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DISCIPLINA SPIRITUALE

Al di là dell’illusione

Pag.81

Molti di voi Mi sentono dire queste cose un anno dopo l'altro, ma pochi di voi fanno il primo passo nel Sadhana. Voi Mi chiedete che continui a parlare e vi annotate ciò che dico, con l'intenzione di rileggerlo ma, senza metterlo in pratica, ciò rappresenta solo una perdita di tempo. Imparerete a parlare in modo altisonante, ma sarete giudicati dalle vostre azioni e dalla vostra condotta non dalle parole. Vi dirò di una donna che assistette a tutta una serie di discorsi sul Bhagavatha, e tenne a mente un po' di frasi fatte. Tornata a casa si mise a fare la pigra, a dormire fino a tarda ora, trascurando le faccende domestiche e non andando neppure a prendere l'acqua. Al marito che la riprendeva, rispondeva che tanto ognuno ha in se i sacri fiumi del Gange, dello Yamuna e del Saraswathi nella forma delle Radi Ida, Pingala e Sushumna (la confluenza di due nervi nella spina dorsale). Il marito, indignato per la sua impudenza travestita di pseudospiritualità, trovò il modo di salarle molto i cibi e nascose tutti i recipienti d'acqua che erano in casa e, quando lei si mise a gridare dalla sete, le disse: <<Vai a bere ai fiumi che hai dentro di te!>>. Non c'è spazio per le ipocrisie e i doppi giochi nel campo della spiritualità. La vostra via è diritta e stretta e avete per compagni la verità e l'amore.

Pag.87

Riempite d'amore ogni vostra azione. Che nessuno soffra minimamente per effetto di un vostro pensiero, parola o atto. Sia questo il vostro Sadhana che vi aiuterà sicuramente a raggiungere la meta.

Pag.89

Per generare questo fuoco di consapevolezza, è essenziale che vi sia la disciplina spirituale, è l'unico mezzo per ottenerlo. I gradini da salire sono assi ardui, perché ognuno di essi esige il superamento degli ostacoli procurati dall'ego, che si è radicato nella coscienza. Ogni azione deve essere dedicata al Signore, ossia deve essere veritiera, giusta, satura di amore e virtù e deve essere compiuta dissetandosi alla fonte della verità e della giustizia.

Pag.118

Il progresso spirituale non è solo un esercizio mentale. E’ vivere rettamente, è buona condotta, è comportamento morale. Questi atteggiamenti sono conseguenze automatiche della fede in un Dio buono, giusto e compassionevole, che vede ed è testimone di ogni azione. Così, la fede in un Dio onnipresente, onnisciente e onnipotente è il prerequisito di una vita buona.

Discorsi 88/89 volume I

L’evoluzione [17] pag.51

Per effetto dell’evoluzione avvengono molti cambiamenti: si dice che una piccola lucertola possa diventare un coccodrillo, che i gatti domestici possano inselvatichirsi e trasformarsi in tigri e che i topi tendano a diventare elefanti... Ecco perché Ganesha, raffigurato con la testa di elefante, ha per veicolo un topolino... L'uomo proviene dalla scimmia, di cui ha conservato i difetti: la sua evoluzione è stata solo esteriore, e per eliminare le qualità scimmiesche deve ricorrere a discipline spirituali. Al momento della nascita è assolutamente privo di impurità; man mano che cresce si formano in lui certe tendenze e, se si aggrega a compagnie poco raccomandabili, acquisisce certe attitudini negative e assume degli atteggiamenti egoistici: in breve, cade in balia del proprio ego.

La disciplina essenziale [38] pag.190

Se date dei colpi al formicaio, potete forse eliminare il serpente che vi dimora? Se punite il corpo, potete forse distruggere i desideri interiori? Rinunciando a certi cibi e a certe bevande, potete ritenere di essere dei realizzati? Se non sapete nemmeno chi realmente siete, come potete dire di essere un’anima evoluta? Sforzatevi di capire chi siete- Chi siamo noi? Gli uomini sono tutti presi nel chiedersi chi sono gli altri, ma non si preoccupano di rivolgere a se stessi questa domanda- Che cosa ricavate dal conoscere altri? Cercate prima di tutto di sapere chi siete voi. L’uomo che sa tutto di sé, sa tutto anche degli altri. Egli è nella sua essenza l’incarnazione dell’Amore. Una volta scoperto che siete l’incarnazione dell’Amore, vedrete ogni altro essere umano come incarnazione d'Amore.

 

RECITATE CON AMORE IL NOME DEL SIGNORE!

ADORATE CON AMORE IL SIGNORE!

SANTIFICATE LA VOSTRA VITA CON L’AMORE!

Le 5 D [15] pag.219

Nel sentiero spirituale dovete possedere queste 5 "D". Dedizione, Devozione, Disciplina, Discriminazione, Determinazione. Coltivate questa disciplina, come fosse la cosa più importante. Con la disciplina arriverà spontaneamente anche la devozione.

Disciplina [15c] pag.219

E’ il terzo requisito. In quasi tutte le azioni della vita ci sono dei limiti e delle norme da rispettare e questo si applica anche al campo spirituale. Vanno osservate delle regole in materia di abbigliamento, nel vostro contegno fuori dal tempio o dentro il tempio durante i canti sacri, nel vostro modo di parlare e in ciò che mangiate. Ogni vostra azione sia contrassegnata da santità e purezza.

SCHEDA DI STUDIO Massime di condotta pag.223

di Shri Satya Sai Baba

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L'Amore è da considerare come l’autentico respiro della Vita.

L'Amore si manifesta allo stesso modo in tutte le cose. Sii convinto che lo stesso Amore è l'Anima Suprema, la divina Emanazione.

In ciascuno, sotto forma di Amore, esiste l'unico Essere Supremo.

Il principale sforzo dell’uomo dovrebbe consistere nel focalizzare il proprio amore sul Signore, piuttosto che su tutte le altre forme di amore.

Orientato a Dio, questo Amore è Devozione- La principale prova da superare consiste nell’acquisire Devozione.

Chi cerca la Beatitudine dello Spirito non dovrebbe inseguire le gioie dei sensi.

Alla Verità, va riservato il trattamento che spetta allo stesso respiro vitale.

Proprio come un corpo senza respiro è inutile ed in poco tempo             incomincia a putrefare e a puzzare, così la vita senza Verità è inutile e diviene una fetida dimora di conflitto e di dolore.

Credi che non v'è nulla di più grande, di più prezioso, di più dolce e di più duraturo della Verità.

La Verità è Dio che protegge tutti. Non c'è Custode migliore della Verità.

Il Signore che ha la forma della Verità (Satya) accorda la Sua visione a coloro che fanno discorsi pieni di Verità ed hanno un cuore irradiante Amore.

Abbi verso tutti gli esseri un'imparziale cortesia ed anche spirito di abnegazione.

Devi anche possedere il controllo dei sensi, un carattere imperturbabile e non avere attaccamenti.

Sii sempre vigile contro i quattro peccati verso cui è incline la lingua: l) Menzogna; 2) Maldicenza; 3) Calunnia e 4) Loquacità. La miglior cosa è tenere sotto controllo queste tendenze.

Cerca di prevenire i cinque peccati che commette il corpo. 1) Uccisione. 2) Adulterio; 3) Furto. 4) Assumere bevande tossiche e 5) Mangiare carne. Mantenere lontani il più possibile questi peccati servirà ad elevare maggiormente il livello della vita.

Bisogna essere sempre vigilanti, senza un solo momento di negligenza, contro gli otto peccati commessi dalla mente: l) Desiderio; 2) Collera; 3) Avidità; 4) Attaccamento; 5) Impazienza; 6) Odio; 7) Egoismo; 8) Superbia. Il primo dovere dell'uomo è quello di tenersi a debita distanza da tutte queste cose.

La mente dell'uomo rincorre azioni sbagliate. In quei momenti, evitando di lasciarla andare così, ricordati del Nome del Signore, oppure dedicati a qualche buona azione o altro. Chi si comporterà in questo modo sarà sicuramente pronto a ricevere la Grazia del Signore.

Per prima cosa abbandona la meschina propensione a sentirti inquieto per la prosperità degli altri e a desiderare la loro rovina. Sii felice quando gli altri sono felici. Sii comprensivo verso coloro che si trovano nelle avversità e augura loro fortuna. Questo è il punto di arrivo di chi coltiva l’amore di Dio.

La pazienza è tutta la forza di cui ha bisogno l'uomo.

Chi anela ad una vita felice deve sempre fare del bene.

E' facile dominare l'odio con l'amore, l'attaccamento con l'uso della ragione, la menzogna con la verità, il male con il bene e l'avidità con la carità.

Non si deve reagire alle maldicenze. Stai ben lontano da chi le dice. E' per il tuo bene. Tronca ogni relazione con gente simile.

Cerca la compagnia dei buoni, anche se ciò ti dovesse indurre al sacrificio della rispettabilità e della vita; ma prega sempre Iddio di   benedirti con il dono della discriminazione, necessaria per saper     distinguere le persone buone dalle cattive. Inoltre, fai ogni sforzo, usando l'intelletto che ti è stato dato.

Coloro che conquistano le nazioni e raggiungono la celebrità nel mondo sono senza dubbio stimati eroi; ma coloro che hanno dominato i sensi sono degli eroi che devono essere acclamati come i conquistatori dell’Universale.

I frutti che maturano da qualunque azione l'uomo faccia, buona o cattiva che sia, lo seguiranno senza mai arrestarsi.

L'avidità produce solo dolore; la cosa migliore è sapersi accontentare. Non c'è gioia più grande del sapersi accontentare.

Si deve sradicare la tendenza a fare il furbo negli affari commerciali e ci si deve liberare da essa, poiché, se le si permette di sopravvivere,    insidierà la vita alle sue basi.

Sopporta con forza sia le perdite che le afflizioni. Sforzati di formulare piani per acquisire gioia e vantaggi.

Quando l’ira ti coinvolge, adotta il silenzio oppure ricorda il Nome del Signore. Piuttosto, non cercare di rammentare cose che ti riaccenderebbero ancor più di rabbia. Il danno che ne proverrebbe sarebbe incalcolabile.

Da questo istante proponiti di evitare tutte le abitudini cattive. Non dilazionare o prorogare. Esse non contribuiscono alla più piccola gioia.

Per quanto dipende dalle tue possibilità, cerca di soddisfare le necessità dei poveri, i quali sono il Creatore stesso venuto a risiedere in loro. Invitali alla tua mensa, dà loro qualunque cibo e rendili felici almeno             quell'unica volta.

Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te.

Pentiti sinceramente dei peccati commessi per ignoranza. Fà in modo di non ripeterli ancora. Prega Dio perché ti benedica con la forza ed il coraggio necessari per imboccare il giusto sentiero.

Non lasciare spazi a ciò che può distruggere il tuo ardore ed entusiasmo per il Signore. La mancanza di zelo provoca il deperimento delle forze di un uomo.

Non piegarti alla codardia; non rinunciare alla Beatitudine.

Non insuperbirti, quando la gente ti elogia; non scoraggiarti quando ti biasima.

Se fra i tuoi amici qualcuno nutre dell'odio verso un altro e sta per litigare, non cercare di renderli ancor più furiosi, fomentando il loro odio reciproco. Cerca piuttosto, con amore e comprensione, di ristabilire la loro amicizia di prima.

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Anziché indagare sui difetti degli altri, cerca di vedere i tuoi propri errori: sradicali, sbarazzatene. Basterebbe che, nella tua indagine, scoprissi un solo tuo difetto: è molto meglio che scoprirne dieci fra le centinaia degli altri.

Qualora non possa o non voglia compiere una buona azione, è assai preferibile che non progetti né ponga in effetto un'azione cattiva.

Non essere ipersensibile se qualcuno ti fa notare dei difetti che non hai; come per quelli che sai di avere, cerca lo stesso di correggerteli, anche se qualcuno prima te li ha fatti rilevare. Non nutrire rancore o sentimenti di vendetta verso le persone che ti indicano i tuoi difetti. Non rimbeccare contro costoro, mostrando a tua volta i loro errori. Sii invece loro grato. Lo sforzo di rintuzzare i loro sbagli è da parte tua un errore ancora più grave. Per te è un bene conoscere le tue manchevolezze, mentre non hai alcun vantaggio nel conoscere i difetti degli altri.

Ogni volta che disponi di un po’ di tempo libero, non sprecarlo per parlare di tutti, ma usalo per meditare su Dio o per compiere del servizio altruistico.

Il Signore può essere capito solo dal devoto e il devoto può essere capito solo dal Signore. Nessun altro li può capire. Perciò, con chi non ha devozione non stare a discutere argomenti che si riferiscono al Signore. Queste discussioni abbattono la tua devozione.

Se qualcuno sta dibattendo con te un argomento che non ha capito nel suo verso giusto, non tirare in ballo altre nozioni sbagliate per sostenere quella posizione, ma cogli solo ciò che di buono e di gradevole sta dicendo. Un discorso ha senso quando è apprezzato e gradito, non quando è pieno di contraddizioni o di prolissità, che non servono a niente e costituiscono solo un intralcio alla Beatitudine.

Se vuoi coltivare concentrazione, in un luogo affollato o in un negozio, non disperdere il tuo sguardo in ogni angolo e su ogni cosa, ma guarda solo la strada che ti sta davanti, giusto per evitare incidenti. La concentrazione diverrà sempre più salda se si va in giro senza distogliere la propria attenzione dalla strada, schivando i pericoli e non gettando occhiate sulle fattezze degli altri.

Elimina tutti i dubbi sul Maestro e su Dio. Se La concentrazione diverrà sempre più salda se si va in giro senza distogliere la propria attenzione dalla strada, schivando i pericoli e non gettando occhiate sulle fattezze degli altri, i tuoi desideri terreni non trovano soddisfazione, non prendertela con la tua devozione. Simili desideri non hanno niente a che fare con la devozione a Dio. Un giorno o l’altro i desideri del mondo andranno abbandonati e, prima o poi, si dovranno acquisire i sentimenti di devozione. Stanne pur certo.

Non avvilirti attribuendo colpe a Dio se la tua meditazione o la tua preghiera non fanno molti progressi oppure se i desideri che accarezzi da tempo non si realizzano. Ciò ti scoraggerà ancor più e, qualunque cosa abbia conseguito, piccola o grande che sia, non ti darà la pace. Durante la meditazione o la preghiera non essere mai depresso, disperato o scoraggiato. Se ti sorprendono sentimenti del genere, desumi un errore nella tua disciplina spirituale e fai di tutto per correggerlo

 

 

(Da SANDEHA NIVARINI, Dialoghi con Bhagavan Shri Satya Sai Baba, pp.41 -47)

Le Vie per unirsi a Dio [12] pag.230

La gente parla di Jnana-yoga, Karma-yoga e Bhakti-yoga, riferendosi alle pratiche spirituali. Esse sono tutte fra loro strettamente correlate, dipendono l'una dall’altra. Fra queste, una in particolare, merita di essere ricordata: Bhakti-yoga, ossia la Via della Devozione.

I.- La Via dell’Azione [13] pag.230

Fra i sentieri spirituali, il primo è la Via dell'Azione (Karma Marga). Percorre questo sentiero colui che compie molte opere per il benessere, la prosperità e la protezione del mondo, pratica i riti e i sacrifici, e si impegna nelle attività di servizio e di carità. Tutti questi tipi di attività sono carichi di difficoltà- Per celebrare i sacrifici rituali è necessario avere una conoscenza profonda dei testi vedici; cosa praticamente impossibile per un essere umano ordinario -

II. - La Via della Conoscenza [14] pag.231

In secondo luogo viene la Via della Conoscenza (Jnana Marga): richiede la conoscenza delle scritture, dei libri e quella acquisita con l'esperienza, con l’azione, e una complessiva conoscenza del mondo. L'essenza di tutte queste conoscenze vi condurrà alla Conoscenza dell’Atma, alla Conoscenza del sé. La sostanza di tutte le Scritture, la Divinità di tutte le religioni, il fine di tutti questi sentieri è sempre e soltanto uno: l'Amore. La Conoscenza è definita anche Advaita Darshana, ossia l’esperienza della non-dualità, la consapevolezza dell’Unica Coscienza Cosmica, la visione dell'Uno nel Molteplice.

Il Namaskara [15] pag.231

L’essenza degli insegnamenti offerti dalla cultura indiana trova la sua espressione simbolica in un gesto che si chiama Namaskara. Le dita di una mano sono tutte diverse, ma si uniscono per fare Namaskar, simbolo dell'unità nella diversità- Non è facile tuttavia sperimentare questa unità -

La disciplina dello Yoga [16] pag.231

La Via dello Yoga, anch'essa ardua, consiste nel dominio della mente e in un rigoroso controllo dei sensi. Questo sentiero è possibile solo se si abbraccia una severa disciplina- Si devono superare molti problemi, prove e tribolazioni: solo in questi disagi si potrà santificare la propria vita - Davvero pochi sono coloro che sono dotati di forza psicologica e spirituale per affrontare i travagli e le ardue prove della vita- Il sentiero dello Yoga è irto di ostacoli.

III - La Via della Devozione [17] pag.231

In terzo luogo c'è il sentiero della Devozione (Bhakti Marga), che fra tutti è il più semplice. Non richiede la padronanza delle Scritture, né la celebrazione di riti e sacrifici ed evita tutta la ricerca riguardante l’unità nella diversità. Se nutrite un sincero amore per il Signore, i sensi si sottoporranno spontaneamente ad una naturale disciplina. Coloro che hanno letto un mucchio di libri e sono versati nell’interpretazione delle Scritture, sono solo dei provetti eruditi, ma a mala pena mettono in pratica ciò che predicano.

Il valore della pratica [18] pag.231

Ciò che importa è la pratica, non l’erudizione- La conoscenza senza le opere è ciarpame senza alcun valore - Fra gli insegnamenti ricevuti in campo spirituale cercate di metterne in pratica almeno uno o due.

 

Potete possedere una gran quantità

di attitudini e di conoscenze,

battere chiunque su ogni argomento;

potete essere nati in una reggia

ed essere sovrani,

elargire ai poveri oro e mucche,

saper contare gli astri del firmamento,

conoscere e descrivere

tutte le varietà di esseri viventi;

potete anche apprendere

gli otto tipi della Conoscenza

o andare sulla luna,

ma se non sapete controllare sensi e mente

per volgerli all'interno

non avrete il pacifico e imparziale amore

verso l’Uno e verso tutti.

 

Il fine principale dell’uomo sta nel mettere in pratica la dottrina del Divino Amore.

 

Discorsi 88/89 volume II

Una scuola per lo Spirito [18] pag.11

Oggi, gli studenti vanno a scuola non per amore di conoscenza, ma per avere possibilità di guadagno maggiore e per ottenere impieghi ben remunerati. Questa non è vera istruzione. Lo studio vero dovrebbe servire ad ampliare le proprie visuali e a scoprire l’autentica essenza spirituale di ognuno, mentre quel tipo di istruzione invece porta ad essere schiavi dei sensi. Tutti i mali che vediamo accadere nel mondo oggi sono dovuti ad un sistema scolastico depravato. Vi sono persone istruite che hanno un comportamento animalesco. Perché si comportano come bruti, privi di ogni discernimento? Qual è la ragione di tanta ignoranza? Non va ricercata nella loro cultura, ma nella mancanza di controllo sui sensi.

Disciplina spirituale [19] pag.11

In definitiva, la prima cosa di cui avete bisogno è imparare a controllare i sensi. Abbiate in ogni circostanza una mente stabile e una visione libera da illusione, mèta che potrete raggiungere solo per mezzo di una disciplina spirituale - Non ci potrà mai essere vera gioia al di fuori della conoscenza e del sentiero spirituali- Tutto il mondo si trova nell'estrema necessità di una disciplina spirituale e, se c’è ancora tanta sofferenza, è perché non si segue la disciplina insegnata dalla natura.

La disciplina del Cosmo [20] pag.12

La vita spirituale è essenziale persino nelle discipline scientifiche.

Le stelle e i pianeti seguono leggi che regolano velocità, orbita, e così via, ne mai le trasgrediscono, altrimenti il mondo andrebbe in rovina -

La Causa invisibile [21] pag.12

Chi ha organizzato questo ordine? Chi ha stabilito una regola e dei limiti entro i quali tutto si muove? Solo un potere divino può mantenere l’armonia nel Cosmo.

sea

La scienza afferma la forza gravitazionale della terra e questa legge è constatabile ogni volta che si lascia cadere un oggetto, ma la forza di gravità non è visibile. Ora, potete negarne l'esistenza per il solo fatto che non la vedete? Allo stesso modo, nell’Universo agiscono innumerevoli energie divine che non si vedono. Non potete dire che non esistono forze divine solo perché non le sapete vedere.

Un altro esempio si può addurre dal modo con cui nella natura viene mantenuto l’equilibrio. In certe famiglie nascono solo femmine, in altre solo maschi. Perché? E’ l’Energia Divina. Tutta la Creazione si basa su questo equilibrio- se venisse a mancare, si verificherebbero spiacevoli conseguenze.

 

Durante l’ultima Guerra Mondiale milioni di uomini sono caduti in battaglia. I bambini nati in Europa dopo la guerra erano quasi tutti maschi. Il disegno divino ha provveduto al mantenimento dell’equilibrio dei sessi, per conservare l’ordine cosmico. Quando quest'ordine venisse turbato, il mondo sarebbe in pericolo- L’uomo si sta distruggendo, perché crede nelle cose materiali ed ignora il ruolo del Potere di Dio.

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Un altro esempio ancora. Il cibo ingerito si trasforma in sangue- Chi opera questa trasformazione? Gli scienziati dicono che si tratta di una legge naturale, ma chi ha sancito questa legge? E qui non danno risposta. Chi fornisce all’occhio la facoltà di vedere? E’ il Divino che sotto forma di linfa permette a tutti gli organi di funzionare-

L’uomo che non riconosce questa verità di base, rimane nell’ignoranza e diventa arrogante ed egoista, crede di essere lui a far tutto e perciò andrà incontro alla sofferenza -

Necessità della disciplina [42] pag.17

Cari studenti, il Vicerettore vi ha parlato dell’importanza della disciplina. Che vi piaccia o no, dovete osservarla. Col passar del tempo, diventerà una buona abitudine- Sul principio, un bimbo va costretto a mangiare, ma poi col tempo vi prende gusto- Così, se volete avere pace, all'inizio dovete praticare questa disciplina: parlare poco, studiare bene, mangiar giusto-

Senso della disciplina [25] pag.85

Il significato profondo di alcune norme, come il canto del Suprabhatam - l’Inno del risveglio - le preghiere e le varie discipline, sta nel fatto che tutto ciò vi conferisce uno stato di grazia. Non sono regole fine a se stesse. Se non le capite o non vi piacciono, c’è da chiedersi perché siete venuti qui dopo averle accettate. Se non gradite queste regole, potete andarvene- Altrimenti ingannate voi stessi. Non cadete vittime di un vostro stesso inganno- Non prestatevi a questo suicidio. Dilatate il vostro cuore e non preoccupatevi di ciò che gli altri pensano di voi- Orientate tutto il vostro attaccamento e tutta la vostra onorabilità a Dio! "O Dio, Tu sei il mio unico salvatore. Salvami!"- Se avrete questo approccio al Signore, tutta la vostra istruzione, tutti i vostri studi ne verranno santificati.

Azioni concrete [20] pag.224

Incarnazioni del Divino Amore!

Per quanti discorsi abbiate sentito non dovete accontentarvi del semplice ascoltare per poi dimenticare tutto una volta lontani da qui. Non è un comportamento da devoti questo. Mettete in pratica almeno una o due cose fra quelle che avete sentito.

Servizio e Nome [32] pag.265

Inseritevi in un’attività di servizio. Usate la massima parte del vostro tempo in azioni divine. Non sprecatelo in cose inutili o insensate. La cosa più importante è la ripetizione del Nome di Dio. CantateLo, esprimeteLo con le vostre mani e gustate nel vostro cuore quella beatitudine: nell’unione di queste tre attività avverrà la vostra triplice purificazione, corporea, mentale e spirituale.

Una mente nuova [23] pag.273

Per comprendere davvero il Principio della Divinità, Dio stesso, è essenziale la trasformazione della mente. La sola strada che porta all'incontro con Dio è il retto comportamento, vissuto con cuore puro, mente sgombra e pensieri puri. Tutte le discipline spirituali, come la preghiera, i canti e la meditazione, hanno lo scopo di pulire la mente e purificare il cuore.

Corso estivo 1990

Manutenzione dei sensi [27] pag.30

Studenti, oltre al ruolo del corpo, dovete prendere coscienza anche di quello non meno importante degli altri elementi ad esso connessi, come gli organi di senso, la mente, l'intelletto, e dovete mantenerli in buono stato.

sea

Se consegnate al lavandaio la camicia, dopo aver dimenticato nel taschino del laddu (un dolce indiano) o dei chiodi di garofano, quando la camicia vi verrà restituita lavata, avrà delle macchie. Ed è così anche per la mente, che si macchia di cattive impressioni se vi si lascia libero adito a pensieri cattivi.

 

Avrete una vita piena e ricca di significato solo quando avrete compreso nel giusto senso la natura di ciascun elemento della vostra personalità, cioè, il corpo, i sensi, la mente e l’intelletto.

 

In caso contrario, si diventa vittime di ogni sorta di difficoltà e di problemi. Non c’è bisogno di sprecar tempo seguendo una routine di pratiche spirituali come la ripetizione di mantra (japa) e la meditazione (dhyana); la vera ascesi (sadhana) consiste nel riconoscere la Verità. Quando il cibo è cotto, non serve altra legna da ardere. Così, quando la Verità è stata realizzata, non c'è più alcun bisogno di pratiche spirituali.

Le sadhana sono perla mente [4] pag.124

La cosa paradossale, però, sta nel fatto che l'uomo, per sperimentare la sua propria Realtà - quindi ciò che egli già è - si sottopone a diverse discipline spirituali o sadhana- Sono tutte pratiche queste che impegnano il ricercatore del sé solo nella condizione di ignoranza (ajnana).63 Non troverete mai un realizzato (jnani) che si dedichi a pratiche spirituali, giacché per lui non esistono distinzioni fra mezzi e fine. Quando un uomo pratica delle sadhana, lo fa solo per placare la sua mente. Le pratiche compiute per la soddisfazione della mente hanno, come insegnato dal Vedanta, lo scopo di rafforzarla, anziché distruggerla - Se volete proprio dedicarvi a pratiche spirituali, c'è una sola maniera, e consiste nell'estinguere la falsa nozione dell’”io", il "Non-Sé” (anatmabhava). Se però, invece di compiere l’unica cosa giusta da fare, vi disperdete nell’adorare tre milioni di dèi e dee, senza considerare in alcun modo l’unica verità insegnata da tutte le Scritture del mondo, secondo la quale esiste un Unico Dio, oppure se assolvete tante cosiddette sadhana per ottenere la realizzazione del Sé e la liberazione, che altro starebbe a significare se non che siete vittime di aberrazioni, allucinazioni e illusioni mentali?

Conoscere il conosciuto [7] pag.125

Che bisogno c’è di tante pratiche, se volete riconoscere voi stessi? A questo proposito, c'è una storiella.

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Una volta, dieci stolti attraversarono un fiume in gruppo. Giunti che furono all'altra riva, uno di essi volle controllare se tutti erano arrivati sani e salvi. Contò i compagni, dimenticando però di includere se stesso. Poi, si mise a piangere, dicendo che uno del gruppo si era perso fra le acque del fiume- Allora, tutti gli altri gonzi si misero a turno a fare la conta, commettendo però lo stesso sbaglio - In conclusione, nacquero tra loro trepidazione e sgomento. Intanto, un passante che aveva notato il loro pietoso stato di agitazione, si avvicinò loro per chiedere la ragione di tanto strepito- Quando gli dissero che uno del loro gruppo di dieci era stato trascinato via dalla corrente del fiume durante l’attraversata, intuì il loro equivoco e chiese loro di mettersi in fila. Poi li contò ad uno ad uno, e a voce alta. Così li persuase che tutti e dieci erano incolumi e che il loro errato modo di contarsi era dovuto al fatto che ciascuno escludeva se stesso.

Tu sei l'Atma [8] pag.126

Chi ha dimenticato se stesso non può intravedere la Verità nella sua interezza. Come potreste intravederLa, pregando altri o facendo delle sadhana, se voi stessi siete l'Atma? A motivo del fatto che "l'Uno si è fatto molteplice” (Ekoham bahusyam), avete preso gusto per la diversità, dimenticando l’unità. Tutto quanto vedete intorno a voi non è altro che il riflesso di voi stessi, come in uno specchio, e voi correte dietro ad immagini riflesse, lasciando il vero oggetto. La vostra illusione o bhrama vi lega mani e piedi, e chi è intrappolato dal bhrama non può raggiungere Brahma, Dio. Tutte le vostre pratiche sono superflue se volete avere esperienza del sé: esse servono solo a placare la mente- Ma una mente indotta alla calma può ancora agitarsi. Ciò che importa è liberarsi della mente, 64 comprendendone la natura-

Non siamo i veri autori [9] pag.126

Soltanto quelle sadhana che mirano all'annientamento della mente sono giuste. L’uomo, a motivo della sua identificazione col corpo, viene sbattuto qua e là dal proprio ego: "Io faccio questo; a me piace quello; io ho raggiunto questo obiettivo". Con questo modo di esprimersi, l'uomo consolida ogni giorno il senso di essere lui l’autore di ciò che fa (kartrilvabhava). Studenti, non dimenticate che successi e fallimenti non dipendono dal vostro sforzo, dalle sadhana o da attività del genere. Quando vi illudete di essere riusciti a raggiungere determinati obiettivi con le sole vostre forze, non fate altro che gonfiarvi l'ego- Date un po' un’occhiata in giro e osservate in quante circostanze della vita strenui sforzi non sono stati coronati da successo, mentre in tanti altri casi la fortuna, inattesa e senza alcun sforzo, vi arride. Invece di sentire la frustrazione del fallimento dovuto a sforzi non corrisposti da successo, otterreste sicuramente ciò che sperate con un piccolo impegno o anche senza alcuno sforzo, dedicando tutte le attività a Dio, considerandole opera Sua e compiendole con incrollabile fede in Lui.

Pratiche, riti e penitenze [12] pag,128

"In me c’è un grande potere che non conosco, diverso da me e che non fa parte di me", pensano alcuni, facendo ricorso alla meditazione. “C’è una forza divina, sacra ed arcana, che non mi appartiene e che io debbo acquisire”, immaginano altri, osservando molti voti, celebrando parecchi riti e dedicandosi a varie forme di austerità. Tutto questo è ignoranza bell’e buona. Finché credete che esista qualcosa di separato da voi, rimanete sommersi dall’ignoranza. Non c'è nulla nell'universo che sia altro da voi o che vi sovrasti. Chi non la pensa così o cerca di dimostrare il contrario è solo vittima dell’illusione (manobhranti) perpetrata dalla mente, qualcosa che somiglia ad un sogno. In sogno voi sperimentate molte cose, avete varie visioni, ma per quanto tempo sono reali? Hanno la durata del vostro sogno. Quand’esso finisce, tutte quelle cose sono irreali. Così, difficoltà, insuccessi, preoccupazione e dolore sono reali finché la mente rimane sotto l'illusione. Quando l'illusione vi lascia, tutto diventa irreale e appare come un castello di leggende costruito nella vostra mente. Riponendo la vostra fiducia nel falso “io”, finite per rigettare quello vero. Rimpinzate il senso dell’ego (ahamnara), pensando continuamente di essere il corpo.

Ascoltare per trasformarsi [15] pag.136

Studenti, questo Corso Estivo è per voi un'occasione d'oro. Qui avete tante persone anziane e così eminenti, con alle spalle un patrimonio di esperienza, le quali vi danno informazioni di gran valore. Voi però utilizzate tutte queste informazioni per trasformarvi. La vostra trasformazione sarà resa possibile allorquando metterete concretamente in pratica almeno poche cose delle tante che avete sentito.

Libertà in Dio solo [23] pag.145

Impegnatevi pure in qualsiasi attività, ma non perdete mai di vista la vostra vera natura, che è quella dello Spirito: comportandovi in questo modo, godrete sicuramente della libertà vera. Non esistono due tipi di libertà, una individuale e l’altra spirituale. Solo 1a spiritualità, ovvero ciò che ha riferimento alla Realtà Suprema (adhyatmikam) è libertà (svatantryan)- E solo nella libertà c’è spiritualità.74 Non possono esistere separatamente- C'è una sola entità che ha assunto diversi nomi e forme.

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Esattamente come dallo stesso latte si ricavano prodotti che hanno nomi e forme diverse, cagliata, yogurt, siero, panna, burro, ecc.- così il pensiero costante di Dio, lo starGli vicino, il gustare la Sua Forma ed il fondersi con Lui 75 sono nomi differenti per indicare la medesima esperienza spirituale.

 

Questi quattro stadi, tuttavia, sono graduali nel processo di realizzazione del Divino.

Quattro stadi per essere in Dio [24] pag.146

Salokyam significa pensare sempre a Dio e vivere nel mondo spirituale, o, per così dire, nel mondo di Dio, per contrasto al mondo materiale- Samepyam significa avvicinarsi allo Svami o a Dio. Sarupyam significa diventare uno con lo Svami. Sayujyam è lo stadio finale, in cui si diventa Svami in Persona, cioè, avviene una completa fusione senza alcuna traccia di dualismo-

Inutili esteriorità [32] pag.149

Vivendo nell'immenso universo, dovete aprirvi a vedute e sentimenti di largo raggio, affinché comprendiate la natura dell’infinito Atma. La spiritualità non va relegata in schemi mentali ristretti- Per molti l’adorazione, i bhajan o il canto devozionale, la meditazione ed altre simili attività sono viste come segni di spiritualità; ma tutte queste cose non sono altro che diversivi della mente, atti solo ad appagare chi li segue. Voi rendete lode a Dio con parole come queste: "Signore, tu sei mia madre, mio padre, mio amico,..." - Ma perché mormorare tutto questo frasario insensato? Perché non limitarsi a dire "Tu sei me ed io sono Te", e farla così finita?

Io-Tu-Noi siamo Uno [33] pag.149

A proposito, non è corretto dire "Io e te siamo uno ", perché tu ed Io siamo noi, ma mai una unità. Meglio sarebbe dire "Noi e noi siamo una cosa sola", perché Io sono in voi e voi siete in Me. Perciò, una volta insieme, diventiamo uno.

Comunque, nella frase "Noi e noi siamo una cosa sola” c'è dualismo, giacché il "noi” sta ad indicare il corpo fisico ed il Principio Divino dell’Atma- Quando capirete la natura di questi due aspetti della vostra personalità, non penserete più in termini di relazione materna, paterna o amichevole fra voi e Dio. Siete entrambi una cosa sola, pur avendo l'apparenza di due. Eccovi un esempio pratico.

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I microfoni che stanno di fronte a Me sono apparentemente due, anche se in realtà funzionano come uno solo nel processo di amplificazione della voce, in modo da farla arrivare alle orecchie di tutti. Questo è il modo in cui dovreste visualizzare e realizzare

l’unità del corpo e del Cuore (Hridayam) o dell’Atma.

 

Questa è l’unica disciplina spirituale a cui dovreste dedicarvi.

Relazione divina antropomorfica [34] pag.149

Studenti! Vita spirituale vuol dire vivere in unione con Dio- Voi non siete altro da Dio: siete Dio e Dio è voi. Se siete solidamente fondati in questa fede non servono altre pratiche ascetiche o sadhana- Ci sono naturalmente alcuni che ripetono come pappagalli “Io e te siamo uno”, ma senza vivere in sintonia con questo principio. C'è una storiella su questo punto.

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Un guru aveva dato ad uno dei suoi discepoli l’incarico di ripetere il mantra "Shivo ham”, spiegandogli che il significato di quel mantra è “Io sono Shiva”- Un giorno, mentre era raccolto nella ripetizione di Shivo-ham, gli si avvicinò un amico per chiedergli che cosa significasse quel mantra- Avutane la risposta, l’amico gli chiese ancora: "Se tu sei Shiva, che rapporto c’è tra te e Parvati?”. Il discepolo si affrettò a rispondere. "Dio mi perdoni l’affronto! La Dea Parvati è di gran lunga superiore a me e merita da parte mia adorazione e culto”-

 

Qui c’è da notare che, se il discepolo avesse avuto fede e convinzione autentiche nel mantra "Shivo ham" il cui significato è che esiste un solo Dio che ha assunto tutti i nomi e le forme di ogni divinità e di tutti gli esseri viventi nell’universo intero la giusta risposta alla domanda dell'amico sarebbe stata: "Sono anche Parvati"- Invece, fu data una risposta sbagliata, condizionata dall’idea tradizionale che fra Parvati e Shiva esiste una relazione coniugale. Sorgeranno dunque complicazioni del genere se penserete a Dio nei termini di una relazione umana, come con una madre, un padre, e così via. Dovreste invece avere una fede irremovibile nell'unità di Dio ed affermare- "Io sono Te, tu sei Me; non siamo due, ma una sola cosa". Questa è la vera libertà che sta dentro di voi.

Il dharma dell'audacia [35] pag.150

A questo proposito, dovreste comprendere il giusto significato dei termini Svadharma e Paradharma, come vengono usati nella Bhagavad Gita. Svadharma significa il dharma relativo allo Spirito (Atmadharma), ossia il compito di andare a Dio, e non va inteso come i doveri del proprio stato, inerenti alla propria casta di bramini (brahmana-dharma), di guerrieri (kshatriya-dharma), e così via. Così pure, Paradharma è il dharma che ha attinenza con le cose del corpo (deha-dharma), cioè con i doveri implicati nel rapporto col mondo fisico e con ciò che è corporeo. Questo è il senso da attribuire all'espressione della Gita, Paradharmo bhayavahah, con cui non si vuol dire altro che la paura è la sorte che spetta a chi nella vita soggiace ai doveri del corpo (deha-dharma)- Nessuna paura, invece, vi affligge quando seguite le vie dello Spirito (Atma dharma). Se, dunque, comprenderete il vero significato dei versetti e dei termini usati nella Gita, e sulla base di quella conoscenza modellerete la vostra vita, nessuna calunnia, né scherno, né dolore, né sofferenza potranno incutervi paura.

Cambiare dentro [16] pag.169

Il fatto che l'uomo dimentichi se stesso è dovuto al senso dell'ego (ahamkara). La più grande e concreta schiavitù è l’oblio della propria realtà. La vera realizzazione (shakshatkara) consiste nel prendere coscienza della propria realtà. Se non ci sono cambiamenti nel vostro atteggiamento, a nulla servono tutte le vostre pratiche spirituali come la ripetizione di un mantra (japa), la meditazione, lo yoga, le attività (karma) e il servizio (seva). Non è l'uomo, bensì la mente che deve cambiare. Cambiare carattere è ben più importante che cambiare abito.

 

La scienza di Dio

Manmatha e Shiva [5] pag.45

Invece, in questi giorni, si crede che la presunzione e la superbia aggiungano fascino alla conoscenza acquisita- Bisogna rinunciare all’attrattiva che una persona esercita per via della sua cultura nei vari campi del sapere profano; solo in quel caso si può manifestare la genuina ed innata Divinità di un individuo, e solo allora la sua personalità, che è il sé, sarà in grado di accettare il Divino- L’ego funge da Manmatha, è l’“agitatore della mente", e dev’essere ridotto in cenere per mezzo dello scontro con la visione divina. Il Divino, l’Ishvara, non si concede al fascino fisico, all'autorità mondana, al potere muscolare o finanziario. E’ questo il significato interiore dell'episodio di Manmatha.

Necessità di una disciplina [4] pag.68

Qual è il modo più benefico di vivere in questo mondo per l’uomo?

La risposta è: vivere una vita regolata e disciplinata. La vera educazione deve insegnare all'uomo l'osservanza di questi limiti e di queste restrizioni- Sopportiamo grandi pene e duri sacrifici per acquistare la conoscenza del mondo. Seguiamo degli stretti regimi per sviluppare il fisico. Qualunque sia il nostro obiettivo, dobbiamo obbedire ad un codice di disciplina appropriato.

Il percorso della disciplina [5] pag.68

Quali sono precisamente i benefici di un pensiero e di una condotta disciplinati? Le norme e le regole sulle prime sono elementari: poi consentono di divenire consapevoli di ragioni che oltrepassano la portata dei sensi. In seguito, si può viaggiare oltre la portata della mente e financo oltre i confini più lontani di ciò che è raggiungibile da tutte le potenze racchiuse nel corpo umano- Infine, si prende coscienza e si sperimenta la Verità delle verità; che si è l’Uno, immanente in tutti, e in tutto il Cosmo. Quando si è ben stabiliti in questa fede ed in questa consapevolezza, si è pieni di Beatitudine -

Vantaggi di Vidya [6] pag.68

E’ questa la Vidya, la Scienza Suprema; questa è la conquista della vera Educazione, l'apice del miglior processo educativo. Nel corso di questo processo, Vidya fornisce molte istruzioni collaterali, come la configurazione di una società ideale, i migliori rapporti che si possano desiderare tra uomo e uomo, le più benefiche relazioni fra popoli, razze, nazioni e comunità, ed il miglior modo per svolgere la vita d'ogni giorno. Vidya impianta questi principi nel cuore, nella profondità che è necessaria per il progresso umano.

Fiori senza profumo [8] pag.69

Ci può essere chi è dotato di una bellezza fisica straordinaria, può avere lo splendore e la prestanza giovanili, può vantare un lignaggio di grande nobiltà, può essere celebre per la sua cultura; ma, se manca delle virtù che solo la disciplina spirituale (Vidya) può fornire, è come se fosse un bellissimo fiore che non emana profumo alcuno.

Disciplina della mente [13] pag.71

La vera ascesi (tapas) consiste nell’osservanza di queste discipline e di questi divieti- La mente è il maggiore dei tre strumenti dell'uomo (trikarana).70 La dobbiamo proteggere, affinché non vi entrino attaccamenti, passioni ed eccitazioni, estremi che le sono naturali. Le onde che si alzano furiose nella mente sono il desiderio, l'ira, la cupidigia, l'attaccamento, la superbia e l'invidia, i sei nemici interiori dell'uomo - I primi due trascinano al loro seguito gli altri quattro - Per liberarci da essi e per continuare sulla via spirituale, dobbiamo attuare una disciplina interiore (sadhana),71 e Vidya ci insegna come farlo.

Il primo tipo di felicità [11] pag.110

La felicità è di tre tipi. Un tipo ha inizialmente l’aspetto di veleno, ma poi si trasforma in nettare. Questo tipo di felicità si ottiene per mezzo della conoscenza dell’atma: è felicità sattvica. Per intenderci, i primi passi della disciplina da compiere -Shama o il controllo della mente, Dama o il controllo dei sensi, ecc..(99) appaiono duri e ingrati, e richiedono lotta e sforzo. La reazione, perciò, può essere amara.

 

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(99)- Sai Baba allude qui alla Quadruplice Disciplina. “Prima di cercare la verità dobbiamo aver puro il cuore; è questa la quadruplice disciplina preliminare imposta agli aspiranti. Sono soprattutto discipline etiche, simili agli Yama(...). Le quattro discipline sono:

 

1)discriminazione tra l’Eterno e il Non-eterno, tra il Reale e l’irreale, cioè tra il Sé e il Non-Sé.

 

2)assenza di desiderio sia per le gioie di questo mondo sia per quelle dell’altro, ossia del Paradiso.

 

3)i sei tesori: pace e controllo della mente; controllo dei sensi, autocontrollo, autodomio; raccoglimento interiore; sopportazione, pazienza, tolleranza; fede costante, fermezza e impassibilità della mente, stabilità mentale.

 

4)fervido desiderio della Liberazione”.(PD)”Questa natura è divina perché Dio è la sostanza stessa della quale l’uomo è solo un nome e una forma. Per averne coscienza occorre possedere e sviluppare la Quadruplice Disciplina.

 

1)discernimento tra l’eterno e il transuente, ossia sapere che l’Universo, il jagat, è continuamente soggetto a cambiamenti e modificazioni, mentre solo l’Assoluto, il Brahaman, è immutabile.

 

2)viraga=distacco, ossia distacco dai piaceri di questo mondo ed anche da quelli che si avrebbero in paradiso, poiché si è raggiunta la convinzione che sono fuggevoli e intinti di dolore.

 

3)raggiungere le sei virtù desiderabili che sono: il controllo dei sensi interni ed esterni, delle spinte dei sensi, la fortezza nel mezzo delle sofferenze, della gioia e della vittoria, l’astenzione da ogni azione che porti conseguenze vincolanti (uparati, lett.”cessazione”, desistere da godimenti sensoriali o da qualsiasi azione mondana; dalla radice uparam, “astenersi dall’azione”, “cessare”), ferma fede nel Maestro e nei testi che Egli spiega, stabilità mentale o samadhana, ossia contemplazione imperturbabile del Brahaman fondamentale, senza che altre onde di pensiero la disturbino”. (VA) “Chiunque possegga le sei Qualificazioni può facilmente vedere con gli occhi della mente la forma di Dio non appena sente la descrizione della Sua natura. Se questo distacco è ben radicato, la coscienza diventa pura e si rende possibile l’uparatti, il distogliere i sensi dal mondo oggettivo”.

(S)

Come si può evincere da questa spiegazione dello Swami il Sat Sampat o le Sei Qualità, è interrelato con gli altri elementi della Quadruplice Disciplina.

“Titiksha” significa imperturbabilità” di fronte alle dualità di gioia e di dolore, di vittoria e di sconfitta, di profitto o di perdita; è l’accettazione coraggiosa di ogni dualità. Essa è il privilegio del forte, la ricchezza dell’audace. La volontà del debole è tremula come la piuma del pavone, sempre inquieta, incapace di fissarsi neppure per un momento. Oscilla come il pendolo dalla gioia al dolore, di momento in momento. La titikha non è la stessa cosa di sahana, che è la capacità di sopportare qualcosa, di tollerare, di rassegnarsi, perché non si ha altro scampo. La disciplina spirituale è invece l’accettare qualcosa, pur avendo la possibilità di evitarlo. La via alla Liberazione è l’accettazione paziente del mondo esterno della dualità, combinata con la pace interiore e la fermezza d’animo. il solo tipo di sadhana che possa dare buoni risultati è l’accettare tutto, con discriminazione analitica”.(S)  

La vera penitenza [7] pag.119

Le pratiche penitenziali (tapas) non consistono nel mettersi a testa in giù e piedi per aria, come un pipistrello- Non vuol dire rinunciare a tutti gli averi, a moglie e figli, per martoriarsi il corpo e mettersi a respirare tappandosi prima l’una e poi l'altra narice per regolarizzare il respiro.114 No! L’ascesi (tapas) consiste nel mettere all'unisono le azioni fisiche, le affermazioni verbali e i propositi mentali- Pensiero, parola ed azione devono essere tutti puri. Questa è la vera penitenza, la vera ascesi- E Questa coerenza non deve nascere dalla coercizione del dovere. Lo sforzo va intrapreso per soddisfare i propri impulsi interiori, per l'appagamento del sé- Questa lotta è l'essenza della pratica penitenziale.

Dio è unità

Capitolo I. 4. Dio è legge in sé

Coltivate la vostra natura Divina con la disciplina spirituale superando gli ostacoli, effetti provocati dalle azioni delle vostre vite anteriori. Dio non è alla portata del vostro intelletto, né dei vostri sensi; non può subire restrizione alcuna, né alcun metodo può costringerLo; Egli è legge in sé. Per darvi un'informazione ogni vostro senso compie una funzione per volta: l'orecchio vi reca il suono, la lingua il gusto e così via. Dio è al di là di queste sensazioni; non esiste una "tecnica" per percepire la Sua essenza.

Capitolo I. 6. Messaggio d'amore

L'amore è Dio e Dio è amore. Dio Si manifesta dove c'è l'amore! Amate con sempre maggiore intensità, trasformate questo amore in servizio ed il servizio in preghiera. Questa è la disciplina spirituale più elevata. Non esistono esseri viventi privi della possibilità d'amare; anche un folle ama qualcuno o qualche cosa. Bisogna realizzare che questo amore è il riflesso di Dio in voi. Non esisterebbe nessun desiderio di amare se non si avesse questa sorgente d'amore latente nella profondità del cuore. Realizzatene la presenza, abbiate fede e sviluppate tutte le sue possibilità al fine di irrigare il mondo intero con le sue acque. Non aspettatevi nulla in cambio da coloro che amate, non coltivate l'odio e la discordia, ma cercate di vedere il bene e Dio nel vostro prossimo. Abbiate rispetto di voi stessi poiché Egli dimora in voi. Purificate il vostro cuore affinché Egli vi si possa installare.

Capitolo III. 9. Tutti pellegrini verso la stessa meta

Ci sono tre linee lungo le quali lo sforzo deve essere diretto affinché la vita non diventi un inutile e faticoso viaggio nel deserto:

1) praticare esercizi spirituali e disciplina;

2) coltivare il distacco;

3) sviluppare la fiducia in se stessi.

La virtù necessaria al progresso spirituale è la rinuncia.

Non è il valore delle cose lasciate che conta, ma la grandezza dell'impulso. Non si può dire che la vita spirituale sia cominciata finche i piaceri sensoriali hanno il predominio. Le esperienze spirituali sono reclamate da molti ma raggiunte da pochi perché i sensi hanno il sopravvento. Una piccola indagine vi rivelerà che i sensi sono cattivi maestri e fonte sterile di conoscenza: la gioia transitoria che essi danno alla fine si tramuta in pena, mentre le percezioni che trasmettono non conferiscono pace al cuore. Solo la contemplazione del potere e della Maestà di Dio, che si può osservare nell'immensità dell'Universo, è una vera sorgente di felicità. Nemmeno due persone sono d'accordo su uno stesso argomento, anche se si tratta di fratello e sorella, marito e moglie, padre e figlio., ma quando si è diretti verso Dio tutti possono trovarsi d'accordo e cooperare amorevolmente. Puoi essere pellegrino anche durante lo svolgimento dei tuoi doveri quotidiani: devi solo sentire che ciascun momento è un passo verso di Lui. Fa ogni cosa dedicandola a Lui come se fosse da Lui diretta, come un lavoro per adorarLo e per servire i Suoi figli che sono tuoi fratelli. Misura tutte 1e tue azioni, le tue parole e i tuoi pensieri, con questo metro. "Dio approverà tutto questo?" "Questo contribuirà alla Sua Gloria?"

 

Capitolo VI. 6. La società è la scuola migliore per imparare la lezione dell'Unità

Rinchiudersi in una stanza, offrire fiori ed incenso all'immagine di Dio, cantare o recitare la Sua gloria, sono sostituti molto poveri della vera disciplina che potrà liberarvi dall'ignoranza. Tutti gli esseri sono immagini di Dio, perché quindi sfuggirli? Tutta la creazione è in marcia verso di Lui. Perché dunque vi comportate come se viaggiaste da soli? Voi ritenete che il tempo passato in chiesa, nei templi o nella vostra cappella privata, in adorazione e in preghiera, sia sufficientemente "dedicato a Dio" mentre il resto della vostra giornata può essere speso per altri scopi; ma non potete limitare o demarcare i reami di Dio e dell'uomo in tal modo. Dio è sempre con voi ovunque. "Tutto questo è Dio!" proclamano le Sacre Scritture. La società è una scuola dove la lezione dell'Unità è impartita a chi veramente la cerca. I saggi dell'India usavano ricorrere agli eremi nelle foreste per discutere, insieme ad altri studiosi, su argomenti filosofici e per dedicarsi a pratiche disciplinari. Così trassero ispirazione ed insegnamento l'uno dall'altro ed appresero la verità che "Questo universo è avvinto a Dio" e che Dio è il legame che unisce i mondi. Se l'uomo rinuncia alla sua presunzione e diventa il discepolo di Madre Natura anziché esserne il tirannico padrone, potrà ascoltare la sua voce che consiglia, ammonisce ed insegna.

Capitolo VII. 1. L'uomo trova Dio solo con la disciplina spirituale

Molte persone rinviano all’età matura o addirittura alla vecchiaia esercizi e disciplina spirituale, che dovrebbero essere appresi come un dono prezioso quando si è ancora giovani e pieni di energia. Non è mai troppo presto per incominciare. Dovreste abituare, sin dalla fanciullezza, gli occhi, la lingua, le orecchie, la mente e le mani ad evitare il male perché se sono puri e santi, la grazia di Dio sarà vinta. Quando le tentazione vi spingono alla falsità, non cedete, siate saldi. Se l'individuo è forte e sobrio la famiglia è prosperosa, il villaggio felice, il paese sicuro e solido e nel mondo si diffondono l'umiltà, il rispetto, la pace e l’amore. Cantate ad alta voce il nome di Dio, e l'atmosfera, carica di sentimenti divini, farà si che le nubi riversino sui campi la pioggia santificata; il grano crescerà e darà un cibo sacro e forte che indurrà l'uomo a cercare Dio. Questa è la catena di lavoro della natura. L'uomo è divino e può purificarsi sino alla perfezione grazie ad una meditazione sincera sul principio Divino.

Capitolo VII. 5. La vostra anima è sovrana dell'universo

La disciplina spirituale aiuta ad eliminare l'attaccamento alla vostra piccola individualità ed ai piaceri sensoriali. Non respingete l'anelito ad estendere il vostro amore verso tutto il creato, non abbiate paura di perdervi nell'Universale, non sporcate la vostra mente con mediocri desideri, fame e sete transitorie che si soddisfano con semplici bocconi a buon mercato. Quando meditate sull'Universo, cercate intensamente di insediarvi la vostra anima come la sua indiscussa sovrana. Celebrate il vostro trionfo sui nemici interiori che ostacolano il vostro progresso. Considerate tutti i vostri atti come atti di culto; il dovere è Dio ed il lavoro è culto. Accettate di buon grado tutto ciò che vi accade come opera Sua, come un segno della Sua misericordia. La Sua Gloria, la Sua compassione, la Sua grazia sono imperscrutabili e si manifestano con molteplici forme secondo la Sua volontà. Chi siete voi per giudicare? Io apprezzo e ricompenso l'umiltà, il coraggio, la simpatia, il servizio, la fratellanza ed il costante ricordo di Dio.

Quelli che Dio ama di più

1 - pag.59 DUE TIPI Dl DEVOZIONE

 

<<Ghitacharya>> (Il maestro della Ghita) ha dichiarato e promesso: <<A chi Mi ama, Mi ricorda e Mi loda, conferirò lo <<yoga>> della intelligenza" o "Bhuddi Yoga", e Lo prenderò in Me!>>. Lo < < yoga> > dell'intelligenza si riferisce al potere della discriminazione che aiuta l'uomo a distinguere l'<<atma>> dall'<<anatma>>, cioè il permanente dall'instabile. Ciò è possibile solo ai veri devoti del Signore. Il cammino della devozione è la strada reale per ottenere la vera conoscenza o saggezza. Che cos'è la devozione? Quando l'amore è canalizzato verso cose transeunti è <<attaccamento>>, quando scorre verso l'entità Eterna diventa <<devozione>>. La devozione è di due tipi: una ordinaria, associata alle attività devozionali, quali i riti ed il culto. Questo tipo di devozione non viene presa in considerazione dalla Ghita la quale sostiene che la vera devozione è quella riferita al carattere (le virtù) e all'amore totale per Dio. La devozione ordinaria si riferisce all'uso di cose prese dal mondo dei fenomeni apparenti per adorare il Signore; per esempio: l'uso dei fiori. Dove nascono questi fiori? Li avete forse creati voi? Siete stati capaci di fabbricarli? Certamente No! Essi provengono da Dio che è il loro creatore. Quindi, cosa c'è di speciale nell'offrire cose che Lui stesso ha creato? Il secondo tipo è la devozione pura, cioè riferita ad attività compiute per adorare Dio che è in noi, nel nostro cuore, tramite fiori che non sono però relativi al mondo dei fenomeni (trattasi delle virtù).Vediamo ora la differenza fra <<jnana>> e <<dhyana>>, fra conoscenza e meditazione. Alcuni ritengono che senza la meditazione non è possibile avere la conoscenza del <<reale>> e che, senza quest'ultima non potete entrare nello stadio della meditazione. In tali circostanze con quale dei due dovremmo incominciare? In termini tecnici la meditazione si riferisce alla concentrazione su di un oggetto ed attraverso essa raggiungere lo scopo. Ma questa non è una definizione corretta! Etimologicamente <<daivachintanam>> spiega l'origine di <<dhyana>>. <<Daivachintanam>> vuol dire: <<meditazione su Dio>>. Meditare e pensare al Signore è devozione, e senza questa devozione non è possibile avere l'illimitato splendore di Dio (La saggezza). E' necessario prima avere i fiori, poiché senza fiori non ci possono essere i frutti. La devozione e paragonabile ai fiori e senza di essa è impossibile avere la conoscenza (frutti). Nello stadio dei <<fiori>> un devoto deve assumere l'atteggiamento del servo di Dio o <<dasoham>> e, partendo da quello stadio, deve raggiungere quello di <<Io sono Brahma>>.Vidyaraja (un santo) aveva iniziato il suo sadhana dallo stadio di <<Io sono il tuo servitore Signore!>> e, gradualmente, il <<sadhana>> di <<dasoham>> divenne <<Io sono quello, Io sono il Signore stesso>>. Un giorno Vidvaraja stava discutendo con i suoi discepoli ed uno di essi gli disse: <<Swami, ci hai parlato del cammino <<dasoham>> (Io sono il servo di Dio) ma oggi tu ci dici <<Soham, Soham!>> (Io sono Quello)>>. Swami rispose: <<Cari ragazzi, è vero che dicevo <<Io sono il Servo del Signore>>, ma, ieri, il ladro di cuori <<Chitta Chora>>. ( Krishna) è venuto e mi ha rubato il cuore, e mi ha fatto sentire <<Soham, Soham>> Ha tolto dal <<Dasoham>> la sillaba <<da>> ed è rimasto solo <<soham>>. E' un vero ladro!>> Vidyaraja aveva avuto un sogno nel quale il Signore gli diceva: <<Hai iniziato il Tuo <<sadhana>> dallo stadio di <<dasoham>> ma hai progredito e sei arrivato vicino a Me; ora devi passare allo stadio di "soham">>.Paramahmsa aveva due devoti, uno era padre di famiglia e conduceva la vita familiare e l'altro era un <<sannyasin>>.Vivekananda era il <<sannyasin>> e Nagamashaya era il padre di famiglia. Quest'ultimo praticava la attitudine di <<dasoham>> ( Io sono servo di Dio). Quando il devoto inizia questa disciplina non deve esserci nessun egoismo in lui, altrimenti, non potrà ottenere nessuna conoscenza <<atmica>>. Anche per Arjuna fu la stessa cosa: Krishna lo incoraggiò più volte e, solo dopo che egli ebbe gettato l'arma <<gandiva>> dell'<<ahamkara>> (dell'ego), poté dichiarare:<<Sono pronto ad obbedire ai Tuoi comandamenti!>> Fino a quando c'è l'egoismo non potrete stabilire voi stessi nello stadio dell'<<Atma>> ma, una volta ottenuta la Grazia del Signore, è impossibile avere egoismo: non è possibile avere la luce e le tenebre nello stesso tempo. Pertanto Nagamashaya iniziò lo stadio di <<dasoham>> con grande umiltà. Dal canto suo, <<Vivekananda>> sviluppò una mente espansiva recitando <<Sivoham, Sivoham>> (Io sono Siva. Io sono Siva). Le due esperienze erano differenti, ma tutte e due tendevano a superare il potere della illusione, <<maya>>.

Nagamhashaya adottò il cammino di <<dasoham>>, divenne sempre più piccolo e si liberò dai legami della illusione, mentre Vivekananda ridusse in pezzi i lacci di <<maya>> recitando <<Sivoham>>, ossia espandendosi. Una persona che sviluppa in se stessa l'idea di <<Io sono Dio, Io sono Dio>> non sarà toccata da nulla. Ovviamente è senza utilità recitare semplicemente queste parole, esse devono nascere dalla esperienza. Si dovrebbe superare la coscienza del corpo ed avere il controllo dei sensi, identificandosi continuamente con il Signore, e solo così si potrà acquisire la suprema conoscenza. In altre parole, un devoto che rimuove l'egoismo dal suo cuore ottiene il supremo <<bliss>> (beatitudine).

2 - pag.61 TRE STADI

 

Ci sono tre stadi nella evoluzione spirituale: Il primo stadio è quello dwaita il dualismo; il secondo della <<vishisdatwaita>>, monismo qualificato; il terzo della <<adwaitha>>, monismo puro o non dualismo. All'inizio del cammino spirituale il sadhaka dichiara:<<Io sono un devoto di Dio>>, ed in questa dichiarazione appaiono due Entità: Dio e il devoto. In questa particolare situazione il metodo di approccio è il seguente: <<Dio è là e vorrei vederLo>>. Gradualmente il sadhaka progredisce ed inizia ad argomentare con il Signore: <<Oh Signore! Io sono un Tuo devoto, io sono un Tuo devoto!>>. In questo stadio egli si trova faccia a faccia con il Signore stesso. Il terzo stadio è <<Io sono Te, Tu sei Me!>>. <<Io sono un Tuo devoto>> si riferisce alla <<vishistadwaitha>>. <<Io sono devoto di quel Dio fuori di me>> si riferisce alla <<dwaita>> cioè al primo stadio: <<Io sono Te>> è l'ultimo stadio o la <<adwaitha>>. Iniziamo il nostro cammino dallo stadio del dualismo e gradualmente raggiungiamo quello del non dualismo. Dobbiamo incominciare con la devozione ordinaria, con una forma <<saguna>>, e con gli attributi di quella forma, <<sakara>>, altrimenti non ci sarà possibile raggiungere l'Assoluto: il primo passo è divenire <<I servi del Signore>>.

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Eccovi un esempio: c'è un grande cerchio da una parte e, vicino ad esso, un cerchio più piccolo. Il cerchio grande può essere paragonato a Dio ed il piccolo al <<Jiva>> (l'individuo). Questa separazione è chiamata <<dwaitham>>: dualità. <<Vishistadwaitha>> si riferisce al cerchio più piccolo inserito nel cerchio più grande. Quando si espande e diviene uno con il cerchio grande allora si avrà la <<adwaitham>> o lo stadio della non dualità. Il cammino della devozione (Bhakti marga) e di <<prapathi>> (arresa totale) è quello percorso dal <<jiva>> per fondersi nel Devathathwam, o nel principio divino. Quando riconosceremo che questo principio è in noi, potremo diventare <<testimoni>> di ciò che c'è in noi ed intorno a noi e sviluppare così una mente espansiva e, finalmente, divenire <<Uno>> con il Signore.

6 - pag.75 LA DISCIPLINA

 

Il desiderio inizialmente è molto, molto attraente. E’ estremamente dolce, ma, quando svanisce, si sviluppa una sorta di disgusto. E’ veramente molto, molto difficile, quasi impossibile sbarazzarcene. La cosa migliore da farsi è non dargli troppa importanza sin dall'inizio. Si deve sviluppare una certa attitudine al sacrificio ed alla rinuncia se vogliamo liberarcene completamente. Se non ne abbiamo la capacità non potremo ricevere la Grazia del Signore. Un cavallo che non può essere controllato, un veicolo senza freni ed una vita fondata sui sensi sono pericolosi e nocivi. Il controllo dei sensi è molto importante. Patanjali diceva che queste tendenze della mente non dovrebbero andare in tutte le direzioni, ma dovrebbero essere vinte e poste sotto controllo. Per ogni cosa ci deve essere un limite: anche la felicità che eccede certi limiti produce l'isterismo. Prendete ad esempio la temperatura del corpo quando raggiunge 38 gradi diviene malattia. Se la pressione del sangue è 120 su 80 è normale, se supera l50 su 90 diventa malattia. Così è per il nostro cuore: i suoi battiti sono 75 al minuto ma, se il loro numero aumenta, denoterà una malattia. Lo stesso possiamo dire degli occhi: se la luce diventa troppo forte, essi non potranno vedere e, per le nostre orecchie, se il suono è troppo forte, non potranno udire. Ecco perché dobbiamo imporci dei limiti e questa è la disciplina. La disciplina va di pari passo con il progresso dell'individuo il quale, se non ha disciplina, diventa un animale. Prendete dunque i due terribili nemici dell'uomo, il desiderio e l'ira, e cercate di avere il controllo. Essi non sono nemici esterni ma interni, ed una volta conquistati, anche i nemici esterni saranno vinti. La Bhagavad Ghita ci ha insegnato che il desiderio e l'ira sono i principali nemici della liberazione.

 

Ghita Vahini

3 - pag.11 Il <<Dharma>>

 

Arjuna è l'individuo (Jivi), il corpo è il carro e l'auriga è Krishna, il Signore, l'ispiratore della intelligenza, il <<Brahman>> (la divina energia cosmica) che lo spinge in risposta alla sua preghiera <<Dhiyoyonah prachodayath...>> (risveglia la mia intelligenza Signore e guidami!).I Kauravas rappresentano la natura diabolica, mentre i Pandavas quella divina. I primi sono <<Asat>>, irreali, i secondi <<Sat>> la verità. Gli uni il male e gli altri il bene Fra i due sempre vi è stata lotta ed in questo conflitto fra forze opposte, Krishna (Il <<sé>>, l"atma'' è sempre dalla parte del <<dharma>>, la realtà che sostiene, e non dell'illusione che la mina. Se cercate di avere il Signore dalla vostra parte come guida, munitevi della divina natura (<<Daivi Sampath>>), e delle qualità del <<dharma>>. Dove c'è il <<dharma>> c'è il Signore! Naturalmente ciò non significa che il Signore non è omnipresente.... !

Il burro è ovunque nel latte e può ottenersi con il processo dello sbattimento e del mescolamento. Anche il Signore si rende manifesto in un luogo specifico, proprio come il latte, dal processo del <<Dharma-sadhana>> (disciplina spirituale che conduce a riconoscere ciò che è <<Dharma>> e ciò che non lo è). E’ detto: <<Dove c'è il Dharma c'è la vittoria!>>. Arjuna era vinto dall'aspetto fisico e perciò fu necessario benedirlo con la conoscenza del reale, cioè con l'aspetto atmico. L’intero complesso del <<sadhana>> è impiegato per chiarire cosa è la consapevolezza dell'<<Atma>> e per fissare l'attenzione su tale concetto. L’insegnamento di Krishna è il riassunto e la sostanza della ricerca della verità.

2 - pag.47 <<Jnana yoga>> o lo <<yoga>> della conoscenza

 

Krishna volle che Arjuna imparasse quelle tre lezioni e non soddisfatto di ciò gli disse che <<jnana>> è il fine ultimo e la vittoria sul karma. "Jnana" è il tesoro da conquistare con l'umano sforzo per purificare la mente ed ottenere la grazia di Dio. "jnana" (beatitudine), ma è la sede stessa della beatitudine. Quindi lo iniziò nel sentiero della conoscenza, il sentiero di <<jnana>>. Il soggetto è trattato fino al 5° capitolo. <<Jnana yoga>> splende come un prezioso gioiello in mezzo agli insegnamenti della Bhagavad Ghita. Krishna dichiarò: <<Nahi jnanena sadrisam pavithramiha vidhyathe>> (niente è più sacro della conoscenza). Anche dopo, nel 7° capitolo, Egli disse: <<Jnani wathmaivame matham>> (considero lo <<jnani>> come me stesso). L'eccellenza dello <<jnana yoga>> è stata sottolineata anche in altri contesti della Ghita. Ecco perché lo <<jnana yoga>> è considerata la più fruttifera di tutte le discipline spirituali (<<sadhana>>). Tutte le <<Sastras>> trovano il loro fine ultimo nella <<jnana>> (conoscenza).<<Dhyanam>> (la meditazione) è considerata la contemplazione della <<jnanasvarupa>> cioè della forma della conoscenza che è la natura reale di ciascuno. Tutti sono in voi e voi siete in tutti. Dovete avere questa convinzione fissa nella vostra coscienza per mezzo dell'analisi, della discriminazione e della esplorazione intellettuale. Dovete isolare e congedare dalla coscienza le impressioni dei sensi, della mente, dell'intelligenza, ecc. Queste non hanno niente a che vedere con l'atma che voi siete. L'atma è intoccata da qualsiasi soggetto ed oggetto. Anche se i sensi, la mente, l'intelligenza, ecc., sono inattivi quella inattività non toccherà l'atma! Sapere che l'atma è una tale entità inattaccata ed intoccata è il segreto di <<jnana>>. Ogni singolo atto dovete compierlo con questa conoscenza come sfondo. Quella consapevolezza dell'<<atma>> vi guiderà in entrambi quei sentieri, quello esterno e quello interno, la <<pavritti marga>> e la <<nivritti marga>>. Essa non ostacolerà l'azione, ma le conferirà scopo e significato; costruirà la fede ed una vita morale. Porterà l'uomo nel reame della libertà lungo il cammino del <<nishkama karma>>, la rinuncia ai frutti delle azioni e non della rinuncia all'azione. Per diventare liberi, <<jnana>> è la diritta via. Per tanto essa è detta incomparabilmente sacra. Ne consegue che la ignoranza è la cosa più indegna ai mondo.<<Vedi l'universale nel particolare ed il particolare nell'universale, questa è l'essenza di <<jnana>> disse Krishna. Ogni <<kshethra>> (corpo) conosce un solo <<kshthrajna>> (abitante), l'<<atma>>, te stesso, il tuo proprio <<sé>>! Conosci questo e diventa uno <<jnani>>.Realizza che l'<<atma>> è <<Paramatma>> (l'anima è Dio), questo è <<vijnana>> la conoscenza superiore>>. Krishna che è omnisciente iniziò ad insegnare questo <<yoga>> ad Arjuna per togliere ogni dubbio dalla sua mente. <<Arjuna! Ho insegnato questo sacro ultimo <<jnana yoga>> a Surya (il sole). Poi da una generazione all'altra l'ho insegnato a Manu e Ikashvaku e da loro ai rajarshis (saggi dell'antichità). Si perse, e quindi Io venni affinché questo <<yoga>> eterno fosse restaurato nel mondo. Non avrete mancato di notare la contraddizione fra lo <<jnana yoga>> che si dice eterno o sempre esistente e la dichiarazione che si è perso. Ovviamente tale dichiarazione non fu fatta senza discernimento. L'indistruttibile appare qui come <<distrutto>>. E’ chiamato indistruttibile o <<avyay>> per due ragioni: la sua origine sono i Veda che sono immortali e fu dimenticato perché durante secoli fu negletto e non praticato. Egli quindi sparì, fu perso alla vista e declinò. La dichiarazione non vuol dire altro'. Riportarlo alla vita, rimetterlo di nuovo in uso, e non crearlo ab initio! <<Perso alla vista>> è il senso nel quale la parola <<distrutto>> è usata. Il Signore non concepirà mai una cosa che soffra la distruzione.

2 - pag.75 <<Yajna>> il sacrificio

 

<<Arjuna! Ti dirò qualcosa circa <<yajna>> o il sacrificio. Ascolta con calma e controlla le agitazioni della tua mente. Si parla di <<draivayajna>>, <<thapoyajna>>, <<yogayajna>>, <<swadyaya yajna>>, <<jnanayajna>>. Quando si scava un pozzo la terra estratta dallo scavo forma un mucchio accanto ad esso. Non c'è scavo senza un mucchio di terra accanto. Quando si sono accumulate ricchezze, ci deve essere la corrispondente carità. L'uso appropriato delle ricchezze è chiamato <<draivayajna>>. E quale è questa utilizzazione? Donare mucche, terra o fare servizi gratuiti, ecc... Quando tutte le attività fisiche, mentali e la parola sono usate per il <<sadhana>> (disciplina spirituale) allora queste diventano <<thapoyajna>>. Far <<karma>> e rimanere libero da esso è <<yogayajna>>. Come può chiamarsi <<tapas>> il solo fatto di rimanere allungato perché uno è indebolito dal digiuno? <<Swadhyaya yajna>> significa studiare con umiltà e riverenza le Sacre Scritture che portano alla liberazione. Questo studio è il mezzo per pagare il debito verso i <<rishis>> (gli antichi saggi) che le composero. L'ultimo è <<jnanayajna>> che vuol dire la conoscenza dell'invisibile e dell'impercettibile. Ascoltare le Sastra che parlano di questa <<jnana>>, studiarle e ponderare sul loro insegnamento, valutare i pro ed i contro, questo è detto essere lo <<jnanayajna>>, <<Jnana>> vuol dire anche: desiderio di realizzare l'atma facendo tesoro delle indagini di coloro che l'hanno sperimentata. Arjuna! Potresti chiedermi quali sono i mezzi con i quali è possibile ottenerla. Coloro che hanno questo desiderio devono andare dalle anime realizzate ed ottenere la loro Grazia. Studiare i loro modi e le loro maniere ed attendere il momento fortunato di chiedere loro l'aiuto. Quando sorgono dubbi dovrebbero avvicinarli con calma e coraggiosamente. Studiare molti libri, dare lunghi ed interminabili discorsi e vestire l'abito arancione, non fa il genuino <<jnani>>. <<Jnana>> può essere ottenuta solo da coloro che hanno sperimentato l'Assoluto e solo attraverso di loro. Dovete servirli ed avere il loro amore. Come possono finire i dubbi studiando libri? La loro lettura non farà che confondere la mente. I libri al massimo possono informare, e non possono essere prove dirette. Solo l'essere realizzato può dare una prova concreta. Pertanto è necessario cercarlo e servirlo con riverenza e solo allora questa preziosa <<jnana>> potrà essere ottenuta. Come non c'è acqua marina che possa soddisfare la sete, così non ci sono studi delle Sacre Scritture che possano dissipare i vostri dubbi. Anzitutto l'aspirante spirituale dovrebbe avere devozione e fede ed essere semplice e puro e non impaziente ed irritabile nei confronti del maestro. La fretta rovina le possibilità del successo.

Qualsiasi cosa il guru dica dovrebbe essere praticata ed esperimentata. Egli non dovrebbe cercare di sperimentare tutto ciò che gli capita di udire o leggere e cambiare a capriccio il <<sadhana>>, spinto dal desiderio di divenire velocemente un <<jnani>>. Così facendo diventerà un perfetto <<ajnani>>. Tali individui devono stare molto attenti perché la loro fine è la pazzia. E’ molto meglio rimanere un ignorante! Devi sforzarti di far piacere al guru e vincere il suo favore obbedendo ai suoi ordini e servirlo amorevolmente. Non dovresti aver altro in mente che il suo benessere e la sua gioia. Abbandona tutto e vinci la sua Grazia, allora <<jnana>> sarà tua. Invece se sei disobbediente e critico, perché sei egoista e senza fede, non potrai essere benedetto dalla visione della verità, ma piomberai nell’oscurità. Come la mucca tiene vicino il vitello quando lo vede, così il guru porterà il discepolo (sishya) alla sua presenza e gli darà il latte della sua Grazia. Il discepolo dovrebbe avere un buon carattere e, solo allora, come un pezzo di ferro pulito, verrà attratto dalla calamita e riceverà l'attenzione immediata del maestro>>.

1 - pag.117 L'addestramento della mente

 

Generalmente la gente comune non riesce con facilità ad avere la mente fissa in Dio al momento della morte. Il processo presuppone un lungo allenamento, preceduto da una serie di compimenti: ciò che si chiama <<purva samskar>>. La mente dovrebbe passare attraverso una specie di corso disciplinare e diventare <<yogabhuktha>> cioè posseduta dallo <<yoga>>. Anche questo però non è sufficiente. Essa deve riuscire a sradicare tutti i pensieri bassi e ripugnanti, ed il disgusto verso di essi dovrebbe crescere con forza. Quando questo è fatto, il pensiero per Dio certamente emergerà e sarà presente nell'ultimo momento della morte. La vostra mente è quindi una cosa importante e quando essa si deteriora anche il resto del fisico si deteriora. Per domarla ed allenarla bisogna possedere buone abitudini e seguire certe discipline. Krishna incominciò a questo punto a descrivere come il Signore deve essere immaginato nella mente durante i vari stadi del <<sadhana>> è con quali sentimenti ed emozioni.

2 - pag.117 La meditazione sul Signore

 

<<Arjuna! La gente Mi descrive in tre modi differenti:

l) come <<nirguna niraakaara>>;

2) come <<saguna niraakara>>;

3) come <<saguna saakaara>>;

Ti dirò del secondo dapprima, e come devi immaginare il Signore sotto questo aspetto. Ascolta! Egli è descritto come <<kavi>>, <<puraanam>>, <<anusaasitha>>, più sottile del sottile, la sostanza, la base di tutto, che ha forma inimmaginabile, che possiede lo splendore del sole e che è al dilà di ogni traccia di ignoranza. A questo punto Arjuna lo interruppe e chiese: <<Signore! Hai detto che Egli è <<kavi>>! Ci sono <<kavi>> anche fra i comuni mortali quindi chiamarLo in quel modo non è forse screditarLo? Oppure, <<kavi>> nel Suo caso vuol dire qualcosa di speciale? Ti prego chiariscimi questo punto>>.Krishna allora rispose: <<kavi>> non significa semplicemente un poeta, ma vuol dire anche uno che è conscio del passato, del presente e del futuro, quindi l'attributo è riferibile al Signore. Egli sa tutto e vede tutto. La derivazione della parola <<kavi>> è <<sarvajna kranthadarsi>>, colui che vede il passo successivo. Il Signore danza nei cuori e fra un passo di danza e l'altro muta gli effetti. 11 <<kavi>> è il motivatore e la base, il poeta, ed il poema è la sua creazione!>>.Arjuna di nuovo: <<Signore! hai detto poi che Egli è <<pouraana>> cioè antico. Qual è il suo significato?>>. Krishna rispose: <<Ovviamente il Signore è molto antico, Egli è "sanathana", al di là dell'inizio, ma è anche "noothana" cioè nuovo in ogni momento. "praanavamithi", nuovo da sempre, nuovo in ogni minuto del passato e del presente. E la parola "anusaasitha" cosa vuol dire?

Significa "indipendente, maestro invincibile".

Egli ha stabilito un codice per tutti ed i cinque elementi eseguono i Suoi ordini che non possono trasgredire. Le Sue leggi governano il mondo interiore di tutti gli esseri come nessuna legge umana può fare. Egli opera nelle regioni della mente>>.La quarta espressione usata è <<anoraneeyan>> cioè più sottile del sottile. <<Sottile?..>> <<Forse pensi che sottile voglia dire un corpo microscopico! No! L’espressione "più sottile del sottile" significa "nirguna", senza caratteristiche, privo di qualità, qualcosa che non puoi sondare perché è al di là dei tuoi sensi. Più una cosa è ridotta nelle sue caratteristiche e più è sottile, più il numero dei suoi attributi aumenta e meno lo è “Sabda" (il suono) "sparsa" (il tatto), "roopa" (la forma), "rasa" (il gusto) "ganda" (l'odorato) sono le caratteristiche dei cinque elementi. La terra li ha tutti e cinque, mentre l'acqua ne ha solo quattro; il fuoco ne ha tre: "roopa" "sparsa" e "sabda"., l'aria ha solo "sparsa" e "sabda" e l’"akasha'' ne ha solo uno, "sabda">>. Ciascuno di loro è più sottile del precedente e l’"akasha'' è il più sottile di tutti.

Ciò appare evidente se si considera che la terra è per sua natura stazionaria, che l'acqua è più sottile e quindi scorre, il fuoco è ancora più sottile e quindi si alza, e l'aria può viaggiare ovunque, mentre l’"akasha'' o l'etere che non ha tatto, sapore, forma né può essere vista, ha una sola caratteristica: il suono. Il Signore che è al di là dei cinque elementi non ha nessuna di queste caratteristiche, Egli è il più sottile del sottile, è omnipervasivo ed immanente in tutti. E’ la caratteristica che rende una cosa più o meno pesante, ma il Signore che non ha tali fardelli è, pertanto, il più sottile di qualsiasi altra cosa. Ora vediamo la quinta espressione: "savaadhara>>. Ci sono due categorie "adhara>> e "adheya>> (il contenente ed il contenuto). Tutto ciò che esiste in natura è costruito su di una base. I cinque elementi sono tutti "adheya>> cioè contenuti nella base unica che è "Brahman>>, senza base. Nessuna altra entità esiste pertanto, è "sarvaadhaara>>, la base di tutto. Ti chiarirò anche il sesto aspetto "achintya rupam>> o che non può essere immaginato, né descritto, né dipinto, esso è al di là delle possibilità della mente. La mente è materia inerte ed è per sua natura effimera, mentre "Brahman>> o il "Paramatma>> (Dio) è "coscienza pura>>, eterno, immortale. Egli e la mente sono come due poli opposti, l'effimero ed il permanente sono completamente inconfrontabili. La mente muore, mentre Dio è immortale, essi sono senza rapporti come l'inerte e l’attivo. La domanda che sorge ora è la seguente: "Che cosa deve fare il sadhaka se non può usare la mente per riconoscere questo attributo? Egli deve immaginarsi Dio come inimmaginabile e questo è tutto! Egli deve dimorare in tale pensiero ed il frutto un giorno maturerà. All'inizio deve imparare a riconoscere i canali lungo i quali scorrono i suoi pensieri>>.A questo punto Arjuna disse: <<Signore! Andiamo avanti perché il tempo passa velocemente, non possiamo stare passivi senza prendere decisioni di fronte a questa battaglia; dobbiamo assumerci le nostre responsabilità. La guerra è pronta a divoratrice sopraffarci. Io sono pronto ad obbedire alle istruzioni che mi vorrai dare, non aspettiamo oltre, spiegami in breve, il settimo attributo "saguna-niraakaara">>.<<Sì!>>, disse Krishna, il settimo è <<aadhithya-varnam>>, autorisplendente come il sole. Esso è la sorgente stessa della luce, per questo, è chiamato <<adhitya>>.Ti parlerò anche dell'ottavo brevemente: <<Thamaash parasthaath>> al di là delle tenebre. Egli è il testimone delle tenebre o della ignoranza. Poiché <<para>> vuol dire testimone, e niente è più buio della ignoranza, così: <<thamasah>> vuol dire al di là di <<maya>>.Arjuna, chiudi gli occhi, per un attimo! Cosa vedi? I1 buio completo! Come fai a sapere che è buio? Non puoi vederlo e quindi chi ti dice che c'è il buio? Ci sono perciò due entità: il buio e chi lo sta osservando. Se tu stesso sei il buio come puoi vederlo? No! Tu sei colui che vede e quindi non sei il buio. Il buio è ciò che è visto, colui che vede sei tu, il testimone. Ora considera un altro fatto: l'uomo molto spesso condanna se stesso come ignorante, ma come può riconoscere la sua ignoranza? Da dove gli proviene quella conoscenza? Quando quella conoscenza entrò in lui? E come? <<Ajnana>> (ignoranza) è il <<visto>>, <<jnana>> (conoscenza) è il <<vedente>>.Tu sei il soggetto che vede l'oggetto <<ignoranza>>. Alla luce di questo fatto devi analizzare le otto sopradescritte qualità. Questa è la corretta meditazione sul Signore>>.

1 - pag.123 Dedica la tua mente a Me

 

Chiunque pensa a Me, chiunque Mi ricorda sempre, il suo ultimo respiro mortale uscirà dal centro della sua testa e Mi raggiungerà. Io sono vicino a Lui come Lui è vicino a Me. Mio caro Arjuna! Come potrei dimenticare chi non Mi dimentica? Dimenticare è una debolezza umana e non una caratteristica di Dio! Lascia che ti dica: non occorre <<yoga>>, <<thapas>> e neppure <<jnana>>! Non importa se non li fai perché sei troppo debole o non hai la forza e non ti senti di combattere e divenire un Maestro. Io non ti chiedo questo! Ciò che ti chiedo solamente è che la Tua mente sia fissa su di Me. Dedicami la tua mente, questo è tutto ciò che ti chiedo. Se un <<sadhaka>> non può fare questo atto di dedica al Signore mi chiedo: a cosa serve il suo <<sadhana>>? Se ti lamenti di non avere la forza mentale, allora Io ti domando: da dove viene la forza di dedicarti ad inutili ideali, vane fantasie, alla famiglia, alla posizione, alla fama ed alla fortuna? Non potresti dedicarMi quella forza?>> L'uomo offre tutto con facilità per avere piaceri sensoriali e non appena gli si chiede di dedicare i suoi pensieri, le sue azioni e sentimenti al Signore, si mette a sbraitare e lamentarsi! La salvezza, a parer suo, deve essere facile come comperare le verdure al mercato! E’ più immerso in <<thamas>> che in <<thapas>>, vuole guadagnare molto nel campo spirituale ma, non fa il benché minimo sforzo per cercare di sfuggire ai legami del mondo obiettivo. Coloro che sono spinti dal genuino desiderio per il frutto spirituale devono superare ostacoli e tentazioni, dubbi e dispiaceri e dimorare nel pensiero del Signore.

Allora il Signore non rimarrà indifferente, ma darà lo stato di equanimità perfetta descritto come <<aham Brahmamsi>>, l'identità perfetta (Io sono Te, Tu sei me, Noi siamo Uno) e il <<sadhaka>> contemplerà questa unità senza interruzione. Questo processo è chiamato: <<ananyabhaava>>.

Arjuna chiese: <<Tu dici che questa <<ananyabhaava>>, questa <<ananyabhati>> è di facile acquisizione e che non c'è bisogno di preoccuparsi molto. Mi dici inoltre che coloro che l'hanno ottenuta Ti hanno raggiunto. Ebbene! Che cosa esattamente hanno raggiunto?>>.

Krishna sorrise e rispose: <<Arjuna! Quale beneficio più grande di quello? Quella santa vittoria fa di un uomo mortale un <<mahatma>> (grande anima). Potresti chiedermi allora: che utilità divenire un <<mahatma>>? Ascolta: il <<mahatma>> è di gran lunga superiore all'uomo ordinario che si identifica con il corpo e con il respiro, con il particolare e con l'onda. Egli è preso dalla gioia e dal dolore, cade e si rialza ed è sbattuto dal vento nella tempesta e nella calma. Il <<mahatma>> è invece libero dall'esperienza duale, egli è al disopra ed al di là di essa, egli ha abbandonato la sua identità con il particolare ed è divenuto universale, eterno, senza cambiamento, il <<brahmabhaava>> e non il <<jivabhaava>>, colui che sa che l'<<atma>> non è una entità limitata, ma è libera da macchia di <<rajas>> e di <<thamas>>, colui che non è né preso, né trascinato dal desiderio.

Egli diventa pura coscienza, senza attaccamento o odio.

 

Coloro che oggi dicono di essere dei <<mahatma>> non hanno la purezza nel loro cuore e la loro coscienza è macchiata dalla stupidità. L'uomo dal cuore puro non avrà altre nascite ed altre morti, per lui non vi sarà nessun obbligo di ritornare sulla terra. Senza tale purezza è impossibile porre fine al ciclo vita-morte nonostante i meriti accumulati per azioni buone, nonostante il livello spirituale raggiunto, qualunque sia il Paradiso che uno si è assicurato. Solo coloro che sono perpetuamente in quella <<Brahmabhaava>> possono raggiungerMi ed essere liberi dalle catene e fondersi in Me!>>

Ad Arjuna sembrò che un altro dubbio lo preoccupasse e domandò: <<Se è così come dici, perché le <<Upanishads>> dichiarano che coloro che raggiungono il Paradiso, il <<Brahmaloka>>, non hanno bisogno di rinascere? Ti prego spiegami esattamente cosa vuol dire liberarsi (essere liberi) dal ciclo vita-morte.

4 - pag.133 Il segreto della liberazione

Udendo ciò Arjuna esclamò: <<Krishna! Parli di "sadhana" che porta al completo distacco, come di una disciplina facile. E’ così facile da praticare? Anche gli asceti la trovano difficile, figuriamoci per la gente comune come me! Essa deve comportare certamente uno sforzo formidabile! Ho l'impressione che con tali consigli, mi stai provando. Sarò in grado di raggiungere quello stadio? Potrò liberarmi?>>. Ciò detto si sedette scoraggiato.

Krishna lo vide in quello stato e gli andò vicino, gli diede una pacca sulla spalla e disse: <<Arjuna! Non occorre turbarsi e disperarsi! La fede non si acquista solo sentendone parlare. Si deve con l'aiuto della ragione, fare un esame approfondito, e dopo di che ti accorgerai che questa disciplina non è così dura come si immagina. Per divenire completamente distaccati non è necessario far crescere i capelli lunghi, vestire l'abito ocra e torturarsi il corpo. E’ sufficiente dedicare tutti gli atti a Dio, senza alcun desiderio. Questo è il segreto della liberazione: svolgere gli atti per piacere a Dio e basta!>>. Fare gli atti in quel modo non è difficile, basta avere una ferma fede ed una altrettanta ferma serietà. <<Chiunque compie tutte le sue azioni dedicandole a Me, chiunque medita su di Me, Mi serve, Mi rende culto, Mi ricorda e sa che lo sono sempre con Lui, Io provvederò per Lui in questo mondo e per il prossimo, Io Mi assumerò il fardello del Suo "yogakshema”. Mi ascolti?>> chiese Krishna, dandogli di nuovo una pacca sulle spalle per ridargli coraggio.

1 - pag.149 Liberarsi dagli attaccamenti

 

Il Signore replicò: <<Arjuna! La gente crede che l'adorazione di Dio con forma ed attributi sia sufficiente, ma questa disciplina guiderà solo per un tratto di strada e non sarà di molto aiuto. Il Signore non accondiscenderà a dare la liberazione per così poco. Chi desidera la liberazione deve anzitutto eliminare l'attaccamento per il corpo. Senza quest'ultimo, lo stadio "atmico" non può essere raggiunto. La identificazione con il corpo è l'espressione dell'ignoranza. L"atma'' deve essere riconosciuta come distinta da "Prakrithi”. La pratica di "dhyanam" e "thapas" (meditazione ed austerità) deve rimuovere il desiderio per i piaceri obiettivi fondati su valori irreali.

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Quando il desiderio è eliminato, l'individuo diviene come la polpa secca dentro la noce di cocco. Essa è staccata dal guscio, non germina, né rinasce di nuovo, rimane così per sempre senza alterarsi. L’individuo sarà libero e non avrà più nascita e di conseguenza morte. Lo stadio chiamato del "jivanmuktha" o della liberazione, pur essendo in vita, è come diventare quella polpa secca nel guscio della noce di cocco>>.

2 - pag.149 Fissare la mente su di Me

<<La contemplazione di Dio senza forma e senza attributi è necessaria per ottenere la "jivanmukthi". Se è difficile ed è al di là delle tue capacità puoi fare un'altra cosa: dedica a Me tutta la tua adorazione, i rituali vedici, e gli altri voti ed offerte. PrendiMi come il fine che trasforma i tuoi atti in culto, fissa la tua mente in Me, medita su di Me, lo farò scendere su di te la Mia Grazia, e ti farò attraversare l'oceano del cambiamento, "samsara", dandoti ciò che cerchi. Arjuna! Non è un compito facile fissare la tua mente fermamente in Me. Non tutti sono in grado di farlo. Per quanto lunga sia la pratica è molto arduo tenerMi in mente, senza essere distratti da altre cose ed idee. Potresti chiederMi: Non ci sono altri mezzi? La Mia risposta è sì! Ce ne sono. Coloro che hanno un ardente desiderio di compiere atti per piacerMi, possono stabilirsi nella coscienza atmica ed ottenere la liberazione. Per mezzo della preghiera, della recitazione del nome, della adorazione ecc. i peccati del passato possono essere eliminati, la coscienza interiore purificata dagli impulsi e la luce della saggezza nascere e condurre alla liberazione>>.

2 - pag.156 La via più facile

 

<<Questa è la via: stabilisci la tua mente ed intelligenza in Me. Se non puoi fare questo, perché lo trovi difficile, abbandona il tuo egoismo e fai attività morali e sante. Se non ti riesce neanche questo, abbandona gli attaccamenti alle conseguenze dei tuoi atti ed offirli a Me, non solo verbalmente, ma effettivamente, con il pensiero, la parola e l'azione. E se anche questo ti sembra difficile, ebbene, allora ti dirò delle conseguenze>>.E dopo avere detto ciò Krishna stette in silenzio per qualche tempo. Prendete nota di questo: l'aspirante alla Grazia deve avere davanti alla sua mente l'atto e non le sue conseguenze, benefiche o meno. Questa è la ragione per la quale Gopala disse che <<jnana>> è superiore ad <<abhyasa>> e <<dhyana>> superiore a <<jnana>>, mentre abbandonare le conseguenze dei propri atti è superiore a <<dhyana>> stessa. Un tale distacco, Krishna disse, conferirà <<shanthi>> (la pace interiore). <<Bhakti>> e <<dwesh>> sono come il fuoco e l'acqua, la devozione e l'odio non possono stare insieme. Io amo coloro che sono indifferenti alla gioia ed alla sofferenza, alla simpatia ed alla antipatia, al buono ed al cattivo. Se l'odio, in qualunque forma ed intensità, risiede nel cuore, non potete essere un <<bhakta>>. Il <<bhakta>> deve essere convinto che tutto questo è <<Vasudeva>>. <<Vasudevam sarvamiam>>, e che la propria <<atma>> è ovunque ed è ogni cosa. Questa verità, deve essere realizzata! Sperimentatela ed agite di conseguenza! Odiare un altro è odiare se stessi, disprezzare gli altri è disprezzare se stessi, trovare colpe negli altri è trovare colpe in se stesso.

3 - pag.156 Cosa vince la Grazia di Dio

 

I lettori potrebbero avere dubbi su questo punto. La semplice assenza di odio o di disprezzo verso il prossimo può portarvi alla piena realizzazione di Vasudeva (Tu sei tutto <<questo>>) No! La semplice assenza di quei due sentimenti non può assicurare Dio e la gioia di riconoscerLo. Non conquisterà la Sua Grazia. Il lavoro del villano che coltiva il grano è un buon esempio per illustrare questo concetto, e, se presterete attenzione, conoscerete la verità ed i dubbi svaniranno.

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Prima di seminare, il villano rimuove le erbacce, le infestanti e le altre pianticelle. Ma ciò non è sufficiente per ottenere un buon raccolto. Il terreno deve essere arato, concimato ed innaffiato e reso così pronto per la semina. Poi, i germogli, quando spuntano, devono essere nutriti e salvaguardati sino alla loro maturazione ed alla fine il grano potrà essere raccolto e posto nei granai. Allo stesso modo le malerbe dell'attaccamento, dell'odio, dell'invidia, dell'orgoglio ecc... devono essere strappate ed asportate dalla regione del cuore ed il campo deve, poi, essere arato con le buone azioni. Allora i germogli di ananda spunteranno ed il grano che crescerà dovrà essere nutrito attentamente dalla disciplina e dalla fermezza; alla fine, come risultato di tutti questi sforzi, il raccolto dell'<<ananda>> riempirà i granai.

4 - pag.157 Rimuovete l'odio e coltivate l'amore

 

La semplice rimozione dell'odio dal cuore non assicurerà <<ananda>>. Sradica l'odio in te e pianta al suo posto l’amore! Se l'assenza di odio assicura la <<bhakti>>, allora anche la montagna, la collina, il cespuglio, la roccia, l'albero e la melma sarebbero <<bhakta>> (devoti) poiché in essi non vi è alcun odio. Il <<bhakta>> deve essere libero dall'odio e pieno di amore. Il suo amore deve essere espresso come servizio ai diseredati ed ai sofferenti. Arjuna ascoltava con grande attenzione, poi domandò:<<Krishna! Sono sufficienti queste tre cose (pulire, arare, seminare) oppure occorre seguirne altre?>> Krishna rispose: <<La semplice semina non è sufficiente, il campo deve essere innaffiato e concimato. Rimuovere l'odio e piantare l'amore è il primo stadio. Poi, i due processi di <<nirmamakara>> (assenza di senso del possesso) e di <<nirhamkara>> (assenza di ego) devono seguire non appena i germogli spuntano. Questi sono come l'innaffiamento e la concimazione necessari per il successo nel raccolto di <<ananda>>.

3 - pag.165 Le diciannove virtù per divenire "jnani"

 

Arjuna allora chiese: <<Signore! Hai detto che ci sono 19 virtù essenziali per divenire "jnani". Quali sono? Per favore descrivimele dettagliatamente>>.Krishna rispose: <<Sono felice del tuo desiderio di conoscere, ascolta:

la prima virtù è "a-maanithwam", umiltà. Fino a quando hai l'orgoglio non puoi avere "Jnanam" o la conoscenza. Il comportamento dell'uomo deve essere come quello dell'acqua che assume il colore della sostanza che ci metti dentro, senza mai imporre la sua natura trasparente, perché essa è senza vanità ed è umile. Ma il comportamento dell'uomo è affatto contrario: quando fa il più piccolo servizio o fa una piccola donazione è ansioso che la gente lo sappia. L'assenza di tale orgoglio ed ambizione è ciò che si chiama "a-maanithwam”.

La seconda virtù è "adambhithwam" assenza di vanità. Questa è una grande virtù e significa assenza di pretenziosità, cioè dire che si è grandi quando non lo si è, l'affermare di avere potere quando non si ha nulla, il vantare autorità quando non si possiede nessun titolo. Qui bisogna notare, caro lettore, che il mondo è pieno di queste false pretenziosità, di questa ipocrisia. Questo difetto si trova in tutti i campi di attività. I governi delle nazioni sono nelle mani di gente che hanno la pretesa di avere il potere, l'autorità e la capacità. Coloro che non hanno nessuna conoscenza pretendono di averla e di sapere tutto. Coloro che non hanno neppure qualcuno che li possa aiutare a casa loro, pretendono di avere un largo seguito. Questa ipocrisia è ovunque e rovina l'uomo come la peste distrugge il raccolto. Se viene eliminata, il mondo sarà salvo dal disastro. Essa è dannosa per l'uomo ordinario, figuriamoci per un "sadhaka”.

La terza virtù è "ahimsa". Anche questa è importante. "Himsa" (violenza) non è solo fisica, ma si infligge anche come pena mentale: ad esempio ansietà e preoccupazioni causate agli altri dalle proprie azioni e dalle proprie parole. Se si desiste dal recare dolore fisico agli altri, non per questo si può dire di essere non violenti. Tutte le attività che svolgi non devono causare pena e devono essere non egoistiche. I pensieri e le azioni devono essere liberi da qualsiasi motivo di dolore.

La quarta virtù è "kshama". Questa è chiamata anche "kshanthi" oppure "sahana". Vuol dire considerare irreale il male che gli altri ti fanno, la perdita che subisci e l'odio che ti recano, come un miraggio. Devi diventare paziente e coraggioso. Non si tratta della rassegnazione impotente di chi non può reagire. E’ invece l'espressione della pace interiore che regna nel cuore. Molti non reagiscono perché non hanno il fisico ed i mezzi economici per farlo e quindi la loro sofferenza non può essere chiamata reale "kshama".

La quinta virtù è "rjuthwam" che vuol dire sincerità, integrità, cioè armonia fra azione, pensiero e parola. Questo si applica a tutte le attività spirituali e secolari ed è un aspetto della seconda virtù.

La sesta virtù è "aacharyopasana", il servizio reverente reso al maestro spirituale. Questo creerà l'affetto del maestro per il discepolo, che ne trarrà a sua volta grande giovamento. Ma il guru che non ha raggiunto il fine condurrà il discepolo alla perdizione. Il guru deve elargire la grazia sul discepolo così spontaneamente come la madre mucca nutre il suo vitello. L'insegnamento del guru è la sorgente ed il sostegno per raggiungere Dio ed acquisire la liberazione. La settima virtù è "soucham" o pulizia, non solo esteriore, ma anche interiore. Che cos'è la pulizia interiore? L'assenza di simpatia ed antipatia, di desiderio e di scontentezza, di lussuria e di ira, e la presenza di qualità divine. L'acqua pulisce il corpo, la verità pulisce la mente, la conoscenza pulisce la facoltà discriminativa e l'individuo è pulito dal sacrificio e dalla disciplina.

L’ottava virtù è chiamata "stharyam", costanza nella fede, assenza di volubilità e di disubbidienza. Il sadhaka deve aggrapparsi a tutto ciò sul quale una volta fissava la sua mente come mezzo per aiutarlo a progredire spiritualmente. Non dovrebbe scivolare da un'ideale all'altro, cambiando la meta da un giorno all'altro. La volubilità è sinonimo di debolezza che deve essere evitata scrupolosamente. La nona virtù è "indryanigraha" o il controllo dei sensi. I sensi devono servire i vostri veri interessi e non i loro. Non si dovrebbe essere schiavi dei sensi, ma rendere loro schiavi.

La decima virtù è "vairagyam", il distacco, la rinuncia, il diminuire dell'interesse nei cinque sensi. I sensi corrono dietro agli oggetti dai quali sono solleticati e che danno loro temporanea gioia. Ma i sensi non sono interessati al "sublime" e l’"atma'' può essere scoperta solo perseguendo il "sublime”.

L’undicesima virtù è "ananamkara", assenza di egoismo. L'egoismo è il terreno fertile per tutti i vizi. L'individuo egocentrico non discrimina fra giusto ed ingiusto, fra buono e cattivo, fra divino e perverso. Egli è completamente ignorante del "dharma" e della morale. Egli non sarà mai conforme alla giustizia. Al fine di evitare questa velenosa qualità è necessario possedere "ananamkara". L'egoismo è il nemico che prende le sembianze dell'amico.

La dodicesima virtù è "janma-mrthyu-jaraa-vyaadhidokha-doshaanu-darsanam” che vuol dire la coscienza dell'inevitabile ciclo delle vite e delle morti, della vecchiaia e delle malattie, della sofferenza, del male ed altri segni della temporaneità del mondo creato e della vita in esso. La gente vede queste cose accadere a sé ed agli altri, e non investiga le ragioni ed i metodi per evitarli. Questo è il grande mistero, la meraviglia. Se solo si va alla radice del problema, si realizzerà che qualunque altra cosa puoi evitare, ma non la morte. Ciò che l'uomo concepisce ora come felicità non è altro che miseria sotto forma di gioia. Per capire quindi la verità di queste cose si deve riflettere sugli errori di questo ragionamento illusorio e si scoprirà che il distacco è il mezzo per raggiungere "jnana". Così, Arjuna, liberati da ""janma" la nascita, "mrithyu" la morte, ""jaara" la senilità, '"vyadi" la malattia e ""dukha" il dolore>>. Così parlò Krishna esortando Arjuna con grande affetto.

La tredicesima virtù è ""asakthi" o "anaasakthi". il distacco dal desiderio degli oggetti, l'assenza di desiderio. La cupidigia di possedere una cosa che si vede, causa l'egoismo. "Io devo avere questo", "io devo essere il proprietario di qualcosa di valore", l'egoismo nasce così ed è una robusta corda che ti lega agli oggetti. Questa virtù <<asakthi>> neutralizza la mente e tratta tutti come manifestazioni del Signore e della Sua Gloria. Ama tutte le cose come Sue espressioni, ma non credere che possederle ti farà felice. Questa è una illusione! Non dedicare la tua vita a loro, usale solo per i tuoi bisogni come e quando necessita, questo è tutto. Questo tipo di impulso che ti spinge rappresenterà un grave ""handicap" nel tuo progresso verso la liberazione. Qualunque cosa puoi acquistare ma, un giorno, dovrai abbandonarla. Non potrai portarti di là neanche un filo di erba od un granello di polvere. Tieni bene in mente questo fatto e solo allora potrai realizzare la realtà. Prima della nascita vi è una relazione con questo mondo e con i suoi oggetti materiali. Dopo la morte essi e tutti i loro parenti spariscono. Questo soggiorno è come un gioco che si gioca nell’intervallo. Farsi affascinare da questo breve festino è pura follia. I desideri sporcano la mente e rendono l'uomo incapace di perseguire scopi elevati. I sadhakas che ricercano la liberazione e la realizzazione devono disfarsi del desiderio, che, come il grasso, sporca ed è difficile poi rimuovere.

La quattordicesima virtù è "samathwasthithi" lo stato di equanimità, di indisturbata calma, nella gioia e nel dolore, nella prosperità e nella avversità, nella felicità e nella miseria. E’ futile gioire od essere depressi dal successo o dal fallimento, dal profitto o dalla perdita, dall'onore e dal disonore, accetta invece tutto come Grazia di Dio: Suo "prasadam”. Come t'infili le scarpe per camminare più agevolmente sul terreno accidentato o apri l'ombrello quando piove per ripararti, o dormi sotto una tenda per proteggerti dagli insetti, così munisciti di una mente forte che crede nella Grazia di Dio e che rimane indifferente alla lode ed al biasimo, alla sconfitta ed alla vittoria, al piacere ed alla pena. Per vivere con audacia questa vita, è essenziale possedere "sama-cithathwam" cioè questo tipo di mente.

"Ananya-bhakti" è la bhakti senza altri pensieri e sentimenti.

Quando il dolore ti attanaglia corri da Dio. Quando finisce e ritorna la gioia lo abbandoni di nuovo. Quando hai la febbre la tua lingua è amara e desideri qualcosa di forte, quando sei di nuovo normale, questo desiderio non ti viene. La bhakti non è una temporanea febbre, ma una ininterrotta contemplazione di Dio senza altri pensieri e sentimenti. Qualunque attività o ricreazione o discorso deve essere saturo dell'amore di Dio.

Questa è "ananyabhakti", la quindicesima.

 

Dopo viene "ekanthavasam" rimanere in solitudine. Uno deve amare la solitudine. Ciò non vuol dire stare in qualche luogo solitario. La solitudine deve essere mentale. Si devono forzare gli occupanti della mente ad andarsene. La mente dovrebbe essere "nir-vishaya" ovverosia distolta dal mondo obiettivo. Diciassettesima virtù è l'assenza di interesse nelle compagnie.

Assenza di desiderio di unirsi a persone che sono inserite negli affari del mondo obiettivo. L’equanimità può essere ottenuta anche in mezzo alla giungla, mentre diventa difficile fra gli uomini che hanno la mente orientata verso il mondo degli oggetti. Il "sadhana" dipende dalla compagnia che frequenti. Gli uomini buoni ti renderanno buono, mentre i malvagi ti trascineranno nel male. E’ difficile ed arduo sapere chi è buono e chi è cattivo e quindi stabilirsi fra i buoni. Pertanto è meglio concentrarsi sul "sadhana" e lasciar perdere la gente. La mente umana è come il ferro, se cade nella melma si arrugginisce e si disintegra, se cade nel fuoco perde la ruggine e diventa pura. Se l'uomo si unisce a compagnie di "jnani" è molto meglio che vivere in solitudine. Guardate Narada che era figlio di una serva: divenne un rishi (saggio), perché aveva frequentato le compagnie di uomini buoni. Rathnakara che era un crudele cacciatore ebbe la compagnia dei sette rishis e così fu trasformato in un grande poeta.

Le cattive compagnie sono deleterie per la mente. Un ferro rovente è capace di causare più danno che la fiamma del fuoco. Il "sadhaka" deve essere vigile sulle compagnie che frequenta.

La diciottesima virtù è sapere distinguere fra "atma" ed "anatma". Fissa la tua coscienza sempre sull'atma e considera il corpo ed i sensi come irreali e impermanenti. L'atma è eterna, pertanto credi in essa e non in cose illusorie. La vita è una lotta per ottenere la vittoria sopra l'illusione. Io sono l'eterna "atma" in te ed in tutti. Fissa la tua mente su di Me e lotta, sicuro della vittoria.

La diciannovesima ed ultima qualifica che si deve avere è "thathwajananadarshanam" la visione della vera natura del "Thath" o di Dio, il Principio universale del quale il particolare non è che un'ombra. Significa che il "sadhaka" deve avere il desiderio di visualizzare l'Universale.

 

Delle menzionate 19 virtù se vengono fatti onesti sforzi per ottenerne due o tre almeno, il resto verrà naturalmente. Non occorrerà un particolare sforzo. Progredendo sul cammino si avranno non solo le l9 virtù, ma molte altre ancora. Sono state indicate queste 19 più salienti, ecco tutto. Il "sadhana" fondato su queste virtù conduce il ricercatore molto facilmente al traguardo. Questa è la ragione per la quale Krishna le ha enfatizzate. Uno che le possiede realizza il sé e non occorre avere dubbi su ciò, perché esse conducono alla consapevolezza che il corpo, i sensi, l'intelligenza, la coscienza interiore sono tutti aspetti di "prakrithi" la natura. Si realizza allora che colui che è distinto è il "Purusha" che è consapevole del "kshethra" e lo "kshethrajna". Quando si è capaci di distinguere fra "Purusha" e "prakrithi" o, che è la stessa cosa, fra "kshethra" e "kshethrajna, si diventa il testimone e si è liberi dal desiderio>>.

La via per amare

3 - pag.14 Sadhana - Il modo di vivere

 

Ci furono, ci sono e ci saranno sempre, maestri disposti a rivelare e ad insegnare all'uomo il modo di raggiungere le altezze di cui è capace utilizzando tutti i suoi poteri fisici, mentali ed intellettuali, animato dalla costante idea di perseguire un unico scopo. La mente umana propende verso gli oggetti materiali e si perde in considerazioni inutili sull’aspetto esteriore del mondo. Come può quindi essere allenata alla costanza? Ognuno dovrebbe chiedersi: " Se i grandi uomini (i Mahatma ed i Mahapurusha) che erano persone come me, anime incarnate come me, riuscirono a conseguire la perfezione, potrò riuscirci anch'io se seguo il loro metodo. A che mi vale passare il tempo in cerca dei difetti e delle debolezze altrui?" Quindi, il primo esercizio spirituale è quello di cercare i tuoi stessi difetti e le tue debolezze per correggerli e perfezionarti.

L'incessante quotidiana fatica deve avere, come traguardo e come motivazione, la prospettiva di rendere sereno e piacevole l'ultimo periodo della propria vita. Ma anche ogni singolo giorno ha il suo tramonto. Se la giornata è stata spesa in buone opere, la notte verrà a benedirci con un sonno profondo, un sonno fortificante e ristoratore, un sonno che secondo quanto si dice è affine all'estasi, alla beatitudine celeste (Samadhi). La vita terrena dell'uomo è di breve durata. Ma anche in questa breve vita uno può ottenere la beatitudine divina se, saggiamente, usa bene il suo tempo. Due uomini possono essere apparentemente uguali, avere un aspetto somigliante, esser stati allevati e cresciuti in condizioni di parità, ma il primo diventa un angelo e l’altro conserva la sua natura animalesca. Quale causa ha determinato uno sviluppo così diverso ? La causa va attribuita alle abitudini, al conseguente comportamento ed al carattere in cui quel comportamento si è radicato. L'uomo è la creatura del suo carattere.

5 - pag.18 Identità fra devozione e conoscenza (fra Bhakti e Jnana)

Non c'è diversità fra devozione e conoscenza.

Proprio come il Saguna, l'aspetto divino dotato di attributi, diventa Nirguna quando ne è privo, la Bhakti diventa conoscenza. Non sono d' accordo con l'opinione che Karma, Bhakti e Jnana siano distinti fra loro. non mi piace neppure l'idea di classificarli, con una serie numerica, il primo, il secondo, il terzo. Non voglio accettarne la mescolanza ne la fusione.

Karma è Bhakti, Bhakti è Jnana. Un pezzo di zucchero è dolce, ha peso e forma; le tre qualità non possono essere disgiunte. Ciascuna parte di esso è dolce ed ha peso e forma; non si trova la forma in un pezzetto, il peso in un altro ed il gusto in un terzo; quando lo si mette in bocca si riconosce il suo sapore mentre, all'istante, il peso diminuisce e la forma si modifica. Così, l'Essenza Individuale (l'Atma) e l'Essenza Suprema (il Paramatma) non sono separate: sono l'identica cosa. Dunque, lo spirito di sacrificio, l'amore e la conoscenza devono vivificare ogni azione dell'uomo. In altre parole, ciascun tipo di attività umana deve essere animato da Karma, Bhakti e Jnana. Questo è il vero Purushottama Yoga, lo Yoga dell'Anima Eccelsa, dello Spirito Supremo, Yoga che dev'essere tradotto nei fatti e non decantato soltanto a parole. La Sadhana va praticata col cuore sempre pieno di entusiasmo, sempre aperto alla devozione ed alla conoscenza. La soavità del Nome Divino è il fascino della vita; la gioia intima che quel Nome infonde ha la stessa natura della gioia esteriore che la vita terrena procura. Quando un'azione viene offerta al Signore, i benefici che ne derivano per se, per gli altri, per un fine trascendente (Swartha, Parartha, Paramartha) diventano un beneficio unico, supremo. Anzitutto " Io" e " Tu" cambiano nel " Noi", poi " Noi" e " Lui" si identificano. L'individuo (il Jiva, Io) si riconosce nella Creazione (Prakriti, Tu) poi nell'Anima Suprema (il Paramatma, Lui). Questo è il vero significato del mantra Om Tat Sat. Oggi, ieri e domani, Om Tat Sat è, fu e sarà.

" Lui" e " Io" sono sempre esistiti; la disciplina interiore (Sadhana) c'è stata sempre. Proprio come il sole è inseparabile dai suoi raggi e non potrà mai esserne disgiunto, nessun aspirante per nessuna ragione deve trascurare la sua personale disciplina anzi, perché possa giungere ad immedesimarsi nell'Om, deve osservarla rigorosamente.

6 - pag.20 I doveri della vita

 

Le impurità del cuore si lavano con una vita onesta e con l’adempimento del proprio dovere. Potrà anche esserci un momento in cui l'uomo si sente stanco e debole ma, in tal caso, egli deve pregare così:

 

Preghiera

" Signore, le cose sono andate oltre il limite delle mie capacità; sento che uno sforzo ulteriore sarebbe eccessivo. Aiutami Signore, dammi la forza necessaria!"

 

In un primo momento Dio si tiene distante ad osservare gli sforzi dell'uomo, come fa il maestro che sta in disparte mentre gli allievi svolgono gli esercizi. Poi, quando l'uomo incomincia a perdere interesse ai piaceri terreni (bhoga) e ad agire a fin di bene ed a vantaggio del prossimo (Seva), Dio gli si avvicina e lo incoraggia, poiché Egli è come il Sole Surya Narayana che aspetta dietro la porta chiusa come un servo che conosce i diritti del suo padrone ed i propri limiti. Non annuncia la sua presenza e non bussa alla porta. Aspetta. Ma appena l'uscio viene dischiuso, balza dentro e, con i suoi raggi, scaccia immediatamente il buio dalla stanza. Quando l'uomo richiede il Suo aiuto, Dio è subito al suo fianco, con le mani tese, pronte a sorreggerlo. L'uomo deve avere soltanto la volontà di pregarLo e la necessaria conoscenza per ricordarLo.

8 - pag.22 La verità è Dio

 

Per raggiungere questo stadio, per riconoscere che la verità è Dio, è indispensabile vivere moralmente. La vita morale si basa sulla capacità di distinguere il vero dal falso. Come si getta via il guscio dell'ostrica per estrarne la perla, si deve saper cogliere l'Essenza che è verità e respingere tutto ciò che non lo è. Ma, anche qui, ci vuole l'impegno individuale oltre che la Grazia Divina. E’ poi veramente utile ricordare che corpo ed anima sono due entità separate; quindi bisogna saperle distinguere. Questa capacità di distinzione (Viveka) è necessaria in tutti i casi della vita, sia secolare che spirituale; è indispensabile per riconoscere la verità, la verità che permane nella creazione, nell'esistenza e nel dissolvimento la verità che è Dio stesso. Per servire il Signore Supremo bisogna che la dieta sia pura. Riguardo al regime alimentare, c'è da prendere in considerazione la qualità degli alimenti più che la quantità, per quanto neanche la quantità sia da trascurare. Ma perché il vitto è così necessario? E’ necessario per acquistare il vigore occorrente per compiere il Seva. Perché il Sevayajna, il servizio dedicato a Dio, sia valido, occorre nutrirsi con alimenti puri. State dunque attenti alla qualità del cibo. Con la stessa costante attenzione si deve vigilare sulle abitudini personali e sui vari aspetti del proprio carattere, così l'attaccamento al corpo diminuirà ed il compito di assicurarsi la gioia perenne, l'Atmananda, diventerà più facile. L'uomo ha tutti questi doveri da eseguire prima di giungere effettivamente alla realizzazione divina: infatti, solo conducendo una vita spiritualizzata potrà purificare la sua natura e, così purificato, gli sarà possibile realizzare l'Anima Suprema. Ma se non s'impegna tenacemente, poi sarà vana la sua disperazione per non esser stato in grado di riconoscere l'Essere Sublime, la più alta Essenza, il Paramatma. In questo mondo fisico non si può apprezzare il valore dello sforzo interiore se non si conosce il pregio della vita spirituale e della sua purezza. Si potrebbe obiettare che la pratica spirituale può essere affrontata solo dopo averne conosciuto il valore, ma sarebbe come dire che, prima di gettarsi nell'acqua, bisogna saper nuotare. No, per imparare a nuotare è proprio necessario tuffarsi in acqua con un salvagente intorno alla vita. Lanciatevi dunque senza timore nella disciplina spirituale con un galleggiante legato alla mente, e capirete quale sia il suo valore. La natura e la condizione dell'impegno spirituale sono note solamente a coloro che ne hanno percorso la via. Essi sanno che il sentiero di Sathya e Viveka verità e discriminazione porta alla conoscenza del Paramatma. Chi non ha seguito questa strada e non sa neppure che ci sia, non può descriverla né a se stesso né agli altri. Soltanto il Paramatma l’Anima Suprema Universale, la più Alta Essenza è reale. Il Paramatma è verità. Il Paramatma è amore. Meditate sul Paramatma nella Sua essenza di verità e d'amore. E’ possibile concepirLo, qualunque sia la forma su cui meditate. Cercate la compagnia dei Suoi devoti; frequentandoli, il senso del discernimento e del distacco dal mondo fenomenico si svilupperà e si radicherà in voi. Le forze dello spirito ne saranno rinvigorite e voi sarete compensati con la pace interiore. Allora la vostra mente si unirà al Paramatma. Qualsiasi cosa facciate, cercate di utilizzare le energie ed il talento di cui siete dotati per esprimervi ed agire nel rispetto della verità. Sulle prime potrete anche fallire in questo tentativo ed incontrare difficoltà e sofferenze, ma poi finirete col riuscirvi ed avrete successo e gioia. Voglio ricordarvi che Sacyameva Jayachi, Nanricham, " col vostro modo di agire, col vostro modo di vivere, potrete rendervi conto della verità, potrete realizzare il Paramacma ".

19 - pag.60 L'origine della devozione

 

L'atteggiamento dell'adorante verso l'adorato è l'origine della Bhakti. In principio la mente di chi adora è attirata dalle qualità particolari di colui che vuole adorare e cerca di acquisire quelle stesse qualità. Questa è la Sadhana. Nel periodo iniziale il senso del distacco fra adorante e adorato è netto ma, andando avanti nella pratica spirituale, la sensazione di dualità diminuisce finché, raggiunto l'obbiettivo, scompare del tutto. Qualunque sia l’oggetto dell'adorazione, voluto e amato e cercato con la Sadhana, bisogna essere fermamente persuasi che il Jivatma, l'anima individuale, è il Paramatma. Il Sadhaka deve desiderare unicamente la chiara percezione del Signore, la visione di Dio (Iswara Sakshatkara), nessun altro desiderio deve sussistere in lui. Kunthi Devi pregava così il Signore Krishna:

 

" Lasciaci pure o Jagadguru (Maestro dell'Universo) il dolore e l'angoscia, ma donaci sempre la grazia della Tua Presenza, il Darsan che ci evita la rinascita ".

 

Il Bhakta che desidera e cerca di raggiungere l'Ente Supremo, dovrebbe avere una simile predisposizione mentale. Poi, incurante della gioia e del dolore, potrà impegnarsi nella Sadhana con fermezza, costanza e convinzione, senza darsi pensiero del risultato ed infine, quando avrà compreso la Realtà, sarà pienamente contento. Da questo punto di vista non c'è differenza fra un Jivanmukta (l'anima liberata durante la vita terrena) ed un Bhakta; hanno entrambi trasceso il senso dell'ego, la Natura nelle sue tre qualità (i guna) e il Dharma personale. I loro cuori sono caritatevoli, pronti a fare il bene, spinti a ciò dalla loro gioia divina. Un Bhakta siffatto non avrà desideri, che sono il prodotto di sentimenti egoistici; infatti, solo dopo averli sradicati si diventa veri Bhakta. In lui non c'è più spazio per essi; è un Bhakta di natura immortale (Amritaswarupa) e non può più desiderare altro che la soavità dell’Ananda, della sublime felicità.

20 - pag.62 Per un Sadhaka, l'oggi è suo: ma il domani?

 

Yama, il Dio della morte, è onnipresente come Siva! Yama ha rapporto col corpo, non può colpire il Jiva, l'Anima. Siva è associato con la Jivi, ma Egli non permetterà al corpo di sopravvivere nemmeno per brevissimo tempo. Il corpo è l'indispensabile veicolo che dà alla Jivi (l'essere vivente, l'individuo) la possibilità di capire la sua vera natura. Ma chi può sapere quando diventerà bersaglio delle attenzioni di Yama? Chi può sapere quando cadrà nei suoi lacci? La Jivi, gravata di un corpo destinato alla distruzione, deve afferrare il significato degli avvertimenti e tendersi tutta nel desiderio di unirsi con Siva, in qualunque momento, in questo momento! Neppure un singolo istante, una volta passato, può tornare indietro. La gente spesso tralascia di fare alcune cose, rimandandole dall'oggi al domani. Ma i doveri legati alla Sadhana non devono essere rinviati; per essi non c'è ieri ne domani: adesso è il momento giusto! Il minuto or ora trascorso non vi appartiene più, quello che sta per giungere non è ancora vostro. La Jivi che si imprime nel cuore questo concetto può avere l'unione con Siva; ma se non lo capisce e non lo assimila, resta sommersa dagli affari presenti e futuri nella convinzione che il corpo sia importante, costruendo così le basi dell’attaccamento ai beni terreni; continua, in tal modo, a nascere e rinascere ed a ricevere incessantemente la visita di Yama! Il Sadhaka ha diritto alla visione di Siva non a quella di Yama, che egli non può desiderare e neppure guardare! Coloro in cui c'è questa relazione fra corpo e Jiva sono i veri Uomini, ed essi non avranno la minima titubanza nel portare avanti la loro pratica spirituale. Oggi però l'uomo si protende ansioso verso immagini ed esperimenti di evanescenti gioie terrene e non ha mai requie. Passa le notti nel sonno e durante il giorno mangia e beve, e cresce e diventa adulto fino a quando, ormai vecchio, la morte lo incalza. E allora non sa più decidere dove andare e che cosa fare; i suoi sensi si sono indeboliti, nessuno può aiutarlo, e così finisce, facile preda, nelle fauci della morte! Quanto è triste constatare che questa vita umana, preziosa come un diamante inestimabile, sia deprezzata come una logora moneta priva di valore! Ed è inutile pentirsi dopo aver sciupato il tempo senza profitto, senza aver meditato su Dio o messo in pratica una Sadhana per poterLo conoscere. A che serve progettare un pozzo quando la casa è ormai in fiamme? Quando dovrà essere scavato ? Quando sarà disponibile l'acqua? Quando sarà possibile spegnere il fuoco? E’ un'impresa impossibile! Se il pozzo fosse stato preparato prima, sarebbe molto utile in tale critica circostanza. Incominciare negli ultimi momenti della vita a riflettere su Dio, è come incominciare a scavare un pozzo quando l'incendio è già divampato. E dunque, se incominciate sin d'ora a prepararvi, meditando su Dio ad intervalli regolari, quando la fine sarà prossima vi troverete molto avvantaggiati. Incominciate oggi la Sadhana che avete da fare domani; incominciate adesso la Sadhana che dev'esser fatta oggi. Nessuno sa che cosa accadrà l'attimo seguente, e quindi non si dovrebbe indugiare ad impegnarsi nella pratica spirituale. Per compierla è necessario anche il vigore fisico e, a tal fine, bisogna aver cura del corpo, per quanto un'eccessiva cura possa risultare nociva. Però, nella giusta misura, è opportuno occuparsene con una certa attenzione.

22 - pag.64 La via che il devoto deve seguire per liberarsi dai legami dell’esistenza

La nascita in forma umana è molto difficile da ottenere; non la si acquista a buon mercato. Il corpo è un caravanserraglio, la mente è il suo custode, la Jivi è il pellegrino. Fra i tre non c'è affinità. Il pellegrino è diretto alla Città della Salvezza, a Mokshapuri. Perché il viaggio sia privo di inconvenienti, nulla è più efficace del Namasmarana, il ricordo del Nome divino. Chi ha provato la soavità di quel Nome, non sente più stanchezza, indolenza, pigrizia e compirà il suo pellegrinaggio - fatto di Sadhana - con gioia, entusiasmo e profonda convinzione. Per compiere quella Sadhana, ha molta importanza la rettitudine, ma se manca il timore del peccato non può esserci rettitudine, ne può nascere l'amore di Dio. Da quel timore prende avvio la devozione, che si manifesta nell’adorazione del Signore. La stupidità causa la caduta dell'uomo. E’ come la balordaggine delle pecore: quando una di esse cade in un fossato, tutte le altre le vanno dietro. Bisogna evitare di comportarsi cosi, bisogna riflettere sul bene e sul male, sul pro e sul contro di quanto si sta per fare, e poi agire. La morte non lascia da parte nessuno, chiunque sia, incombe su tutti: oggi tocca ad uno, domani all'altro, e poi toccherà a te. Osservate lo sbocciare dei fiori in un giardino. Quando il giardiniere coglie i fiori, i boccioli si ravvivano perché domani saranno anch'essi nelle sue mani e, nell'attesa, si schiudono in tutta la loro bellezza. Sentono forse tristezza ? Hanno un aspetto avvizzito ? Sono meno vivaci? No, si preparano volentieri ad aspettare il loro turno, che verrà il giorno seguente. Ognuno dovrebbe prepararsi cosi, seguendo la via spirituale, nel ricordo inebriante del Nome Divino, senza preoccuparsi né rattristarsi per il fatto che essendo qualcuno morto oggi, domani verrà il proprio turno. Il corpo è come un tubo di vetro dentro il quale la mente è sempre volubile ed irrequieta, e la morte, che osserva il suo stravagante atteggiamento, scoppia in risate. L'uccello, il Jiva, si trova in un vaso che ha nove fori - il corpo fisico. E’ sorprendente che abbia un corpo, che vi sia entrato e che, come un uccello, possa levarsi in volo e andarsene. Gli Esseri Divini, i saggi e gli uomini delle nove città e dei nove continenti,(4) tutti sono sottoposti alla condanna di portare il peso del corpo. Ora, fra costoro, chi sono gli amici e chi i nemici? Se l'egoismo è spento, non ci sono nemici. L'uomo riceve gioia e dolore da ciò che ode.

Egli deve evitare perciò le frecciate crudeli di parole amare, esprimersi sempre in modo gentile, piacevole ed amabile e aggiungere a questa delicatezza di linguaggio una sincerità cristallina. Attenuare il senso delle parole con delle menzogne, sarebbe come preparare la strada a maggiori sofferenze. Un Sadhaka deve sempre servirsi di parole affettuose, delicate, schiette, gradevoli. Un vero Sadhaka si riconosce dalle sue stesse qualità: per lui la mente è Mathura, la città in cui nacque Krishna; il cuore è Dwaraka, città dalle molte porte, capitale del Regno di Krishna; il corpo è Kasi, città sacra dell'India. Alla decima porta è possibile percepire il Paramjyoti, il Sublime Splendore, ma qualunque sforzo è vano se il cuore non è puro. Guardate il pesce: benché viva perennemente nell’acqua, riesce forse a sbarazzarsi del suo cattivo odore ? No. Gli istinti innati non lasciano l'uomo - per quanti esercizi di purificazione egli faccia - se il suo cuore non si libera dall’egoismo. Se vuole disfarsi del senso dell’"Io" e del " mio", l'uomo deve pregare il Signore, deve diventare un vero Sadhaka, immune da sentimenti di simpatia e antipatia. Emozioni come queste non possono coesistere in un cuore che ha la natura del Sadhu, dell'uomo perfetto. Luce e tenebra non possono stare simultaneamente nello stesso luogo. Chi ha il cuore dominato dalle passioni, ha per consigliere soltanto l’egotismo; e chi accetta i consigli di una simile guida è più stolto degli stolti, anche se afferma di essere un saggio od un santo. Può forse un asino che trasporta profumi diventare un elefante? Può forse trasformarsi solo perché porta una soma di legno di sandalo? L'asino può riconoscere il peso, non l’aroma, mentre l’elefante non bada al peso del carico, ma ne aspira il gradevole profumo. Il Sadhaka, l'asceta, il devoto dovranno accettare esclusivamente la verità, la pura essenza emanante dalle opere buone, dalla religiosità e dalle Scritture Sacre. Per altro, chi continua a discutere per far sfoggio di erudizione, di dottrina e di dialettica, potrà conoscere solo il peso della logica senza percepire l'essenza della Verità! Gli astanti possono anche elogiarlo perché vedono in lui la personificazione degli Shastra e dei Veda; ma come può esserci personificazione là dove mancano gli elementi essenziali? Chi cerca l'essenza non tiene conto del carico; chi usa solo la ragione non ne ricaverà alcuna utilità. L'amore è l'unico grande mezzo per ricordare costantemente il Signore. Per mantenere questo strumento sempre attivo, il Sadhaka deve proteggerlo col fodero di Viveka, la facoltà discriminante. Ci sono al mondo molte persone che sfruttano il loro vasto sapere in discussioni e credono così di essere superiori agli altri uomini: è un vero errore. Se fossero effettivamente sapienti non farebbero tante dispute. Manterrebbero il silenzio come linea di condotta e, con la loro intelligenza, potrebbero scandagliare l'essenza dei Veda, degli Shastra, delle Upanishad. Vedrebbero che la natura di quell’essenza - il suo nucleo - è la purezza stessa del Dio Supremo che quella essenza esprime e in cui tutto si unifica. Essi sanno che Dio si manifesta sotto qualsiasi aspetto Lo si voglia vedere e che rende evidenti in chiunque, attraverso l’azione, i sentimenti che lo uniscono a Lui. Ciò che importa è avere la mente ferma, sicura, serena, libera da emozioni quali simpatie e antipatie, non l'arte di ragionare. Che scopo hanno Sadhana, preghiere, meditazione, Bhajan, ecc..? Non si praticano forse per acquisire una mente salda, mirante ad uno scopo ben preciso? Ottenuta questa risolutezza mentale, apparirà chiara la sua vera importanza e lo sforzo umano non sarà più necessario. Perciò chi vuole diventare un autentico Sadhaka, chi desidera conquistare la salvezza, non deve perdersi in discussioni e dispute, né lasciarsi andare a sentimenti ingannevoli e nocivi, ma deve scoprire i suoi difetti e cercare di non ricaderci; deve mantenere e proteggere la fermezza mentale conquistata, con lo sguardo decisamente puntato verso la meta cui egli mira, respingendo, come rifiuti, le difficoltà, le frustrazioni e i turbamenti che può incontrare lungo il cammino. Deve soffermarsi su quanto può offrirgli entusiasmo e gioia, e non sprecare tempo prezioso sollevando dubbi su ogni cosa, importante o no. Fra tutto ciò che è privo di valore, bisogna assolutamente guardarsi dal presupposto che qualcuno possa conoscere tutto e dal dubbio sull'esistenza o la non-esistenza di qualche cosa. Questi sono i due maggiori nemici del Sadhaka. Ciascuno dovrebbe decidere per proprio conto di rimanere saldamente fermo nella sua realtà che, se è pura, ogni altra cosa è pura; se è vera, tutto il resto è vero. Se portate occhiali bleu, benché la natura risplenda di molti colori, riuscirete a vedere solo il colore delle lenti. Se il mondo vi appare con aspetti diversi, il difetto è in voi, mentre se tutto vi appare come unico amore è perché quell’amore emana da voi. In entrambi i casi, il motivo va cercato nel vostro sentimento. Chi ha dei difetti vede il mondo difettoso; chi non ne ha, non può vederli neppure se li cerca perché non li conosce. A questo punto qualcuno potrebbe chiedersi se anche il Signore è in errore perché anche Lui va in cerca degli errori. Ma come è possibile dire che il Signore va in cerca di colpe? Egli vuole solo la bontà non i difetti e le colpe, che dipendono dal livello qualitativo individuale. Il Signore non prende in considerazione le ricchezze, la famiglia, la casta, la posizione sociale o il sesso, ma bada solo alla rettitudine, all'integrità morale, alla verità delle cose (Sadbhava) e giudica degno della Sua Grazia chi possiede tali virtù, chiunque egli sia, a qualunque stato sociale appartenga. Sviluppate dunque queste doti, vivete ed operate con gioia e con amore. E’ sufficiente perché la salvezza sia assicurata.

25 - pag.78 Vanaprastha - La vita ascetica

 

Dopo esser stato capofamiglia, aver provato pene, conforto e gioia ed averne capito l'effettivo significato, raggiunti i 45/ 50 anni, l'uomo si ritira in solitudine, lasciando la casa che aveva costruito ed il luogo in cui è vissuto. Se sua moglie è vivente, dopo averne chiesto il consenso, l’affiderà alle cure dei figli o dei genitori, oppure la prenderà con se e manterrà con lei rapporti fraterni in quanto, d'ora in poi, egli dovrà seguire la regola monacale. Cambierà anche la sua dieta alimentare: dovrà cibarsi di erbe e di frutti e bere soltanto latte; i suoi cibi dovranno essere cotti solo per un terzo della cottura normale e dovrà mangiare poco riso. Se non gli sarà possibile provvedere al suo sostentamento seguendo questo regime, potrà recarsi nel vicino villaggio e chiedere l'elemosina per procurarsi il cibo, che poi porterà con se nella foresta e là, nella sua abitazione, farà il suo pasto. Dovrà offrire il suo stesso cibo ai suoi aiutanti in quanto essi non potranno preparare né acquistarsi gli alimenti. Se non lo gradissero, dovranno accontentarsi di latte e frutta, perché egli non può violare la sua regola per accontentare gli altri. Per quanto dura, la disciplina non dev'essere mai modificata né abbandonata; questo va tenuto ben presente. L'asceta non deve compiere riti religiosi né fare opere assistenziali né assumere compiti analoghi. Se offre del cibo od altro a qualcuno, ciò non dev'esser fatto per elemosina e non deve neppure considerare elemosine le offerte che lui stesso riceve. Deve riversare su tutti, in egual misura, lo stesso puro amore. Una volta all'anno, nel mese di Aswija (settembre-ottobre), deve sostituire i vecchi indumenti con abiti nuovi. La disciplina più impegnativa del Vanaprastha è quella regolata dal corso lunare (Chandrayanavratha). Durante il mese dovrà uniformare la sua alimentazione alle fasi della luna, riducendo il suo cibo di un pezzetto al giorno nei quindici giorni della fase calante e aumentandolo gradatamente nella stessa misura nella successiva quindicina della fase crescente. Nei giorni di novilunio e di plenilunio prenderà soltanto dei liquidi. Durante la stagione delle piogge, compirà le sue pratiche ascetiche fermo sotto la pioggia e, d'inverno, durante i suoi esercizi spirituali, indosserà abiti bagnati. Oltre all'adempimento sistematico di queste regole, dovrà fare tre bagni al giorno, studiare le massime delle Upanishad, capirne il significato e metterle in atto. Se dovesse ammalarsi, eliminerà i pasti e, nutrendosi d'aria e d'acqua, si metterà in cammino seguendo la direzione nord-est e continuerà a camminare sino alla morte. Se invece non si ammala e si mantiene forte e sano, potrà esperimentare, dopo aver seguito le prescritte discipline, il sorgere spontaneo dell'autentica conoscenza che lo condurrà alla liberazione. Molta gente si chiede come possa, questa disciplina, dare la conoscenza se le sue regole non sono che semplici restrizioni del corpo fisico? Se la divina conoscenza può rivelarsi soltanto quando c'è la consapevolezza della realtà Atmica, del Principio Divino, come può qualcosa in cui non è contenuto quel Principio che garantisce l’auto-realizzazione, esser chiamata conoscenza? Si domandano. Ma questa obiezione è fondata su un grave errore.

L'austerità corporale distrugge gli istinti e le tendenze e facilita la concentrazione mentale. Le massime upanishadiche aiutano, poco per volta, a destare e a tener viva l’attenzione sull'intento da raggiungere; basterebbe sperimentare quelle massime per avere la luce della conoscenza divina. Non sono forse le Upanishad la stessa somma sapienza? E con la guida di questa Jnanaswarupa, compendio di tutto il sapere percepibile con l'esperienza, che bisogno c'è di cercare altrove? Per consolidare stabilmente la scienza spirituale è essenziale l'unicità di intenti, che si può facilmente conseguire con le discipline e le austerità corporali. Il controllo del corpo fisico aiuta molto a mantenere sotto sorveglianza i sensi interni che, al confronto, sono meno difficili da dominare dei sensi esterni. Una sterzata al volante dell'automobile, a destra o a sinistra, fa girare le ruote, che non sono guidate direttamente dalle mani, nella stessa direzione. Le ruote non gireranno mai in senso inverso a quello del volante. Le ruote del controllo interno dipendono dalla vigilanza esteriore. Ed è naturale. Talvolta succede che le ruote girino dalla parte opposta a quella dello sterzo, ma in tal caso si tratta di errata manovra. Se i pneumatici sono privi d'aria, che è la loro essenza, le ruote si comportano in modo anormale, come se fossero indipendenti dal volante; ma non possono svincolarsi del tutto da esso. Il volante manovrato dal pilota è collegato alle ruote; se non c'è il collegamento la macchina non parte. La connessione è necessaria. Per chi ha combattuto e vinto gli istinti esteriori, diventa facile controllare le tendenze interne. Le tendenze esterne hanno nome e forma e sono legate ad oggetti suscettibili di esperimento: superarle, quindi, è piuttosto difficile. Ma le inclinazioni dell’animo non hanno forma benché abbiano un nome; qualche volta si manifestano con sentimenti di gioia, di Ananda, ed è più facile dominarle e spegnerle. La difficoltà è maggiore quando si tratta della condotta e delle reazioni esterne, che sono associate al gusto, alla forma, alla legge di gravità; le attitudini interiori non conoscono la forma, né il gusto, né il peso. L'acqua pura è informe ed è priva di sapore, ma può assumere qualunque forma con estrema facilità; l'acqua impura, sotto questi aspetti, è diversa ed è ben difficile purificarla. La difficoltà, dunque, consiste nella purificazione dell’atteggiamento mentale, inquinato dalle illusioni mondane; ma la mente libera da miraggi non ha bisogno di esser corretta, perché è già pura: in essa non v'è traccia di difetto o di dubbio. Perché dovrebbe essere corretta? Pertanto, se l'uomo controlla e domina il più possibile le illusioni esterne, le tendenze dell'animo potranno facilmente volgersi verso l’Atmananda, la sublime gioia dello Spirito. Lo Yoga e la rigida disciplina (Tapas) non sono che altri nomi della tecnica di controllo e di dominio degli impulsi esterni e delle illusioni. Le regole del Vanaprastha, della vita ascetica, sono soltanto dei metodi per aver successo nello Yoga o nel Tapas. Se l'uomo riesce a reprimere le illusioni di ogni genere durante lo stadio della vita ascetica, il suo viaggio avrà fine con la liberazione. Ma non è detto che solo questa via porti alla salvezza; va bene qualunque via se, per suo mezzo, si può ottenere la Divina Grazia. La vita ascetica porta indubbiamente alla salvezza, che è sicura per chi ne segue le regole. Inoltre libera l'uomo dalle illusioni e favorisce la concentrazione del suo pensiero sulla meta prefissa.

27 - pag.84 La buona volontà (Sat-Sankalpa) è la via per giungere alla divina presenza

Gli esseri formati dal meraviglioso artificio divino - Maya - devono attraversare due passaggi, che lo stesso artificio ha creato: lo stimolo sessuale e l'ingordigia. Sono impulsi che ogni uomo deve vincere, altrimenti gli procurano sofferenza. In essi sono inclusi tutti i desideri materiali; solo chi riesce a dominarli può dire di esser felicemente riuscito ad aprirsi un varco attraverso il mondo. Sono l'origine di ogni vizio, ed il vizio è il concime su cui prospera Maya, l'immagine illusoria dell'Universo. In effetti, il mondo fenomenico di Maya, il mondo dei cinque elementi, deve servire soltanto a sostenere il corpo. Chi aspira alla liberazione deve soggiogare i sensi. " Il cibo per mantenere l'organismo> gli abiti per ripararsi dal freddo" dice l'Uttara Gita. Se l'uomo però si tuffa nel perseguimento dei piaceri terreni, dimenticherà lo scopo per cui è venuto, il fine delle sue attività e la sua ricerca spirituale. Invece, in qualunque campo d'azione lavori e con lo stesso automatismo con cui respira, egli deve tenere sempre presenti quegli obiettivi e ripetere a se stesso: " Io sono nato per servire Dio e per ritrovare il mio vero essere". Ogni azione - vestirsi, mangiare, camminare, studiare, servire, muoversi dovrebbe esser svolta nella convinzione che quell’atto lo porta alla presenza di Dio. Tutto dovrebbe esser fatto con spirito di dedizione al Signore.

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Il contadino sgombra e livella il terreno, rimuove pietre e spini, ara e prepara il campo, concima e consolida la terra, innaffia, fertilizza e semina, trapianta, sarchia, irrora le piantine e poi sta in attesa; al momento opportuno miete il raccolto e, dopo la trebbiatura e la spulatura, ammucchia e ripone il frumento nel granaio. Tutte queste operazioni vengono fatte per servire lo stomaco.

 

Bisogna dunque capire che fame e sete, gioia e dolore, tristezza e sconforto, sofferenza e collera, nutrimento e appetito, sono tutti impulsi che devono aiutare l'uomo a giungere al cospetto del Signore. Con questa predisposizione, il peccato non potrà offuscare le azioni legate a tali impulsi; anche gli appetiti spariranno, senza lasciare traccia di nome o di forma. Se si è ammalati od anche distratti per qualche motivo, non si è in condizioni di apprezzare il gusto del cibo. In modo analogo, quando una persona è impegnata nella rievocazione del nome divino, nei bhajana, in preghiera o in meditazione, non sentirà alcuna gioia se ha nel cuore la forza dispersiva e disgregante dell'inerzia e della negatività (tamas), perché la gioia non affiora in simili condizioni. Finché sulla lingua c'è dello zucchero, il sapore sarà dolce; se c'è e permane accesa la colonna di luce della Bhakti, nel cuore non ci sarà nebbia perché sarà sempre rischiarato dalla beatitudine. Una goccia amara rende amara tutta la lingua; se nel cuore penetrano sentimenti di avidità e di irritazione, la luce svanisce e ritorna, dominante, l'oscurità; l'uomo torna ad essere il bersaglio di innumerevoli afflizioni e sventure. Pertanto, coloro che desiderano trovarsi alla sacra presenza del Signore, devono prendere determinate abitudini, osservare discipline adatte e formarsi particolari qualità. Gli abituali, comuni modi di vivere non portano a Dio: devono essere modificati mediante la Sadhana. Osservate il comportamento della gru: si muove piuttosto velocemente nell'acqua ma, mentre cammina, non può prendere alcun pesce; se lo vuole, deve rallentare, poi fermarsi e rimanere immobile.

E’ così anche per l'uomo. Chi va avanti con pensieri di cupidigia, di collera e di altri moti disordinati dell'animo, non riuscirà a conquistare Sathya, Dharma e Santi; che pratichi o no qualche tipo di Sadhana deve costantemente evocare il Nome Divino (Namasmarana). Sarà così in grado di padroneggiare gli impulsi naturali delle passioni. Dagli insegnamenti di tutti gli Shastra emerge una chiara lezione: poiché il Signore è la meta universale e raggiungerLo è lo scopo della vita, sia Lui il centro del vostro pensiero; soggiogate la mente che vi fa deviare dalla via giusta. Tutte le migliori qualità si raccolgono automaticamente nella persona che sa controllare le sue parole e la cui attenzione è persistentemente rivolta al Signore. Nel Dwaparayuga (l'epoca di Krishna) anche se i Kaurava vivevano sfruttando i risultati dei loro meriti antecedenti, continuarono a commettere azioni malvagie; mentre i Pandava, che soffrivano a causa delle colpe commesse nel passato, pensarono ed agirono bene. Qui si vede la differenza tra l'uomo savio e l'uomo dissennato: i Kaurava erano schiavi dei loro appetiti; i Pandava, invece, operavano sempre nel nome del Signore, avendo scelto la guida di Sathva e Dharma. Chi è oppresso dal dolore non può avere interesse ne alle festività ne alla lotta; ed il vero aspirante, immerso in pensieri divini, non può né gustare e nemmeno pensare ai piaceri terreni.

8 - pag.88 Un buon carattere è il gioiello della vita umana

 

L'uomo deve rendersi conscio della Verità eterna e capire la relazione che ad essa lo lega quando si trova ancora nel corpo fisico, prima che la morte si presenti a ritirare il suo pedaggio. La Kathopanishad esorta: Utthishtata! Jagrata! Prapyavarannibodhata! - "Sorgete, svegliatevi, andate a ricevere l'iniziazione dai Grandi!" Chi è tormentato dai dubbi su ciò che deve accettare o rifiutare, chi è accecato dalle illusioni, chi non sa distinguere fra tenebra e luce, fra morte e immortalità, tutti costoro dovrebbero cercare la guida di persone illuminate, in grado di aiutarli a capire la Verità eterna, la base di tutto il Creato, splendente di luce propria. Vedrebbero allora terra e cielo avvolti dallo stesso splendore. Per avere questa visione unitaria l'uomo dovrebbe desiderarlo ardentemente e praticare una ferrea disciplina. La stessa vita umana è la risultante di un numero incalcolabile di buone azioni, e non dev'essere gettata via; bisogna sfruttare appieno questa possibilità. La Kenopanishad avverte: Nachedihaavedin Mahativinashtih, ossia: "non buttar via il gioiello che possiedi"; non è un vero peccato evitare le vie di scampo, avendo tante possibilità di salvezza nel corso stesso della vita mortale? Per tutti coloro che in realtà non sono che animali in forma umana, che sono schiavi dell’orgoglio e di altre caratteristiche animalesche, la tempestiva presa di coscienza è importantissima; l'indugio è infecondo. Sarebbe pazzesco incominciare lo scavo di un pozzo quando la casa è già in fiamme. Perciò, chi sa essere perspicace, dovrà cercare, con tutti i mezzi a sua disposizione, di capire i principi fondamentali, di apprendere gli insegnamenti dei grandi uomini che hanno percorso il sentiero spirituale, e di far entrare il tutto fino al limite del possibile - nel raggio della sua stessa esperienza. Se non si compie questo sforzo, se si rifiuta la via e si spreca la vita, si insulta il nome stesso della specie umana! Anziché rendervi schiavi delle cose provvisorie e ingannevoli e perder tempo prezioso a perseguirle, dedicate ogni minuto alla ricerca della verità, alla contemplazione dell'eterno, infinito, vero Signore. Questa dedizione è la vera mansione dell'anima. D'altronde, passare il tempo dietro falsi piaceri, vuol dire lasciarsi trascinare dal mondo. Non bisogna cadere vittime delle attrattive venefiche degli sfarzi terreni né delle lusinghe di seducenti bellezze. Un giorno tutte queste piacevoli sensazioni svaniranno come una favola vissuta in un sogno! Qualunque vicenda umana che aiuti l'uomo a crescere ed a farsi avanti nella vita, inclusa l'istruzione, non serve al suo progresso spirituale, anzi ne determina il regresso, in quanto ognuna di quelle vicende appartiene al mondo fenomenico di Maya. Ma la Verità, in qualsiasi modo Maya la rivesta, splenderà sempre più fulgida poiché tale è la sua natura. Com'è possibile presumere che il mondo materiale, che cambia ad ogni momento, che deperisce e va in rovina, col suo capriccioso alternarsi di apparenze e dissolvenze, sia l'eterno Vero? Ciò che contraddistingue un Sadhaka è la ricerca della verità, non degli aspetti mutevoli di questo mondo decadente e fittizio, dove non può esserci l'esistenza autentica (Sathyachara), dove la vita è irreale. La vera vita consiste nella realizzazione del Signore, ed ogni uomo deve ricordarselo sempre, in ogni momento.

30 - pag.92 Il raccolto del Sadhaka

 

Nel mondo non c'è disciplina più grande del coraggio morale, felicità maggiore della gioia, bontà più santa della pietà, arma più efficace della pazienza. Per avere un buon raccolto, ossia il Signore stesso, il devoto dovrebbe considerare il corpo fisico come un campo in cui seminare le buone azioni e coltivare il Sacro Nome, con l'aiuto del cuore nel ruolo del contadino. Non si può avere mietitura se non c'è stata coltivazione. Come la crema nel latte ed il fuoco nel combustibile, il Signore è, più o meno, in ogni cosa. Credetelo. Com'è il latte, così è la crema; com'è il combustibile, tale è il fuoco; com'è la Sadhana, così è la percezione del Divino. Anche se la costante recitazione del nome del Signore non dà l'immediata liberazione, quattro risultati sono facilmente accessibili a chi ne ha fatto l’esperienza, e cioè: la compagnia dei Grandi, la verità, la gioia, il controllo dei sensi. Chi attraversa una di queste porte - si tratti di un capofamiglia, di un asceta o di un membro di altra categoria potrà senz'altro raggiungere il Signore. Questo è certo. Ma gli uomini desiderano la felicità terrena e, facendo un'accurata analisi, si scopre che questa è la vera malattia degli esseri umani; le sofferenze altro non sono che le medicine adatte. In mezzo a tanti piaceri mondani, raramente sorge il desiderio di cercare il Signore. E’ dunque indispensabile che l'uomo analizzi e valuti ogni suo atto, in quanto lo spirito di abnegazione nasce da tale analisi. Altrimenti è difficile giungere alla rinuncia. L’avidità è un segno tipico del cane e deve perciò esser trasformata in generosità. L'ira è il nemico numero uno del Sadhaka; è come uno sputo e come tale ha da esser trattata. E la menzogna ? E’ ancora più disgustosa: distrugge le forze vitali dell'uomo, quindi va eliminata come spazzatura. Il furto rovina la vita: rende dozzinale come una moneta da pochi soldi il prezioso valore della vita; è simile ad un maleodorante pezzo di carne in decomposizione. La moderazione nel cibo e nel sonno, l'amore, la forza d'animo sono gli atteggiamenti che aiutano a mantenere in buona salute il corpo e la mente. Chi non lascia adito allo scoraggiamento, chi non ha paura ed invoca il Signore con fede ferma e senza un secondo fine chiunque egli sia ed in qualunque condizione si trovi - allontanerà da se le sofferenze e le pene. Il Signore non vi chiederà mai a quale casta appartenete, ne quale codice religioso (Achara) seguite abitualmente. La devozione non consiste nell'indossare un saio, nell'organizzare festività sacre, nell'adempiere riti sacrificali, nel radersi o intrecciarsi i capelli, nel portare la ciotola e il bastone e così via. Devozione significa contemplare Dio, incessantemente e con purezza di cuore, nelle opere della Sua creazione, convinti dell'unità del creato, sentirsi distaccati dal mondo sensibile, racchiudere tutto in uno stesso abbraccio d'amore e parlare in modo conforme al vero. Tra le varie pratiche di devozione, la migliore è il ricordo costante del Nome Divino (Namasmarana). Nell'epoca attuale, Kaliyuga, il santo Nome è la via della salvezza. Jayadeva, Gouranga, Thyagaraja, Thukaram, Kabir, Ramdas, tutti grandi devoti, giunsero al Signore proprio attraverso questa via. Perché parlare di tante altre vie ? Anche Prahlada e Druva poterono vedere il Signore, avvicinarLo e parlare con Lui solo rievocando senza interruzione il Suo Nome. E dunque, se ogni Sadhaka sentirà che il Nome Divino è il suo vero respiro e se, con piena Fiducia nelle buone azioni e nei buoni pensieri, saprà potenziare lo spirito di sacrificio e di inalterato amore per tutti, avrà trovato la via migliore per la liberazione. Come potrà padroneggiare le sue tendenze congenite chi, invece, se ne sta seduto in luogo isolato, limitandosi a controllare il respiro? Come farà a sapere se le ha dominate ? La devozione di Durvasa (6) verso Ambarisha (Siva), combinata con le sue cattive tendenze, si risolse nel destino dello stesso Durvasa che, alla fine, fu costretto a crollare ai piedi di Ambarisha. Possiate non diventare come lui; vi auguro invece di sperimentare la Verità eterna e di riconquistare il vostro autentico stato. Chiunque può commettere errori senza rendersene conto. Per quanto fulgida sia la fiamma del fuoco, contiene sempre un po' di fumo; per quanto buona sia l’azione di un uomo, conterrà sempre una leggera traccia di male. E allora bisogna assolutamente cercare di ridurre al minimo quella traccia, in modo che il bene risulti maggiore del male. Certo, con i tempi che corrono, potreste anche non riuscire al primo tentativo e perciò occorre vagliare accuratamente ogni conseguenza delle cose che si fanno o si dicono. Se volete che gli altri vi rispettino e si comportino bene con voi, incominciate voi stessi a comportarvi bene con loro, ad amarli e rispettarli. Ed essi non potranno che fare altrettanto. Ma se non sentite rispetto ed amore per il prossimo, non avete poi di che lamentarvi se non siete trattati come vorreste. Sarebbe sbagliato. Se coloro che danno consigli sui "giusti e veri e sani principi, sulla miglior condotta da tenere ecc." seguissero per primi i consigli che danno, non ci sarebbe affatto bisogno di tali consigli perché la gente apprenderebbe la lezione direttamente dal loro esempio. D'altra parte chi, come un pappagallo, continua a citare le massime del Vedanta senza metterle in pratica, non soltanto inganna gli altri ma, quel che è peggio, inganna se stesso. Quindi "voi" dovete essere così come volete che gli altri" siano. Non è del Sadhaka cercare i difetti altrui e nascondere i propri. Se qualcuno vi fa rilevare le vostre mancanze, non discutete per dimostrargli che avete ragione e non portategli rancore. Riflettete invece, per scoprire in che cosa consiste la vostra colpa, e poi rimediate. Ma se cercate una motivazione solo per giustificarvi o per vendicarvi di chi vi ha fatto rimarcare l’errore, non vi comportate certo come un Sadhaka od un Bhakta. Il Sadhaka dovrebbe essere sempre sincero e contento, e dovrebbe evitare i pensieri tristi e deprimenti. Scoraggiamento, dubbio e presunzione, sono forze negative per l’aspirante spirituale. Questi stati d'animo possono essere facilmente vinti da una salda devozione; essi sarebbero un danno per la disciplina interiore. Oltre tutto è meglio che il Sadhaka sia sempre lieto, sorridente ed entusiasta, in qualunque circostanza. Questo atteggiamento sereno e limpido è anche più desiderabile della devozione e della conoscenza e chi sa comportarsi cosi merita di giungere presto alla meta. Il sentimento di gioia costante e l'esito del bene compiuto in precedenti esistenze. Chi è sempre preoccupato, demoralizzato, dubbioso, non riuscirà mai ad essere felice, qualunque sia la disciplina spirituale praticata. Suscitare in se l'entusiasmo è proprio il primo passo del Sadhaka, che poi potrà avere, grazie a quello stesso entusiasmo, ogni sorta di felici esperienze. Non sentitevi orgogliosi se vi lodano, non avvilitevi se vi biasimano; siate, spiritualmente, come il leone, indifferenti sia alla lode che al biasimo. Analizzare il vostro carattere e correggere i vostri errori è molto importante.

Bisogna poi prestare attenzione anche a ciò che riguarda la realizzazione del Divino. Qualunque ostacolo si presenti, la Sadhana non va trascurata ma dev'essere proseguita senza interruzioni né modifiche. Il Sacro Nome, amato e prediletto e scelto, non dev'essere mai cambiato, perché è impossibile concentrarsi sulla forma che esso evoca se lo si cambia in continuazione. La mente non sarebbe in grado di fissarsi su un obiettivo unico. Ogni tipo di Sadhana ha per fine questa unicità di tendenze mentali; quindi è necessario evocare sempre lo stesso nome sia nella preghiera che nella meditazione, evitando, una volta scelti, di sostituirli con altri nomi e forme del Signore. Inoltre bisogna anche essere fermamente convinti che tutti i nomi e tutte le forme di Dio, non sono altro che il nome invocato e la forma contemplata mentre si prega e si medita; quel nome e quella forma non devono mai provocare il minimo senso di insofferenza o di disaffezione. Considerando che ogni sconfitta, ogni pena ed ogni fastidio sono legati al mondo e quindi hanno un carattere transitorio, tenendo presente che la preghiera e la meditazione aiutano a superarli, il Sadhaka deve mantenere separate le due cose - la profana e la divina - senza confonderle tra loro perché le prime, esteriori, sono del mondo, mentre preghiera e meditazione fanno parte dello spirito ed appartengono al regno dell’amore per Dio. Questo è ciò che si chiama devozione pura, fedele, perfetta. L’altra specie di Bhakti, quella in cui il devoto, dopo aver fatto la sua scelta cambia il nome e la forma nel giro di breve tempo, è la devozione non-pura, irregolare, soggetta alla volubilità della mente. Non è un male se lo si fa per ignoranza; ma quando si sa che è sbagliato e dannoso, dopo aver continuato per qualche tempo ad evocare un certo nome ed una certa forma, diventa un errore cambiarli. Mantenersi fedele al Nome ed alla Forma è il voto più grande, l’obbedienza più severa. Anche se i più anziani ve lo consigliano, non abbandonate il sentiero scelto dalla vostra mente! Ma quale persona anziana potrebbe proporvi di cambiare e di abbandonare il Nome da voi preferito ?. Non date retta, solo perché sono anziani, a coloro che vi dicono di farlo, considerateli degli ottusi.

Inoltre fate in modo, per quanto possibile, di non modificare l’orario ed il luogo scelti per meditare e pregare. Talvolta, come in viaggio, può presentarsi la necessità di cambiare la sede, ma l'ora, almeno, dovrebbe restare immutata. Anche in treno, in autobus, o in altro ambiente scomodo, giunta l'ora, richiamate la mente alla meditazione ed alla preghiera, e fatele nel vostro intimo, in silenzio, rispettando l'orario. In tal modo, accrescendo la ricchezza spirituale, si può con certezza diventare padroni di se e ricongiungersi all’Atma.

La conoscenza

"Chi sono io?" pag.22 [50]

Tutti i turbamenti della mente si arrestano di fronte alla domanda "Chi sono io?>>. Fu questa la disciplina che conferì la vittoria a Ramana Maharshi, e che egli insegnò ai suoi discepoli. E’ anche la più facile di tutte le discipline. Occorre innanzitutto avere la buona volontà, l'inclinazione a volersi bene, a cercare il proprio bene (shubechcha) Ciò indurrà a leggere libri che parlano di Dio e dei Suoi Princìpi, a ricercare la compagnia delle persone buone, a tirarsi indietro dai piaceri dei sensi, e vi renderà assetati della Liberazione.

Dall’“io”, al "non-io"pag.23 [51]

Perfino il grande aforisma (mahavakya) (13) Aham Brahmasmi - Io sono Quello - contiene in se una traccia di ignoranza, e consiste nell’"io" (Aham), che, pur detto identico, è ancora considerato come qualcosa di separato. Questo aham è tanto persistente che finirà per sparire solo dopo un'incessante meditazione sulle implicazioni di Tat tvam asi, "Quello tu sei", e sul Sé o il Divino che tutto include. E’ lo stadio della discriminazione investigativa (vicharana o bhumika), susseguente a quello della buona volontà (shubechcha). Con questo sistema, la Mente può ben presto fissarsi sulla contemplazione dell'Assoluto. Ogni stadio è un gradino sulla scala per il progressivo elevarsi della Mente, dal concreto al sottile, e dal sottile al non-esistente: questo è lo stadio finale, detto tanumanasi.

Il "Quarto" pag.23 [52]

I tre stadi di cui sopra e le discipline che essi richiedono distruggeranno tutti i desideri e le bramosie, ed illumineranno la conoscenza della Realtà. La Mente ne sarà tutta santificata e sarà piena di Verità: si chiama “stato di non attaccamento o di non-contatto o di non relazione" (asamashakti). Si tratta di una condizione in cui viene cancellato ogni contatto con il mondo esterno e perfino col proprio passato. Non c'è più nessuna attenzione né per l'esterno, né per l'interno. Il ricercatore arriva a quello che viene definito abhavaprariti. Egli non ha alcuna padartha bhavana, vale a dire che nessun oggetto può suscitare nella sua coscienza la minima sensazione. Egli, perfetto Jnani, sarà sempre immerso nella Gioia del Sé. Non è consapevole della triade osservatore-osservaziene-osservato: è il cosiddetto "Quarto", il Turiya, lo stadio della Trascendenza. 14

Disciplina ascetica pag.36 [91]

Ecco dunque che il requisito fondamentale per la Via che porta alla Conoscenza è solo la disciplina spirituale, la vita austera ed ascetica (tapas) in cui ci si impegna, non già l'irrilevante considerazione di casta, credo o sesso. Lascia stare tutto il resto e concentrati solo su questa disciplina e su questa ascesi

Le medicine sono per i malati pag.36 [95]

Oggi c'è in giro un'altra credenza sbagliata. Si dice che, per avere diritto ad una disciplina spirituale tesa alla realizzazione di Dio, come nel caso della recitazione dei nomi del Signore e della meditazione, occorra attenersi strettamente a certe modalità di condotta quotidiana affermate tradizionalmente, e purificarsi in quei modi. Non sono d'accordo, perché le medicine sono necessarie solo a chi è ammalato. E costoro, come possono guarire e divenir sani, se non hanno prima fatto una cura? Dire che una persona dev’essere pura e buona e che debba obbedire a certi codici di condotta prima che possa camminare sulla strada verso Dio, è come dire che uno dev'essere libero da malattie per aver diritto alla cura medica! E’ assurdo. La purezza, la bontà e così via, sono tutte conseguenze del cammino verso Dio; non sono dei prerequisiti necessari per incominciarlo. L'assunzione della medicina a poco a poco darà salute e buon umore; non si può pretendere che la salute ed il buon umore ci siano perfino prima di prescrivere il farmaco! Eppure molti dimenticano questo fatto ovvio; ed è questo invero il sintomo di una grave malattia!

La malattia dell'Ignoranza pag.37 [96]

Tutti coloro che soffrono della malattia dell'Ignoranza (ajnana) devono leggere e riflettere sui libri che parlano della cura di questa infermità; sono i libri che parlano delle esperienze degli anziani nel campo dello sforzo spirituale Solo così potranno capire bene come stanno le cose

Regole terapeutiche pag.37 [97]

C'è un altro segreto per il successo, e anche questo va tenuto bene in mente, Ogni cura o trattamento medico richiede alcune norme o restrizioni nella dieta, nel movimento, si devono trascurare o nelle abitudini e nella condotta; non prendere alla leggera, perché, se non si segue strettamente ciò che il medico prescrive al riguardo, anche la medicina più costosa, più moderna o più potente, risulta inefficace.

Medicina per tutti pag.37 [98]

Guardate chi esce dall'ospedale dopo aver subìto i trattamenti terapeutici, le medicine, le restrizioni, le limitazioni e tutto il resto, ed è sano e contento! Sono persone di ambo i sessi e di ogni età ed estrazione sociale Vasishtha30 era figlio di una prostituta; la madre di Narada31 era una lavandaia; Valmiki32 era della casta dei cacciatori; Vishvamitra era uno kshatriya;33 Matanga34 apparteneva alle classi umili. La conclusione che ne consegue è che ciò che importa non è l’etichetta di casta o credo ma la costante meditazione, sul Signore. La Conoscenza è il raggiungimento del senso di Unità, la realizzazione che non c'è né alto né basso. E’ questo il Vero Principio Divino, il Brahman.

Dalla Devozione alla Conoscenza pag.39 [103]

La condotta (anushthana) e la disciplina costante (nishtha) sono i due criteri, i due fattori decisivi. Il Principio Atmico Interiore è identico in tutti, non conosce né casta, né classe, né conflitti. Il primo requisito per conoscere che il Sé trascende tutte queste categorie secondarie è la Devozione (Bhakti). La Devozione si fonde nella Conoscenza e con essa si identifica; la Devozione, maturando, diviene Conoscenza, e perciò non diciamo che sono cose differenti. Ad una tappa è Devozione, e più tardi diciamo che è Conoscenza. E’ come la canna che, alla fine, diventa zucchero.

Dalla Jiva a Shiva pag.40 [104]

Con la Devozione, la Jiva diventa Shiva, l'anima di un individuo si trasforma in Dio; o meglio, essa si riconosce come Shiva, in modo tale che l'idea di essere una singola anima sparisce. Ritenersi un essere individuale è da ignoranti; vedersi come Dio (Shiva) è da sapienti.

Come candeggiare l'Anima pag.40 [105]

sea

Un lino bianco insudiciato viene immerso in acqua, insaponato, bollito e battuto sulla pietra, per ridargli il suo candore e la sua qualità primitiva; così, per portar via il sudiciume dell'ignoranza che si è attaccato allo Spirito puro che è Essere-Coscienza-Beatitudine, occorre l'acqua di una condotta e di un comportamento immacolati, il sapone del pensiero sempre volto a Dio, il calore dei Nomi di Dio e della Meditazione e la pietra della Rinuncia. Solo allora tornerà a risplendere l'essenziale "brahmanità" dell'Atman.

Importanza dell'"acqua pulita" pag.40 [106]

Un buon sapone non serve a nulla se l'acqua non è pulita; tutta l'insaponatura e la sbattitura sono solo perdita di tempo e di lavoro, e la tela resta sporca come prima.

Ciò spiega il fallimento di tanti aspiranti: per quanto essi abbiano meditato su Dio per tanti anni e studiato così a lungo, i modelli comportamentali e la loro condotta sono tutti sbagliati. La colpa è dell'acqua, non del sapone! Se le abitudini quotidiane sono cattive e sbagliate, tutta la meditazione su Dio è uno spreco.

Si raccoglie ciò che si semina pag.40 [107]

Nella sua ignoranza, la gente esita ad accettare i rigori della disciplina spirituale e li considera come ceppi contro la libertà; disprezza i Comandamenti Divini e rinuncia alla Grazia Divina. Questi Comandamenti non sono compresi né apprezzati, si disobbedisce ad essi o ci si rivolta addirittura contro. Ma il saggio che semina grano avrà un raccolto di grano, mentre lo stolto semina insieme erbacce e poi piange perché il grano non cresce.

Dio, unico Obiettivo pag.47 [135]

Brahmabhyasa si chiama questa disciplina, per la quale ti devi ricordare sempre che Dio è la Base dell'Universo; devi sempre pregare l'Aspetto Formale di Esso, parlare della Sua Gloria, stare in Sua compagnia e vivere sempre alla Sua Presenza. E’ per questo che il Panchadashi (37) dice: Tat chintanam, tat kathanam, anyonyam tat prabhodanam, etat eka param tvam cha, jnanabhyasam vidur budha, che significa: "I pensieri dedicati a Lui solo, le parole dedicate a Lui solo, i discorsi centrati su Lui solo, tutta questa esistenza unidirezionale puntata su di Lui, è detta dai Saggi la Disciplina della Conoscenza".

Unica Gioia pag.48 [136]

E’ la lezione che Krishna dà nella Gita: Mac-citta mad-gata-prana bodhayantah parasparam kathayantash cha mam nityam tushyanti cha ramanti cha, "Essi fissano la mente in Me, sopravvivono solo perché respirano Me, fra loro si informano solo di Me, parlano solo di Me, sono contenti e felici solo con queste cose"(38) Il pensiero costante del Signore è detto anche Brahmacintanam, Jnanabhyasa o Atmabhyasa.

La rotta della mente pag.48 [137]

La mente persegue gli oggetti esteriori per queste sole ragioni: o per l'impulso dei sensi, o a causa dell'illusione che sovrappone al mondo esterno i caratteri di un durata permanente ecc. Deve perciò esser continuamente riportata sulla rotta della giusta meta. Sulle prime il lavoro è difficile; ma, con un buon allenamento, le agitazioni possono esser calmate con la recitazione ripetuta della OM.

I sei "gradi" della sadbana pag.48 [138]

L'addestramento della mente consiste in (queste sei fasi), shama, dama, uparati, titiksha, shraddha e samadhanam.(39) Vale a dire che la mente si controlla mediante buoni consigli, attrattive superiori, il ritrarsi dagli oggetti dei sensi, la capacità di resistere agli alti e bassi della fortuna, costanza ed equilibrio.

Educare la mente al samadhi   pag.49 [139]

Una mente indocile può esser gradualmente ricondotta verso la meditazione su Dio (Brahmadhyana) se si incomincia ad allettarla con la dolcezza dei canti sacri (bhajan), l'efficacia della preghiera e l'effetto tranquillizzante della meditazione. La si deve anche portare alla coltivazione di buone abitudini, di buone compagnie e di buone azioni. La meditazione (dhyana), con l'andar del tempo, desterà sempre maggiore interesse, e così la mente verrà a rinchiudersi nella grotta del cuore. Il risultato finale di questa disciplina è nientemeno che il Nirvikalpa Samadhi, l'Imperturbabilità che nulla più può turbare.

Vantaggi e limite dello studio pag.66 [203]

Ebbene, anche chi ha la piena padronanza delle Scritture, se non ha intrapreso una disciplina spirituale, non può giungere a conoscere la base spirituale dell'esistenza. E’ ovvio che, avendo studiato le Scritture, è più facile incanalarsi in una disciplina e praticarla con maggiore costanza. Allora il merito accumulato nelle vite passate si manifesta come un acuto desiderio della Liberazione, uno sforzo sincero di avvicinare un Maestro, una ferma determinazione per riuscire nella pratica spirituale e sfocia nel godimento della realizzazione spirituale. E’ un successo che arride a coloro che hanno più di ogni altra cosa la fede (shraddha). Se manca la fede, il desiderio di mettere in pratica ciò che si è letto nelle Scritture vien meno e tutto il sapere non è che un fardello che pesa sul cervello.

Le Scritture, strumento di conoscenza pag.66 [204]

Dal momento che il distacco (vairagya) e il resto sono le qualificazioni per realizzare l’Atma, tanto gli studiosi quanto gli altri sono tutti egualmente qualificati. Non è forse la disciplina che fa giungere alla conoscenza spirituale? E allora, perché affannarsi a conoscere a fondo le Scritture? D'accordo, per conoscere il sé, le Scritture sono indispensabili; una volta conosciuto il Sé, esse non sono più necessarie. Ma tutto ciò che si deduce dalle Scritture sono solo esperienze indirette; la percezione diretta è impossibile se non per mezzo della disciplina. E solo la comprensione diretta è Conoscenza.

L'Atma vichara pag.67 [205]

Che cos'è veramente la Ricerca del Sé o Atmavichara?

Non è lo studio degli attributi dell’Atma così come vengono esposti dai libri, ma l'analisi della natura dell’"io'', spogliandolo dei suoi involucri che lo avviluppano, i cinque "gusci" (panchakosha) per mezzo di una discriminazione concentrata e rivolta verso l'interiorità. Non si tratta di una ricerca confinata al mondo materiale e neppure della saccenteria accademica finalizzata all'interpretazione dei testi. E’ la penetrazione analitica del segreto dell'Atma, compiuta dall'affilata lama dell’intelletto.

Trascendenza dei tre Corpi pag.67 [206]

Alla domanda se sia possibile prender coscienza dell’Atma mediante lo studio delle Scritture, la risposta è "no". L’Atma è della natura di Sat-Cit-Ananda, e trascende i tre corpi: il Corpo Grossolano (Sthula sharira), il Corpo Sottile (Sukshma sharira) ed il Corpo Causale (Karana sharira). E’ il Testimone che osserva i tre stati di veglia, di sogno e di sonno profondo.

La parola non è l'esperienza pag.67 [207]

Ora che avete conosciuto il significato di queste parole, avete avuto la visione dell’Atman? No, ed allora, come vederLo? Disfacendo ad uno ad uno gli imballaggi, le Cinque Guaine che ricoprono l'Essenza, negandoli uno per uno, e facendo l'esperienza del "Non questo", e passando attraverso tutti fino al substrato che è l’Atma, il Brahman, Dio, che era sempre apparso molteplice e variegato.

Cercare al posto giusto pag.67 [208]

Ciò che si è smarrito in casa dev'esser cercato in casa, e non tra i boschi. Dio celato fra i Cinque Involti, dev'essere cercato dentro questi, e non nei boschi della tradizione scritturistica. Sebbene non troviate Dio nelle Scritture, esse vi parlano dei cinque strati o Cinque Guaine e dei loro segni di identificazione, dei loro caratteri. Così, con l'uso dell'intelletto, è possibile giungere al fondo, la Verità Atmica.

La guida del Maestro pag.68 [209]

E chi non è dotto negli studi tradizionali? Può apprendere queste cose da un Guru o da un vecchio ricercatore, no? Ma occorre ripetere una cosa. Il principio dell'Atma è fuori della portata del più dotto teologo che conosca tutte le Scritture; Lo si apprende solo per esperienza diretta. Perciò, si è detto fin dall'antichità che ci si deve rivolgere ad un Maestro, ad uno che abbia questa esperienza diretta; senza la guida di un tale Maestro non si può giungere all’Atma. Perfino Narada ebbe per Maestro Sanatkumara, e Janaka ebbe Shuka, ed altri Santi ebbero altri Guru.

La guida della Grazia del Signore pag.68 [210]

Ottenuta la Grazia del Signore, spesso il Guru diviene superfluo: Essa fa conoscere tutto, Maitreyi, moglie di Yajnavalkya, Lila l'analfabeta e Chudala sono esempi che dimostrano che, nel passato, ci furono donne che, senza tanto studio delle Scritture, appresero la Conoscenza dello Spirito dal Maestro ed ebbero successo. E’ ovvio che qualunque persona che abbia la Grazia del Signore, per scarse che siano la sua preparazione dottrinale e le sue qualificazioni, può certamente avere la Visione dell'Atman.

 

With Love

Prema Dhaara

pag.49 (33)

 

Ognuno di voi deve intraprendere una qualche disciplina spirituale per riuscire a purificare la mente dalla lussuria, dall'ingordigia, dalla rabbia e dall'odio. Uscite fuori dal pozzo dell'ego e nuotate nell'Oceano dello Spirito Universale, o Paramatma, di cui voi siete parte. Obbligate la vostra mente o persuadetela gentilmente e carezzevolmente a respirare la più pura e più vitale atmosfera dell'eterno. Ricordate Dio e la Sua Gloria, in ogni secondo, ad ogni respiro, quando ripetete uno dei Suoi Nomi.

 

Con Benedizioni

Sri Sathya Sai Baba

30.12.1975

pag.80 (56)

 

Accettate le Mie Benedizioni. In questo lo giorno di Gennaio, le Mie Benedizioni a voi per una lunga vita, sana, felice e piena di pace: una vita confortevole, con l'esperienza della beatitudine spirituale. Tutti voi dovreste diventare delle persone ideali. Benedizioni e gocce d' Amore per il Nuovo Anno. Tutti i ragazzi devono studiare bene e coltivare la disciplina, l'umiltà e l'obbedienza. Una vita senza la Grazia Divina in verità non è una vita. Una nascita durante la quale non ci si assicura l’Amore di Dio, non è una nascita. Quindi, avviatevi verso il cammino della spiritualità, sottoponendovi alla sadhana (disciplina spirituale) necessaria e diventate degni recipienti dell’Amore e della Grazia di Sai. L'educazione impartita semplicemente per guadagnarsi di che vivere è come paglia senza il grano. Inoltre, questa non è nemmeno educazione nel vero senso del termine. Praticate gli ideali di Sai e sperimentate l'Atmananda (Beatitudine dell'anima). Amore e Benedizioni a tutti.

 

Con Amore,

Baba - 1.1.1981

Corso estivo 1993

Il vero uomo pag.34 – (35)

...E' davvero facile trasformare la mente. E' facile fare del bene e difficile fare del male, facile dire la verità e difficile dire menzogne. L'uomo deve escogitare vie contorte per sostenere tante menzogne. La Verità non richiede alcuno sforzo la menzogna coinvolge il cuore e richiede uno sforzo disonesto. E' certamente più facile riferire le cose così come stanno. Commettere un errore non è un errore - SADHANA sta nel rendersi conto dell'errore e nel correggerlo.

Che cosa è Sadhana?   pag.44

L'essere umano diventa veramente Divino se coltiva una mente aperta. Il SADHANA (pratica spirituale) che l’uomo dovrebbe intraprendere, è il SADHANA che porta alla fioritura della mente umana. Che cosa è SADHANA? Né l'adorazione, né il canto del nome e nemmeno la meditazione è SADHANA. Tutti questi sono esercizi inutili e danno solo una soddisfazione effimera. Noi non conquistiamo niente con questi sforzi se prima non trasformiamo la mente. L'uomo si trasforma quando si trasforma la mente.

La trasformazione della mente rende l'uomo veramente Divino. La trasformazione mentale è la sorgente maggiore della trasformazione umana: la trasformazione umana è trasformazione della nazione; e la trasformazione nazionale è trasformazione universale. Il caos e la confusione, l'angoscia e l'agitazione che oggi possiamo osservare nel Paese, non sono altro che la manifestazione della mente distorta....

Sadhana (Disciplina spirituale) assidua pag.52

Il sole è uno, anche se le ombre sono diverse. L'oceano è uno, anche se le onde sono tante, ma l'acqua di tutte le onde è 1a stessa. Gli uomini sono le onde che hanno origine di tanto in tanto dall'oceano di "SATCHITANANDA" (Essere Consapevolezza e Beatitudine). Nonostante l'uomo sia come una goccia dell'oceano, lui condivide con l'oceano le qualità di "Satchitananda", la Divinità presente nell'uomo ed in Dio è una e la stessa. Nonostante le lampadine siano tante, l'elettricità è la stessa. La differenza di luce delle lampadine dipende dal voltaggio delle lampadine. Certe persone si lamentano del debole splendore Divino in loro. In queste persone lo splendore Divino è offuscato a causa della loro, ristrettezza mentale. La radiosità Divina brilla in modo splendente solo in coloro che hanno una mente aperta. Ma oggi molte persone sono egoiste e hanno la mentalità ristretta, la loro preoccupazione è limitata solo a se stessi ed alla loro famiglia. Fintanto che la loro sollecitudine non avvolgerà anche la società ed il mondo, lo splendore Divino non potrà mai brillare in loro. Lo sviluppo di una mente e di un cuore aperti permettono all'essere umano di avere la visione del proprio Sé ( SVA SVARUPA SANDARSANA). Il principio Divino è anche conosciuto come Divino Infinito (MAHAPURUSA TATTVA), ma noi dovremmo essere capaci di percepire lo stato di Divino Infinito costantemente e durante tutta la Nostra vita. L'esperienza Divina, dalla quale noi traiamo piacere, non dovrebbe essere un'esperienza limitata ad un tempo particolare, dovrebbe essere continua. Un uomo che ha bevuto del vino è sotto il suo influsso finché dura il suo effetto, l’esperienza temporanea porta solo a gioia temporanea. L'esperienza del Divino Infinito dovrebbe diventare il nostro stato naturale. Soltanto se si trascende "STHULA" (il materiale), "SUKSHMA" (il sottile) e "KARANA" (il causale), fondendosi con "MAHAKARANA" ( la Causa Prima), si potrà raggiungere lo Stato Supremo. Noi non possiamo sperimentare l'Estasi Suprema a meno di non trascendere la "Super-mente", la mente Superiore e la mente Illuminata. Lo stato della "Oltre-mente" è anche conosciuto come lo stato di " AMANASKA" (senza mente). Questo viene anche descritto come "VIDEHASTHITI" (senza il corpo).

L’importanza della disciplina   pag.96

I giorni, le notti e le stagioni osservano la disciplina. Non possono esistere giorni e notti se non esiste disciplina nel cosmo; non ci saranno stagioni senza i giorni e le notti; non ci sarà vita sulla terra senza le stagioni. Quindi c’è una necessità assoluta di osservare la disciplina. Ecco qui un caso per provare come la violazione della disciplina può essere nociva.

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In Inghilterra c’era una volta un venditore di latte che forniva latte puro. Siccome era una persona corretta faceva il suo lavoro in modo molto onesto. Dopo alcuni anni, le persone che compravano il latte da lui, si lamentarono della qualità del latte dicendo che era alterato. Il giudice, prima di pronunciare la sentenza, decise di indagare personalmente questo caso. Si presentò quando il bestiame venne munto, trovò il latte delle mucche non di buona qualità e concluse che non era però il venditore ad alterare il latte. Dopo ulteriori indagini scoprì che il bestiame non veniva munto ad orari regolari ma secondo gli orari convenienti al contadino. Dato che le mucche non venivano munte ad un orario specifico, il loro latte, che prima era di buona qualità, a causa della violazione della disciplina, divenne di qualità scadente. Il giudice concluse che persino il bestiame aveva reagito alla violazione della disciplina.

 

Prendete per esempio la disciplina che riguarda il cibo. Il cibo decide la natura della vostra mente. Se siete afflitti da pensieri malvagi mentre consumate il cibo, questi pensieri malvagi contaminano il cibo che state mangiando e di conseguenza influiscono sulla vostra mente. La mente nasce dal cibo che assumete. Come è il cibo così è la mente. Per questo motivo i nostri antenati raccomandarono di nutrirsi di cibo SATVICO. La parte più grossolana del cibo che ingeriamo viene espulsa, la parte sottile serve per i muscoli; la parte ancora più sottile diventa mente. In modo analogo, la parte grossolana dell’acqua che beviamo diventa urina, la parte sottile di essa diventa sangue. La parte più sottile diventa " PRANA". Noi possiamo affermare con certezza che l’acqua contiene "PRANA". Per questo, se qualcuno sviene, si spruzza dell’acqua sul suo viso. L’acqua permette alla persona svenuta di riprendere i sensi perché contiene " PRANA".

Colloqui

H.- Ma l'amore non è qualcosa che l'uomo possa creare; come faccio a far crescere l'amore dentro di me?

SAI - [23]   pag.23

Tu ami il tuo registratore. Com'è che hai quell'amore? Quand'esso era dal negoziante, lo amavi? Adesso hai amore per quel marchingegno, perché è "tuo", per te è "il mio registratore". Quand'era nel negozio, non lo amavi; adesso l'ami, perché lo senti "tuo". Allo stesso modo, quando sarai convinto che Dio è "tuo", Lo amerai

 

Un visitatore - Io mi sforzo di aumentare il mio amore, ma non ci riesco.

SAI - [24] pag.23

E’ questione di pratica. Lo comprendi mentalmente.

sea

Diciamo che hai della febbre, 39°. Se canti cento volte "Voglio la penicillina" non guarisci. Te la devono iniettare; non occorre che canti cento volte che la vuoi; basta che te ne diano una dose e guarirai. Invece di pensare a fare dieci cose, fanne sul serio una sola. Quando hai sete, non chiedi tutta l'acqua del pozzo; te ne basta un bicchiere. Non devi prendere tutto e praticare tutto. Questa è una scatola con cento fiammiferi; se vuoi accendere il fuoco, te ne basta uno; non devi accenderli tutti e cento.

H.- Svami, nell'ospedale ogni paziente ha una malattia principale; il dottore sa conoscere qual è?

SAI [25]   pag.23

Se è un buon medico, sì; se ha solo il pezzo di carta della laurea, no. Fra i politici dell'India d'oggi, molti non hanno studio, eppure tutti hanno avuto la laurea di dottori per mezzo della politica.

 

H- Allora, il Supremo Dottore voglia dirmi qual è la mia malattia più grave: non quella fisica.

SAI - [26]   pag.23

Il desiderio di andare verso Dio l'hai, ma sei solo sul punto di "come andarci", e vuoi saperlo. Svami non te lo dirà davanti a tutti, perché è un problema personale, come quando il medico visita il paziente da solo a solo, e non davanti a tutta la gente.

H - Delle molte "vie" alla Realizzazione del se, qual è la scorciatoia?

SAI - [6] pag.34

Te la descrivo: il Nome di Dio è il seme; l'amore è l'acqua che fa crescere la messe, la disciplina è la siepe che protegge la crescita della messe; il campo nel quale cresce è il cuore spirituale e il raccolto, quando è l'ora della mietitura, è la Beatitudine.

 

H - Perché dobbiamo cercare la Realizzazione del Sé, se siamo da sempre realizzati?

SAI - [7] pag.34

Allo stato attuale nella tua mente tutto è mischiato con l'identificazione con i sensi; la mente non è ancora del tutto centrata.

 

H - Svami, per arrivare in India con l'aereo ci vuole un certo tempo; perché occorre tempo per la Realizzazione del Sé? Non è possibile un risveglio immediato, completamente indipendente dal tempo?

SAI - [8] pag.34

Un risveglio immediato fuori dal tempo? Sì, è possibile. Se la fede è piena e perfetta, la Grazia giunge in quello stesso istante; come la pallottola ed il rumore dello sparo.

 

H.- Ma, Svami, uno crede di avere fede completa: può darsi che si inganni?

SAI - [9] pag.34

Finché pensi "ho fede", non ce l'hai. E’ come per la meditazione: finché pensi "sto meditando", non mediti affatto. C'è meditazione solo quando è un fatto automatico, di tutta la giornata. La fede piena si raggiunge con la disciplina spirituale, così come per arrivare a Bombay, occorre mettersi in cammino e andare.

H - Mi pare che le discipline ascetiche, così come le descrivono, siano sbagliate, perché sono un lavoro cosciente che mira ad una ricompensa. Mi pare che l'ascesi è reale solo se è spontanea; cioè, quando uno ama Dio spontaneamente, non può fare a meno di amarlo, e non può fare a meno di cercare.

SAI - [10] pag.34

E’ come dici tu, ma questo amore spontaneo per Dio non l'hai ancora sperimentato; è ancora solo un concetto. La tua convinzione, (intellettuale) che l'amore di Dio esista in te per natura è il risultato di molte vite di pratica spirituale.

H - Qual è la pratica spirituale adatta ai vecchi pensionati?

SAI - [11] pag.34

Meditazione mattina e sera, e la giornata impiegata in un buon lavoro.

 

Visitatrice - E per le donne?

SAI - [12] pag.34

Le donne hanno i loro doveri di casa, i figli e il marito, sono molto affaccendate. Possono meditare al mattino e alla sera, e il lavoro del giorno che dedicavate agli altri fatelo come preghiera a Dio. Questa è la migliore pratica spirituale per le donne.

SAI - pag.40 - X -

Dimenticate il mondo; abbandonate l’anima (jiva) a Dio. Raggiungete Dio. Fra tutte le pratiche spirituali, la più efficace è la ripetizione del Nome di Dio. Se non fate questo, la successiva è l’attività ( karma). Se non fate nessuna pratica spirituale, basta amare Dio. Quando c’è l’amore di Dio non è necessaria nessuna pratica e nessuna disciplina. L’amore di Dio è sufficiente.

H.- Baba dice che, durante la pratica spirituale, a un certo punto cessa la natura esteriore. Come avviene questo?

SAI - [5] pag.52

Nella disciplina spirituale ci sono dieci stati e a ciascuno corrisponde un suono speciale, sempre suono dovuto a vibrazione: suono di campana, di flauto, di bùccina, l'OM, un tuono, un'esplosione. Ma il decimo è pura forma, e i sensi sono trascesi. Sopra i sensi c'è lo stato di beatitudine, in quanto si appartiene al Corpo Universale di Dio, che è Luce.

 

H.- Questo stato di beatitudine dura solo per un certo tempo? E che accade dell’attività quotidiana?

SAI - [6] pag.52

Se questo stato è sperimentato come totalmente naturale, dura per sempre. Allora il mondo è beatitudine, sempre. Pensi Dio, mangi Dio, bevi Dio, respiri Dio, vivi Dio.

 

H - Devono passare tutte per questi stadi le discipline?

SAI - [7] pag.52

No; si può giungere subito allo stato della trascendenza, o al VI, al VII o a qualunque altro. Non è uniforme.

 

H.- Quale atteggiamento si dovrebbe avere nell'incontrare qualcuno di tali stati?

SAI - [8] pag.53

Gli stati di coscienza sono in mutamento, ma non l’atteggiamento che si dovrebbe avere.

 

H.- Ma che valore attribuire ai vari stati?

SAI - [9] pag.53

 

Il discepolo non si riterrà soddisfatto da nessuno di questi, perché ciò che desidera è l'unione completa. Questo desiderio rimane forte e costante, finché è raggiunta la beatitudine trascendentale, e qui il desiderio cessa. Qual’è l'uomo più povero del mondo?

 

H.- Questa automobile che ci porta ha certe componenti naturali che non sono né buone né cattive. Quand'è in moto ha una certa velocità e una certa forza viva. In analogia, quali sono i poteri naturali della mente?

SAI - [1] pag.53

La mente non ha poteri; l'unico potere è l’Atma Shakti, la potenza dello Spirito. In effetti, la mente non esiste; non c'è una cosa che si chiama mente. La luna è illuminata dal sole; ciò che vediamo è la luce del sole riflessa.

Cio che crediamo " mente" è la luce riflessa dell'Atma che risplende sul cuore; in realtà, c'è solo il cuore; la luce riflessa è creduta la mente, ma ciò è solo un modo di considerarla, un concetto. Esistono solo il sole e la luna; la luce riflessa non e un terzo oggetto. In un altro modo, la mente non può esser comparata ad un'auto; l'auto ha forma e la mente non ne ha; non ha esistenza propria. Si può dire che la mente è un tessuto di desideri. E’ l'Atma che risplende sul cuore, sia questo puro o impuro. Se il cuore è purificato ed il più forte dei desideri è quello di Dio, è la perfezione.

 

H.- La mia mente e la mia intelligenza stanno operando in questo preciso momento, indipendentemente dalla sottigliezza o dalla grossolanità della loro qualità. Baba dice che l'unica potenza è quella dell'Atma; perché allora io non vedo l'Atma, quello Spirito che in questo stesso momento sta operando per mezzo del complesso mente-intelletto?

SAI - [2] pag.54

Lo Spirito nella sua purezza è visto quando per mezzo della pratica spirituale siano tolti di mezzo gli ostacoli che impediscono una chiara visione; ci vuole la pratica spirituale (Sadhana). Il vero esercizio spirituale non è solo stare in meditazione; la meditazione dev'essere una ricerca costante su "Chi sono io" cos'è amore e cos'è disamore; è la riflessione sui principi spirituali, lo sforzo di mettere in pratica ciò che dice Baba, e così via.

H.- La convinzione che la vita è una, e che gli altri esseri sono uno con me ce l'ho nel midollo delle ossa. Quell’Uno e l'Atma ed è totalmente presente qui e adesso, e io sono sempre impegnato nella pratica spirituale, ma mi resta sempre la domanda: " Perché non ho l’esperienza effettiva che l'unità altro non è che me stesso?".

SAI - [3] pag.54

La tua convinzione dell'unità è solo un concetto, un pensiero, e non è un'esperienza. Se, per esempio, tua moglie ha un dolore al petto, ce l'hai anche tu.? Se non l'hai, dov'è l'unita.? L'unita della vita dev'essere esperienza, e non solo un concetto od un pensiero teorico.

 

H.- Eccoci! Svami mi deve dire qualcosa dell'esperienza!

Se la disciplina spirituale e la convinzione non mi danno l'esperienza reale di quest'unità, come posso averla altrimenti?

SAI - [4] pag.54

Se la pratica spirituale è costante non occorre uno sforzo speciale per arrivare all'esperienza dell'Uno. Come succede a noi su questa macchina.

Basta che ci occupiamo di guidarla bene, ed a suo tempo arriveremo ad Anantapur. Con una disciplina giusta e corretta l'esperienza effettiva dell'Uno verrà da sé.

Un visitatore - Il termine Sadhana lo sento usare in tanti posti diversi...

SAI - [6] pag.71

Sadhana, l'ascesi, rappresenta solo la sostituzione dei divini attributi dello Spirito (Atma) in luogo delle cattive tendenze della mente. La mente ha due grosse caratteristiche maligne; la sua tendenza a non andare diritta, ma obliquamente, e quella di desiderare di impossessarsi di tutto ciò che vede. E’ come il serpente, che si muove serpeggiando e morde tutto ciò che trova. La mente deve andare diritta verso Dio e guardarLo in faccia.

Un visitatore - Come posso abbandonarmi a Dio e alla vita?

SAI - [1] pag.86

Abbandonarsi a Dio e alla vita è l'assenza di dualità e partecipare della natura di Dio. Ma è uno stato che oltrepassa la volontà umana. L'abbandono avviene quando l'agente, l'atto di agire e l'oggetto dell'azione sono tutti Dio. Non può essere forzato, ma viene da se in un cuore pieno di Dio. Dio è come una polla d'acqua fresca e dolce, nel cuore. Il miglior attrezzo per scavare il pozzo per giungere a quella polla inesauribile e gustarne la dolcezza è la preghiera costante (japa). Dedicate al Signore tutte le vostre azioni e non ci sarà più spazio per l'ego. Questa è la via più rapida per far svanire l'ego.

 

Visitatore - Come si fa a progredire in fretta su questa via?

SAI - [2] pag.87

La via è l'amore. Comincia il giorno con amore, passalo con amore, riempilo d'amore e finiscilo con l'amore; questa è la strada che porta a Dio. Espansione nell'amore e non contrazione nell'egoismo: non pensare "mio".

Pratiche come la meditazione, la ripetizione dei Nomi o di un mantra,42 il canto sacro ( bhajan) sono come il sapone che senz'acqua non serve a nulla, L'importante è l'acqua, che è l'amore. La vita senza amore è morte. L'amore è vita. Tutti sono Uno: abbi i medesimi sentimenti verso tutti. L'indagine è di, somma importanza. Chi sono io? Il mio corpo? La mia casa? No. Io sono "io"; questa è la verità. Il corpo è come una bolla nell'acqua; la mente è come una scimmia pazza; anzi, ancora peggio di quella perché non ha né ragione né stagione, mentre perfino la scimmia le ha.

H.- Deve passare un certo tempo prima di avere la Liberazione?

SAI - [12] pag.88

Il tempo necessario per la Liberazione lo puoi calcolare come segue. Se qualcuno ti domanda: "Quanto tempo impieghi per mangiare?", tu potresti rispondergli: "Da cinque minuti a mezz'ora". La risposta è sbagliata. Impieghi tutto il tempo che ti occorre per riempirti lo stomaco.

 

H.- Nell'uomo c'è un desiderio naturale per la Liberazione?

SAI - [13] pag.88

 

Le discipline spirituali non portano alla Liberazione: esse non fanno che calmare e controllare le qualità (guna) ragiasiche e tamasiche. La qualità sattvica ha sempre il desiderio della Liberazione. Quando nell'uomo ha preso il controllo la qualità di sattva, arriva la Liberazione.

 

H.- In Occidente si ritiene generalmente che la pratica spirituale sia un procedimento per il miglioramento personale. Ma implica l'identificazione con la personalità, che è mutevole?

SAI - [14] pag.88

Prima di tutto ci dev'essere la spinta al miglioramento di se stessi.

Può darsi che la natura morale ed il carattere appaiano bisognosi di miglioramento. Ma la fase seguente è la ricerca, l’indagine sulla realtà di questo e di quello. I sette decimi delle pratiche spirituali sono indagine. Quell’"io'' cui generalmente si riferisce la gente è il corpo fisico.

H.- Alcuni vanno a visitare degli ashram, ed è indubbio che viene la tentazione.

SAI - [1] pag.103

E’ talmente forte l'inquietudine che c'è in America che la gente si attacca a tutto ciò che ha l'aria di essere spirituale pur di trovare un po' di pace; ma è sempre una pace di poca durata. Le organizzazioni spirituali posson servire a qualcosa a livello di principianti, perché incoraggiano la gente a cercare Dio. La ricerca vale per 3/4 e la disciplina per 1/4. Ognuno ha il diritto di fare le sue indagini su chi si presenta come santo; di sapere come si comporta, perché è così e cosà.

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Però, chi va da molti guru fa come quel tale che aveva dato un acro di terra e cercava l'acqua. Sommando tutti i suoi scavi ne aveva fatto per una decina di metri; alla fine l'acqua la trovò, ma tutto il suo podere era rovinato. Il podere è il cuore spirituale, e tutti i buchi sono i diversi guru; il cuore spirituale è rovinato da tutti quei buchi; l'acqua di irrigazione si va a perdere in essi.

H - In questa faccenda delle pratiche spirituali, come mai non è possibile fin dai primi passi avere il Signore come guru e abbandonare a Lui la nostra vita?

SAI - [4] pag.104

(ride di nuovo) Mica è facile! E’ molto difficile farlo. Prima di tutto si deve domare la mente, che è come un elefante brado nella foresta; occorre acchiapparla e domarla. Quando l'hai catturata e domata, diventa come un elefante da circo e la puoi far sedere su di uno sgabellino. Tutto questo è il risultato della pratica e dell'addestramento.

 

Un visitatore - Il problema di addestrare la mente pare assai difficile. Perché non prendere la via dell'amore?

SAI - [5] pag.104

Neanche l'amore è tanto facile. Ci può essere un eccesso d'amore, e ciò può squilibrare l'azione. Nella cultura indiana, la moglie è sempre tenuta occupata nella casa, e ciò risolve il problema. Invece l'amore per il Divino può essere illimitato, senza pericolo. E l'amore "mondano" che deve avere dei limiti, mentre l'amore di Dio è libero da ogni limitazione. La mancanza di comprensione non è troppo pericolosa, ma la cattiva comprensione è terribilmente grave. In America il cinema, per quanto cattivo, è in certo modo scontato; in India corrompe e distrugge il rispetto per la donna.

Un visitatore - Svami, io avrei una domanda. Qual è la migliore regola spirituale per un giovane che ha i suoi affari, una famiglia, attaccamenti e "legami" (riferendosi al fatto che poco prima, Svami gli aveva detto che la sua figlioletta di 8 mesi era per lui un attaccamento che lo legava al ciclo delle nascite e delle morti).

SAI - [13] pag.123

Non è giusto considerare che queste cose siano degli attaccamenti o dei legami. Devono essere ritenute una "sadhana di adattamento". Sono cose buone per equilibrare e dare una direzione alla tua vita, ed i cambiamenti che devi fare nella tua vita, la tua routine quotidiana sono tutte regole che disciplinano la tua vita spirituale, non attaccamenti. Lo scopo di ogni disciplina ascetica è di farci vedere il bene, il Divino in tutto, e di renderci capaci di trascurare il male, ciò che è cattivo. Dal punto di vista del Divino non c'è né bene né male: tutto è divino. Ma la mente vede questo come buono e quello come cattivo, questo come giusto e quello come ingiusto. E’ proprio la mente che deve essere addestrata a vedere il Divino in ognuno ed in ogni difficoltà. Ti faccio un piccolo esempio.

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Sulla strada c'è la carogna di un cane, e i corvi brulicano per piluccare le viscere. La gente che passa dice: "Che spettacolo ripugnante, e che puzza!". Ma Gesù passava di là e disse: "Che bei denti ha questo cane, così bianchi e lucenti! Nessuno ci ha fatto caso eppure i denti di quel cane sono ancora tanto belli!". Gesù insegnava così, che si devono vedere le caratteristiche migliori anche nelle situazioni più brutte. L'uomo santo guarda sempre a ciò che è buono e non si lascia influenzare da ciò che è male. Un altro esempio. Il coltello può esser usato dal chirurgo o dal criminale. Se il chirurgo ferisce una persona, lo fa per il suo bene, mentre l'assassino usa il coltello per un fine malvagio. Il macellaio usa il coltello per squartare le carni, e la massaia per affettare ortaggi o frutta per farne una macedonia. Se tutti quei coltelli si collocano in cerchio attorno ad un'elettrocalamita saranno tutti attirati ugualmente dal magnete. Il bene o il male non stanno nei coltelli. Dio è il magnete e tutti gli uomini sono attirati verso Dio. Il bene ed il male non appartengono all'essere umano, ma al modo con il quale viene impiegata la mente.

 

Non riempite la mente con i pensieri suscitati dalle cattive azioni che possono esser percepite nel mondo. Lo scopo di tutti i tipi di ascesi è di addestrare la mente a vedere il Divino in ogni cosa. Questo è il vero sadhana d'adattamento. Questo dovete portare avanti in tutto quello che fate.

 

D.- I miei ossequi, Svami.

SAI - [1] pag.153

Ah, sei qui? Non sei venuto per la festa di Dashahara!

 

D.- Ho pensato che in quel periodo ci sarebbe stato un gran numero di devoti e temevo di non riuscire a parlarTi per la gioia del mio cuore. Perciò, sono venuto ora, a pochi giorni dal Tuo Genetliaco, in modo che, con la Tua Benedizione, possa realizzare l'ideale che insegni e veder nascere nel mio cuore sia la Devozione che la Conoscenza, sotto gli auspici della fausta celebrazione del Tuo Avvento.

SAI - [2] pag.153

Bene! Davvero un'ottima intenzione! Ma hai forse l'idea che la Devozione e la Conoscenza ti possano venire solo nel giorno del Mio compleanno?

 

D.- Oh, no! Non è proprio così! Tu sei venuto nel mondo in un giorno fausto, in un momento sacro e in una forma piena di buoni auspici, non è vero? Penso che, almeno in un simile giorno, io riesca a scolpire nel mio cuore le Tue sante parole, perché lo purifichino. Il giorno è santo e il momento fausto.

SAI - Benissimo! Ora, qual è il tuo dubbio d'oggi?

 

D.- Oggi sono venuto deciso ad ascoltare e a mettere in pratica le Tue sante parole, Svami. Come dice il proverbio: " Anche se vai nella citta santa di Kase, abbi al tuo fianco Sanesvara (il dèmone del dubbio)". Così oggi, non sono venuto accompagnato dal dèmone del dubbio. Lo devo alla Tua Grazia.

SAI - [3] pag.153

Ottimo! Capire che, quando questi dubbi non vengono da soli e non li coltivi in te, vuol dire che la mente è veramente pura e ben centrata. Beh, lasciamo perdere: se non ne hai, perché ti dovrei ricordare io i dubbi? Allora, dimmi, di che cosa vuoi che ti parli?

 

D.- Svami, spiegami come ci si dovrebbe comportare, in generale. Che qualità dovremmo possedere? Quali sono i concetti che si dovrebbe cercare di capire? Che azioni si devono compiere per avere la Grazia Divina e meritare la Tua Santa Presenza? Ti prego, dimmi qual è la cosa più importante, le cose essenziali, i gioielli da scegliere.

SAI - [4] pag.154

Oh! Sembra che un giorno Parvati avesse fatto questa richiesta ad Ishvara: "E’ difficile tenere a mente le migliaia di Nomi di Dio; ci vuole molto tempo per impararli e per ripeterli, ti prego, dammene uno solo, che rappresenti l'essenza di tutti gli altri". Allo stesso modo, anche tu, trovi difficile afferrare tutto ciò che scrivo e spiego e, perciò, anche tu Mi chiedi di dirti qual è l'insegnamento più importante, non è così? Ma vedi, i Nomi hanno la loro essenza, mentre gli argomenti di cui vuoi sapere sono un 'altra cosa. Sebbene il loro obiettivo e il loro risultato finale siano gli stessi, le pratiche, le vie da intraprendere in concreto non possono essere riducibili ad una sola. Non si possono sintetizzare in una parola. Ciò nonostante, ora ti darò alcuni gioielli scelti, delle importantissime norme di condotta. Raccoglile e fanne tesoro. Sperimentale a fondo, mettile in pratica e ricavane gioia. Indossa questi gioielli e fatti bello.

 

D.- E’ proprio quello che volevo! Quanto sono fortunato!

SAI - [5] pag.154

Allora ascolta con attenzione quello che sto per dirti.

 

[6] L'Amore (Prema) è da considerare come il respiro stesso della Vita.

[7] CrediMi, l'Amore che si manifesta ugualmente in ogni cosa, quello stesso Amore è l'Essere Supremo (Paramatma).

[8] L'unico Essere Assoluto (Paramatma) è in ognuno, nella forma di Amore.

[9] Il principale sforzo dell’uomo dovrebbe essere quello di focalizzare il proprio amore sul Signore, più che su tutte le altre forme di amore.

[10] Questo amore, quando è orientato a Dio, è Devozione (Bhakti). L'acquisizione della Devozione è la principale prova da superare.

[11] Chi cerca la Gioia dello Spirito (Atma) non deve rincorrere le gioie dei sensi.

[12] La Verità (Satyaj, dev'esser ritenuta altrettanto vitale quanto il respiro.

[13] Proprio come un corpo senza respiro è inutile ed in poco tempo incomincia a putrefare e a puzzare, così una vita senza Verità è inutile e diviene una fetida dimora di conflitto e di dolore.

[14] Convinciti che non v'è nulla di più grande, di più prezioso, di più dolce e di più duraturo della Verità.

[15] La Verità è Dio che protegge tutti. Non c'è Custode più sicuro della Verità.

[16] Il Signore che è l'Incarnazione della Verità (Satyasvarupa) accorda la Sua Visione (Darshan) a coloro che fanno discorsi pieni di Verità ed hanno un cuore irradiante Amore.

[17] Abbi per tutti gli esseri imparziale cortesia e spirito di abnegazione.

[18] Devi anche possedere il controllo dei sensi, un carattere imperturbabile e non avere attaccamenti.

[19] Sii sempre vigile contro i quattro peccati che la lingua tende a commettere: l) Menzogna; 2) Maldicenza; 3) Rimbeccare e 4) Parlar troppo. E’ bene tenere sotto controllo queste tendenze.

[20] Cerca di prevenire i cinque peccati che commette il corpo:

l) Uccidere. 2) Adulterio. 3) Furto. 4) Assumere bevande tossiche e 5) Mangiar carne. Mantenere lontani il più possibile questi peccati servirà ad elevare maggiormente il livello della vita.

[21] Bisogna essere sempre vigilanti, senza un solo momento di negligenza, contro gli otto peccati commessi dalla mente: l) Desiderio (kamam); 2) Collera (krodham). 3) Avidità (lobham). 4) Attaccamento (moham). 5) Impazienza; 6) Odio; 7) Egoismo. 8) Superbia. Il primo dovere dell'uomo è quello di star ben lontano da essi.

[22] La mente dell'uomo è veloce nelle azioni sbagliate. Per non lasciarla correre così, ricordati in quella circostanza del Nome del Signore oppure dedicati a qualche buona azione o altro. Chi si comporterà in questo modo sarà sicuramente degno di ricevere la Grazia del Signore.

[23] Abbandona soprattutto la cattiva tendenza a dolerti della fortuna degli altri e a desiderare il loro male. Godi della gioia altrui. Sii comprensivo verso coloro che si trovano nelle avversità e augura il loro bene. Questo è il modo di coltivare l'amore di Dio.

[24] Tutta la forza che occorre all'uomo è la pazienza.

[25] Chi anela ad una vita felice deve sempre fare del bene.

[26] E’ facile dominare l'odio con l'amore, l'attaccamento con la ragione, la menzogna con la verità, il male con il bene e l'avidità con la carità.

[27] Non replicare alle malignità. Stai ben lontano da chi le dice, per il tuo bene. Tronca ogni rapporto con gente simile.

[28] Cerca la compagnia delle persone buone, dovesse anche costarti l'onore e la vita. Ma prega sempre Iddio di benedirti con il dono della discriminazione, necessaria per discernere tra le persone buone e le cattive. A ciò devi anche sforzarti usando l'intelletto che ti è stato dato.

[29] Coloro che conquistano le nazioni e raggiungono la celebrità nel mondo sono salutati come eroi, certo; ma chi ha dominato i sensi è l'Eroe che andrebbe acclamato come il conquistatore del Tutto.

[30] I frutti che maturano da qualunque azione l'uomo faccia, buona o cattiva, lo seguiranno senza tregua.

[31] L'avidità produce solo dolore; la cosa migliore è sapersi accontentare. Non c'è gioia più grande del sapersi accontentare.

[32] Si deve sradicare la tendenza a fare il furbo negli affari commerciali, fino a liberarsene, poiché se la si tollera, insidierà la vita alle sue basi.

[33] Sopporta con forza sia la buona che la cattiva sorte e cerca il modo di aver gioia e guadagni eterni.

[34] Chiuditi nel silenzio quando l'ira t' invade, ricorda il Nome del Signore. Cerca di non riportare alla memoria cose che ti riaccenderebbero ancor più di rabbia, la quale può generare danni incalcolabili.

[35] Da questo istante proponiti di evitare tutte le abitudini cattive. Non dilazionare o prorogare. Non ti darebbero la minima gioia.

[36] Per quanto dipende dalle tue possibilità, cerca di soddisfare le necessità dei poveri, i quali sono il Creatore stesso venuto a risiedere in loro (Daridranarayana). Invitali alla tua mensa, dà loro qualunque cibo e falli contenti almeno una volta.

[37] Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te.

[38] Pentiti sinceramente degli errori e dei peccati commessi per ignoranza. Cerca di non ricadervi. Prega Dio che ti conceda la forza ed il coraggio necessari per restare sulla via giusta.

[39] Non dare alcun spazio a ciò che può distruggere il tuo ardore ed entusiasmo per il Signore. La mancanza di zelo provoca il deperimento delle forze di un uomo.

[40] Non piegarti alla codardia; non perdere la Beatitudine (Ananda).

[41] Non insuperbirti, quando ti elogiano; non avvilirti se ti biasimano.

[42] Se vedi sorgere un litigio non cercare di attizzarlo e di aumentare l'odio, ma, con amore e simpatia, cerca di ristabilire l'amicizia.

[43] Anziché indagare sui difetti degli altri, cerca i tuoi: trovali e sradicali, sbarazzatene. E’ molto meglio scoprire un solo difetto tuo che cento degli altri.

[44] Se non puoi o non vuoi fare una buona azione (punya), è assai preferibile che non progetti né ponga in effetto un'azione cattiva (papa).

[45] Checché dicano dei difetti che hai o che non hai, non avertene a male. I difetti che hai, cerca di correggerli prima che te li indichino. Non serbar rancore a chi ti indica i tuoi difetti, non ritorcere le osservazioni facendo notare i difetti dell'altro, ma siigli invece grato. Se cerchi di scovare i loro sbagli è da parte tua un errore ancora più grave. E’ bene conoscere i propri difetti, mentre non c'è alcun vantaggio nel conoscere i difetti degli altri.

[46] Ogni volta che disponi di un po' di tempo libero, non sprecarlo per ciarlare con Tizio o Caio, ma usalo per meditare su Dio o per compiere del servizio agli altri.

[47] Il Signore può essere capito solo dal devoto e il devoto può essere capito solo dal Signore. Nessun altro li può capire. Perciò, non stare a discutere argomenti che si riferiscono al Signore con chi non ha devozione. Simili discussioni fanno calare la tua devozione.

[48] Se ti parlano di qualcosa che hanno mal compreso, non pensare ad altri argomenti errati che potrebbero sostenere la loro posizione, ma in ciò che dicono cerca solo quello che c'è di buono e gradevole. Si deve ritenere utile un significato veritiero, ma non uno falso, o molti significati, che equivalgono a nessuno e non fanno che danneggiare la Beatitudine (Ananda).

[49] Se vuoi coltivare concentrazione, quando ti trovi fra la folla o in un negozio, non disperdere il tuo sguardo in ogni angolo e su ogni cosa, ma guarda solo la strada che ti sta davanti, giusto per non inciampare e per evitare incidenti. La concentrazione diverrà sempre più ferma se si cammina senza distogliere la propria attenzione dalla strada, schivando i pericoli e non gettando occhiate sulle fattezze degli altri.

[50] Elimina tutti i dubbi sul Maestro (Guru) e su Dio. Se i tuoi desideri materiali non trovano soddisfazione, non prendertela con la tua devozione. Simili desideri non hanno niente a che fare con la devozione a Dio. Un giorno o l'altro i desideri del mondo andranno abbandonati e, prima o poi, si dovranno acquisire i sentimenti di devozione. Stanne pur certo.

[51] Se la tua meditazione (Dhyana)o la tua preghiera (Japa)non fanno molti progressi, oppure se i desideri che accarezzi da tempo non si realizzano, non disperare di Dio. Ciò aumenterebbe soltanto la tua disperazione e perderesti quel po' di pace che potresti esserti già guadagnata. Fai meditazione o ripeti il Nome senza ombra di disperazione o di scoraggiamento. Questi sentimenti provengono solo dai difetti della tua disciplina spirituale (Sadhana) e devi sforzarti di correggerla.

[52] Raggiungerai con estrema facilità il Divino Principio solo quando le tue azioni e il tuo comportamento quotidiani saranno automaticamente conformi a queste indicazioni. Perciò, attieniti fermamente a questi principi. Mangia e digerisci questi dolci, le parole che il tuo Svami ti dispensa per la festa del Suo Compleanno e sii felice! Hai inteso?

 

D- Svami, le Tue parole sono come Nettare di Immortalità (Amrita). Sì, sono Amrita! Nelle occupazioni ordinarie della vita, l'uomo non sa che strada prendere e finisce per seguire la pista sbagliata. Per di più, non esistono libri che gli indichino i mezzi per compiere un viaggio felice. Per tutti quelli che come me lottano, quanto hai detto è Soffio vitale (Prana), è lo stesso respiro! Siamo davvero benedetti. Benedicimi, affinché queste Tue parole rimangano impresse nel mio cuore e le possa concretizzare nella vita pratica di ogni giorno. Non basta ascoltarle o leggerle: acquistano forza solo quando la Tua Grazia le accompagna. Ora vado, Svami.

SAI - [53] pag.158

Bene! vai pure e torna per il Compleanno. Oggi è il 16 Novembre; il Compleanno è i123; fra sette giorni. In tutto questo tempo, fa che la dolcezza di questi insegnamenti riempia il tuo cuore fino a traboccarne.

D.- L'ho capito con chiarezza, Svami; adesso so che vuol dire "ostruzioni del passato, che vengono dal passato". Quali sarebbero le ostruzioni del presente?

SAI - [6] pag.172

Bene, te lo dirò. Sono di quattro tipi: attaccamento agli oggetti dei sensi, scetticismo cinico, ottusità di comprensione, presunzione assurda. La prima è la causa di un letterale attaccamento agli oggetti dei sensi; la seconda induce a scoprire interpretazioni erronee nell’insegnamento del Maestro. La terza genera confusione, perché non viene capito assolutamente ciò che il Maestro insegna. L'ultima ostruzione è quella di sentirsi un grande dotto, un teologo (pandit) o un asceta e fa sì che si confondano il corpo e i sensi con lo Spirito.

 

D.- E le ostruzioni del futuro?

SAI - [7] pag.172

Oh, vengono sempre dalle cattive azioni! Sono ostacoli invisibili!

 

D.- Come li possiamo affrontare, Svami?

SAI - [8] pag.172

Non a tutti è possibile. L'aspirante può prevedere l'errore ed i suoi stratagemmi fino ad un certo punto. Esso crea un desiderio truccato da esigenza. Allora lo puoi riconoscere come una "ostruzione del futuro". E’ difficile premunirsi così con lo sforzo di una sola vita; ce ne vogliono molte per acquistare questa capacità.

 

D.- C'è qualcuno che l'abbia acquistata?

SAI - [9] pag.173

Ce ne sono sì. Le Scritture parlano di Bharata e di Vasudeva: al primo occorsero due o tre vite; Vasudeva dovette nascere una sola volta.

 

D.- Dunque, per superare quegli ostacoli ci vogliono molte vite. Non ci potremmo riuscire senza tutte queste seccature?

SAI - [10] pag.173

Eccome! L'aspirante, ragionando su questi tre tipi, può evitare di esserne colpito. Se no, gli occorrono molte vite.

 

D.- Svami, come faccio per liberarmi dalle "ostruzioni del presente"?

SAI - [11] pag.173

C'è un sistema anche per questo: con il karma, cioè con un'azione appropriata. Non esiste ostacolo che non sia superabile. L'attaccamento agli oggetti può esser superato con la calma mentale (shama), l'autocontrollo (dama) il raccoglimento interiore (uparati), il coraggio e la sopportazione della sofferenza (titiksha). L'ottusità dell'intelligenza può esser eliminata con l'ascolto ripetuto. Lo scetticismo beffardo può esser eliminato con la riflessione costante sulle cose udite. La presunzione gratuita svanirà con gli insegnamenti ricevuti.

D.- Un'altra cosa, Svami! E’ possibile giungere vicino al Signore solo con la fede in Dio e facendo, con tal fede, preghiera (Japa), meditazione (dhyana), canti devozionali (bhajana) e adorazione (puja)? Non sarebbe possibile arrivarci anche per la via della Verità, del comportamento morale e dell'Amore, del servizio al prossimo?

SAI - [22] pag.181

Come potrebbero nascere le tendenze che dici senza la paura del peccato e il timor di Dio? Sono ordinarie e comuni queste vie e le qualificazioni che occorrono per seguirle? No; esse sono le porte all'Appartamento Interiore del Signore. Coloro che seguono queste vie possono certamente raggiungere la Dimora del Signore... ma c'è una certa differenza fra amico e parente! Coloro che sviluppano queste qualità sono amici, ma coloro che le praticano, insieme con la devozione al Nome e alla Forma, diventano Parenti33: ecco la differenza. La meditazione sul Nome e sulla Forma serve anche a irrobustire le qualità. Senza questo fondamento le dualità non possono divenire forti e pure. Il Nome e la Forma del Signore tolgono la scoria dalle qualità umane.

 

D.- Tuttavia, il devoto e l'uomo di buone qualità raggiungono entrambi lo stesso luogo, non è vero, Svami?

SAI - [23] pag.181

Certo: soltanto l'uomo virtuoso è un candidato che merita il posto, ma l'uomo buono che ha devozione ha diritto al posto e non gli si può passare davanti.

pag.195

 

“Perché avete trascorso con Me

queste lunghe ore?

Per ascoltare la Mia parola, vero?

Non lasciate che,

una volta terminata la lezione,

tutto questo zelo vada perduto.

Incamminatevi per la Via

della Giustizia e della Rettitudine

e quando, percorrendo questa strada,

la vostra vita sarà trasformata

in una incessante preghiera,

lasciate che tutto cada nell’oblio di un’estasi:

l'Estasi della Via

che porta all'Assoluto.”

 

                                                                                     Sai Baba

Discorsi vol. X 1° tomo

Pag.41 QUATTRO COSE FONDAMENTALI

 

Il processo dell'istruzione deve rendere l'individuo più felice e più utile. Deve anche farlo diventare un cittadino migliore, capace e disposto a promuovere il progresso della nazione a cui appartiene. Occorre smettere di dare importanza alla concessione di lauree che servono solamente come ciotola per l'elemosina con cui i laureati vanno in giro per il paese chiedendo lavori da depositare in essa.

Oggi noi sentiamo parlare molto di dovere e della responsabilità di compiere il dovere concernente ogni gruppo. Questo è tutto per il bene. Ma la connotazione delle parole non è propriamente capita. Lo studente crede che suo "dovere" sia solo essere puntuale quando frequenta la scuola, ed essere attento durante le lezioni. Gli insegnanti considerano compiuto il loro dovere quando sono presenti durante le ore prescritte e compiono gli incarichi loro assegnati. Questa errata concezione deve terminare. L'istruzione deve essere benvenuta come il sadhana (disciplina spirituale): entrambi conferiscono santhi (Pace) nel cuore dell’individuo come pure nella società umana. L'istruzione è uno sforzo Spirituale su cui presiede la Dea Saraswathi. Saraswathi è la Sakthi di Brahma, il primo membro della Trinità che è l'origine e il sostentamento di tutta l'attività creativa. La Gayathri il vitale Manthra Vedico - con la quale s'invoca l'origine della luce di illuminare l'intelletto dell'aspirante - è pure una sfaccettatura di quella Sakthi (energia divina). Il Gayathri Manthra è un'invocazione universale, eterna, dal cuore dell'uomo all'incarnazione dell'amore e della luce. Esso è la vera base dello sforzo istruttivo in tutte le terre e in tutti i tempi. Ma la gente ora ha ignorato Sarawasthi e la Gayathri, e ha installato Lakshmi, la Dea della Ricchezza, sull’altare dell'istruzione. Si dà importanza a un mobile delicato, programmi leggeri e leggero trattamento per l’ozioso e persino per il malizioso. Lo scopo è di ricavare quanto più è possibile dal consorzio comune, non di contribuire ad esso nel miglior modo. Gli insegnanti e gli studenti tentano di fare il minimo per quanto concerne l'insegnare e l’imparare. Ma questo collegio è condotto con principi molto diversi.

Qui si dà importanza al dare e al perdonare, non al prendere e dimenticare quelli che vi diedero ciò che voi avete. Noi incoraggiamo il servizio, specialmente tra gli illetterati e i bisognosi, nei villaggi che ci circondano e ci sforziamo di dare rilievo alle responsabilità dei giovani piuttosto che ai loro diritti. Il diritto è meritato solo da un appropriato adempimento di responsabilità. Quando il dovere non è compiuto, non avete diritto di domandare i vostri diritti. Ricordate che gli anni che voi passate in questo collegio sono i più preziosi della vostra vita. Se essi verranno sprecati per indifferenza o indolenza, dovrete pentirvene per il resto della vostra vita. Studiare in questo collegio è una grande fortuna, e se non siete all'altezza delle aspettative per negligenza o capriccio, la perdita è irreparabile. Imparerete qui la preziosa lezione del distacco, del servizio amoroso, della fraternità, della sincerità, della forza d'animo e del coraggio. Custoditeli, perché essi serviranno come fidati sostegni quando entrerete nel mondo dell’azione. Nel collegio avanzerete dalle più piccole alle più grandi verità fino a che vi sarà insegnato come raggiungere la Verità Ultima. Non c' è una falsa dottrina come tale. Ciò che è chiamato così, è solo il risultato dell'ignoranza. Nessuna falsità è deliberata; è solo verità fatta indistinta nella nebbia e nella goffaggine. Scartate la visione nebbiosa e raggiungete la visione chiara, che rivela la verità. Non annaspate verso la conoscenza ma raggiungete la comprensione libera, piena, chiara. Questo è lo scopo dell'insegnamento e di tutto questo corso di studi. Voi siete ora allo stadio iniziale di un lungo viaggio; dovete meglio equipaggiarvi per intraprenderlo e bisogna che conosciate dove esso conduce. State in guardia dalle distrazioni che si presentano lungo la via che potrebbero tentarvi di farvi scendere dal treno e perdere la meta. Siate stabili nella fede che spianerà il viaggio. Abbiate fiducia negli insegnanti che vi guideranno a Dio che decide il vostro destino e conferisce forza e sostentamento. Non disturbate il vostro viaggio né ritardatelo, con rabbiose sommosse e scontentezza. Vostro dharma come studenti è studiare. E’ dharma degli insegnanti insegnare. In questi essi trovano sicurezza, progresso e pace. Ogni momento passato in occupazioni inutili è un momento perso. Ricordate che siete i capi e le guide dell'India di domani.

Le vostre spalle devono essere più forti di quelle della generazione presente perché col passare degli anni il fardello diventerà più pesante. I vostri cuori diventeranno più espansivi, la vostra intelligenza più acuta e più chiara, perché avete grandi cose da fare, per voi stessi e per l’umanità. Dovete dimostrare di essere fulgidi esempi del sistema d'istruzione che l'India ha adottato per il suo e per il progresso dell'umanità. Perciò assimilate gli ideali del dovere, della devozione e della disciplina durante gli anni che passate qui. La devozione deve essere dimostrata nell'ambito della disciplina e bisogna che sia diretta verso le linee del dovere.

Dharmaraja, il più vecchio dei Pandavas, era la vera incarnazione della devozione al Dio Krishna. Ma egli ebbe ai suoi lati il dovere nella forma di Arjuna e la disciplina nella forma di Bhima. Così fu capace di sconfiggere i suoi nemici e coronare se stesso imperatore. Non imbottitevi la testa con le banalità che riempiono le colonne dei periodici, o con gli assurdi dettagli della vita di artisti in ogni campo. Non eccitatevi per eventi esterni, e non deprimetevi per eventi che appaiono fallimentari. Mantenete la testa alta sopra le acque che inondano e non lasciatevi trascinare via come fili di paglia. Io apprezzo lo studente che non è semplicemente accademicamente efficiente, ma è anche, soprattutto, pieno di bhakti e prema (devozione e amore). Lo studente che si è procurato il primo posto nell’esame universitario è, sono contento di dirlo, Premananda! Quando i risultati furono annunciati e si seppe che egli si era assicurata questa distinzione unica, gli studenti si radunarono attorno a lui e lo spinsero a darMi dei dolci. Sapete quale fu la sua risposta. Egli tenne le mie mani, e disse con un lampo di gioia negli occhi: <<Baba! Tu sei la dolcezza stessa; come posso io darTi dolci?>>. La devozione e la fede come questa devono essere coltivate da ogni studente. Siate devoti e disciplinati come Arjuna. Siate intelligenti e forti come Bhima. Siate risoluti e sinceri come Dharmaraja. Allora nessun male potrà arrivare a voi e potrete raggiungere la vittoria in ogni campo. Ci sono quattro cose che dovreste avere sempre fisse davanti a voi:

(l) Seguire il maestro.

(2) Affrontare il male.

(3) Lottare fino alla fine.

(4) Arrivare alla meta.

Seguire il maestro significa osservare il dharma. Affrontare il male significa vincere le tentazioni che vi assalgono quando vi sforzate di meritare la ricchezza o i mezzi per vivere nel benessere materiale. Lottare fino alla fine significa lottare continuamente, fare guerra contro i sei nemici che sono diretti da kama o desiderio. E infine, arrivare alla meta significa non fermarsi finché la meta di moksha o liberazione dall'ignoranza e dalla delusione è raggiunta. Queste quattro cose sono fondamentali per il perseguimento dei quattro Purusharthas (dharma, artha, kama e moksha). Io sarò sempre con voi, ovunque voi siate, proteggendovi e guidandovi. Avanzate senza paura.

Pag.51 IL "SEVA" VI PORTA PIU’ VICINO A ME

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Una persona una volta vide un uomo che lottava per la vita nelle acque profonde di un lago. L'individuo non sapeva nuotare e si dibatteva, realmente incapace di reagire. Ma senza la minima compunzione o simpatia, e senza fare il minimo sforzo per salvarlo, lo spettatore ebbe l'audacia di chiedergli: <<Dimmi, quanto è profondo il lago?>>.

 

Questo è oggi il comportamento di moltissime persone. Queste persone sono immerse in thamas; sono troppo dure e tristi, troppo aride e sorde. E’ solo quando l'uomo si libera del thamas che può salire in rajas la sfera dell’attività emozione, devozione, compassione e servizio. Quando egli sale più in alto nello stadio sathwico, l'attività si eleva nel sadhana, e l'effetto è più spirituale. Io trovo qui migliaia di giovani uomini e donne, membri del Seva Dal, radunati da tutti gli stati dell'India. Questa è la terza conferenza di tutta l'India del Sathya Seva Dal. E’ da tempo che noi decidiamo di stimare quale è stato fin qui il successo, se lo scopo di base per cui il Dal era stato progettato è stato realizzato. Noi abbiamo avuto resoconti dai convenuti dei vari stati di Seva Dal. Lasciate che vi dica che la mera esecuzione di alcuni doveri ingiunti nel Dal dai ruoli, non può essere riconosciuta come bhakti, o devozione. Il dovere fatto senza amore è deplorevole; il dovere fatto con amore è desiderabile. Ma l'atto di amore che emana da una persona perché ciò è la sua natura e non perché è ingiunto a lui come un dovere che egli deve compiere, è realmente divino. Lasciate che vi dica un'altra cosa. Ogni convenuto ha ripetuto il resoconto degli altri, ci sono state più imitazioni che originalità nelle idee e nei programmi. Fare qualcosa perché questa è stata fatta altrove è un segno di ignoranza. I programmi devono soddisfare un bisogno locale, risolvere una difficoltà locale. Occorre che essi sorgano dai bisogni sentiti e siano adattati alle condizioni locali. Bisogna che sia preso in considerazione se il posto di cui ci si occupa sia urbano o rurale, industriale o agricolo, un centro di pellegrinaggio o una zona civica, un'area di sviluppo o un'area depressa, una colonia tribale o un posto in collina. La persona che prende a prestito qualche idea da un'altra regione e la esegue potrebbe sentirsi soddisfatta di aver compiuto qualche programma concreto. Ma la gente che essa si è sforzata di beneficiare si sente meglio e più felice? Questa è la prova. Non pensate alla fama o alla lode che guadagnate; pensate al bene che la gente trae. Non bramate la pubblicità, bramate la gioia che splende sul viso della persona che aiutate. Il seva vi porta più vicino a Me. Il fiore, che è il vostro cuore, prende fragranza dai mezzi del seva che fate, e così esso diventa a Me più accetto. L'amore è l'essenza di questa fragranza. Attraverso il seva voi divenite coscienti che tutte le cose esistenti sono onde dell'oceano della divinità. Nessun altro sadhana può portarvi nell'incessante contemplazione dell'Unità di tutte le creature viventi. Voi sentite il dolore di un altro come fosse vostro; voi partecipate al successo di un altro come al vostro stesso. Vedere ogni altro come se stesso e se stesso in ogni altro, questo è il punto centrale del sadhana del seva. Di nuovo, seva fa morire l'ego per mancanza di cibo. Esso vi rende umili di fronte alle sofferenze degli altri, e quando vi precipitate a rendere aiuto a qualcuno non calcolate quanto alto o basso sia il suo stato sociale o economico. Il cuore più duro è lentamente ammorbidito come il burro dalle opportunità che il Seva Dal offre. Il seva è prescritto come uno fra i nove gradini verso la Realizzazione. Voi dovete perciò essere seri intorno ad esso e dare il benvenuto a tutte le possibilità di servire il vecchio, l'ammalato, l'incapace, il sofferente e l'afflitto. Tenere un frutto nella mano è proprio il gradino preliminare; mangiare e digerire deve seguire, perché possiate essere sani e felici. Così pure, portare una sciarpa e un distintivo attorno al collo è soltanto un'indicazione della gioia che avete quando effettivamente servite. Il vostro seva sarà giudicato con riferimento all'attitudine mentale che lo accompagna. Così, qualunque lavoro vi venga assegnato, fatelo con fervore, comprensione e rispetto. Nel seva non può esserci alto e basso perché Sai è in tutti. Sai riceve il vostro seva, a qualsiasi persona voi possiate offrirlo. Non siate tristi perché siete stati preposti a qualche dovere che vi tiene lontano da Me. Sappiate che Io sono più vicino a colui che Mi invoca e Mi vede in tutti gli esseri viventi. Il mondo oggi è trasformato in fazioni e gruppi che si odiano e si combattono l'uno contro l'altro. Nessun metodo è considerato troppo crudele, se lo scopo è distruggere il proprio nemico. Nessuno è conscio dell'innata Unità, la sempre presente corrente della Divinità che anima ogni singolo essere umano sulla terra. Voi avete ora il compito di dimostrare che non è tutto perduto, che c'è ancora gente che crede nella verità, rettitudine, pace e amore, che atti di servizio d'amore resi con spirito di umiltà e riservatezza rendono ancora la gente felice, e che comincia a sorgere e ad avvicinarsi il giorno in cui la fratellanza dell'uomo e la paternità di Dio splenderanno luminose. Tutti gli sforzi sono stati ora concentrati nella produzione di più cibo, la costruzione di più case e la manifattura di più vestiti. Ma ciò che oggi è maggiormente necessario è un totale sforzo perché l'uomo manifesti più tolleranza, più umiltà, più fraternità, più compassione e più profonda consapevolezza delle sorgenti di gioia e pace che giacciono dentro il cuore di ognuno. Questo paese, Bharat, deve essere in prima linea per questa avventura spirituale. L’Amore è il solvente per i più duri di cuore. Senza amore, libero, pieno e altruista, non può riuscire nessun sadhana spirituale. Senza di esso, il bhajan è spreco di fiato, il sathsang uno spreco di tempo e la meditazione un'autodelusione. Bhajan, sathsang e meditazione fatti con una mente immersa nell’Amore possono conferire pace, gioia e saggezza. Quando la goccia di pioggia cade nel mare, prende il nome, la forma e la natura del mare. Così pure quando l'individuo si fonde nella vasta affluenza dell'umanità e si sente uno con tutto, egli è dotato del nome, forma e natura della Divinità. Qualunque cosa voi facciate come servizio, a chiunque offriate l’azione, essa raggiunge Dio in quella persona. Voi vi siete associati al Seva Dal nel più importante periodo della vostra vita perché la gioventù è uno stadio della vita in cui autocontrollo, autoanalisi e autosacrificio sono più necessari e meno esercitati. Quale potenziale di progresso è sprecato dai vuoti capricci dei giovani oggi. Se solo il coraggio, l'ottimismo, la forza, l'immaginazione della gioventù fossero immessi in canali costruttivi, quanto prima la comunità umana potrebbe attingere pace e prosperità. La gioventù è attirata facilmente in avventure, in bravate ed esibizioni di fanatismo di gruppo. Essa è soggetta a improvvisi cambiamenti di passione o emozione. In tutto il mondo, la gioventù oscilla sulle onde dell'ira e dell'avventura, il destino delle nazioni pende nella direzione che i giovani prenderanno in questi tempi turbolenti. I giovani non dovrebbero essere condotti lungo le vie dell'ipocrisia, della falsità o della cupidigia. I giovani dovrebbero agire come parlano e parlare come pensano. Essi dovrebbero avere buoni pensieri, buone parole e compiere buoni atti. Ciò porterà gioia interiore e contentezza.

Ciò li farà reali figli e figlie di questa antica terra.

Entro pochi giorni voi, membri del Seva Dal e della Forza Volontaria, radunati qui da tutti gli stati dell'India e anche da oltremare, avrete un numero di incarichi di servizio da affrontare. Voi dovrete addossarvi pesanti responsabilità ed eseguire vari doveri nello spirito del sadhana, che vi ingiunge di venerare il dovere come Dio e di impegnarvi nel lavoro non come un triste lavoro umile e faticoso, ma come adorazione di Dio stesso. Voi avete dedicato voi stessi al seva, che deve essere saturato di amore altruista. Il servizio che rendete deve ricompensarvi, non solo con vostra soddisfazione, ma con la soddisfazione e il sollievo di quelli che servite. Quando quelli che servite non sono sollevati o resi felici, quale utilità e quale orgoglio o esultanza trovate nell’aiuto che vi è stato concesso di offrire? Voi dovete avere come vostro obiettivo la gioia di colui che riceve. Non rilassatevi e non raccontate di aver compiuto ciò che ci si aspettava da voi, ma sforzatevi di scoprire se la vostra azione di servizio è stata realmente meritevole, se è stata svolta con intelligenza e con piena considerazione delle peculiari circostanze dell'individuo che ne ha avuto bisogno. Non crediate che questo sia un obbligo impostovi dai ruoli dell'Organizzazione o dalla persona nominata come vostro capo. Non crediate che la sciarpa e il distintivo che portate siano impedimenti alla libertà. Essi sono cose che servono a ricordare l’alta missione a cui siete stati iniziati, le chiavi per la vostra realizzazione della realtà attraverso il sadhana del seva. Anche quando non portate la sciarpa o non fate mostra del distintivo, dovete essere desiderosi e vigilanti di rendere seva ai confratelli che ne hanno bisogno. L’uomo è dotato dell'equipaggiamento di sensi, ragione, sentimenti, passioni e attaccamento, così che egli può tenersi lontano dall'allettamento dei piaceri e passare la sua vita aiutando, servendo, sostenendo e salvando i suoi simili. Egli deve vivere in seva (servizio), non in bhoga (piacere).

Il distintivo sul petto aiuta a tenere lontano l'ego che picchia all'interno, ad allargare il cuore e a concentrare tutta l’attenzione su Dio che risiede in esso. E’ come il sigillo che aiuta il bambino a camminare. Esso deve essere venerato fino a trascenderlo e a sentire che tutta l'umanità vi è parente. Il distintivo non dovrebbe essere contaminato dal vostro indulgere in abitudini deleterie come rabbia impulsiva, egoismo, conversazione, futile fumo, alcolici, giochi d'azzardo o bighellonaggio in luoghi non santi. Non agitatevi ne discutete solo per argomentare. Lasciate che le vostre parole siano pochissime, pure e felici. Un discorso mite aggiunge dolcezza alla vita. Anche quando siete impegnati in discussione tra di voi, siate brevi nel parlare ed educati nel comportamento. Alcuni fra di voi sono stati scelti come capi e guide; eseguite le loro istruzioni senza esitazione. Se sentite qualche dubbio riguardante l'esattezza o la utilità di quelle istruzioni, discutetele coi capi, in uno spirito di amicizia. Ma non trascurate e non modificate quelle istruzioni a nessun costo.

Il capo deve porre attenzione alla situazione complessiva, che può non essere a voi così chiara. Stanno arrivando persone da più di 45 paesi, da tutte le parti del globo, per la Conferenza Mondiale. Perciò ogni difetto o mancanza di fede nell'esecuzione dei doveri assegnativi si rifletterà su questa grande nazione. Bharat è la terra in cui il triplo sadhana di disciplina, devozione e dovere è stato impostato per primo, e dove si è avuto il più gran numero di devoti attraverso le epoche. Perciò dovete dimostrare ai visitatori che la lezione è ancora rispettata e osservata in questa terra. Non solo, ma dovete mantenere il buon nome dell'Organizzazione "Sri Sathya Sai Seva”. In una mano avete l’invito della madre terra, e nell'altra il comando di Sai, che è non meno della madre stessa. Ganesh è ritenuto avere due madri Gowri e Ganga. Gowri è una figlia dell'Himalaya, che si è unita alla metà sinistra del corpo di Siva. Ganga è un'altra figlia dell'Himalaya che ha il suo posto nei capelli arruffati che formano la corona di Siva. Anche voi avete due madri, Bharatha Matha e Sai Matha.

Dovete emulare Ganesh, non nella quantità di cibo, ma nel suo aspetto come Vinayaka; per diventare un Vinayaka, uno speciale tipo di capo, dovete essere a lungo un servo serio ed entusiasta, impegnato in un servizio di amore altruistico. Il servizio è la scuola migliore per l'allenamento al comando. Dovete eliminare ogni traccia di rabbia e impazienza. Orgoglio e pregiudizi personali cercheranno di mettere il bastone fra le ruote, quando andrete a servire gli afflitti e gli ammalati. Ma voi non dovrete mai rinunciare alla fede nella retta via che avete scelto. Ricordate a voi stessi che siete un sadhaka e che il seva è la via spirituale che avete intrapreso come la più facile e la migliore. Quando vi unite con volontari e altri che non hanno una fede profonda o esperienza del valore del seva, potreste venire intrappolati in conversazioni capaci di scuotere la vostra convinzione. Non permettete che il loro giudizio superficiale mini la vostra risolutezza. Tenetevi lontani da tali gruppi, lasciate che essi esaminino i loro dubbi sulla pietra di paragone della loro esperienza di seva. Prendete con indifferenza la loro credulità, e concedete loro il tempo di realizzare e vincere i loro dubbi con la loro volontà. La disciplina comporta la stretta osservanza di ruoli, regole e ordini. Il senso del dovere può condurre a risultati solo quando la disciplina è osservata; il Messaggio di Sai è la base per il senso del dovere che vi tiene continuamente legati alla disciplina. Non siate devoti a mezzo servizio, ma sempre sadhaka e sevaka (volontari di seva) anche quando non portate il distintivo. Non dimenticate, e non cambiate idea. Nella via del servizio che avete scelto non ci dovrebbero essere dubbi o deviazioni. Muovetevi costantemente e coraggiosamente con gli occhi fissi alla meta, la Grazia di Dio. Siate intenti allo sviluppo della mente-uomo, non della mente-scimmia. Non saltate qua e là da decisioni a indecisioni, da accettazioni a rifiuti. Siate vigili e ispirati come uomini, non impulsivi come bestie. Soprattutto coltivate amore ed esprimetevi in mezzo agli altri membri del Seva Dal con amore. Lasciate che l’amore sia il vostro vero respiro e che il sole dell'amore aiuti il loto del vostro cuore a fiorire. Possiate essere vittoriosi in tutti i vostri impegni di servizio. Questa è la Mia benedizione per ognuno di voi.

Pag.115 GESU’

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L'uomo è come un seme. Il seme germoglia, diventa un alberello, poi un albero che compie il suo destino offrendo fiori e frutti al mondo. Così l'uomo cresce dall'infanzia attraverso l'adolescenza, la giovinezza e la mezza età, e quando è completamente adulto, deve affermarsi offrendo al mondo i fiori e i frutti di buoni pensieri e azioni, avendo egli stesso acquisito la pienezza della saggezza. L'uccello ha bisogno di due ali; il carro deve avere due ruote, altrimenti sono inutili. Anche l'uomo deve avere due tipi di conoscenza - i mezzi per vivere e lo scopo per cui vivere.

 

L'una lo aiuta ad accrescere i suoi mezzi e l'altra lo ricompensa della vita stessa. L'una è chiamatajavanopadhi, i mezzi per vivere, e l'altra, jivanaparamavadhi, lo scopo per cui vivere. L'una ci permette di immagazzinare la ricchezza materiale che rende la vita confortevole e sicura; l’altra risponde alle domande che ossessionano e premono per una risposta. Da dove siamo venuti, verso dove procediamo, da dove si è originato questo mondo, ecc. Nessuna religione si interessa del primo tipo di conoscenza, tutte sono interessate a mettere in rilievo solo il secondo tipo. Ognuno di voi deve porre attenzione a questo secondo tipo anche più che al primo, perché esso ha un influsso benefico anche sul primo. L'uomo ha stabilito in ogni luogo e in ogni comunità certe regole e regolamenti che assicurano uno svolgimento ordinato delle sue attività quotidiane. Da quando queste regole sono diventate parte del codice di condotta, esse sono anche descritte come "disciplina", sono anche classificate come principi di base del dharma. Il dharma promuove pace e felicità, contentezza e gioia. In ogni comunità sono comparse, a intervalli, grandi personalità che hanno formato quei codici, e li hanno adattati ai bisogni del tempo. Ciò per cui oggi dobbiamo lottare non è una nuova religione e una nuova società o un nuovo codice di moralità; essi ci sono già, in ogni razza e paese. In molte religioni esistono già le basi per l'istruzione spirituale. Ma abbiamo bisogno di persone che abbiano raggiunto la purezza in tutti i livelli di coscienza. L'uomo può raggiungere una perfetta beatitudine solo quando il suo cuore diviene libero da invidia, egoismo, cupidigia, e altri cattivi sentimenti. Abbiamo bisogno di persone che possano riconoscere e gioire della parentela e dell'identità fra uomo e uomo, cosi come fra una società e un'altra. Essi devono andare al di là dei confini dell’"Io" limitato, e liberarsi delle catene dei sensi. Devono saltare i parapetti della fortezza chiamata "corpo ", ed entrare entusiasticamente al di là del vasto mondo. Dalla stretta visione del "bisogno individuale" l'uomo deve progredire nell'ampia visione dell’"Universale".

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Quando una goccia d'acqua cade nell'oceano perde la sua stretta individualità, il suo nome e la sua forma, e assume la forma, il nome e il sapore dello stesso oceano. Se cerca di vivere separatamente come una "goccia", essa evaporerà presto e si ridurrà a non esistere.

 

Ciascuno deve diventare consapevole di essere parte di una verità che contiene ogni cosa nell'universo. E’ riprovevole rimanere attaccati per il tempo di una intera vita al basso, stretto sentiero dell'egoismo, dell'invidia e della cupidigia. Rendete il cuore grande e la mente pura. Solo allora si potranno stabilire sulla terra pace e prosperità...

 

pag.131

...Perciò, una persona potrebbe essere esperta in molti campi o maestra di molti mestieri e realizzazioni materiali, ma senza pulizia interiore, il suo cervello è un deserto o una pietra massiccia senza traccia di amore, pietà o virtù. Dei nove gradini del sadhana spirituale che conducono alla realizzazione del "sé" come stabilito nel Bhakthi Sastra, daasyam, o l'attitudine al seva, è proprio vicino alla meta finale: è l’ottavo gradino. Lo studio dei testi, il rinunciare alla ricchezza per la carità, la ripetizione del nome o il cantare i salmi e gli inni possono essere buoni esercizi per santificare la mente e per evitare di cadere in cattive strade e in rovinosi passatempi, ma di rado purificano la coscienza dell'uomo. Invece essi servono per lo più a gonfiare l'ego, e a instillare orgoglio e brama competitiva di superiorità. Potreste stare seduti nella stanza dei bhajan e cantare ad alta voce in coro, ma la vostra mente può essere in ansia per il paio di chappals (ciabatte) che avete lasciato fuori della stanza. Sempre, dietro la mente, c'è la paura di perdere i chappals; ciò rende non validi i bhajan e li rende una sterile esibizione. Il sadhana del seva è completamente diverso. Nei seva dedicate energia e attenzione al compito intrapreso perché esso è un compito sacro...

pag.146

...La meta deve essere la realizzazione dell'unità del "sé" col Paramatman, o il "super sé", o altrimenti, perché il "sé" prenderebbe questa forma umana? Se il solo "vivere" o anche "vivere felici" fosse la meta, il "sé" avrebbe potuto essere inserito negli uccelli o nelle bestie. Il solo fatto che l'uomo è dotato di memoria, mente, intelligenza, discriminazione, capacità di prevedere il futuro, desiderio di staccarsi dai sensi, ecc., è un'indicazione che egli è destinato a qualche meta più alta. Malgrado ciò, se l'uomo brama un conseguimento minore, egli è un papi (peccatore). Ma colui che persiste, malgrado tentazioni e ostacoli sul sentiero che conduce all'autocompimento e all'autorealizzazione, è un gopi; infatti le gopi (devote a Krishna) di Brindavan rappresentano l'esempio ispiratore di queste anime. La disciplina più effettiva che l'uomo può adottare per raggiungere questa meta elevata, è il controllo e la conquista dei sensi. Evitate gli errori e i mali che gli occhi, le orecchie, la lingua, la mente e la mano sono propensi a commettere. Questi sono chiamati i panchadoshas (cinque vizi). Gli occhi cercano continuamente l'abbietto e il volgare. Non tenendo conto del pericolo per la propria vita e il proprio corpo, il ciclista, il motociclista e l'uomo che guida una macchina si fermano a guardare i cartelloni osceni che fanno la pubblicità a qualche film. L'occhio deve essere tenuto a freno così che non possa rovinare la mente e il corpo dell'uomo. L’orecchio gradisce ascoltare storie scandalose e salaci anziché discorsi che possano veramente aiutare nel vostro sviluppo spirituale. Persino se voi ne ascoltate uno, l'orecchio vi dissuade con un' emicrania. Ma quando qualcuno lancia insulti a qualcun altro, le due orecchie raggiungono la massima concentrazione. La lingua è doppiamente dannosa se non è tenuta a freno, perché essa parla di scandali e spinge alla golosità. E’ quasi impossibile guidare la lingua verso il sentiero di Japa e dhyana, per quanto dolce sia il Nome del Signore. Surdas ci insegna di gridare i nomi: Govinda, Damodara, Madhava. Quando l'occhio, l'orecchio e la lingua sono sotto controllo e vengono usati per il progresso spirituale, la mente e la mano possono essere facilmente tenute a freno. Così quando l'uomo realizza se stesso, non c'è bisogno di indagare dove abita Dio. Egli abita nel cuore degli uomini, scintillante nel Suo innato splendore di saggezza, potere e amore. Date gioia a tutti. Prema, o amore, è il mezzo per raggiungere questo ideale. Quando l'amore può portare persino Dio più vicino a voi, come può mancare nell'uomo? Krishna non poté essere legato con nessun altro mezzo. Questa è la ragione per cui Sai ha dichiarato: Iniziate il giorno con Amore, Trascorretelo con Amore, Terminatelo con Amore. Questa è la strada che conduce a Dio.

Pag.193 KRISHNAVATAR

Questo giorno è stato celebrato come il compleanno di Krishna. Krishna era nato in prigione, un fatto che ci insegna che Dio Si incarna e presenta Se stesso nell'oscura e ristretta prigione dei nostri cuori, così che noi possiamo trarne luce e guadagnare la libertà. Maya è la delusione che nasconde la verità dell'Essere; essa tende a identificare la nostra verità con il corpo fisico e le sue appendici, e ci invita a procurare il cibo per i desideri della carne. L'uomo così dimentica il Divino e ascolta invece il grido dell'animale in se stesso e così crolla il suo alto ideale. Ma quando Krishna nasce nella cantina della sua mente, l'uomo è salvo.

L'uomo deve perciò diventare consapevole che Dio è dentro la cavità del suo cuore.

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Ieri, mentre tornavamo da Ooty, ci siamo fermati al Santuario Badipur Wild Life, e cavalcando un elefante domestico, siamo andati nella foresta per avere una rapida visione degli elefanti selvatici. Immaginate, seduti su di un elefante, noi cercavamo gli elefanti! Quando adocchiammo una proboscide in un bosco, fummo sopraffatti dalla delizia. Seduti su un mansueto elefante addomesticato cercavamo avidamente un elefante nel suo ambiente naturale, non influenzato da abitudini artificiali. Anche l'uomo ignora ovunque l’Atman dentro se stesso nel suo ambiente naturale, e tenta di cercare i fantasmi che lo attirano.

 

Sri Krishna nacque come ottavo figlio di Devaki. Questo è significativo, perché il samadhi è l'ottavo stadio dello sforzo spirituale, venendo dopo yama, niyama, asana, pranayama, pratyahara, dharana, e dhyana, conosciuti come ashtang-yoga, la disciplina a otto stadi. Il Signore può essere visualizzato dopo che i sette gradini sono stati superati con successo e la mente si è purificata nel processo. Il termine samadhi è generalmente identificato con una perdita temporanea della coscienza, o anche, con una temporanea intensificazione della coscienza. Ma dobbiamo giudicare lo stato dall'effetto che ha sulla persona e sulla sua attitudine verso se stessa e gli altri. Samadhi combina sama (uguale) e dhi (intelligenza), vale a dire, intelligenza che afferra la fondamentale uguaglianza di ogni essere vivente. Non solamente spariranno tutte le idee di differenza e distinzione, ma sparirà anche l'idea di qualità: caldo e freddo, dolore e gioia, buono e cattivo. Quando l'uomo raggiunge questo stato, il Signore è automaticamente nato nella sua coscienza...

Discorsi vol. X 2° tomo

pag.224

...Le gopi allenarono la mente ad aiutare e promuovere la disciplina spirituale, perciò non vacillarono mai, né si smarrirono in cattivi sentieri. Esse aderirono a Krishna, Krishna l'amico, il parente e il compagno, l'amante o l'amato.

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Quando Krishna fu informato dai Suoi amici e compagni che i pacchi di cibo che avevano portato da casa non erano sufficienti ad alleviare la loro fame, Egli consigliò loro di addentrarsi un poco nella foresta e chiedere cibo ai sacerdoti Brahmini che stavano eseguendo un grande Yaga. Ma quando vi si recarono, i sacerdoti non li fecero neppure parlare, perché la loro purezza cerimoniale sarebbe stata rovinata dal conversare con gente nata in caste più basse! Inoltre lo Yaga non era ancora finito, l'offerta propiziatoria del fuoco non era stata fatta, e non potevano donare del cibo prima di aver mangiato essi stessi il loro pasto. Quando i ragazzi tornarono coi visi lunghi che indicavano il loro fallimento, Krishna chiese loro di ritornarci, passar oltre gli uomini e rivolgere la loro richiesta alle donne. Krishna assicurò loro che sarebbero tornati felici e con una grande quantità di cibi. I ragazzi trovarono le donne impegnate nella cucina, ma quando dissero loro le ragioni per cui Krishna li aveva mandati, lasciarono la cucina e corsero da Krishna con enormi quantità di pietanze già preparate per la grande festa. I loro cuori si intenerirono al pensiero che Krishna avesse urgente bisogno di cibo. Esse avevano udito dei lila divini di Krishna che rivelavano la Sua natura di Avatar, cioè la distruzione e la sconfitta da parte Sua della forza demoniaca mandata dal Suo malvagio zio Kamsa per ammazzarLo. I sacerdoti comparvero in cucina quando lo Yaga finì e trovarono i recipienti vuoti e le donne assenti, perché erano andate da Krishna e dai Suoi compagni.

 

Le donne salvano la cultura di questo paese con maggiore tenacia e fede. Esse mantengono gli uomini sul sentiero morale e li ispirano a seguire la disciplina spirituale. I loro cuori sono teneri e pieni di compassione per gli affamati e gli afflitti. E’ per questo che in questa terra le donne sono adorate e riverite. Gli anziani citano gli Sastra e dicono che la casa il cui pavimento è bagnato dalle lacrime di una donna non può mai vedere pace e prosperità. Sri Ramakrishna Paramahamsa ebbe molta cura affinché Saradamani Devi non prendesse troppo sul serio i suoi semplici scherzi e canzonature, perché avrebbe potuto soffrirne e piangere. Noi adoriamo la terra in cui siamo nati come la nostra "madre terra", la lingua che impariamo dalle labbra di nostra madre come "madre lingua" e la scrittura che ci insegna la moralità come "madre Veda". In questo modo bharathya (indiano) ha quattro madri, inclusa la madre che lo ha generato. Secondo la cultura indiana, tutte le quattro madri devono essere adorate come Dio. Per vivere secondo gli alti modelli di moralità che la cultura Bharathya si aspetta da ognuno di voi, dovete coltivare amore, non violenza, forza d'animo ed equanimità. Gli ultimi tre proteggono e incoraggiano il primo, l’amore che voi vi disponete a coltivare. Molte persone riescono, con l'aiuto delle ultime tre qualità, a radicare la mente nell’amore universale, ma un grande numero di sadhaka rinunciano all'ascesa a metà cammino perché perdono la sicurezza nel loro vero "Sé". Essi non credono in Dio che è l'incarnazione dell'amore ed è il loro reale sostegno. Il primo debole dubbio li scoraggia e regrediscono verso una vita di soddisfazioni sensuali. Solo il sadhana può spronare tali persone ad avanzare sul sentiero spirituale. I saggi sono sostenuti dalla beatitudine della loro coscienza genuina: ricercatori e aspiranti sono soddisfatti nei loro desideri dalle esperienze della gente che ha avuto fiducia in loro. Gli atei sono attaccati con l'esile filo della ragione alle credenze che hanno una volta nutrito. Se avessero avuto fede nel loro "Sé", avrebbero compreso che il loro "Sé" deriva forza e gioia solo dal "Sé" Superiore o Dio. Coloro che negano Dio o la Suprema Volontà o la causa prima, non possono dare spiegazioni della loro posizione; né lo possono coloro che asseriscono che Dio c'è. Entrambi devono fare affidamento sulla loro esperienza. Dopo tutto, come può negare la dolcezza l'uomo che rifiuta di assaggiare lo zucchero? Come può convincersi che lo zucchero è dolce finché non lo assaggia? Noi dobbiamo sperimentare la grande meraviglia dell'energia che manovra le cellule e gli atomi piccolissimi, così come le stelle più lontane e più grandi. Come possiamo capire l'onnipresenza e l'onnipotenza se non accettando Dio come l'architetto del cosmo? Forse avete già sentito dire da qualcuno che nessuna persona vivente può essere adorata come Dio, anche se le sruthi dichiarano: "Daivam manusha roopena" (Dio deve essere visto nella forma umana). Forse chi parla così può riverire solo un cadavere! Non Sivam ma Savam è ciò che essi vogliono venerare. Molte persone evitano la verità di Dio, poiché hanno paura di affrontare la verità su se stessi e gli altri. I Veda dichiarano: "sathyam vada" (dite la verità), ma queste persone si sono così abituate alla opportunità e al profitto temporaneo che non possono sopportare lo splendore della verità. Per loro non è piacevole neppure il sentiero del dharma. Esse sono abituate alle vie traverse piuttosto che alla diritta, luminosa via del dharma. I Veda dicono: dharma chara (camminate nella via del dharma), ma per coloro che vivono nella disonestà, come può il dharma essere piacevole? Così le persone ripetono come pappagalli i due detti vedici citati, ma non sentono il bisogno di osservarli nella vita quotidiana. In realtà, Verità è Dio: Amore è Dio; Dharma è Dio. Le gopi e i gopala videro in Krishna l'incarnazione della verità, dell'amore e del dharma. Ciò che Egli diceva era verità; ciò che Egli era, era amore; ciò che faceva era amore; ciò che faceva era dharma. Erano così immersi nella coscienza di Krishna da vederLo ovunque e in ogni cosa. Krishna non esisteva come un'entità separata nella casa di Nanda; Egli era proprio nella loro coscienza, in tutti i livelli di essa. Gopi e gopala erano davvero fedeli bhaktha.

Pag.308

... Per bhakti generalmente si intende la ripetizione del Nome, la recitazione dei salmi e degli inni per propiziare Dio e guadagnarsi la Sua misericordia. Nemmeno la meditazione su Dio e la Sua compassione possono essere definite bhakti. Tutti questi sadhana spirituali hanno una sfumatura di egoismo che li oscura...

pag.311 COLORE SULLA TELA

 

"C'è un solo Dio ed è Onnipresente". Vero. Ma per concentrarsi sull'Onnipresente è necessario avere un punto d'appoggio o una forma preliminare. E per concepire che il Divino è presente ovunque e sempre, la mente dell'uomo deve essere purificata per mezzo di certi processi psicologici chiamati sadhana. Questa è la ragione per cui non solo fra i seguaci dell'Induismo ma anche fra cristiani e buddhisti, riti regolari sono prescritti per l'adorazione degli idoli di Dio. I cinici discutono la validità di questo tipo di adorazione perché, secondo loro, confermerebbe solo la fede in una superstizione. <<Può Dio essere una pietra o un pezzo di carta?>>, si chiedono. Ma un tale punto di vista è scorretto. Osservando il culto di adorazione rituale stabilita dalla tradizione, molti aspiranti hanno raggiunto la visione dell'Onnipresente e una indicibile beatitudine. Infatti, la puja (adorazione formale a ore regolari, con la recitazione di inni e canti) è il primo gradino nel pellegrinaggio spirituale. Molti ricercatori hanno raggiunto senza dubbio la consapevolezza di Dio grazie ad anni di ascetismo passati nelle caverne della giungla. Ma, iniziare presto con puja e continuare con cura scrupolosa i riti di archana, bhajana e aradhana (offrire fiori con la ripetizione del Nome di Dio, cantare la Sua Gloria, e adorarLo come una presenza amorevole) è il metodo più fruttuoso e soddisfacente. Meerabai, Sakkubai, Surdas, Kabirdas, Sankaracharya e molti altri santi e anime realizzate, hanno dimostrato che il tempo, l'impegno e l'energia impiegati in queste pratiche religiose sono bene impiegati. Solo con aradhana furono capaci di visualizzare il Divino nella forma specifica da essi adottata. L'intera letteratura inglese è fatta di permutazioni e combinazioni delle 26 lettere dell’alfabeto. Puja, japa, archana, aradhana sono le lettere dell'alfabeto spirituale. La raccolta dei vari articoli necessari per l'adorazione (le lampade, la canfora, i fiori, i piatti, le tazze, la campana e il libro) ha bisogno di lunghe ore di concentrazione sul Divino. La puja stessa può richiedere un'altra ora o due d'attenzione concentrata e purificatoria, e l'osservante dopo la recitazione e la meditazione, diventa più forte e più fermo. L'Onnipresente non è assente nell'icona o nel quadro. Noi non riduciamo Dio chiudendoLo in una immagine di pietra; noi asseriamo e realizziamo che Egli è nell'icona, e solleviamo l'immagine alle dimensioni dell’Assoluto; espandiamo il quadro molto al di là della sua cornice e attraverso il processo del sadhana diventiamo consapevoli che anche il quadro può essere uno strumento per la mente perché possa sfuggire alle sue limitazioni.

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Quando il Maharaja di Alwar nel Rajasthan discusse davanti a Swami Vivekananda che Dio non può mai essere scorto in un quadro disegnato da un artista, Vivekananda invitò il primo ministro che gli stava riverentemente vicino, a togliere dalla parete il ritratto del Maharaja e a sputare su di esso! Egli disse: <<Non dovete esitare. Il Maharaja dice che esso è solo una macchia di colori su un pezzetto di tela e che non deve essere confuso con il Maharaja>>. Ma tutti al durbar si tirarono indietro per paura.

 

Il quadro del Maharaja era per loro un oggetto degno di adorazione, sedici tipi di adorazione stabiliti negli Sastra per rendere l'aspirante consapevole di essere davanti alla vera Presenza e che ogni suo gesto e movimento deve essere motivato da devozione e dedizione, assicurano la purificazione della mente dall'ego e da tutta la sua prole di difetti. Questa è chitta suddhi, la purificazione di tutti i livelli della coscienza. La chitta deve essere liberata dagli impulsi che la trascinano in basso.

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A che vale cuocere un piatto raro e costoso in un recipiente contaminato da sporcizia? Che utilità c'è nel piantare un seme prezioso in un suolo roccioso? Puja o archana offerte senza un cuore purificato sono semplice perdita di tempo.

 

Ma una breve, sincera seduta di puja passata nella consapevolezza divina può dare buoni frutti. Tiruthondar, un santo Tamil, confessò che egli si era impegnato nell’adorazione della statua del Signore per purificare la propria mente. Il materiale e la forma sono inseparabili, ma il ricercatore deve fermare l’attenzione sulla Forma che desidera si manifesti in tutta la Sua Gloria, piuttosto che sul materiale, deve fermare l'attenzione a lungo e profondamente sul pensiero di che Dio Si trova in ogni particella dell'Universo, che non è limitato dallo spazio e dal tempo. Uno sforzo incessante è necessario, per conquistare la chitta suddhi. E’ indispensabile essere sempre occupati in attività dedicate al servizio di Dio in varie forme umane. Nella Ghita, Krishna Si rivolge ad Arjuna come "Kurunananda". Il significato abituale dato dagli studiosi a questo titolo è "l'erede del clan dei kuru", ma esso insegna all'umanità una lezione molto più profonda. Kuru in sanscrito significa "fare", e nananda significa "colui che ne trae diletto". Quindi, significa che Krishna apprezzava la trasformazione in Arjuna dall'inazione all’azione, perché Arjuna traeva diletto dall'essere sempre attivo. Per la maggior parte di voi la domenica è un giorno festivo che dà diletto, ma per Arjuna, il giorno in cui poteva dedicare il lavoro a Dio, era davvero un giorno sacro. Forse avete sentito dire che in India la gente del popolo crede che quando il suono si fa minaccioso, l'immediata recitazione dei nove nomi di Arjuna, possa evitare la caduta del fulmine. Questa è la prova del potere che hanno sugli elementi non solo i Nomi di Dio ma anche quelli dei Suoi seguaci devoti, sempre puri e sempre in contatto con l’Assoluto. Questa è la ragione per cui si offre l'aradhana o adorazione della Presenza, anche a grandi devoti come Thyagaraja e Kabir, i quali non hanno più identità propria, essendo diventati Uno con l'Illimitato, attraverso l'adorazione del limitato.

Pag.364

...Voi che vi siete dedicati come guru a guidare i bambini nella Luce, dovete praticare la disciplina di dhyana almeno ogni giorno per conquistarvi gioia ed equanimità. Solo coloro che hanno ottenuto il dono di ananda, potranno dare ananda agli altri. Come può un mendicante aiutare un altro mendicante? Nessun mendicante può fare ricco un altro mendicante. Una persona ricca di ananda può distribuire ananda a chi le sta intorno. Perciò il vostro dovere di guru è anzitutto di assicurarvi l’ananda e poi offrirla agli altri. Una vita di sadhana è il dovere di ogni guru. Ci sono tre gruppi di sadhana a cui dovete dedicarvi: personale, sociale e universale (vyakthi, samaja e viswa). Un singolo fiore non può costituire una ghirlanda, né un singolo albero può essere una foresta o un singolo individuo una società. Il successo spirituale dell'individuo, la sua natura caritatevole e le sue virtù, quando sono associati con quelli di molti altri, diventano la ricchezza della società, la proprietà comune di tutti. Ognuno deve riverire e servire tutti. Il Divino in ognuno è associato al concetto del Divino Infinito. Il guru non dovrebbe dare spazio alla presunzione nel suo cuore. Quale maestro indispensabile per bambini innocenti, illetterati e mezzo ciechi, il guru non dovrebbe occupare un posto di autorità. L'egoismo è il trono in cui si insedia orgogliosamente l'autorità. Siate umili davanti ai bambini e rinunciate al trono del potere. Questa è la sadhana per voi. Onorate il vostro ruolo di guru come una benedizione di Dio. Questa attitudine può assicurare il successo del viaggio per l'individuo, la società e il mondo. Siate consapevoli della transitorietà e dell'interrelazione fra corpo, sensi e mente. Che dire del buddhi o intelletto?..

Pag.391

...Il mondo oggi sta soffrendo a causa dell’"egoismo" e della "passività" che regnano nei cuori umani. Paura, ansietà, dolore, cupidigia sono nutriti in proporzioni pericolose da simili sentimenti di "Io" e "Mio". Quando la sventura colpisce qualcuno all'esterno del cerchio, voi non ne siete toccati e la ignorate con indifferenza totale. Fino a che l'uomo considera validi questi erronei atteggiamenti dell'ego non potrà afferrare l'Atman Universale che risiede in lui come centro della propria personalità. Per poter riconoscere l’Atman e trarne forza, l'uomo deve praticare la sadhana dell'unità, rinunciare alla distinzione fra chi sta dentro e chi sta fuori dalla "cerchia". Non c'è differenza fra "Mio" e "Tuo". Quando gli altri sono puniti per i loro errori, voi gioite; quando voi siete puniti per lo stesso difetto, protestate e vi lamentate per il vostro destino. Attraverso la sadhana bisogna raggiungere samachittha, cioè assenza di ego, ed equanimità che assicureranno una mente pura. Il criterio della purezza è l'amore. L'albero oggi può darvi gioia per la sua grandezza e bellezza; può avere una bella corona di doni, verdi e attraenti per dolcezza, fragranza e colore; ma il giorno dopo potrebbe spogliarsi di ogni cosa, diventare arido e morire. Perché? Le radici sono danneggiate dai parassiti che lavorano sotto terra, rovinano l'albero e lo fanno cadere. Voi potete notare ogni giorno il destino pietoso di molti devoti e persone pie le quali sono afflitte da vari tipi di sventura. Per quale ragione? La gente si chiede cinicamente perché tali persone buone devono soffrire tanto. La ragione è che essi non hanno raggiunto la purezza del cuore, non hanno realizzato l'Unità dell'Atman e sono ancora posseduti dal senso dell’"Io" e del "Mio". Il sadhaka deve prendere la sventura come un avvertimento e dire a se stesso: <<Io sono colpito da questo incidente che mi affligge e mi priva dell'equilibrio perché ho ancora alcuni difetti in me>>. Quando il saambar è cotto in un recipiente di rame, per quanto freschi e delicati siano gli ingredienti, il risultato sarà una sostanza altamente velenosa. Anche se la sadhana viene eseguita Con meticolosa attenzione e cura, se intenzioni e attitudini sono impure, nessun progresso potrà essere compiuto. Vorrei sottolineare che la purezza del cuore, della mente e della consapevolezza è più importante per il progresso persino della meditazione del japa o dei bhajan. Solo la purezza può convincervi che c'è il Divino dentro di voi, che c'è un kshetrajna immanente in questo kshethra. Amate tutti, servite tutti. Questa è la sadhana dell'adorazione per acquistare la purezza e meritare la Grazia.

Discorsi volume I

pag.5

...Dice lo Jnani. "Sarvam Brahma Mayam"; secondo lo yogi invece tutto è Shakthi; mentre per il bhaktha si tratta di un gioco di Bhagavan. Ognuno secondo i propri gusti e il proprio progresso nella Sadhana spirituale. Non prendetevi gioco di loro e non sollecitateli, perché sono pellegrini che percorrono la stessa strada. La Sadhana è necessaria per controllare la mente, nonché i desideri dietro i quali corre. Se vi accorgete di non ottenere risultati, non rinunciate alla Sadhana, ma fatela con maggior vigore, perché è la materia nella quale siete stati respinti che richiede uno studio particolare, non è vero? Sadhana vuol dire pulizia interiore, oltreché esteriore. Non vi sentite rinfrescati se indossate panni sporchi dopo esservi lavati, e neppure se indossate panni puliti senza lavarvi. Sono necessari sia il Bahya che il Bhava: l'esterno come l'interno. I bambini credono alle vostre parole, quando dite loro che il poliziotto verrà a prenderli o che lo spettro li picchierà, perché sono pieni di Bhaya, Vinayae, Viswasa. Crescendo però vi siete riempiti la testa con ogni sorta di dottrine, teorie e ragionamenti e così ora dovete usare Viveka per scoprire Dio con fatica. Questo vi dico: "non c'è modo di evitarlo, tutte le creature devono raggiungere Dio un giorno o l'altro, per la strada lunga oppure per quella corta."

3 - pag.13 Dio come guida

 

Dio e Mahasakthi e il Jiva e mayasakthi; Egli è il Vero, Jiva non e che l'ombra, l'apparenza, l'illusione. Io stesso, per venire tra voi, ho dovuto indossare Mayasakthi, proprio come il poliziotto deve travestirsi da ladro per penetrare nel loro covi, arrestarli e portarli in prigione! Il Signore non può discendere senza attenuare la Sua Mahasakthi; deve abbassare il Suo splendore, per poter divenire l'oggetto della Bhakthi e dei culti. In questo mondo effimero ed in continua trasformazione, l'unica entità permanente e ferma e l'immanente potere del Signore. Per poter realizzare Nithyam e Sathyam, l'uomo deve necessariamente aggrapparsi a quella fonte di sostentamento. Non può agire diversamente. E' il destino del singolo e di tutti, indipendentemente dall'età, l'istruzione, la provenienza geografica, la casta, il sesso, la posizione sociale. Percorrendo una strada, potete osservare la vostra ombra proiettata sul fango o lo sporco, sulle ondulazioni del terreno, le spine, la sabbia, le zone asciutte o quelle bagnate. Tuttavia, restate indifferenti al suo destino, perché sapete benissimo che queste vicende non possono contaminarla. Non vi preoccupate minimamente di dove cade o dei luoghi che attraversa. Noi sappiamo che l'ombra e le sue esperienze non sono Nithyam o Sathyam; similmente, dovete convincervi che "voi" non siete che l'ombra di Paramatma, e che, essenzialmente, non siete questo "voi", ma Paramatma stesso. E' questo il rimedio contro il dolore, le angustie e la pena. Ovviamente solo dopo una lunga e sistematica Sadhana potrete fissare in voi questa verità; fino a quel momento tenderete ad identificarvi col corpo, dimenticando che, pur proiettando un'ombra, e ombra esso stesso. Il primo passo nella Sadhana è l'adesione al Dharma in ogni atto individuale e sociale. Seguire il Dharma, per quel che riguarda Prakrithi, vi porterà automaticamente al Dharma in campo spirituale; è necessario però aderirvi con molta risolutezza. Quando Aswathama, nella cecità della sua ira, ammazzò i figli dei Pandava, e Arjuna, fattolo prigioniero, minacciò di tagliargli la testa, Drupadi, la madre dolente, intercedette per salvarlo! Disse che rendere delitto per delitto, uccidere il figlio del proprio Guru, non era Dharma. Sul sentiero del Dharma è necessaria una tale fermezza; la vera Saranagathi si esprime in questi termini: "Lasciate che la volontà del Signore prevalga. Il dovere dell'uomo è quello di mettersi in contatto con la Sua Grazia". Il prigioniero, nel suo carcere, non possiede neppure i panni che indossa; e cosi voi, mentre dimorate nella vostra prigione per tutto il tempo assegnatovi, cosa mai potete chiamare vostro? E' Lui che vi dà cibo e vestiario, ed e ancora Lui che vi lascia liberi quando la vostra condanna è terminata; anche prima, se è contento della vostra buona condotta. Il più grande ostacolo sul sentiero di Saranagathi è l'egoismo, ahankara e mamakara. Attraverso i secoli si e infiltrato nella vostra personalità, diffondendo i suoi tentacoli sempre più profondamente per mezzo dell'esperienza di ogni vita successiva. Potete eliminarlo solo con i detersivi gemelli di Viveka e Vairagya. Bhakthi è l'acqua con la quale lavar via lo sporco accumulatosi nel secoli, e il sapone di Japam, Dhyanam e Yoga vi aiuterà ad eliminarlo a fondo e più in fretta. Coloro che procedono piano e fermamente saranno i vincitori di questa gara, perché il modo più sicuro per viaggiare è quello di andare a piedi, anche se può sembrare troppo lento. I sistemi più veloci comportano disastri, perché più veloce è il mezzo e maggiore è il rischio. Dovreste mangiare solo quel tanto che basti per calmare la fame, altrimenti farete indigestione. Allo stesso modo dovete procedere nella Sadhana: passo dopo passo, tastando bene il terreno prima di procedere oltre. Evitate di scivolare due passi indietro per ognuno che fate in avanti. Tuttavia, ricordate che anche il primo passo sarà insicuro senza la fede; quindi, coltivate la fede. Sathyabhama chiese una volta a Krishna: "Perché ti comporti come gli uomini comuni? Yudhishtira, il più anziano dei Pandava, e il migliore del fratelli; ma tu hai stretto amicizia con Arjuna, la cui reputazione non è molto buona". La sua fede non era salda! Cosa ne sa la gente dei motivi che spingono il Signore ad agire ? Ci fu chi trovò colpa in Narada, perché ripeteva sempre, senza intervalli, il nome del Signore. Finché non raggiungerete Sayujyam o fusione, dovete far uso del nome; l'idea di separazione finirà solo con la fusione e non prima.

Una volta che vi siete convinti, non vacillate e non dubitate, ma ricercate al fine di conoscervi ed appagarvi. Inoltre, non lasciatevi fuorviare. Quando il sole è a picco sulla vostra testa, non esiste l'ombra; allo stesso modo, quando la vostra mente e ferma nella fede, non deve spargere attorno a se nessuna ombra di dubbio. Quando l'uomo perde il sentiero e vaga nella foresta, credendo di essere il corpo o le guna o l'oggetto, allora l’Avathar viene ad ammonire e guidare. Mantenete intatta la fede nel Signore; in questo modo potrete muovervi con sicurezza nel mondo, senza ricevere alcun male! Siate come le donne del villaggio che portano sulla testa i vasi, uno sopra l’altro, mantenendoli in equilibrio anche mentre parlano e camminano lungo una strada tortuosa. Esse non dimenticano, né ignorano, sia il fardello che la meta. Sono vigili, consce degli ostacoli posti sulla loro strada, come i sassi e le buche. Il loro successo dipende dalla concentrazione interiore. Tutti, un giorno o l’altro, dovranno uscire dalla scena; quel momento non dovrebbe essere angoscioso, ma ciascuno dovrebbe invece dipartirsene con grazia, sorridendo ed inchinandosi. Ovviamente, per comportarsi in questo modo è necessaria una lunga preparazione. Partirsene lasciando tutto quanto si è accumulato durante la vita è un compito duro: preparatevi quindi, liberandovi fin d'ora dall'attaccamento. Nei sogni osservate e acquisite molte cose: potere, ricchezza, posizione sociale, reputazione; tuttavia, al risveglio non rimpiangete la perdita, anche se, per tutta la durata del sogno, queste situazioni sembravano vere e vi davano soddisfazioni reali e gioia. "Non era che un sogno!", dite a voi stessi. Bene, cosa vi impedisce allora di trattare con uguale noncuranza i possessi che avete radunato nel periodo di veglia della vostra vita? Se coltiverete questa attitudine, potrete dipartirvene con un sorriso, quando calerà il sipario su questo terreno palcoscenico di sogno. Per potere convincervi intimamente di ciò, la cosa migliore e avvicinare un Guru che conosce il Vero per esperienza, e le cui azioni, parole e pensieri riflettano questa realizzazione. Il nome Guru è composto dalle lettere "GU", che significano "Gunaathitha", cioè che ha trasceso le tre guna, o qualità: tamasica, rajasica e persino sathwica: e dalle lettere "RU", che significano "Rupavarjitha", cioè che ha afferrato l'aspetto informale di Dio. Naturalmente, egli può essere giunto a questo stadio, solo sublimando le qualità più basse in quelle più alte, ed ignorando, coscientemente e fermamente, la parte giocata dal nome e dalla forma. Ma negli stati preliminari della Sadhana spirituale, il nome, la forma e la qualità giocano un ruolo nel modellare lo spirito. Il Guru distrugge l'illusione e sparge la luce; la sua presenza è fresca e confortevole; perciò questo giorno, un giorno Purnima, che vuol dire di luna piena, viene consacrato per onorare convenientemente il Guru. Inoltre, la Luna è la deità che presiede alla mente, e Purnima simbolizza il giorno nel quale quest'ultima è divenuta pienamente benefica. Naturalmente è necessario che conosciate quello che avete perduto, per poter iniziare la ricerca al fine di recuperarlo. Molto spesso il Guru deve ricordarvi che avete dimenticato il vostro vero nome, o che avete perduto la vostra parte più preziosa, senza tuttavia esservi accorti della perdita. Il Guru è il medico di tutte le malattie. Egli risolve le sofferenze legate all'alternarsi di nascite e morti. E' abile nel trovare la cura. Se non avete un tale Guru, pregate il Signore perché vi mostri la strada ed Egli sicuramente verrà in vostro aiuto.

Pag. 37

... E' la mente che forma o rovina l'uomo. Se vive immersa nelle cose del mondo conduce alla schiavitù; se tratta il mondo come una cosa temporanea, questa Vairagya rende l'uomo libero e leggero. Allenate la mente a non sentirsi legata alle cose soggette a mutare sia in meglio che in peggio; non mettetele innanzi il ciarpame della fama mondana e delle ricchezze; attraetela piuttosto verso le gioie durevoli che scaturiscono dalle sorgenti interiori. Ciò vi darà grandi ricompense, perché una volta che la mente abbia assaggiato la dolcezza, di Sravana, Manana e Nididhyasana, della meditazione e della consapevolezza, diverrà il vostro Guru e vi condurrà sempre più avanti. E' la mente che vivifica l'immagine di creta con la divinità che predilige, ed e ancora la mente che riempie la stanza di preghiera con la fragranza della santità. Si legge che la pratica sviluppa la forza, allo stesso modo del cibo quando viene digerito e dell'esercizio fisico per migliorare la salute. Thyagaraja cantò che il Signore e l'interiore forza motrice della formica come dell'universo intero; tuttavia, benché possiate aderire intellettualmente a questa verità, non appena venite morsicati da una formica, non avete l'impressione di essere venuti in contatto con il Signore sotto quella forma! Non proclamate grandi verità a voce alta, mostrate piuttosto con la vostra condotta il valore che attribuite ad esse e il fatto che costituiscono la vostra guida. Perlomeno, fate attenzione di non commettere voi stessi quelle colpe che rimproverate agli altri. Non chiedete loro di raggiungere quei livelli che voi stessi siete molto restii a mettere in pratica! Vivendo in accordo a questi due principi, quand'anche non vi prostrerete dinanzi a un simulacro o non parteciperete ai rituali del tempio o ad altre forme di adorazione, potrete ugualmente assicurarvi la Grazia del Signore. Come ci sono molte strade per raggiungere Madras, molte ce ne sono per raggiungere Dio: Prema, Sathya, Seva, Daya, Namasmarana. Inoltre, non dobbiamo dimenticare l'Adwaitista che scopre sé stesso come la sostanza base di tutta la Creazione, cioè Brahman. Tutti i sentieri vanno bene; alcuni sono più facili, altri più tortuosi o più duri. Ma il modo più facile per afferrare la Realtà di base è quello di vedere il Signore in ogni creatura, il Signore che si manifesta in tutta questa molteplicità come la Realtà sottostante, il Sarvabhuthantharathma. Potete meravigliarvi e persino dubitare di come sia possibile che il Signore abiti in ogni essere: ebbene, non avete mai visto un seme di mango crescere, divenire albero e produrre migliaia di frutti, ciascuno del quali contiene un seme identico a quello piantato? Allo stesso modo, "Un" Signore può essere trovato in ciascun essere creato dalla Sua volontà, ricordate che la vostra vera natura e la stessa degli altri uomini: siete voi stessi conosciuti con un altro nome. Se compite una buona azione o giocate un brutto scherzo, state aiutando od ingiuriando voi stessi. Evitate quindi di danneggiare il prossimo. Mi ricordo di quello che era solito fare il persiano Hussain, il figlio di Rabbia Malik. Si levava di buon' ora per recarsi alla moschea, dove pregava con molta devozione. Ma tornando a casa trovava i servi ancora addormentati sui loro giacigli e si adirava, imprecando e maledicendoli per avere trascurato i doveri religiosi. Suo padre allora lo castigò. "Figlio mio disse: perché ti adiri con quelle povere anime che sono troppo stanche per alzarsi presto ? Non cancellare i buoni frutti della tua adesione alla regola del Signore incolpando e maltrattando questi schiavi innocenti. Preferirei che ti alzassi più tardi rinunciando alla preghiera, perché sei diventato orgoglioso della tua religiosità al punto da addossare a questi disgraziati delle responsabilità che non hanno." Dovete fare attenzione anche a questi piccoli dettagli, perché Bhakthi non è semplicemente una posa, ma una serie di piccole azioni, dirette dall'atteggiamento di riverenza verso la divinità in ogni creatura. Vigilate: la bugia può essere in agguato sulla lingua, la violenza nel pugno, l’ego dietro l’azione. Contenetevi prima che diventino abitudini, sedimentandosi fino a far parte del vostro carattere e guastando il vostro destino. Ramaswami Reddi ha detto che opero molti miracoli e che siete fortunati per avere avuto l’opportunità di ascoltarMi. Ebbene, Io sono come un venditore la cui bottega è fornita di tutte le cose necessarie all'uomo; ma, allo stesso modo del commesso, consegno soltanto quello che Mi chiedete, se il cliente chiede un asciugamano, come faccio a dargli un dhoti? Ad ogni modo queste cose materiali non hanno importanza. Chiedete piuttosto Bhakthi e Jnana e Mi farete contento. Molti non chiedono ora queste cose: sono davvero sfortunati, perché sciupano la loro occasione. Probabilmente gli adulti hanno colpa di questa situazione, perché è loro dovere mostrare alla generazione nascente, attraverso l’esempio della propria vita, che la Sadhana spirituale e gli studi sono in grado di rendere l’uomo più felice e coraggioso nell'avventura della vita...

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... Il corpo viene chiamato il tabernacolo di Dio; il mondo è il corpo di Dio. La puntura di uno spillo sull'alluce viene subito avvertita come un male a sé stessi, perché l’alluce fa parte del proprio corpo. Allo stesso modo, la sofferenza di una parte del mondo riguarda il Signore, come la sofferenza in ogni altro luogo. Quando venne creato lo stato dell’Andra, qualcuno Mi disse che ero stato tolto dallo stato di Madras; per divenire un Andra! Gli ho risposto che il mondo Intero è il Mio palazzo, nel quale Madras e Andra sono delle stanze. Il mondo è un tempio, il tempio del Signore, il corpo nel quale risiede. Venendo qui in automobile, ho percorso molte strade, e notato diversi Pandal e sale decorate dove si stavano tenendo discorsi religiosi, nonché letture ed esposizioni dei sacri testi e delle scritture. Erano tutte affollate di ascoltatori, e non mancava certo l’entusiasmo per i Sabha e i Bhajana. Tuttavia l’ateismo avanza, e il numero delle persone che negano Dio, e denigrano gli aspiranti che si legano a Lui, è in aumento. Perché? Perché l'ingestione del cibo non è, di per sé, una garanzia di digestione. Solo il mettere in pratica anche un millesimo di quello che si è letto o ascoltato, può aiutare a conseguire la pace e la gioia. Le qualità che dovete possedere in partenza sono Uthsaha, Dhairya e Viswasa: sforzo, coraggio e fede. Quanto allo sforzo, è necessario seguire una routine regolare, imparata da qualche esperto; quanto al coraggio, dovete sentire la vostra importanza per l'avanzamento spirituale; non consideratevi mai un peccatore, nato nel peccato, nutrito nel peccato e in preda al peccato. No, un simile tipo di autocondanna si traduce malamente nella coscienza di un figlio di Dio, un Amrithaputhra. In ciascuno dì voi, Dio è lo Spirito motore, l’Anima stessa. Quindi, come potete fare il male, se siete qui per adempiere allo scopo divino, secondo il Suo Volere, il Suo Progetto e la Sua Legge ? Dio vi ha dotati di molte facoltà perché possiate cercarLo e raggiungerLo: non siete dunque individui disperati e abbandonati, condannati ad una sentenza di morte. Siete Anandaswarupa, nati per una ricca eredità, che è vostra se solo la chiedete: ma voi non lo fate! Abbiate fede nel vostro destino, e lavorate con gioia e fermezza per ottenerla...

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... Bhakthi significa semplicemente Rakthi verso Bhagavan o Dio, affetto per il Supremo; non è necessario abbandonare la casa e la famiglia per coltivarla. Se il seme viene interrato lontano dalla pianta genitrice, crescerà forse diversamente? Ma se lo farete bollire, allora non crescerà più, né graverà il mondo con il suo peso. Allo stesso modo, bollite i vostri istinti e i vostri impulsi, e bruciate i desideri sensuali che vi tengono schiavi: questa disciplina vi porterà più vicini a Dio, ovunque voi siate. Dall'oceano di latte, sbattuto dai Deva e gli Asura, emanò la Vacca dell’Abbondanza, l'Albero che esaudisce i desideri, la Dea del Benessere, l'Elefante d'Indra dalle quattro zanne, e il più mortale del veleni, Halahala. Parimenti, ogni giorno la mente dell'uomo viene sbattuta dalle forze del bene e del male, e dalla stessa mente, emana sia il buono che il cattivo. Il male si manifesta perché la mente tende verso i piaceri dei sensi, e si perde nel pantano dell'avidità e dell'invidia, della lussuria e dell'orgoglio. Quando il leone si risveglia e ruggisce, tutti i piccoli animali, che fino a quel momento avevano dominato, volgono in fuga. Allo stesso modo, quando vi svegliate e ripetete il Pranava-manthra, tutti i meschini istinti animali, che camminavano impettiti nelle tenebre, scapperanno via. Possedete nel vostro cuore l'Entità che e al di là del tempo e dello spazio, e se insistete a contattarla, mediante il Pranavamanthra, o qualunque altro simbolo, i pensieri e le tendenze selvagge non ardiranno avvicinarsi. Se possedete la Grazia del Signore, nessun "graha" potrà danneggiarvi; i malefici influssi della combinazione più potente dei pianeti, con la quale gli astrologhi vi spaventano, sparirà in un baleno. Per ottenere quella Grazia esistono due ricette: Priyam Vada, cioè parlare amorevolmente, per quanto riguarda il mondo, e Sathyam Vada, cioè dire la Verità, per quanto riguarda il prossimo. Prema è l'utensile: Vichara la mola, che dev'essere fatta girare continuamente per ottenere la luce di Prema. Finché Prema non emerge, resterete nelle tenebre dell'odio, dove persino il più lieve movimento crea paura e sospetto. Non abbandonatevi mai all'indolenza o alla disperazione.

Sopportate volentieri le perdite e i dolori, perché vi aiutano a temprare la personalità. Il diamante giace tra i sassi, e per ottenere l’oro bisogna sgretolare il filone. Seguite lo stretto regime che il medico vi impone, perché la medicina dia il miglior risultato. La batteria della vostra “automobile" si carica quando venite a Puttaparthi o visitate altri luoghi santi, o almeno questo dovrebbe essere lo scopo di un pellegrinaggio. Caricate la batteria della vostra Sadhana; poi, quando sarete tornati a casa, non tenete l'automobile in ozio, altrimenti la batteria si scaricherà nuovamente: mantenetela in moto e la ricarica sarà automatica. Se non continuerete a praticare Sathsanga, Sathpravarthana, Bhajana e Namasmarana, aver caricato la batteria sarà stato solo uno spreco. Non sono venuto per scopi propagandistici o pubblicitari, e nemmeno per assicurarMi discepoli o devoti. Io sono vostro e voi siete Miei: che bisogno c'è di pubblicità? Non tengo conferenze, porgo delle pozioni per la vostra salute mentale e il rinvigorimento morale. Prendete quindi le Mie Parole come medicine necessarie alla vostra salute.

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... Quando nel bhajana cantate il Nome di Dio, dovreste meditare la verità sottintesa. Il Namavali "Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare; Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare", si compone di sedici parole, ciascuna delle quali sta a significare una virtù che deve essere coltivata per mezzo di quel canto. (E qui Baba ha recitato una canzone telugu da Lui composta sul momento ed indicante le sedici qualità). Il cercatore di Dio deve essere: l) un Bhaktha (pieno di devozione); 2) Un Thapoyuktha (preparato a trarre gioia dalla sofferenza); 3) un Samsara Muktha (libero da attaccamento verso le cose transitorie); 4) un Padaasaktha del Signore (desideroso di servire il Signore); 5) un Vihitha (che agisce con rettitudine); 6) un Daanasahita (caritatevole); 7) un Yasomahitha (che possiede una reputazione senza macchia); 8) un Kalmasha rahitha (che non ha difetti nel carattere); 9) un Purna (pienamente contento); 10) un Gunagana uththirna (dotato di ogni virtù); 11) un Vidya vikima (che possiede i, frutti dello studio); 12) uno Jnana visthirna (maturo di saggezza); 13) uno Swaantha (autocontrollato); 14) un Sadguna (adornato con encomiabili caratteristiche sociali); 15) un Krantha (pieno d'umiltà); 16) un Vinaya visrantha (completamente dedicato a Dio). E finalmente un Padaswantha del Signore, o almeno dovrebbe pregare, mentre recita ciascuna parola, perché crescano in lui tutte queste qualità che lo condurranno più vicino alla meta. Se possiede queste virtù (qui Baba ha recitato l'ultima strofa della canzone appena composta) allora "Vade nenudu, nene vadudu", cioè "Egli è Me, Io sono Lui". Sì, dovete lottare, non potete raggiungere le cima senza sforzo. Abbiate fede nella vittoria finale, radunate coraggio e fiducia da tutto ciò che può darvene, ed evitate il contatto con le persone che seminano la paura e il dubbio. Fate tesoro della fiducia che ottenete qui, nutritela e vigilatela con cura; non lasciatevela sfuggire di mano appena avrete varcato questo cancello. I semi vanno curati, innaffiati, fertilizzati e protetti dai parassiti. Potete superare un esame senza aver studiato? Eppure è proprio quello che cercate di fare! Dovete liberarvi dall'attaccamento verso le cose transitorie, diventare forti, ed essere al di sopra della tentazione. I pesci sono felici finche restano immersi nell’acqua, quando vengono gettati all'asciutto lottano e soffrono pene mortali. Allo stesso modo, l'uomo è felice quando si trova immerso in Prema, Santhi e Sathyam; sono questi i componenti dell’acqua che dona la vita, e quando ne viene tratto fuori, soffre e si sente terribilmente miserabile. La vita consiste proprio "nell'essere buttati fuori dall'acqua"; la Sadhana e la lotta per ritornare nell'elemento vitale...

pag.137 IL MIGLIOR TONICO

... Ora la gente legge e studia ogni sorta di incomprensibile testo vedantico, lottando con commentari, note e traduzioni per poterne afferrare il senso. Ingurgita poi il tutto, ma la medicina non riesce a raggiungere il cuore. Quel sapere non viene messo in pratica. Indossano le verità del Vedanta per esibirle pubblicamente, come si fa in una commedia, dove i costumi, usati sulla scena, vengono subito smessi non appena l’attore ha concluso la sua parte.

Non aderiscono costantemente a quelle verità, derivandone l'Atmananda che sono in grado di offrire. E' soprattutto una questione di disciplina attenta e ben regolata; non si può procedere a scatti e balzelloni, ma bisogna ascendere un passo dopo l'altro, usando il gradino conquistato come appoggio per il successivo. Non esiste un particolare sistema di vita a seconda del ruolo svolto: queste verità sono valide per lo studente, il capofamiglia, la padrona o il padrone di casa. Le virtù devono venire coltivate in seno alla famiglia, e ciascun membro di essa deve spartire la gioia e il dolore degli altri, cercando tutte le opportunità per aiutarsi reciprocamente. Bisogna mantenersi fedeli a questa abitudine, perché possa divenire carattere. Come può un secchio capovolto riempirsi d'acqua? Deve venire raddrizzato e ricevere delle valide scosse. Dovete imparare ciascuna lezione con uno studio sistematico. Solo l'applicazione e lo sforzo portano al successo. In ogni impresa, se avrete fiducia in una Potenza Superiore, pronta a venirvi in aiuto, il lavoro diverrà più facile. Questa attitudine deriva da Bhakthi, l'assegnamento sul Signore, la Fonte di tutto il Potere. Se viaggiate in treno, tutto quello che dovete fare è pagare il biglietto, salire sul convoglio giusto e sedervi; lasciate che al resto pensi la locomotiva. Perché dovreste addossarvi dei pesi inutili? Allo stesso modo, riponete la fiducia nel Signore e comportatevi al meglio delle vostre possibilità. Abbiate fede nel Signore e nella Sua Grazia, e cercale di guadagnarla usando l'intelligenza e la coscienza ch'Egli vi ha dato...

Discorsi volume II

pag.34

... La vita è simile ad una marcia in volata verso la divinità. Quando nascete i vostri piedi sono sul primo gradino; ogni giorno successivo rappresenta un gradino da salire, quindi dovete essere fermi e risoluti, attenti e coscienziosi. Non importa il numero dei gradini che vi restano da fare per arrivare alla meta; e non guardatevi mai indietro per vedere il cammino percorso. Un gradino alla volta dovrebbe bastare ad incoraggiarvi in vista dello sforzo successivo. Fate attenzione a non scivolare sotto il gradino sul quale vi siete posati. Dovete considerare ogni passo compiuto come una vittoria ed ogni giorno perso come una sconfitta di cui dovreste avere vergogna. <<Lentamente, ma sicuri>>, questo dovrebbe essere il vostro motto! Adottate un orario preciso nella routine di tutti i giorni, come quando il medico vi prescrive una medicina e vi assegna una dose precisa avvertendovi che una dose minima sarebbe senza effetto, mentre una più forte sarebbe nociva. Abbiate dunque un limite nei vostri esercizi spirituali. Non esagerate e non praticate a caso secondo la vostra fantasia, senza attenzione. Dovete rispettare certi orari quando vi somministrate delle medicine e dovete ripeter le dosi ad intervalli regolari affinché la loro azione sia duratura, senza di che il loro effetto sarebbe nullo. Questa è la ragione per la quale voi dovete ripetere <<japam>> e dhyanam ad intervalli regolari. Alle persone sedentarie e ai milionari che passano la loro esistenza in ufficio, in aereo o in macchina, i medici prescrivono una passeggiata a piedi quotidiana. Questa passeggiata è sana e ricostituente. Allo stesso modo il Guru vi consiglierà ogni giorno una lunga pausa, durante la quale dovrete praticare la meditazione e la ripetizione del Nome per eliminare le tossine provocate dallo stress degli affari di questo mondo. Non agitatevi per trattare con il mondo, ma sedetevi tranquillamente ed andrete più veloci! Non lasciatevi trascinare dal caos del mondo. Il trattamento che si applica alle persone affette da questa nevrosi si riassume nel silenzio e nella meditazione. Avrete sicuramente fatto caso a quando siete in treno fermi in stazione: avete l'impressione che il vostro treno parta se un altro si mette in marcia parallelamente. Se voi, però, fissate la vostra attenzione sul vagone nel quale siete e vi rendete conto della reale situazione, sparisce l'illusione. E’ esattamente la stessa cosa nella vita di tutti i giorni; se la vostra attenzione è rivolta verso l'esterno, la vostra conoscenza è basata sull'illusione. Quando, invece, rivolgete la vostra attenzione in voi stessi, scoprirete la Verità e anche se il mondo è in movimento, voi sarete fermi. Come Kasturi vi ha appena detto, il Panchangam sostiene che quest'anno che sta per incominciare, vedrà accrescersi il numero di coloro che denigrano il Signore e Lo odiano. Ditemi voi come può succedere questo, quando il numero delle persone che già lo fanno ha raggiunto la cifra massima? Lo spirito di derisione ed il cinismo sono la disgrazia di questa Era. Ma non vi è nessuna ragione perché la Divinità si rattristi o si scoraggi. La prossima combinazione di pianeti porterà una tale paura nelle menti delle genti, che tutti si rivolgeranno al Signore e Gli chiederanno di salvarli e si comporteranno in modo da potersi guadagnare i favori divini nella speranza di superare i cattivi influssi dei pianeti. Sappiate che il Signore è venuto per salvare l'umanità dal disastro. Il vostro dovere è di restare calmi e di pregare per la gioia e la prosperità di tutti. Non pregate per la vostra gioia dicendo: <<Dopo di me il diluvio!>>, poiché non potrete essere felici se il resto dell'umanità soffre. Ciascuno di voi è una parte organica della comunità umana; dividete la vostra prosperità con gli altri; abbiate sete di alleggerire la sofferenza degli altri! Questo è il vostro dovere come esseri umani. Questo nuovo anno si chiama <<playa>>, o <<barca>>; fatene una imbarcazione atta a farvi attraversare il mare del <<samsara>> (ciclo delle nascite e delle morti) fino alla riva della vita eterna. Questa è la benedizione che oggi vi dono.

Prasanthi Nilayam 17/3/1961

pag.38

... La discriminazione ed il distacco sono i due elementi che domano la folle energia della crescita, e conducono le acque fino all'oceano che, dopotutto, è al fine, la destinazione cercata. Bisogna praticare la discriminazione ed il distacco attraverso la pratica del dharma nella vita quotidiana. Per questo, nella Ghita, Krishna insegna ad Arjuna la rinuncia ai frutti dell'azione e non la rinuncia all'azione. Non si deve fuggire ai doveri del proprio stato sociale. Ricordatevi che ciascuno di questi doveri deve essere compiuto come un <<culto>>, come una offerta della propria intelligenza e del proprio talento, qualità, pensieri e sentimenti ai Piedi di Loto del Signore, in uno spirito di gratitudine per avervi dato l'opportunità di agire bene. Dovete compiere questo culto senza traccia alcuna di egoismo, né di attaccamento ai frutti dell'azione. Il karma obbligatorio, si deve compiere in uno spirito di sincerità totale, di sforzo costante. Esso vi conferirà, allora, la discriminazione ed il distacco che sono necessari. Sankarachyarya, per esempio, li ottenne senza sperimentare il mondo, mentre altri non riuscirono ad ottenerli anche dopo un enorme lavoro. Qui sta tutta la differenza! Voi vedete che la morte si porta via la gente che vi è intorno, ma non per questo voi l'accoglierete con gioia e coraggiosamente quando verrà la vostra ora. Sankarachiarya disse che un alligatore gli aveva preso una gamba, nel senso che il mondo lo aveva preso nei suoi lacci. Egli disse a sua madre che l'alligatore avrebbe allentato la presa solo quando egli avesse accettato di farsi monaco. Che strano alligatore era quello! Ciò significava semplicemente che, se avesse rinunciato a tutti i beni, egli sarebbe stato libero di seguire la sua ricerca della verità. Aveva bisogno del consenso della madre per pronunciare i voti di Sanyasa. Grazie a questo incidente simbolico, Sankara fece dire a sua madre ciò che egli voleva: <<Fà i voti di Sanyasa, hai il mio permesso, mi basta che tu sia sano e salvo>>. Certamente la maggior parte delle persone ha l'occasione di gettare un rapido sguardo sulla discriminazione e sul distacco, ma altrettanto rapidamente dimentica il richiamo, l'ignora e trova ogni scusa possibile per farlo, o, addirittura, si butta negli eccessi di ogni genere: un passo avanti e uno indietro... Il viaggio non li porterà molto lontano... Anche se certi intraprendono la disciplina spirituale, lo fanno senza perseveranza, come un gomitolo di lana che cade dalle vostre mani a terra, si svolge interamente poiché la vostra presa non è abbastanza ferma. Solo la perseveranza porterà il successo tanto atteso. Come potrete riuscire a controllare la mente? E’ molto difficile vincere i suoi capricci, poiché essa ha più facce e si rivela inflessibile. Siete incapaci di comprendere Prakrithi che è un riflesso, un'ombra di Dio, come pensate di capire Dio stesso? Non c'è niente da fare, vi dovete armare di pazienza e di costanza se volete domare la vostra mente. Solamente con una mente domata potrete sperimentare Dio. Per questo dovete diventare i vostri propri tutori e servirvi della scintilla di saggezza che dimora in voi. Se ci mettete il meglio di voi stessi, allora la Grazia del Signore verrà chiamata appunto per accelerare il vostro progresso. Il primo passo della disciplina è parlare dolcemente, senza collera. Non vantatevi mai dei vostri successi scolari o del vostro sapere. Siate umili, sempre pronti a rendervi utili; economizzate la vostra saliva, praticate il silenzio. Ciò vi eviterà le discussioni, i pensieri inutili e la discordia. Siate felici quando gli altri sono felici e tristi quando gli altri sono infelici. Fate che il vostro cuore vibri in armonia con quello del vostro prossimo. Ma la gioia e la pena devono essere trasformate in <<servizio>> e non solamente riassumersi in semplici emozioni. Non è portando gli stessi vestiti degli altri che assicurerete il principio di eguaglianza. Sarebbe troppo semplice! Si tratterebbe solo di una uniformità formale. In che modo tutti sono uguali? Semplicemente perché hanno tutti in loro lo stesso principio divino; allora legatevi a Me e la corrente potrà passare ed agire per il vostro bene. La luce che ottenete dalla corrente che si svolge lungo il filo di rame dipende dalla potenza della lampada che utilizzate. Aumentate la potenza di questa lampada ed otterrete una luce più forte. Il modo secondo il quale Mi utilizzate dipende unicamente da voi. La pioggia cade uniformemente sulle terre, ma le terre danno i loro frutti secondo la qualità del suolo e delle sementi...

pag.45 LA BUONA COMPAGNIA

 

Questa folla Mi fa molto felice, ed apprezzo molto il modo con il quale gli abitanti di Andhra, Mysore, Tamil Nadu e Kerala si sono riuniti. Ciascuno di voi è qui per servire il proprio paese ed il proprio popolo e dovreste non sentirvi separati tra voi. Cosa hanno fatto <<I'Andhra Pradesh Association>>, il <<Tamil Sangham>>, il <<Kerala Association>> e la <<Mysore Association>> durante questi ultimi anni? Ciascun gruppo ha una festa con la quale una volta all'anno onora un personaggio qualunque della regione alla quale appartiene quando viene a Luknow. Forse avete creduto che Io sia un indiano di Andhra o un indiano del Sud! Il mondo intero è la Mia casa! Questa dimora possiede tante stanze. Infatti ogni stato è una stanza ben precisa, ed è per chiarirvi ciò che Io sono venuto ed oggi vi parlo. Vorrei dirvi anche di non dare molta importanza alla lingua che parlate. Ciò che più importa è il sentimento che volete esprimere, la condotta che seguite. Il linguaggio del cuore si traduce nella simpatia, nella gentilezza e nel servizio reso agli altri, nella fraternità, ed è un linguaggio universale. Il linguaggio dell'amore e della verità è sempre chiaro e pulito, anche se colui che lo esprime è muto e colui che lo ascolta è sordo. Il linguaggio dell'anima proviene unicamente dalla relazione con l'anima. Non dovrebbero esserci dispute circa i dialetti, ma si dovrebbe usare quello più comprensibile, cioè quello del cuore. Vi è un gran numero di religioni, ma tutte hanno la stessa meta ed il culto reso è solo uno. Le professioni sono numerose e differenti, ma il fatto di guadagnarsi il pane per vivere parte del medesimo principio. Voi dovete, dunque, vivere in armonia ed in fraternità. I bisogni di base dell'essere umano sono quelli descritti nella preghiera degli antichi:

<<Asatho Maa Sath Gamaya

Thamaso Maa Jyotir Gamaya

Mrithior Maa Amritham Gamaya>>

 

<<Signore, conducimi dall'illusione

alla verità, dalle tenebre alla luce,

dalla morte all'immortalità>>

 

L'uomo ha sete di verità, egli si disgusta rapidamente della menzogna, vuole la luce, poiché si lascia facilmente vincere dall'oscurità; non vuole morire perché è angustiato dalla nascita e dalla morte. Questa preghiera si alza dal profondo del cuore di ciascun essere. Questo desiderio non ha niente a vedere con la terra nella quale siete nati, né con la lingua che parlate, né con la Divinità che adorate. E' il pianto dell'umanità tutta intera, in ogni luogo ed in tutte le epoche. Voi potete ottenere queste cose solo attraverso un <<sadhana>> spirituale, seguendo il cammino dell'amore e della verità. L'India ha scoperto e descritto questo cammino; sarebbe veramente penoso che i figli dell'India, qualunque sia il nome dello Stato a cui appartengono, non seguissero questo cammino e non mostrassero, grazie al loro modo di vivere, che la via indiana conduce alla vera felicità. Sapendo questo, Io vi chiedo perché non vi riunite ogni giorno, o qualche giorno alla settimana, per meditare sul Signore, per studiare la tecnica di Japam e Dhyanam spiegata nella Sastra? Rendetevi conto che il tempo a vostra disposizione si accorcia ad ogni istante. Infatti la vita è un'oblazione versata sul fuoco del tempo; il sole, quando tramonta e quando si leva, ruba frazioni della vostra esistenza, giorno per giorno, infaticabilmente ed inesorabilmente. Fate l'uso migliore del tempo a vostra disposizione. Il Signore è l'Incarnazione del tempo; ricordate che ogni minuto perso e mai utilizzato è un tradimento verso Dio. Siate ad ogni istante benedetti; fate atti pii, abbiate dei buoni pensieri ed in mente sempre la Forma e il Nome del Signore. Riunitevi insieme con persone sincere, semplici e buone, ogni giorno, dalle cinque fino alle otto, fate il vostro culto e la vostra meditazione. Tutto ciò vi darà <<santhi>>, la pace, e svilupperà in voi l'amore reciproco e la fraternità. Lasciate che le diverse correnti di Telugu, Malayaham, Kannada, Tamil e Hindi (dialetti) si fondano nell'oceano della gioia? Oggi potete godere dell'anticipo di questa gioia. Fate che essa divenga uno stato d'animo permanente. Ogni paese è membro del Corpo di Dio. Dio è cosciente del più piccolo dolore e della più piccola sensazione in qualsiasi parte della creazione, poiché essa è parte del Suo Corpo. Egli è il Signore del mondo, è la molla segreta di tutte le attività. Abbiate fede in ciò e coltivate la forma più pura di Amore, quello verso tutti. Fate in modo di non perdere mai questo senso dell'Amore e mai quello del <<dharma>>. Guadagnatevi <<artha>> (la salute) seguendo il <<dharma>> ed abbiate un unico desiderio; essere liberi. Questa è la via per realizzare le quattro <<purusharthas>> (i quattro obiettivi della vita umana: <<dharma>>, la condotta morale; <<artha>>, la salute; <<kama>>, il desiderio, <<moksha>>, la liberazione, la salvezza). Lasciate che il <<dharma>> domini <<artha>>, e che <<moksha>> domini <<kama>>; la vostra vita sarà allora, ed allora soltanto, un successo. Ho già ripetuto questo centinaia di volte, anche per l'alimentazione che si deve adottare ogni giorno regolarmente. Vi lavate il viso ogni giorno, non è vero? Ebbene, dovete assimilare questi consigli ripetuti regolarmente. I Veda danno gli insegnamenti essenziali, in modo che la mente dell'uomo se ne impadronisca. Grazie a <<bhukti>> (l'alimentazione) il corpo si mantiene in buone condizioni. Ciò contribuisce a coltivare < < yukti> >, la facoltà che permette di scoprire il carattere che porta all'immortalità e l'abilità a trasformare l'intelletto in uno strumento alla portata di <<viveka>> (la discriminazione) e <<vichakshanam>> (chiarezza di vedute, lungimiranza). E’ a questo punto che l'intelletto si espande grazie ad un ventaglio di attitudini tutte desiderabili. Questo genere di propensione sviluppa certi sentimenti che portano gradualmente la mente alla rinuncia. Il passo successivo è <<bhakti>>; l'adorazione, il desiderio potente di vedere il, Signore e di servirLo. La devozione porta la conoscenza <<jnana>> individuo è uno che rivela che niente esiste all'infuori di Dio e che l'individuo è uno con Brahman, Dio. E’ in questo modo che si ottiene la liberazione. Ogni anello di questa catena è importante ed è per questo che vi domando di non abbandonare <<bhukti>>. Vi parlo sempre di <<brahmamarga>> (la via della realizzazione, Brahman) e di <<dharmamarga>> (la via per realizzare il Dharma) poiché esse rappresentano le due ruote della bicicletta sulla quale dovete montare. Vivere non era cosa difficile una volta, ma ora che dovete condurre un veicolo a due ruote bisogna avere molta vigilanza ed abilità per mantenere l'equilibrio ed evitare una caduta. Il Governatore vi ha parlato, nel suo discorso introduttivo, della povertà dell'India ed ha deplorato questo triste stato di cose. Ma di cosa si può lamentare un paese nel quale il Signore si è incarnato come Avatar? Che cosa vi manca? Questo paese è largamente provvisto di risorse capaci di procurare una vita piacevole. Tutti possono ottenere la luce che desiderano semplicemente schiacciando un interruttore. Ma non sanno come farlo, ne dove farlo. La Natura è generosa, il Signore spande la Sua Grazia, che volete di più? Mi sento ferito quando qualcuno dice che questo è un paese povero solo perché certe persone non conoscono il modo di arricchirsi o perché non ne hanno l'interesse. Tutti, però, conoscono il modo di conquistare la pace interiore. Questa è un'immensa fortuna, credeteMi. Quando il sole sorge, i fiori di loto nel lago non sbocciano insieme, ma solo i boccioli che sono pronti a schiudersi aprono i loro petali. Lo stesso avviene per gli esseri umani. Le differenze esistono a causa dell'immaturità, ma ciò non impedisce che un giorno o l'altro i frutti diventeranno maturi e si staccheranno dall'albero. Ogni essere raggiungerà la meta, qualunque sia la velocità con la quale avanza e la tortuosità della strada che percorre. Per raggiungere rapidamente la meta senza dover passare per le prove di un lungo viaggio, senza dover fermarsi da un caravanserraglio all'altro e senza passare da una nascita all'altra, apprendete il <<sadhana>> ed in particolare il più facile ed il più rapido di tutti: <<namasmarana>> (la ripetizione del Nome del Signore). Guardate questo microfono, non può portare la Mia voce a coloro che sono seduti molto lontano se il contatto non è perfettamente stabilito. L’India possiede il tesoro che farà di essa il Guru dell'umanità. Le genti che sono nate qui hanno avuto una fortuna più grande degli altri, ma hanno anche una responsabilità più grande. Non dovrebbero sentirsi inferiori, né depressi a causa della loro povertà o, diciamo, così, del loro basso livello di vita materiale. Dovrebbero invece mostrare agli altri che la disciplina spirituale rende l'uomo più felice e più coraggioso per affrontare l'esistenza. Oggi il mondo soffre di una sovrabbondanza di cognizioni e la virtù non è cresciuta in proporzione del sapere. Questa è la causa principale della disperazione che ha pervaso la società umana. L'uomo conduce un veicolo con una ruota sgonfia: il pneumatico di Brahman (Dio). Non può rigonfiarsi se non soffiando il Nome del Signore, altrimenti con una ruota sgonfia non andrebbe molto lontano. Dunque, cominciate subito un <<sath-sangha>> (buona compagnia) e coltivate le buone attività, traendone la maggior gioia possibile. E’ ciò che vi suggerisco in questo giorno.

Triloknath Hail

Luknow 30/4/1961

pag.131 PASSATE I VOSTRI GIORNI CON SIVA

... Oggi è <<Sivarathri>>, e <<Ramasarma>> ha recitato alcuni versi da lui composti su Siva e sul modo di ottenere la Sua Grazia. Quei poemi sono così pieni di dolcezza che non vi è nulla da scartare. Ha descritto il Signore come lo spirito che risiede in ogni cosa vivente e vi ha richiamato alla pratica del continuo canto del suo nome. Alcuni di voi si chiedono come dopo tanti anni di disciplina spirituale e dopo aver recitato incessantemente centinaia di migliaia di volte il nome non abbiano notato nessun progresso. Voglio che ciascuno di voi cerchi in se stesso la risposta. Esaminate i vostri sforzi ed i vostri risultati e giudicate da voi la disciplina seguita. Avete per esempio desiderato e pianto per il Signore come fece Thyagaraja? Avete sparso lacrime di contrizione e di gioia mentre ripetevate il Suo nome così bello e pieno di dolcezza? Visualizzavate la Sua forma incantatrice ed amorevole? Voi avete pianto. Ma chissà per quale ragione! Chi conosce l'impulso che vi ha reso tristi? Furono lacrime versate per paura, per cupidigia o per orgoglio o perché il Signore non era vicino? Un bambino piccolo siede con un libro delle Upanishad e gira le pagine lentamente attento alle righe stampate e guardando incuriosito i caratteri; anche il saggio fa la stessa cosa, ma potete paragonare i due? Il bambino è inconsapevole del tesoro che ha fra le mani, mentre il Saggio entra in contatto con il potere spirituale che quelle righe trasmettono. Scoprite da soli se la vostra disciplina spirituale era piena di propositi sinceri, utili e costanti. Ramasarma nel suo poema ha cantato Sayisa, il Sayi come Isa o Iswara o Sivasavi. Egli ha parlato della grande incommensurabile ed indescrivibile gioia di fondersi con Sivasayi, della devozione e dell'amore necessari per ottenerla. Mentre egli stava recitando, poté vedere la vostra emozione, l'allegria che quella canzone fece nascere in voi e la gioia che egli provò nel leggerla davanti a Me ed a voi. Ecco un mezzo sicuro per realizzare quel fine! Chiunque abbia l'entusiasmo, la costanza, la determinazione nel raggiungere quel fine, certamente ci riuscirà. Coltivate quella fede fino al successo finale, non disperate mai, non commettete errori e non dubitate. Questo è il Mio consiglio. Il successo è il vostro diritto naturale e presto o tardi arriverà. Soprattutto non date spazio al cancro del dubbio. Perché discutere su Me? Che interessa sapere chi sono Io? Voi siete preoccupati per il vostro fine, la vostra esperienza e il vostro sforzo; perché preoccuparsi della Mia origine, della Mia natura, del Mio mistero, del Mio miracolo? La cosa essenziale è la mano, la tazza che regge è secondaria. Il contenitore non è importante quanto il contenuto, la realtà essenziale, l'esistenza pura. Se non potete raggiungere la vostra stessa realtà essenziale, perché perdete tempo nel cercare l'essenza di Dio? Voi Mi potrete capire quando capirete voi stessi e la vostra virilità di base. Il volgare può afferrare solo il volgare; i suoi gradi di conoscenza si fermano lì. Il pesce muore quando deve respirare l'aria. I bambini possono imparare l'alfabeto soltanto con l'aiuto di lavagna, matite e pezzi di gesso. Gli aspiranti che affrontano i primi passi nella spiritualità, hanno bisogno d i simboli, immagini e rituali. Non potete scartare il nome e la forma finché non trasformate voi stessi in senza nome e senza forma, proprio come pesci che non possono vivere all'aria, ma hanno bisogno dell'acqua fino a quando non si trasformano in creature terrestri rinunciando alla loro natura acquatica. Questa è la ragione per la quale il senza nome e senza forma deve spesso prendere un nome ed una forma e deve scendere in mezzo agli uomini, con i limiti imposti dalla Sua stessa volontà, in modo da poter essere amato, rispettato, adorato, ascoltato e seguito affinché lo scopo dell'umanità possa essere raggiunto. Un elefante di legno per quanto artisticamente perfetto e simile alla realtà, non è che un giocattolo; esso non può creare la consapevolezza dell'elefante genuino. Una libreria piena di libri non può dare quel tocco autentico del Guru vivente. Voi potete andare in 10 templi e poi, alla fine, arrivare qui credendo che questo sia l'undicesimo. Ciò è inutile come il vagare dalla decima libreria alla undicesima. Dovete vedere, udire, studiare, osservare, provare, riflettere: soltanto dopo potrete capirmi. Imparerete allora che Io sono Prema stesso. Io dò una cosa sola. Ananda attraverso quel Prema. Il mio compito consiste nel dare consolazione, coraggio e Santhi (la pace). Le mie caratteristiche sono quelle antiche, di sempre, solo la mia forma è nuova. Il mio desiderio è questo: farvi desiderare Me, via via sempre di più; questo desiderio si può realizzare solo se prendo forma e vengo in mezzo a voi. Coloro che fra voi si sono interessati alla storia della Mia vita sanno cosa pensare, ed il migliore sa che verrà a lui rivelata solo una parte del Mio mistero. Voi siete come un pubblico Telugu che guarda un film in Tamil o viceversa. I dettagli, i significati più sottili, il senso più profondo, sono al di là della vostra comprensione. Il Mio linguaggio, il Mio ruolo, la Mia carriera, il Mio scopo possono essere compresi integralmente solo vedendo il film intero, guardandolo seriamente con attenzione, cercando di giungere al significato di ogni parola ed azione con paziente analisi. Infatti la lingua è un impedimento nel trattare con Me. Tutte le lingue hanno un posto nella realtà degli uomini evidenziando i loro sentimenti, nascondendo le loro debolezze, dando forma ai loro pensieri ecc., ma Io parlo ed ascolto la lingua dell'anima. Le parole pronunciate dalle lingue degli uomini confondono, alimentano le fazioni, erigono muri, mentre quelli che emanano dall'anima irradiano amore e concordia. Occorre fare una disciplina spirituale per ottenere un buon carattere. Nel mezzo delle impurità, della crudeltà e del male, lo sforzo spirituale è senza frutto. E’ come un gioiello in testa ad un cobra nel centro del veleno e della crudeltà. Ci sono alcuni che vengono qui ed ottengono pace e gioia, ma dopo anni di compartecipazione e di servizio, cadono schiavi del capriccio e sprofondano nell'antico pantano, fino al punto di negare la loro stessa esperienza, ingannando così la loro coscienza. Non sono ansioso che loro Mi adorino e Mi seguano. Io chiedo soltanto che la verità venga proclamata senza preoccuparsi della compagnia in cui siete. Occorre avere coraggio delle proprie convinzioni, ciò vi aiuterà a sconfiggere la tentazione di negare le vostre gioie. Altre persone senza senso di discernimento si fanno attrarre da isteriche dimostrazioni di certi individui deboli di mente, i quali vanno in giro a dire che Io parlo tramite loro ed agisco tramite loro...

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... L'ateismo esiste quando il sole di <<jnana>> (la conoscenza) è tramontato, il teismo, quando sorge. Se trascuri la mente e la lasci correre selvaggia, <<l'illusione>> sarà la padrona. Alcuni consigliano di osservare ogni movimento della mente e notare e contare i passi falsi e le cattive intenzioni. Questa è una pratica molto pericolosa. Non date retta ai suoi vagabondaggi, cercate ciò di cui avete bisogno e non ciò che dovete evitare. Contare i passi falsi conduce a commetterli di nuovo. Decidete di camminare diritto e i vostri passi non esisteranno e non cadranno in errore. Il fatto è che dovreste avere un Guru che possiede la più alta esperienza, altrimenti sarete condotti fuori strada da dilettanti che vi prescrivono patenti rimedi senza alcun rispetto verso la vostra storia personale ed i vostri reali bisogni. Soprattutto dovete essere impegnati in <<sravanam>> (ascolto), <<mananam>> (meditare) e <<bhajanam>> (canto del nome): lo <<Yamuna>>, il <<Saraswathi>> ed il <<Gange>> del triplice fiume della vita.<<Sravanam>> è il <<bhakthiyoga>> (lo yoga della devozione), <<mananam>> è lo <<jnanayoga>> (lo yoga della conoscenza) e <<bhajanam>> è il <<karmayoga>> (lo yoga dell'azione). Tutti gli <<yoga>> hanno lo stesso fine: la resa del Sé (l'io inferiore) al Super Sé. Il Paramatma, il Parabrahman, Dio; l'immergersi del fiume nel mare. Datemi le redini, abbiate fiducia in me e lasciatevi condurre. Assumerò piena responsabilità. Dovete solo accettare senza esitazione qualunque cosa venga come Grazia di Dio...

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... Anche la mente, la coscienza e l'intelletto devono essere nutriti da buon cibo come fate per il vostro corpo. Quando la tazza di caffè al mattino vi manca, vi viene il mal di testa; che cosa succede quando la dose mattutina della ripetizione del nome vi manca? O non è ancora nelle vostre abitudini? La sera la vostra fame vi spinge dall'ombra di questi alberi al luogo dove il cibo vi aspetta, mentre un impulso più potente vi spinge nella camera della preghiera. Forse non possedete ancora una camera per la preghiera. Quando entrate in casa, anche se essa non è stata abitata per mesi, riconoscete la cucina dalla fuliggine e dall'odore dei condimenti di cui questi muri sono ancora impregnati. In tal modo riconoscete la stanza della preghiera dall'aroma dell’incenso e dal profumo dei fiori. E’ necessario che voi abbiate una camera separata per la preghiera, oppure un piccolo angolo della casa dove stare due volte al giorno a fare <<dhyanam>> (meditazione), <<japam>> (ripetizione del nome); quello sarà il tempo del pasto dello spirito. Sarveswara Chinthana, è il processo che permette alla mente di prendere riposo sotto l'albero della gloria di Dio, prima di riprendere il volo rinfrescata e battendo le ali di gioia. Sath-Sanga o la compagnia dei buoni agisce come un tonico. Provate questa prescrizione per qualche tempo; all'inizio non sarà piacevole, a causa della debolezza della vostra mente che, come il corpo, non può comportarsi con fermezza se non ben nutrita. Ecco perché oggi mi sono indirizzato a voi non come al solito: incarnazioni dell'amore o della Divina Atma, ma chiamandovi incarnazioni della pace, perché nonostante la vostra natura, il vostro comportamento è sempre instabile. Non vi ho detto di perdere coraggio ma di osservare questo vostro comportamento. Non lasciate la vostra mente, intelligenza e coscienza affamate o sottoalimentate, perché altrimenti correranno dietro ad ogni tipo di cibo. Date loro cibo appropriato, ed essi svolgeranno bene il loro compito. La loro funzione è di illuminare 1'<<atma>> in voi e scoprire che l'<<atma>> è in tutti. Non preoccupatevi se fino a quel momento ogni cosa sarà in disordine. Andate in una casa dove si deve svolgere un matrimonio e troverete un grande disordine, confusione, rumore, sporco e baccano. Ma quando arriva il momento della funzione tutto è in ordine, pulito e splendente. La Grazia di Dio vi farà superare tutti gli ostacoli ed il frutto del <<sadhana>> vi sarà concesso. Una volta assicurata la Grazia, potete soddisfare con essa tutti i desideri. Con un pezzo di stoffa potete avere ogni tipo di vestito, cappotto, camicia o pantalone! E’ la Grazia che dà valore alla vita, autenticità alle scritture, autorità all'individuo. Un pezzo di carta bianca non ha nessun valore, ma inviato alla zecca e convertitolo in una banconota da 100 Rupie, acquisterà tale valore. Ottenete di essere stampati con il timbro di Dio, portate la Sua firma, ciò vi darà valore ed autorità. Ma prima dovete diventare puri e forti. Rimuovete tutti i difetti che vi macchiano...

pag.163 DOVETE ANDARE AL DI LA’ DELL’ILLUSIONE

... Non perdete il vostro tempo a cercare di soddisfare i desideri e le ambizioni di questo mondo. Né il successo, né lo scacco dovrebbero toccarvi. Quando vi attende un festino, perché vi accontentate delle briciole? Tutti i progetti e tutte le ambizioni di questo mondo sono inutili ed effimeri e non hanno un vero valore. Non perdete mai di vista la meta finale, il compito per il quale siete venuti, Non deviate mai dal giusto cammino, qualunque siano le tentazioni. Controllate la vostra mente e comportatevi in modo da raggiungere la meta. Le preoccupazioni futili, l'attaccamento al vostro corpo, i legami che avete con il mondo, la vanità e l'orgoglio, annullano la chiamata dell'anima: eliminateli! La vostra anima deve manifestarsi! Siva che rappresenta l'assoluto, il <<jiva>>, l'individuo, e <<Prakrithi>> il mondo fenomenico, la natura, sono gli strumenti dell'individuo per raggiungere <<Siva>>, la base di tutto. Fino a che non avrete conosciuto la <<Atmanandam>>, la felicità suprema, <<Prakrithi>>, la natura, il mondo vi opprimerà. Essa sparirà da sola quando conoscerete la gioia che scaturisce dalla conoscenza di Dio. Avere la grazia del Signore è facile quanto far fondere il burro! Sovente si paragona il cuore divino al burro. Basta un po' di calore per farlo fondere! Un po' di simpatia verso un compagno che soffre, un po' di fervore pronunciando il suo nome! Praticate <<Namasmarana>> (ripetizione costante di uno dei Suoi nomi, visualizzandone la forma). Il nome è la sorgente di <<Chaitanya>>, della vitalità e dell'energia.

E’ il nettare della vita e la sorgente dell'energia divina. Invocate il Suo nome sacro ed egli si presenterà davanti a voi. Immaginate la Sua forma ed il Suo nome uscirà dalle vostre labbra. Il nome e la forma sono il diritto ed il rovescio della stessa medaglia. Certi fanno voto di scrivere il nome di Rama un milione di volte, ma generalmente è una questione di stilografica e di mano. La mente è distratta e fa pensare ad un cucchiaio che non ha la facoltà di gustare il miele che sta versando. La vostra mente deve essere concentrata sulla dolcezza che il nome evoca e sulla bellezza della forma che gli è associata. Se voi fate un voto di questo genere, dovete comportarvi come un servitore di Dio in modo da ispirare agli altri la fede in Lui. C'è un modo molto semplice per guadagnare la grazia del Maestro: ubbidire ai suoi ordini senza fiatare. Io vi parlo della Mia verità non per elogiarMi ma per aiutarvi a meglio comprenderMi. Se non sono io a parlarvi di me si potrà farlo? La Grazia scende su tutti coloro che obbediscono ai Suoi ordini ma, disgraziatamente, sono pochi coloro che lo fanno anche se quello che si chiede loro non è così complicato. L'amante, l'amato, l'amore devono riassumersi in un solo principio, ma per fare ciò è necessario che seguiate le istruzioni del Maestro. Voi non avete costanza e passate da un umore all'altro senza attenervi alle vostre risoluzioni. Ecco perché a Prasanthi Nilayam, più di prima, io Mi rivolgo a voi dandovi le medicine necessarie per guarire i vostri mali spirituali. Siete al quartier generale dell'armata <<Asthika>> (di coloro che credono nell'amore, nel dovere, nel <<karma>>, ecc.) la cui missione è ristabilire la pace nel mondo. Ovunque vada, insisto sempre su due punti: la moralità e la pietà. Qui a Prasanthi Nilayam devo imporre delle regole ancora più severe. Debbo dirvi una cosa che non vi piacerà: voi accusate la vostra mente di essere <<una scimmia>> turbolenta che salta da un ramo all'altro, ma credeteMi, è molto peggio! E’ capace di raggiungere altezze vertiginose come quelle dell'Himalaya e sprofondare nelle profondità dell'oceano oggi come milioni di anni fa. Domatela con l'aiuto di Namasmarana e come Ramdas (santo indù) fatene una roccia solida ed inespugnabile. Questo è il compito che vi assegno. Fate del vostro cuore una solida montagna, ma <<Ayodhya>> (inespugnabile), installate Rama nel vostro cuore e vi accorgerete che nessuna forza esterna potrà toccarvi. Dovete realizzare una volta per tutte che il piacere ed il dolore si alternano come l'inalare e l'esalare del respiro e si innalzano e cadono all'infinito come le onde dell'oceano. Il giorno in cui avrete raggiunto questo stato di calma imperturbabile, il suolo che calpesterete sarà santo e le azioni anche le più umili che compirete, saranno la forma più elevata di consacrazione a Dio. Sondate la vostra mente cercando di scoprire i suoi misteri e capire i suoi capricci. Perché andare all'estero quando ancora non conoscete il vostro paese? Nel campo spirituale occupatevi dapprima di voi e poi vi occuperete del vostro prossimo! Quando avrete appreso la lezione di <<conosci te stesso>> riuscirete a conoscere gli altri più facilmente e infallibilmente. Dedicate la vostra esistenza al servizio degli altri che non sono altro che una rappresentazione visibile del Signore che è in voi. Sono venuto per riparare la vecchia strada che porta l'uomo a Dio. Siate sinceri ingegneri, onesti e abili operai, capimastri, raccoglietevi attorno a Me, lo vi parlerò dei Veda, delle Sastras e delle Upanishads perché sono venuto per rivelarle e farle rivivere. Le regole che ho stabilito qui a Prasanthi Nilayam sembreranno forse troppo severe, ma sono per il vostro bene. Pensate dapprima alla purezza interiore e dopo a quella esteriore. Dopo che vi siete lavati non vi sentite a vostro agio fin quando non vi portano dei vestiti puliti. Devo essere severo perché se perdono il più piccolo dei vostri errori la tendenza sarà quella di commetterne immediatamente degli altri. Una pianta cresce quando il suolo è lavorato, esposto al sole come alla pioggia. Voglio che abbandoniate tutte le cattive abitudini che hanno preso radici profonde in voi, come le chiacchiere e l'invidia. Non recitate la parte dell'aspirante serio e umile solo per farMi piacere. Non si tratta di far piacere a Me ma di un dovere verso voi. Rispettate le regole che sono state imposte sia che siate o non siate in questo recinto. Generalmente parlo con dolcezza ma quando si tratta della disciplina non farò alcuna concessione. Mi è completamente indifferente se ve ne andrete o meno. Esigo che si rispettino le regole e non eliminerò il loro rigore per adattare la disciplina al vostro livello, perché non farei altro che condurvi alla perdizione ed io non voglio che il vostro bene. Vivete in pace e nella gioia considerando ogni giorno che passa come un dono del Signore. Non perdete la pazienza, non correte a destra e a manca senza sapere dove andare, siate vigilanti e non fatevi prendere dalla collera e dalla cupidigia. Assistete a tutte le sedute che si svolgono quotidianamente nel tempio. Non inventate delle scuse senza valore, e se per caso siete malati, i <<bajans>> accelereranno la vostra guarigione. In caso contrario siatene certi: non vi è cosa migliore che morire con il nome del Signore sulle labbra! Oggigiorno, i <<Sadhakas>> sono mal guidati ed il rispetto per le persone sante diminuisce di giorno in giorno perché i maestri si sono allontanati dal giusto cammino e si sono fatti troppe concessioni. E’ per questo che non accetterò nessuna deviazione da parte vostra! Sono anni che voi siete qui e vi devo trattare come adulti e non come bambini! E’ per amor vostro che vi sgrido quando fate male, credetemi! La Mia grazia farà fiorire il loto del vostro cuore! All'ospedale i medici si preoccupano della malattia dei loro pazienti e non del loro conto in banca! E’ la malattia che importa e, nel vostro caso, si tratta della malattia per le cose del mondo, di cui siete afflitti e che vi fa associare il vostro <<sé>> alle attitudini cangianti della vostra mente. Tutti coloro che sono afflitti da quella malattia subiscono la vita e la morte e sono sballottati in preda al dolore ed alla gioia. Essi hanno diritto alla considerazione ed alle cure del medico che prescriverà il regime ed il rimedio adeguato. Se per caso fate una ricaduta ed il dubbio e la confusione vi torturano di nuovo, dovete prendere una quantità maggiore di medicine. Unitevi ad una <<sath-sangh>> (compagnia di coloro che cercano la verità) poiché chi è dotato di una certa spiritualità richiamerà gli increduli alla loro causa, come l'elefante domestico che si avvicina a quello selvatico per permetterne la sua cattura. La corrente elettrica corre senza interruzione lungo il filo di rame e per avere il contatto non vi occorre altro che premere l'interruttore. Se per caso il contatto non si fa la corrente della Grazia rischia di essere interrotta. Siete voi che fate il legame o togliete ogni comunicazione! Studiate la <<Ghita>> che, come sapete, significa <<Linea>> in telegu e tracciate i limiti che non dovete superare. Non vi chiedo di fare voti, non c'è nessuna ragione che vi forzi a farli per farvi correre il rischio di romperli. Se lo fate la vostra vita finirà per assomigliare a un pezzo di tessuto pieno di toppe che si sfilaccia al minimo stiramento. Lasciatemi dire, per terminare, che voi siete Miei, indipendentemente dal vostro modo di essere, e mai Io vi abbandonerò. Dovunque voi siete, siate vicini a Me! Non potrete scappare!

pag.173 LE PARETI DELLA PRIGIONE

Dovete controllare il vostro entusiasmo e canalizzare la vostra devozione. Che senso ha correre dietro alla macchina che Mi porta? Guardate che risultato avete ottenuto! Questa missione che doveva incominciare alle sei inizia alle nove! Potevo restare fino a mezzanotte se non avessi da ritornare a Whitefield questa sera stessa. Pertanto, tutto quello che avete guadagnato è che il Mio discorso sarà necessariamente breve e molti si priveranno del Mio Darshan. Se foste stati più disciplinati dall'inizio avrei potuto passare più tempo con voi. Ecco gli uomini: hanno l'arte di perdere le occasioni che gli vengono offerte. Avreste dovuto fare un piccolo sforzo per sopportare gli inconvenienti e la mancanza di comodità, invece di mettervi uno contro l'altro. Sento che non siete né fieri né contenti del vostro comportamento. Questo impedisce che vi dia <<ananda>> perché non vi mettete nella condizione di riceverla. Delle sessioni di <<bajans>> hanno luogo qui regolarmente, organizzate dal <<Niranjana bhajana mandali>> e non pensate che sia la prima volta che io vengo qui; io sono qui ogni qualvolta si canta la Mia gloria. Sono venuto fisicamente solo per incoraggiarvi a continuare <<Namasmarana>> (ripetizione del nome sacro). Le regole della disciplina spirituale devono essere in rapporto alle condizioni attuali. In altri tempi il solo modo per raggiungere lo scopo ultimo era praticare severi <<thapas>> (sacrifici e austerità) mentre oggi <<namasmarana>> è la via più facile, la più rapida e la più sicura. Sfortunatamente questa è diventata un'impresa più ardua del più duro <<thapas>>. Si dice che la pratica della ripetizione del nome è il mezzo più sicuro perché si può far anche svolgendo altre attività. Certamente quello che conta è la purezza interiore e non il movimento delle labbra! Questa attività della mente contribuisce a trasformare un individuo nella sua essenza. Questa attività della mente contribuisce a trasformare un individuo nella sua essenza. Questa riunione è stata organizzata dalla <<Società per la Divina Vita>>. Ebbene! non dimenticate che la vita umana è divina e che Dio è la sola ragione d'essere, la sola giustificazione ed il solo scopo della vita. Non è bene leggere troppi libri, la cultura vi rende pedanti, avidi di superiorità e di facili vittorie e vi spinge a cercare l'onore e la ricompensa dei cosiddetti <<meriti>>. Ravana (Demone) era un grande erudito che conosceva a fondo i <<Veda>> ma il suo carattere non si era migliorato in proporzione al suo sapere e finì per cadere in un precipizio. Il miglior mezzo per perdere il tempo prezioso è di passarlo a studiare senza mettere in pratica ciò che avete appreso. Io non ho bisogno che Mi diate la parola che farete questo o quello, ma ciò che vi chiedo è di fare uno sforzo per mettere in pratica una o due cose che vi attirano di più e capaci di darvi la pace interiore. Non vi è metodo migliore che <<Namasmarana>>, invocare Dio che è in Voi. Avete battezzato il vostro gruppo di bajans, <<Niranjana>> in ossequio al principio eterno <<Brahma>>, assoluto e senza forma. Non potete avere dei bhajans di Narayana cioè di ciò che è manifesto ed eterno. Potete limitare quel principio conferendogli un nome ed una forma allo scopo di visualizzarlo. A poco a poco capirete che quella forma comprende tutti gli esseri viventi e che assume una natura universale. Gradualmente quel principio che avete limitato per potervi avvicinare più facilmente perde i limiti del tempo e dello spazio, e come il blu di Krishna spazia nel cielo e nel mare divenendo il simbolo dell'infinito. Fino a quando non vi sarete totalmente abbandonati a Dio non potrete mai liberarvi dal ciclo delle nascite e delle morti. Fino a quando vi aggrappate al vostro <<io>> inferiore, le quattro pareti della prigione si chiuderanno intorno a voi. Eliminate quel sentimento e sarete liberi. Come fare? Ponete la vostra personalità inferiore ai piedi del Signore e ditegli: <<Signore non io ma Tu!>>. Ecco come vi sbarazzerete del fardello che vi schiaccia, associate sempre l'io all'idea del principio assoluto, infinito, illimitato ed eterno! Abbiate sete di fondervi nell'Assoluto! Riempite le vostre orecchie della chiamata, dell'al di là verso la libertà infinita. Abbattete le pareti della vostra prigione, superate gli ostacoli e le barriere, rompete i lucchetti e le catene! Se fisserete la vostra mente sul vostro proprio infinito, riuscirete con facilità! Non accusate la vostra mente di essere una scimmia turbolenta o altre cose del genere! Essa è uno strumento prezioso a cui si può dare solo la libertà o la schiavitù secondo come viene utilizzata. Essa seguirà i vostri ordini fino ai più piccoli dettagli e vi porterà sul sentiero giusto fino alle porte della liberazione, basterà che voi lo vogliate! Altrimenti rischierà di farvi errare fra oscuri boschi e sentieri fangosi!..

pag.179

... Il guru non può aiutarvi che in una certa misura, ma siategli riconoscenti di quello che egli fa per voi! E’ come un abile giardiniere che cura le piante e le bagna, le pota, arricchisce il suolo con il concime adeguato per preservarlo dalla siccità e dagli insetti. Ringraziatelo del servizio che vi rende, ma riservate 1'<<arrendersi>> al Signore e non offrite ad un guru più di quanto gli è dovuto. Non cambiatelo lungo il cammino perché non potete vendere la vostra casa a qualcuno ed affittarla ad un altro! Sri Ramakrishna stesso (un grande santo indiano) dovette allontanarsi dalla forma di Kali che si parò davanti alla sua strada quando fu il momento di realizzare l'aspetto <<Nirguna>> (non manifesto, il senza forma) della Divinità. Non praticate la disciplina spirituale irregolarmente, fatelo con costanza e senza interruzione. Cosa serve bagnare una pianta di tanto in tanto? Il punto sul quale dovete concentrarvi non è quello situato fra le sopracciglia ma quello della vostra coscienza interiore. Come le ninfe invocate da Indra (il sovrano degli Dei) per far terminare le austerità dei grandi saggi, vi accorgerete che durante la vostra meditazione udirete nove differenti motivi musicali. Non fate loro caso e non fatevi incantare ed interrompere il vostro <<sadhana>> ma proseguite imperturbabili la strada fino alla fine. Qui si celebra il giorno del Guru Pournima in differenti modi.

Fra voi e Me vi è la stessa relazione che fra il Maestro ed il discepolo, fra quella di guida e il pellegrino, il guru esteriore non deve mai essere messo alla pari del principio divino onnipresente. L'aquila non può raggiungere la meta se non spiega le sue ali e prende il volo nel cielo. Fate un passo avanti, ecco il vostro dovere immediato. Prendete questa risoluzione una volta per tutte e partite con il desiderio sincero di riuscire. La grazia del Signore vi inonderà di luce perché Egli è venuto per aiutarvi!

Discorsi volume III

pag.17 L'UOMO E’ DIVINO

 

Gandikota Subramanya Sastry ha letto e mi ha offerto ciò che è chiamato un Navarathna Haram, una ghirlanda composta di nove poetiche gemme. Ma io non accetto ghirlande, bensì la devozione che dona loro il profumo. Egli ha detto che i Veda sono la glorificazione degli Dei, e che nel Kalì Yuga la disciplina del Namasmarana (ripetizione del nome del Signore) è sufficiente per la liberazione. Perché è sufficiente per la gente di questa era?

Perché le altre Sadhanas (discipline spirituali) sono irte di difficoltà. Esse abbisognano di rigorosi e grandi sforzi iniziali. Nel Namasmarana c'è un vantaggio, una volta che il nome è pronunciato il proprietario di quel nome subito si presenta. Quando pensate alla forma, il nome non sempre l'accompagna, e non sareste in grado di identificarla. Potrebbero esserci tanti nomi e potreste confondervi. Ma se ricorrete al nome, la Forma automaticamente apparirà al vostro occhio mentale. In India, la disciplina per rimuovere l'attaccamento ai sensi e per impedire alla mente di correr dietro a fallaci piaceri, è stata stabilita durante i secoli, ed abbiamo registrato, nella sua sacra letteratura, le esperienze di molti santi. Tutte le attività del pensiero, della parola e dell'azione sono state sublimate per quello scopo elevato...

pag.148

... Passo per passo, arriverete al termine della strada. Un atto dopo l'altro vi condurrà a buone abitudini. Ascoltando ed ascoltando finirete per esser spinti ad agire. Decidete di agire, di avvicinare solo buone compagnie, di leggere solo libri elevati, di formarvi l'abitudine al Namasmarana, e l'ignoranza svanirà automaticamente. L’Ananda o la gioia che produrrà in vio la contemplazione dell'incarnazione stessa dell'Ananda, farà sparire ogni sofferenza ed ogni timore. Sembra che Siva, facesse una risata quando diede un'occhiata al carro che gli era stato procurato allorché si accinse ad uccidere i Thripura-asuras, i demoni del Thripura, o dei tre corpi: Sthula (il grossolano), Sukshma (il sottile) e Karana (il causale). Vishnu, l’Auriga, era in Yoganidra (nel suo sogno Yogico), la terra era il Carro e le due ruote erano il sole e la luna, due sfere che mai girano all'unisono. Quella risata fece crollare gli Asuras e non vi fu più bisogno d'altro. Come morirono quelle forze del male dimoranti nei tre corpi? Non poterono resistere là dove esisteva l'Ananda. Così le forze del male, gli impulsi maligni e le tendenze cattive se ne andranno poiché non troveranno spazio nel vostro cuore, se in voi ci sarà la gioia divina. Andate verso la luce e l'ombra cadrà alle vostre spalle. Se ve ne allontanate, dovrete seguire la vostra ombra. Fate ogni passo per avvicinarvi di più al Signore e la Maya (l'illusione), l'ombra, cadrà dietro di voi e non vi illuderà più. Siate fermi e risoluti. Non commettete errori e non fate passi falsi per poi pentirvi, agite con ponderazione, con decisione, con disciplina; sarà molto meglio che dovervi pentire degli errori commessi. Arjuna fu riflessivo e prudente: avendo visto le conseguenze anche prima che la battaglia incominciasse, chiese consiglio a Krishna. Ma Dharmaraja, il fratello maggiore, che non aveva avuto la stessa ponderatezza, finita la guerra sentì afflizione e rimorso. Anzitutto, prima di compiere qualunque passo, sia nella Sadhana che nella vita di tutti i giorni, dovreste riflettere profondamente ed esser convinti della sua utilità. Non fate come nella storia della città piangente.

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Un giorno, una donna molto vicina alla Regina, giunse in lacrime al palazzo, e la Regina vedendola incominciò a piangere anche lei. Nel vedere piangere la Regina, l'intero gineceo scoppiò in pianto, ed il pianto si trasmise ai maschi che facevano la guardia. Il Re, trovando la Regina inconsolabilmente triste, si mise a piangere anche lui. Un tale, intelligentemente, si prese la briga di informarsi del perché, di tanto pianto e, chiedendo via via a varie persone, giunse sino alla Regina. Essa dichiarò che poiché la sua serva soffriva e piangeva, anche lei si era messa a piangere dal dolore. Allora fu interrogata la serva, la quale confessò che tutto era dovuto all'improvviso decesso del suo somaro preferito. Quando questa notizia si sparse, il pianto si fermò e vi fu una generale risata mista a un senso di vergogna.

 

Discriminate, ragionate, non correte a conclusioni affrettate e non date retta alle dicerie...

pag.180

... Saryaprakasa Sastry ha detto che i Lokas, i mondi al di qua del sole, sono tutti abitati da esseri soggetti a nascita e morte, ai processi di involuzione e di evoluzione, mentre i Lokas che stanno dall’altra parte, sono abitati da esseri liberi da questi aspetti del cambiamento. Egli si chiese inoltre chi poteva dirci il segreto che permette di trascendere la barriera di divisione fra la regione della morte e quella dell’immortalità. Il Signore ha spesso mandato messaggeri per svelarlo all'umanità ed Egli stesso è venuto in forma umana per comunicarglielo e salvarla dalla perdizione. Poiché il compito di guidare l'uomo è continuato costantemente, oggi in India c'è il desiderio di acquisire la conoscenza e sfuggire dal ciclo di nascita e di morte. Potrete vincere solo con una rigorosa Sadhana. La Sadhana spirituale è più ardua di quella fisica: immaginatevi il tremendo sforzo dell'equilibrista che corre lungo un filo teso sul quadrato di un circo: dopo tutto, il guadagno è solo di poche rupie. La stessa fermezza e lo stesso sforzo sistematico, tendente ad ottenere la più alta ricompensa, può dotarvi di quell'equilibrio mentale che vi permetterà di affrontare le circostanze più avverse e pericolose. I sensi della conoscenza sono molto più importanti, in questo tipo di sadhana, di quelli dell'azione. L'intelletto è più importante degli altri strumenti interiori dati all’uomo. Fate che il Buddhi (l'intelletto) divenga padrone della mente, e non sbaglierete; fallirete solo se i sensi stabiliranno il loro dominio su di essa.

sea

Uno zoppo ed un cieco erano diventati amici e insieme andavano di paese in paese, lo zoppo portato sulle spalle dal cieco. Un giorno mentre passavano attraverso la campagna, lo zoppo vide centinaia di angurie in un campo e suggerì al cieco di fermarsi per prenderne alcune e mangiarle. Il cieco aveva più buon senso dello zoppo e cosi non accettò subito l'idea. Prima chiese: <<Fratello! E’ un campo recintato?>>. Lo zoppo rispose: <<No!>>. Domandò ancora: <<Fratello! Hai guardato se c'è un guardiano?>>. Lo zoppo rispose: <<No!>>. Allora il cieco gli disse: <<E’ meglio allora che ce ne andiamo perché le angurie devono essere certamente amare dato che le hanno lasciate incustodite!>>.

 

Come vedete, il cieco, con il suo intelletto, fu in grado di scoprire che quella frutta era amara anche senza assaggiarla. La sua intelligenza aveva percepito la verità più velocemente e più chiaramente. Purificate il Buddhi, l'intelletto, con la Sadhana così potrete avere la visione del Signore che dimora in voi. Questa visione, Sudarshana, salvò Gajendra, l'elefante selvaggio (uomo) che fu preso da un alligatore (egoismo) mentre allegro faceva il suo bagno nel lago, il mondo obiettivo (Samsara)...

Aforismi Vedici

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Il brahma Sutra, le Upanishad e la Bhagavad Gita, le Tre Fonti Scritturistiche, mettono in luce la verità che tu sei l’autentica incarnazione della Beatitudine. Queste tre sorgenti hanno la funzione di aiutare l’individuo a raggiungere la saggezza più elevata. Difficile è il compito di afferrare il significato degli aforismi contenuti nel Brahma Sutra e, fintanto che non si raggiungeranno i necessari requisiti, non sarà possibile districarsi fra di essi e farli propri.

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Quali sono questi requisiti? Nelle Scritture sono elencate e spiegate quattro Discipline o Sadhana. Quando un aspirante si è rafforzato in queste pratiche, le comprensione del loro significato sarà quanto un frutto nel palmo della mano. Queste quattro Sadhana sono, quindi, preliminari alla conoscenza della verità su di sé.

Domande e risposte

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...D.- Baba, dite che sono indispensabili la purezza del Cuore, quella della mente e la conoscenza della Suprema Essenza (Paramatman) immanente e trascendente. A che servono allora gli esercizi di ascesi (sadhana) compiuti dal corpo, che è formato dai Cinque Elementi? Non è sufficiente acquisire la Conoscenza effettiva della propria forma interiore, del proprio Sé (Sva-svarupa)?

R.- E bravo! Solo perché ti dicono che è necessario il timone, concludi che puoi fare a meno della barca? Credi che basti il timone ad attraversare il fiume? Ti devi convincere che il Signore ti ha donato questo corpo perché ti serva da barca per attraversare il fiume del ciclo di nascita e morte (samsara), e la cosa principale e la facoltà che dà forma alle idee e le associa tra loro. Questo è il primo passo nel Vedanta. E’ vero che il limone è la conoscenza del proprio Sé interiore (svasvanupajnana), ma da solo non basta; ti devi attenere anche a discipline e ad abitudini fisiche. Per raggiungere lo stato etereo eterno, è importante che il corpo sia disciplinato.

D.- Mi affligge un altro dubbio Svami. A proposito di discipline fisiche, potrei sapere se la Conoscenza dell'Assoluto (Brahma-vidya) fa distinzione tra maschi e femmine?

R.- Beh, caro ragazzo, questa barca non ha simili distinzioni. La Conoscenza dell'Assoluto (Brahma-vidya) e la purezza della mente (cittashuddhi) non dipendono affatto dal sesso. Tutti gli ammalati hanno diritto alla medicina che guarisce, o no? E così, tutti quelli che sono afflitti dalla malattia di dover nascere e morire (bhavaroga), hanno diritto alla conoscenza di Dio, lo specifico che li può guarire. Può accadere che non tutti abbiano accesso a un tale prodigioso farmaco, ma non si può dire che alcuni non ne abbiano diritto.

D.- Eppure, Svami, ci sono degli studiosi del Vedanta che negano alle donne il diritto di accedere e di attingere alla conoscenza di Dio, pare che le barche non siano della stessa natura.

R.- Caro figliolo, come ho detto, entrambi i sessi hanno diritto alla medicina. Però, affinché il farmaco possa agire sull’organismo, si deve seguire un certo regime, e questo dev'essere fatto da entrambi. Tale farmaco è la contemplazione della propria base essenziale, e con questo occorre seguire rigorosamente il regime del distacco (vairagya) e della sapienza (jnana). Le donne forse, perché più deboli, potrebbero stentare a seguire questo regime con vero rigore come gli uomini, e forse è questo il motivo del presunto divieto. Però, tutti coloro che sono in grado di seguire le regole e i divieti hanno ugual diritto di essere beneficati dalla medicina "Brahma-vidya", la conoscenza dell'Assoluto, tanto gli uomini quanto le donne. Questo è il Mio verdetto.

Upanishad Vahini

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E’ molto difficile acquisire l'occhio della Conoscenza. Per riuscirvi, la prerogativa più importante è la concentrazione, per ottenere la quale, e renderla stabile, sono necessari tre importanti requisiti: la purezza della coscienza, la consapevolezza morale e la discriminazione spirituale. Per la gente comune, queste sono qualificazioni difficili da raggiungere.

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L’uomo è dotato di speciali strumenti quali la discriminazione, il giudizio, l’analisi e la sintesi che egli solo, tra tutti gli animali, possiede. Deve svilupparli e utilizzarli nel migliore dei modi, per poter prendere coscienza della Divinità Immanente.

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Egli, invece, tormenta se stesso e gli altri con domande quali: "Dove si trova Dio?" oppure: "Se Dio è reale, perché non Lo vediamo?". Quando si odono queste domande vien da compatire chi le fa, perché sta dichiarando la propria insensatezza. E' come lo stupido che vuole la laurea senza aver fatto lo sforzo di imparare l'alfabeto. Costoro vorrebbero raggiungere la consapevolezza di Dio, senza darsi la pena di impegnarsi nella necessaria pratica spirituale (sadhana). Chi non ha purezza e forza morale, ma parta di Dio e della sua sperimentazione, disprezzando lo sforzo necessario per poterLo vedere, non merita di esser ascoltato.

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La disciplina spirituale (sadhana) si fonda sulle sacre scritture. Ora, queste sacre scienze non si possono padroneggiare in un batter d'occhio, e neppure è sufficiente parlarne. Il loro messaggio è riassunto nelle Upanishad, delle quali dobbiamo quindi rispettare l’autorità. Le Upanishad non sono state partorite dall'intelletto degli uomini, ma sussurrate loro da Dio stesso. Fanno parte dei Veda eterni, che splendono gloriosamente in ogni loro parte, e ne condividono il fulgore, perché vere e autorevoli.

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Una disciplina austera (tapas), l'autocontrollo, i riti vedici e l'adorazione di immagini sacre, sono tutti aiuti validi per acquisire la Conoscenza di Brahman, quella Conoscenza che dimora nella Verità.

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Varuna spiega al figlio Bhrigu che l'Assoluto (Brahman) è cibo, energia vitale (prana), sensi, mente, parola, ecc.; ma, poiché il figlio ben presto capisce che quelle cose non sono Brahman, aggiunge che Dio è Ciò da cui esse traggono origine, vita e significato. Dapprima, Bhrigu aveva creduto che Brahman fosse il cibo perché tutti gli esseri vivono di quello, ma poi si era reso conto che quel Concetto era molto più vasto, e aveva domandato di venire istruito direttamente sulla Realtà, su Brahman. Allora il padre gli insegnò che Brahman è la disciplina ascetica (tapas), perché per suo mezzo si giunge alla Conoscenza della Realtà; fu così che Bhrigu scoprì che Brahman è la più alta saggezza (Vijnana), perché gli esseri nascono da essa e di essa vivono. Viene così enunciato che la Scienza dell'Assoluto è la più sacra, la più elevata, la più esoterica delle discipline e delle materie di studio.

Il Gioco di Dio

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Esercizi spirituali come l'adorazione nella puja, il canto dei bhajan, la meditazione (dhyana), sono frutti offerti dalla devozione (bhakti) per accedere a poteri più elevati. Chi è ignaro delle profondità e delle altezze a cui tali pratiche possono condurre, si astenga dal fare discussioni sulla loro efficacia, poiché quelle mete possono essere raggiunte e giudicate soltanto da coloro che le sperimentano concretamente.

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L'anelito per la vita spirituale, che va oltre il dominio dei sensi (paramarthika-jivan), sorge nell’animo del ricercatore sia per un bisogno di principi basilari, sia per la necessità di sperimentare una gioia che non tramonti mai.

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La semplice aspirazione non basta a far giungere con successo alla meta, occorre iniziare una sadhana, occorre intraprendere delle pratiche spirituali. Prima di dare il via a questa impresa, è importante anche analizzarsi e valutare in ogni dettaglio le proprie aspirazioni e la propria disposizione d’animo.

Sadhana

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La vita dell'uomo deve essere una sadhana perpetua. Qualsiasi giorno è buono per iniziarla, sia che cada nel Dakshinayana o nell’Uttarayana. Non c’è bisogno di spettare che il sole volga a Nord. I mesi e le <<ayanas>> sono tutti attinenti al Prakrithi e pertanto hanno valore relativo.

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Hitha (piacevole) e Mitha (moderato) queste sono le direzioni. Non siano esse troppo abbaglianti, troppo instabili, troppo difficili, troppo fragili. Prendete la via di mezzo, questo vi renderà il massimo beneficio. Se la bramosia verso gli oggetti sensoriali non può essere pienamente eliminata, trasformatela in uno strumento di adorazione. Dedicate tutti i vostri sforzi a Dio, accettate tutte le conquiste ed i fallimenti come prove della Grazia Divina. Il Suo volere decreta che ciò debba accadere. Trasformate le sei passioni in strumenti di elevazione spirituale.

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Sorge spontanea una domanda: <<Perché Egli non si vede?>> Egli è come il burro è nel latte, presente in ogni sua goccia. Se dal latte vogliamo ottenere del burro, dobbiamo attuare alcuni processi come il bollire, il cagliare, l’agitare, ecc. Allo stesso modo, con alcune discipline spirituali, come la ripetizione del nome, colui che risiede nel cuore può essere visualizzato. Il Dio immanente può essere sperimentato come Reale.

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Ci sono tre cose che si devono sempre tenere a mente e cioè: non penserò a niente altro che a Dio, non farò nulla senza il Suo permesso e fisserò la mia attenzione completamente su di Lui.

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<<Disciplina spirituale, intensificazione del Japa (ripetizione del nome di Dio), Dhyana (meditazione), Seva (servizio) e Sankirtan (canti devozionali), con queste si può ottenere lo stesso risultato senza far approdare l’umanità nella melma della animalità.

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Così come un elefante selvatico che si aggira nella foresta come capo del branco è preso in trappola, condotto in un circo ed istruito a sedere su di uno sgabello a tre zampe, anche la mente dell’uomo deve essere istruita da un sistematico processo di disciplina (Sama, Dama, Uparathi, Thithiksa, Sraddha e Samadhana) così che possa servire ai migliori interessi dell’uomo. Per presentarsi di fronte ad un magistrato a perorare una causa, si deve avere una laurea in legge; per essere capaci di prescrivere una medicina ad un uomo malato, si deve essere laureati in medicina, cioè si deve ottenere una licenza o avere il proprio nome registrato nel registro dei medici praticanti. Dappertutto per qualsiasi professione viene richiesta la qualifica. Non è forse più urgente il bisogno di una giusta qualificazione nel campo spirituale per ottenere la Grazia di Dio? Tu miri in alto, ma non fai nessuno sforzo per raggiungere tale altezza! Nel campo spirituale, la fede è la vera essenza. Il dubbio scuote le fondamenta della sadhana ed è perciò da evitare. Abbiate fede nella saggezza degli antichi, non mettete il vostro piccolo cervello contro le intuizioni e le scoperte dei santi.

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Quando entrate in un negozio e scegliete la stoffa per dei pantaloni o delle camicie da indossare in campagna, chiedete il nero, ed il motivo per il quale preferite quel colore e non il bianco o un colore più chiaro è perché il nero nasconde lo sporco! Il desiderio non è quello di rimuovere lo sporco, ma di coprirlo. Questa è diventata una debolezza universale. Le persone non si vergognano dello sporco, non cercano la pulizia del cuore. Essa può essere trovata solo attraverso Prema e Sathya; attraverso la ripetizione del mantra comunicato dal Guru e dalla sadhana praticata regolarmente, fermamente e con fede.

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Per ottenere e capire la Divinità dobbiamo fare la sadhana e comportarci nel modo che è uguale al Divino.

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La domanda <<Dov’è che Dio vive?>> oggigiorno è posta molto spesso. Dall’ininterrotta recitazione del nome di Dio possiamo comprendere che Egli è in ogni luogo; non è giusto asserire <<E’ solo qui>> o <<E’ solo là>>. La realizzazione di questa Verità può venire solo dopo un’intensa sadhana.

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Oggi la legge del comportamento umano è: <<Ognuno per sé>>, questo è dovuto al fatto che non ci si conosce e non viene realizzato che <<Tutti sono Uno con Dio>>. Questo è il prodotto della sadhana, la convinzione si ottiene lentamente, ma deve essere acquisita.

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Amate, riverite, aiutate tutti al meglio delle vostre possibilità. Fate ogni sforzo per essere benèfici, dolci e malleabili il più possibile. Quindi ciò di cui voi vi occupate diverrà sacro come Kasi, le parole che pronuncerete saranno sacre come le scritture. Questa sadhana vi porterà alla <<realizzazione>>.

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L’uomo deve sempre procedere verso <<Balam>>, la forza. Egli non dovrebbe accompagnarsi con la falsità, la cattiveria, la disonestà, che denotano una fatale e fondamentale tendenza alla vigliaccheria, <<Balaheenam>>. <<Balaheenam>> nasce dall’accettazione come verità di una immagine inferiore di voi stessi. Il più grande errore che voi commettete è credere di essere l’involucro e non l’essenza. Tutta la sadhana deve essere diretta a rimuovere detto involucro e rivelare l’essenza. Finché voi affermate <<Io sono>> è naturale avere paura, quando direte e sentirete <<Io sono Brahman>>, <<Aham Brahmasmi>>, otterrete una forza invincibile.

 

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Gli antichi hanno tracciato una strada Reale per coltivare lo spirito ed acquisire la verità, con questa come strumento. Perché vagare in pungenti deserti o sentieri fangosi? Praticate la sadhana di Japam e Dhyanam come prescritto; imparate tutto dai Pandit (antichi dotti) o da altri che ne hanno l’esperienza. Fate Puja (adorazione rituale) con i fiori, Japam con i rosari, ecc., ma solo fino a quando non vi sentirete pronti per più alti tentativi. Dovrete offrire la pianta non i fiori, altrimenti il merito sarà della pianta non il vostro! Il Signore vuole che gli offriate il loto che sboccia nel lago del vostro cuore, il frutto che matura sull’albero della vostra carriera terrena, non il loto e la frutta che si trovano nel mercato! Voi potete chiedere: <<dove possiamo trovare Dio?>> Egli ci ha dato il suo indirizzo nel Cap. 18°, sloka 61 della Bhagavad Githa. Prendetene nota: <<Iswara, sarva-bhoothanaam hrddese, Arjuna, thisthati>>. <<O Arjuna, il Signore risiede nel cuore di tutti gli esseri>>. Ora conoscendo ciò come potete guardare con disprezzo qualsiasi essere vivente o come potete divertirvi nell’odiarlo o passare il tempo a ridicolizzarlo? Ogni individuo ha in sé la Divina Presenza ed è mosso da attributi divini. Amore, onore, amicizia, questo è ciò che ognuno di loro aspetta da voi. Dateglielo senza riserve. La Grazia del Signore non può essere vinta soltanto con una piccola pretesa di Vairagyam (distacco) o un piccolo granello di Vivekam (discriminazione). Capite ed agite, realizzate e sperimentate, questo è l’arduo sentiero. Arrendetevi al suo volere.

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L’Atma è onnipresente. Non crediate di trovarlo solamente nelle persone appartenenti a certe caste, colore o credo, o che sia di grande misura nelle persone grasse, di brillante natura o nelle persone ricche. E’ consistentemente Sath-Chith e Ananda (verità, coscienza e beatitudine) in ogni essere. La sadhana deve percorrere una lunga strada per ottenere questa visione.

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Dovete occuparvi del Karma-Jijnasa, la discriminazione del Karma o attività; dovrete entrare nella regione del Dharma-Jijnasa, la ricerca delle eterne leggi dello spirito, che plasmano e danno forma alle onde della conoscenza. Alla fine penetrerete nei problemi della liberazione attraverso Brahma-Jijnasa, la sadhana che vi convince della realtà dell'Uno e dell’irrealtà del <<molteplice>> del mondo apparente, basato sul Reale Brahman.

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La saggezza che viene dall'esperienza attuale è come la pioggia, se paragonata con l’acqua del mare che è salata e non bevibile. Attraverso l’azione dei raggi del sole, la salinità scompare e l’acqua che cadeva dal cielo è divenuta potabile. La sadhana che porta il fisico nel metafisico è l’azione solare che conferisce potabilità.

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Si deve praticare il distacco ad ogni passo, altrimenti l’avarizia e la taccagneria sottometteranno la natura più alta dell'uomo. Natura divina, in quanto Dio è la vera sostanza della quale l’uomo è solamente nome e forma. Per realizzarla si deve possedere e sviluppare la sadhana-Chatushtaya: Nithyaanithya Viveka (la discriminazione tra l'immutabile ed il variabile, il permanente ed il temporaneo). Es.: sapere che il Jagath o Universo è costantemente soggetto al cambiamento e alle modificazioni e che solo Brahman è immutabile; Iha-amuthraphla-bhogaviraga: distacco dai piaceri che si possono ottenere in paradiso dopo essersi convinti che sono evanescenti e pieni di dolore; Samadamaadi-shatka-sampaththi: acquisire le sei qualificazioni desiderabili e cioè il controllo dei sensi esterni ed interni e delle sollecitazioni sensoriali, forza durante i periodi di dolore e di pena, di gioia e di vittoria; Uparathi: ritiro da tutte le attività che portano conseguenze che legano; Sraddha: fede ferma nel maestro e nei testi che interpreta; Samaadhaanam: pura contemplazione del basilare Brahman, senza essere disturbati da altre onde di pensiero. Anche se il latte è in formazione attraverso il corpo della mucca, dovete usare le quattro mammelle per prenderlo. Nello stesso modo dovete usare queste quattro sadhana, se volete ottenere Jnana.

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Solo con la sadhana si possono conoscere i segreti della materia e della mente, afferrarli ed usarli per il proprio beneficio. Nella Viveka-chudamani Sankara dice: <<Se il nikshepa o tesoro che è conficcato nelle viscere della terra deve essere dissepolto, il semplice chiamarlo per nome sarà di aiuto. Dovrete sapere esattamente dov’è, tramite il suggerimento degli esperti, scavare nel punto stabilito, togliere le rocce e la sabbia che troverete, afferrarlo e trarlo fuori. Allo stesso modo il Thathwa del Sé deve essere prima imparato tramite le istruzioni di un conoscitore di Brahman, poi attraverso il processo di Manana, Dhyana, Nididhyasana.

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L'unica gioia che si ottiene ora è momentanea, la ottieni subito ma scompare un momento dopo. Il dolore ferma la gioia, la gioia è soltanto assenza di dolore.

Perché l'uomo deve vivere per anni, essere un peso sulla terra, consumare riso e grano, anno dopo anno, senza donare mai gioia e pace a se stesso o agli altri? La luce della petromax brillerà solo quando avrete pompato vigorosamente l’aria. La vostra luce è oscura e quasi spenta: pompate vigorosamente, cioè applicatevi nella sadhana e illuminate meglio la mente spargendo luce su tutti coloro che vi stanno accanto.

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sea

Un uomo chiese dei soldi in prestito ad un amico e promise di restituirli all’alba del giorno dopo. L'altro uomo chiese: <<Ma come puoi essere certo che il sole si alzerà domani?>>. A questo il creditore rispose: <<Ma come puoi essere certo che io vivrò o che tu vivrai per riprenderteli?>>.

 

Nella vita tutto è incerto. Quindi iniziate la vostra strada da questo momento, fate almeno alcuni passi verso la meta, mentre ancora potete farlo. Può darsi che questo tentativo induca il Signore ad estendere la durata della vostra vita fino a che non abbiate raggiunto la meta.

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Come voi provvedete ai bisogni del corpo, dandogli da mangiare tre volte al giorno, per mantenerlo in perfetta forma, allo stesso modo dovete dedicare del tempo, regolarmente ogni giorno per mantenere la vostra coscienza interiore in perfetta forma. Dedicatele un’ora alla mattina, un’altra di notte e una terza all'alba, per praticare Brahmamuhurtha, come è chiamato, cioè Japam e Dhyanam. Una grande pace scenderà su di voi e grandi nuove risorse di forza scaturiranno, man mano che progredirete in questa sadhana. La mente si soffermerà sul Nome ovunque siate e qualsiasi cosa stiate facendo e quindi Pace e Gioia saranno vostri inseparabili compagni.

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Dei semi sparsi in superficie su di un campo, non germogliano. Per farli attecchire dovete farli penetrare nel suolo. Allo stesso modo se bodha è dispersa in superficie, non germoglierà, non crescerà come albero della conoscenza e non darà il frutto della saggezza. Seminatela con Fede e Coraggio, tenete lontano gli insetti con l'insetticida di Bhajana (canto devozionale) e di Sathsanga (discorso sulla verità), così che potrete beneficiarne al momento del raccolto. Non avete ancora iniziato la sadhana e già domandate shanti (pace) e Grazia. Come può essere possibile? Iniziate e tutto vi sarà donato!

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Passo dopo passo arrivate alla fine della strada. Un atto seguito da un altro vi conduce verso buone abitudini. Ascoltando sarete spinti all'azione. Decidete di agire, di accompagnarvi solo a buone persone, di leggere solo libri elevati, di fare Namasmarana (ripetizione del Nome), solo così a-jnana (ignoranza) svanirà. L’Anandam (beatitudine) che crescerà dentro di voi con la contemplazione dell’Anandaswarupa (forma della beatitudine) caccerà via tutti i dolori e tutte le preoccupazioni.

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Se volete portare energia dalla cabina energetica alla vostra casa per illuminarla, dovete piantare dei pali ad intervalli regolari e collegare la casa con la cabina con dei cavi. Così anche se volete vincere la Grazia di Dio, fate la sadhana a tempi regolari e unite voi stessi con Dio col cavo di Smarana.

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La più gustosa pietanza diverrà immangiabile se in essa cadrà una goccia di kerosene.

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Per ottenere il successo è indispensabile la disciplina. Un cattivo Karma rovina la sadhana, dobbiamo avere fiducia in noi stessi è una ottima dose di autosacrificio. Se non possedete queste tre cose la vostra vita non avrà significato. Quando un fiume fluisce irregolarmente, costruiamo una diga, cambiamo il suo corso e lo dirigiamo in modo utile e giusto prima che affluisca nell'oceano.

Allo stesso modo tutte le nostre idee che vanno avventatamente e senza meta devono essere incanalate con la costruzione di una diga di disciplina. Devono essere forzate a prendere la forma del sacrificio ed entrare nell’oceano di <<Atmaviswasa>> o fede in se stessi.

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Per sviluppare una mente offuscata. Ci sono tre tipi di sadhana.

La prima è la Meena sadhana (come il pesce). La seconda è Mriga sadhana (come l’animale). La terza è Kurma sadhana (come la tartaruga).

Meena sadhana può essere spiegata ricordando che il pesce sopravvive solamente nell’acqua. Nel momento in cui è posto fuori di essa, muore. Allo stesso modo la Meena sadhana può essere fatta solo in solitudine. Se sedete in mezzo al pubblico la sadhana non avrà successo.

La Mriga sadhana (sadhana animale) è quella in cui si può ottenere la concentrazione solamente sulla terra. Per praticarla non si può andare da nessuna altra parte. Infatti ci sono alcune persone che possono concentrarsi solamente quando si siedono in mezzo ad altre persone. Esse non possono avere concentrazione nella solitudine, se sono sole cominciano a pensare ai loro problemi familiari.

Kurma sadhana è quella in cui una persona è capace di concentrarsi indipendentemente dal fatto che si trovi solo o in compagnia, al pari della tartaruga che si trova bene sia in acqua che sulla terraferma.

 

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La disciplina è infatti il primo passo verso l’auto-realizzazione- La ragione per cui l’ho chiamato il primo passo nel vostro allenamento, è perché oggi ci sono un gran numero di persone che nonostante le difficoltà e gli inconvenienti vogliono ottenere cose più grandi e più sottili. Questa disciplina a cui vi sottoporrete vi condurrà alla felicità e alla beatitudine.

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Non si deve mai abbandonare l’abitudine alla disciplina- Solo quando si raggiunge lo stato di perfezione, non si penserà più a regolamenti o a discipline.

1. Pag.66

Che cosa implica la sadhana dell'ignorare il Deha (corpo fisico)?

Significa allontanare la tentazione dei sensi, il superamento dei sei nemici, Kama, Krodha, Lobha, Moha, Mada e Matsarya (desiderio, rabbia, avarizia, attaccamento, orgoglio e malizia). La rabbia fa divenire l’uomo un bruto. Gli altri impulsi sono egualmente viziosi. Cercate solamente il Karma (azione) salutare, mangiate solamente cibo satwico (armonioso), cibo che non disturba l’equanimità che raggiungete con la vostra sadhana. Non interrompete il tenore abituale della vostra pratica spirituale. Ricordatevi di come Ramadas non lasciò mai il suo Namasadhana (sadhana del ripetere il Nome) malgrado le prese in giro e la prigione.

6. Pag.67

La scala deve essere alta quanto l’altezza del punto a cui si vuole salire, non è vero? La vostra sadhana per frenare la mente deve essere portata avanti passo per passo fino a che non si raggiunga il Sakshathkaram. Il riso dentro la pentola deve essere ben bollito e divenire soffice e dolce. Fino a che ciò non accade il fuoco deve bruciare. Nella pentola Deha (corpo fisico) con l'acqua, cioè l’indriyas (i sensi), bollite la mente e fatela divenire soffice. Il fuoco è la sadhana. Mantenetelo ardente, lo Jiva (anima individuale) alla fine diverrà Deva (Dio).

14. Pag.68

Naturalmente è tutta questione di tare profondamente radicate o caratteristiche o attitudini. Ritirate dalla banca solamente secondo ciò che avete versato, dovete controllare il vostro estratto conto prima di emettere un assegno o calcolare i vostri averi. Avanti, ammucchiate i vostri averi, non esauriteli febbrilmente con avventatezza.

18. Pag.69

Dovreste liberarvi gradualmente dalle attrazioni che vi portano fuori strada. Solamente allora potrete stare diritti senza piegarvi sotto il peso.

25. Pag.70

Per prima cosa dovete avere una chiara comprensione della natura della meta. Dio o bontà o l'Assoluto Universale, qualsiasi sia il Nome, la Sua Grandezza, la Sua Beneficenza, la Sua Magnificenza. Allora, questa comprensione stessa vi spingerà e stimolerà verso di essa. L'Universale di cui voi siete una unità è puro, vero, senza ego, illimitato e immortale. Contemplatelo e la vostra mancanza di egoismo, la verità, la purezza e immortalità si manifesteranno ogni giorno di più.

32. Pag.71

Fate Puja, Dhyana, Japa con assoluta attenzione, così che quando vi alzate, nel vostro viso risplenda l’illuminazione della coscienza. La porta viene messa nella casa per facilitare l’entrata di coloro che desiderate far entrare. Vigilate la porta così che i cani ed i somari, la polvere e le foglie secche non entrino. I sensi e la mente sono porte attraverso le quali le influenze malefiche possono infiltrarsi nella vostra coscienza e quindi trovarci una casa.

39. Pag.72

Il preside è un buon esempio dell'attitudine che dovreste sviluppare.

Egli sa che per tutto il periodo del suo mandato deve controllare che nessun pezzo di mobilia (sedie, tavoli, banchi) vada perduto, anche se non gli appartiene e che tutto sia intatto per quando lo dovrà riconsegnare. Pertanto egli mantiene un vigile controllo, anche se distaccato. I sensi, l'intelligenza, il cuore, la mente, questa è la mobilia messa sotto il vostro controllo, custoditela, se qualcosa viene danneggiato per svista, registrate la giusta entrata, spiegate le circostanze e implorate il perdono.

56. Pag.76

Il fato di una nazione dipenderà dal carattere del suo popolo e il carattere è elevato e purificato dalla sadhana, la dura via alla regolazione del comportamento ed il controllo dei desideri. Dio è il guardiano e come tale deve avvertire e punire per togliere alle persone le cattive abitudini. Se è necessario il guardiano sceglierà l’inflizione di pene come cura e correzione.

Limitare, controllare, regolare, porre un limite, un argine, questa è la strada al successo? Se le persone lasciano liberi i loro pensieri, le parole e gli atti, le calamità ne saranno le conseguenze. Sastra significa quello che pone limiti; l'interesse nell’arte di vivere è creato da queste regole. Immaginatevi una partita di calcio che non ha regole, la palla non è mai <<fuori>>, non ci sono falli, nessun angolo, nessun fuori gioco, niente mani, niente per poter decidere chi gioca bene o male, chi vince o chi perde. Il gioco perderà tutto il suo gusto, sarà un pandemonio, una lotta libera. Le regole di comportamento devono essere osservate dai politici, dai governanti, dai cittadini, dai sanyasin che sono capi di comunità e dei monasteri, dagli studiosi ed altri del genere, in quanto essi sono gli esempi e le guide e quindi le loro responsabilità sono maggiori.

60. Pag.77

Il sangue, la flemma, la bile, questi elementi decidono con la loro dose e predominanza della salute fisica dell’uomo. Così ci sono pure tre qualità che decidono con la loro predominanza e proporzione la salute mentale dell’uomo. Come voi obbedite alle regole della salute per paura di cadere malati, dovete praticare certe restrizioni mentali e regole così che possiate avere pace, contentezza, gioia, entusiasmo e fede. Dovete applicare un freno alla mente capricciosa, così che non vi possa trascinare al disastro. Dovete sempre lavorare nella fresca ombra dei due timori: la paura del peccato e la paura di Dio. Voi non ricordate che siete realmente e genuinamente Santhi (pace) e Ananda (beatitudine), che siete realmente (e pertanto mentalmente anche) Sathya, Nithya e Nirmala. L'ansietà e la paura che vi perseguitano sono causate da questa perdita di memoria. L’intenzione del Signore è che voi abbiate Santhi e Ananda in ogni momento della vostra vita, ma voi dimenticate le sorgenti che sono dentro di voi; che hanno la loro Sorgente nella Divinità rinchiusa nei vostri cuori e vi struggete per ciò che pensate di non avere.

64. Pag.78

Sravana, Manana e Nididhyasana, sentire, meditare su ciò che si è ascoltato e praticare ciò che è dettato dalla mente così transfusa, questi sono i metodi attraverso i quali Ravanatwa o la tendenza di Ravana deve essere guidata. Cosa è questa tendenza? E’ Kama, lussuria, bramosia, il troppo desiderio per le cose del mondo sensoriale, egoismo e il resto della fatale nidiata.

71. Pag.79

Per attraversare con sicurezza l'alluvione della <<nascita-morte-ininterrotta>> il ponte chiamato nishta o ferma disciplina è essenziale. Deve essere un ponte robusto e sicuro, altrimenti cadrete dentro le acque irose e sarete trascinati nel mare, infestati dagli squali della lussuria e dell’ira.

75. Pag.79

Non c'è nessuna ricchezza più soddisfacente della contentezza. Mangiate fino a che potete, non potrete mangiare di più. Se siete forzati l'eccesso di cibo diviene una tortura. C'è un limite che non potete sorpassare senza farvi del male. Trovate la vostra misura, i vostri limiti, la vostra restrizione, e agite. Non nutrite gelosia verso coloro i cui limiti sono superiori e hanno meno limitazioni, limiti meno ristretti. Mantenete fermo lo scalino che avete raggiunto nella sadhana, quindi, trasferite l'attenzione al prossimo. Abbiate una chiara visione nella mente, marciate in avanti.

85. Pag.81

Delle ventiquattro ore della giornata, tenete sei ore per i vostri bisogni individuali, sei ore per il servizio degli altri, sei ore per il sonno e sei ore per dimorare alla presenza del Signore. Queste sei ore vi doneranno una forza d’acciaio.

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Usate questi giorni come punti iniziali per propiziare la forma di Dio a cui avete scelto di offrire omaggio, la forma che più attrae i vostri desideri interiori. Non attribuite la malasorte ad un giorno o ad una stella qualsiasi. Ogni giorno è buono quando voi lo vivete in Dio. Ogni stella è buona, premesso che la sua luce guidi i vostri passi verso Dio. Questo è il mio consiglio per voi in questo giorno. Gli uomini sono impazienti di raggiungere la felicità ma quando vi è la possibilità di guadagnare una felicità duratura si esaltano all'idea, ma diventano presto stanchi per lo sforzo. Cercano scorciatoie e si appoggiano agli altri per portare il loro peso e aspirano a ricevere molti frutti in cambio di poca coltivazione. Ma una rigorosa disciplina di una fede ferma, è assolutamente necessaria, per avere il successo nella lotta spirituale. Ascoltare solamente discorsi o farne, non sarà di nessun giovamento. Per avere questa disciplina si devono controllare i sensi che trascinano la mente verso le attrazioni piacevoli del mondo esterno. Per avere una fede ferma si devono controllare i capricci della mente, che dipingono attraenti tele con falsi colori per attirarvi di nascita in nascita.

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L'uomo deve diventare Divino, il Divino dal quale egli è venuto.

Così deve diminuire il suo attaccamento al mondo, non tagliandosi fuori da esso, ma essendo uno strumento in esso, uno strumento delle Sue mani, sottomettendo tutte le egoistiche tendenze che sorgono dentro di Lui, con l'attenzione unidirezionale verso i dettami di Dio chiamati Dharma. Edison, lo scienziato, era cosi concentrato sulla soluzione dei problemi che lo preoccupavano che lasciava intatti per giorni e giorni il cibo e le bevande che gli venivano spinte attraverso la porta del laboratorio. Dovete avere la stessa concentrazione e sraddha mentre siete occupati nella sadhana.

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Questo non significa che dovete rinunciare al cuore e alla casa e fuggire nella foresta. Non c'è nessuna garanzia che il cuore e la casa non vi seguano nel silenzio e nella solitudine della foresta, in quanto se la vostra mente si attacca ai desideri del mondo, non potete sfuggirgli semplicemente mettendo della distanza tra voi e loro. Potete pure essere nella giungla, ma la vostra mente vagabonderà nel posto dove vi è un mercato. Similarmente potreste essere nel mercato ma con la sadhana potete ancora assicurarvi un sentiero di pace nel vostro cuore nel mezzo della più attiva strada. La mente può costruire un rifugio silenzioso o legarvi con dei nodi complessi. Lega, e sciogliete legami. Potete veleggiare sicuri sul mare del Samsara (oceano della nascita e della morte) se non avete falle nel vascello: ma attraverso le perdite di Kama, krodha, lobha, moha, mada o matsarya, le acque del Samsara entreranno nel battello ed esso affonderà affogandovi al di là della redenzione. Non lasciate entrare l'acqua nel battello, tappate tutti i buchi. Quindi non potrete avere paura, il Samsara, potrete beneficiare di tutte le possibilità che vi dona per allenare i vostri sensi, allargare i vostri affetti, approfondire le esperienze e rafforzare il distacco.

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Nella Sathya (verità) non c'è Mithya, ma nella Mithya Jagath dovete cercare la Sathya e sperimentarla. Lo potete fare se liberate la vostra mente da tutte le modifiche e modulazioni. Lasciate che dalla sua presente complessa confusione sia trasformata in qualcosa come il cielo, nel quale non resta nessun segno anche se milioni di uccelli, aeroplani, lo attraversano.

Siate semplici, non toccati, distaccati. Questa è la sadhana che vi rivelerà la Realtà.

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Siate attenti che il successo che avete ottenuto nella conquista della virtù, nella sottomissione di abitudini perniciose e nell’applicazione di discipline regolari, non siano disperse da compagnie banali, conversazioni senza senso, cinico criticismo o sforzo apatico.

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Tralasciate l’illusione di essere diventati vecchi o malati o di essere diventati deboli e debilitati. Alcune persone iniziano a contare gli anni e si addolorano per l'età che avanza e tremano come codardi impauriti dalla morte. Ma ricordatevi, l’esultanza è paradiso, lo scoraggiamento è l'inferno. Abbiate sempre qualche lavoro da fare e fatelo così bene da avere gioia.

 

Vyamoham è la polvere che si posa sul vetro della lanterna e ne oscura la luce. L’attaccamento agli oggetti sensuali e al piacere che essi danno è la cenere che aderisce all’interno del vetro; anche essa oscura la luce. Ripulite il vetro con namasmarana (ripetizione del nome) ogni giorno e la lampada brillerà per voi e per gli altri. Inoltre abbiate buone attività e buone compagnie. Questo vi aiuterà molto nella sadhana, la giusta atmosfera è essenziale per l’aspirazione. Questo è il motivo per cui il sadaka usava andare e dimorare negli Ashram mantenuti dai saggi del passato. Lì essi avevano l’unica possibilità di essere immersi in buoni pensieri, buone attività e in buona compagnia.

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Ci sono quattro stadi nella sadhana: il primo vi porta alla Salokyo: siete nel regno di Dio. Dovete obbedire ai comandi del Re, essere leali ad esso, rispettare il suo più piccolo desiderio e servirlo sinceramente, arrendendovi senza alcuna riserva. Il secondo stadio è Sameepya; è lo stadio quando siete nel Palazzo come uno dei cortigiani o ciambellani o servi; siete più vicino a Lui e sviluppate qualità divine. Il terzo stadio è Sarroopya: il sadaka ingerisce la Forma del Divino cioè, è come il fratello o un parente molto prossimo al Re, a cui è permesso indossare vestiti regali e accessori. Come ultimo stadio abbiamo il Sayujya, quando come Principe Ereditario succede al Trono e diventa egli stesso Re. Il soggetto è come un membro, il Re è come il Cuore, la mente che non conosce l'Uno è come una foglia secca, che si alza con ogni folata di vento e che cade quando il vento cessa.

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E' come il caldo ed il freddo, durante la stagione fredda bramate il calore e nella stagione calda la freschezza. Il contatto oggettivo non può essere evitato, fin tanto che il peso delle precedenti rinascite è lì, il complesso gioia-dolore non può essere evitato. Comunque ci si può impadronire dell’arte, della disciplina, del segreto, di evitarli o sopportarli senza fastidi.

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Il Vedanta ci insegna che una volta che abbiamo riconosciuto le basi essenziali di tutto ciò che vediamo, non c’è nessun bisogno di alcuna sadhana. Se avete un recipiente con un buco non potrete mai riempirlo di acqua. Nello stesso modo se il recipiente della nostra mente ha molti buchi, sotto forma di desideri sensoriali allora tutto il nostro lavoro non riempirà la nostra mente di pensieri sacri. Solamente quando non ci sono dei buchi i vostri sforzi possono diventare fruttiferi e portarvi al Divino.

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Come il baco da seta che si tesse il bossolo che diventerà in seguito la sua tomba, l'uomo con la sua stessa mente tesse la gabbia nella quale diviene prigioniero. Ma c’è un modo per sfuggire che il Guru può insegnarvi o che il Dio in voi rivelerà. Fate la sadhana che vi porterà sollievo. Lontani dai ruoli di clown e pupazzo che avete recitato in tutti questi anni. Recitate il ruolo dell’eroe non quello di una nullità. Dimenticate il passato, non vi preoccupate di possibili errori o delusioni. Decidetevi e fatelo. Ci sono alcuni Guru che consigliano di tenere un diario giornaliero dove prendere nota di ogni azione cattiva che avete fatto, quindi vi chiedono di leggerlo come esercizio spirituale e come soluzione correttiva. Bene, leggerlo e scriverlo servirà solamente a imprimerlo, più efficacemente nella mente. E’ meglio sostituire dei buoni pensieri a dei cattivi e ripulire la mente di tutto il male soffermandosi su azioni giuste e pensieri santi. Dimenticate le cose che non volete ricordare. Riportate alla memoria solo quelle cose che vale la pena di ricordare. Questa è la sana via per acquisire il progresso spirituale.

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La sadhana deve essere intrapresa sotto la direzione di un esperto che conosce la vostra salute e il vostro temperamento. Eccessivo entusiasmo e irregolarità devono essere evitati. Se Viveka (discriminazione) inganna, la sadhana, è una trappola, una piccola dimenticanza dei limiti di calore può rovinare una fornace di mattoni; alcune manciate in più di soda per lavare rovineranno un mucchio di vestiti nel lavaggio; alcune parole in più con il vicino senza tener conto del tempo e un intero recipiente di riso diverrà scotto e da buttare. Vigilanza, riguardo, circospezione, sono molto importanti per il Sadhaka. Lo Yoga spesso diventa Roga per mancanza di un continuo autoesame.

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Non solo è necessario fare la sadhana sotto forma di Japam, Dhyanam e Namasmarana, ma affinché possiate goderne i frutti dovete condurre una vita regolata, piena di buoni pensieri, con cibo ed obiettivi satwici. Fino a che non avrete provato la mia ricetta pienamente e sinceramente è meglio stare zitti. Non conoscete nemmeno un sassolino, come potete valutare la vetta?

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Quando vivete la vita della sadhana troverete opposizione da varie sorgenti, ma non dategli nessuna importanza. Per prima cosa i vostri parenti cercheranno di deviarvi verso promesse mondane. Krishna ebbe come più inveterato nemico lo zio da parte di madre! Rama ebbe una matrigna che cercò di esiliarlo nella giungla! Non siate resi codardi dai cinici o dai critici che possono abbondare nella vostra famiglia. Quindi c'è la pubblica opinione che potrebbe denigrare il sentiero spirituale e assoggettarvi al ridicolo o peggio. Sisupala, Jarasandha e la turba di traditori cercarono accanitamente di soffocare la missione del Signore quando egli era qui come Krishna.

Un altro ostacolo viene dagli adoratori di Nomi e Forme differenti da quelle che voi avete adottato come più attraenti per voi. Le persone che sono attaccate ad un particolare Nome e Forma, sia attraverso una preferenza ereditaria o semplice capriccio, sono inclini a perseguitare coloro che adorano altri Nomi e Forme. E' molto meglio morire nel tentativo di seguire una tigre che vivere gloriandosi di avere sparato a uno sciacallo storpio!

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Agli esami, di regola, si ottengono i voti meritati, niente di più niente di meno. A volte, però, se vi assicurate soltanto un 5 o un 6 su un totale di l0, può accadere che persino quel 5 o quel 6 vengano annullati, assegnandovi 0. Ma se vi danno un voto che è molto vicino al minimo per la promozione, quei 2 o 3 punti che vi mancano vi verranno concessi come premio, ed è molto probabile che otteniate la promozione. Questo vale anche per la sadhana: un progresso minimo corrisponde quasi ad un fallimento, mentre un buon progresso sarà apprezzato e la Grazia vi salverà.

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Lasciate che vi dica quali sono i primi passi nella sadhana: praticate il silenzio. Allora potrete riconoscere più facilmente il galoppare della mente dietro a felicità mondane. Frenate i suoi movimenti, giratela verso l’interno nel calmo lago della beatitudine che giace nel profondo del cuore! Sorpassate la paura stabilendo la vostra mente nell’Uno, in quanto la paura può sentirsi solo quando c’è qualcun altro.

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Seminate i semi chiamati Nome di Dio nel campo del cuore ben preparato, nutritelo con il concime della fede, mantenete la disciplina come steccato per tenere le mucche vagabonde fuori. Senza uno steccato che protegga la messe, coltivare sarebbe come sparare senza pallottole: tutto fumo e niente arrosto!

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Potete guadagnare questa vittoria solo attraverso una rigorosa sadhana. La sadhana spirituale è più ardua della sadhana fisica, immaginate il tremendo sforzo cui sottostà la donna che cammina su un filo teso attraverso la pista, sotto la tenda di un circo. Dopo tutto, il guadagno è di poche rupie. La stessa fermezza e sforzo sistematico puntato verso una maggiore vittoria può darvi equilibrio mentale, e potete mantenere questo equilibrio nelle circostanze più cattive e avverse e intossicanti. Le Jnanendriyas sono più importanti per questo tipo di sadhana che le karmendriyas, la Buddhi più importante da tutto il resto degli strumenti interiori dati all’uomo. Fate della Buddhi il padrone della vostra Manas e non fallirete, fallirete solo se i sensi stabiliranno la loro padronanza sulla mente.

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Muovetevi in avanti verso la luce e le ombre cadranno all'indietro, allontanatevi dalla luce e dovrete seguire la vostra stessa ombra. Ogni momento avvicinatevi sempre più al Signore e allora Maya, l’ombra cadrà indietro e non vi ingannerà più. Siate fermi, decisi. Non commettete mancanze, non fate passi falsi per poi pentirvi! Abbiate la Thaapam (la deliberazione, la decisione, la disciplina) prima, ciò è meglio del Paschaaththaapam (il dispiacere per l'errore fatto). Arjuna ebbe thaapam, egli vide le conseguenze persino prima che la battaglia iniziasse e volle che Krishna lo consigliasse su che cosa fare. Ma Dharmaraja, il fratello più anziano, aveva Paschaath-thaapam, dolore dopo che la guerra fu finita, pentimento dopo la perdita subita.

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Siate costanti nella sadhana e non esitate mai, una volta che avete deciso di praticarla. Quando l'autobus cammina in avanti, la polvere resterà dietro come una nuvola, è solamente quando si ferma di botto che la polvere avvolgerà le facce di tutti i passeggeri. Quindi continuate a muovervi in avanti, mantenetevi costantemente occupati nella sadhana. Allora la nuvolosa polvere del mondo oggettivo non coprirà la vostra faccia.

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Questa disciplina è essenziale dato che giornalmente le tentazioni di deviare sono molte. In questa età del ferro, quando l'oscurità avviluppa la mente dell’uomo, qualsiasi piccola luce che può illuminare i passi è molto benvenuta. Questo è il motivo per cui vi consiglio di fare ricorso al Sathkarma, Sad-achara e Sath-pravarthana (buone azioni, buona condotta e buone attitudini e visuali), così che siate stabili nella Costante Presenza del Signore. Dovete anche sforzarvi di <<sentire>> (Sravan) parole elevate, di ruminare su queste spinte dello spirito (Manana) e quindi, quando la validità viene riconosciuta, meditarci sopra in profonda riverenza (Nididhyasan). Tutte le altre attività sono secondarie, questa solamente è edificante, questa solamente è di beneficio.

 

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