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Diffamazione cristiana sulla donna

Nella Prima Lettera a Corinzi della Bibbia cristiana, al capitolo 11, versetti 6-10, l’apostolo Paolo scrive: "Se dunque una donna non vuol mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra. L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo. E infatti non l’uomo deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo; né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo. Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza a motivo degli angeli". Il mio commento: Il passo si commenta da solo! Mi preme solo fare presente che, a fronte dell’esaltazione della perfezione dell’uomo, Paolo esprime la più immorale denigrazione nei confronti della donna. Non c’è da stupirsi se codesta concezione della donna sarà successivamente ripresa da molti padri della Chiesa, tra i quali spiccano per autorevolezza Agostino di Ippona, Alberto Magno, Tommaso d’Aquino ed anche il Riformatore Lutero (massacratore di contadini, cacciatore – come i cattolici – di eretici, scomunicatore, propugnatore della pena capitale per gli Anabattisti, superstizioso, sostenitore – come i suoi colleghi cattolici – della caccia alle streghe e della loro morte ed infine anche antigiudaico). Le loro considerazioni negative sulla donna saranno successivamente gravide di violente conseguenze. Paolo inoltre sancisce che il velo, che la donna deve portare sul capo, rappresenta «un segno della sua dipendenza» dall’uomo e perciò il cristiano – quello ipocrita - non ha il diritto di meravigliarsi del fatto che presso altre religioni è tuttora in uso il medesimo obbligo esercitato sulla donna, anche se – probabilmente - per finalità diverse.

(dal profilo fb di Fderico Bartolozzi)

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