in altri posti, fra questa città e Bangalore, la gente ha organizzato funzioni. Avevo dato la Mia parola e l'ho mantenuta! Ecco perché ho fatto la strada per Thirupathi, partendo alle 11 del mattino e viaggiando fino alle 10 di sera! Sapevo che A. K. C. aveva annunziato che sarei giunto alle 10,30 pomeridiane e così ho fatto una sosta di circa un'ora, qualche miglio prima, affinché la sua ipotesi si verificasse. A. K. C. si è meravigliato nel vederMi arrivare nell'ora esatta da lui preannunciata. Forse ha dimenticato che Io posso udire gli annunci anche da lontano? Chi lo spinse a fare quell'annuncio, Mi chiedo? Quando dico di venire, Io vengo! Ma questi entusiastici Bhaktha, a Salem e nelle altre parti, hanno causato grandi disagi alle migliaia di persone da essi tratte in inganno. Per favore non fatevi guidare dalle voci, ma cercate di controllare l'autenticità delle notizie prima di crederci.

Aforismi Vedici

Pag. 16 - [19]

Il corpo è simile a un formicaio la cui cavità interna è la mente, la quale ospita il serpente Ajnana, Nescienza. Quel serpente non si può uccidere compiendo azioni che mirano alla soddisfazione materiale (kamya karma): Jnana, la Conoscenza, è l’unica arma in grado di ucciderlo.

Pag.68 - [113]

Il corpo umano è un sostegno, un ricettacolo (alambanam) per l’Atma. Elementi come l’acqua e il vento sono intimamente collegati al corpo; pertanto, il Principio dell’Atma o i Principi di Brahma, che sono il nucleo dell’essere, non possono essere conosciuti. L’uomo ha perso la consapevolezza di tale Principio (tattva) che costituisce la sua Verità; esso è nel corpo, ma non del corpo. Si tratta di un principio che non appartiene al corpo, incorporeo (asharira tattva), quantunque sia in esso attivo: è l’Atma.

Upanishad Vahini

Pag.48 - [15]

In questa Upanishad si parla dell'Atma come del Principio Interiore, presente ed immanente in ogni cosa (Sarvantaryamitva). Poiché la Terra è resa abitabile dalla presenza dell'acqua, senza la quale si disgregherebbe come un grumo di farina di riso, la Saggia Gargi chiese a Yajnavalkya su cosa si basa la Terra. La domanda e la relativa risposta, ci dicono che la Terra, l'acqua, lo spazio, il Sole, la Luna, la costellazione di Nakshatra, le Divinità (Deva), il Re degli Dei (Indra), il Signore di tutti gli esseri creati (Prajapati) e il Paradiso stesso (Brahmaloka), discendono tutti, uno dall'altro, dal Principio Atmico Universale (Paramatvatattva) che è la trama, l'ordito e, quindi, il tessuto della Creazione. Ma queste verità trascendono la capacità di comprensione dell'immaginazione umana, e devono venire assimilate dalle sacre scritture (shastra) con l'ausilio di un intelletto purificato. Yajnavalkya, infatti, troncò la discussione con Gargi proprio perché le sue domande non potevano trovare risposta in una semplice disputa intellettuale, ma sarebbe stato necessario ricorrere all'intuizione, per acquisire la quale è indispensabile la guida di un Maestro (Guru).

Pag.48 - [16]

La Terra è protetta e permeata dall'aria (vayu). Ora, l’Universale, che si è individualizzato in seguito alle esperienze accumulate nelle vite precedenti, è associato con i cinque organi d'azione (karmendriya), i cinque organi di percezione (jnanendriya), le cinque energie vitali o soffi (prara), la mente (manas) e l'intelletto (buddhi): in tutto diciassette strumenti. Quindi, il corpo fisico è una modificazione (vikara) della terra, e pertanto è permeato dall'aria. Nel corpo, infatti, si possono identificare quarantanove "parti (anga) di terra”, che l'aria mantiene unite a formare un insieme coordinato, come il filo lega le perle di una collana. Quando l'aria lascia definitivamente il corpo, queste "parti" (anga) vengono abbandonate a se stesse, si separano, e il Corpo diventa un cadavere. Ma l'Abitatore interiore che dimora nel complesso fisico (Antaryamin), il Mistero che sfugge alla sua comprensione, la Forza che ne muove gli impulsi e le intenzioni, rimane. Questa Entità che non conosce la morte, è lo Spirito Immanente, il Sé (Atma).

Pag.56 - [9]

Tutti gli elementi che compongono il corpo, cioè lo spazio (akasha), l'aria (vayu), il fuoco (agni), l'acqua (jala) e la terra (bhumi), sono presieduti da Divinità. Anche i sensi d'azione come il linguaggio, e quelli di conoscenza, come la vista, hanno loro Divinità peculiari che risiedono in essi e ne promuovono le funzioni, e lo stesso vale per la mente e l'intelletto. Sono colonne portanti dell'Essere, e il loro compito è impedire che la struttura corporea si disgreghi.

Pag.56 - [10]

Il complesso fisico è il prodotto della combinazione dei cinque elementi, e gli organi di conoscenza (jnanendriya) sono conseguenze di quella combinazione, quindi il corpo è un intreccio di cause e di effetti, che, al pari dei raggi d'una ruota fissati al mozzo, sono legate al fulcro dell'energia vitale (prana). Anche i mantra del Rik, dello Yajur e del Samaveda, i riti propiziatori (yajnna) nei quali quei testi vengono utilizzati, lo Kshatraveda con le sue formule che vi proteggono dal male e dai pericoli, e la forza dei sacerdoti che vivifica e consacra i sacrifici, partecipano tutti della natura dell’energia vitale (prana).

Sadhana

51. Pag.28

Il corpo è il veicolo che dovete usare per ottenere lo stato di beatitudine e quindi deve essere mantenuto sano e forte per questo alto scopo. E' uno strumento per la sadhana che è stata meritata da precedenti vite. Ogni momento procede verso la dissoluzione e quindi non si deve perdere tempo in vani inseguimenti. E' persino meglio credere che il corpo è volgare e basso piuttosto che innalzarlo allo stadio di essere il tutto e la vera finalità della vita. Trattatelo come una ferita che deve essere ricoperta dalle bende (abiti) medicata (cibo) e lavata (bere). Potrete sbarazzarvi da questo eccessivo attaccamento solo con questo metodo.

9. Pag.31

La migliore sadhana è di scoprire la vostra realtà Atmica e di riconoscere la vostra relazione nell’ovile atmico con tutti gli altri. Il corpo deve essere mantenuto in forma fino a quando questo scopo non è raggiunto, il suo fine è esattamente questo. Mantenetelo leggero e brillante. E' il battello che può portarvi attraverso il mare dell'illusione, della falsa molteplicità. Non aggiungete al suo peso l’attaccamento alle cose e agli altri poiché correte il pericolo di affondare durante il viaggio. Namasmarana (ripetizione del nome) è la sadhana più efficiente. Ricordate con ogni nome la gloria che si cela dietro ad esso. Sfuggite alle grinfie della rabbia, della gelosia, dell’odio, della malizia e dell'avarizia. Non cercate di scoprire i difetti degli altri, non deliziatevi in essi, quando gli altri mettono in mostra i vostri difetti siatene grati, o mantenetevi quieti come fece il Buddha.

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Il corpo umano vi è stato dato per un grande fine: realizzare il Signore dentro di voi. Se avete una macchina bene equipaggiata, in buone condizioni, la terreste forse nel garage? Il primo scopo della macchina è di viaggiare, entrate e andate, solamente allora vale la pena di esserne padroni. Nello stesso modo il corpo. Procedete, andate verso la meta. Imparate come si usano le facoltà del corpo, i sensi, l'intelletto, la mente, per conquistare la meta e marciare in avanti.

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