Home

Discernimento - Discriminazione

Al di la’ dell’illusione

Pag.48

Invece di trasformare il suo cuore, la sua casa, il suo villaggio, il suo stato e il mondo intero in un Prashanti Nilayam, in una dimora di pace al di là di ogni immaginazione, l'uomo ha fatto del mondo un'arena ove lottano le passioni più selvagge, l'odio e la cupidigia. Invece di fare dei sensi (che sono poi degli informatori ben insufficienti) i propri servitori, li ha fatti suoi padroni. L’uomo si è fatto schiavo della bellezza esteriore, di musiche fatue, di dolcezze apparenti, di sapori stuzzicanti, di fragranze fragili. Egli spende tutte le sue energie e i frutti del suo duro lavoro nella soddisfazione di bisogni futili di questi indomiti e indisciplinati servitori. Se la mente controllerà i sensi, ne avrete felicità duratura, se i sensi spadroneggeranno, sarete trascinati nella polvere. Questo è il risultato più tragico della "svalutazione" (falso senso dei valori). Ogni azione che svilisca l'autorità di Viveka (del discernimento) onori invece il canto di sirena dei sensi, svaluta l'uomo. Signora padrona dev'essere l'intelligenza ogni volta che i sensi chiedono, qualcosa, l'intelligenza deve discriminare e chiedere: <<Quest’azione è in armonia con la Divinità che è in me?". Ciò preverrà "svalutazione". Ammettere che l'uomo sia scimmiesco o animalesco, fatto di terra o di altra materia, lo svaluta. L'uomo, Manava come si dice in sanscrito, è un scintilla di Madhava, di Dio, e può sbocciare in Dio. E’ nato per essere sempre lieto, invece è sempre triste. E’ una tragedia, come quella del dhobi (lavandaio) che morì di sete pur stando nell'acqua corrente fino ai ginocchi, o come colui che chiudeva gli occhi e inciampava come un cieco. La fonte della gioia è lui, la fonte della luce è nei suoi occhi. La vera educazione deve essere l'insegnamento di come attingere a queste fonti di gioia e di luce. Se le scuole e le Università non lo insegnano, lo insegnino genitori, anziani e tutti coloro che sono intenzionati a prevenire codesta "svalutazione".

Pag.49

Il Deha (corpo fisico) è un veicolo che anche i Deva (angeli, dei) desidererebbero avere. Sapete che i Deva cercano di venire in forma umana, per poter usare intelligenza, discriminazione e distacco e tutto ciò che solo il corpo umano può esercitare, per realizzare la realtà ultima, che una volta nota, rende noto tutto. Il corpo di cui si occupa l'ospedale è il Rata, il carro dell'individuo, del Givi, che è il Dehi, l'abitatore, il padrone. E’ il castello da cui si può combattere contro i nemici dell'attaccamento e dell'egoismo, è la barca sulla quale si può attraversare l'oceano dei cambiamenti e del caso. La realizzazione della realtà per mezzo del Sadhana adhyatmico (spirituale) è un' ardua impresa, piena di pericoli, come giocare col fuoco, lottare con le tigri o combattere contro orde barbariche. Occorre essere attenti, vigili e ben preparati a ogni emergenza. Molti si sgomentano alle impossibili richieste di questa disciplina. Le Upanishad hanno comparato la via dell'aspirante al filo del rasoio. L'uomo è il re degli animali, egli è il campione più glorioso tra tutti gli esseri viventi. Anche se l'elefante vive a lungo, se il leone è più fiero, l'aquila ha una vista molto più acuta, il gallo si sveglia presto, e la vacca ha più spirito di sacrificio, l'uomo ha in se le più vaste potenzialità che possono essere rese effettive con un'educazione adatta. Basta che egli intensifichi la sua sete di Dio, ed egli vivrà in contentezza, invece di strisciare sempre scontento in cerca di terre, di case, di conto in banca, di mobili, di stato sociale, di potere, di autorità e di simili soddisfazioni triviali. Alla fine, quando l'uomo starà per lasciare, come è inevitabile, questo mondo, moglie e figli attorno lui piangeranno e chiederanno:<<Che sarà di noi, quando ci lascerai?>>, Ma il poveraccio si troverà davanti a un problema ben più urgente e personale: <<Che sarà me?>>, e non gli resterà più il tempo di trovare la risposta o di prepararsi perché gli accada qualcosa di buono. Se avesse cercato, avrebbe potuto trovare la realtà, e se ne sarebbe andato con un sorriso invece che con un rantolo lamentoso. L'uomo nasce in un pianto disperato, deve andarsene con un sorriso di gioia. <<Quando nascesti tu ridevan tutti, / E tu piangevi solo. / Fa che quando morrai piangano tutti, / E tu sorrida solo>>. Questo è lo scopo degli anni intermedi (della vita fisica), ma oggi questi anni vanno sprecati. Dio è l’ancora che può salvare l'uomo dalle tensioni e dalle tempeste, ma Lo si trascura e Lo si ignora. L'uomo si fa gettare da una bramosia all'altra, finché la disperazione lo acceca e il perseguire scopi superficiali lo esaurisce. A questa disperazione si devono molte malattie.

Pag.50

Il fiume della vita umana serpeggia lungo molte valli, cade da molti precipizi, si perde in paludi, e cerca di versarsi nell’oceano della grazia divina. Eppure ciò che accade è questo: cade in un amaro deserto di sale. La corrente va dalle alture alle terre basse, solo le fiamme del desiderio salgono dal profondo verso l'alto. Perciò si parla di Jnanaghni, del fuoco della saggezza. L'uomo soffre perché ha in sé una fame grande come il cielo, ma la sua gola è stretta come un ago. La sua gola deve divenire grande come tutta la terra, il suo cuore deve sbocciare per mezzo di Shanti e di Sadhana, cioè con stabilità d'animo e con fortezza. Allora il desiderio dell'uomo per un’Ananda (felicità) piena, duratura e che non può essere diminuita, può essere soddisfatto. Quando un essere si è trasformato fino allo stadio umano, non c'è più posto in lui per vite di livello inferiore, perché solo l'uomo è capace di Viveka e di Viciakshana (acume): se soffre, patisce perché sa che la sofferenza gli spetta, e giunge alla conclusione che la causa di questa sofferenza non è capriccio divino o altrui, ma va ricercata solo in lui stesso, e se non in questa, in qualche sua vita anteriore. Solo l'uomo può analizzare le proprie reazioni mentali, i propri sentimenti e trarne le dovute conclusioni. Milioni di stelle luminose cospargono il firmamento, ma di notte abbiamo solo tenebre nonostante la loro presenza, mentre di giorno, il sole, che non è che una piccola stella in confronto alle altre, ci dà una splendida luce, perché è molto più vicino a noi delle altre stelle. La stella di Jnana è molto lontana, e non possiamo ravvicinarla, ne avvicinarci a essa. Ci accontentiamo del debole crepuscolo che ci danno l'informazione, lo studio e l'intelligenza, e non cerchiamo la magnificente visione che l'iniziazione del Sadhana (disciplina spirituale) può conferirci.

Pag.53

Discriminate, scoprite ciò che è buono e benefico, e ciò che è dannoso, e poi attenetevi al buono, contro ogni ostacolo. Vedete l’esempio di Dasaratha, simbolo dell'individuo, che ha dieci carrozze (i sensi, cinque di azione, cinque di percezione): egli diede retta alla voce suadente dell'illusione, e si costruì la propria distruzione. La sua giovane regina, Kaikeyi, lo attirò sulla strada del dolore. Pravritti dev'essere conseguenza di Nivritti, l'attività dev'essere la conseguenza della coscienza del distacco. E’ questo il segreto per una vita felice!

Pag.57

Il cammello si accontenta di mangiare spine. E l'uomo soffre dolori indicibili nella sua corsa dietro ai piaceri terreni, ma non cerca il modo di uscirne. Non lo ferma il dolore delle spine nella sua bocca, talora è indotto a desistere, ma è solo questione di qualche momento, la sua non è una forte risolutezza. Se il disgusto diviene discriminazione, la cattiva abitudine cessa, i suoi effetti sono lavati dalle lacrime del pentimento, e la mente si calma. Il Signore sta sempre dietro di voi, voltate le spalle al mondo, e vi troverete faccia a faccia con Lui! Coltivate la forza della mente in modo sufficiente da conoscere le sue debolezze, e per abbandonarvi tutti a Dio che voi vedrete in tutti gli esseri e in ogni momento.

Discorsi 88/89 volume I

Discernimento [8] pag.203

Aumentate il vostro potere di discernimento e controllate la vostra mente, che inclina verso una direzione innaturale. Ben pochi oggi sono dotati di questo potere. Gli studenti, per esempio, sanno discernere, ma per pensare solo a ciò che fa loro comodo. Credono che sia buono tutto quanto piace. Solo quando abbandonerete le vostre posizioni soggettive ed avrete una visione obiettiva delle cose potrete accedere alla Verità. Discriminare significa essenzialmente volgere la propria attenzione all’Eterno e non alle rappresentazioni caduche della mente. Accantonate perciò il vostro ego, la vostra tendenza a possedere ed impegnatevi nella ricerca dell’autentico significato della Verità. In una visione distorta e confusa, non trova manifestazione L’Essenza-Coscienza-Beatitudine, che è insita nell’uomo.

Le 5D [15] pag.219

Nel sentiero spirituale dovete possedere queste 5 "D": Dedizione, Devozione, Disciplina, Discriminazione, Determinazione. Coltivate questa disciplina, come fosse la cosa più importante. Con la disciplina arriverà spontaneamente anche la devozione.

Discriminazione [15d] pag.219

La quarta prerogativa è la Discriminazione, che deve comparire in ogni aspetto della vita quotidiana: in ciò che vedete, in ciò che ascoltate, in ciò che dite e in ciò che consumate. Evitate di mangiar di tutto in posti estranei.

Discorsi 88/89 volume II

Fiducia in se stessi [17 ] pag.69

Che sforzo dovete fare, dunque? Dovete impegnarvi a coltivare questo terreno prezioso. Voi ne avete la forza e le capacità. In ogni discorso degli studenti è emerso questo aspetto: “Svami - han detto - dammi la capacità di gustare questa esperienza; dammi la capacità di gioire degli ordini di Svami". Siccome credono di non avere quella capacità, la invocano. Non si può dare qualcosa che già si possiede. Non siete stati in grado di scorgere ciò che veramente c’è in voi e, quand’anche lo scorgeste, non ne fate buon uso.

La ricerca prima [18] pag.69

Perché questo? La ragione è che non avete saputo mantenere la vostra attenzione su ciò. Se foste concentrati in questo, ne sarebbe scaturito uno sforzo per farne buon uso. Eccovi un piccolo esempio: cercate di capire correttamente una cosa o una persona se volete trarne il massimo beneficio. Per prima cosa, dunque, farete una ricerca e poi ne farete esperienza.

Sapere ciò che si chiede [19] pag.69

sea

Anticamente, Tanishka era re della città di Delhi. Egli chiamò a corte Nannaya e Ramaraju per i loro insegnamenti: infatti, Ramaraju leggeva la Mahabharata e Nannaya spiegava le Upanishàd. Furono essi a presentare la Mahabharata come il quinto Veda. Per gli Indiani la Mahabharata è una Sacra Scrittura e fin dall’antichità era considerata dolce come il laddu; ma oggi, a causa di un’educazione inadeguata, si preferiscono i laddu ai Veda. Allora, questo re offrì ai due istruttori sontuosi regali e li rivestì di scialli di gran valore. Li condusse a palazzo e, insieme ad essi, c’era anche Ramakrishna, un generale di corte. Tanishka li fece accomodare e pose loro questa domanda: “Bene, signori, non fermatevi a questa Mahabharata. C’è una sola grande opera che è il Corano. Scrivete un’opera che mi descriva come l’eroe della Mahabharata. Dovreste dipingermi come un Dharmaraja, il più vecchio e notabile dei Pandava. Dovreste paragonare tutti i miei ministri a Bhima, Arjuna, Nakula e Sahadeva, e accostare ai Kaurava tutti i miei re nemici. Così, con me come eroe, scrivereste una grande Mahabharata". Nannaya e Ramaraju erano atterriti al solo pensiero di scrivere un’opera simile. Com’è possibile - si dicevano - paragonare Tanishka a Dharmaraja?". Ma non sapevano cosa rispondere al re. Frattanto si fece avanti Ramakrishna per rassicurarli: “Non temete. Ci penso io”. Si rivolse quindi al re: “Tanishka, sono disposto io a scrivere la Mahabharata, ma ho dei dubbi. Se me li chiarirete, mi metterò a scrivere". Tanishka rispose: “Sono pronto a risolvere tutti i tuoi dubbi e a darti ogni spiegazione". Voi fate Dharmaraja - disse Ramakrishna - e sono disposto anche a mettere i vostri ministri al posto di Yudhishthira, Bhima, Arjuna, Nakula, Sahadeva e Shrutakirti. Metto anche i vostri nemici al posto dei Kaurava, ma mi resta un grosso dubbio. Ho bisogno di una Draupadi che verrebbe sostituita da vostra moglie e che, come vuole la storia, dovrebbe diventare la moglie di tutti quei Pandava". A questo punto Tanishka intervenne dicendo: "Ebbene, se queste sono le condizioni, non voglio più quella Mahabharata! “. La stessa cosa capiterà a voi, se non sapete bene a cosa aspirate.

Prima discernere, poi decidere [20] pag.70

Ci sono numerose storie con una morale simile a quella impartita da quell’ufficiale Ramakrishna.

sea

Durante il regno di Krishna devaraja, nel Distretto di Shri Gokulam, scoppiò una pestilenza. La morte di molti topi diffuse ancor più questa malattia, che mieté numerose vittime fra gli abitanti. Furono proprio i topi a spargere rapidamente il Contagio. Che fece dunque il re? Emise un’ordinanza, per la quale si faceva obbligo ad ogni famiglia di allevare un gatto. "Mi assumerò io tutto l'onere per il mantenimento dei gatti promise il re - e questi gatti dovranno essere ben pasciuti. Il cibo che fornirò sarà solo per i gatti. Ogni settimana porterete qui il vostro gatto per mostrarmelo. A coloro che avranno allevato bene i gatti e li avranno fatti crescere sani e forti, darò un premio”. Anche Ramakrishna portò un gatto, il re aveva dato un mucchio di soldi, affinché il gatto fosse cresciuto a latte e yogurt. Ma Ramakrishna si rifiutò di seguire quelle indicazioni. Intanto nelle case il numero dei topi aumentò considerevolmente nel giro di una settimana. L’epidemia continuò a diffondersi rapidamente. La gente portava i gatti dal re, secondo il suo ordine, ed erano gatti molto grassi; ma quando Ramakrishna portò il suo, che era stecchito ed affamato, il re gli chiese perché non gli avesse dato da mangiare. Ramakrishna rispose: “Sire, potrei avere un’udienza privata con voi?". Il re condusse in una stanza Ramakrishna, il quale gli disse: “Voi siete un grande re, mio signore, ma prima di dare un ordine, prima di prendere una decisione, dovreste discuterla nei minimi particolari. Non dovreste impartire ordini ciecamente, senza averli prima vagliati accuratamente alla luce della discriminazione. Perché avete assegnato al popolo dei gatti? Perché uccidessero i topi, no? Ma se sovralimentate i gatti, essi non piglieranno i topi. Per questo i topi si sono moltiplicati in tutte le case. Venite a vedere a casa mia. Quando il gatto ha fame, insegue i topi finché li uccide. Ma se il gatto è ben nutrito dalla famiglia, che voglia avrà di rincorrere i topi? Con che coraggio ricoprite la carica di sovrano, se persino i topi hanno discriminazione e buon senso?".

Larghezza di vedute [31] pag.164

Non confinate Dio in un luogo. Qualunque cosa vedete, trovateci dentro Dio. Se vi mettete a meditare, considerando Dio come fosse limitato in un luogo, rimpicciolite Dio che pervade ogni cosa e dimostrate di avere una mente ristretta. Siate di larghe vedute. Solo con questo tipo di discriminazione, giungerete alla saggezza e potrete avere una comprensione corretta delle cose.

Scienza e discernimento [32] Pag.165

Voi oggi avete nozioni scientifiche, ma non discernimento. Si è dato incremento alla scienza, ma non c’è discriminazione. Solo quando la scienza va di pari passo con il discernimento trova il suo giusto impiego. Per prima cosa, studenti, concentratevi sullo studio e fate sì che, per mezzo di esso, cresca il potere di discernere. E Poi, cercate di attuarlo. Molte volte vi ho detto che esistono cinque tipi di conoscenza, ma gli studenti d’oggi si accontentano di quella libresca. Alcuni, nel superare questo tipo di conoscenza superficiale, non giungono nemmeno a quella generica.

La scienza di Dio

Discriminazione tra bene e meglio [6] pag.52

Occorre saper giudicare la differenza tra una cosa "buona" ed un'altra che ci pare "migliore". Se non lo si sa fare, ci si attaccherebbe alla prima cosa che pare buona, trascurando tutto il resto. Però occorre vedere che il "meglio" non sia di danno al "bene". Così come l'iniquità spinge l'uomo a coltivare la rettitudine, i guai inducono l'uomo a manifestare compassione e carità. La compassione ha come suo seme inevitabile la sofferenza. Se non esistessero male e sofferenza, l'uomo sarebbe divenuto di legno o di pietra. Chi non ha la capacità di valutare l'invocazione dell'agonia e del dolore e di rispondere ad esso, è come un cieco, che prende il bene per male e viceversa. Chi è privo di discriminazione si comporta con tale cecità.

Dio è unità

Capitolo V. 7. La discriminazione deve farvi da guida

Se la mente controlla i sensi si otterrà una gioia sempiterna, ma se questi hanno il sopravvento, il risultato tragico sarà la perdita dei valori e l'uomo verrà trascinato nel fango. Ogni atto che diminuisce la facoltà di discernimento ed accresce il richiamo dei sensi, svaluta l'uomo. Ogniqualvolta i sensi reclamano qualcosa, l'intelligenza deve far intervenire i1 suo potere discriminante con questa domanda: "Questa azione è degna della Divinità che dimora in me?” Tale domanda aiuterà ad evitare il decadimento della vostra vera natura.

Ghita Vahini

2 - pag.32 Fortezza, pazienza e discernimento

<<Vestiti con la corazza della forza d'animo, "thithiksha", e le ventate della buona e della cattiva sorte non potranno mai nuocerti>> <<Thithiksha>> significa equanimità di fronte agli opposti. E’ privilegio del forte e tesoro del prode affrontare coraggiosamente la dualità. Il debole si agita come le penne del pavone, non ha mai pace e non può concentrarsi neanche per un momento; esso oscilla come il pendolo fra la gioia e la sofferenza. Qui occorre soffermarci un poco. La fortezza è cosa diversa dalla pazienza: <<thithiksha>> non è <<sahana>>. <<Sahana>> (pazienza) vuol dire accettare, tollerare, sopportare qualcosa perché non hai altra via. Ma avere la capacità di vincerla ignorandola, questa è disciplina spirituale. Sopportare pazientemente il mondo esterno della dualità con equilibrio e pace interiore: questo è il cammino della liberazione.

Sopportare tutto con analitica discriminazione è il tipo di<<sahana>> (pazienza) che darà un buon risultato. <<Viveka>>>> è il termine usato per una tale discriminazione. Significa la capacità di riconoscere ciò che si chiama <<aagamaaprajna>>>> o la natura del mondo composto di oggetti che <<vanno e vengono>>>> e che non sono quindi eterni. Generalmente l'uomo cerca la felicità e la gioia e in nessun caso desidera la pena e la sofferenza Egli considera la felicità e la gioia come i suoi amici più prossimi, mentre la sofferenza e la pena come i suoi diretti nemici. In ciò sta il grande errore! Quando uno è felice, il rischio della sofferenza è grande ed il timore di perdere la felicità lo ossessiona. La sofferenza pungola l'inchiesta, la discriminazione l'autocritica ed il timore che cose peggiori possano accadere. Essa risveglia dalla indolenza e dalla presunzione. La felicità invece fa dimenticare i propri obblighi verso noi stessi e ci trascina nell'egocentrismo e nel peccato, mentre la sofferenza rende l'uomo vigile e guardingo>>>>.

La filosofia dell’azione

4 - pag.27 LA FUNZIONE DELLA INTELLIGENZA

Quando gli organi sensoriali chiedono una cosa, non dovremmo ascoltarli, ma piuttosto chiedere alla nostra mentre di contattare la intelligenza. Questo è il modo giusto per soggiogare i sensi. Una persona che fonda la sua vita sulla mente è destinata a soffrire. La persona, invece, che fonda la sua vita sull'intelligenza diventerà un <<Purushottama>> (Dio). Dobbiamo sottomettere la mente alla intelligenza, cioè al potere discriminativo. Se fondate la vostra vita sull’intelligenza essa vi porterà diretti alla meta. Se invece la fondate sulla mente cosa ne uscirà è difficile predire! E’ qualcosa come attraversare l'oceano con una piccola barca senza conoscere quando si annegherà.

sea

C'era un uomo chiamato Mohamed (Maometto). Egli era una persona estremamente virtuosa e saggia. Aveva il controllo sopra i propri sensi. Venne il giorno della sua morte e tutti i discepoli erano riuniti intorno a Lui. Egli soffriva una pena intensa alla gola e cercava di sfuggire a quel dolore. Voleva pronunciare qualcosa, ma gli era impossibile. I discepoli erano in ansia e volevano sapere cosa il loro Maestro voleva dire. Mohamed entrò in meditazione e con la grazia di Dio fu in grado di parlare e disse:<<Figlioli! Ero inseguito dalla illusione (maya) che mi diceva: tutti sono diventati miei schiavi, nessuno ha potuto conquistarmi, ma tu ci sei riuscito!>> Ed io gli risposi: <<Illusione! Non dire che ti ho conquistato! Mi rimane ancora un po' di vita ed un po' di respiro e, fino a quando l'ultimo respiro non se n'è andato, è difficile essere certi di averti conquistato. Io ti posso conquistare, ma saprò se ci sono riuscito solo all'ultimo momento. Nell'ultimo minuto per liberarmi di <<maya>> ho pensato ad Allah ed ho pregato>>. Questo è per mostrarvi che sino all'ultimo momento non dovremmo cedere agli organi dei sensi. Allo stesso modo fino a quando non avete raggiunto il totale controllo dei sensi, c'è bisogno del <<samkhya yoga>>.

All'inizio sarà difficile e fastidioso, ma se volete imparare a guidare dovete andare in campo aperto, e solo dopo potrete guidare in una via stretta. Guidare subito in una via stretta potrebbe essere pericoloso. Krishna spiegò ad Arjuna che anzitutto doveva crescere in saggezza. Una volta che avrete capito la portata infinita della saggezza non potrete avere nessun problema e nessuna preoccupazione. Questa è la ragione per la quale egli disse che, per prima cosa, si deve sviluppare questo potere di discriminazione e poi si potrà andare con sicurezza in ogni campo. Gli organi sensoriali e gli oggetti cangianti non potranno mai dare gioia permanente; cose che non sono stabili vi potranno dare solo gioia transeunte. Raggiungete la gioia dell'<<atmathatwa>>, la conoscenza dell'atma. Se non avete questa conoscenza, qualunque altra cosa sarà inutile! La vera conoscenza è la conoscenza dell'atma. Potrete gioire dell'unità quando identificherete voi stessi con ogni cosa, mentre, quando ci sono due entità, sperimenterete le differenze. Quando esiste un solo oggetto il problema di discriminare non sussiste. <<Vasudeva mayam idam>> <<Ogni cosa è Vasudeva>> (Dio). Se volete comprendere questa Verità, dovete controllare la vostra mente instabile. Gli organi dei sensi sono come i cavalli da corsa: se non li controllate, essi useranno il carro come piacerà a loro. Il carro è il corpo, i sensi sono i cavalli, le redini sono la mente, l'intelligenza è il conduttore e l'individuo <<jivatma>> è il residente del carro. Gli organi sensoriali devono essere controllati con l'aiuto delle redini. La mente non ha una forma specifica e, quando noi fondiamo la nostra vita su essa, dovremmo stare molto attenti. Ogni sforzo dovrebbe essere fatto per controllarla. Il nostro cibo, il gusto, l'odorato, l’udito ed il tatto tutti devono essere controllati. Swami ha detto diverse volte che non dovremmo osservare troppe cose. Se guardiamo qualche cosa in particolare, incominciamo a pensare ad essa e una volta che pensate a qualche cosa, sviluppate l'attaccamento e cercherete di possederla. Quando parlate di un soggetto particolare, voi vi dipingete la sua forma nella mente. Cercate quindi di non sviluppare l'attaccamento. Se volete raggiungere Dio, dovreste correggere la visione difettosa. Anzitutto il controllo dei pensieri. La lingua è l'unico organo sensoriale che ha due funzioni: gustare e parlare. Essa è la prima che deve essere tenuta sotto controllo. Non abbiamo diritto di pensare bene o male degli altri. Meglio sarebbe pensare al bene ed al male che è in noi stessi. E cercare di sviluppare il bene. Se non avete il potere di capire voi stessi, come volete giudicare gli altri? Per prima cosa cercate di raggiungere lo scopo della vostra vita e quando sarete capaci di salvare voi stessi potrete tentare di salvare gli altri. Non dovremmo vedere il male nel prossimo, ne nutrire pensieri storti. Dovremmo usare invece la nostra lingua per parlare sempre dolce.

La conoscenza

Indagine e Discriminazione pag.26 [61]

L'oro impuro viene fuso nel crogiolo e ne esce pulito e brillante. La mente, resa impura da rajas e tamas dall'ira e dalla superbia e dalle impressioni di mille attaccamenti e desideri, può esser purificata e resa luminosa se la si mette nel crogiolo dell'Indagine e se viene riscaldata dalla brace della Discriminazione. Questa luminosità è la luce della Realizzazione, della conoscenza che tu sei l’Atman.

Meta dell’Anima pag.27 [67]

Una volta, nel bel mezzo di una conversazione, Vasishta(15) così disse a Rama: "Ascolta, o Rama, il Valoroso! L’Anima (jiva) è un toro coricato all’ombra di un grande albero che stende i suoi rami nella foresta, il ciclo delle nascite (samsara). Lo lega la corda del Desiderio, e così le mosche e i tafani dell'inquietudine, dell'ansietà e della malattia lo infestano. Esso si rivolta nel fango dell'errore e lotta nella buia notte dell'ignoranza per saziare la sete dei sensi. Un bel momento arrivano delle brave persone che sono sagge, lo slegano e lo portano fuori dagli oscuri recessi della foresta. Per mezzo della Discriminazione (Viveka) e dell'Introspezione (Vichara) si ottiene intelligenza discriminante (Vijnana), con cui si è in grado di afferrare la Verità, di realizzare l’Atman, di conoscere il Divino Spirito. E’ il fine ultimo di ogni esistenza: lo stadio in cui si trascendono Passato, Presente e Futuro".

Discriminazione pag.44 [123]

Tieni lontana la mente dai desideri bassi che inseguono i piaceri fuggevoli. Distogli da essi il pensiero e volgilo verso la Gioia durevole che ti viene dalla conoscenza del Divino Onnipresente. Tieni davanti all'occhio della mente i difetti e le sconfitte del mondo, delle sue gioie e dei suoi piaceri; così aumenterà il tuo potere di discriminazione, il tuo distacco ed il tuo progresso spirituale.

Corso estivo 1993

Upadhana e Nimitta   pag.89

Siccome l’uomo è carente di discernimento per lui il distacco è diventato un fardello. Siccome è privo di conoscenza Atmica, per lui il corpo è divenuto un fardello. Siccome è privo di Amore, per lui la mente è diventata un fardello. Tutti i problemi del mondo possono essere attribuiti alla mancanza di discernimento. Noi dovremmo esercitare il nostro discernimento per capire che cosa è ADHARA (supporto/sostegno) e che cosa è ADHEYA (supportato/sostenuto).

sea

Il ceramista fa i vasi, ma senza l’argilla e senza l’acqua il ceramista non può fare i vasi. Quindi l'argilla e l'acqua costituiscono "UPADHANA KARANA" (la causa materiale). Il ceramista che fa i vasi è solo uno strumento e quindi lui è "NIMITTA KARANA" (la causa efficiente/abile).

In modo analogo, la Divinità è la causa e la creazione è la conseguenza. Ma alcuni scienziati moderni non credono nel creatore e quindi si basano solo sulla creazione. Sono orgogliosi dei loro raggiungimenti e sfoggiano la loro conoscenza. Per esempio, essi dichiarano di poter trasformare acqua salata in acqua potabile con il processo di desalinizzazione. Però questo richiede grandi spese, miliardi. Inoltre sostengono che sono in grado di produrre acqua combinando idrogeno con ossigeno. Gli scienziati, accecati dalle loro acquisizioni, ignorano Dio che è il Creatore dell’idrogeno e dell’ossigeno. Questa gente non sente la gratitudine verso Dio per tutto quello che ha fatto per loro. Noi esprimiamo la nostra gratitudine alla persona che ci raccoglie il fazzoletto che gli è caduto. Se per un atto così piccolo siamo talmente grati, quanta gratitudine dovremmo esprimere allora verso Dio, che ha regalato il dono della vita all’umanità.....

Colloqui

  •  

H.- Si dice che la mente è pericolosa. Che significa?

SAI - [6] pag.55

E’ la stessa mente che può liberare o fare schiavo. E’ come un serpente dai lunghi denti velenosi. Se dai denti si toglie il veleno il pericolo è eliminato. Allo stesso modo il pericolo della mente sparisce se sparisce il desiderio.

H.- Ma si dice sempre che tutti i guai nascono dalla mente!

SAI - [7] pag.55

Dai desideri!

H.- Allora si devono controllare i propri pensieri?

SAI - [8] pag.55

Pensieri e desideri non sono la stessa cosa. Molti pensieri non sono desideri; il desiderio nasce se il pensiero entra troppo a fondo nell’oggetto.

Dove c’è un desiderio c'è stato un pensiero, ma non tutti i pensieri sono desideri. Le nubi nere portano pioggia, ma non c'è pioggia in ogni nube. La Grazia di Dio viene a gocce come la pioggia; le gocce si accumulano e divengono torrente. Se il desiderio di Dio e molto forte perfino i cattivi pensieri filtrano attraverso la mente e non ne sono trattenuti. Il desiderio rivolto a Dio porta alla discriminazione; e l’intelligenza, che è discriminazione; non è né la mente né i suoi pensieri. L 'intelligenza è Atma-Shakti diretta: una forza diretta dello Spirito.

  •  

H.- E’ spesso difficile scegliere l'azione giusta. Come dobbiamo fare per acquistare la capacità di fare questa discriminazione?

SAI - [5] pag.73

Questa capacità di discriminazione l'hanno tutti. La cattiva azione genera sentimenti di colpa, mentre l'azione giusta è libera e non genera timori.

  •  

SAI - [18] pag.82

Dio opera attraverso di te in forma di desiderio.

H.- Ma Svami, Dio fa venire anche i desideri cattivi?

SAI - [19] pag.82

La forza vitale esercita una forte spinta, che è il desiderio di vivere. Se agisce in un campo favorevole, diventa amore; se no, rimane sotto forma di desiderio. Se si esprime in un campo favorevole, quel desiderio diventa amore; nasce la conoscenza, poi la beatitudine. La forza, l'energia, la motivazione nel desiderio è Dio; che il desiderio sia buono o cattivo dipende dal tempo, dal luogo e dalla persona. Negli anni giovanili il desiderio di un successo terreno può esser buono; in anni più avanzati, cattivo. Il frutto che oggi è buono, può essere marcio domani; una mela può esser buona da una parte e cattiva dall'altra. La discriminazione ti dice di mangiare il buono e di scartare il marcio. Ecco che in te opera un'altra forza: la discriminazione; la devi impiegare per scartare le azioni errate. Il potere della discriminazione, che è un mezzo con quale Dio opera in te, dev'essere impiegato per scartare le azioni cattive, perché è quello che sa ciò che è giusto e ciò che non lo è. Il desiderio erroneo è Dio velato dall'Illusione (Maya), mentre la discriminazione è Dio meno oscurato dall'Illusione.

H.- Svami, ciò spiega tutto il problema del bene e del male?

SAI - [20] pag.82

Sì. La storia di Valmiki serve d'esempio.

sea

Era un ladrone scellerato, un assassino ed era convinto di quello che faceva. Un giorno gli accadde di udire le parole di cinque saggi, e da allora cominciò a ripetere "Ram". Quella stessa forza che aveva fatto di lui un feroce criminale la rivolse al desiderio di Dio, e raggiunse la Realizzazione Divina. Valmiki aveva cominciato a ripetere "Rama", e ripetendolo velocemente, quel Nome finì per avere l'iniziale in "Ma", "Mara", con questo sparì il suo senso del corpo e trascese i suoi sensi. La perdita del senso del corpo dev'essere così: naturale, non forzata.

H - Svami dice che il corpo, la mente e l'intelligenza non lavorano per nessuno, ma fanno il loro proprio lavoro. Che cosa significa questo?

SAI - [1] pag.82

Ciò che sottintendo è: "Purtroppo è proprio così". Essi fanno ognuno il proprio lavoro, ma questo dovrebbe esser coordinato a beneficio della più alta di queste facoltà. Per esempio gli occhi vedono; vedere è il loro lavoro; ma è un lavoro inutile se non vedono a vantaggio di qualcuno. Attraverso gli occhi deve vedere la mente. L’intelligenza deve controllare la mente e dirigerla, perché è questo il "suo lavoro".

H.- E allora tutto il meccanismo deve lavorare a beneficio di chi?

SAI - [2] pag.83

A beneficio dell'Atma,(40) come la Terra, che gira sul suo asse e intanto fa la sua rivoluzione attorno al Sole. Le varie facoltà dell'uomo devono fare il loro dovere, ma il centro del loro universo dev'essere lo Spirito.

H.- Mi pare che ci sia qualcosa che non va. L’Atma dovrebbe fare il suo lavoro, di dirigere le facoltà. Come si può fare per portare le facoltà sotto il controllo dell’Atma?

SAI - [3] pag.83

Quando avrai realizzato che l’Atma è la Realtà, tutto funzionerà regolarmente; si tratta solo di abbandonare tutto all’Atma.

H.- Però Svami ha detto che non possiamo cedere quello che di fatto non possediamo e di cui non abbiamo il controllo.

SAI - [4] pag.83

Non si tratta di abbandonare o di cedere a qualcun altro: ci si arrende a se stessi. Il riconoscere di essere l’Atma è arrendersi. La resa significa accorgersi che tutto è Dio, che non c'è nessuno che si arrende, che non c'è nulla da cedere e nessuno cui arrendersi. Tutto è Dio, e c'è solo Dio.

H.- La parola "arrendersi" non è adatta; non dà il senso giusto.

SAI - [5] pag.83

"Arrendersi" fa parte del linguaggio terreno; per la parola giusta ci vorrebbe il linguaggio divino, ma in mancanza di un termine più adatto, vada per "arrendersi", "abbandonarsi".

  •  

H.- Svami dice di tagliare le radici stesse del desiderio. Che cosa vuol dire "tagliare le radici"?

SAI - [8] pag.110

Quando un desiderio arriva, analizzalo. Se è buono per te e non fa male agli altri, vai pure. Se non è buono buttalo via subito. Se non sei certo, non far nulla finché l'incertezza non si sia chiarita.

Discorsi vol. X 2° tomo

pag.307 LAVORATE PER LA PACE

Le città sono diventate mari tempestosi, agitati da onde violente e gli abitanti si muovono in barche sballottate nell’oscurità. Per questa gente disperata, l'ideale spirituale, che splende luminoso, è la sola guida verso la salvezza. La campagna viene rapidamente influenzata dalla cultura delle città e il male si diffonde ovunque. Questo è lo spirito dei tempi. Aggrovigliato in questo spirito, l'uomo accumula tutti i tipi di desideri nella mente e, quando non può soddisfarli, si dispera e la sua vita finisce in un dolore indicibile. L'uomo dimentica che il desiderio più intimo da alimentare è il desiderio di Dio e dell’autorealizzazione. Tutti gli altri sono miseri e insignificanti. L'uomo è stato dotato del potere di discriminazione fra il bene essenziale e il piacere superficiale, ma egli non coltiva questa facoltà e non ne trae beneficio. I fratelli Pandava furono molto fortunati. Il maggiore, Dharmaraja, fu imperatore. Il secondo fu l'indomito Bhima, armato della terribile mazza. Il terzo fu Arjuna, figlio del Signore degli Dei, Indra. Il Signore riversò la Sua Grazia su Arjuna e si degnò di servirlo nella battaglia in veste di auriga! Malgrado tutti questi vantaggi, essi furono soggetti alle più gravi tragedie nella vita. Qual è la lezione che la loro vita ci insegna? Nessuno può prevedere quale sventura potrebbe capitargli e in quale periodo della sua vita. Ogni cosa dipende dalla Volontà della Provvidenza; tutto accade secondo il Piano Divino...

Discorsi volume I

pag.48

... Ricordate, la spada di Prema deve venire conservata nel fodero di Viveka. Gli Indriya o sensi devono essere controllati rigorosamente da Viveka e Vairagya, i due talenti gemelli dati esclusivamente all'uomo. Viveka vi insegnerà a scegliere le occupazioni e i compagni, e vi rammenterà la relativa importanza delle cose e delle opinioni. Vairagya vi salverà dal troppo attaccamento, e vi darà conforto nel momento dell'esaltazione o della disperazione. Queste due qualità sono le ali che mantengono l'uccello librato nell'aria: esse vi ricordano sempre l'impermanenza del mondo e la perennità della beatitudine della Realtà. Vi incitano a dirigere la vita verso la Sadhana spirituale e la contemplazione mai fallace della gloria del Signore.

Pag.56 TOLLERANZA

... Oggi gli individui sono agitati per mancanza di armonia interiore. Le regole del varnasrama, giunte a noi attraverso i secoli, prescrivono un certo tipo di condotta, i libri ne raccomandano un'altra, l'esperienza fornisce dati in conflitto fra loro, ma la pace dipende dalla mente e dalla sua consapevolezza del segreto della stabilità. Il corpo è il caravanserraglio, Jivi è il pellegrino e la mente la sentinella. La mente ricerca sukha o felicità, e pensa di poterla ottenere in questo mondo con la fama, le ricchezze, le terre, la proprietà, nonché dai parenti o dagli altri uomini; più avanti si costruisce immagini del cielo dove è possibile godere di una pace più intensa e durevole, alla fine scopre che la felicità eterna e sempre uguale può ottenersi solo dimorando nella realtà del proprio Sé, la beatitudine stessa. Il Jivathathwa o principio vitale è simile al chicco ricoperto dalla pula di Maya, proprio come il riso è avvolto dal guscio. Maya deve venire rimossa: il Jivathatwa deve essere cotto, reso tenero ed assimilato, perché possa arrecare salute e forza. Il riso ammorbidito può essere paragonato a Paramatma. Per questo procedimento bisogna impiegare la mente: fissarla in Sathyam e Nithyam e usare lo strumento di Viveka per rimuovere la pula dell'illusione. Sviluppate il potere della discriminazione e distinguete le cose permanenti dalle effimere, quelle benefiche dalle dannose. Anche nello scegliere il Guru dovreste usare Viveka...

Discorsi volume II

pag.27

... L’importanza smisurata che oggi si dà alla soddisfazione dei desideri dei sensi, deve diminuire ad ogni costo grazie alle letture dei libri sacri e delle vite di santi. Voi sapete a che punto il mondo dei sogni è un mondo assurdo, nel quale, nello spazio di cinque minuti, si possono concentrare quindici anni di esistenza e dove si prendono seriamente le cose e gli incidenti più strani. Ma lasciateMi dire che, paragonato allo stadio della realizzazione, anche quello del <<risveglio>> (quando voi siete in grado di analizzare i vostri sogni della cui validità non tenete alcun conto) non ha valore maggiore di quello del sogno. Imparate a sviluppare in voi il senso dei veri valori; stimate la gente e le cose nel loro giusto valore e non attribuite a loro uno <<yota>> di più...

pag.38

... La discriminazione ed il distacco sono i due elementi che domano la folle energia della crescita, e conducono le acque fino all'oceano che, dopotutto, è al fine, la destinazione cercata. Bisogna praticare la discriminazione ed il distacco attraverso la pratica del dharma nella vita quotidiana. Per questo, nella Ghita, Krishna insegna ad Arjuna la rinuncia ai frutti dell'azione e non la rinuncia all'azione. Non si deve fuggire ai doveri del proprio stato sociale. Ricordatevi che ciascuno di questi doveri deve essere compiuto come un <<culto>>, come una offerta della propria intelligenza e del proprio talento, qualità, pensieri e sentimenti ai Piedi di Loto del Signore, in uno spirito di gratitudine per avervi dato l'opportunità di agire bene. Dovete compiere questo culto senza traccia alcuna di egoismo, né di attaccamento ai frutti dell'azione. Il karma obbligatorio, si deve compiere in uno spirito di sincerità totale, di sforzo costante. Esso vi conferirà, allora, la discriminazione ed il distacco che sono necessari. Sankarachyarya, per esempio, li ottenne senza sperimentare il mondo, mentre altri non riuscirono ad ottenerli anche dopo un enorme lavoro. Qui sta tutta la differenza! Voi vedete che la morte si porta via la gente che vi è intorno, ma non per questo voi l'accoglierete con gioia e coraggiosamente quando verrà la vostra ora. Sankarachiarya disse che un alligatore gli aveva preso una gamba, nel senso che il mondo lo aveva preso nei suoi lacci. Egli disse a sua madre che l'alligatore avrebbe allentato la presa solo quando egli avesse accettato di farsi monaco. Che strano alligatore era quello! Ciò significava semplicemente che, se avesse rinunciato a tutti i beni, egli sarebbe stato libero di seguire la sua ricerca della verità. Aveva bisogno del consenso della madre per pronunciare i voti di Sanyasa. Grazie a questo incidente simbolico, Sankara fece dire a sua madre ciò che egli voleva: <<Fà i voti di Sanyasa, hai il mio permesso, mi basta che tu sia sano e salvo>>. Certamente la maggior parte delle persone ha l'occasione di gettare un rapido sguardo sulla discriminazione e sul distacco, ma altrettanto rapidamente dimentica il richiamo, l'ignora e trova ogni scusa possibile per farlo, o, addirittura, si butta negli eccessi di ogni genere: un passo avanti e uno indietro... Il viaggio non li porterà molto lontano... Anche se certi intraprendono la disciplina spirituale, lo fanno senza perseveranza, come un gomitolo di lana che cade dalle vostre mani a terra, si svolge interamente poiché la vostra presa non è abbastanza ferma. Solo la perseveranza porterà il successo tanto atteso. Come potrete riuscire a controllare la mente? E’ molto difficile vincere i suoi capricci, poiché essa ha più facce e si rivela inflessibile. Siete incapaci di comprendere Prakrithi che è un riflesso, un'ombra di Dio, come pensate di capire Dio stesso? Non c'è niente da fare, vi dovete armare di pazienza e di costanza se volete domare la vostra mente...

pag.109 IL DESTINO NON E’ UNA GABBIA DI FERRO

... Non siete stati messi da Dio nella gabbia di ferro del destino, dalla quale non potete fuggire. Egli vi ha dotati di discernimento, di distacco, di timore e di curiosità che dovete usare per raggiungerLo.

sea

Sebbene legati, voi avete una certa elasticità di movimento. Una mucca che è legata ad un palo per mezzo di una corda, può camminare intorno ad essa e pascolare in tutta l'area che la corda permette di attraversare. Quando l'erba è stata mangiata tutta, allora il padrone legherà la mucca ad un altro palo più lontano. Pascolate liberamente fino a dove la corda ve lo permette, ma non allontanatevi dal palo perché altrimenti tirando la corda potrebbe arrecare dolore al vostro collo.

Sulla terra che vi appartiene potete far crescere il cibo che vi occorre, oppure potete sedere in ozio e mandarla in rovina. Voi siete la causa della vostra rovina o della vostra elevazione. Gli arnesi sono nelle vostre mani, potete imparare ad usarli rompendo le catene che vi legano e liberarvi, ma se volete rimanere in schiavitù, chi vi salverà?...

pag.115

... Non Mi piace la gente che spreca momenti preziosi della sua vita in attività vane e discorsi inutili. Ne Mi piace il dubbio. Agite, agite con tutto il vostro potere e con tutta la vostra mente. Fate pieno uso delle attitudini, capacità, coraggio e fiducia in voi stessi di cui siete dotati. Allora Dio vi benedirà.

sea

Avrete sentito parlare di quel devoto di Rama che, essendosi rovesciato il carro, si sedette sul lato della strada lamentandosi per la sua sfortuna e chiedendo che Rama glielo raddrizzasse; poiché Rama non apparve a sollevare il carro e a sistemare le ruote, egli perse la fede in Lui e mise in dubbio le esperienze dei saggi che Lo descrivevano come un oceano di misericordia. Rama allora gli apparve, ma solo per dirgli: <<Imbecille, ti ho dotato di forza ed intelligenza, usale, e solo dopo che le avrai usate ed avrai fatto il tuo meglio, solo allora, se non sarà stato sufficiente, mi chiamerai>>. <<Io sono sempre pronto ad aiutare le vostre espiazioni con la Mia Grazia>>.

I devoti di Rama hanno sollevato montagne e costruito ponti sul mare con il Suo Nome sulle labbra e la Sua forma davanti agli occhi. Voi che vi autodefinite devoti, siete troppo deboli per portare il peso dei vostri corpi, per non parlare dei problemi che vi danno i vostri amici ed i vostri parenti. Avendo insediato SAI nel vostro villaggio, voi dovete crescere in Amore perché SAI è l'Incarnazione dell'Amore...

Discorsi volume III

pag.132

... Siate grati al Signore che vi ha dato il tempo ed il Karma (azione) per riempirlo. Vi ha dato il cibo e la fame. Ma non vi ha detto di entrare nel Karma indiscriminatamente. Quando costruite una casa, davanti ci mettete la porta, perché? Per fare entrare tutti coloro che voi gradite e tener fuori chi non desiderate vedere. Ha un duplice scopo, non la tenete aperta perché tutti entrino e se ne vadano quando vogliono. Allo stesso modo dovete vagliare gli impulsi, i motivi, gli incentivi che si presentano alla vostra mente e tenere fuori quelli deleteri, che degradano. Ammettete solo Jnanam e Sastras, la Conoscenza nata nel crogiolo dell'esperienza (Anubhavajnanam). Non tutta l'acqua è potabile; l'acqua della pozzanghera è da evitare, è meglio quella del fiume. Sceglietela e poi bevete. Quando usate la zanzariera contro le zanzare, state attenti che esse non entrino nel momento in cui andate a letto. Lasciatele fuori, non imprigionatele nella zanzariera. Se veleggiate con la barca che galleggia sull'acqua, non permettete all'acqua di entrarci. Siate nel Samsara (vita terrena) ma non lasciatela entrare in voi. Usate le porte intelligentemente, fate entrare chi volete e lasciate fuori gli altri di cui non avete bisogno. Il loto nasce nel fango, cresce nell'acqua ma vive al di sopra di essa evitando di bagnarsi nonostante l'acqua sia il suo elemento vitale. Siate come il fior di loto. Se il Karma è eseguito con cura, la visione si schiarirà...

pag.148

... Passo per passo, arriverete al termine della strada. Un atto dopo l'altro vi condurrà a buone abitudini. Ascoltando ed ascoltando finirete per esser spinti ad agire. Decidete di agire, di avvicinare solo buone compagnie, di leggere solo libri elevati, di formarvi l'abitudine al Namasmarana, e l'ignoranza svanirà automaticamente. L’Ananda o la gioia che produrrà in voi la contemplazione dell'incarnazione stessa dell'Ananda, farà sparire ogni sofferenza ed ogni timore. Sembra che Siva, facesse una risata quando diede un'occhiata al carro che gli era stato procurato allorché si accinse ad uccidere i Thripura-asuras, i demoni del Thripura, o dei tre corpi: Sthula (il grossolano), Sukshma (il sottile) e Karana (il causale). Vishnu, l’Auriga, era in Yoganidra (nel suo sogno Yogico), la terra era il Carro e le due ruote erano il sole e la luna, due sfere che mai girano all'unisono. Quella risata fece crollare gli Asuras e non vi fu più bisogno d'altro. Come morirono quelle forze del male dimoranti nei tre corpi? Non poterono resistere là dove esisteva l'Ananda. Così le forze del male, gli impulsi maligni e le tendenze cattive se ne andranno poiché non troveranno spazio nel vostro cuore, se in voi ci sarà la gioia divina. Andate verso la luce e l'ombra cadrà alle vostre spalle. Se ve ne allontanate, dovrete seguire la vostra ombra. Fate ogni passo per avvicinarvi di più al Signore e la Maya (l'illusione), l'ombra, cadrà dietro di voi e non vi illuderà più. Siate fermi e risoluti. Non commettete errori e non fate passi falsi per poi pentirvi, agite con ponderazione, con decisione, con disciplina; sarà molto meglio che dovervi pentire degli errori commessi. Arjuna fu riflessivo e prudente: avendo visto le conseguenze anche prima che la battaglia incominciasse, chiese consiglio a Krishna. Ma Dharmaraja, il fratello maggiore, che non aveva avuto la stessa ponderatezza, finita la guerra sentì afflizione e rimorso. Anzitutto, prima di compiere qualunque passo, sia nella Sadhana che nella vita di tutti i giorni, dovreste riflettere profondamente ed esser convinti della sua utilità. Non fate come nella storia della città piangente.

sea

Un giorno, una donna molto vicina alla Regina, giunse in lacrime al palazzo, e la Regina vedendola incominciò a piangere anche lei. Nel vedere piangere la Regina, l'intero gineceo scoppiò in pianto, ed il pianto si trasmise ai maschi che facevano la guardia. Il Re, trovando la Regina inconsolabilmente triste, si mise a piangere anche lui. Un tale, intelligentemente, si prese la briga di informarsi del perché, di tanto pianto e, chiedendo via via a varie persone, giunse sino alla Regina. Essa dichiarò che poiché la sua serva soffriva e piangeva, anche lei si era messa a piangere dal dolore. Allora fu interrogata la serva, la quale confessò che tutto era dovuto all'improvviso decesso del suo somaro preferito. Quando questa notizia si sparse, il pianto si fermò e vi fu una generale risata mista a un senso di vergogna.

Discriminate, ragionate, non correte a conclusioni affrettate e non date retta alle dicerie...

Aforismi Vedici

Pag. 18 - [23]

Tra i requisiti primi che incoraggiano l’insorgere della brama di conoscenza divina, il principale è il discernimento fra ciò che è transitorio e ciò che è eterno; in altri termini, la scoperta che solo l’Atma è al di là del tempo e che tutti gli oggetti percepibili dai sensi (vista, udito, ecc.) sono puramente transitori. Solo l’Atma non subisce cambiamento, ed è solo l’Atma a meritare la definizione di nitya-satya, “Verità Eterna”. In seguito ad una analisi approfondita e continua, si deve giungere a questa incrollabile convinzione e sostenerla con perseveranza.

Pag.28 - [42]

La parola atha, con la quale inizia il primissimo sutra, vuol dire “dopo di allora”. Dopo un’attesa analisi circa le sue implicazioni, si è scoperto che l’espressione sottintende l’acuisizione di questi quattro obiettivi:

1) discernimento, o viveka;

2) rinuncia, o vairagya;

3) le sei virtù;

4) l’intenso desiderio di liberazione.

Upanishad Vahini

Pag.9 - [3]

Esaminiamo i cinque elementi. L’essere vivente ha come base il primo, la Terra. Il secondo, l'Acqua, è il fondamento della Terra ed è prodotta dal Fuoco, il terzo elemento. Il Fuoco emana dal Vento, che è il quarto. A sua volta, il Vento (Vayu) sorge, dall'Etere (Akasha) e l'Etere emerge dalla natura primordiale, la quale non è che la manifestazione di un aspetto della Maestà di Dio, del Supremo, Sovrano Spirito, il Paramatma.

Pag.10 - [4]

Ora, per poter raggiungere lo Spirito Universale (Paramatma), Sorgente e Nucleo dell’Universo, lo Spirito individualizzato (jivi), che si è lasciato vincolare dagli elementi, dovrà sciogliere quei lacci uno ad uno con l'uso della discriminazione e della costante pratica del distacco. Chi si sottopone a questa disciplina è un aspirante spirituale (sadhaka); chi vince questa battaglia è un "liberato in vita" (Jivan-mukta).

Pag.10 - [5]

Per esercitare tale discriminazione, e per raffigurare concretamente la propria innata Realtà, è necessario studiare le Upanishad. Esse, nel loro insieme, prendono il nome di Vedanta e formano la Jnana-kanda dei Veda, ossia costituiscono la sezione che tratta della Somma Saggezza. La liberazione dalle conseguenze dell’ignoranza, infatti, può esser ottenuta solo mediante la Conoscenza (Jnana). Le Upanishad proclamano: Jnanad eva tu kaivalyam: "La liberazione si acquisisce solo con la Conoscenza".

Sadhana

45. Pag.26

Ogni senso è una via d'uscita per l’energia dell'uomo in una direzione che lo lega al mondo oggettivo. I sensi sono spinti dalla mente ad attaccarsi agli oggetti. L’uomo deve sottomettere la mente a Viveka o intelligenza che discerne; in questo modo essa lo aiuterà invece di fargli del male. Il corpo è il tempio di Dio. Egli risiede nel cuore, Buddhi o intelligenza, è la lampada accesa su quell'altare. Ogni colpo di vento che soffia attraverso le finestre dei sensi, intacca la fiamma della lampada e offusca la <<luce>>, minacciando persino di spegnerla. Quindi chiudete le finestre, non tenetele aperte per attaccamento agli oggetti. Mantenete la Buddhi affilata, così che possa tagliare la mente come un diamante e trasformarla in una fiammata di luce, invece di essere un ciottolo opaco. La discriminazione - Nithynaaithya-vasthu viveka - è uno strumento importante per distinguere tra il limitato e l’illimitato, il temporaneo e l’eterno. Questo è il suo legittimo uso. Sankracharya indirizzò il suo lavoro sul principio dell’Adwaitha come viveka-chudamani, in quanto volle evidenziare il calore di viveka per una realizzazione della evanescenza della vita e dell'Unicità dell’universo.

61. Pag.29

Se dormite sotto una zanzariera, gli insetti non vi potranno far male: allo stesso modo non lasciate che gli insetti di Kama, Kroda, ecc., vi facciano del male. Entrate dentro la tenda della sadhana mentre siete nel mondo. Siate del mondo ma non lasciate che il mondo entri in voi. Questo è un segno di Viveka.

50. pag.57

Gli Indriyas o sensi devono essere rigorosamente controllati da viveka (discriminazione) e vairagya (distacco), i talenti gemelli dati esclusivamente all’uomo- Viveka vi istruisce e nello scegliere la vostra vocazione e i vostri compagni- Vi dice l’importanza relativa degli oggetti e degli ideali. Vairagya vi salva dal troppo attaccamento e vi produce un senso di sollievo, talvolta di esaltazione o di disperazione. Essi sono le due ali che alzano l’uccello nell’aria- Vi fanno realizzare la temporaneità del mondo e la permanenza della beatitudine e della realtà- Vi spronano a dirigere le vostre vite verso la sadhana spirituale e la ininterrotta contemplazione della gloria del Signore -

La via della Verità

Pag.71

…. Se è necessario trarre la saggezza dall'esperienza è egualmente necessario sviluppare la facoltà di discriminazione che ci permetterà di impiegarla in modo utile per il benessere di tutti. L’educazione senza discriminazione e la saggezza senza discernimento non servono a nulla. L'educazione è una cosa e la discriminazione è un'altra cosa; la discriminazione è la facoltà di distinguere il bene dal male, è l’abilità di decidere quando e come dare importanza ai vari aspetti di un problema in una data circostanza. Essa è una componente della saggezza; senza discriminazione non è possibile seguire il giusto cammino. E’ un segno di avvedutezza usare il discernimento in ogni singola azione. Con le ricerche atomiche si possono inventare armi distruttrici capaci, in un secondo, di ridurre in cenere l'intero pianeta, mentre la stessa energia ci potrebbe aiutare a generare milioni di Kilowatt di elettricità da utilizzare per l'industria e l'agricoltura e trasformare così i paesi in ridenti granai; ma quando le scoperte dell'uomo e le sue invenzioni vengono usate per scopi nocivi, portano solo al disastro e alla rovina. La discriminazione invece ci guida nel modo corretto a dare giusto impiego a tali invenzioni, ad incrementare la produzione e promuovere il benessere dell'umanità. Un uomo dotato di saggezza e discriminazione sarà onorato e rispettato anche se non ha né ricchezza né posizione, mentre una persona priva di saggezza e discriminazione non potrà mai sbocciare spiritualmente anche se è un eminente "educatore", uno scienziato conosciuto o un multimilionario. Senza saggezza e discriminazione non si può neppure distinguere fra dharma e adharma. Ogni studente dovrebbe acquisire saggezza e discriminazione senza fermarsi alla conoscenza teorica, e con tale saggezza sviluppare una visione lungimirante e utilizzarla per elevare la società in cui vive. Oltre alla saggezza, alla discriminazione e all’esperienza si dovrebbe avere anche la conoscenza delle cose del mondo, definita "buonsenso" o "senso comune"…

Google Analytics Alternative