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Devoto-Devozione

Al di là dell’illusione

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La Bhakti non è un'uniforme da indossare solo alla sera del giovedì, quando vi riunite per il Bhagian, e da togliere poi. Dev'essere l'adozione di un atteggiamento di umiltà, onorando i genitori, i maestri, gli anziani, e tutti gli altri: è un modo di pensare, un modo di essere continuo. E’ il sostentamento del cuore, come il cibo lo è per il corpo. Come l'ago della bussola punta sempre al nord, senza deviare, e ci torna anche ruotando la bussola, così il Bhakta, con prontezza e con gioia, deve sempre guardare a Dio, e dev'esser contento solo se è diretto verso di Lui.

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La Bhakti è di vari tipi, a seconda del Samskara (gli effetti del Karma passato) del devoto, lo stato della sua mente e livello del suo sviluppo. C'è Santha Bhakti di Bhishma, la vatsalyabhakti di Yesoda, la Madhurabhakti di Gouranga e di Miira, e la Anuragabhakti delle Gopi. Di queste, l'atteggiamento di Dasya è la più facile e migliore per maggioranza degli aspiranti del giorno d'oggi. Significa Saranagathi o Prapathi (abbandono a Dio), e nasce dalla Santha Bhakti.

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Disse Arjuna a Krishna:”Sono venuto su questo campo di battaglia come un Dhiira, ed eccomi divenuto un Diina, perché non sono che uno strumento nelle Tue mani>>. Argiuna era un Cinmayamurthi e non, come si immaginava, un Mrnmayamurthi. Egli era un uomo imbevuto di consapevolezza divina e non di inerzia terrena, solo che non ne era conscio. Ogni uomo si trova la compagnia che merita, non è vero? Per questo potete giudicarlo dalla compagnia che frequenta. Ebbene, Argiuna aveva per compagno Iddio stesso! Egli aveva la Shraddha (la fede) per concentrarsi sugli insegnamenti della Ghita, e questo avveniva anche nel bel mezzo del campo di battaglia, un momento prima della lotta che doveva decidere il destino della sua famiglia. Egli ebbe sufficiente devozione da far sì che Krishna gli mostrasse la sua forma universale; egli aveva avuto l'umiltà di dichiarare che avrebbe preferito mendicare piuttosto che ammazzare amici e parenti, e anche di gettarsi ai piedi di Krishna quando non poté più decidere cosa fare! Sviluppate in voi queste qualità, e avrete anche voi la compagnia del Signore. Krishna fece risorgere in Arjuna le qualità ragiasiche spronandolo e deridendolo per la sua codardia e per il suo atteggiamento di rinuncia indegno di un Kshatrya ( soldato), e gli fece così sparire la pigrizia e l'ignoranza di Tamas. Poi lo trasformò in un eroe satwico, pronto a combattere la guerra per il Dharma.

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L’Avatar è venuto al fine di proteggere il mondo e di rafforzare, in ragione di ciò, il Dharma. I libri che contengono la parola del Signore e i grandi uomini che li conoscono affermano che il Signore assume forma umana per portare avanti questi propositi. La storia di Kucela insegna come meditare, adorare e onorare Dio. Kucela sapeva esattamente quello che si deve dare a Dio, poiché il Signore è attento ai sentimenti che accompagnano il dono e l’atteggiamento col quale lo si offre. Egli non è mosso dalla quantità o dal costo. Draupadi Gli offerse un piccolo pezzo di foglia che si era appiccicata alla parete della pentola nella quale aveva cotto il cibo, e il Signore ne fu sazio tanto che le disse di non aver più fame. Rukmini pose sulla bilancia una sola foglia di Tulsi, ma, poiché l'aveva saturata di tutta la sua devozione, la foglia pesò più di Krishna stesso. Kucela offerse un po' di "riso battuto", e il Signore lo mangiò con piacere e ne fu molto soddisfatto, perché l’offerta era piena di Bhakti. Un pezzo di carta bianco, pulito e liscio non vale quanto un altro ugualmente grande ma sporco e lacero, perché quest'ultimo è stampato dalla Zecca che ne fa un biglietto da cento rupie. Lo stampo di Bhakti rende prezioso quel "riso battuto". Date al Signore il frutto dell'amore, che cresce sull'albero della vita. Sviluppate la luce dell’amore e i pipistrelli del dolore, dell'invidia e dell'egoismo, fuggiranno a rifugiarsi nelle tenebre.

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La Bhakti di una persona non si valuta dal numero degli istituti che ha fondato o aiutato, sui templi che ha costruito o restaurato, sui doni che ha fatto o dal numero degli scritti sul nome del Signore; né sul tempo o sulle energie che ha dedicato all'adorazione di Dio. Tutto ciò non è vitale e neppure primario. La Bhakti è Prema, immacolata da ogni sfumatura di desiderio che sia volto verso i frutti o le conseguenze di questo amore. E’ amore che non conosce nessuna ragione particolare per manifestarsi; è la natura dell'amore dell'anima per l’Anima universale, come il fiume per il mare, il rampicante per l'albero, la stella per il cielo, la fonte per la roccia da cui sgorga. E’ sempre dolce, nei buoni e nei cattivi momenti, non è come il pepe e il sale che mettete sulle vivande, ma è come il pane e come il burro, la sostanza stessa del cibo. Non è come la mostarda, che presta solo un po' di piccante alla lingua e vi invita a consumare dell’altro cibo. E’ un atteggiamento che non cambia, una buona tendenza della mente, che resta dritta e ferma nella gioia come nel dolore, perché Ananda viene da Atmajnana ( conoscenza dell’Atma) e il Bhakta (devoto) è il vero testimonio.

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Sia che spingiate alla meditazione, od organizziate Bhagian, o facciate dei discorsi, o doniate dei vestiti od offriate adorazione a Dio, il fine da ricercare è sempre quello di ripulire la mente dalle macchie dell'egoismo, dell'avidità, dell'odio, della malizia, della sensualità e dell'invidia. Al loro posto deve entrare nella mente solo l'amore. Questo è il segno del devoto di Sai.

Discorsi 88/89 volume I

La preghiera parziale [15] pag.37

Soltanto nell’amore verso ogni essere vivente, amiamo veramente Dio. Le Sue opere si adattano alla capacità di comprensione dei devoti. La gente continua a pregare, perché crede che Dio non abbia ascoltato le sue preghiere o non abbia fatto caso alle sue difficoltà, ai suoi problemi, alle sue sofferenze. Ma in questo modo si giunge solo agli orecchi o agli occhi di Dio, non alla Sua forma completa.

Il vero Yogi [16] pag.37

Quando chi ha scelto la via spirituale si immerge in meditazione si sente uno Yogi ma appena ha finito di meditare, si lascia andare alle solite abitudini. Questo non corrisponde agli insegnamenti di Krishna. Un vero Yogi lo è sempre, in qualsiasi momento. Se lo siete al mattino e nel pomeriggio ve ne dimenticate per indulgere nei piaceri della vita e poi alla sera vi sentite male, come potete dire di essere uno Yogi? Dovete sentire costantemente di essere divini, qualunque cosa facciate, dovunque vi troviate.

L’emicrania di Krishna [19] pag.37

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Per mettere alla prova alcune persone che avevano un’alta opinione di se, Krishna finse di avere un'emicrania insopportabile, cosa insolita per Lui, e si fasciò la testa con un asciugamano. Rukmini, Satyabhama e le altre donne di casa, preoccupate, Gli fecero mille domande per sapere cosa avesse, perché e come mai si sentisse tanto male, quale fosse il rimedio adatto, e via di questo passo. Krishna si limitò a rispondere: “Questo dolore è insopportabile, tanto è forte. Ma potrei liberarmene se applicassi sulla fronte la polvere dei piedi di un grande devoto." In quell'istante entrò Narada e le donne si rivolsero a lui e lo pregarono di aiutarle a liberare Krishna da quella sofferenza. Ma, quando Narada domandò a Krishna che cosa si potesse fare, ebbe la stessa risposta che era stata data alle donne: “La polvere dei piedi di un grande devoto".

Narada pensò che Satyabhama fosse la persona più adatta; ma la donna era in grande imbarazzo: per Krishna era solo una moglie e sarebbe stata dannata se avesse osato metterGli sulla fronte la polvere dei propri piedi. Rukmini addusse le stesse ragioni ed entrambe dissero a Narada: “Nessuno Gli è più devoto di te. Con la polvere dei tuoi piedi Krishna guarirà". Ma neppure lui ardiva tanto. "Se lo facessi rispose - mi condannerei e perderei tutti i privilegi acquisiti". Evidentemente tutti pensavano che un gesto simile sarebbe stato sacrilego. Intanto Krishna si lamentava e gridava per il dolore insopportabile...

Narada Gli chiese: “Svami, dimmelo Tu dove posso trovare il medicamento che chiedi". "Va dalle Gopi- disse Krishna - portaMi la polvere dei loro piedi e Mi passerà il mal di testa! “Narada arrivò in men che non si dica al villaggio Gokula, recitando il nome di Dio. Le Gopi gli corsero incontro e gli fecero molte domande su Krishna. " Non L'ho mai visto stare così male. Ha un forte mal di testa e soffre molto ed io sono venuto qui per cercare qualche medicina che possa guarirLo. “Le Gopi chiesero se potevano prepararGli un decotto o qualche altra cosa, ma Narada rispose che Krishna voleva la polvere dei loro piedi. Senza alcuna esitazione, una di loro fece una corsa in casa per prendere un lenzuolo, sul quale scossero tutte i piedi, raccogliendo un bel po' di polvere... "Corri Narada, corri da Lui e liberaLo dal suo male!" Il saggio era stupìto e perplesso. " Come osano queste sempliciotte? Non sanno il rischio che corrono! Devono proprio essere impazzite!”, pensò tra sé, e le avvertì: "Con la vostra audacia vi state condannando all'inferno!". Ma le Gopi non si spaventarono: "Non ci interessa proprio sapere che finiremo all’inferno. Se Krishna sta male, per noi non c’è inferno peggiore. Ma se il nostro Gopala guarirà, noi staremo bene dovunque. L'importante è che guarisca". Quando Narada portò la polvere a Krishna, Lo trovò in perfetta forma. Era allegro e il mal di testa non Lo tormentava più. L’emicrania Gli era passata nel momento in cui le Gopi avevano scosso la polvere dai loro piedi per offrirGliela.

Audace devozione [20] pag.38

Questo episodio insegna che bisogna saper sacrificare il culto di se stessi, che bisogna essere umili ed abbandonarsi al volere divino. Le Gopi avevano dato prova di autentica devozione, perché non si erano curate del rischio cui andavano incontro, non avevano pensato che il loro gesto poteva essere giudicato sacrilego e che questo avrebbe meritato loro la condanna. Krishna disse che chi pensa solo a se stesso e si rifiuta di prestare il proprio aiuto per timore che gli accada qualcosa di spiacevole, ebbene, costui non è affatto un devoto.

Il "Noi" [31] pag.41

Ai tempi di Krishna, i Pandava si insuperbirono perché Krishna apparteneva al loro clan e perciò si sentivano sicuri di vincere ogni battaglia. In tal modo l’ego prese il sopravvento. Se l'ego predomina non si può capire il Principio dell'Atma, dello Spirito. Perciò, tutta la stirpe Yadava perì. Le Gopi invece, che avevano sempre creduto di appartenere a Krishna, si offrirono a Lui, si dedicarono completamente a Lui e, poiché erano convinte di appartenerGli, Krishna era sempre con loro. Se abbiamo la convinzione di appartenere a Dio, diventiamo parte di Lui e non possiamo vivere staccati da Lui. Ci sono Io e ci sei tu; le due entità unite diventano "Noi". il "Noi" rimane noi, anche se vi aggiungiamo altre entità. Il "Noi" è unione, Unità.

La mente in Dio [32] pag.42

Perciò, quando dite “Io appartengo a Dio", ne assumete la stessa natura divina. Portate dunque su Dio i vostri pensieri, siate divini! Ogni tipo di disciplina deve tendere al controllo della mente. Ci sono molte verità sottili e segrete nascoste in essa. Fintantoché il pensiero è concentrato su un determinato soggetto, non ci si accorge di quanto succede al corpo; ci si muove automaticamente, quasi senza rendersene conto. Ma se sentite prurito e ci pensate, il prurito aumenterà. Ogni malattia, ogni dolore proviene dalla mente.

Dharma e devozione [2] pag.45

La cultura tramandataci dagli antichi figli dell’India è tale che né col passare dei secoli, né col sovrapporsi di altre culture più recenti, ha subìto variazioni; non può dissolversi, né ricrearsi, né cambiare, perché ha preso ispirazione dal Dharma, l’eterna Legge Divina, che è la sua misteriosa corrente. La devozione occupa in questa cultura un posto di grande rilievo, ma non deve essere confusa con l’abitudine invalsa di frequentare templi o compiere pellegrinaggi, azioni meramente esteriori, marginali che, per avere senso, devono essere mosse da una forza interiore, dall'Amore assoluto, disinteressato, il solo che possa essere chiamato "devozione".

La devozione non chiede [6] pag.47

La devozione non può limitarsi alla preghiera, ai pellegrinaggi, all’edificazione di chiese o ad altre attività di questo genere; lo yoga e simili pratiche hanno un’importanza secondaria. Se la esaminate a fondo, scoprirete che l'autentica devozione non chiede nulla, mai. Il Sé rimane intatto, non si sminuisce, è vivente, è se stesso.

L’anelito delle Gopi [8] pag.47

Ai tempi di Krishna, le Gopi non aspiravano che ad unirsi a Lui:

“Se Tu fossi un albero, vorremmo essere i viticci

per attaccarci a Te.

Se Tu fossi un fiore, vorremmo essere le api

per sciamare su Te.

Se Tu fossi l’oceano, vorremmo essere i fiumi

per immergerci in Te.

Se Tu fossi il cielo infinito,

vorremmo essere le piccole stelle

per scintillare in Te.

Se Tu fossi la vetta più alta,

vorremmo essere impetuosi torrenti

per scorrere su di Te.

Dio, Dio onnipotente,

noi non viviamo, non possiamo vivere

lontane da Te.

Vorremmo giocare con Te.

Vivere con Te.

Esalare l’anima nostra in Te.”

Un autentico devoto dovrebbe avere aspirazioni e sentimenti analoghi a quelli delle Gopi, e non limitarsi a lodare e glorificare il Signore quando tutto procede bene e muoverGli delle critiche non appena qualche cosa contrasta le sue aspettative.

La devozione di Dharmaraja [9] pag.48

Oltre alle Gopi, anche Dharmaraja, il maggiore dei fratelli Pandava, aveva quel sentimento devoto verso Krishna, sul quale non nutriva dubbi di sorta, qualunque fosse la situazione penosa e problematica che aveva da affrontare. Nel fitto di una foresta o in città, sulla cima di un monte o in pianura, dovunque venisse a trovarsi, era pienamente convinto che Krishna gli fosse vicino ed a

Lui si affidava. Compenetrato da un amore tanto profondo, viveva sereno e felice.

La devozione cattura Dio [11] pag.49

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"Non c’è cosa più grande della devozione”, disse una volta Narada ai suoi discepoli. Uno di loro gli chiese: "La terra è grandissima; come può la devozione essere più grande della terra?" “Sì, la terra è vasta, ma per i 3/4 è occupata dall'acqua. Allora l’acqua è più vasta della terra?", domandò ancora Narada. "L’acqua è più vasta della terra", confermò il discepolo. “Ma se è così, il Saggio Agastya che bevve in una sorsata l'oceano intero è più grande anche dell’oceano?" "Certo, Agastya è più grande", assentì il giovane." Ma Agastya è più piccolo della stella più piccola. Chi è dunque più grande, il cielo o Agastya?" " Il cielo", ammise il discepolo. “Bene, ora ascolta: quando Dio venne sulla terra sotto l’apparenza di Vamana, chiese per se un’estensione di terreno pari a tre dei suoi piedi; poi coprì la terra con un piede ed il cielo con un altro e non ebbe più spazio per il terzo piede. Se il piede di Vamana poté coprire tutto il cielo, significa che il piede di Dio è più grande della volta celeste, è così?" “Sì, - confermò il giovane allievo - e se Dio ha un piede tanto grande, Egli è certamente immenso!" "E Dio, con la Sua immensità, è stato catturato dal cuore di un devoto; quindi il cuore di un devoto supera in grandezza lo stesso Dio. Perciò - concluse Narada - vedi bene che nulla può superare la devozione".

Devozione e immortalità [12] pag.49

Non c’è farmaco più potente: con la devozione può esser curata ogni malattia. Non c’è un testo sacro che non abbia lo stesso valore. Infatti, le sacre scritture ed i rituali non sono che le sue parti supplementari. Per sentirsi uniti a Dio è necessario sacrificare tutto: l'immortalità si conquista solo col sacrificio.

Le 3 vie [13] pag.49

Perché si possa intuire il mistero della Divinità, sono state indicate tre vie: l’azione, la conoscenza e la devozione. Quest’ultima è indubbiamente superiore alle altre, perché riesce a penetrare il mistero dell'unità nella diversità, che è il sottile segreto divino.

La "devozione" egoica [36] pag.55

La devozione è superiore persino alla conoscenza e si può facilmente trarne gioia. Dio può essere conquistato solo con l'amore, con l’amore spontaneo che non viene dall’esterno e che non è soggetto a cambiamenti. La devozione mossa dal desiderio di raggiungere una buona posizione è basata su interessi di tipo commerciale. "Signore, se gli esami mi andranno bene, ti offrirò due noci di cocco". E’ devozione questa? Non è un patto d’affari?

La Via della Devozione [3] pag.106

Il dovere fondamentale dell’uomo sta nell’utilizzare il proprio corpo per assolvere gli obblighi verso Dio e metterlo a completa disposizione del Suo beneplacito, per il Suo gaudio e la Sua gloria. Se volete percorrere questa via particolarmente gloriosa, dovete intraprendere la Via della Devozione, così importante nella cultura indiana. La gente fraintende il significato di devozione, credendo che consista nel rendere culto a Dio, fare pellegrinaggi, costruire ostelli e fare della carità. Questi non sono che i primi passi per giungere a livelli più elevati di devozione, ma non sono ancora vera devozione. Non si vuol dire con questo che simili attività vadano abbandonate; ma, mentre si è impegnati nell’adempimento di questi passi preliminari e iniziali, si dovrebbe aver sempre di mira la più alta mèta e progredire verso un'autentica devozione.

Amore senza ego [4] pag.106

Devozione significa, invero, adorare il Signore senza preoccuparsi dei meriti acquisiti con le opere, bensì trasformando tutto in un’offerta a Dio, dandoGli amore. L’amore scevro da egoismi e non macchiato dall’attesa dei frutti fluirà senza impedimenti verso Dio. Non può rientrare nella devozione un amore inficiato di "ego”. Occorre nutrire e sviluppare un amore altruistico.

Naturalezza della Devozione [5] pag.106

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Il fiume verso l'oceano, il fiore sull’albero, le stelle nel cielo: l’amore dell'uomo verso l’Onnipotente dovrebbe avere la stessa naturalezza e scorrere liberamente e senza finzioni verso Dio. Da qualsiasi parte provenga, è naturale che il fiume segua continuamente il suo corso verso l’oceano, fino ad immergervisi. In fondo, ciò accade perché il fiume ha origine dall’oceano stesso. Allo stesso modo, la devozione autentica è tale da far sì che l’amore dell’uomo fluisca senza interruzione e in modo naturale verso Dio, senza attendere risultati o qualcosa di simile.

Avere una visione umana delle cose, nutrire in cuore certe speranze non è affatto devozione.

La protezione di Dio [8] pag.108

Che fare perché Dio offra un rifugio? Come accattivarseLo e averne protezione?

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Questo tenero alberello assetato di pioggia la ottiene perfettamente col solo sguardo rivolto verso il cielo. Per accontentare l'albero, le nubi si abbassano e rovesciano pioggia, soddisfacendo i suoi desideri. Un bambino che giace nella culla non può saltare in braccio alla mamma; è lei che gli si deve avvicinare per tirarlo su in braccio e coccolarlo. Simile sorte tocca a quei devoti incontro ai quali Dio è disposto a scendere e a benedirli con tutto quanto essi vogliano.

Per questo tipo di preghiera, il requisito essenziale è l’Amore.

La gabbia [18] pag.111

A questo proposito, eccovi una piccola similitudine.

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Se tenete un pappagallo in gabbia o vi rinchiudete una tigre o un leone, anche se li guardaste ogni giorno non provereste la gioia che si ha quando, questi animali si vedono liberi nella foresta, nel loro habitat naturale. Quando si riesce a catturare un uccellino su un albero, si incomincia a provare tenerezza per esso e, mentre lo si tiene fra le mani, viene spontaneo intenerirsi anche per tutti gli altri che sono in libertà. Il sentimento naturale dell'amore umano dovrebbe fluire liberamente verso ogni popolo. Non relegatelo in una gabbia...

L'amore dovrebbe trascendere i limiti del mondo e andare oltre fino a diventare amore per l’intero universo.

Dolcezza della devozione [20] pag.111

Non c’è nulla che superi la devozione; a nient’altro si può paragonare. Si ritiene che il nettare sia quanto di più dolce esista al mondo, ma la dolcezza del nettare al confronto con quella dell’amore perde ogni sapore e diviene insipida. L’amore per il Signore è, dunque, il massimo della dolcezza. Il mondo stesso è dolce, come dolci sono i Suoi occhi ed il Suo cuore. Il Signore di Mathura (Krishna) è dolcissimo e ci offre cibi deliziosi e dolci. Quanto è sciocco chi anela al possesso dei piaceri mondani che di dolce non hanno proprio niente.

E’ facile [11] pag.119

Come disse Vasishta, si può bere tutta l’acqua dell’oceano in un sorso, si può raggiungere la vetta più alta, si può persino mangiar fuoco, ma è molto difficile comprendere i segreti della mente. Secondo il Mio modo di vedere, invece, controllare la mente è facilissimo, anzi è la cosa più facile. Se solo si seguisse una disciplina con passione e fede, sarebbe sufficiente a conseguire ampi risultati. Tutto è difficile per il pigro che non fà alcun sforzo. E’ molto, molto facile controllare la mente, vincere la mente per diventare un individuo che trascende tutte le percezioni sensoriali e gode la beatitudine dello Spirito.

La Via della Devozione [12] pag.119

C’è una via per giungere a questo ed è quella della devozione.

Nulla è impossibile a chi è devoto; egli ha tutte le possibilità. Non c’è nulla al mondo che regga al confronto con la devozione.

Sarà pure il più erudito;

avrà studiato tutte le Scritture e tutti i Veda;

sarà pure un re, un imperatore

che prova tutti i godimenti possibili

fisici e mondani;

sarà un servo che vive di stenti,

uno schiavo della dea Povertà;

ma se non ha devozione è una completa rovina.

A nulla gli giova essere l’imperatore dell’universo

se non ha devozione.

Solo una persona dedita alla devozione

diventa degna di essere venerata.

Quante più cose riesco a comunicare a tutti voi

quando vi riunite qui

virtuosamente e devotamente!

Quale devozione? [13] pag.120

Devozione, devozione, devozione! Come la intendete voi? Scattare una foto? Tenere una statua? Compiere dei riti di culto o fare l’offerta del fuoco? La gente oggi non saluta nemmeno più con convinzione, e quando fa un inchino a Dio lo fa di fretta e con superficialità. L’uomo d’oggi non ha abbastanza contegno per fare un inchino con calma, con amore e di tutto cuore. Al contrario, che cosa va inseguendo? E’ completamente assorbito dalla mania di far soldi e così gli sfugge la Verità.

Le ricchezze [14] pag.120

Qual’è la ricchezza fondamentale che l’uomo dovrebbe possedere? Da come la vedo Io, denaro e ricchezza sono necessari, ma non sarà quel denaro che vi farà guadagnare ricchezze di ogni genere. Un pò, di ricchezza non vi farà felici. Se vi accontentate di una ricchezza moderata, avrete più gioia, perché un’eccessiva ricchezza vi darà solo problemi.

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I soldi sono come le scarpe: se la scarpa è su misura, camminerete comodamente; se è un po’ sciolta, non riuscirete a muovervi e se è troppo stretta, non vi fa camminare. Così è della ricchezza: se scarsa, siete angosciati; se abbondante, preoccupati.

Oggi si dà troppa importanza alla ricchezza; gli uomini sono sommersi giorno e notte dal problema di come far soldi, e non pensano a Dio. La devozione ha ben poco a che fare con questa sete di denaro, questa corsa agli onori, alla fama, alla posizione sociale ed alla reputazione.

Affetto e Amore [15] pag.120

Se offrite il vostro amore al Signore, aspettandovi qualcosa in cambio, non potete certo chiamarla devozione quella. Vi è una grande differenza fra l’amore come sentimento e l’amore che unisce al Divino. L’affetto rimane ancora nel campo dei sentimenti terreni, ma può essere sublimato orientandolo verso Dio: allora diventa vero Amore.

Varie devozioni [16] pag.120

Occorre impegnarsi a scoprire il vero significato di devozione perché ve ne sono di diversi tipi. Narada la descrive come servizio e adorazione al Signore compiuti con cuore puro e mente salda. Gargi la descrive come preghiera e culto a Dio reso nell’esaltazione delle Sue qualità e mantenendosi puri in pensieri, parole ed azioni. Vyasa la descrive come amore senza tornaconto. Molti hanno dato diverse descrizioni nell’intento di spiegare al mondo la devozione. Man se volete comprendere correttamente l’autentico significato di devozione, essa dev’essere del tutto altruistica, spontanea e deve nascere dal cuore. E’ amore quello che si sazia di devozione, di purezza e non si lascia toccare da guadagni o perdite, mantenendosi inalterato ed equanime in qualsiasi circostanza, favorevole o avversa.

Dharmaraja [17] pag.121

Il più anziano dei Pandava, Dharmaraja, seguì questo particolare sentiero, pensando sempre e soltanto a Krishna. Anche quando Draupadi fu messa alla berlina davanti a tutta la corte, Dharmaraja pensava a Krishna. E ancora, quando Abhimanyu, figlio di Arjuna, fu spietatamente messo a morte dal nemico, Dharmaraja pensava a Krishna. Quando gli toccò un esilio di dodici anni nella foresta, dove non poteva nutrirsi che di frutti selvatici e di foglie e doveva far bastare quel poco, anche allora Dharmaraja ricordava sempre e soltanto Krishna. Quando rientrava da una battaglia vittoriosa, non aveva in mente altri che Krishna. Nei momenti di gioia e di felicità, nei periodi di tristezza e tribolazione non si lasciava mai turbare dagli eventi. Considerava tutto come una prova passeggera. Il suo cuore era come un oceano che non va soggetto ad alterazioni per il fatto che in esso vi nasce e muore una gran quantità di creature; non gode per chi nasce ne piange per chi muore: rimane imperturbabile. Qualunque cosa vi accada, esso mantiene costantemente un senso di equanimità. Dharmaraja, nonostante le vicissitudini della sua vita, si comportò sempre come un oceano, con la massima impassibilità e con totale amore. Fa parte dei doveri di un devoto il considerare il mondo come un’illusione e il seguire un comportamento retto.

Falsa devozione [18] pag.121

Accontentarsi di andare al tempio per il culto o per offrire una noce di cocco, aspettandosi in cambio chissà quali vantaggi è una maniera piuttosto aberrante di considerare la devozione; è la caricatura della vera devozione. Vi sono alcuni che, pur di vedere esauditi i propri desideri, cercano addirittura di imbrogliare Dio, scambiando la devozione per un giro d’affari. Mercanteggiano con Dio: O Dio, io ti dò questo, se tu mi dai quello. Se mi fai vincere 10 milioni di rupie alla lotteria, te ne darò mille". Altri poi si recano a Tirupati ed offrono i capelli che a loro avanzano per avere in cambio qualcosa dal Signore. Non sono queste le cose che dovete cercare di ottenere.

Il sapore della devozione [26] pag.123

E’ dunque principale dovere di ogni uomo avere devozione verso Dio. La devozione, e solo quella, dà forza e sapore alla vita. Solo dopo aver gustato quel sapore si giungerà al distacco dalle cose e soltanto quel tipo di distacco condurrà alla liberazione. La devozione, perciò, conferisce una quantità di poteri ed energie. Basate la vita sulla devozione. Siate decisi nel compiere i doveri del vostro stato e non rinviateli.

Meditazione [33] pag.125

Mentre lo recitate ne comprendete veramente la santità e la divinità? Con che devozione vi abbandonate ad esso? Che cosa credete che sia la meditazione? Riflettere seduti in un angolino tranquillo, passando in rassegna occhi, naso e tutti i sensi per un loro migliore impiego, con una coperta sulle spalle e la bocca chiusa, intanto che un turbine di pensieri e di immagini vaga nella vostra mente? Credete di recitare il rosario per il semplice fatto che passate con le dita la corona? E che cos’è per voi il Samnydsa? (35) Vestire panni color ocra? Alcuni sciocchi del giorno d’oggi confondono il Samnyasa o la recita del rosario con queste forme esteriori. Se ridurrete la devozione ad esteriorità ed avrete una fede intransigente nei rituali non arriverete di certo a destinazione.

Non otterrai la potestà della devozione

semplicemente indossando abiti color ocra.

Non eliminerai i tuoi peccati

semplicemente pronunciando dei mantra.

Non otterrete conoscenza

semplicemente tenendo in mano la Gita

e citandola a voce spiegata.

Dev’ esserci coerenza

fra quello che dici e quello che fai.

Se ci sarà questa coesione, sarai un saggio.

Ecco come dev’essere

la norma di comportamento di un individuo.

Devozione petulante [43] pag.128

Non siete disposti ad offrire tutto a Dio, quando però si tratta di ricevere da Lui, siete molto impazienti.

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Solo quando si è depositato un conto in banca si possono staccare assegni per riscuotere soldi... e solo quando l’assegno risulta coperto, verrà cambiato. Se presentate 5 rupie quando entrate in un negozio, avrete in cambio merce per 5 rupie. Potete avere solo nella misura in cui avete dato.

In quest'epoca di ignoranza dilaga fra i devoti la moda di chiedere sempre. E’ una devozione ipocrita. D'ora in poi, estirpate del tutto una siffatta devozione. Nel vostro stesso interesse e per il vostro stesso bene sviluppate una devozione vera, perché solo allora potrete pensare al benessere dell’Universo.

Amore inamovibile [24] pag.177

Non è vero amore quello che cresce e diminuisce a seconda dei momenti. Solo l’amore, che non ha nascita ne morte, che è immutabile e risplende sempre più nei cuori, è vero amore. L’amore non viene turbato ne da gioia ne da dolore, ne da elogio ne da disprezzo. Un amore siffatto è devozione autentica. Un amore che oscilla fra le varie circostanze, non è affatto genuino. Quando dalle vostre preghiere ricavate grandi vantaggi, riempite le pareti di immagini sacre da adorare, ma se i vostri desideri non vengono assecondati, andate a staccarle...

Presunzione e stima [7] pag.183

Fra gli uomini si riscontrano due caratteristiche: la prima, abbastanza diffusa, è l’illudersi di essere virtuoso e di possedere tutte le doti migliori. La seconda, piuttosto rara, è la capacità di riconoscere negli altri le buone qualità, i loro meriti, i loro talenti, le loro bravure e la capacità di apprezzare i loro ideali. Gesù apparteneva alla seconda categoria: Egli riconosceva tutte le virtù e gli ideali negli altri e non si limitava a questo, ma li metteva in pratica, proponendosi poi come modello.

La pratica [37] pag.190

Non è una prova di devozione trascurare quanto Gesù ha predicato. Mettete in pratica ciò che Gesù disse e fece: ecco il giusto modo di celebrare la nascita di Gesù. Si dovrebbe fare uno sforzo per mettere in pratica gli insegnamenti delle persone in cui si ha fede; se non è così, la devozione è una farsa. Chiamatela piuttosto egoismo. Mettete in pratica almeno uno o due insegnamenti. Andate dicendo che siete devoti di Gesù, di Rama, di Krishna. Ma, vero devoto è solo chi mette in pratica i loro precetti e raggiunge i Piedi di Loto. Le parole non servono e nemmeno le esaltazioni, se non si mettono in pratica.

I doni di Dio [4] pag.194

L’uomo, che dice “Grazie!” per ogni piccolo favore quotidiano, non dovrebbe mostrare la propria gratitudine a Dio che, per mezzo dei cinque elementi, provvede a tutto quanto gli serve per vivere? L’acqua che bevete’ l’aria che respirate e la terra su cui vivete sono tutti doni di Dio. Qualunque sforzo facciate per estrarre dell’acqua, ciò che otterrete non sarà mai paragonabile alla pioggia che dipende direttamente dal volere divino. Potete usare tutti i ventilatori che volete, ma il risultato non sarà mai come la brezza o il vento che Dio fa spirare in modo naturale. Possono forse tutte le lampadine del mondo raggiungere lo splendore del sole? Mentre il sole e la luna forniscono luce a questo mondo e Iddio dona la pioggia alla terra, non si tiene in nessun conto una così gran grazia di Dio né si dimostra gratitudine a Colui che la dispensa, prestando invece attenzione alle piccole ed insignificanti cose di ogni giorno, e sprecando così la vita.

Le 9 devozioni [5] pag.194

Da tempo immemorabile, tutte le devozioni e le preghiere vengono offerte in segno di gratitudine. Al mondo, vengono praticati nove tipi di devozione: l) l’ascolto delle glorie del Signore, 2) il canto della Gloria del Signore, 3) la recita ed il ricordo del Nome di Vishnu, 4) il compimento del proprio dovere abbandonandolo ai Piedi del Signore, 5) l’adorazione del Signore, 6) l’obbedienza a Lui, 7) il mettersi al Suo servizio, 8) l’amicizia col Signore e 9) la totale resa a Lui.

Esempi di devozione [6] pag.195

Il Maharajah Parikshit fu l’imperatore che, adottando come disciplina spirituale la disponibilità all’ascolto, riuscì a comprendere e a completare lo scopo della sua vita. Narada espresse ed offrì la sua gratitudine a Dio, cantandoNe incessantemente la Gloria, sempre e dovunque. Prahlada, devoto fanciullo, ricordando e cantando senza fine il nome Hari Om Hari Om, santificò la propria vita, manifestando gratitudine al Signore. Molti altri esternarono la loro gratitudine col servizio al Signore. Arjuna offrì la sua gratitudine attraverso il vincolo dell’amicizia con Krishna; Prithu espresse la sua devozione per mezzo del culto; Hanuman con l’essersi reso servo di Rama; Bali, offrendo l’anima a Dio. Tutti questi tipi di devozione sono un’espressione dell’amore e della gratitudine offerti dai devoti a Dio, per ringraziarLo di tutto quanto hanno ricevuto. Talora, nell’esprimere la propria devozione, il devoto incontra degli ostacoli, ma essi sono soltanto temporanei. E’ sempre possibile salire un gradino più in alto, fino a raggiungere la mèta della vita.

Devozione [15b] pag.219

Poi c’è la Devozione, che va considerata come un’espressione di gratitudine verso tutto quanto si riceve dalla Provvidenza: l’aria che respiriamo, la luce e il calore che fruiamo dal sole, l’acqua che beviamo ed il cibo che mangiamo. Tutto ciò che è necessario alla vita viene dispensato dalla Grazia di Dio. Questa gratitudine è un dovere di primaria importanza e il canto sacro, la ripetizione del Nome, la meditazione e la preghiera ne sono l’espressione devota.

Tonalità di devozione [9] pag.229

La devozione vera consiste nell’offrire tutti i pensieri e le azioni a Dio e nello struggersi per avere la Sua grazia. In secondo luogo, devozione significa servizio. Il terzo significato è l’amicizia, mista ad un senso di timore. Un altro significato di devozione è lo stato di non separazione da Dio. Vera devozione è sentirsi in stretta relazione con Dio in qualunque momento, luogo o circostanza. La devozione d’oggigiorno viene confinata alla stanza della preghiera o ad una chiesa. Durante quel periodo, la vostra devozione sembra andare a gonfie vele e vi sentite in pace. Ma, una volta usciti di là, perdete la pace, e la collera si impadronisce di voi. Questa non si può dire devozione. La vera devozione trascende le limitazioni imposte dalla routine quotidiana e dalle responsabilità della vita, non si lascia condizionare dal tempo, dallo spazio e dalle circostanze. L’amore per il Divino non dovrebbe mai mancare, in qualunque circostanza. Ecco perché si dice Rimanete sempre come degli Yogi. Dovete sforzarvi di coltivare un simile amore, sperimentando la gioia del condividerlo con altri.

Devozione incondizionata [10] pag.230

Se la vostra devozione si raffredda, perché non vengono appagati i vostri desideri, non era autentica devozione. La devozione non ha nulla a che vedere con le esigenze del corpo, bensì piuttosto con quelle del cuore, e non dovrebbe subire contraccolpi a causa delle vicissitudini attinenti al corpo o alla mente. La devozione non ha nulla da spartire con le faccende del corpo. Questa è la più alta forma di devozione, detta Paramabhakti. Viene anche definita devozione incondizionata o Ananyabhakti. Solo questo tipo di devozione unidirezionale può attecchire nel cuore. Il vostro amore non deve variare a seconda dei momenti.

Disprezzo per le vanità [11] pag.230

Incarnazioni d’Amore!

C’è la tendenza a sacrificare la propria genuinità, per compiacere gli altri, invece di tener fede alla realtà di base. Il vero devoto arde dal desiderio di sperimentare il divino amore e non va in cerca di ostentazione e vanagloria; rifiuterà ogni altra cosa che sia solo un lontano riflesso di questo amore. Un cibo riflesso in uno specchio può solo essere guardato con gli occhi, ma non consumato. Può forse soddisfare l’appetito? Non vi darà mai gioia o delizia. Un vero devoto non dovrebbe mai aspirare alla soddisfazione del proprio ego, ma tendere esclusivamente a sperimentare il vero amore, l’amore puro del Divino. E’ amore quello che si può imprimere nel cuore.

Le Vie per unirsi a Dio [12] pag.230

La gente parla di Jnana-yoga, Karmayoga e Bhaktiyoga, riferendosi alle pratiche spirituali. Esse sono tutte fra loro strettamente correlate, dipendono l’una dall’altra. Fra queste, una in particolare, merita di essere ricordata: Bhakti-yoga, ossia la Via della Devozione.

I- La Via dell’Azione [13] pag.230

Fra i sentieri spirituali, il primo è la Via dell’Azione (Karma Marga). Percorre questo sentiero colui che compie molte opere per il benessere, la prosperità e la protezione del mondo, pratica i riti e i sacrifici e si impegna nelle attività di servizio e di carità. Tutti questi tipi di attività sono carichi di difficoltà. Per celebrare i sacrifici rituali è necessario avere una conoscenza profonda dei testi vedici; cosa praticamente impossibile per un essere umano ordinario.

II.- La Via della Conoscenza [14] pag.231

In secondo luogo viene la Via della Conoscenza (Jnana Marga): richiede la conoscenza delle scritture, dei libri e quella acquisita con l’esperienza, con l’azione, e una complessiva conoscenza del mondo. L’essenza di tutte queste conoscenze vi condurrà alla Conoscenza dell’Atma, alla Conoscenza del Sé. La sostanza di tutte le Scritture, la Divinità di tutte le religioni, il fine di tutti questi sentieri è sempre e soltanto uno: l’Amore. La Conoscenza è definita anche Advaita Darshana, ossia l’esperienza della nondualità, la consapevolezza dell’Unica Coscienza Cosmica, la visione dell’Uno nel Molteplice.

Il Namaskarana [15] pag.231

L’essenza degli insegnamenti offerti dalla cultura indiana trova la sua espressione simbolica in un gesto che si chiama Namaskara. Le dita di una mano sono tutte diverse, ma si uniscono per fare Namaskar, simbolo dell’unità nella diversità. Non è facile tuttavia sperimentare questa unità.

La disciplina dello Yoga [16] pag.231

La Via dello Yoga, anch’essa ardua, consiste nel dominio della mente e in un rigoroso controllo dei sensi. Questo sentiero è possibile solo se si abbraccia una severa disciplina. Si devono superare molti problemi, prove e tribolazioni: solo in questi disagi si potrà santificare la propria vita. Davvero pochi sono coloro che sono dotati di forza psicologica e spirituale per affrontare i travagli e le ardue prove della vita. Il sentiero dello Yoga è irto di ostacoli.

III. - La via della Devozione [17] pag.231

In terzo luogo c’è il sentiero della Devozione (Bhakti Marga), che fra tutti è il più semplice. Non richiede la padronanza delle Scritture, né la celebrazione di riti e sacrifici ed evita tutta la ricerca riguardante l’unità nella diversità. Se nutrite un sincero amore per il Signore, i sensi si sottoporranno spontaneamente ad una naturale disciplina. Coloro che hanno letto un mucchio di libri e sono versati nell’interpretazione delle Scritture, sono solo dei provetti eruditi, ma a mala pena mettono in pratica ciò che predicano.

Il valore della pratica [18] pag.231

Ciò che importa è la pratica, non l’erudizione. La conoscenza senza le opere è ciarpame senza alcun valore. Fra gli insegnamenti ricevuti in campo spirituale cercate di metterne in pratica almeno uno o due.

Potete possedere una gran quantità

di attitudini e di conoscenze,

battere chiunque su ogni argomento;

potete essere nati in una reggia

ed essere sovrani;

elargire ai poveri oro e mucche,

saper contare gli astri del firmamento,

conoscere e descrivere

tutte le varietà di esseri viventi;

potete anche apprendere

gli otto tipi della Conoscenza

o andare sulla luna,

ma se non sapete controllare sensi e mente

per volgerli all’interno

non avrete il pacifico e imparziale amore

verso l’Uno e verso tutti.

Il fine principale dell’uomo sta nel mettere in pratica la dottrina del Divino Amore.

Devozione e gratitudine [49] pag.240

La parola “Devozione” è stata equivocata. Si crede che pregare Dio cinque minuti al mattino, cinque minuti alla sera e fare dei pellegrinaggi sia devozione. La gratitudine è devozione: “O Dio, Tu mi hai fatto nascere in forma umana, mi hai benedetto con tanta intelligenza, mi hai elargito tanta conoscenza, mi hai elevato in modo straordinario al di sopra degli animali sia nel corpo che nella mente. Ti sono infinitamente grato!”. Se qualcuno vi raccoglie il fazzoletto che vi è caduto, lo ringraziate. Se vi offrono una tazza di caffè, ringraziate. Se siete grati per queste piccole cose, quanto maggiore dovrebbe essere la gratitudine da dimostrare a Dio? Quante pompe servirebbero per simulare la pioggia? Un semplice acquazzone fornisce una gran quantità d’acqua. Chi è che invia la pioggia? E quante candele o lampadine ci vorrebbero per fare la luce del sole? Quanti ventilatori ci vorrebbero per emulare la brezza che la natura fa spirare? Chi ha regalato tutto questo? Chi dona la vita? Non dovreste dunque essere grati? Chi non ha gratitudine è peggio di un animale. E’ vostro dovere essere grati a Dio, che è stato così munifico con voi. Il dovere è Dio. Il lavoro è adorazione. Fate il vostro dovere. Voi cercate di sfuggire ai vostri doveri.

Discorsi 88/89 Volume II

Il dualismo nel mondo [5] pag.22

La critica è l’opposto della lode. Ogni cosa del mondo fenomenico oscilla nel dualismo tra il bene e il male, tra la lode e la critica, e così via in simili coppie di opposti. Associazione e dissociazione sono entrambe causa di sofferenza per il devoto. Rattrista separarsi dai buoni, intristisce stare con i cattivi. Sia teisti che atei, sia la gente buona che la gente cattiva sono di intralcio alla Divinità. Una delle discipline più importanti per l’uomo consiste nel frequentare persone buone ed evitare la compagnia di chi cova malanimo.

Potaraja [13] pag.40

sea

Nell'Andhra Pradesh c'erano tre re. Uno era Tyagaraja, il secondo era Potaraja ed il terzo Goparaja. Potaraja fu l’autore della Mahabhagavata. Suo cognato, Shri Nata, andò da Potaraja per dargli suggerimenti su come avere una vita confortevole. "Mio caro cognato - gli disse - conosco bene i tuoi problemi, tu stai sopportando un gran numero di sofferenze, in quanto non hai una casa dove vivere, sei senza cibo e sei privo di qualsiasi comodità. Stai dedicando tutta la tua poesia e la tua creatività a Shri Ramachandra. Ma non si vede quale beneficio possa trarre da questo tipo di dedizione. Per chi vive nel mondo, tutto deve avere una concretezza, ogni cosa dev’essere tangibile. Se solo volessi offrire e dedicare tutti i tuoi poemi, le tue composizioni ed il tuo lavoro ad un re, egli ti darebbe tutto ciò che vuoi e non ti mancherebbe nulla. Potaraja era sconcertato e, invece di dargli retta, disse a Shri Nata: “E certo molto più sacra una vita da contadino che offrire tutti i lavori ad un re arrogante ed egoista!". Quando Potaraja dedicò ed offrì tutto al Signore Ramachandra, il suo lavoro divenne famoso. Ancor prima di iniziare un lavoro così sacro, Potaraja disse: "L’ispiratore, lo scrittore ed il felice lettore è Ramachandara: Lui fa tutto”. Perciò, abbandonò completamente l’idea di essere colui che agisce e si sentì sollevato da ogni responsabilità. “Chi protegge, distrugge e crea è soltanto Dio. Io non voglio offrire tutte queste cose a sovrani che vivono nel fasto e nell'ostentazione. Vorrei offrirle allo stesso Signore onnisciente e onnipotente." Ecco come rispose Potaraja a Shri Nata.

Tyagaraja [14] pag.41

Poi c’è Tyagaraja. Il re di Tanjore mandò una lettiga e molte offerte, consistenti in oro e vari ornamenti, perché fossero donate a Tyagaraja, il quale le guardò e disse. "Vi prego di dirmi se è più importante che io possieda questa ricchezza o la visione e la vicinanza del Signore in persona. Tutta la mia ricchezza consiste nell’essere vicino al Signore e la ricchezza del mondo non mi interessa”. Così, restituì tutto al re. Tyagaraja avvalorò nel comportamento il suo nome. Disse infatti: "Dio è tutto per me e non mi interessa altro", e così rinunciò a tutto. (Tyaga = estrema rinuncia; raja = regale, NdR).

Goparaja [15] pag.41

L'altro re fu Goparaja, il quale si rifugiò in Dio. Costui offrì tutto il suo salario, tutti i suoi guadagni a Dio stesso. Tutte le tasse che raccoglieva venivano destinate per intero alla costruzione del tempio dedicato a Dio, agli addobbi che servivano al culto di Dio, ai fregi che arricchivano il tempio: tutto era per il Signore. E nella sofferenza diceva: "Ecco, mi offro a Rama, non mi offrirò ai desideri. Io sono uno che ha dato tutto se stesso al Signore Rama".

La resa a Dio [16] pag.41

Questi tre sovrani riconobbero l'onnipresenza di Dio. Credevano fermamente che Dio offre protezione completa. Questi sono veri devoti! Di questi tempi, potete trovare Dio dappertutto, ma è ben difficile scovare un vero devoto. I devoti d' oggi mirano ad avere solo una protezione materiale: "Vorrei essere protetto dal governo, dai ladri, dai soldati..., e invocano protezione soltanto per cose del genere. Sono questi i devoti che vogliono vantaggi per la propria vita, ma non si offrono nel vero senso della parola a Dio. I devoti d’un tempo si arrendevano completamente e avevano la protezione di Dio in ogni campo. Quei devoti avevano sì buone ragioni per affermare che Dio è onnipresente e onnipervadente. La gente d’oggi ama assoggettarsi ad interessi individuali.

Rapporto con Svami [14] pag.52

Per quanti sforzi facciate, non capirete mai la vostra natura spirituale. Uno studente ha detto: “Capire qualcosa dell’Essenza di Svami è indubbiamente arduo, ma ci sarà possibile raggiungerLo quando saremo in sintonia con quell’Essenza”. “Ci possono essere delle manchevolezze nel rapporto fra noi e Svami”, ha poi soggiunto. Dove stanno questi difetti? Molte sono le idee e le immaginazioni che passano per la mente della gente, ma in qualunque circostanza si deve essere nella condizione di controllarle e, con un pò di pazienza, potete esercitare su di esse un certo influsso e ottenere dei risultati. D’altro canto, se lasciate che quei difetti ristagnino in voi, dovunque e con chiunque vi troviate, non arriverete mai a capo di nulla.

La zanzariera [15] pag.53

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In camera vostra ci possono essere molte zanzare, ma se avete una zanzariera non avrete più quel problema. Se, però, le zanzare si trovano nella rete stessa, non la scamperete e non ci sarà niente da fare. Lo scopo della zanzariera è quello di salvaguardarvi dalle zanzare, ma, se lasciate che le zanzare entrino nella rete stessa, di chi sarà la colpa?

Ciò che conta [16] pag.53

Nel dedicarvi a qualcosa non sembra che usiate saggezza. Tutti possono avere devozione, tutti possono avere un grande amore per Svami, ma ciò che conta non è avere un semplice amore per Svami, bensì vivere nella pratica e comportarsi secondo i Suoi insegnamenti. Soltanto quando avrete ben compreso il Principio della Divinità, saprete comportarvi nel modo giusto.

L’albero e la risaia [17] pag.53

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Facciamo un esempio. Camminando per strada, vediamo da un lato un grosso albero, ben nutrito e prospero; dall'altro lato della strada c’è una risaia. Se non vi si fa scorrere l'acqua, il campo si prosciuga ed il riso inaridisce. Da una parte un albero pieno di vita, dall’altra un campo di riso rinsecchito. Se osservate attentamente, noterete che le radici del grande albero,sono andate in profondità ed hanno trovato acqua di cui si nutre, mentre nella risaia, le pianticelle di riso non pescano in profondità.

Devozione profonda [18] pag.53

Così, quando la mente va a Dio, rende felici, quando invece non raggiunge il cuore di Dio, mancano felicità e pace. Perché questo avvicendarsi di gioia e dolore? Perché non si riesce a mettere in pratica ciò che si predica? Perché la mente non è andata in profondità, rimane solo in superficie e a livelli artificiali. E’ difficile dire se abbia addirittura messo qualche radice.

Devoti in pratica [25] pag.55

I devoti di un tempo si erano arresi a Dio, mentre i devoti d’oggi sono subdoli nel parlare e non mettono in pratica ciò che dicono. A parole, sembra che raggiungano il settimo cielo, ma nella pratica sono carenti. Potete dire un milione di parole, senza metterne in pratica una sola

Non si inganna Dio [27] pag.55

E dov'è la devozione? Alcuni, finché non hanno ottenuto un posto di lavoro e per tutto il periodo dei loro studi. Vanno in cerca di scuse, poi recitano la commedia: "Mio padre non sta bene, non ha una buona vista ed io ho la responsabilità di prendermi cura di lui...”.Ma questa preoccupazione ha la durata dei vostri studi. Vostro padre stava male soltanto mentre eravate a scuola? Così anche i vostri genitori seguono a ruota questo modo di pensare. Con ciò non intendo dire che non dobbiate prestare soccorso alle vostre famiglie. Andate dai vostri genitori quand’è giusto e prestate loro la dovuta assistenza, ma non fate commedie o finzioni per andare a casa dai vostri genitori cercando di imbrogliare Dio. La parola “devozione” è molto diffusa. Credete di far contento Sai recitando un dramma davanti a Lui?

Aprite gli occhi

e guardate questo piccolo Sai,

che è disposto a salvare il mondo,

ma non si lascia ingannare

dalle sole parole.

Devozione [5] pag.142

A questa devozione vengono attribuiti molti nomi. Il Bhagavata la identifica col servizio al Signore: “Applicati con adorazione al servizio come fosse un culto"; “Il servizio a Hrishikesa, il Signore che domina i Sensi, si chiama Devozione". In altre parole, Devozione significa orientare la mente a Dio. Passare la vita nella visione del Divino è Devozione. Condurre una vita con la coscienza di essere corpo è Illusione. Perciò, sono devoti coloro che amano Vishnu, gli adoratori del Signore. Coloro che seguono il mondo e ne divengono schiavi non sono devoti.

La triplice cura [8] pag.184

Perciò i Veda hanno dichiarato che, per arrivare alla conoscenza dell’Essenza Divina, l’Atma, è necessario percorrere i tre sentieri dell’Azione, della Devozione e della Conoscenza. Alla Liberazione potete giungere seguendo la via dell’Azione che purifica il cuore, la via della Devozione che dà concentrazione alla mente e la via della Conoscenza che penetra il velo dell’illusione.

La cura della devozione [14] pag.186

Come quando accendete dell’incenso di sandalo o usate del fumo per eliminare il cattivo odore che sommerge un ambiente, pure, mediante la ripetizione del Nome del Signore, riuscirete a purificare il cuore. Che significa devozione? Significa amore per il Signore. L’amicizia con il Signore è vera devozione. Assecondare relazione intima con Dio è devozione. Il servizio al Signore è devozione. Far danzare sulla vostra lingua il Suo Nome è devozione. E’ sviluppando una relazione ed un’amicizia così intime con Dio che il vostro cuore si riempie di compassione. Allora riuscirete a gioire sentimenti divini che sono in voi senza alcuna traccia di odio, rabbia o gelosia verso alcuno. Vi liberate dei due gemelli maligni del piacere e dispiacere.

A Dio piace incarnarsi [23] pag.240

Dio ha una particolare predilezione per la forma umana; ecco perché si è incarnato fra gli uomini. Egli ha dichiarato: “Avete tutti i diritti di agire. Vi è stato dato un corpo affinché possiate seguire il vostro Dharma e promuovere un vivere retto. Usatelo con sacro rispetto e raggiungerete il Signore anche per mezzo della via dell’azione.

L'Amore "commuove" Dio [24] pag.240

Voi vi create delle immagini artificiali di Dio e poi cercate di trarne una gioia artefatta. Ma non è questo il modo di impregnarsi di Dio. GustateLo secondo la Sua forma naturale e genuina: Egli è tutt’intorno a voi sotto ogni forma. I devoti si compiacciono di tutti i fregi ornamentali, ma a Dio non piacciono mai. I cuori dei devoti possono intenerirsi, ma il cuore di Dio non va soggetto a commozioni. Soltanto la potenza dell’amore potrebbe sciogliere il cuore di Dio. Ricordatevelo: non adulate troppo il Signore. Non aspirate a cose banali ed effimere. Anelate solo a Lui ed avrete tutto. Recitate con amore il nome del Signore e fate che Egli sia il vostro Amico del cuore.

Devozione in amicizia [1] pag.245

Incarnazioni del Divino Amore!

Devozione, in sostanza, significa coltivare un sentimento di “intimità col Signore" fondandosi sulla comprensione della Trimurti, della Triplice Forma: Brahma, Ishvara e Maheshvara, e vivere nella purezza dei tre strumenti. Devozione vuol dire nutrire amore e amicizia per il Signore, conservando pure quelle tre attrezzature.

3 tipi di devozione [2] pag.245

La devozione è di tre tipi. Il primo riguarda una devozione ordinaria; il secondo è una devozione basata sull’adorazione dell’eremita; il terzo è la devozione totale, esclusiva, che include tutti nell’unità, senza alterità.

Devozione ordinaria [3] pag.245

La devozione di tipo ordinario, detta anche Samanya Bhakti, comprende nove specie di devozione, che sono: 1) l’ascolto delle glorie di Dio; 2) il canto delle lodi di Dio; 3) l’incessante ricordo del nome del Signore; 4) il mettersi ai piedi del Signore per servirLo. 5) il prostrarsi in adorazione a Dio; 6) l’adorazione dell’immagine del Signore; 7) il servizio; 8) l’amicizia; 9) la resa.

1. La Devozione dell'ascolto [4] pag.245

Il primo tipo di devozione è la disponibilità all’ascolto. Il Maharajah Parikshit fu un re assai famoso, che, sulle orme di Shuka un saggio che aveva dimenticato il proprio corpo, la casa e tutto il resto, si concentrò completamente sul Signore per sette giorni per ascoltarne le glorie, non pensando più al proprio regno, alla propria famiglia e alle cose del mondo, completamente assorbito nel Signore per raggiungere il massimo livello della Divinità. Non basta però il solo ascolto: occorre anche riflettere su ciò che avete ascoltato e, dopo aver riflettuto, mettere in pratica. Sono tre passi ben precisi: ascoltare, riflettere e mettere in pratica. La strada maestra per raggiungere il Divino è una sola che, però, si basa su questi tre passaggi. Il re Parikshit dimostrò al mondo in modo esemplare come si possa giungere al Signore seguendo il sentiero dell’ascolto.

2. La Devozione della preghiera [5] pag.246

Narada dimostrò ampiamente al mondo quanto sia glorioso il canto del Nome del Signore. Recitando il Nome in ogni momento in ogni circostanza, incessantemente, Narada fu colui che mostrò come, con la semplice attuazione di questa pratica ripetitiva, si possa santificare la propria vita. E Narada appunto santificò la sua, dando a tutti la prova che la via regia che lo condusse a Dio fu nel cantare sempre ed in ogni occasione la gloria del Nome di Vishnu.

3. La Devozione della mente fissa in Dio [6] pag.246

Prahlada, in ogni circostanza, aveva sempre in mente Dio.

Quando i servi del re demone

torturarono in ogni modo Prahlada,

trafiggendone il corpo,

il principe non disse altro che questo:

“O soldati, Mahavishnu dimora

nelle vostre armi, in voi ed anche in me,

poiché questa è una verità inconfutabile

le vostre lance non mi fanno male.”

E Prahlada non versò una lacrima,

né mai temette i tormenti

che gli inflissero.

Prahlada fu un devoto eccellente: nonostante il padre Hiranyaka shipu gli fosse ostile, nutrì un’incrollabile devozione per il Signore Vishnu. Era innamorato di Dio. Anche il Mahabharata tesse un identico elogio della devozione di Prahlada. Egli ha insegnato al mondo che il ricordare il Nome del Signore è la strada più sicura per raggiungerLo.

4. La Devozione del servizio ai Piedi del Signore [7] pag.246

Nonostante Lakshmi avesse ordinato e tenesse a propria disposizione ogni genere di ricchezze, lussi e comodità, dichiarò al mondo che tutto ciò non ha importanza e che la cosa più importante è prostrarsi ai Piedi di Loto del Signore per servirLo. Perciò. dedicò tutta la sua vita mettendosi a disposizione di Dio nel servizio. I devoti d’oggi si stanno trasformando in devoti di Siri e non di Hari, cioè della ricchezza, non del Signore. La vera ricchezza si guadagna mettendosi al completo servizio del Signore, ma oggigiorno i devoti non lo fanno. O stolti, dipendere dalle ricchezze e non dai Piedi di Loto del Signore non è una via sicura e saggia! Lakshmi affermò ed esortò gli uomini a santificare la vita, ponendosi con tutto il loro cuore ai Piedi del Signore, sorgente di ogni ricchezza.

5. La Devozione dell’inchinarsi a Dio [8] pag.247

Akrura, (zio di Krishna), mostrò la via dell’obbedienza e dell’adorazione al Signore con l’inchinarsi a Lui nel Namaskara. Il significato intrinseco del Namaskara è la rinuncia all’”ego”, immergendosi completamente in Dio e divenendo una sola cosa con Lui. Namaskara significa coordinare fra loro i 10 organi sensoriali, e cioè i 5 organi di azione ed i 5 sensi, e quindi offrire interamente se stessi al Signore. Ecco cosa significa. Da un punto di vista esteriore, il Namaskara potrebbe avere scarso valore, ma se si va a fondo del suo significato si comprende che attinge alla fonte primaria dell’Atma, la Divina Essenza. Ed Akrura fu colui che fornì il giusto,senso del Namaskara: portare le mani giunte al cuore, facendo un inchino al Signore, significa che a Lui si offrono e si dedicano il cuore e i 10 organi sensoriali.

6. La Devozione del culto [9] pag.247

L’imperatore Prithu, seguendo il sentiero dell’adorazione nelle 16 espressioni di culto all’immagine del Signore, ne ottenne la visione e la Grazia. Egli mostrò al mondo che, fra tutti i tipi di culto, l’offerta del corpo è tra i più efficaci. Pregava dicendo: “Offro i miei occhi di loto, le mie orecchie di loto, le mie mani di loto e ogni parte del corpo al Signore, al Suo servizio”. In quest’èra di ignoranza, invece, dite a parole che offrite i vostri occhi di loto al Signore, ma poi, di fatto, non è così. Dire che si offrono gli occhi ai Piedi di Loto del Signore, significa trasformare la propria visione in una visione divina. Offrire le proprie orecchie significa prestare ascolto solo a ciò che ha attinenza col Divino e agli insegnamenti spirituali, perché ciò santifica l’udito. Fu questo lo spirito con cui l’imperatore Prithu aveva offerto tutte le sue membra al Signore, insegnando a tutti questa forma di culto e santificando in questo modo la sua vita nella realizzazione di Dio.

7. La Devozione del servire [10] pag.247

Questo tipo di devozione fu seguita in particolar modo da Hanuman, uno dei devoti più virtuosi e zelanti. Nonostante le sue spiccate qualità e perizie, non era mai affetto da “ego”. Era sempre molto umile e si definiva "servo”. Oggi, invece, anche gli incapaci, i disonesti e gli inerti si gonfiano d’“ego”. Quando Hanuman entrò nella foresta di ashoka, tutti i cittadini di Lanka gli chiesero: “Chi sei?”. E Hanuman rispose umilmente che era soltanto il servo di Shri Rama Chandra. Tutta la vita di Hanuman fu per il mondo un grande ideale di servo del Signore Rama, dimostrando quello zelo in ogni circostanza. Egli non aveva altre aspirazioni che quella di servire il Signore Rama. In questo, non c’è nessuno al mondo che eguagli Hanuman.

8. La Devozione dell’amicizia [11] pag.248

Un esempio di amicizia col Signore l’abbiamo con Arjuna, il quale in ogni istante non faceva altro che accattivarsi l’amicizia di Krishna. Uno dei significati della parola “amicizia” è “amore". Arjuna aveva riservato tutto il suo amore a Krishna e fu questa la ragione per la quale gli riuscirono molte imprese. Fu un eroe così valoroso ed ebbe una devozione tanto sconfinata, che meritò un gran numero di onorificenze al termine di tutte le ardue imprese che gli furono assegnate. La Bhagavad Gita ci ricorda che laddove si trovava Krishna, il Maestro di tutti gli Yoga", là c’era Arjuna. E dove c’erano Krishna e Arjuna insieme, c’erano anche vittoria, ricchezza, prosperità e tutti gli annessi e connessi. Arjuna era puro di cuore, aveva una mente rivolta alle cose pure. Il suo cuore era sacro. Quando diventa sacro un cuore? Chi ritiene senza mai venir meno che l’amicizia intima col Signore sia la cosa più grande in assoluto, avrà sempre un cuore puro. Sia che si trovasse in battaglia o a casa, Arjuna non aspirava ad altro che all’amore e alla protezione di Krishna. Una volta, per debolezza umana, dovette affrontare il proprio “ego” che tendeva ad avere il sopravvento, ma si corresse con questa invocazione: "O Signore Krishna, io obbedirò a Te e svolgerò il lavoro che Tu mi affiderai. Sarò sempre ai Tuoi ordini e non disobbedirò mai ai Tuoi comandi". E dopo queste parole, Krishna disse: "Bene Arjuna. Ora sei Mio devoto, anzi, sei Mio amico.” Così Arjuna, ad un tempo devoto ed amico del Signore, diede al mondo la dimostrazione che l’amicizia con Dio è la strada maestra che porta alla fusione con Lui.

9. La Devozione dell’offerta totale di sé [12] pag.248

Fu l’Imperatore Bali, l’eroe della celebrazione odierna, che seguì questo particolare sentiero. Diceva: “O Dio, tutto ciò che è mio appartiene a Te. Ti offro tutto me stesso. Accettami". Questo era il suo modo di rivolgersi al Signore.

O Vamana, vieni.

Sei il benvenuto. Vieni.

O nobile, dammi i Tuoi Piedi di Loto;

li laverò e m i verserò quell’acqua

sul mio capo.

Shukra era un brahmino onnisciente ed era il precettore di Bali. La sua sapienza era vastissima e, perciò, aveva capito che Vamana non era altri che Vishnu in persona. Dotato di tutte queste conoscenze raccomandò a Bali di non cedere a Vamana nulla di quanto gli avrebbe chiesto. Spiegandogli poi il significato della completa offerta di sé disse: “Shri Mahavishnu in persona ha assunto questa forma particolare per venire a chiederti qualcosa. Egli è il Triplice Conquistatore e può portarti via tutto. Perciò, non darGli ciò che ti chiede.” Ma Bali era magnanimo. “O maestro - disse a Shukra - potrà mai esserci una fortuna più grande di quella di essere in vantaggio sul Signore che viene a chiedere l’elemosina? Non privarmi della nobile sorte di avere la mano di Dio sotto la mia. Venga pure. Io sono pronto a dare.”

La Devozione incondizionata [21] pag.251

Altro tipo di devozione è quella che va sotto il nome di Ananya Bhakti: la devozione di chi in tutto il Creato non vede altro che Dio, considerando tutte le cose come una vera incarnazione del Signore.

Tutto il mondo è pervaso da Vishnu.

Vishnu è il mondo stesso.

Non esiste un solo atomo

che non ne sia imbevuto.

Tutte le cose sono la vera immagine di Vishnu. Il mondo è il Suo profilo. C’è una sola realtà. Questo tipo di devozione è di colui che sostiene le persone nell’opera di santificazione della loro vita, circondandole di sacri sentimenti.

IN TUTTO CIO’ CHE GUARIATE

VEDETE IL SIGNORE.

IN TUTTO CIO’ CHE UDITE

SENTITE IL NOME DEL SIGNORE.

IN TUTTO CIO' CHE FATE

SERVITE IL SIGNORE.

IN QUALUNQUE LUOGO ANDIATE

FATE UN PELLEGRINAGGIO VERSO IL SIGNORE.

Ananya Bhakti è la devozione di colui che considera ogni sua azione come fosse un atto di culto a Dio. Ma non è così facile; non tutti sono in grado di dedicarsi ad una siffatta devozione. C’è quello che lo dice un milione di volte a parole, ma in pratica è difficile: si fa presto a dire che Dio pervade ogni cosa, ma è piuttosto difficile sperimentare questa onnipresenza. In tutto il mondo ci sono devoti di Rama; a malapena, però, si trova qualcuno che abbia conquistato il Suo Amore.

Identico Dio dentro e fuori [24] pag.252

Quando il devoto ha compreso che la Divinità manifestata dal mondo esteriore è la stessa che dimora nel proprio cuore e vi crede fermamente, la sua devozione si chiama Ekhanta Bhakti. Dio trova posto sia nell’universo manifesto, sia nell’intimità di un cuore. La Divinità che si scopre dovunque è Dio che assume una forma collettiva; quella che si riscontra nel cuore di ognuno è Dio che assume una forma individuale.

I 9 tipi di devozione [20] pag.262

A tal fine sono state prescritte per i cercatori nove tipi di devozione: 1) l’ascolto delle glorie di Dio, 2) la preghiera, 3) la concentrazione su Dio, 4) il servizio ai Piedi del Signore, 5) l’inchino di adorazione, 6) il culto, 7) il servizio, 8) l’amicizia, 9) l’offerta totale di sé. Soltanto con questi nove tipi di devozione - dall’ascolto delle glorie divine fino alla completa resa al Signore - si potranno godere i frutti della Saggezza.

Corso estivo 1990

Devozione è resistere nella prova [37] pag.45

C’è molta gente oggi che si professa credente in Dio. Ma, a causa della condotta incoerente di questi “credenti”, molti passano all’ateismo. Parlano di bhakti, di devozione, ma si danno a bhukti, all’edonismo. Questa non è vera devozione. Il devoto dev’esser disposto ad accettare gioiosamente qualsiasi cosa come un dono di Dio.

Ricaverete dello zucchero accontentandovi di chiedere della canna, anziché schiacciarla per estrarne il succo? Un diamante di gran valore, brillerà in tutta la sua lucentezza se non verrà sottoposto all’intaglio e portato al suo nitore? Così pure, solamente quando l'uomo viene sottoposto a prove, tribolazioni, difficoltà, perdite e sofferenze, si evidenzia il suo autentico valore. La devozione è il nettare che si ricava dalla spremitura dell’essenza di molte Upanishad e Scritture.

Vera devozione è quella che viene rinforzata da una fede incrollabile e rimane solida e immutabile in ogni circostanza. Solo allora si meritano i frutti della vera devozione.

Devozione e Conoscenza [11] pag.135

La devozione (Bhakti) è il miglior modo per sperimentare la conoscenza del sé e per avere la Sua beatitudine (Atmananda). Che cos'è la devozione? E’ contemplazione costante del sé. Devozione e Conoscenza non sono due realtà diverse. La Devozione stessa è Conoscenza e la Conoscenza stessa è Devozione: esse sono fra loro strettamente correlate e interdipendenti. Lo speciale elemento che lega la Devozione e la Conoscenza è l'Amore Divino (Prema). Con la sacra corda dell’Amore potete legare il Signore in Persona.

Inutili esteriorità [32] pag.149

Vivendo nell’immenso universo, dovete aprirvi a vedute e sentimenti di largo raggio, affinché comprendiate la natura dell’infinito Atma. La spiritualità non va relegata in schemi mentali ristretti. Per molti l’adorazione, i bhajan o il canto devozionale, la meditazione ed altre simili attività sono viste come segni di spiritualità; ma tutte queste cose non sono altro che diversivi della mente, atti solo ad appagare chi li segue. Voi rendete lode a Dio con parole come queste: “Signore, tu sei mia madre, mio padre, mio amico..”. Ma perché mormorare tutto questo frasario insensato? Perché non limitarsi a dire Tu sei me ed io sono Te", e farla così finita?

Io-Tu-Noi siamo Uno [33] pag.149

A proposito, non è corretto dire “Io e te siamo uno”, perché tu ed Io siamo noi, ma mai una unità. Meglio sarebbe dire “Noi e noi siamo una cosa sola", perché Io sono in voi e voi siete in Me. Perciò, una volta insieme, diventiamo uno. Comunque, nella frase “Noi e noi siano una cosa sola” c’è dualismo, giacché il “noi” sta ad indicare il corpo fisico ed il Principio Divino dell’Atma. Quando capirete la natura di questi due aspetti della vostra personalità, non penserete più in termini di relazione materna, paterna o amichevole fra voi e Dio. Siete entrambi una cosa sola, pur avendo l’apparenza di due. Eccovi un esempio pratico.

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I microfoni che stanno di fronte a Me sono apparentemente due, anche se in realtà funzionano come uno solo nel processo di amplificazione della voce, in modo da farla arrivare alle orecchie di tutti. Questo è il modo in cui dovreste visualizzare e realizzare l'unità del corpo e del Cuore (Hridayam) o dell'Atma.

Questa è l’unica disciplina spirituale a cui dovreste dedicarvi.

Relazione divina antropomorfica [34] pag.149

Studenti! Vita spirituale vuol dire vivere in unione con Dio. Voi non siete altro da Dio: siete Dio e Dio è voi. Se siete solidamente fondati in questa fede non servono altre pratiche ascetiche o sadhana. Ci sono naturalmente alcuni che ripetono come pappagalli “Io e te siamo uno”, ma senza vivere in sintonia con questo principio. C’è una storiella su questo punto.

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Un guru aveva dato ad uno dei suoi discepoli l’incarico di ripetere il mantra 'Shivo ham", spiegandogli che il significato di quel mantra è “Io sono Shiva". Un giorno, mentre era raccolto nella ripetizione di Shivo-ham, gli si avvicinò un amico per chiedergli che cosa significasse quel mantra. Avutane la risposta, l’amico gli chiese ancora: “Se tu sei Shiva, che rapporto c’è tra te e Parvati? “Il discepolo, si affrettò a rispondere: “Dio mi perdoni l’affronto! La Dea Parvati è di gran lunga,superiore a me e merita da parte mia adorazione e culto".

Qui c’è da notare che, se il discepolo avesse avuto fede e convinzione autentiche nel mantra “Shivo-ham “ il cui significato è che esiste un solo Dio che ha assunto tutti i nomi e le forme di ogni divinità e di tutti gli esseri viventi nell’universo intero la giusta risposta alla domanda dell’amico sarebbe stata:” Sono anche Parvati”. Invece, fu data una risposta sbagliata, condizionata dall’idea tradizionale che fra Parvati e Shiva esiste una relazione coniugale. Sorgeranno dunque complicazioni del genere se penserete a Dio nei termini di una relazione umana, come con una madre, un padre, e così via. Dovreste invece avere una fede irremovibile nell’unità di Dio ed affermare: “Io sono Te, tu sei Me; non siamo due, ma una sola cosa". Questa è la vera libertà che sta dentro di voi.

Amore ecumenico [24] pag.161

La beatitudine è la mèta finale di ogni vostra impresa, terrena o spirituale. La beatitudine è il fine di tutte le religioni. Molte possono essere le strade, ma unico è il punto di arrivo, come molti sono i gioielli ma unico l’oro; molte le mucche, ma unico il latte. Perciò, non criticate mai nessuna religione. Accanto alla vostra istruzione, sviluppate l’equanimità e l’amore universale, in modo che possiate sperimentare l’unità nella diversità.

Devoti sempre [18] pag.170

Abbiate sempre più amore per il Signore. Non abbandonate la vostra devozione, quand’anche gli altri vi esponessero per questo al ridicolo. Non perdete la fede in Lui quando siete in difficoltà. Considerate tutto - dolore e piacere, perdita e guadagno, gioia e sofferenza - come un prasad di Dio, un dono o una grazia divina. Non dimenticate di recitare il Suo Nome in ogni circostanza. Il Nome di Dio è l’unica imbarcazione sicura che vi fa traghettare attraverso il fiume della vita.

La devozione trascende il rango [22] pag.179

Basterà che voi, ogni volta che avete il tempo, vi dedichiate ad almeno uno dei nove tipi di devozione (come Shravanam, Kirtanam, e così via, già spiegati in Miei precedenti discorsi). Dio non bada se siete ricchi o poveri; a Lui interessa solo se siete sinceri, puri di mente e di cuore, e quanta generosità e genuinità c’è nel vostro amore. Valmiki era un cacciatore, Nanda un intoccabile, Kuchela un indigente. Dhruva e Prahlada erano dei ragazzetti di soli cinque anni. Shabari era una donna di costumi tribali, incolta e selvaggia.

Ma tutti costoro ottennero la Grazia di Dio in abbondanza, in forza della loro sentita devozione, del loro amore e totale abbandono.

L’esempio di Shabari [23] pag.179

Seguite l’esempio di Shabari che non faceva altro che pensare al Signore Rama e alla di Lui felicità, dedicando a Lui solo ogni pensiero, parola ed azione, in modo tale che ogni sua azione fu trasformata e sublimata nella penitenza più elevata. Dal suo esempio dovete apprendere la lezione che la meditazione non consiste nel sedersi oziosamente in una particolare posizione, come se posaste per il fotografo. Come accadde per lei, tutta la vostra vita deve diventare una continua meditazione, dovunque vi troviate e qualunque cosa stiate facendo. Qualsiasi cosa mangiate o beviate, offrite tutto a Dio come una sacra offerta. In questo modo, se offrite tutto al Signore, eviterete di impegnarvi in cattive azioni o di compiere immoralità nella vita.

La scienza di Dio

Maestro e discepolo [5] pag.62

Solo il grande che ha impressa in cuore la Verità atmica dev’essere accettato come Maestro, e può esser accettato come discepolo solo chi può accogliere questa Verità ed è desideroso di conoscerla.

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Il seme deve celare dentro di se il principio vitale; il campo dev'essere arato e preparato per la semina; se queste due condizioni si avverano entrambe, il raccolto spirituale sarà abbondante.

L’alunno deve possedere un intelletto chiaro e ricettivo per poter afferrare i principi filosofici che formano le basi della Sapienza. Il Maestro e il discepolo devono avere entrambi questa statura; gli altri, che non hanno queste qualificazioni e questa autorità, possono soltanto blaterare e giocherellare invano nel campo spirituale.

Dhyana

DAI DISCORSI DI SAI - pag.28 -

In questa sezione, abbiamo ritenuto opportuno presentare l’argomento “Meditazione”, estraendolo da alcuni discorsi pronunciati da Sai Baba in varie circostanze. Molte cose sono già state dette. Qui, tuttavia, più che avvalerci dell’andante latino "repetita juvant”, vorremmo porre l’accento sulla paziente amabilità di Svami, che, anno dopo anno, rinfresca la memoria di tutti, arricchendola con nuovi particolari e offrendo dei suggerimenti che sembrano avere persino connotazioni personali. Egli è a conoscenza di tutte le nostre difficoltà, obiezioni, neghittosità e negligenze. Questa Sua insistenza prova l’importanza che Egli attribuisce a questa pratica, quando in essa c’è vera devozione a Dio e non al ritualismo e ai suoi frutti. E poi, - diciamolo pure - dette da Lui le esortazioni, anche se ripetute, suonano sempre nuove e originali!

Il frutto maturo - pag.28 -

La pace o la distrazione, la calma o l’ansia sono sempre il prodotto dei pensieri e delle azioni e dipendono dalle attitudini e dal comportamento tenuto sia in proprio che in società. Alcuni, che si affidano al processo di Dhyana, ossia ad una regolare Meditazione sul Nome e la Forma di Dio, sono in grado di acquietare le agitazioni del cuore e di aprire la via alla realizzazione interiore. Ma la Meditazione non dovrebbe vacillare od oscillare da un ideale all’altro, non va ridotta ad una meccanica formula da manuale, ad una schematica tabella di marcia per la respirazione a narici alterne o ad un insignificante fissare lo sguardo sulla punta del naso. E’ una rigorosa disciplina che controlla i sensi, la corrente nervosa e i voli della fantasia. Ecco perché si dice che la Meditazione è la valle della pace che si stende oltre un’immensa catena montuosa, le cui vette sono conosciute come i sei nemici: Lussuria, Ira, Avidità, Attaccamento, Orgoglio, Odio. Per raggiungere la pianura sottostante, bisogna scalare queste vette. Bisogna squarciare i veli, perché risplenda la luce. Si deve rimuovere la cataratta dagli occhi, per poter vedere la verità. Maya, ossia l’Illusione, è il nome di quella nebbia di ignoranza, che tormenta la mente, il cui unico anelito è tuffarsi nelle profondità del Sé. Questa bruma è l’intricato viluppo delle tre componenti qualitative, che turbano l’originaria serenità dell’Universo: il bianco, il rosso e il nero; il sattvico, il ragiasico ed il tamasico; l’inattaccabile, l’attivo e l’ottuso; il distaccato, il passionale e l’indolente. Il velo di Maya costituito da questi tre elementi dev’essere o spazzato via o lacerato o sollevato, in modo che la Realtà possa rivelarsi. Il sentiero della devozione lo solleva, perché Dio, che lo ha disteso, è pietoso. Il sentiero dell’azione lo lacera per mezzo dell’attività, che tende a scomporre la sua trama. Il sentiero della conoscenza lo spazza via, in quanto procede come se non esistesse realmente; lo ignora come parto della fantasia! E il velo scompare, dimostrando quanto siano validi quei sentieri. Alcuni negano l’esistenza di Dio, perché, a causa della miopia di cui sono affetti, non percepiscono la Sua Presenza; allorché un abile chirurgo corregge il difetto, possono vedere da soli l’evidente Onnipresenza della Sua Grazia e della Sua Maestà. L’amalgama dei tre guna, ossia delle tre qualità di cui abbiamo già detto, se spalmato come un unguento sulla chiara visuale, fa brancolare l’uomo, gli fa scambiare una cosa per l’altra e gli cela la verità, a cui attribuisce tutte le sfumature o gli orrori del falso. La mente è lo strumento interiore di cui si serve Maya per confondere e truffare. Sotto il suo influsso, la mente salta da un capriccio all’altro e non si arresta mai su ciò che ha raggiunto. Maya tiene la mente impegnata su oggetti esteriori, oppone resistenza al viaggio interiore dell’intelletto, al processo di autoanalisi e di autodisciplina. Ma, non appena l’uomo riesce, sia pure per poco, a svincolare la propria mente dalla sua presa per mezzo della Meditazione, si illumina la strada che incammina all’illuminazione finale. La Meditazione è la disciplina mediante la quale la mente si allena all’analisi interiore e alla sintesi. Il fine della Meditazione è l’Uno, in cui tutti gli “Io” si trovano riuniti nella forma più pura. Nella Gita l’Uno viene descritto con otto attributi: l) è cosciente del passato, del presente e del futuro; 2) è senza tempo fin dal Suo principio; 3) detta ogni legge; 4) è più piccolo del più piccolo corpuscolo; 5) è alla base di tutto; 6) è di forma inesplicabile; 7) è splendente; 8) è al di là delle tenebre. Scoprire questi attributi del Divino è un compito che può essere eseguito solo mediante una irriducibile Meditazione. La Meditazione, inoltre, deve andare di pari passo con il controllo dei sensi. I sensi bloccano la via che porta al paradiso, perciò, nessuno di essi dev’essere lasciato a briglia sciolta. Nei tempi attuali, alcuni divulgatori dello Yoga diluiscono le discipline insegnate predicando accanto alla Meditazione libertà assoluta per i sensi, perché temono, insistendo su doveri difficili, di perdere la loro clientela e i loro introiti! Lo Yoga è, per definizione, “Citta vritti nirodha”, cioè il dominio sul vagabondaggio della mente. In che modo si potrà praticare dello Yoga, se si lascia alla mente la libertà di giocare birichinate e trucchi di ogni genere? Essa trascina l’uomo nella selvaggia foresta dei desideri e lo tuffa nella ricerca dei piaceri esteriori. La prima lezione di Yoga consiste nella conquista di Kama, ossia del Desiderio. La Volontà deve essere foggiata come uno strumento per l’azione benefica e l’azione deve sottomettersi alla necessità di raggiungere la Saggezza, la quale conferisce in un batter d’occhio la consapevolezza della Realtà. Una mamma non può muoversi in casa per le sue faccende quotidiane, come lavare e cucinare, finché il bambino urla e piange nella culla. Prima deve farlo addormentare, così potrà dedicarsi ai lavori più importanti. Così pure voi dovete mettere fuori servizio la mente, prima di intraprendere il viaggio verso il regno al di là del dualismo.

Fate che il Nome di Dio sfolgori sempre sulle vostre labbra e nella vostra mente: ciò servirà a tenere sotto controllo le stravaganze mentali. Quando si mantiene accesa la lampada, l’oscurità non riesce ad offuscare l’ambiente circostante. Nella Gita si dice che se un morente recita la sillaba di Brahman, e cioè OM, mentre esala l’ultimo respiro, ottiene la grazia di riunirsi a Brahman. Ma soltanto chi si è abituato a ripeter costantemente quella sacra sillaba nel corso della propria vita può, con fiducia, pronunciarla nell’estremo istante. Una mera giaculatoria sul punto di partire non vi salverà: la OM finale deve essere il fiore che sboccia sul rampicante che si è avvinghiato a Dio per tutta la vita. Nella Gita questo viene chiamato “Rajavidya”, ossia la via regale al successo spirituale, ed anche “Rajaguhyam”, il mistero regale, un insegnamento che deve essere impartito dal maestro al discepolo, dopo lunghi esercizi preparatori, in un’atmosfera seria e sincera. Vyasa mise tutto questo in versi. La Gita spiega il processo di Dhyana mediante una chiara formuletta: “Mam anusmara yuddhya ca! “ Tienimi nella tua memoria e combatti! Si suggerisce di combattere la battaglia della vita con Dio che risiede quale auriga nella coscienza. Non è un’indicazione valida solo per Arjuna; è una direttiva per tutta l’umanità. “Fissa la tua mente su di Me e combatti! Io sarò la Volontà dietro la tua volontà, sarò l’occhio dietro il tuo occhio, il cervello nel tuo cervello, il respiro dentro il tuo respiro. La lotta è Mia, la potenza è Mia, le prove e i trionfi sono Miei, i frutti della vittoria sono Miei, l’umiliazione della sconfitta è Mia. Tu sei Me ed Io sono te”. Questo è il coronamento della Meditazione: identità, negazione di ogni differenza. ”Mam anusmara” nella memoria con Me, per sempre! Non fate distinzioni fra l’azione del Bhajan (canto sacro), quella del Bhojan (mangiare) e quella della Puja (adorazione di Dio). Tutte le azioni sono adorazione, perché il cibo è da Lui donato, da Lui consumato, per Lui mangiato, allo scopo di mantenervi in forze per Lui. Ogni attimo ha il suo valore, perché è Lui che lo dà, Lui se ne serve, Lui lo colma, Lui lo modella, Lui lo completa. Giacché Egli è fuso in ogni vostro respiro, voi potete compiere l’impresa suprema di immergervi in Lui; ne avete la possibilità. L’Essenza divina (Atma) non può essere conseguita da chi è debole, non vi potete arrivare finché la fonte del potere non è in voi, finché voi stessi non lo sarete diventati completamente, finché rimarrete delle creature fragili, inadatte alla sublime avventura, questa possibilità vi sarà preclusa. “Mam anusmara”, lo “smarana”, il ricordo diventerà stabile solo quando sarete liberi dalle catene dell’invidia e del rancore. “ An-asuya”, senza tracce di orgoglio o invidia, malizia o odio, egoismo o presunzione. Questo è il modo di mantenere il cuore puro, perché Dio vi Si stabilisca. Il dolore vi ferisce perché credete di esservi meritata la felicità che non avete raggiunto; ma c’è un dispensatore imparziale di gioia e di dolore, che vi dà ciò che vi occorre,, non quello che desiderate. La sventura potrebbe essere un rimedio adatto alla vostra salvezza, e i1 Misericordioso, l’Eterno, l’Onnisciente Iddio, conosce bene ciò di cui avete bisogno. Accogliete le sciagure e combattete la vostra battaglia armati della corazza del Ricordo Divino. Come tutti i fiumi corrono verso l'oceano, così lasciate che la vostra immaginazione sia tutta rivolta verso Dio. Il Dramma è Suo; la parte che si recita è un Suo dono; il copione è stato scritto da Lui; Lui decide i costumi e la scenografia, i gesti e lo stile, l’entrata e l’uscita. Sta a voi recitare bene la vostra parte e ricevere la Sua approvazione quando cala il sipario. Guadagnatevi il diritto di ottenere parti sempre migliori con la buona volontà e l’entusiasmo, questo è il significato e lo scopo della vita. Non siate troppo attaccati al mondo e non fatevi avviluppare dai suoi tentacoli. Tenete sempre a bada le vostre emozioni. L’onda agita solo lo strato superficiale del mare; sotto, in profondità, c’è calma. Anche voi sarete liberi dall’agitazione delle onde, se vi sprofondate nella vostra interiorità. Sappiate che molte cose non hanno valore durevole e possono perciò essere scartate. Tenetevi saldamente aggrappati alla sostanza solida. Usate la vostra discriminazione per discernere quale sia lo scrigno e quale il tesoro. Il "Pranavajapa”, ossia la recitazione della OM e la contemplazione di quella mistica sillaba, vi servirà a calmare le onde ruggenti. OM è la somma di tutti gli insegnamenti vedici su Dio e di tutti i sistemi di culto alla Divinità: “OM ithi ekaksharam Brahma” - OM, quell’unica sillaba è Brahman! OM si compone di tre suoni: A, che parte dalla regione ombelicale; un che scorre attraverso la gola e la lingua; M, che va spegnendosi sulle labbra chiuse. Deve essere pronunciata in crescendo, il più lentamente possibile, diminuendo lentamente, fino a che dopo la M rimarrà l’eco del silenzio ripercossa nella cavità del cuore. Non eseguitela a strappi, adducendo che il vostro respiro non resiste più a lungo. Resistete finché riuscite ad esaurire l’inspirazione e l’espirazione con il silenzio che ne segue. Questi momenti rappresentano gli stati di veglia, di sogno e di sonno ed il quarto stato ‘ quello che va oltre i tre. Rappresenta anche il fiore dell’individualità che cresce e diventa un frutto pieno del dolce succo della propria essenza interiore, ed infine si stacca dall’albero.

(SSS VII, 264-270)

Dio è unità

Capitolo V. 5. Il controllo dei sensi è vera devozione

I cinque elementi (l'etere, l'aria, il fuoco, l'acqua e la terra) sono stati creati dalla volontà suprema e devono essere utilizzati con attenta cura e vigilante discernimento. L’uso negligente di anche uno solo di essi potrà recare un danno incalcolabile. Le forze della natura devono essere usate con cautela e profondo rispetto, come occorre altrettanta prudenza ed uguale rispetto nell'utilizzare la vostra intima natura, le vostre capacità interiori ed i vostri mezzi fisici. Fra questi ultimi il sesso e la lingua sono i più pericolosi. A causa del cibo e delle bevande il sesso si risveglia e si infiamma e pertanto l'uso della lingua dev'essere doppiamente attento e vigilato. Mentre gli occhi, le orecchie ed il naso servono come strumenti per la conoscenza della natura che vi circonda, la lingua ha due funzioni principali: distinguere i gusti e pronunciare le parole. Bisogna quindi controllarla con duplice cura dato che essa può arrecare danno in due modi diversi. Senza il controllo dei sensi, la disciplina spirituale diventa come uno "scolino". La devozione verso Dio si esprime meglio con la perfetta padronanza dei sensi i quali, lasciandosi attrarre dalle cose sfarzose ed effimere, contaminano il cuore e la mente. Non vi chiedo altro dono, altra offerta, che il cuore puro come io ve l'ho dato, pieno del nettare d'amore di cui l'ho colmato.

Capitolo VII. 7. Un messaggio di verità

Conosco il vostro entusiasmo nel portare il Mio messaggio fra la gente di questo e di altri paesi, ma vi ricordo che la migliore e sola via di successo è quella di trasferire il messaggio nella vostra stessa vita! I pensieri, le parole e le azioni di tutti voi, devono essere saturi del mio insegnamento ed esso allora si propagherà con potenza ed efficacia e il mondo sarà trasformato. Come potreste condurre dei soldati in battaglia senza conoscere la strategia militare e senza la necessaria preparazione? Potrete guidare gli altri solo quando avrete praticato le discipline che portano alla perfezione. Questo è il vero campo dell'attività umana. Dovete prima ottenere la beatitudine e la pace suprema e poi comunicarle anche agli altri. Molti uomini si tengono lontani dalla verità, perché hanno paura di affrontarla con se stessi e con gli altri. I Veda ammoniscono "Dite la verità!" ma essi sono così abituati a procurarsi temporanei profitti con qualunque espediente, che non sono in grado di sopportare il suo pieno bagliore, ne di seguire il cammino della rettitudine. sono ormai avvezzi alle vie tortuose e non hanno alcuna intenzione di imboccare la via diritta della retta condotta. I Veda avvertono: “Cammina sulla strada della moralità e della virtù!" ma come può apprezzare questa strada chi è abituato alle vie traverse? Si ripetono, come fanno i pappagalli, i due detti vedici, ma non si sente il bisogno di applicarli alla vita pratica. In realtà la verità è Dio, l'amore è Dio, la rettitudine è Dio.

Capitolo VII. 8. La via del saggio

Dovete avere la capacità di nuotare attraverso le onde della gioia e della sofferenza, della perdita e del guadagno e impadronirvi dell'arte di essere perfettamente calmi ed inattaccabili, qualunque cosa possa accadere al vostro corpo, ai vostri sensi, alla vostra mente, che sono inerti quando l'interiore "sé", che è intelligenza e coscienza, non li stimola. E’ un'arte nella quale dovete perfezionarvi e se siete coscienti che lo Spirito è la vostra stessa intima realtà, potete andare con sicurezza a fare il giro del mondo alla velocità che vorrete. L'uomo è malato, ma ricorre a rimedi che non possono curarlo. Fate da soli la vostra diagnosi, scoprite la causa del male, usate appropriati rimedi: questa è la via del saggio. Non correte dietro a ciarlatani ed a pseudo panacee. Seminate l'amore, preparate il terreno del vostro cuore rimuovendo le erbacce, fate sviluppare i semi bagnandoli con la fede ed avrete i boccioli della fortezza: più tardi sarete certi del frutto della pace. Questo dev'essere il vostro dovere ed il vostro voto. Lo scopo è sempre lo stesso qualunque sia il maestro o l'istituzione, e la via è quella tracciata anticamente dai santi, che può anche essere illustrata come una dimora a 4 piani: il piano terra è il "Karma yoga" e gli altri piani sono la devozione, la saggezza e il distacco. Quando un frutto sta per nascere può essere paragonato al "Karma", cioè al campo di attività comune a tutti, e che è il primo passo nella disciplina spirituale. Quando è maturo, come colui che riesce a liberarsi dall'egoismo e dalla cupidigia, è paragonabile all'adorazione che conduce al secondo piano della casa divina. Quando è stagionato e dolce è come l'abbandono totale alla volontà suprema e l'aspirante si trova al terzo piano, quello della conoscenza. Infine il frutto cade dall'albero ed è simile al distacco totale del discepolo che ha così finalmente raggiunto il quarto piano della divina dimora. L'amore puro è la forza motrice del "Karma yoga", lo yoga dell'azione; è il respiro dello yoga della devozione; è universale ed infinito nella più alta forma di saggezza; e vede il Signore ovunque ed in tutte le cose quando il distacco perfetto è stato conquistato.

Capitolo VII. 12. Dovete acquisire anzitutto la ricchezza della devozione, della fortezza, dell'amore e della pace

Voi siete impegnati a trovare soluzioni ai problemi, argomenti per chiarire dubbi, mezzi per prevenire altri problemi che nascono da nuovi dubbi. Tali esercizi di cui sono conditi tutti i congressi, non possono aiutare con successo nel cammino verso lo sforzo spirituale. Tutte queste discussioni, i discorsi e i regolamenti non sono che fragili espedienti. Il mondo è troppo agitato e tempestoso per essere calmato da codeste esercitazioni verbali. E’ tempo di calma riflessione e non di passionali e frettolosi dibattiti e di sbrigative decisioni. Occorre riflettere ancora una volta sulle eterne lezioni lasciateci dai saggi del passato, lezioni che sono state neglette e dimenticate negli anni recenti. Come può insegnare il nuoto chi non sa nuotare? Come può fare la carità ai poveri chi ha il granaio vuoto? Acquisite la ricchezza della devozione, della forza d'animo e della pace prima di avventurarvi a dar consigli agli altri sul modo di ottenerle. Coltivate l'amore puro, scevro da desideri egoistici e condividetelo con i vostri fratelli e sorelle di ogni fede, di tutte le razze e di tutti i paesi. Non sentite il legame che vi unisce al vostro prossimo quando è in preghiera? Non sta forse chiedendo allo stesso donatore le stesse grazie che chiedete voi? Forse si esprime in una lingua differente, o in uno stile diverso, con formalità di un altro credo religioso, ma la fame e la sete sono uguali alle vostre, la sua gioia e la sua pena sono uguali alle vostre. Partecipate a quella gioia ed essa aumenterà, partecipate a quella pena ed essa diminuirà. Lasciate che il vostro amore fluisca nel cuore degli altri; l'acqua stagnante diventa sporca e puzzolente, mentre l'acqua corrente è sempre limpida e fresca. L’amore è gioia, l'amore è potere, è luce, è Dio.

Capitolo VIII. 7. La fede è il fondamento della devozione

Senza devozione e senza fede non può esserci felicità. La devozione è il solo mezzo per trascendere la dualità ed il ciclo delle nascite e delle morti. Non c'è nessuno privo di devozione; ognuno, in fondo al proprio essere, ha il sentimento della sua parentela con tutte le creature. Un uomo che non ha contatto con gli altri diventa miserabile. Ogni, persona è suscettibile di essere amata e chi non possiede amore è cieco ed inutile come una lampada senza fiamma. La fede è il fondamento della devozione: fede nel fare il bene, nel compiere buone azioni e nel temere il peccato, fede che vi spinge ad esaminare ciascun atto alla luce delle sue conseguenze future, fede nelle vite anteriori che hanno costruito il vostro destino e la vostra attuale esistenza.

Capitolo VIII. 8. La devozione

Non può esserci vera gioia senza devozione.

Cosa vuol dire in verità, devozione? Devozione è un termine generalmente usato per sottintendere la ripetizione del nome, uno dei molti nomi di Dio, la recitazione di inni e salmi, rituali propiziatori della grazia Divina. Neppure la meditazione su Dio e sulla Sua compassione può chiamarsi genuina devozione. Tutte queste pratiche spirituali hanno un tratto di egoismo che le adombra. Il grande saggio Vyasa disse che il servizio all'uomo è la più alta forma di culto. Non offendere ne ferire alcuno è la vera adorazione da rivolgere a Dio, perché in verità gli altri siete voi stessi. La consapevolezza di questa verità è la liberazione. Condividere la gioia con altri meno fortunati, sarà il mezzo più sicuro per vincere la Sua Grazia. Eseguite ogni azione con tutto l'amore che vorreste offrire a Dio. In verità voi mangiate per soddisfare l’"Io'', vi vestite per piacere allo stesso "Io". il marito ama la moglie, per amore dell’“Io'' e la moglie adora il marito per il piacere dell’“Io''. ma chi è questo "Io" inerente in ciascuno? E Dio, stesso. Le scritture dicono che il Signore risiede in ogni essere.

Egli è lo Spirito in ciascuno, l'anima suprema. Riconoscerlo è vera devozione, che vi porterà pura e sempiterna felicità.

Quelli che Dio ama di più

2 - pag.18 LA DEVOZIONE E’ AMORE PER DIO

Se ogni cosa al mondo proviene da Dio e Gli appartiene, cosa Gli potremmo offrire di nostro? La sola cosa che Gli possiamo offrire è l'amore. In verità, questo è tutto ciò che si aspetta da noi. Il grande poeta Pothana diceva:

<<Signore! Tu sei la realtà omnipervadente,

l'intero universo è da Te pervaso;

come posso costruirTi un tempio?

Tu sei risplendente più di mille soli

come posso offrirTi una luce così misera?

Tu sei la realtà di ogni essere:

come posso chiamarTi con un nome particolare?

<<Brahmanda>> (L'universo) è nel Tuo stomaco:

come posso offrirTi del cibo?

Per soddisfare il nostro desiderio

Ti abbiamo dato un nome ed una forma,

ma in realtà Tu non ne hai!>>.

Se adorerete Dio in quel modo, potrete soddisfare tutte le vostre aspirazioni. Paramahamsa Ramakrishna non era un uomo istruito e non era attratto verso nessun tipo di conoscenza, ma la sua mente era sempre immersa nell'adorazione della Madre Divina. Quando decise di dedicare la sua vita all'adorazione della Madre Divina egli aveva in tasca solo 5 rupie ed esse furono sufficienti per i suoi bisogni. Egli era incapace di pronunciare persino la parola <<Kancham>> (Grazia) e ciò nonostante l'intero mondo lo venera ancora oggi e, ovunque andiate, troverete una Sua istituzione. Il brigante Ratnakara divenne il grande Valmiki grazie al suo amore per Dio. Prahalada era il figlio di un demone e divenne glorioso e puro grazie all'amore che ebbe per Dio. Hanuman che ripeteva il nome di Rama divenne un personaggio divino ed è oggi venerato da tutti. <<Jatayu>> era un uccello che grazie al suo amore per Rama divenne amico di suo padre Dasaratha. Nella devozione per Dio non vi sono differenze di sesso, casta, credo; tutti posseggono il titolo.

Perché siamo partiti dal dodicesimo capitolo? Perché è il più importante della Bhagavad Ghita. La bhakti non è solo la ripetizione del nome, ma è soprattutto puro amore per Dio, altruistico per natura, privo di difetti, eterno, permanente. Questo è l'amore che dovrebbe essere praticato nella vita quotidiana. E’ importante anzitutto conoscere la propria identità. Siete il corpo? No! Voi siete qualcosa di differente dal corpo! Quando dite: <<Questo è il mio corpo, questo è il mio cuore>> voi state dichiarando che siete differenti da essi. I1 cuore ed il corpo sono gli oggetti posseduti da voi. Quando dite: <<Questo è mio fratello, questa è mia sorella, questo è il mio corpo, la mia mente, il mio intelletto, la mia <<anthakarana>>, il possessivo <<mio>> è l'elemento permanente in tutte queste dichiarazioni. Esso è la più profonda coscienza in ciascuno ed in ogni cosa, è Omnipresente ed è chiamato <<chaitanya>> o <<chitta>> Esso è in voi, intorno a voi, sotto di voi, sopra di voi, con voi e voi pure siete Lui. Lo potete realizzare in questo mondo a condizione che la mente sia rivolta verso l'interno. L'uomo deve realizzare che non è né <<questo>> né <<quello>>, che non è la mente, né l'intelletto. La risposta alla domanda, <<chi sono Io>>? E’: <<Io sono Io>>. Per realizzare questa Verità, la via dell'amore e della devozione é la più rapida e sicura.

3 - pag.19 UNA SOLA VIA

Per cercare Dio non vi sono luoghi dove andare, perché Dio é ovunque e lo potete vedere ovunque. Tuttavia, senza l'aiuto di un nome e di una forma non potrete entrare nel reame del <<nirguna>> e di <<nirakara>> (del senza attributi e del senza forma). All'inizio dovrete, quindi, adorare il Signore con un nome e con una forma, poi, gradualmente dovrete portare la vostra mente (fermamente) dall'esterno all'interno e realizzare la vostra realtà. Dovrete percorrere il cammino della bhakti, dalla più bassa sfera a stadi più elevati e divenire capaci di adorare il senza forma e così, ottenere la realizzazione. Senza fiori, non ci possono essere i frutti e senza frutto, non può esserci il processo di maturazione. Il passaggio dal frutto non maturo a quello maturo é la filosofia del <<Sé>>. Il fiore é il <<karma>>, il frutto non maturo é chiamato <<bhakti marga>>, la via della devozione, quando diventa maturo é pieno di dolce e saporoso succo:<<rasa>>, che rappresenta la <<jnana marga>>, la via della conoscenza suprema. <<Karma>> (l'azione), <<jnana>> (la conoscenza), <<Upasana>> (il culto) conducono a <<vairagya>> (Il distacco). Dovete percorrere il cammino del karma o azione per amore di Dio e svolgere l’azione. L’azione nasce dal pensiero e pertanto entrambi sono importanti per gli esseri umani.

Per le grandi anime, i <<mahatmas>>, la mente, i pensieri e le azioni sono una cosa sola. Dapprima dovete desiderare il frutto dell'azione, e poi, gradualmente, divenire altruisti ed indifferenti ad esso. Dovete fare ogni cosa per amore di Dio. Quando un bambino nasce è un bambino neonato, dopo dieci anni diventa un ragazzo, all'età di trent'anni è un uomo ed all'età di 75, è nonno. Ma, tutti sono la medesima entità. Allo stesso modo, la Divinità è Una sola, ma ad essa sono stati dati nomi e forme differenti. La Verità è Una ed i Saggi parlano di Lei in modi differenti! <<Ekoham Bahusya>> Il Signore è Uno ed è divenuto i <<molti>> dicono le Upanishads. Per comprendere questa <<unità>>, si deve praticarla, e solo allora apparirà alla visione.

2 - pag. 24 TRE CONCETTI PER IL SADHANA

Dobbiamo cercare di capire tre concetti: <<Mat karma, Mat paramah, e Ma bhaktah>> che ci aiutano nel nostro <<sadhana>> (disciplina spirituale). <<Mat Karma>> significa: I1 lavoro e le attività che svolgete in questo mondo materiale, dovete farle per il Signore. Non vi è attività che non sia percepibile con i cinque sensi e che non appartenga a questo mondo sensibile. Ebbene, il <<bhakti yoga>> ci insegna che <<Ogni lavoro, ogni azione è in relazione con Dio e Dio solamente>>. Questa è chiamata la consacrazione. Il secondo concetto è <<mat paramah>> ovvero sia: la giusta identificazione. Tutto ciò che fate a voi, pensate che sia per voi, ma voi chi siete? Colui che risplende in voi come un atomo è l'<<Io>>. La parola <<Io>> non è riferibile al corpo, alla mente ed all'intelletto, ma è relativa all'<<atma>>, il principio che li trascende. Esso è una reazione, un riflesso, un risuono dell'Omnipresente. Qualunque cosa facciate, è per soddisfare l'atma. Se non realizzate questa verità, sarete presi dall'illusione e soffrirete. <<Ogni cosa che fate, la state eseguendo per Me, per soddisfare Me. Voi state agendo come Miei agenti. Cercate di realizzarlo!>>.Il terzo concetto è <<mat bhaktah>> cioè la verità sottile che si trova dietro questo mondo illusorio. La devozione è un riflesso dell'amore, e l'emozione chiamata <<amore>> emana dall'atma>>. Amore è un altro nome per l'atma. Quest'amore non ha niente a che vedere con l'aspetto materiale e mondano, ma è un'altra parola per indicare la devozione. Questo principio dell'amore deve essere manifesto in tutte le cose che fate. Ogni cosa pensata, fatta o detta, dovrà essere pensata, fatta e detta solo per soddisfare il Signore. Nello stato della veglia credete di svolgere ogni cosa per il vostro corpo. Nello stadio del sonno il vostro corpo prende un po' di riposo e la vostra mente un po' di pace, ma riposo e pace mentale per chi sono? Tutte queste azioni sono fatte per l'atma perché tutto ciò scaturisce dall'atma. Dormire, prendere cibo, riposare, sono tutte azioni che vengono fatte per l'atma. A quale scopo voi amate? Il marito ama la moglie non per amore della moglie, ma per amare se stesso. Noi crediamo che la madre ami il proprio figlio per amore suo, ma ciò non è vero. La madre ama il bambino perché così facendo, ama se stessa. Si dice che il <<guru>> ami il discepolo e lo studente il proprio maestro, ma egli non lo ama per lui ma per se stesso. Questa è la verità dietro tutte queste <<sadhana>> che si fanno al mondo. I devoti amano Dio, non per Lui, ma per loro stessi. Dio invece ama i suoi devoti per loro, e non per Se stesso! La ragione di ciò è che Egli è Immanifesto e non conosce differenze. Dove esiste l'egoismo, ci sarà sempre il problema del <<mio>> e dell'<<io>> ma in Dio, non vi è nessun egoismo e senso del <<mio>>.

3 - pag.25 IL POTERE DELL'UOMO E IL POTERE Dl DIO

Le capacità dell'uomo sono limitate e non riescono ad afferrare questi principi e verità sottili. Se una persona vuole un po' d'aria prende un ventaglio, mentre quando c'è una tromba d'aria ci sarà anche una grande ondata nell'oceano e gli alberi verranno sradicati dalla sua potenza. Quando l'uomo vuole estrarre l'acqua da un pozzo, la può estrarre solo in quantità limitate, mentre quando c'è un forte acquazzone i fiumi ed il mare tendono ad unirsi. Se volete la luce dovete accendere una candela o una lampada, ma essa sarà debole in confronto alla luce del sole. Il ventaglio, il pozzo e la candela sono paragonabili al potere dell'uomo, la tromba d'aria, l'acquazzone ed il sole al potere di Dio. Come è possibile raggiungere questo potere illimitato che Dio incarna, con le limitazioni dell'essere umano? Il metodo può essere definito come <<surrender>> o resa. Il Signore ha dichiarato. <<Arrenditi a Me, Io distruggerò tutti i tuoi peccati e ti darò la suprema posizione che è Mia>> Ecco un esempio per cominciare a capire.

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Questo mondo che vedete è <<bhutakasam>>, il mondo della materia, ed assume una certa forma nella mente, che è chiamata <<chittakasam>>. A sua volta, questa è compresa nella <<chidakasam>>, la coscienza. Dio prende la forma di un piccolo atomo in questa <<chidakasam>> (sfera causale). E’ così che l'infinito viene imprigionato nel cuore del devoto e si trova nella sua coscienza, come la coscienza stessa. Una volta, il saggio Narada desiderava il <<darshan>> di <<Narayana>> (Dio), ma <<Narayana>> gli chiese: <<Narada! Sei capace di il segreto di <<bhutakasam>> o del mondo riconoscere ed identificare materiale? Ci sono cinque elementi in natura: la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria e l'etere, quale, secondo te, è il più grande?>> Narada rispose: <<La terra!>> e Narayana gli disse: <<Solo perché essa è materiale ti sembra più grossa, ma non è forse coperta per 314 dall'acqua? Se viene sommersa dall'acqua, è più grande l'acqua o la terra? Narada confesso che l'acqua era più grande. perché poteva coprire la terra. Narayana continuo: <<Agasthya (un saggio che possedeva straordinari poteri) inghiottì l'intero oceano con un sorso. Credi ancora che sia l'acqua la più grande?>> <<No!>> rispose Narada <<è certamente Agasthya>>. Ma, disse Narada, il cielo è più grande di Agasthya. Allora Narayana rispose: <<I1 Signore è stato capace di coprire con un Suo piede entrambi, cielo e terra! Pensi che sia più grande l'etere o il Signore?>> Se il Suo piede è così grande, cosa sarà allora della Sua intera forma? <<Pensate allora al devoto che è capace di imprigionare il Signore nel suo cuore. Chi è più grande, Dio o il devoto?>> chiese Narayana. Il potere di legare il Signore che è infinito è nelle capacità e nel potere del devoto. Se questo potere e queste capacità pero non sono manifeste, non serve a nulla possederle. Dio può essere legato dalla corda dell'amore e, quindi, la <<bhakti marga>> (la via della devozione) è la via migliore.

Se prendete una goccia d'acqua dall'oceano e la mettete in un palmo della vostra mano, vi sembrerà molto piccola, ma se la rimettete nell'oceano, essa diverrà di nuovo una cosa sola con l'immenso oceano. Se il piccolo <<uomo>> si unisce con il potere infinito di Dio, diventerà infinito e potentissimo. Questo particolare processo di unirsi a Dio è chiamato il cammino della devozione.

Ma se guardate il comportamento dell'uomo oggi, capirete che non può comprendere l'onnipotenza di Dio, il Maestro della creazione: egli è pronto ad inchinarsi davanti ad un primo ministro o ad un piccolo ufficiale del governo. mentre è incapace di mostrare obbedienza ed umiltà davanti a Dio! Il motore della creazione, Dio, non è trattato come si dovrebbe! Ecco perché gli uomini non sono capaci di capire cosa vi è dietro ogni cosa. Se l'uomo capisse che ogni cosa è una parte di Dio, non potrebbe cadere in continui errori. Se l'albero che soddisfa tutti i desideri è in voi, perché soffermarsi su di un piccolo insignificante fiore? Se solo foste capaci di riconoscere i benefici che potreste ricavare nell'avere la mucca celestiale in casa vostra, non agireste mai in quel modo! Ma la vostra piccola mente vede grandi le cose minime! Voi siete attratti solo da cose piccole, perché immaginate che il vostro potere sia limitato, ma, in verità, non è così! Voi siete una piccola persona perché vi identificate con il vostro corpo. Ma se da questo sentimento di identificazione salite allo stadio più elevato. <<Io sono il <<Jivatma>> (Io sono una fiamma del fuoco eterno) da quello stato potrete arrivare al <<Aham Brahmamsi>> (Io sono <<Brahman>>) o lo stadio della <<adwaitha>> o la non dualità. <<Aham dehamsi>>, io sono il corpo, è lo stadio della dualità <<dwaita>> e, questo dualismo, è il luogo di nascita della sofferenza mentre, se uno si identifica con 1'<<atma>>, tutto diventa gioia. Dovremmo cercare di sviluppare questo modo di pensare e giungere ad identificarci con 1'<<Atma>> e non con il corpo.

5 - pag.27 LA VIA PIU’ SEMPLICE

La via più semplice per avvicinarsi a Dio è il <<Bhakti Yoga>>.

Essa è non solo l'amore verso il Signore, ma comprende pure le attività che si compiono per farGli piacere. Una caratteristica molto importante della devozione è che la lode o la calunnia, il caldo ed il freddo, il profitto o la perdita, la gioia e la sofferenza, l'onore ed il disonore, tutti questi opposti siano trattati come uguali. Non abbattersi quando si è criticati, ne innalzarsi quando si è lodati. Non gioire del profitto ne soffrire per la perdita. Quando fa freddo ci si veste di lana, mentre si tolgono i vestiti pesanti quando fa caldo, perché inutili. I1 freddo vi darà qualche piacere in certe circostanze ed il caldo in altre. Entrambi, tuttavia, possono darvi gioia, ciò dipende dal modo in cui li usate. Durante l'estate, date il benvenuto al freddo c se andate vicino al fuoco, soffrite. Tutti i contrari ed ogni altra cosa nel mondo hanno una loro utilità. Ogni cosa è creata da Dio per uno scopo. L'importante è essere capaci di usarla in modo profittevole. Non dareste una spada in mano ad un matto perché diventerebbe pericoloso; né vi sognereste certo di dare un oggetto d'oro a chi non ne conosce il valore. Chi conosce il modo di usare la devozione sa che non deve dare fastidi a nessuno, né odiare nessuno! Nessuna inimicizia dovrebbe esserci fra le creature nel mondo! Pensate ad amare, amare e non dare fastidi agli altri! Se dite: <<Amore e Devozione!>> dovreste essere capaci anche di eseguire i comandamenti di Dio! Questa è la ragione per la quale nel <<Bhakti Yoga>> è detto: <<Fai come ti ordino!>> Arjuna era orgoglioso ed egoista e per questo, era molto depresso. Ma, dopo essere caduto ai piedi del Signore, si arrese. Essi erano cognati e si trattavano come tali e quando Arjuna disse: <<Sto eseguendo i comandamenti del Signore>> fu l'inizio della trasformazione che stava avvenendo nella sua mente. La trasformazione mentale è assolutamente essenziale per un devoto. Senza questa trasformazione, devozione e vicinanza saranno inutili. Questi <<slokas>> che vi ha recitato l'oratore che mi ha preceduto, dovrebbero essere memorizzati e dovreste poterli recitare a memoria ogni qualvolta uno ve lo richiede; solo quando però ne avrete capito il significato, le vostre sofferenze spariranno. Se li memorizzate e non li capite, la vostra sofferenza crescerà. invece di diminuire.

LEZIONE N. 3

1 - pag.29 IL SIGNIFICATO DI <<BHAKTI>>

<<Chi Mi è devoto Mi è caro>> ha dichiarato il Signore Krishna.

Nel mondo, l'uomo fa maturare diversi tipi di frutti: la ricchezza, la proprietà, l'oro, l'onore, la posizione, il prestigio. La Bhagavad Ghita ha affermato che tutte queste cose sono transeunti. Ciò che invece va cercato è l'amore di Dio che è straordinario, inestimabile, senza prezzo. Quali sono le vie per ottenerlo? Quando si semina in un campo, non si raccoglierà la messe se prima non lo si è pulito e preparato. La stessa cosa è per il vostro cuore: finché non eliminate i brutti tratti che nascono dall'ego, non potrete avere nessun raccolto. Questi tratti derivano dai vostri attaccamenti al corpo e, quindi, la Bhagavad Ghita. nel Capitolo sul <<Bhakti Yoga>> insegna che, per prima cosa, si devono rimuovere. L’uomo crede di amare Dio ma il solo crederlo non darà risultati; ciò che deve sapere è se Dio lo ama. Se voi Lo amate e Lui non vi ama, il risultato sarà nullo. <<Bhakti Yoga>> vuol dire essere continuamente uniti a Dio.

2 - pag.29 TRUPTHI-SAMTRUPTHI

Per capire il concetto di devozione dobbiamo vedere qual'è la differenza tra <<trupthi>>e <<samtrupthi>>. A tale fine, prendiamo la definizione di <<kirthanam>> e <<samkirthanam>>. <<Kirthanam>> vuol dire la musica che esce solamente dalle labbra. <<Samkirthanam>> è invece la musica che scaturisce dal cuore, è una musica integrale, non ha timore, ed è completamente libera e gioiosa. <<Trupthi>> si riferisce alla gioia che deriva dalle cose di questo mondo di fenomeni apparenti. <<Samtrupthi>> scaturisce invece dal cuore ed è associata alla Verità, è permanente ed è frutto del distacco; essa è piena ed immutabile e niente deve essere aggiunto o tolto. Il devoto non dovrebbe dare troppa importanza alle cose di questo mondo e farsi trascinare da loro, ma dovrebbe sviluppare la stabilità mentale. <<Samtrupthi>> si riferisce alla equanimità della mente, cioè al comportamento di fronte alle vittorie come ai fallimenti, al profitto come alla perdita, alla gioia come al dolore. La devozione o <<samtrupthi>> è quel fermo sentimento di amore e di soddisfazione interiore. Un devoto è colui che accetta tutto ciò che gli viene dato come un dono di Dio e ne è felice e soddisfatto. Un cuore che si comporta in quel modo è detto avere <<samtrupthi>>.

3 - pag.43 COS' E’ LA DEVOZIONE

Cerchiamo di capire che cos'è la devozione e quali sono le caratteristiche e le limitazioni dell'uomo. <<Bhakti>>, devozione, vuol dire amore verso Dio. Descrivere la devozione in questo modo potrebbe sembrare una cosa difficile da raggiungere. Nella parola <<bhakti>> abbiamo la sillaba <<Bha>> che vuol dire il Signore e <<anurakthi>>, o amore, che è la caratteristica del devoto. Se questi due si uniscono, avremo la vera devozione come la definisce la parola <<bhakti>>. Se coltiviamo l'amore, diventiamo capaci di sacrificio, ed ogni altra cosa che ci necessita ci sarà data in sovrappiù. L’amore è veramente il respiro stesso dell'uomo, ma se andiamo in profondità ci accorgeremo che chi ama, ama se stesso e non gli altri! L'uomo ha sviluppato la malattia del <<bhayaroga>> (identificazione con il corpo) e tutto ciò che vede ed esperimenta, assume più la forma di una malattia che quella di una gioia. Prendete ad esempio la fame: il cibo è la medicina di quella particolare malattia. Voi cucinate molte varietà di cibi, delizia del palato, ma non vi rendete conto che essi sono solo medicine di quella particolare malattia. Anche la sete è una malattia, e quando ne siete affetti, dovete prendere un bicchiere d'acqua che è la sua medicina. Allo stesso modo questi sei nemici dell'uomo: l'ira, l'egoismo, etc... sono malattie e, come medicine, esistono alcune attività da svolgere. L'uomo erra se crede di gioire di piaceri mentre è affetto solo da differenti tipi di malattia! Quelle malattie esisteranno fino a quando non riconosceremo che il residente del corpo è Dio. Tutti i <<sadhanas>> (discipline spirituali) sono compiuti con il corpo, tutta la conoscenza è ottenuta con il corpo. Le straordinarie caratteristiche di Dio possono essere conosciute grazie al corpo, perciò, prendiamolo come base e facciamo uno sforzo per vedere Dio in esso. Non pensate che Dio abiti da qualche parte in un altro mondo! Egli è nel vostro corpo! Il peccato non esiste fuori di noi ma dipende dalle azioni che facciamo, così come i meriti ed i demeriti sono il loro risultato. Dobbiamo dunque fare una incessante ricerca.

1 - pag.59 DUE TIPI DI DEVOZIONE

<<Ghitacharya>> (Il maestro della Ghita) ha dichiarato e promesso: <<A chi Mi ama, Mi ricorda e Mi loda, conferirò lo <<yoga>> della intelligenza" o "Bhuddi Yoga", e Lo prenderò in Me!>>. Lo < < yoga> > dell'intelligenza si riferisce al potere della discriminazione che aiuta l'uomo a distinguere l'<<atma>> dall'<<anatma>>, cioè il permanente dall'instabile. Ciò è possibile solo ai veri devoti del Signore. Il cammino della devozione è la strada reale per ottenere la vera conoscenza o saggezza. Che cos'è la devozione? Quando l'amore è canalizzato verso cose transeunti è <<attaccamento>>, quando scorre verso l'entità Eterna diventa <<devozione>>. La devozione è di due tipi: una ordinaria, associata alle attività devozionali, quali i riti ed il culto. Questo tipo di devozione non viene presa in considerazione dalla Ghita la quale sostiene che la vera devozione è quella riferita al carattere (le virtù) e all'amore totale per Dio. La devozione ordinaria si riferisce all'uso di cose prese dal mondo dei fenomeni apparenti per adorare il Signore; per esempio: l'uso dei fiori. Dove nascono questi fiori? Li avete forse creati voi? Siete stati capaci di fabbricarli? Certamente No! Essi provengono da Dio che è il loro creatore. Quindi, cosa c'è di speciale nell'offrire cose che Lui stesso ha creato? Il secondo tipo è la devozione pura, cioè riferita ad attività compiute per adorare Dio che è in noi, nel nostro cuore, tramite fiori che non sono però relativi al mondo dei fenomeni (trattasi delle virtù).Vediamo ora la differenza fra <<jnana>> e <<dhyana>>, fra conoscenza e meditazione. Alcuni ritengono che senza la meditazione non è possibile avere la conoscenza del <<reale>> e che, senza quest'ultima non potete entrare nello stadio della meditazione. In tali circostanze con quale dei due dovremmo incominciare? In termini tecnici la meditazione si riferisce alla concentrazione su di un oggetto ed attraverso essa raggiungere lo scopo. Ma questa non è una definizione corretta! Etimologicamente <<daivachintanam>> spiega l'origine di <<dhyana>>. <<Daivachintanam>> vuol dire: <<meditazione su Dio>>. Meditare e pensare al Signore è devozione, e senza questa devozione non è possibile avere l'illimitato splendore di Dio (La saggezza). E' necessario prima avere i fiori, poiché senza fiori non ci possono essere i frutti. La devozione e paragonabile ai fiori e senza di essa è impossibile avere la conoscenza (frutti). Nello stadio dei <<fiori>> un devoto deve assumere l'atteggiamento del servo di Dio o <<dasoham>> e, partendo da quello stadio, deve raggiungere quello di <<Io sono Brahma>>.Vidyaraja (un santo) aveva iniziato il suo sadhana dallo stadio di <<Io sono il tuo servitore Signore!>> e, gradualmente, il <<sadhana>> di <<dasoham>> divenne <<Io sono quello, Io sono il Signore stesso>>. Un giorno Vidvaraja stava discutendo con i suoi discepoli ed uno di essi gli disse: <<Swami, ci hai parlato del cammino <<dasoham>> (Io sono il servo di Dio) ma oggi tu ci dici <<Soham, Soham!>> (Io sono Quello)>>. Swami rispose: <<Cari ragazzi, è vero che dicevo <<Io sono il Servo del Signore>>, ma, ieri, il ladro di cuori <<Chitta Chora>>. (Krishna) è venuto e mi ha rubato il cuore, e mi ha fatto sentire <<Soham, Soham>> Ha tolto dal <<Dasoham>> la sillaba <<da>> ed è rimasto solo <<soham>>. E' un vero ladro!>> Vidyaraja aveva avuto un sogno nel quale il Signore gli diceva: <<Hai iniziato il Tuo <<sadhana>> dallo stadio di <<dasoham>> ma hai progredito e sei arrivato vicino a Me; ora devi passare allo stadio di "soham">>.Paramahmsa aveva due devoti, uno era padre di famiglia e conduceva la vita familiare e l'altro era un <<sannyasin>>.Vivekananda era il <<sannyasin>> e Nagamashaya era il padre di famiglia. Quest'ultimo praticava la attitudine di <<dasoham>> ( Io sono servo di Dio). Quando il devoto inizia questa disciplina non deve esserci nessun egoismo in lui, altrimenti, non potrà ottenere nessuna conoscenza <<atmica>>. Anche per Arjuna fu la stessa cosa: Krishna lo incoraggiò più volte e, solo dopo che egli ebbe gettato l'arma <<gandiva>> dell'<<ahamkara>> (dell'ego), poté dichiarare:<<Sono pronto ad obbedire ai Tuoi comandamenti!>> Fino a quando c'è l'egoismo non potrete stabilire voi stessi nello stadio dell'<<Atma>> ma, una volta ottenuta la Grazia del Signore, è impossibile avere egoismo: non è possibile avere la luce e le tenebre nello stesso tempo. Pertanto Nagamashaya iniziò lo stadio di <<dasoham>> con grande umiltà. Dal canto suo, <<Vivekananda>> sviluppò una mente espansiva recitando <<Sivoham, Sivoham>> (Io sono Siva. Io sono Siva). Le due esperienze erano differenti, ma tutte e due tendevano a superare il potere della illusione, <<maya>>.

Nagamhashaya adottò il cammino di <<dasoham>>, divenne sempre più piccolo e si liberò dai legami della illusione, mentre Vivekananda ridusse in pezzi i lacci di <<maya>> recitando <<Sivoham>>, ossia espandendosi. Una persona che sviluppa in se stessa l'idea di <<Io sono Dio, Io sono Dio>> non sarà toccata da nulla. Ovviamente è senza utilità recitare semplicemente queste parole, esse devono nascere dalla esperienza. Si dovrebbe superare la coscienza del corpo ed avere il controllo dei sensi, identificandosi continuamente con il Signore, e solo così si potrà acquisire la suprema conoscenza. In altre parole, un devoto che rimuove l'egoismo dal suo cuore ottiene il supremo <<bliss>> (beatitudine).

4 - pag.63 L'AMORE E’ LA CORRENTE SOTTERRANEA

La verità, la non-violenza, la rettitudine e la pace dipendono dunque dall'amore che scorre come una corrente sotterranea. Nel <<Buddhi Yoga>> e nel <<Bhakti Yoga>> è detto: <<Fate uso dell'amore per raggiungerMi!>> Cari devoti, le vostre mani e le palme delle vostre mani che Mi servono sono piccole, i vostri occhi sono piccoli, la Mia creazione è grande e questo enorme universo non può essere visto dai vostri piccoli occhi. Le vostre orecchie, che sono piccole, ascoltano le Mie parole, e con i vostri piccoli piedi venite alla Mia presenza. Ma venire semplicemente alla presenza del Signore non serve allo scopo; dare solamente una occhiata a questo vasto mondo con i vostri piccoli occhi non è utile; servire il Signore con le vostre piccole mani non vi farà ottenere granché e, quindi, non sarà, in verità, tanto utile! Se non usate il cuore per ascoltare le Mie parole esse non vi serviranno! Permettete che io entri nel vostro cuore, e nessuna azione diventerà veramente importante. Qualunque attività facciate come adorarMi con gli occhi, le mani, le orecchie, i piedi, lo fate solo per il controllo della vostra mente.

Ma, una volta che il Signore sarà entrato nel vostro cuore, il controllo dei sensi diventerà facile e si otterrà automaticamente. Non ci sarà bisogno di nessun speciale sforzo per fare <<Karma phalala thyaga>> (sacrificare i frutti delle azioni). Una volta che avrete cominciato a pensare a Me il resto si farà da solo, ciò che vi occorre è solo una ferma determinazione. Dio è pieno e completo; per avere Lui, il <<Paripoornatwam>> (la completezza del divino) dovreste sviluppare una fede totale. Pensate a Me con il cuore pieno di amore e Mi raggiungerete! E’ detto che il Signore ha caro chiunque Lo adori con amore totale. Quel che stiamo facendo ora è perdere il tempo in attività mondane e <<secolari>>, invece di svolgere azioni utili per il progresso spirituale. Ogni adorazione esteriore deve essere compiuta anche interiormente e, quando ci sarà unità fra le due, la vostra vita sarà santificata. Nel <<Bhakti Yoga>> l'amore è l'elemento cardine. La verità dovrebbe permeare tutti i pensieri, ed in tal modo, si rifletterà naturalmente nelle azioni che diverranno <<dharma>>. Quando avremo inteso questo amore, avremo una immensa pace. L'amore è il luogo di nascita della Verità, della rettitudine e della non violenza. L’AMORE E’ DIO E DIO E’ AMORE!

L'essenza degli insegnamenti del <<Bhakti Yoga>> è la pratica dell'amore. Questa pratica Vi aiuterà a sviluppare una mente aperta. Questa è la via!

4 - pag.101 I QUATTRO TIPI DI DEVOTI

Questi sono i quattro tipi di devoti al Signore. <<arthi>>, <<arthaarthi>>, <<jijnaasu>>, <<jnani>>. La prima categoria è formata da coloro che pregano il Signore quando sono nelle difficoltà e Lo dimenticano quando ogni cosa va bene. La seconda categoria si riferisce alle persone che cercano i soldi, la posizione, la proprietà etc. Ma quale tipo di ricchezza è quella.? Il carattere, il buon comportamento e la saggezza sono la vera ricchezza! La terza categoria è formata da coloro che fanno l'inchiesta sul Principio Divino: <<Dov'è Dio. Chi è Dio? Come trovarLo?>>. <<Thathwa jnana>> è il principio della conoscenza che risponde alla domanda: <<Chi sono Io?>> Il <<jijnaasu>> cerca di capire questi aspetti, sia leggendo le Sacre Scritture, sia servendo le Grandi Personalità, sia ascoltandole. Questo è il primo aspetto chiamato <<gnatum>> o dell'ascolto. Il secondo aspetto è il <<vedere>>. Il <<bhakta>> deve osservare, <<drasthum>>, il terzo aspetto è <<pravesthum>> ed è quello dello <<jnani>>. La conoscenza <<jnana>> in questo caso non si riferisce a quella <<secolare>> o relativa al mondo fisico, ma a quella trascendentale o vera conoscenza. La reale <<jnanam>> si riferisce alla esperienza dell'Unità. Esperimentare ogni cosa esternamente è dolore! Se fondate la vostra esperienza sul mondo fisico e sulla sua conoscenza troverete che, per ogni cosa che fate vi è un riflesso, una reazione ed un risuono. Se picchio un oggetto con forza, la stessa forza ritorna con la stessa intensità. Nella conoscenza del mondo c'è una reazione, un riflesso ed un risuono. M a nella conoscenza del Trascendente non vi è nessuna reazione, nessun riflesso, nessun risuono. Questa è la vera conoscenza. Non vi è un secondo, vi è solo l'Uno. Il desiderio nasce perché esiste un secondo e con esso nasce anche la paura. Nella conoscenza reale non vi è niente di ciò. Nello stadio supremo non sentirete né vedrete nulla ma gioirete dello stato di beatitudine sempiterna, il <<sath>>, <<chit, ananda>>.

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Eccovi una storia che vi illustra i quattro tipi di devoti. Cera una volta un uomo ricco che aveva quattro mogli. Egli dovette partire all'estero per affari. Prima di ritornare alla sua terra natale scrisse alle mogli chiedendo loro che cosa avrebbero desiderato che lui portasse loro in regalo. La quarta moglie che era la più giovane ed era piena di desideri scrisse: <<Signore! Per favore portatemi dei <<sari>> e dei gioielli ed altre cose alla moda che potrete trovare in quel luogo!>> La seconda moglie era ammalata e chiese alcune medicine per migliorare la sua salute. La terza, che aveva aspirazioni spirituali chiese dei libri sacri o scritti da gente spirituale e grandi Santi. La prima moglie invece disse: <<Non ho bisogno di niente, sarò felice se tornerai indietro sano e salvo>>. Il marito porto quindi i gioielli per la quarta moglie, le medicine per la terza, i libri sacri per la seconda ed andò a stare con la prima. Le tre mogli divennero gelose di lei e dicevano: <<Chiuse fuori! Che modi sono questi! Non è neanche venuto a vederci!>>. Il marito rispose loro:<<Ho dato a ciascuna ciò che voleva!>> Questo marito è Dio stesso, il Signore verrà e vi darà qualunque cosa domanderete.

Egli è l'albero che soddisfa tutti i desideri. Egli è il <<Kamadhenu>> la mucca celestiale, Egli è il <<Kalpataru>>. I quattro tipi di devoti pregano, e Dio risponde.

5 - pag.102 IL SIGNORE SODDISFA CIASCUNO SECONDO IL PROPRIO DESIDERIO

L'uomo non riconosce questa verità.

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Un viaggiatore durante il viaggio si prende un po' di riposo sotto un albero. Egli è stanco, dopo avere camminato sotto il sole caldo. L'ombra dell'albero gli dà molto conforto e quindi può riposare un poco. Improvvisamente ha sete e dice: <<Come sarebbe bello se potessi avere un bicchiere di acqua fresca!>> Ed un bicchiere pieno d'acqua appare. Egli è seduto sotto l'albero che soddisfa tutti i desideri e non lo sa! Dopo avere bevuto l'acqua, un secondo pensiero gli sorge nella mente:<<Come sarebbe bello se ci fosse un soffice letto ed un cuscino!>>. E il letto ed il cuscino appare. Dopo di che pensa: <<Come sarebbe bello se avessi una moglie!>>. E la moglie appare ma l'uomo crede che sia un demone e si spaventa. Nello stesso momento che egli ha questo pensiero, essa diventa un demone ed allora gli viene un dubbio e si chiede: <<Questo demone potrebbe anche divorarmi!>>.Ed il demone lo divorò!

La morale di questa storia è che quando siamo sotto l'albero dei desideri, qualunque pensiero diviene realtà. L'intero mondo può essere paragonato ad un mondo di desideri. Se abbiamo pensieri buoni, avremo buoni risultati. Ecco perché si dice <<Sii buono, fai il bene, vedi il bene ovunque, questa è la via che conduce a Dio>>. La ragione è che l’intero mondo è la creazione del Signore ed è penetrato dalla Sua volontà. Se abbiamo pensieri cattivi, avremo risultati cattivi. I1 reale significato dell'Umanità è condurre una vita buona con pensieri buoni e buoni sentimenti. La parola <<nara>> uomo, vuol dire; <<Ciò che non verrà distrutto ma che tornerà a Me, <<ra>> significa distruzione. Le Upanishads hanno dichiarato che voi siete figli dell'immortalità. L'uomo è anche chiamato Manava>>. <<Ma>> si riferisce all’ignoranza <<va>> ad un certo comportamento e <<na>> è la negazione e l'intera parola vuol dire: <<Uno che si comporta senza avere ignoranza>>. Ma oggi ci comportiamo come i pazzi e non possiamo quindi essere chiamati <<manava>>.Un proverbio dice: <<La morte è più dolce dell'ignoranza>>. Dobbiamo allontanare l'ignoranza ed acquisire la saggezza. Se volete guidare nell'oscurità avete bisogno di una luce. Se volete la luce della saggezza, dovete guadagnarvi la Grazia. Una volta ottenuta, la vostra ignoranza verrà spazzata via. Nell'età di Kali non vi è nulla di più grande della ripetizione del Nome del Signore.<<Thyagaraja>> diceva <<Rama! se avessi la Tua Grazia, i pianeti stessi non potrebbero influenzarci>>. La vita umana non dovrebbe basarsi sui sei nemici che sono la collera, l'odio, la lussuria, la cupidigia, la gelosia e l'egoismo, ma interamente sulla Grazia.

Ghita Vahini

3 - pag.24 Tre tipi di resa

Ci sono tre tipi di resa o <<saranagathi>>: <<Thavaivaaham>>; <<Mamaiva-thwam>> e <<Twamevaaham>>. La prima afferma io sono tuo, la seconda asserisce tu sei mio e la terza dichiara io e te siamo uno e la stessa cosa. Ciascuno è un gradino della serie che deve essere salita e, l'ultimo, rappresenta il più alto. Nel primo stadio, <<That-eva-aham>> il Signore è libero ed il devoto è completamente legato. E’ come la gatta ed il micino: la gatta sposta il suo piccolo come le pare e piace ed il micino miagola ed accetta tutto ciò che gli accade. Questa attitudine è molto tenera ed è facilmente ottenibile da tutti. Nel secondo stadio <<Mama-eva-thwam>> il devoto lega con il suo amore il Signore che entro certi limiti <<è prigioniero>>! Surdas è un buon esempio di questa attitudine. <<Krishna! Puoi scappare dalla mia presa, dalla stretta delle mie braccia, ma non puoi sfuggire dal mio cuore nel quale ti trattengo>>. Surdas in tal modo sfidava Krishna. Il Signore sorrise ed assentì, senza perdere il rispetto di se stesso dicendo: <<Io sono obbligato dai Miei devoti!>>. Il devoto può coinvolgere il Signore con il suo amore (<<prema>>) e con la devozione che vince e distrugge il suo egocentrismo. Quando l'uomo ha questo tipo di devozione, il Signore lo benedice dandogli ogni cosa di cui egli abbisogna. La Sua Grazia soddisferà tutti i suoi desideri. Ricordatevi di ciò che il Signore ha promesso nella Ghita <<Yogaksheman vahaamyaham>> (Mi farò carico del peso del suo benessere). Infine il stadio <<Twam-eva-aaham>> che rappresenta la devozione inseparabile (avibhaktabhakti). Il devoto offre tutto al Signore, incluso se stesso, perché sente di non potersi sottrarre. Questa offerta rende la sua resa totale. Il sentimento <<Thwamevaaham>> è la resa adwaitica, o fondata sul sentimento che tutto è uno, sulla realizzazione che tutto è Vaasudeva (Dio), niente di meno, e niente altro. Fino a quando esiste la coscienza di essere un corpo (<<deha>>) il devoto è il servo ed il Signore è il maestro. Quando l'individuo sente di essere separato dagli altri individui, il devoto è una parte ed il Signore è il tutto. Quando progredisce e raggiunge lo stadio al di là dei limiti del corpo, dell'<<io>>, dove non vi è più distinzione, il devoto ed il Signore diventano la stessa cosa. Nel Ramayana,(1) Hanumantha raggiunse quello stadio attraverso la devozione. Questo soggetto è trattato nel settimo <<sloka>> del secondo capitolo della Ghita. La parola <<prapanna>> fu usata perché Arjuna possedeva la qualifica e la disciplina della devozione. Arjuna aveva analizzato le proprie colpe e le aveva riconosciute. Krishna giudicò giunto il momento di risvegliarlo dalla qualità <<thamasica>> e disse: <<Tu sei chiamato <<Guda-Kesa>>, perché tu sei <<Jitha-nidra>>: <<nidra>> od il sonno che è la caratteristica di <<thamas>>. Come può tale <<thamas>> vincerti ora? E’ solo uno stato passeggero e non può rimanere in te per molto>>. Se Arjuna aveva, con i suoi sforzi, vinto il controllo sui sensi e guadagnato il nome di <<Gudakesa>>, Krishna era <<Hrishikesa>>, la dea che presiede ai sensi. Sul campo <<Kurukshethra>> entrambi erano sullo stesso carro, uno come discepolo e l'altro come maestro!

4 - pag.54 Le caratteristiche di Arjuna

Se Arjuna fosse stato un individuo comune non avrebbe potuto essere il ricevente ed il trasmettitore di un così grande insegnamento. Si deve quindi dedurre che Arjuna era veramente un grande uomo. Egli fu un eroe che sconfisse non solo i nemici esterni, ma anche quelli interni. I deboli non possono afferrare l'insegnamento della Ghita e metterlo in pratica. E’ con cognizione di causa e con quell'alto scopo che Krishna selezionò Arjuna e gli diede la Sua Grazia. Una volta, mentre Krishna stava conversando intimamente con Arjuna, fece questa dichiarazione: (Notate la grazia che Krishna mostrò!) <<Arjuna! Tu sei il mio più vicino bhakta (devoto), non solo questo, ma tu sei il mio più caro amico. Io non ho amici cari come te. Questa è la ragione per cui ti dò questo supremo insegnamento>>. Riflettete su questo punto! Molti al mondo si autodefiniscono devoti, ma il Signore non li ha accettati come tali. Avere un tale titolo dal Signore stesso è una grande fortuna ed è la più alta credenziale. Il devoto deve sciogliere il cuore del Signore ed avere da Lui il riconoscimento della <<bhakti>> (devozione). Darsi da soli quel titolo è una magra soddisfazione. Arjuna fu la sola persona che ebbe tale titolo dal Signore stesso. Capirete ora quale purezza di cuore e quali meriti aveva Arjuna. Potreste dire centinaia di cose su di voi, ma è il Signore che deve riconoscerle. Senza questo riconoscimento tutto il vostro parlare è vano. La devozione si ottiene obbedendo al Signore ma questa obbedienza non è sufficiente. Perciò Krishna usò la parola <<mithra>> (amico). L'amico non ha timore ed è quindi uno strumento ancora più adeguato.

3 - pag.97 La Ghita approva solo il <<nish-kama karma>>

La Ghita non approva quei karma (sa-karma) che sono fatti con l'intenzione di goderne i benefici o di ricavarne i risultati. Approva solo il <<nish-kama karma>>, cioè gli atti fatti senza interesse nei benefici che possono derivarne, quindi liberi dall'illusione. Un dubbio potrebbe nascere riguardo l'<<artha-bhakta>>, cioè colui che si rivolge al Signore affinché lo sollevi dalle sofferenze, se deve considerarsi o meno un <<bhakta>>. Ebbene, il mondo intero é pieno di persone che dipendono da altre per il soddisfacimento di uno o più desideri. Desiderare una cosa materiale è di per sé un errore, ma dipendere da un altro essere umano per averla è un errore ancora più grave. L'<<artha-bhakta>> si rivolge non all'uomo ma a Dio nel quale crede e che adora. Se è errato avere e coltivare dei desideri, egli tuttavia evita l'errore più grande di usare uno strumento inferiore per soddisfarli. La superiorità della sua attitudine la potete vedere non nel fatto che egli desideri qualcosa, ma nel fatto che egli si rivolge a Dio affinché gliela dia. Il fine è il Signore; Egli é colui che dà. Solo la Sua Grazia può donare! E, quando questa fede è radicata in voi, potete essere certi che ne vale la pena! I tre tipi di devoti menzionati nella Ghita <<aartha-bhakta>>, <<aarthaarthi>>, e <<jinaasu>>, adorano il Signore sotto una forma invisibile (paroksha). Essi cercano Dio come mezzo per realizzare i loro desideri ed obiettivi e sono sempre in atteggiamento di preghiera e nel Suo ricordo costante. Lo <<jnani>>, il quarto tipo possiede <<ekabhakti>>(1) mentre gli altri hanno <<anekabhakti>>(2). Questi ultimi sono devoti al Signore perché Egli mantenga loro la posizione sociale e dia loro gli oggetti che desiderano. Lo <<jnani>> invece leva i suoi occhi per contemplare il Signore che vede ovunque in ogni cosa. Questa è la ragione per cui il Signore ha detto che lo jnani è il più caro a Lui. Ovviamente, tutti sono uguali per il Signore ma, per coloro che hanno raggiunto la Sua presenza, il Suo amore è esplicito, immediato e direttamente riconoscibile ed esperimentabile. Perciò si dice che lo jnani è il più vicino ed il più caro a Dio. La natura del fuoco è riscaldarvi quando avete freddo, ma come è possibile quando voi state lontani dalla sorgente del calore? Coloro che desiderano eliminare i mali di questo mondo devono cercare ed ottenere il fuoco della conoscenza ed essere più vicini a Dio.

4 - pag.98 Dio non fa differenza fra gli uomini

Talvolta gli aspiranti spirituali immaginano che Dio sia meno glorioso di quanto non lo sia in realtà. Essi hanno la sensazione che il Signore operi differenze fra peccatori e santi, buoni e cattivi, <<jnani>> ed <<ajnani>>. Queste sono ridicole supposizioni! Dio non separa gli uomini in quel modo! Se lo facesse nessun peccatore sulla terra potrebbe sopravvivere alla sua ira neanche per un minuto! Poiché il Signore non fa differenze, tutti possono vivere tranquillamente. Questa verità è conosciuta solo dallo <<jnani>>, mentre gli altri non ne sono consapevoli, anzi credono che il Signore sia lontanissimo da loro. Lo <<jnani>> è libero da <<maya>> e non è influenzato dai <<guna>>: <<rajas>>, <<thamas>>, <<satwa>>. Il <<jinaasu>> o il ricercatore della conoscenza invece, usa il proprio tempo per contemplare senza interruzione il divino con atti e pensieri puri. Gli altri due (aartha-bhakta e aartha-arthi) fanno esperienze elevate e ruminano su ciò che è reale e ciò che non lo è e trasformano la loro natura in quella di un <<jinaasu>> per divenire in seguito <<jnani>> e salvarsi. L'obiettivo è raggiunto passo per passo e non in un solo colpo. Questo può essere capito dal seguente esempio:

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<<jnana>> è come il treno diretto: il passeggero non deve cambiare per raggiungere la sua destinazione. Lo jinaasu>> che è salito sul treno diretto raggiunge la destinazione senza arrestarsi durante il percorso. L'<<aartha>> invece, che è salito su di un treno ordinario, è obbligato a scendere diverse volte durante il percorso ed attendere il prossimo treno. E così, uno stadio dopo l'altro, sino a quando arriva a destinazione. Questo è un lungo e penoso viaggio, ma l'<<aartha>> lo percorre malgrado le difficoltà, perseverando.

Il mondo intero è destinato a raggiungere la meta, solo il mezzo e la velocità sono differenti. Nessuna meraviglia quindi se il Signore ha dichiarato più di una volta che i devoti delle summenzionate categorie sono i <<Suoi>> e cioè gli appartengono, in quanto tutti perseguono lo stesso fine. <<Devi considerare ciò che è vasto ed infinito>> disse Krishna ad Arjuna <<Non limitare i tuoi desideri a cose futili. Sono gli avari quelli che sono assetati di cose insignificanti. Coloro che desiderano il Signore invece sono generosi ed hanno un cuore grande>>. La devozione dello <<jnani>> si chiama <<sahajabhakti>> o devozione diretta mentre la devozione indiretta è chiamata <<gunabhakti>>. Lo jnani percepisce il Signore come la propria <<atma>>; la sua bhakti o devozione è <<anu-rakthi>> attaccamento o affetto verso Dio. Krishna disse: <<poojyaeshvanura ago bhakti>> (l'affetto verso ciò che è venerabile è bhakti). Un individuo diventa <<jnani>> grazie ai meriti accumulati nel corso di numerose vite anteriori. E’ il risultato di una disciplina spirituale seguita per vite intere. La conoscenza non si trova nei negozi come un articolo da comperare. E’ certamente augurabile che si addestrino un certo numero di medici per sopperire alle necessità della gente, ma occorre avere la pazienza di attendere che essi finiscano i loro studi ed acquisiscano l’esperienza. Se si accettassero negli ospedali medici inesperti si avrebbe come risultato che invece di guarire le persone si finirebbe per ucciderle. Se un individuo è oggi un <<jnani>> immaginatevi gli anni di <<sadhana>> che ha dovuto compiere per arrivare a quello stadio. Questa eredità di impulsi spirituali che gli deriva dalle vite anteriori, ha contribuito certamente a questo sforzo.

3 - pag.120 Cos'è la <<bhakti>> o devozione

Arjuna domandò a Krishna: <<Una tale meditazione è sufficiente o deve essere accompagnata da qualcos'altro?>>. <<Naturalmente quando la meditazione è praticata si deve aver cura che la mente rimanga concentrata su di una cosa sola e che non segua altri oggetti. Essa dovrebbe essere centrata sull’Uno Supremo con devozione ed amore. Abitualmente l'amore dell'uomo è centrato su oggetti impermanenti e quindi è schiavo di ogni genere di sofferenza. L'amore deve essere ritratto da quegli oggetti e diretto verso il Signore. Ti dirò in breve in che cosa consiste la "bhakti" o devozione. Ascolta! La "bhakti" è la completa identificazione delle attività della mente con l'ideale sul quale l'attenzione è centrata>>. A questo punto Arjuna chiese: <<Com'è possibile questo?>>.

<<E’ possibile Arjuna!>> rispose Krishna, <<Grazie al controllo dei sensi il mentale si riduce al minimo, il cuore si purifica, le arie vitali si elevano alle sfere superiori di "seershaa" e l'individuo si stabilisce nella verità dell'atma e le sue attività mentali diventano Me. Inoltre se il suono OM è l'unico oggetto della sua attenzione, al suo ultimo respiro l'individuo viene a Me e si fonde nel Mio essere>>.

5 - pag.141 Porterò il tuo fardello!

Il Signore ha dato assicurazione; <<Io porterò il peso del tuo benessere qui ed oltre qui>>. Egli ha preso su di se questo compito volontariamente. Gli aspiranti e tutti coloro che vogliono trarre profitto da quella promessa devono vivere secondo le regole stabilite, come ordinato loro. Se si sentono abbandonati è perché si sono tenuti lontani dai comandamenti del Signore. Da un esame interiore scoprirebbero che le sofferenze del presente hanno la loro causa nel comportamento passato e nella ignoranza del futuro. Ecco la radice della loro sofferenza!

Quella assicurazione contiene una condizione che rappresenta il coronamento, il frutto finale. L'assicurazione è la testa che non può funzionare, senza la collaborazione degli organi. Occuparsi della testa lasciando da parte il collo, le spalle ed il resto del corpo, è come avere fede nella chiave, dopo che la serratura è stata scassinata ed il tesoro rubato! La condizione perché quell'assicurazione abbia effetto è meditare sul Signore, adorarLo, senza altro pensiero nella mente. Se la meditazione ininterrotta è assente, e quando il culto non è offerto con incondizionata resa, perché poi lamentarsi se Lui non porta il vostro fardello? Se vi arrendete agli altri, lodate e magnificate gli altri, ed i vostri pensieri non dimorano in Dio, come potete pretendere che Lui vi porti il vostro fardello? Servite il prossimo e gli chiedete poi di ricompersarvi, come può chiamarsi questo atteggiamento "ananya cintha?", piena lealtà? Se un uomo è servo del Re deve servirlo con tutto il suo cuore.

Se egli lo serve e contemporaneamente pensa alla sua famiglia non può chiamarsi interamente leale. Servite chi amate ed amate chi servite! Questo è il segreto di "saranagathi"! (la resa totale). Vyasa fece una splendida ghirlanda di pietre preziose, e questo "sloka" è il gioiello centrale. Le parole "yoga" e "kshema" usate dal Signore hanno questo significato: "yoga" vuol dire acquisizione di qualcosa di desiderabile, e "kshema" vuol dire preservare ciò che si è acquisito. La disciplina per la quale si può preservare ciò che si è acquisito è appunto "ananya chinta" o meditazione esclusiva sul Signore. La mente così verrà pulita e l'individuo diverrà un "bhaktha" (devoto). Il bhaktha si riconosce da queste cose: Egli parla del Signore, canta il Signore, vede solo il Signore e lavora e spende il suo tempo libero con il Signore. Una tale persona non ha bisogno di fare "yaina" o "yaga" (sacrifici e riti), non ha bisogno di peregrinare da un luogo sacro all'altro, non occorre che faccia la carità. Perché dovrebbe farla? Egli non insiste, né la chiede. Offrire qualcosa è un processo mentale e, se la mente è pura, il Signore accetterà ogni cosa, ma se la mente è sporca ed il recipiente non è quindi stagnato con il pensiero di Dio, le azioni non saranno "buone" ma inquinate dal veleno. Il recipiente deve essere pulito!

Ricordate Kuchela quando diede una manciata di riso al Signore quanta gioia gli diede perché la sua mente era pura! Leggete le esperienze di Vidura e di Droupadi nei Purana (racconti epici). Cosa offrirono al Signore? Vidura diede una coppa di avena e Droupadi solo un pezzetto di foglia! Ma considerate quanto il Signore diede loro indietro! Il Signore non calcola il valore delle cose, Egli vede solo il sentimento che sta dietro l'atto. Purificate pertanto il sentimento e vincerete la Grazia di Dio.

4 - pag.146 La visione della forma cosmica

Arjuna congiunse le due mani in segno di preghiera e disse:

<<Krishna! L'intera creazione è la Tua forma! La conoscenza, il potere, la forza, l'energia, lo splendore, tutte queste cose sono espressioni della Tua Gloria. Ebbene, mi darai la sacra opportunità di soddisfare il desiderio della mia vita e di fare l'esperienza di Te, come "Viswaroopa" o come la forma stessa della creazione? Ti supplico!>>. Conoscendo l'angoscia nel cuore di Arjuna, Krishna rispose:

<<Arjuna! Soddisferò il tuo desiderio, ma i tuoi occhi fisici non possono vedere quella Gloria. La forma cosmica non può essere percepita da una vista limita che vede ed afferra solo questa natura! Ti darò perciò l'occhio soprannaturale. Ora guarda!>>.

E si manifestò davanti a lui. Quale grande compassione! Quale grande esperienza! A questo punto vi è un dettaglio che il ricercatore deve notare: i Veda, le Sastra, ed i Purana, senza contare dei dotti e dei santi, descrivono Dio, come <<sarva-vyaapi>> e <<sarvaboothaantharatma>> cioè onnipresente, e come la realtà interiore di ogni essere. Viene naturale chiedersi: <<Se egli è presente ovunque, perché non lo si vede?>> e la risposte è: <<Come possono gli occhi fisici composti dei cinque elementi vedere al di là di essi?>>. Niente può illuminare un oggetto che non rifletta la luce. La fiamma illumina per se stessa e spande la luce intorno a lei. Dio è luce, Egli illumina tutto ed al di là della natura delle cose create che sono una manifestazione della Sua Gloria. Perciò l'adorazione di Dio è parte essenziale del <<sadhana>>. Colui che non Lo vede in se stesso non può vederLo negli altri e nelle cose esterne a lui. Fai un <<sadhana>> che ti assicurerà la Grazia di Dio, ed attraverso questa Grazia otterrai la <<jnananathra>>, l'occhio della saggezza. Mentre Arjuna faceva l'esperienza della visione cosmica piangeva di gioia: <<Oh Dio Onnipotente! Tutti gli dei, "Brahma" il creatore, i saggi ed i santi, tutti gli esseri e gli oggetti animati ed inanimati, vedo tutto questo! Dal Tuo viso, fiamme di splendore escono e si diffondono lontano. Come vorrei conoscere il significato e lo scopo di questa forma gigantesca!>> esclamò Arjuna. Krishna gli rispose: <<Hai visto Arjuna? Ora sai che Io sono il Creatore, il sostenitore ed il distruttore di tutte le attività e di tutti gli esseri ed oggetti. Hai realizzato che non puoi salvare nessuno in questa battaglia e che non puoi uccidere nessuno. Non hai il potere di uccidere, ne essi hanno il potere di morire. Vivere e morire sono entrambi processi diretti dalla Mia volontà. Io porto il peso della terra, Io ho creato il peso ed Io posso eliminarlo>>. Così disse Krishna battendo il cognato sulle spalle e parlandogli dolcemente per calmare la sua eccitazione estatica. Questo incidente è un esempio che mostra come Dio è legato alla sincerità della devozione e come Egli si abbassi ad incoraggiare e consolare i devoti. Immaginate, come avrebbe potuto Arjuna, che era così esitante e nervoso, conquistare eroi possenti e maestri d'arte come Bhisma, Drona e Karna? Essi furono conquistati dalla volontà di Krishna! Arjuna asciugò le lacrime e, unendo le sue mani in preghiera, disse: <<Oh Signore! Vedo la "Viswaroopa" che non ho mai visto prima, né sentito né mai concepito, e realizzo che è una verità fattuale! Queste fiamme terrificanti di splendore divino mi stanno bruciando ed il mio corpo arde di fronte alla Tua Gloria! Ti prego riprendi la Tua forma originaria, non posso sopportare a lungo tale visione. Padre! Riprendi la Tua forma gentile!>>. Così implorò Arjuna. La Sua Grazia acconsentì. Egli disse: <<Arjuna! Hai ora visto questa Mia forma universale, una visione che nessun studio dei Veda, nessun rito ascetico, nessuna austerità può mai sperare di ottenere. Questa visione l'hai ottenuta grazie all"' Ananyabhakti" di chi è devoto a Me, la perfetta devozione che non ammette alcuna distrazione. Un tale bhaktha vede solo il Signore qualunque cosa faccia, non ha altre forme davanti agli occhi, nessun altro pensiero nella sua mente, nessun altro atto da compiere, in ogni luogo ed in ogni momento lui pensa a Me, Io sono lo scopo della sua attività. Arjuna, un tale devoto, avrà la Mia visione>>.

3 - pag.150 La devozione è una disciplina

I lettori devono ponderare attentamente su questo punto, valutare i pro ed i contro e giungere a valide conclusioni. Considerate ad esempio la differenza fra la "bhakti" come descritta dalle usanze popolari, e come invece viene intesa dal Signore. Nel linguaggio popolare la "bhakti" è descritta come genuina devozione verso il Signore e basta. Ma questa in realtà è molto di più.

La devozione verso il Signore è solo una forma di disciplina per raggiungere il fine della liberazione. Il ricercatore non dovrebbe arrestarsi alla acquisizione di quella devozione ed all'amore che egli ha verso il Signore, ma prestare attenzione all'amore ed alla grazia che il Signore ha verso di lui. Egli deve sempre essere desideroso di trovare il comportamento e l'azione che possono piacerGli e che possono darGli ananda”. La reale "bhakti" è chiedersi quante sono le azioni che conducono a quell'obiettivo. La gente tuttavia non segue questo ideale di "bhakti", né ciò che esso comporta, ma pone attenzione solo all'amore che ha verso il Signore e nel processo, non pensa al "dharma" ed al "karma" che il Signore approva ed apprezza! Questa è la ragione per la quale Krishna dice: <<Il "karma" o l'attività che piace al Signore è superiore al "karma" che soddisfa il desiderio del devoto>>. Tutti i suoi progetti e tutto ciò che pensa dovrebbero attirare la Grazia di Dio ed egli dovrebbe non fare la propria, ma la Sua volontà. Il devoto dovrebbe misurare ogni suo pensiero e sentimento con la pietra di paragone delle preferenze dichiarate dal Signore.

4 - pag.151 La devozione è seguire il dharma

La Ghita dichiara che quantunque una persona abbia devozione per il Signore, essa non potrà essere chiamata "devoto" se la sua vita non è in accordo con i Suoi comandamenti che costituiscono il "dharma" stabilito dalle Sastra e rivelato dai santi e dai veggenti. E’ in questo senso che Krishna usa la parola "bhakthimaan", quando dice nella Ghita: "bhakthimannyah sa me miyah". Qualunque atto compiuto dal "bhakta" non dovrebbe essere considerato come il "mio karma" ma concepito come il "Karma del Signore" e dal "Signore" "Eeswarayakarma”. Generalmente la gente sente che alcuni atti sono "loro" ed altri sono del "Signore", ma questo non è il segno distintivo di un vero "bhakta”. Se tutti gli atti sono sentiti come fatti dal Signore, essi non saranno macchiati dall'egoismo o dal senso del "mio". La "bhakti" deve essere intesa come una disciplina che rimuove l'egoismo ed il sentimento del "mio". Per questa ragione il "bhakta" è chiamato uno che è "a-vibhakta" con Dio, "non separato da Dio”. In ogni momento ed in ogni circostanza l'atto ed il sentimento deve essere centrato in Dio. Invece se voi pregate: "Oh Dio! Salvami, toglimi questa sofferenza!" quando siete nei pasticci, mentre quando essi passano, ritornate a comportarvi allo stesso modo di prima, una tale condotta non è devozione.

5 - pag.151 La devozione deve essere completa

Questo è l'insegnamento della Ghita. Non dovreste adorare il Signore come misura di emergenza. Come quando la lingua è malata e non sente il sapore e cerca i gusti forti, così l'individuo, quando il dolore l'affligge, cerca Dio. Questo tipo dimostrativo di devozione è oggi in crescendo, forse dovuto alla influenza nefasta della enorme ipocrisia di questa età. La falsa devozione che cerca di esibire l'attaccamento verso il Signore, si trova sfortunatamente anche presso i cosiddetti "grandi" sadhaka e presso persone che dicono d'avere rinunciato a tutto per Lui e che Lo considerano essere il loro "tutto". Per molti, "bhakti" (la devozione) è un "burktha", un velo da indossare quando si va in pellegrinaggio e si visitano i templi. Una volta però a casa si tolgono il velo e con esso tutte le idee e sentimenti di riverenza verso il Signore. Ma queste sono montature esibizionistiche! La "bhakti" deve essere ferma e completa, essa è lo stabilirsi della mente nel Signore in ogni momento ed in ogni circostanza. Molti dicono di dedicare i loro atti a Dio, ma la loro attitudine mostra che essi li dedicano al "deha" cioè al loro corpo. Essi dicono: "Questo lo offro a Krishna!", ma in realtà lo stanno offrendo al loro figlio. "Questa è una offerta a Rama!" Ma l'intenzione è di offrirlo a "raga" (senso di attaccamento, passione). Come possono questi atti essere qualificati come atti di offerta o dedica? La dedica ispira il corpo, la mente e la parola. Se ciò che dici non è approvato dalla mente e non è pienamente posto in azione, diventa mera ipocrisia. Sii convinto che colui che fa l'azione e l'atto del fare sono tutti Lui, sii devoto a Lui piuttosto che alla moglie ed ai figli ed alla ricchezza. La vostra "bhakti" è là dove la vostra mente si attacca. La "bhakti" è pura come le acque del Gange. Il "karma" è come l'acqua dello Yamuna, e "jnana" è come il fiume Saraswathi che scorre segretamente e misteriosamente sotto il suolo e santifica se stesso congiungendosi con gli altri due. E’ la congiunzione fra questi tre che è chiamata "Triveni". Ciò significa la sparizione della mente, il divenire "Uno" dei tre "gunas" e la distruzione dell'Ego.

6 - pag.152 La devozione è un sentimento segreto

Molti ignorano questi fatti fondamentali. Essi si immergono nell'acqua due volte al giorno, fanno rituali la mattina, il pomeriggio e la sera, fanno culto agli dei della casa, si mettono cenere, zafferano e pasta di sandalo sulla fronte, sulle braccia e sul petto, si infilano rosari intorno al collo e vanno di tempio in tempio e da un maestro spirituale all'altro, partecipano a conferenze, a recite, a letture delle Sacre scritture. Il meglio che si possa dire su quelle persone è che sono impegnate in buone attività, ma non si può dire che essi sono "bhaktas”. La "bhakti" non ha relazione con l'abito o con la parola. Non si può chiamare una persona "devota del Signore" solo dal vestito e dalle sue espressioni. La "bhakti" è una questione di coscienza interiore, più che di comportamento esteriore. Si dice che dove c'è il fumo ci deve essere anche il fuoco. Ma vi sono tipi di fuoco che non fanno fumo. E’ possibile che gli atti vengano fatti senza sentimento, ma non si può dire che tutti i sentimenti debbano essere espressi con manifestazioni esteriori. Anche senza pompa è possibile avere sentimenti sinceri. Se una persona aspira al progresso, il sentimento di progredire, in se stesso, frena il progresso.

7 - pag.153 Due tipi di devoti

La domanda che Arjuna fece, condusse a questa risposta: <<Vi sono due tipi di "bhakta": il "saguna bhakta" ed il "nirguna bhakta", colui che è devoto della forma e colui che non lo è. Fra i devoti, l"arthaarthi'', (il povero), l’"artha'' (il diseredato), ed il "jinaasu" (il ricercatore) sono tutti devoti della forma e del nome di Dio. Se per compiere bene un lavoro si deve iniziare con il piede giusto, così la "nirguna bhakti" è il piede giusto per ottenere la liberazione. Solo il "sadhana" del senza forma porta alla illuminazione. Tuttavia entrambi gli aspetti hanno valore e sono indispensabili. Ma per quanto tempo si può avere un piede in due scarpe? Ed anche se è possibile, a quale scopo? "Saguna bhakti" deve essere adottata come "sadhana" e "nirguna bhakthi" come il fine ultimo da raggiungere. Potete vedere sia l'intero universo come Dio, l'intero "Viswa" come "Viswesvara" o "Viswa" e "Viswesvara" come separati e distinti, pur essendo entrambi gli stessi. Potete vedere la stoffa come filato o vedere il filato e la stoffa come separati. Ma sia che lo realizzi o meno il filato è la stoffa e la stoffa è il filato. Vedere il filato come distinto è "saguna upasana", il culto di Dio con attributi. Vedere il filato come facente parte della stoffa e la stoffa come una collezione di fili, ed i due identici, è adorare l'aspetto "nirguna" di Dio. Questa "bhakti" non è qualcosa che viene dall'esterno né qualcosa data da qualcuno, non cresce sul suolo, né cade dal cielo, essa dimora in voi ed è devota al Signore senza senso egoico. L’attaccamento e l'amore inerente, non dovrebbero fluire in diversi canali, ma solo in direzione di Dio, allora diventano "bhakti". Questo amore è in ogni essere vivente, negli uccelli e nelle bestie, negli insetti e nei vermi... tutti hanno amore che li ispira e li riempie nella misura appropriata per ciascuno. In breve la vita è amore e l'amore è vita.

8 - pag.153 La devozione è amore per Dio

Ciascun membro delle specie viventi ha molti modi di amare e molti oggetti ai quali far fluire quell'amore: i genitori, il conforto, il cibo, il bere, il gioco ecc... Ciascuno di questi tipi di amore o attaccamento ha un nome distinto secondo l'oggetto verso il quale tale amore è diretto. E’ chiamato affetto quando è diretto verso i figli, è chiamato infatuazione quando è diretto verso persone che soffrono, cameratismo quando è rivolto ai tuoi eguali, attaccamento quando è esteso ai beni ed alle proprietà, fascino in alcuni casi ed amicizia in altri, riverenza, umiltà, rispetto quando è diretto verso gli anziani, gli insegnanti ed i genitori ecc. Ma la "bhakti" è una parola che si usa solo con riferimento all'amore verso il Signore. Quando questo amore è separato in tanti rivoli e scorre in molte direzioni e verso più punti, causa solo sofferenza perché è canalizzato verso cose temporali e mortali. Invece quando fluisce verso l'oceano della Grazia senza distrazioni, questo "sadhana" è chiamato "bhakti". Perché perdere la vita nella salata palude del "samsara"? Cercate piuttosto di raggiungere il vasto oceano della Grazia, là realizzerete voi stessi e otterrete "sath, cith, ananda". Grande e piena di beatitudine è quella acquisizione! Le Gopikas la cercarono e la ottennero con quel "Sadhana". Ogni momento, ogni circostanza, ogni pensiero, ogni parola ed azione loro erano dedicati ai piedi di loto di Krishna. Ecco perché le gopikas erano chiamate "yoghini". Quando il Signore Krishna stesso si rivolse a loro, chiamandole "yogis" potete immaginare l'altezza del raggiungimento spirituale che esse avevano conseguito.

2 - pag.156 La via più facile

<<Questa è la via: stabilisci la tua mente ed intelligenza in Me. Se non puoi fare questo, perché lo trovi difficile, abbandona il tuo egoismo e fai attività morali e sante. Se non ti riesce neanche questo, abbandona gli attaccamenti alle conseguenze dei tuoi atti ed offrili a Me, non solo verbalmente, ma effettivamente, con il pensiero, la parola e l'azione. E se anche questo ti sembra difficile, ebbene, allora ti dirò delle conseguenze>>.E dopo avere detto ciò Krishna stette in silenzio per qualche tempo. Prendete nota di questo: l'aspirante alla Grazia deve avere davanti alla sua mente l'atto e non le sue conseguenze, benefiche o meno. Questa è la ragione per la quale Gopala disse che <<jnana>> è superiore ad <<abhyasa>> e <<dhyana>> superiore a <<jnana>>, mentre abbandonare le conseguenze dei propri atti è superiore a <<dhyana>> stessa. Un tale distacco, Krishna disse, conferirà <<shanthi>> (la pace interiore). <<Bhakti>> e <<dwesh>> sono come il fuoco e l'acqua, la devozione e l'odio non possono stare insieme. Io amo coloro che sono indifferenti alla gioia ed alla sofferenza, alla simpatia ed alla antipatia, al buono ed al cattivo. Se l'odio, in qualunque forma ed intensità, risiede nel cuore, non potete essere un <<bhakta>>. Il <<bhakta>> deve essere convinto che tutto questo è <<Vasudeva>>. <<Vasudevam sarvamiam>>, e che la propria <<atma>> è ovunque ed è ogni cosa. Questa verità, deve essere realizzata! Sperimentatela ed agite di conseguenza! Odiare un altro è odiare se stessi, disprezzare gli altri è disprezzare se stessi, trovare colpe negli altri è trovare colpe in se stesso.

3 - pag.156 Cosa vince la Grazia di Dio

I lettori potrebbero avere dubbi su questo punto. La semplice assenza di odio o di disprezzo verso il prossimo può portarvi alla piena realizzazione di Vasudeva (Tu sei tutto <<questo>>) No! La semplice assenza di quei due sentimenti non può assicurare Dio e la gioia di riconoscerLo. Non conquisterà la Sua Grazia. Il lavoro del villano che coltiva il grano è un buon esempio per illustrare questo concetto, e, se presterete attenzione, conoscerete la verità ed i dubbi svaniranno.

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Prima di seminare, il villano rimuove le erbacce, le infestanti e le altre pianticelle. Ma ciò non è sufficiente per ottenere un buon raccolto. Il terreno deve essere arato, concimato ed innaffiato e reso così pronto per la semina. Poi, i germogli, quando spuntano, devono essere nutriti e salvaguardati sino alla loro maturazione ed alla fine il grano potrà essere raccolto e posto nei granai. Allo stesso modo le malerbe dell'attaccamento, dell'odio, dell'invidia, dell'orgoglio ecc... devono essere strappate ed asportate dalla regione del cuore ed il campo deve, poi, essere arato con le buone azioni. Allora i germogli di ananda spunteranno ed il grano che crescerà dovrà essere nutrito attentamente dalla disciplina e dalla fermezza; alla fine, come risultato di tutti questi sforzi, il raccolto dell'<<ananda>> riempirà i granai.

5 - pag.157 Accontentarsi in ogni circostanza

<<Devi vincere il sentimento di <<mio>> e <<tuo>>. Essi non sono due sentimenti diversi, il primo nasce dal secondo ed entrambi dall'ignoranza <<ajnana>>. Una volta che ti sarai sbarazzato di <<ajnana>> i sentimenti di <<io>> e <<mio>> non ti daranno più fastidio perché non avranno più posto in te. Per questo si dice che l'aspirante alla <<bhakti>> deve essere sempre in possesso di <<sathatham samthusthi>> o del sapersi accontentare sempre.

Cosa significa? Implica l'accontentarsi in tutte le circostanze, nella gioia e nel dolore, nella buona e nella cattiva sorte, nella malattia e nella salute. Qualunque desiderio che sia soddisfatto o meno, non deve turbare la mente che deve rimanere in uno stato di equanimità perfetta. La mente poiché è incostante, perde l'equilibrio quando il più piccolo ostacolo impedisce il suo cammino. Se la tazza di caffè non è servita in tempo, se non riuscite a vedere due films alla settimana, se non potete fermarvi davanti alla televisione mattina e sera, se molte di queste sciocchezze vi vengono negate, vi arrabbiate. <<Samthusthi>> è lo stadio nel quale la mente non è mossa da desideri insoddisfatti o circostanze che devono accadere e non accadono. La mente deve essere senza eccitazione, indisturbata e senza illusione>>.

La filosofia dell’azione

4 - pag.20 L'ESPERIENZA

Imparare, leggere, ascoltare la conoscenza <<secolare>> potrà aiutare solo per un breve tratto e temporaneamente. Quando leggiamo la Bhagavad Ghita, ci sentiamo felici e pieni di ispirazione, ma quando cerchiamo di metterla in pratica arrivano le difficoltà. Qualunque cosa leggiamo od ascoltiamo, dobbiamo metterla sempre sotto inchiesta. Eccovi un'altra storia:

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Krishna Chaitanya andando in pellegrinaggio, si fermò in un villaggio nel Sud dell'India, nel tempio vi erano alcune persone. Un pundit leggeva ed esponeva la Ghita, i presenti ripetevano gli <<slokas>> e quindi egli li commentava. Uno dei presenti, seduto, in un angolo, piangeva disperato. Gli altri, invece, tenevano in mano il piccolo libro della Ghita ed ascoltavano e ripetevano con grande attenzione le sue parole. Krishna Chaitanya, che aveva osservato quell'uomo, si rivolse a lui dicendogli: <<Perché piangi>>? L'uomo rispose: <<Swami non so chi tu sia, non conosco il sanscrito, e non so neanche pronunciarlo, non mi interessa ripetere quegli “slokas” e forse sto commettendo un peccato, mi stavo figurando solo nella mente Krishna che, per convincere Arjuna, teneva la testa girata, ed in quella posizione doveva avere molto male. Se Arjuna si fosse seduto di fronte e Krishna dietro, non Gli avrebbe causato tanto dolore! Ecco perché sto piangendo>>! Krishna Chaitanya concluse che quello doveva essere un vero devoto.

Egli era divenuto parte di Krishna e sperimentava tutto quell'amore per Lui. Egli concluse quindi che la esperienza è superiore al semplice ascolto e alla lettura dei sacri testi. Colui che desidera trarre beneficio dagli insegnamenti della Ghita dovrebbe metterli in pratica. La devozione esterna non rappresenta un sentimento profondo! Sarebbe sufficiente praticare uno solo di questi <<sloka>>. Se riempite la vostra testa con tutto il contenuto del libro, la vostra testa diventerà un altro libro. Stampate nel cuore anche un solo insegnamento e sarà sufficiente.

Ecco perché Swami l'altro giorno vi ha detto: <<La testa è una cosa ed il cuore è un'altra cosa>>. Invece di riempire la vostra testa di cultura e conoscenza libresca è molto meglio riempire il vostro cuore d’amore. Krishna disse ad Arjuna: <<Non vuol dire niente lamentarsi e piangere degli attaccamenti del proprio corpo e delle relazioni fisiche. Volgi la tua visione verso l'interno ed allora capirai le cose che sono state dette>>! <<Non addolorarti per gente di cui non c'è bisogno di addolorarsi, non dovresti soffrire così! Il tuo cuore è pieno di ignoranza, rimuovila! Solo quando nel cuore sarà sparita questa ignoranza, allora potrai capire la saggezza>>. Ci sono otto elementi che dovete rimuovere e, fino a quando c'è traccia di loro nel cuore, sarete sempre pieni di ignoranza: il primo sono i <<vasanas>> (impulsi e tendenze, impressioni mentali), il secondo è il <<fuoco>>, il terzo sono i <<debiti>>, il quarto sono le <<malattie>>, il quinto è la <<patria>>, il sesto è l'<<attaccamento>>, il settimo è il <<timore>> e l'ottavo è il <<veleno>>. Se solo uno di questi inquina il cuore sarete soggetti alla sofferenza. Prendete ad esempio, il fuoco che si sta estinguendo quasi completamente, eccetto per una piccola frazione. A causa di un leggero venticello si può sviluppare e diventare di nuovo grande. Dovete perciò spegnerlo completamente. Supponete che la malattia è quasi curata completamente ma, se abbandonate la dieta, di nuovo si svilupperà. I debiti: se rimane solo un debito da pagare e non lo pagate, gli interessi si accumuleranno e quindi diverrà poi difficile far fronte all'impegno. Dovete quindi estinguerli tutti. Allo stesso modo se vi è qualche rimanenza negli attaccamenti nel vostro cuore, qualunque cosa farete sarà inutile. Distruggete completamente l'ignoranza nel vostro cuore! Vi insegno il <<samkhya Yoga>> perché esso è una parte essenziale della Ghita. Se riuscirete a capire la differenza fra <<atma>> ed <<anatma>> tutti gli altri concetti diventeranno di facile comprensione. Pertanto dovreste stare in concentrazione per due o tre giorni e capire dal profondo del vostro cuore. Quando avrete capito completamente la natura del <<Samkhya Yoga>> potrete capire veramente la Bhagavad Ghita.

La via per amare

5 - pag.18 Identità fra devozione e conoscenza (fra Bhakti e Jnana)

Non c'è diversità fra devozione e conoscenza.

Proprio come il Saguna, l'aspetto divino dotato di attributi, diventa Nirguna quando ne è privo, la Bhakti diventa conoscenza. Non sono d' accordo con l'opinione che Karma, Bhakti e Jnana siano distinti fra loro. non mi piace neppure l'idea di classificarli, con una serie numerica, il primo, il secondo, il terzo. Non voglio accettarne la mescolanza ne la fusione.

Karma è Bhakti, Bhakti è Jnana. Un pezzo di zucchero è dolce, ha peso e forma; le tre qualità non possono essere disgiunte. Ciascuna parte di esso è dolce ed ha peso e forma; non si trova la forma in un pezzetto, il peso in un altro ed il gusto in un terzo; quando lo si mette in bocca si riconosce il suo sapore mentre, all'istante, il peso diminuisce e la forma si modifica. Così, l'Essenza Individuale (l'Atma) e l'Essenza Suprema (il Paramatma) non sono separate: sono l'identica cosa. Dunque, lo spirito di sacrificio, l'amore e la conoscenza devono vivificare ogni azione dell'uomo. In altre parole, ciascun tipo di attività umana deve essere animato da Karma, Bhakti e Jnana. Questo è il vero Purushottama Yoga, lo Yoga dell'Anima Eccelsa, dello Spirito Supremo, Yoga che dev'essere tradotto nei fatti e non decantato soltanto a parole. La Sadhana va praticata col cuore sempre pieno di entusiasmo, sempre aperto alla devozione ed alla conoscenza. La soavità del Nome Divino è il fascino della vita; la gioia intima che quel Nome infonde ha la stessa natura della gioia esteriore che la vita terrena procura. Quando un'azione viene offerta al Signore, i benefici che ne derivano per se, per gli altri, per un fine trascendente (Swartha, Parartha, Paramartha) diventano un beneficio unico, supremo. Anzitutto " Io" e " Tu" cambiano nel " Noi", poi " Noi" e " Lui" si identificano. L'individuo (il Jiva, Io) si riconosce nella Creazione (Prakriti, Tu) poi nell'Anima Suprema (il Paramatma, Lui). Questo è il vero significato del mantra Om Tat Sat. Oggi, ieri e domani, Om Tat Sat è, fu e sarà.

" Lui" e " Io" sono sempre esistiti; la disciplina interiore (Sadhana) c'è stata sempre. Proprio come il sole è inseparabile dai suoi raggi e non potrà mai esserne disgiunto, nessun aspirante per nessuna ragione deve trascurare la sua personale disciplina anzi, perché possa giungere ad immedesimarsi nell'Om, deve osservarla rigorosamente.

19 - pag.60 L'origine della devozione

L'atteggiamento dell'adorante verso l'adorato è l'origine della Bhakti. In principio la mente di chi adora è attirata dalle qualità particolari di colui che vuole adorare e cerca di acquisire quelle stesse qualità. Questa è la Sadhana. Nel periodo iniziale il senso del distacco fra adorante e adorato è netto ma, andando avanti nella pratica spirituale, la sensazione di dualità diminuisce finché, raggiunto l'obbiettivo, scompare del tutto. Qualunque sia l’oggetto dell'adorazione, voluto e amato e cercato con la Sadhana, bisogna essere fermamente persuasi che il Jivatma, l'anima individuale, è il Paramatma. Il Sadhaka deve desiderare unicamente la chiara percezione del Signore, la visione di Dio (Iswara Sakshatkara), nessun altro desiderio deve sussistere in lui. Kunthi Devi pregava così il Signore Krishna:

" Lasciaci pure o Jagadguru (Maestro dell'Universo) il dolore e l'angoscia, ma donaci sempre la grazia della Tua Presenza, il Darsan che ci evita la rinascita ".

Il Bhakta che desidera e cerca di raggiungere l'Ente Supremo, dovrebbe avere una simile predisposizione mentale. Poi, incurante della gioia e del dolore, potrà impegnarsi nella Sadhana con fermezza, costanza e convinzione, senza darsi pensiero del risultato ed infine, quando avrà compreso la Realtà, sarà pienamente contento. Da questo punto di vista non c'è differenza fra un Jivanmukta (l'anima liberata durante la vita terrena) ed un Bhakta; hanno entrambi trasceso il senso dell'ego, la Natura nelle sue tre qualità (i guna) e il Dharma personale. I loro cuori sono caritatevoli, pronti a fare il bene, spinti a ciò dalla loro gioia divina. Un Bhakta siffatto non avrà desideri, che sono il prodotto di sentimenti egoistici; infatti, solo dopo averli sradicati si diventa veri Bhakta. In lui non c'è più spazio per essi; è un Bhakta di natura immortale (Amritaswarupa) e non può più desiderare altro che la soavità dell’Ananda, della sublime felicità.

22 - pag.64 La via che il devoto deve seguire per liberarsi dai legami dell’esistenza

La nascita in forma umana è molto difficile da ottenere; non la si acquista a buon mercato. Il corpo è un caravanserraglio, la mente è il suo custode, la Jivi è il pellegrino. Fra i tre non c'è affinità. Il pellegrino è diretto alla Città della Salvezza, a Mokshapuri. Perché il viaggio sia privo di inconvenienti, nulla è più efficace del Namasmarana, il ricordo del Nome divino. Chi ha provato la soavità di quel Nome, non sente più stanchezza, indolenza, pigrizia e compirà il suo pellegrinaggio - fatto di Sadhana - con gioia, entusiasmo e profonda convinzione. Per compiere quella Sadhana, ha molta importanza la rettitudine, ma se manca il timore del peccato non può esserci rettitudine, ne può nascere l'amore di Dio. Da quel timore prende avvio la devozione, che si manifesta nell’adorazione del Signore. La stupidità causa la caduta dell'uomo. E’ come la balordaggine delle pecore: quando una di esse cade in un fossato, tutte le altre le vanno dietro. Bisogna evitare di comportarsi cosi, bisogna riflettere sul bene e sul male, sul pro e sul contro di quanto si sta per fare, e poi agire. La morte non lascia da parte nessuno, chiunque sia, incombe su tutti: oggi tocca ad uno, domani all'altro, e poi toccherà a te. Osservate lo sbocciare dei fiori in un giardino. Quando il giardiniere coglie i fiori, i boccioli si ravvivano perché domani saranno anch'essi nelle sue mani e, nell'attesa, si schiudono in tutta la loro bellezza. Sentono forse tristezza ? Hanno un aspetto avvizzito ? Sono meno vivaci? No, si preparano volentieri ad aspettare il loro turno, che verrà il giorno seguente. Ognuno dovrebbe prepararsi cosi, seguendo la via spirituale, nel ricordo inebriante del Nome Divino, senza preoccuparsi né rattristarsi per il fatto che essendo qualcuno morto oggi, domani verrà il proprio turno. Il corpo è come un tubo di vetro dentro il quale la mente è sempre volubile ed irrequieta, e la morte, che osserva il suo stravagante atteggiamento, scoppia in risate. L'uccello, il Jiva, si trova in un vaso che ha nove fori - il corpo fisico. E’ sorprendente che abbia un corpo, che vi sia entrato e che, come un uccello, possa levarsi in volo e andarsene. Gli Esseri Divini, i saggi e gli uomini delle nove città e dei nove continenti,(4) tutti sono sottoposti alla condanna di portare il peso del corpo. Ora, fra costoro, chi sono gli amici e chi i nemici? Se l'egoismo è spento, non ci sono nemici. L'uomo riceve gioia e dolore da ciò che ode.

Egli deve evitare perciò le frecciate crudeli di parole amare, esprimersi sempre in modo gentile, piacevole ed amabile e aggiungere a questa delicatezza di linguaggio una sincerità cristallina. Attenuare il senso delle parole con delle menzogne, sarebbe come preparare la strada a maggiori sofferenze. Un Sadhaka deve sempre servirsi di parole affettuose, delicate, schiette, gradevoli. Un vero Sadhaka si riconosce dalle sue stesse qualità: per lui la mente è Mathura, la città in cui nacque Krishna; il cuore è Dwaraka, città dalle molte porte, capitale del Regno di Krishna; il corpo è Kasi, città sacra dell'India. Alla decima porta è possibile percepire il Paramjyoti, il Sublime Splendore, ma qualunque sforzo è vano se il cuore non è puro. Guardate il pesce: benché viva perennemente nell’acqua, riesce forse a sbarazzarsi del suo cattivo odore ? No. Gli istinti innati non lasciano l'uomo - per quanti esercizi di purificazione egli faccia - se il suo cuore non si libera dall’egoismo. Se vuole disfarsi del senso dell’"Io" e del "mio", l'uomo deve pregare il Signore, deve diventare un vero Sadhaka, immune da sentimenti di simpatia e antipatia. Emozioni come queste non possono coesistere in un cuore che ha la natura del Sadhu, dell'uomo perfetto. Luce e tenebra non possono stare simultaneamente nello stesso luogo. Chi ha il cuore dominato dalle passioni, ha per consigliere soltanto l’egotismo; e chi accetta i consigli di una simile guida è più stolto degli stolti, anche se afferma di essere un saggio od un santo. Può forse un asino che trasporta profumi diventare un elefante? Può forse trasformarsi solo perché porta una soma di legno di sandalo? L'asino può riconoscere il peso, non l’aroma, mentre l’elefante non bada al peso del carico, ma ne aspira il gradevole profumo. Il Sadhaka, l'asceta, il devoto dovranno accettare esclusivamente la verità, la pura essenza emanante dalle opere buone, dalla religiosità e dalle Scritture Sacre. Per altro, chi continua a discutere per far sfoggio di erudizione, di dottrina e di dialettica, potrà conoscere solo il peso della logica senza percepire l'essenza della Verità! Gli astanti possono anche elogiarlo perché vedono in lui la personificazione degli Shastra e dei Veda; ma come può esserci personificazione là dove mancano gli elementi essenziali? Chi cerca l'essenza non tiene conto del carico; chi usa solo la ragione non ne ricaverà alcuna utilità. L'amore è l'unico grande mezzo per ricordare costantemente il Signore. Per mantenere questo strumento sempre attivo, il Sadhaka deve proteggerlo col fodero di Viveka, la facoltà discriminante. Ci sono al mondo molte persone che sfruttano il loro vasto sapere in discussioni e credono così di essere superiori agli altri uomini: è un vero errore. Se fossero effettivamente sapienti non farebbero tante dispute. Manterrebbero il silenzio come linea di condotta e, con la loro intelligenza, potrebbero scandagliare l'essenza dei Veda, degli Shastra, delle Upanishad. Vedrebbero che la natura di quell’essenza - il suo nucleo - è la purezza stessa del Dio Supremo che quella essenza esprime e in cui tutto si unifica. Essi sanno che Dio si manifesta sotto qualsiasi aspetto Lo si voglia vedere e che rende evidenti in chiunque, attraverso l’azione, i sentimenti che lo uniscono a Lui. Ciò che importa è avere la mente ferma, sicura, serena, libera da emozioni quali simpatie e antipatie, non l'arte di ragionare. Che scopo hanno Sadhana, preghiere, meditazione, Bhajan, ecc..? Non si praticano forse per acquisire una mente salda, mirante ad uno scopo ben preciso? Ottenuta questa risolutezza mentale, apparirà chiara la sua vera importanza e lo sforzo umano non sarà più necessario. Perciò chi vuole diventare un autentico Sadhaka, chi desidera conquistare la salvezza, non deve perdersi in discussioni e dispute, né lasciarsi andare a sentimenti ingannevoli e nocivi, ma deve scoprire i suoi difetti e cercare di non ricaderci; deve mantenere e proteggere la fermezza mentale conquistata, con lo sguardo decisamente puntato verso la meta cui egli mira, respingendo, come rifiuti, le difficoltà, le frustrazioni e i turbamenti che può incontrare lungo il cammino. Deve soffermarsi su quanto può offrirgli entusiasmo e gioia, e non sprecare tempo prezioso sollevando dubbi su ogni cosa, importante o no. Fra tutto ciò che è privo di valore, bisogna assolutamente guardarsi dal presupposto che qualcuno possa conoscere tutto e dal dubbio sull'esistenza o la non-esistenza di qualche cosa. Questi sono i due maggiori nemici del Sadhaka. Ciascuno dovrebbe decidere per proprio conto di rimanere saldamente fermo nella sua realtà che, se è pura, ogni altra cosa è pura; se è vera, tutto il resto è vero. Se portate occhiali bleu, benché la natura risplenda di molti colori, riuscirete a vedere solo il colore delle lenti. Se il mondo vi appare con aspetti diversi, il difetto è in voi, mentre se tutto vi appare come unico amore è perché quell’amore emana da voi. In entrambi i casi, il motivo va cercato nel vostro sentimento. Chi ha dei difetti vede il mondo difettoso; chi non ne ha, non può vederli neppure se li cerca perché non li conosce. A questo punto qualcuno potrebbe chiedersi se anche il Signore è in errore perché anche Lui va in cerca degli errori. Ma come è possibile dire che il Signore va in cerca di colpe? Egli vuole solo la bontà non i difetti e le colpe, che dipendono dal livello qualitativo individuale. Il Signore non prende in considerazione le ricchezze, la famiglia, la casta, la posizione sociale o il sesso, ma bada solo alla rettitudine, all'integrità morale, alla verità delle cose (Sadbhava) e giudica degno della Sua Grazia chi possiede tali virtù, chiunque egli sia, a qualunque stato sociale appartenga. Sviluppate dunque queste doti, vivete ed operate con gioia e con amore. E’ sufficiente perché la salvezza sia assicurata.

23 - pag.72 L'esperienza di oggi è il risultato delle opere del passato

Durante il Treta-Yuga - l'Età d'argento, l'epoca di Rama - Narada chiese al Signore Ramachandra quali fossero la natura e le caratteristiche dei Suoi servitori (Dasa) e degli aspiranti spirituali (Sadhaka). Egli rispose:- " Ascolta o Narada! I miei Dasa sono pieni d' amore, rispettano sempre il Dharma, la Legge Divina, dicono il vero, sono compassionevoli, sono privi di errore; evitano il peccato, hanno un temperamento saldo, sanno rinunciare volentieri a tutto, si nutrono con moderazione, si dedicano al bene degli altri, non hanno egoismo, non sono turbati da dubbi, non prestano orecchio all'adulazione, ma si rallegrano nel sentire elogiare gli altri ed hanno un bel carattere, forte e santo. I Sadhaka sono coloro che cercano di avere quelle bellissime qualità e quel carattere. Ora ti parlerò di chi mi è caro. Chiunque sia impegnato nella preghiera, nel sacrificio, nell’osservanza dei doveri religiosi e morali, chi esercita l’autocontrollo e la disciplina, chi ha fede, pazienza, sentimenti di amicizia e solidarietà, di gentilezza e gioia, oltre che un puro amore verso di Me, mi è caro." " Ed ora ti dirò chi sono i Miei veri Bhakta, i miei veri devoti. Chiunque prenda coscienza della Realtà con oculatezza e abnegazione, con umiltà e saggezza, chiunque sia sempre immerso nella contemplazione della Mia Lila - la manifestazione del Principio Cosmico in ogni aspetto fenomenico del mondo - chiunque si soffermi col pensiero sul Mio Nome in ogni momento e sotto qualsiasi condizione, chi versa lacrime d'amore ogni qualvolta senta nominare il Signore, quello è il Mio vero Bhakta". Dunque il Signore proteggerà in tutti i modi ed in ogni momento quelle persone che Lo adorano con devozione completa ed incontaminata, proprio come una madre protegge i suoi figli, una vacca soccorre i suoi vitelli e le palpebre difendono gli occhi, senza sforzo, automaticamente. Quando il bambino diventa adulto, le premure della madre per la sua sicurezza diminuiscono. E così fa anche il Signore, allentando la Sua assistenza allo Jnani, al devoto diventato saggio; ma il Saguna Bhakta, il devoto che ancora non si è staccato dai guna - dagli elementi costitutivi della Natura - è come un bambino che non ha alcuna forza tranne quella del Signore, mentre allo Jnani basta la propria forza. Quindi, finché non potrete contare su voi stessi, dovete essere dei bimbi nelle mani di Dio, come un Saguna Bhakta. Nessuno può divenire un Nirguna Bhakta, - staccato completamente dai guna, un saggio - se prima non è stato Saguna Bhakta. Pertanto i devoti devono crescere come fanciulli in braccio alla madre e, in seguito, diventati saggi, sicuri delle proprie forze, saranno liberi. Nondimeno, tutti traggono vigore dalla stessa sorgente, dalla Madre. Sono davvero fortunati coloro che scoprono la via segreta della devozione, coloro la cui Bhakti è protesa verso un solo obiettivo, che fortificano il loro carattere, che si affidano come bimbi al Signore, convinti che ogni cosa proviene da Lui, è fatta da Lui secondo il Suo volere. Perciò, quanti vogliono essere veri Dasa, Bhakta, Priva e Ananya Bhakta - servitori, devoti, prediletti da Dio e chi intende votarsi esclusivamente al Signore - devono seguire il relativo sentiero e glorificare il Nome corrispondente alla loro scelta, e poi agire e vivere in conformità: il Bhakta sviluppando le caratteristiche proprie del devoto, il Priya - beniamino del Signore - uniformandosi al Suo Amore, l’Ananya Bhakta dedicandosi completamente a Lui. Il leggere ed il parlare soltanto, non sono di utilità alcuna. L'Ananda deriva dall'azione, non dalla casta, dalla razza o dal sesso. In quei tempi lontani, un giorno in cui Sri Rama era andato a trovare Sabari, mentre accettava festoso l'offerta di erbe e frutti scelti e preparati per Lui con cura amorosa.

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Sabari gli domandò: " Signore, non sono che una donna di scarso intelletto e, per di più, di umile condizione. Come posso lodare Te? Non so come fare ne che cosa fare". Ed il Signore Rama, sorridente, rispose: " Sabari! La Mia missione consiste nel creare un vincolo di parentela fra Me e chi Mi ama; è il vincolo della Bhakti. Io non ho nulla a che fare con la razza o la casta. A che servono condizione sociale, ricchezze, carattere, se manca la devozione ? Come la nuvola vagante nel cielo non dà pioggia, chi è privo del sentimento religioso si trova in balia dei venti, qualunque sia la sua posizione: economica, di casta, di potere e di fama. I Bhakta hanno a disposizione nove strade per raggiungerMi, ed ognuna di esse va bene". Sabari allora Lo pregò di fargliele conoscere e Sri Rama rispose:

  • Sravanam: acquisire la conoscenza ascoltando, imparando, studiando;
  • Kirtanam: celebrare e cantare la gloria del Signore;
  • Vishnohsmaranam: ricordare ed invocare il Suo nome;
  • Padasevanam: venerare, tributare onore ai Suoi piedi;
  • Vandanam: obbedire e aderire al Suo volere;
  • Archanam: rendere a Dio l'omaggio che Gli è dovuto;
  • Dasyam: servire Dio attraverso le Sue creature e mettersi nelle Sue mani;
  • Sneham: amare intensamente Dio ed assoggettarsi a Lui;
  • Atmanivedanam: meditare e riflettere sull'Essenza Atmica, percepire lo Spirito   Universale; autorealizzazione.

" Se il devoto segue fedelmente una di queste vie, mi raggiungerà; Io sono legato a queste nove forme di devozione. Ecco perché ti è stato facile avere l'opportunità di vederMi, toccarMi e parlare con Me; un'opportunità che persino gli Yogi ottengono difficilmente. Oggi hai potuto realizzare lo scopo della vita. Vedi, le parole che oggi ti dico, non sono che l'effetto delle tue azioni passate".

24 - pag.76 La devozione (Bhakti) è di due specie

Chi segue una delle nove vie, ha due possibilità di scelta: la via difficile (Bhakti) e la via facile e sicura (Prapatti). I primi praticano la vera e propria Bhakti, adottando il sistema della scimmietta (Markatakis0ra); gli altri, quelli che scelgono la Prapatti, seguono la tattica del gattino (Marjalakis0ra). La devozione dev'essere costante, ininterrotta, come il fluire dell’olio da una bottiglia all’altra. Sebbene i due metodi siano fondamentalmente uguali, cambiano nella loro attuazione pratica. Senza amore non si ottiene nulla; soltanto se c'è amore, l’affezione che ne deriva genera il desiderio di proteggere e di difendere. Nei due casi in parola, l'amore è, senza dubbio, uguale, ma cambia il suo modo di manifestarsi. Con la tecnica della scimmietta, del Markatakisora, il Bhakta deve contare sulle sue sole forze per difendersi, come appunto fa la scimmietta che, dovunque la madre salti, deve starsene aggrappata ad essa e non lasciare la sua presa neanche quando sente gli strattoni. Ed il Bhakta, in modo analogo, deve reggere alle prove che provengono dal Signore ed invocare il Suo Nome, sempre ed in qualunque circostanza, senza tregua, senza la minima traccia di scontento e di ripulsa, sopportando la derisione e le critiche del mondo, vincendo il senso di umiliazione e di sconforto. Modello esemplare di una simile Bhakti è Prahlada, il più grande fra i devoti. La Prapatti Marga, la via facile e sicura, è di un altro genere. E’ la tattica del gattino, del Marjalakisora: è la via della fiducia completa. Come il gattino che, senza muoversi, continua a miagolare lasciando ogni compito alla madre, il devoto confida ciecamente nel Signore. La gatta prende il micino in bocca e lo sposta da un luogo ad un altro più elevato, oppure lo trasporta con sicurezza attraverso i passaggi più angusti. Il devoto, con lo stesso abbandono, affida ogni cosa al Signore ed accetta totalmente la Sua volontà. Lakshmana è l’esempio del devoto che ha seguito questa via.

La disciplina della Prapatti è superiore a quella della Bhakti. La sua caratteristica è la resa assoluta, in tutti i suoi aspetti. Per servire il Signore Rama, il fratello Lakshmana rinunciò a tutto ciò che poteva ostacolare la sua vocazione: rinunciò al benessere, alla moglie, alla madre, alla casa ed anche al sonno ed al cibo. E non per un giorno od un mese, ma per quattordici anni interi. Sentiva che Sri Rama era tutto: era la sua felicità e la sua gioia; sapeva che avrebbe ricevuto da Lui tutto quello di cui aveva bisogno e che il fine della sua esistenza era seguirLo e rimettere completamente a Lui la propria volontà. Quindi, se lasciate ogni carico a Dio e Lo seguite senza tentennamenti o dimenticanze, Egli di certo provvederà ad ogni vostra necessità. Questo è ciò che distingue la devozione del tipo Prapatti.

26 - pag.83 La liberazione si realizza in quattro modi

L'adorazione, fatta con ferma consapevolezza, con purità di sentimenti e con la mente libera da pensieri estranei, diventa essa stessa uno stato di estasi, in cui il Signore appare, agli occhi spirituali del devoto, nella forma adorata. Questa forma di estasi è detta Bhavasamadhi. La visione del Signore non è frutto di immaginazione: è un'esperienza di visualizzazione. Indipendentemente dal luogo in cui si trova, il Bhakta può sperimentare la presenza del Signore, in qualunque momento. Questo stato si chiama Salokyamukti. Oltre ad essere sempre rapiti nel Signore, come nella situazione precedente, i Bhakta sanno riconoscere la Gloria Divina in tutto ciò che vedono. Questa è l'esperienza detta Samlpyamukti. Vivere sempre col Signore, testimoniare la Sua gloria e sentirsi pervasi della coscienza divina, è lo stato chiamato Sarupyamukti ed è l'esito finale della devozione descritta negli Shastra. Ma, a questo punto, resta ancora, nei sentimenti del Bhakta, qualche traccia di differenza, per cui la dottrina Adwaita Siddantha non lo ritiene lo stadio più elevato. Infatti non è detto che il devoto abbia il potere di creare, preservare e distruggere - potere che appartiene a Dio - solo perché vive nello stato di Sarupya, della forma stessa del Signore. Il livello più alto è quello in cui scompare ogni segno di disparità e si giunge all'identificazione completa dell'adorante con l'Entità adorata. Ed è lo stadio definito Sayujya, che è un dono della Grazia Divina ottenuto con una Sadhana perfetta; non è più il risultato dello sforzo personale. L'aspirazione del Bhakta sarà tutta tesa all'unione con Dio, all'assorbimento in Dio (Aikyam). Egli desidera servire il Signore secondo il Suo volere e sperimenta la gioia di trovarsi al cospetto della forma divina da lui prediletta. Ed il Signore, nella Sua Grazia, gli darà non solo Salokya, Samipya e Sarupya, ma anche Sayujya! La via della devozione, la Bhaktimarga, sfocia nella Luce della Conoscenza Suprema, del Brahmajnana. Anche se il Bhakta non la cerca, il Signore gliela concede. La Sayujyamukti si chiama anche Ekantamukti, liberazione perfetta, completa.

30 - pag.92 Il raccolto del Sadhaka

Nel mondo non c'è disciplina più grande del coraggio morale, felicità maggiore della gioia, bontà più santa della pietà, arma più efficace della pazienza. Per avere un buon raccolto, ossia il Signore stesso, il devoto dovrebbe considerare il corpo fisico come un campo in cui seminare le buone azioni e coltivare il Sacro Nome, con l'aiuto del cuore nel ruolo del contadino. Non si può avere mietitura se non c'è stata coltivazione. Come la crema nel latte ed il fuoco nel combustibile, il Signore è, più o meno, in ogni cosa. Credetelo. Com'è il latte, così è la crema; com'è il combustibile, tale è il fuoco; com'è la Sadhana, così è la percezione del Divino. Anche se la costante recitazione del nome del Signore non dà l'immediata liberazione, quattro risultati sono facilmente accessibili a chi ne ha fatto l’esperienza, e cioè: la compagnia dei Grandi, la verità, la gioia, il controllo dei sensi. Chi attraversa una di queste porte - si tratti di un capofamiglia, di un asceta o di un membro di altra categoria potrà senz'altro raggiungere il Signore. Questo è certo. Ma gli uomini desiderano la felicità terrena e, facendo un'accurata analisi, si scopre che questa è la vera malattia degli esseri umani; le sofferenze altro non sono che le medicine adatte. In mezzo a tanti piaceri mondani, raramente sorge il desiderio di cercare il Signore. E’ dunque indispensabile che l'uomo analizzi e valuti ogni suo atto, in quanto lo spirito di abnegazione nasce da tale analisi. Altrimenti è difficile giungere alla rinuncia. L’avidità è un segno tipico del cane e deve perciò esser trasformata in generosità. L'ira è il nemico numero uno del Sadhaka; è come uno sputo e come tale ha da esser trattata. E la menzogna ? E’ ancora più disgustosa: distrugge le forze vitali dell'uomo, quindi va eliminata come spazzatura. Il furto rovina la vita: rende dozzinale come una moneta da pochi soldi il prezioso valore della vita; è simile ad un maleodorante pezzo di carne in decomposizione. La moderazione nel cibo e nel sonno, l'amore, la forza d'animo sono gli atteggiamenti che aiutano a mantenere in buona salute il corpo e la mente. Chi non lascia adito allo scoraggiamento, chi non ha paura ed invoca il Signore con fede ferma e senza un secondo fine chiunque egli sia ed in qualunque condizione si trovi - allontanerà da se le sofferenze e le pene. Il Signore non vi chiederà mai a quale casta appartenete, ne quale codice religioso (Achara) seguite abitualmente. La devozione non consiste nell'indossare un saio, nell'organizzare festività sacre, nell'adempiere riti sacrificali, nel radersi o intrecciarsi i capelli, nel portare la ciotola e il bastone e così via. Devozione significa contemplare Dio, incessantemente e con purezza di cuore, nelle opere della Sua creazione, convinti dell'unità del creato, sentirsi distaccati dal mondo sensibile, racchiudere tutto in uno stesso abbraccio d' amore e parlare in modo conforme al vero. Tra le varie pratiche di devozione, la migliore è il ricordo costante del Nome Divino (Namasmarana). Nell'epoca attuale, Kaliyuga, il santo Nome è la via della salvezza. Jayadeva, Gouranga, Thyagaraja, Thukaram, Kabir, Ramdas, tutti grandi devoti, giunsero al Signore proprio attraverso questa via. Perché parlare di tante altre vie ? Anche Prahlada e Druva poterono vedere il Signore, avvicinarLo e parlare con Lui solo rievocando senza interruzione il Suo Nome. E dunque, se ogni Sadhaka sentirà che il Nome Divino è il suo vero respiro e se, con piena Fiducia nelle buone azioni e nei buoni pensieri, saprà potenziare lo spirito di sacrificio e di inalterato amore per tutti, avrà trovato la via migliore per la liberazione. Come potrà padroneggiare le sue tendenze congenite chi, invece, se ne sta seduto in luogo isolato, limitandosi a controllare il respiro? Come farà a sapere se le ha dominate? La devozione di Durvasa (6) verso Ambarisha (Siva), combinata con le sue cattive tendenze, si risolse nel destino dello stesso Durvasa che, alla fine, fu costretto a crollare ai piedi di Ambarisha. Possiate non diventare come lui; vi auguro invece di sperimentare la Verità eterna e di riconquistare il vostro autentico stato. Chiunque può commettere errori senza rendersene conto. Per quanto fulgida sia la fiamma del fuoco, contiene sempre un po' di fumo; per quanto buona sia l’azione di un uomo, conterrà sempre una leggera traccia di male. E allora bisogna assolutamente cercare di ridurre al minimo quella traccia, in modo che il bene risulti maggiore del male. Certo, con i tempi che corrono, potreste anche non riuscire al primo tentativo e perciò occorre vagliare accuratamente ogni conseguenza delle cose che si fanno o si dicono. Se volete che gli altri vi rispettino e si comportino bene con voi, incominciate voi stessi a comportarvi bene con loro, ad amarli e rispettarli. Ed essi non potranno che fare altrettanto. Ma se non sentite rispetto ed amore per il prossimo, non avete poi di che lamentarvi se non siete trattati come vorreste. Sarebbe sbagliato. Se coloro che danno consigli sui " giusti e veri e sani principi, sulla miglior condotta da tenere ecc." seguissero per primi i consigli che danno, non ci sarebbe affatto bisogno di tali consigli perché la gente apprenderebbe la lezione direttamente dal loro esempio. D'altra parte chi, come un pappagallo, continua a citare le massime del Vedanta senza metterle in pratica, non soltanto inganna gli altri ma, quel che è peggio, inganna se stesso. Quindi " voi" dovete essere così come volete che gli altri" siano. Non è del Sadhaka cercare i difetti altrui e nascondere i propri. Se qualcuno vi fa rilevare le vostre mancanze, non discutete per dimostrargli che avete ragione e non portategli rancore. Riflettete invece, per scoprire in che cosa consiste la vostra colpa, e poi rimediate. Ma se cercate una motivazione solo per giustificarvi o per vendicarvi di chi vi ha fatto rimarcare l’errore, non vi comportate certo come un Sadhaka od un Bhakta. Il Sadhaka dovrebbe essere sempre sincero e contento, e dovrebbe evitare i pensieri tristi e deprimenti. Scoraggiamento, dubbio e presunzione, sono forze negative per l’aspirante spirituale. Questi stati d'animo possono essere facilmente vinti da una salda devozione; essi sarebbero un danno per la disciplina interiore. Oltre tutto è meglio che il Sadhaka sia sempre lieto, sorridente ed entusiasta, in qualunque circostanza. Questo atteggiamento sereno e limpido è anche più desiderabile della devozione e della conoscenza e chi sa comportarsi cosi merita di giungere presto alla meta. Il sentimento di gioia costante e l'esito del bene compiuto in precedenti esistenze. Chi è sempre preoccupato, demoralizzato, dubbioso, non riuscirà mai ad essere felice, qualunque sia la disciplina spirituale praticata. Suscitare in se l'entusiasmo è proprio il primo passo del Sadhaka, che poi potrà avere, grazie a quello stesso entusiasmo, ogni sorta di felici esperienze. Non sentitevi orgogliosi se vi lodano, non avvilitevi se vi biasimano; siate, spiritualmente, come il leone, indifferenti sia alla lode che al biasimo. Analizzare il vostro carattere e correggere i vostri errori è molto importante.

Bisogna poi prestare attenzione anche a ciò che riguarda la realizzazione del Divino. Qualunque ostacolo si presenti, la Sadhana non va trascurata ma dev'essere proseguita senza interruzioni né modifiche. Il Sacro Nome, amato e prediletto e scelto, non dev'essere mai cambiato, perché è impossibile concentrarsi sulla forma che esso evoca se lo si cambia in continuazione. La mente non sarebbe in grado di fissarsi su un obiettivo unico. Ogni tipo di Sadhana ha per fine questa unicità di tendenze mentali; quindi è necessario evocare sempre lo stesso nome sia nella preghiera che nella meditazione, evitando, una volta scelti, di sostituirli con altri nomi e forme del Signore. Inoltre bisogna anche essere fermamente convinti che tutti i nomi e tutte le forme di Dio, non sono altro che il nome invocato e la forma contemplata mentre si prega e si medita; quel nome e quella forma non devono mai provocare il minimo senso di insofferenza o di disaffezione. Considerando che ogni sconfitta, ogni pena ed ogni fastidio sono legati al mondo e quindi hanno un carattere transitorio, tenendo presente che la preghiera e la meditazione aiutano a superarli, il Sadhaka deve mantenere separate le due cose - la profana e la divina - senza confonderle tra loro perché le prime, esteriori, sono del mondo, mentre preghiera e meditazione fanno parte dello spirito ed appartengono al regno dell’amore per Dio. Questo è ciò che si chiama devozione pura, fedele, perfetta. L’altra specie di Bhakti, quella in cui il devoto, dopo aver fatto la sua scelta cambia il nome e la forma nel giro di breve tempo, è la devozione non-pura, irregolare, soggetta alla volubilità della mente. Non è un male se lo si fa per ignoranza; ma quando si sa che è sbagliato e dannoso, dopo aver continuato per qualche tempo ad evocare un certo nome ed una certa forma, diventa un errore cambiarli. Mantenersi fedele al Nome ed alla Forma è il voto più grande, l’obbedienza più severa. Anche se i più anziani ve lo consigliano, non abbandonate il sentiero scelto dalla vostra mente! Ma quale persona anziana potrebbe proporvi di cambiare e di abbandonare il Nome da voi preferito ?. Non date retta, solo perche sono anziani, a coloro che vi dicono di farlo, considerateli degli ottusi.

Inoltre fate in modo, per quanto possibile, di non modificare l’orario ed il luogo scelti per meditare e pregare. Talvolta, come in viaggio, può presentarsi la necessità di cambiare la sede, ma l'ora, almeno, dovrebbe restare immutata. Anche in treno, in autobus, o in altro ambiente scomodo, giunta l'ora, richiamate la mente alla meditazione ed alla preghiera, e fatele nel vostro intimo, in silenzio, rispettando l'orario. In tal modo, accrescendo la ricchezza spirituale, si può con certezza diventare padroni di se e ricongiungersi all’Atma.

La legge eterna

pag.87 LA BHAKTI

Qui vicino, nei dintorni, c'è la Casa di Dio, dimora (chiamata Mandir) della Divinità concretizzata in aspetto formale; il Tempio, Regno del Dharma che ad esso si riferisce. Le consuetudini, conformandosi alle fantasie ed ai pregiudizi delle varie autorità, hanno ricoperto e sommerso le istituzioni del Tempio. Hanno allontanato la gente dal Dharma, da Dio e dal giusto Karma. hanno disorientato i fedeli con irragionevoli ed assurdi cambiamenti, ed hanno così recato un gran danno alla stessa prosperità del mondo. In effetti, questi sistemi e queste formalità sono i primi gradini della discesa che porta lontano da Dio; essi, hanno favorito, in larga misura, l'ateismo.

Considerate attentamente l'utilità delle funzioni del Tempio: i Templi sono centri di disciplina, dove l'aspirante è guidato passo per passo a percepire la Verità; sono scuole di addestramento spirituale; sono accademie che agevolano gli studi della Sacra Scrittura; sono istituti di scienza superiore, laboratori di prova dei valori della vita; sono ospedali per il trattamento e la cura non solo della " malattia di nascita e morte" che perdura da secoli nell'individuo, ma anche della tanto più evidente malattia dei " disordini mentali" che affligge coloro che non conoscono il segreto per acquisire la pace; sono palestre in cui l'uomo viene rimesso in efficienza, e la sua fede esitante, la sua convinzione tentennante, il suo crescente egoismo vengono curati; sono specchi che riflettono i suoi modelli estetici e le sue conquiste. Lo scopo del Tempio è quello di risvegliare la Divinità negli esseri umani, di indurre l'uomo a credere che la forma fisica in cui vive è la Casa stessa di Dio. Perciò tutte le usanze, i riti e le cerimonie che si tengono nel Tempio, mirano a far risaltare l'importanza della conoscenza divina (Brahmajnana) ed a far riconoscere la Verità sulla Jivi che è, appunto, un'onda del Mare. Gli Sastra insegnano all'uomo che tutte le azioni, tutte le attività, devono alla fine portare al distacco, perché il distacco è il miglior requisito per l'evoluzione della conoscenza spirituale. Fra Bhakti, Jnana e Vairagya (devozione, sapienza, distacco dai desideri terreni), Bhakti è la regina. Le regole ed i riti sono le " damigelle d'onore"; la Regina tratta le sue damigelle con squisita gentilezza, senza dubbio, ma se le cerimonie, che sono soltanto " domestiche" ed " aiutanti", trascurano la Regina, dovranno essere inesorabilmente licenziate; ogni formalità ed ogni rituale del Tempio deve perciò servire alla glorificazione della Regina, la Bhakti; questa è l'essenza e la sostanza del Dharma che deve regolare e guidare il culto del Tempio. Allora l'uomo potrà raggiungere il suo scopo. La devozione aiuta a conseguire più facilmente la grande gioia dell'unione col Brahman perché canalizza verso il Signore le agitazioni mentali, le impressioni sensibili e le spinte emotive dell'uomo. In questo senso devono effettuarsi nel Tempio tutti i dettagli della venerazione del Signore. Le varie manifestazioni del culto, dalla " sveglia al Signore" all'alba sino al "buon riposo" a tarda sera, devono essere tutte rivolte ad elevare e stimolare le tendenze devozionali della mente. Ogni avvenimento, a sua volta, aiuta a purificare le appropriate emozioni in un modo particolarmente attraente. Nella sublimità di quella esperienza, le agitazioni emozionali inferiori declinano e spariscono. I normali sentimenti della vita ordinaria si elevano allo stato di venerazione e dedizione all'Onnipotente Presenza. Il Signore evocherà in ogni persona l'impressione che la stessa persona Gli associa; se è concepito come un mostro o come uno Spirito, Egli sarà terrificante come un mostro; se è raffigurato e pensato come il Signore degli elementi, si manifesterà in quello stesso modo. Forse voi chiederete: come? Oggi è di moda dare consigli; una moda a cui si abbandonano quelli che sanno e quelli che non sanno, senza curarsi di sapere se il loro consiglio viene seguito o no. La gente si lancia in questo atteggiamento di superiorità e dà consigli per sentirsi importante ed ostentare il proprio grado. Tale gente è accecata dalla presunzione e dev'essere compatita più che condannata. Infatti nessuno può dichiarare che è " così, solo così" quando si fa riferimento a Dio. Inoltre, sebbene Jnana e Vairagya possano avere qualche regola limitante, la Bhakti ha la sua propria regola. Può assumere molte forme, adeguate alla tendenza religiosa del devoto. Kamsa, Jarasandha, Sisupala, Hiranyakasipu, ecc. erano ostili al Signore, e così il Signore si manifestò come il loro nemico distruggendone la carriera e vanificando i loro sforzi. Se voi pensate al Signore come all'Essere più amato, come fecero Jayadeva, Gouranga, Tukaram, Ramdas, Surda, Mira e Sakkubai, Egli sarà per voi l'Essere più vicino e più caro e vi inonderà di gioia sublime. Il bambino crede che il sole sia uguale al segno del kumkum che sua madre porta sulla fronte, ma per l'adulto, che sa, il sole è una sfera incandescente. Ciò dimostra quale effetto abbia l'immagine mentale sul processo intellettivo. La stessa cosa succede per quanto riguarda Dio e il Tempio. E’ opportuno che l'uomo abbia un atteggiamento di entusiasmo verso il Signore e verso la Sua dimora, il Tempio. Un comportamento simile crea inoltre anche un gran bene. Mentre è assolutamente naturale e giusto che l'uomo si raffiguri Madhava in forma umana, non è bello che egli Lo consideri soltanto un individuo comune. La Bhakti si fonda sul principio che Dio venga concepito come una Persona straordinaria, con un'immagine fatta di sublime splendore. I sentimenti che la preghiera risveglia devono essere soavi, melodiosi, e devono trasformare, impercettibilmente, i futili desideri e le inclinazioni materiali degli uomini; non devono attivare od eccitare gli istinti animaleschi in essi latenti. Vi faccio un esempio. Thyagaraja dimenticò di andarsene a dormire nell'entusiasmo di vedere Rama che riposava. Da qui dovreste arguire non che Thyagaraja mise Rama a dormire su una sedia a dondolo, ma che Rama fece sedere Thyagaraj a sull’altalena della Bhakti e la fece amorevolmente oscillare per addormentarlo (per dargli l'oblio del mondo materiale). Invece di ricordare vostro figlio mentre fate dondolare il vostro Ishtadevata (la Divinità tutelare più amata) nella culla d'oro o d'argento, dovreste prendere l'abitudine di vedere l'immagine dell'Ishtadevata - Rama o Krishna - nella culla, mentre cullate il vostro bambino. Così, quando state davanti all'idolo della Divinità che amate, dovete sentirvi persuasi che Brahman è in voi, nel vostro stesso cuore, che Egli è la base vera dell'esistenza, della conoscenza e della felicità perfetta. Le funzioni del Tempio e le cerimonie del culto sono state istituite per infondere questi sentimenti. Perciò non dovreste pensare che le coppie di Sita-Rama, RadhaKrishna, Laksmi-Narayana, Parvathi-Parameswara che si vedono nel tempio siano " Coppie commiserevoli " che mandano avanti una misera esistenza nel loro ristretto santuario, sostenendosi col cibo e le bevande offerti dall'archaka (colui che presiede ai culti del Tempio). Gli archakas dicono: " il Signore dorme ", " il Signore sta mangiando" e rifiutano di aprire la porta del santuario. Questo è assurdo. Essi spesso impongono anche il silenzio perché " il Signore dorme e il rumore potrebbe svegliarLo troppo presto ". Espressioni come queste possono determinare conclusioni sbagliate nella mente delle persone. Sollevano molte domande ridicole, come quella di chiedersi se " il Signore risponda agli stimoli della natura mentre è rinchiuso nella nicchia" e provocano l'insorgere dell’ateismo fra gli uomini. Gli archakas ed i capziosi miscredenti ignorano i veri principi della preghiera nel tempio. Questa è la ragione del loro deplorevole comportamento; voi dovreste quindi essere ben preparati, per evitare le degradanti vie del materialismo. Il Tempio non dovrebbe essere valutato secondo principi profani; soltanto gli atti di devozione possono elevare ed abbellire i sentimenti che, altrimenti, vi trascinerebbero verso livelli inferiori. Oggi, a causa di nuove allettanti prospettive, i templi sono diventati oggetto di derisione. Questo è il triste stato delle cose. E’ quindi necessario rivelare pubblicamente qual è il vero obiettivo del culto religioso e riportarlo al nobile stato che gli è dovuto. Il Tempio deve rifiorire. Com'è stupido pensare che il Signore dorma come fate voi quando Gli cantano la ninnananna, o che si svegli come succede a voi quando qualcuno Lo chiama a voce alta; oppure che si metta a mangiare, come voi avete bisogno di fare, quando si offre del cibo alla Sua immagine o, ancora, che Egli possa indebolirsi, come accade a voi, quando non Gli si danno dei pasti regolari. Il Signore, che occupa l'intero Universo fino alla più piccola particella dell’atomo, il Signore, che è irraggiungibile dal tempo, che è splendente oltre l'immaginabile, clemente oltre ogni aspettativa, Egli, il Signore, dev'essere pensato come l'Energia Vitale che tutto penetra e pervade, in eterno. Quanto è insensato assoggettare il Signore, che ha così grande statura, alla cavillosa censura dei cinici e delle false teorie dell’ignorante! Potete forse vincolare il Signore ad un orario come fate con un devoto ? Le tribolazioni non cadono sul Bhakta in un periodo stabilito. Deve forse il Bhakta aspettare che il Signore si ridesti dal sonno? Oh, quanto è ridicolo tutto ciò! Il bambino può piangere ad ogni ora quando vuole il latte da sua madre; la madre si alza dal letto e gli dà il suo latte. Non può respingerlo, irritata, perché lui strilla quando lei dorme. Bene, il Signore, che è la Madre Universale, dovrebbe essere disturbato e svegliato almeno un milione di volte, se veramente dormisse. Tutto dipende dal progresso delle vostre facoltà mentali, che devono raggiungere il massimo livello. Il Signore è immanente ovunque; Egli può fare ogni cosa; è il Testimonio Universale, non c'è nulla che Lui non conosca. Queste Verità sono assiomatiche, e tutte le cerimonie ritualistiche, tutte le forme di sadhana, devono essere predisposte e tradotte in accordo con tali Verità. Nessun sentimento avvilente dev'essere associato con l'atto di adorazione rivolto al Signore, ne con la Sua Forma ed il Suo Nome. Quindi la Bhakti, nella sua più alta espressione, ed i culti che possono integrarla sono veramente essenziali. Dire che il sonno del Signore non dev'essere disturbato, che non si deve interrompere la Sua cena e che durante quelle ore le porte del Tempio devono rimanere chiuse è, per lo meno, infantile. Non indica un atteggiamento tollerante e corretto. Quando l'emozione della Bhakti matura e fiorisce completamente, questi sentimenti secolari inferiori svaniscono nel nulla. Mi viene ora in mente un piccolo episodio.

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Una volta, in Calcutta, nel tempio di Kali fatto costruire dalla Rani Rasmani, un idolo di Gopala cadde e un piede gli si ruppe, poiché molti anziani dichiararono che, secondo gli Sastra, non si doveva venerare una statua rotta, la Rani ne fece scolpire una nuova. Ramakrishna ne ebbe notizia e rimproverò la Rani dicendo: " Maharani, se tuo genero si rompe una gamba, che cosa fai? Qual è la cosa giusta da fare? Fasciare il piede e rimetterlo a posto, oppure licenziare il genero e sostituirlo con un altro?" Gli anziani e i Pandit rimasero ammutoliti e confusi; il piede rotto di Gopala fu riparato e l'immagine fu installata e venerata come prima.

Vedete, quando la Bhakti è purificata ed è in ascesa, il Signore sarà evidente anche in un idolo rotto. Anche questo fa parte del Dharma, che gli Sastra confermano. Quando le porte del Tempio sono state chiuse, secondo i regolamenti non dovrebbero venire aperte; questa però è solo una regola generale. Infatti, se arrivano personaggi come Sankara, Sananda, Jayadeva, Chaithanya, Gouranga, ecc., diventa impossibile seguire le norme, non vi pare? Il Signore Krishna girò intorno a Udipi per dare il Darshan al Suo devoto; Siva cedette davanti all'intensità delle devozioni di Nandanar. Il motivo per cui si chiudono le porte non ha nulla a che fare col Signore; tali consuetudini sono state prescritte dagli anziani per ragioni indipendenti dalla Divinità. Dovreste avere delle norme che non siano in contrasto con le più alte concezioni del Bhakta. Se i servitori del Tempio non hanno orari fissi e se ogni cosa è lasciata al loro arbitrio, il Tempio non potrà suscitare devozione nella mente dell'uomo comune. Alcune limitazioni e certe regole sono necessarie anche per ispirare il timore ed il rispetto, che sono le basi della devozione; questo è il vero motivo degli orari d'entrata nel Tempio e dell'apertura del sacrario per le preghiere. In linea di massima tali restrizioni non sono inconciliabili. Infatti, lo scopo del Tempio è quello di risvegliare il Dharma, di favorire la conoscenza interiore e la disciplina spirituale. Il comportamento, le azioni, le attitudini degli esseri umani - tutto deve contribuire al bisogno assoluto di crescere nella consapevolezza di Dio e della Sua Presenza vivente. Quindi certi sistemi sono indubbiamente necessari per la corretta esecuzione delle cerimonie rituali del Tempio. Altrimenti gli uomini comuni non potranno imparare ad essere costanti, fedeli e disciplinati e non sapranno rafforzare la loro devozione. La responsabilità dei " custodi" del Tempio, la responsabilità dei " ministri del culto ", che dovrebbero rispettare la Legge del Tempio e quella delle pubbliche preghiere, è davvero grande. Ciascuno di essi dovrebbe esser conscio dello scopo dei Templi e dell'esigenza di celebrare i riti; questi, più di ogni altra cosa, ispirano fede e devozione. Quindi le porte del Tempio devono restare aperte in qualsiasi ora del giorno per permettere l'adorazione e la preghiera ai ferventi aspiranti. Nessuno dovrebbe dimenticare o ignorare che " i Templi sono stati fatti per il progresso ed il bene dell'Uomo".

pag.97 LE ERE

Le Ere, classificate secondo i principi e le esperienze del progresso spirituale, così come sono state determinate dalle leggi del Dharma Indù, sono tre: l'Era Vedica, durante la quale fu data molta importanza al Karma ed al ritualismo; l'Era Upanishadica, in cui si diede il massimo rilievo allo Jnana (conoscenza spirituale, sapienza); l'Era Puranica, nella quale fu la Bhakti ad essere dichiarata e definita di somma importanza. La letteratura vedica è composta dalle Samhita (sistematica e metodica raccolta di composizioni di natura analoga); dai Brahmana (composizioni di carattere sacerdotale); dagli Aranyaka (" I testi della foresta". Sacre Scritture esoteriche destinate a chi, aveva rinunciato al mondo e si era ritirato nella solitudine delle foreste), e dalle Upanishad (testi concernenti vari argomenti di carattere religioso ed esoterico). Le prime tre raccolte riguardano il Karma e sono note come Karmakanda; l'ultima, l'Upanishad, riguarda lo Jnana, ed è chiamata Jnanakanda.

I gruppi dei Mantra nelle Veda-Samhita sono pieni di elogi (Stotra: inno di lode) che glorificano gli Dei Indra, Agni, Varuna, Surya e Rudra. Gli antichi Aryani ebbero la pace, la contentezza e l'esaudimento dei loro desideri mediante sacrifici e riti religiosi che, tramite i Mantra, indirizzavano a quegli Dei. Essi compresero che il Principio Assoluto, il Paramatma, è Uno ed Unico e che, tuttavia, si manifesta in modo molteplice e vario, sotto forme e nomi diversi. Questo concetto è chiaramente espresso in molti Mantra dei RigVeda:

Ekam Sath Vipra bahuda Vadanthi Agnim Yamam Mathariswanamahuh

"C'è soltanto l'Uno: coloro che hanno visto la Verità Lo celebrano in vari modi: Agni, Yama, Mathariswan ". Il Brahman, l'Uno senza secondo, nei Rig-Veda è chiamato Hiranyagarbha, Prajapati, Viswakarma, Purusha. Gl'inni a Hiranyagarbha ed a Purusha sono esempi classici di questa visione unitaria. Il sistema di vita degli antichi Aryani è stato denominato Dharma. Può anche essere chiamato Yajna (oblazione, sacrificio, atto di culto). Le discipline quotidiane a cui gli Arya si sottoponevano, erano caratterizzate da riti, preghiere e celebrazioni, rinunzia e dedizione, per cui la loro vita era ricca di Bhakti, di devozione. Nelle Samhita la parola Bhakti probabilmente non veniva usata con questo senso, ma non troviamo forse il termine Sraddha ?

(Fede):

Sraddayagnih Samidhyathe Sraddhaahooyathe havih Sraddham bhagasya mordhanivachassa V edayamasi

" Solo per tramite della fede, la Fiamma del Fuoco sacrificale Agni può essere acceso ed alimentato. Solo per tramite della Fede, le offerte raggiungono gli Dei invocati. Esaltiamo la Fede che è la forma più alta del culto". Vedete quanto è potente la forza della Fede! Le semplici, spontanee discipline dell'Età Vedica divennero gradatamente complesse e confuse a causa dell'eccessivo ampliamento delle norme rituali e formali; col passare del tempo si venne ad affermare che il Dharma consisteva nell'osservanza degli atti di culto e nell'offerta di olocausti (Yajna e Homa ) agli Dei, che il cielo poteva essere raggiunto soltanto per opera di tali celebrazioni rituali. Sebbene il sacrificio fosse realmente un atto di adorazione rivolto agli Dei, il potere passava dagli Dei allo stesso Yajna. " Gli Dei erano soltanto dei mezzi; chi desiderava il cielo doveva celebrare il rito sacrificale". Questa era la svolta presa. Intanto l'Età Upanishadica era agli albori. Le Upanishad respinsero gli obiettivi materialistici perché privi di valore permanente; li considerarono di natura inferiore. Infatti, nelle Upanishad, il Karmakanda dei Veda fu trasformato e rivalutato, e divenne il veicolo per la liberazione dal legame di nascita e morte ed il vascello per la traversata dell'Oceano del Samsara (ciclo di vita-morte-rinascita). La visione del sadhaka, nelle Upanishad, penetra questo "mondo oggettivo sensoriale esterno" e si centralizza nel "mondo interiore". I Rishi (saggi ispirati, veggenti) dell'Età Upanishadica confermano così, di comune accordo, la natura del Principio Supremo: "Alla base fondamentale dell'aspetto mutevole di questo Universo di nomi e di forme (Namarupa Jagath) c'è la Verità Immortale, Unica, Permanente, l’Assoluto, il Parabrahman. L'Onnipotente può essere compreso mediante la pratica dello Jnanayoga". Perciò Thad vijijnasaswa; thad Brahma, cioè: "Indaga su Quello; Quello è Brahma" (il Principio Universale). Questa è la Conoscenza essenziale (Brahmavidya) trasmessa dalle Upanishad. Inoltre, le Upanishad dichiarano: I Veda, sebbene siano principalmente interessati all'obiettivo umano di raggiungere il cielo, si occupano anche della preparazione fondamentale che l'uomo deve avere per ottenere la liberazione o Moksha. Il conseguimento dell’Assoluto non dipende tutto o solo dalla piena conoscenza del Brahman; non ci si arriva con lo studio, con l’erudizione, con le conquiste intellettuali; quel che occorre è, soprattutto, la devozione (Upasana: stare vicino a Dio)". Se lo studioso, con tutto il peso del suo sapere, sa capire anche il significato di Upasana e si immerge nella meditazione, la sua vita diventa veramente santa.

Davanti ad aspiranti come questi, il Signore si manifesterà nella Sua piena Gloria. Questo è il significato espresso dalla Brahadaranyakopanishad nella seguente frase, a proposito del legame esistente fra la Jivi e il Paramatma, fra l'Anima individuale e l’Anima universale:

Eshosya parama gathi - Eshosya paramam sampad.

Eshosya paramo loka - Eshosya paramanandam

" L'Universale è la meta suprema dell'individuo, la ricchezza più grande, la massima altezza, la gioia più intensa". Nella Taittiriya Upanishad si afferma che " Il Paramatma è fonte di contentezza, è l'incarnazione della dolcezza, del sentimento più puro. Se riesce a raggiungerLo, la Jivi si troverà immersa nella gioia. Se il Paramatma non brilla nel firmamento del cuore, chi è Colui che si sente? Chi è Colui che vive ? Egli colma tutti di felicità immensa”. I semi della Bhakti che si trovano sparsi nelle Samhita, germogliano nelle Upanishad e incominciano a dare rami in piena fioritura nei Purana. Bene, molti si sentono confusi quando si tratta di definire che cosa sia veramente la Bhakti, quale sia la sua prerogativa. E’ impossibile per chiunque indicare con esattezza che cos'è e che cosa non è Bhakti, che ha innumerevoli aspetti. Soltanto le anime pure, sensibili, tolleranti, calme e devote, il fior fiore dei Sadhus, i Grandi Spiriti (Hamsas) sempre leali, che si accompagnano con i loro simili, i Bhakta, possono capire la sua purezza e la sua profondità.

Per gli altri sarà difficile intuire la Bhakti in una persona, difficile come trovare la morbidezza nella roccia, la freschezza nel fuoco, il dolce nel veleno. Per il Bhakta, il Signore è più caro della vita, ed anche il Signore è avvinto al Suo devoto con uguale intensità. Alcuni grandi uomini dichiararono che il Bhakta è superiore persino al Bhagavan. Il contadino ama le nuvole più dell’oceano, sebbene le nuvole non facciano altro che portare sui loro campi le stesse acque dell'oceano, l'oceano non cade direttamente sulle messi. Così Tulsidas descrive il rapporto tra il Bhakta e il Bhagavan. Le nuvole prendono la clemenza, l'amore, la grandezza dell'oceano, il profumo dell'atmosfera e riversano tutto sulla terra intera; allo stesso modo i Bhakta, dovunque vadano, portano questi grandi segni caratteristici. Proprio come l'oro viene estratto dalle miniere di cui fa parte, queste preziosissime doti sono la rivelazione della Divinità che c'è nell’uomo.

sea

Il saggio Durvasa andò un giorno alla corte di Ambarisha per mettere alla prova l'efficacia della Bhakti. A tal proposito, con un gesto di collera, evocò la maga Krithya (divinità della stregoneria) con l'intento di distruggere Ambarisha. Ma il disco del Signore (chakra), che fa svanire la paura dal cuore dei devoti, annientò Krithya e incominciò a inseguire Durvasa in tutti gli angoli della terra. Egli fuggì sulla collina e nella valle, attraversò il lago ed il torrente, superò d'un balzo gli oceani e cercò rifugio nei cieli; ma il nemico di un Bhakta non riuscì a trovare asilo in alcun luogo. Alla fine, penitente esausto, si gettò ai piedi di Narayana; il Signore gli disse che, comunque, Egli era sempre vicino al Suo Bhakta e che non avrebbe mai abbandonato il devoto che cercava in Lui il suo solo rifugio. " Io seguo il Bhakta come il vitello segue la vacca, perché egli abbandona per me tutto ciò che, chi è attaccato alle cose terrene, desidera”. Una volta Krishna disse a Uddava: "I miei Bhakta si procurano con maggiore facilità quel merito che può essere guadagnato con l'austerità, la saggezza, la rinuncia, lo yoga, la rettitudine, l'osservanza religiosa, il pellegrinaggio". Vedete quanto è grande la vera devozione! Per suo mezzo un Chandala (un fuori-casta, un membro delle tribù più basse) può essere superiore anche ad un Brahmino! Un Brahmino privo di devozione è inferiore ad un Chandala devoto.

Questo si trova minuziosamente descritto nei Purana. Ciò che nei Veda è espresso semplicemente con le parole Neti Neti, "né questo, né quello", ciò che, secondo quanto è stato dichiarato," è oltre le possibilità del linguaggio, oltre la capacità di comprensione", quell'Entità inaccessibile ai sensi, alla mente o all'intelletto, può essere intuita e sperimentata da chi si raccoglie in meditazione. La Bhakti lo porta ad una tranquilla consapevolezza e lo colma di gioia sublime. Il Bhagavan configurato nei Purana, non è soltanto il Brahman senza qualità e senza attributi, il Principio unificante, impersonale, eterno, immutabile, impareggiabile, unico, ciò che dev'essere conosciuto, la pura coscienza, l’origine dell'Universo, ma è anche l’emporio di tutte le nobili, sublimi, attraenti qualità; è il deposito ed il rifugio di ogni cosa bella e gradevole. Egli innalza, rinvigorisce e purifica. Il Brahman, invisibile, inafferrabile, senza attributi, che si percepisce nel momento culminante dell’esperienza conoscitiva, non può essere compreso, senza uno sforzo penoso, da chi è schiavo dei sensi. Questa è la ragione per cui i Purana insistono più sull'aspetto formale che su quello informale del sommo Dio. Anzitutto l'aspirante deve praticare la disciplina spirituale connessa con l'aspetto formale di Dio, che lo renderà capace di concentrarsi e poi, secondo un processo di sublimazione, potrà dirigere la sua mente verso lo stesso impersonale Brahman. Il miraggio porta l'uomo assetato lontano dalla cisterna; egli poi volta le spalle al miraggio e ritorna dov'è possibile avere l'acqua; ritrovato il pozzo, può finalmente bere e placare la sete. Chi aspira alla salvezza eterna, desidera la vicinanza del " Senza Forma e Senza Nome"; il Signore che ama il Bhakta, prende la forma che i Santi e le Grandi Anime (Sadhus e Mahatmas) cercano. Con la Sua bontà, Egli assicura loro tutti e quattro i Purusharthas. (I purusharthas sono i legittimi obiettivi della vita umana: Dharma, Artha, Moksha, Kama. Gli Arthas - i beni materiali - devono essere ottenuti con azioni dharmiche, mentre Kama, il desiderio, anziché tendere verso gli oggetti terreni, deve mirare alla liberazione, a Moksha).

La conoscenza

La Devozione per la Conoscenza pag.34 [88]

"La Conoscenza è la panacea di tutti i mali, i dolori e le fatiche"; così la descrivono i Veda. Ci sono molte vie per arrivare alla Conoscenza, e la principale di esse è la Via della Devozione (Bhakti), quella che percorsero Vasishta, Narada, Vyasa, jayadeva, Gauranga ed altri Grandi. Come l'olio per la lucerna, così è la Devozione per la fiamma della Conoscenza. Il celeste Albero della Gioia della Conoscenza è alimentato dalle fresche acque della Devozione: comprendilo bene. Per questa ragione Krishna, che è la Personificazione dell'Amore (Prema) ed è pieno di Misericordia, disse nella Gita Bhaktya mam abhijanati, "Io sono conosciuto per mezzo della Devozione". 23

Una Via libera per tutti pag.34 [89]

Perché fu fatta questa dichiarazione? Perché sulla Via della Devozione non ci sono ostacoli; tutti, giovani e vecchi, potenti ed umili, donne e uomini, tutti hanno il diritto di per correrla. Chi, tra la gente, ha bisogno urgente di cure mediche? Chi è gravemente ammalato, no? Così pure, coloro che stanno brancolando nell'ignoranza sono i primi ad aver diritto all'insegnamento e all'addestramento che portano all'acquisizione della Conoscenza. Si dà da mangiare a chi è sazio, o la medicina a chi è sano? Dio ovvero la Conoscenza è la medicina per de-realizzare chi è erroneamente realizzato, per la rimozione della nebbia dell'equivoco o nescienza (Ajnana). Essa incenerirà tutta l'impurità che nasconde la Verità.

Dalla Devozione alla Conoscenza pag.39 [103]

La condotta (anushthana) e la disciplina costante (nishtha) sono i due criteri, i due fattori decisivi. Il Principio Atmico Interiore è identico in tutti, non conosce né casta, né classe, né conflitti. Il primo requisito per conoscere che il Sé trascende tutte queste categorie secondarie è la Devozione (Bhakti). La Devozione si fonde nella Conoscenza e con essa si identifica; la Devozione, maturando, diviene Conoscenza, e perciò non diciamo che sono cose differenti. Ad una tappa è Devozione, e più tardi diciamo che è Conoscenza. E’ come la canna che, alla fine, diventa zucchero.

Senso universale del vero sevaka pag.42 [112]

Quanto è puro il cuore pieno di Devozione verso Dio e di Amore verso tutto! Solo con un cuore simile è possibile il servizio disinteressato; altrimenti son solo chiacchiere e si finge solo di esser mossi da esso. Possono ritenersi compresi nella categoria di Servitori della Società soltanto coloro che sono fermamente convinti che tutti sono figli di Dio e che Egli è la Forza Motrice Interiore di ogni essere.

Servizio senza Devozione pag.42 [113]

Infatti, chi dice che non sa che farsene di Dio e della Devozione, ha l'egoismo al centro della propria personalità e, come rivestimento esterno, l'esibizionismo. Per tanto che scrivano e leggano, quell'egoismo non appassirà. La coscienza egoica porta all'esaltazione di sé stessi; e, se l'ego domina il cuore, non può uscirne nessuna azione degna di esser chiamata "servizio". E’ vanagloria bell'e buona che spinge una persona a definire "servizio" le sue azioni.

Non-attaccamento pag.43 [117]

Il Distacco o il Non attaccamento (Vairagya) dipende tanto dalla Conoscenza quanto dalla Devozione. Se togli alla rinuncia queste basi, essa cadrà in frantumi. Sì, oggigiorno il Non-attaccamento è la causa prima del bisogno di progresso spirituale. Nelle pratiche ascetiche devi dare sola e grande importanza a questi tre fattori Devozione, Conoscenza, Non attaccamento - che sono inseparabili e ottenibili solo quando sono fra loro congiunti.

I tre "fiumi" pag.43 [118]

La Devozione include la Conoscenza; il Non-attaccamento senza Devozione e senza Conoscenza, oppure la Conoscenza senza Devozione e Distacco, o la Devozione senza Conoscenza e Distacco, se presi isolatamente, uno per uno, sono inefficaci. Il meglio che può dare una via separata è un certo po' di purezza. Perciò, non fate i presuntuosi dicendo: "Io sono un devoto", o "Io sono uno jnani", o "Io sono un eremita rinunciante (vairagin)". Coloro che seguono la via ascetica devono immergersi nelle acque del Triveni;36 non c' è altra via per salvarsi.

Asceti veri e falsi pag.44 [119]

Prima di tutto sii puro e santo. Di aspiranti e di discepoli ce n'è a iosa, ma pochi sono puri di cuore. Per esempio, guardate: moltissimi leggono e rileggono la Gita, e molti vi dissertano sopra per ore ed ore; ma ben pochi sono coloro che ne mettono in pratica gli insegnamenti. Gli altri sono come dei dischi; ripetono le canzoni di altri, ma non sanno cantare e non conoscono il piacere del canto. Non sono affatto degli asceti, questi; la loro ascesi non merita questo nome.

Prema Dhaara

pag.61 (42)

 

Miei Cari Ragazzi!

Accettate il Mio Amore e le Mie Benedizioni. Il fine della devozione dovrebbe essere quello di realizzare Dio nel vostro cuore e permetterGli di riempire tutte le parti del vostro essere con la Sua luce e la Sua forza. Fatto questo i vostri cuori strariperanno di Divino Amore verso tutti gli esseri nel mondo. I vostri occhi vedranno solo Dio, ovunque. Le vostre mani lavoreranno solo per il benessere di tutti, ed infine diventerete la stessa incarnazione di Dio, colmi di beatitudine e sempre sovraccarichi di estasi. In questo stato, la differenza tra il Bhakta (il devoto) e il Bhagawan (il Signore) sparirà. Il Bhakta, con un costante ricordo ed arresa a Dio, diviene Dio Stesso. Così, se pensate costantemente a Dio, diventate la Sua stessa immagine. Allora sarete voi a gustare la gioia e la pace immortale, Ragazzi Miei! Siate Felici. Il vostro Swami, il vostro Sai è sempre dentro di voi ed intorno a voi, Egli verrà presto a darvi gioia.

Con Amore,

Baba - 9.8.1977

Corso estivo 1993

La conquista della mente pag.47 – (48)

....I Vedanta hanno stabilito le nove forme di devozione (NAVADEV BAKTI MARGA): ascolto (SRAVANAM), canto (KIRTANAM), ricordo di Dio (VISNUSMARANAM), massaggio dei piedi (PADASEVANAM), saluto (VANDANAM), adorazione (ARCANAM), servizio (DASYAM), aiuto (SNEHAM), ed abbandono (ATMANIVEDANAM). Queste nove forme di devozione sono state stabilite per santificare e sublimare la propria vita.

Viaggio e verso l’”oltre mente" pag.53 – (54)

...La nostra devozione dovrebbe essere devozione a tempo pieno e mai a tempo parziale. Essere alle "stelle" in tempi di gioia ed alle "stalle" in tempi di dispiaceri non è un segno di devozione. L'ingiunzione Vedica è "SATATAM YOGINAH" (dovresti sempre essere uno Yogi). La gente fa yoga la mattina, Bhoga (esperienza dualistica) nel pomeriggio e soffre per Roga (malattia) la notte. E' disdicevole per l'uomo comportarsi al contrario delle sacre scritture dei testi Vedici. Noi dovremmo praticare lo yoga ogni momento ed in tutti i posti. Noi dovremmo reprimere le fantasticherie della mente e immergerla nella Divinità. Noi dovremmo essere immersi in sentimenti che contengono la sacra esposizione "SARVATAH TANT PADAM" (i piedi del Signore sono ovunque) e "SARVAM BHAGAVATH PRITIARTHAM" (per il piacere del Signore). Voi dovreste aver raggiunto la consapevolezza che il Signore è onnipresente. Voi dovreste essere anche pronti a capire che state compiendo gli atti per il piacere del Signore. Questa è la via più facile per raggiungere il controllo della mente....

Colloqui

  •  

Un visitatore - Come si fa ad essere devoti a Dio?

SAI [52] pag.29

Occorre fiducia. Cominciamo dal cibo: il corpo è fatto di cibo e se non c’è la salute, tutto è difficile. Nello stomaco 1/4 è aria, 1/4 è cibo, ed i restanti 2/4 sono acqua. Oggi si mangia troppo, e non resta spazio per l’acqua; in India gli alimenti comuni sono riso e grano. Se si mangiano con moderazione, vanno benissimo, ma la gente mangia troppo e si intorpidisce. L’eccesso di cibo rende torpidi; la moderazione non fa male. Svami viaggia in tutta l’India e non si ammala mai per il cibo, ma solo quando prende su di Sé la malattia di un devoto; se no, mai. L’eccesso di latte fa male: è ragiasico.

  •  

H.- Qual’è la differenza tra Dio e il mondo?

SAI - [36] pag.60

La differenza c'è solo nelle parole, nella mente. Per chi è pienamente devoto a Dio e desidera solo Lui, le differenziazioni verbali e concettuali cessano ed anche il mondo appare come Dio. La successione dovrebbe essere percepita così: Dio, la vita, il mondo. Invece i più vedono il mondo, la vita... e Dio molto lontano.

  •  

H - Svami dice che non si dovrebbe parlare del Signore con chi non è devoto. Che cosa implica questo?

SAI - [9] pag.88

Va benissimo parlare a dei gruppi. Verrà stimolato l'interesse dei dirigenti ed essi, a loro volta, ne parleranno ad altri che li seguiranno. Ma le discussioni individuali e private con coloro che non credono sono solo un perditempo dialettico.

  •  

H.- Allora Buddha non realizzò Dio ma il nirvana? 47

SAI - [5] pag.93

Sì. (In precedenza Sai aveva detto che si trova ciò che si cerca, e che Buddha aveva cercato la causa del dolore). C'è solo uno voga, ed è quello della Devozione (Bhakti-yoga). Tutti gli altri, lo Yoga dell’Azione (Kriya-yoga), lo Yoga del Corpo (Hatha-yoga), il cosiddetto Sai-yoga, il controllo del respiro (pranayama) e tutti i metodi e le tecniche noti come yoga appartengono al corpo: sono come esercizi ginnici. Destra, sinistra, alto, basso! Qual è il risultato? Non hanno valore e sono una perdita di tempo. Lo Yoga della Devozione è la via diretta verso Dio; è la via facile. Tutte le altre sono inutili.

Ci sono sei tipi di Devozione; il madhura, che significa "dolce", è il tipo più elevato.

  •  

H - Che cos'è che fa il madhura, il tipo più alto?

SAI - [6] pag.93

In questo tipo il devoto vede tutto come Dio. Quando Jayadeva prendeva i vestiti per metterseli, vedeva in essi Krishna, e non li trattava come abiti. Andava nudo per la strada e la gente lo vestiva. Egli parlava con Krishna, cantava a Krishna, danzava con Krishna, si fondeva in Krishna e cadeva svenuto. Egli fu il maestro di Chaitanya.

H - Svami, questa descrizione mi ricorda Paramahansa Ramakrishna.

SAI - [7] pag.93

Jayadeva, Chaitanya e Ramakrishna erano di questa stessa corrente di Devozione. Jayadeva si vedeva come la sposa di Krishna ed a causa di ciò i suoi canti paiono procaci al grosso pubblico, ma il vero significato per Jayadeva era del tutto diverso. Per lui la sposa era il cuore e lo sposo l’Atma.

  •  

H - Che tipo di persona era Chaitanya?

SAI - [8] pag.93

Anche Chaitanya soleva danzare e cantare in estasi per Krishna.

sea

Un giorno andò a visitare un suo ammiratore. Lo alloggiarono in una camera vicina alla stanza della puja 48, e videro che ogni volta che si offriva del cibo alla statua di cinque metalli di Krishna, egli mangiava lo stesso cibo nella sua camera. L'ospite volle fare una prova; chiuse a chiave Chaitanya e stette a guardare da uno spioncino. Fu offerto del cibo alla statua di Krishna e si vide che Chaitanya lo mangiava. L'ospite entrò e mollò due sberle a Chaitanya. L'immagine di Krishna sparì e gli ospiti, costernati, si misero a pregare l'Avatar. Krishna ricomparve agli oranti e disse: "Mi avete offerto del cibo, e quando lo mangiavo mi avete schiaffeggiato; e così me ne sono andato".

H.- La sua devozione aveva...

SAI - [9] pag.94

sea

Chaitanya ebbe una volta per guru Sachananda. Il guru volle mettere alla prova la sua devozione, e gli mise sulla lingua un cubetto di zucchero ordinandogli di tenerlo intatto finché non fosse tornato dal fiume. Andò all'acqua, fece il bagno, lavò della roba, fece le sue preghiere e tornò dopo un paio d'ore, e trovò Chaitanya a bocca spalancata, col cubetto di zucchero intatto sulla lingua tremolante. Alla vista della virtù e del dominio dei sensi di Chaitanya, Sachananda si prostrò ai suoi piedi e lo proclamò suo maestro.

H.- Svami, ce ne sono ancora oggi devoti perfetti come Jayadeva e Chaitanya?

SAI - [10] pag.94

Certo, ma i più celano dentro di sé la loro devozione. Talora fa capolino e la gente li prende per matti. Svami ne ha incontrati, ma non li chiama a colloquio. E’ gente che vive piena di gioia. Anni fa ne incontrai una di queste; era una regina (rani); non era il caso di chiamarla a colloquio.

H.- E’ possibile che un occidentale sia un così gran devoto?

SAI - [11] pag.94

Oh sì, possibilissimo!

  •  

H.- Per uno che abbia l'incarico di reggere un Centro Sai e debba lavorare nel mondo, qual è la devozione migliore?

SAI - [12] pag.94

Quella stessa.

H.- Ma come fa uno a lavorare se è in quello stato?

SAI - [13] pag.94

E’ perfettamente possibile essere un gran devoto e lavorare al tempo stesso. Ciò che importa è il sentimento, non il lavoro. Anche nel caso di Jayadeva e di Chaitanya la loro influenza fu molto grande ed estesa.

  •  

H.- Sì, Svami. La gente, i devoti che sono più vicini a Svami devono far del loro meglio per essere perfetti nella loro condotta.

SAI - [12] pag.96

A coloro che sono "esteriormente" distanti da Lui Egli dà dei consigli, ma non è tanto severo quanto lo è con quelli "vicini". La gente giudica Svami in base ai Suoi devoti "vicini", e quindi questi devono seguire norme di comportamento molto rigide. La "punizione" dipende anche dalla natura e dalla gravità dell'errore.

  •  

(Hislop e un interprete stavano facendo colazione con Svami. Entrarono due uomini, il sig. XY ed il sig. CD. XY si gettò ai piedi di Svami, piangendo. Era evidente che lo aveva portato da Svami qualche grave e triste necessità.

Hislop e l'altro lasciarono immediatamente la stanza, e poco dopo i due se ne andarono. Baba richiamò Hislop. Nel racconto che segue, i nomi sono omessi per ovvie ragioni).

SAI - [1] pag.108

sea

Il caso di Shri XY vi dirà come Svami si prende cura dei Suoi devoti. Quando

morì la mamma di Svami si stava svolgendo il Corso Estivo. Sai fece trasportare la salma a Puttaparti, ma non la accompagnò; il Suo dovere Lo tratteneva al Corso. Ora, in casa di XY c'erano solo le donne e la salma della sig.ra XY; nessuno che se ne potesse occupare, e nemmeno un sacerdote che potesse cantare gli Inni Vedici. Svami andò in macchina da Prashanti Nilayam fino a casa XY con un prete dell'ashram, confortò la donna e dispose tutto prima di tornare a Brindavan. Poi, da Brindavan, mandò un anziano devoto perché le donne non restassero sole di notte. Sai è il più vero e stretto parente dei Suoi devoti. Le donne di casa XY furono consolate della loro pena e allietate dalla Grazia di cui Sai le cosparse.

H. - Nessuno lo disse a Svami, ma Egli seppe in qualche modo che la sig.ra XY moriva?

SAI - [2] pag.109

Che sarebbe morta, Svami lo sapeva ancor prima, ed aveva disposto tutto, mandando a Hislop un messaggio nel quale diceva - era giovedì 16 - che la festa del college non si sarebbe tenuta il 25, ma di non avvertire gli studenti. La sig.ra XY era nata in un giorno di luna piena e morì con la luna piena.

H.- Perché morì? Era arrivato per lei il momento di morire?

SAI - [3] pag.109

Il tempo della sua morte era già venuto vari anni fa, ma ella pregò lo Svami che non la facesse morire prima di vedere sposato suo nipote, e voleva assistere alla celebrazione del compleanno di Svami, e le fu concesso. Aveva anche un terzo desiderio, inespresso: passare qualche giorno col figlio minore prima di morire. Quando in novembre fu a Prashanti Nilayam disse a Svami che il nipote si era sposato, che era venuta alla festa del compleanno, e che era contenta di morire in qualunque momento. I suoi desideri maggiori erano stati esauditi, ma Svami le rispose che se fosse morta allora il marito, che era all'estero, non sarebbe stato accanto a lei. Ella disse che era con Svami e vicino a Lui non le occorreva altro. Ma Svami le disse che doveva andare in città a stare qualche giorno col figlio minore, e così fece. Il 18 dicembre avrebbe dovuto tornare a casa sua perché il 19 suo marito doveva tornare all'estero. Il 18 suo figlio la stava accompagnando all'aeroporto; ella, seduta sul sedile posteriore, gli parlava; poi tacque. Il figlio si voltò e la vide accasciarsi da un lato: era andata.

H.- Senza soffrire.

SAI - [4] pag.109

Né dolore, né sofferenza. Era sana e morì in un istante; il figlio voltò l'auto e tornò a casa. Se la madre fosse morta all'aeroporto, la salma sarebbe stata sequestrata. Quando tornò a casa, il figlio trovò una chiamata telefonica: Baba lo stava aspettando. Baba aveva incaricato uno dell'ashram di accompagnare la chiamata col fonogramma: "Manda immediatamente la salma a casa di tuo padre". L'incaricato si stupì, perché non sapeva nulla della “salma”. Allora Svami telefonò a CD, quel signore che hai visto con XY, egli disse di partire in volo per Bombay a incontrare XY e accompagnarlo a Brindavan. Questo è il fatto cui ha assistito. Il sig. CD non doveva parlare con XY della morte della moglie finché non fosse arrivato. Quando l'hai visto, XY era sconvolto dall'improvvisa notizia. La serie degli avvenimenti fu perfettamente sincronizzata. Se i devoti donano a Dio la loro vita e Gli obbediscono egli si prende la responsabilità anche dei minimi particolari. Ancora un dettaglio: quando Svami giunse da Prashanti a casa XY dispose perché la salma fosse composta convenientemente in attesa che XY arrivasse dopo di esser stato confortato da Sai Baba. In questo modo Svami giunse perfino a far sì che XY vedesse le sembianze fisiche della moglie per l'ultimo addio.

H. - Svami, e noi abbiamo assistito ad una scena di questa storia meravigliosa. Come può essere tutto ciò? Svami ha tutto l'universo nelle Sue mani; ha la responsabilità dell'inconcepibile, immenso universo; come può al tempo stesso dedicare la Sua attenzione ai minimi particolari delle vite dei Suoi devoti?

SAI - [5] pag.110

E’ come hai detto. Svami ha in mano l'universo, ma i devoti conoscono la Sua Gloria e la Sua Maestà attraverso l'attenzione che Svami ha per ognuno di loro, in particolare. Che Svami abbia in mano l'universo e che allo stesso tempo si curi appieno della vita dei suoi devoti fino nei minimi particolari è la misura della Sua gloria presentata in modo che il devoto la possa afferrare.

  •  

H - Svami, com'è che in un caso, come quello della sig.ra XY, Voi create qualcosa di perfettamente armonioso, ed in altri, come quello dello scienziato di poc'anzi, c'è di tutto tranne che armonia? E’ un grosso enigma.

SAI - [6] pag.110

Tutto dipende dalle persone coinvolte. Il caso di XY è quello del devoto che si è abbandonato del tutto al Bhagavan; allora Svami assume tutta la responsabilità della sua vita e ne ha cura. Ma se la persona ha un grosso ego e vuole seguire i desideri del suo ego invece di affidarsi al Divino, Svami si fa da parte e non interferisce.

H.- Già, vedo la differenza.

SAI - [7] pag.110

Svami potrebbe rendere perfetta la situazione anche per costui, ma se c'è un grosso ego e la persona vuole seguire le sue voglie, Svami non si mette di mezzo, ma lascia che la persona faccia ciò che vuole.

  •  

H.- Ier l'altro i ragazzi del college non solo erano molto lieti per il Vostro ritorno a Brindavan, ma anche molto sorpresi; anch'io lo fui, perché Svami ci aveva detto che sarebbe rimasto definitivamente all’ashram di Prashanti Nilayam.

SAI - [16] pag.119

Baba aveva deciso di rimanere a Prashanti Nilayam durante la festa di Shivaratri. Questo era il Suo Volere (Sankalpa) e la Sua Volontà è come il ferro. Ma nel terzo giorno della festa i ragazzi, a Brindavan, adornarono le vacche e fecero una processione; il loro desiderio di rivedere Svami fu così intenso che Egli prese una decisione improvvisa e tornò a Brindavan. Mi puoi chiedere: se la decisione di Svami è dura come il ferro, come mai può esser cambiata? Beh, la devozione è come il fuoco, e il fuoco fonde il ferro. Dio è commosso dalla devozione.

  •  

D.- Svami, noi siamo come dei pezzi di ferro ed il Signore è la calamita:

sono entrambi in relazione reciproca. Se però il ferro dev'essere trasformato in uno strumento nelle mani di Dio, dev'essere arroventato nel fuoco dell'ansia e battuto col maglio del dolore, perché possa obbedire e rispondere. Così, per foggiare in utensili questi pezzi di ferro che siamo, Tu ti prendi tanti fastidi. Hai detto che questa è la Tua Missione; e allora, Te ne prego, parlami della Pura Coscienza (Cit), che hai menzionato il mese scorso.

SAI - [6] pag.145

Sì. Cit ha anche un altro nome: Shuddhasattva, cioè Pura Coscienza.

Si contrappone quindi alla Coscienza Impura, come la Scienza (Vidya) si contrappone alla Nescienza (Avidya). La Coscienza Impura è inerente a quella Pura, allo stesso modo che le Tenebre sono inerenti alla Luce. Non farti confondere da tante parole, figlio mio: Scienza-Nescienza, Conoscenza-Ignoranza, Puro-Impuro (Shuddhasattva-Malinasattva), tutte indicano lo stesso concetto, e non diversi. Ti farò un'altra domanda. Hai mai udito quella parola che è il contrario di Prakriti?

D.- L'ho sentita, Svami. Quando studiavo grammatica, imparai che il contrario di Prakriti è Vikriti.

SAI - [7] pag.145

E che significa Vikriti?

D.- Viene da Vikaram, "cambiato, modificato,... derivato", come dalla parola originaria Agni (Fuoco), la parola derivata è Aggi, e Jama viene da Yama, Janna da Yajna, eccetera.

SAI - [8] pag.145

Allo stesso modo, l'Energia attiva ed esecutiva della Natura, la Prakriti del Signore, è nota come Vidya (Scienza), e il suo derivato, la forma inferiore di Vikriti, è noto come Avidya (Nescienza). Avidya, ossia l'aspetto impuro (Malinasattva) è la forma inferiore di Vidya, l'aspetto puro (Shuddhasattva).

D.- Come mai, Svami, la conoscenza risplende nel Signore e l'ignoranza appare solo perché esiste la conoscenza? Vale a dire che il Principio Cosmico Universale sta nel Signore ed appare in individui diversi tra loro (per mezzo delle caratteristiche individuali di nome e forma è causata l'apparizione degli individui). Questo potere dell'Ignoranza (Avidyashakti), si manifesta anch'esso come un'entità inseparabile, perché il Signore è l'Unica Esistenza. Perciò, questa Esistenza Unica è la Base, il Fondamento dell'Universale e del Particolare, della Totalità e delle Parti apparenti. E’ questo che intendi Tu, Svami?

SAI - [9] pag.146

Ecco perché il Signore è detto Satya (Verità) e Brahman (Assoluto). La Verità è indivisibile (akhanda), non duale (advaita), senza fine (ananta). Nelle Upanishad la Verità (associata con il potere immanifesto dell'Illusione, mayashakti) è detta Pienezza 12, Infinito invisibile (Purna-adah), mentre la Verità (se associata con il potere manifesto dell'Illusione) è detta Infinito visibile (Purna-idam). Questa è la spiegazione del mantra upanishadico Purnam-adahpurnam-idam, "Quello è pieno, questo è pieno".

D.- Magnifico! E’ come se mi fosse dato il frutto sbucciato e pronto per esser mangiato! Questa Totalità del Cosmo manifestato, il Purna, sorge dalla Pienezza della Realtà Immanifesta Indivisibile. E’ questo che avete detto, vero?

SAI - [10] pag.146

Per questo diciamo Vasudevassarvamidam, Sarvamkalvidam Brahma ecc., "Tutto questo è Dio,...". Le parole Vasudeva, Brahma sono differenti, ma nel significato non c'è alcuna differenza. Capito?

D.- E’ tutto nettare, per me; ma non mi hai ancora detto "chi sono io"!

SAI - [11] pag.146

Per oggi basta. Fra un mese chiarirò i tuoi dubbi con degli esempi illustrativi. Afferra bene quello che ti ho detto, mettilo in pratica, non dimenticarlo, non metterlo da parte. Meditaci su. Adesso, puoi andare.

La canzone del Burattino pag.146

SAI - [1] Figliolo, sono lieto che tu sia venuto. Hai riflettuto sulle risposte che ti ho dato l'ultima volta e hai praticato ciò che ti è stato detto, con ferma convinzione? Ne hai ricevuto Gioia (ananda)?

D.- Svami, un devoto come me potrebbe lasciar inutilizzate le Tue Parole, che sono un nettare? Nessuno che desideri ottenere la vera Beatitudine potrebbe gettar via le parole d'ambrosia che la Tua Grazia ci concede. Non so nulla degli altri, ma io rifletto giorno e notte sulle Tue risposte, con coraggio e convinzione. Sto sveglio in attesa del momento nel quale potrò rivederTi.

SAI - [2] pag.147

I devoti dovrebbero coltivare questa attenzione. Attaccarsi alle sciocchezze fuggevoli e senza valore del mondo, rincorrerle e rattristarsi quando sfuggono di mano, o gioire quando si acchiappano è tutta una manifestazione di ignoranza (avidya maya). Se invece conti i giorni in attesa, resti sveglio, ansioso di riavere l'occasione di ascoltare la Voce del Signore e di impregnarti della Sua Essenza, questa è una manifestazione di sapienza (vidya maya). Il devoto che entra in quest'ultima maya, un giorno o l'altro giungerà senza fallo alla perfezione. Sicché, se questa "apparenza" ti ha illuminato, puoi dirti fortunato. Accresci questo tuo attaccamento ai pensieri di Dio; non abbandonarlo né ridurlo per nessun motivo. Diverrai santo, sicuramente; giungerai alla meta.

D.- Svami, il mese scorso mi dicesti che mi avresti spiegato "chi sono io". Se arriverò a capirlo, sarò libero da una piccola mia illusione e, ormai senza la minima traccia di dubbio, potrò meditare su di Te ed essere beato. Qual fortuna più grande potrei avere?

SAI - [3] pag.147

Bene, ragazzo mio! E’ molto facile parlare della natura reale dell’"io'', ma finché non la si è sperimentata non c'è piena soddisfazione. Affinché Io te ne possa parlare a Mia piena soddisfazione e tu ne possa afferrare il pieno significato, ci vuole un pò di tempo. Questo mese non Mi basteranno le 24 ore della giornata! Ciononostante Io impiego tutto il tempo solo per la felicità dei devoti; non ho nulla di mio. Tutto il Mio egoismo è di esser utile ai Miei devoti. Il mese scorso andai a Nellore, a Gudur, a Venkatagiri e nei villaggi lì attorno. Poi fui a Bangalore e tornai. Il poco tempo che Mi rimase lo impiegai a scrivere Prema Vahini. Questo mese poi fui a Hyderabad, a Rajamundry, a Samalkot, a Cebrolu, a Nuzvid, ecc. Vedi che non Mi rimaneva tempo. Il mese prossimo ti dirò "chi sei", a tua piena soddisfazione. Per adesso cerca di capire questa canzone popolare; ti servirà molto a capire "chi sei". Può anche darsi che ti dia una buona dose di distacco (vairagya). Più tardi capirai con maggiore chiarezza il significato di quello che ho da dirti e ti sarà più facile. Non limitarti a leggere questa canzone, ma rifletti bene sul significato di ogni parola. Vedrai che ti raddrizzerà il cervello!

D.- Benissimo. Dammi almeno quello. Soddisferò il mio desiderio e digerirò il suo nettare.

SAI - [4] pag.147

Ascolta con attenzione:

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Thai! Thai! Thai! Thai! Thai! Silenzioso guarda

Il tamasico gioco di questa marionetta.

E ascolta, o anima, il racconto puro

Del suo vissuto, passato e futuro.

Guazzava un tempo nel liquido muscoso

Della matrice, dura prigione buia;

Venne con un vagito e a festeggiarne il giorno

tutti gli sorridevano all'intorno.

S'accorse. "Eccomi rinato!

Che tragedia!". Che pianto irrefrenabile!

Di contra tutti quanti accarezzavano

Quel viso triste che gaio volevano.

Nel suo sudiciume lieto sguazzava

Senza provare impaccio ne vergogna.

Cadeva e si rialzava nel cammino.

Durante il lungo gioco di bambino.

Ora corre e salta coi compagni.

Impara nuovi giochi e mille scherzi.

In fretta cresce e, senza alcun ritardo.

Diventa ognor più grande e più gagliardo.

La sua compagna trova: pigola e corteggia

Nella luce di un arcobaleno rosa.

Canta come non ha mai cantato.

Vuota la coppa che non ha mai bevuto.

Questo Brahma che crea pupazzi a coppie

E instancabile ne sforza a milioni!

Ignora il bambolotto, lì per lì,

Mentre gioca con le bambole... Thim! Thim! Thim!

Maya, la bambola, ama il Santo Toro

Legato dalla fune di Thamas alle nari.

Ira e Desio sono i flagelli osceni

E dello schiavo dilaniano le reni.

Gli occhi gli brillano di gioia

Se gli altri si fermano a guardare;

E’ un amen d'orrore: fa anche pena,

Ma col loro dolore non s'allena.

Grida, impreca, molto si esagita;

Scuote le braccia, rossi gli occhi di rabbia;

Orribile a vedersi, il burattino.

Quando l'ira lo prende da vicino!

Scruta, scompone, scribacchia e sgobba,

Senza saper perché;

Corre in preda al panico e s'affanna

In cerca del cibo che l'inganna!

Ahimé, lo noti questo strano fantoccio,

Dallo scarso saper mal digerito

Che s'agita invidioso e inviperito

Se altri incontra più di sé istruito?

Come si diverte e come ride,

Se uno sconcio impulso sensuale

Appaga il corpo e la sua brama sazia.

Rendendo fa sua vita una disgrazia!

Ma poi si pente e si autoflagella

Quando sfiorisce la sua giovinezza,

Pian piano viene meno la baldanza

E trepida s'affaccia la speranza.

Povero vegliardo traballante

Rugoso, sdentato e assai malconcio!

"Vecchio scimmione!" gli grida un monello,

Quasi a punirlo d'esser stato bello.

Paura infinita e senza tregua,

Pianto, crucci, angoscia e accoramento

A che serve, pupazzo, non intendi?

Prega, intanto, e il Suo Giudizio attendi.

Quale augello che agita le ali,

Lo spirto spicca il volo da quel corpo;

O misera carcassa senza vita Gonfia, fetida e incartapecorita!

Si scindono gli elementi, tutti e cinque,

E tutto torna al processo antico,

Che val tanto cordoglio, mondo pazzo,

Se cenere diventa quel pupazzo?

Tutta la parentela assai dolente,

Mesta s'aggira nella camera ardente.

La bambola Maya, ahimé, oblia i parenti

E il Nome Divino, che salva le genti.

O anima, non aggrapparti ad un esile fuscello!

Uno starnuto, e la fragile barca di pelle

Già da tre falle sconquassata,

Dagli impetuosi flutti è inabissata.

Mentre piange il pupazzo, dorme e si sveglia,

una Mano invisibile i suoi fili tira:

E’ il Signore, dietro il fondale,

Ma il pupo grida "Son io, son io!

L'altro non vale!".

Il Dharma ed il Karma sono i saldi fili

Ch'Ei tira o allenta, a piacimento;

Ignaro, quel fantoccio, assai laconico

Calca le quinte di questo palcoscenico.

Crede, lo sciocco, che il mondo sia stabile;

Che stupido, arrogante e babalocco!

Un attimo, un niente ed il sipario è chiuso;

Dov'è la tua vanagloria, o povero illuso?

O anima, che viaggi disagiata, senza meta,

Tra esseri animati e inanimati,

Cerca senza indugio e con far solenne

La via del tuo Dio, Gioia perenne.

Quanta fortuna benedetta!

Non vedi Shri Krishna? EccoLo la!

Avvicinati a Lui, e poi saprai

Tutti i perché che t'assillano assai.

Un milione di belle e sagaci parole

Ti placherà il morso del languore?

Or dunque la luce dell'anima accendi

E, libero da lacci, verso di Lui propendi.

Questa canzone del bambolo muto, lo so,

Triste ma savia fa l'alma che ascolta

O anima, di Satya Sai Nath il gran Lila ammira

E sappilo... "Quello" tu sei! Beato allor respira,

D.- Ah! Ho capito! Ho capito chiaramente che "io" non sono il corpo, ne

l'intelletto (buddhi), né la mente (manas), né la coscienza (citta). Se non sono nessuno di questi, io sono lo l’Atma, e se "io" sono l’Atma, "io" Spirito, sono anche il Paramatma, lo Spirito Supremo, ed anche tutto il resto è Paramatma! Ho capito tutto! Col credere, a causa dell'ignoranza che l"io'' è questo corpo e questo intelletto - questo deha e questo buddhi - ci costringiamo a soffrire tutte queste disgrazie. Vero, verissimo. Passiamo attraverso tutto quello che dici nella canzone, avvenimento dopo avvenimento, come le perline della collana. Quant'è vero! Quant'è vero! Mi è bastato ascoltare questa canzone...e il cervello entra, come avevi detto, Svami, in una dimensione di distacco dalle cose. Svami, quando mi hai detto che non avevi tempo, mi sentii molto deluso; ma era solo colpa della mia ignoranza. Pur sapendo che il nostro Svami non delude mai nessuno né dà mai dispiaceri, ora mi pare di aver ricevuto molta più Beatitudine di quanta ne avrei sperato. E’ mai possibile misurare la Tua generosità? Di Te si canta "Basta una lagrima per farLo intenerire", e si dice che Tu non sopporti di vederci soffrire. Ecco ora la prova di verità di queste parole. Posso congedarmi?

SAI - [5] pag.150

Molto bene. Va' e torna. Anch'Io ho fretta; devo andare a vedere tanta gente che deve tornare a casa.

D.- Dove si colloca la Devozione?

SAI - [30] pag.169

Rieccoci daccapo! Prima della Saggezza c’è la forma di Devozione (bhakti); e prima della Devozione c’è la forma di affetto a Dio (anurakti). Sono tutte una sola cosa: l’Affetto è il fiore, la Devozione è il frutto maturo, è Sapienza e il Distacco è lo stato finale, il succo. Senza uno di essi non puoi avere il successivo. Per avere cura del frutto finché non abbia il succo e il sapore, devi praticare la preghiera quotidiana e tutto quello che ti ho detto prima. Ma devi avere in mente, fin dal primo momento, l’Unità di tutto. Convinciti che non c’è “altro”.

  •  

D.- Svami, che relazione c'è fra Bhagavanta, Bhagavata e Bhakta (devoto)?

SAI - [20] pag.180

sea

La stessa che c'è fra Maharaja (Imperatore), Yuvaraja (Principe Ereditario Incoronato) e Kumararaja (Principino, presunto erede al Trono). Bhagavanta, il Signore, è l'Imperatore; il Bhagavata, "Colui che ha attaccamento a Dio", viene secondo in rango perché è venuto dal Signore come derivato, col grado di Principe Ereditario Incoronato; il Principino, ossia il Figlio del Sovrano dipende dai due, e perciò è il devoto (Bhakta). Il grado di Principino non è un grado qualsiasi; può meritare anche la posizione di Imperatore. Tutti gli altri sono inferiori a questi tre. Coloro che non si elevano al grado di devoto, cioè di Figlio del Re, non hanno diritto di essere ammessi alla Corte dell'Imperatore.

D.- E allora, gli Yogi, i Saggi, gli Asceti non lo meritano?

SAI - [21] pag.180

Chiunque sia, se non ha la Devozione, l'amore per la Verità Suprema, come potrebbe esser divenuto uno Yogi, un Sapiente o un asceta? Tutti Costoro hanno Devozione in egual misura. Prendi quei dolci che si chiamano laddu, gilebi e Mysore pak, e tutti gli altri; in tutti, per dare il dolce, c'è un ingrediente comune, lo zucchero, no? Quindi, anche per queste tre vie c'è una componente comune, la dolcezza del Nome di Dio, la Devozione. Se manca, diviene assurdo perfino il loro nome!

  •  

D.- Un'altra cosa, Svami! E’ possibile giungere vicino al Signore solo con la fede in Dio e facendo, con tal fede, preghiera (Japa), meditazione (dhyana), canti devozionali (bhajana) e adorazione (puja)? Non sarebbe possibile arrivarci anche per la via della Verità, del comportamento morale e dell'Amore, del servizio al prossimo?

SAI - [22] pag.181

Come potrebbero nascere le tendenze che dici senza la paura del peccato e il timor di Dio? Sono ordinarie e comuni queste vie e le qualificazioni che occorrono per seguirle? No; esse sono le porte all'Appartamento Interiore del Signore. Coloro che seguono queste vie possono certamente raggiungere la Dimora del Signore... ma c'è una certa differenza fra amico e parente! Coloro che sviluppano queste qualità sono amici, ma coloro che le praticano, insieme con la devozione al Nome e alla Forma, diventano Parenti33: ecco la differenza. La meditazione sul Nome e sulla Forma serve anche a irrobustire le qualità. Senza questo fondamento le dualità non possono divenire forti e pure. Il Nome e la Forma del Signore tolgono la scoria dalle qualità umane.

D.- Tuttavia, il devoto e l'uomo di buone qualità raggiungono entrambi lo stesso luogo, non è vero, Svami?

SAI - [23] pag.181

Certo: soltanto l'uomo virtuoso è un candidato che merita il posto, ma l'uomo buono che ha devozione ha diritto al posto e non gli si può passare davanti.

Discorsi vol. X 1° tomo

pag.99

...Quando pregate, per esempio: <<Swami, appari nel mio sogno stanotte. Dammi il darshan nel sogno>>, c'è una possibilità che possiate avere la fortuna di vedere Swami nel vostro sogno. Ma se voi pregate, rivolgendo la vostra attenzione alle cose cattive: <<Swami, fa che non appaia un maiale o un asino nel mio sogno stanotte>>, con ogni probabilità, il maiale e l'asino si presenteranno nel vostro sogno. Perché rendere indebita attenzione a cose di cui non avete bisogno, e da cui non traete alcun beneficio? Ogni pensiero lascia un'impressione nella mente, perciò state sempre attenti a evitare il contatto col male. Le idee opposte alle tendenze spirituali, che restringono i limiti dell'amore, che provocano paura o cupidigia, che causano disgusto, devono essere lasciate fuori; per il sadhaka questa è la disciplina essenziale. Egli deve sublimare tali pensieri prima che essi causino un'impressione sulla mente e concentrarli sulla vera sorgente del pensiero. Si può raggiungere ciò con la pratica dell'equanimità e dell'equilibrio. Questa attitudine è il marchio dello jnani, e si chiama jnani-sakthi, o il potere della saggezza. Naturalmente non si acquisisce con facilità. Il sentiero della devozione e della dedizione, la bhakti marga, è più agevole per la maggior parte della gente, e si può conseguire con l'amore, perché vi conduce rapidamente alla meta.

sea

Una volta, Namadeva (noto per la sua padronanza della bakthi marga attraverso la costante ripetizione del nome) e Jnanadeva (noto per la sua padronanza della saggezza), stavano attraversando insieme una fitta giungla. Essi erano entrambi afflitti da una violenta sete, ma non potevano trovare acqua in nessun luogo malgrado una faticosa ricerca. Alla fine arrivarono a un pozzo in rovina, con un po' d'acqua molto in profondità, ma non avevano i mezzi per scendere lungo i fianchi scoscesi. Ma Jnanadeva usò il suo potere e si trasformò in un uccello. L'uccello volò giù e bevve da riempirsi, per poi cambiarsi di nuovo in Jnanadeva! Namadeva confidava sul potere del nome. Egli sedette sul margine del pozzo e chiamò: <<Narayana>>, con grande angoscia. Dio rispose alla sua preghiera. L'acqua sgorgò fin dove sedeva ed egli poté raccoglierla nelle sue mani e calmare la sua sete: non ebbe bisogno di personificare e spersonificare se stesso per soddisfare la sete fisica. Quando si invoca Dio con la preghiera che emana dal cuore, fosse una volta sola, Egli risponde immediatamente.

Ma ora l'invocazione che emana solo dalle labbra, non ha il suono della sincerità e della fede. Dalle labbra, essa deve rotolare indietro nella lingua; dalla lingua, deve andare profondamente nella gola; dalla gola, deve arrivare nel cuore. Solo il sadhana continuo può garantire successo in questo sforzo.

sea

Dovete diventare come un bimbo senza inibizioni o stratagemmi. La madre può svolgere le sue faccende domestiche giornaliere al primo piano della casa, lasciando il bimbo nella culla al pianterreno. Ma quando il vagito del bambino aumenta, per paura o per fame, essa si precipita a prenderlo, lo accarezza, lo nutre e lo conforta nel suo grembo. Ella non si terrà lontana non perché il vagito è musicale o melodioso, ma sarà mossa proprio dall'angoscia che il vagito esprime. Così pure, la Madre dell'Universo non peserà la quantità di yoga che avete praticato, né calcolerà il numero di grani che avete fatto scorrere sul rosario, o il tempo da voi passato in sadhana di vario genere. Ella può essere commossa, la Sua Grazia può essere acquisita dalla genuina angoscia che emana dal cuore. L’uomo trova sempre più difficile invocare la suprema sorgente del potere e della grazia con questa genuinità. La sua vita è diventata pateticamente artificiale. Kamadhenu, la vacca celestiale che esaudisce i desideri, può essere attirata e legata a un palo per mezzo di una fune. Anche Dio può essere attirato verso di voi dalla fune (il nome) e legato al palo (la lingua). Allora il Suo nome danzerà sempre sulla lingua, conferendo la dolcezza della Sua maestà. Il nome deve essere cantato per vostro proprio diletto, per calmare la vostra sete, per placare la vostra fame. Nessuno mangia per placare la fame di un altro; nessuno prende medicine per alleviare la malattia di un altro. Perciò non curatevi di ciò che gli altri sentono circa i vostri dhyana o bhajan. Non cercate l'approvazione, l'apprezzamento o l'ammirazione degli altri, non trattenetevi dal praticare dhyana o bhajan perché agli altri non piacciono o li ridicolizzano. Abbiate fiducia in voi stessi e confidate in voi stessi. Guardate attraverso i vostri occhi, ascoltate attraverso le vostre orecchie...

Pag.121 HANUMAN

Hanuman riuscì a coordinare il pensiero, la parola e l'azione. Perciò ebbe l'unica distinzione di essere grande nella forza fisica, stabilità mentale e carattere virtuoso. Egli splende come una inestimabile gemma fra le personalità del Ramayana. Fu anche un grande studioso che si era impadronito, fra tutte le cose, delle sei scuole di grammatica! Conosceva i quattro Veda e i sei Sastra. La Ghita dice che lo studioso è colui che vede la stessa forza divina agire in tutti: <<Pandithaha Samararsinaha>>. Hanuman era un buon esempio di questo modo di vedere. Egli non si vantò di conoscere così tanto. Fu la vera immagine dell'umiltà, nata da genuina sincerità e saggezza. Si rese conto che il principe Rama, Atmarama, illuminava ogni essere vivente e Lo adorò sopra tutte le altre cose. Durante i vagabondaggi nella foresta alla ricerca di Sita, Rama e Lakshmana arrivarono alla montagna Rishyamooka dove si riposarono per un po' in una fresca valletta. Essi erano tristi nella mente e deboli nel fisico. Il re dei varana, Sugriva, e il suo confidente Hanuman, li videro dalla cima di una vicina collina. Dapprima Sugriva ebbe paura che potessero essere emissari di suo fratello, Vali, che aveva giurato eterna vendetta contro di lui. Inoltre, pensò che potessero essere sue spie che si aggiravano in incognito. Hanumam allora si offrì di avvicinarli e ritornare con una corretta informazione sulla loro identità e sulle loro intenzioni: avvertì che il fatto di arrivare alle conclusioni senza sufficiente informazione era pericoloso. Parlò dunque ai fratelli con parole dolci, gentili, piacevoli. Rama fu colpito dall'accuratezza grammaticale delle sue frasi. Essi risposero prontamente a tutte le sue domande e Hanuman fu soddisfatto della loro buona fede. Si offrì di portarli dal suo re. Crebbe di dimensione e li portò sulle spalle. Il darshana (vista) di Rama e di Lakshmana eliminò tutti i suoi peccati, il loro sparsana (contatto) consumò tutte le conseguenze delle azioni fatte nelle vite precedenti e il loro sambhashana (conversazione) riempì la sua mente di gioia. Questa è l'esperienza di tutti quelli che accolgono l'impatto della Divinità. Come risultato, Rama e Sugriva, che avevano in comune ansietà e problemi, entrarono in stretta amicizia, e si convinsero che i loro problemi sarebbero stati felicemente risolti aiutandosi l'un l'altro. Hanuman divenne il messaggero di Rama. Ci sono tre classi di messaggeri: coloro che non capiscono gli ordini del capo, non si curano di capirli e operano a scapito del lavoro loro assegnato; coloro che fanno esclusivamente ciò che l'ordine letteralmente impone; e coloro che afferrano lo sfondo e il significato degli ordini e li eseguono in pieno, finché lo scopo è raggiunto. Hanuman apparteneva all'ultima e migliore categoria.

Egli non indietreggiò mai nei suoi sforzi, malgrado gli ostacoli, e tornò indietro solo dopo che la sua coscienza fu soddisfatta del risultato ottenuto. Poté approfondire i comandi di Rama e sapere cosa significasse il Suo ordine. Non appena riceveva l'ordine, sentiva una spinta di potere dentro di sé, e la sicurezza che, dal momento che era stato comandato, la forza e l'intelligenza, l'audacia e lo spirito d'avventura necessari gli sarebbero stati accordati da Rama stesso. Così egli non ebbe mai alcun problema riguardo la sua capacità o abilità. Il suo corpo e il suo spirito furono vitalizzati dal fatto stesso che Rama gli aveva chiesto di fare qualcosa. Un filo elettrico ha un filo di rame dentro il suo rivestimento di plastica; per una buona operazione entrambi devono essere di ottima qualità. Così il corpo, e lo spirito nel suo interno, devono essere in buon ordine e le parole di Rama li fecero entrambi efficienti e attivi. Il darshana di Rama conferì ad Hanuman un enorme rafforzamento di potere, anche del potere fisico. Altrimenti come avrebbe saltato cento miglia di mare? L'impresa in cui Jambavan, Angada e alti eroi vanara non osarono avventurarsi, Hanuman la compì con la sola recitazione del nome di Rama. La gioventù dell'India deve porre speciale attenzione a questa caratteristica della vita di Hanuman. Egli non calcolò mai i pro e i contro. Posso avere successo? Perché, fra tutta la gente, sono stato scelto io per questa missione? Quando Rama gli chiese di scoprire il luogo in cui si trovava Sita egli disse a se stesso:<<Perché dovrei pesare le possibilità di successo o fallimento?

Rama che ha scelto me, ne sosterrà la responsabilità>>. Egli decise di pregare e fare del suo meglio. Durante il suo volo, una collina si alzò dal mare e gli offrì riposo e ospitalità, ma egli rifiutò l’invito. Una demonessa sorse dal mare e lo invitò a combattere con lei prima di procedere oltre, ma egli la respinse e volò via. Si affrettò attraverso il cielo, simile a una freccia di Rama. La sicurezza di sé era la base del suo coraggio; sopra ciò egli eresse le mura dell’autosoddisfazione; su queste costruì il tetto dell’autosacrificio, e abitò in questo palazzo felice nella beatitudine dell’autorealizzazione. C'è un bell'esempio della devozione di Hanuman a Rama.

Durante la costruzione del ponte, nella notte precedente la marcia verso Lanka, Rama giaceva sulla sabbia della spiaggia nel luminoso chiaro di luna, con Sugriva, Hanuman, Vibhishana, Jambavan, Angada, Nala, Neela e altri. Aveva posato la testa sul grembo di L'akshmana. Improvvisamente chiese come mai la luna avesse in se un segno e che cosa quella macchia indicasse. Ciascuno ipotizzò una risposta. Alcuni dissero che quella era l’ombra della terra, alcuni che indicava una grande valle o spaccatura sulla superficie della luna, e altri dissero che poteva essere un enorme accumulo di terra. Rama chiese a Hanuman, che era rimasto a lungo in silenzio, cosa ne pensasse. Hanuman disse che era il riflesso sulla luna della faccia di Rama, che egli adorava. Egli aveva la rara fortuna di vedere Rama su qualunque cosa posasse gli occhi. Hanuman è raffigurato come una scimmia, e le scimmie sono per natura capricciose e allegre. "Scimmiesco" è diventato sinonimo di incostanza. Ma Hanuman non aveva nessuna traccia di questo difetto. Egli era di discendenza divina, e si distingueva con le qualità divine menzionate nella Ghita. Traeva beatitudine dalla contemplazione di Rama. Aveva piena padronanza sul fisico e sui desideri sensuali. Splendeva dello splendore atmico. Aveva fondato la sua vita sulle fondamenta di sathya e dharma; e guidò i suoi compagni sulla stessa via, esercitando su di essi la forza del suo esempio.

Dei tre guna, sathwa (l'equilibrato), rajas (il passionale) e tamas (il torpido), rajas è la qualità che si deve osservare attentamente, perché la sua prima progenie è kama o cupidigia. La cupidigia distrusse Ravana, che era un grande studioso, un guerriero, un imperatore e un potente eroe. Essa può sopraffare e neutralizzare ogni buona qualità nell'uomo, e ridurlo a livello di una bestia. L'ira è la seconda fra le progenie di questa qualità. La paura può confiscare la cassa del tesoro della saggezza dalla vostra presa e ridurla in frantumi. Essa è usualmente paragonata al fuoco, anala, che letteralmente significa "non abbastanza", necessita di sempre più combustibile per nutrire la sua fame senza limiti.

Hanuman non aveva cupidigia. La sua ira non era della varietà "non abbastanza". Per cercare Sita, Hanuman dovette entrare nell’appartamento delle donne nel palazzo di Ravana e guardare in faccia le donne che dormivano, e paragonare i loro tratti con la descrizione di Sita fatta da Rama. Egli si sentì molto colpevole nel portare a termine questa dura prova, e meditò persino il suicidio perché si sarebbe vergognato di mostrare la sua faccia a Rama dopo questa esperienza. Ma consolandosi del fatto che, dopo tutto, aveva obbedito all'ordine di Rama, continuò la ricerca. Considerando ogni donna come la propria madre, cercava sua madre, non Sita. Questa è una buona lezione per la gioventù di oggi. Nell'occasione dell'incoronazione di Sri Rama ad Ayodhya, furono dati regali ai ministri e ai visitatori importanti, collaboratori e compagni di Rama - Vibhshana, Sugriva, Jambavan, Nala, Neela, ecc. Ad Hanuman non fu dato nulla. Osservando ciò, Sita, che aveva beneficiato molto delle sue doti di eroismo e altruismo, devozione e dedicazione, ne fu addolorata. Ella comunicò i suoi sentimenti a Rama, che era accanto a lei sul trono. Rama disse che poteva dargli ogni regalo che voleva. Allora ella si tolse la sua bella collana di perle e la pose nelle mani di Hanuman. Immediatamente Hanuman prese le perle e mettendole una per una fra i suoi denti, morsicò ogni perla e la sputò disgustato! Sita arrossì di rabbia. Ella bisbigliò a Rama che Hanuman non poteva essere che una scimmia. Quando chiesero ad Hanuman la ragione del suo comportamento, egli disse: "Io stavo solo esaminando se in queste perle c'era Rama; non ho trovato nessuna che Lo avesse, perciò le butto via. Se una cosa non ha Rama in sé, essa è per me senza valore, come una pietra>'. A questo, Aagasthya, uno dei famosi saggi che erano riuniti nella sala, si alzò e sfidò Hanuman con la domanda: <<Hanuman! Tu dici che non indosseresti o porteresti, o mangeresti o trasporteresti nessuna cosa che non risuona di Rama. Bene, tu porti questo corpo, non è vero? Risuona di Rama a te?>>. Hanuman accettò la sfida. Si strappò un pelo dal polso e lo accostò all’orecchio del saggio. Esso stava recitando <<Rama, Rama>> senza interruzione. Tanto sincera e profonda era la lealtà di Hanuman e la sua devozione verso tutto ciò che apparteneva al suo Maestro. Questa è la ragione per cui ebbe successo, qualunque fosse l'incarico affidatogli. Dopo la cerimonia dell'incoronazione Sita, Rama e i Suoi fratelli sedettero insieme ricordando gli eventi passati, e alcuni di essi espressero il desiderio di partecipare in modo più attivo al servizio di Rama. Bharata e Sathrughna erano i più ardenti. Perciò fu redatto un elenco di articoli di servizio che potevano essere offerti a Rama, e gli articoli furono affidati ai presenti. Hanuman non era presente in quel momento e, quando arrivò, gli altri gli annunciarono con una certa dose di giubilo, che non aveva più possibilità di servire Rama; ogni cosa sarebbe stata fatta dagli altri. Anche Rama Si unì al divertimento. Hanuman fu terribilmente scoraggiato. Egli li supplicò: <<Vi prego, fate di nuovo la lista. Datemi una piccola parte di servizio, tanto piccola da passare inosservata>>. Tutti erano sicuri che non c' era niente che fosse passato inosservato e così la lista fu consegnata ad Hanuman. Fortunatamente egli scoprì un articolo che non era stato assegnato. Quando uno sbadiglia, c'è il rito di far schioccare le dita di fronte alla sua bocca. Naturalmente, la persona che sbadiglia usualmente lo fa essa stessa, ma nel caso di Rama, imperatore di Ayodhya, sarebbe stato veramente al di sotto della propria dignità se lo avesse fatto Egli stesso. Hanuman dichiarò che gli poteva essere assegnato il compito di schioccare le dita quando Rama sbadigliava. Gli altri acconsentirono perché pensavano che le possibilità che Rama sbadigliasse erano davvero molto rare. Per Hanuman, comunque, era un dono di Dio. Perciò egli stava sempre osservando la faccia di Rama, le sue dita pronte, aspettando l'opportunità di eseguire il rito come era suo dovere! Anche questa era la Grazia di Rama; infatti che cosa può accadere senza la Sua conoscenza e il Suo progetto? Chi può tenere il devoto lontano dalla presenza di Dio? Rama dimostrò con questo incidente che nessuno può ostacolare la Sua volontà e porsi fra i Suoi devoti e Lui.

Discorsi vol. X 2° tomo

pag.214

...Voi dovete sempre elevare le cose inferiori a un livello superiore infondendo loro un più alto significato. Ramanna non credeva che l'immagine di pietra fosse Dio; egli non fece scendere Dio al livello di un'immagine di pietra. Voi potete adorare un'immagine come Dio, ma non dovreste porre Dio a livello di un'immagine. Legno, pietra o fango possono essere concepiti come il Divino, ma l'immagine di Dio non può essere limitata a legno, pietra o fango. Abbiate alti ideali. Sforzatevi di elevarvi. Dirigetevi alla più alta meta. Qualunque sia l'ostacolo o l'opposizione che incontrate sulla via, non scoraggiatevi. Rinunciate all’animale che c' è in voi, rafforzatevi nelle virtù umane e procedete arditamente verso il raggiungimento della Divinità. Non vacillate passando dalla bhakthi ai piaceri terreni e poi ancora alla bhakthi. Quando ogni cosa ha successo, siete tutti per la devozione; quando qualche cosa va male siete pieni di disperazione; quando si impone la disciplina, voi rinunciate, quando vi si inonda d' amore, siete i primi a riceverlo, questa duplice attitudine deve essere cancellata. Lo stesso divino principio che i ricercatori si sforzano di visualizzare durante anni di ascetismo e rinuncia, japa e thapa, è davanti a voi qui e ora; rendetevi conto della buona fortuna che avete trovato. Oggi, nel sacro giorno di Sivarathri, Io ho concesso il perdono per tutti gli errori in cui siete caduti volontariamente o involontariamente finora. Abbiate fausti pensieri, dite a tutti fauste parole e fate azioni di buon auspicio e, come risultato, raggiungerete l’incarnazione di Mangala o del buon auspicio, Siva stesso.

Pag. 232

... Radha visse una vita di donna ideale, secondo modelli fissati dal Sanathana Dharma, e tenne i suoi pensieri fissi sempre al Signore, in pura, incessante devozione, e così si assicurò la beatitudine di fondersi in Lui. Questa è la bhakthi chiamata nelle Scritture madhura bhakthi. Ci sono sei correnti di bhakthi, che portano tutte al Signore e che caratterizzano sei differenti tipi di attitudine spirituale: santha, sakhya, dasya, vatsalya, anuraga e madhura. Madhura è il più alto dei sei, poiché esso dà la massima beatitudine. Il latte è cagliato e battuto nella zangola, e il burro è prodotto e chiarificato nel ghee. Ghee è la fine, l'ultima fase. Così, madhura bkakthi è l'ultimo stadio dell'esperienza di fusione col Signore. Il viaggio finisce e i piedi si fermano quando è raggiunta la meta. Quando si raggiunge l'esperienza del madhura, non c'è più luogo dove andare, più nessuna cosa da fare. Nel madhura bhakthi si sperimenta la totalità di Dio, il Suo aspetto poorna, il Suo aspetto prema. In santha bhakthi, l’aspirante pratica equanimità e considera ciò che gli accade come un dono della Grazia di Dio. Perciò, egli non è toccato dal successo o fallimento; egli è sempre grato per tutto ciò che Dio gli concede. In sakhya bhakthi, l'aspirante prende Dio come suo costante consigliere, confidente, compagno e socio. Egli sente la presenza costante del Signore e non è mai ignaro di Lui. In dasya bhakthi, l'aspirante sente che egli è il servo, lo strumento del Signore, e si diletta nel ruolo che Dio gli dà nello stadio della vita. In vatsalya bhakthi, l'aspirante ama il Signore come la madre ama suo figlio: con tenerezza, ansietà, compassione, vigilanza, ecc. Inanuraga bhakthi, l'aspirante è profondamente attaccato alla manifestazione del Signore, a tutte le emanazioni della Divinità e ha molto piacere quando ha una possibilità di servire, poiché l'uomo ha come sua essenziale caratteristica la qualità dell'amore, deve solo nutrirla e averne cura così che possa amare il Signore al completo, ossia amare la creazione del Signore tanto quanto il Signore stesso. Allora l'albero della vita produrrà il dolce frutto di madhura bhakthi. Il frutto avrà la buccia amara dell’"Io" e del "Mio", che deve essere rimossa. Certi desideri egoistici potrebbero persistere come semi che devono essere rimossi prima che la dolce polpa dell'amore sia offerta al Signore. Quando Radha disse che aveva la veste del desiderio e dell'ira, voleva dire che non era influenzata da essi. Quando disse che indossava i cinque elementi in contatto con i cinque sensi - vista, odorato, gusto, tatto, udito - come una "ghirlanda" attorno al collo, voleva dire che non ne era contaminata. Naturalmente il Signore sapeva che ella era completamente dedita alla Divinità, che il suo era madhura bhakthi, che il suo prema non aveva macchia. Perciò Egli concesse a Radha il finale coronamento della bhakthi.

Pag.255 L’AMORE DEVE VINCERE

Considera, o uomo, se tu minimamente guadagni qualche gioia duratura dal tuo lavoro, dall'inizio del mattino fino a quando vai a dormire la sera, un lavoro incessante e illimitato, un lavoro che spesso non ti lascia neanche l'intervallo di un minuto per richiamare alla mente la gloria e la grandezza di Dio. Nessuna meraviglia che, benché Dio sia ovunque, quelli che Lo hanno visto in qualche luogo sono pochissimi e lontani fra loro. Govinda, come dice il proverbio, appartiene a tutti, ma sono pochi quelli che veramente lo proclamano il loro tutto. Ci sono migliaia di persone che esaltano la bellezza e la maestà di Dio in affascinanti prose e poesie, ma poche sono le anime che condividono la Sua Grazia. Perché la dolcezza del nettare è conosciuta solo da quelli che lo pongono sulla lingua, e non da quelli che lo raccolgono in tazze, vasi o anche barili.

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C'erano tre mistici in Andhra che avevano il nettare sulla lingua, per così dire, e perciò erano capaci di cantare l'estasi che sperimentavano, il Dio che realizzavano. Essi erano, come potete indovinare, Portharaju, Goparaju e Thyavagaraju. Erano sempre consapevoli del Divino Principio, l'ordito e la trama, la causa e l'effetto, l'inizio e la fine dell'intero cosmo. Essi non deviarono neanche un poco dal sentiero della devozione fino a immergersi in Dio. Conobbero, ognuno dei tre, una volta per tutte, che non potevano fare affidamento su nessun altro che Lui, come maestro o protettore. Oggi le persone adorano ciò che è forte, sano ed esaltato e lo considerano patrono e protettore. Essi rincorrono simili persone e si umiliano adulandole. Ma per quei tre, il solo protettore, maestro e patrono, era Dio. Thyagaraju avrebbe potuto dimorare comodamente vicino ai troni dei sovrani per invito di essi e avrebbe potuto ricevere da loro incalcolabili doni. Ma rifiutò gli onori che i suoi contemporanei erano pronti a tributargli. Egli disse: <<O Mente, dimmi, è il tesoro lasciato per testamento da alti dignitari, o la divina presenza di Rama nel cuore ciò che può dare pura gioia?>>. Gli emissari del palazzo dovettero tornare indietro portando con se i regali che avevano recato. Anche Portharaju ebbe lo stesso atteggiamento verso le ricchezze del mondo, perché anche lui era immerso nella delizia divina. Suo cognato, Sreenatha, una volta gli consigliò di dedicare il grande poema epico telegu, Bhagavantham, al reggente del reame, perché il re gli avrebbe dato diamanti e lo avrebbe liberato dalla povertà per sempre. Portharaju replicò: <<Piuttosto che sposare questa amabile, tenera, angelica poesia coi ricchi barbari, per guadagnare in cambio cibi corrotti, io nutrirei con più profitto me stesso, mia moglie e i bambini con frutti e radici della giungla. Dedicherò questa epica solo a Dio, che mi ha ispirato e ha depositato il canto sulle mie labbra. Nessun altro merita questa offerta. Io sono legato da fedeltà alla sola Deità Suprema, Ramachandra>>. Poi c'è Goparaju, che costruì il tempio a Bhadrachalam.

Oggi è difficile trovare uomini che si asterrebbero scrupolosamente dall’appropriarsi indebitamente dei fondi del tempio. Ma Goparaju usò la sua vita e i suoi mezzi, e anche la vita e i mezzi di amici e parenti, per ricostruire e rinnovare il tempio di Rama a Bhadrachalam. Più tardi, mentre era in carcere per il presunto abuso del reddito dello stato, egli supplicò Rama:<<Spendendo 10.000 varatras ho fatto una collana con una gemma verde per Sita, la Madre. Ho fatto una corona di diamanti per Te, mio Ramachandra. Tu li hai accolti indifferentemente e buttati in aria! No, no, Rama, non arrabbiarTi per le mie parole denigranti. Quando queste persone si comportano ingiustamente, io prorompo in parole aspre. Scusami!>>. Vedete come Goparaju aveva Rama vicino e caro, e come era pieno di prema verso la Divinità. Simili grandi persone non si trovavano solamente in Andhra Pradesh, ma anche in altre regioni.

La cultura dell'India ha sempre esaltato simili incarnazioni di devozione e le ha proposte come esempi all'uomo comune. Dovete leggere le storie di questi Santi, riverirli e seguire le loro orme. Questa è una forma di sadhana chiamata satsang. Questi poeti e mistici immortali possono darvi maggior ispirazione e saggezza di quanto possano fare i vostri contemporanei. Una roccia che sta nel mezzo di una strada affollata è presa a calci da ogni individuo che passa, ma quando in essa si imbatte uno scultore, è trasformata in una graziosa statua e installata in un tempio per l'adorazione dei devoti. I serpenti che adornano il corpo di Siva non hanno paura della gente, mentre in altri posti i serpenti sono mortalmente spaventati dal male che può fare loro la mano dell’uomo. Quando sono sul corpo di Siva, la sacra compagnia, satsang, si sentono al sicuro. Dovete selezionare la compagnia più nobile e pia e tenerla. Il topo, di cui ognuno aborrisce la presenza, diventa un oggetto di adorazione quando è con Ganesha, perché il topo è tradizionalmente il divino veicolo di Ganesha. Nella maggior parte dei templi di Siva troverete la statua del Toro, installata proprio dirimpetto al lingam. I devoti prendono il darshan di Siva, guardando diritto attraverso lo spazio fra le orecchie del toro, perché il toro prende il darshan con vera devozione ed essi vogliono parteciparvi. Come i devoti di Siva cercano la compagnia del Suo veicolo, il Toro, per conquistare la Sua grazia, anche voi dovete scegliere amici che con la loro compagnia possano aiutarvi a migliorare le vostre attitudini. Inoltre, come insegnanti, dovete essere modelli per i bambini e per i loro genitori, che spesso guardano a voi perché siete l'unica persona istruita del vicinato...

Pag.308

... Per bhakti generalmente si intende la ripetizione del Nome, la recitazione dei salmi e degli inni per propiziare Dio e guadagnarsi la Sua misericordia. Nemmeno la meditazione su Dio e la Sua compassione possono essere definite bhakti. Tutti questi sadhana spirituali hanno una sfumatura di egoismo che li oscura...

Discorsi volume I

2 - pag.6 SARANAGATHI

 

Io non faccio "discorsi", le parole che vi rivolgo sono piuttosto del tipo Sambhashana. Desidero che seguiate ogni parola che dirò con reverente attenzione, perché la vostra Anandam e il Mio Aharam, cioè la vostra gioia il Mio cibo. Potrete ottenere Anandam solo seguendo i Miei consigli ed e per questo che desidero ascoltiate con attenzione, facendo tesoro di tutto quello che dico. Non si tratta di una conferenza dalla quale vi aspettate di ricevere nuove lezioni di vita. Il Signore è una montagna di Prema: per numerose che siano le formiche che si portano via particelle di dolcezza, non potranno mai esaurire la Sua pienezza. Egli è un oceano sconfinato di misericordia. Bhakthi è il modo più facile per vincere la Sua Grazia e realizzare che il Signore pervade ogni cosa, anzi è ogni cosa! Saranagathi, che lascia tutto alla Sua volontà, e la forma più alta di Bhakthi.

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Una volta un bramino stava guadando un fiume, presso il quale alcuni uomini lavavano i panni. Vedendo un bel uttariyam di seta sulle spalle del bramino, i lavandai gli piombarono addosso gridando che quel tessuto apparteneva al Palazzo e, consegnato loro perché venisse lavato, era stato rubato. Il povero bramino, quando cominciarono a piovergli addosso pietre, chiamò. "Narayana, Narayana!". Narayana a quel grido si alzò dal suo trono in Vaikunta e gli andò incontro; ma subito ritornò sui suoi passi, suscitando la sorpresa della moglie, che volle conoscere la ragione dello strano comportamento. Disse allora Narayana: "Volevo aiutare quel povero bramino caduto in mano ai briganti, ma ha cominciato a controbatterli, restituendo colpo su colpo e il mio aiuto non è più necessario."

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Quando Bhakthi sta emergendo, proprio come una pianticella dal suolo, è necessario circondarla con una rete di protezione; questa rete e il Sanathana Dharma con le sue leggi, regole, restrizioni. direttive ed ordini. Cosicché quando il frutto è acerbo non cadrà dall'albero nemmeno sotto i venti più furiosi, mentre quando è maturo cade a terra persino nel silenzio della notte. Un fuocherello si tramuterà in fumo non appena vi gettate sopra dei legnetti verdi, ma la foresta in fiamme ridurrà in cenere anche l'albero più verde che incontra sul suo cammino!

La cosa necessaria è la conquista dell'ego. Il vitello grida nel suo egoistico orgoglio: “Ham Hai, Ham Hai” “Sono io, Sono io", e non ha che pochi giorni di vita. Viene legato a un palo lontano dalla madre e costretto a lavorare finché si riduce pelle e ossa. Tuttavia l'animale non impara la lezione dell'umiltà. Persino quando la sua pelle viene adoperata per fare un tamburo, risuona egoisticamente: “Ham, ham, ham". E' necessario tagliarla e tirarla in corde sottili, perché il vitello mostri di aver tratto beneficio da tutte le punizioni subite e mormori: “Thum, thum, thum”, cioè "Tu, tu, tu". Finalmente il suo ego se ne è andato. L'Haridasa percorre le strade cantando la gloria del Signore. Tiene nella mano destra due cembali, l'eterno duetto di bene e male, gioia e dolore e con la mano sinistra fa risuonare il thambura di Samsara. Samsara è la nota alla quale deve intonare le sue canzoni, cioè la Sruthi. Ma sia la Sruthi che il ritmo hanno lo scopo di elevare l'effetto della canzone che sta cantando, il canto della gloria del Signore. Ricordo di avere risposto a un tale nel Maharashtra, quando Mi trovavo nel precedente Sariram, che esistono tre tipi di devozione:

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il metodo Vihanga, simile ad un uccello rapace che piomba su un albero colmo di frutti maturi; in questo caso il Bhaktha è troppo impaziente, e proprio per questa ragione, manca la presa e si lascia sfuggire il frutto dalle mani. Il metodo Markata, simile ad una scimmia che trae a sé un frutto dopo l'altro, ma a causa della sua incostanza non riesce a decidere quale desidera; in questo caso il Bhaktha esita e cambia troppe volte la meta perdendo in tal modo ogni possibilità di successo. Il metodo Pipelika, simile ad una formica che procede lentamente, ma fermamente, verso la dolcezza; in questo caso il devoto si dirige direttamente, con totale attenzione verso il Signore, vincendo La Sua Grazia! Bhakthi e Sraddha sono i due remi coi quali potete fare attraversare alla vostra barca il mare di Samsara. Prima di andare a dormire un bambino disse: "Mamma, svegliami quando avrò fame". Rispose la madre: "Non c’è bisogno, ti sveglierà la tua stessa fame". Parimenti, quando si manifesta la fame di Dio, sarà essa stessa a rendervi attivi perché cerchiate il cibo che vi necessita. Egli vi ha dato la fame e vi fornisce il cibo; vi ha dato le malattie e vi fornisce le medicine. E' vostro dovere far si che vi nasca la fame giusta e la giusta malattia; per usare il giusto cibo e la giusta medicina. L’uomo deve venir soggiogato e affranto da Samsara.

Questo allenamento vi farà conoscere che Jagath è Mithya...

pag.36 MOLTE VIE

... Possiamo dire che Bhakthi ha diversi stadi. Mukhyabhakthi, nella quale il Seva del Signore è l'unica cosa che conta ed ha in se stesso la propria ricompensa; il devoto non cerca altro che di servire l'Altissimo al meglio delle sue capacità. Da questo livello si giunge gradualmente a Parabhakthi, dove - non si conosce altro che il nome e la forma dell'Amato. Esiste poi anche Gunabhakthi, così chiamata perché colorata dalle tre guna; essa comprende l'attitudine di Aartha o l'afflitto, l’Artharthi o il ricercatore di benessere mondano, il Jijnaasu o il sincero ricercatore; da ultimo abbiamo lo Jnani o il saggio, silenzioso e contento della realizzazione che tutto è Lui. Per procedere sul sentiero di Bhakthi non occorre istruzione, benessere, ricchezza o rigori ascetici. DiteMi: quale era il lignaggio di Valmiki, la ricchezza di Kuchela, l'erudizione di Sabari, l'età di Pralada, la posizione sociale di Gajaraja, la cognizioni di Vidura? L'unica cosa che possedevano, e la sola necessaria, era Prema. La Grazia del Signore è come l'oceano: vasta, illimitata. Per mezzo della Sadhana, di Japam, Dhyanam e della coltivazione sistematica della virtù, la Grazia si converte in nubi di verità che ricadranno sull'umanità come scrosci di Prema; a loro volta queste acque si raccoglieranno per fluire come alluvione di Ananda e ritornare di nuovo all'Oceano della Grazia del Signore. Quando Prema abbraccia l'umanità, la chiamiamo Daya, che non significa pietà, ma simpatia; quella simpatia che rende felici della felicità altrui e tristi degli altrui dolori...

pag.40

... Gli uomini pii hanno la responsabilità di dimostrare con la propria vita che la pietà non e debolezza, ma forza; ch'essa rivela una sorgente di potere; e che una persona che ripone la fede in Dio può superare gli ostacoli molto più facilmente di chi ne è privo. Io non insisto che una persona debba aver fede in Dio.

Rifiuto a priori di chiamare chiunque un Nasthika, cioè un ateo. Gli esseri esistono come risultato della Sua Volontà, in accordo col Suo programma; nessuno è al di là della Sua Grazia. Ognuno prova amore per qualche cosa: questo amore è una scintilla del Divino. Ognuno deve fondare la propria vita sopra una qualche verità: quella verità è Dio. Nessuna vita può essere vissuta nella completa assenza della verità. Tutti devono prestare ascolto alla verità e dire il vero a qualcuno, perché la vita sia degna di essere vissuta. Ebbene, quel momento è il momento di Dio, nell’attimo in cui l'uomo dice il vero, ama, serve o si piega, cessa di essere ateo. Vedete, persino Bhakthi non è essenziale; ma l'amore, il vero, la virtù, il desiderio di progredire, di servire, di espandere il proprio cuore, di abbracciare col proprio amore tutta l'umanità, di vedere tutte le cose come forme della coscienza Divina.

Pag.103

... La Bhakthi è di vari tipi a seconda del Samskara del devoto, dello stato della sua mente e del suo stadio di sviluppo. Abbiamo la Santha Bhakthi di Bhishma, la Vatsalyabhakthi di Yasoda, la Madurabhakthi di Gouranga e Mira, la Anuragabhakthi delle Gopi. Di tutte queste, l'atteggiamento Dasya è il più facile e il migliore per la maggior parte degli aspiranti di questi tempi.

Esso significa Saranagathi o Prapaththi e deriva da Santha Bhakthi. Bisogna sviluppare la Bhakthi con vari mezzi o, meglio, con ogni mezzo. Dovete prefiggervi di allenare e controllare la mente e Buddhi, perché possano condurvi fino a Visishtadwaitha; più oltre, l'esperienza Adwaithistica dipende dalla Sua Grazia; il Sayujyam è nelle Sue Mani. I mezzi principali sono: Sravanam, Kirthanam, Smaranam, Padasevanam, Vandanam, Dasyam, Sneham e Atmanivedanam. Sneham viene posta prima di Atmanivedanam solo perché tra amici non sussistono paure o dubbi, incredulità o esitazioni...

pag.153 SATHYA SAI GITA III

... Voi spesso dite: "Ogni cosa è volontà di Baba". E allora perché venite a chiederMi questo o quello, o anche solo desiderate e pianificate? Dovete usare l’intelligenza e l'immaginazione, di cui siete stati dotati, per lo scopo migliore; solo in questo modo il Donatore sarà contento di concedere sempre di più. In caso contrario, se farete cattivo uso dell’intelligenza, e impiegherete la fantasia contro il vostro maestro, il Donatore si arrabbierà, e vi punirà per insegnarvi la lezione. Io ho sempre ripetuto le stesse cose, al punto che potreste avere l'impressione che abbia ben poco da dire! Ebbene, una madre deve ripetere gli stessi consigli al bambino, fintanto che non impara e si comporta di conseguenza. I Vedamatha e la Gitamatha non fanno che ripetere le stesse verità in situazioni e con differenti immagini. L’atteggiamento di tutte le madri è proprio un immenso desiderio di correggere i figli per farli progredire, Thirumalachar ha letto oggi il paragrafo sul Bhakthiyoga, ed ha parlato delle nove forme di Bhakthi che generalmente menziono anch'Io: Sravanam, Kirthanam, Smaranam, Vandanam, Padasevanam, Archanam, Dasyam, Sakhyam e Atmanivedanam. In tutte queste forme la componente essenziale è Prema, perché eccita la mente, riempiendola di gioia e speranza. Pothana, Nandanar, Jayadeva, Gouranga, Thukaram, Mira, Purandaradasa, Thyagaraja e altri sentivano intensamente questo fremito al semplice pensiero del Signore, perché possedevano Prema in forma pura ed irresistibile...

Discorsi volume II

pag.21

... E tutto ciò che vi resta dei vostri pellegrinaggi è un ufficio stracolmo di oggetti ricordo! Voi venite da lontano, subite delle spese non indifferenti, passate la buona parte del vostro tempo stesi sotto l'ombra dei Banjans e rimanete là in attesa passiva che Io vi conceda un'intervista. Alla fine rientrate nelle vostre case e, in un baleno, dissipate la pace e la serenità che vi derivano da questo luogo benedetto. La devozione è dolce, lenisce e rigenera e vi deve recare pazienza e forza d'animo. Un vero devoto non si agita perché altri hanno un'intervista, o se qualcuno viene trattato con maggiore considerazione. Egli deve essere umile ed attendere con pazienza il proprio turno, poiché egli sa perfettamente che esiste un potere superiore che conosce più di lui e che è giusto ed imparziale. Per questo il devoto rende partecipi delle sue angosce e delle sue preoccupazioni solo il Signore e non si umilia mai a raccontare i suoi dispiaceri al primo venuto, poiché sa che sarebbe impotente a soccorrerlo. Solo coloro che hanno questa fede in Dio e che comunicano solo con Lui, saranno degni del nettare dell'immortalità. Dovreste sempre frequentare buone compagnie. I vostri sentimenti e i vostri pensieri dovrebbero essere sempre assorti nella contemplazione della Gloria Divina. Questo è il segno distintivo del vero Devoto. Coloro che si lamentano e che fanno mostra delle loro pene al primo venuto, implorandone la simpatia, non potranno mai essere considerati Devoti. Tali persone non meritano questo nome poiché esse fanno perdere la fede nelle vie del Signore a coloro che, al contrario, sono pieni di fede in Lui. Questi uomini di fede e pieni di fervore Si sentono superiori a questi <<pseudo devoti>> e questo è un fatto; ma la loro fede rischia di vacillare davanti alla attitudine dei falsi devoti. E’ una grande responsabilità quella di seguire il sentiero che porta a Dio; non è permesso alcun passo falso, alcun arresto a metà cammino, o ritardo, o fermata. Si ha l'abitudine di dire che è più facile per un devoto <<catturare>> il Signore che il contrario. Certo, in effetti è molto difficile per il Signore assicurarsi in modo completo l'amore del devoto, un amore sublimato da una fede così stabile da sottometterlo interamente alla Sua Volontà. Una tale attitudine nasce dalla ripetizione costante del Nome del Signore. Voi dovete realizzare che la ripetizione sincera e costante di questo Nome è indispensabile quanto l'atto di respirare e, quindi, praticarla con uguale costanza. Il compito dei grani del Rosario, della penitenza e della contemplazione, è quello di immergervi completamente in <<amritha>>. Voi non potete immaginare ciò che Io provo quando, malgrado la Mia venuta ed il Mio insegnamento, Mi accorgo che non avete ancora iniziato questa disciplina. Tutto ciò che voi fate è di continuare a coprirMi di complimenti e di elogi come: <<Tu sei la sorgente infinita della Grazia, un oceano di felicità>>, eccetera. Prendete piuttosto uno dei Nomi che sono Miei e meditate sulla Sua dolcezza, pronunciatelo e gustatelo fino alla Sua essenza. Contemplate la Sua magnificenza e fatene parte a voi stessi per elevarvi e crescere fino a raggiungere la gioia spirituale. Questo è quello che Io desidero; non aspettate di avere la cinquantina per praticare la disciplina spirituale...

pag.127 IMMANENTE IN VOI

... Purificate i vostri cuori, i vostri pensieri, le vostre sensazioni ed emozioni e i vostri discorsi. Rafforzate i vostri impulsi più nobili, allora nessuna paura potrà toccarvi, niente potrà scuotere la vostra stabilità e la vostra pace. Le vostre preghiere saranno udite ed esaudite! Il Signore non fa distinzione fra piccolo e grande, alto e basso.

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C'era una volta nel Bengala un devoto di nome Madhavadasa, che quando morì sua moglie, si rese conto che la casa non gli serviva più. Quindi decise di dare tutte le sue ricchezze ai poveri, vestirsi da Sanyasin ed andare solo in pellegrinaggio al tempio di Jagannatha. Là fece una così profonda penitenza che l'immagine concreta presto divenne la realtà astratta e quest'ultima divenne una visione perfetta. Perse il senso del tempo e dello spazio e raggiunse uno stadio che si può definire fra la coscienza e la non coscienza. Allora il Signore, sotto il suo aspetto femminile della Shakthi, andò verso lui e gli diede il piatto d'oro usato dai sacerdoti nel tempio per l'offerta del cibo. Quando Madhavadasa riprese i sensi vide il Piatto d'oro pieno di cibo delizioso, lo mangiò e tornò nel suo paradiso interiore, che aveva lasciato per un attimo. Nel frattempo il piatto si perse e si pensò che fosse stato rubato.

Dopo ricerche fu ritrovato sulla spiaggia dove c'era Madhavadasa che fu accusato di tutto, arrestato e rinchiuso in prigione da un poliziotto zelante. Fu picchiato senza misericordia ma non sembrava soffrirne. Il capo dei sacerdoti quella notte fece un sogno nel quale Jagannatha gli chiese di non portare nuovo cibo al Signore nel tempio, poiché disse: <<Voi mi portate cibo e quando Io mangio cominciate a picchiarmi!>>. Allora capì che era tutto un <<leela>> (gioco) del Signore per dimostrare la devozione di Madhavadasa ed insegnare agli altri la vera natura della devozione. Alcuni Eruditi e Pundits di Puri non apprezzavano la fama di Madhavadasa, straniero del Bengala; e lo invitarono a una disputa intellettuale, ma Madhavadasa non aveva letto le Sastras, per fare discussioni, ma per poter aiutar se stesso a camminare, come una guida, e non come un bastone per picchiare gli altri. Così egli si diede per sconfitto ancor prima di cominciare e firmò una dichiarazione in tal senso. Il capo dei <<Pundit>>, soddisfatto, corse a Kasi con quella prova di vittoria e la sbandierò davanti all'assemblea dei saggi e chiese loro di essere considerato superiore alla sapienza di Madhavadasa. Ma il Signore non permise che il suo devoto venisse umiliato. Quando quella dichiarazione venne aperta e letta furono tutti meravigliati nell'ascoltare che trattavasi di una dichiarazione nella quale il Pundit riconosceva Madhavadasa come vincitore. Il Signore non sta in silenzio quando il devoto viene insultato o umiliato.

Ricordatevi però cosa significa devoto, chi è un devoto e come si può ottenere i privilegi di quella posizione. Se non avete una fede incrollabile, non meritate quel nome. Se siete radicati in quella fede, il successo sarà senza dubbio vostro. Non pensate che io sia adirato con voi per questo...

pag.145

... Ci sono dei posti dove Sai Baba, il precedente corpo, è adorato, ma dove questa sete di verità non è considerata così importante! Alla persona che va in quel posto, il guardiano responsabile dice di venire per sette, undici o quarantuno giorni ad adorare Sai Baba per ottenere la Sua Grazia, come se fosse una questione di aritmetica. No! Quello non è che uno stratagemma per riunire più gente e rendere più famoso il luogo. La devozione non si presta a tali calcoli, la vera devozione supera tutti gli ostacoli e, come un fiume in piena, supera gli argini e distrugge ogni cosa con la sua forza. Le difficoltà sono create per fare accrescere il <<desiderio>> e selezionare il vero devoto da chi non lo è. Attraverso l'alchimia della ripetizione del nome anche una roccia si trasforma in argilla. Non può diventare soffice solo portandola un numero imprecisato di volte nel tempio...

Pag.157 IL PROGRESSO SPIRITUALE

... La vera cultura dell'India poggia solidamente su 4 pilastri: <<Sathya. Dharma, Santhi e Prema>>. Ciascuno di voi dovrebbe avere coscienza e non lasciarsi sedurre da altre culture con fondazioni meno solide e meno durature. Una cultura ed una civiltà che si deve difendere con le bombe, non può avere come sostegno l'Amore. Bharath (l'India) è un paese nel quale, dopo millenni la gente prega e lavora molto duramente per la pace e la felicità di tutta l'umanità. Mai la sua gente ha pregato per avere il successo nella corsa perversa all'omicidio! Non accettate certe critiche senza discernimento che vi tacciano di barbari incolti o di gente ignorante, che passa la loro esistenza a pregare. Il fatto di venerare un idolo non è mai stato segno di barbarie, ed ha un significato tanto quanto lo ha il fatto di mettere il <<kum-kum>> (polvere colorata) sulla fronte di una donna sposata. Si venera un idolo come se fosse la forma del Signore, lo si invoca e lo si visualizza, lo si avvicina con reverenza e con mente pura, con il desiderio di eliminare la sporcizia dalla mente ed avere la visione suprema dell'eterno e dell'assoluto. Se non è praticato con quello spirito, diventa inutile e perde ogni significato. E’ inutile prendere la risoluzione di sviluppare la fede e la forza d'animo, per dimenticarselo non appena avete lasciato questo recinto. La devozione non si misura in base alle lacrime versate o alla gioia di vivere. E’ una trasformazione profonda delle idee e dei sentimenti, che permette di giudicare ed apprezzare ogni circostanza in modo diverso.

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Forse avete già conosciuto la storia di quella donna che piangeva ascoltando una recita di un racconto Puranico (racconti epici). Quel giorno il <<Bhagavathar>> (colui che racconta le esperienze di coloro che hanno realizzato Dio), era felice di aver potuto commuovere qualcuno con la sua recita, alla fine della quale si felicitò con la vecchia donna per la devozione dimostrata. Le offrì il primo cucchiaino di cibo benedetto per ricompensarla, pensava della sua disciplina spirituale e della sua fede. Ma la vecchia donna non volle accettare, asserendo: <<Non ho nessuna idea di ciò che voi chiamate devozione, disciplina o fede, piangevo perché quella grossa corda con la quale avete legato le foglie di palma del vostro libro, mi ha ricordato la corda che il mio defunto marito portava come cintura quando era in vita!>>. Tutto ciò per mostrarvi come i segni esteriori e le finzioni possono facilmente indurre in errore, ma non certo il Signore, testimone onnipresente e sempre vigile! La vera devozione nutre l'amore perché è da lui generata. Oggi il paese è pervaso dalla discordia e dalla rivalità di gruppi che nascono un po' ovunque, e nessuno dà il massimo delle sue capacità. Ecco perché siete costretti a chiedere aiuto agli altri paesi, a chiedere prestiti e subire il peso di elevati interessi. Non esiste cooperazione, nessun spirito di sacrificio per il bene comune ed ancor meno per il bene dell'umanità. I villaggi sono divisi dall'influenza di piccoli insignificanti partiti. Voglio raccontarvi cosa è successo ad uno di quei villaggi.

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Un gruppo di attori aveva allestito una commedia dal titolo, <<Lankadahana>>. Un altro gruppo aveva deciso invece di recitare un altro pezzo di teatro dal titolo: <<Harishchandra>>. Questo secondo gruppo dovette scegliere una attrice del primo gruppo, che interpretasse il ruolo della regina <<Chandramathi>>, non essendo nessun altra attrice disponibile. Accadde che, dopo aver recitato gran parte della commedia, si giunse al punto in cui il principe muore morsicato da un serpente e la regina madre, doveva piangerne la morte, ma l'attrice si rifiutò di farlo, perché il figlio apparteneva al primo gruppo di attori.

<<Harischandra>> allora decise di vendicarsi della moglie <<Chandramathi>> e cominciò a picchiarla per punirla della sua mancanza di pietà. Fu così che si inscenò un'altra commedia, dove si parlava solo di odio e di divisione. L'<<anjaneya>> (una scimmia nel <<Ramayana>>), che apparteneva al gruppo che avrebbe dovuto inscenare il <<Lankadahana>>, saltò sulla scena e quando la recitazione fu al colmo, mise a fuoco il teatro, perché nel ruolo che doveva intraprendere, la sua coda avrebbe dovuto prendere fuoco. Tutto ciò accadde in un baleno con grande gioia dei suoi accoliti e costernazione dei suoi rivali! Che voi recitiate 1'<<Harishchandra>> o il <<Lankadahana>>, finirà comunque con un incendio, se lo recitate sullo stesso palcoscenico. Meglio sarebbe scegliere una sola commedia e recitarla correttamente.

Installate la verità sull'altare del vostro cuore e vi sentirete tutti fratelli e sorelle...

pag.197

... Il Signore non fa differenza fra casta e casta, ciò che gli interessa è la virtù e l'anelito verso un'unica direzione. Un pezzo di carta, comunque sporco, una volta che porta stampato le insegne della Banca Centrale lo chiamate banconota e lo tenete in cassaforte. La Devozione è così, rende il più umile degli uomini il più raro fra essi.

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C'era una volta un Bhakta in Delhi il cui nome era Jena al tempo del regno di Akbar. Era il massaggiatore della casa reale. Ogni mattino alle sette il re lo aspettava e gli ordinava di massaggiargli il corpo per mezz'ora. Jena quella mattina entrò nella sua stanza della preghiera come era solito fare. Ebbe la visione di Krishna ed andò in estasi perdendo la cognizione del tempo. Sua moglie corse alla porta che era chiusa ma non osò entrare per non disturbare la sua concentrazione. Nel frattempo Akbar a Palazzo, veniva massaggiato regolarmente e durante il massaggio diceva: <<Jena, non sono mai stato così felice in questi giorni, le tue dita sono proprio divine!>>. Quando la seduta era prossima a terminare Akbar vide rispecchiato in una tazza dorata di fronte a lui il volto del massaggiatore e tacque per la sorpresa nel vedere il volto di Krishna! Quando tornò a riesaminarla il viso era sparito. Il Signore non bada allo stato sociale, alla casta, prima di concedere la Sua grazia! Egli è misericordioso con tutti e, come la pioggia o il chiaro di luna, cade su tutti! Gli stessi Veda lo dichiarano.

Pag.219

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...Un giorno, un uomo decise di adorare ciò che di più grande vi è al mondo, e cominciò con la terra ma in seguito si accorse che l'erosione a poco a poco la riduceva. Il mare non era più vasto ed infinito dopo che Agasthya lo aveva dissecato. Quanto a quest'ultima Agasthya non era che una piccola stella nell’immensità dei cieli. Il cielo era vasto quanto un piede del Signore (vedi, la storia dell'Avatar Trivikrama); ma il Cuore del devoto era in grado di tenere racchiuso il Signore stesso e quindi concluse che era la cosa più grande che esisteva al mondo.

La vera devozione non conosce caste e colui che la possiede rispetta tutte le caste. Secondo i Veda nessuna casta è superiore o inferiore all'altra.

Una bambola di zucchero è zucchero ovunque. Dio parlò delle quattro caste simbolizzandole con le quattro parti del suo corpo. Ciò vuol dire che tutti gli esseri sono nobili ed hanno uguale importanza e le differenze non sono che al livello dei ruoli loro assegnati. La bocca non può camminare ed i piedi non possono parlare; ecco tutto! La voce comanda e le braccia proteggono!

In verità tutti coloro che pensano che il loro dovere sia quello di battersi, sono <<Kshatrya>> (Casta dei militari e di legislatori). Coloro che pensano che il loro dovere sia studiare i <<Veda>> e le <<Sastra>> sono dei brahmini, e non coloro che pensano che sia un loro diritto. Ieri mi sono rivolto agli uomini in particolare, oggi mi rivolgerò alle donne. Molte fra voi maledicono il giorno che sono venute al mondo e pensano all'ora della morte come ad un sollievo. Molto male! Non potete sfuggire le vostre responsabilità e andarvene prima che il vostro compito sia terminato. Sarebbe un segno di debolezza e di vigliaccheria da parte vostra. Voi credete che il ricco, il letterato ed il potente siano felici! No! Nessuno al mondo lo è, a meno che abbia eliminato tutti i suoi desideri fino all’ultimo; oppure che non abbia più desideri da soddisfare. L'ultima soluzione è la migliore e la più naturale, Credetemi! Prendete i fastidi che si presentano come prove elementari alle quali vi Sottopone il Signore per insegnarvi il distacco. L'aria condizionata serve quando fa molto caldo, non è vero? Quando voi perdete un figlio chiedetevi se era nato con il solo scopo di rendervi felici. No! Egli doveva compiere il suo destino. Il padre di Gauthma Buddha fu talmente rattristato nel vedere il proprio figlio mendicare per le strade con la sua scodella in mano che esclamò: <<Tutti i miei antenati erano dei re! Quale maledizione può avere un mendicante in questo nobile lignaggio! <<Buddha gli rispose: <<Tutti i miei antenati avevano una scodella in mano! Io non ho re nel mio lignaggio!>>. Il padre ed il figlio avevano preso due strade differenti ed il sangue del figlio poteva essere fatale al padre in caso di trasfusione. Un'altra cosa: dovreste essere più fermi e costanti nella vostra disciplina spirituale. Sbarazzatevi della tendenza a chiacchierare e ad occuparvi degli affari degli altri e di ciò che non vi riguarda. Rispettare le regole che sono state stabilite per la vita nell'Ashram e date il buon esempio ai nuovi arrivati! Questo vale anche per gli uomini! Avete molto probabilmente notato che non Mi rivolgo mai chiamandovi <<devoti>> poiché, per meritare questo nome, vi occorre un più grande senso di sacrificio ed una solida fede ed una disciplina ferma. Quando il Principio divino senza forma ed illimitato prende una forma dovete spendere qualche secondo della vostra vita a cercare la Sua Grazia. Sfortunatamente non realizzate la fortuna immensa che vi è offerta. Negli anni a venire la gente vi onorerà perché voi avete avuto la fortuna che milioni di altri non hanno avuto. Vi riveriranno e s'inchineranno davanti alle vostre foto sui loro altari. Vivete ed amate per meritarvi un tale onore!

Discorsi volume III

pag.28

... Il vero Bhakta (devoto) scarterà quelle chiacchiere. Per i devoti allora presenti, quegli otto giorni furono giorni di Thapas (penitenza) intenso e non ebbero altro pensiero che Swami.

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Una volta anche Krishna simulò un mal di testa intenso ed incurabile e recitò quel ruolo realisticamente, come ho fatto Io la settimana scorsa. Egli Si avvolse la testa con panni caldi e Si contorse senza sosta nel Suo letto. I Suoi occhi erano rossi ed appariva in evidenti condizioni di malattia ed anche il viso era gonfio e pallido. Rukmini, Sathyabhama, e le altre regine ricorsero ad ogni rimedio e a palliativi, ma senza alcun effetto. Alla fine consultarono Narada e lo stesso Krishna che stava nella Sua stanza, e chiesero a Lui quale medicina avrebbe potuto curarLo. Krishna disse che l'unica medicina in grado di guarirLo era la polvere dei piedi di un vero devoto. In un baleno Narada si manifestò ad alcuni famosi devoti del Signore. Ma essi si sentivano troppo umili per offrire la polvere dei loro piedi come una medicina per il Signore. Anche questa è una forma di egoismo: <<Io sono piccolo, basso, povero, inferiore, peccatore, inutile ecc.>>; tali sentimenti sono anch'essi egoistici; ma quando l'ego se ne va non si riscontra né superiorità né inferiorità. Nessuno quindi volle fornire la polvere dei propri piedi da donare al Signore, perché tutti dissero di sentirsi indegni. E Narada ritornò da Krishna deluso. Allora Krishna gli chiese: <<Hai provato a Brindavan dove vivono le Gopis?>>. Le regine si misero a ridere ed anche Narada chiese costernato: <<Cosa sanno quelle della Bhakti?>>. Ma il saggio tuttavia ubbidì e si recò da loro. Quando le Gopis udirono che Krishna era malato e che la polvere dei loro piedi avrebbe potuto curarLo, senza perdere neanche un secondo, si scossero la polvere dai loro piedi e la riversarono nelle mani del saggio. Frattanto, mentre Narada ritornava a Dwaraka, il mal di testa era già passato. Fu una scena di cinque giorni, recitata per insegnare che la condanna di se stessi è una forma di egoismo e che gli ordini del Signore devono essere eseguiti senza discussione da tutti i Bhaktas (devoti).

Quando dissi che avevo preso su di Me una malattia destinata a qualcun altro che non avrebbe potuto sopportarla e quindi sopravvivere, molti di voi pensarono: <<Perché Swami per la salvezza di una sola persona mette molti di noi nell'angoscia?>>. Ebbene! Rama non andò nella foresta nonostante che tutta Ayodhya piangesse? Il Mio Dharma di Bhaktharakshana o di soccorrere i Miei devoti deve essere compiuto ed anche il Dharma della malattia doveva compiersi. Krishna poteva fermare la pioggia per quanto potente fosse Indra (il Dio della pioggia). Ma Indra doveva compiere il Suo Dharma e quindi Krishna per manifestare la Sua Divinità dovette sollevare la montagna Govardhanagiri. Anche questo fu una Leela simile: utilizzare l'occasione per mostrare al mondo dei dubbiosi la Divinità inerente alla forma umana. Vi ho detto ieri che anche quel devoto fortunato fu uno strumento per compiere la promessa fatta nel passato al Saggio Bharadwaja: ed è servito a mostrare a tutti voi la Mia reale natura. Voi siete quindi fortunati per essere stati testimoni in quel giorno Sacro del Gourupournima della magnifica prova della Mia Divinità. Non c'è Sathyam (Verità) senza Sivam (Dio) non c'è Sivam senza Sundaram (Bellezza). La Verità sola può conferire Mangalam (prosperità) e Mangalam è bellezza. La bellezza è verità, la gioia è bellezza, il falso e la pena sono brutti perché non sono naturali. Buddhi (l'intelletto), Chittam (la mente) e Hrudayam (il cuore) sono i tre centri dell'individuo dove risiedono Jnana (la conoscenza), Karma (l'azione) e Bhakti (la devozione). Lo splendore di Sathyam (la verità) rivelerà Sivam (Dio); fate il Karma (azioni) approvato dalla saggezza più elevata e non il Karma che nasce dall'ignoranza. Allora, tutti i Karma saranno Sivam, auspicali, benefici, e benedetti. L'esperienza di Sivam è Sundaram, che conferisce reale Ananda (Gioia). Quella è la Mia Realtà. Ecco perché la Mia Vita è chiamata Sathyam Sivam Sundaram. Fate il Karma fondato sullo Jnana, sulla conoscenza che tutti sono una cosa sola. Lasciate che il Karma sia soffuso di Bhakti (devozione), di umiltà, d' amore, di compassione e di non-violenza. Fate che la Bhaktisia piena di quella conoscenza, altrimenti sarà come un palloncino gonfiato pronto a seguire ogni corrente d'aria o capriccio del vento. Il semplice Jnana (conoscenza) rende il cuore arido. La Bhakti invece lo rende mite, pieno di simpatia, ed il Karma dà alle mani qualcosa di utile da fare, che santificherà ogni minuto della vostra permanenza qui. Ecco perché la Bhakti è considerata una Upasana che vuol dire "stare vicino", sentire la presenza, condividere la dolcezza di questa vicinanza. Il desiderio dell’Upasana vi spinge a venire in pellegrinaggio, a costruire e rinnovare templi, a consacrare immagini. I sedici Upachara (riti) con i quali il Signore viene adorato, soddisfano la mente che desidera il contatto personale con il Supremo. Tutto questo Karma di ordine elevato conduce a Jnana. Prima iniziate con l'idea "Io sono nella luce" poi il sentimento si stabilizza: "La luce è in me". Questo porta alla convinzione "Io sono la luce". ecco la saggezza suprema...

7° - pag.35 L'AMORE DELLE GOPIS

Komperla Subbarya Sastry vi ha parlato della venuta del Signore sulla terra nell'incarnazione di Krishna e vi ha letto estratti della Bhagavatha che descrivono gli antecedenti della Sua nascita. Tutti voi eravate felici di ascoltarlo anche se molti avevano udito centinaia di volte le storie del Signore, che possono essere ripetute senza tuttavia perdere la loro dolcezza. Jnana, Yoga e Karma sono strade difficili, ma come il Chutney (salsa) che contiene sale, pepe e tamarindo in giuste dosi, cosi la Bhakti che è Jnana, Yoga e Karma nelle corrette proporzioni, è in grado di soddisfare tutti i palati. La Grazia del Signore è un dono caro e alla portata di tutti...

pag.110

... Bakti non è come il succo di limone da usarsi solo quando c'è la febbre. E’ la sostanza quotidiana della vita umana, la vitamina di cui l'uomo ha bisogno per la sua salute fisica e mentale. La contemplazione del Signore è il piatto principale fatto di riso, il resto è composto da piatti secondari, stuzzichini, riempitivi. Prendete le compresse di Namasmarana e tutte le esperienze della vostra vita quotidiana, sia buone che cattive, potranno essere digerite facilmente. Quando mangiate il riso togliete la scorza; eliminate allo stesso modo l'attrattiva che la natura esercita sui sensi, fatene un'espressione della volontà Divina e quindi assimilatela. Voi dimenticate la vostra natura nel complesso imbroglio della artificiosità; dimenticate Sahaja (l'innata natura) quando siete presi nella rete di Asahaja (artificiosità). Il Sahaja è Prema, Shanti, Sathya, Ananda. E’ artificiale l'odio, la falsità, la guerra, la sofferenza e la cupidigia. Dovete scoprire la fonte della vostra verità, non potete continuare a bighellonare; dopo molte nascite, anche se queste sono centinaia, dovete ritrovare la sorgente dalla quale vi siete allontanati. La vostra mente è ferma se è impegnata in altre attività, ma se la focalizzate su Dio, comincia a vacillare. Non ama interrompere le sue divagazioni, ciò che dovrà fare allorché Dio sarà entrato nel vostro cuore. Addomesticatela con Namasmarana: è questo il messaggio che sono venuto a portarvi. Tenete il sacro nome sulle labbra, la forma divina davanti agli occhi, la Gloria di Dio nel cuore: ed i fulmini passeranno inoffensivi su di voi. Praticate il Namasmarana con fede piena e cuore puro.

Quando il paese è in pericolo si trova nei guai come quando è in pericolo il vostro corpo. Il Nome vi darà il coraggio di salvare la Madre. Se ciascuno di voi rafforza le sue qualità morali e sviluppa la fede in Dio e nel Sanathana Dharma, la calamità non verrà mai a colpire questa terra. Che tutti gli Asthikas (credenti) proclamino il valore della meditazione su Dio: Io benedico questi sforzi, che sono convinto salveranno voi e il paese. Ecco perché vi benedico con questa nota di gioia.

26° - pag.127 EQUANIMITA’

Coloro che abitano a Malleswaram hanno fatto lunghi preparativi per celebrare il festival annuale del Bhajana (canto devozionale). Il Bhajana reca sempre gioia e pace, ma cercate di non servirvene per aumentare l'egoismo, le reciproche recriminazioni, o l'invidia e l'orgoglio, come molto spesso accade. Siate umili, calmi e tolleranti. Cooperate con tutti e trattate tutti con gentilezza e cortesia. La devozione non è un'uniforme da indossare al giovedì sera quando vi riunite per i Bhajans, e da togliere allorché sono finiti. Deve invece essere di stimolo ad un’attitudine di umiltà, di riverenza verso i genitori, gli insegnanti, gli anziani e gli altri; è una forma mentale, un'attitudine che deve essere sempre presente. E’ il sostegno del cuore, così come il cibo lo è del corpo. Come l'ago della bussola segna sempre il Nord senza mai deviare, e vi ritorna prontamente, velocemente, ogni volta che un movimento lo allontana da quella direzione, il Bhakta deve vedere sempre il Signore ed essere felice solo quando è rivolto verso di Lui. Molta gente pensa a Dio soltanto se è sopraffatta dalla sofferenza. Naturalmente è bene che ciò accada, è meglio che chiedere l'aiuto di chi è ugualmente soggetto al dolore. Ma è infinitamente meglio pensare a Dio nella sofferenza e nella gioia, nella pace e nel tormento, sempre. La prova della pioggia è l'umidità del suolo; la prova della Bhakti (devozione) è la Pace del Bhakta (devoto), la Pace che lo protegge dagli assalti del successo, del fallimento, della fama, del disonore, del guadagno e della perdita. La devozione è il Gange, Vairagyam (il distacco) è lo Yamuna, Jnana (la conoscenza) è Saraswathi, i fiumi del Sacro Triveni. Jnana è la motrice di un treno diretto, sul quale salite per farvi condurre a destinazione. La devozione è la carrozza di un treno diretto, che può essere staccata dalla motrice e attaccata ad un'altra; ma non dovete temere: sino a quando starete al vostro posto vi condurrà a destinazione. Il Karma è il treno normale; se vi salite, dovete ad un certo punto scendere, salire ancora e poi scendere ad ogni fermata, portare i vostri bagagli, caricarli e scaricarli, e fare un grosso lavoro per poter giungere a destinazione. La Bhakti, o Devozione, è sufficiente persino per acquisire Jnana. Essa termina in Samadhristhi, nell'equanimità che distrugge l’egoismo. Anche Jnana vi dà queste cose. Narada una volta si offri di insegnare alle illetterate Gopis i principi filosofici che lui chiamava Vijnanabhoda e Krishna fu d'accordo. Ma esse gli dissero: "Non ci interessano né le tue parole, né il tuo insegnamento. Noi vediamo Krishna ovunque ed in ogni cosa e così non odiamo, né invidiamo nessuno. Abbiamo Samadhristhi e non l'ego. Noi crediamo, e questo ci è sufficiente>>. Narada trovò giusto ciò che esse dicevano e se ne andò conquistato...

pag.145

... Vi debbo dire un'altra cosa: ho notato che certi Bhaktha (devoti) hanno annunciato la Mia visita nei loro paesi dove hanno organizzato processioni ed incontri pubblici senza il Mio permesso. Avete visto come qui la Municipalità Mi ha dato il benvenuto? Io non sono stato consultato prima, né ero d'accordo su questo programma: e diecimila persone si sono riunite nella sala del Comune. A Salem ed in altri posti, fra questa città e Bangalore, la gente ha organizzato funzioni. Avevo dato la Mia parola e l'ho mantenuta! Ecco perché ho fatto la strada per Thirupathi, partendo alle 11 del mattino e viaggiando fino alle 10 di sera! Sapevo che A. K. C. aveva annunziato che sarei giunto alle 10,30 pomeridiane e così ho fatto una sosta di circa un'ora, qualche miglio prima, affinché la sua ipotesi si verificasse. A. K. C. si è meravigliato nel vederMi arrivare nell'ora esatta da lui preannunciata. Forse ha dimenticato che Io posso udire gli annunci anche da lontano? Chi lo spinse a fare quell'annuncio, Mi chiedo? Quando dico di venire, Io vengo! Ma questi entusiastici Bhaktha, a Salem e nelle altre parti, hanno causato grandi disagi alle migliaia di persone da essi tratte in inganno. Per favore non fatevi guidare dalle voci, ma cercate di controllare l'autenticità delle notizie prima di crederci.

Pag.190

... Bhakti (la devozione) non è valutabile dalle istituzioni fondate o promosse, dai templi costruiti o rinnovati, dalle donazioni fatte; né è giudicabile dal numero di volte che uno ha scritto il nome del Signore o dal tempo e dall'energia impiegati per adorarLo. Queste cose non sono vitali e nemmeno secondarie. Bhakti è l'amore (Prema) immacolato, non macchiato da alcun desiderio per il beneficio che da esso può nascere. E’ l'amore che non conosce particolari ragioni per manifestarsi. Ha la stessa natura dell'amore dell'anima verso Dio, del fiume verso il mare, del rampicante verso la pianta, della stella per il cielo, della sorgente per la rupe dalla quale sgorga. E’ dolce sia nei tempi cattivi come nei buoni; è come il pane e il burro pieni di sostanza, non come il pepe o il sale con i quali si insaporiscono le vivande. Non è come la salsa piccante, che dà un sapore amaro alla lingua e vi spinge a mangiare ancora un po'. E’ una costante attitudine, una desiderabile tendenza della mente a rimanere ferma e stabile di fronte alla gioia ed al dolore. Poiché l’Ananda nasce dall’Atma ed il Bhakta (devoto) è il vero testimone. Varanasi Subrahmanya Sastry ha detto ora che Yudhishtira, il più anziano dei fratelli Pandavas aveva quella Bhakti, e la sua fede non vacillò nemmeno un po' durante l'esilio, ed egli non perse la testa quando riconquistò il suo trono. Altri, come Duryodhana, usarono il Dharma come un comodo pretesto per evitare le cattive conseguenze dei loro atti. Il Dharma non deve essere trattato come un mezzo per sfuggire, ma un mezzo per vivere. Neppure una volta Duryodhana osservò i principi del Dharma verso i fratelli Pandavas, ed alla fine dovette affrontare l'inevitabile disastro quando Bhima lo sfidò a duello e lo sconfisse. Allora l'autore di quell'infido gioco d'azzardo, della casa sul lago che fu incendiata, dell’insulto fatto ad una Regina onorata, dell'assassinio di Abhimanyu da parte di una banda di nemici feroci che caddero su di lui, il tenebroso artefice di tutte questa iniquità, prese rifugio nel Dharma ed incominciò a citare i sacri testi. I tentennamenti e le indecisioni nel campo del Dharma vengono quando non si è stabilizzati nella conoscenza dell'Atma, che dà il senso corretto delle proporzioni ed il senso della direzione e della conquista. Ecco perché la Ghita sottolinea principalmente la necessità di conoscere il Campo e Colui che ne è il Maestro. Se li conoscerete entrambi, avrete meritato il titolo di "Figli dell'immortalità". Gli altri titoli sono un fardello per coloro che li portano e non sono utili: infatti illudono per qualche tempo e poi svaniscono in una folata di vento. Solo attraverso la Bhakti è possibile ottenere Jnana (la conoscenza). La Bhakti purifica il cuore, eleva i sentimenti e dona una visione universale.

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Non avete mai sentito parlare della storia del leone che soffriva per una ferita alla zampa? Uno schiavo che stava attraversando la foresta lo vide e quando impietosito si avvicinò il leone gli mostrò la zampa. Egli allora tolse la spina che gli causava tanto dolore, poi continuò il suo viaggio per Roma, dove fu arrestato e gettato nell'anfiteatro in balia dei leoni. Ma lo stesso leone da lui salvato, per gratitudine non permise che gli venisse fatto del male.

Siate grati al Signore per avervi dotati del potere della discriminazione, del distacco e del giudizio. Prendete nella vostra vita queste quattro decisioni:

Purezza: eliminate i pensieri cattivi, le brutte abitudini, le attività meschine che indeboliscono il rispetto di se stessi.

Servizio: servite gli altri che sono come voi il riflesso della stessa entità. Nessuno di voi ha un'autenticità, se non riferita all'Originale.

Mutualità: Sentitevi sempre in parentela con tutta la creazione. Vedete la stessa corrente scorrere attraverso tutti gli oggetti dell’Universo.

Verità: Non ingannate nessuno e nemmeno voi stessi, distorcendo le vostre esperienze...

Domande e risposte

pag.33

...D.- Come si parla di queste quattro virtù, così sento parlare anche di quattro tipi di Devozione (Bhakti); quali sono, Svami?

R.- Caro mio, i tipi sono moltissimi, ma si possono raggruppare tutti in quattro categorie: l'Arta, l'Artharthin, il Jijnasu e lo Jnani. L'Arta è colui che è tormentato da gravi dispiaceri e angosce.

D.- E che cosa vuol dire Artharthin?

R.- Con questo nome si indicano coloro che desiderano la ricchezza (artha), o anche dei poteri spirituali e per questo adorano Dio e implorano da Lui questi doni.

D.- Avete parlato dei Jijnasu. Chi sono?

R.- Sono coloro che anelano alla liberazione con costanza e forza, e vanno in cerca dell'Assoluto.

D.- E gli Jnani?

R.- Lo Jnani è colui che è uscito dallo stato di coscienza dualistica (dvandva-bhava) ed ha riconosciuto la propria identità con la Verità fondamentale dell'Universo.

D.- Vorreste dirci i nomi di coloro che sono famosi per questo tipo di devozione, Svami? Ciò ci chiarirà le idee.

R.- Oh, di nomi ce ne sono tanti! Fra gli arthabhakta vi citerò Draupadi, Prahlada, Sakkubai; fra gli artharthin, Dhruva, Arjuna e altri; fra i jijnasu, Uddhava, Radha; fra gli njnani, Shuka, Sanaka e altri.

Sadhana

30. Pag.16

Per ottenere e capire la Divinità dobbiamo fare la sadhana e comportarci nel modo che è uguale al Divino.

44. Pag.25

Potrebbe sorgere un dubbio riguardo l'Artha-Bhaktha, colui che si rivolge al Signore per alleviare i suoi dolori. Ci si può domandare se questa persona possa essere ritenuta un Bhaktha. Non c’è una sola persona sulla terra che sia libera da qualche desiderio o qualche altra cosa. Ciascuno dipende da un altro per esaudire i propri desideri, non è vero?

Ora avere questi desideri per le cose, è di per se sbagliato; dipendere da altri come noi per ottenerle è ancora peggio. L’Artha-Bhaktha si rivolge non ad un uomo ma al Signore in cui ha fede e che riverisce. Lo implora solo per soddisfare le proprie richieste e anche se ha sbagliato evita il grande errore di porre la fede in strumenti inferiori. Pertanto, egli è superiore. Si può vedere la superiorità in questa attitudine quando capite che non è importante ciò che voi volete ma Colui che implorate per ottenerlo. La meta è il Signore, Egli è il donatore. Solamente la sua Grazia può conferire Grazie. Quando questa fede è ferma potete essere certi che l’Artha-Bhaktha è veramente degno. I primi tre tipi di Bhaktha (devoti) menzionati nella Gita: Artha, l'Artha-arthi e lo Jijnasu, adorano il Signore in una forma implicita, come Paroksha. Essi ricercano il Signore come mezzo per la realizzazione dei loro desideri o mete. Naturalmente saranno sempre in preghiera o adorazione. Lo Jnani, il quarto tipo menzionato nella Gita ha Ekabhakthi, mentre gli altri hanno Anekabhakthi. Gli altri tipi sono attaccati alle cose e per loro interesse sono attaccati anche al Signore. Non solo sono devoti al Signore ma anche al mondo oggettivo. Lo Jnani non leverà i suoi occhi su niente altro che non sia il Signore. Ovunque lo vedrà. Questo è il motivo per cui il Signore ha dichiarato che lo Jnani è a Lui più caro di ogni altro. Naturalmente tutti sono uguali davanti a Dio, ma tra coloro che hanno raggiunto la Sua Presenza, il Prema è l’esplicito, Prathyaksha (immediato) direttamente conoscibile e sperimentabile.

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La Bhakthi o devozione a Dio, non può essere giudicata o misurata con rosari o candele, impiastri sulla fronte, capelli arruffati o campanelli ai piedi. La purezza dei motivi e delle intenzioni è essenziale, così che il Prema (amore divino) che è il componente della bhakthi non fuoriesca dal cuore.

I segni esteriori genuini della bhakthi sono tre: fede, umiltà e timore. Fede nella definitiva vittoria della verità e dell’amore, umiltà dinanzi agli anziani ed ai saggi, timore in presenza del male, paura di unirsi a cattive compagnie, di far parte di cattivi piani, di agire contro i sussurri della coscienza.

La bhakthi non può entrare nell'uomo dall’esterno, deve crescere dall'interno per effetto della purificazione della mente, per conoscere la natura e l’origine dell'uomo e dell'universo, per afferrare la relazione dell'uomo con gli oggetti esterni che ora lo affascinano e gli danno risalto.

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La bhakthi deve essere identificata come la disciplina che rimuove l'egoismo e le limitazioni dell'<<IO>> e del <<MIO>>. Questo è il motivo per cui il bhaktha è definito da coloro che danno come uno è <<a-vibhaktha con Dio>>, cioè non separato da Dio. In tutti i momenti e in tutte le condizioni, gli atti e i sentimenti devono essere incentrati su Dio. E’ deprecabile la condotta di colui che prega il Signore solo quando viene sopraffatto dalla miseria, dalle pene e dalla perdita e si dimentica di Lui quando invece il doloroso momento è solo un ricordo.

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Questa vicinanza a Dio viene ottenuta tramite la bakthi che non può essere definitiva fino a che non ci si è liberati dell'Io e del Mio. Quando un prigioniero viene trasferito da un posto ad un altro, viene accompagnalo da due poliziotti, non è vero? L'uomo schiavo della prigione di Maya, si muove da un posto ad un altro sempre accompagnato da Ahamkaram e Mamakaram: egoismo e attaccamento. Quando invece si muove senza questi due compagni potete essere certi che si tratta di un uomo libero, libero dalla prigione.

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Molte persone pensano a Dio solamente quando il dolore li colpisce.

E' comunque molto meglio che cercare l’aiuto di coloro che sono in ugual modo soggetti al dolore. Ma è infinitamente meglio pensare a Dio nel dolore e nella gioia, nella pace e nella lotta, in tutte le stagioni. La prova che è piovuto è nella terra bagnata, la prova della bhakthi è nella shanti (pace) che il bhaktha (devoto) possiede, shanti lo protegge contro gli attacchi del successo e del fallimento, della fama e del disonore, del profitto e della perdita. Bhakthi è il Ganga, Vairagyam è l'Yamuna e Jnana è la Saraswati di questa Trivena Spirituale. Jnanam è il treno diretto, si deve solo salire su di esso, ciò è sufficiente, vi porterà direttamente a destinazione. Bhakthi è la carrozza diretta, anche se può essere staccata da un treno e attaccata ad un altro; se vi siete dentro non dovete preoccuparvi, restate seduti al vostro posto, deve per forza portarvi a destinazione. Karma è il treno ordinario, se lo prendete dovete scendere, salire, ridiscendere ad ogni scambio, caricare il vostro bagaglio e scaricarlo, fare un sacco di lavoro per arrivare a destinazione. Soltanto la bhakthi (devozione) è sufficiente ad acquisire la jnana (conoscenza). Finisce nel samadrishti e distrugge l’egoismo. Anche la Jnana vi dà queste cose. Narada una volta si offrì di insegnare alle Gopi, illetterate pastorelle, i principi della filosofia, Vignanabodha, come lui la chiamò e Krishna acconsentì. Ma esse dissero: <<Non ci interessano le vostre conoscenze ed i vostri discorsi. Noi vediamo Krishna ovunque e dovunque e pertanto non abbiamo ahamkaram (senso dell’ego). Narada scoperse che ciò che esse asserivano era corretto e pertanto se ne andò sconfitto.

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Bhakthi è la completa identificazione dell'attività mentale con quella dell’Ideale sul quale l’attaccamento è incentrato.

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Bhakthi è uno stato mentale in cui non si ha una esistenza separata da Dio. Dio è lo stesso respiro del Bhaktha, ogni sua azione è con Dio, per Dio, i suoi pensieri sono rivolti a Lui, le sue parole sono dette per Lui. Come il pesce che può vivere solamente nell’acqua, l'uomo può vivere solamente in Dio, in pace e felicità. Nell’altro modo egli ottiene solo paura, frenetiche lotte, fallimenti.

Il nandi o toro è la natura più bassa dell'uomo e quando viene usata come veicolo di Dio assicura un posto di fronte al suo altare centrale e condivide un po' dell'adorazione offertagli. Solo l’associazione con il divino può conferire valore e significato.

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Naturalmente potete controllare la malattia e la morte, evitando agitazioni e ansietà, prendendo i rimedi prescritti e osservando la dieta prescritta. Cantate la gloria di Dio quando siete afflitti dal dolore e dalle preoccupazioni in quanto è in questi momenti che avete più bisogno di Lui. E' quando c'è la febbre che le pillole devono essere prese a piccoli intervalli o in grande numero. I Pandava conoscevano questo segreto per il successo, chiamavano il Signore ogni qualvolta le circostanze cospiravano contro di loro. I comuni mortali iniziano lamentandosi: <<O, tutta la mia Puja è stata fatta invano, tutta l'adorazione che ho offerto così sinceramente e con tanto sentito desiderio è stata una perdita>>. Altri anche ridono cinicamente delle disavventure dei devoti e li attirano lontano, nell'arido deserto dell'incredulità. Non date ascolto a questi uomini cattivi. Siate fermamente radicati nella fede, nutrite le radici con pentimento e preghiere. Solamente coloro che sono impegnati nella Puja e nell'adorazione per impressionare gli altri le abbandoneranno quando la fortuna gira. I restanti accetteranno qualsiasi cosa arrivi con la suprema indifferenza di un santo, fortuna, buona o cattiva, è solamente il dritto o il rovescio della medaglia della grazia divina. Il vero segno di un Sai bhaktha è la costanza. Egli non può essere sviato dal suo sentiero dal cinismo o dal richiamo della pomposità lussuriosa. Egli mette l'insegnamento spirituale in pratica e conosce il guadagno incommensurabile che ne deriva.

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Essendo venuti al mondo come <<uomo>>, si dovrebbe agire in questo ruolo. L’albero è conosciuto dal frutto. Il corpo umano è il tempio di Dio. Egli è installato lì. Bramate per la realizzazione di questa verità, cercate di scoprirla e di trarne beatitudine d’ora in poi, questa è Bhakthi (devozione, il sentiero dell'amore di Dio) l’amore più alto, l'amore più amabile, non amate niente di più basso.

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