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Il Distacco

Al di là dell’illusione

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Il loto che è nel cuore dell'uomo implora il sole, lo splendore del Signore, ma è difficile arrivarci. Solo con il distacco da tutti gli affetti del mondo lo potrà ottenere. Dio è l'entità più vicina e più cara, ma l'ignoranza Lo nasconde all'occhio. L'amore che Dio ha per l'uomo è incomparabile, eppure all'uomo appare come un fenomeno. Le stelle appaiono come punti luminosi, perché sono molto distanti da noi, e anche Dio appare insignificante o inattivo a molti, perché essi si tengono troppo lontani da Lui. Se alcuni dicono che Dio non esiste, ciò vuol solo dire che essi si tengono troppo lontani per conoscerLo.

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Il Deha (corpo fisico) è un veicolo che anche i Deva (angeli, dei) desidererebbero avere. Sapete che i Deva cercano di venire in forma umana, per poter usare intelligenza, discriminazione e distacco e tutto ciò che solo il corpo umano può esercitare, per realizzare la realtà ultima, che una volta nota, rende noto tutto. Il corpo di cui si occupa l'ospedale è il Ratha, il carro dell'individuo, del Givi, che è il Dehi, l'abitatore, il padrone. E’ il castello da cui si può combattere contro i nemici dell'attaccamento e dell'egoismo, è la barca sulla quale si può attraversare l'oceano dei cambiamenti e del caso. La realizzazione della realtà per mezzo del Sadhana adhyatmico (spirituale) è un'ardua impresa, piena di pericoli, come giocare col fuoco, lottare con le tigri o combattere contro orde barbariche. Occorre essere attenti, vigili e ben preparati a ogni emergenza. Molti si sgomentano alle impossibili richieste di questa disciplina. Le Upanishad hanno comparato la via dell'aspirante al filo del rasoio. L'uomo è il re degli animali, egli è il campione più glorioso tra tutti gli esseri viventi. Anche se l'elefante vive a lungo, se il leone è più fiero, l'aquila ha una vista molto più acuta, il gallo si sveglia presto, e la vacca ha più spirito di sacrificio, l'uomo ha in se le più vaste potenzialità che possono essere rese effettive con un'educazione adatta. Basta che egli intensifichi la sua sete di Dio, ed egli vivrà in contentezza, invece di strisciare sempre scontento in cerca di terre, di case, di conto in banca, di mobili, di stato sociale, di potere, di autorità e di simili soddisfazioni triviali. Alla fine, quando l'uomo starà per lasciare, come è inevitabile, questo mondo, moglie e figli attorno lui piangeranno e chiederanno:<<Che sarà di noi, quando ci lascerai?>>, Ma il poveraccio si troverà davanti a un problema ben più urgente e personale: <<Che sarà me?", e non gli resterà più il tempo di trovare la risposta o di prepararsi perché gli accada qualcosa di buono. Se avesse cercato, avrebbe potuto trovare la realtà, e se ne sarebbe andato con un sorriso invece che con un rantolo lamentoso. L'uomo nasce in un pianto disperato, deve andarsene con un sorriso di gioia. <<Quando nascesti tu ridevan tutti, / E tu piangevi solo. / Fa che quando morrai piangano tutti, / E tu sorrida solo>>. Questo è lo scopo degli anni intermedi (della vita fisica), ma oggi questi anni vanno sprecati. Dio è l’ancora che può salvare l'uomo dalle tensioni e dalle tempeste, ma Lo si trascura e Lo si ignora. L'uomo si fa gettare da una bramosia all'altra, finché la disperazione lo acceca e il perseguire scopi superficiali lo esaurisce. A questa disperazione si devono molte malattie.

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Non basta avere la forma d'uomo e l’attrezzatura umana di base, fisica, mentale ed emozionale. Con l'aiuto dell'intelletto discriminante, dobbiamo portare questa forma alla perfezione, come lo scultore fa con la pietra grezza. L'uomo deve farsi conscio della sua affinità con Dio, del Divino che è latente in lui, delle sue immense potenzialità. Di ciò può farsi cosciente esercitando la sua Viveka e la sua Viraghya, la sua discriminazione e il suo distacco. Egli solo, tra gli animali, è capace di questo.

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Dovete coltivare il distacco, la rinuncia e tenere sotto controllo il desiderio. Lo scopo della vita umana non è ne la ricchezza, ne la vanità, ne l’oro, ne la fama nel mondo. Siate retti moralmente e virtuosi, sinceri nel pensiero, nell'azione e nella parola. I soldi vengono e vanno, ma la moralità viene e cresce. L'uomo dunque deve abbandonare la bramosia di denaro, e desiderare sempre maggior moralità.

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Questa terra è il Karmakshetra, il campo di battaglia dove tutte le azioni si sublimano in Sadhana, e la meta dell'unione con l’Assoluto sta sempre davanti a ogni uomo. Ma egli si è messo a inseguire il miraggio dei piaceri dei sensi e della gioia materiale dimenticando che solo il successo spirituale può dar pace. Sebbene la gente scopra presto che nessuno potrà mai raggiungere la felicità con la ricchezza o divenendo esperto in qualche scienza, di maestro in qualche arte, o col farsi un corpo atletico, nonostante tutto cerca la felicità solo e sempre con questi mezzi. Ciò che si deve fare è giungere al distacco passo a passo, dimorando in Dio e fissando la propria attenzione sulla Sua grazia, il Suo potere e la Sua saggezza.

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Il primo requisito dell’aspirante è la qualità del distacco, Vairaghya, il prodotto di una profonda discriminazione sulle caratteristiche naturali dei sensi, della mente e dell'intelletto, oltre che sulla natura delle cose che ci circondano. Pensate a fondo alla validità relativa dell'esperienza nei tre stadi, quello di veglia, quello di sonno con i sogni, e quello di sonno profondo, e dell’"Io", del sé che è il testimone di dette esperienze. Quel testimone che è in voi, il vostro vero essere, è una scintilla dell'eterno Testimone universale. E allora, eredi di tanta ricchezza e di tale destino, come potete inseguire scopi meschini e successi effimeri? E’ questa la discriminazione che vi afferma nel distacco. Quando vi accorgerete che i " diamanti" da voi accumulati con tanta cura non sono che cocci di vetro, non avrete bisogno di persuasione per buttarli via. Datevi da fare utilmente, guadagnate, ma non attaccatevi al guadagno con fanatismo. Consideratevi come depositari di beni per conto di Dio, per fini che Egli approva e gradisce. Un direttore di scuola, trasferito da un istituto a un altro, se ne va senza preoccupazioni, lasciando i laboratori, la biblioteca, i mobili, i banchi e le cattedre che egli aveva tanto amato, e questo perché anche quando amava quelle cose per la loro utilità, sapeva di esserne solo il custode per un certo tempo, che gli oggetti gli erano stati affidati, e che un giorno avrebbe dovuto lasciarli per andare via. Abbiate lo stesso atteggiamento per i beni che accumulate e adorate, così vivrete contenti e morrete in pace.

Discorsi 88/89 volume I

Distacco e amore [17] pag.69

Il giorno in cui l’uomo avrà capito che Dio è Padrone e Signore assoluto di tutto, avrà finalmente acquisito la vera conoscenza e si sarà sbarazzato definitivamente dell’ignoranza, che gli procura soltanto sofferenze e sventura. Cercate dunque di liberarvi dall’attaccamento al corpo e dedicatevi incondizionatamente a Dio. Ma ricordatevi che, prima di tutto, avete il sacrosanto dovere di amare e rispettare vostra madre. Non potete avventurarvi nella conquista del mondo senza l’appoggio della vostra famiglia. Siate perciò premurosi con colei che vi ha concepito; non cagionatele dispiaceri, non offendetela. Questa è la prima regola da osservare se volete avvicinarvi a Dio. Se non sapete compiacere vostra madre, come farete a rendervi graditi a Dio? Vi benedico, affinché gli insegnamenti oggi impartiti possano dare i loro frutti.

Il desiderio [3] pag.118

Che cosa si sottintende alla parola “desiderio”?. L’identificazione col proprio corpo e il considerare tutto ciò che gli è attinente come fosse di propria appartenenza sono due atteggiamenti che, sostenuti da un forte senso di possesso, generano questa malattia. Identificarsi col corpo e avere considerazione solo per gli aspetti corporei hanno portato l’uomo alla cecità più completa.

Il rimedio [4] pag.118

Ma, esistono rimedi o medicine per questo tipo di malattia? Non ne esiste che uno solo: la cura contro il desiderio è la rinuncia a desiderare. Che cosa si intende per rinuncia o distacco? Quando avrete capito la natura del distacco, saprete come metterlo in atto.

3 dimensioni [5] pag.118

Esistono tre dimensioni: una dimensione fisica, che rappresenta l'aspetto più denso; poi viene un aspetto sottile ed infine quello causale. Quando avrete capito bene la natura di queste tre dimensioni, saprete comprendere perfettamente il distacco.

Il grossolano [6] pag.118

L’aspetto grossolano si riferisce a ciò che è inerte. Le montagne sono fatte di pietra, gli alberi di legno, la terra di fango, il corpo umano di carne: tutta materia inerte. Quando sarete consci di questa inerzia, di questa assenza di vita, sarete liberi dal desiderio di ciò che è grossolano.

Il sottile [7] pag.118

Per comprendere l’aspetto sottile, bisogna esploralo a fondo.

Nello stato di sogno si hanno una gran quantità di visioni. A chi appartengono gli occhi che hanno quelle visioni? Nello stato di sogno si odono molti suoni e parole. Con quali orecchie vengono percepiti? In sogno discutete su chi sia la persona che vi sta parlando. Con la bocca di chi state parlando? In sogno vi vengono presentati dei cibi, di cui percepite il sapore. A chi appartiene quel senso del gusto? In sogno fate passeggiate. Con quali gambe vi muovete? In sogno eseguite un sacco di attività. Con le mani di chi? Durante i sogni, il corpo giace inerte nel letto. Di chi sono le membra che in quello stato lavorano? Chi ha creato gli arti che nello stato di sogno fanno dei movimenti? Non sono altro che frutto dell’illusione. Per tutta la durata delle vostre esperienze, fino al momento del risveglio, avete l’impressione che tutto, sia reale. Ma, nel momento in cui vi destate dal sonno, quelle esperienze scompaiono nel nulla. Una volta svegli, non vedete più quelle case e quei palazzi che avevate visto in sogno. Nello stato di sogno, sperimentate come reali tutte quelle cose che, quando avete coscienza del vostro corpo fisico, sono illusorie. Nello stato di veglia, dunque, vedete l’inerte; nello stato di sogno, l’illusorio.

Il causale [8] pag.119

Passando allo stato causale, c’è solo un riflesso. Di chi? L’immagine e il riflesso del Signore stesso.

La ricerca [9] pag.119

Veglia, sogno e sonno profondo vi fanno capire che le esperienze vissute nei tre differenti stati non vi appartengono e questo vi porta ad un senso di distacco. La ricerca è essenziale, se volete una vita priva di desideri e distaccata. In tutte le Scritture vengono offerti differenti metodi di ricerca. Ma, poiché voi non disponete di persone in grado di interpretarle e di spiegarle correttamente, le cose hanno preso il verso sbagliato. Per chi non ha discernimento, un testo sacro è solo un peso. Senza rinuncia non è possibile acquisire conoscenza. Grave è il peso di una mente priva di pace. Il corpo di una persona che non ha la conoscenza dello Spirito, diventa una zavorra.

Discorsi 88/89 volume II

Il distacco delle Gopi [16] pag.145

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Una volta, tanto tempo fa, Uddhava si recò a Gokulam per recapitare un messaggio alle Gopi da parte di Krishna. Uddhava disse loro: “Vi ho portato una medicina che vi potrà liberare da ogni sofferenza provocata dal vostro essere separati da Krishna. Prendetela. Per mezzo di questo yoga avrete sollievo dal roga (disturbo) che soffrite.” Le Gopi risposero: “O nobile Uddhava! Noi non soffriamo alcuna malattia. Perciò non abbiamo bisogno di alcuno yoga. A noi basta conoscere lo yoga che ci consente di riavere Krishna.” Chiese allora Uddhava: "Che yoga è mai questo?” E una Gopi rispose: “Anche la dura prova di una rinuncia, di cui si godono i risultati, è yoga". Ma Uddhava replicò: “Che potranno mai avere in comune la rinuncia e il piacere? Il rinunciante non va in cerca di piaceri ed il gaudente non ha nulla a che vedere con la rinuncia. Se queste due scelte non sono fra loro conciliabili, come puoi considerare il godimento di una separazione come una forma di yoga?" E quella Gopi rispose: “Ingenuo! E’ tutto qui quanto hai imparato dalla tua vicinanza a Krishna? Se sei libero dall'ego mentre compi le tue azioni e dall’attaccamento al godimento dei loro frutti, allora il sacrificio, l’austerità spirituale ed il piacere diventano una sola cosa. Per prima cosa, liberati dall'idea di essere colui che agisce. Poi, liberati dal desiderio di godere il frutto delle tue azioni. Quando non avrai più attaccamenti ai frutti del tuo operato e non avrai più alcun sentimento di ego in ciò che fai, allora non ci sarà più differenza fra Yoga e Bhoga (piacere).”78

Benefici per tutti, impegno di pochi [17] pag.145

Sta piovendo. Nel mondo avete pioggia e fiumi per la maturazione delle messi. Sole e luna risplendono. Per chi tutto questo? Tutto ciò non è a vantaggio di un solo individuo, ma per il beneficio di tutto il genere umano. Ciascuno ha il diritto di beneficiarne. Ogni essere della natura ha diritto a godere di tutto quanto la Natura provvede. Soltanto pochi benedetti, però, aspirano a godere la Divinità e la Verità trascendentale. Ciò riesce solo alle persone che hanno una solida fede in Dio. Ecco perché le Gopi uscivano dalle loro case nell'istante in cui udivano il dolce flauto del Signore Krishna.

Attaccamento al corpo [25] pag.189

La stessa cosa è applicabile all’amore verso il corpo fisico. Voi vi preoccupate della vostra salute e della vostra forza, dedicate molto tempo preoccupandovi di come apparire, ma qualsiasi crema o cipria mettiate non cambierà il vero colore che Dio vi ha dato. I cosmetici che vi mettete hanno una durata di pochi minuti, mentre il colore datovi da Dio è permanente. Considerate la vostra carnagione come quella giusta. In realtà, il corpo fisico è fatto solo di cose inutili e indesiderabili.

Rispetto del corpo [26] pag.189

Dovreste dedicare al corpo quell’attenzione che basta a mantenerlo in efficienza. L’unica motivazione valida per prendersi cura del corpo è che vi serve per raggiungere il Divino. Non perdete tempo nell’accentuare il vostro attaccamento verso questa cosa effimera. Qualsiasi ornamento usiate, la vostra vera forma non varierà. Alcuni stanno un’ora allo specchio per provarsi gli abiti: è uno spreco immane., corpo è transitorio, è di passaggio, non è altro che una bolla d’acqua. Ciò nondimeno la salute è un bene prezioso. Finché vivete nel mondo, mantenete in forma questo corpo e riservategli la giusta attenzione, affinché possiate usarlo per raggiungere Dio.

Attaccamento alle Scritture [27] pag.189

Come con un eccessivo attaccamento al corpo sorgono problemi, così un attaccamento smodato agli Shastra genera sofferenza. Malgrado ripetiate queste Scritture innumerevoli volte e vi possiate fregiarvi del titolo di Dottore in Sacra Scrittura, non sarà questo a darvi la pace. Se vi viene meno la memoria sui passi scritturistici, vi sentite infelici. Se siete confutati da qualcun altro, vi rattristate e provate una certa insofferenza. Allora, per liberarvi da queste sofferenze, non fate altro che ripetere degli shastra, cioè delle norme spirituali contenute nelle Scritture. Ma la semplice familiarità con i testi scritturistici non è la stessa cosa della norma religiosa, lo shastra. Seguire e mettere in pratica nella vita quotidiana gli insegnamenti è vero shastra, vero codice di leggi spirituali".

Libertà dagli attaccamenti [28] pag.190

La combinazione di queste tre tendenze o attaccamenti al mondo, al corpo e alle norme morali con l’impurità, l’illusione ed il velo d’ignoranza vi riempirà di stoltezza e di arroganza. Fate un istante questa considerazione: Avete portato qualcosa con voi quando siete venuti alla luce? Porterete via qualcosa con voi quando uscirete dalla vita? Quando nasceste, avevate del denaro con voi? Quando morirete, un solo spicciolo dei vostri soldi vi potrà seguire? E dove andrete? Potete spiegarMi dove andrete? Nessuno lo sa. Il vostro attaccamento a questa vita passeggera è come una corda illusoria che vi tiene legati. Dovete compiere ogni sforzo per districarvi da questi legami e raggiungere il Divino.

Distacco [24] pag.225

Siate felici, mentre siete in vita e, a seconda delle vostre possibilità, fate delle opere di carità. Se non fate altro che accumulare ogni giorno sempre più, come farete ad arrivare al distacco? Lasciare la moglie, gli averi e la casa per andare nella foresta non è distacco. Vero sacrificio e yoga è la rinuncia alle tendenze cattive dei vostri pensieri e del vostro comportamento. Non siate avidi. La cupidigia vi frutterà soltanto miseria. Accontentatevi di ciò che avete e fatene buon uso. Aumentate il vostro spirito di sacrificio e la vostra fede nel Signore. Ecco il vero Yajna.

Il distacco [33] pag.275

Nel linguaggio vedantico, il controllo dei desideri va sotto il nome di Vairagya, il distacco. Gradualmente e pian piano, riducete i vostri attaccamenti. Agli studenti tocca la ferma decisione di insegnare al mondo questi sacri ideali e questa sacra mentalità.

La scienza di Dio

Il test delle azioni [9] pag.16

Lasciate il senso dell’”io” e del “tu.”; solo così capirete lo splendore di Ciò che non è né “io” né “mio”. Questo non comporta che dobbiate rinunciare a tutto. Il Vero Insegnamento, la Vidya, dice che occorre occuparsi del mondo, come esige il dovere, con un senso di distacco, evitando di farsi coinvolgere. La cartina di tornasole per verificare se un'azione sia santa e sacra è l’esame che accerti se essa genera attaccamento o se libera da dipendenze. Il test di acidità per giudicare un’attività profana o peccaminosa è l’esaminare se essa insorge da bramosie o le promuove. Questo è l’insegnamento, la lezione impartita dalla Scienza Suprema, Vidya. Se il vostro proposito è quello di compiere il vostro dovere, potete pregare Dio di farvi campare fino a cent’anni: non sarebbe una cosa riprovevole. La più alta Scienza, dunque, Vidya, vi esorta a compiere delle azioni in piena comprensione della loro natura e alle loro conseguenze.

La vera rinuncia [8] pag.46

La seconda preziosa virtù che insegna la Conoscenza divina (Vidya) è il distacco.

Vuotate un vaso dell'acqua che lo riempiva, e l'immagine del cielo che vi si rifletteva è sparita anch’essa insieme con l'acqua, ma il vero cielo, lo Spazio, l'akasha rimane dentro al vaso. Allo stesso modo, quando viene scartato tutto ciò che è non-Atman, rimane l'Atman, lo Spirito, e si è raggiunta la Liberazione.

Ma ciò che dev'essere scartato non riguarda impedimenti oggettuali; la rinuncia dev'essere del soggetto. Molti credono che tyaga o rinuncia voglia dire dar via soldi in carità, o terreni, o compiere cerimonie come Yajna e Yaga, che sono i sacrifici rituali, o altre consimili oppure lasciar terra e casa, moglie e figli, e ritirarsi nella foresta. Invece la rinuncia non consiste in tali gesti di debolezza mentale, che non sono poi tanto difficili come sembrano. Sarebbe troppo facile, per chi sia così intenzionato, compiere questi atti e fare le rinunce prescritte. La vera rinuncia è abbandonare il desiderio.

Le porte dell’Inferno [9] pag.47

E questo è il vero scopo dell'esistenza delle persone, lo scopo di tutti i loro sforzi. Abbandonare il desiderio implica abbandonare lussuria, ira, avidità, odio, ecc. La rinuncia fondamentale è quella del desiderio. Gli altri sentimenti ed emozioni sono reazioni che conseguono al desiderio. Quando diciamo “Kodanda pani”, “colui che ha in mano l’arco" si intende che abbia in mano non solo l’arco, ma anche le frecce. Un arco implica anche delle frecce. Allo stesso modo il desiderio implica la presenza della concupiscenza, dell’ira, dell'avidità, ecc., che sono tutte vere e proprie porte infernali, delle quali l'invidia è il catenaccio e la superbia la chiave. Messa la chiave e aperto il chiavistello, vi potrete entrare.

Devozione, Distacco, Perseveranza [7] pag.89

Il vero fondamento per raggiungere la Consapevolezza del Divino o Assoluto universale (84) è il distacco.

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Anche in un piccolo edificio, le fondamenta devono essere stabili e forti perché non cada presto in macerie. Se vogliamo fare una ghirlanda, abbiamo bisogno di uno spago, di un ago e dei fiori, vero? Così, se vogliamo ottenere la Saggezza (Jnana) sono indispensabili lo spago della Devozione, l'ago del Distacco e i fiori della perseverante unidirezionalità.

Dio è unità

Capitolo III. 9. Tutti pellegrini verso la stessa meta

Ci sono tre linee lungo le quali lo sforzo deve essere diretto affinché la vita non diventi un inutile e faticoso viaggio nel deserto:

1) praticare esercizi spirituali e disciplina;

2) coltivare il distacco;

3) sviluppare la fiducia in se stessi.

La virtù necessaria al progresso spirituale è la rinuncia.

Non è il valore delle cose lasciate che conta, ma la grandezza dell'impulso. Non si può dire che la vita spirituale sia cominciata finche i piaceri sensoriali hanno il predominio. Le esperienze spirituali sono reclamate da molti ma raggiunte da pochi perché i sensi hanno il sopravvento. Una piccola indagine vi rivelerà che i sensi sono cattivi maestri e fonte sterile di conoscenza: la gioia transitoria che essi danno alla fine si tramuta in pena, mentre le percezioni che trasmettono non conferiscono pace al cuore. Solo la contemplazione del potere e della Maestà di Dio, che si può osservare nell'immensità dell'Universo, è una vera sorgente di felicità. Nemmeno due persone sono d'accordo su uno stesso argomento, anche se si tratta di fratello e sorella, marito e moglie, padre e figlio., ma quando si è diretti verso Dio tutti possono trovarsi d'accordo e cooperare amorevolmente. Puoi essere pellegrino anche durante lo svolgimento dei tuoi doveri quotidiani: devi solo sentire che ciascun momento è un passo verso di Lui. Fa ogni cosa dedicandola a Lui come se fosse da Lui diretta, come un lavoro per adorarLo e per servire i Suoi figli che sono tuoi fratelli. Misura tutte 1e tue azioni, le tue parole e i tuoi pensieri, con questo metro. "Dio approverà tutto questo?" "Questo contribuirà alla Sua Gloria?"

Capitolo VII. 8. La via del saggio

Dovete avere la capacità di nuotare attraverso le onde della gioia e della sofferenza, della perdita e del guadagno e impadronirvi dell'arte di essere perfettamente calmi ed inattaccabili, qualunque cosa possa accadere al vostro corpo, ai vostri sensi, alla vostra mente, che sono inerti quando l'interiore "sé", che è intelligenza e coscienza, non li stimola. E’ un'arte nella quale dovete perfezionarvi e se siete coscienti che lo Spirito è la vostra stessa intima realtà, potete andare con sicurezza a fare il giro del mondo alla velocità che vorrete. L'uomo è malato, ma ricorre a rimedi che non possono curarlo. Fate da soli la vostra diagnosi, scoprite la causa del male, usate appropriati rimedi: questa è la via del saggio. Non correte dietro a ciarlatani ed a pseudo panacee. Seminate l'amore, preparate il terreno del vostro cuore rimuovendo le erbacce, fate sviluppare i semi bagnandoli con la fede ed avrete i boccioli della fortezza: più tardi sarete certi del frutto della pace. Questo dev'essere il vostro dovere ed il vostro voto. Lo scopo è sempre lo stesso qualunque sia il maestro o l'istituzione, e la via è quella tracciata anticamente dai santi, che può anche essere illustrata come una dimora a 4 piani: il piano terra è il "Karma yoga" e gli altri piani sono la devozione, la saggezza e il distacco. Quando un frutto sta per nascere può essere paragonato al "Karma", cioè al campo di attività comune a tutti, e che è il primo passo nella disciplina spirituale. Quando è maturo, come colui che riesce a liberarsi dall'egoismo e dalla cupidigia, è paragonabile all'adorazione che conduce al secondo piano della casa divina. Quando è stagionato e dolce è come l'abbandono totale alla volontà suprema e l'aspirante si trova al terzo piano, quello della conoscenza. Infine il frutto cade dall'albero ed è simile al distacco totale del discepolo che ha così finalmente raggiunto il quarto piano della divina dimora. L'amore puro è la forza motrice del "Karma yoga", lo yoga dell'azione; è il respiro dello yoga della devozione; è universale ed infinito nella più alta forma di saggezza; e vede il Signore ovunque ed in tutte le cose quando il distacco perfetto è stato conquistato.

Quelli che Dio ama di più

1 - pag. 77 LA PRATICA COSTANTE DEL DISTACCO

 

Quando una persona si accorge della fragilità e dei difetti di una cosa, non desidererà più possederla. Se desidera ardentemente avere la visione del Signore, la cosa più importante, ed il primo requisito che uno deve avere, è <<vayragyam>> o la rinuncia. Essa renderà capace, la persona che la pratica, di avere una mente volta verso l'interno a contemplare la bellezza del Signore. La mente è forte, volubile e decisa nei suoi approcci. Arjuna diceva al Signore che la mente era molto forte, pericolosa ed instabile allo stesso tempo, ed il Signore gli rispondeva: <<Arjuna! Non preoccuparti, se sei in grado di praticare il distacco, sarai capace di controllarla>>.

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Il cavallo è un animale molto instabile, non sta mai fermo, e muove continuamente le orecchie, la testa e la coda. Per questo gli è stato dato il nome di <<Ashwa>> che vuole dire: <<chi ha continuamente la mente agitata.>> L'elefante è molto forte e potente e può essere anche un animale molto crudele, la scimmia è sempre agitata ed incostante; l'albero ha le foglie che tremano in continuazione, sia che ci sia vento sia che non ci sia. Come per controllare un elefante adoperiamo il pungolo, per domare un cavallo una frusta e, con una pratica costante e l'allenamento, possiamo controllare anche la scimmia così, con la pratica costante del distacco, potremo controllare la nostra mente.

Il distacco si riferisce al riconoscimento dell'aspetto temporaneo della natura degli oggetti che permette alla mente di non attaccarsi. Non vuol dire provare disgusto o odio per certi oggetti, ma solo che non si dovrebbe avere nessun attaccamento mentale per essi. Abbandonare gli oggetti del mondo fenomenico non è probabilmente possibile ma, se abbandoniamo il sentimento del possesso potremo godere veramente delle cose del mondo.

Nel mondo fenomenico ogni cosa, ogni persona ed ogni oggetto sono soggetti al cambiamento. Esistono sei tipi di cambiamenti: (vikaras): la nascita; la crescita, l'esistenza, la modificazione, il processo del decadimento e la morte. La Ghita ci ha detto che pensare al mondo, effimero e transeunte, come una cosa permanente, ed attaccarsi ad esso, è la via sbagliata. Tutti possono vedere nel tempio di Vishnu Garuda, nel tempio di Siva, il bue Nandi, nel tempio di Rama Hanuman. Queste immagini indicano quale tipo di distacco o di attaccamento dovremmo avere per il Signore. La concentrazione e la visione di Nandi, Garuda ed Hanuman è interamente ai piedi del Signore e non ai piedi del mondo. Il significato di queste immagini che vediamo nei templi mostrano che non si dovrebbe avere troppa cura per il transeunte, e che ci si dovrebbe concentrare sempre sulla Entità permanente, cioè il Signore. Una volta riconosciuto il difetto e la fragilità di un oggetto, ovunque sia, non si dovrebbe mai aspirare ad averlo. Ci sono numerose storie che ci parlano di imperatori con grandi ricchezze dalle quali, tuttavia, non ricavavano nessuna gioia né pace mentale. Il distacco non vuol dire semplicemente il fatto che siamo capaci di riconoscere i difetti e le debolezze degli oggetti, ma altresì che prendiamo il meglio da loro. Riconoscere i dolori non risolve i problemi ad essi connessi; si deve conoscere come ottenere la gioia. Il reale distacco è abbandonare la sofferenza ed aspirare alla <<ananda>>. Lasciare la famiglia, la moglie i figli e le proprietà ed andare nella foresta non è distacco! Dobbiamo riconoscere l'aspetto negativo e quello positivo degli oggetti ed avere la ferma fede nella Entità permanente.

2 - pag.78 IL DISTACCO INTENSO ED IL DISTACCO DEBOLE

Quando incontriamo difficoltà fisiche, mentali, finanziarie o di altro tipo, sviluppiamo un naturale senso di distacco. Per esempio: una persona muore ed il suo corpo viene portato alla cremazione.

In tale situazione si svilupperà un certo distacco che vi farà dire che il vostro corpo, un giorno o l'altro, deve fare quella fine. Questo è un tipo di distacco. Ma non è considerato vero <<va yragyam>>, esso è solo un temporaneo sentimento. Quando una madre sta partorendo e non è capace di sopportare il dolore del parto, piange e vorrebbe morire. Questo non è però vero distacco! Quando il bimbo nasce, e supponiamo sia una femmina, essa immediatamente dice di volere un maschio la prossima volta. Il primo tipo di distacco nasce di fronte alla morte ed il secondo di fronte alla nascita, e queste cose capitano ogni giorno nella vita. Quando qualcuno soddisfa i propri desideri incomincia ad avere un certo tipo di distacco ma, anch'esso è solo temporaneo e non permanente.

I1 distacco può essere descritto e classificato in intenso distacco e debole distacco. Se qualcuno vuol fare un lavoro particolare e tende a posporlo al domani o alla prossima settimana, questo tipo di attitudine, che viene solo quando si devono fare delle cose buone e mai quando si devono fare cose cattive, è considerato debole distacco. Se si deve decidere di andare in pellegrinaggio in qualche posto, la tendenza è di posporre il viaggio mentre, se si tratta di fare cose non buone, la tendenza è di farle subito, senza perdere tempo. Questo rimandare le cose al domani è un tipo di distacco debole. L'intenso <<vayragyam>>, essenziale per l'uomo, si ha quando una cosa è buona, sacra e permanente e non si rimanda, ma si intraprende immediatamente e si ha cura di portarla a termine. Questo è il cammino reale che fu stabilito dal Buddha. Una volta, Gauthama Buddha realizzò che il corpo non è permanente, che le cose non durano e che ciò che va ricercato è la Verità. Quindi, abbandonato il suo passato andò nella foresta a realizzarla. Un altro grande imperatore il cui nome era Harichandra, per circostanze sfortunate, si trovò ad essere addetto alla cremazione dei cadaveri. Egli aveva un grande senso del distacco e del sacrificio che aveva coltivato sin dalla sua fanciullezza.

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Un giorno, mentre si trovava nel luogo della cremazione dei cadaveri, per compiere il proprio dovere, gli venne portato, da parenti ed amici, il corpo di un uomo che era stato molto ricco. Lo misero sulla pira e quindi se ne tornarono a casa. Generalmente quando si mette sulla pira un cadavere si usa aggiungere del peso sul corpo, perché il calore ha l'effetto di sollevarlo o farlo contrarre come una carta di fronte al fuoco. Quel giorno Harichandra era solo e non c'era nessuno che lo aiutasse nel suo lavoro. Stava mettendo un po' di combustibile quando, improvvisamente, vide il corpo sollevarsi e ne fu sorpreso. Si avvicinò per vedere meglio, ed il corpo ritorno alla posizione precedente. Allora si disse: <<Pensavo che questo mondo irreale fosse reale!>> E fece, inoltre, un'altra constatazione: un uomo così ricco non aveva nessuno, né amici, né parenti che assistesse alla sua fine. Qualunque sia stata la sua posizione e la sua ricchezza, persino la moglie ed i figli, dopo la sua morte, persero ogni attaccamento. Grazie a questa esperienza, Harichandra poté sviluppare un più intenso distacco verso le cose e verso il mondo.

Un difetto inerente a chiunque è nato è che, un giorno o l'altro, avverranno certi cambiamenti in lui come in tutti gli oggetti della Creazione. Questi cambiamenti non sono artificiali, non sono immaginazioni, essi sono normali ed inerenti alla natura degli oggetti. Una volta riconosciuto il mondo come uno stadio per molti cambiamenti naturali non soffrirete più. Tutti sanno che esiste il veleno nel serpente e quindi nessuno lo avvicina. Una persona che sa che lo scorpione è velenoso fuggirà quando lo vede. Solo il bambino, o una persona innocente, potrebbe avvicinarli, essere morso e morire.

4 - pag.81 <<THAPAS>> REALE

Il distacco ed il sacrificio non significano abbandonare ogni cosa, andare nella foresta e prendere la strada del monachesimo. La penitenza, o <<thapas>>, non si riferisce ad esercizi ed austerità corporali che si fanno per acquistare una buona salute. <<Thapas>> vuol dire angoscia che nasce dalla separazione da Dio. Durante quel periodo di angoscia e di intenso desiderio di raggiungere Dio, non cadrete sotto l'influenza dei guna perché questi tre diventeranno <<Uno>>. L'unità dei tre guna può essere definita come <<thapas>>. Il <<Bliss>> (beatitudine, gioia suprema), che si esperimenta a causa della fusione dei tre guna è il vero <<thapas>>.

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Il ventilatore ha tre pale, se esse girassero in tre differenti direzioni, non potrebbero dare l'aria. Quando girano velocemente e diventano <<Una>> allora avrete tanta aria. Allo stesso modo, se i tre guna si fondono o diventano <<Uno>> otterrete il <<Bliss>> (Ananda). Il nostro cuore può essere paragonato ad una stanza, ed i tre guna o attributi, possono essere paragonati alle tre pale del ventilatore. Il nostro intelletto o buddhi, può essere paragonato all'interruttore, il nostro potere <<Atmico>> alla elettricità, ed il nostro <<sadhana>> è il soggetto che accende l’interruttore.

Possiamo convertire il nostro intero potere vitale in <<thapas>>, ma. oggi, l'uomo incoraggia il <<thamoguna>> più che il <<thamoguna>>. Quando lasciate che la vostra visione si volga verso il temporaneo ed il transeunte, essa diventa <<thamas>> mentre, quando vi concentrate sul Dio permanente, diventa <<thapas>> Molte volte Swami ha fatto questo esempio:

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<<Per aprire una porta dovete mettere la chiave nella serratura; se girate la chiave verso destra la porta si aprirà, se la girate verso sinistra si chiuderà. Ma la chiave è la medesima come la serratura! I1 nostro cuore è la serratura e la chiave è la nostra mente; se quest'ultima la volgete verso Dio, la porta della Liberazione si aprirà, se la volgete verso il mondo, essa ci legherà. La mente è responsabile della liberazione come della schiavitù.

Il vero distacco può essere definito come il <<volgere la mente verso Dio>>. Esso dovrebbe essere trasformato in un intenso sentimento. Non dovremmo continuare a postergarlo ogni volta! Pensiamo, invece, che dobbiamo andare ad un matrimonio, e che dobbiamo tenere pronti certi vestiti molto tempo prima della cerimonia. Noi siamo sempre pronti quando si tratta di andare a vedere un film e per andare a fare una passeggiata e, se non possiamo andare oggi, ci potremo andare un altro giorno; ma, il viaggio verso Dio non potrà essere rimandato o cancellato. Dobbiamo essere sempre pronti ad accettare qualunque cosa si presenti sulla nostra strada. Il tempo non aspetta nessuno! L'uomo deve seguire il tempo! Il tempo è un flusso continuo! La Ghita ci insegna a riconoscere questa verità, a godere degli oggetti senza attaccarsi ed a non dimenticare Dio. Questo è un aspetto essenziale degli insegnamenti della Ghita.

1 - pag.83 LA MENTE MATURA

La mente è il punto focale del gioco dell'esistenza ( <<Leela Samsara>>) Per raggiungere questo punto focale è essenziale il distacco <<vayragyam>>. La mente è la coperta dell'<<atma>>. Essa è legata agli organi dei sensi che, attratti dagli oggetti, vengono da essi avvinti. Se volete controllare gli organi sensoriali dovete esercitare il distacco. Se potete avere questo distacco dagli oggetti, i sensi perderanno la loro efficacia e non potranno avvincere la mente. La mente, libera dalla schiavitù dei sensi non potrà esercitare nessuna influenza sull'<<atma>>. L'<<atma>> da sola, non può avere una visione di se stessa, e la Ghita ha insegnato che la rinuncia ed il distacco sono essenziali per avere una sua visione. Lo <<yoga Sutra>> parla del distacco riferendosi ad una mente non influenzata dagli oggetti che attraggono gli organi dei sensi, come ad esempio, gli occhi e le orecchie. Quindi, una mente libera dai sensi e dai loro organi, può essere definita come <<mente distaccata>> (vayragyam). E’ stato dimostrato, senza meno, che ogni tipo di attaccamento agli oggetti dei sensi provoca un legame. Se si rimuove la brace dal fuoco, il fuoco si estingue, se si rimuovono gli oggetti dei sensi, essi perderanno il loro potere. Le Scritture lo hanno detto senza ombra di dubbio! Di questi legami e di questa sofferenza il responsabile è l'Ego o <<ahamakara>>, ed il senso del <<Mio>> o del possesso. Tutti gli oggetti che trovate nel mondo possono essere usati liberamente e non abbandonati, né può esserlo l'azione per ottenerli. Ciò che si deve fare è cambiare l'atteggiamento verso di loro e verso il lavoro e l'attività. Abbandonare i frutti delle azioni, fare il proprio dovere con distacco, ecco ciò che deve essere fatto! Quando riconoscerete i difetti inerenti agli oggetti del mondo fenomenico, potrete abbandonare l'attaccamento verso di loro. Prima di nascere chi è il padre e chi è il figlio? Prima del matrimonio chi è il marito e chi è la moglie? Solo dopo il matrimonio vi saranno marito e moglie, solo dopo la nascita vi saranno padre e figlio! Prima e dopo non Vi è relazione. E’ solo un periodo transitorio nel quale esisterà questo tipo di possessività ed attaccamento. Questa è la conseguenza del difetto nella visione e nel modo di affrontare il problema. I difetti nei nostri sentimenti e nelle nostre attitudini sono i responsabili di tutte le nostre sofferenze. Non ci sarà posto per questi sentimenti una volta riconosciuti i difetti negli oggetti. Il Distacco è stato definito <<tarakam>>, e l'attaccamento <<marakam>>. Cerchiamo di approfondire questi concetti. Sia nello stato di sogno, come nello stato di sonno profondo, ciascuno dovrebbe essere consapevole di essere il <<Jivathathwa>>>> (Il principio atmico). Il distacco avviene quando in ogni momento ed in ogni circostanza uno si identifica con il <<Jivathathwa>>. Se, durante lo stato della veglia, sviluppiamo ed incoraggiamo l'attaccamento, questo sarà, in forma sottile, anche nello stato di sogno ed in quello di sonno profondo. Lo stato di sogno è paragonato allo stato in cui vedete il vostro riflesso nello specchio. Qualunque esperienza dello stato di veglia diviene il riflesso dell'immagine che si percepisce nello stato di sogno. Lo stato di veglia e di sonno con sogni sono come l'oggetto e la sua immagine. Se, nello stadio della veglia prendiamo il cammino giusto, riconosciamo la Verità, e ci muoviamo nella sua luce, anche nello stadio del sogno avremo il riflesso di noi stessi che stiamo percorrendo il giusto cammino. A causa del tempo, ogni cosa è soggetta a cambiare. I1 cibo che è cucinato fresco è molto buono e le sue potenzialità nel fornire buona salute sono straordinarie. Lo stesso cibo, dopo due giorni, diventa veleno. Qualunque cosa che consideriamo buona ed utile oggi, dopo un certo periodo diventa cattiva, inutile e dannosa. Anche una persona passa attraverso diversi cambiamenti. Immediatamente dopo la nascita, il neonato si chiamerà: <<bimbo>>, dopo dieci anni diventerà <<ragazzo>>, dopo trenta sarà un <<uomo>> e, dopo 75 anni, diventerà nonno. La persona è sempre la stessa ma nel tempo è descritta in modi differenti, secondo i differenti stadi <<bimbo>>, <<ragazzo>>, <<uomo>>, <<nonno>>. Non ci sono quattro persone, ma solo nomi differenti per una stessa persona a causa del passaggio del tempo. Il corpo umano passa attraverso molti cambiamenti e questo è il suo più evidente difetto. I cambiamenti, sia che siano buoni o cattivi, sono e rimangono cambiamenti. Essi sono relativi al mondo dei fenomeni e, quindi, l'uomo non dovrebbe nutrire per essi ne attaccamento ne senso del possesso. Chi è il padre e chi è la madre? Chi sono i bambini? Chi sono gli amici? Di chi è il denaro? Di chi è la carità? Di chi sono i familiari? Chi siamo noi? Dove eravamo prima di nascere? Dove saremo dopo morti? Non lo sappiamo! Quando ci rendiamo conto di tutti questi cambiamenti, come sarà possibile avere ancora attaccamenti al corpo? La Ghita insegna che si devono riconoscere i difetti provocati dal cambiamento e che l'attaccamento è quindi una cosa vana.

La filosofia dell’azione

1 - pag.39 LA FELICITA’ E’ IN NOI

Le <<Sastra>> hanno dichiarato che il vero distacco è considerare persino l'ottenimento del <<Brahma loka>> (paradiso) come triviale ed insignificante. Arjuna disse a Krishna: <<Krishna, anche se la cultura ed il controllo dei tre mondi mi toccassero, non ne sarei interessato>>. Queste parole provano la forza interiore del distacco che Arjuna aveva ottenuto. La forza interiore di Arjuna e la sua meta erano il distacco dagli oggetti ed il desiderio del Principio Trascendente. Il distacco, la rinuncia agli oggetti dei sensi e l'attaccamento all’atma. Anche se vogliamo costruire una piccola casa dobbiamo avere delle fondamenta. Per la casa di <<Brahma jnana>> (la saggezza divina) le fondazioni devono essere forti e proporzionate. Pertanto Krishna insegnò il controllo degli organi sensoriali ed il distacco. Se le fondamenta non sono abbastanza forti e solide, la casa di <<Brahma jnana>> non durerà a lungo e dopo breve tempo subirà il collasso. Il distacco e la rinuncia non crescono in un secondo e non diventano in un batter d'occhio fondazioni serie e forti. Se volete accendere una lampada, il contenitore, l'olio, lo stoppino sono tutti elementi essenziali. Per accendere la <<Jnanajyothi>> o la luce della saggezza c'è bisogno del distacco. Il contenitore è il corpo, la devozione è paragonata all'olio, il controllo dei sensi allo stoppino; se si uniscono questi tre elementi è possibile accendere la luce di <<Brahma jnana>> o <<atma jyothi>>. Al fine di alimentare la luce della saggezza nel cuore di Arjuna, Krishna gli spiegò queste cose, ed in modo particolare, il controllo degli organi sensoriali. Non è cosa ottenibile da tutti! La gente normale crede che gioire delle sensazioni derivanti dagli oggetti sia gioia reale e, se le abbandona, sente la propria vita, venire meno. Essa ritiene più importante godere dei piaceri sensoriali che sono certi, invece di avere la gioia duratura dell'atma che è incerta. Essa considera pazzi coloro che abbandonano i piaceri della materia che possono sperimentare, per qualcosa che non ha mai sperimentato. Alcuni inoltre ritengono che gli insegnamenti della Ghita sono per pochi iniziati e non per tutti. Questa è ignoranza! Tutti gli organi sensoriali, gli oggetti ed i piaceri da loro derivati sono semplici riflessi. Se pensiamo continuamente ad una persona o ad una cosa, la mente esce da noi e si manifesta sotto la forma di quel particolare oggetto o persona, e si illude di gioire. Quella non era gioia! Allora, se la gioia è un riflesso, vi potreste chiedere: di che cosa?

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Eccovi un esempio: un neonato succhia il suo pollice, beve la sua saliva e crede di bere il latte. Si illude che sta bevendo qualcosa di esterno a lui, ma invece è in lui. Egli considera la sua saliva il suo latte e si illude. Un'altro esempio: un cane trova un osso e, poiché egli ama molto le ossa, se ne va in un posto solitario per non dividerlo con nessuno. incomincia a masticarlo e, dovuto alla sua durezza, si spezza un dente ed un po' di sangue esce dalle gengive, ma il cane è convinto che il sangue esca dall'osso. Questa è un'altra illusione. Il cane non sa la verità ed è illuso.

Allo stesso modo l'ignorante pensa di ottenere gioia dagli oggetti dei sensi, ma non sa che quella gioia nasce dalla sua mente che si superimpone su quel particolare oggetto e ne viene illuso. La gente pensa che la gioia ed i piaceri che provengono dagli oggetti dei sensi siano esperienze dirette, mentre quelle provenienti dall'altro mondo (il mondo spirituale, dall'atma) siano gioie indirette. E quindi si attiene alle prime e scarta le seconde. Esiste una verità nella quale dobbiamo investigare: un oggetto ci dà veramente gioia, quindi questa gioia dovrebbe essere uguale per tutti, invece un oggetto che dà gioia ad una persona. reca sofferenza ad un'altra. Se la gioia fosse inerente all'oggetto, cioè oggettiva, e non soggettiva, dovrebbe essere uguale per tutti. Per certa gente il <<bitter gold>> (un vegetale amaro) può essere molto buono, ma ad altri può non piacere. Perché questa differenza? Perché non è l'oggetto che fornisce la gioia, ma essa è il riflesso di quella interiore. Queste simpatie ed antipatie sono temporanee e non permanenti. Una persona aveva molta fame e qualcuno gli servì del cibo. Essa lo trovò gustoso, ma quando la fame fu soddisfatta il cibo perse il suo gusto. Finché avete fame, tutti i cibi vi sembreranno gustosi. La ragione è che questo tipo di simpatia ed antipatia è in noi e non nell'oggetto, quindi ogni gioia e sofferenza nasce dall'atma e non dagli oggetti esterni. Le soddisfazioni ed i piaceri che si provano frequentando gente a noi congeniale, possedendo oggetti e vivendo situazioni, dipendono dalle nostre simpatie ed antipatie e dai nostri gusti personali. Quando una persona è cara, è cara sempre nonostante la sua attitudine ed il suo modo di fare. Qual'è la ragione di questo amore? La simpatia. Supponiamo che una persona consideri un'altra molto cara, e la ami molto. Questo amore che non è corrisposto dalla prima, rappresenta solo un suo attaccamento. A causa di quell'attaccamento noi amiamo e gioiamo. La stessa cosa accadde fra Maitreyi e suo marito: <<Tu non mi ami!>> disse: <<Tu ami te stesso! Nel mondo la gente ama gli altri per se stessa e non per amore del prossimo!>>.

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Eccovi un piccolo esempio: tutti sanno che la morte è certa, anche e specialmente coloro che hanno cento anni. Ciononostante, una persona quando sta morendo pensa e si preoccupa per coloro che sono già morti. Benché sappia che la morte è sicura e certa, tuttavia si preoccupa di un'altro corpo. Il responsabile di questa situazione è l'attaccamento che si è sviluppato fra questi due corpi. Pertanto la ragione prima e la responsabilità prima della sofferenza è l'attaccamento e non l'amore!

Ogni uomo è fondamentalmente amante della gioia. L’uomo non cerca il dolore ma la gioia, egli non aspira alla perdita, ma al profitto. Questa è la sua natura! Lo vediamo anche negli uomini d'affari, che, per esempio, quando contano, non pronunciano mal la cifra sette, perché in <<telugu>> vuol dire <<piangere>>, e dicono perciò 6 + l. L'uomo vuole, sin dal principio, avere guadagni e non perdite. Ma, fra tutti i guadagni, quello dell'<<atma>> è il Supremo.

La conoscenza

Distacco delle cose del mondo pag.27 [65]

Il serpente esce dalla sua vecchia pelle e non ha più nulla a che fare con essa. Creati questo atteggiamento di distacco, sfuggi dall'illusione del corpo. Il debole non ci arriverà mai. Meditando costantemente sull’Atman e sul Suo Splendore, puoi sfuggire ai lacci del mondo e delle sue cure. Il ricercatore spirituale (sadhaka), se fa sul serio, deve distogliere tutta la sua attenzione ed il suo lavoro dalle cose del mondo dei sensi e fissarle sull'Eterno Assoluto.

Relazione fra “io” e mondo pag.27 [66]

L'uomo non è venuto al mondo solo per sguazzare in piaceri casuali ed in gioie fuggevoli; sarebbe idiota il pensarlo. La causa primaria del dolore e dell'ignoranza è l'identificazione con l’”io'' e l'attaccamento al "mio". Laddove non c'è egoismo, non si ha cognizione del mondo materiale; quando non si riconosce il mondo esterno, vien meno l’ego. Perciò il saggio perde la sua identificazione con il mondo e si comporta sempre come " colui che agisce per il Signore", vivendo nel mondo, ma non del mondo.

Non-attaccamento pag.43 [117]

Il Distacco o il Non attaccamento (Vairagya) dipende tanto dalla Conoscenza quanto dalla Devozione. Se togli alla rinuncia queste basi, essa cadrà in frantumi. Sì, oggigiorno il Non-attaccamento è la causa prima del bisogno di progresso spirituale. Nelle pratiche ascetiche devi dare sola e grande importanza a questi tre fattori Devozione, Conoscenza, Non attaccamento - che sono inseparabili e ottenibili solo quando sono fra loro congiunti.

Discriminazione pag.44 [123]

Tieni lontana la mente dai desideri bassi che inseguono i piaceri fuggevoli. Distogli da essi il pensiero e volgilo verso la Gioia durevole che ti viene dalla conoscenza del Divino Onnipresente. Tieni davanti all'occhio della mente i difetti e le sconfitte del mondo, delle sue gioie e dei suoi piaceri; così aumenterà il tuo potere di discriminazione, il tuo distacco ed il tuo progresso spirituale.

Raffinare l'oro pag.45 [124]

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Come l'oro fuso nel crogiolo si libera dalle scorie e rifulge della sua luce originaria, così pure l'uomo dev'esser fuso nel crogiolo dello Yoga dal fuoco del Distacco. Esser posseduti da questa Conoscenza è segno di samadhi, come alcuni dicono.

Successo assicurato a chi si controlla pag.45 [125]

A coloro che riescono a dominarsi in questo modo, l'energia innata sarà profusa con sempre maggior vigore e la Realtà che ora è loro nascosta ed incompresa, si libererà dalle nebbie. Coltiva con pazienza l'abitudine di meditare sulla tua natura spirituale, e vedi l'Universale nel particolare. Se giungerai al samadhi, il progresso è assicurato, ed è ottenuta la Liberazione.

Discorsi vol. X 1° tomo

pag.27 RAMAYANA PER OGNUNO

...La gioia soggettiva può essere acquisita con l'armonia in casa, la mutua cooperazione fra i membri della famiglia e della comunità, atti di servizio agli altri e riguardo per il benessere e la prosperità della società nella quale si vive. Il Ramayana contiene gli ideali che devono essere perseguiti dal padre, dal figlio, dalla madre, dal fratello, dall’amico, dal servo, dall'insegnante, dall'alunno, e così via. La casa felice è la cellula basilare dell'organismo nazionale. Essa assicura un mondo felice, perché l'umanità è famiglia, e se ogni unità è triste o sbandata nella sofferenza, come può il resto essere salvo o soddisfatto? Vairagyam o distacco non deve implicare la rinuncia del legame familiare e il fuggire nella solitudine della giungla. Bisogna abbandonare il sentimento che le cose sono permanenti, e che sono capaci di produrre gioia suprema.

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La mente gioca tiri all'uomo il quale crede che alcune cose siano buone e altre cattive, alcune eterne e alcune transitorie. Voi potreste avere un piatto pieno di gustose cose commestibili davanti a voi, ed esse potrebbero apparire deliziose e belle; ma se il cuoco annuncia che una lucertola è caduta nella pentola ed è stata cotta viva, tutto il fascino del cibo scompare in un istante!

Non c'è oggetto senza difetto; non c'è gioia che non sia mescolata con il dolore; non c'è azione che non sia corrotta dall'egoismo. Così, siate accorti e sviluppate il distacco che vi salverà da ogni pena. Il Ramayana instilla questo saggio, valido, prezioso distacco o thyaga...

Discorsi volume III

pag.54

... Il primo segno della vita spirituale è il distacco. Se non avete il senso del distacco, vuol dire che ignorate l'educazione spirituale. Vayraghya è l’ABC della Sadhana: il distacco deve diventare così forte da farvi rompere i legami dei sensi. Solo pochi minuti di riflessione vi convinceranno della inutilità delle ricchezze o della fama o felicità terrena. Quando lo stagno si svuota, neppure una rana vi rimane.

Se un cadavere è rivestito di molti gioielli, dice un proverbio, molti saranno coloro che reclameranno la loro parentela con esso. Se non ci sono ricchezze, non una sola persona si farà avanti per portarlo via. Quando aggiungete soldi su soldi sul vostro conto corrente bancario, chiedetevi se per caso non state accumulando fastidi per voi e per i vostri figli, rendendo loro più arduo condurre una vita onorata, pulita e confortevole. Quando lottate per conquistare una fama inutile con mezzi illeciti, guardate chi fra i milioni di vostri simili è onorato e per che cosa. Non vi accorgete che solo coloro che hanno abbandonato, rinunciato, per seguire la difficile via della divina realizzazione, anziché il più facile cammino della realizzazione mondana, sono onorati dovunque? Siano benvenute le raffiche di vento del destino, tutte le sventure e le miserie, come se fossero oro per il crogiolo, il martello e l'incudine, che lo trasformano in gioielli, o come la canna che dà il benvenuto all'ascia, al frantoio, al bollitore, alla padella, allo spruzzatore ed all'essiccatore perché la sua dolcezza possa essere preservata ed usata come zucchero da tutti. I Pandavas mai esitarono quando il disastro li colpì; erano felici perché la sventura li aiutava a ricordare e ad invocare Krishna. Bhishma piangeva sul suo letto di frecce prima di morire. Arjuna gli chiese perché piangesse e Bhishma rispose: <<Piango perché ricordo le miserie sopportate dai Pandavas>>. poi soggiunse: <<Questo è avvenuto affinché nel Kaliyuga si sappia che non bisogna mai ricercare potere, posizione o ricchezza ma che, per essere felici, basta sottomettere tutto al volere di Dio, in completa rassegnazione”. Il Signore va verso il devoto più velocemente di quanto non faccia il devoto nell'andare verso di Lui. Se voi fate un passo verso il Signore, Egli ne farà cento verso di voi! Egli sarà molto più che un padre ed una madre. Egli vi nutrirà dall'interno come ha fatto con molti santi che hanno riposto in Lui la loro fede.

Upanishad Vahini

Pag.9 - [3]

Esaminiamo i cinque elementi. L’essere vivente ha come base il primo, la Terra. Il secondo, l'Acqua, è il fondamento della Terra ed è prodotta dal Fuoco, il terzo elemento. Il Fuoco emana dal Vento, che è il quarto. A sua volta, il Vento (Vayu) sorge, dall'Etere (Akasha) e l'Etere emerge dalla natura primordiale, la quale non è che la manifestazione di un aspetto della Maestà di Dio, del Supremo, Sovrano Spirito, il Paramatma.

Pag.10 - [4]

Ora, per poter raggiungere lo Spirito Universale (Paramatma), Sorgente e Nucleo dell’Universo, lo Spirito individualizzato (jivi), che si è lasciato vincolare dagli elementi, dovrà sciogliere quei lacci uno ad uno con l'uso della discriminazione e della costante pratica del distacco. Chi si sottopone a questa disciplina è un aspirante spirituale (sadhaka); chi vince questa battaglia è un "liberato in vita" (Jivan-mukta).

Pag.10 - [5]

Per esercitare tale discriminazione, e per raffigurare concretamente la propria innata Realtà, è necessario studiare le Upanishad. Esse, nel loro insieme, prendono il nome di Vedanta e formano la Jnana-kanda dei Veda, ossia costituiscono la sezione che tratta della Somma Saggezza. La liberazione dalle conseguenze dell’ignoranza, infatti, può esser ottenuta solo mediante la Conoscenza (Jnana). Le Upanishad proclamano: Jnanad eva tu kaivalyam: "La liberazione si acquisisce solo con la Conoscenza".

Pag.17 - [7]

La Ishavasyopanishad indica, nel secondo mantra, i mezzi per arrivare a quella meta. Essi sono: eseguire il rito di adorazione del Fuoco (Agnihotra) ed altre liturgie, come prescritto nei testi sacri (Shastra), credere che per ottenere la liberazione occorra impegnarsi attivamente in tal senso, ed essere convinti che nessun peccato può contaminare chi è impegnato in questo lavoro. A poco a poco, l'azione compiuta senza desiderare i frutti elimina le impurità, come avviene nel crogiolo dell'orafo, e una mente pura è Conoscenza (Jnana), è il coronamento del distacco.

Sadhana

62. Pag.29

Vivete una sola volta, come se nasceste per una sola volta. Non innamoratevi di questo illusorio amalgama di gioia e dolore. Siate distaccati, lontani da legami con il mondo, sapendo che tutto ciò è un gioco, il cui direttore è Dio, altrimenti correte il pericolo di esserne troppo implicati. Usate il mondo come un campo di allenamento per sacrificio, servizio, espansione del cuore, purificazione da emozioni terrene e sensuali. Questo è l'unico valore che deve avere.

50. Pag.57

Gli Indriyas o sensi devono essere rigorosamente controllati da viveka (discriminazione) e vairagya (distacco), i talenti gemelli dati esclusivamente all’uomo- Viveka vi istruisce e nello scegliere la vostra vocazione e i vostri compagni- Vi dice l’importanza relativa degli oggetti e degli ideali. Vairagya vi salva dal troppo attaccamento e vi produce un senso di sollievo, talvolta di esaltazione o di disperazione. Essi sono le due ali che alzano l’uccello nell’aria- Vi fanno realizzare la temporaneità del mondo e la permanenza della beatitudine e della realtà- Vi spronano a dirigere le vostre vite verso la sadhana spirituale e la ininterrotta contemplazione della gloria del Signore.

19. Pag.107

Il primo segno della vita spirituale è il distacco, Vairagyam. Se non avete Vairagyam siete degli illetterati per quanto concerne l'istruzione spirituale. Vairagyam è l’ABC della sadhana, Vairagyam deve diventare così forte da farvi eliminare i legami dei sensi. Basta pensare per alcuni minuti e vi convincerete della nullità delle ricchezze terrene o della fama o della felicità. Quando siete influenti ogni persona vi loda, quando la cisterna è piena, centinaia di rane gracidano tutt’intorno, quando la cisterna è asciutta neppure una rana è lì vicino a gracidare. Se il corpo di un morto ha alcuni gioielli indosso, dice il proverbio, molti dichiareranno la parentela con la persona morta, se non ha niente di valore su di essa, non una persona, si farà avanti per piangere la sua morte! Considerate mentre accumulate danaro su danaro nel vostro conto corrente, se non stiate accumulando preoccupazioni per voi e i vostri figli, rendendo più difficile per i vostri figli avere una vita pulita, confortevole e onorata. Quando lottate per acquisire una fama meschina per vie traverse, ricordate chi tra le migliaia di persone della vostra nazione è onorato oggigiorno e per cosa? Non vi rendete conto che solo coloro che hanno abbandonato tutto, rinunciato a tutto, ricercato la strada più difficile alla realizzazione di Dio, invece del sentiero più facile della realizzazione mondana, sono onorati dappertutto?

Accettate tutti i colpi del destino, tutte le sfortune e le miserie, come l'oro accetta il crogiolo, il martello e l’incudine per essere forgiato in un gioiello, o come la canna da zucchero accetta la falce, la macina, la caldaia, la pentola, lo spruzzatore, l'essiccatore, così che la sua dolcezza possa essere preservata e usata come zucchero da tutti. I Pandava non esitarono mai quando le calamità cadevano pesantemente su di loro. Erano felici perché li aiutavano a ricordare Krishna e a chiamarlo. Bhishma mentre stava per morire giaceva piangente sul suo letto di morte, Arjuna gli chiese il perché, ed egli replicò! <<Sto versando lagrime perché le miserie a cui sono sottoposti i Pandava passano attraverso la mia mente>>. Quindi egli disse! <<Tutto ciò è fatto per poter insegnare la lezione del Kali Yuga: Mai cercare potere, posizione o denaro ma bisogna sottomettersi al volere di Dio, in un modo completamente rassegnato, così che si possa essere sempre felici e non toccati>>. Il Signore corre verso il Bhaktha molto più in fretta di quanto il Bhaktha corre verso di Lui. Egli fa centinaia di passi verso di voi! Egli sarà più di una madre o un padre. Egli vi adotterà dall'interno di voi stessi, come ha salvato e adottato tanti santi che hanno avuto fede in Lui.

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