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Il desiderio

Al di là dell’illusione

Pag.54

Ogni passo che fate verso Dio vi toglie, uno dopo l'altro, tutti gli attaccamenti al mondo. Come poterono le Gopi ritenere la loro coscienza fisica ? Dhruva andò nella foresta a pregare Dio per potersi sedere in grembo al padre, desiderio assai comune e davvero terreno. Ma via via che egli procedeva in Tapas (penitenza, pratica ascetica) quel desiderio svaniva dalla sua mente, che invece fu elevata a grandi altezze spirituali. Chi ha gustato l'Amrita come può cercare l’acqua? O desiderare il frutto del tamarindo dopo aver prova il Khagiur? Nel momento in cui si entra nel campo spirituale, ogni desiderio si sublima nell'alto regno della pura coscienza.

Discorsi 88/89 volume I

I desideri [8] pag.10

Prendiamo ora in considerazione i vostri desideri. Supponiamo che abbiate fame e vogliate del cibo. Mangiate del cibo che vi sazia per due ore ma poi il vostro appetito ricomincia daccapo. In questo modo passate continuamente dalla soddisfazione all’insoddisfazione e non c’è pace duratura. Finché lascerete spazio ai desideri non avrete pace. Venite qui a Prashanti Nilayam e dite: "Desidero un marito desidero una moglie” Man anche gli animali hanno simili desideri! Che esseri umani siete? Siete migliori degli asini e delle scimmie? Tutti questi desideri conducono solo ad appagamenti di breve durata.

L’origine dei desideri [26] pag.53

Purtroppo oggi l’uomo non sa liberarsi dei propri difetti ma va a cercarli negli altri. Se si vuol seguire il cammino spirituale, è anzitutto necessario annientare l’ego che è all’origine dei desideri i quali sempre a causa dell’ego continuano a moltiplicarsi all’infinito: "Vorrei essere molto istruito molto ricco potente bello avvenente, e così via. Sono desideri che non hanno mai fine. Non bisogna oltrepassare certi limiti altrimenti la natura umana degenera; ma sfortunatamente i desideri dell’uomo sono sempre più numerosi e vanno oltre il lecito. Le belve gli animali domestici e gli uccelli non ne hanno tanti ma essi sono privi di ego e di bramosia che soltanto l’essere umano mostra di avere. L’uomo deve cambiare, è indispensabile. Dio scende sulla terra in forma umana proprio per questo. Gli animali vivono secondo natura e la loro vita è adatta alla specie a cui appartengono. L’uomo continua ad istruirsi, l’ego e la presunzione aumentano e mettono radici profonde. Eliminate dissolvete l’ego cosicché le qualità umane possano rifiorire in voi ed annientare le caratteristiche animalesche.

Karma [22] pag.111

Col tempo, tutte le vostre difficoltà si risolveranno automaticamente. Non c’è bisogno di raccontarle a Svami. Ma - direte voi - come potranno essere superate se non le facciamo presenti? Il bene e il male dipendono dal genere di azioni compiute. Fate del bene e ne verranno frutti buoni. Se fate del male, i frutti saranno cattivi. Perché mai chiedere a Dio? Egli vi darà lo stesso qualunque cosa desiderabile.

Non stancatevi ne esauritevi nel fare progetti.

"Farò questo, farò quello, farò di più ".

Qualunque seme sia stato seminato,

per il quale ora siete qui,

di quell'azione particolare

coglierete i frutti.

Com'è possibile cogliere un frutto diverso

dal seme che avete piantato ?

Dio verrà a darvi secondo le vostre opere.

Egli vi metterà al collo una collana

secondo le azioni che avete compiuto.

Il desiderio [3] pag.118

Che cosa si sottintende alla parola "desiderio? L’identificazione col proprio corpo e il considerare tutto ciò che gli è attinente come fosse di propria appartenenza sono due atteggiamenti che, sostenuti da un forte senso di possesso, generano questa malattia. Identificarsi col corpo e avere considerazione solo per gli aspetti corporei hanno portato l’uomo alla cecità più completa.

Il rimedio [4] pag.118

Ma, esistono rimedi o medicine per questo tipo di malattia ? Non ne esiste che uno solo: la cura contro il desiderio è la rinuncia a desiderare. Che cosa si intende per rinuncia o distacco ? Quando avrete capito la natura del distacco, saprete come metterlo in atto.

Tetto ai desideri [24] pag.123

Incarnazioni del Divino Amore, la vita umana è del tutto effimera. Il corpo umano è come una bollicina d ‘acqua. Quanto dureranno le ricchezze gli averi e le case che avete accumulato? Non sprecate il vostro corpo, il vostro tempo e i vostri sforzi. Ognuno dovrebbe avere cibo, vestiti e un riparo, ma senza arrivare a desideri eccessivi. Ad un certo punto, è necessario porre dei limiti ai desideri. L’uomo che dà libero corso ai desideri non fa che lamentarsi e non ha mai nemmeno il tempo per pregare.

Tetto al desideri [15] pag147

Ho parlato prima di un altro punto: un tetto ai desideri. Qual’è il significato profondo di questo? Troppi desideri fanno impazzire l’uomo. Infatti sta proprio vivendo una vita da pazzi, dimenticando la Verità Suprema. Occorre stabilire un tetto ai desideri, se si vuole vivere bene e felicemente. Si spende in cose superflue. Il tetto ai desideri va osservato anche per risparmiare denaro, per non sprecarlo e per usarlo a beneficio di coloro che sono sfortunati. La gente che non intende questa verità fondamentale non fa che coltivare desideri all’infinito, e non economizza molto, perché tutto il denaro viene speso per cose ritenute importanti. Riducete i vostri desideri. La mancanza di pace è proporzionale alla crescita dei desideri: l'uomo si fa vincolare da essi eccessivamente. Se volete liberarvi da questa schiavitù, riduceteli. Desiderate solo ciò che è strettamente necessario. Come ridurli?

1) Non sprecare cibo [16] pag.147

Mangiate solo quanto basta per star bene. Non fatevi servire più cibo di quanto ne abbiate bisogno, per poi sprecarlo. Varrebbe la pena che, col cibo in sovrappiù, saziaste un altro stomaco. Ecco perché la prima massima è: non sprecate cibo. Il cibo viene considerato Dio. Esso ha somma importanza per la vita umana, per il corpo e per l’esistenza fisica.

Cibo e mente [17] pag.147

Gli alimenti assunti dall’uomo, dal punto di vista grossolano, vengono espulsi sotto forma di escrementi. Dal punto di vista sottile, invece, si trasformano in sangue e, da un punto di vista ancor più sottile, si traducono nella sostanza mentale dell’uomo. La mente, perciò, dipende dal genere di cibi che si assumono. La causa dei sentimenti demoniaci che di questi tempi si manifestano è il cibo assunto. Mancano pazienza, perseveranza amore, compassione: si hanno soltanto idee diaboliche. Per tutto questo, la causa principale va ricercata negli alimenti. I1 cibo, perciò, dev’essere puro, sacro. La stessa forma umana proviene dal cibo. Dell’acqua che beviamo, la parte grossolana tonifica il corpo, la parte sottile gli conferisce l’energia vitale, il cosiddetto prana. Per questo l'uomo, a seconda delle proprie scelte alimentari, può esprimere o soffocare la sua divinità. E’ in questo senso che il cibo viene considerato divino. Se sprecate cibo, sprecate la Divinità. Mangiate dunque lo stretto necessario e date quanto vi avanza a chi ne ha bisogno.

2) Non sprecate denaro [18] pag.148

Gli Indù considerano il denaro la vera forma di Lakshmi (Dèa della Ricchezza). Dicono che non si dovrebbe sprecare o farne cattivo uso. L'uso sconsiderato del denaro induce a pensieri e sentimenti cattivi. Fatene perciò buon uso. Non buttatelo. Sprecarlo è male.

3) Non sprecate tempo [19] pag.148

Non bisogna perdere tempo, perché ogni cosa è, nella sua essenza, tempo. Ecco perché le Scritture descrivono Dio come un’autentica incarnazione del tempo in tutte le sue dimensioni. Nascita, vita e morte sono segnate dal tempo. La nostra nascita ed il nostro sviluppo dipendono dal tempo.

TEMPO SPRECATO, VITA SPRECATA,

Non gettate via il tempo profanandolo con la critica verso gli altri.

Visione ottimistica [20] pag148

In questo senso va intesa l’esortazione a non sprecare tempo in intenzioni, idee ed azioni negative. Il tempo è energia fisica, mentale, intellettuale e spirituale. Perciò, se guardate, ascoltate, pensate e agite male, sprecate energia.

NON GUARDATE IL MALE. GUARDATE IL BENE.

NON ASCOLTATE IL MALE. ASCOLTATE IL BENE.

NON PARLATE DEL MALE. PARLATE DEL BENE.

NON PENSATE AL MALE. PENSATE AL BENE.

NON FATE IL MALE. FATE IL BENE.

Il non guardare cose cattive, non ascoltare discorsi cattivi, non pensare male, non fare azioni cattive ed il fare soltanto il bene vi porterà alla Divinità. Guardare, ascoltare, parlare, pensare e fare il male indebolisce la memoria, logora la capacità di comprensione e inibisce il potere d’azione. Ecco perché la capacità di discernimento dell’uomo d’oggi è in calo. Come faranno, dunque, ad essere sante le sue azioni?

Non sprecate energie [21] pag.149

Ponetevi sempre questa domanda: "In che cosa sto perdendo energie?

sea

Prendiamo ad esempio una radio. L’accendete la sintonizzate e vi mettete in ascolto di una particolare stazione che diffonde notizie. Quando una radio è accesa sia a basso che ad alto volume consuma energia. Allo stesso modo il nostro corpo potrebbe essere paragonato ad una radio. Sia che parliate forte oppure a bassa voce la vostra attività pensante continua incessantemente durante tutto il giorno e persino durante la notte.

Se solo sapeste orientare il vostro pensiero verso il bene, quanto sarebbe bello e sacro! Perché mai usare l’intelligenza per pensieri malvagi? Sono i pensieri e le azioni cattive che vi fanno perdere energia sacra. Il tetto ai desideri quindi include anche il particolare aspetto dell'energia. Ma la gente d’oggi che fa del servizio sociale non si comporta in conformità a questi principi; preferisce piuttosto elargire denaro ma non vuole ridurre i desideri: un espediente che non la migliora certo.

Controllo dei desideri [11] pag.204

Cari studenti comprendete ciò che maggiormente importa: controllare i desideri. La vita è un lungo viaggio. Meno bagagli, maggior conforto e piacere. In questo viaggio i desideri rappresentano un ingombrante bagaglio Chiunque desidererebbe dedicarsi ad un lavoro altamente remunerato, guadagnare molti soldi, costruire palazzi imponenti. In tutto Ciò non c’è niente di male. Potete farlo, ma senza oltrepassare certi limiti. Se un uomo vuole celebrità, avrà a che fare con non pochi problemi ed ansie. Soltanto chi li affronterà e li supererà potrà dirsi uomo, mentre il debole di mente soccomberà. Dio solo può conferirvi questo coraggio e, poiché il Dio dell’Essere- Coscienza-Beatitudine vi accompagna sempre e dovunque, allora Dio è con voi. E’ con questo genere di coraggio che potete affrontare il viaggio della vita.

Discorsi 88/89 volume II

Desiderio è assenza di pace [45] pag.18

Abbiate una fede incrollabile in Dio. Se il mondo sta affrontando traversie e se manca la pace, ciò è dovuto alla perdita della fede in Dio. Qual’è la ragione principale per cui è andata persa la pace della mente? C’è un duplice motivo: in primo luogo l’uomo ignora ciò che ha e in secondo luogo egli desidera ciò che non ha. Perché pensate alle cose che non avete, se non state usando le cose che avete? Accontentatevi di ciò che avete. Non preoccupatevi di ciò che non avete. Solo allora, avrete la pace. Imparate queste due cose: sono una vera scuola.

Mente e desideri [15] pag.145

Poiché avete una mente piena di ogni genere di desideri, finite per soggiacere alle preoccupazioni. Il mondo oggi è pieno di adoratori di Mammona, ossia della ricchezza, e non di devoti di Dio. In qualunque cosa uno faccia o dica predominano interessi egoistici. Come potrà ricavarne una beatitudine duratura? Allora, l’Amore al Divino è la prima ricerca che si deve compiere nel viaggio della vita. Siate concentrati e forti di mente. La vostra mente deve essere incrollabile ed il vostro cuore puro e senza macchia. Riempite la vostra vita di azioni disinteressate.

Al di là del desiderio la pace [22] pag.225

Perché l’uomo moderno è senza pace? Perché non valuta ciò che ha, mentre aspira continuamente ad avere ciò che non ha. Così non ha pace. Siate felici di ciò che avete. Voi ignorate la fortuna che avete e continuate a volere le cose che vi mancano. Che stupidità! Perché non godete ciò che è già vostro? E’ da stolti anelare a ciò che non si ha.

Il controllo dei desideri [32] pag.275

Incarnazioni del Divino Amore,

il controllo dei desideri è possibile. Considerate la vita come un lungo viaggio ed i vostri desideri come un bagaglio. Se volete viaggiare comodi, riducete al minimo il vostro corredo. Meno è il bagaglio, più comodi viaggiate. Dovete, perciò, ridurre i vostri desideri, se volete avere una vita più confortevole. Ad esempio, desiderate meno cibo e meno denaro. Con la ricchezza vien meno la pace. I ricchi non riescono più nemmeno a dormire. Preoccupazioni su preoccupazioni. Ne sono pieni sino al collo. Di che tipo sono queste preoccupazioni? Non sono altro che dei timori generati dalla mente. Come otterrete la Grazia di Dio, se continuate a dire che non è scesa su di voi.

Corso estivo 1990

Tetto ai desideri [14] pag.38

Inoltre qua e là vi è stato parlato del programma "Tetto ai desideri", che ha quattro importanti componenti. La prima è " Non sprecare cibo”. Perché ? Perché il cibo è Dio; è indispensabile alla vita, dal momento che un corpo non può sopravvivere senza di esso. La seconda è "Non sprecare denaro". Il cattivo impiego di denaro è un male. La gioventù odierna sperpera denaro in molte maniere e questo porta ad abitudini cattive alla perdita della pace mentale e alla rovina della stessa vita. Il nostro paese oggi sta affrontando una grave crisi economica; perciò nell’interesse di tutti, si dovrebbero evitare scrupolosamente tutte le spese incaute fatte per interessi personali. Bisogna incoraggiare lo spirito ai collaborazione. L’unità e l’integrità nazionali vanno salvaguardate.

Le condizioni di Dio [15] pag.118

L’attuale desiderio dell’uomo che lo spinge verso i piaceri del mondo ha oltrepassato ogni limite; per giunta, l’uomo esige una immediata soddisfazione di desideri senza numero, per cui ricorre a stratagemmi che ne vogliono ridurre l’attesa. Ma egli deve rendersi conto che le scorciatoie sono sempre pericolose e disseminate di spine, ciottoli, e altro.

La scienza di Dio

La vera rinuncia [8] pag.46

La seconda preziosa virtù che insegna la Conoscenza divina (Vidya) è il distacco.

Vuotate un vaso dell'acqua che lo riempiva, e l'immagine del cielo che vi si rifletteva è sparita anch’essa insieme con l'acqua, ma il vero cielo, lo Spazio, l'akasha rimane dentro al vaso. Allo stesso modo, quando viene scartato tutto ciò che è non-Atman, rimane l'Atman, lo Spirito, e si è raggiunta la Liberazione.

Ma ciò che dev'essere scartato non riguarda impedimenti oggettuali; la rinuncia dev'essere del soggetto. Molti credono che tyaga o rinuncia voglia dire dar via soldi in carità, o terreni, o compiere cerimonie come Yajna e Yaga, che sono i sacrifici rituali, o altre consimili oppure lasciar terra e casa, moglie e figli, e ritirarsi nella foresta. Invece la rinuncia non consiste in tali gesti di debolezza mentale, che non sono poi tanto difficili come sembrano. Sarebbe troppo facile, per chi sia così intenzionato, compiere questi atti e fare le rinunce prescritte. La vera rinuncia è abbandonare il desiderio.

Le porte dell’Inferno [9] pag.47

E questo è il vero scopo dell'esistenza delle persone, lo scopo di tutti i loro sforzi. Abbandonare il desiderio implica abbandonare lussuria, ira, avidità, odio, ecc. La rinuncia fondamentale è quella del desiderio. Gli altri sentimenti ed emozioni sono reazioni che conseguono al desiderio. Quando diciamo “Kodanda pani”, “colui che ha in mano l’arco" si intende che abbia in mano non solo l’arco, ma anche le frecce. Un arco implica anche delle frecce. Allo stesso modo il desiderio implica la presenza della concupiscenza, dell’ira, dell'avidità, ecc., che sono tutte vere e proprie porte infernali, delle quali l'invidia è il catenaccio e la superbia la chiave. Messa la chiave e aperto il chiavistello, vi potrete entrare.

Ogni male viene dal desiderio [10] pag.47

L’ira inquina la sapienza che l'uomo si è conquistata. Il desiderio incontrollato insozza tutte le sue azioni; l’avidità distrugge la sua devozione e la sua dedizione. Desiderio, Ira e Cupidigia guastano l’Azione (Karma), la Conoscenza (Jnana) e la Devozione (Bhakti) dell’uomo, riducendolo ad uno zotico. Ma la causa prima dell'Ira (Krodha) è il Desiderio (Kama), che, a sua volta, ha per causa l'Ignoranza (Ajnana). Quindi la prima cosa è liberarsi da una tale ignoranza di base.

I1 desiderio causa di reincarnazione [7] pag.52

Il desiderio fa nascere le bramosie, e queste sono la causa delle rinascite ed anche della morte. Quando l’uomo è privo di desiderio non ha bisogno di passare attraverso la nascita e la morte. La prossima rinascita è il risultato di desideri inappagati in questa vita ed è determinata da essi. Coloro che non hanno più traccia alcuna di desideri per cose materiali possono raggiungere la coscienza della realtà atmica.

Dal Sé inferiore al Sé Supremo [8] pag.53

In realtà, il desiderio di conoscere Dio, di amarLo e di essere da Lui amati non è un desiderio che lega. Non appena la consapevolezza di Dio sorge in tutto il suo splendore ogni desiderio mondano, sensoriale viene incenerito dalle fiamme di quella Consapevolezza. L’io individuale si volge verso l’Io Universale, il Sé, non appena terminano i desideri; e si delizia nella Pace Suprema, in Paramashanti. Il Sé deve staccare ogni contatto col non-sé per guadagnarsi l’immortalità.

Dio è unità

Capitolo III. 6. L'Uomo è legato alla corda dei desideri

Solo eliminando i tre "Gunas" dal nostro carattere possiamo sbarazzarci dell'illusione. Perché anche il "Satwaguna" dev'essere trasceso? La "Ghita" afferma che persino la sete di liberazione è un legame. In realtà siamo liberi ed il legame è solo un'illusione; pertanto il desiderio di scioglierlo è dovuto all'ignoranza. Il Signore Krishna dice ad Arjuna: "Liberati dai tre Guna!" "Guna" significa corda e dunque tutti i "Guna" legano l'individuo. Liberazione significa libertà dall'illusione e dall'attaccamento ai piaceri dei sensi. Quando l'idea di "Io" e "Mio" si dilegua, resta il pensiero di "Tu" e "Tuo"; allora l'uomo troverà solo "Lui" ovunque ed otterrà la visione dell'unità.

Capitolo V. 6. Dare scacco ai desideri

L'uomo deve padroneggiare i sensi che divergono la sua attenzione sul mondo esteriore. Egli non potrà liberarsi dalla dualità (piacere-gioia, sofferenza-pena) finche ne è schiavo. I sensi sono ostacoli sulla via spirituale che conduce alla consapevolezza interiore. Gli uccelli e le bestie non sono affetti dalla sete dello spirito come l'uomo, che ha ricevuto questo grande dono dalla grazia di Dio. Egli può liberarsi dal ciclo delle nascite e delle morti mediante il distacco dai sensi e l'indagine profonda sulla sua vera natura. Gli amici di oggi potranno diventare nemici domani, ma i desideri saranno i vostri nemici perpetui. Più li alimentate e più diventano dominanti fino a rendervi schiavi. Oggi l'uomo è saturo di desideri di qualsiasi tipo: la ricchezza, lo stato sociale, la fama, la vita lussuosa, ecc. Brame di tutti i generi lo assalgono da ogni parte e crescono incessantemente in numero e forza. Gli argini della disciplina e del dovere sono rotti dalla piena dei desideri. Cercate perciò di sconfiggerli col distacco e la rinuncia.

Quelli che Dio ama di più

1 - pag.71 L'IRA, IL DESIDERIO, ED IL PENSIERO

L'ira nasce dal desiderio ed il desiderio nasce dal pensiero, che, perciò, è responsabile di entrambi. Come non potete avere un vestito senza pagarlo così non potete avere l'ira senza il pensiero. La Ghita ha dato un nuovo nome per il desiderio e per l'ira usando la parola <<analam>> che vuol dire <<Fuoco>>. Il desiderio ha la capacità di bruciare. Il fuoco ha pericolosi effetti anche ad una certa distanza, pensate a come dovete stare attenti quando esso è nel vostro cuore! Tutti dovrebbero realizzare e riconoscere questo fatto. Il fuoco dei desideri ha la straordinaria capacità di distruggere le qualità umane, sopprimere quelle divine e favorire la natura demoniaca. Essa non ha un vero scopo ed è insaziabile. Ci sono differenti tipi di fuoco, più o meno intensi: alcuni si estinguono in poche ore ed altri durano per più giorni. Nel mondo fenomenico ogni cosa ha dei limiti; anche il fuoco ne ha, ma quello dell'ira e del desiderio sono senza. Il desiderio non ha una meta precisa ed è inestinguibile. Come possiamo avere la meglio su di lui? Ci sono vari metodi per farlo. La Ghita dichiara <<Conquista l'ira con l'amore, la rinuncia ed il sacrificio. Dove c'è l'amore non c'è l'ira e non c'è l'odio, quindi sviluppate l'amore e non vi sarà posto ne per l'ira, ne per l'odio.

3 - pag.73 IL DESIDERIO E LA RINUNCIA

IL secondo nemico dell'uomo è il desiderio. Se desiderate conquistarlo dovete imparare la rinuncia. Rinuncia non vuol dire abbandonare la famiglia ed andare nella foresta. Non vuol dire neppure abbandonare proprietà ed accettare lo stato del <<Sannyasin>>. Essa vuol significare il riconoscimento della fragilità e dei difetti di un oggetto che ci porta automaticamente a non desiderarlo. Ad esempio: nel nostro piatto ci possono essere tanti tipi di cibo, ma mentre ci apprestiamo ad assaggiarli, arriva il cuoco e ci dice: <<Signore! Non prendetelo perché è caduto dentro un insetto!>> Così noi ci asterremo dal mangiarlo. Quando una persona si rende conto del difetto e della dannosità di un particolare cibo non lo mangerà! In questo modo dobbiamo riuscire a riconoscere la natura delle cose del mondo che sono soggette a continuo cambiamento e, un giorno o l'altro, andranno in rovina. Una volta che lo abbiamo constatato potremo anche gioire di esse. Il cibo, che è solo una medicina per la malattia chiamata <<Fame>> non dovrebbe essere considerato oggetto di piacere. Come può diventare un piacere? E’ solo una medicina per una malattia! Ma esiste certa gente che desidera avere medicine saporite! Noi crediamo di gioire di tante cose, di godere di ogni sorta di piaceri e di vivere una vita felice, ma queste non sono gioie reali perché nel futuro dovremo far fronte alle conseguenze, ai loro opposti. La felicità è un intervallo fra due dolori! Un albero gigante con tanti rami, fiori e frutta, potrà sembrare magnifico ed attraente, ma un giorno lo vedremo seccare; perché? La causa è forse la mancanza di acqua o di concime? No! Vi è un certo di tipo di <<Peste>> alle radici che sta distruggendo l'intero albero. Attraverso le radici la peste entra nell'albero ed incomincia a rosicchiarlo. La stessa cosa accade quando permettete alla peste dell'ira e del desiderio di entrare nel vostro cuore e, un giorno o l'altro, vi rovinerà.

6 - pag.75 LA DISCIPLINA

Il desiderio inizialmente è molto, molto attraente. E’ estremamente dolce, ma, quando svanisce, si sviluppa una sorta di disgusto. E’ veramente molto, molto difficile, quasi impossibile sbarazzarcene. La cosa migliore da farsi è non dargli troppa importanza sin dall'inizio. Si deve sviluppare una certa attitudine al sacrificio ed alla rinuncia se vogliamo liberarcene completamente. Se non ne abbiamo la capacità non potremo ricevere la Grazia del Signore. Un cavallo che non può essere controllato, un veicolo senza freni ed una vita fondata sui sensi sono pericolosi e nocivi. Il controllo dei sensi è molto importante. Patanjali diceva che queste tendenze della mente non dovrebbero andare in tutte le direzioni, ma dovrebbero essere vinte e poste sotto controllo. Per ogni cosa ci deve essere un limite: anche la felicità che eccede certi limiti produce l'isterismo. Prendete ad esempio la temperatura del corpo quando raggiunge 38 gradi diviene malattia. Se la pressione del sangue è 120 su 80 è normale, se supera l50 su 90 diventa malattia. Così è per il nostro cuore: i suoi battiti sono 75 al minuto ma, se il loro numero aumenta, denoterà una malattia. Lo stesso possiamo dire degli occhi: se la luce diventa troppo forte, essi non potranno vedere e, per le nostre orecchie, se il suono è troppo forte, non potranno udire. Ecco perché dobbiamo imporci dei limiti e questa è la disciplina. La disciplina va di pari passo con il progresso dell'individuo il quale, se non ha disciplina, diventa un animale. Prendete dunque i due terribili nemici dell'uomo, il desiderio e l'ira, e cercate di avere il controllo. Essi non sono nemici esterni ma interni, ed una volta conquistati, anche i nemici esterni saranno vinti. La Bhagavad Ghita ci ha insegnato che il desiderio e l'ira sono i principali nemici della liberazione.

5 - pag.102 IL SIGNORE SODDISFA CIASCUNO SECONDO IL PROPRIO DESIDERIO

L'uomo non riconosce questa verità.

sea

Un viaggiatore durante il viaggio si prende un po' di riposo sotto un albero. Egli è stanco, dopo avere camminato sotto il sole caldo. L'ombra dell'albero gli dà molto conforto e quindi può riposare un poco. Improvvisamente ha sete e dice: <<Come sarebbe bello se potessi avere un bicchiere di acqua fresca!>> Ed un bicchiere pieno d'acqua appare. Egli è seduto sotto l'albero che soddisfa tutti i desideri e non lo sa! Dopo avere bevuto l'acqua, un secondo pensiero gli sorge nella mente: <<Come sarebbe bello se ci fosse un soffice letto ed un cuscino!>>. E il letto ed il cuscino appare. Dopo di che pensa: <<Come sarebbe bello se avessi una moglie!>>. E la moglie appare, ma l'uomo crede che sia un demone e si spaventa. Nello stesso momento che egli ha questo pensiero, essa diventa un demone ed allora gli viene un dubbio e si chiede: <<Questo demone potrebbe anche divorarmi!>>. Ed il demone lo divorò!

La morale di questa storia è che quando siamo sotto l'albero dei desideri, qualunque pensiero diviene realtà. L'intero mondo può essere paragonato ad un mondo di desideri. Se abbiamo pensieri buoni, avremo buoni risultati. Ecco perché si dice <<Sii buono, fai il bene, vedi il bene ovunque, questa è la via che conduce a Dio>>. La ragione è che l’intero mondo è la creazione del Signore ed è penetrato dalla Sua volontà. Se abbiamo pensieri cattivi, avremo risultati cattivi. Il reale significato dell'Umanità è condurre una vita buona con pensieri buoni e buoni sentimenti. La parola <<nara>> uomo, vuol dire; <<Ciò che non verrà distrutto ma che tornerà a Me, <<ra>> significa distruzione. Le Upanishads hanno dichiarato che voi siete figli dell'immortalità. L'uomo è anche chiamato Manava>>. <<Ma>> si riferisce all’ignoranza <<va>> ad un certo comportamento e <<na>> è la negazione e l'intera parola vuol dire: <<Uno che si comporta senza avere ignoranza>>. Ma oggi ci comportiamo come i pazzi e non possiamo quindi essere chiamati <<manava>>.Un proverbio dice: <<La morte è più dolce dell'ignoranza>>. Dobbiamo allontanare l'ignoranza ed acquisire la saggezza. Se volete guidare nell'oscurità avete bisogno di una luce. Se volete la luce della saggezza, dovete guadagnarvi la Grazia. Una volta ottenuta, la vostra ignoranza verrà spazzata via. Nell'età di Kali non vi è nulla di più grande della ripetizione del Nome del Signore.<<Thyagaraja>> diceva <<Rama! se avessi la Tua Grazia, i pianeti stessi non potrebbero influenzarci>>. La vita umana non dovrebbe basarsi sui sei nemici che sono la collera, l'odio, la lussuria, la cupidigia, la gelosia e l'egoismo, ma interamente sulla Grazia.

Ghita Vahini

2 - pag.40 La natura del realizzato (Sthithaprajna)

Nel secondo capitolo Krishna ha messo in chiaro quattro punti principali: il principio della resa totale o <<saranagathi>>, l'insegnamento <<samkhya>>, l'attitudine <<yoga>> e la natura dello <<sthithaprajna>>. Abbiamo parlato dei primi tre ed ora diciamo dell'ultimo. Krishna insegnò ad Arjuna la natura e le caratteristiche dello <<sthithaprajna>>. Arjuna pregò: <<Keshava>>. E quando questo appellativo fu pronunciato, Krishna sorrise perché sapeva che Arjuna aveva capito la sua divinità. Ebbene, cosa vuol dire <<Keshava>>? Vuol dire: <<Colui che è Brahma, Siva e Vishnu, la <<Trimurti>>.(3) Per grazia di Krishna, Arjuna raggiunse lo stadio della realizzazione. Quando Arjuna pregò <<Keshava>>, affinché gli spiegasse le vere caratteristiche dello <<sthithaprajna>>, egli rispose: <<Partha! Egli sarà libero da tutti i desideri e stabile nella conoscenza e nella consapevolezza dell'<<atma>>.

3 - pag.41 La natura della mente e come pulirla

Vi sono due processi per raggiungere quello stadio: uno positivo e l'altro negativo. Abbandonare tutte le cause del desiderio nella mente è il processo negativo; impiantare la gioia, sempre presente in essa, è il processo positivo. Il primo è rimuovere tutti i semi dell'errore e del male nella mente; il processo positivo è invece far crescere, nel campo così pulito, la messe dell'attaccamento a Dio. La coltivazione della messe che occorre è il positivo; strappare le erbacce è il negativo. I piaceri dei sensi ottenibili dal mondo degli oggetti è l'erbaccia; la messe è l'attaccamento a Dio. La mente è un intreccio di desideri e, fino a quando le radici non sono strappate, non vi è speranza di distruggerla. Essa è un grande ostacolo sul cammino del progresso spirituale. Quando i fili che compongono il tessuto sono tolti, uno per uno, che cosa rimane del tessuto? Niente! La mente è fatta di trama ed ordito di desideri. Quando la mente sparisce lo <<sthithaprajna>> è costruito.

4 - pag.41 Controllare il desiderio

Pertanto, la prima cosa da sconfiggere è <<kaama>>, il desiderio. Per esso non occorre ingaggiare una grande guerra ne è necessario adularlo per persuaderlo a sparire. Il desiderio non sparirà per paura della guerra o perché affascinato dalle parole. I desideri sono obiettivi: essi appartengono alla categoria del <<visto>>. Quando si instaura la convinzione che <<io sono il vedente e non il visto>>, lo <<sthithaprajna>> si libera dall'attaccamento e, per mezzo di ciò, sconfigge il desiderio. Dovete osservare il lavoro della mente dal di fuori e non esserne coinvolti. Questo è il significato di disciplina.

La facoltà della mente è come una potente corrente elettrica. Essa deve essere osservata ad una certa distanza e non toccata.

Toccatela e vi ridurrà in cenere. Allo stesso modo, il contatto e l'attaccamento danno opportunità alla mente di rovinarvi. Più lontano state da essi e meglio sarà. Dovete usare la mente nel migliore dei modi, utilizzando metodi sperimentati, nel vostro interesse. La beatitudine nella quale lo <<sthithaprajna>> è immerso, non nasce dagli oggetti esterni né ha bisogno di loro. L'ananda è in tutti come parte della propria vera natura. Coloro che hanno una coscienza pura, trovano la beatitudine più elevata nella realizzazione della loro propria realtà: l'atma. Quella gioia è <<swasampaadyam>> (autoguadagnata). E’ una esperienza individuale e, dato che Arjuna non la conosceva, Krishna dovette chiarire in semplici termini il problema del 56° al 58° slokas.

La gioia ed il dolore si possono incontrare sotto tre forme:

<<adhya-atmica>>, <<adibouthika>>, <<adidaivika>>.(4) E’ risaputo che i peccati portano come risultato il dolore, mentre le buone azioni portano gioia come ricompensa. Ma lo <<sthithaprajna>> non conosce né pena, né gioia, egli non rigetta l'una ed accetta dall'altra, non si ritrae di fronte alla pena e non corre dietro al piacere. Solo gli ignoranti dell'atma esultano o si abbattono quando sono presi dalla gioia o dal dolore.

5 - pag.42 Controllare i sensi e dominare la mente

Lo <<sthithaprajna>> sarà sempre assorto in <<manana>> o nella contemplazione e nella meditazione sui testi sacri. Egli è chiamato il <<muni>>. Il suo intelletto è fermo perché i sensi non lo tormentano. Una cosa deve essere qui capita: la conquista dei sensi è essenziale per il <<sadhana>>, ma questo non è tutto. Fino a quando il mondo oggettivo continua ad attrarre la mente non è possibile dichiarare completo successo. Per questo Krishna disse ad Arjuna: <<Arjuna! Diventa il maestro dei tuoi sensi e non avrai paura, perché essi diverranno serpenti senza il dente velenoso. Ma, fino a quando pensieri ed impulsi ti conducono verso l'esterno, vi è ancora pericolo. Il desiderio non ha limiti e non potrà mai essere saziato. Insieme al controllo dei sensi si dovrebbe anche controllare la mente. Questo è il segno di uno <<sthithaprajna>> e non quello del <<gathaprajna>> (l'individuo non saggio e non stabile). Dove va un tale individuo? Verso la perdizione e niente altro. La strada più alta, il più elevato stadio è quello dello <<sthithaprajna>>. Dei due controlli menzionati, quello della mente è sufficiente. Se la mente non ha nessun attaccamento agli oggetti, i sensi non sanno dove aggrapparsi e periscono per inazione. L'amore e l'odio entrambi moriranno di fame ed i legami con il mondo saranno tagliati. Come possono la pena e la gioia influenzare chi è benedetto dalla consapevolezza dell'<<atma>>?Come le stelle spariscono alla vista quando sorge il sole, così il sole della conoscenza o <<jnana>> fa svanire dolore, agitazione, ignoranza. L’uomo ha tre principali strumenti: la mente, l'intelletto ed i sensi. Quando tutti tre lavorano all'unisono e cooperano, avviene la <<immersione>> nel flusso dell'esistenza o la liberazione, con la conoscenza dell'<<atma>>. Krishna spiegò ad Arjuna che quando la mente coopera con i sensi entra nel flusso chiamato <<samsara>>, mentre, quando è subordinata all'intelletto, ottiene la conoscenza dell'atma. L'intelletto deve decidere e la mente ubbidire ed eseguire la decisione. Questa è la giusta procedura. Gli <<indryas>> o sensi, devono essere completamente distrutti. Questo è il segno dello <<sthithaprajna>>.

Pertanto, quando tutti gli esseri stanno esperimentando la notte, lo <<sthithaprajna>> è sveglio. Quando tutti gli esseri sono svegli, lo <<shithaprajna>> dorme. Il significato letterale di ciò è che quello che è notte per uno è giorno per l'altro. Ma sembrerebbe un assurdo! Vorrebbe dire che lo <<sthithaprajna>> è una persona che dorme di giorno ed è sveglia di notte. L’intimo significato di questa dichiarazione è molto più profondo. Gli uomini normali sono vigili negli affari che concernono i loro sensi. La vigilanza, per loro, è la cura che essi mettono nel perseguire gli scopi mondani. Ma, lo <<sthithaprajna>>, non è coinvolto in queste cose; egli, per così dire, dorme. Cosa significa dormire? Significa la felicità che risulta dalla inattività dei sensi. E la vigilanza? Vuol dire seguire i sensi e soddisfarli. Quando l'uomo normale persegue le richieste dei sensi, lo <<sthithaprajna>> dorme. Questo può essere detto anche in altre parole: dimentica l'<<atma sthithi>> e ricadi nel <<dehasthithi>>: dallo stadio della consapevolezza dell'atma cadi a quella del corpo. Questo è ciò che accade all'uomo normale: egli dorme nello stadio dell'atma ed è sveglio nello stadio del corpo. Per lo <<sthithaprajna>> è differente. Egli dorme nella coscienza del corpo ed è consapevole di quella dell'atma. Egli non si sveglia neanche per sbaglio nel mondo sensoriale, il mondo nel quale l'uomo ordinario è così vigile. Questo è il significato vero che ovviamente differisce da quello letterale. Se si seguisse quest'ultimo lo <<sthithaprajna>> potrebbe sembrare un ladro o una guardia che dorme di giorno ed è sveglia di notte. Solo coloro che hanno abbandonato ogni traccia di desiderio e sono diventati meri strumenti, possono acquisire la pace. Krishna termina la descrizione dello <<sthithaprajna>> con un enfatico:<<Kaama naa thyaga>> (Abbandona il desiderio)! All'uomo afflitto sul campo di battaglia della vita, disorientato dalle attrazioni e dalle distrazioni, non sapendo dove girarsi e quale strada prendere, Madhava (Dio) insegnò questo <<samkhya yoga>>. Gli altri capitoli sono commentari al Suo insegnamento. Krishna disse: <<Arjuna! Preparati ad abbandonare la mente per immergerti nel tuo proprio <<sé>>. Distogli la mente dai cinque elementi (sabda, roopa, rasa, ganda, sparsa (il suono, la forma, l'odorato, il gusto, il tatto). Diventa uno <<sthithaprajna>>. In questo II capitolo elaborò dall'll° al 30° slokas il concetto di <<atmathattwa>>, in un facile, semplice e comprensibile stile. Poi dal 39° al 75° sloka insegnò il dharma-karma, l'attitudine che è essenziale per raggiungere Dio, una attitudine basata sul <<karma-yoga>>.

5 - pag.157 Accontentarsi in ogni circostanza

<<Devi vincere il sentimento di <<mio>> e <<tuo>>. Essi non sono due sentimenti diversi, il primo nasce dal secondo ed entrambi dall'ignoranza <<ajnana>>. Una volta che ti sarai sbarazzato di <<ajnana>> i sentimenti di <<io>> e <<mio>> non ti daranno più fastidio perché non avranno più posto in te. Per questo si dice che l'aspirante alla <<bhakti>> deve essere sempre in possesso di <<sathatham samthusthi>> o del sapersi accontentare sempre.

Cosa significa? Implica l'accontentarsi in tutte le circostanze, nella gioia e nel dolore, nella buona e nella cattiva sorte, nella malattia e nella salute. Qualunque desiderio che sia soddisfatto o meno, non deve turbare la mente che deve rimanere in uno stato di equanimità perfetta. La mente poiché è incostante, perde l'equilibrio quando il più piccolo ostacolo impedisce il suo cammino. Se la tazza di caffè non è servita in tempo, se non riuscite a vedere due films alla settimana, se non potete fermarvi davanti alla televisione mattina e sera, se molte di queste sciocchezze vi vengono negate, vi arrabbiate. <<Samthusthi>> è lo stadio nel quale la mente non è mossa da desideri insoddisfatti o circostanze che devono accadere e non accadono. La mente deve essere senza eccitazione, indisturbata e senza illusione>> .

1 - pag.187 Essere liberi dall'egoismo

Come gli abiti nascondono il colorito della salute, così l'anima dell'individuo è velata dall'egoismo o "ahamkara", che impedisce di rivelare lo splendore del principio divino che è il suo tesoro nascosto. L'egoismo è la radice di tutti i mali, di tutti i difetti e di tutte le deficienze. Esso nasce dal desiderio o "kama”. L’assenza di desiderio è lo stato di non egoismo.

Cos'è "moksha", se non la liberazione dai legacci dell'ego?

Meriterete la liberazione quando sarete capaci di spezzare le catene del desiderio. Gli uomini si occupano, in lungo ed in largo, di attività, spinti dal desiderio dei benefici che ne derivano, e si ritirano, invece, quando gli atti non danno loro nessun profitto. Ma la Ghita condanna entrambe quelle attitudini. Sia che le conseguenze ci siano o meno, l'uomo non può sfuggire all'obbligo di essere attivo. Come può allora l'uomo evitare di essere coinvolto nelle conseguenze? La Ghita insegna "karmaphala thyaga" (abbandonare gli attaccamenti al frutto del karma) come "sadhana" più proficuo a questo scopo. Che lo si desideri o meno, ogni atto porta delle conseguenze più o meno immediate: ciò è inevitabile! Le conseguenze possono essere buone o cattive ma, se l'atto è dedicato al Signore, non toccheranno colui che lo compie. Da questa sacra dedica, l'azione è trasformata in un ordine più elevato e fatta santa, sacra e divina. L’atto compiuto invece sotto l'ispirazione dell'ego sarà sempre legante. Coloro che sinceramente cercano di realizzare Dio, devono liberarsi dal desiderio "nanakaara-sunya", eliminazione del sentimento di "io" e "mio". "Moksha" o la liberazione è lo stadio in cui non si conosce né gioia né dolore, perché al di là di entrambi. Krishna volle che il suo amico e devoto Arjuna raggiungesse quello stadio, quindi gli insegnò le vie, i mezzi ed i metodi per riuscirci e, così facendo, lo usò come strumento per il benessere di tutta l'umanità!

La filosofia dell’azione

2 - pag.54 IL DESIDERIO

<<Pertanto, Arjuna, devi cercare di eliminare questa coscienza del corpo che ti schiavizza. Per fare ciò, devi cercare il perché di questi attaccamenti. Per esempio: ogni uomo sa che non dovrebbe dire le bugie e, ciononostante, anche quando decide di non dirle, dopo un po' di tempo, dimentica la sua risoluzione. Perché l'uomo è incapace di sviluppare e mantenere ferma e stabile ogni sua decisione? Decide, ad esempio, di pensare al Signore tutto il giorno, ma questa decisione non è capace di mantenerla. Quando l'uomo cambia continuamente la sua opinione e non mantiene le sue decisioni, ci deve essere certamente in lui qualcosa di potente che lavora! Questi sono i suoi istinti che, se non ci fossero, non cambierebbe la sua opinione, e non passerebbe sempre da una decisione ad un'altra. Esiste un potere in lui nascosto che non riesce a capire. Se solo potesse pensare a fondo sulla natura di quel potere! Ci sono tre attributi o <<gunas>> nell'uomo: <<satwaguna>>, <<rajoguna>> e <<thamoguna>>. Essi sono sostenuti dal cibo e dal sonno. Tra questi, gli ultimi due incoraggiano l'uomo a prendere il cammino sbagliato. Dal <<rajoguna>> nasce un figlio che è il desiderio, <<kama>>. da <<thamoguna>> nasce una figlia che è l'ira, <<kroda>>. Il primo fa sì che l'uomo abbandoni tutte le sue risoluzioni; essa agisce come un <<leader>> di tutte le cattive qualità. Noi possiamo pianificare e fare programmi per sconfiggere i nemici esterni, ma se non sconfiggiamo quelli interni non sarà possibile avere ragione di loro. Il <<leader>> delle cattive qualità ha fatto un buco ed è entrato nella casa. Come è entrato in casa, le altre qualità come l'odio, l'ira, la gelosia si sono accomodate facilmente. Quando entrano nell'uomo, egli perde discriminazione e saggezza. Quando perde la saggezza, anche le sue risoluzioni diventano deboli. Questo corpo è come un tempio per il <<jiva>>, e come ogni tempio ha una cinta: <<Mamakaram>> (il senso dell'ego). Attraverso tale cinta gli organi dei sensi entrano nel tempio. I palazzi, nei quali vivono re ed imperatori, sono difesi generalmente da un forte con 9 porte. Per questo straordinario imperatore che è l'atma, questo corpo è come un forte con nove porte. Esso è costruito con diversi materiali come: cemento, mattoni, ferro etc.. Così il corpo è fatto di carne, sangue ed ossa. Sino a quando l'abitante vive in esso, è pieno di vita, ma, quando lo abbandona, allora comincia a decadere. In ogni istante il corpo emana cattivi odori! Il corpo che ha le qualità per convertirsi in divino, può dare tanta gioia e tanti piaceri, ma sfortunatamente, l'uomo pensa che sia uno strumento in grado di dare solo gioia materiale e lo usa nel modo sbagliato. Krishna ha detto che non esiste la prova finale dell'umanità fino a quando si ha la coscienza di essere il corpo. Il corpo ci è dato per capire chi è il suo abitante. Gli animali, gli uccelli non hanno questo potere di discriminare e di inquisire, perché questo potere è stato dato solo all'uomo. L'uomo deve usare tutto il suo potere di inchiesta per capire il principio che è alla base del desiderio, e che non permette di mantenere salde le nostre risoluzioni. Il desiderio deve esistere, altrimenti l'uomo non potrebbe vivere neanche per un secondo, ma fate in modo che esso non possa danneggiarvi. L'uomo deve essere un esempio per gli altri e, solo in questo modo, potrà esprimere la sua vera umanità. L'uomo dovrebbe seguire il principio del <<samadhi>>, cercare di ottenere una mente equanime, e diventare un esempio per il mondo. Il suo scopo finale deve essere il benessere della società, perché da essa ottiene numerosi benefici. Il lavoro che l'uomo svolge deve dedicarlo al Signore e farlo nel Suo interesse; egli deve convertire il lavoro in culto. Quando facciamo un lavoro dobbiamo chiederci: <<E' buono per me?>> e poi: <<E' buono per gli altri?>> La luminosità del corpo emana dalla Divinità stessa, è il riflesso della Sua <<Swarupa>>, lo splendore del Signore Supremo. Come dobbiamo usare questa luce? Noi siamo in grado di vedere con gli occhi cose esteriori, ma non riusciamo a capire da dove scaturisce la loro luminosità. Ad esempio: vi è un acquazzone e l'acqua scende dal tetto, dal soffitto, dagli alberi e non ci accorgiamo che essa, comunque, scende dal cielo. Esiste una unità in tutte le cose che dobbiamo realizzare. Una volta che saremo capaci di vedere questa unità, la diversità sparirà, ed una volta sparita, anche il desiderio sparirà. Se sparisce il desiderio non vi sarà più posto per l'ira, se distruggete il desiderio e l'ira sarete capaci di capire la vostra vera natura. Dobbiamo ascoltare queste cose e cercare di metterle in pratica con lo sforzo, coscienziosamente, attraverso il <<sadhana>>, l'inchiesta, e quindi gioire della Divinità che è in noi.

1 - pag.65 IL CONTENTAMENTO

Ciò che nasce deve morire. Ciò che nasce e muore, nel frattempo, è soggetto a cambiamento e modificazione. Ciò che non ha nascita e, quindi, non si pone per essa nessun problema di cambiamento né di morte, è l'atma. L'atma non passa attraverso a nessun cambiamento perché non ha nascita. La vera natura dell’atma è di non avere nessun attributo, essere permanente, immutabile ed eterna. Solo il corpo ha nascita, cambia, si modifica e muore. Il suo abitante è Dio stesso. Una volta riconosciuto il principio e la dottrina dell'atma, si capirà che ogni altra cosa è instabile. Quindi, per ogni individuo, è necessario riconoscere questo Principio. La Ghita, nel 12.mo Capitolo sul <<bhakti yoga>> ha detto che esistono 26 qualità per essere un devoto e per essere amato dal Signore. Fra quelle, il contentamento è una delle più importanti. Un <<sadhaka>>, dopo avere visto e gioito di numerosi piaceri, non dovrebbe avere più desideri. L'uomo sarà felice ed in pace quando si accontenterà di ciò che ha e non chiederà niente in aggiunta. Chi non ha questo tipo di contentamento può essere paragonato ad un secchio pieno di buchi. Se gli versiamo dentro dell'acqua, non rimarrà nel secchio neanche una goccia. Il significato è che una persona, che ha molti desideri, non si accontenta mai. Tutte le gioie disertano il suo cuore e ciò che rimane è la scontentezza. Se una persona che non ha niente, riesce ad avere 100 Rupie, diviene felice. Una volta che le ha avute, comincerà a pensare di volerne 1000! Se la fortuna gli arride, e le ottiene, ne vorrà 100.000! Non contento di ciò vorrà diventare proprietario terriero, poi re ed imperatore, e così via. I desideri dell'uomo passano ogni limite ed è per questo che è sempre scontento. Un individuo deve capire come può essere felice solo con ciò che ha. La vera ricchezza dell'uomo è assicurarsi la grazia di Dio. Tutti sanno che Dio è <<Grande>>, ma questo non è importante quanto sentirsi dire da Lui che <<Tu sei grande>>! Tutti amano Dio, ma ciò non è importante quanto il Chiedersi se <<Dio ama noi!>>. Dire che Dio è la Verità eterna, credere in Lui come se fosse <<nostro>>, non è così importante quanto sentirsi dire da Dio stesso: <<Tu sei mio!>>. Quando inviamo una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, per sapere se è stata recapitata, dobbiamo avere di ritorno la ricevuta. Dire semplicemente che Dio è <<Grande>> è come mandare una lettera raccomandata senza ricevuta di ritorno, cioè senza avere il riconoscimento da Dio. Quando Dio ti dice: <<Figlio anche tu sei grande!>> deve anche poter dire: <<Figlio, tu Mi sei caro!>>. Questo è veramente qualcosa di permanente! Ottenere questo risultato è frutto del <<sadhana>>. Se non possiamo raggiungerlo, tutti i nostri sforzi saranno inutili. Il Signore dichiarerà: <<Figlio, tu sei Mio!>> come risultato dei frutti offerti con il <<sadhana>>. Arjuna fu uno che ebbe questa qualificazione. Egli poteva avere avuto tanti desideri, ma rinunciò a tutto e si arrese a Dio dicendo: <<Swami. Tu sei tutto per Me! Questa resa vi farà raggiungere l'obiettivo che è la grazia di Dio.

La conoscenza

Dinamica degli attaccamenti pag.26 [60]

La paura, l'ira e l'affetto sono i compagni inseparabili dell’Attaccamento, i suoi più cari amici del cuore! Sono quattro compagni strettissimi, camminano sempre insieme. Questa è la ragione per cui persino Patanjali dovette affermare: “L’attaccamento corre dietro alla gioia". E cos'è che dà gioia, se non la soddisfazione del desiderio? Il desiderio spinge ad odiare coloro che lo ostacolano e ad essere ben disposti verso chi lo alimenta, e si ha quindi l'inevitabile ruota degli opposti, delle simpatie e delle antipatie; non c'è scampo per l'ignorante.

Meta dell’Anima pag.27 [67]

Una volta, nel bel mezzo di una conversazione, Vasishta15 così disse a Rama: "Ascolta, o Rama, il Valoroso! L’Anima (jiva) è un toro coricato all’ombra di un grande albero che stende i suoi rami nella foresta, il ciclo delle nascite (samsara). Lo lega la corda del Desiderio, e così le mosche e i tafani dell'inquietudine, dell'ansietà e della malattia lo infestano. Esso si rivolta nel fango dell'errore e lotta nella buia notte dell'ignoranza per saziare la sete dei sensi. Un bel momento arrivano delle brave persone che sono sagge, lo slegano e lo portano fuori dagli oscuri recessi della foresta. Per mezzo della Discriminazione (Viveka) e dell'Introspezione (Vichara) si ottiene intelligenza discriminante (Vijnana), con cui si è in grado di afferrare la Verità, di realizzare l’Atman, di conoscere il Divino Spirito. E’ il fine ultimo di ogni esistenza: lo stadio in cui si trascendono Passato, Presente e Futuro".

Ridurre i desideri   pag.49 [142]

L'aspirante deve esser sempre vigile, perché i sensi possono scattare ad ogni momento, specialmente quando l'asceta (yogi) si immischia con le cose del mondo. Occorre tener sempre davanti all'occhio della mente la Verità fondamentale e non si devono moltiplicare i bisogni. Non si deve sciupare il tempo neanche per un minuto; il desiderio di qualcosa di piacevole ne fa nascere altri di cose ancor più piacevoli. Tagliate i desideri alle loro radici, e divenite padroni di voi stessi: la rinuncia al desiderio vi innalzerà presto alla vetta della Conoscenza.

Prema Dhaara

pag.35 (24)

 

Cari Ragazzi !

Vi auguro un felice e sereno Anno Nuovo. Qual è il giorno più felice della vostra vita? Tutti i giorni sono felici per una persona che possieda la vera conoscenza. La felicità è una consapevole esperienza interiore che avviene per effetto dell'estinzione dei desideri mentali o fisici. Minore è il desiderio, maggiore è la felicità: così, la perfetta felicità consiste nel distruggere o nel soddisfare tutti i desideri nell'essere assoluto. La vita è un'esperienza intesa ad addestrare l'individuo ad una più alta, più profonda e più ampia condizione d'esistenza attraverso l'esperienza dei risultati delle azioni. Lo scopo della vita di ognuno è quello di ottenere la perfezione completa nell’Assoluto Spirituale.

Prema (l'Amore) non è un'illusione. Esso è una realtà ed un dato di fatto per coloro che hanno realizzato l'unità nella vita. Qual è la cosa più cara all'uomo, a parte la propria vita? La cosa più cara all'uomo è il suo vero Sé, e non vi è alcuna cosa permanente e cara all'infuori di quello. Dio è grande, tutti gli altri sono semplice polvere. Solo Dio è reale e grande. Ogni altra cosa è illusoria e priva di valore. Vado oltre per dire che esiste solo Dio e non c' è niente di secondo a Sai (Dio).

Con Benedizioni,

Baba - 1.1.1974

Corso estivo 1993

L’ultimo viaggio pag.72 – (73)

...Noi dobbiamo seguire lo spirito di questa preghiera ed elevare noi stessi, Studenti! Il nostro corpo è transitorio come una bolla di sapone, ma la vita è un lungo viaggio. In questo lungo viaggio, noi cambiamo i nostri corpi molte volte, esattamente come cambiamo i nostri vestiti. In realtà, la morte non è altro che un cambio di vestito. "La morte è un vestito della vita’'. Noi cambiamo i nostri vestiti ma siamo in grado di cambiare il viaggio della nostra vita? In questo lungo viaggio della vita, possiamo imparare a portare meno bagagli. Si dice: “Meno bagaglio, più comodità, fa diventare piacevole viaggiare”. Il bagaglio in meno che dovremmo portare nella nostra vita non sono altro che i desideri che prendiamo in considerazione. Non c’è nulla di sbagliato nel prendere in considerazione i desideri, ma è certamente sbagliato prendere in considerazione desideri eccessivi, dato che desideri eccessivi causano inquietudine e agitazione. Il nostro desiderio dovrebbe rimanere entro certi limiti e non dovrebbe diventare cupidigia.

Per questo Adi Shankara disse: "Non per te, non per te. Oh uomo la sete per la ricchezza. La ricchezza è la conseguenza dell'azione. Contieni i tuoi desideri e sii contento. Canta, Oh sciocco, “Hari Govinda, Hari Govinda”.

Shankara una volta trovò un vecchio che ripeteva religiosamente la formula grammaticale di Panini, " Dukrin Karana”. Adi Shankara andò da lui e disse:

“Bhaja Govindam Bhaja Govindam Govindam Bhaja Muda Mate, Samprapte Sannihite Kale Nahinahi Rakshati Dukrin Karana ".

(Oh uomo sciocco, canta il nome di Govinda. Quando arriva l’ora della morte, solo Govinda potrà salvarti e non la tua grammatica) ....

Colloqui

Visitatore - Quando posso partire di qui?

SAI - [29]   pag.23

Quando vorrai; se vuoi partire il 19 mattina, Svami ti riceverà domani; se hai altre intenzioni, modificheremo la data. Svami non è limitato dallo spazio; dovunque tu sia, qui, a Bombay o altrove, Egli è con te. Sii felice; questo vuole Svami. Quindi sta a te decidere.

Visitatore - Ma io stento molto a decidermi.

SAI - [30]   pag.23

Il problema dell'uomo è sempre il decidere tra il bene e il male. Puoi partire il 19 mattina.

II visitatore - Svami, il mio lavoro mi aspetta, ed io desidero parlare con Svami, ma se mi fermo un altro mese avrò un colloquio solo alla fine. Vorrei parlare con lo Svami adesso, e poi fermarmi ancora un mese.

SAI - [31] pag.24

Domani è giovedì; Svami vi riceverà tutti individualmente, e poi potrete decidere di partire o di restare. Con te la questione è che hai alcuni dubbi, e vuoi chiarirli subito in modo da lasciare spazio per altri (risate nel gruppo). Ecco il tuo programma!

(Rivolto ad un visitatore) Tu hai dei progetti per i poveri. Come sono i particolari?

Visitatore - Il vecchio mandir. Potremo costruire delle abitazioni nuove per i poveri. In questo modo quelli che abitano nel vecchio mandir possono esser trasferiti nelle nuove case e si può restaurare i1 vecchio mandir. E’ il primo mandir di Svami, e lo si deve conservare perché è storico. Se continua ad essere abitato andrà in rovina in poco tempo. Usarlo come abitazione sembra che sia una mancanza di rispetto da parte degli abitanti di Puttaparti.

SAI - [32]   pag.24

Ne parleremo più tardi. Ora Svami è dolente, perché voi siete venuti da tanto lontano ed avete speso tanti soldi. Il vostro amore Mi commuove, è un amore che non ha prezzo, neppure se lo misurassimo in milioni.7 Svami vuole che siate felici, e ve lo insegnerà il più presto possibile.

Visitatore - Ma il momento (di parlare del progetto del mandir) è questo, perché in maggio ci sarà la Conferenza Mondiale ed arriveranno i devoti; poco importa chi sia l'autore del progetto di salvare il vecchio mandir potrebbe essere come un'idea collettiva e dovremmo lavorarci tutti insieme per realizzarla.

SAI - Traccia un progetto e mostralo a Svami: dimMi come pensi di fare.

Visitatore - Ancora un'altra cosa. Devo chiedere il permesso a Svami, perché mi hanno detto che lo si deve fare. Vorrei un lotto di terreno sulla collina di fronte; vorrei costruire una grande tettoia perché possano venire in molti per fare yoga o altro, e che fosse più vicina al vecchio mandir ma non proprio sulla porta in modo che la gente possa dire questo o quello di me; basta che io sia al di fuori, e poi... Voi sapete...

( Un visitatore interrompe) .. e senza controlli...

Altro visitatore - Nessun controllo...

SAI - Un giardino ateo! (Risate nel gruppo)

Visitatore - Beh, sapete, nessuno che venga a proibire di far cucina, e così via.

SAI - Può andar bene al principio, ma poi finirai per avere più problemi di quanti ne vorresti. Tutti i cani del villaggio, ed altri ancora.

Visitatore - Il fatto è che a casa ho detto che mi piacerebbe avere una casetta fuori dell’ashram.

SAI - Guarda che con tutti quei cani avresti dei grossi problemi; ti scodellano dieci cuccioli ciascuno.

Visitatore - Ma comunque Voi...

SAI - Ne potremo parlare. Potresti anche partire con entusiasmo, ma poi i problemi che verrebbero col futuro potrebbero anche non esser belli. (Qui Svami muove la Sua mano, e vi appare una gran quantità di dolci che distribuisce. Il gruppo getta esclamazioni di gioia e di apprezzamento della loro bontà.). E’ tutto zucchero.

Visitatore - Non solo zucchero: sono profumati.

SAI - [33]   pag.25

Ogni giorno sia dolce come questo; Svami vi darà sempre dello zucchero.

Visitatore - Mi hanno detto che non devo permettere a nessuno di toccare gli orecchini che mi avete donato, perché sono sacri, ma non mi sento di proibire alla gente di toccarli.

SAI - [34] pag.25

Non è affatto vero, che non si deve toccare. C'era qualcuno dispiaciuto, perché Svami non è venuto stamani?

Visitatore - No, no, Baba. Abbiamo cantato bhajan e parlato delle gopi.

SAI - [35]   pag.25

Gopi significa controllo dei sensi; la persona che ha controllato i sensi. Non è un nome di donna.

  •  

H.- Quale atteggiamento si dovrebbe avere nell'incontrare qualcuno di tali stati?

SAI - [8] pag.53

Gli stati di coscienza sono in mutamento, ma non l’atteggiamento che si dovrebbe avere.

H.- Ma che valore attribuire ai vari stati?

SAI - [9] pag.53

Il discepolo non si riterrà soddisfatto da nessuno di questi, perché ciò che desidera è l'unione completa. Questo desiderio rimane forte e costante, finché è raggiunta la beatitudine trascendentale, e qui il desiderio cessa. Qual’è l'uomo più povero del mondo?

H.- E’ l'uomo senza Dio?

SAI - [10] pag.53

No. L'uomo più povero è quello che ha più desideri. Finché non abbiamo realizzato lo stato privo di desideri, stato di beatitudine pura, siamo in miseria.

  •  

H.- Si dice che la mente è pericolosa. Che significa?

SAI - [6] pag.55

E’ la stessa mente che può liberare o fare schiavo. E’ come un serpente dai lunghi denti velenosi. Se dai denti si toglie il veleno il pericolo è eliminato. Allo stesso modo il pericolo della mente sparisce se sparisce il desiderio.

H.- Ma si dice sempre che tutti i guai nascono dalla mente!

SAI - [7] pag.55

Dai desideri!

H.- Allora si devono controllare i propri pensieri?

SAI - [8] pag.55

Pensieri e desideri non sono la stessa cosa. Molti pensieri non sono desideri; il desiderio nasce se il pensiero entra troppo a fondo nell’oggetto.

Dove c’è un desiderio c'è stato un pensiero, ma non tutti i pensieri sono desideri. Le nubi nere portano pioggia, ma non c'è pioggia in ogni nube. La Grazia di Dio viene a gocce come la pioggia; le gocce si accumulano e divengono torrente. Se il desiderio di Dio e molto forte perfino i cattivi pensieri filtrano attraverso la mente e non ne sono trattenuti. Il desiderio rivolto a Dio porta alla discriminazione; e l’intelligenza, che è discriminazione; non è né la mente né i suoi pensieri. L 'intelligenza è Atma-Shakti diretta: una forza diretta dello Spirito.

  •  

H.- Però, Svami, resta ancora l'enigma di come rallentare l’attività della mente.

SAI - [24] pag.58

In realtà, la mente non c'è; c’è solo quello che si desidera. Se il solo desiderio è Dio, tutto andrà bene.

H. - Nella meditazione la mente è percorsa da una veloce fantasmagoria di pensieri e di idee. Non la si deve rallentare per essere tranquilli nella meditazione?

SAI - [25 ] pag.58

Sì, la mente deve rallentare. A un certo punto si fermerà. Se nella meditazione il desiderio è rivolto verso l'unione con Dio, la mente rallenta da sola. Non si deve usare nessun metodo, nessuna forzatura. Il desiderio non dev'essere né troppo pressante né troppo forte. Perfino il desiderio di Dio può essere troppo precipitoso, troppo febbrile. Partire di buon’ora, viaggiare adagio e arrivare sicuri; ma si può anche eccedere in pigrizia, il che è anche un male. Il processo dev'essere regolare.

  •  

H.- Una volta Svami ha detto che il mondo emerge dall'uomo, come l'uomo emerge dal corpo della madre. Ciò si riferisce a tutto il mondo che percepiamo, a tutto?

SAI - [42] pag.60

C'e un’eccezione; c'è una cosa che arriva all'uomo dal difuori, ed e l'ego, che è formato dagli attaccamenti agli oggetti esterni. Tagliato il desiderio del mondo l'ego svanisce da se. Se si prendono per reali le impressioni che vengono dal difuori esse sono pericolose. Poiché l'uomo guarda fuori e crea, crede di riprodurre l'esterno, mentre invece la cosa esterna che vede gli richiama alla memoria ciò che è già in lui. Quando si aprono gli occhi, si vede il creato. Tutti gli esseri sono creati con l'aiuto degli occhi; la fonte di tutto ciò che vedi sono gli occhi. Tutto ciò che è visto così non è permanente. Le tre lettere della parola inglese eye (= occhio) rappresentano le tre qualità costitutive della natura (guna). Ma con l"Io'', col sé, puoi vedere qualcosa ben oltre il transitorio.

  •  

H - Vorrebbe Svami avere la bontà di spiegarmi la Sua affermazione che il mondo è uno specchio?

SAI - [43] pag.61

Il mondo è uno specchio, e la vita è il riflesso di Dio. Se lo specchio è puro, si vede solo Dio e non si vedono più gli opposti, il bene e il male. Non c’è che Dio. Se non si vede il mondo, non ci sono più né specchio né riflesso. Abbiamo l’idea del mondo solo a causa dell'effetto specchio. Lo specchio-mondo esiste solo finché esistono i nostri desideri. Noi percepiamo il mondo per mezzo dei sensi; il “mondo” significa il mondo che sta dentro i sensi, e questi sono visti come esterni. Solo per causa dell’illusione dei sensi pare esserci un corpo. Quando si accende il rogo, il cadavere brucia; i sensi interiori corrispondono alla legna del rogo. Quando per mezzo della ricerca e della disciplina vengono bruciati, il corpo sparisce automaticamente. Tanto l’indagine quanto la pratica sono necessarie.

  •  

H.- Svami dice che l'uomo ha il dovere di essere felice.

SAI - [2] pag.65

La gioia è importantissima per la realizzazione di Dio; è una delle porte maggiori alla Divinità. Non è solo un errore non esser contenti, ma è il più grave degli errori. E’ una barriera alla Realizzazione. In massima parte la gente è scontenta a causa di insoddisfazioni materiali, di attaccamenti e di mancati godimenti, di eccessivo interesse per il mondo. Perché ci si liberi di questo errore, occorre che ci dicano quanto è grave. Dobbiamo renderci conto che i desideri non finiscono mai, ma si susseguono e si incalzano come le onde del mare.

H. - Svami dice che il piacere o la gioia è l’intervallo tra due dolori. Perché?

SAI - [3] pag.66

Il piacere è un intermezzo tra due dolori; togli il dolore e resta solo la gioia, il piacere. Eppure, nessuno pensa a cercare la causa del dolore; come quella donna che andava a cercare l’ago perduto sotto il lampione perché in casa, dove aveva smarrito l’aggeggio, non aveva luce. La casa dev'essere illuminata dalla luce della saggezza; l'oggetto perduto si deve cercare là dove s'è perso. In effetti il dolore e la sofferenza sono causati dal desiderio; la cura è l’impiego dello stesso desiderio nei confronti di Dio; desiderare Dio. Il dolore cesserà immediatamente perché col rivolgere a Dio il desiderio, la sua causa viene eliminata, e i fatti che causarono dolore non lo causeranno più. Quando una persona dice “il mio dolore”, ha in sé una sofferenza diretta, ma se il suo desiderio è solo Dio, quel dolore cessa.

H.- Però possiamo anche soffrire per il dolore che vediamo in altri.

SAI - [4] pag.66

Il dolore che senti a causa della sofferenza altrui viene dall’immaginazione. Questa commiserazione se ne andrà, e resterà solo la comprensione. La compassione si ha quando l’amore è mobile e scorre. L’amore personale non è mobile, ma resta fisso sul marito, la moglie, il figlio, ecc. La devozione è questo amore che scorre liberamente verso Dio.

  •  

H. - Svami dice che il dolore ed il piacere nascono dal fatto che i sensi si mescolano con gli oggetti del mondo dopo d'aver abbandonato il loro posto. Qual è questo giusto posto?

SAI - [17] pag.81

Tutto è un gioco del desiderio. Il desiderio degli oggetti terreni dà dolore e piacere, mentre il desiderio di Dio dà beatitudine e non genera dolore.

H.- Eppure, Svami, molte delle nostre azioni sono indotte da desideri terreni. Vediamo, udiamo, pensiamo, tocchiamo, annusiamo; viene il desiderio ed esso ci porta all'azione.

  •  

SAI - [18] pag.82

Dio opera attraverso di te in forma di desiderio.

H.- Ma Svami, Dio fa venire anche i desideri cattivi?

SAI - [19] pag.82

La forza vitale esercita una forte spinta, che è il desiderio di vivere. Se agisce in un campo favorevole, diventa amore; se no, rimane sotto forma di desiderio. Se si esprime in un campo favorevole, quel desiderio diventa amore; nasce la conoscenza, poi la beatitudine. La forza, l'energia, la motivazione nel desiderio è Dio; che il desiderio sia buono o cattivo dipende dal tempo, dal luogo e dalla persona. Negli anni giovanili il desiderio di un successo terreno può esser buono; in anni più avanzati, cattivo. Il frutto che oggi è buono, può essere marcio domani; una mela può esser buona da una parte e cattiva dall'altra. La discriminazione ti dice di mangiare il buono e di scartare il marcio. Ecco che in te opera un'altra forza: la discriminazione; la devi impiegare per scartare le azioni errate. Il potere della discriminazione, che è un mezzo con quale Dio opera in te, dev'essere impiegato per scartare le azioni cattive, perché è quello che sa ciò che è giusto e ciò che non lo è. Il desiderio erroneo è Dio velato dall'Illusione (Maya), mentre la discriminazione è Dio meno oscurato dall'Illusione.

H.- Svami, ciò spiega tutto il problema del bene e del male?

SAI - [20] pag.82

Sì. La storia di Valmiki serve d'esempio.

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Era un ladrone scellerato, un assassino ed era convinto di quello che faceva. Un giorno gli accadde di udire le parole di cinque saggi, e da allora cominciò a ripetere "Ram". Quella stessa forza che aveva fatto di lui un feroce criminale la rivolse al desiderio di Dio, e raggiunse la Realizzazione Divina. Valmiki aveva cominciato a ripetere "Rama", e ripetendolo velocemente, quel Nome finì per avere l'iniziale in "Ma", "Mara", con questo sparì il suo senso del corpo e trascese i suoi sensi. La perdita del senso del corpo dev'essere così: naturale, non forzata.

H - Svami dice che il corpo, la mente e l'intelligenza non lavorano per nessuno, ma fanno il loro proprio lavoro. Che cosa significa questo?

SAI - [1] pag.82

Ciò che sottintendo è: "Purtroppo è proprio così". Essi fanno ognuno il proprio lavoro, ma questo dovrebbe esser coordinato a beneficio della più alta di queste facoltà. Per esempio gli occhi vedono; vedere è il loro lavoro; ma è un lavoro inutile se non vedono a vantaggio di qualcuno. Attraverso gli occhi deve vedere la mente. L’intelligenza deve controllare la mente e dirigerla, perché è questo il "suo lavoro".

H.- E allora tutto il meccanismo deve lavorare a beneficio di chi?

SAI - [2] pag.83

A beneficio dell'Atma,(40) come la Terra, che gira sul suo asse e intanto fa la sua rivoluzione attorno al Sole. Le varie facoltà dell'uomo devono fare il loro dovere, ma il centro del loro universo dev'essere lo Spirito.

H.- Mi pare che ci sia qualcosa che non va. L’Atma dovrebbe fare il suo lavoro, di dirigere le facoltà. Come si può fare per portare le facoltà sotto il controllo dell’Atma?

SAI - [3] pag.83

Quando avrai realizzato che l’Atma è la Realtà, tutto funzionerà regolarmente; si tratta solo di abbandonare tutto all’Atma.

H.- Però Svami ha detto che non possiamo cedere quello che di fatto non possediamo e di cui non abbiamo il controllo.

SAI - [4] pag.83

Non si tratta di abbandonare o di cedere a qualcun altro: ci si arrende a se stessi. Il riconoscere di essere l’Atma è arrendersi. La resa significa accorgersi che tutto è Dio, che non c'è nessuno che si arrende, che non c'è nulla da cedere e nessuno cui arrendersi. Tutto è Dio, e c'è solo Dio.

H.- La parola "arrendersi" non è adatta; non dà il senso giusto.

SAI - [5] pag.83

"Arrendersi" fa parte del linguaggio terreno; per la parola giusta ci vorrebbe il linguaggio divino, ma in mancanza di un termine più adatto, vada per "arrendersi", "abbandonarsi".

  •  

H.- Il Buddhismo Mahayana dice che si ha sempre la scelta di fondersi o no, fino all'ultimo momento che precede la liberazione finale.

SAI - [15] pag.88

La scelta di immergersi (in Dio) o di rinascere al momento della Liberazione sta nel desiderio. Nel desiderio di fondersi in Dio non c'è egoismo; non è contrazione, ma espansione.

  •  

H.- Svami dice di tagliare le radici stesse del desiderio. Che cosa vuol dire "tagliare le radici"?

SAI - [8] pag.110

Quando un desiderio arriva, analizzalo. Se è buono per te e non fa male agli altri, vai pure. Se non è buono buttalo via subito. Se non sei certo, non far nulla finché l'incertezza non si sia chiarita.

Discorsi vol. X 1° tomo

pag.15 IL GIOCO VIZIOSO

Attraverso il sadhana, continuo e costante, l'uomo può controllare le stravaganze della mente, che con la loro varietà e vanità causano delusione e dolore. "Il sadhana può far conseguire ciò che sembra impossibile" dice un proverbio telugu. Quello che è necessario è la consapevolezza del gioco vizioso della mente. Essa presenta all'attenzione una sorgente dopo l'altra di piacere passeggero; non vi lascia nessun intervallo per valutare i pro e i contro. Quando il desiderio di cibo è appagato, vi si presenta l'attrazione del film; allora essa ricorda all'orecchio il fascino della musica, e fa venire l'acquolina in bocca per il gusto di qualcosa di piacevole. Il desiderio molto presto diventa la spinta all'azione; esso raduna le forze e presto diventa incontrollabile. Il peso dei desideri gradualmente diventa troppo pesante e l'uomo cade nella depressione. Esercitate la mente a dirigersi verso l'intelligenza per ispirazione e guida, non verso i sensi per avventure e guadagno materiale. Questo la renderà uno strumento per ridurre le sue stravaganze e risparmiare tempo ed energia per questioni più importanti. I desideri, quando non soddisfatti, portano a ulteriori modi di vivere sulla terra allo scopo di calmarli. Il solo metodo col quale l'illusione del desiderio può essere distrutta è dedicare tutte le attività a Dio e impegnarsi in esse in uno spirito di adorazione, lasciando le conseguenze a Lui e cessando di attaccarsi a esse....

pag.70

...Moksha significa liberazione; anche la rinuncia implica il rinunciare o liberarsi. Il segreto di entrambi è lo stesso. A cosa esattamente si deve rinunciare? Il desiderio è il peggior nemico, ed esso deve essere convogliato e ridotto con determinazione finche cessa di infastidirvi. Col desiderio, anche paura e cupidigia devono essere scartate, perché sono presenti dovunque c'è desiderio. Quando voi dite "arciere", significa che anche le frecce sono lì con l'arco. Così pure, il "desiderio" è sempre associato con la paura e la cupidigia. Il desiderio è cattivo, anche se lo è per fama e autorità. E’ la brama per il potere e per il vile denaro che rovina molte vite umane...

Discorsi volume I

pag.83

... L'uomo insegue sempre la felicità nella soddisfazione dei desideri e, quando gli riesce, prova gioia, altrimenti dolore. Purtroppo i desideri sono un falò che brucia in un baleno e richiama sempre nuovo combustibile. Un desiderio ne porta con sé altri dieci e l'uomo si esaurisce proprio nel tentativo di "esaurire" tutte le richieste. Bisogna fare marcia indietro da questo sentiero di desideri senza fine e prendere la strada del contentamento interiore e della gioia. E' questo il compito della società per la "Divina Vita". L'uomo soffre perché ha sviluppato attaccamento per l'irreale. Coltiva una smodata affezione per il benessere, tuttavia è pronto a sacrificare la ricchezza per salvare la vita dei figli, perché questo attaccamento è più forte di quello verso i beni. Giunge però al punto di dimenticare i figli, quando la scelta si pone tra il loro benessere e la sua sopravvivenza! Ma la beatitudine che ottiene colui che dimora in Atma, fonte e sorgente di ogni gioia, è libera ed imperitura: questa è la vera gioia.

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La scorza dell’arancia non è molto buona, ma protegge il frutto e lo preserva. Per gustare la dolcezza dell'arancia sarà necessario sbucciarla e gettare la scorza. Il frutto dell’albero della vita presenta le stesse caratteristiche: naturalmente è protetto da una buccia amara, ma il saggio si guarda bene dal mangiarla; la prende invece in debita considerazione, si adopera per toglierla e gusta infine la dolcezza. Perché questa saggezza possa farsi strada nelle persone che ne hanno più bisogno, gli adulti devono costituire un esempio di Viveka e Vairagya.

Se invece rincorrono con febbrile eccitamento i piaceri sensori, come biasimare la giovane generazione per essere egoista ed avida? Gli adulti devono mettere in pratica quello che predicano, mostrare che la Vita Divina può dare gioia, quiete mentale, contentamento e vera felicità. Devono dedicare almeno un pò di tempo ogni giorno alla recitazione del nome del Signore o alla meditazione. In questo modo anche i bambini assorbiranno quell'atmosfera e acquisiranno i mezzi sicuri per guadagnarsi Santhi...

pag.153 SATHYA SAI GITA III

... Voi spesso dite: "Ogni cosa è volontà di Baba". E allora perché venite a chiederMi questo o quello, o anche solo desiderate e pianificate? Dovete usare l’intelligenza e l'immaginazione, di cui siete stati dotati, per lo scopo migliore; solo in questo modo il Donatore sarà contento di concedere sempre di più. In caso contrario, se farete cattivo uso dell’intelligenza, e impiegherete la fantasia contro il vostro maestro, il Donatore si arrabbierà, e vi punirà per insegnarvi la lezione...

Discorsi volume II

pag.100

...Così pure Naravana è il Signore di Naram (acqua) in Nayana (occhi), che si ottiene con le lacrime del pentimento e che vi premia con le lacrime della gioia. Conquistatelo ed allora vi apparirà come tutto ciò che vi circonda, Egli è infatti tutto ciò che vi circonda, solo che voi ora non ne avete la consapevolezza. Egli è la base, il contenente, mentre voi siete distratti dal contenuto. Samartha Ramdas dice che quando Sri Rama tornò ad Ayodhya, tutti acclamarono con grande gioia la vista della bandiera all'orizzonte, poiché quello era il segnale del ritorno del Signore nella sua città. Ma Ramdas dice pure che il popolo nell'esaltazione dell'avvenimento dimenticò di ringraziare colui che portava la bandiera: poiché se Rama era la bandiera, certamente Lakshmana (fratello di Rama) era il portabandiera che la tenne alta durante la tempesta. Voi non potete avere una bandiera senza un portabandiera, una cosa contenuta senza un contenitore. La sofferenza è il contenitore e la gioia è la cosa contenuta, ricordatelo. Un sorriso è la rosa che Cresce con le spine del sospiro. Versate lacrime, ma solo di gioia e la gioia di essere liberati dalle catene dei desideri. Senza dubbio Durvasa fu un grande asceta, ma era afflitto dall'orgoglio e dall'invidia. Cercò di togliere Ambarisha dal piedistallo della gloria solo per placare la propria ira. Il desiderio vi porta alla condanna. Che significa radersi la testa (in segno di rinuncia) quando ancora dentro ci sono desideri che chiedono di essere soddisfatti? Questo genere di Sanyasa (rinunciante) è una frode verso se stessi e verso la società che vi deve nutrire. Nessun Avathar noterete ha concesso Sanyasa ad alcuno. Questi segni esteriori non sono necessari né essenziali. Il non attaccamento che nasce dalla sapienza e nutrito dalla grazia del Signore è il prezioso capitale dell'avanzamento spirituale. Ci sono alcuni Guru orgogliosi di aver lanciato un gran numero di Sanyasi nella società, come se quello fosse uno scopo di cui essere fieri. Se il Sanyasi non è distaccato dalle cose di questo mondo, egli diventerà un peso per la società e per colui che lo ha lanciato in società. Il Guru ed il discepolo sono entrambi prigionieri della loro incompetenza e dei loro desideri. Come è possibile liberarsi quando l'uno o l'altro sono legati dai desideri? Soltanto il Signore al quale hanno fatto la loro promessa, potrà commutare la pena e perdonarli. Il Sanyasi è colui che deve dichiarare la propria morte, farsi le esequie e seppellire il proprio passato. Egli deve distruggere tutto ciò che lo lega agli altri ed al suo passato, al suo nome, alla sua storia ed alla sua fama. Egli deve evitare ogni ricordo delle sue avventure terrene che miravano al piacere dei sensi. Egli deve fuggire dagli amici e dai nemici, dalle sue abitudini, dai suoi hobbies e dai suoi pregiudizi. Egli deve rompere completamente con il passato. Ecco perché nella Ghita viene prescritto il Karma Sanyasa (la rinuncia nell'azione) e non gli altri tipi di Sanyasa. Karma Sanyasa conduce alla distruzione della mente. Allora come oggi, il Signore promette: <<Mi prenderò cura di coloro che rinunciano all’Ego e si rifugiano in Me>>. Badate, questo non è una associazione, ma si tratta di voi o di Me. Un proverbio dice: se il ballerino sbaglia dà la colpa a chi batte il tamburo. Ciò non si può applicare in campo spirituale. Dovete salire la cima da soli. L’Ego esce ad ogni provocazione: <<Sono criticato! Sono dimenticato!>> e si mette contro il mondo intero. Per calmarlo, dovete vedere Krishna in ognuno che vi critica, che vi adula, che vi dimentica e che vi onora. Alcuni di voi citano quella strofa del Sumathi Sathakam in telugu, che vi consiglia di rinunciare ai parenti che non vi aiutano, ai cavalli che non galoppano quando siete in sella ed agli Dei che non danno benedizioni quando vi buttate ai loro piedi. Ma ricordate a chi quel poema è indirizzato? Chi deve fare come gli viene consigliato? Questo era Sumathi, non è vero? E chi era Sumathi? Sumathi significa una persona la cui intelligenza brilla sotto la luce della saggezza; ed una simile persona sarà certamente aiutata dai parenti e verrà certamente benedetta dagli Dei. Questo consiglio è quindi superfluo per i Sumathi ai quali tali situazioni non si presenteranno mai. Aspettate la Grazia del Signore e siate pronti a riceverla, non attaccatevi ai piaceri sensoriali. Bhadram ha parlato del Direttore di una scuola citandolo come un buon esempio dell'abitudine che dovete avere. Egli sa in ogni momento che le sedie, i tavoli ed i banchi non sono suoi e che il suo dovere è far sì che non vengano sciupati o danneggiati, e che tutto dovrà essere restituito intatto quando lui se ne andrà. Quindi egli farà buona guardia. I sensi, l'intelligenza, la mente ed il cuore sono come mobili che vi sono stati dati in uso: abbiatene cura, e se qualcuno di essi viene danneggiato per disattenzione, registratelo nella lista e chiedete la Grazia di ripararlo, Bhadram ha riferito che le donne hanno la stessa devozione, conoscenza e distacco degli uomini...

Discorsi volume III

pag.47 IL DESIDERIO E’ UN VELENO

Il Sastri (Dicitore delle Sacre Scritture) vi ha fatto felici con il suo chiaro e commovente racconto degli avvenimenti scritti nella Bhagavartha (storia dei Leelas del Signore). Le sue parole erano dolci ed azzeccate, ed il suo commento rivelava l'intimo significato di ogni evento; fece partecipare vivamente tutti alla vita che le famiglie dei contadini di Brindavan conducevano durante il tempo in cui Krishna era fra loro. Alcuni si sentirono talmente emozionati da perdere quasi il senno. Ma tali esagerate emozioni devono essere controllate. Uno deve poter trasformare la Bhakti in Jnana e divenire più forte. La vita umana è significativa solo quando la si usa per vedere Dio. Lo scopo della vita è la finale immersione nel mare e cioè in Dio. Non dovreste riempire la vita di cose terrene, perché ciò vi farà diventare vanitosi ed insani. Ascoltate i discorsi che conducono al principio divino, pensate in silenzio e fate che esso divenga parte della vostra coscienza. Il processo di Manana (ruminare il pensiero nella mente) vi renderà umani. Ecco la prova dell’umanità!

Il Sastri ha descritto la scena di Kalingamardana. Ebbene, Kalinga era un enorme serpente pieno di veleno, che recava morte e distruzione ovunque andasse. Rappresentava l'uomo che trascorre il suo tempo nei piaceri sensoriali avvelenando così la sua vita. Vishaya, il desiderio, è il veleno più mortale.

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Quando Krishna danzò sulla testa di Kalinga (incidentalmente potrei aggiungere che dovreste avere il cuore leggero e soffice come il cappuccio del serpente), il veleno fu vomitato ed il serpente soggiogato. Quando Dio è venerato, il mondo e tutti i suoi fumi velenosi recedono e voi riacquistate la salute! Fate che il Nome e la Forma del Signore balzino sopra il cappuccio del vostro cuore. Krishna non aveva nessun Vasana o impulso dettato dal desiderio e quindi poté tuffarsi nell'acqua e chiamare fuori Kalinga, saltare sul suo cappuccio e, calpestandolo, farne uscire il veleno. Se sei immerso nel pantano non puoi aiutare qualcun altro che vi è caduto dentro; mentre ti sarà più facile se sei sulla sponda. Voi state lottando nel pantano del Samsara (vita nel mondo), nel fango scivoloso dell'attaccamento; come potete saltare sul serpente? Vi salverete solo chiamando Dio che è libero dal desiderio e che sta sulla riva. Afferrate la Sua mano ed Egli vi condurrà sulla terra ferma. Krishna, che mai si separava da Balarama, in quei giorni venne senza di lui. Portava una collana di pietre verdi, una perla al naso e un orecchino di perle infilato nel suo orecchio destro. Non indossava né camicia né giacca, ma solo una stoffa di seta gialla posta intorno alla vita ed un fazzoletto intorno alla testa o piuttosto buttato senza cura sulla testa; non indossava sempre la piuma di pavone descritta da poeti e saggi! Naturalmente allora i pavoni abbondavano in Brindavan ed anche oggi se ne possono trovare parecchi. Sul Suo petto nudo c'era un neo che poteva essere visto chiaramente, un segno immancabile in tutti gli Avathars, incluso Sai, Krishna vide le carcasse degli animali, morti a causa dei fumi velenosi che avevano respirato vicino allo stagno di Kalinga, per terra uccelli morti, intorno il deserto perché il verde non aveva potuto sopravvivere nelle vicinanze. Non appena Krishna saltò nella palude per salvare la regione dalla strage del serpente, i suoi compagni corsero ad avvisare i genitori per fermare la folle impresa del loro figlio insensato! Vi era grande panico, solo Radha era calma e raccolta, perché sapeva che per Lui era questione di un minuto, di un momento di Sankalpa (volontà). Egli non aveva Vishaja (desiderio) e pertanto il veleno Visha non poteva colpirlo. Persino i desideri oggettivi saranno trasmutati nelle più alte sfere della purezza quando uno si avvicina al Signore. Nessun Adharma può stare in presenza del Signore; quel fuoco consumerà tutte le impurità. La gente dimentica che Krishna aveva solamente 11 anni quando lasciò Brindavan, la scena dei suoi Leela, per andare verso Mathura e di lì a Dwaraka. Lo dice esplicitamente la Bhagavatha. Ora questo particolare viene ignorato perché le menti della gente e dei poeti che vedono sensualità nel Leela di Krishna, sono viziati da Vishayavasana (impulsi dovuti ai desideri). Il ragazzo, Dhruva, andò nella foresta per fare thapas (sacrificio) ed ottenere dal Signore un dono perché suo padre lo trattasse amorevolmente come faceva con il suo fratellastro. Ma come progredì nella Sadhana, quel desiderio venne dimenticato ed un altro più elevato prese il suo posto. Quando il Signore entra nella mente elimina tutto il male.

Rama e Kama (il desiderio) non possono coesistere. Come potevano le Gopis avere coscienza del loro corpo quando adoravano Krishna? Krishna aveva già annunciato la Sua Gloria alle Gopis attraverso i Suoi divini miracoli, come il sollevamento della montagna Govardhanagiri, dimostrando di essere superiore a Indra, Bhahma e Varuna. Aveva manifestato l'universo nella Sua bocca e rivelato di esser venuto con la missione divina di distruggere i malvagi e salvare i buoni. Non c' è Loukikam (mondanità) nel comportamento delle Gopis, in loro tutto è Aloukikam (spirituale). Il Signore non dice mai una parola senza significato, mai fa una cosa senza scopo. Garuda è il simbolo del Karma con le due ali di Sraddha (la fede) e di Bhakti (la devozione). E’ l'uccello sul quale il Signore prenderà posto. Radha è Prakrithi (la natura conosciuta come Dhara, contenente) che aiuta a meditare su Adhaara (contenuto) ininterrottamente, come la corrente di un fiume. L’episodio della corda è un altro esempio. Krishna sentì che era tempo di rivelare la Sua verità. Come rivelò tutta la creazione nella Sua bocca alla madre che Gli chiedeva di mostrare la lingua perché credeva che avesse mangiato la sabbia, fece sì che anche la corda più lunga fosse sempre troppo corta per legarLo. Egli divenne il centro delle chiacchiere del paese e tutti percepirono che aveva in Sé tutti i 14 mondi. Gli Avathars scelgono il tempo ed il modo per annunciare Sé stessi e la Loro gloria! Persino l'attuale Avathar dovette fare i miracoli quando decise che era giunto il tempo di far conoscere il Suo segreto. Lasciate che la vostra mente dimori in Krishna. Santificate ogni parola o azione colmandola d'amore per Krishna o per qualunque Nome o Forma del Signore che amate. L’oro di cui è fatta una catenella per caviglia può diventare l'oro per la corona di una immagine del tempio, ma solo dopo essere stata messa nel crogiolo e modellata nella forma adatta.

Le acque del fiume potrebbero anche essere sporche, ma il Bhakta, sorseggiandole mentre recita un Manthra, le farà diventare sacre. Il corpo è in salute quando fa esercizio e lavora; la mente diventa sana con l'insegnamento e la ripetizione del nome del Signore, con una disciplina ben regolata, accettata e seguita con gioia. Ahimsa è la farina bianca; Arpitha o la dedizione è il legume; Prayaschittam è l'espiazione, il dhal, Paschathtaapam o il pentimento è lo zucchero. Mischiate tutto questo con il Ghee, la virtù o Sadguna, ed avrete l'offerta da fare alla Forma divina che amate e non il pasticcio comperato per un paisa al negozio! Le Gopis conoscevano questo segreto passaggio per giungere al cuore del Signore, e perciò lo realizzarono presto e velocemente. Avete sentito dire che Krishna è Murali-Madhava. Cosa esattamente significa Murali? Voi dovete essere il Murali, il flauto. Lasciate che il respiro di Krishna passi attraverso di voi producendo quella dolce musica che fa intenerire i cuori. Abbandonatevi a Lui, svuotatevi dai desideri, dall'ego, ed Egli verrà e vi scaverà dolcemente e porterà il flauto, cioè voi, alle Sue labbra e soffierà il Suo soave respiro attraverso di voi. Lasciate che suoni qualsiasi canzone Gli piaccia suonare...

pag.91

... Vishnu è definito il Bhujagsaayanam che dorme sul serpente ed anche il Saanthaakaaraam! Il Bhujagha o il serpente che ha il Visha o veleno, rappresenta il mondo o Vishaya e quando ti riposi su di lui, se non gli permetti di avvolgerti, puoi avere Shantham, la pace. Lascia che la barca sia nell'acqua ma non permettere all'acqua di entrarci. Sii nel mondo ma non del mondo: questo è il segreto del successo nella vita. Il desiderio conduce alla rovina. Non potrà mai essere distrutto con l'appagamento, perché cresce ogni volta di più e finisce per diventare un mostro che divora la sua vittima. Pertanto cercate di ridurre i vostri desideri.

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Una volta un pellegrino si sedette accidentalmente sotto l'albero dei desideri (Kalpatharu). Aveva una gran sete e si disse: <<Come vorrei che qualcuno mi offrisse un bicchiere di acqua fresca!>>. Ed immediatamente davanti a lui apparve un bicchiere di deliziosa acqua fresca. Ne fu sorpreso, ma la bevve. Poi desiderò un pasto di piatti saporiti che ebbe in un attimo. Quindi desiderò un letto per riposare, e quando volle sua moglie ecco che la donna gli apparve all'istante. Il povero pellegrino la prese per una apparizione ed esclamò. <<Ma quella è un'orca!>>. Subito essa lo divenne e l'uomo tremò di terrore piangendo: <<Adesso mi mangerà!". E fu ciò che immediatamente avvenne!

La catena dei desideri vi lega fino a restarne soffocati. Controllate, dominate le tendenze che vi spingono a desiderare questo e quello. Dite al Signore: <<Tu sei sufficiente per me, io non desidero altro!>>. Perché languire per dei gioielli? Cercate l'oro invece. La Ghita insegna la lezione di Saranaghati: desiderate che la Sua volontà prevalga, non il vostro desiderio. Questo è ciò che Krishna vuol dire quando parla di essere il Sarvaramabhaparithyagi....

pag.110

... Il primo stadio nell'addestramento spirituale è il controllo del desiderio che spinge i sensi a perseguire scopi materiali. Se il desiderio è rivolto a Dio va bene, ma se tende ai piaceri oggettivi nuoce all'individuo. Se si dà fuoco ad una casa si tratta di mania incendiaria: se Hanuman mette a fuoco Lanka è invece una buona lezione ed è giustificata. Se un brigante vi mozza una mano è violenza, se un dottore vi amputa il braccio per salvarvi la vita è non-violenza. Vishayavasana (l'impulso del desiderio) degrada qualunque azione; Bhagavathvasana (l'impulso di Dio) la rende sacrosanta...

pag.177 LA PRIGIONE DELL’ANIMA

Pichaya Sastry di Nellore vi ha parlato del suo ardore e della sua ansietà per aver atteso tanti anni questo incontro, e della gioia provata oggi nel vedere realizzato il suo desiderio. Naturalmente per soddisfare ogni desiderio occorre che coincidano tempo, causa e circostanze, ed oggi questo si è verificato. In tutti questi anni sapevo del suo desiderio intenso di venire da Me, specialmente durante gli ultimi quattro anni ed Io l'ho oggi chiamato...

pag.211

... Oh! La debolezza ha mille modi di catturare il cuore! Dovete essere sempre all'erta contro la tentazione. Il desiderio opera una fenditura nella coscienza, vi entra e vi si stabilisce e quindi si moltiplica e divora l'intera personalità costruita con laboriosa cura. La fortezza non è più sotto controllo e voi siete stati ridotti alla condizione di pupazzi manovrati dai vostri nemici interiori. Se cercate di ricostruirla, essi ne minano la struttura e dovete rifarla in continuazione. Questo è il danno che vi arrecano...

Aforismi Vedici

Pag.31 - [48]

Il desiderio o la dipendenza dalle cose desiderate, uniti all’intento di assicurarseli, sono attributi di “sé” personalizzati, e non del Sé o Atma. Il senso dell’”io” e del “mio” ed emozioni come la lussuria e l’ira, nascono dal complesso corpo-mente. Solamente dopo che tale complesso sarà stato vinto e superato potrà diffondersi e manifestarsi la reale virtù.

Upanishad Vahini

Pag.47 - [13]

Infatti, la coscienza superiore è il Sé (Atma). Egli trascende i sensi, il corpo sottile e persino quello causale. L'esperienza ha dimostrato che è possibile giungere all'Atma solo mediante la più completa rinuncia. Gli attaccamenti ai figli, alle ricchezze, alla moglie, ecc., nascono tutti dal desiderio (kama), e devono venire superati. In realtà qualsiasi azione, sia quelle comuni che rituali o devozionali, sono sostanzialmente prodotte dal desiderio. E' innegabile che persino nelle azioni svolte in seno alla disciplina spirituale (karma-sadhana) si insinua l'aspirazione ai frutti, e questo contrasta con la vera rinuncia.

Sadhana

57. Pag.28

Riducete i desideri, vivete semplicemente, questa è la via alla felicità. L’attaccamento porta dispiaceri nella sua scia, poiché quando la morte chiederà che tutto sia lasciato e che tutti siano abbandonati, sarete sopraffatti dal dolore! Siate come il loto sull’acqua, sopra e non dentro. Il loto per crescere ha bisogno di acqua, ma non lascia che nemmeno una goccia lo bagni.

27. Pag.35

Non dovreste mai prendere l’abitudine di indulgere nei vostri desideri. Quando uno dei vostri sensi desidera qualcosa, dobbiamo subito ponderare se è buona o cattiva. Se è buona prendetela, altrimenti lasciatela perdere. Un paziente diabetico è molto amante dei piatti dolci, non ne dovrebbe mangiare, ma in lui vi è un grande desiderio di farlo. Se soddisferà il suo palato mangiandone, la sua salute ne sarà danneggiata. Solo se l'azione è voluta potete intraprenderla, altrimenti non fatelo.

34. Pag.71

Scartate gli attaccamenti all’individualità attraverso la sadhana ed ai piaceri dei sensi, date il benvenuto all’aspirazione di espandere il cuore nell'universale attraverso la sadhana. Non annebbiate la vostra mente con desideri di poco valore, con fame e sete transitorie, che hanno bisogno di tozzi e bocconi. Bramate l’incoronazione della vostra anima come l'indiscusso Re dell'universo quando vi immergete nell'universale, celebrate il vostro trionfo contro i nemici interiori che ostacolano la vostra marcia verso la vittoria. Acquisite Me come vostro Auriga. Io vi guiderò a quella consumazione. Guadagnate questa infallibile grazia con la vostra sincerità, semplicità, sadhana. I monaci sono istruiti nel radere le loro teste, così che possano muoversi senza essere riconosciuti da amici precedenti o compagni. Ma ora vediamo che essi desiderano essere riconosciuti, e persino apprezzati, adulati, adorati, cose che accrescono l’ego, cose dalle quali ad essi viene richiesto di scappare! Un monaco dovrebbe, parlando chiaramente, mangiare come un cane e dormire come una volpe, come dice il proverbio popolare. Mangiare ciò che gli viene dato, soddisfare la fame, dormire ovunque si trovi un rifugio, non conservare cibo per un altro giorno o costruire una casa dove passare i propri giorni. Sfuggire dalle avviluppanti spire dei sensi e dall'ego che li incita.

37. Pag.72

Riducete i vostri desideri, minimizzateli. Tutte queste cianfrusaglie materiali hanno la vita corta. Quando la morte vi priva della forza, la vostra parentela vi toglierà l'ornamento nasale e nella fretta potrebbe persino togliervi il naso per riprenderselo. Se continuate ad accumulare desideri su desideri, vi sarà impossibile partire con gioia quando arriverà la chiamata. Divenite ricchi nella virtù, nello spirito di servizio, nella devozione al Potere più alto. Questo è ciò che Mi fa piacere, e che vi salva.

46. Pag.74

Una zucca verde affonda nell'acqua ma una secca galleggia. Divenite asciutti, liberatevi dagli attaccamenti e dai desideri, da avide ansietà, dalle preoccupazioni. Allora potrete galleggiare non toccati, sulle acque dei cambiamenti. Persino l'acqua quando diventa vapore può alzarsi al cielo. Diventate leggeri, perdete peso, libratevi così da potervi innalzare sempre più in alto. Lo Yoga è definito come Chiththa vriththi nirodha, la prevenzione degli impulsi si aggiunge alla zavorra. Siate liberi dai desideri che vi tirano giù, abbiate solo la bramosia di trovarvi faccia a faccia con la Verità. Questa verità brilla dentro di voi, aspettando di essere scoperta. Come un lavandaio che immerso fino ai ginocchi nell'acqua e morente di sete, nello stesso modo l'uomo soffre pur avendo la panacea a portata di mano.

98. Pag.85

L’uomo ricerca sempre la felicità attraverso le soddisfazioni dei suoi desideri e se un desiderio viene esaudito prova gioia e quando non lo è prova dolore. Ma il guaio è che il desiderio è un falò che brucia con grande furia chiedendo sempre il carburante. Un desiderio porta a dieci desideri e l’uomo esaurisce se stesso nel cercare di esaudire le domande dei desideri. Deve essere strappato da questo sentiero del desiderio illimitato e ricondotto al sentiero della contentezza e gioia interiore.

24. Pag.109

In questo santo giorno decidete di spendere ogni ora nella contemplazione della gloria di Dio, fate ciò come un dovere, poiché l’esaltazione che quella contemplazione vi darà, vi incoraggerà inconsciamente a continuarla con maggior interesse. Il sole sta girando verso Dio, come dicono le storie mitologiche. Egli è il postino, che porterà le vostre lettere, se giustamente indirizzate e affrancate (con il bollo della sincerità) a Dio e vi porterà la sua Grazia. Mettete il vostro desiderio nella busta della risoluzione e donatela ogni giorno al sole. Non scrivete domandando una casa, un figlio o dell’oro. Domandate una viva intelligenza, per poter realizzare la maestà di Dio. Domandate fermezza nel Suo servizio, nella Sua adorazione.

La via della Verità

Pag.39

… Le azioni si manifestano se c'è qualcuno che le compie. Na Jaathi icchathi jethathe dice un assioma del Nyayasastra: "Come uno sa, così desidera, come uno desidera così agisce". I Sutra del Vedanta dicono la stessa cosa: "Ciò su cui si ferma l'attrazione è la cosa che si desidera". "Ciò su cui il desiderio si ferma è la cosa per la quale gli atti sono fatti". "Ciò per cui gli atti sono fatti è ciò che noi diventiamo". La natura manifesta dell'individuo è scolpita dal desiderio. Egli struttura se stesso secondo le sue speranze, le sue aspirazioni, acquisizioni e sforzi; persino la sua vita futura è da lui forgiata con le sue decisioni e le sue azioni. La forza che la sua "ragione" esercita su di lui e dirige la sua volontà in campi specifici è conosciuta come Prakrithi o Natura.

Quando si scopre qual è il primo fattore nel determinare le proprie inclinazioni ed i propri desideri, diviene facile trovare i mezzi con cui liberarsi dalle strette di Prakrithi…

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