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Dualismo

Al di là dell’illusione

Pag.32

Finché persiste la consapevolezza del Deha (del corpo), il Bhakta è il servo, e Dio è il padrone. Finché l'individuo sente di esser separato dagli altri, egli è una parte, e il Signore è il tutto. Via via che progredisce verso quello stato, quando travalica i confini del corpo e quelli di "io" e "mio", non sussiste più alcuna distinzione: Bhakta e Bhagavan sono una sola cosa. Nel Ramayana, Hanumantha raggiunse quello stato con la Bhakti.

Discorsi 88/89 volume I

Dualismi [2] pag.143

La responsabilità dell’alternarsi di gioie e dolori nella vita quotidiana è dovuta ad un’errata linea di condotta della mente. Col senso di “mio” e di “tuo", nascono in tutte le esperienze dualismi e discriminazioni. “Qualunque cosa mi accada - dovreste pensare - non mi tocca; sarò sempre felice.” Sono i pensieri ed i sentimenti dualistici che provocano sofferenza. E’ l’egoismo la causa di simpatie ed antipatie. Pieno d’egoismo è quell’uomo che si identifica col proprio corpo e, si preoccupa soltanto delle persone e delle cose che sono in relazione con quel corpo particolare. Ad una persona del genere apparirà vero ciò che è falso e falso ciò che è vero.

Non siamo due [14] pag.174

Esiste un solo cuore: in esso non c'è spazio per due persone. Non è un divano a due posti e nemmeno un gioco delle sedie. Il vero principio è il vostro stesso cuore, il quale è unico, non duplice. Abbandonate il sentimento che voi ed Io siamo due entità separate ed amate ciò che è Divino ed Unico. Quando sperimenterete la Divinità, diverrete degli Avatara Purusha, sarete cioè il Supremo Sé che ha preso forma umana.

Discorsi 88/89 volume II

Il dualismo nell’uomo [5] pag.22

La critica è l’opposto della lode. Ogni cosa del mondo fenomenico oscilla nel dualismo tra il bene e il male, tra la lode e la critica, e così via in simili coppie di opposti. Associazione e dissociazione sono entrambe causa di sofferenza per il devoto. Rattrista separarsi dai buoni, intristisce stare con i cattivi. Sia teisti che atei, sia la gente buona che la gente cattiva sono di intralcio alla Divinità. Una delle discipline più importanti per l’uomo consiste nel frequentare persone buone ed evitare la compagnia di chi cova malanimo.

Il frutto dell’azione [6] pag.22

E’ sempre lo stesso cuore che produce piacere e dispiacere, amicizia e inimicizia. Dallo stesso oceano nascono sia il nettare che il veleno: il nettare dà gioia, il veleno fa male; il nettare è gradito, il veleno è ripugnante. Vi sono buone qualità che onorano l’uomo: coltivatele. Il problema dell’uomo d’oggi è che aspira a godere i frutti delle proprie buone azioni, senza però impegnarsi nel compierle. Vorrebbe evitare le conseguenze di azioni peccaminose, ma intanto vi si intrattiene. Ecco la causa di tutti i dolori. Se non volete i frutti delle azioni cattive, non fatele e se desiderate i frutti di azioni meritorie, dovete prima compierle.

Il dualismo nel mondo [7] pag.22

Nella maggior parte degli esseri umani si trova una mescolanza di bene e di male. I corvi prediligono cibi amari, mentre i cuculi amano le tenere foglie del mango. Allo stesso modo si comportano certe persone a cui piace godere le cose del mondo, e così esauriscono, sprecano e tormentano tutti i momenti della loro vita. I buoni invece aspirano intensamente ad ottenere la Grazia di Dio. In entrambi i casi c’è una commistione di bene e di male.

Dualismo vedico e non dualismo vedantico [31] pag.177

Mentre i Veda sono nel dualismo, il Vedanta è non dualista (Advaita) ed è il non-dualismo che fa sperimentare la Beatitudine..

Nei Veda predomina il principio dell’ ”Ego”, mentre il Vedanta ha dichiarato che solo con l’eliminazione del senso di “Io” e di “Mio” si accede alla Realizzazione. E’ l’ ”Io” che va sradicato; finché sussiste non sarà possibile entrare nel mondo della Conoscenza Suprema, ma si rimarrà legati a quello della Conoscenza Inferiore. Perciò, cercate di capire la differenza tra i Veda e le Upanishàd. Il Vedanta è la quintessenza dei Veda. Occorre innanzitutto praticare, poi predicare. Solo a queste condizioni si potrà comprendere il Principio dell’Advaita, cioè del Non dualismo.

Corso estivo 1990

Esiste solo l’Uno [9] pag.140

Ekam sat: “L’esistere è Unico". Se non esiste un secondo, come si porrà la questione se siamo liberi o schiavi? Le idee di libertà e di schiavitù sono perciò elucubrazioni della vostra mente.

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Prestiamo attenzione alla luna e consideriamola solo quando non c'è il sole. Perché? La luna non brilla di luce propria; splende solo in forza dei raggi solari che vi si riflettono. Così pure, quando non si vede il Sole del Sé, si dà valore alla luna della mente

I Veda hanno rivelato che la mente è un riflesso della luna.

Quindi, ci prendiamo cura della mente e la coltiviamo dedicandole sempre più tempo e attenzione, finché non ci impegniamo nell’investigazione sul Sé (Atmavichara). Solo quando si rimane ad un livello razionale, si notano tutte le differenze fra spirituale e materiale, sacro e profano, libertà e schiavitù, uomo e donna, Natura (Prakriti) e Assoluto (Paratattvam). Tutto il dualismo è una creazione della mente.

Inutili esteriorità [32] pag.149

Vivendo nell'immenso universo, dovete aprirvi a vedute e sentimenti di largo raggio, affinché comprendiate la natura dell’infinito Atma. La spiritualità non va relegata in schemi mentali ristretti. Per molti l’adorazione, i bhajan o il canto devozionale, la meditazione ed altre simili attività sono viste come segni di spiritualità; ma tutte queste cose non sono altro che diversivi della mente, atti solo ad appagare chi li segue. Voi rendete lode a Dio con parole come queste: "Signore, tu sei mia madre, mio padre, mio amico,...". Ma perché mormorare tutto questo frasario insensato? Perché non limitarsi a dire "Tu sei me ed io sono Te", e farla così finita?

Io-Tu-Noi siamo Uno [33] pag.149

A proposito, non è corretto dire "Io e te siamo uno ", perché tu ed Io siamo noi, ma mai una unità. Meglio sarebbe dire "Noi e noi siamo una cosa sola", perché Io sono in voi e voi siete in Me. Perciò, una volta insieme, diventiamo uno.

Comunque, nella frase "Noi e noi siamo una cosa sola” c'è dualismo, giacché il "noi” sta ad indicare il corpo fisico ed il Principio Divino dell’Atma. Quando capirete la natura di questi due aspetti della vostra personalità, non penserete più in termini di relazione materna, paterna o amichevole fra voi e Dio. Siete entrambi una cosa sola, pur avendo l'apparenza di due. Eccovi un esempio pratico.

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I microfoni che stanno di fronte a Me sono apparentemente due, anche se in realtà funzionano come uno solo nel processo di amplificazione della voce, in modo da farla arrivare alle orecchie di tutti. Questo è il modo in cui dovreste visualizzare e realizzare l’unità del corpo e del Cuore (Hridayam) o dell’Atma.

Questa è l’unica disciplina spirituale a cui dovreste dedicarvi.

La scienza di Dio

Da una forma al Senza-forma [2] pag.107

Ognuno si deve sforzare di raggiungere una comprensione della natura della Divinità. E’ ovvio che l’uomo non può afferrare, fin dal primo dei suoi tentativi, l'Assoluto Immanifesto, il Noumeno. All’inizio, darGli una forma ed alcuni attributi per poterci arrivare. Poi, passo passo, deve cercare di collocarlo nel suo tempio interiore sotto la forma di discesa dell'Energia Divina.

Quelli che Dio ama di più

1 - pag.47 CONOSCERE, VEDERE, SPERIMENTARE

Nella Bhagavad Ghita è detto chiaramente quali sono i diversi stadi attraverso i quali deve passare un <<sadhaka>> (aspirante spirituale). Il <<Bhakti Yoga>> li indica a chi desidera raggiungere la liberazione. <<Gnatuum>> si riferisce al processo del <<conoscere>> la Verità, sia attraverso le <<Sastra>> (Sacre Scritture), sia attraverso le parole del maestro o sia attraverso discorsi spirituali. Il <<sadhaka>>, viene così a conoscenza dell'esistenza di Dio. Questo è solo il primo passo, l'inizio, il principio del dualismo. Il<<sadhaka>> non ricava nessuna soddisfazione solo sapendo che Dio esiste. Il solo desiderio, la sola aspirazione, non gli farà vedere il Signore. Qualunque cosa abbia letto e imparato dal maestro, dovrebbe sviluppare in lui il desiderio di avere una esperienza diretta.

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Eccovi un esempio che vi illustra il caso. C'era una volta un giovane vaccaio che nutriva un desiderio intenso di vedere Dio. Nello stesso villaggio in cui abitava il giovane, vi era un <<pundit>> che predicava e spiegava filosofia. Il ragazzo non poteva abbandonare il suo lavoro e, quindi, durante il giorno accudiva alle mucche e la sera, dopo averle messe nella stalla, andava dove si trovava il <<pundit>> che parlava e lo ascoltava con grande interesse e serietà. Un giorno l'<<Hari Kata>> (Il <<pundit>> che racconta le storie sul Signore) stava descrivendo le caratteristiche di Vishnu. Disse che Hari (Dio) cavalcava una bianca aquila ed aveva sulla fronte un segno bianco e che salvava tutti coloro che prendevano rifugio in Lui, ed infine che accettava qualsiasi cosa che gli veniva offerta con devozione. Questa descrizione fece nel ragazzo una indelebile impressione. Questo <<pundit>> spiegò inoltre che Dio amava la musica e che la Sua Grazia poteva essere vinta mettendo una preghiera in musica e cantandola. Quel ragazzo era solito portare con se del cibo quando andava a pascolare le mucche e, quando venne l'ora del pranzo, incominciò ad offrire il suo cibo a Dio con tutta la sincerità e la devozione di cui era capace, pregandolo di scendere e dividerlo con lui. Pregava e cantava così: <<Oh Signore! Tu che cavalchi un'aquila vieni da me e dividi con me questo cibo!>> Quel ragazzo pregò il Signore per un'intera settimana e non toccò mai cibo perché aspettava di dividerlo con il Signore. Alla fine della settimana era divenuto debole ed angosciato perché credeva di non essere stato capace di cantare in modo corretto la sua preghiera. Pensava che per quella ragione non aveva potuto vincere la Grazia di Vishnu. Debole fisicamente, raggiunse la foresta, esausto ma non vinto, attese ancora che il Signore scendesse a condividere il suo cibo. Si mise di nuovo a cantare e pregare in modo così melodioso e con così perfetta armonia fra il sentimento ed il tono della preghiera che Narayana si intenerì e si decise a scendere. Ma come doveva mostrarsi al ragazzo? Decise di assumere una forma di un ragazzo <<brahmino>>. Quando il ragazzo lo vide gli chiese: <<Posso sapere chi sei?>> <<Sei forse un viandante?>> Narayana rispose: <<Io sono Narayana, tu hai pregato ed Io sono venuto!>> Il ragazzo che pensava a Narayana e a quanto gli piaceva la musica, rispose cantando: <<Non mi sembri Narayana. il <<pundit>> me lo ha descritto in un altro modo. Non credo che Tu sia Dio!>> Il ragazzo spiego che il <<pundit>> aveva descritto Narayana nel modo seguente: <<Un Signore dalla pelle scura e con un segno bianco sulla fronte che cavalca un'aquila bianca.>> Ma, a quanto pareva, questa non era la verità! Vedete! Ciò che il ragazzo aveva udito lo voleva sperimentare con la visione.

Ma Dio non ha una forma specifica. Dio ha migliaia di forme, di orecchie, di occhi, di mani, di piedi e, per far piacere al devoto che lo desidera ardentemente, prende la forma per la quale è pregato di mostrarsi. Questa non è la vera forma di Dio ma la forma scelta dal devoto. Dio è una persona che ama i sentimenti puri e quindi offrì il <<darshan>> (visione), sotto la forma di Vishnu, per soddisfare il ragazzo. Avuta la visione il vaccaio comincio a pensare: <<Ora ho udito e saputo, adesso come posso raggiungerTi?>> Un <<sadhaka>> non sarà pagò solo dell'ascolto, e della visione ma vorrà fondersi in Lui. Solo a quel punto il <<sadhaka>> avrà l'esperienza del <<bliss>> (realizzare l'unità). Narayana diede il suo <<darshan>> e sparì. Il ragazzo registro la forma di Narayana nel suo cuore e cominciò a pensare continuamente come fare per raggiungerLo.

Il Sadhaka, sia ascoltando, sia leggendo le Sacre Scritture acquista una idea di Dio. Ma la sola idea non gli è sufficiente. E’ solo il primo stadio: quello del dualismo. Egli farà uno sforzo per andare al di là di quello stadio ed entrare in quello detto della <<vhishistadwaita>>, che corrisponde al desiderio profondo di vederLo.

Come ottenere quella visione? Qualunque cosa abbia udito il <<sadhaka>>, deve cercare di dipingersi nella mente una forma e continuamente pensarla e contemplarla. Qualunque cosa pensi, faccia, dica, veda, ascolti, deve divenire <<Uno>> con quella immagine nel cuore. Poi, quell'immagine deve diventare un sentimento per trasformarsi alla fine, in un esperienza reale. Gradualmente il <<sadhaka>> migliorerà, farà progressi, ed un giorno avrà la visione del Signore. Non solo il <<darshan>> del Signore, ma avrà la opportunità di conversare faccia a faccia con Lui. Per il vero <<sadhaka>>, tuttavia, anche questa opportunità d'oro non lo soddisferà pienamente. Egli vorrà fondersi in Lui e dirà, <<Ho udito, ho visto ma devo raggiungerLo!>> <<Drastum>> si riferisce al vedere, il passo successivo è <<pravestum>> (come raggiungerLo e fondersi in Lui). Nello stadio <<gnatum>> o del conoscere, c'era il sentimento che Dio era separato dal <<sadhaka>>. Nello stadio successivo, quando il Signore è visto, vi era il sentimento di essere un aspetto del Signore; questo stadio è detto della <<vhishistadwaita>> o monismo qualificato. Infine lo stadio di <<Io e Mio Padre siamo Uno>>. Qual'è la via per arrivare a quest'ultimo stadio? I <<sadhaka>> pensano in questo modo: <<Egli dovrebbe fondersi in Me ed Io diventare uno con Lui ed allora ci sarà l'unità>>. Ma, fino a quando rimane un fiume separato con un nome separato, il fiume rimane fiume; solo quando raggiunge l'oceano assume lo stesso nome dell'oceano, lo stesso sapore e la stessa forma. Se il <<sadhaka>> vuole diventare uno con il Signore, deve avere lo stesso sentimento del Signore e le stesse Sue caratteristiche e la sua mente deve diventare <<una>> con quella del Signore. Il sentimento altruistico che prevale nel Signore dovrebbe divenire parte di Lui. <<Io e Te siamo uno>>, significa una perfetta identità di sentimenti. Per ottenere questa unità dobbiamo fare qualche sforzo. Se il <<sadhaka>> lotta continuamente per questo, un giorno o l'altro otterrà il compimento dei suoi sforzi. Questa è la meta finale della vita umana, cioè tornare là da dove si è partiti.

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Ecco un esempio tratto dalla vita quotidiana. Supponiamo che un vostro amico vi dica che ci sono al mercato dei manghi e che questo sia un frutto che vi piace molto. Come lo udite diventate felici e vi viene l'acquolina in bocca. Questo è il processo chiamato <<gnatum>>. Andate al mercato, li vedete, li comperate e li mettete in borsa e, per tutto il tragitto, pregustate il loro sapore. Questo è il processo chiamato <<drasthum>>. L'amore per quel frutto vi farà agire in un certo modo che testimonia quanto il frutto vi piace! Questo desiderio vi spinge a compiere azioni in accordo con la sua intensità! I nostri sentimenti e le inclinazioni proiettate esternamente, assumono la forma, in questo caso, di una grande gioia. Qualunque cosa vediate fuori di voi non è altro che il riflesso di ciò che esiste in voi. Quando siete arrivati a casa, perciò, prendete i manghi, li lavate, li pulite, li mangiate e ne gustate la dolcezza. Il succo diventa una parte di voi e, con questo, otterrete una gioia immensa. Questo è il processo per ottenere la gioia completa. Anzitutto sapete che il frutto è disponibile al mercato, e questo è <<gnatum>>; dopo avere udito, non vi scoraggiate, ma sviluppate un desiderio intenso di possederlo e gustarlo. Andate quindi al mercato con questo forte desiderio, e guardate i frutti, e questo è lo stadio drasthum, poi li mangiate e gustate la loro dolcezza, e questo è <<pravestum>>.

Il <<sadhaka>> di oggi ha gli stessi sentimenti e le stesse tendenze verso il principio divino? Dopo avere ascoltato i discorsi ed avere letto tutte le Scritture; dopo avere saputo che Dio esiste, dovrebbe sviluppare un intenso desiderio di vederLo, quindi, fare uno sforzo per progredire, per avere la visione del Signore. Lo studente dopo avere fatto la prima liceo desidererà passare alla seconda. Rimanere nella stessa classe per due anni consecutivi, svilupperà in lui un senso di scoraggiamento e di disperazione. Non solo questo, ma in più, verrà ridicolizzato dai suoi compagni!

La stessa cosa è per un <<sadhaka>>. la gente lo ridicolizzerà dicendo di lui <<Guardate quella persona, ha fatto tanti bei discorsi ed ha letto tante scritture, a quale scopo? Non sembra che abbia progredito!>> Perciò dovete passare dallo stadio del dualismo o della <<dwaita>>, a quello della <<vishistadwaita>> o monismo qualificato. Cercate di avere una Sua visione secondo quanto avete udito di Lui. L'intenso desiderio vi darà l'opportunità di avere una Sua visione faccia a faccia, e di servirLo. Ma, anche questo non sarà sufficiente. Dovrete cercare di raggiungere l'ultimo stadio della <<Adwaita>> (Monismo puro) e non darvi pace sino a quando non lo avrete raggiunto. Oggi l'uomo desidera riposo per il corpo e pace per la mente, ma queste non sono cose veramente importanti. Ciò che si deve cercare è la pace che ci dà la conoscenza dell'atma e diventare uno con essa: l'atma è l'incarnazione della Pace ed il <<jivatma>> (l'individuo) deve diventare <<uno>> con il Paramatma (Dio).

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Un fiume nasce dall'oceano e diventa nuvole di pioggia. Si opera così la separazione, il dualismo. L'acqua dell'oceano è salata ma quando diventa nube si addolcisce, e questo processo è paragonato alla <<vishistadwaita>> o filosofia del monismo qualificato. Questa acqua che prima era salata ora è diventata dolce sotto forma di pioggia d'amore, e diviene di nuovo fiume che, con grande entusiasmo, ritorna ad unirsi all'oceano. Questo è lo stadio della angoscia e del desiderio ardente chiamato <<drasthum>>: il <<jiva>> deve raggiungere la sua terra natale, l'<<Uno<<, dal quale si è separato.

Quest'acqua nella forma di fiume deve raggiungere l'oceano ed immergersi in esso.

Siamo nati uomini, viviamo come uomini e seguiamo la via spirituale, quindi ci siamo uniti alla buona compagnia ed abbiamo ascoltato i principi divini, ma ora dobbiamo sforzarci di avere una visione del Signore e non esser soddisfatti neppure di questa. Avere semplicemente l'opportunità di parlare al Signore non dovrebbe renderci felici quanto diventare <<uno<<con Lui. Solo allora la vita avrà la sua consumazione! In questo modo Krishna insegnò ad Arjuna.

2 - pag.61 TRE STADI

Ci sono tre stadi nella evoluzione spirituale: Il primo stadio è quello dwaita il dualismo; il secondo della <<vishisdatwaita>>, monismo qualificato; il terzo della <<adwaitha>>, monismo puro o non dualismo. All'inizio del cammino spirituale il sadhaka dichiara: <<Io sono un devoto di Dio>>, ed in questa dichiarazione appaiono due Entità: Dio e il devoto. In questa particolare situazione il metodo di approccio è il seguente: <<Dio è là e vorrei vederLo>>. Gradualmente il sadhaka progredisce ed inizia ad argomentare con il Signore: <<Oh Signore! Io sono un Tuo devoto, io sono un Tuo devoto!>>. In questo stadio egli si trova faccia a faccia con il Signore stesso. Il terzo stadio è <<Io sono Te, Tu sei Me!>>. <<Io sono un Tuo devoto>> si riferisce alla <<vishistadwaitha>>. <<Io sono devoto di quel Dio fuori di me>> si riferisce alla <<dwaita>> cioè al primo stadio: <<Io sono Te>> è l'ultimo stadio o la <<adwaitha>>. Iniziamo il nostro cammino dallo stadio del dualismo e gradualmente raggiungiamo quello del non dualismo. Dobbiamo incominciare con la devozione ordinaria, con una forma <<saguna>>, e con gli attributi di quella forma, <<sakara>>, altrimenti non ci sarà possibile raggiungere l'Assoluto: il primo passo è divenire <<I servi del Signore>>.

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Eccovi un esempio: c'è un grande cerchio da una parte e, vicino ad esso, un cerchio più piccolo. Il cerchio grande può essere paragonato a Dio ed il piccolo al <<Jiva>> (l'individuo). Questa separazione è chiamata <<dwaitham>>: dualità. <<Vishistadwaitha>> si riferisce al cerchio più piccolo inserito nel cerchio più grande. Quando si espande e diviene uno con il cerchio grande allora si avrà la <<adwaitham>> o lo stadio della non dualità. Il cammino della devozione (Bhakti marga) e di <<prapathi>> (arresa totale) è quello percorso dal <<jiva>> per fondersi nel Devathathwam, o nel principio divino. Quando riconosceremo che questo principio è in noi, potremo diventare <<testimoni>> di ciò che c'è in noi ed intorno a noi e sviluppare così una mente espansiva e, finalmente, divenire <<Uno>> con il Signore.

3 - pag.67 DASOHAM, SOHAM, HAM

Chi vuole raggiungere il principio di <<Brahma>>, che è la meta Suprema, deve iniziare il viaggio partendo dallo stadio di <<dasoham>>, come ho spiegato ieri. Questo è lo studio del dualismo dal quale, gradualmente, deve riuscire a togliere la sillaba <<da>>, ed entrare così nello stadio della <<Vishistadwaita>>, <<soham. soham>> (Io sono Dio, Io sono Dio). Continuando il <<sadhana>> in questo stadio, dopo un certo periodo, anche la seconda sillaba di <<dasoham>> sparirà e solo <<ham>> rimarrà. (Io sono Io). Quando una ferita è curata, la crosta cadrà automaticamente; così, quando quella sillaba verrà superata, rimarrà solo <<ham>>. Questo è il principio trascendente chiamato dell'<<adwaita>> o non dualismo: <<Io sono Io>>. Lo stadio in cui si dichiara: <<Io sono <<Brahman>>, fa parte ancora della <<Vishistadwaita>> perché ancora esistono due entità:<<Io>> e <<Brahman>>. Non è completa <<adwaita>>, ma dualismo qualificato. Quando diciamo <<Signore, Io sono il vostro servo>> vi sono due entità separate: il Signore ed il servo. Quando diciamo: <<Io sono <<Brahman>> è come parlare del riflesso di un oggetto che è visto separatamente. L'individuo si trova faccia a faccia con il Signore, e le due entità sono differenti come l'immagine e l'oggetto. Nella <<vishistadwaita>> la persona vede la propria immagine riflessa e la sola cosa che si interpone nel mezzo è lo specchio (altrimenti ci sarebbe solo il Signore). Difatti, quando l'oggetto è omnipervasivo non occorre la sua immagine. Se Dio è Omnipervasivo, non vi è posto dove Egli non sia. Se l'intero mondo è la casa di Dio, dov'è la porta per entrare in questa casa? Se c'è una strada, c'è una porta che si aprirà su quella strada, ma in effetti nessuna strada esiste. Quando Dio Omnipresente è visto ovunque, dove è possibile trovare un oggetto che non sia Lui”? Questa percezione omnipervasiva della <<adwaita>> è chiamata <<completa adwaita>>.

La gente usa dire: <<Io sono un peccatore, la mia anima è piena di peccati, io pecco tutto il tempo!>> M a dov'è la persona che pecca? Dato che queste dichiarazioni non incoraggiano i <<sadhakas>>, si deve invece pensare in questo modo: <<Io sono Govinda, Io sono Siva! Io sono <<ananda!>>. (Io sono Dio!) Avere nobili idee nella mente e pensieri elevati, è la via migliore per raggiungere lo scopo.

La Ghita dichiara: <<Adwestha sarva bhootanam>> <<Non odiate nessuno!>> Se una persona tratta la felicità e la miseria alla stessa stregua, il problema dell'odio non si pone neppure. Se una persona riconosce il principio trascendente che è incarnato nell'uomo, come in tutte le creature, non darà spazio all'odio. In un tale stato mentale come si potrebbe dire che si sta odiando il prossimo? Dove è il prossimo? Allora ci si chiede: per chi è stata detta quella frase: <<Adwestha sarva bhootanam?>> (Non odiate nessuno?).

Per coloro che non hanno ancora realizzato il principio trascendente. Una straordinaria gioia si ottiene con l'attitudine del <<dasoham>> (Io sono il Tuo servo!) ma, una volta raggiunto lo stadio <<Io sono Brahman>>, non sarà più possibile gustare la dolcezza del Signore. Per capire questo punto si prenda l'esempio dello zucchero: lo zucchero non conosce la propria dolcezza. Una persona nello stadio di <<dasoham>> è come colui che preferisce gioire della dolcezza dello zucchero, anziché divenire zucchero essa stessa. <<Hanuman>> fu un esempio di questo stadio, e durante la sua vita poté sperimentare il <<bliss>> (beatitudine sempiterna) per la sua attitudine di <<Io sono il servo di <<Rama>>. Ma per quanto dura questo stadio? Fino a quando non si vince la Grazia di Dio. Quando Egli era separato dal Signore si trovava in uno stato di tremenda angoscia. Nello stadio del <<soham>> ( Io sono quello) la domanda non si poneva, perché Egli ora è uno con il Signore e perciò non poteva avere nessuna sofferenza. Nello stadio di <<dasoham>> c'è la separazione fra il Signore ed il Suo servo. Nello stadio del <<soham>> non ci può essere discontinuità perché non esiste separazione, il <<bliss>> è perenne. La gente che vuole realmente raggiungere la meta deve controllare i propri desideri. Quando un pensiero nasce, il <<sadhaka>> subito dovrebbe inquisire sulla natura di tale pensiero e decidere se è o meno desiderabile. Se è cattivo deve essere eliminato. Dato che non è possibile non avere pensieri, i <<sadhakas>> devono trasformare quelli cattivi in buoni. Esistono molte opportunità per trasformare il lavoro che facciamo, in culto per il Signore e, con questo processo, entrare nel sacro cammino.

Ghita Vahini

4 - pag.33 Le caratteristiche dell'uomo saggio

Allora Arjuna continuò: <<Madhava! Che vantaggio ho a seguire il tuo consiglio e coltivare la fortezza, <<thithiksha>>, quando il solo risultato è la pazienza che non serve a niente?>> Krishna rispose: <<Arjuna, figlio di Kunti, l'eroe, la persona equilibrata è colui che non si agita minimamente per gli alti e bassi causati dalle onde ruggenti del mare della vita. Egli è colui per il quale la fermezza è diventata parte della sua natura e che si attiene alla disciplina spirituale qualunque siano le distrazioni o le attrazioni. L’uomo saggio non è affetto dall'eterno dualismo del mondo oggettivo. Egli è la persona che si indica con il termine <<dheera>>, <<dhee>> vuol dire <<buddhi>> o l'intelligenza, che è la qualità che fa di un uomo un <<purusha>> o un uomo perfetto. Non è il vestito o i baffi che fanno l'uomo. L'umanità viene quando la dualità è rifiutata. Per meritare un tale stato devi vincere i nemici interni più che quelli esterni. La tua impresa è di conquistare i due nemici gemelli: gioia e dolore. Ebbene, potresti avere anche un altro dubbio (il tuo cuore è un nido di dubbi!) Potresti ancora chiedere qual è il risultato della vittoria. Lascia che ti assicuri che il guadagno è l'immortalità! Le cose del mondo non possono darti questo stato di <<bliss>> (beatitudine). Tutto ciò che possono darti è solo relativa e non assoluta beatitudine. Quando risorgi al di là della gioia e del dolore, la beatitudine è assoluta, indipendente e piena. Arjuna, tu sei il migliore fra gli uomini, pertanto non hai bisogno di questa meschina vittoria sui nemici del mondo: tu meriti la gioia dell'immortalità>>. Così dicendo Krishna iniziò a parlargli della scienza dell'<<atma>> e dell'<<anatma>> e della disciplina che permette di discernere fra le due. <<L'uomo realizzato <<atma-jnani>> non è legato dai risultati del karma; solo coloro che agiscono senza la coscienza dell'<<atma>> lo sono. Il loro <<sé>> reale non è affetto da quello che fanno, sentono o pensano. Lo <<jnani>> è come la persona che ha imparato a nuotare e che può, con sicurezza, attraversare il mare delle attività del mondo. Se non sai nuotare e sei costretto a gettarti nel mare, le acque ti sommergeranno e la morte sarà sicura. Questo spiega perché Krishna espose ad Arjuna la scienza chiave dell'<<atmajnana>> (la conoscenza dell'atma). L'atma non uccide né muore e coloro che credono, che essa uccide o muore, non conoscono la sua natura. L'<<atma>> di Arjuna non uccide, l'<<atma>> di Bhisma o Drona non muore, l'<<atma>> di Krishna non incita alla guerra. Queste sono solo fasi del processo duale causa-conseguenza.

L'<<atma>> non può essere la causa o la conseguenza del <<karma>>, essa è <<nir-vikara>>: incapace di cambiamento.

5 - pag.147 L'adorazione

Arjuna chiese con un sorriso tremulo: <<Signore! Qual è il culto che preferisci? Quello con la forma o quello senza forma "saakaara upasana" o "niraakaara upasana"? Qual è più facile?>>.

Krishna fu felice della domanda e rispose: <<Arjuna! Non faccio distinzione fra i due, qualunque modo di adorarMi, che provveda una mente satura di Me e che motivi ogni pensiero, parola ed azione con fede profonda, Mi è gradito>>. Arjuna interloquì: <<Krishna! E’ sufficiente un cuore puro ed una fede forte oppure occorre considerare il sesso, il livello sociale, la casta?>>. Krishna rimproverandolo disse: <<Sono sorpreso che mi chiedi queste cose dopo l'esperienza che hai avuto. Non capisci che per coloro che hanno la mente in Dio, che pongono la loro fede in Me, la personificazione stessa della verità, eterna e pura, non ci sarà uno "jota" di identificazione del sé con il corpo? Se essi hanno coscienza del sesso, della casta, dello stato sociale con i sentimenti di orgoglio, di umiltà ed altri che ne conseguono, vuol dire che non si sono completamente arresi a Me. Per coloro che hanno invece superato l'attaccamento al corpo, l’"ashrama dharma" ed il "varna dharma" (codici morali prescritti per la casta e per i quattro stadi della vita, studente, padre di famiglia, recluso e monaco) non rappresentano ostacoli nella disciplina di centrare la mente in Dio e di purificarla. La distinzione di sesso e di casta o stato sociale agisce solo su coloro che vivono nella consapevolezza del corpo ed agiscono come se il mondo fosse assoluto ed eterno. A questo punto Arjuna disse: <<Krishna! La contemplazione di Dio senza forma, senza caratteristiche è molto difficile, mentre quella della forma è alla portata di tutti. E’ in grado essa di purificare la mente e la coscienza? Ti prego illuminami>>.

1 - pag.149 Liberarsi dagli attaccamenti

Il Signore replicò: <<Arjuna! La gente crede che l'adorazione di Dio con forma ed attributi sia sufficiente, ma questa disciplina guiderà solo per un tratto di strada e non sarà di molto aiuto. Il Signore non accondiscenderà a dare la liberazione per così poco. Chi desidera la liberazione deve anzitutto eliminare l'attaccamento per il corpo. Senza quest'ultimo, lo stadio "atmico" non può essere raggiunto. La identificazione con il corpo è l'espressione dell'ignoranza. L’"atma'' deve essere riconosciuta come distinta da "Prakrithi”. La pratica di "dhyanam" e "thapas" (meditazione ed austerità) deve rimuovere il desiderio per i piaceri obiettivi fondati su valori irreali.

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Quando il desiderio è eliminato, l'individuo diviene come la polpa secca dentro la noce di cocco. Essa è staccata dal guscio, non germina, né rinasce di nuovo, rimane così per sempre senza alterarsi. L’individuo sarà libero e non avrà più nascita e di conseguenza morte. Lo stadio chiamato del "jivanmuktha" o della liberazione, pur essendo in vita, è come diventare quella polpa secca nel guscio della noce di cocco>>.

La filosofia dell’azione

5 - pag.51 PRATICARE LA GHITA

Il parlare semplicemente della grandezza della Ghita e delle altre scritture, non ci recherà nessun beneficio. Gli insegnamenti che avete udito e le cose che avete capito dovete metterle in pratica; solo così potrete ricavarne gioia. La cosa più importante e cruciale è il controllo dei sensi! <<Arjuna, se non controlli i tuoi sensi, cosa potrai combinare nel mondo>>? Prahlada disse a suo padre: <<O Re! Avete conquistato tanti mondi, ma non siete stato capace di controllare la vostra mente>>! Se una persona non ha conquistato la propria mente, come potrà gustare la dolcezza ed il nettare della Divinità?

La cosa più importante è il principio dell'atma che è installato nel cuore di ognuno. Il sole è uno e si riflette in molti recipienti. Sembrerebbero molti soli ma questa non è la Verità! Dato che i recipienti sono diversi uno dall'altro, così i riflessi sono diversi, ed ecco tutto! Il sole riflesso però è uno solo. Il valore dei recipienti può essere differente, quello d'argento può costare più di quello di argilla, ma il sole riflesso è uno solo. Così, dall'erudito all'ignorante, dal povero al ricco, i corpi sono differenti, ma l'atma è una sola. I recipienti, cioè i corpi, sono differenti, l'abito e i gioielli che noi indossiamo possono essere molto costosi, una persona povera può non avere molte cose ma la verità è che tutti sono semplicemente dei contenitori e la Divinità in tutti è una sola. Una volta che riconoscerete questa verità sarete in grado di esercitare facilmente il controllo dei sensi. Chi deve esercitare il potere e l'autorità e sopra chi? Dobbiamo compiere il nostro dovere riconoscendo la Divinità in tutti. Se una persona ha commesso un errore, è nostro dovere mostrarglielo. L’ignoranza è molto profonda, ed avvolge tutto come una coltre. Al mattino presto potete vedere la vostra ombra che misura I5 piedi. Come ridurla? Non si ridurrà solo se glielo imponete! Come il sole sorge, l'ombra diminuisce automaticamente. Essa cala sino a quando il sole arriva allo zenit dove si annulla. Tu puoi essere alto solo 5 piedi ma la tua ignoranza è lunga 50 piedi! Devi perciò sviluppare l'inchiesta interiore affinché la saggezza possa crescere. Fino a quando il Sole della saggezza non sorgerà, l'ignoranza non diminuirà. Solo allora essa verrà completamente eliminata. Questo sopra descritto è un metodo. Un’altro metodo è il seguente: se volete conquistare la vostra ombra, invece di camminare verso essa, camminate verso il Sole ed essa automaticamente cadrà dietro di voi. Ecco perché dovete volgere la vostra visione verso Dio, con l'intelligenza accresciuta dalla saggezza. Se non avete queste due qualità la vostra ignoranza, invece di diminuire. aumenterà. <<Arjuna! Accresci la tua saggezza se vuoi distruggere la tua ignoranza, ed una volta distrutta non tornerà più>>! Eliminata la coscienza del corpo la sofferenza sparisce. Quando l'attaccamento e l'odio se ne saranno andati, anche la dualità svanirà. Distruggete la dualità e l'ignoranza svanirà. Ecco perché si dice che, solo attraverso la Saggezza, riuscirete a raggiungere la Meta. Quando abbiamo fiducia in noi stessi, abbiamo fede nel Signore. Una persona che ha fede in se stessa avrà fede in Dio. Per rendere chiaro questo concetto Swami usa ripetere continuamente che noi, dal mattino fino alla sera, continuamente diciamo: <<io>>.<<io>>, <<io>> senza sapere che cosa è questo <<io>>. Questo è il <<Mio>> corpo, questa è la <<Mia>> intelligenza, questa è la <<Mia>> <<chittam>>, questi sono i <<Miei>> sensi, questa è la <<Mia>> <<anthakarana>>. Andate ripetendo le stesse cose e non vi chiedete: <<chi sono io>>? Se voi dite: <<Questo è il Mio fazzoletto>> voi siete differenti da esso. Se dite <<Questo è il Mio corpo>> voi siete differenti da lui. Chiedetevi quindi chi sta dicendo questo? Voi dite <<questo è il mio corpo>> e non dite <<Io sono questo corpo>>. Dovete fare l'inchiesta su <<chi è l'abitante di questo corpo>> e su chi voi siete realmente. Solo quando c'è un proprietario ha senso parlare di proprietà. Ecco perché dovete riconoscere la Divinità che è in voi. Per tutti, i tre quarti è inchiesta, e un quarto è <<sadhana>>. Solo usando propriamente il tempo, santificando le proprie azioni ed il proprio corpo, si potrà raggiungere la meta. La ragione principale di tutte le sofferenze è la debolezza dei sensi. Mantenete i sensi forti, ma la vostra mente sul giusto cammino, ed abbiate una ferma risoluzione. Nella Ghita è detto che <<dovrete controllare i sensi>>, e non <<distruggerli>>. Non si tratta di rinunciare all'azione, ma ai frutti delle azioni. Non è possibile rinunciare all'azione! Benché non vi sia bisogno di svolgere azioni, per il Signore tuttavia l'uomo deve lavorare. Dobbiamo svolgere azioni ed usare i nostri sensi. Dobbiamo usarli per lo scopo dell'azione, osservando certi limiti e non nel modo sbagliato. Questo è il principale messaggio della Ghita.

La conoscenza

Il dualismo non é un problema pag.57 [172]

Quando si dice che lo Spirito è immutabile, si sottintende che altre cose subiscano modifiche, e allora ci si può chiedere: come la mettiamo con l'Advaita, il Non dualismo? Ma, se non esiste nulla all'infuori dell’Atma, è sbagliato parlare di una duplice entità: non sono due, ma una sola! Non ci sono dubbi in proposito, non ne possono sorgere.

Dipendenza fra Causa ed Effetto pag.57 [173]

Perché si dice che non esiste nulla all'infuori dell’Atma? Ecco la ragione: l’Atma è la Causa di tutto, e non ci possono essere distinzioni fra Causa ed Effetto. La Causa non esiste senza Effetto, e l'Effetto non esiste senza Causa.

Prema Dhaara

pag.58 (40)

I saluti che avete mandato sono stati ricevuti. Distribuite gocce del Mio Amore a tutti.

La pigrizia è inutile in qualsiasi campo, in qualunque impresa. Nel campo della spiritualità è esplicitamente inutile. Le tendenze come la pigrizia, quel senso di prendersela comoda o un sentimento di cattiveria, non hanno posto nel campo spirituale. Uno studente s'impegna ad affrontare qualsiasi fatica per avere successo in un esame. Se per arrivare alla meta nel campo dell'ordinaria educazione terrena, è richiesta una tale fermezza, un sincero e mirato impegno, allora chiedete ai ragazzi d' immaginare quale enorme ed intenso sforzo sia richiesto nella sfera dell'educazione ultraterrena.

Passare il vostro tempo in discussioni e dibattiti inutili e futili, essere soddisfatti delle cose associate ai sensi rincorrendo desideri, non è buono ne sano. Restare nell'illusione che vi sia acqua in un miraggio e cercare quest'acqua, stancandosi e affaticandosi, non procura alcun dividendo. Questo non calmerà la sete. Colui che diviene schiavo dei sensi e rincorre i suoi desideri arriverà solo alla delusione, alla frustrazione ed alla disperazione.

Un cervo muschiato, inconsapevole del fatto che egli stesso emana il profumo, immaginandosi che esso provenga da qualche altra parte, lo cerca, esplorando ovunque. Allo stesso modo, l’uomo, non essendo conscio della propria reale identità, della sua vera natura, e pensando che Dio sia da un'altra parte, nutre l'illusione di voler andare a Parthi. Questo è indice di una mente che non è né sicura né forte. La situazione dei nostri ragazzi è come quella di uno che sta seduto sulle rive del fiume della vita che scorre, ma soffre sempre d'una gran sete. L'atteggiamento dei nostri ragazzi è come quello di uno che sta seduto accanto a un mucchio di riso e malgrado questo soffre i morsi della fame, non realizzando che l'effulgente Sai è dentro di loro, i nostri ragazzi Lo cercano qua e là. Il mondo della Beatitudine è lì da solo. Tuttavia, non può essere visto con gli occhi. L'unica e sola causa per cui questo avviene è una vita basata e vissuta nei sensi. Quanto fortunati sarebbero se solo si tuffassero nell'avventura di sperimentare Sai mettendovi lo sforzo necessario. In verità, i ragazzi di Brindavan sono di sicuro "Punyulu" (meritori) e positivamente " Dhanyulu " (santificati). Ma tuttavia non stanno ancora mettendo in pratica gli ideali di Sai nella misura richiesta. Essi non sono riusciti a dare completa soddisfazione a Sai. Vi sono anche troppe chiacchiere. L'eccessivo chiacchierare dovrebbe essere ridotto. Per il momento, se correggeranno queste cose, si guadagneranno l’Amore di Sai. Essi non credono che Sai è in loro, intorno a loro, che osserva ed ascolta ogni cosa. Non c'è cosa più grande o più stimabile del comprendere questo fatto.

Baba - 3.9.1976

Colloqui

  •  

H.- Dice Svami: "Tutto vien fatto dal Signore, e non da te". Eppure si è sempre detto che l'uomo è responsabile delle proprie azioni.

SAI - [1] pag.33

Tu sei Dio; finché sarai umano, ci saranno di questi pensieri.

H.- "Finché sarai umano". Ciò implica forse che lo stato umano è un atto della mia volontà?

SAI - [2] pag.33

Non è un atto di volontà, ma solo uno stato di confusione; un'illusione. Tu vieni qui con dei dubbi, e Svami, che lo sa, ti offre l'opportunità di fare domande. Se viene un saggio (Jnani), uno che ha l'esperienza diretta del Divino, Svami non gli domanda quali sono i suoi dubbi. Il fatto che hai delle domande da fare prova che sei al livello del mondo. L'insegnamento di Baba varia a seconda del livello della persona.

sea

Un maestro di scuola può essere anche un famoso erudito nei Veda, ma quando insegna a leggere ai bambini può solo dire: "Questa è la lettera A, questa è la lettera B, e così via. Una mamma può allattare un figlio, dare una pappina ad un altro, e dire alla cuoca di servire il terzo, mentre al più grandicello dice di servirsi da sé. Anche se il suo modo di trattare è diverso per ogni figlio, il suo amore è lo stesso. L'uomo si può trovare a quattro diversi stadi, e a ciascuno Dio dà l'aiuto adatto. Prima vengono coloro che sono nei guai; poi quelli che desiderano la prosperità; in terzo luogo chi è alla ricerca della verità, ed infine vengono i saggi.

[3] pag.33

Al presente in te c'è una mescolanza di conscio e di subconscio e per questa ragione ci sono dubbi e confusione. Nello stato inconscio non esistono impressioni. Nello stato superconscio non ci sono dubbi, ma decisione; in questo stato non ci sono più né mente né corpo, anche se ci possono essere delle visioni. Oltre il superconscio esiste ancora un altro stato, che è la Coscienza Divina, nella quale esiste solo Dio, mentre nello stato superconscio c'è ancora una lieve sfumatura di dualismo colui che dà e colui che riceve. Nello stato ordinario sono tre: il donatore, il dono e colui che riceve. Nella coscienza divina c'è solo il Donatore. Nella Realtà tutto ciò che non è UNO è falso, perfino l'ascesi (sadhana).

[4] pag.33

Qui può sorgere un dubbio: come mai l'ascesi che è qualcosa di falso, può sfociare in qualcosa che falso non è? E’ come il sogno; può essere tanto terribile che, sebbene falso, ti fa risvegliare. Così accade con la disciplina spirituale. Affinché essa diventi tanto forte da farti risvegliare alla realtà, dev'essere persistente entro il livello del superconscio, nel quale tanto il corpo quanto la mente sono trascesi. E’ da questo profondo stato trascendente che esplode la luce della Verità.

  •  

H. - Svami, questo è stupendo! Ecco il vero significato della forma!

SAI - [49] pag.62

Lo stesso vale anche per il Divino informale e trascendente. Senza forma è inesistente per noi. Diveniamo consci del Divino solo per mezzo della forma.

H - Sai ci ha svelato il mistero del formale e dell'informale! Come avviene la transizione dall’adorazione di Dio dal Suo aspetto formale a quello informale?

SAI - [50] pag.62

La transizione avviene passando dall'adorazione totale di Dio in una forma, poi col vedere in tutti questa Forma amata, poi vedendo Dio dovunque ed amare gli altri è cosa che viene da sé naturalmente e facilmente.

H.- Quando Svami è presente, è facile vedere e adorare la Sua Forma; quando è assente dobbiamo formarci una Sua immagine mentale per continuare a vedere la Sua Forma?

SAI - [51] pag.62

Sì. Devi farti un" Immagine mentale di Dio in una forma completa, e versarvi dentro la mente. Se l’Immagine di Dio è vista al difuori, è dualismo qualificato. Se è vista dentro la mente è monismo. Quando la forma è assorbita nello Spirito (Atma), è l'Advaita, il non-dualismo.28 I due stadi precedenti non sono separati; sono tutti contenuti nell'Advaita, come nel latte sono contenuti il siero e il burro. L'immagine di Dio, vista come esterna, dev’essere assorbita nella mente, e questa nell’anima.

  •  

D- Ebbene Svami, mi va molto bene. Molti aspiranti sprecano il loro tempo nel fare qualcosa che credono essere meditazione, perché non sanno le cose a fondo. Per essi non ci sono leggi né limiti. Il Tuo consiglio mostra loro la Realtà e li stabilizza nell'Eterno. Oggi mi sento veramente felice, Svami.

  •  

D.- Da molto tempo ho tanta voglia di chiederTi certe cose e di imparare dalle Tue risposte; oggi è la volta buona. La Mente (Manas) e tutti i suoi principi sono categorie a me ignote. Il loro significato non mi è chiaro e definito senza l'esperienza concreta. Però Svami, questa illusione del ciclo di nascita e morte, (samsara) ci soverchia, forte e fitta, come le nere nubi di un temporale. Qual è questa forza possente che ci trascina? E’ una cosa che mi pesa sull'anima e intanto vedo delle persene che capiscono tutto chiaramente fin dal primo momento. Vorresti aver la bontà di illuminarmi?

SAI - [1] pag.190

Certo, figliolo. Che debbo dirti? La tua sofferenza viene dalla paura, che ti fa vedere l'ombra di un assassino in un tronco d'albero. Stai cioè confondendo il Non-duale, completo, l’Advaita, la Pienezza (Purna) che è Dio con un'Anima (Jiva) separata e incompleta e... soffri per questo errore. Questa illusione è la causa di tutte le tue sofferenze.

D.- Donde viene questa illusione?

SAI - [2] pag.191

Dormivi e sognavi. Dormivi il sonno dell'Ignoranza e dello smarrimento dovuto all'Illusione e sognavi di vivere e di morire. Svegliati! Non avrai più sogni. Via il sogno, via l'illusione.

D.- Che cos'è questa ignoranza, Svami? Che caratteri ha? Come agisce?

SAI- [3] pag.191

Ciò che è attaccato al corpo e si sente come "io" è l'Anima. La faccia dell'Anima guarda fuori; crede in questo universo mutevole e nel ciclo vita morte ed è immersa in essi. Poiché l’Anima ignora la sua forma non duale (advaitasvarupa) e se ne dimentica, diciamo che si trova nell'ignoranza. E’ chiaro?

D.- Però, Svami, le Scritture dicono che il ciclo di nascita e rinascita è causato dall'Illusione. Ora mi dici che la causa è l'Ignoranza. Che differenza c'è tra di loro?

SAI - [4] pag.191

L'Ignoranza è chiamata in tanti modi: Illusione (Maya), Natura primordiale (Pradhana) Natura (Prakriti) Non-Manifesto (Avyakta), Nescienza (Avidya), Inerzia (Tamas), ecc. Devi capirlo bene: il ciclo della vita è conseguenza dell'Ignoranza.

D.- Vorrei sapere, o Gurudeva 42, come l'Ignoranza può produrre il ciclo della nascita-morte-rinascita

SAI - [5] pag.191

Devi sapere che l'Ignoranza ha due poteri: quello di velare (avaranashakti)su di e quello di proiettare (vikshepashakti). Vela la realtà e su di essa proietta l'irreale. Il potere di velare, inoltre, agisce in due modi diversi: la sovrapposizione velante del non-essere (asatavarana) e la sovrapposizione di un'immagine riflessa (abhanavarana). Quando un Sapiente ed un Ignorante si incontrassero, mentre il primo affermerebbe che l'Essenza del Divino (Atma) è Una e Non-duale, il secondo la negherebbe e sarebbe restio ad afferrare la realtà. Anche se gli dicessero la Verità, non ha la fede e la fermezza per assimilarla e la rigetta con un'alzata di spalle indifferente. Questa è la sovrapposizione velante del non-reale (asatavarana). Che cos'è la abhanavarana, la sovrapposizione di una proiezione? Anche se uno crede, in forza dei suoi studi e per grazia della Divina Provvidenza, che esiste lo Spirito Non-duale di Dio, l’Atma, la classifica come inesistente, perché si lascia convincere da discorsi superficiali e affrettati. Anche se la sua coscienza ( Cit ) gli dice che è vera proprio la cosa che nega, il suo accecamento lo spinge ad affermare che è inesistente. Questo è il bieco lavoro della sovrimpressione di ciò che non è reale ( abhanavarana).

D.- Hai anche parlato del potere di proiettare (vikshepashakti); che cos'è?

SAI- [6] pag.191

Anche se tu sei Senza-Forma, Immutabile e la tua natura è Beatitudine, ti illudi e credi, senti ed agisci come se tu fossi il corpo che ha forma, cambia ed è la sede del dolore e dei dispiaceri. Per te, il tuo "io" è colui che agisce e fruisce; parli di io, tu, voi loro, questo, quello, ecc., credendo nella varietà, e nella molteplicità, mentre c'è solo l'Uno. Questa illusione che proietta i molti sull'Uno è vikshepashakti o anche adhyaropa, sovrapposizione del non-reale al reale.

D.- E che cos'è?

SAI- [7] pag.192

Quando vedi l'argento nella madreperla, quando non vedi il tronco, ma gli sovrapponi l'immagine di un uomo, o quando sulla distesa del deserto vedi un lago, hai sovrapposto l'irreale al reale. Questa è adhyaropa.

D.- Grazie, Baba. Mi vorresti spiegare cos'è il reale e l'irreale?

SAI- [8] pag.192

Il reale è l'Unico e Solo, l'Essere senza attributi (Parabrahman) e Non-duale, l’Essere-Coscienza-Beatitudine (Sat-Cit-Ananda). Così come sulla fune, vista per terra nella penombra, si sovrappone il nome e la forma del serpente, questo Universo (Jagat) (che include tutto, dal filo d'erba fino al Creatore, tutte le creature e gli oggetti inanimati come la terra) è sovrapposto su questa Realtà esistente dell'Essere Supremo ( Parabrahmavastu). Il Reale (Parabrahman) è l'Esistente (Vastu), mentre irreali (avastu) sono tutte le cose sovrapposte ad Esso.

D.- Come viene prodotta la sovrapposizione del mondo di nomi e forme su questo Esistente Non-duale (Advaitavastu)?

SAI - [9] pag.192

Dall'Illusione

D.- E Illusione significa...

SAI- [10] pag.192

Il potere dell'Ignoranza (Ajnanashakti) dell'Essere Supremo, di cui abbiamo detto sopra...

D.- E il potere dell'Ignoranza significa...

SAI - [11] pag.192

Te l'ho già detto, non ricordi? L'incapacità di comprendere Dio...benché tu sia fondamentalmente Dio... questa è Ignoranza.

D.- E come fa l'Ignoranza a generare tutto questo mondo?

SAI - [12] pag.192

Il potere dell'Ignoranza non ti permette di scorgere la fune e, per giunta, ci sovrappone il serpente: ti fa vedere il mondo manifesto laddove, c'è solo Dio immanifesto.

Discorsi vol. X 1° tomo

pag.88

Madhvacharya: filosofia Dwaita - Il dualismo

Il completo arrendersi e l'annientamento della responsabilità sono pure gli obiettivi di molti aspiranti. Lo zucchero non può essere assaggiato e gustato dallo zucchero, ma una formica può gustare la sua dolcezza. Madhvacharya cercò di soddisfare questo desiderio dell'uomo dichiarando che l'individuo rimarrà sempre separato dall'universale e che non ci può essere unione. Nell'Adwaita un lampo di illuminazione spirituale rivelò che solo l’atma esiste e che tutto il resto è solo apparenza illusoria. La Vishista Adwaita dice che il fiume è una parte integrante del mare. La Dwaita infine dice che la purezza deriva dall’adorazione e che quest'ultima è sufficiente per ottenere la Grazia di Dio.

Discorsi volume III

pag.53 VOI ED IO

Come Subbarya Sastry ha detto, il Deha o corpo deve essere usato per ascendere la scala dei tre Guna, da Thamas a Rajas e da Rajas a Satwa e così alla fine potrete, al di là di quella scala, andare ancora più in alto. Il Deha, o corpo, è la causa di tutta la sofferenza e di tutta l'inquietudine dell'uomo. Il Deha è stato ottenuto grazie al bene ed al male compiuto nelle vite precedenti. Queste cause sono chiamate collettivamente Karma.

Il Karma è causato dall'attaccamento e dall'odio, dall'affetto e dall'indifferenza, che sono prodotti dell'ignoranza, la quale impedisce di vedere l'unità di tutta la creazione, inclusi se stessi. L’ignoranza o Ajnana, può essere rimossa solo con Sujnana o conoscenza, Quando un uomo soffre di mal di stomaco, il migliore trattamento è dato dai sali o dalla borsa dell’acqua calda sullo stomaco, non certo dal collirio per gli occhi! Ajnana può essere rimossa se si riconosce la universalità di Dio e se si immerge la propria individualità in tale Universalità. Per prima cosa bisogna acquisire l'attitudine di Nenu neevaadu ossia "Io sono Tuo". Lasciate che l'onda scopra e riconosca di appartenere all'Oceano. Ma il primo passo non è così facile come sembra. L'onda ha bisogno di molto tempo per riconoscere il vasto mare che le procura l'esistenza. Il suo ego è cosi potente che non le permette di essere tanto umile da chinarsi di fronte al mare. “Io sono Tuo. Tu sei Prabhu, il Maestro. Io sono il Dasa, il discepolo. Tu sei il Sovrano, io sono il suddito>>. Questa attitudine mentale domerà l’ego e renderà proficua ogni attività. Questo è il punto di vista religioso chiamato Maarjala-Kishora, ovvero l'attitudine del gattino verso sua madre, del miagolare per avere soccorso e sostegno, rimuovendo ogni traccia di ego. Il passo successivo è Neevu naavadadu - quando l'onda chiede l'aiuto del mare, come suo diritto. Il Signore deve prendersi la responsabilità di guardare e guidare l'individuo. L'individuo è importante e vale la pena che sia salvato. Il Signore è tenuto a soddisfare il bisogno del devoto. Surdas diceva: "Tu sei Mio; Io non ti lascerò, Io ti imprigionerò nel Mio cuore e cosi non Mi potrai sfuggire>>. Il passo successivo è Neeve nenu: "Tu sei Me! Io non sono che l'immagine, Tu sei la realtà! Io non ho una individualità separata, non esiste la dualità, tutti sono Uno>>. La dualità non è che illusione...

Upanishad Vahini

Pag.93 [1]

Le Scritture dichiarano: “Brahman è Uno, Solo, senza secondo” (Ekam evadvitiyam Brahma), vale a dire che non esiste altro all'infuori dell'Assoluto (Brahman), e che in ogni circostanza, tempo e luogo, solo Egli "è". La Chandogya Upanishad afferma che in principio solo l'Essere (Sat), e null'altro, "era", e la Mandukyopanishad Lo definisce come: "Pace, prosperità, non-dualità” (Shantam, Shivam, Advaitam).  

Pag.93 [2]

Solo ciò che si rende manifesto o si sviluppa può apparire come "due", infatti le cose che possono essere vedute sono diverse tra loro e distinte dall'osservatore; inoltre, ciò che viene visto è il risultato delle simpatie e delle antipatie dell'osservatore stesso, delle sue immaginazioni, dei suoi sentimenti, impulsi e tendenze. Ma, una volta accesa la luce, il serpente svanisce e rimane solo la fune, che viene riconosciuta come tale. Se si esamina il mondo alla luce della Conoscenza Divina (Brahmajnana), il quadro illusorio della dualità, che ci aveva attratto e respinto, scompare.

Pag.93 [3]

Infatti è l'idea del "due" che fa nascere la paura, ma se una persona sa di essere ad un tempo ascoltatore, osservatore, agente e fruitore, come può nascere il timore? Considerate il vostro stato durante il sonno: il mondo esterno è assente e siete soli con voi stessi, nella condizione dell'Uno senza secondo. Ora, la contemplazione e l'adorazione dell'Uno vi permetterà di sperimentare consapevolmente questa Entità non-duale che, se vista sotto l'altro Aspetto, è invece Immanente come il respiro, è la Coscienza Universale (Cit), il segreto di tutte le coscienze singole, dell’attività e del movimento.

Pag.94 [4]

Brahman viene descritto per mezzo di questi cinque attributi: Essere (Sat), Coscienza (Cit), Beatitudine (Ananda), Pienezza (Paripurna), Eternità (Nitya), perché comprendendo queste qualità è possibile afferrarLo. L'Essere (Sat) non subisce l’influsso del tempo; la Coscienza (Cit) illumina e rivela Sé Stessa e il mondo; la Beatitudine (Ananda) produce nelle cose la più alta desiderabilità; la Pienezza (Paripurna) non conosce imperfezione, sminuizione, declino o sconfitta; l'Eternità (Nithya) non subisce condizionamenti fisici né limitazioni di spazio e tempo.

Pag.94 [5]

Visto alla luce della Conoscenza Divina (Brahmajnana), il mondo è un miraggio effimero, irreale, che si dimostra infondato. “Mondo" non è che un nome per indicare cose viste, udite, ecc., ma voi, l'osservatore, siete L'Assoluto, l'Essere Consapevole della Propria Beatitudine (Sat-Cit-Ananda-Brahman), ricordatelo. Non scostatevi da questa certezza, e meditate sulla OM il simbolo che meglio Lo esprime. Siate consapevoli fin da questo momento di essere Spirito (Atma). Quando la nebbia dell'ignoranza svanirà, l'Atma risplenderà del Suo naturale fulgore, e allora saprete che stavate inseguendo un miraggio sulla sabbia del deserto, considerando reali cose che hanno avuto un principio e che, perciò stesso, avranno una fine.

Pag.94 [6]

La mente si lega a un oggetto quando vi indugia, lo desidera o ne prova avversione. Per liberarsi da quei vincoli bisogna allenarla a non soffermarsi su alcuna cosa, a non desiderarla, e neppure a nutrire antipatia nei suoi confronti. La mente può legare e sciogliere: se è dominata dalla passione (rajas) diventa schiava, se predomina l'equilibrio (satva) si libera.

Pag.95 [7]

Chi si identifica con la struttura fisica inseguirà febbrilmente i piaceri procurati dai sensi, perché il desiderio è la conseguenza dell'identificazione col corpo fisico: abbandonatela, e i desideri vi abbandoneranno a loro volta. La gioia e il dolore sono come la ragione e il torto; vanno trascesi. Affetto e odio sono della stessa natura degli strumenti interni dell'uomo, non appartengono al Residente interiore (jivi) che con essi convive, cioè allo Spirito (Atma), che è la sua Vera Essenza.

Pag.95 [8]

L'Atma è sempre puro, libero da attaccamenti perché non ha un "secondo" al quale attaccarsi. Il mantra III,1 della Mundakopanishad narra di due uccelli dalle ali sottili e variopinte che stanno sempre insieme, appollaiati su un albero. L'albero rappresenta il corpo, e i due uccelli, rispettivamente, lo Spirito individuale (Jivatma) e Quello Universale (Paramatma). Ora, quello intento a gustare i frutti dell'albero è lo Spirito individuale, che prova gioia e dolore come conseguenza delle azioni che compie, mentre l'altro si limita a guardare. Infatti, lo Spirito Universale più sottile del sottile, è solo un testimone.

Pag.95 [9]

Ora, come può questa grossolana struttura fisica fatta di sangue e di materia corruttibile identificarsi con lo Spirito, che è l'Eterno Testimone, Puro e Autorisplendente? Il corpo è stato costruito dal cibo, è in continuo cambiamento; non c'era prima della nascita, né ci sarà dopo la morte, e può perire ad ogni istante. In verità, riesce a vivere anche senza alcuni arti, ma non appena il respiro cessa, comincia a decomporsi, dunque non dovrebbe essere considerato come la cosa principale, l'inizio e la fine di tutto.

Pag.96 [10]

La disciplina (yoga) che dovreste praticare è quella di osservare le agitazioni della mente come farebbe un testimone, astenendovi dall'esprimere giudizi e persino dal prendere decisioni a favore o contro una cosa. Tenete sempre sotto controllo la mente e il suo vagabondare. Yoga significa far progredire lo Spirito individuale (Jivatma) parallelamente allo Spirito Universale (Paramatma), rimanendo, ad ogni passo, in sintonia con Esso. Il traguardo è la loro fusione. In quel momento, tutti i dolori avranno fine. Chi intraprende lo yoga con fede e costanza, spronato dalla determinazione alla rinuncia, vale a dire al non-attaccamento, vincerà sicuramente.

Pag.100 [24]

Il termine: deha, corpo, deriva dalla radice: dal, che significa "ardere", e indica una cosa che deve essere bruciata. Ma chi segue la via della Conoscenza (Jnani) sa che esistono tre corpi: quello grossolano, quello sottile e quello causale; dunque, cosa si deve bruciare? Il "fuoco" purificatore delle tre discipline (Tapatraya) - fisica (adhibhautika), mentale (adhidaivika) e spirituale (adhyatmika) - detto anche "combustibile del cuore” (Hridaya-kashtha), può ardere e consumare i tre corpi più in fretta e più perfettamente di quanto non farebbe un rogo.

Pag.100 [25]

Chi, per quanto colto, si identifica col corpo, è da ritenere uno stolto, mentre chi si considera fermamente l'Essere Consapevole della Propria Beatitudine (Sat-Cit-Ananda), si trasformerà nella Divinità stessa. Non identificate il Residente interiore (Jivi) col corpo grossolano, fatto di carne e d'ossa, e neppure con quello sottile o con quello causale. Lo Spirito (Atma) dev'essere identificato unicamente con lo Spirito Universale (Paramatma). Solo allora potrà nascere la Beatitudine eterna. Gioia e dolore, bene e male, appartengono al regno della mente, non a voi. Voi non siete colui che agisce, né colui che gusta i frutti dell'azione. Voi siete eternamente liberi.

Pag.101 [26]

La virtù è rettitudine (dharma), il vizio è immoralità (adharma), ma tutt'e due sono prodotti mentali, corde che vi legano il "cuore". Quando l'uomo sperimenta quella Verità più elevata, si libera da entrambi e raggiunge la visione della Realtà. Come il baco da seta è prigioniero del bozzolo nel quale si è avvolto, così l'uomo fila attorno a sé un involucro di desideri, e soffre. Ma l'Atma è sempre libero, non vincolato al ciclo delle nascite e delle morti (asamsari). La Sua Natura è Purezza, Integrità, Gioia, Saggezza. Dove c’è ego, c'è schiavitù; dove non c'è ego, regna la libertà. E' l'ego la vera catena.

La via della Verità

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… Dwaithoupasana (dualismo). La visione dualistica dei rapporti fra Dio e l'individuo è come quella fra moglie e marito. Vishnu, il Signore, deve essere adorato come la moglie adora il marito. Fra gli aspiranti spirituali che hanno seguito questa strada, il più noto è Chaithanya. Egli stabilì una teoria il cui pensiero fondamentale è il seguente: "Non è possibile ottenere la liberazione senza il desiderio e l'anelito per Dio, perché non si può purificare l'intelletto se manca quel desiderio". Ed aggiunge che ai saggi ed a coloro che sanno fondersi nella beatitudine interiore e gioire nell’estasi della coscienza suprema contemplando gli attributi sublimi del Signore, non occorre nessuna Sacra Scrittura e nessun testo spirituale per realizzarla. Chi è immerso in quell’estasi ignora tutte le norme di comportamento sociale ed ogni convenzionalità e, cantando i Nomi di Dio, esperimenta la beatitudine genuina danzando, pieno di gioia, nella divina estasi; egli sente che la presenza del Signore ha reso sacra la terra sulla quale ha posato i Suoi piedi, e canta la gloria del Signore in sintonia con Lui. Questa Sadhana proposta da Chaitanya fu da lui indicata come la più facile e benefica; l'obbiettivo che si voleva raggiungere era quello della trascendenza del corpo nel raptus dell'estasi, che nasce dal cantare la Maestà e la Misericordia divina…

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