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Destino

Al di là dell’illusione

pag.43

Alcuni chiedono: <<Come possiamo guadagnarci da vivere se ci attacchiamo alla verità?>>. Ebbene, voi non potrete sfuggire alla morte, quale che sia il mondo in cui passerete i vostri giorni. E’ molto meglio morire aderendo alla verità, che andare verso la morte franando nell'errore. Il vostro primo dovere è verso voi stessi e poi potrete considerare i diritti degli altri. L' errore appare comodo e suadente, ma vi incatena e vi porta alla perdizione. Purificate i vostri sentimenti e i vostri impulsi, senza preoccuparvi se gli altri non fanno lo stesso. Ognuno ha il suo destino nelle proprie mani, e voi non sarete legati agli altri solo perché essi non sono liberi.

Pag.50

Il fiume della vita umana serpeggia lungo molte valli, cade da molti precipizi, si perde in paludi, e cerca di versarsi nell’oceano della grazia divina. Eppure ciò che accade è questo: cade in un amaro deserto di sale. La corrente va dalle alture alle terre basse, solo le fiamme del desiderio salgono dal profondo verso l'alto. Perciò si parla di Jnanaghni, del fuoco della saggezza. L'uomo soffre perché ha in sé una fame grande come il cielo, ma la sua gola è stretta come un ago. La sua gola deve divenire grande come tutta la terra, il suo cuore deve sbocciare per mezzo di Shanti e di Sadhana, cioè con stabilità d'animo e con fortezza. Allora il desiderio dell'uomo per un’Ananda (felicità) piena, duratura e che non può essere diminuita, può essere soddisfatto. Quando un essere si è trasformato fino allo stadio umano, non c'è più posto in lui per vite di livello inferiore, perché solo l'uomo è capace di Viveka e di Viciakshana (acume): se soffre, patisce perché sa che la sofferenza gli spetta, e giunge alla conclusione che la causa di questa sofferenza non è capriccio divino o altrui, ma va ricercata solo in lui stesso, e se non in questa, in qualche sua vita anteriore. Solo l'uomo può analizzare le proprie reazioni mentali, i propri sentimenti e trarne le dovute conclusioni. Milioni di stelle luminose cospargono il firmamento, ma di notte abbiamo solo tenebre nonostante la loro presenza, mentre di giorno, il sole, che non è che una piccola stella in confronto alle altre, ci dà una splendida luce, perché è molto più vicino a noi delle altre stelle. La stella di Jnana è molto lontana, e non possiamo ravvicinarla, ne avvicinarci a essa. Ci accontentiamo del debole crepuscolo che ci danno l'informazione, lo studio e l'intelligenza, e non cerchiamo la magnificente visione che l'iniziazione del Sadhana (disciplina spirituale) può conferirci.

La scienza di Dio

Il destino è organizzato da noi [1] pag.61

Il destino inevitabile di ogni essere vivente è di raggiungere la Pienezza. Non può assolutamente essere evitato o negato. La nostra situazione attuale di incompletezza è conseguenza di ciò che abbiamo fatto nelle vite precedenti. Vale a dire che i pensieri, i sentimenti e le passioni delle vite anteriori sono la causa di quello che siamo al presente. Così allo stesso modo la nostra condizione futura sarà organizzata sulla base delle azioni, desideri, pensieri e sentimenti che abbiamo ora. In altre parole, la causa delle nostre fortune o delle nostre disgrazie siamo solo noi stessi.

Aiuto per migliorare [2] pag.61

Non è detto con ciò che non si debba cercare aiuto ed avvalersene per ottenere fortuna e per evitare la sfortuna. Di fatto, quella assistenza è molto importante per tutti tranne forse per una piccola minoranza. Se si ottiene questo aiuto la Coscienza si purifica e si sublima e il nostro progresso spirituale viene accelerato. Alla fine si raggiunge la perfezione e la pienezza (Purnatvam).

Corso estivo 1990

Dio è libero da sentimenti [22] pag.57

In Dio non c’è azione né reazione; Egli non punisce né premia alcuno: ciascuno si premia o si punisce da solo, con il proprio operato. Nessuno quindi ha il diritto di contestare le azioni di Dio, accusandoLo di favoritismi o di indifferenza. Chi ha l’autorità di decidere come debba comportarsi Dio? La Divinità presente in ciascuno troverà espressione in diversi tipi di comportamento. Le azioni di Dio, tuttavia, sono sempre piene di amore e assolutamente prive di egoismo, perciò completamente senza macchia. Ecco perché si attribuiscono a Dio vari appellativi, come il “Senza-attributi" “l’Immacolato”, “l’Arcano”, “la Dimora universale”, “l’Eterno”, “il Puro”, “Coscienza illuminata", “Colui che è Libero", ecc.

Corso estivo 1993

Pensieri e mente pag.41 - (42)

...La mente dell'uomo brilla di purezza risplendente se lui coltiva pensieri, idee e sentimenti nobili. Solo coltivando la purezza della mente possiamo garantire la purezza delle azioni. E solo atti puri possono condurre a risultati puri.

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Noi seminiamo il seme del pensiero e raccogliamo il frutto dell'azione. Noi seminiamo il seme dell'azione e raccogliamo il frutto della natura. Noi seminiamo il sene della natura e raccogliamo il frutto del carattere. Noi seminiamo il seme del carattere e raccogliamo il frutto del destino. Da questo risulta evidente che il nostro destino dipende dai nostri pensieri. I pensieri sono la causa dell’elevazione o della caduta dell’uomo. I pensieri ci possono condurre verso le prigioni dell'oscurità oppure verso spazi illuminati. I pensieri sono il reale respiro vitale dell’uomo.

Coltivando pensieri cattivi di odio, invidia, rabbia e di ego l’uomo causa la sua rovina. Il danno che provoca ai suoi simili torna come un boomerang su di lui con tutta la sua forza e potenza, l’uomo che maltratta, critica, perseguite e scandalizza i suoi simili, in effetti maltratta, critica, perseguita e scandalizza il Signore Stesso. Completamente ignorante della presenza Divina negli altri, l’uomo dà libero corso a questa condotta efferata. L'uomo che di spada ferisce di spada perisce; l'uomo che ferisce un altro sarà ferito a sua volta; l'uomo che maltratta un altro sarà maltrattato a sua volta. Come è il pensiero così è l'effetto o la conseguenza.

Come sono i sentimenti così saranno i risultati.

Completamente ignoranti del potere della mente e della sua potenza, noi sottovalutiamo l’importanza suprema della mente.

La nostra vita intera dipende dalla mente. Dovremmo fare dei seri sforzi per capire il potere della mente.

Upadhana e Nimitta   pag.89 – (90)

...L'uomo ha scoperto l’atomo e ha creato la bomba atomica, ma vive con l’eterno terrore dell’arma che lui stesso ha creato. Per questo Churchill osservò: “L’uomo ha conosciuto tutto ma non ha conosciuto se stesso”.

Prahlada disse a Hiranyakasipu:

'‘Tu hai conquistato i tre mondi

in un batter d’occhio. Oh Padre!

Ma tu non hai conquistato il mondo sensoriale

ed il mondo della mente”.

L’uomo è diventato schiavo dei suoi sensi. Lui è lo schiavo dei suoi sensi dall'alba al tramonto. Soggiogato dai sensi, che sono al di fuori di lui, come sarà mai possibile sperare di conquistare gli organi interni come MANAS (mente), BUDDHI (intelletto), CHITTA (coscienza), e AHAMKARA (il senso dell'io). Si dice: "Colui che soccombe al nemico interiore, non sarà mai in grado di sconfiggere i suoi nemici esterni". L’uomo è diventato vittima dei propri sensi e per questo è soggetto a sofferenze e dolore. Ma lui non si domanda quale sia la causa di queste sofferenze. Lui si rifugia nel destino e si consola dicendo che era destinato a soffrire. Ma non è assolutamente corretto da parte dell’essere umano attribuire tutto al destino. Non c’è nulla che l’essere umano non possa ottenere attraverso lo sforzo. Con uno sforzo determinato l'uomo può imprigionare l’aria nel palmo della sua mano, può dividere il cielo in tante parti e tenere queste in suo possesso; può bere in un sorso tutta l’acqua degli oceani come l’acqua di un bicchiere; può tenere il fuoco nel palmo della sua mano. Ci vuole solo uno sforzo sincero per ottenere qualsiasi cosa nella vita...

Colloqui

  •  

D.- Cosa succede, Svami? Tutto era così chiaro e questa Ignoranza che salta fuori adesso mi mette in crisi! Spiegami, Ti prego.

SAI - [30] pag.143

Non aver fretta! Conosci la parola Vidya? Che cosa significa?

D.- Studio significa: Vidya vuol dire "studio"!

SAI - [31] pag.143

Vidya significa "Conoscenza", jnana. Se ci metti davanti un A, diventa Ajnana, "nescienza", Ignoranza metafisica. Per quanto fondamentalmente una, l'Ignoranza prende molte forme.

D.- Sì, Svami. Ma com'è che vien fuori? Donde è venuta questa Ignoranza?

SAI - [32] pag.143

Sai che c'è la luce e il buio. Possono coesistere?

D.- Se c'è la luce non c'è il buio, e se c'è il buio, non c'è la luce.

SAI - [33] pag.143

Quando c'è la luce, dov'è il buio? Quando c'è il buio, dov'è la luce? Pensaci bene.

D. - E’ un problema molto difficile, Svami, ma risponderò come meglio posso. Perdonami, se sbaglio. Nella luce dev'esserci il buio e nel buio ci dev'essere la luce; come potrebbe essere altrimenti?

SAI - [34] pag.143

Ti farò un'altra domandina, e tu rispondi: questa luce e questo buio sono indipendenti, o dipendono da qualcos'altro?

D.- Dipendono dal sole: quando sorge il sole c'è luce, e quando tramonta c'è il buio.

SAI - [35] pag.143

Bene, figliolo. La conoscenza e l'ignoranza dipendono dal Divino. La Conoscenza ha un altro nome, Cit. Se verrai il mese prossimo, ti descriverò tutto questo. Per oggi basta. Se si mangia tutto in una volta sola, non lo si digerisce e si finisce per rovinare la salute. Ciò che hai udito, ciò che hai mangiato richiede tempo per esser digerito e assimilato. Se entro questo tempo lo avrai digerito appieno e messo in pratica, sarò lieto di dirti il resto. Se no, immaginati quel giorno come sarebbe.

D.- Il mio rispettoso saluto (Namaskaram). Mi sento veramente benedetto.

Per digerire quello che ho sentito e ho mangiato, occorre un'Energia che Tu solo puoi concedere. Quando tutto è il Signore, come potrebbe esser nostra solamente questa cosa? Però userò il potere e la conoscenza di cui Tu mi hai dotato per quanto è possibile e senza alcuna dispersione. Oltre a questo, tutto dipende dal mio karma e dalla Tua Grazia. Col Tuo permesso, me ne vado.

SAI - [36] pag.143

Scaricare il tuo fardello sul Destino e stare in pace implica una diminuzione nello sforzo. Con lo sforzo e la preghiera si vince il Destino e si ottiene la Grazia. Comincia l'opera! Bene, figliolo, vai e ritorna in letizia.

  •  

SAI - [1] pag.162

Eccoti qua! Che notizie mi porti?

D.- L'unica notizia sei Tu! Ho saputo che il Tuo giro nel Kèrala è stato molto piacevole e fruttifero. Mi spiace non esserci stato anch'io.

SAI - [2] pag.162

Perché ti dovrebbe dispiacere? Ascolta il resoconto e stai contento.

Abbi fiducia, nella speranza che alla prima occasione vi possa partecipare anche tu; non star a rimpiangere il passato.

D.- A che serve sperare ed aver fiducia se non si è destinati? La speranza non può che aggravare il disappunto.

SAI - [3] pag.162

Il destino ha forse una forma ed una personalità tali che tu lo possa riconoscere anche prima che si presenti? Non devi dipendere dai suoi favori e parlar sempre di destino, destino... Come può dar frutti il destino senza il tuo desiderio e la tua volontà, in modo che prenda forma pratica, come azione? Qualunque sia il destino devi continuare ad agire. L'azione (karma) dev'esser compiuta, anche per seguire il proprio destino.

D.- Se uno ha il suo destino, tutto viene da se, non è vero?

SAI - [4] pag.163

Questo è un grosso errore. Se stai seduto e fermo con un frutto in mano, come vuoi che arrivi alla tua bocca? E’ una stupidità bell'e buona lagnarsi del destino che ti nega il succo mentre tu non spremi il frutto e non lo porti alla bocca per inghiottirlo! Il destino ti ha messo in mano il frutto, ma solo il tuo karma, la tua azione può fartelo godere. L'Azione è il Dovere: il Destino è il Risultato. Senza Azione non esce il Risultato.

D.- Allora, Svami, non possiamo star a sedere con le mani giunte scaricando tutto sul Destino, vero?

SAI - [5] pag.163

Senti bene. Non devi mai sottovalutare i tuoi poteri; agisci in modo commisurato con essi. Per il resto, parla del Destino fin che vuoi. E’ errato tralasciare l'azione che occorre fare, affidando tutto al Destino; se fai così, ti sfugge di mano anche il Destino. Tutti, chiunque siano, devono compiere la loro azione, il loro karma.

D.- Sì, sì, Svami. Nella Gita anche ad Arjuna vien detto. "Anch'Io compio azioni; l'Universo non avrebbe moto se Io desistessi dal karma. Se tu ti tiri indietro, come puoi giungere al risultato?". Ora vedo che il karma è il distintivo dell'uomo (Purushalakshana).

Discorsi vol. X 2° tomo

pag.389

...L’uomo elogia Dio e il Super Se o il Paramatman, quando i suoi desideri sono soddisfatti, altrimenti Lo biasima. Ma Dio non ha pregiudizio o parzialità. Se ha prema, deve avere anche ira o Krodha. Qualsiasi manifestazione di questi sentimenti è solo superficiale, in quanto non proviene dal nucleo centrale. Dio è il testimone della catena causa-effetto (karma). Potete evitarne le conseguenze dedicando l'azione a Dio e astenendovi dall’attaccamento, però dovete essere sinceri nel vostro abbandono e nel vostro distacco. Purificate quindi il cuore e i sentimenti mediante japa, smarana e dhyana. Senza un cuore puro e una vita virtuosa, potete recitare i Veda durante lo yajna ma ne trarrete scarso beneficio. I Rishi erano sinceramente altruisti e seri e perciò gli yajna purificavano l'atmosfera, calmavano gli elementi e propiziavano Dio. Il proprio karma, perciò, decide il proprio destino. Non serve incolpare gli altri per le nostre sfortune e miserie. Non è giusto incolpare Dio di essere parziale o crudelmente indifferente. Se piantate un seme amaro, come può il frutto essere dolce? E’ diventato di moda pretendere tutto il bene come proprio diritto e attribuire tutta la disperazione e la delusione all’atteggiamento irresponsabile della Divinità. Alcuni professori dell'università di Benares una volta misero in ridicolo un loro collega perché sprecava dieci minuti la mattina e dieci minuti la sera meditando sul problema dell'esistenza di Dio. Egli replicò: <<Fratelli! Se Dio è, come voi dite, inesistente, io sono d'accordo che sto sprecando venti minuti ogni giorno. Ma se Dio esiste, come molti credono, sono spiacente per voi che state sprecando tutta la vita! Nessuno sa con certezza se Egli esiste o no>>.

In realtà, Dio solo è: il mondo mutevole è ciò che abbiamo sovrapposto all'Entità Divina. Spostate la vostra visione della sovrapposizione alla base su cui poggia grazie alla vostra ignoranza. Pasu è la parola sanscrita che significa "animale" e la sua radice è pasyathi, cioè "colui che vede solo il mondo esteriore”.

Quando l'uomo si accontenta di usare i suoi sensi per godere, nel limite delle sue possibilità, del mondo esterno, egli non sta vivendo all’altezza del suo destino reale. Anche le sadhana spirituali sono state ridotte a rituali esterni dall'uomo, in tutti i paesi. Mattina e sera e nei giorni considerati sacri, gli uomini pregano con pompa speciale: mazzi di fiori, file di lampade e serie di stotras a voce alta. La forza di questi riti e per lo più scarsa e superficiale. Ci sono molti che passano tutto il tempo in preparativi per questi atti o nella loro pratica quotidiana. Ma cosa hanno guadagnato? Molti sono ancora affetti da invidia, orgoglio e cupidigia e non sono fedeli alla Verità; riescono solo a sprecare il tempo ignorando gli ideali fissati nei Veda. La maggior parte delle persone che si proclamano sadhaka non osano volgere la loro attenzione verso l'interno alla Realtà atmica.

Naturalmente, rituali e preghiere sono necessari negli stadi iniziali; sono il giardino d'infanzia dell'educazione spirituale. Bisogna procedere dall'infanzia alla maturità nel viaggio verso l'Atman. Yajna, regole e regolamenti riguardanti i riti devono essere trascesi e sublimati in atti parole e pensieri promotori della dignità universale, di altruismo ed equanimità. Io continuo a dirvi in ogni discorso che la Divinità risiede in tutti gli esseri. Voi dovete aver notato che infliggo punizioni piuttosto dure a coloro che hanno commesso cattive azioni o deviato in sentieri sbagliati. La Divinità deve splendere in ogni attività e bisogna fare in modo che non venga annebbiata dalla debolezza umana o "animalità". A questo scopo si impongono mezzi e misure correttivi, poiché il rame come lega diminuisce il valore dell'oro, la materia deve essere fusa in un crogiolo per rimuoverlo. Così, quando l'essere umano puro, santo e progressivo è associato con certe tendenze impure, malvagie e regressive, Swami deve intervenire per fermarle e ripristinare il valore dell’"oro" originale. O altrimenti, perché dovrei correggere e punire? Capire le mie azioni nella loro vera luce è il mezzo più sicuro per guadagnare la Mia Grazia. Il mondo oggi sta soffrendo a causa dell’"egoismo" e della "passività" che regnano nei cuori umani. Paura, ansietà, dolore, cupidigia sono nutriti in proporzioni pericolose da simili sentimenti di "Io" e "Mio"...

Discorsi volume II

23° - pag.109 IL DESTINO NON E’ UNA GABBIA DI FERRO

Velury Sivarama Sastry non è solo un grande erudito, ma è anche un grande Sadhaka (aspirante). Oggi vi ha dato l'essenza della sua erudizione e della sua esperienza sull'incarnazione dell'Avatar. Nonostante ciò, il mistero dell'Avatar è al di là della vostra comprensione. Come possono coloro che vivono in <<maya>> (illusione) comprendere qualcosa al di là di essa? Il corpo, l'intelletto, la coscienza, la mente, il cuore, fanno parte tutti di <<maya>> ed in essa operano. Ma la sparizione di <<maya>> è un fatto, non un’illusione. In algebra il simbolo X viene usato per una quantità sconosciuta.

Quando questa quantità viene scoperta, il simbolo X sparisce dalla equazione; Dio è quella incognita X che dovete scoprire. Si dice che Dio è la causa prima di ogni cosa, ma questo è vero fino ad un certo punto. Non siete stati messi da Dio nella gabbia di ferro del destino, dalla quale non potete fuggire. Egli vi ha dotati di discernimento, di distacco, di timore e di curiosità che dovete usare per raggiungerLo.

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Sebbene legati, voi avete una certa elasticità di movimento. Una mucca che è legata ad un palo per mezzo di una corda, può camminare intorno ad essa e pascolare in tutta l'area che la corda permette di attraversare. Quando l'erba è stata mangiata tutta, allora il padrone legherà la mucca ad un altro palo più lontano. Pascolate liberamente fino a dove la corda ve lo permette, ma non allontanatevi dal palo perché altrimenti tirando la corda potrebbe arrecare dolore al vostro collo.

Sulla terra che vi appartiene potete far crescere il cibo che vi occorre, oppure potete sedere in ozio e mandarla in rovina. Voi siete la causa della vostra rovina o della vostra elevazione. Gli arnesi sono nelle vostre mani, potete imparare ad usarli rompendo le catene che vi legano e liberarvi, ma se volete rimanere in schiavitù, chi vi salverà? Non accusate il destino di avervi segnato in fronte poiché voi stessi siete gli artefici del vostro destino. Se voi siete bocciati, siete costretti a ripetere l'anno, se siete promossi potete continuare: e ciò si verifica sulla base del vostro comportamento nella classe precedente. Allo stesso modo il vostro stato sociale nella vita attuale viene deciso sulla base di ciò che avete fatto nelle vite precedenti. Quando dovete far domanda di un lavoro, chiedete al Direttore della scuola un certificato della vostra buona condotta sulla base degli anni precedenti, quando eravate nelle classi inferiori. Siete quindi responsabili della natura di quel certificato. Se la vostra condotta è stata buona, otterrete un buon certificato ed un buon lavoro, viceversa, se sarà stata cattiva. Siete voi che scrivete e segnate il vostro destino!

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C'era un grande santo in Kerala 500 anni fa di nome Bilvamangala; quando chiamava Krishna, questi gli appariva tale era la sua devozione ed il suo Sadhana. Un uomo che soffriva di mal di stomaco cronico, avendo sentito di Bilvamangala, andò da lui per conoscere da Krishna se il suo male si poteva guarire o meno. Krishna, chiamato, rispose: <<Quando il rotolamento si ferma, il male cesserà!>>. Lo sfortunato interpretò le parole di Krishna in questo modo: <<Quando egli avesse smesso di rotolarsi nel dolore>>. Poiché non poteva far a meno di rotolarsi nella sofferenza, l'uomo capì che non vi era soluzione e si disperò. Così egli lasciò il Kerala e volle andare in un altro luogo santo per incontrare qualcun altro che potesse fornirgli una risposta più soddisfacente. Bilvamangala gli disse che avrebbe dovuto soffrire di questa malattia a causa del suo destino, cioè a causa del risultato delle sue attività nelle precedenti nascite, interpretando la parola <<rotolarsi>> come <<rotolarsi di nascita in nascita>>. Egli prese la strada di Kasi e giunse ad una locanda nella quale si davano pasti gratuiti ai viandanti, e che era tenuta da una pia signora di nome Kukuramma. Quando ella vide la sofferenza di quell'uomo, gli parlò gentilmente. L'uomo disperato le disse che aveva deciso di annegarsi nel Gange, poiché gli avevano detto che non poteva sfuggire alla conseguenza dei suoi peccati passati. Kukuramma gli rispose che era matto e gli disse di ripetere un sacro mantra ed aggiunse che quel nome lo avrebbe curato completamente. Il pover'uomo così fece e quando giunse l'attacco del male fu sorpreso nel notare che la sofferenza era sparita anche facendo pressione sul suo stomaco. Tornò quindi nel Kerala da Bilvamangala, il quale gli domandò del suo male e, quando seppe che questo era sparito, chiese a Krishna cosa avesse inteso dire con <<rotolando>>. Krishna rispose: <<Rotolare in questo mondo oggettivo nei suoi mutevoli fenomeni>>. Quando l'uomo visse nel nome di Dio e non ebbe altri pensieri, il <<rotolamento>> cessò poiché il Nome e la catena del destino non possono coesistere.

Il destino svanirà come nebbia al sole, quando si recita il Nome del Signore, Questo rappresentò una rivelazione anche per Bilvamangala. Riflettete un attimo: come ha fatto l'uomo a dimenticare la sua divinità? Come ha potuto cadere in questa illusione? Allora capirete che ciò è avvenuto a causa della mente che corre dietro ai piaceri momentanei. Qual è il rimedio? La risposta è: Adorate il Signore e diventerete ciò che sentite. Potrete avere il senso del Divino solo se avrete in voi l'amore che è Divino. Ecco perché l'Avatar è venuto a darvi il gusto di quel <<prema>> (Amore), affinché il desiderio per il Divino prenda radici nel vostro cuore. Oggigiorno l'uomo ha raccolto montagne di informazioni, ma la saggezza non è cresciuta in parallelo. Di conseguenza deve essere sviluppata la capacità di quest'ultimo di indagare e progredire nella comprensione della realtà dell'universo e dell'Assoluto.

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Una volta, Vivekananda, durante le sue peregrinazioni, era giunto in un paese. Molta gente importante, pittori, saggi, filosofi, poeti ed artisti si riunirono attorno a lui e gli fecero molte domande; Vivekananda fu impegnato a rispondere loro per tutto il giorno. Un vecchio uomo in un angolo, quando ebbe l’opportunità di gettarsi ai suoi piedi, gli disse: <<Svami, devi essere molto affamato, devo portarti del latte, oppure se vuoi della farina, puoi prepararti da solo il <<chapati>> se non vuoi mangiare quello fatto da me, nessuno sembra aver pensato al tuo cibo>>.

Quell'uomo aveva <<prema>>, Amore, che è un dono Divino. Ciò è molto più utile di tutta la conoscenza immagazzinata in una biblioteca di antichi testi. Ci sono tre tipi di uomini: <<nasthikas>> che considerano le cose esistenti come reali in se stessi; <<asthikas>>, che credono in una volontà dietro tutto ciò che vedono e provano, si inchinano davanti a quella volontà cercando di esplorarla al fine di aderire ad essa e non contraddirla. Il terzo tipo è costituito da coloro che hanno realizzato che il mondo oggettivo ha valore relativo, non assoluto. Queste due ultime categorie non si lamentano con il Signore per le loro malattie. Finché il figlio è minorenne non ha diritto di condividere le proprietà dei genitori. Finché siete minorenni nel Sadhana, non completamente cresciuti, in grado di badare al vostro destino, e finché dite <<IO>>, <<IO>>, <<IO>>, venite lasciati soli, inciampate e cadete. Ma se dite: <<Non io ma Tu!>>, allora tutto vi sarà dato. Cosa ha ottenuto la gente lottando per 100 anni! Ha avuto fame, ha mangiato, ha dormito e si è svegliata, ha riso ed ha pianto, ma qual risultato di tutto ciò sulla personalità e sul mondo? Nulla! Quando l'umanità vaga nel deserto senza meta e senza scopo arriva l'Avatar ad ammonire ed a mostrare la via e quel compito deve essere svolto in modi differenti. L’incarnazione Divina dell'Avatar, come menzionata nelle Sastra (Sacre Scritture), è stata ora spiegata da Velutry Sivarama Sastry. LasciateMi dire che solo coloro che conoscono le Sastra Mi possono capire. Io sono deciso a correggervi solo dopo avervi informato sulle Mie credenziali, ecco perché Io vado annunciando la Mia natura per mezzo di miracoli, cioè azioni che sono al di là della capacità umana e dell'umana comprensione. Non sono ansioso di mostrare i Miei poteri, il loro scopo è attirarvi a Me, cementare i vostri cuori e Me. ConoscerMi è anche parte del vostro destino. L'altro giorno, in occasione di Vaikunta Ekadasi ( Il giorno della luna crescente, giorno propizio in cui le porte del Paradiso si aprono), quando feci l'<<amritha>> (nettare materializzato da Baba in quell'occasione), alcuni che erano venuti settimane or sono e che erano stati presenti alla creazione della <<Amritha>> in riva al fiume e che avevano preso posto nella lunga fila di devoti, si alzarono quando Mi stavo avvicinando a loro e persero quindi quell'opportunità forse per il periodo di una vita. E’ un'opportunità che si guadagna. D'altra parte, ciascuno di voi deve essere salvato. Voi dovete sfuggire a questa rete quando vi arriva l’opportunità. Non rinuncerò a voi, neanche se voi Mi abbandonate, perché non è in Me abbandonare coloro che Mi negano. Sono venuto per tutti. Coloro che deviano torneranno da Me, non dubitate. Li richiamerò a Me. Vi benedico affinché possiate ottenere quella visione in questa stessa vita con questo stesso corpo.

Prasanthi Nilayam 24/11/1961

Discorsi volume III

pag.54

... Il primo segno della vita spirituale è il distacco. Se non avete il senso del distacco, vuol dire che ignorate l'educazione spirituale. Vayraghya è l’ABC della Sadhana: il distacco deve diventare così forte da farvi rompere i legami dei sensi. Solo pochi minuti di riflessione vi convinceranno della inutilità delle ricchezze o della fama o felicità terrena. Quando lo stagno si svuota, neppure una rana vi rimane.

Se un cadavere è rivestito di molti gioielli, dice un proverbio, molti saranno coloro che reclameranno la loro parentela con esso. Se non ci sono ricchezze, non una sola persona si farà avanti per portarlo via. Quando aggiungete soldi su soldi sul vostro conto corrente bancario, chiedetevi se per caso non state accumulando fastidi per voi e per i vostri figli, rendendo loro più arduo condurre una vita onorata, pulita e confortevole. Quando lottate per conquistare una fama inutile con mezzi illeciti, guardate chi fra i milioni di vostri simili è onorato e per che cosa. Non vi accorgete che solo coloro che hanno abbandonato, rinunciato, per seguire la difficile via della divina realizzazione, anziché il più facile cammino della realizzazione mondana, sono onorati dovunque? Siano benvenute le raffiche di vento del destino, tutte le sventure e le miserie, come se fossero oro per il crogiolo, il martello e l'incudine, che lo trasformano in gioielli, o come la canna che dà il benvenuto all'ascia, al frantoio, al bollitore, alla padella, allo spruzzatore ed all'essiccatore perché la sua dolcezza possa essere preservata ed usata come zucchero da tutti. I Pandavas mai esitarono quando il disastro li colpì; erano felici perché la sventura li aiutava a ricordare e ad invocare Krishna. Bhishma piangeva sul suo letto di frecce prima di morire. Arjuna gli chiese perché piangesse e Bhishma rispose: <<Piango perché ricordo le miserie sopportate dai Pandavas>>. poi soggiunse: <<Questo è avvenuto affinché nel Kaliyuga si sappia che non bisogna mai ricercare potere, posizione o ricchezza ma che, per essere felici, basta sottomettere tutto al volere di Dio, in completa rassegnazione”. Il Signore va verso il devoto più velocemente di quanto non faccia il devoto nell'andare verso di Lui. Se voi fate un passo verso il Signore, Egli ne farà cento verso di voi! Egli sarà molto più che un padre ed una madre. Egli vi nutrirà dall'interno come ha fatto con molti santi che hanno riposto in Lui la loro fede.

La via della Verità

Pag.31

… Le Sacre Scritture di questo Paese, Sruthi, proclamano a gran voce che l'individuo è l'artefice del proprio destino, del proprio stato sociale, delle ricchezze, della povertà, della sua libertà e della sua schiavitù…

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