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Dedizione

Al di la’ dell’illusione

Pag.14

…I Veda e le Shastra insegnano che l'uomo può giungere a questo stato di felicità considerando la sua attività come un dovere, la sua adorazione come dedizione e rivelazione dell'unità dell'Universo, con la certezza che questo rispetto del dovere e questa dedizione ripuliranno la sua mente dalla polvere del dubbio e dell'illusione. <<Sarvam Vishnu Mayam Giaghat>> (l'Universo è tutto saturo del Divino; non esiste nulla che non sia Lui); <<Ishavasyamidam Sarvam>>. Egli è la base e la sovrastruttura, il materiale e il modo, il motore interno e il moto esterno. Il corpo è il tempio del Signore; l'atmosfera di questo tempio e per sua stessa natura piena d'amore per tutti gli esseri. Ma l'uomo, pervaso dall'egoismo, la contamina con la sua invidia e la sua ingordigia e così la infesta di mali e di dolori.

Pag.122

Chi è legato dal Deha-Atma-Buddhi (l'idea erronea di essere solo il corpo e nulla più) non può sperare mai di vincere il Karma. Per essere sicuri della vittoria bisogna acquistare la Brahma-Atma-Buddhi (la consapevolezza di essere proprio Brahman e nulla di meno). Tutte le azioni devono essere fatte con spirito di dedizione al Signore. L'Universo deve essere identificato con la forma di Vishnu, l'Universale trascendente.

Discorsi 88/89 volume I

Servizio disinteressato [1] pag.143

Incarnazioni del Divino Spirito!

E’ la dedizione agli altri che condurrà l’uomo ai livelli più elevati della vita. Il servizio irrobustisce la mente e l'intelligenza, mettendo l’uomo nelle condizioni di agire rettamente. Se volete il benessere, non vi servirà darvi semplicemente da fare, poiché nell’amore, nella compassione, nell’amabilità, nella rettitudine e nel camminare orientati verso il Divino è l’essenza dello star bene. In mancanza di queste virtù, non sarà possibile svolgere del servizio disinteressato.

Le 5D [15] pag.219

Nel sentiero spirituale dovete possedere queste 5 "D": Dedizione, Devozione, Disciplina, Discriminazione, Determinazione. Coltivate questa disciplina, come fosse la cosa più importante. Con la disciplina arriverà spontaneamente anche la devozione.

Dedizione [15a] pag.219

La prima caratteristica è la Dedizione, che consiste nel dedicare tutto a Dio. In questo caso l'egoismo è un bastone fra le ruote e si riconosce dalle varie espressioni di orgoglio: l'orgoglio del vigore fisico, l'orgoglio delle capacità intellettuali, l'arroganza della ricchezza, e via di questo passo. Se tutto ciò è così limitato nel tempo e può andar perso da un momento all'altro, è da stolti fondare il proprio vanto sul corpo, sulla mente o sui beni patrimoniali. Perciò, la prima cosa da dedicare a Dio è la rinuncia all'egoismo.

Discorsi 88/89 volume II

Niyama [10] pag.159

La seconda serie di discipline si riassume nel termine Niyama. Consiste in cinque pratiche: l. Purezza; 2. Austerità; 3. Accontentarsi; 4. Studio delle Scritture; 5. Offerta al Signore.

Dedizione al Signore [16] pag.161

5. Dedizione al Signore (Ishvara Pranidhanam): Tutto quanto si fa deve piacere al Signore. Chiedetevi sempre: "Quello che sto per fare piacerà o non piacerà a Dio? Dio ne sarà felice?" Col dire "Dio", si intende la coscienza. Evitate di compiere le azioni che lasciano scontenta la vostra coscienza. In caso contrario, la coscienza stessa vi punirà tormentandovi coi rimorsi. Sviluppate soltanto sentimenti buoni e non compite azioni che non vi diano un appagamento interiore. Fra tutto ciò che fate, quello che piace a Dio è sacro e vi darà benessere e prosperità.

dedizione

Discorsi vol. X 2° tomo

Pag.267 SNEHA

 

Sneha è l'ottavo dei nove stadi della bhakthi come descritto nella Bhagavatha e in altri testi. Esso è usualmente tradotto come "amicizia", un termine che è stato comprensibilmente volgarizzato dall’applicazione a certe relazioni transitorie fra esseri umani. Gli amici si associano come risultato di una varietà di ragioni e circostanze che sono per lo più di interesse mondano e temporaneo. La gente che ha ampie risorse guadagna amici piuttosto rapidamente, come fanno anche quelli che hanno un grande potere nelle loro mani o possono elargire favori. Quelli che hanno autorità radunano amici, che, naturalmente restano durante il tempo buono ma scompaiono quando l’autorità svanisce. La maggior parte delle amicizie sono basate su considerazioni egoistiche e durano solo finché permangono gli interessi egoistici. Come dice il proverbio.

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"Quando il pozzo è pieno ci sono rane in quantità, ma quando è asciutto, neanche una vi gracida".

L'amicizia dovrebbe essere un legame spirituale, una affinità del cuore basata sulla piena comprensione e sulla pura dedizione reciproca. Gli studenti dovrebbero stare attenti contro le amicizie false e fugaci, e non essere semplicemente guidati dai ciao e dalle strette di mano. Non coltivate amicizia stretta con nessuno finché non sapete che i motivi dall'altro lato sono puri, altruistici e spirituali. Genuina amicizia può essere possibile solo fra un Atman e un altro, vale a dire, fra due persone che hanno entrambe realizzato che l’Atman è il nucleo del loro essere. Perciò, restituite solo un ciao per un ciao, un arrivederci per un arrivederci e un "come stai" per un "come stai" e ritiratevi in voi stessi. In nessun luogo a livello mondano potete ottenere il genuino sneha (che si dichiara essere il penultimo stadio per saranagathi o atmanivedana, la totale resa e dedizione a Dio) fra le amicizie comuni, transitorie della mondanità. Arjuna e Krishna ebbero questo genuino sneha fra di loro.

Arjuna considerava Krishna come suo sakha o amico, e aveva la temerarietà di usare "parole di scherzosa irriverenza" durante "il gioco e mentre riposava, o quando stava seduto con lui o ai pasti" (" Vihara sayyaasana bhojaneshu"). I due a volte mangiavano dallo stesso piatto. Spesso Arjuna appoggiava la sua testa sul grembo di Krishna o Krishna appoggiava la Sua sul grembo di Arjuna. Essi si aiutavano l'un l'altro in tutte le circostanze e conversavano fra loro mitemente e dolcemente. Non abbiate l'impressione che Arjuna fosse sotto il potere di Krishna. Egli era maturo nel carattere, erudito nella cultura vedica ed era un formidabile guerriero e un arciere pieno di coraggio ed eroismo. Krishna era il purushottama, Arjuna era il narottama. Era un'amicizia fra l'incarnazione del più alto e l'incarnazione del migliore. Krishna era la persona avatarica; Arjuna era la persona anandica; era un incontrarsi dell’Avataramurti e dell’Anandamurti. Arjuna era spesso chiamato da Krishna Kurunandana.

Questo nome ha un significato profondo. Kuru significa azione, attività, Karma. Nandana significa felice, gioioso. Il nome perciò significa: "Colui che è pieno di gioia quando è impegnato in attività”. In tutti i diciotto capitoli della Ghita, Arjuna è attento e attivo, vigile a ogni cambiamento di argomento. Arjuna aveva ancora parecchi poteri misteriosi che gli provenivano dalla sua grandezza spirituale. Quando i pandava erano nella foresta, Arjuna dichiarò che le armi dei pandava sarebbero state invisibili a tutti, eccetto che a lui e a suo fratello maggiore Dharmaja. E ciò realmente accadde. Ramakrishna Paramahansa era affascinato dallo sneha esemplificato dalla relazione Krishna-Arjuna. Egli imparò dalla Bhagavatha e dalla Bhagavad ghita come il Sadhaka può percorrere tutti i nove stadi della bhakthi. Egli era inoltre determinato a emulare le gopi e ad acquisire la madhura bhakthi che le gopi avevano. Quando lesse il Ramajana, decise di emulare Hanuman e praticare la sua dasa bhakthi. Fra tutte le strofe della Bhagavad ghita, Ramakrishna era specialmente impressionato da quella che metteva in rilievo l'attitudine di atmanivedana o saranagathi.

Manmana bhava dadbhakto

madyaaji maam namaskuru

Maamavaishyasiyuktvaitvam

aatmaanam matparaayanaah.

Diventa Uno con Me; sii devoto a Me:

sacrifica a Me: sottomettiti a Me.

Unificandoti in tal modo

sicuramente Mi raggiungerai.

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Un giorno, mentre Ramakrishna andava a Kamarpukur, sopraggiunse la notte ed egli fu colto da una violenta pioggia proprio nel centro di un cimitero. Naturalmente era in tale stato di estasi che gli importava poco dove fosse in quel momento, se fosse giorno o notte, se il tempo fosse piovoso o asciutto, se fosse presto o tardi. Quando si svegliò, Ramakrishna invocò Dio con vari Nomi: Rama, Siva, Krishna, Kali, Hanuman. Poi improvvisamente capì che tutti i Nomi si riferivano solo all'Uno, e ripeté fra sé il versetto della Ghita che gli ricordava il saranagathi all'Uno. Ciò che accadde a Ramakrishna Mi ricorda una piccola storia.

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Il capo di una famiglia chiamò suo figlio, e dandogli un biglietto di cinque rupie gli chiese di portare verdure dal mercato. Mentre andava al mercato, il ragazzo mise il biglietto in tasca dicendo. <<Brinjals per una rupia>> (cavolo per una rupia) e così via. Così assegnò la banconota a varie verdure. Egli partì con cinque rupie e concluse con cinque rupie!

Anche Ramakrishna partì con l'Uno e concluse con l'Uno. L'Uno diventa i molti e i molti sono riconosciuti come Uno. Molti episodi interessanti ebbero luogo a Dakshineswar.

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Una volta, quando Ramakrishna fu chiamato per andare all'ufficio del tempio per ricevere il suo salario mensile, ne fu sconvolto, perché non aveva mai voluto alcun salario per venerare sua Madre. Un altro giorno, i ladri irruppero nel tempio di Kali a Dakshineswar e quando Mathuranath scoprì che la statua era assolutamente nuda e che ogni gioiello era stato rubato, si arrabbiò e cominciò a biasimare Krishna: <<Tu sei adorato come il Guardiano dei Quattordici Mondi, ma non puoi salvaguardare neanche i gioielli sul Tuo corpo>>, disse. Ramakrishna lo rimproverò severamente per questo sacrilegio e gli disse: <<Krishna ha Lakshmi per consorte, e per Lui l'oro e le gemme sono così a buon mercato come la polvere. In fin dei conti, cosa è l'oro se non polvere in altra forma?>>. Egli fece sì che Mathuranath si pentisse per la sua sciocca esplosione, rendendolo consapevole della vera natura di Dio. Se abbandonate il desiderio, la volontà, i capricci e le fantasie a Dio, Egli vi guiderà e vi darà pace e gioia.

Non dovete correre dietro ai piaceri che passano rapidamente. Lasciate ogni cosa a Dio, accettate qualunque cosa accada, come Sua Volontà.

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Ambarisha era un re che si attenne a tutte le ingiunzioni vediche e osservò tutti i riti e rituali prescritti. Egli era nobile, sincero e molto devoto a Vishnu, la Forma che incarna l'aspetto protettore e sostenitore di Dio. Digiunare nel giorno di Ekadasi e interrompere il digiuno all’arrivo di Dwadasi era uno dei riti importanti che Ambarisha osservava meticolosamente ogni due settimane. Ekadasi è l'undicesimo giorno della luna e Dwadasi è il dodicesimo. Il digiuno deve essere interrotto con preghiere a Vishnu e la distribuzione dell’offerta fatta a Lui allo spuntare del dodicesimo giorno secondo il calendario lunare. Una volta, poche ore prima del sorgere di Dwadasi, il grande saggio Durvasa, conosciuto per le sue frequenti esplosioni di collera e per il suo temperamento irascibile, arrivò al palazzo di Ambarisha. Egli fu accolto con entusiasmo dal re.

Ambarisha lo supplicò di procedere verso il Gange, di finire le sue abluzioni e ritornare in tempo per interrompere il digiuno di Ekadasi. Ma il saggio se la prese comoda e non si fece vedere quando arrivò il momento. Ambarisha era in difficoltà; consultò il suo precettore, che gli consigliò di centellinare poche gocce d'acqua santificata, poiché questo avrebbe potuto essere considerato interruzione del digiuno. Nel giorno di Ekadasi, anche l’acqua è proibita. Egli disse che Durvasa non aveva motivo di arrabbiarsi, perché le gocce d' acqua erano solo un segno che il voto era stato osservato. Ma quando il saggio venne a saperlo, divenne così violento che maledì Ambarisha per aver rotto il digiuno in sua assenza. Appena la maledizione prese forma, il Chakra di Vishnu apparve sulla scena e affrontò Durvasa. Ambarisha prese la maledizione come un dono di Dio. Egli si sottomise a essa nello spirito di un saranagathi, perché non aveva sua propria volontà. Allora Dio venne in suo aiuto. Ambarisha non chiamò Vishnu e non Lo pregò di salvarlo dall'ira di Durvasa. Egli accettò ciò come la Volontà di Vishnu. Il Chakra inseguì il saggio atterrito attraverso i tre mondi, e quando Durvasa cadde ai piedi di Vishnu, Egli lo invitò a chiedere perdono allo stesso Ambarisha. L’atteggiamento di arrendersi o atmanivedana spinge una persona a deporre la propria personalità ai Piedi del Signore.

Anche nel Ramayana, abbiamo un episodio che illustra questo tipo di dedizione.

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Rama e Lakshmana stavano esplorando la foresta per scoprire dove fosse Sita. Essi erano stanchi e assetati e a un tratto arrivarono a un limpido stagno. Posarono gli archi sul terreno, e lasciarono cadere le frecce che affondarono parzialmente sulla riva bagnata. Dopo aver soddisfatto la sete, posero gli archi sulle spalle e tirarono le frecce fuori della riva. Rama notò una macchia di sangue sulla punta della Sua freccia e Gli venne la curiosità di conoscerne la causa. Lakshmana scoprì una piccola rana che era stata colpita dalla freccia di Rama quando Egli l’aveva lasciata cadere sul terreno. Rama disse alla rana ferita: <<Poverina! Perché non hai gridato quando sei stata ferita?>>. La rana rispose: <<Tutte le volte che sono tormentata, io grido a Te Rama. Ma quando Rama stesso infligge dolore, a chi devo gridare? Io accetto ciò come Sua Grazia>>. Bhishma adorava Krishna anche quando Egli scagliò contro di lui il Suo Chakra. Il suo senso di saranagathi non lo abbandonò neanche quando fu colpito a morte dalla persona stessa che egli riveriva come Dio. <<Che Tu mi uccida o mi salvi, io non vacillerò nella mia lealtà>>, egli disse. Ramakrishna ebbe lo stesso senso di totale dedizione.

Egli soffriva molto a causa di un cancro, e i suoi discepoli gli dicevano di pregare la Madre per attenuare il dolore. Vivekananda si disperò quando il suo maestro rifiutò di chiedere questo piccolo favore alla Madre con cui era letteralmente in stretto rapporto. Ramakrishna rispose che se era volontà della Madre farlo soffrire, non avrebbe pregato per avere dei palliativi. Ma i suoi discepoli erano testardi e annoiarono tanto Ramakrishna che un giorno egli pregò la Madre di aiutarlo a fargli prendere un po' di cibo a dispetto del cancro alla gola. Ramakrishna disse ai suoi discepoli che in quel momento egli udì la Madre che lo ammoniva per la sua ignoranza: <<Non stai mangiando attraverso bilioni di gole? Perché sei dispiaciuto se una di esse è incapace di inghiottire il cibo?>>. Questa rivelazione fece capire la verità ai discepoli.

Lo stadio sneha di Arjuna è lo stadio in cui ogni distinzione fra devoto e Dio scompare, e i due amici sono uno. Quando questo stadio di verità assoluta, di fede irremovibile e di completa assenza di dubbio, di paura, di ansietà è raggiunto, il prossimo stadio di atmanivedam, o resa totale, è naturale e facile da raggiungere. Questa è la reale amicizia a cui i giovani devono aspirare.

Vedete Dio in ogni essere vivente e allora la vera sneha fiorirà. Questo tipo di vera amicizia può esserci solo se seguite il consiglio di Krishna.

Adveshtaa sarva bhoothaanaam maitrah

Karuna eva cha

Nirmano nirahamkaarah sama dukha

Sukha Kshami

Colui che non ha traccia di odio verso nessuna creatura,

che è amichevole e compassionevole verso tutti,

che è libero dal legame di "Io" e "Mio",

che accoglie ugualmente bene il dolore e il piacere

e che è paziente malgrado la provocazione.

Coltivate queste qualità in voi, perché esse sono i segni della vera sneha. Solo quando procedete nel viaggio sotto la tutela di Dio lungo i nove stadi di bhakti potete raggiungere questo divino ideale della vera amicizia.

Discorsi volume I

pag.42 ESAMINATE, SPERIMENTATE

...Tutti gli esseri devono compiere il Karma: è un obbligo universale, ineluttabile. Qualcuno pensa che solo Punya e Papa, il lodevole e il peccaminoso, le azioni virtuose o viziose hanno il diritto di essere chiamate Karma. Non e così, il vostro stesso respiro è Karma. Non potete rinunciare ai frutti di certi Karma! Esistono Karma fisici, mentali e spirituali: eseguirli per il bene del Sé si chiama dedizione. Poco fa vi è stato consigliato di visitare Puttaparthi per trarre ispirazione dai Bhajans che si cantano in quel luogo. Vi prego di non affrontare quella spesa, perché ovunque voi siate, in qualunque momento Mi invochiate, la vostra stanza può diventare Prasanthi Nilayam e il vostro villaggio Puttaparthi. Io sono sempre pronto ad ascoltare e a rispondere. Voglio che siate attivi, pienamente impegnati, altrimenti il tempo graverebbe pesantemente sulle vostre mani. Non sciupate un solo istante della breve esistenza che vi è assegnata, perché il tempo è il corpo di Dio...

13 - pag.60 ANANDA ATTRAVERSO LA DEDIZIONE

 

Questo è davvero un giorno di gioia, perché ci siamo riuniti per spartire Prema; anche se l'esultanza viene un poco attenuata dalla mancanza di comodità di questa sala e dalle sofferenze che dovete subire. Penso non sia giusto mantenervi a lungo in questo tormento fisico, mentre Io posso usufruire di comodità relativamente maggiori su questa piattaforma meno gremita. Questo stato di cose giustifica in parte la vostra agitazione e l'irrequietezza, attitudini molto differenti da quelle che dovreste avere in simili occasioni. Avrete osservato che le reazioni e i comportamenti di uno stesso gruppo di persone differisce a seconda che si trovino ad un matrimonio, in un cinema, ad una mostra, in un tempio o ad una partita di calcio. Vengono spinte da impulsi totalmente differenti a seconda che si trovino in un luogo piuttosto che in un altro. Ebbene, ad una riunione dedicata ai bisogni dello spirito si addice un' attenzione avida, una calma quieta e un silenzio reverente e pieno di preghiera. In queste occasioni solo l'occhio e l'orecchio hanno la loro parte, la lingua non deve concludere alcun affare. Sono venuto per spartire con voi il dono di Prema, ma sembrate soddisfatti della confusione che già possedete! Ecco, ora va molto meglio. E' questo il silenzio necessario nelle riunioni dedicate alle profonde discipline spirituali. Naturalmente la cosa migliore è che teniate a freno la lingua sempre e ovunque: questo infatti è il primo esercizio che prescrivo per il progresso spirituale. Quello che sto per dire non è diretto ai Bhaktha, perché sono già in cammino e conoscono il sentiero, e neppure a coloro che non possiedono alcuna sorgente di Bhakthi, perché parlare a costoro è soltanto una perdita di tempo. Parlo per quelli che ondeggiano, per gli esitanti, per coloro che non hanno un punto fermo, che sono coscienti di un potere più alto ed hanno un debole desiderio di contattarlo, perché non conoscono la tecnica o ne temono le conseguenze; parlo per questi Bhaktha mezzo affamati e mezzo apatici. La medicina non serve né ai morti né ai sani, ma agli ammalati che stanno tra la vita e la morte: costoro devono essere nutriti fino a ritornare in forze, vorrei, anzitutto, insegnarvi l'arte di vivere tra gli uomini in modo da non provocare dolore a voi stessi e agli altri. Imparate a sfruttare al meglio la vita, questa opportunità offertavi per sublimare gli istinti, gli impulsi, i vasana, per elevarvi sempre più in alto sul piano morale e spirituale. Sfruttate una tale opportunità al meglio, e traete Ananda da ogni momento, raccogliendo il maggior profitto possibile. Questa città è santa e quindi ospita molte Istituzioni Adhyathmiche; molti uomini pii la visitano e diffondono consigli preziosi. Sono contento che il Malayalaswami si trovi qui per il Chathurmasya: è una buona occasione perché possiate imparare da lui gli insegnamenti degli antichi saggi. Sono sicuro ch'egli spargerà buoni pensieri e buoni impulsi, favorendo la vostra ascesi spirituale. Questo tenere ghirlande in mano e compiacersi di insignificanti conversazioni nei luoghi santi, non è Bhakthi. Non desidero né apprezzo che vengano portati fiori e frutta alla Mia presenza. PortateMi il fiore fragrante di un cuore puro e il frutto di una mente piena di sadhana: sono le cose che preferisco. Non mi piacciono quelle che potete ottenere a pagamento dal di fuori, senza alcuno sforzo che elevi la mente. Per acquisire l'attitudine a questo tipo di sforzo, dovete stare in compagnia di uomini grandi e buoni, e trarre piacere dai pensieri elevati. Aumentate con ogni possibile mezzo il vostro patrimonio di Ananda e Viveka, miglioratene la qualità, e cercate di ammassarne quanta più possibile per potervi attingere in caso di necessità. La fonte principale di Ananda è la dedizione a Dio, null'altro potrà darvi quella gioia genuina e durevole. Diventate coscienti della vostra parentela col Signore; non è una semplice fantasia o una falsa teoria; la sua origine si perde nei secoli, all'inizio del tempo, e persisterà sino alla fine dei tempi o, in altre parole, la fine del tempo per quanto riguarda voi. Il Godavari porta senza posa al mare le acque di tutti i tributari. La pioggia cade sui monti, scende in torrenti alla pianura, e il Godavari la trascina veloce attraverso il Delta. Allo stesso modo Jiva e nato in Dharmamarga, viaggia attraverso Karmamarga, scorre veloce attraverso Sadhumarga per raggiungere Brahmamarga. Karmamarga e Sadhumarga sono rivelati dai sensi della percezione: gli Jnanendriya. Manteneteli incontaminati dalle qualità Aasuriche, e vigilate diligentemente che non abbiano a scivolare. I Karmendriya o organi sensori vi trascinano nella trappola di Prakrithi. La mucca mangia l’erba e beve la farina d' avena cotta nell'acqua, e da questi elementi trae il dolce e sostanzioso latte; allo stesso modo, lasciate che le esperienze tratte per mezzo del sensi vi aiutino a produrre la dolcezza della gentilezza, la purezza della devozione e il nutrimento di Santhi. In ognuno c’è una scintilla di verità, senza la quale nessuno potrebbe vivere. In ognuno c’è una fiamma d'amore, senza la quale la vita diverrebbe buia e vuota. Quella scintilla, quella fiamma e Dio: Egli infatti è la fonte di tutta la verità e di tutto l'amore. L'uomo ricerca la verità, si sforza di conoscere la realtà perché la sua natura deriva da Dio che è verità. Cerca di dare e di spartire amore, perché la sua natura è divina e Dio è amore. Prendete il granello di riso rivestito dal guscio: la pula che ricopre il chicco è Maya, il riso è Jiva, e l’essenza del riso, l’elemento nutritivo, l’anna è Paramatma. Sviluppate quindi la visione interiore, e non preoccupatevi degli altri e delle loro colpe. Praticate un poco di Atmavichara, studiate le Upanishad e i Sastra: potrebbero aiutarvi un poco, ma ricordate, solo un poco. Non sono altro che mappe e indicatori stradali, dovete metterli in pratica: agite e sperimentate. Meditate sulla verità e scoprirete di non essere altro che una spumeggiante bolla posata sulle acque; nata sull'acqua, destinata a vivere una breve vita sull'acqua, a morire in seno all’acqua e a confondersi con essa. Siete debitori a Dio della vostra nascita, sussistete in Dio e in Lui vi confondete. Ogni cosa vivente è destinata a tale conclusione, anzi anche tutte le cose non viventi. Decidetevi dunque a compiere ora la fusione, fate il primo passo, purificate il cuore, acuite l’intelletto o, perlomeno, iniziate a recitare il nome del Signore: questa disciplina vi procurerà tutto il resto a tempo debito.

Se piantate un seme di mango, non avete la certezza di poter vivere abbastanza a lungo per gustarne il frutto, ma questo non ha importanza; il vostro dovere e quello di piantare, nutrire, custodire, far crescere la pianta, al resto penserà Lui: questo e il vero Karmaphala thyaga. Soprattutto, coltivate Prema, l'amore verso tutte le cose, perché distruggerà l'invidia, la collera e l’odio. Rama e Kama non possono coesistere nello stesso cuore. La fiducia genera fiducia, l’amore genera amore. Mentre vi sto parlando con tanto Prema, non potete sviluppare alcun Dwesha o odio verso di Me! Prema vi rende parenti di tutto il mondo è il maggior strumento di concordia. Il contadino semina e sorveglia con molta attenzione le pianticelle, rimuove le erbacce, distrugge i parassiti, fornisce l’acqua in quantità adeguata, sparge il concime e aspetta il giorno in cui potrà raccogliere e riempire il granaio. Allo stesso modo voi dovete nutrire Prema, estirpando le erbacce dell'odio e dell’invidia. Inforcate occhiali rossi ed ogni cosa vi apparirà rossa. Indossate gli occhiali di Prema ed ogni cosa vi apparirà amabile e buona. Poco fa è stato fatto riferimento a Daridranarayana-seva: ebbene, l'occhio di Prema vedrà tutti come Narayana, non solo il povero, ma anche il ricco. Dovete avere simpatia e pietà per il ricco, dato che ha così poche opportunità per sviluppare l’attitudine alla rinuncia. Guardate ogni cosa come Narayanaswarupa e adorate tutto col fiore di Prema. Persino la Mia natura può essere capita quando indossate gli occhiali della santità: le cose sante possono essere conosciute solo dal cercatore santo. Ricordatevi che otterrete sempre quello che cercate, e vedrete quello che i vostri occhi bramano. Il medico si trova dove sono radunati i pazienti, e il chirurgo risiede nella sala operatoria; allo stesso modo, il Signore è sempre con coloro che soffrono e lottano. Ogni qual volta un uomo grida nel proprio dolore: “Oh Dio!", Dio sarà presso di lui. Le credenziali di un medico possono essere esaminate e giudicate solo da un altro dottore, il paziente deve credere e seguire le istruzioni, se desidera migliorare. Sarà in grado di esprimere il proprio giudizio sul medico, solo quando il trattamento avrà termine, e sarà autorizzato a farlo, solo se avrà obbedito strettamente e alla lettera agli ordini ricevuti. Dunque, cosa potete dire voi di Me ? Seguite le Mie prescrizioni! Naturalmente la cura sarà diversa per ciascuno di voi, e dipenderà dall'età, dalla natura, dalla violenza della malattia e dai trattamenti ai quali vi siete già sottoposti. Rispettate anche la dieta e le altre regole raccomandate dal medico; voglio dire che non dovete limitarvi ad una Sadhana, di Japam, Dhyanam, Namasmarana ecc... ma, per rafforzarne gli effetti, sarà necessario condurre anche una vita regolata, che porti a dei buoni pensieri: quindi, dovete nutrirvi con cibi satwici e dedicarvi ad attività satwiche. Finché non avrete sperimentato le Mie prescrizioni pienamente e con sincerità, è meglio che restiate tranquilli. Non conoscete neppure il sasso, come potete valutare la montagna? Potrete anche non avere paura di nulla, ma dovete temere la verità. Non c'è nulla che ispiri tanto timore come la verità; per esempio, la vostra verità, perché la vostra verità è la verità dell'universo. In questo momento potrebbe anche apparirvi che non avete alcun bisogno del Signore, ma quando gli stimoli della fame si faranno sentire, comincerete a struggervi per il cibo. Dunque, lavate i vostri cuori con le lacrime della gioia, così che il Signore possa prendervi dimora. Uno Zamindar può possedere terreni a perdita d' occhio, ma si degnerà di sedere solo in un luogo pulito! Allo stesso modo, quando il Signore sceglie il cuore di un Bhaktha, non vuol dire che tutti gli altri cuori non sono suoi, ma solamente che non sono puliti. Egli è in ogni luogo, ogni cosa è Sua, il Suo sguardo è posato su ogni cosa. Se Dio non fosse tutto questo, come potrebbero le cose brillare o esistere, anche solo quel tanto che appaiono ora? Abbiate, quindi, piena fiducia in Dio e in voi stessi.

Impegnatevi sempre in buone azioni e attività benefiche; dite la verità e non causate dolore con la parola, l'azione o il pensiero: questa è la strada per ottenere Santhi, il più alto profitto che potete guadagnare in questa vita.

Rajahmundry, 1-9-1958

Sadhana

18. Pag.107

La corretta disciplina per acquisire l'attitudine Nishkaama (costante investigazione) è la dedizione, e la dedizione è possibile solo quando avete una intensa fede in Dio. Questa fede diviene costante con la sadhana. Ora, la sadhana spirituale è come uno spuntino, mentre le portate principali sono il resto del mondo.

La parte spirituale deve rappresentare la porzione principale del nutrimento.

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