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Coscienza

Al di la’ dell’illusione

Pag.17

Voi dovete apprendere e praticare ciò che nella Ghita è detto Vibhaga Yoga. Nell'espressione della Ghita <<Kshetra Kshetrajna-Vibhaga-Yoga>>, il termine Vibhaga significa divisione, discriminazione, separazione di una cosa dall'altra. Comprendere la distinzione tra lo Kshetra (il corpo, il "campo") e lo Kshetrajna (chi ha coscienza, chi conosce il corpo, il "campo") è il significato della frase. Lo Kshetrajna, colui che conosce questo corpo, che è consapevole di tutto ciò che accade, che è il testimone, il Dehi (l'Incarnato) è al disopra di tutte le dualità di dolore e di piacere, di bene e di male.

Pag.35

Così, come la gioia di un sogno sparisce al risvegliarsi, la gioia che si prova nello stato di veglia sparisce al vostro risveglio in Jnana, nella coscienza superiore. Perciò le Upanishad dicono: <<Sorgi, svegliati perché il tempo se ne va veloce>>. Usate il momento finché è disponibile e, il miglior uso che potete farne è di raggiungere la consapevolezza del Divino in tutto. Quando morirete, non sia la vostra morte come quella dell'albero, o della bestia, o del verme, ma come quella di colui che ha coscienza di essere Madhava (divino). Questo è il culmine di tutti gli anni spesi nell'involucro umano.

Discorsi 88/89 volume I

I 3 stati [14] pag.49

Nello stato di veglia si fanno delle esperienze; quando si sogna se ne fanno delle altre; durante il sonno profondo le esperienze sono di tutt'altro genere. I tre stati sono uno diverso dall’altro, ma lo sperimentatore è unico, è la coscienza, presente in tutti gli esseri umani, che non subisce mutamenti col cambiare dello stato fisico.

Il "Conoscitore" [12] pag.109

Se però passiamo a considerare il "Conoscitore del campo", si avverte in esso l'autentica incarnazione dello Spirito. La costituzione del corpo è terra; quella del "Conoscitore" è coscienza. Quella coscienza, detta Atma, risiede nel corpo.

La cassaforte [13] pag.109

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Il corpo è come una cassaforte: non ha il valore dei gioielli in essa contenuti. Similmente, nel corpo abita l'Entità Divina. Gli oggetti di valore, i gioielli, i brillanti e così via dove li conservate? In uno scrigno d'oro? No, di certo! Li conservate in una cassaforte d'acciaio. La cassaforte in se è di scarso valore, ma ce l'hanno i preziosi in essa contenuti. Allo stesso modo, il corpo è la cassaforte che arrugginisce. Tutte le malattie possono colpire solo il corpo fisico; ma dentro quel corpo che arrugginisce e si ammala vi sono Verità, Coscienza e Beatitudine (Sat-Cit-Ananda).

Per riconoscere questa Verità-Coscienza-Beatitudine occorre mettersi in contatto con Essa.

Il desiderio [3] pag.118

Che cosa si sottintende alla parola “desiderio”?. L’identificazione col proprio corpo e il considerare tutto ciò che gli è attinente come fosse di propria appartenenza sono due atteggiamenti che, sostenuti da un forte senso di possesso, generano questa malattia. Identificarsi col corpo e avere considerazione solo per gli aspetti corporei hanno portato l’uomo alla cecità più completa.

Il rimedio [4] pag.118

Ma, esistono rimedi o medicine per questo tipo di malattia? Non ne esiste che uno solo: la cura contro il desiderio è la rinuncia a desiderare. Che cosa si intende per rinuncia o distacco? Quando avrete capito la natura del distacco, saprete come metterlo in atto.

3 dimensioni [5] pag.118

Esistono tre dimensioni: una dimensione fisica, che rappresenta l'aspetto più denso; poi viene un aspetto sottile ed infine quello causale. Quando avrete capito bene la natura di queste tre dimensioni, saprete comprendere perfettamente il distacco.

Il grossolano [6] pag.118

L’aspetto grossolano si riferisce a ciò che è inerte. Le montagne sono fatte di pietra, gli alberi di legno, la terra di fango, il corpo umano di carne: tutta materia inerte. Quando sarete consci di questa inerzia, di questa assenza di vita, sarete liberi dal desiderio di ciò che è grossolano.

Il sottile [7] pag.118

Per comprendere l’aspetto sottile, bisogna esploralo a fondo.

Nello stato di sogno si hanno una gran quantità di visioni. A chi appartengono gli occhi che hanno quelle visioni? Nello stato di sogno si odono molti suoni e parole. Con quali orecchie vengono percepiti? In sogno discutete su chi sia la persona che vi sta parlando. Con la bocca di chi state parlando? In sogno vi vengono presentati dei cibi, di cui percepite il sapore. A chi appartiene quel senso del gusto? In sogno fate passeggiate. Con quali gambe vi muovete? In sogno eseguite un sacco di attività. Con le mani di chi? Durante i sogni, il corpo giace inerte nel letto. Di chi sono le membra che in quello stato lavorano? Chi ha creato gli arti che nello stato di sogno fanno dei movimenti? Non sono altro che frutto dell’illusione. Per tutta la durata delle vostre esperienze, fino al momento del risveglio, avete l’impressione che tutto sia reale. Ma, nel momento in cui vi destate dal sonno, quelle esperienze scompaiono nel nulla. Una volta svegli, non vedete più quelle case e quei palazzi che avevate visto in sogno. Nello stato di sogno, sperimentate come reali tutte quelle cose che, quando avete coscienza del vostro corpo fisico, sono illusorie. Nello stato di veglia, dunque, vedete l’inerte; nello stato di sogno, l’illusorio.

Il causale [8] pag.119

Passando allo stato causale, c’è solo un riflesso. Di chi? L’immagine è il riflesso del Signore stesso.

La ricerca [9] pag.119

Veglia, sogno e sonno profondo vi fanno capire che le esperienze vissute nei tre differenti stati non vi appartengono e questo vi porta ad un senso di distacco. La ricerca è essenziale, se volete una vita priva di desideri e distaccata. In tutte le Scritture vengono offerti differenti metodi di ricerca. Ma, poiché voi non disponete di persone in grado di interpretarle e di spiegarle correttamente, le cose hanno preso il verso sbagliato. Per chi non ha discernimento, un testo sacro è solo un peso. Senza rinuncia non è possibile acquisire conoscenza. Grave è il peso di una mente priva di pace. Il corpo di una persona che non ha la conoscenza dello Spirito, diventa una zavorra.

La vita è sogno [27] pag.123

Che c'è di veramente durevole? Nulla. Le visioni dello stato di veglia non sono quelle dello stato di sogno. Ciò che vedete durante un sogno vi appare come illusorio quando siete svegli. Il sogno non ha consistenza da svegli e quando si sogna lo stato di veglia è inattivo. Voi, però, esistete sia in uno stato che nell'altro. Lo stato di veglia è il sogno del giorno; lo stato di sogno è il sogno della notte. Sono entrambi irreali, non veri. Voi invece siete veri. Non siete il corpo, non la mente, non l'intelletto: siete l'autentica incarnazione dello Spirito.

Soltanto quando ci si rende conto di questa verità, la devozione aumenta e viene in aiuto. Prendete coscienza della realtà che siete la vera incarnazione dello Spirito.

Fisica e Metafisica [28] pag.124

Qualcuno, a volte, chiede: "Dove sta lo Spirito di cui parli? Chi l'ha visto mai?" Esistono persone che l'hanno visto e ne hanno provato immensa gioia, ma costoro non sono facilmente accessibili. A causa del vostro livello di sentimenti, vi sembrerebbero un'utopia. Eccovi un esempio.

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Oggi è mercoledì 19. Così voi dite. Se qualcuno vi domandasse come fate a dire che oggi è mercoledì 19, rispondereste che l'avete visto stampato su un calendario. Ma chi ha compilato quel calendario? Forse degli studiosi; ma su che cosa hanno basato i loro calcoli?

Sull'Astronomia, in quanto queste conoscenze su di essa si fondano.

Come fate a crederci? Da dove è partita questa data? Allo stesso modo, Spirito e Dio provengono dai Veda. L'esistenza dello Spirito ha le sue radici nei Veda. Ma voi non ne siete persuasi, a causa della vostra incredulità, mentre credete nel calendario che si fonda sull'Astronomia. perché‚ sembra che voi diate molto credito alle cose fisiche.

Alla base di ogni cosa esiste una ragione comune e nessuno ha il diritto di criticare, interpretare e condannare questa ragione di fondo.

Conosci tuo padre? [29] pag.124

Un altro piccolo esempio.

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Un ragazzo chiese ad un suo compagno: "Chi è tuo padre?". E l'altro rispose: "Il tale così e cosà è mio padre". "Come lo sai? chiese il primo - Quando nascevi non avevi certo la capacità di riconoscerlo, non ne avevi l'intelligenza sufficiente. Quindi, in base a che cosa affermi che quello è tuo padre?". Quel ragazzo diede allora una bella risposta: "Me l'ha detto mia madre". Nessun altro, infatti, ha il potere e l'autorità di dirci chi è nostro padre. Così pure, sono i Veda a parlarci dello Spirito e di Dio.

Ananta [8] pag.135

Questa Coscienza è infinita (ananta) ed onnipresente. In qualunque forma si adori Dio, qualunque sia il modo di concepirLo, qualunque sia il sentimento che si prova nei Suoi confronti, Egli risponde all'adorazione nella forma con cui Lo si considera, dipendente dal tipo di culto che Gli si tributa. Chi prega Dio così: "O Dio, rimani sempre con me e proteggimi", non sentirà altro che il rumore dei passi del Signore. Chi prega, invece, così: "O Dio, non vedi le mie difficoltà, i miei problemi?", vedrà soltanto gli occhi del Signore. Coloro, la cui preghiera è "O Dio, non sei stato capace di ascoltarmi e di rispondermi?", vedranno solo le Sue orecchie. Dio appare alle varie persone in conformità al genere di preghiera o di pensieri formulati. Questo è quanto si intende sotto l'espressione "Infinito che tutto pervade".

Rettitudine e coscienza [19] pag.176

Incarnazioni del Divino Amore,

non ha senso adorare Dio come incarnazione di Verità, se poi si trascura la verità nella vita quotidiana. Dalla Verità nasce la Retta Azione: questa sgorga dal cuore, infonde una soddisfazione interiore ed è un'espressione della consapevolezza del proprio stato. Fidatevi di ciò che vi suggerisce la coscienza divina. Nessuno agisca contro i dettami della propria coscienza. E’ sbagliato. Agite sempre secondo coscienza: questa è la strada giusta. Il vero culto, dunque, sta nel compiere secondo la propria coscienza ciò che è giusto. Voi pensate una cosa e ne dite un'altra: questo non vi avvicina certo a Dio. Fra pensiero, parola ed azione dev'esserci completa coerenza. Inoltre, sprecate troppo tempo per procurarvi di che vivere.

Essere-Coscienza-Beatitudine [33] pag.189

C'è dunque una sola cosa da rilevare: l'unità della Verità. La Verità è Dio e sta all'uomo seguirla. Essa si trova all'interno di ognuno. I Veda la descrivono come Essere, Coscienza e Beatitudine. Queste tre dimensioni sono presenti in ogni cosa. Per quante differenze si possano notare fra un oggetto e l'altro, unica è l'impronta di Verità in ciascuno: la Verità dell'Essere, a cui la Coscienza conferisce splendore e da cui si trae quella gioia che è Beatitudine.

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Ecco qui, per esempio, un bicchiere. Questo bicchiere è in essere. La coscienza lo rende visibile, ora sotto forma di un bicchiere d'argento ma, con un giusto procedimento, può essere trasformato in un vassoio. Il bicchiere può mutarsi in vassoio, ma non l'argento che rimane identico a se stesso. Similmente, Essere, Coscienza e Beatitudine sono tre caratteristiche comuni ed immutabili in tutti gli esseri umani.

Sat-Cit-Ananda [2] pag.201

In qualsiasi parte del mondo c'è il buono e il cattivo, ci sono gli intelligenti, gli eruditi e gli illetterati; ci sono i ricchi e i poveri. Ma l'elemento comune a tutti è l'Essere-Coscienza-Beatitudine (Sat-Cit-Ananda). Tutte le Sacre Scritture del mondo hanno presentato Dio come l'Unico che impersona l'Essere-Coscienza-Beatitudine, il Supremo Stato Divino. In tutto l'universo manifesto, in ogni oggetto materiale e nell'uomo si cela questo triplice Sat-Cit-Ananda. Ma, mentre negli oggetti materiali ci sono solo l'Essere e la Coscienza, negli esseri viventi c'è in più la possibilità che si manifesti anche la Beatitudine. Tuttavia, anche quel tipo di gioia è solo temporaneo.

Il riflesso di Dio [4] pag.228

L’uomo, dunque, non è altro che un’espressione della Coscienza Cosmica. Ma il cuore che orienta quell’amore verso le cose materiali, perde la capacità di riconoscere la sua Divinità. Legandosi al mondo esteriore, la mente si deteriora, si corrompe l’originaria purezza di quell'amore e, per conseguenza, all’uomo riesce impossibile scorgere nel proprio cuore il riflesso di Dio. Quand’egli invece orienta il suo amore verso il Divino, raggiunge una pura esperienza di quella Divinità che gli è inerente.

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Se agitiamo l’acqua, anche i riflessi della sua superficie si scomporranno. Se l'acqua è nitida e placida, il riflesso della luna sarà molto nitido, mentre in acque torbide, anche la luna che vi si riflette sembrerà sporca. Così pure, se il lago della mente è confuso e volubile, anche l’amore che vi si riflette ne risulterà distorto. Se la mente dell’uomo è stabile, pura e nitida, il riflesso della Divinità sarà altrettanto puro e nitido.

Poiché l’uomo d’oggi ha una mente ossessionata da una miriade di cose materiali che la inquinano, la sua esperienza del Divino rimane inibita, sebbene tutto ciò che si vede ci parli di Dio.

Dio Persona [30] pag.235

E’ stato detto che Ishvara, ossia la più alta personificazione dell’Assoluto, ha tre forme. La prima è la Forma Cosmica, la totalità della manifestazione grossolana. La seconda è il Germe d’Oro o l'Uovo Cosmico, ossia la totalità della manifestazione sottile, l’origine di ogni creatura. La terza è l’Ente Causale - Quando si capisce il significato di queste tre forme, si è in grado di comprendere Ishvara, la Persona Suprema.

La Forma Cosmica [31] pag.235

Che cosa si intende per Virat-Svarupa, cioè la "Forma Cosmica”?

Si dice che Krishna abbia mostrato ad Arjuna la Sua Forma Cosmica, ma non è corretto: Virat-Svarupa è Vishvarupa, ossia l'Onnipresente, "Colui che si assume tutte le forme”. Tutto il mondo fenomenico, visibile ai nostri occhi è Dio stesso. Tutta la miriade di forme e nomi nell’universo è contenuta nella Sua Forma. Questa prima Forma viene definita jagrat, la Forma Cosmica sperimentata nello stato di veglia.

Il "Germe d'oro" [32] pag.235

La seconda forma è il Divino che si sperimenta nello stato di sogno: Hiranyagarbha, il "Germe d’oro”. Nello stato di veglia, ci serviamo della lingua per parlare, degli occhi per vedere e delle orecchie per sentire. Nello stato di sogno, compiamo lo stesso molte azioni, ma con quali mani? In sogno si cammina molto, ma con quali gambe? E con quale bocca si fanno tutte quelle conversazioni durante il sogno? Quando nello stato di sogno tutti i sensi sono assopiti, in quale modo ci sono tutte quelle esperienze sensoriali? Questa è la forma sottile della manifestazione divina.

L’Ente Causale [33] pag.235

La terza forma è l’Ente Causale. Non avendo una specifica forma, viene definita Avyakti, la Non-manifestazione, il piano causale-informale. Tuttavia è presente la Beatitudine e la coscienza di quell’esperienza. Fisico, sottile e causale sono le tre forme di Visvarupa, Hiranyagarbha e Avyakti. Voi siete la medesima persona che ha esperienza dello stato di veglia, di sogno nello stato di sonno e che gode la beatitudine dello stato di sonno profondo. L’unica entità esistente nei tre stati è l’Essenza Divina che si esprime col corpo nello stato di veglia, con la mente nello stato di sogno e con la Pura Coscienza nello stato di sonno profondo. E’ il principio di Ishvara che li unifica tutti e tre.

Discorsi 88/89 volume II

La Pura Coscienza [8] pag.67

L'uomo è l'incarnazione della Pura Coscienza: soltanto chi è puro la può sperimentare. La mente dell'impuro vive nel fango. Bisogna saper riconoscere la differenza fra chi vive nella Pura Coscienza e chi vive nel fango. Anche nell'uomo vive questa Divinità, ma nonostante ciò egli si fa condizionare dal tipo di rapporto che ha instaurato con la natura.

La voce della coscienza [17] pag.232

Incarnazioni del Divino Amore,

non si può comprendere la natura di Dio e il Suo Essere Divino. Se ciascun individuo esaminasse attentamente la propria condotta e la sottoponesse all'esame della sua coscienza, saprebbe valutare se c'è del giusto o dello sbagliato in ciò che fa. Quando siete in agitazione o adirati, vi può capitare di usare parole offensive contro qualcuno, ma quando cominciate ad essere un po' calmi e controllati sono il cuore e la coscienza che parlano.

Coscienza divina [16] pag.238

Per entrare in stretta relazione con Dio occorre capire la verità che Dio non va confinato in alcun posto, perché è dappertutto. Non c'è un luogo dove Egli non sia. Voi stessi siete Dio. Eliminate la coscienza di essere corpo ed avrete istantaneamente la visione del Signore.

Lo stato di veglia [17] pag.239

Numerose sono le esperienze che avete durante lo stato di veglia. Vi rallegrate del creato in tutti i suoi aspetti. Vedete il mondo costituito dai cinque elementi riposare sui suoi 19 piedi. Questi 19 piedi sono i 5 organi di azione (Karmendriya), i 5 organi di conoscenza (Janendrya), i 5 soffi vitali (Prana) la mente (Manas), l'ego (Ahamkara), l'intelletto (Buddhi) e la coscienza (Citta). In questo momento siete svegli. La Divinità che pregate e che vi è accessibile nello stato di veglia si chiama Viratasvarupa e significa che il cosmo intero è la Sua Forma. Si chiama anche Virajasvarupa, cioè Colui che conferisce beatitudine al mondo ed è l'autentica incarnazione del Sat-Cit-Ananda, l'Essere-Coscienza-Beatitudine.

Lo stato di sogno [18] pag.239

Quando però entrate nello stato di sogno, perdete contatto con quello di veglia, vi abbandonate al sonno e incominciate subito a sognare. Anche durante lo stato di sogno continuate ad avere quei 19 piedi, ma ora sono in forma sottile. Da dove hanno origine? Si sono creati da soli. Chi sogna ,si trasforma in tutte queste esperienze che fruisce. In questo stato di sogno, Dio si chiama Taijasa, che significa "il Luminoso". Altro nome attribuitoGli è Hiranyagarbha, che vuol dire "Colui in cui c'è tutto". Hiran-yagarbha è Colui che crea il mondo esterno a Sé, lo proietta fuori e ne gioisce.

Lo stato di sonno profondo [19] pag.239

Il terzo stato viene chiamato Sushupti, lo stato di sonno profondo. Esso si riferisce ad un intenso e confortevole sonno. Nel sonno profondo dimenticate voi stessi, vi smarrite e godete una perfetta beatitudine. Là esiste soltanto Prajna, una completa e costante consapevolezza. In questo stato di sonno profondo, Dio prende il nome di Prajnanam Brahman. In definitiva, nello stato di veglia la Divinità è Visva (il Tutto considerato nella sua unità), nello stato di sogno è Taijasa (il Luminoso) e nello stato di sonno profondo è Prajna (coscienza in stato di unità indistinta e priva di alterità).

Quello [20] pag.239

Tutte e tre queste forme, però, si riferiscono all'unica Entità, l'unico Dio. Eliminate i tre differenti stati e rimarrà soltanto Lui, l'unico Principio Divino. E’ lo stesso Dio che vi fa gioire nello stato di veglia ed in quello di sogno e la beatitudine che godete nello stato di sonno profondo è ancora il medesimo Dio. Quando avete superato i tre differenti stati, vi identificate con Quello: Tat Tvam Asi, "Quello tu sei". Ciascuno di voi ha in sé questo divino principio del Tat Tvam Asi.

Onnipresenza divina [21] pag.240

Non c'è alcun bisogno di andare a cercare qualcos'altro. Dio è in ogni luogo. Dappertutto potete trovare i Suoi piedi, la Sua testa, i Suoi occhi. Voi stessi siete Dio, il substrato di tutto ciò che esiste. Purtroppo dimenticate la vostra reale natura e perciò andate cercando Dio fuori di voi durante lo stato di veglia, invece di scoprirLo dentro di voi, nell'unità dei tre stati.

In tutto c'è Coscienza [22] pag.262

Incarnazioni del Divino Spirito!

Sappiate intravedere in ogni essere umano questo Spirito. Lo Spirito è Dio e voi ne siete l’incarnazione. Parlando di Dio, si intende la Coscienza, di cui ogni cosa al mondo è dotata. Non c'è nulla che sia privo di coscienza: tenete ben presente questa grande verità e vivete la vostra vita secondo una visione divina. Esiste un solo Creatore di tutto, ed è il Principio dell'Universo, Dio, il Quale entra nella manifestazione dei nomi e delle forme. Questo Principio Divino viene definito anche come il "Loto del cuore". Si dice anche che l'intera creazione sia scaturita dall'ombelico del Signore.

Corso estivo 1990

Conscio, Coscienza, Consapevolezza [15] pag.129

Non è facile capire la natura del principio di coscienza.

Esistono tre aspetti della coscienza, che dipendono dalla combinazione coi vari aspetti della personalità umana. Quando si combina coi sensi, la coscienza o consapevolezza va sotto il nome di "conscio". Quando si associa alla mente, la chiamiamo "coscienza" e, quando è col sé, è "Pura Consapevolezza". Sono tre termini usuali ed entrati ormai nel linguaggio convenzionale di tutti i giorni, come diciamo che un medico è cardiologo, un altro otorinolaringoiatra, e così via. Allo stesso modo, tutti gli uomini sono incarnazioni di un solo ed unico Sé, sebbene essi siano impegnati in attività diverse come agricoltori, commercianti, impiegati statali, operai, ecc. Finché si ha un corpo, i sensi, la mente e tutto il resto, è molto difficile sperimentare l'unità del Sé. Ma non per questo si deve rinunciarvi o abbandonare l'impresa, perché avere l'esperienza del Sé vale ben più di ogni sforzo compiuto.

Tre stati di coscienza [16] pag.129

Finora abbiamo considerato il corpo umano come un cocchio trainato dai cavalli dei sensi, con la mente come redini e l'intelletto come cocchiere. Ma bisogna rendersi conto che tutti sono asserviti all'unico padrone, l'Atma, il Sé. Lo stato di veglia simboleggia le qualità ragiasiche, connesse con l'attività (rajoguna); lo stato di sonno profondo è simbolo delle qualità tamasiche, l'inerzia (tamoguna); lo stato di transizione fra veglia e sonno simboleggia le qualità sattviche (sattvaguna), l'equilibrio e l'armonia che sono nella natura del Sé. Per apprezzare la natura del Sé, dovete comprendere che cosa si intende per conoscenza del Sé. Domani discuteremo il tema della Conoscenza dell'Atma (Atmajnana), ossia della Conoscenza del Sé.

La scienza di Dio

Coscienza Cosmica in pienezza [7] pag.15

Il mondo oggettivo e materiale è ciò che vedono i nostri occhi, che piace ai sensi, che affascina le nostre menti ed informa il nostro cervello. Ma in questo mondo, e attraverso di esso, c'è un mondo immateriale soggettivo raggiungibile. Una volta conosciuto questo, entrambi i mondi si rivelano come espressioni parziali della stessa indivisibile Coscienza (chaitanya). I due si integrano insieme nell'Unica Pienezza (Purnam). L'Individuale (Jiva), che è complementare, sorge dal Parabrahman, dalla Pienezza dell’Assoluto. Quando l'Individuale (Jiva) lascia il corpo fisico in cui è racchiuso, l'eterna Coscienza Universale torna alla Sua Unica Pienezza originaria, il Principio dell'Assoluto (Parabrahman). Purnam adam: "Quello è Pieno". Purnam idam: “Questo è Pieno". Purnat purnam udachyate: "Dal Pieno sorse il Pieno"; Purnasya (Dal pieno) purnam adaya (quando il pieno è tolto) purnam eva (il pieno solo) avashishyate (rimane): "Se si toglie il Pieno dal Pieno, non rimane altro che il Pieno".

Interiorizzare la ricerca [3] pag.88

Occorre innanzitutto che la coscienza (citta) sia dapprima distaccata dal mondo degli oggetti 81 e sia volta all'interno verso la consapevolezza dell’Atman.

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I semi possono germogliare in fretta, solo se il terreno è ben arato. Allo stesso modo, il seme della saggezza atmica, della Vidya, può germinare nel campo del cuore (hridaya kshetra) solo se ha subìto il necessario processo di affinamento.82

Dhyana

I quattro stati di coscienza pag.67

L’unico onnipervadente Brahman permea tutto l’Universo degli oggetti animati ed inanimati. Questo Brahman onnicomprensivo ha assunto la forma udibile della parola primordiale AUM. In questo Sommo Parabrahman sono sintetizzati quattro inseparabili elementi: Vishva, Taijasa, Prajna e Turiya. Lo stato di veglia (Jagratavasta), è lo stato di coscienza ordinario ed è in relazione col mondo grossolano della materia. Fornisce una conoscenza empirica del mondo fenomenico, servendosi di sensazioni e di percezioni. Possiede diversi modi di conoscenza ed essi sono costituiti dai cinque organi di azione (Karmendriya), dai cinque organi di percezione (Jnanendriya), le cinque energie vitali (Prana), la mente (Manas), l’intelletto (Buddhi), la coscienza (Citta) e l'ego (Ahamkara). Questi 19 aspetti della conoscenza sensoriale o empirica nello stato di veglia si integrano fra loro. In sostanza, è questa conoscenza che brama ardentemente i piaceri del mondo materiale. Lo stato di coscienza di sogno (Svapnavasta), ha la facoltà di riconoscere ed avere a livello subconscio una pallida idea della sacra esperienza di divinità e santità. E’ correlata ad aspetti più sottili della conoscenza ed esperienza umane. In questo stato si hanno impressioni più sottili delle esperienze di veglia. Lo stato di Prajna (Prajnavasta) e quello di Turiya (Turiyavasta) hanno caratteristiche differenti. Il Prajnavasta è uno stato di coscienza trascendentale, in cui la dicotomia fra il grossolano ed il sottile scompaiono nella supercoscienza: rimane il puro "Prajna", ossia la coscienza di Divinità. In questo stato, le facoltà di differenziazione e diversificazione della mente sono inattive. Ecco perché si sostiene che il Prajnana è Brahman. E’ per venire incontro allo scalatore di questa vetta della Divinità che Krishna ha esposto nella Bhagavad Gita la “Sadhana di Dhyana", il sentiero della Meditazione. Nel Prajnavasta tutti i desideri mondani e le smanie vengono sublimati nella beatitudine di un'esperienza spirituale. La brillante luce del Prajnana risplende stabilmente in questo stato di coscienza più elevata. Il Turiyavasta è il più alto stato di coscienza, dove si sperimenta l'essenza dell’Atma. Il discepolo fa esperienza della tranquillità, della Divinità e della non-dualità. Si tratta di uno stato di supercoscienza puro, placido e stabile, in cui tutti gli attributi discriminanti e differenziali sono trascesi e assorbiti nell'eterna ed assoluta Realtà di Brahman. La recita o il canto dell’AUM (Omkara) contempla la fusione dei tre suoni primordiali: A, U e M. Queste tre lettere rappresentano rispettivamente lo stato di coscienza di veglia, di sogno e di sonno profondo e simboleggiano anche Brahma, Vishnu e Mahesvara, la Trinità che personifica le realtà corrispondenti ai tre stati di coscienza sopra menzionati. Come in un rosario un filo trapassa i grani per tenerli insieme, così Brahman trapassa tutte le anime e le fa essere interdipendenti e correlate fra loro. L'autorealizzazione consiste nell'immediata, intima e uniforme comprensione dell’Assoluto, suprema ed integrale realtà di Brahman: è una mistica esperienza che oltrepassa mente, spazio e tempo. Dhyana è un sussidio per raggiungerla. L'occhio non può vedere se stesso. Allo stesso modo, l'Atma non può vedersi. Se una bambolina di sale viene perduta nelle profondità del mare, vi si scioglie e diventa irrecuperabile. Così pure, il Jivatma che cerca il Paramatma perde la propria individualità e identità. Brahman è un oceano che non si può scandagliare. L'anima di una persona che va in cerca di Dio diviene una con Dio. L'Atma e il Paramatma sono ontologicamente identici e non duplici. Non sono che aspetti del livello di coscienza più elevato. Nella Meditazione, la mente, l'intelletto e i vari sensi sono trascesi per mezzo dell'autocontrollo. Nello stato superconscio di Dhyana, tutti i dualismi, le dicotomie, le differenze e le relatività scompaiono. Dhyana è sinonimo della conoscenza assoluta della Divinità: è una visione ed una via verso il Divino, che conduce al Sat-Cit-Ananda, ossia alla Realtà integrale dell'Essenza-Coscienza-Beatitudine. Essa fa raggiungere la beatitudine senza fine, conferisce la beatitudine dell'Atma ed ottiene all'uomo la suprema beatitudine e la beatitudine dell'assenza di dualismo.

Dio è unità

Capitolo VII. 6. Vedere l'illimitato nel limitato

L'Onnipresente non può essere assente dall'icona o dall'immagine! Non dobbiamo ridurre Dio ad un'icona ma affermare e realizzare che Egli è anche l'icona. Eleviamo l'immagine alle dimensioni dell'assoluto, facciamola espandere oltre la sua cornice e, con la pratica della disciplina spirituale, giungeremo lentamente a renderci conto che l’immagine può aiutare la mente a superare i suoi limiti.

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Quando il Re di Alwar nel Rajasthan arguì davanti al grande Santo Vivekananda che Dio non poteva mai essere visto nel dipinto di un artista, Vivekananda chiese al primo ministro che stava ai piedi del Re, di prendere la sua foto dalla parete e di sputarvi sopra. Disse. "non dovete esitare! Il Re ha appena detto che essa non è che un insieme di colori su di un canovaccio e di non confondere quel dipinto con lui!" Ma tutti si ritrassero con paura. La foto del Re era per loro un oggetto degno di adorazione.

Le sedici modalità di culto, indicate dalle Scritture per aiutare l'aspirante ad essere consapevole di trovarsi davanti alla vera presenza divina e che quindi ogni suo gesto ed ogni suo atto devono essere motivati dalla devozione, garantiscono una mente purificata dall'ego.

Questo processo purifica tutti i livelli della coscienza: "la cittha buddhi", che dev'essere libera da falsi impulsi. A che serve cucinare una vivanda rara e costosa in un recipiente sporco, o piantare un seme in un terreno sabbioso? I riti svolti con il cuore impuro sono una perdita di tempo, mentre anche un breve ma sincero rito, fatto con la coscienza di essere di fronte a Dio, porterà ben maggiori frutti. Il grande santo del Tamil Thiruthondar confessò che adorava un idolo del Signore per purificare la propria mente. State attenti però, non date troppa importanza alla pietra (cioè al materiale che simbolizza il divino) perché altrimenti Egli sparirà dalla vostra vista. Il materiale e la forma sono inseparabili, ma il ricercatore deve soffermarsi sulla forma prediletta perché si manifesti in tutta la sua gloria piuttosto che sul materiale di cui essa è fatta. Deve trattenersi lungamente e profondamente sul pensiero che Dio si trova in ogni particella dell'universo senza limiti di tempo e di spazio.

Capitolo VII. 8. La via del saggio

Dovete avere la capacità di nuotare attraverso le onde della gioia e della sofferenza, della perdita e del guadagno e impadronirvi dell'arte di essere perfettamente calmi ed inattaccabili, qualunque cosa possa accadere al vostro corpo, ai vostri sensi, alla vostra mente, che sono inerti quando l'interiore "sé", che è intelligenza e coscienza, non li stimola. E’ un'arte nella quale dovete perfezionarvi e se siete coscienti che lo Spirito è la vostra stessa intima realtà, potete andare con sicurezza a fare il giro del mondo alla velocità che vorrete. L'uomo è malato, ma ricorre a rimedi che non possono curarlo. Fate da soli la vostra diagnosi, scoprite la causa del male, usate appropriati rimedi: questa è la via del saggio. Non correte dietro a ciarlatani ed a pseudo panacee. Seminate l'amore, preparate il terreno del vostro cuore rimuovendo le erbacce, fate sviluppare i semi bagnandoli con la fede ed avrete i boccioli della fortezza: più tardi sarete certi del frutto della pace. Questo dev'essere il vostro dovere ed il vostro voto. Lo scopo è sempre lo stesso qualunque sia il maestro o l'istituzione, e la via è quella tracciata anticamente dai santi, che può anche essere illustrata come una dimora a 4 piani: il piano terra è il "Karma yoga" e gli altri piani sono la devozione, la saggezza e il distacco. Quando un frutto sta per nascere può essere paragonato al "Karma", cioè al campo di attività comune a tutti, e che è il primo passo nella disciplina spirituale. Quando è maturo, come colui che riesce a liberarsi dall'egoismo e dalla cupidigia, è paragonabile all'adorazione che conduce al secondo piano della casa divina. Quando è stagionato e dolce è come l'abbandono totale alla volontà suprema e l'aspirante si trova al terzo piano, quello della conoscenza. Infine il frutto cade dall'albero ed è simile al distacco totale del discepolo che ha così finalmente raggiunto il quarto piano della divina dimora. L'amore puro è la forza motrice del "Karma yoga", lo yoga dell'azione; è il respiro dello yoga della devozione; è universale ed infinito nella più alta forma di saggezza; e vede il Signore ovunque ed in tutte le cose quando il distacco perfetto è stato conquistato.

Quelli che Dio ama di più

LEZIONE N. 2

1- pag.23 LA MATERIA, LA MENTE, LA COSCIENZA

 

Nella Ghita il Signore Krishna ha dichiarato: <<Io proteggerò chiunque si arrenderà a Me e prenderà rifugio in Me ed i suoi peccati saranno cancellati>>. L'aspirante che vuole progredire nel campo spirituale dovrà fare tesoro di questa dichiarazione e tenerla sempre nel suo cuore. In questo vasto mondo si possono vedere tante cose, risultato dell'<<illusione>> che si ha, vivendo in esso. Questa <<illusione>> o mondo è chiamato: <<bhutakasam>> e rappresenta solo un infimo aspetto degli infiniti poteri di Dio; Si dice che questi mondi sono solo una frazione del piede di Dio, è impossibile, pertanto, capire la Sua grandezza. I Veda hanno dichiarato che Dio pervade l’Intero universo e lo supera di 10 <<pollici>>. Lo yoga della devozione o <<bhakti yoga>> afferma che Dio è Omnipervadente, cioè non vi è posto dove Lui non sia. La luna che è centinaia di migliaia di kilometri dalla terra, il sole che lo è per milioni di migliaia; le stelle per miliardi, sono tutti <<bhutakasam>>. Questo è l'aspetto materiale o grossolano; il Cosmo. <<Bhutakasam>> così grande e così vasto, occupa tuttavia solo una piccola parte della <<chittakasam>> che è per natura sottile e si riferisce alla sfera mentale (mente cosmica). Il <<bhutakasam>> rispetto ad essa, è come un atomo. Questa <<chittakasam>> tuttavia, se comparata a sua volta alla <<chidakasam>> è molto piccola. <<Chidhakasam>> è la forza causale (La coscienza cosmica). Questi tre elementi sono così vasti ed indescrivibili, che i Veda dichiarano che è impossibile definirli a parole e, che l'umana immaginazione non è in grado di afferrarne la realtà. <<Bhutakasam>> è materiale, <<chittakasam>> è sottile, <<chidakasam>> è causale. Il principio di Dio che è chiamato <<Mahakalaswarupa>> (La forma dell'Eternità) trascende tutti e tre ed il nostro compito è di trovarLo. Per l'uomo comune capire, identificare e riconoscere questa grande verità è un compito quasi impossibile. Dio che è il Signore di tutti i mondi ed il Maestro del tempo, non è facilmente alla portata dell'uomo che ha capacità limitate. La via più facile per comprenderlo è il <<bhakti yoga>>, o la via della devozione.

3 - pag.25 IL POTERE DELL'UOMO E IL POTERE DI DIO

Le capacità dell'uomo sono limitate e non riescono ad afferrare questi principi e verità sottili. Se una persona vuole un po' d'aria prende un ventaglio, mentre quando c'è una tromba d'aria ci sarà anche una grande ondata nell'oceano e gli alberi verranno sradicati dalla sua potenza. Quando l'uomo vuole estrarre l'acqua da un pozzo, la può estrarre solo in quantità limitate, mentre quando c'è un forte acquazzone i fiumi ed il mare tendono ad unirsi. Se volete la luce dovete accendere una candela o una lampada, ma essa sarà debole in confronto alla luce del sole. Il ventaglio, il pozzo e la candela sono paragonabili al potere dell'uomo, la tromba d'aria, l'acquazzone ed il sole al potere di Dio. Come è possibile raggiungere questo potere illimitato che Dio incarna, con le limitazioni dell'essere umano? Il metodo può essere definito come <<surrender>> o resa. Il Signore ha dichiarato. <<Arrenditi a Me, Io distruggerò tutti i tuoi peccati e ti darò la suprema posizione che è Mia>> Ecco un esempio per cominciare a capire.

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Questo mondo che vedete è <<bhutakasam>>, il mondo della materia, ed assume una certa forma nella mente, che è chiamata <<chittakasam>>. A sua volta, questa è compresa nella <<chidakasam>>, la coscienza. Dio prende la forma di un piccolo atomo in questa <<chidakasam>> (sfera causale). E’ così che l'infinito viene imprigionato nel cuore del devoto e si trova nella sua coscienza, come la coscienza stessa. Una volta, il saggio Narada desiderava il <<darshan>> di <<Narayana>> (Dio), ma <<Narayana>> gli chiese: <<Narada! Sei capace di il segreto di <<bhutakasam>> o del mondo riconoscere ed identificare materiale? Ci sono cinque elementi in natura: la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria e l'etere, quale, secondo te, è il più grande?>> Narada rispose: <<La terra!>> e Narayana gli disse: <<Solo perché essa è materiale ti sembra più grossa, ma non è forse coperta per 314 dall'acqua? Se viene sommersa dall'acqua, è più grande l'acqua o la terra? Narada confesso che l'acqua era più grande. perché poteva coprire la terra. Narayana continuo: <<Agasthya (un saggio che possedeva straordinari poteri) inghiottì l'intero oceano con un sorso. Credi ancora che sia l'acqua la più grande?>> <<No!>> rispose Narada <<è certamente Agasthya>>. Ma, disse Narada, il cielo è più grande di Agasthya. Allora Narayana rispose: <<I1 Signore è stato capace di coprire con un Suo piede entrambi, cielo e terra! Pensi che sia più grande l'etere o il Signore?>> Se il Suo piede è così grande, cosa sarà allora della Sua intera forma? <<Pensate allora al devoto che è capace di imprigionare il Signore nel suo cuore. Chi è più grande, Dio o il devoto?>> chiese Narayana. Il potere di legare il Signore che è infinito è nelle capacità e nel potere del devoto. Se questo potere e queste capacità pero non sono manifeste, non serve a nulla possederle. Dio può essere legato dalla corda dell'amore e, quindi, la <<bhakti marga>> (la via della devozione) è la via migliore.

Se prendete una goccia d'acqua dall'oceano e la mettete in un palmo della vostra mano, vi sembrerà molto piccola, ma se la rimettete nell'oceano, essa diverrà di nuovo una cosa sola con l'immenso oceano. Se il piccolo <<uomo>> si unisce con il potere infinito di Dio, diventerà infinito e potentissimo. Questo particolare processo di unirsi a Dio è chiamato il cammino della devozione.

Ma se guardate il comportamento dell'uomo oggi, capirete che non può comprendere l'onnipotenza di Dio, il Maestro della creazione: egli è pronto ad inchinarsi davanti ad un primo ministro o ad un piccolo ufficiale del governo. mentre è incapace di mostrare obbedienza ed umiltà davanti a Dio! Il motore della creazione, Dio, non è trattato come si dovrebbe! Ecco perché gli uomini non sono capaci di capire cosa vi è dietro ogni cosa. Se l'uomo capisse che ogni cosa è una parte di Dio, non potrebbe cadere in continui errori. Se l'albero che soddisfa tutti i desideri è in voi, perché soffermarsi su di un piccolo insignificante fiore? Se solo foste capaci di riconoscere i benefici che potreste ricavare nell'avere la mucca celestiale in casa vostra, non agireste mai in quel modo! Ma la vostra piccola mente vede grandi le cose minime! Voi siete attratti solo da cose piccole, perché immaginate che il vostro potere sia limitato, ma, in verità, non è così! Voi siete una piccola persona perché vi identificate con il vostro corpo. Ma se da questo sentimento di identificazione salite allo stadio più elevato. <<Io sono il <<Jivatma>> (Io sono una fiamma del fuoco eterno) da quello stato potrete arrivare al <<Aham Brahmamsi>> (Io sono <<Brahman>>) o lo stadio della <<adwaitha>> o la non dualità. <<Aham dehamsi>> , io sono il corpo, è lo stadio della dualità <<dwaita>> e, questo dualismo, è il luogo di nascita della sofferenza mentre, se uno si identifica con 1'<<atma>>, tutto diventa gioia. Dovremmo cercare di sviluppare questo modo di pensare e giungere ad identificarci con 1'<<Atma>> e non con il corpo.

4 - pag.30 NIRGUNA E SAGUNA

Il <<Bhakti Yoga>> descrive due tipi di adorazione: <<Saguna Upasana>> e <<Nirguna Upasana>>. Culto di Dio con attributi e culto di Dio senza attributi. Esso ha inoltre distinto l'adorazione in <<sakara>> e nirakara (l'aspetto di Dio con una forma e senza una forma) Essa ci ha insegnato che il migliore ed il più sicuro per il devoto è quello senza attributi e senza forma, ma che, sino a quando l'uomo è attaccato e crede di essere il corpo, gli è impossibile raggiungere lo stadio <<nirguna>> e <<nirakara>>. Quando sarà in grado di vincere i propri attaccamenti al corpo ed al mondo, allora solo potrà adorare Dio senza forma e senza attributi. Ecco perché il Signore Krishna ha detto che sino a quando la coscienza di essere il corpo persiste, l'individuo non potrà raggiungere l'aspetto <<nirakara>> di Dio.

Un <<sadhaka>>. o un devoto, all'inizio deve partire con l'adorazione di Dio avente attributi e con una forma, e, dopo qualche tempo, potrà penetrare l'aspetto <<nirakara>>. Vi sono alcuni che pensano che è possibile adorare la <<Visvarupa>> o la forma cosmica di Dio, detta anche <<Visvaviratrupam>>, ma essa, in fondo, non è che un'altra forma che può essere descritta come <<chittakasam>>. Nello stadio della veglia l'influenza della mente e dei sensi è molto forte; durante il sonno con sogni non vi è l'influenza dei sensi - ma la mente opera lo stesso. Nello stato causale o sushupthi, la mente non esiste. Il primo stadio è <<bhutakasam>>, la mente è <<chittakasam>>, mentre <<chidakasam>> trascende la combinazione della mente e degli organi sensoriali. Solo nel sonno profondo si potrà avere l'aspetto <<nirguna>>. Non possiamo basare la nostra esperienza solo su <<sakara>> (il mondo dei nomi e delle forme). Tuttavia, entrambi <<sakara>> e <<nirakara>> (il mondo dei nomi e delle forme ed il principio del senza forma) sono essenziali per un <<sadhaka>> (aspirante spirituale). Esse sono come le due ali per un uccello, o le due gambe per l'uomo. La meta può essere raggiunta con le due gambe di <<sakara>> e <<nirakara>> mettendole una dopo l'altra e prendendo come supporto la precedente. E’ importante sapere che <<sakara>> è transeunte mentre <<nirakara>> è permanente.

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Eccovi un piccolo esempio: nel <<mandir>> di Prasanthi Nilayam c'è un migliaio di persone sedute per una o due ore, ed insieme a queste persone c'è anche Swami. Questa esperienza è associata con i limiti di tempo e con l'azione.

La stessa cosa può essere sperimentata quando tornate a casa, rivivendola nel pensiero. Un migliaio di persone, Swami ed il mandir. Essa è registrata nella nostra <<chittakasam>>. Nella nostra esperienza da svegli, abbiamo visto ciò che è accaduto nel <<mandir>>. Quando siamo a casa incominciamo a pensare al perché questa esperienza ci è entrata nel cuore. Questa visione è rimasta permanente e sarà sufficiente fare riferimento ad essa nella nostra <<chittakasam>>. Dopo averla sperimentata allo stato di veglia, diventa una registrazione permanente nella nostra <<chittakasam>> (coscienza). Senza, tuttavia, sperimentare questo <<sakara thathwa>> (questo principio del mondo dei fenomeni) non potrebbe esistere una permanente impressione nel cuore, (coscienza o chittakasam) Allo stesso modo, qualunque cosa voi sperimentate in <<sakara>> e <<saguna>> (nome e forme) potrete sperimentarla successivamente in <<nirguna>> e <<nirakara>> (senza forme, senza attributi).

Ad esempio, per insegnare la parola <<sedia>> ad un bambino, affinché gli appaia chiara la forma, non basta solo pronunciarla; dovete mostrargliela e quindi chiedergli di ripetere il nome. Il bambino allora ricorderà questa parola perché la assocerà con la forma della sedia che gli avete mostrato. La forma della sedia è instabile, l'elemento permanente è provato da quello impermanente, così la Divinità è <<nirakara>> e dobbiamo associarla ad una particolare forma per capirla.

3 - pag.80 LA GHIRLANDA DI <<BRAHMA>>

La Ghita insegna che, al posto di sviluppare gli attaccamenti, ed esserne poi disillusi quando le cose accadono, è molto meglio, sin dall'inizio, sviluppare il distacco verso le cose e gli oggetti del mondo. L'uomo che non riconosce la verità insita in questa saggezza, opera e pianifica molte cose. Smettetela di pensare sempre: <<Devo fare questo, devo fare quello!>> Qualunque seme piantate in qualunque terreno, ne avrete di ritorno le conseguenze. Se il seme appartiene ad una categoria il frutto sarà della stessa natura. Qualunque azione darà i frutti appropriati che vi verranno donati da Brahman sotto forma di una ghirlanda. Quando uscite dal seno di vostra madre non avete intorno al vostro collo nessuna ghirlanda né d'oro né di perle. Ma una ghirlanda invisibile ci sarà, formata dai frutti delle attività e delle azioni che avete fatto durante molte vite. Questa è la ghirlanda che ci è data da Brahman. Essa non si vedrà fisicamente, ma sarà là per tutto il tempo della vostra vita. Le persone che conoscono questa verità e cioè che per ogni azione ci saranno delle conseguenze, cercheranno di fare solo buone azioni, intraprendere buone attività ed avere buoni pensieri. Questo è quanto insegna la Ghita, come uno speciale esercizio e <<sadhana>> per i devoti.

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Il Re Janaka aveva una straordinaria competenza nella conoscenza di Brahman ed era chiamato il Re del <<Videha>> che vuol dire: non avere il sentimento di essere il corpo. Una notte, dopo avere cenato, discusse certe cose con i suoi ministri e, quindi, andò a letto un poco più tardi. La Regina che lo vide stanco, chiese alla servitù di andarsene perché non voleva disturbarlo. Dopo un po' di tempo, improvvisamente, il Re Janaka si sveglio ed incomincio, in modo strano, a chiedere; <<E’ questa la Verità o è quella? E’ questo o è quella?>> La Regina cercò di capire cosa stesse dicendo e si spavento. Egli continuava a chiedere; <<E’ quella la verità o è questa?>> La Regina allora chiamo i ministri e gli altri dignitari e, tutti insieme, chiesero al Maharaja che cosa ti tormenta? Qual'è il tuo dubbio? Che cosa vuoi? Ma il Maharaja non li ascoltava. I ministri allora chiamarono il Saggio <<Vashista>>, il quale venne e chiese al re: <<Che cosa vuoi? Qual'è il tuo dubbio? Posso chiarirlo?>> Ma il Re rispondeva sempre: <<E’ questa la verità o è quella?>> <<Vashista>> che era omnisciente, chiuse gli occhi e cominciò a chiedersi il perché di quel comportamento. Nel sogno, il Re Janaka aveva realizzato la confisca del suo regno e che stava vagabondando per la foresta. Egli aveva molta fame, piangeva e si lamentava: <<Ho fame! Ho fame!>> Alcuni briganti, che stavano mangiando su dei piatti di foglie, presero pietà di lui e gli offrirono del cibo. Nel frattempo, sopraggiunse una tigre e tutti scapparono. Egli quindi non poté mangiare e riprese a lamentarsi: <<Ho fame! Ho fame!>> Quando si sveglio, si trovo a palazzo, sul letto reale, con a fianco la Regina, per cui cominciò a chiedersi quale fosse la Verità. Se il sogno, oppure il fatto che stesse vivendo nel palazzo. Maharishi Vashista che aveva capito tutto, disse: <<Re Janaka! Nessuna delle due cose è vera tu solo sei vero!>> <<Non c'è nessun sogno nello stato di veglia, e non c'è nessuna veglia nello stato di sogno. In entrambi pero tu esisti e, poiché esisti in questi due stati, tu sei la Verità!>> Durante la veglia c'è il <<sogno di giorno>>, durante la notte vi è il <<sogno di notte>>, ed entrambi sono una illusione.

La Ghita ha detto che dobbiamo riconoscere la verità che questo mondo è fatto di continui cambiamenti e che consiste in tutti questi difetti e queste illusioni!

Gita Vahini

4. Pag.83

...Dovresti cercare di arrestare la mente e non permetterle divagare ad ogni più piccola alterazione. Sviluppa la coscienza che tu sei in tutti ed il sentimento che tutti sono in te, ed allora potrai avere successo in tutti gli yoga e sarai libero dalla distinzione di <<Io>> e <<gli altri>> o di <<atma>> e <<Paramatma>>. La gioia ed il dolore degli altri diventeranno tuoi e non potrai più far del male agli altri, poiché li amerai e li adorerai nella consapevolezza che essi sono <<Sarveswara>> (il Signore)>>. Il Signore Krishna dichiarò che coloro che hanno ottenuto una tale visione sono veramente gli yoghi supremi.

1 - pag.87 La creazione

La <<apaaraaprakrithri>>, la creazione della quale ti parlo, è una manifestazione della Mia energia (shakti), della Mia Gloria. Ricordati! Da una visione superficiale, materialistica, il mondo potrebbe sembrare come i <<molti>>, ma questa è una visione errata! Non vi sono i <<molti>>. Il desiderio della coscienza interiore, <<an-thah-karana>>(1), è realizzare l'unità, questa è la visione corretta. Quando la visione interiore è satura di <<jnana>>, la creazione sarà vista come <<Brahman>> e niente altro. Pertanto la coscienza interiore deve essere educata perché si interessi solo di <<jnana>>.<<Jagath>> (la creazione) è satura di <<jagad-Isa>> (Dio). La Creazione non è che la forma del Creatore. E’ detto: <<Isavasyam idam sarvam>>. Tutto questo è Dio. Quindi c'è solo l'Uno che appare come i <<molti>>. Ecco un esempio che spiega bene la dichiarazione di Krishna. Camminiamo nel crepuscolo della sera e vediamo le cose debolmente, una corda giace a terra e l'idea che ce ne facciamo è confusa. Alcuni la prendono per una ghirlanda, altri pensano che sia un rivolo d'acqua, un terzo immagina che sia una liana caduta dall'albero, altri credono sia un serpente. E’ così che l'Uno <<Parabrahman>> senza nessun cambiamento o trasformazione, solo e sempre Lui, si manifesta come <<prapancha>> di nomi e forme differenti e la causa di tutto questo apparire è il crepuscolo di <<maya>>. La corda che potrebbe sembrare tante cose e che potrebbe provocare reazioni e sentimenti differenti sulla gente, è divenuta la base della verità. Essa è però <<una>>, sempre, e non cambierà mai nei <<molti>>. La corda è sempre corda, essa non diventerà ghirlanda, o rivolo, o liana, o serpente. Si potrebbe prendere <<Brahman>> per mille cose diverse, ma Egli è sempre e solo <<Brahman>>. Per le differenti interpretazioni Brahman è la <<base>> unica. Come il filo per la ghirlanda, le fondamenta per la casa, <<Brahman>> è il filo che penetra e tiene insieme la ghirlanda dei <<jivis>> (individui). Egli è la fondazione per la struttura di <<Prakrithi>> (la natura). Notate anche questo: il filo e la struttura non sono visibili, si vedono solo i fiori e la costruzione. Ma questo non significa che non esistono! Sono infatti i supporti per la ghirlanda e per la costruzione. Ebbene, potrete conoscere la loro esistenza attraverso un piccolo sforzo intellettuale. Se non vi prendete quella briga essi passeranno inosservati. Ragionate, esaminate, e potrete giungere a capire che è il filo che tiene i fiori e che le fondamenta della casa sono nascoste sottoterra. Non fatevi fuorviare dall'<<adheya>> dalla cosa contenuta, negando l'<<aadhava>> il contenitore, la base, il supporto. Se lo fate, negherete la verità per credere nella illusione. Ragionate e discriminate, allora crederete e farete l'esperienza.

4 - pag.106 Brahman è sath, cith, ananda

Approfondiamo un poco questo concetto. Le Sastra descrivono <<Brahman>> come <<sath-cith-ananda>>. Questo è il modo di definirlo in termini vedantici, è anche descritto come <<asthi-bhaathi-priyam>>. Le due condizioni sono le stesse? Oppure vi è qualche differenza?

<<Sath>> significa ciò che persiste nel passato, nel presente e nel futuro. Lo stesso significato si dà alla parola <<asthi>>. <<Cith>> vuol dire ciò che è conscio di ogni cosa e lo stesso significato è dato alla parola <<bhaathi>>, <<Ananda>> significa sorgente infinita di gioia e <<priyam>> ha pure lo stesso significato. Questi tre sono in ogni essere umano come in ogni bestia ed in ogni uccello. Prendete il primo di questi, <<sath>> e ciò vi apparirà chiaro. Il corpo è soggetto, presto o tardi, ad essere distrutto. Tutti lo sanno, nessuno ignora questo fatto elementare. Purtuttavia tutti paventano la morte! Nessuna le dà il benvenuto ma anche se cercate di evitarla dovete incontrarla un giorno o l'altro perché tutto ciò che è nato deve morire. Eppure, nessuno vuol morire! Qual è la ragione di questo paradosso? Che cosa non accetta la morte? Che cosa muore? Che cosa è lasciato e che cosa rimane? La risposta è: il corpo muore, il corpo cade, ciò che non muore è l'atma. E’ una illusione credere di morire. L'atma non ha connessione con la nascita e la morte. Il corpo esperimenta la morte, l'atma che è <<nithya>>, <<sathya>>, <<nirmala>> eterna, vera, pura non muore. Voi siete l'atma a cui non piace morire. Questa è la verità. Voi siete <<sath>> (verità), la vostra natura è <<sath>>. L'atma è il figlio dell'immortalità non il <<deha>> o il corpo. L'atma è il <<sath>> e non il <<corpo>>. Voi siete <<sath>>: l'atma, la entità che non muore.

L'atma è in ogni corpo e, pertanto, tutti gli esseri sentono la forza di quella <<sath>> sotto forma di esistenza eterna. Ora prendete il secondo punto: <<cith>>, la forza che spinge a conoscere ogni cosa che appare alla coscienza. Essa si chiede: <<Che cosa è questo? Come può succedere quello?>>. Il numero di coloro che riescono a sapere è forse molto basso, altri hanno solo il desiderio e non la intelligenza di persistere e conquistare la conoscenza, ma ciò non fa alcuna differenza, il fatto essenziale è la sete, l'impulso.

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Ad esempio, quando andate al mercato o ad una mostra, se prendete un bambino con voi, noterete che egli non si sofferma solo a guardare le cose che vede intorno, ma continuamente chiederà cos’è questo, cos'è quello! Le domande non cesseranno anche se sono cose di cui non ha bisogno o che non è in grado di capire. Considerate l'intimo significato di questa fame di conoscenza. Essa è la <<cith-sakthi>> che esprime se stessa.

La sua natura non è fermarsi o abbandonare il campo prima che la conoscenza sia conquistata. La sua fame si manifesta sotto forma di un fiume di domande. La <<chith-sakthi>> è autorisplendente e quindi ha il potere di illuminare anche cose inerti.

Ecco perché queste qualità risplendono nell'uomo e gli evidenziano le altre cose. Questa è la prova che nell'uomo vi è il principio dell'intelligenza o <<chit-sakthi>>.Ora passiamo al terzo punto: <<anandam>>.

Anche le bestie e gli uccelli ricercano la gioia naturalmente senza essere spinti o convinti. Nessuno di loro vuole la sofferenza, anzi, fanno ogni sforzo per evitarla, o, quando è inevitabile, farla cessare. Quanto all'uomo, nessuna ulteriore spiegazione è necessaria. Egli ricerca sempre una gioia ininterrotta in tutte le sue attività. Mai, in nessun luogo, in nessun stadio della sua vita desidererà la pena. Egli, attraverso il culto, i bhajans, con voti e riti, pellegrinaggi ed offerte per acquisire meriti spirituali, prega per la gioia e la felicità per se stesso e per i suoi. Anche i malati vorrebbero che il dottore prescrivesse medicine piacevoli. Che cosa è la radice di questo desiderio? L'uomo è fondamentalmente per natura felice, <<sukha-swabhava>>. La gioia è la sua vera personalità. Egli è atma! La felicità è la natura dell'atma! Perché nessuno si sorprende quando siete felici? La sorpresa nasce solo quando vi accorgete di qualcosa che non c'era prima. Ciò che vedete ogni giorno non vi incuriosisce. La curiosità nasce solo quando qualcosa di non naturale accade.

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Per esempio, prendete un bambino nella culla, egli ride gioioso ascoltando il tintinnio delle campanelle o del giocattolo o per qualche altra sensazione piacevole. Nessuno si preoccupa per lui! Nessuno perde la propria pace mentale per quello! Ora, se il bambino sta giocando e ridendo ed incomincia a frignare e gridare, tutti si precipiteranno vicino a lui per scoprire la causa del suo pianto. Nessuno cerca di capire la ragione della felicità del bambino, ma solo la causa della sua pena.

Questa è l'esperienza di tutti coloro che si occupano di bambini. Perché? Perché l'<<ananda>> o la gioia è la natura, mentre la sofferenza non è naturale ed è contraria alla sua intima essenza. E questo non è tutto; c'è qualcosa di più! Prendiamo un altro esempio dall'esperienza. Quando qualche amico o parente è felice, non gli chiedete il perché, lo ignorate e non lo assillate con domande. Quando invece soffre ed è infelice, allora incominciate a preoccuparvi. Perché? La felicità è naturale, non vi è niente di sorprendente in ciò. Essa è la natura dell'atma, che ognuno possiede. Ecco perché tutti desiderano essere sempre felici.

Le tre qualità summenzionate: <<sath>>, <<chit>>, <<ananda>>, che vediamo in ogni essere, sono il fulcro della sua vera esistenza, la sua stessa realtà. E’ il Signore stesso che ha assunto la figura del <<jiva>> e gioca come un individuo in quel ruolo. E’ l'intimo significato che Krishna cerca di elaborare per far comprendere ad Arjuna la relazione fra <<Brahman>> ed <<aadhyatman>> e l'identità con lui. A questo punto Arjuna pregò che il terzo soggetto, il <<karma>> gli venisse spiegato. Krishna fu pronto a farlo. Così incominciò: <<Arjuna! La limitazione necessaria per la creazione, la conservazione e la distruzione degli esseri animati ed inanimati è chiamato <<karma>>. L'atto risolutivo della creazione è <<karma>>. Il primo atto che tuttora attiva tutte le cose, questo intero universo, i movimenti e le agitazioni e le attività in esso sono diretta conseguenza del <<karma>> primordiale, il Mio <<sankalpa>>, la Mia volontà. Fino a quando la Mia risoluzione perdura, il fiume del <<karma>> scorrerà e non si prosciugherà finché Io lo vorrò. Tutto ciò che devi fare è lasciarti trasportare dalla corrente perché tu sei solo una onda, un'increspatura. La Mia volontà ha animato tutti i karma e pertanto il karma fatto secondo la Mia volontà diviene parte di Me>>.

1 - pag.131 La via luminosa o la scura via verso la salvezza o la rinascita

<<Uttarayanamarga>> è illuminata dal sacro splendore della saggezza ed è chiamata <<suklamarga>> o via luminosa.<<Dakshinayanamarga>> invece è buia, piena di <<thamas>> e di ignoranza ed è chiamata la via buia o la <<Via di Krishna>>. Coloro che abbandonano il corpo e iniziano il loro viaggio durante l'<<Uttarayana>> e seguono questa via, raggiungono lo stadio della liberazione o <<moksha>>. Essi arrivando alla sorgente di <<Brahmananda>>, nel trono, dal quale non vi è ritorno in questo mondo di nomi e forme, in questa arena di esseri incarnati. Coloro che lasciano il corpo durante <<Dakshinayana>> al contrario, percorrono la via buia e devono di nuovo rivestire un corpo fisico chiamato <<deha>>, soggetto a nascita e morte.<<Uttarayana>> non è un periodo di tempo, ma uno stato mentale.

Coloro che abbandonano il corpo avendo raggiunto la conoscenza del sé si muovono lungo l'<<Uttarayana marga>>, mentre coloro che muoiono nella ignoranza della loro <<atma>>, si muovono lungo il <<pithryana>> o <<Dakshinayana>> o il cammino buio. Il <<satwaguna>> simbolizza la purezza e lo splendore, mentre il <<thamoguna>> simbolizza le tenebre ed il buio rispettivamente contraddistinti dai colori bianco e nero. Ci sono due nervi sottili detti <<nadis>>, <<ida>> a sinistra e <<pingala>> a destra del <<sushumma>> (spina dorsale). La <<ida-nadi-marga>> è il cammino lunare, mentre la <<pingala-nadi-marga>> è il cammino solare. Gli <<yogis>> procedono lungo quello solare, mentre gli altri lungo quello lunare.

Questo è un altro dei misteri passato inosservato.

La fine di ogni cosa che è nata, è morire, la costruzione deve terminare con la distruzione ("samyoga" termina con "viyoga"). E’ legge di natura che la nascita finisca con la morte e che la morte conduca alla nascita. Ma quando l'universale <<Brahman>> è visualizzato, si raggiunge lo stadio in cui non vi è andare e venire, Brahman è omnipervasivo e quindi non vi è andare e venire, Brahman è omnipervasivo e quindi non vi è un posto dove andare ed un posto dove venire. Un tale stadio è alla portata di tutti e non occorrono speciali sforzi, né è necessario una particolare fortuna, né si devono compiere atti speciali, è sufficiente avere la mente fissa in <<Brahman>>. La disciplina di meditare senza interruzione sul Signore pulirà la mente e farà sparire la macchia dell’illusione. Questo è già di per se <<moksha>>, la scomparsa dell'illusione.

Una persona che ha raggiunto questa <<moksha>> sarà nello stadio di <<Brahmathatwa>> e potrà morire in ogni tempo. Una tale persona è chiamata <<jnani>>.

4 - pag.146 La visione della forma cosmica

Arjuna congiunse le due mani in segno di preghiera e disse:

<<Krishna! L'intera creazione è la Tua forma! La conoscenza, il potere, la forza, l'energia, lo splendore, tutte queste cose sono espressioni della Tua Gloria. Ebbene, mi darai la sacra opportunità di soddisfare il desiderio della mia vita e di fare l'esperienza di Te, come "Viswaroopa" o come la forma stessa della creazione? Ti supplico!>>. Conoscendo l'angoscia nel cuore di Arjuna, Krishna rispose:

<<Arjuna! Soddisferò il tuo desiderio, ma i tuoi occhi fisici non possono vedere quella Gloria. La forma cosmica non può essere percepita da una vista limita che vede ed afferra solo questa natura! Ti darò perciò l'occhio soprannaturale. Ora guarda!>>.

E si manifestò davanti a lui. Quale grande compassione! Quale grande esperienza! A questo punto vi è un dettaglio che il ricercatore deve notare: i Veda, le Sastra, ed i Purana, senza contare dei dotti e dei santi, descrivono Dio, come <<sarva-vyaapi>> e <<sarvaboothaantharatma>> cioè onnipresente, e come la realtà interiore di ogni essere. Viene naturale chiedersi: <<Se egli è presente ovunque, perché non lo si vede?>> e la risposte è: <<Come possono gli occhi fisici composti dei cinque elementi vedere al di là di essi?>>. Niente può illuminare un oggetto che non rifletta la luce. La fiamma illumina per se stessa e spande la luce intorno a lei. Dio è luce, Egli illumina tutto ed al di là della natura delle cose create che sono una manifestazione della Sua Gloria. Perciò l'adorazione di Dio è parte essenziale del <<sadhana>>. Colui che non Lo vede in se stesso non può vederLo negli altri e nelle cose esterne a lui. Fai un <<sadhana>> che ti assicurerà la Grazia di Dio, ed attraverso questa Grazia otterrai la <<jnananathra>>, l'occhio della saggezza. Mentre Arjuna faceva l'esperienza della visione cosmica piangeva di gioia: <<Oh Dio Onnipotente! Tutti gli dei, "Brahma" il creatore, i saggi ed i santi, tutti gli esseri e gli oggetti animati ed inanimati, vedo tutto questo! Dal Tuo viso, fiamme di splendore escono e si diffondono lontano. Come vorrei conoscere il significato e lo scopo di questa forma gigantesca!>> esclamò Arjuna. Krishna gli rispose: <<Hai visto Arjuna? Ora sai che Io sono il Creatore, il sostenitore ed il distruttore di tutte le attività e di tutti gli esseri ed oggetti. Hai realizzato che non puoi salvare nessuno in questa battaglia e che non puoi uccidere nessuno. Non hai il potere di uccidere, ne essi hanno il potere di morire. Vivere e morire sono entrambi processi diretti dalla Mia volontà. Io porto il peso della terra, Io ho creato il peso ed Io posso eliminarlo>>. Così disse Krishna battendo il cognato sulle spalle e parlandogli dolcemente per calmare la sua eccitazione estatica. Questo incidente è un esempio che mostra come Dio è legato alla sincerità della devozione e come Egli si abbassi ad incoraggiare e consolare i devoti. Immaginate, come avrebbe potuto Arjuna, che era così esitante e nervoso, conquistare eroi possenti e maestri d'arte come Bhisma, Drona e Karna? Essi furono conquistati dalla volontà di Krishna! Arjuna asciugò le lacrime e, unendo le sue mani in preghiera, disse: <<Oh Signore! Vedo la "Viswaroopa" che non ho mai visto prima, né sentito né mai concepito, e realizzo che è una verità fattuale! Queste fiamme terrificanti di splendore divino mi stanno bruciando ed il mio corpo arde di fronte alla Tua Gloria! Ti prego riprendi la Tua forma originaria, non posso sopportare a lungo tale visione. Padre! Riprendi la Tua forma gentile!>>. Così implorò Arjuna. La Sua Grazia acconsentì. Egli disse: <<Arjuna! Hai ora visto questa Mia forma universale, una visione che nessun studio dei Veda, nessun rito ascetico, nessuna austerità può mai sperare di ottenere. Questa visione l'hai ottenuta grazie all"' Ananyabhakti" di chi è devoto a Me, la perfetta devozione che non ammette alcuna distrazione. Un tale bhaktha vede solo il Signore qualunque cosa faccia, non ha altre forme davanti agli occhi, nessun altro pensiero nella sua mente, nessun altro atto da compiere, in ogni luogo ed in ogni momento lui pensa a Me, Io sono lo scopo della sua attività. Arjuna, un tale devoto, avrà la Mia visione>>.

2 - pag.176 I "gunas" sono artificiali

Non appena il Signore finì di dire ciò, Arjuna alzò la testa attonito e disse: <<Gopala! Hai dichiarato poco fa che l’"atma'' è la base di tutte le caratteristiche per tutti gli esseri e che Tu sei quella base. Ma poi mi dici di due distinte nature: "daivasampathi" e "asurasampathi"! Non capisco! Cosa devo accettare e cosa devo scartare?>>. Krishna rispose: <<Arjuna! La tua domanda è oltremodo strana!

Tu stesso hai detto che Io non dico una parola che non abbia significato o faccio una azione, senza un senso profondo. Ed ora mi dici che sei indeciso cosa accettare e cosa rifiutare delle Mie dichiarazioni. questa è una preoccupazione ridicola! Mio caro cognato! I "devas" e gli "asuras" non sono due gruppi separati e distinti, essi si dividono in quel modo sulla base delle loro caratteristiche predominanti. Ebbene, le caratteristiche dei "gunas" sono artificiali e non hanno l'essenza della coscienza di cui ti ho parlato.

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Il vasaio produce vasi e scodelle che ricava dalla stessa argilla, ma essi sono forme artificiali dell'argilla e non parti essenziali. anche i nomi sono artificiali e questi nomi sono le caratteristiche o "gunas". La sostanza, l"adhara'' o la base è l'argilla. I nomi e le forme, la manifestazione, le espressioni sono i vasi, le scodelle ed i piatti. L'argilla è naturale, gli altri sono artificiali. Quell’argilla, la base, è la mia "swaroopa", ovverosia la Mia realtà. Quelle espressioni, quelle manifestazioni non sono in Me, ma Io sono in loro. Io non ho "gunas", ma sono nei "gunas". Pertanto non vi sono due entità distinte. Considerarle tali non sarebbe né corretto né possibile>>.

Arjuna domandò: <<Krishna! Qual è la relazione fra la Tua realtà "swabhava" ed il mondo oggettivo?>> <<Ti ho già detto che i cinque elementi sono la Mia realtà, i Miei attributi. Che cos'è questo mondo se non la loro combinazione? In quale altro modo vuoi chiamarlo?>>, rispose Krishna ed Arjuna replicò: <<Krishna! Senza quei cinque niente potrebbe esistere in questo mondo, non è vero? Allora come posso negarli? L'esistenza è legata ad essi>>. Krishna rispose: <<Quando accetti i cinque elementi devi accettare anche la loro proliferazione nei 25 principi o "thatwas". Solo quattro elementi: la terra, l'acqua, il fuoco e l'aria sono evidenti e percettibili, mentre il cielo o l'etere, è la base invisibile per tutti. Così è anche per la mente e l'intelletto ("manas" e "buddhi"), per la coscienza ("chittam") e l'ego ("ahamkaram"), tutti e quattro riconoscibili dall'esperienza, mentre l"anthakarana'', che è la loro base, si percepisce con l'intuito. Tutte le cose delle quali noi siamo coscienti, sono manifestazioni di una cosa della quale non abbiamo coscienza. Esse tutte derivano la loro forza ed il loro sostegno dall'invisibile che sono Io, l"atma''. Tutto è basato su di Me! Tutto ciò che ha una base è soggetto a cambiamento, crescita, decomposizione e modificazione. Ma la base, l"adhara'', non è soggetta al cambiamento. Per esempio guarda la luna ed i suoi riflessi nell'acqua: la sua immagine non è stabile, essa si muove e trema. Ma è l'acqua che si muove e trema e non la luna! Gli ignoranti, come i bambini, credono invece che sia la luna a muoversi. Questo trasferimento di caratteristiche dall'<<adheya>> all'<<adhara>>, cioè dal contenuto al contenitore, è una qualità asurica o maligna. Il riconoscimento di ciò che è eterno e della verità dell'<<adhara>> (l'<<atma>>), che esiste anche nell'<<adheya>>, è la reale natura divina, <<daivi sampathi>>.

La filosofia dell’azione

3 - pag.42 LA GIOIA DELL'ATMA E’ INCOMMENSURABILE

Comparato alla gioia diretta derivante dall'atma, l'altro tipo di gioia è infima, è una piccola cosa. La gioia sensoriale è paragonata ad una goccia dell'oceano di <<Brahmananda>>. L'oceano di <<Brahamananda>> è come un atomo nel <<Daivananda>>. <<Daivananda>> è, pertanto, la cosa principale. E’ la gioia che scaturisce dal cuore ed è paragonata ad una luce che brilla ovunque. Un piccolo esempio.

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Durante lo stato di veglia, il sole e la luna illuminano tutti gli oggetti e tutte le cose. Noi crediamo che il Sole e la luna siano la causa della luminosità del mondo e degli oggetti del mondo. Durante lo stato di sonno con sogni noi vediamo tante cose, ma dov'è la luna ed il sole? Durante il sogno non esiste né sole né luna e quindi nessun tipo di luce. Eppure noi vediamo l'intero mondo in tale stato. Da dove arriva questa luce? Nel sonno profondo senza sogni, vediamo le tenebre: <<thamas>>. Qual'è la luce che illumina questa <<thamas>>? Non possiamo certo descrivere questo stato come saggezza o < <jnana> >. Possiamo solo descriverlo come stato di inconscio, lo stato di sogno come stato di subconscio e lo stato di veglia come stato cosciente. Lo stadio che trascende tutti e tre quegli stadi è chiamato <<thurija>>, o della Supercoscienza, dove noi godiamo del <<bliss>> supremo! (beatitudine sempiterna).E' la luce che emana dall'atma che è responsabile di vedere queste cose in tutti questi stadi.

I Veda hanno descritto questo stadio ed i Rishi lo esperimentarono e così dissero. <<Noi possiamo vedere uno stato che trascende tutti gli stadi, incluso il buio. Questo stato è il <<samadhi>> oltre il quale vi è la <<param-jyothi>>, la luce suprema. E' il potere dell'atma che illumina tutti gli stati incluso il buio. Possiamo capire questo stadio con un esempio: nello stato di veglia, se chiudiamo gli occhi cosa vedremo? Il buio completo! Dato che vediamo il buio, lo possiamo descrivere, e quindi esiste una luce che ci fa vedere il buio. Questa è l'atmayjothi. la luce dell'atma. E’ a causa di questa luce dell'atma che tutte le altre luci possono brillare. Durante il festival di Deepavali accendiamo una candela. Essa è <<L'atma jyothi>> e, con quella, accendiamo tutte le altre, le <<jivana yjothi>>. Tutte le luci del <<jiva>> sono accese da quest'ultima. Ecco perché gli occhi sono in grado di vedere. Una domanda può sorgere, ed è questa: <<Che cosa trasmette la luce agli occhi?>> Se non possiamo vedere questa <<atma jyothi>> come possiamo concludere che essa illumina le altre luci?

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Prendiamo ad esempio le batterie di una torcia. La luce in loro non si vede, ma se usiamo la torcia ed accendiamo l'interruttore, la luce apparirà attraverso la lampadina. Senza il potere nella batteria non ci potrà essere la luce. Il corpo è paragonabile alla torcia, i nostri occhi sono i bulbi, l'interruttore è la nostra intelligenza e la nostra mente sono le batterie. Nelle batterie c'è la corrente dell'atma. Questa corrente fluisce continuamente attraverso la mente e, da essa, agli organi sensoriali e perciò possiamo godere di piaceri che sono temporanei, perché riflessi ed immagini degli oggetti che vediamo. Tutte le cose che vediamo nello stato di veglia spariscono nello stato di sogno. Tutte le gioie ed i dolori che sperimentiamo nello stato di sogno, le dimentichiamo nello stato di veglia. Non è possibile immaginare prima, ciò che accadrà nello stato di sogno. Qualunque cosa vedete nello stato di veglia appare come un riflesso nello stato di sogno e, quando sparisce, entrate nello stato di sogno profondo. Tutte le gioie di questo mondo che pensiamo essere permanenti sono solo, alla fine, causa di tribulazioni.

Per questo Krishna disse ad Arjuna: <<Arjuna! Presta la tua attenzione solo alla base, e le manifestazioni non ti toccheranno più. La base non può oscillare, non può cambiare, le manifestazioni dipendono dalla base, esse cambiano continuamente e, se anche la base dovesse cambiare, non sarebbe possibile la vita.>> Un piccolo esempio per questo.

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Noi stiamo viaggiando in differenti veicoli: auto, treno, aereo etc. I veicoli si muovono veloci percorrendo una strada che è immobile. Similmente, con l'entità che è permanente nel cuore, possiamo godere delle cose di questo mondo. Anche gli scienziati possono osservare questo fenomeno. Gli insegnamenti di Swami riconciliano e mettono in armonia ogni cosa e, nessuno può disconoscerli o criticarli. Swami si muove. Il movimento della base è riflesso nel movimento dell'oggetto. Ci muoviamo tutti ma pensiamo di non muoverci. Non è forse ignoranza pensare che siamo fermi quando siamo su di una terra che continua a girare? Una persona che sta viaggiando su di una nave pensa di non muoversi, ma le onde muovono la nave, e quindi anche lui, che è sulla nave si muove. Arjuna! Il mondo cambia continuamente, ed è impossibile gioire di una beatitudine permanente partendo da lui. Per questo si dice: <<entra nel principio dell'atma che è stabile ed immutabile>>.

3 - pag.116

...Il vero significato di azione è <<karma>>. Poiché il corpo è il risultato dell'azione compiuta, esso è la manifestazione del <<karma>>. Il tempo della nostra vita può essere santificato solo dalle azioni; il corpo nello stato di veglia è associato al tempo, alla causa e ad altre circostanze. Nello stato di sonno con sogni, non vi è nessuna azione, è solo la mente che agisce, e non il corpo fisico. Nello stato di sonno profondo, la mente invece sparisce. Questo stato è definito come <<mahakarana>>, cioè colui che trascende karana. Il principio di Mahakarana è la Divinità.

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Un piccolo esempio: nello stato di veglia, sono le 4, 15 minuti, ed il vostro corpo arriva camminando dall'Hostel. Siete partiti alle 4,15 e dovete raggiungere Prasanthi Nilayam alle 4,30. L'obbiettivo è ascoltare il discorso. Il tempo, l'azione ed il dovere, la ragione per santificare la nostra nascita, cioè ascoltare la Bhagavad Ghita, sono presenti. Nello stato della veglia il tempo è di circa mezz’ora. Il dovere è ascoltare la Ghita, i frutti sono: santificare la nostra esistenza. In questo contesto possiamo vedere: <<kala>> il tempo, kartaviam>> (il giusto comportamento) e karana>> (la circostanza).

Quando questo discorso sarà finito, andrete di nuovo all'Hostel, prenderete la cena e vi coricherete per dormire. Avrete quindi un sogno. Nel sogno vi trovate a Madras. Quando avete lasciato l'Hostel? Non esiste il tempo nel sogno! Siete andati in aeroplano o in macchina o in treno? No! Perché siete andati a Madras? Non c'è nessuna ragione! Che cosa avete fatto? Non c'è nessun dovere da svolgere là. E' solo una esperienza mentale! Nello stato di sonno con sogni, il tempo, la causa e l'azione non esistono. Improvvisamente vi svegliate e vi trovate all'Hostel. Come vedete, il corpo fisico è associato con il tempo, l'azione e la circostanza. Nessuna di queste cose esiste nello stato di sogno. Con la vostra mente, avete creato un mondo nuovo. La mente è straordinariamente potente ed è capace di creare e distruggere qualsiasi cosa! Quando offrirete questa potente mente ai piedi di loto del Signore, ogni cosa sarà santificata. La mente è responsabile delle vostre azioni. Quando l'offrite al Signore, vuol dire che offrite ogni cosa a Lui.

La conoscenza

Il mondo è una proiezione mentale pag.16 [30]

La mente è un fastello di inclinazioni; in verità, la mente è il mondo (jagat)9, è tutto il mondo per l'individuo. Quando siete nel sonno profondo, la mente non è in funzione, e così il mondo, per l'individuo, è praticamente inesistente. Il mondo è nato, ossia "si presenta alla coscienza" e muore, cioè "sparisce dalla coscienza" a seconda delle possibilità cognitive della mente. Perciò, quando la mente si dissolve, si dissolve anche il mondo e l'individuo è libero, ha ottenuto la Liberazione.

"Io" e coscienza pag.16 [31]

Chiunque riesca a controllare la coscienza (citta) 10 può avere la visione dell’Atma.

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La coscienza è l'albero adulto; il suo seme è l’"ego'', ossia la sensazione dell’"io''. Quando il seme-io viene eliminato, tutte le attività della coscienza svaniscono automaticamente.

Vigilanza del ricercatore pag.17 [32]

Il discepolo che aspira seriamente a questi risultati, dev'essere sempre vigile. In qualunque momento i sensi possono recuperare il predominio che è stato loro tolto e incatenare l'individuo, che può perdere molto del terreno che ha guadagnato. Perciò i ricercatori spirituali sono preavvisati contro gli attaccamenti di questo mondo.

Il potere di Maya pag.21 [48]

Questo potere di sovrapposizione che possiede l'Illusione (Maya) nasconde all'anima del soggetto la sua Universalità, la sua natura di Essere-Coscienza-Beatitudine (Sat-Cit-Ananda). Tutto il Creato con la sua molteplicità nasce dall'attribuzione della molteplicità laddove c'è solo l'Uno. Quando tutta questa evoluzione è riassorbita con il processo dell'involuzione (Pralaya), le tre qualità - sattva, rajas, tamas si trovano in perfetto equilibrio, bilanciate. Questo è lo stato chiamato Guna samyavastha. Allora, per effetto della Volontà, della Persona Suprema o Ishvara,12 l'equilibrio è perturbato, e cominciano le attività, che portano a conseguenze, causa di ulteriori attività. In altre parole, il Mondo ha origine, si sviluppa e si dispiega. Questo è la stadio chiamato "stato di squilibrio" (vaishamya). Così, dal sottile Interiore, inconscio e subconscio, fino al corpo esteriore, grossolano e fisico, tutto è dovuto a Maya, che è il Potere di sovrapposizione del Particolare sopra l'Universale. Ciò spiega perché i "particolari" son detti anatma, non atma, (irreali). Sono come il miraggio che sovrappone l'illusione dell'acqua sulle sabbie del deserto e che può essere dissolto solo dalla visione dell’Atman, o di Brahman, di Dio.

Eliminare le agitazioni pag.22 [49]

L'affetto che si ha per i parenti, la soddisfazione nell'ottenere le cose che si bramano, la gioia nel farne uso, sono tutti vincoli che la coscienza sovrappone a sé stessa. Anche il sonno ed il sogno sono "agitazioni" della mente, e devono essere superate, prima che si possa visualizzare e prender bene coscienza del Sé. Nel sonno persiste l'elemento "Ignoranza". I sentimenti di "io" e di "mio" generano una indefinita serie di attività e di turbolenze nei vari livelli della Coscienza.

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Ma, come un singolo soldato in una posizione strategica può abbattere con successo centinaia di nemici che passino uno alla volta attraverso un angusto passaggio obbligato, così uno deve attaccare ogni agitazione, non appena essa emerge nella Coscienza, e la deve eliminare. Il coraggio per farlo viene dall'allenamento.

L'ipersveglio pag.24 [53]

C'è chi sogna ad occhi aperti (Jagrata svapna); fa castelli in aria, fa progetti su ciò che vede e non vede, che sa e non sa. C'è chi è ipersveglio (mahajagrat), nel quale il senso di " io" e di "mio" hanno messo radici troppo profonde, attraverso molte vite. Questi sentimenti non sono che agitazioni della coscienza (vritti). La saggezza albeggerà solo quando esse saranno distrutte. Fino allora, per quanto sapere di nomi e di forme si sia accumulato, non si potrà mai afferrare la Realtà. La cessazione di tutte le modificazioni (vritti) è il segno della persona che veramente conosce la realtà.

La nube-corpo pag.24 [54]

Guardate le nuvole che vagano nel cielo; non hanno nessuna intima permanente relazione con la volta celeste, che possono celare solo per qualche tempo Questo è il rapporto fra Te e il tuo corpo; vale a dire che Tu sei della stessa natura dell'Essere Supremo (Paramatman), e il corpo è solo una fase temporanea e transeunte che nasconde e vela la Verità, Come può il corpo - che si comporta secondo stati di veglia, sogno e sul sonno influire in qualche modo sulla Coscienza Eterna, Paramatman?

Pura Consapevolezza pag.30 [76]

Il nome che si dà all'esperienza reale di Dio è Vijrara è un tipo particolare di Conoscenza, del tutto differente da quella che viene dall'informazione ottenuta mediante lo studio dei libri, sebbene comunemente si dia il nome di vijnana al risultato finale dello studio di un certo ramo del sapere. 19 Quest'unica conoscenza di Dio è nota con una varietà di nomi come jnana, Vijnana, rajnana o conoscenza integrale, Cit o Pura Coscienza, Chaitanya. Chaitanya significa Pura Consapevolezza e il suo contrario è l’inerte, l'Inconscio (jado). La Conoscenza del sé fa che tutto sia conscio, attivo Dio è l'Eternamente Conscio (Nitya Chaitanya)

Valore dell'esperienza diretta pag.33 [83]

Molti argomentano che la Conoscenza sia uno degli attributi di Dio, vale a dire della Sua Natura, una Sua caratteristica, ecc. Tali affermazioni nascono solo dalla mancanza di esperienza concreta, dal mancato raggiungimento della Conoscenza. Quando manca l'esperienza di prima mano, si moltiplicano le discussioni e le controversie, perché la presa di coscienza della Realtà è un fatto individuale, ed è basato sulla rivelazione all'individuo.

Un dipinto, un solo autore pag.51 [151]

Immaginatevi l'anima di un individuo, Dio Padre e il Mondo come se fossero stati dipinti. Il mondo del dipinto include anche l'anima singola e il Creatore, e le tre entità appaiono diverse, benché create dallo stesso pittore. Allo stesso modo il medesimo processo mentale crea l'apparenza dell'anima di una persona e di Dio nella loro immanenza sullo sfondo del Mondo.

Prodotti mentali pag.51 [152]

E’ Maya che genera l'illusione dell'Anima, di Dio e del Mondo, sono le Shruti, la Rivelazione, a dichiararlo. La Vasishtha-smriti ha chiaramente detto che i processi mentali sono responsabili della magica danza di Lui ed Io, di Questo e di Quello, di Mio e Suo. L'espressione Soham idam, che si trova in quel testo, si riferisce all'Anima, a Dio e al Mondo, Sah significa "Egli", l'Immanifesto, l'Anima Suprema, la Potenza superiore ed inferiore, Ishvara; aham significa "io", l'entità avviluppata nella convinzione di essere l'agente, ecc.; e idam è il mondo oggettivo e percepito dai sensi. E’ quindi chiaro che queste tre entità sono un prodotto dei processi mentali e non hanno alcun valore assoluto; il loro valore è solo relativo.

Conoscenza dell'Uno pag.52 [153]

Nello stato di veglia o durante un sogno, queste tre dimensioni appaiono reali, ma nel sonno profondo o in uno stato di incoscienza (come durante uno svenimento) la mente non lavora, e quindi i tre non esistono. E’ un'esperienza che fanno tutti. Vi è quindi facile immaginare che queste tre entità spariscono definitivamente quando, mediante la Conoscenza, si annullano i processi mentali. Allora si raggiunge la libertà da questi tre legami e si conosce solo l'Uno, l'Unico e Solo Essere. Si trova, in definitiva, stabilità in uno stato di Conoscenza priva di dualità ( Advaitajnana ).

Il sonno profondo pag.63 [195]

Certo, si può avere uno sprazzo della visione della Divinità nel sonno profondo, quando uno è libero da tutte le agitazioni mentali (vikalpa). Nello stato di sogno la coscienza interna dell'individuo che dorme (tassa) diventa, nel sonno profondo, la Totalità (Vishva) e riflette: "In questo tempo ho camminato in tanti luoghi ed avuto tante esperienze? Non fu tutta immaginazione? Io non fui mai coinvolto in tutto ciò, ma ho sempre dormito bene, e nulla mi ha influenzato".

Il risveglio pag.64 [196]

Come uno che si riprende dall'ubriachezza o guarisce da una malattia, o come un povero che riceve un'improvvisa fortuna e dimentica la sua miseria di prima, l'uomo prende coscienza della sua natura divina e gode della Beatitudine Divina. Con l'esperienza della propria identità con il Signore, l'anima dichiara: "Io sono Dio, Dov'è andato a finire tutto il mondo mutevole? Quanto mi sono illuso nel credermi aggrovigliato fra il mio essere individuale e il mondo! Passato, presente e futuro non esistono affatto io sono l'espressione dell'Essere-Coscienza Beatitudine, e non ho queste distinzioni". Egli è immerso nella Gioia di Dio. Questo significa avere Conoscenza.

Prema Dhaara

pag.11 (3)

Figli dell'immortalità!

Ricordate che voi siete stati creati

a Mia immagine e somiglianza. Perfetti!

Vivete all'altezza di questa immagine,

in ogni senso, a tutti i livelli,

vivete come Maestri!

Camminate sulla Terra a testa alta

con gli animi innalzati,

i vostri cuori aperti all'amore;

credete in voi stessi e al Dio che è in voi.

Allora tutto andrà bene.

La Terra non è altro che

la Manifestazione del Mio Essere,

fatta della mia stessa Vita!

Ovunque voi guardiate, Io sono là.

Ovunque voi camminiate, Io sono là.

Chiunque voi incontriate, Io sono quella persona.

Io sono in ognuno, in tutto il Mio Splendore.

VedeteMi ovunque.

ParlateMi ed amateMi,

Io sono in ognuno di voi.

Allora, da ciascuno, risponderò

e vi condurrò nella Gloria.

Voi non potete vederMi in un luogo

e non in un altro, perché Io riempio lo spazio.

Voi non potete sfuggirMi

o fare qualcosa di nascosto,

poiché per Me non vi sono segreti.

Vivete...Vivete... Vivete... in perfetto accordo

con le Mie Leggi, e otterrete cose meravigliose!

Ora, riflettete.. è 1 'errore ad ostacolare

il fluire dell'Essenza del Mio Essere

attraverso di voi?

In questo preciso momento

chiedeteMi di rivelarvi i vostri errori

nel silenzio della vostra meditazione.

Lasciate che i vecchi ricordi riaffiorino in voi

dal Mio subconscio che è in voi...

Vecchi modelli...

Vecchi pensieri e sentimenti dimenticati.

Ora, immergeteli nell'Oceano della Luce,

estingueteli dalla coscienza,

affinché possiate divenire

i Veri simboli del Mio Essere.

Adesso,

visualizzate la mia Fiamma che arde,

che s'innalza sempre di più,

che arde attraverso di voi.

E’ una fiamma che rinfresca,

Purifica e guarisce,

Lenisce il dolore nascosto...

e vi lascia calmi e quieti.

Confidate nel Mio Amore.

Lasciate che tutto quello che siete stati,

durante le vostre molte vite passate,

sino ad oggi , si dissolva nella Mia Luce che Libera.

Figli del Mio Essere!

Dissolvete i vostri dispiaceri e le vostre paure in Me.

Lasciate che Io cancelli tutto il vostro Karma.

Ritornate alla Mia Coscienza,

che è la vostra Stessa vera coscienza.

Lasciate che i vostri insignificanti sé umani

svaniscano, adesso, mentre venite a Me,

a Colui che è il vostro Sé Interiore.

Ora voi siete il Mio Glorioso Sé...

Non più separati da Me.

Scioglietevi in Me...

Immergetevi in Me...

Divenite Me!

Corso estivo 1993

Hamsa Gayatri pag.9

Studenti, l'universo intero è racchiuso in voi. Non dovete mai dare spazio a pensieri che dicono che voi siete il corpo. Voi non siete né il corpo né la mente. Il corpo è transitorio come una bolla di sapone e la mente è pazza come una scimmia matta. Quindi non dovete mai porre la fiducia nella mente e nel corpo, ponete la fiducia nella coscienza che è in voi. Il corpo umano, anche se è ornato di gioielli molto preziosi e vestito elegantemente, una volta che il respiro della vita cessa, non ha più nessun valore. Per questo la fiducia è il respiro vitale dell'uomo, "VISVASA" (fiducia) è il suo "SVASA" (respiro). Tutte le realizzazioni ottenute con il corpo non hanno alcun valore se manca la fede. La chiave fa funzionare la serratura; in modo analogo. il Sé è la chiave della nostra vita.

La Coscienza Atmica da l'impulso alle funzioni del corpo. La Coscienza Atmica si manifesta come "SOHAM" nell'uomo. "SOHAM" significa "IO SONO DIO"; "SO" è "THAT" (Dio) e "HAM" significa "IO". "SOHAM" è conosciuto come "HAMSA GAYATRI". HAMSA significa la capacità di discernimento che permette all'uomo di avere fiducia nella diversità tra lui ed il corpo. La parola "GAYATRI" significa la padronanza dei "SENSI". Il secondo nome della "GAYATRI" è "SAVITRI". "SAVITRI" significa padronanza della vita. Il terzo nome della "GAYATRI" è "SARASVATI". "SARASVATI" significa padronanza della parola. Quindi il canto della HAMSA GAYATRI permette all'uomo di acquisire il controllo dei sensi, della vita e della parola. La GAYATRI parla del mondo di "BHUR", "BHUVA" e SVAHA". "BHUR" significa corpo, "BHUVA" significa vita e SVAHA" significa PRAJNA ( consapevolezza integrata costante). Queste tre parole hanno anche il rispettivo significato di materializzazione, radiazione e vibrazione. I tre mondi di BHULOKA, BHUVARLOKA e SVAHARLOKA infatti sono contenuti nell'uomo stesso. L'essere umano è l'incarnazione dei tre mondi e anche dei tre tempi. L'essere umano è l'incarnazione del Divino Cosmico. L'uomo ha sacrificato la sua Divinità Interiore sull'altare dei sensi. Lui ha svenduto il gioiello della vita in cambio del carbone. L'uomo in realtà è il "SATH" (Essere) eterno e fulgido. L'uomo è in realtà Dio, "MANAVA" è davvero "MADHAVA" .

"Dio non esiste in alcun luogo

Lui esiste veramente racchiuso nel corpo.

Il peccato non esiste in alcun luogo

Esiste però nelle nostre azioni.

L'essere umano dovrebbe coltivare la qualità latente della consapevolezza. La consapevolezza è l'acquisizione della conoscenza totale, non della mezza conoscenza. La consapevolezza nasce dalla conoscenza di "SATH" (Essere). Infatti, "SATH" e "CHIT" (consapevolezza) coesistono. Solo quando capirete "SATH" e "CHIT", allora "ANANDA" (Beatitudine) si manifesterà in noi, "SATH", "CHIT" e " ANANDA", nel linguaggio Vedico, sono anche conosciuti come " ASTHI", "BATHI" e "PRIYAM". Poiché l'uomo ha un nome (NAMA) ed una forma (RUPA) è stato privato della luce di "SATCHITANANDA"....

La ricerca della Divinità pag.13

Incarnazioni del Divino Amore,

Non c'è bisogno di portare una lampada, per vedere una lampada accesa, perché una lampada accesa può essere vista a causa della sua propria luce. Quando il Sé brilla in ognuno con tutto lo splendore di luce propria, noi non abbiamo bisogno di un'altra luce di conoscenza per vedere il Sé. Nemmeno con la luce dell'intelletto (BUDDHI) è possibile vedere la luce dell’ATMA, perché BUDDHI riceve la sua luce solo dal Sé. L'intelletto è come una lampadina ed il Sé è l’elettricità. La luce dell’ATMA splende attraverso i sensi e attraverso gli organi del corpo. La mente manifesta la sua influenza nello stato di "JAGRATA" (stato di veglia) e "SVAPNA" (stato di sogno). La mente si ferma soltanto durante lo stato di sonno profondo. In questo stato la mente splende come la "Coscienza Super Intellettuale". Nonostante la coscienza sia presente ovunque, nel regno dell'intelletto splende di una illuminazione particolare, come il fuoco associato al ferro emette più calore di un fuoco normale. In questo stato di "Coscienza Super Intellettuale" la mente si ferma ed entra nello stato della "Super-Mente". La Super-Mente prova gioia in questo stato di serenità stabile senza illusione. Solo quando otteniamo questo stato di serenità costante e calma possiamo raggiungere le elevate vette dell’"Oltre Mente". Là non c'è posto per pensieri terreni, non possono entrare in questo stato di estasi, allo stesso modo come serpenti e scorpioni non entreranno mai in una stanza ben illuminata. L'uomo rimane un uomo finché la mente esiste e funziona. Solo quando l'essere umano trascende lo stato limitato della mente diventa di larghe vedute.

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Per esempio, noi abbiamo deciso di costruire una bella casa su un esteso pezzo di terra. In quel momento il terreno sembra essere molto spazioso e ampio. Quando costruiamo le mura e facciamo gli appartamenti, sembrano piccoli e non così ampi come il terreno di prima. In modo analogo, finché costruiamo le mura del nome e della forma, ogni cosa sembrerà stretta e limitata. Solo quando smantelleremo le mura del nome e della forma, allora avremo la visione della Coscienza Universale.

Che cosa è Maya? pag.17 – (19)

....Incarnazioni del Divino Sé, siate fermi nella fiducia che voi siete l'Eterno Sé e non il corpo transitorio. In conclusione, il corpo, la mente, l'intelletto e 1a coscienza sono gli abiti dell'essere umano. Un giorno o l'altro l'uomo dovrà rinunciare a questi vestiti. Per questo Gesù disse: "La morte è il vestito della vita". Quindi la morte è un semplice cambiamento della vita. Per questo motivo non è giusto da parte nostra piangere se una persona cambia il suo abito. Non c'è posto per il dispiacere se siamo fermamente convinti che tutti i rapporti sono temporanei e transitori. Finché abbiamo attaccamenti saremo oppressi da dispiaceri. Noi dobbiamo sviluppare l'attaccamento verso Dio e non verso il mondo. I quattro MAHAVAKYAS proclamano la verità che l'uomo è il veramente Divino. L'uomo dovrebbe avere la convinzione profonda che lui è BRAHMAN e non Ramayya o Krishnayya. Ma le persone si illudono e si identificano con il corpo. I genitori danno un nome al vostro corpo, ma nessuno nasce con un nome. I corpi vanno e vengono, solo l’ATMA è eterno.

Quale è vero? pag.26

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L'Imperatore Janaka credeva nell'agire correttamente. Non era assolutamente attaccato al corpo. Una sera dopo cena, mentre stava parlando con i suoi ministri, si addormentò. I suoi servitori prepararono il letto in modo che potesse dormire bene. Dopo un pò di tempo l'Imperatore si svegliò. Non fu in grado di rendersi conto di che cosa fosse vero, lo stato di sonno o lo stato di veglia. Lui non rispose alle tante domande che gli vennero rivolte. I ministri erano preoccupati per lo stato mentale dell'Imperatore. Lui non rispose ad alcuna domanda, ma continuava a ripetere le parole: "E' vero questo o è vero quello"? Chiesero alla Regina di intervenire. L'Imperatore non rispose nemmeno alle domande della Regina. Continuava a parlare con se stesso: “E' vero questo o è vero quello?" Allora venne il Saggio Vasishta. Studiò la situazione e attraverso il suo potere Divino fu in grado di rendersi conto della difficile situazione dell'Imperatore. Disse al Re: "Non è vero né questo né quello”. Voi avete sperimentato certe cose nel sogno e anche nello stato di veglia. Nello stato di veglia non esiste il sogno. Nel sogno non esiste lo stato di veglia. Ma "Tu" sei in tutti e due, nello stato di sogno e nello stato di veglia. Quindi, solo "Tu" sei vero. In tutti e due gli stati "Tu" sei presente e quindi "Tu" sei onnipresente, "Tu" hai vissuto nel passato, "Tu" vivi nel presente e "Tu" vivrai nel futuro. L’aspetto del "Tu" è senza tempo e quindi Divino. Tutto quello che è detto e scritto nei Veda e nelle Upanishad è riferito solo all'uomo. Noi parliamo di Dio come "ASAT AISVARYA" (gli irreali otto aspetti di ricchezza). Invece è l'uomo la vera forma di "ASAT AISVARYA". Dio viene descritto come "senza attributi, senza tempo, puro ed eterno. Ma queste qualità vengono attribuite dall'uomo alla Divinità a causa della propria ignoranza.

Verità-Bontà-Bellezza pag.31

(Sathyam- Shivam- Sundaram)

Incarnazioni di Amore,

Colui che ha il cuore pieno di compassione, la cui parola è piena di amore e di verità, il cui corpo è dedicato al servizio del prossimo, non sarà colpito né da forze negative né da influenze avverse del KALI YUGA.

"Né le sacre scritture, né i sacri testi

potranno sollevare la cortina della mente.

Davanti alla cortina c'è l'essere umano, e dietro c'è Dio.

La Causa stà da una parte e l'Effetto dall'altra".

Sebbene il Sé individuale e la Realtà Assoluta, la Causa e l'Effetto siano una e la stessa cosa, sembrano essere separati per l'interferenza della cortina della mente. Attraverso il dominio della mente, l'Essere individuale può diventare il Sé Assoluto, PRAKRITI (mondo) può essere trasformato in PARAMATMA (Oltre il Sé) e la Causa può diventare l'Effetto.

"Né casa né foresta possono conferire liberazione,

Solo la mente può decidere per questo.

Sia casa o foresta, poco importa

se avete conquistato la mente".

La mente è la causa degli attaccamenti, dell'odio e di tutte le divergenze che noi prendiamo in considerazione. La mente avvolge tutto e circonda tutto. Dove non esiste la mente, non esiste neanche il mondo. Dove non esiste il mondo, l’attaccamento e l'odio cessano di esistere; dove non esistono attaccamenti e odio, anche dispiaceri e gioia cessano di esistere. Un tale stato, libero da dispiaceri e da gioia, è il vero stato dell’essere umano. La causa delle sofferenze e dei dispiaceri dell’uomo è l'attaccamento e l'odio. La causa dell'odio e dell'attaccamento è il mondo, 1a causa del mondo è la mente. Quindi si dice:

"MANO MULAM IDAM JAGAT". Solo trascendendo la mente l'uomo può sperare di raggiungere la Divinità. L'uomo è legato dal potere della mente nello stato di veglia, nello stato di sogno e anche nello, stato di sonno profondo. L'uomo può diventare Dio soltanto se ottiene l'ulteriore stato che trascende questi tre. Il microcosmo contiene il macrocosmo, in quanto le manifestazioni del micro e del macrocosmo sono di "Una Realtà". L'albero è contenuto nel seme ed il seme nell'albero, quindi il seme e l'albero sono uno e lo stesso. Mentre guardiamo il seme, non possiamo vedere l'albero. Ma in realtà l'albero è contenuto nel seme. In modo analogo, il macrocosmo è contenuto nel microcosmo. Esso è la realizzazione di questa verità che permette all'essere umano di vedere con l'occhio della mente la sua vera forma. L'uomo diventa cieco della Realtà finché la sua visione è esterna. Soltanto coltivando la visione interiore l'uomo può ottenere la realizzazione della Divinità Interiore. La realizzazione di questa Divinità Interiore conduce l'uomo verso la realizzazione del " Divino Cosmico".

I quattro tipi di corpi pag.48

Il corpo umano è composto da venticinque principi:

- cinque organi di azione (KARMENDRIYA)

- cinque organi di percezione (JNANENDRIYA)

- cinque involucri vitali (PANCAPRANA)

- cinque sensazioni ( PANCA TANMATRA)

- quattro strumenti interiori (ANTAHKARANA): la mente (Manas), l'intelletto (Buddhi), la consapevolezza (Chitta), l’"Io'' particolare (Ahamkara) e la sorgente di Vita. Dato che il corpo fisico consiste di venticinque principi che hanno origine dall'universo "Visva", il corpo fisico è conosciuto come "Vishvudu". Quindi l'uomo non è un semplice individuo ma l'incarnazione dell'universo stesso. Mentre il corpo fisico è conosciuto come "Vishvudu" e contiene venticinque principi,

il corpo sottile contiene diciassette principi:

- cinque sensazioni

- cinque organi di percezione

- cinque involucri vitali

- la mente e l'intelletto.

Siccome il corpo sottile consiste di diciassette principi che si fondano con "TEJAS" (splendore), il corpo sottile viene chiamato "TAIJASA" (quello splendente). E' il corpo sottile che sperimenta le prove della vita e le tribolazioni, le gioie e le pene del mondo. Quindi, il corpo sottile è conosciuto come "YATANA DEHA" (il corpo sofferente).

Il Corpo causale (KARANA DEHA) è costituito dai due principi di "CHITTA" (mente riflessiva) e "PRAJNA" (consapevolezza integrata costante). Dato che questo corpo è pervaso di "PRAJNA", viene chiamato "PRAJNUDU".

Il corpo Super-Causale (MANAKARANA SARIRA) che è anche conosciuto come "Oltre-Mente",è autosplendente, autoluminescente e autoradiante. Il Corpo Super-Causale è anche conosciuto come "UNIKI" (esistenza). "UNIKI" non è altro che la Conoscenza di sé stessi. Siccome "UNIKI" è sinonimo di consapevolezza, questo è conosciuto come "Eruka". La non-consapevolezza di questo è conosciuta come "MARUPU" (oblio). Il corpo grossolano, il corpo sottile e il corpo causale sono caratterizzati da questo "MARUPU". I tre stati di veglia, sogno e sonno sono anche loro avvolti dall'oblio. Ma la Divinità pervade le sfere della consapevolezza e anche quelle della non-consapevolezza ed è conosciuta come "TARAKAM". Essa brilla con ugual splendore e percorre come una sottocorrente tutti questi stati. Ogni oggetto materiale "PADARTHA" nel mondo viene riempito con lo spirito di "PARARTHA" (ciò che esiste solo in funzione di altro). Anche se materia e spirito sembrano diversi, in realtà sono solo uno. La materia è grossolana e prende la sua energia e sussistenza dallo spirito. Quindi materia e spirito sono interconnessi ed intercorrelati. Quindi " PARARTHA" e " PADARTHA", "ADHARA" e "ADHEYA" sono stati descritti come "KSHETRAJNA" e "KSHETRA".

Il mondo è il "KSHETRA" e la Divinità Residente in esso è " KSHETRAJNA". Questo fatto è stato dimostrato dall'aforisma nel Brahmasutra "TAT JALAN", "TAT"- Quello (Dio) "JA"- Nascita - "LA" - Fusione, "AN" - che prospera. Questo significa che il mondo emanato da "TAT" viene sostenuto da esso e si fonde con esso.

La parola e la Coscienza pag.82

Come potete determinare l’esistenza della Verità? Noi possiamo stabilire la presenza della verità attraverso la testimonianza della Coscienza. La coscienza è stata descritta come la vibrazione del prana vitale. VAK (la parola - il discorso) deriva dalla vibrazione. C’è una grande differenza tra la parola che nasce dalla mente, e la parola che nasce da uno stato che trascende la mente. La parola suprema che nasce oltre la regione della mente viene denominata come Vibrazione, Coscienza e BHUR. La coscienza pervade il corpo e ha origine da SVAH. Questo Suvaha non è altro che PRAJNA. Nelle scritture Vediche BHUR sta per materializzazione (corpo) BHUVA significa Vibrazione (coscienza) e SVAH significa Radiazione. Il RIG VEDA deriva dalla parola; il YAJUR VEDA origina dalla mente e il SAMA VEDA dal PRANA.

SAMAGANA è l'armonia più melliflua del suono. Siccome SAMA origina dal PRANA noi dobbiamo usarlo con molta cura.. Il YAJUR VEDA è il depositario delle formule spirituali ed è una incarnazione di fulgore. Descrivendo il Signore come incarnazione della luce, esso cerca di sperimentare la luce. Il RIG VEDA è il depositario della luce. Il YAJUR VEDA è il depositario di rituali e il SAMA VEDA è l'incarnazione del suono. Questi tre VEDA sono essenziali per la pace nel mondo. I VEDA ci ispirano a cantare la gloria del Signore con i mantra e deliziarLo con la musica. I tre VEDA sono scesi sulla terra per permettere all’uomo la fusione con Dio, ascoltando e cantando la Sua gloria. I canti sono più potenti delle parole e dei versi. Voi non potete fondere il vostro cuore con quello del Signore attraverso semplici discorsi. Come il discorso è quasi sempre monotono, il canto è invece altamente ispirante. I canti hanno la capacità superlativa di fondere l’anima individuale con l'Anima Assoluta. La Filosofia NYAYA è una filosofia sublime che dissipa dubbi e rallegra il cuore umano. Non esiste un VEDA SADHANA più grande della comprensione dei sei sistemi di Filosofia. Lo studio dei sei sistemi rallegra i nostri cuori, rivela i misteri dell'universo e ci comunica la suprema conoscenza. Ignoranti della sublime letteratura Indiana, gli studenti moderni conducono una vita ostinata. I SADDARSANA contengono la vera essenza delle scritture che i Saggi hanno distillato attraverso delle ricerche e delle indagini profonde.

Colloqui

  •  

H.- Dice Svami: "Tutto vien fatto dal Signore, e non da te". Eppure si è sempre detto che l'uomo è responsabile delle proprie azioni.

SAI - [1] pag.33

Tu sei Dio; finché sarai umano, ci saranno di questi pensieri.

H.- "Finché sarai umano". Ciò implica forse che lo stato umano è un atto della mia volontà?

SAI - [2] pag.33

Non è un atto di volontà, ma solo uno stato di confusione; un'illusione. Tu vieni qui con dei dubbi, e Svami, che lo sa, ti offre l'opportunità di fare domande. Se viene un saggio (Jnani), uno che ha l'esperienza diretta del Divino, Svami non gli domanda quali sono i suoi dubbi. Il fatto che hai delle domande da fare prova che sei al livello del mondo. L'insegnamento di Baba varia a seconda del livello della persona.

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Un maestro di scuola può essere anche un famoso erudito nei Veda, ma quando insegna a leggere ai bambini può solo dire: "Questa è la lettera A, questa è la lettera B, e così via. Una mamma può allattare un figlio, dare una pappina ad un altro, e dire alla cuoca di servire il terzo, mentre al più grandicello dice di servirsi da sé. Anche se il suo modo di trattare è diverso per ogni figlio, il suo amore è lo stesso. L'uomo si può trovare a quattro diversi stadi, e a ciascuno Dio dà l'aiuto adatto. Prima vengono coloro che sono nei guai; poi quelli che desiderano la prosperità; in terzo luogo chi è alla ricerca della verità, ed infine vengono i saggi.

[3] pag.33

Al presente in te c'è una mescolanza di conscio e di subconscio e per questa ragione ci sono dubbi e confusione. Nello stato inconscio non esistono impressioni. Nello stato superconscio non ci sono dubbi, ma decisione; in questo stato non ci sono più né mente né corpo, anche se ci possono essere delle visioni. Oltre il superconscio esiste ancora un altro stato, che è la Coscienza Divina, nella quale esiste solo Dio, mentre nello stato superconscio c'è ancora una lieve sfumatura di dualismo colui che dà e colui che riceve. Nello stato ordinario sono tre: il donatore, il dono e colui che riceve. Nella coscienza divina c'è solo il Donatore. Nella Realtà tutto ciò che non è UNO è falso, perfino l'ascesi (sadhana).

[4] pag.33

Qui può sorgere un dubbio: come mai l'ascesi che è qualcosa di falso, può sfociare in qualcosa che falso non è? E’ come il sogno; può essere tanto terribile che, sebbene falso, ti fa risvegliare. Così accade con la disciplina spirituale. Affinché essa diventi tanto forte da farti risvegliare alla realtà, dev'essere persistente entro il livello del superconscio, nel quale tanto il corpo quanto la mente sono trascesi. E’ da questo profondo stato trascendente che esplode la luce della Verità.

  •  

H.- Che dice Svami dei tre stati di coscienza?

SAI - [1] pag.50

C'è lo stato di veglia, quello di sogno e quello di sonno profondo.

Nel sonno profondo la mente è assente. Sono tutti stati passeggeri: il passato se n’è andato, il presente se ne sta andando, e il futuro sta venendo. Nessuno di questi stati fuggevoli è Verità, perché a detta di tutti la Verità è reale, sempre la stessa, sia nel passato, sia nel presente, sia nel futuro. Tu sei sempre. Quella Verità, immutabile, costante, non toccata dal cambiamento, sempre identica a se stessa.

H.- Svami dice che l’"io'' si riferisce al corpo. Ma se uno pensa a se stesso non vede solo il proprio corpo, ma anche la sua mente, i suoi condizionamenti e le sue tendenze.

SAI - [2] pag.50

"Corpo" è anche i cinque sensi e tutto ciò che è implicato da ogni loro estensione.

  •  

H.- Nel sonno profondo è sparito il corpo, ed è sparita la mente, ma c’è una grande felicità. Tuttavia la si conosce solo dopo, per mezzo della memoria, e la memoria è solo un pensiero; non ha realtà.

SAI - [3] pag.51

La differenza tra il sonno profondo e il Samadhi 21 è che in Samadhi la felicità si avverte nel momento che si presenta.

  •  

H.- Svami dice che nel Samadhi la felicità è avvertita nel momento che avviene. Ma la persona, il soggetto come può accorgersi di essere felice?

Certamente ciò implica un rapporto soggetto-oggetto ma quel rapporto non è reale, e quindi ciò che si sperimenta in questi termini deve pur essere irreale, non è cosi?

SAI - [4] pag.51

Se ti guardi allo specchio e noti sulla fronte una macchia di polvere, te la togli subito, anche se prima di vederti nello specchio non ne avevi Coscienza. Il guru è lo specchio.

H.- Chi ha assaggiato una volta lo zucchero, non lo confonderà mai più col sale. Se la beatitudine che Svami dice essere la nostra vera natura e reale, com’è che confondiamo l’irreale con il reale?

  •  

SAI - [1] pag.52

Il fatto è che tu non hai mai gustato né il sale né lo zucchero, ma li stai solo a guardare e a farti delle idee immaginarie.

H.- Chi e immerso nella beatitudine divina ne è consapevole?

SAI - [2] pag.52

E’ il testimone di questa beatitudine. Perde la sua coscienza limitata per acquistare la consapevolezza totale di Dio. Il sonno profondo è un Samadhi nel quale non c'è consapevolezza né del mondo né della mente, ma esiste solo la coscienza dell’”Io”; la libertà è quella stessa coscienza in piena consapevolezza.

  •  

H. Se si è totalmente assorti in Dio, chi si prende cura del corpo?

SAI - [4] pag.52

Nella veglia e nel sogno c’è la mente; ma chi e che se ne prende cura durante il sonno profondo? E’ Dio. Chi si preoccupa del corpo ad ogni istante? Se un lato è paralizzato, lo puoi far muovere? I veri santi e gli Yogi dell'Himalaya non hanno modo di occuparsi del loro corpo; chi se ne occupa è Dio.

  •  

H.- Baba dice che, durante la pratica spirituale, a un certo punto cessa la natura esteriore. Come avviene questo?

SAI - [5] pag.52

Nella disciplina spirituale ci sono dieci stati e a ciascuno corrisponde un suono speciale, sempre suono dovuto a vibrazione: suono di campana, di flauto, di bùccina, l'OM, un tuono, un'esplosione. Ma il decimo è pura forma, e i sensi sono trascesi. Sopra i sensi c'è lo stato di beatitudine, in quanto si appartiene al Corpo Universale di Dio, che è Luce.

H.- Questo stato di beatitudine dura solo per un certo tempo? E che accade dell’attività quotidiana?

SAI - [6] pag.52

Se questo stato è sperimentato come totalmente naturale, dura per sempre. Allora il mondo è beatitudine, sempre. Pensi Dio, mangi Dio, bevi Dio, respiri Dio, vivi Dio.

H - Devono passare tutte per questi stadi le discipline?

SAI - [7] pag.52

No; si può giungere subito allo stato della trascendenza, o al VI, al VII o a qualunque altro. Non è uniforme.

 

H.- Quale atteggiamento si dovrebbe avere nell'incontrare qualcuno di tali stati?

SAI - [8] pag.53

Gli stati di coscienza sono in mutamento, ma non l’atteggiamento che si dovrebbe avere.

H.- Ma che valore attribuire ai vari stati?

SAI - [9] pag.53

Il discepolo non si riterrà soddisfatto da nessuno di questi, perché ciò che desidera è l'unione completa. Questo desiderio rimane forte e costante, finché è raggiunta la beatitudine trascendentale, e qui il desiderio cessa. Qual’è l'uomo più povero del mondo?

  •  

H.- Eppure, Svami, la nostra esperienza ci dice che gli oggetti esistono indipendentemente dalla coscienza che ne abbiamo.

SAI - [44] pag.61

Per noi il mondo esiste solo se ci siamo noi a vederlo. Se siamo ciechi non lo vediamo. Se la luce è fievole, esso non esiste per noi. Per noi il mondo è come lo vediamo, e prende la forma corrispondente al nostro punto di vista. Se questo è che tutto è Dio, vediamo tutto come Dio.

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Supponi di fare una fotografia: sono gli alberi che entrano nell'obiettivo e vanno a impressionare la pellicola, o è la macchina fotografica che afferra gli alberi?

H. - Sono gli alberi che vanno a imprimersi sulla lastra.

SAI - [45] pag.61

Errore!

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Supponi che io fotografi qualcuno che non lo vuole. Forse che il suo rifiuto impedisce che lo ritragga? Mettiamola pure in un altro modo. Quella persona vuol essere fotografata. Questa volontà può diventare una fotografia? Il cuore è come una pellicola che può catturare l’immagine di Svami; se la pellicola c’è ed è vergine può catturare Svami anche se Lui non vuole; ma se la macchina non ha il rullino, se il cuore è impuro e annebbiato, l’immagine di Svami non ci sarà, neanche se Lui lo vuole. Il corpo è la macchina fotografica, la mente è l’obiettivo, l’intelligenza è l’otturatore e l’amore è la pellicola.

  •  

H. - Sotto la mia pelle, poco più di due centimetri, mi pare di avere uno specchio. Quando vedo esternamente Baba lo vedo anche in questo specchio, in cui si riflette ogni movimento di Baba. Delle due immagini, quella che mi danno gli occhi e quella dello specchio, qual è la più reale?

SAI - [10] pag.81

La coscienza è un riflesso. Se lo specchio è puro, il riflesso è chiaro. E’ per effetto del Volere (Sankalpa) di Baba che si vede il riflesso.

H.- E’ a questo Baba interiore che dobbiamo dirigere preghiere e devozione?

SAI - [11] pag.81

Se hai trovato in te Baba, lo vedrai dovunque.

H - Se mi interrogo, trovo che "io" è "io" e che è me stesso; ma allora vedo che "io" non è affatto me stesso, ma Baba.

SAI - [12] pag.81

Esatto. "Io" è Baba, non dubitarne. Tu e Baba siete una sola cosa. Non le tendenze e tutto il resto ma il "tu" essenziale e Baba sono la stessa cosa. L"io'' è Baba.

  •  

H - Svami, quando guardo un cadavere, mi rendo conto che il corpo non ha vita propria. Come si può associare la mente con un corpo inerte?

SAI - [24] pag.114

C'è il corpo, inerte. C'è la Coscienza Suprema. Tra le due c'è la mente, inerte anch'essa, ma che sembra dotata di vita perché permeata dalla coscienza, come il ferro che scotta se è riscaldato perché permeato dal fuoco; non è il ferro che scotta, ma il fuoco che lo pervade. Tutto il miraggio, tutta l'oggettualità nasce dal pensiero. Tutti i mali e le complicazioni nascono dall'identificazione dell’"Io'' con il corpo. Giacché chi ha tessuto questa ragnatela di identificazione è la mente, proprio la mente deve fare la svolta e cercare la vera natura dell'individuo per mezzo della discriminazione, della rinuncia e della ricerca. La parola "mente" include tanto l'ego quanto l'intelligenza.

  •  

D.- Svami, noi siamo come dei pezzi di ferro ed il Signore è la calamita:

sono entrambi in relazione reciproca. Se però il ferro dev'essere trasformato in uno strumento nelle mani di Dio, dev'essere arroventato nel fuoco dell'ansia e battuto col maglio del dolore, perché possa obbedire e rispondere. Così, per foggiare in utensili questi pezzi di ferro che siamo, Tu ti prendi tanti fastidi. Hai detto che questa è la Tua Missione; e allora, Te ne prego, parlami della Pura Coscienza (Cit), che hai menzionato il mese scorso.

SAI - [6] pag.145

Sì. Cit ha anche un altro nome: Shuddhasattva, cioè Pura Coscienza.

Si contrappone quindi alla Coscienza Impura, come la Scienza (Vidya) si contrappone alla Nescienza (Avidya). La Coscienza Impura è inerente a quella Pura, allo stesso modo che le Tenebre sono inerenti alla Luce. Non farti confondere da tante parole, figlio mio: Scienza-Nescienza, Conoscenza-Ignoranza, Puro-Impuro (Shuddhasattva-Malinasattva), tutte indicano lo stesso concetto, e non diversi. Ti farò un'altra domanda. Hai mai udito quella parola che è il contrario di Prakriti?

D.- L'ho sentita, Svami. Quando studiavo grammatica, imparai che il contrario di Prakriti è Vikriti.

SAI - [7] pag.145

E che significa Vikriti?

D.- Viene da Vikaram, "cambiato, modificato,... derivato", come dalla parola originaria Agni (Fuoco), la parola derivata è Aggi, e Jama viene da Yama, Janna da Yajna, eccetera.

SAI - [8] pag.145

Allo stesso modo, l'Energia attiva ed esecutiva della Natura, la Prakriti del Signore, è nota come Vidya (Scienza), e il suo derivato, la forma inferiore di Vikriti, è noto come Avidya (Nescienza). Avidya, ossia l'aspetto impuro (Malinasattva) è la forma inferiore di Vidya, l'aspetto puro (Shuddhasattva).

D.- Come mai, Svami, la conoscenza risplende nel Signore e l'ignoranza appare solo perché esiste la conoscenza? Vale a dire che il Principio Cosmico Universale sta nel Signore ed appare in individui diversi tra loro (per mezzo delle caratteristiche individuali di nome e forma è causata l'apparizione degli individui). Questo potere dell'Ignoranza (Avidyashakti), si manifesta anch'esso come un'entità inseparabile, perché il Signore è l'Unica Esistenza. Perciò, questa Esistenza Unica è la Base, il Fondamento dell'Universale e del Particolare, della Totalità e delle Parti apparenti. E’ questo che intendi Tu, Svami?

SAI - [9] pag.146

Ecco perché il Signore è detto Satya (Verità) e Brahman (Assoluto). La Verità è indivisibile (akhanda), non duale (advaita), senza fine (ananta). Nelle Upanishad la Verità (associata con il potere immanifesto dell'Illusione, mayashakti) è detta Pienezza 12 , Infinito invisibile (Purna-adah), mentre la Verità (se associata con il potere manifesto dell'Illusione) è detta Infinito visibile (Purna-idam). Questa è la spiegazione del mantra upanishadico Purnam-adahpurnam-idam, "Quello è pieno, questo è pieno".

D.- Magnifico! E’ come se mi fosse dato il frutto sbucciato e pronto per esser mangiato! Questa Totalità del Cosmo manifestato, il Purna, sorge dalla Pienezza della Realtà Immanifesta Indivisibile. E’ questo che avete detto, vero?

SAI - [10] pag.146

Per questo diciamo Vasudevassarvamidam, Sarvamkalvidam Brahma ecc., "Tutto questo è Dio, ...". Le parole Vasudeva, Brahma sono differenti, ma nel significato non c'è alcuna differenza. Capito?

D.- E’ tutto nettare, per me; ma non mi hai ancora detto "chi sono io"!

SAI - [11] pag.146

Per oggi basta. Fra un mese chiarirò i tuoi dubbi con degli esempi illustrativi. Afferra bene quello che ti ho detto, mettilo in pratica, non dimenticarlo, non metterlo da parte. Meditaci su. Adesso, puoi andare.

  •  

D.- Fino a quel momento, per identificare l’"io” irreale con l’“io” reale, dicono che sia necessario l'aiuto di un guru; fino ha che punto è vero, Svami?

SAI - [12] pag.167

L’aiuto è necessario solo finché tu avrai tanti "io" no? Quando tutto è Uno perché cercare aiuti? Ripeto, finché quell’“io” (aham) non svanisce, devono esserci questo "Io" che parla e quel "tu" che ascolta. Quando l’“io” se ne è andato a chi parlare? Chi ascolta? Tutti sono Uno. Il riflesso dello Spirito, condizionato dalla Pura Coscienza (Cit) e Dio-Persona (Ishvara); 24 la Persona di Dio condizionata dal corpo sottile (antahkarana) è l'Anima individuale, no?

  •  

D.- E che cos'è esattamente Cidabhasa?

SAI - [13] pag.167

Cidabhasa è la coscienza dell’“io" condizionata dalla Pura Coscienza (Cit): cosi l'Uno divenne Tre, i Tre divennero Cinque e i Cinque divennero i Molti. La coscienza dell’“io” (rappresentata da sattva) divenne trina, a causa del contatto con rajas e tamas: in questi tre sorsero i cinque elementi (bhuta) e per mezzo di questi Cinque si ebbe la Molteplicità. E’ questo che causa l'illusione che il corpo sia l’“io”. Parlando in termini di spazio (akasha) sono tre: la spazialità inqualificata e illimitata della Pura Coscienza (Cidakasham), la spazialità coscienziale dell'essere, ossia la sua area mentale (Cittakasham) e lo spazio originario dove trovano manifestazione gli elementi (Bhutakasham).

D.- Che cos'è in particolare Cidakasham?

SAI - [14] pag.167

E’ la Divina Essenza, l'Atma.

D. - Cittakasham?

SAI - [15] pag.168

E’ la sua deformazione, Cittam, ossia la sostanza mentale in cui si condensa la Pura Coscienza. Quando lo Spirito si cambia in mente (Manas), Intelletto (Buddhi) ed Ego (Ahankaram), si chiama Antakaranam, l’”Organo Interno” dove sono attivi i sensi (indrya) nella loro dimensione sottile. La coscienza dell’”io condizionata dalla Pura Coscienza (Cidabhasa) dotata del Corpo Sottile è l’Anima dell’individuo.

D.- E Bhutakasam che cosa è?

SAI - [16] pag.168

E’ lo spazio dell’Essenza Divina (Cidakasam) condizionato dall’area del pensiero formale (Cidakasam): quando Cidakasam vede lo spazio elementare (Bhutakasam) è spazio mentale (mano-akasham); quando vede l’oggetto, le cose esistenti (vastu), è costituito di Pura Poscienza (Cinmaya).

Ecco perché, ragazzo mio, si dice che “la Mente è per l’Uomo l’unica causa di schiavitù e di Liberazione”. La Mente fabbrica ogni quantità di illusione.

D.- Come può sparire quell’illusione, Swami?

SAI - [17] pag.168

Quando avrai afferrato il suo segreto con la ricerca, i molti tornano a riunirsi nei Cinque, i Cinque nei Tre e i Tre nell’Uno: allora il Sé esiste come Sé. Ti viene il mal di testa, ti spalmi l’unguento, il dolore ti passa e torni quello di prima. L’illusione “io sono il corpo” è la stessa cosa così e sparisce se applichi l’unguento dell’investigazione che discerne (vichara).

·     

D.- Svami, nella Sala della Conoscenza Spirituale (Adhyamtika Sabha), a Venkatagiri, hai detto certe cose che non ho ben capito: posso farTi ora qualche domanda?

SAI - [1] pag.174

Quando qualcuno Mi chiede spiegazioni, Mi fa molto contento. Hai tutto il diritto di farlo.

D.- Hai parlato ti una forma grossolana (sthula-rupa) e di una sottile (sukshma-rupa), no? Sono solo delle caratteristiche della mente o anche di tutto il resto?

SAI - [2] pag.174

Sono caratteristiche di tutto. In effetti, tutti i nomi e le forme che esistono allo stato grossolano esistono anche allo stato sottile. Il Grossolano c'è solo per farti capire il Sottile!

D.- Allora, Svami, il firmamento che noi vediamo è una forma densa, grossolana ti uno spazio (akasha) sottile?

SAI - [3] pag.174

Mio caro, tutto ciò esiste in quello spazio sottile. Questo Spazio Sottile (sukshma-akasha) è tanto impercettibile e onnipervadente quanto lo Spazio Grossolano (sthula-akasha).

D.- Come si chiama?

SAI - [4] pag.174

Il suo nome è sukshma hridayakasha, il "firmamento sottile del cuore".

D.- Come fa ad essere onnipervadente?

SAI - [5] pag.174

Non c'è nulla che possieda l'estensione, l'area, la grandezza che ha questo "spazio del cuore". Pensa quante scene, quanti sentimenti, quante congetture sono immerse e incastonate in esso!

D.- E allora, in questo firmamento sottile c'è anche un Sole?

SAI - [6] pag.174

Certo! Perché no? Senza di esso, come potrebbe esserci tutto questo splendore, tutta questa luce e tutta questa sapienza?

D.- Qual è il suo nome, Svami?

SAI - [7] pag.174

Se il Cuore è lo spazio, il Sole è ovviamente l'Intelletto che illumina questo Cielo. Lo splendore dell'Intelletto è forte quanto i raggi del Sole; dunque, il Sole sottile è l'Intelletto Puro.

D.- Allora è possibile che nel Cielo del Cuore ci sia anche la forma sottile della Luna?

SAI - [8] pag.174

Perché mi fai una domanda per volta? Non te l'ho detto fin dal principio? Ogni nome e forma grossolana ha il nome e la forma sottile che gli corrisponde. La forma sottile della Luna è l'amore (prema), che piace al cuore per la frescura dei suoi raggi. L'amore è la forma sottile della Luna.

  •  

D. - Scusami, Svami: i Pandava e i Kaurava hanno guerreggiato, vero? Come sarà stata la "guerra sottile" quella dei Pandava "sottili" contro i loro nemici, i Kaurava "sottili"? 25

SAI - [9] pag.175

Perché dici "sarà stata"? E’ una guerra che, nella sua forma sottile, continua ancor oggi, tra le Qualità malvagie - i Kaurava - e quelle buone. I cinque fratelli Pandava sono la Verità (Satya), la Giustizia (Dharma), la Pace (Shanti), l'Amore (Prema) e la Non violenza (Ahimsa). Ogni persona sta combattendo questa guerra, sotto il proprio Firmamento del Cuore, sulla propria Intelligenza (Cidbhumi), ad ogni momento.

D.- Svami, si dice che i Pandava fossero figli del re Pandhu e i Kaurava i rampolli del re Dhritarashtra. Oggi, come li possiamo riconoscere, nella loro forma sottile?

SAI - [10] pag.175

Entrambe le fazioni si disputano il regno dello stesso Cuore e in ognuno c'è l'Ignorante (Ajnani) e il Saggio (Sujnani). Il cieco re Dhritarashtra è il primo ed il saggio Pandu è il padre delle cinque buone qualità. Hai capito?

D.- Ma allora, scusa, quei milioni di soldati e di carri di quella guerra, e i sudditi, chi sono in questo conflitto "sottile"?

SAI - [11] pag.175

Certo, nell'uomo ci sono tutti: sono i milioni di impressioni e di sentimenti. Le dieci facoltà di percezione e di azione, indriya)26 sono i reggimenti, i cinque sensi sono i carri. In ogni cuore si combatte questa perpetua guerra tra il Bene e il Male, tra i Pandava e i Kaurava. Ti è chiaro?

D.- Bene; ma chi è il Signore Krishna in questa guerra sottile; Lui che si teneva neutrale in questa lotta per il potere?

SAI - [12] pag.175

Non lo sai? E’ il Testimone, l’Atma. E’ l'Auriga (Sarati) del carro dell'Anima (Jiva).

D.- Altra domanda: a quei tempi tutta questa gente aveva per capitale Hastinapura. Qual è la Hastinapura dell'uomo?

SAI - [13] pag.175

La base di tutte queste manifestazioni sottili, uomini, carri, Pandava e Kaurava è, come sai, questa Hastinapura, la "Città delle Ossa" il Corpo. Questo scheletro è Hastinapura! Sia la Città, sia il Corpo hanno nove Porte. Qui nacquero i Pandava e i Kaurava; qui giocavano e andavano a scuola e qui crebbero assieme. Così pure, in questa Hastinapura (del Corpo) sono nate e crescono tutte le qualità, buone e cattive; qui crescono e dimorano, si guardano e si odiano a vicenda, tutte nello stesso Corpo. Forse che in questo corpo non si fanno la guerra i due regnanti, l'Ignorante e il Saggio?

D.- Sì, Svami. Fra il Mahabharata e le qualità dell'uomo c'è un nesso intimo, davvero. Com'è bella l'allegoria! Come hai detto è una guerra che si svolge in ogni uomo, anche oggi. Quando finirà questa guerra?

SAI - [14] pag.175

Chiedi quanto finirà? Quando le qualità, buone e cattive, diventeranno "uno" e l'uomo diventerà privo di qualità: solo allora egli potrà avere Pace (Shanti).

D.- In quel momento, questo campo di battaglia, questa Hastinapura, la Città d'Ossa non ci sarà più, vero?

SAI - [15] pag.176

Se c'è una battaglia, ci dev'essere un campo di battaglia. Se non c'è battaglia, perché preoccuparsi del campo?

D.- Avremmo la possibilità di fare del tutto a meno della battaglia?

SAI - [16] pag.176

Perché no? I re si fanno venire la voglia della guerra perché si fidano dei loro sudditi e questi incoraggiano i governanti a sguinzagliare i cani della guerra. I Sudditi sono le illusioni, le quali spingono alla battaglia l'uomo. Se i sudditi sono pochi, non si fa la guerra. Perciò spogliati di sudditi come le illusioni, dei sentimenti di "io" e di "mio" ed avrai la pace, godrai una Pace indisturbata, figlio mio!...Adesso vai. Un momento! LasciaMi dirti che coltivare dubbi di ogni genere è un'illusione (vyamoha) anche quella. Cerca di liberarti anche da questa caratteristica! Va' e torna tra qualche tempo.

  •  

D.- Svami, la volta scorsa mi hai parlato della guerra del Mahabharata; anche il Ramayana si svolge in ogni cuore? 27

SAI - [1] pag.176

Non c'è alcun dubbio; avviene sistematicamente.

D.- In qual modo c'entra Rama?

SAI - [2] pag.176

Rama è il Divino Spirito che dimora in ognuno (Atma). Egli è venuto nel personaggio dell'Anima (Jiva) e indossa l'abito del "corpo".

D.- E allora, Egli che è uno il cui Volere è Potere senza limiti (Sankalpasiddha) perché deve soffrire tanto?

SAI - [3] pag.176

E’ tutto una commedia: è il Suo lila, un gioco. Cos'è per Lui la gioia?

E la sofferenza? Egli è l'Incarnazione della Beatitudine (Anandasvarupa) e non le conosce. Con la Sua Volontà di creare l'Illusione, può produrre tutto. Ha inscenato il Ramayana sul palcoscenico del mondo, Lui in Persona ha assunto una parte e ha dato una Forma diversa ad ogni Qualità (guna). Il Ramayana avviene ancor oggi, in ogni cuore. Rama, nel Cuore come il Sé che dispensa ogni gioia (Atmarama), sta a vedere tutto, come Testimone.

D.- Ma la materia inerte (Jada) e l’Anima (Jiva) come entrano in questo Ramayana?

SAI - [4] pag.177

La materia inattiva riceve la Coscienza Attiva (Chaitanya), ossia la Conoscenza di Dio. La Coscienza nasce col nome di Sita28: la Materia-Coscienza diventano una sola cosa. E’ l'unione di Sita con Rama. Finché la Materia e la Coscienza sono Uno, non ci sono problemi. Tutto il guaio nasce dalla loro separazione.

D.- Come avviene ciò, Svami?

SAI - [5] pag.177

Sita, che è la Sapienza di Dio (Brahmajnana), si allontana dal Sé interiore che ha la forma dell'Anima (Jiva); è quindi inevitabile la sua caduta nelle Tenebre della Foresta. Rama ha recitato in questo modo per farcelo vedere. Se si permette che si perda Sita, ossia la Conoscenza del Divino, si finirà inevitabilmente per vagare nella Foresta delle Tenebre.29

D.- Se è così, Svami, perché Lakshmana sta sempre con Lui (Rama)? A che cosa corrisponde Lakshmana nella nostra vita?

SAI - [6] pag.177

Non si deve esser soli nella nera giungla della vita; si deve aver sempre al fianco la mente (Manas), ed è per questo che Lakshmana sta sempre accanto a Rama.

D.- Nel racconto del Ramayana compaiono Bali e Sugriva. Chi sono? 30

SAI - [7] pag.177

Vagando nella foresta viene la Disperazione, ma si deve anche ottenere il Discernimento; tra loro però c'è un odio feroce. Bali, che rappresenta la Disperazione, va annientato; solo allora può venire il successo. La Disperazione è Bali; la Discriminazione, Sugriva.

D.- Hanuman,31 che appare tra questi due, chi è?

SAI - [8] pag.177

E’ il Coraggio, che è di grande aiuto per distruggere la Disperazione; ecco chi è Hanuman: la personificazione del Coraggio. E’ per suo mezzo che si può attraversare l'Oceano dell'Illusione; col suo aiuto Rama dimostrò che si può costruire il Ponte (setu).

D.- Quale lavoro si deve prevedere dopo aver attraversato l'Oceano delle Illusioni?

SAI - [9] pag.177

Non sai che ha fatto Rama dopo aver passato il ponte? Conquistò Moha, sopprimendo l'accecamento che deriva dall'Illusione e uccise le qualità ragiasiche e tamasiche nelle persone di Ravana e di Kumbhakarna. Il fratello rimasto, Vibhisana, simbolo delle qualità sattviche, fu incoronato re. I personaggi dei tre fratelli - Ravana, Kumbhakarna e Vibhisana - illustrano i caratteri delle tre qualità costitutive della natura (guna).

D.- Dopo questo, che c'è da fare?

SAI - [10] pag.178

Che c'è da fare, chiedi? C'è da raggiungere Sita, cioè la Conoscenza ottenuta per mezzo dell'esperienza diretta (anubhavajnana). Congiunte la Materia e la Coscienza, ecco il coronamento (pattahisheka), ossia la Salvezza dell'Anima (Jivanmukti). Perciò, 1'insegnamento fondamentale del Ramayana è questo: "L'Anima, la Mente, la conoscenza, la disperazione, la discriminazione, il coraggio, l'illusione, le qualità ragiasiche, tamasiche e sattviche si presentano ciascuna con una diversa forma; si deve imparare il modo di dominare o di acquisire quelle qualità". Tutto questo viene fatto dallo Spirito, venuto con la Forma e il Nome di Rama, con la Sua azione, la Sua condotta, la Sua direzione e la Sua guida. Quindi il Ramayana non terminò in quei giorni, ma, finché in ogni vita c'è lotta per raggiungere su queste strade un fine, finché uno non finisce per ottenere dall'esperienza la conoscenza per giungere ad incoronare le qualità sattviche, esso continua a svolgersi nel cuore dell'Uomo. Da una parte la guerra del Mahabharata e dall'altra il Ramayana, da un'altra ancora il Bhagavata. Così gira in moto perpetuo la vita. Sono queste le forme sottili (sukshma) del Ramayana, del Mahabharata e del Bhagavata. Hai capito?

D.- Allora: nel Ramayana della vita attuale Rama è lo Spirito, Lakshmana è la Mente, Sita è la Conoscenza di Dio. Persa Sita, Rama cade nella giungla dell'esistenza e vi trova la disperazione e il discernimento. Se ci associamo ad Hanuman, che è il coraggio, possiamo attraversare il Mare dell'Illusione, con l'esercito dell'entusiasmo, del vigore e della perseveranza, rappresentati da Jambavan, Angada e dagli altri Vanara. Appena l'abbiamo attraversato, potremo distruggere le qualità ragiasiche e quelle tamasiche, rappresentate da Ravana e da Kumbhakarna e incoronare quelle sattviche, impersonate da Vibhisana. In Sita raggiungeremo l'esperienza che dà conoscenza e, con quest'unione di Materia e Coscienza, cioè di Sita e di Rama, avremo la Beatitudine, la Liberazione dell'Anima. Che magnifico Ramayana! Il Ramayana che in quel tempo compì Rama, figlio di Dasharatha, è rappresentato oggi come il Ramayana Sottile, per mezzo delle forme dei guna e degli indriya, le qualità ed i sensi di ogni individuo, per così dire.

SAI - [11] pag.178

Non c'è nessun "per così dire". Avviene sempre, il Ramayana Sottile.

D.- Hai detto, Svami, che ogni qualità (guna) e facoltà (indriya) umana è una forma separata nel Ramayana. Mi sorprende un po' che anche i sensi possano prendere una forma! Nei due Ramayana, quello grossolano e quello sottile, sotto che forma appaiono i sensi? Vorresti avere la bontà di dirmelo?

SAI - [12] pag.178

Qualunque guna o dualità si voglia come potrebbe esprimersi se non per mezzo dei sensi? Le qualità sono allevate nei sensi. I Sensi d'Azione sono cinque, e cinque quelli di Conoscenza. Con l'aiuto della mente, questi dieci creano attaccamenti, non è così? E ci sarebbe altro molo di comunicazione? "Nato nell'Illusione, cresciuto nell'Illusione, la missione dell'uomo è di dominare l’Illusione”, si dice. Così pure la Coscienza della Materia inerte, nata nei sensi, cresciuta nei sensi, deve dominare i sensi. Questa è la loro caratteristica basilare, non lo sai? Sai dove nacque Rama, l'Anima? Di chi è figlio? Del re Dasharatha, che porta questo nome in quanto è il simbolo dei dieci (dasha) sensi, i Dashendriya. Qualunque qualità o forma prendiamo in considerazione, non le possiamo slegare dai Dieci Sensi. I Dieci Sensi, cinque di Conoscenza (Jnanendriya) e cinque d'Azione (Karmendriya) sono tutti riassunti nella forma di Dasharatha.

  •  

D.- Dasharatha ebbe quattro figli; di che cosa sono espressione, Svami?

SAI - [13] pag.179

Dai Dieci Sensi possono aver origine non solo quattro, ma qualunque numero di qualità e di forme. Ma solo le principali, quattro, a simbolo dei quattro volti del Signore, ebbero origine per Sua Volontà. Essi nacquero come Rama, Lakshmana, Bharata e Satrughna. Nella loro forma sottile sono la Verità, la Rettitudine, la Pace e l’Amore, i quattro Volti del Signore.

D.- Fra essi, chi è la Verità (Satya)? E quali la Rettitudine (Dharma), la Pace (Shanti) e l'Amore ( Prema)?

SAI - [14] pag.179

Non lo puoi scoprire da solo? Rama è l’Incarnazione della Verità (Satyasvarulpa), mentre Bharata disse: "La condizione e gli onori devono andare a chi ne ha diritto, non a me", dimostrandosi l'incarnazione della Giustizia (Dharmasvarupa). Lakshmana, che ripose la sua più completa fiducia nello Spirito, ossia nella Forma di Rama, convinto che non esiste felicità più dolce della sua costante compagnia, seguiva sempre Rama, così da essere l'Incarnazione dell'Amore (Premasvarupa). Satrughna, che non aveva nessuna ambizione e seguiva le tracce degli altri tre fratelli, calmo e imperturbabile, è l'incarnazione della Pace (Shantisvarupa). E’ chiaro?

D.- Sì, Svami. Ma i quattro nacquero da tre madri; che cosa rappresentano esse?

SAI - [15] pag.179

Come ho detto prima: "nato e cresciuto nell'Illusione, l'uomo deve trascendere l'Illusione". Così pure, si nasce nelle qualità, si cresce fra le qualità ed alla fine si devono trascendere le qualità. Proprio per dimostrarlo, le tre madri rappresentano i tre guna: Kausalya è la qualità di sattva, Kaikeyi è la qualità di rajas e Sumitra è la qualità di tamas, come è dimostrato dal loro comportamento nella storia. Dasharatha, che impersona i Dieci Sensi, è sposato con le tre qualità ed è perciò l'incarnazione delle qualità e dei sensi (Indriyagunasvarupa). Poiché l'uomo non può facilmente afferrare la Verità per mezzo dei sensi e delle qualità, il Signore gliela insegna in tutto il Ramayana in tanti modi. Egli sta insegnando anche adesso. In quei giorni il Signore rappresentò il Ramayana al livello grossolano; oggi Egli lo esegue al livello sottile (Sukshmaramayana) sul palcoscenico del cuore umano.

D.- Svami, il senso occulto del Mahabharata e del Ramayana che hai spiegato è davvero interessantissimo. Se si va a fondo, che altro si può trovare? La loro vicenda si svolge in ogni cuore attraverso le azioni e le reazioni della mente, della coscienza e dell'intelletto. Hai detto che avviene lo stesso per il Bhagavatam:32 me lo vorresti spiegare?

SAI - [16] pag.180

Vedi, il Bhagavata è diverso dagli altri due: non ha ne Qualità né forma. Tratta dello Spirito che trascende e sta dietro le qualità, i sensi, la mente e la coscienza; tratta dei poteri e delle gesta dello Spirito e delle Sue apparenti attività, i lila. Il Bhagavatam contiene le storie delle Incarnazioni di ciò che è il Testimone di Tutto.

D.- Quali sono le forme assunte da Questo Testimone? E perché le ha assunte?

SAI - [17] pag.180

In verità, Egli è tutte le forme (Sarvasvarupi) e non c'è limite al numero e alla natura delle Sue Forme. C'è però qualcosa da dire nei confronti di ciò che è accaduto. Brahma, Vishnu, Mahesvara, Matsya, Kurma, Varaha, Vamana, Narasimha, Rama e Krishna sono le Sue Incarnazioni. Al fine di attuare la Creazione, la Conservazione e la Dissoluzione del Mondo, per punire gli iniqui e proteggere i giusti, Egli assume la Forma che designa quale la più adatta al momento e allo scopo ch'Egli Si è proposto. Realizzato questo proposito, Egli è, com'era prima, il Testimone, l’Atmarupa.

D.- Anche Rama e Krishna punirono i malvagi e protessero i buoni, non è vero, Svami? Perché allora dici che nel Mahabharata e nel Ramayana ci sono le forme qualitative (gunasvarupa) e nel Bhagavatam non ci sono?

SAI - [18] pag.180

Vedi, le qualità hanno principio e fine, ma lo Spirito non ne ha. Anche Rama e Krishna essenzialmente non hanno qualità ed hanno dimostrato come, senza esser dotati di qualità, si possono tenere sotto controllo le stesse. Il Ramayana e il Mahabharata hanno una conclusione, no? In quel senso, il Bhagavatam non ha mai fine, come non ne ha il Signore di cui parla. Narra delle Forme che assunse il Signore a seconda dell'epoca, del tempo e del caso, mentre i primi due poemi insegnano le politiche da seguire in questo mondo falso ed evanescente e vogliono mostrare all'umanità le vie della verità, della Giustizia, della Pace e dell’Amore. Hai capito?

D.- Allora si direbbe che il Bhagavatam non ha utilità pratica!

SAI - [19] pag.180

Cosa dici? E’ proprio il Bhagavatam il più utile per i discepoli!

Soltanto esso contiene il segreto vero del Signore, la Sua vera Gloria e la Sua vera Via! Il Ramayana ed il Mahabharata cercano, fino ad un certo punto, di elevare l'uomo secolare, l'uomo comune con l'Insegnamento morale e con l'esempio, e come meritarsi la Grazia del Signore, ma chi vuol conoscere la natura dell'Atma e del Paramatma deve studiare il Bhagavatam più di ogni altro testo.

  •  

D.- Svami, se esiste solo l'Uno Non-duale Advaita, com' è avvenuta la creazione di tutti questi mondi?

SAI - [13] pag.192

Adesso torni al punto di partenza. Anche se te lo dico, sarà difficile da capire ma, dato che lo chiedi, te lo dirò. Stai bene a sentire. Il potere dell'Ignoranza esiste, in forma latente, nella stessa fune; ossia, essa è latente, immanifesta nell'Assoluto. Chiamala pure Non-conoscenza (avidya). Essa ha per base l'Assoluto, che è Coscienza e Beatitudine. Dei due poteri che ha l'Illusione - quello che vela e quello che proietta - il primo vela l'Assoluto ed il secondo si fa manifesto nella mente. La mente poi crea tutto questo panorama di nomi e di forme con l'esuberanza del pensiero (vasana).

D.- Bellissimo, Svami. Quant'è bella questa Creazione! Se stanno così le cose, che differenza c'è tra lo stato di veglia e quello di sogno, in realtà?

SAI - [14] pag.192

Sono entrambi della natura dell'illusione; in entrambi agiscono le impressioni mentali (vasana), solo che il mondo è un'illusione stabile, mentre il sogno è un'illusione instabile. Non c'è altra differenza.

D.- Svami, come si può dire che questo mondo sia irreale, se è concreto e lo si può sperimentare in tantissimi modi diversi?

SAI - [15] pag.193

E’ un'illusione che cela la Realtà all’Intelligenza. Il mondo manifesto è una sovrapposizione su Dio, quanto lo sarebbe una serie di dipinti su di una parete.

D.- Si dice che la Non-conoscenza sia senza principio (anadi), vero? E allora perché ne parlano tanto male?

SAI - [16] pag.193

E’ l'illusione che nasconde la Realtà alla comprensione. L'ignoranza metafisica incausata (anadi avidya) ha fine quando spunta la Conoscenza del Reale (Vidya). E’ perfettamente logico. Le tenebre sono distrutte dalla Luce. Ogni oggetto ha cinque componenti: l'origine, la natura, la funzione, la durata e il risultato; solo nel caso dell'Assoluto (Paramatman) non possono essere enunciate, benché tutto ciò che è, le abbia, per così dire, da Lui. Solo l'Illusione non ha origine spiegabile. Essa ha in sé la sua prova; è in Dio, con Dio: è senza principio. Non si può trovare la causa per la quale essa si manifesti con tanta foga lussureggiante. Come la bolla sorge per la forza della sua natura, cioè dall'acqua, così dall'Illimitato, dalla Pienezza, dall'Assoluto sorge una forza che prende la forma del divenire (nama-rupa). Ecco tutto. Solo l'Ignorante parla male dell’Ignoranza metafisica, ma, in realtà, bene e male non esistono.

D.- Come si può dire che l'Illusione non ha origine (hetu)? Come la manualità del vasaio è l'origine che fa prendere alla creta la forma di vaso, così il Volere di Dio-Persona (Sankalpa di Ishvara) 43 è essenziale affinché divenga palese la forza che è latente nell’Assoluto (Brahman).

SAI - [17] pag.193

Nella dissoluzione finale, alla Fine del Mondo (Mahapralaya), anche il Dio-Persona (Ishvara) diventa inesistente, ed esiste solo l'Assoluto. Come potrebbe essere l'origine il Volere di Dio visto come Persona? Non può esserlo. Considerando questo argomento, non devi pensare a Brahma, Vishnu e Shiva come a tre entità separate: sono le forme delle tre qualità costitutive dell'universo manifesto (guna), e tutte e tre insieme costituiscono l'Unico Sé Supremo (l'insieme di tutti i Sé individuali). Giacché è difficile capire come opera il Cosmo, lo si spiega e si afferra con i tre elementi, le tre forme operanti in tre attività diverse e con tre nomi. Nel momento della creazione, la dissoluzione non c'è; possono coesistere solo nell'atemporalità. L'uomo che esiste nel Tempo, nell’Azione e nella Causalità non potrà mai sperare di arrivarci. Se trascendi le tre qualità, ci arrivi anche tu, ma non prima. Quindi, invece di perdere il tuo tempo in questi problemi che sfidano la tua comprensione, impegnati nelle cose che ti sono di più urgente necessità e cammina per la strada che ti condurrà alla Meta!

Aum Shri Mukti Pradaya Namah

Gloria e Onore al Signore che dà la Liberazione.

pag.195

 

“Perché avete trascorso con Me

queste lunghe ore?

Per ascoltare la Mia parola, vero?

Non lasciate che,

una volta terminata la lezione,

tutto questo zelo vada perduto.

Incamminatevi per la Via

della Giustizia e della Rettitudine

e quando, percorrendo questa strada,

la vostra vita sarà trasformata

in una incessante preghiera,

lasciate che tutto cada nell’oblio di un’estasi:

l'Estasi della Via

che porta all'Assoluto.”

                                                                                    Sai Baba

Discorsi vol. X 1° tomo

Pag.129 CALMARE LA SETE

 

Le responsabilità del Seva Dal sono di alto ordine. Esso deve guidare i membri, e attraverso essi, tutta l'umanità, lungo il sentiero del sadhana, che porta l'individuo dalla posizione "Io" alla posizione "Noi”. Questo ha dato al Seva Dal l'importanza che esso merita e che può essere capita solo se si scava profondamente nel suo significato. Dovete elevare il lavoro al livello di adorazione e tentare di riempire ogni momento della vostra vita con questa prospettiva. Solo allora potete giustificare la vostra appartenenza all’Organizzazione. Attraverso l'attività l'uomo raggiunge la purezza di coscienza. Infatti, l'uomo deve accettare l'attività con questo fine in vista. E perché lottare per una coscienza pura?

sea

Immaginate un pozzo d'acqua contaminata e fangosa, così che il fondo del pozzo non si possa vedere. Quando l’acqua è pulita e chiara, il fondo si può vedere bene. Ugualmente, dentro il cuore dell'uomo, nell'intimo della coscienza, noi abbiamo l'Atman. Ma esso può essere conosciuto solo quando la coscienza è chiarificata. Le vostre immaginazioni, le vostre deduzioni, i vostri giudizi e pregiudizi, le vostre passioni, emozioni e desideri egoistici, infangano la coscienza e la rendono opaca. Come potete, allora diventare consapevoli dell'Atman che è la vera base? Attraverso il seva (servizio) reso senza alcun desiderio di soddisfare l'ego e con solo il benessere degli altri in vista, è possibile chiarificare la coscienza e rivelare l’atman.

Perciò, per amore di chi state compiendo seva? Lo fate per il vostro bene; siete impegnati nel seva per rendervi consapevoli dell'Atman, per scartare gli allettamenti del vostro ego, per conoscere voi stessi e per dare una risposta alla domanda che vi tormenta, cioè: <<Chi sono io?>>. Voi non servite gli altri, servite voi stessi; non servite il mondo, servite i vostri migliori interessi.

Potete chiedervi: come è possibile trascendere l'ego attraverso il seva? Riempiendo il seva di amore, il lavoro può essere trasformato in adorazione; quando il lavoro è offerto a Dio, esso è santificato nella preghiera che lo libera dall'ego. Esso è anche liberato dal desiderio terreno di successo e dalla paura di fallimento. Voi sentite che quando avete fatto il lavoro nel miglior modo, la vostra puja è compiuta; Colui che ha accettato la puja riesce a dare ciò che Egli considera migliore. Questa attitudine farà sì che il lavoro venga compiuto nish-kama (senza desiderio). La pratica regolare di questa disciplina renderà la coscienza chiara e pura. Essa promuoverà chithasuddhi. Senza questo essenziale bagaglio di una coscienza pura, come può mai l’uomo sperare di scalare altezze spirituali? Quasi tutti i più grandi saggi del passato passarono i primi anni della loro vita nel sadhana, che assicurò loro una coscienza pura. Qualunque possa essere la vostra prospettiva di carriera, per quanti mezzi possiate accumulare per una vita confortevole, a qualunque grado di autorità possiate essere saliti attraverso l'esercizio della vostra intelligenza, i vostri guadagni saranno nulla se ogni vostra attività non è soffusa della purezza divina che è nella vostra coscienza. Illustrerò questo punto.

sea

Prendete una busta ordinaria. Sopra di essa, con inchiostro dorato, scrivete l'indirizzo di una persona con un calligrafia artistica. Inserite una lettera scritta bene, piena di bellissimi sentimenti e poi imbucatela in una cassetta postale. Cosa accadrà ad essa? Non si muoverà neppure di una iarda fuori da quella cassetta. Ora prendete una semplice cartolina, una cosa a buon mercato, niente di speciale. Scrivete l'indirizzo senza particolare cura. Scarabocchiate le novità che vi piace esprimere. Attaccate un francobollo e imbucatela nella stessa cassetta. Osservate cosa accade! La busta artisticamente ornata è ferma, mentre questo documento non artistico, illeggibile, viaggia per migliaia di miglia verso la persona indicata.

Perciò, qualunque possa essere l'unicità o l'importanza, l'entusiasmo o l'attrazione, il seva che voi fate può non produrre frutti se è fatto senza una pura chitha. La vostra brama di fare seva e il vostro entusiasmo mentre fate seva vi salvano dal male. Dio è il testimone. Dio non ha desiderio di benedire, né l'ira Lo induce a punire. Voi siete benedetti e puniti come risultato dei vostri sentimenti e azioni. Yad bhaavan thad bhaavathi: accade come voi pensate e vi comportate.

Cattive azioni non producono mai bene.

Buone azioni non generano mai male.

I semi di neem non producono mai manghi.

I semi di mango non generano mai neem.

Perciò, una persona potrebbe essere esperta in molti campi o maestra di molti mestieri e realizzazioni materiali, ma senza pulizia interiore, il suo cervello è un deserto o una pietra massiccia senza traccia di amore, pietà o virtù. Dei nove gradini del sadhana spirituale che conducono alla realizzazione del "se" come stabilito nel Bhakthi Sastra, daasyam, o l'attitudine al seva, è proprio vicino alla meta finale: è l’ottavo gradino. Lo studio dei testi, il rinunciare alla ricchezza per la carità, la ripetizione del nome o il cantare i salmi e gli inni possono essere buoni esercizi per santificare la mente e per evitare di cadere in cattive strade e in rovinosi passatempi, ma di rado purificano la coscienza dell'uomo. Invece essi servono per lo più a gonfiare l'ego, e a instillare orgoglio e brama competitiva di superiorità. Potreste stare seduti nella stanza dei bhajan e cantare ad alta voce in coro, ma la vostra mente può essere in ansia per il paio di chappals (ciabatte) che avete lasciato fuori della stanza. Sempre, dietro la mente, c'è la paura di perdere i chappals; ciò rende non validi i bhajan e li rende una sterile esibizione. Il sadhana del seva è completamente diverso. Nei seva dedicate energia e attenzione al compito intrapreso perché esso è un compito sacro. Voi dimenticate il corpo e ignorate le sue richieste. Mettete in disparte la vostra individualità, il suo prestigio e la gratificazioni. Strappate il vostro ego dalle sue radici e lo gettate via. Rinunciate al vostro stato, alla vostra presunzione, a nome e forma e a tutte quelle cose che essi richiedono dagli altri. Questo processo rende la mente pura. Qualunque lavoro stiate compiendo, rinunciate alla vostra personale individualità e dividete i vostri sforzi e tormenti, frutti e benefici, con Dio. Non avete bisogno di introdurre Dio in voi dall'esterno, Egli è in voi, in ogni momento. Questa verità deve essere la vostra scoperta, il vostro tesoro, la vostra forza. Questo è il grande scopo del Seva Dal Questa è la ragione per cui al Seva Dal è assegnato un alto posto nell’”Organizzazione Sathya Sai”...

Pag.193 KRISHNAVATAR

Questo giorno è stato celebrato come il compleanno di Krishna. Krishna era nato in prigione, un fatto che ci insegna che Dio Si incarna e presenta Se stesso nell'oscura e ristretta prigione dei nostri cuori, così che noi possiamo trarne luce e guadagnare la libertà. Maya è la delusione che nasconde la verità dell'Essere; essa tende a identificare la nostra verità con il corpo fisico e le sue appendici, e ci invita a procurare il cibo per i desideri della carne. L'uomo così dimentica il Divino e ascolta invece il grido dell'animale in se stesso e così crolla il suo alto ideale. Ma quando Krishna nasce nella cantina della sua mente, l'uomo è salvo.

L'uomo deve perciò diventare consapevole che Dio è dentro la cavità del suo cuore.

sea

Ieri, mentre tornavamo da Ooty, ci siamo fermati al Santuario Badipur Wild Life, e cavalcando un elefante domestico, siamo andati nella foresta per avere una rapida visione degli elefanti selvatici. Immaginate, seduti su di un elefante, noi cercavamo gli elefanti! Quando adocchiammo una proboscide in un bosco, fummo sopraffatti dalla delizia. Seduti su un mansueto elefante addomesticato cercavamo avidamente un elefante nel suo ambiente naturale, non influenzato da abitudini artificiali. Anche l'uomo ignora ovunque l’Atman dentro se stesso nel suo ambiente naturale, e tenta di cercare i fantasmi che lo attirano.

Sri Krishna nacque come ottavo figlio di Devaki. Questo è significativo, perché il samadhi è l'ottavo stadio dello sforzo spirituale, venendo dopo yama, niyama, asana, pranayama, pratyahara, dharana, e dhyana, conosciuti come ashtang-yoga, la disciplina a otto stadi. Il Signore può essere visualizzato dopo che i sette gradini sono stati superati con successo e la mente si è purificata nel processo. Il termine samadhi è generalmente identificato con una perdita temporanea della coscienza, o anche, con una temporanea intensificazione della coscienza. Ma dobbiamo giudicare lo stato dall'effetto che ha sulla persona e sulla sua attitudine verso se stessa e gli altri. Samadhi combina sama (uguale) e dhi (intelligenza), vale a dire, intelligenza che afferra la fondamentale uguaglianza di ogni essere vivente. Non solamente spariranno tutte le idee di differenza e distinzione, ma sparirà anche l'idea di qualità: caldo e freddo, dolore e gioia, buono e cattivo. Quando l'uomo raggiunge questo stato, il Signore è automaticamente nato nella sua coscienza...

Discorsi vol. X 2° tomo

pag.252

...Miei cari studenti e insegnanti! Sia che abbiate capito o no un po' della Mia verità, se comprenderete la verità di cui parlo, sarete liberi da ansietà e paura. Mi crediate o no, non è questo il problema. Io devo rivelarvi la verità.

I castelli e le torri che vedete nei sogni, si dissolvono nel nulla quando aprite gli occhi.

Io vi sto ora parlando e voi Mi state ascoltando. Voi Mi guardate. Sentite che tutto questo è verità. Vi accadono alcune cose che per voi sono reali, e non sognate. Più tardi andrete alla mensa, mangerete il vostro pranzo e andrete a letto. Poi farete un sogno in cui state parlando a qualcuno nel vostro villaggio. Mentre sognate la cosa è veramente reale, ma quando vi svegliate è di nuovo irreale; reale invece vi sembra lo stadio di veglia. Ma entrambi sono sogni: uno notturno e l'altro diurno. Durante i sogni voi siete presenti e li sperimentate entrambi. Perciò voi soli siete reali; il resto è un misto di vero e falso. Cercate di capire e mantenete un equilibrio fra piacere, dolore, gioia e afflizione. Voi potete pensare che Swami mantenga una mente equilibrata perché, diversamente da voi, non ha responsabilità. Ma ricordate, l'insegnamento in questo college e varie altre specie di lavoro, si svolgono in modo ideale solo perché Io sto dirigendo lo spettacolo. Voi pensate che Sai Baba dorma tranquillamente nel mandir. Volete sapere dove trovo la felicità? Sono felice quando sono con voi. Questa è la ragione per cui dichiaro: La Mia vita è il Mio Messaggio. Io sono costantemente impegnato in qualche lavoro o in un altro a tutte le ore. Non sono attaccato a nessuna cosa ne ho bisogno di staccarMi da qualche cosa. Sono sempre in piena ananda. Perché? Perché ciò che succede deve succedere. Il piacere è un intervallo fra due dolori. La gioia non può mai derivare dalla gioia. Ma può venire solo dal dolore e dal dispiacere. Se una persona è sempre in una stanza con l'aria condizionata non potrà mai conoscere il fresco. Dovrà andare, almeno una volta, sotto il caldo sole, per capire il valore dell'aria condizionata! Nessuna lampada può brillare pienamente nella chiara luce del giorno. Solo la notte può rivelare il suo valore. Molta gente viene da Me lamentandosi: <<Swami! Siamo in grande dolore; soffriamo di una profonda ansietà>>. Quando sento queste parole so cosa sta succedendo loro. Io non ho mai avuto l'esperienza né del dolore né dell'ansietà. So che queste sono solo esperienze di sogno. Infatti non sono reali. Alcune persone possono lodarvi, altre biasimarvi; ma lode e biasimo sono irreali! Quando si scava un pozzo, si forma un cumulo di terra accanto a esso. Accanto a ogni buca profonda ci deve necessariamente essere un alto cumulo. Alcuni prestano attenzione alla buca, altri al cumulo. Io considero entrambi con indifferenza. La terra che era nel pozzo, ora forma il cumulo. Questa è l'eterna altalena. Il sole tramonta a ovest, quando la luna sorge a est. Queste dualità fanno parte della natura. Fintantoché siete qui, cercate di praticare l'equanimità...

Pag.339 LA MIA GIOIA, IL MIO NUTRIMENTO

Quello che è il soggetto centrale dei Veda, quello che conferisce beatitudine (ananda) a tutta la vita, quello che è l’oggetto di ricerca incessante nel cosmo in vari modi e per varie discipline, quello è Brahman. Esso è ovunque; è la base della creazione. E’ indistruttibile, invariabile, assoluto. Il bhootha akasa o il cosmo che include le stelle, il sole e la terra non è altro che un fiocco di schiuma sulla superficie dell'Atman. Il chittha akasa o consapevolezza, è solo un'onda di quel mare. Il mare stesso è il chidakasa o consapevolezza dell'Atman. L'Atman solo è reale; il resto è tutta apparenza. Il gioco di nome e forma, sono temporanei e transitori. Poiché l'Atman, la Realtà, è confuso col nome e con la forma dei corpi, siamo portati a credere che l'uomo soffra per tre tipi di afflizione: l'adibhouthika, l'adidaivika e l'adiatmika. Adibhouthika è la risultante dell'attaccamento ad amici e parenti, visti come entità distinte, ma nello stesso tempo in modo possessivo. Sono i legami egoistici che fanno soffrire di più gli uomini. Questo demone dell’ego ci conduce su cattive strade; il suo compagno, l'ira, s'impossessa di noi, come un fantasma e ci persuade a unirci alla danza demoniaca e alla sua banda, di cui invidia e cupidigia sono i capi, di daivika è l’afflizione causata da quelle che sono chiamate azioni di Dio (sventure naturali e simili). Con una mente imparziale, non colpita dai capricci della fortuna, questa afflizione può essere superata. Poi si raggiunge lo stato chiamato samadhi, riconoscibile dal senso di equilibrio mentale, dalla equanimità, avventura e conseguimento che appartengono al reame di chittha akasa. L'afflizione adiatmika è causata da malattie e malesseri fisici e mentali. Il potere dello yoga può vincere facilmente questa afflizione. Lo yoga controlla e modifica le agitazioni della mente e perciò assicura calma e pace. Per liberarsi dal peccato, bisogna indirizzare tutta l'attività verso buoni pensieri, buone parole e buone azioni. Così, per conoscere l'Atman o chidakasa, bisogna capire in qual modo il bhootha akasa è conosciuto dalla chittha e che entrambi sono espressioni della chittha. Quando si conosce l'Atman, il Testimone Eterno, si raggiunge lo stadio nirvikalpa, libero da azione e inazione, alti e bassi, gioie e dolori. Sconfiggete thamas con rajas e rajas con sathwa, e finalmente vi libererete anche dal sathwa-guna. Solo allora potrete raggiungere il nirvikalpa. Guna significa corda, perciò anche il sathwa-guna lega. Il nirvikalpa è lo stadio in cui l'uomo è completamente libero, completamente sveglio e completamente saggio.

sea

Ramakrishna una volta mise in contatto Vivekananda, l'asceta, con un devoto capofamiglia, il quale gli chiese: <<Figlio, qual è esattamente il tuo modo di procurarti la saggezza o jnana?>>. In risposta Vivekananda espose un sistema di filosofia sankhya di Kapila: disse che ogni cosa, grande e piccola, cellula o stella, subisce cambiamento in ogni istante. Il cibo consumato diventa fertilizzante per nutrire le piante che procurano ulteriore cibo. L’aria che un uomo esala è inalata da un altro e le piccolissime particelle del suo sistema entrano nel sistema dell'altra persona. L'acqua del mare diventa l'umidità nell'aria e raccolta in pioggia-nuvole rifornisce i campi e i giardini e si trasforma in dolcezza commestibile. La materia non è altro che la perpetua unione e separazione delle particelle. Il corpo umano sostituisce tutte le sue cellule componenti con altre "nuove" ogni sette anni. Perciò come possiamo dichiarare che qualche cosa è stabile, permanente, vera? Così, l'uomo non raggiunge contentezza o pace; non raggiunge la gioia, per quanto ricco diventi e per quanta fama raggiunga. Finché egli si compiace di ciò che è banale e temporaneo, non può essere felice. Solo quando ha scoperto l'Atman ed è sempre immerso nell'estasi di quella scoperta, può essere nella perfetta felicità. In quello stadio egli è consapevole di essere eterno e cosciente, assoluto e onnisciente.

Pag.343 I TRE AKASA

 

E’ l'universo reale? E’ relativamente irreale? Questo problema è stato dibattuto, dalle epoche più remote, dagli uomini di ogni paese. I realisti e gli idealisti hanno discusso nel tentativo di dare una risposta. Gli scienziati o realisti per lungo tempo pensarono che l'universo fosse il conglomerato di atomi di vario genere che hanno assunto forme e nomi molteplici. Come il sale è emerso dal mare, o il ghiaccio si è manifestato dall'acqua, o i cristalli di zucchero dal succo della canna, gli atomi si sono combinati, essi dicono, a formare le cose e gli esseri nella natura. Ma questo è solo parzialmente vero. Chi è orientato spiritualmente ricorda a chi è orientato materialmente, che una ferma base è essenziale perché si verifichino tutte queste trasformazioni. Senza un'estensione di acqua, le onde non possono alzarsi. Senza argilla i recipienti non possono essere formati. L'universo deve avere simile forza basilare o energia o fenomeno. Quel principio fondamentale è, secondo loro, l'Atman. Comunque, il tentativo in cui l'uomo è impegnato oggi è negare l’argilla e costruire la fede sul recipiente! Questo processo è destinato a fallire. Come possono le onde essere separate dall'acqua? L'universo conoscibile, ritenuto falso, deve avere una Verità di base, come la corda a cui è sovrapposto il serpente. Questa Verità basilare è l'Atman. Naturalmente l'universo in cui viviamo è conosciuto dai nostri sensi e noi lo consideriamo vero e reale. Ma non può essere accettato per Verità, perché ogni cosa che cambia non merita di essere chiamata così. Inoltre, appare diverso ai diversi esseri viventi, che non hanno gli stessi livelli di coscienza. Gli animali, gli uccelli e gli insetti ne sono consapevoli in modi e forme differenti; è formato e modellato secondo i desideri, i sentimenti e i pensieri di ognuno. Come si formano questi? L’Atman entra nel corpo come motivatore interiore e risveglia i pensieri e i sentimenti. In assenza dell'Atman il corpo è inerte, in assenza del corpo i pensieri non possono sorgere e in assenza di pensiero, l'universo non si manifesta: è inesistente per l'individuo. Le tre entità sono strettamente interdipendenti: il corpo con tutti i poteri di coscienza che racchiude in se, l'universo e l'Atman, sia individualizzato che universalmente immanente. Entrambi, materialismo e spiritualismo, cercano la base universale fondamentale: uno la scopre nella materia e l’altro nello spirito. Lo spirito o Atman assume la forma del corpo per sperimentare e conoscere il jagat o universo, proprio come il cotone assume la forma del filato per essere conosciuto e sperimentato nell'abito. L'abito è filato e cotone. Il cotone è la base fondamentale, l’Atman, che assume nome e forma e diventa filato (il corpo), ed è finalmente conosciuto come abito (il jagat), prodotto dei pensieri che emanano dal corpo. C'è un altro modo di capire e interpretare questo processo. Nelle Upanishad e nel Vedanta, sono menzionate cinque caratteristiche dell'universo: asthi (sath), bhaathi (chit), priya (ananda), nama (nome), e rupa (forma), di cui le ultime due sono temporanee, e perciò insignificanti. Le prime tre sono i tre aspetti della Verità Eterna, l'Atman. Le categorie di Sath-Chith-Ananda sono inoltre correlate nel Vedanta rispettivamente con bhootha akasa, chittha akasa e chidakasa. Akasa è il nome che indica una sfera di coscienza. Bhootha akasa è coscienza cosmica, chittha akasa è la coscienza della chittha o il centro della capacità discriminante negli esseri viventi e chidakasa è la coscienza pura, immacolata, che fluisce dall’Atman. La bhootha akasa è lo spazio vasto, illimitato in cui il sole e i suoi pianeti sono soltanto minuscoli nodi di energia. Esso è così esteso che la luce di alcune stelle non è ancora arrivata alla terra. Esse sono distanti milioni di anni luce. La luce viaggia, a 1.086.000 miglia al secondo (in effetti la velocità è di 1.088.000 miglia). Perciò potete immaginare l'enorme grandezza del bhootha akasa che include tutte queste stelle e molto di più. Il chittha akasa comprende l'incommensurabile bhootha akasa, perché la coscienza illumina ed è consapevole di tutto ciò che esiste. Il chittha akasa è ispirato all'attività dal chidakasa, il chith o Sath-Chith-Ananda (diversa dallo strumento interiore di discriminazione chiamato chittha). Una frazione infinitesimale dell’Atman è sufficiente per attivare il chittha, così che esso possa attrarre a se il cosmo, l'intero universo oggettivo. Perciò, ognuno deve essere fermo nella convinzione di essere l'Atman e non il corpo coi suoi sensi di percezione e azione, il suo equipaggiamento interiore di mente, intelletto, chittha ed ego. Egli deve sapere che non è sottoposto a cambiamento, che non può morire o essere distrutto. Quando l'uomo è immerso nel bhootha akasa, si sente erroneamente un corpo perituro con le sue appendici. Però spesso richiama la Verità alla sua memoria. Vale a dire, è consapevole della sath, della sua esistenza eterna; mentre contempla la chittha akasa è consapevole di essere il veicolo della coscienza, la chith. Quando è saturo della coscienza del chidakasa, lo splendore dell'Atman, egli è l'incarnazione di ananda, il terzo aspetto dell'Atman. Quando la coscienza è rivolta verso l'interno, si raggiunge l'ultimo stato di Atma-ananda. Il corpo umano è composto di cellule che traggono forza e vita dal cibo; il cibo trae il suo valore calorico dal suolo. Il suolo, il cibo, l'uomo: questo è il ciclo, ed esso è completato quando l'uomo ritorna al suolo. Il suolo è bhootha akasa, il cibo prodotto dal suolo diventa coscienza, il chittha akasa e il chittha si fondono nella consapevolezza dell'Atman o chidakasa. Un seme germoglia dentro il suolo ed esce dalla terra come un alberello; mette fuori i rami, fiorisce; i fiori lasciano posto ai frutti che maturano e contengono semi che possono ripetere il processo di germinazione e crescita. Il suolo è la base di queste trasformazioni e di questi sviluppi; se tenete i semi sul palmo della mano e li innaffiate non cresceranno. Suolo e seme producono la terza entità, la pianta. Le cellule hanno un'affinità strana. Le cellule nel suolo sono il suo Atman; le cellule nei semi sono il loro Atman. Il suolo è la sostanza del cibo da cui l'uomo è nato; da cui l'uomo è sostenuto e nutrito. Ma il corpo è il tempio dell’Atman. Nessuno dovrebbe dissacrare il corpo con pensieri e parole o atti cattivi. Lo splendore dell’Atman rivela tutte le cose, illumina tutte le cose. L’Atman, però, è autorilevante, autoilluminante; splende ovunque, in tutte le cose. Malgrado i cambiamenti l'individuo rimane. Nel bambino, che muta in ragazzo, in giovane, in uomo maturo, la vecchiaia è latente. Così è il chidakasa che si svela nel chittha akasa e, alla fine, nel bhootha akasa, l'universo oggettivo. Per esempio, quando qualcuno Mi fotografa, il negativo rivela un Sai Baba molto piccolo. Ma possiamo ingrandirlo come vogliamo. Però il Sai Baba della foto grande e il Sai Baba dell'immagine molto piccola è sempre lo stesso. Potete asserire che solo questo corpo di cinque piedi e tre pollici è Sai Baba e che la figura in quell'immagine minuscola non Lo è? L’anu e ghana sono entrambi veri; sono la stessa cosa, vista da diverse angolature. Perciò, oh Incarnazioni di Prema, volgete il vostro sguardo dall'universo esterno alla Gloria Interiore, lo Splendore Atmico, ciò che realmente siete.

Discorsi volume I

pag.103

... Il Jivi ha bisogno di questa nascita per potersi rivelare una splendente scintilla divina. Il corpo è lo stoppino della lampada e il desiderio di Dio è il ghee che alimenta la fiamma. Ma come il topo, attirato dal forte odore di un'esca da poco prezzo, trascura tutto il cibo del granaio e cade preda della sua follia, così l'uomo dimentica il suo vero nutrimento, sprecando la vita nell'inseguire beni caduchi. Dovreste vedere Nithyam in tutta questa Anithyam e meravigliarvene. Questo dramma è tenuto in piedi da due soli attori che svolgono milioni di ruoli: Jada e Chaithanya. Proprio come il violinista Chowdiah, qui presente, ha suonato dieci raga e potrebbe suonarne quattrocento su quattro sole corde, Jada e Chaithanya interpretano assieme tutti questi ruoli. Da sole ventisei lettere, quante sono nell'alfabeto, si formano tutte le parole del vocabolario e milioni di libri vengono scritti, letti e compresi. Ma voi dovreste guardare al di là di questo dramma e scoprire il Suthradhar, che non è altri che Dio. Potete ottenere ciò per mezzo della Bhakthi che si basa su Nishkama Karma...

Aforismi Vedici

Pag.64 - [106]

Considerando ciascuna di queste teorie, la conclusione più corretta è che Brahman è la Causa Prima. Naturalmente, la più alta verità a noi accessibile non è il Brahman senza attributi, senza qualità, inafferrabile, inesplicabile, bensì il Saguna Brahman, cioè il Brahman conoscibile attraverso appunto quelle qualità che si è imposto. L’Universo, composto di coscienza e non-coscienza, è il corpo che ha assunto.

Pag.65 - [107]

L’individuo dev’essere dotato di coscienza (chaitanya), di modo che possa scegliere se compiere od omettere, se agire o desistere da azioni che egli sente di dover compiere. Il decidere ciò che deve essere fatto ora o procrastinato, quanto sarà il raccolto del prossimo anno,... tutti questi pensieri, piani e progetti sorgono solo là dove vi è un campo di coscienza e non in un pezzo di legno o in una pietra, in una montagna o in una valle, che sono privi di coscienza. La volontà è segno di coscienza; laddove tale coscienza non esiste, non esiste nemmeno la volontà.

Pag.67 - [112]

Ciò che è mobile (chara) e ciò che è immobile (achara) in apparenza, l’attivo e l’inerte, sono ambedue concepiti dalla Volontà divina (daiva sankalpa). Tale atto di volontà dipende dalla coscienza, è un atto cosciente (cetana). Non si tratta, quindi, di una forma di inerzia (acetana). Questa è la verità rivelata dal sutra “Ikshater na shabdam”. Quantunque da alcuni siano state avanzate ipotesi e contro-ipotesi, la verità che nel Volere Divino è radicata ogni cosa rimane incrollabile. Tali persone vivono ancora nell’illusione delle apparenze, oppure stanno solo confortando delle teorie infarcite di fantasie a loro care, per evitare una ricerca più profonda.

Pag.73 - [121]

Tutti hanno diritto alla Conoscenza di Dio ed ogni uomo, nella sua quotidiana ricerca, attraversa quattro stadi. Secondo i Veda, questi quattro stadi sono lo stato di veglia, lo stato di sogno, lo stato si sonno profondo ed il cosiddetto “Quarto”, o turiya. Sono definiti stadi, oppure anche fasi. Nel primo stadio si è svegli solo in relazione al mondo oggettivo e si tende all’estroversione. Qui le cose dell’Universo sono percepite con l’occhio fisico; i vari suoni sono uditi con l’orecchio, i sensi hanno la funzione di odorare e gustare. Si tratta di una vita interamente vissuta a contatto con la società.

Pag.74 - [122]

Cinque sono gli organi sensoriali di percezione, cinque gli organi di azione, cinque i prana o punti di energia vitale. Ci sono, poi, quattro strumenti interni, che sono: 1) la mente; 2) l’intelletto (buddhi) o la facoltà di discriminazione; 3) il livello di coscienza; 4) il senso dell’io. Questi diciannove mezzi di contatto e di impatto, provocano all’uomo nella fase di veglia l’esperienza del dolore e della gioia, del guadagno e della perdita, del successo e del fallimento, secondo le forme più grossolane. Dal momento che l’individuo a quel livello è ancora identificato col corpo fisico-denso, anche le sue esperienze saranno percepite al livello di densità che gli corrisponde.

Pag.74 - [123]

Diverso è il campo del sogno; là l’”io” è rivolto verso l’interno (antarmukha). Le reazioni, le risposte e le esperienze sono tutte contenute e non fanno parte di un campo che esuli dal proprio sé. In una stanza ci possono essere dieci persone che dormono, ma ciascuna avrà la propria esperienza di sogno. L’esperienza soggettiva del sogno di uno non ha alcuna relazione con quella di un altro; ognuno potrà essere infastidito o deliziato solo dal proprio sogno. Il sognatore non è toccato da ciò che lo circonda; infatti, il mondo circostante è al di là della sua coscienza. Durante lo stato di sogno la persona crea un mondo al di fuori della propria mente e sperimenta i fatti che gli succedono in quel contesto. Sebbene gli oggetti che vede siano immaginari, i sentimenti e le emozioni come gioia e dolore, amore o paura sono tanto reali quanto nella vita d’ogni giorno. I diciannove strumenti di contatto e impatto sono presenti anche nel sogno e, pur non agendo materialmente o fisicamente, essi operano solo attraverso la mente, poiché essa possiede una luminosità in grado di produrre degli scenari. Ecco perché la mente è designata col nome taijasa (che deriva da tejas, fuoco). Il fuoco mette in condizione una persona di formulare o stabilire i contorni di qualsiasi forma, suono, gusto, ecc. Lo stato di sogno è il secondo passo o stadio per ciò che concerne l’acquisizione, da parte dell’io, della propria consapevolezza.

Pag.75 - [124]

Abbiamo, poi, il sonno profondo, o sushupti; questo stato è esente perfino da sogni. Si rimane assorti in un sonno indisturbato. Il soggetto non ha più coscienza delle sue membra, dei rumori o suoni, degli odori, delle forme, dei sapori, delle sensazioni tattili. Ogni attività trova una sua collocazione nella mente, ove giace latente ed ogni esperienza mentale viene assorbita in un più alto livello di coscienza, che è quello della Consapevolezza Divina (Prajnana). Non esiste più alcun senso di separazione o di identità tra particolare e universale, tra la parte e il tutto. Non c’è il soggetto dell’esperienza, né l’esperienza stessa. C’è solo l’Atma con cui chi sogna si è temporaneamente unito.

Pag.76 - [125]

Poi viene il quarto stadio: il turiya. A questo punto l’individuo, il vyakti non è più tale; ha raggiunto la Verità fondamentale della vita e della creazione: l’Atma onnipervadente, che tutto comprende, la pace e la potenza del solo ed unico Impero Atmico. Coloro che hanno raggiunto questo stadio non saranno più coinvolti nell’io soggettivo e, osservandoli, non si può affermare che costoro abbiano la conoscenza, ma nemmeno che non la possiedano. Essi sono costantemente immersi nella più alta beatitudine.

Pag.76 - [126]

L’Atma in cui queste persone sono immerse non può essere visto da occhio umano; non è possibile nemmeno prenderlo con le mani. Si può solo sapere che esiste e che è uno stato divino. Nient’altro. Ogni pressione che spinga l’uomo verso il mondo materiale va eliminata ancor prima che la fede nel Sé si radichi in lui.

Pag.76 - [127]

I quattro passi della conoscenza del Sé sono del tutto analoghi alle quattro fasi nella recita dell’OM. L’AUM e l’ultimo mantra, trovano corrispondenza negli stati di veglia, sogno, sonno profondo e nello stato di unione, di cui abbiamo già parlato. L’Atma è visibile nella mente; nello stato di sonno profondo riposa nel cuore; nel quarto stato è totalmente Sé.

Pag.77 - [128]

Riassumendo, si può affermare con sicurezza che in ogni fase della vita quotidiana, in ogni situazione o circostanza, in ogni azione o esperienza, l’Atma è sempre presente in tutti gli esseri. Tutto è Atma e l’Atma è Tutto. L’Universo si manifesta come Uno dall’Uno. Ciò è quanto rivela questo sutra. Senza la coscienza di questa unità non vi può essere né pace, né gioia. E, senza la gioia e la pace, la verità resta un concetto astratto. E’ necessario, quindi, vedere l’Universo come totalità, pienezza (purna); il Cosmo non è uno spazio vuoto, ma l’Atma stesso.

Pag.85 - [139]

Sva significa “in sé stesso”, vale a dire “in Brahman”. Apyayath significa “poiché si immerge”. Le due parole comunicano questo significato: “poiché si dice che l’anima individuale (jivi) si immerge in Brahman”, ciò che le accade durante il sonno profondo non è che un ritorno alla sua reale natura, Sat, l’Essere. Poiché l’io raggiunge il Sé, che è la sua essenza, non esiste più nient’altro che il Sé o Atma, che prima era nascosto dal nome e dalla forma, ed ora, rifiutando ogni idea di nome e forma, si immerge nell’Atma Universale. L’onda si scioglie nell’oceano: “divenuta”, ora è solo “Essere”, Sat.

Pag.86 - [140]

L’essenza di tutti i testi e di tutti gli insegnamenti vedantici è questa verità: 1) Brahman è la Causa efficiente e materiale dell’Universo, il jagat, che si contrae (ja) e si espande (ga); 2) Brahman è uno e solo uno, e non vi è null’altro nell’Universo all’infuori di Brahman, nulla che sia privo di coscienza, nulla di inerte e di inattivo (jada). Brahman è, secondo le Scritture (Shruti) ed i testi vedantici, non solo Sat, ma anche Cit, coscienza e consapevolezza.

Pag.86 - [141]

Il sonno è oltremodo necessario a tutti gli esseri viventi e, senza di esso, l’uomo, come pure gli altri esseri, non potrebbero vivere. Di tutte le gioie, il sonno è senz’altro la più gratificante; tutti gli altri piaceri sono aridi, vuoti, banali e rovinosi. Durante il sonno, i cinque soffi vitale - prana, apana, vyana, udana, samana -funzionano all’unisono con i cinque fuochi che al corpo conferiscono calore. L’inspirazione e l’espirazione si alternano tranquillamente. Il prana, o soffio vitale, agisce come il fuoco sacro (ahavaniya), il fuoco di rito vedico che perennemente brucia sull’altare di famiglia. Con la stessa continuità esso ci dona l’energia. Vyana può essere paragonata al dakshina agni, la lampada che, secondo il rituale vedico, viene posizionata sul lato sud dell’altare. Udana aiuta la mente a raggiungere il “Paradiso (Brahma-loka) che la persona si è guadagnato in virtù delle sue azioni (karma)”. In altre parole, è il soffio che mette la persona in condizione di saggiare l’esperienza di fusione col Supremo. Per tale ragione, colui che giace addormentato, è felice durante il sonno, è rinvigorito dal sonno e ne trae somma gioia; mentre dorme egli è jivi, la singola anima che incarna l’Atma. Jivi è il Divino racchiuso nel corpo, che ne è il tempio. Jivi, ovvero l’Atma dell’individuo, sperimenta tutto ciò che è visto, udito o contattato dalla mente nel mondo esterno ed anche tutto ciò che non può esser visto, udito o sentito dalla stessa. Oltre a ciò, l’anima dell’individuo può sperimentare e ricostruire sotto forma di sogni esperienze vissute in precedenti vite e ciò dipende dal tipo di attività mentale di ognuno. Qualche volta può succedere che la persona abbandoni di colpo ogni legame col corpo e i sensi, e si immerga perdendosi nel principio primario, il Param-Atma, il Sé Universale. La Beatitudine che colma l’anima di una persona è la peculiarità del Paramatma.

Pag.88 - [142]

Nel sonno senza sogni, l’anima individuale entra nel godimento del piano di Anandaloka, la regione della Beatitudine, ivi condotta dallo splendore dell’energia vitale che sale (udana prana). Tale regione è detta anche Brahmaloka, la regione del Divino. Questa è la splendida opportunità che l’uomo acquisisce senza sforzo durante il sonno, l’opportunità di godere della vicinanza del Paramatma, l’Essere Supremo, la Fonte Primaria e la Sostanza dei cinque elementi-base (i cinque bhuta), dei cinque sensi (indriya), e dello strumento interiore della consapevolezza (antahkarana).

Pag.88 - [143]

Ma questa esperienza non dura; è solo temporanea. L’uomo che ha acquisito la consapevolezza attraverso la purificazione della mente e l’illuminazione dell’intelletto (buddhi) otterrà l’immutabile Beatitudine della fusione nel Paramatma. Costui solo può diventare onnisciente, poiché risiede costantemente nella regione dell’Indistruttibile (akshaya), assorto nell’Immarcescibile (akshara) Suprema Immensità (Parabrahma), nel Sommo Sé (Paramatma). Allorché sarà perfettamente consapevole che tutto è Lui, che non vi è nulla senza di Lui o fuori di Lui, allora diventerà il Tutto o Brahman.

Pag.88 - [144]

Durante il sonno profondo, l’anima personale risiede nello stato di inerzia, nel tamoguna; ma, per il realizzato, anche i sogni sono fonte di beatitudine, allo stesso modo in cui lo è lo stato di coscienza di quando è sveglio; anche nello stato di veglia, questa persona riesce ad essere immune dall’urto di tutto il bagaglio sensi-corpo-ragione ed è saturo della gioia della sua autentica Realtà. In tal caso, la coscienza individuale si fonde con la Coscienza Universale e ha come logica conseguenza la fusione in quel Paramatma, Il Supremo Chaitanya, la Somma Coscienza. Dunque, questo sutra ci mette in evidenza la verità e cioè che Sat, ossia l’Essere (che è in “divenire” e che “comprende in uno” il tutto del Creato), riguarda solo il Para-Brahman, la Coscienza Suprema e nessun’altra entità che da Essa derivi o dipenda.

Upanishad Vahini

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L’Assoluto, che trascende la visione, si rende manifesto alla visione come Spirito (Atma). Vishva, taijasa e prajna sono solo apparenze sovrapposte all'Atma. Vale a dire che l'Atma rimane sempre il medesimo, e non viene toccato dagli stati di veglia (vishva), di sogno (taijasa) e di sonno profondo (prajna) che l'uomo sperimenta nel corso della sua esistenza. L'Atma, e quell'entità cui ci si riferisce come "Io", sono la medesima cosa. L'Atma o "Io", nuota come il pesce nel fiume, che non si cura delle sponde che regolano e delimitano l'acqua. Nel sonno profondo, tutti gli stimoli mentali (vasana) sono sospesi, e, benché persistano, non sono manifesti né attivi. Nel sogno, invece, l'uomo segue quegli impulsi (vasana) e viene coinvolto da questo processo. I richiami e le seduzioni del mondo, che attraggono l'uomo verso gli oggetti, nascono tutte durante gli stati di veglia e di sogno, perché le agitazioni della mente costituiscono il terreno fertile dove gli impulsi (vasana) nascono, crescono, si moltiplicano e gettano radici. Di fatto, il Creato (shrishti) è generato e sostenuto dall'attività mentale.

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Ma esiste un quarto stato, distinto dai primi tre, chiamato turiya. Non può venire espresso per mezzo della parola, e nemmeno immaginato, perché trascende sia l’intelletto (buddhi) che la mente (manas). Questa esperienza può essere descritta, sia pure in maniera inadeguata, solo come Pace (Shantam), Grazia (Shivam), e Unità (Advaitam). Le agitazioni mentali si quietano e la mente cessa di esistere. E' la vittoria sulla mente, la sua negazione, lo stato in cui le percezioni esterne non la influenzano e la Creazione viene "vista" come dal Testimone Eterno (Amanaska). Quale vittoria! Infatti, nello stato di sonno profondo la mente è latente, in quello di sogno è perturbata, e in quello di veglia è attiva e causante, ma in tutti e tre la Verità rimane sconosciuta. Il mondo materiale è solo un'illusione creata dalle perturbazioni mentali, la sovrapposizione, sulla corda, di un serpente che non esiste. In sé, il mondo non nasce né muore. Nasce dalla vostra ignoranza e muore quando divenite saggi.

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Pippalada prese poi in considerazione la domanda di Bhargava, e in seguito quella di Kausalya Ashvalayana che lo interrogò sull'energia vitale (prana) nei singoli esseri: “Mio caro ragazzo, disse - il Maestro l'energia vitale è prodotta dallo Spirito (Atma), come l'ombra dal corpo. Essa serve l'Atma mediante la volontà della mente. Come un Sovrano da disposizioni ai ministri per Governare lo stato, così il prana principale assegna a quelli particolari le singole funzioni e le zone d'intervento. L'energia vitale principale (mukhya prana) ha come forza causante il Sole (Aditya) ed altre Deità. Come scintille che si sprigionano dalle fiamme di un fuoco impetuoso, gli esseri emanano dall'Imperituro Spirito Supremo (Paramatma), per poi tornare a fondersi in quello stesso Fuoco”. Si fa cenno a questo argomento anche nella Mundakopanishad (II, 1.1 ).

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Successivamente, Pippalada rispose al Gargi Suryayani con queste parole: “I raggi del sole al tramonto si ritirano, assorbiti dall’astro, per tornare ad irradiarsi e a diffondersi quando questi riappare. Allo stesso modo, durante il sonno, il mondo sensibile si, immerge nella coscienza-riflesso della mente, e solo al risveglio le impressioni sensibili tornano a diffondersi all'esterno nel modo consueto. Questo spiega perché, in questo stato, il Sé (Purusha) non ode, non vede, non tocca, non gioisce, non cammina, non parla, mentre lo Spirito (Atma) che è Puro Splendore nello stato di sogno, vede, ode e sperimenta sotto forma di impressioni mentali (vasana) tutto ciò che vede, ode e sperimenta in quello di veglia. Ma, affermando che lo Spirito (Atma) è la base che, sostiene il tutto, si dà l'impressione che quel "tutto" sia distinto dalla base, mentre l'apparente distinzione tra l'Atma e le creature animate (jiva) è solo un'illusione creata dalle circostanze: è mentale, non reale”. Inoltre Pippalada affermò, rispondendo a Sathyakama, che adorando una Divinità per mezzo della sacra sillaba OM (Pranava), si raggiungerà il mondo (loka), vale a dire la dimensione spirituale, da Essa presieduta.

Pag.71 - [7]

Ora, lo Spirito (Atma) che sostiene Svetaketu, è la stessa Base che sostiene tutti gli uomini. La Coscienza pura si lascia apparentemente limitare dai molteplici esseri individuali, ma nel sonno profondo la pluralità scompare, e ciascun individuo ritorna nell’"Essere''. Allora i diversi ruoli ed esperienze che lo avevano spinto ad affermare: "Io sono Ranga", "Io sono Ganga", "Io sono padre", "Io sono figlio" e così via, si annullano. La dolcezza e la fragranza di molti fiori si raccolgono ed amalgamano nell'uniforme dolcezza del miele, nel quale tutte le caratteristiche particolari vengono eliminate. Parimenti, quando i fiumi entrano nel mare, i nomi: "Gange" "Krishna" e "Indo" scompaiono, per assumere quello di "mare".

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L'energia solare fluisce attraverso gli innumerevoli nervi del corpo. Al sopraggiungere della morte i sensi si fondono nella mente, e allora il sé individualizzato (jivi) che ha raggiunto la consapevolezza di essere Spirito (Atma) quando ancora era limitato dalla mente, fugge, attraverso i nervi, nel "firmamento del cuore" (hridayakasha). Poi, quando la vita abbandona definitivamente il corpo, esce attraverso l'arteria "sottile" chiamata sushumna, entra nei raggi del Sole, e da qui nel Mondo solare (Surya loka), dal quale proseguirà per raggiungere il Mondo Celeste (Brahmaloka). Ma il jivi che si trova invischiato nel pantano dell'ignoranza (ajnana) e che si identifica con la mente e le sue fantasie, fugge attraverso le orecchie, gli occhi o gli altri organi di senso per cadere nei mondi (loka) ove regnano le azioni e le loro conseguenze (karma).

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Persino il senso di appagamento e di gioia che si prova nel sonno profondo è solo una conseguenza della persistente ignoranza dell'individuo.

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La citta(1) è la sorgente e il sostegno della deliberazione o atto di volontà, nel senso che tutte le decisioni, le soluzioni, le scelte e i programmi, nascono dalla citta, e in essa vengono registrati. Ma quel che più conta, assumono la forma della citta stessa. Questo spiega perché persino un grande erudito delle Scritture, quando viene sorpreso dalla morte, si comporta come l'uomo comune, e il suo destino non è diverso da quello dell'ignorante (ajnani). La citta, intatti, deve impegnarsi unicamente nello sforzo di raggiungere Dio, perché solo così diventerà uno strumento di liberazione, e non sarà più vincolata dai lacci dei desideri (sankalpa). Infatti, la mente non è capace di liberarsi, mentre la citta può farlo, perché discrimina tra varie possibili soluzioni, vagliandole alla luce di ciò che deve o non deve essere fatto, motivando il giudizio con opportune ragioni. Poi, una volta compiuta la scelta, la parola la manifesta, e il nome le attribuisce significato. Nascono allora i mantra (particolari forme-suono) che contengono le risoluzioni che la coscienza purificata ha accettato come "giuste". Di conseguenza, i riti (karma) divengono una sola cosa con i mantra. Vale a dire che senza la citta non potrebbe esistere la giusta azione.

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Nella definizione: "Essere-Coscienza-Beatitudine" (Sat-Cit-Ananda), il termine "Coscienza” (Cit) indica la Conoscenza superiore (Vijnana) che conferisce perfetta equanimità e purezza, cioè, in sostanza, quella Conoscenza dello Spirito (Atmajnana) che tutti possono sperimentare. Nel linguaggio comune, la parola Vijnana viene usata per indicare le scienze, ma in realtà significa "la più Alta Saggezza".

Sadhana

21. Pag.21

Il requisito necessario per il raggiungimento dell’ideale consiste in un intelletto che viene mosso solo dalla verità e dalla coscienza che non tollera l’impurità dell’avarizia e del vizio. Questo è l’Aasthi (ricchezza) che farà divenire una persona un <<Aastika>>. L’intelletto deve investigare fin dove può, riguardo al problema fondamentale, al perché di questa avventura, qual è l’effetto delle azioni umane su questa vita e su vite future, ecc. La coscienza deve immergersi profondamente nella divinità che giace dentro di noi.

96. Pag.84

Accettate il mondo com'è, non aspettatevi che esso si conformi alle vostre necessità o standards. Maya (illusione) avvolge il bene con la macchina del male, fa brillare il male con la luce del bene. Discriminate al meglio della vostra capacità e sviluppate la capacità di discriminare. Lottate per vincere, questo è il meglio che voi potete fare, poche persone possono dire: <<Io ho vinto>>. La vostra coscienza conosce la vera sorgente della gioia, vi spingerà lungo il sentiero giusto, il vostro dovere è di prenderla come <<guida>> e non disobbedire ogni qualvolta contraddice la vostra fantasia.

La via della Verità

Pag.15 – (16) DIFFERENTI STADI DI EVOLUZIONE

…Nessuno può immaginare un mondo dove non vi siano differenze; le differenze nascono dall'intelligenza e dall’effetto cumulativo degli impatti di tale intelligenza col mondo esteriore, e la vita di ogni essere è l'espressione di questa intelligenza e di questo effetto. Entità inerti e non, sono sue manifestazioni a differenti livelli. Il pappagallo guarda in un suo modo peculiare, e lo stesso fa il corvo. Lo sciacallo affronta le situazioni in modo diverso dal cane. La natura degli animali è di un tipo, la natura dell'uomo è di un altro tipo. Fra uomo e uomo esistono differenze date dalla conoscenza acquisita ed anche dalle caratteristiche fisiche e dal fascino personale. I gusti, i pensieri ed i sentimenti sono scolpiti in modo diverso secondo il livello culturale e la professione di ogni individuo. Non abbiamo bisogno di continuare a lungo questa elencazione; persino i gemelli che crescono insieme nello stesso ventre materno spesso non sono identici e manifestano nature differenti. L’eguaglianza universale è una chimera! Il desiderio di vederla stabilita sulla terra è una fantasia; è come "cercare i fiori in cielo!". L'animale vive con la coscienza di essere un animale, l'uccello con la coscienza di essere un uccello, una donna si impegna nelle attività quotidiane conscia di essere una donna e così fa l’uomo. La coscienza che ognuno ha di essere ciò che è, continua ininterrotta dalla veglia fino al sonno. Gli esseri viventi al risveglio continuano le attività che avevano lasciato prima del sonno e allo stesso modo l'uomo continua in questa vita le attività interrotte alla sua morte. Yam yam vaapi smaran bhaavam Thyajathyanthe Kalebaram "Egli lascia alla fine della sua vita il corpo con il ricordo dei sentimenti che hanno dominato la sua esistenza”. Nella Ghita è detto: Tham Thamaivethi Kauntheya sadaa thad bhaava bhavithah "Lo stato che ottiene dipende dai sentimenti che hanno predominato quando era in vita". La natura della vita successiva è in accordo con i sentimenti che occupavano la mente quando l'uomo stava morendo e questi sentimenti sono consoni a quelli che motivarono l'intera Sua vita. Se indaghiamo in profondità vedremo che ogni cosa dipende dal progresso ottenuto nella sublimazione della propria intelligenza, e se nelle forme esteriori può apparire una certa uniformità, ci sono varie e vaste differenze nella natura interiore.

Il gene o la specie è principalmente decisa dalle caratteristiche esteriori che sono realmente le espressioni manifeste dell'intelligenza interiore. Un individuo è anzitutto una forma - Uomo, albero, collina, volpe, cane, mucca, serpente, scorpione. Questi suoni indicano membri della specie che hanno tali forme. Gli individui muoiono e spariscono ma la specie continua. Gli alberi cadono e vengono ridotti in cenere ma il gene non potrà mai essere distrutto. L’uomo muore ma l'umanità persiste.

Il gene vivente è eterno, la distruzione totale non potrà mai esserci! Queste verità sono evidenti, basta osservare i fenomeni della nostra vita quotidiana. Noi diciamo che qualcuno appartiene alla specie umana quando ha caratteristiche umane, ma quando vogliamo valutare una persona, diamo peso alle sue attitudini, qualità presenti e prospettive future. Le mucche appartengono ad una specie e prima di comperare una mucca esaminiamo la sua provenienza e le sue caratteristiche fisiche: dovrebbe dare molto latte, avere un temperamento docile e tranquillo e l'acquisteremo solo a queste condizioni; non ci accontenteremo solo perché è una mucca.

Non acquisteremo certo una mucca sterile e irrequieta! Poiché tutti gli uomini sono più o meno uguali, una persona la si giudica sulla base delle sue qualità. Risulta evidente che la differenza fra "superiore" ed "inferiore" è in certi casi più che giustificata.

L'urina e le feci in genere sono considerate cose impure, ma l'urina della mucca è trattata in India come una cosa sacra. La sacralità non è attribuita all'urina o alle feci di altri animali, che sono decisamente profane. Prendete ad esempio il fuoco: qualunque sia la sua forma, il fuoco rimane fuoco. Il fuoco della lampada ad olio, il fuoco del camino, il fuoco del sacrificio sono diversi tipi di fuoco e non li trattiamo tutti allo stesso modo. Il fuoco della cremazione dei cadaveri, per esempio, non ci sogneremmo mai di usarlo per cuocere il pane, ma verrà trattato come profano ed inquinato. Lo stesso può dirsi per le distinzioni che si fanno da individuo ad individuo. L'apparenza fisica, la qualità della mente, il livello intellettuale, le sue attività, le sue qualità personali, generano obbligatoriamente delle differenze. Certuni sono considerati "elevati" ed altri "poco elevati" proprio per questa ragione. I bulbi delle lampadine elettriche non emettono tutti la stessa luce, alcuni sono più luminosi di altri, ma la corrente che illumina ogni bulbo è la stessa; in alcuni sprigiona tutta la sua forza, in altri non può farlo. Dobbiamo accettare tutti i "livelli di coscienza", distinzioni come " inferiori" e " superiori" " sacro" e profano", religioso" e "non religioso" perché sono inevitabili essenziali requisiti per l'evoluzione del mondo, designati dalla volontà Divina.

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