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e se il pensiero mistico religioso indiano avesse ragione...

(dal profilo fb di Federico Bartolozzi)

“Ho sempre provato una simpatia particolare per l’etica indiana in quanto non si preoccupa delle relazioni dell’uomo con il proprio simile e con la società soltanto, ma anche del suo atteggiamento verso tutte le creature” (Albert Schweitzer) Sono stato educato a conoscere poco e male il Cristianesimo, a causa dei canoni di una rigorosa tradizione, e - conseguentemente - di un’atavica ignoranza, trasmessa da generazione in generazione sino alla mia. Non mi sono state inculcate né la curiosità di conoscere le altre religioni né la cultura della ricerca, osteggiata da una mentalità bigotta, secondo la quale solo il Cristianesimo è depositario della verità. Le altre religioni, come il Cristianesimo, andrebbero invece non solo rispettate, ma anche profondamente studiate. Il pensiero indiano, ad esempio, dal Bramanesimo antico all’Induismo moderno, merita senza ombra di dubbio un posto di notevole considerazione nel contesto dello scenario religioso mondiale, perché considera la vita di ogni creatura vivente - umana e non umana - inviolabile. Particolare importanza hanno le Upanishad, commentari mistico-religiosi al testo Veda. Ecco alcuni brani, tratti da: Albert Schweitzer, ‘I grandi pensatori dell’India’, Ubaldini Editore, Roma 1983, p. 30: “In verita, il principio da cui tutti gli esseri hanno origine, del quale vivono una volta nati, al quale tornano quando muoiono, tu devi cercar di conoscerlo: è il Brahman.” “L’anima delle creature è una, ma essa è presente in ogni creatura; unità e pluralità in un medesimo tempo, come la luna che si riflette sulle acque.” “Il Brahman serve di dimora ad ogni essere e dimora in ogni essere.” “Ecco la verità: come da un fuoco che arde si sprigionano a migliaia scintille simili a lui, così dall’essere immutabile hanno origine esseri di ogni specie che a lui ritornano.” “Chiunque vede sé in ogni essere e vede ogni essere in se stesso, diviene in questo modo uno col Brahman supremo.” “Il Brahman supremo, l’anima di tutto, il principio dell’Universo, più tenue della cosa più tenue, l’Essere eterno, sei tu, sei tu (tat tvam asi).” L’anima è espressione e parte dell’ Assoluto Indeterminato (Brahman), da cui deriva e a cui deve ritornare, in seguito ad un lungo ed inevitabile ciclo di reincarnazioni, in virtù delle quali l’anima umana, soggetta a trasmigrare in altri esseri viventi, può dimorare anche negli animali. La dottrina della reincarnazione è conforme alla dottrina brahmanica perché questa insegna che le anime degli uomini, degli animali, e delle piante sono di uguale natura. Poiché la morale del pensiero indiano è basata sul concetto dell’unità eterna ed assoluta dell’Uno universale e dell’Io , essa fa obbligo all’individuo di rispettare la vita di ogni creatura vivente. Al Movimento Hare Krishna ho posto la seguente domanda: “Qual’ è il ruolo degli animali nel pensiero induista?”. Ecco, di seguito, la testuale risposta di Isvara.it: “Gli esseri viventi, in qualsiasi corpo materiale si trovino, sono tutti di origine spirituale. Cadono in questo mondo fenomenico a causa dei loro desideri perversi e, secondo la natura di questi desideri, assumono diversi tipi di corpi. I Veda dicono che ci sono 8.400.000 diverse classificazioni di ‘involucri’ materiali, creati appositamente per soddisfare tutti i desideri materiali immaginabili. I corpi animali sono tra questi. All’interno c’è una scintilla di energia personale spirituale, che è l’individuo eterno. Dopo avere trascorso un certo periodo di tempo in quel corpo, quando questo per l’azione del Tempo (kala) diventa inutilizzabile, l’anima l’abbandona e ne assume un altro. Infatti l’anima spirituale è eterna, e la morte è un fenomeno che non lo riguarda. La morte è il momento in cui l’anima lascia un corpo per assumerne un altro. Il ‘pensiero induista’ sostiene l’esistenza dell’anima. Dunque gli animali hanno pari dignità rispetto alla vita di qualsiasi altra forma vivente. Gli animali sono sempre stati rispettati da tutte le scuole spiritualistiche indiane. L’uccisione di animali e il consumo di carne è una barbarie, inutile e anzi dannosa. Uccidere un uomo o uccidere un animale è lo stesso. Sempre di violenza inutile si tratta. Gli animali sono esseri che hanno vita, che deve sempre rispettata. Questa è la visione filosofica delle scuole indiane al riguardo dell’argomento da te proposto.” E se il pensiero mistico-religioso indiano avesse veramente ragione!? Secondo tale dottrina il ritorno all’Assoluto è garantito; ma quando e come!? Dopo un ciclo più o meno lungo di reincarnazioni, in conformità - credo di avere capito - alle colpe da espiare e al perfezionamento da raggiungere tramite la conoscenza. L’anima dell’uomo (Atman) acquisisce la consapevolezza dell’intima fusione con l’Assoluto Impersonale (Brahman) e - finalmente salva - il funesto ciclo delle reincarnazioni si esaurisce. Giova ribadire che l’anima appartiene anche agli animali e alle piante. Provo ad avanzare un’ipotesi e a fare qualche conto. Se personalmente sto attualmente vivendo in uno stato di reincarnazione per l’espiazione di colpe passate, è certo che almeno altri sessanta anni - ad essere ottimista - dovrò pure viverli dopo la mia morte in un altro corpo sia per gli errori commessi contro i miei simili sia, soprattutto, contro gli animali, della cui carne mi sono stupidamente deliziato a tavola per cinquant’anni , avendo purtroppo ricevuto sin da bambino l’errata educazione laica e, soprattutto, religiosa che la vita degli animali è priva di dignità e di valore intrinseco. E non è neanche escluso che tornerò a rivivere nel corpo di un animale. Per un sano principio di giustizia, questo mi sta bene. E che dire dei teologi cristiani? Per duemila anni si sono guardati bene dallo sfiorare, anche per caso, il concetto di giustizia da applicare alla vita degli animali, negando categoricamente ogni valore alla loro vita e insegnando che nella mente di Dio solo la vita dell’uomo ha un senso ed è inviolabile - anche se non sempre (a tal proposito è lecito fare riferimento alla benedizione cristiana delle guerre e delle armi per farle). Essi hanno una doppia responsabilità: una nei confronti della vita degli animali e l’altra - ancora più grave - per avere inculcato nella mente della gente il concetto dell’ingiustizia nei confronti degli animali. Non vorrei trovarmi al loro posto, destinati - come giustamente sarebbero - ad un lunghissimo ciclo di reincarnazioni , molto probabilmente anche in corpi di animali, per finire - come quegli animali a cui hanno sempre negato l’inviolabilità del naturale diritto alla vita - appesi ripetutamente al gancio di una macelleria, dopo una morte fatta di indicibili sofferenze - fisiche e psicologiche - e di violenza. A conti fatti, sarebbe preferibile per costoro che, al posto della reincarnazione, esistesse veramente l’orrido inferno cristiano, da loro tanto efficacemente e coloritamente descritto per terrorizzare la gente e probabilmente manipolarne l’esistenza - e in molti casi, purtroppo, l’ ignoranza – allo scopo di dominarla. “Per due millenni si è così vissuto d’angoscia, si è dominato perché altri avevano paura, si coltivava il culto di Satana con tutta l’intimità possibile. Infatti: «Togliete a un cristiano la paura dell’inferno» - afferma Diderot - «e gli toglierete la fede»”

Tratto da: Federico Bartolozzi, ‘Diritti Animali ed Etica Cristiana’, Publizon A/S, Århus, Danimarca, 2010 (Nuova Edizione) http://www.amazon.com/s/ref=nb_ss_b?url=search-alias%3Dstripbooks&field-keywords=Federico+Bartolozzi&x=15&y=16

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