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EGO - EGOISMO

EGO -  EGOISMO

Discorsi 88/89 volume I

Amore, non egoismo [39] pag.56

Incarnazioni del Divino Amore quali voi siete, dovete far nascere l’amore in voi se non volete essere inferiori agli stessi animali che, almeno, dimostrano di avere qualche sentimento affettuoso, mentre sembra che l'uomo abbia soltanto affetti egoistici. Eliminate l'egoismo, vivete nell'amore, vivete nella verità e raggiungete la mèta.

Corpo ed ego [15] pag.68

L’uomo è vincolato dalle proprie azioni, alle quali deve il fatto di aver ricevuto un corpo fisico. L’azione è stimolata dal desiderio che, a sua volta, è mosso dall’invidia, dall’ambizione e dall’astio; questi sentimenti sono suscitati dall’ego, che è figlio dell’ignoranza. Per cui, se si vince l’ignoranza, l’ego si annienta, l’invidia scompare, il desiderio si placa, l’azione non è più motivata da ragioni meschine e l’uomo potrà finalmente purificarsi e svincolarsi dal ciclo di nascita e morte o Samsara. L’uomo ignora ciò che dovrebbe sapere ed è convinto che il corpo fisico sia la propria realtà. Ma egli non è quel corpo che occupa temporaneamente e che, prima o poi, dovrà lasciare. Giacché tutto appartiene a Dio, anche il corpo degli esseri viventi Gli appartiene. Quando dite “il mio corpo”, con l’aggettivo possessivo esprimete un sentimento dell’ego che vuole arrogarsi il diritto di proprietà su qualcosa che non gli spetta. Come fate a presumere di essere padroni di un corpo che appartiene esclusivamente a Colui che ve l’ha dato?

Causa dell’egotismo [2] pag.117

Qual’è la causa principale dell’egotismo ? Esso incomincia a nascere da un comportamento insensato. E qual’è la base di questa stupidità ? E’ il desiderio, dopo un po’ di tempo, degenera in malattia grave.

Dualismi [2] pag.143

La responsabilità dell’alternarsi di gioie e dolori nella vita quotidiana è dovuta ad un’errata linea di condotta della mente. Col senso di “mio” e di “tuo”,  nascono in tutte le esperienze dualismi e discriminazioni. “Qualunque cosa mi accada - dovreste pensare -, non mi tocca; sarò sempre felice.” Sono i pensieri ed i sentimenti dualistici che provocano sofferenza. E’ l’egoismo la causa di simpatie ed antipatie. Pieno d’egoismo è quell’uomo che si identifica col proprio corpo e si preoccupa soltanto delle persone e delle cose che sono in relazione con quel corpo particolare. Ad una persona del genere apparirà vero ciò che è falso e falso ciò che è vero.

Sacrificio dell’ego [8] pag.145

Se osservate bene, qualunque attività, qualsiasi servizio è sotto il dominio dell’”ego”. Finché farete tutto con ostentazione e per mettervi in mostra, non capirete mai il vostro Sé e, senza questa comprensione, non evolverete mai in esseri umani. Sarete considerati uomini per la vostra fisionomia, ma non certamente perché siete un vero essere umano. La qualità più importante che si deve avere nel mettersi al servizio degli altri è il sacrificio e, fra tutte le cose che si devono sacrificare, la prima è l’”ego”. L’eliminazione delle cattive qualità e dei cattivi pensieri è già di per sé un sacrificio che può definirsi yoga. Non è necessario abbandonare la famiglia e le proprietà per rifugiarsi in una foresta. Se oggi si cade in questo equivoco è dovuto al comportamento ambiguo di coloro che dovrebbero interpretare correttamente i sacri principi dell’India.

Ego fossile [5] pag.182

Per innumerevoli nascite questi sentimenti hanno dominato l’uomo ed è a causa dell’”ego” e delle qualità negative che l’uomo non è riuscito a riconoscere la sua vera natura. Non è possibile liberarsi da questo oppressore non ci da questa fossilizzazione dell’”ego"; si svincola né con la ripetizione del Nome, né con la penitenza, né col canto devozionale. La preghiera, il canto e le altre pratiche spirituali non sono che una piccola parte dell’Amore, il quale si distingue per una sua propria fisionomia. Con queste pratiche spirituali potrete raggiungere vari livelli, ma non quello del Sé.

Il morbo dell'”Ego" [27] pag.234

Ogni essere umano è vittima di una cattiva qualità, una sorta di malattia per la quale non ci sono né medicine né medici. E’ la malattia dell’Egoismo. Questo senso dell’Ego si insinua nella testa dell’uomo e vi recita la parte del diavolo. L’Egoismo non attacca solo gli esseri umani, ma persino gli uccelli e le bestie. Per esempio, il cane allevato presso i ricchi, abbaia a tutti quelli che passano, per mostrare la sua autorità e per render noto che è il guardiano di quella casa e che nessuno vi può entrare senza il suo controllo. E’ come se dicesse: “Questa è casa mia. Io la devo difendere", senza sapere che cosa voglia dire quell’"Io". E’ un esempio di egoismo negli animali. Il cane di un povero non ha motivo di segnalare ai passanti la sua proprietà.

Il saggio e l'insipiente [28] pag.234

L’uomo che ignora il significato di quell’"Io”, finisce per trovarsi nella medesima posizione del cane. Vero essere umano, degno dell’appellativo di saggio, è colui che si pone la domanda: “Chi sono io?", e scopre la sua vera natura. Invece gli uomini non fanno che dire “Il mio corpo, la mia opinione”... Chi dunque continua ad usare la parola “Io” senza sapere chi egli sia, è un ignorante.

L’offerta dell’Ego [44] pag.239

La prima cosa che dovete offrire, perciò, siete voi stessi. Che altro avete da offrire? La vostra mente? La vostra intelligenza? Le vostre ricchezze? Dio non vuole niente di tutto ciò! Dio non chiede niente a nessuno. L’unica cosa che Gli potete offrire è il vostro “ego”. Fin quando vi tenete stretto il senso dell’ego, non potrete avere né pace né gioia. Sacrificate il vostro ego e avrete pace e gioia. Una volta immolato l’ego, avrete Amore e quell’Amore è Devozione, la quale vi porterà la facoltà di discernere il vero dal falso, il permanente dal transeunte. Da qui poi la Determinazione, che accompagnerà tutto il vostro operato. E’ l’ego la causa dell’infelicità e di ogni difficoltà.

Il "goal" della Conoscenza [45] pag.239

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Un giorno un allievo che assisteva ad una partita di calcio, impressionato dal fatto che il pallone veniva preso a calci da tutti, corse dal suo maestro e gli chiese: “Svami, che male ha fatto questo pallone per meritare questi maltrattamenti da tutti?". E il maestro, a sua volta, chiese al ragazzo: “Che c’è dentro quel pallone? Aria, che è il suo ego. Finché in te ci sarà ego, non sfuggirai ai calci che ti assesteranno i sei avversari delle tue qualità negative, che, giocando la loro partita contro la Verità, la Rettitudine, la Pace, l’Amore e la Non violenza, si servono del pallone dell'ego. Sia da una parte che dall'altra del campo possono essere segnate delle reti. Se questa “palla della vita" entra nell’area della Conoscenza di ciò che è retto, nella rete della Conoscenza Divina, allora quello è un goal e si vince. Nella vita, bisogna mantenersi nell’area delimitata dalla Rettitudine e da Dio, e tutto andrà bene.

Discorsi 88/89 volume II

Egoismo [10] pag.105

Egoismo e avidità di guadagno si sono infiltrati radicandosi tenacemente nelle fondamenta del cuore umano. Nello studio, nel parlare, nel sentire, nel fare qualunque cosa, nulla sapete fare senza egoismo o tornaconto. Gli uomini non sono disposti a muovere un dito senza interessi personali. Che cosa accadrà alla società, se continuerete a vivere Solo in vista di un guadagno? Senza una società, dove andrete ad abitare? Siete membri della società e, in quanto tali, è vostro dovere fondamentale far sì che essa venga migliorata per mano vostra. La felicità, la gioia, i vigore, la ricchezza, tutto vi è stato possibile ottenere grazie alla società. Siete disposti a sfruttarla tanto, ma mai a darle qualcosa in cambio!

Lo spirito di sacrificio [13] pag.223

Indagate nell’intima essenza di tutte le cose. Potrete scoprire lo scopo dei vari sacrifici compiuti e che consiste nell’offrire all’umanità il modo di riconoscere la Divinità inerente in ogni essere umano e di dimenticare la propria natura umana per comprendere la più alta mèta della vita. La finalità dei sacrifici è proprio nel consentire la fusione dell’umano nel Divino. Ai nostri giorni, purtroppo, non si celebrano più sacrifici e, col passare del tempo, si perde tutto questo sacro patrimonio. Gli interessi personali sono al centro di ogni azione e si è perso ogni spirito di sacrificio. Il termine "sacrificio" è il nome più adatto per indicare una vita di sacrificio. La vita stessa è un grosso sacrificio. Tutte le azioni compiute dall’uomo rappresentano un sacrificio ed ognuno deve elevare a sacrificio ogni gesto che compie, in modo che qualunque azione compiuta diventi un motivo di crescita spirituale. Quando dite che ciò che fate è per il vostro bene, significa che lo fate per amore del vostro stesso Atma. E’ sciocco chi pensa di sacrificarsi per gli altri, perché quando uno pensa "Io sto facendo questa cosa", diventa egoista.

La malattia dell’ego [17] pag.250

E’ interessante notare come tutti e tre questi Avatar si fossero dedicati ad una missione che li vide impegnati nella redenzione di personaggi appartenenti alla stessa discendenza: Hiranyaksha e Hiranyakashipu erano due dèi fratelli. Ebbero la fortuna di essere a stretto contatto con il Signore per servirLo, ma disgraziatamente disattesero le richieste di Saggi, umiliandoli; per questo, furono colpiti da maledizione. A qualsiasi livello ci si trovi, non si deve mai cedere all’”ego". Per ogni malattia c’è il suo rimedio, ma per la malattia dell’"ego” non ci sono assolutamente medicine. Anche questi due dèi, a causa del proprio "ego", dovettero rinascere come demoni. Erano le sentinelle di Mahavishnu, e si chiamavano Jaya e Vijaya; ma, per eccesso di "ego", quando Sanaka ed altri eremiti giunsero per rendere omaggio al Signore, li fermarono alla porta di Vaikuntha, dimora del Signore. Sanaka andò su tutte le furie e li maledisse, destinandoli ad incarnarsi in tre vite successive come demoni: così nacquero sulla terra col nome di Hiranyaksha e Hiranyakshipu. Prahlada era figlio di Hiranyaksha, ma mentre il padre era nemico del Signore, suo figlio ne era innamorato. Virochana era figlio di Prahlada e, benché fosse un demone, compì con grande devozione riti e cerimonie; la qual cosa gli meritò di divenire nonno di Bali, il quale ebbe una devozione ancora più grande del genitore.

Corso estivo 1990

Il plagio dell’ego [6] pag.97

Di tanto in tanto, l’intelletto tende a farsi sovrastare dal senso dell’ego (ahamkara). A questo proposito, va ricordato che i sensi sono più sottili del corpo, che la mente è ancor più sottile dei sensi e che l’intelletto - buddhi - è di gran lunga più sottile della mente. Infine, l’Atman, lo Spirito, è naturalmente il più sottile di tutti. Alla luce di questo fatto, quando diciamo che il senso dell’ego è in grado di avviluppare l’intelletto, si intende dire che il senso dell’“io “ è più sottile dell’intelletto. Perciò, il senso di “io”, essendo estremamente sottile, invade tutto e permea tutte le azioni. Ed è questa la ragione per cui l’uomo è incapace di trascendere l’“io" e di sperimentare il Sé, l’Atma.

Come liberarsi [7] pag.97

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Una volta un re convocò alla sua corte un’assemblea di grandi studiosi e fece loro questa domanda: "Siete tutti degli esimi eruditi, profondi conoscitori delle Scritture. Sapreste dirmi quanti di voi  sono in grado di ottenere la liberazione?". Nonostante tutta la loro scienza, nessuno di quei dotti teologi (pandit) ebbe il coraggio di alzarsi e dare una risposta affermativa. Tutta l’assemblea rimase in un silenzio di tomba. Ad un certo punto, si alzò fra il pubblico un uomo semplice, il quale disse audacemente (in telegu): Nenu pothe povachchunu. Il suo intervento poteva avere due interpretazioni: prima, “Probabilmente io posso giungere alla Liberazione (Moksha)" e, seconda, “Se l'io se ne va, si può raggiungere la Liberazione". Nessuno dei dottori presenti aveva considerato il secondo significato e, colpiti invece dall’impudenza del primo, si risentirono per la sfacciataggine di un ignorante, che sembrava assolutamente incolto a riguardo delle Scritture e lontano da ogni disciplina spirituale. Quando i professori si misero a mormorare fra di loro, il re si rivolse a quell'uomo dall’aspetto così dimesso: "Su che cosa fondi questa tua affermazione, che urta tanto gli studiosi qui presenti?". E l’uomo rispose garbatamente: “Sire, Vi prego di perdonarmi. Il senso della mia affermazione è che, se l’"io” sparisce, si può ottenere la liberazione. Sono certo che nessuno avrà obiezioni da opporre".

La morale di questa storia è che l’“io”, che vela l’intelletto inducendo le persone ad una falsa identificazione del proprio corpo con lo Spirito, dev’essere eliminato, se si vuole realizzare lo Spirito stesso.

Eternità dell'Atma [16] pag.100

Si è fatto poc’anzi riferimento all’estrema necessità di liberare l’intelletto dall’ego, che spesso lo avviluppa. Va capita la differenza che passa tra l’ego e l’Atma, il Sé. Il Sé è il padre dell’ego, il nonno della mente o del pensiero, il bisnonno della parola (vak). Perciò, Spirito, Ego, Mente e Parola sono tutti membri di una stessa famiglia. L’Ego va e viene; al contrario, l’Atma non è qualcosa che possa essere presente ora e assente dopo.

L’Ego [17] pag.101

Solitamente, il termine sanscrito ahamkara viene tradotto in inglese con “Ego”: sia l’uno che l’altro vengono usati nel lessico comune per indicare la stima di sé o l’orgoglio che nasce dall’illusione della propria ricchezza, istruzione, e così via. Ma questo modo di usare le due parole è sbagliato. Il loro significato corretto è l’errata identificazione di sé col corpo. Chiunque può non essere orgoglioso della propria ricchezza o istruzione, ma nessuno sfugge al senso dell’ego, in quanto tutti tendono a considerare se stessi come corpo. Questo è l’ahamkara che avvolge l’intelletto e lo fa sviare. Perciò, se l’intelletto deve sviluppare la fede, si deve innanzitutto eliminare l’ego.

Dio è unità

Capitolo VI. 10. La vita è espansione

Nell'ignoranza delle leggi spirituali l'uomo crede di vivere soltanto per se stesso, per estinguere la propria fame e la propria sete, per curarsi della propria salute e del proprio benessere. La verità è che questa attitudine egoistica, che spinge ad occuparsi solo di se stessi, rappresenta veramente la "morte". La contrazione è morte, l'espansione è vita! L’uomo dovrebbe sentire profondamente di essere membro della società in cui è nato e cresciuto, che lo ha nutrito dei suoi ideali. La vita spirituale non è "esistenza isolata”. L’uomo deve seminare amore nel suo cuore, raccogliere la pace e condividerla con tutti. La felicità può essere trovata solo nel vasto e nell'illimitato, nell'infinito, non nel piccolo e nel limitato. L'amore conduce all'espansione, l'odio conduce alla contrazione ed alla morte. Questa è la base dell’insegnamento delle Scritture del "Sanathana Dharma".

Ghita Vahini

1 - pag.187 Essere liberi dall'egoismo

Come gli abiti nascondono il colorito della salute, così l'anima dell'individuo è velata dall'egoismo o "ahamkara", che impedisce di rivelare lo splendore del principio divino che è il suo tesoro nascosto.  L'egoismo è la radice di tutti i mali, di tutti i difetti e di tutte le deficienze. Esso nasce dal desiderio o "kama”. L’assenza di desiderio è lo stato di non egoismo.

Cos'è "moksha", se non la liberazione dai legacci dell'ego?

Meriterete la liberazione quando sarete capaci di spezzare le catene del desiderio. Gli uomini si occupano, in lungo ed in largo, di attività, spinti dal desiderio dei benefici che ne derivano, e si ritirano, invece, quando gli atti non danno loro nessun profitto. Ma la Ghita condanna entrambe quelle attitudini. Sia che le conseguenze ci siano o meno, l'uomo non può sfuggire all'obbligo di essere attivo. Come può allora l'uomo evitare di essere coinvolto nelle conseguenze? La Ghita insegna "karmaphala thyaga" (abbandonare gli attaccamenti al frutto del karma) come "sadhana" più proficuo a questo scopo. Che lo si desideri o meno, ogni atto porta delle conseguenze più o meno immediate: ciò è inevitabile! Le conseguenze possono essere buone o cattive ma, se l'atto è dedicato al Signore, non toccheranno colui che lo compie. Da questa sacra dedica, l'azione è trasformata in un ordine più elevato e fatta santa, sacra e divina. L’atto compiuto invece sotto l'ispirazione dell'ego sarà sempre legante. Coloro che sinceramente cercano di realizzare Dio, devono liberarsi dal desiderio "nanakaara-sunya", eliminazione del sentimento di "io" e "mio". "Moksha" o la liberazione è lo stadio in cui non si conosce né gioia né dolore, perché al di là di entrambi. Krishna volle che il suo amico e devoto Arjuna raggiungesse quello stadio, quindi gli insegnò le vie, i mezzi ed i metodi per riuscirci e, così facendo, lo usò come strumento per il benessere di tutta l'umanità!

La filosofia dell’azione

1 - pag.9 LA COSCIENZA DI ESSERE IL CORPO

 

La debolezza mentale è veramente una cosa meschina! Krishna raccomando ad Arjuna: <<Arjuna! abbandona questa debolezza e combatti in questa guerra con coraggio!>> <<La coscienza di essere il corpo è la causa della tua debolezza! L'ignoranza è responsabile della coscienza del corpo che l'uomo sviluppa diventando debole di mente e, con questa debolezza mentale, egli non è in grado di acquisire nemmeno la cosa più insignificante: la Ghita lo insegna e lo ripete in continuazione>>. Una persona con la mente debole sarà solo preda della passione e della sofferenza. Senza l'attaccamento non ci può essere il dolore: essi sono come l'oggetto e la sua immagine e sono i nemici principali dell’uomo. L’attaccamento rende l'uomo debole. <<il mio popolo>>, <<Io>>, <<le mie cose>>, questo è l'attaccamento e, sino a quando l'uomo ha questo tipo di attaccamento, la sua sofferenza è assicurata. Gli esseri umani, quindi, dovrebbero passare dallo stadio in cui si identificano con il corpo e con le proprie cose, allo stadio più elevato del <<noi>> e del <<nostro>>, cioè della comunità. <<Io>>, <<Mio>>, <<Il mio popolo>> questa è schiavitù! Dall'egoismo dovremmo passare gradualmente all’altruismo. Quando gli studenti, ad un certo livello, hanno finito gli esami, i loro risultati vengono pubblicati. Due intere pagine del giornale sono dedicate a questo scopo, ed ogni studente ha il proprio numero che guarda senza preoccuparsi minimamente di quello degli amici. Questo è un tipo di egoismo. Ancora un esempio: alcuni amici hanno preso delle foto e ciascuno è interessato alla propria immagine senza curarsi di quella degli altri. Questa è un'altra visione ristretta ed egoistica. Con il sentimento del <<noi>>, delle <<nostre cose>>, invece, dovremmo potere prenderci cura del benessere di tutti, partecipare a molte guerre, senza avere nessun attaccamento. Lo stesso Arjuna, nel caso della guerra del <<Mahabharatha>>, incominciò a pensare che i nemici che si trovava di fronte erano i suoi zii, i suoi nonni, i suoi insegnanti e si scoraggiò. Fu vittima del sentimento del <<mio>> e l'attaccamento si sviluppò insieme alla sofferenza. Quando in precedenza Krishna andò in missione di pace, Arjuna aveva interesse a fare la guerra, e lo provocò sperando che la Sua Missione fallisse dicendogli, con grande coraggio: <<Krishna! Tutto questo non si potrà fare per questa via, i Kauravas non sono d'accordo con questa missione!>>. (Swami. a questo punto, canta una canzone) <<Il nettare non può nascere dal veleno...>>. Arjuna proseguì: <<Gopala! Perché tutte queste parole di Pace?

Non indulgiamo in questo genere di missioni pacifiste! <<Credi che quei meschini Kauravas sarebbero d'accordo di accettare le nostre proposte?>> (Swami canta di nuovo) <<E' possibile mettere insieme due opposti?>> <<E' impossibile compiere una missione di pace! Perché perdi il Tuo tempo e la Tua energia in questo modo?>> disse Arjuna a Krishna. Arjuna spiegò che i Pandavas erano del Nord ed i Kauravas erano del Sud e che fra loro esisteva l'Est e l'Ovest, e che, se tutti dovessero unirsi, questo sarebbe potuto avvenire solo in paradiso o all'inferno, ma non certo qui. Ma, una volta che Arjuna si trovò sul campo di battaglia cominciò a guardare i suoi parenti ed i suoi amici in campo avverso, e la Sua visione si annebbiò e gli vennero le vertigini. Disse: <<Krishna, non sarò capace di combattere!>> Quando Krishna udì quelle parole si adirò e gli rispose: <<Questa è debolezza mentale! Perché non Ti prepari per la guerra, una persona stimata come te! Cammini come un eroe ma invece sei una femminuccia! Una persona che soffre di una tale debolezza non può essere un discepolo di <<Yogeshwara>> (Dio). Mi vergogno di accettarti come discepolo! La guerra sta per cominciare, la missione è andata avanti per tre mesi. le preparazioni per la guerra sono state eseguite. Se solo all'inizio avessi mostrato questo tipo di esitazione non mi sarei assunto questo compito. Dopo avere scritto lettere ad amici e parenti, dopo avere ottenuto la loro approvazione ed averli riuniti in assemblea, ora stai distruggendo il vero spirito dello <<kshatrya>> (soldato). Sei diventato timoroso ed i giovani rideranno di te e della tua codardia! Tu hai preso il nome di Arjuna che vuol dire <<sacro>> e <<puro>>. L'attitudine di una persona <<sacra>> e <<pura>> è l'ignoranza?>> Naravana era conscio del tipo, di malattia di Arjuna e perciò si preparo a trattarla. All'inizio della Bhagavad Ghita, Krishna, avrebbe potuto spiegare ed insegnare il <<bhakthi Yoga>>, il <<karma yoga>> o il <<nishkama karma voga>>, ma incominciò a parlarne solo a partire dal secondo capitolo. L'intero primo capitolo è dedicato a registrare i lamenti ed i piagnistei di Arjuna. Krishna non interferì neanche per un breve momento. Nel secondo Capitolo, dall'11.mo <<sloka>>, Krishna. invece. incominciò l'insegnamento. Prima di allora Egli si limitò ad ascoltare ogni cosa con grande attenzione e con estrema pazienza, poi chiese ad Arjuna: <<Hai esaurito tutti i tuoi pensieri?>> Come uno studente si svuota la testa dopo gli esami, così Arjuna divenne vuoto dopo avere esaurito tutti i suoi pensieri.

2 - pag.114 LA RADICE DELL’EGOISMO

Qual'è la radice dell'egoismo? Da dove nasce? Come termina? Il pullman viaggia ad una certa velocità, il treno ad un'altra, e l'aereo ad un'altra ancora, ma la luce è molto più veloce. Nella sfera spirituale si dice che dove esiste la pace interiore, esiste lo splendore della luce, e questo è la <<Paramyjiothi>>. La luce viaggia ad una velocità calcolata in 67 miliardi di miglia all'ora. Il sole si considera molto vicino a noi, approssimativamente circa 9 miliardi di miglia. Lo splendore della luce del sole è per noi enorme ma, dopotutto, non è che un solo sole! Ci sono stelle la cui distanza da noi è di circa 4 anni luce, che corrispondono a qualcosa come 230-240.000 miliardi di miglia! Ciò nonostante, esse sembrano molto vicine fra loro, ed assomigliano a latte sparso nel cielo! Le stelle nel cielo sono miliardi e miliardi, ma molte altre cose ci sono, che non siano in grado di vedere. Qual'è la grandezza della terra, in questo vasto universo? Qual'è la misura dell'India? E quella dell'Andra Pradesh? Quanto è grande il distretto di Anantapur? Quanto è piccolo il villaggio in cui siamo e quanto piccoli siamo noi? Se solo riconoscessimo la vastità dell'universo, potremmo ancora avere questo senso egotista? L'egoismo affetterà solo chi non è capace di riconoscere questa semplice verità. Siete orgogliosi del vostro corpo? Allora, sappiate che esso perirà un giorno o l'altro e che l'entità che permarrà è il suo abitante. Quando lo scoprirete, saprete pure che non siete mai nati e non morirete mai. <<Oh mente! non considerare questo corpo permanente; prendi rifugio invece ai piedi di loto di Hari (Dio)!>> Questo corpo è materia inerte e purtuttavia ne siete orgogliosi. Prendete 7 secchi di acqua, il fosforo contenuto in l 1.000 fiammiferi, la grafite contenuta in 4 matite, e 20.000 saponi, mettete insieme tutte queste cose ed avrete un corpo! L'acqua diventa sangue nel quale vi è anche del ferro.

La via per amare

9 - pag.25 L'egoismo e la presunzione (Ahamkara) provocano l'inquietudine e l'angoscia (Ashanti)

L'uomo crea e sviluppa in se una notevole varietà di abitudini e di tendenze egoistiche e genera così in se stesso un senso di profondo malcontento. L'impulso a comportarsi in tal modo gli proviene dalla sete di potere, dalla brama di autorità e di dominio, dal desiderio di cose futili e caduche. In realtà è impossibile per l'uomo ottenere tutte queste cose in maniera completa; l’onnipotenza appartiene unicamente al Signore Assoluto. Una persona può sentirsi fiera di aver appreso tutte le arti o di esser riuscita ad avere ogni ricchezza o di aver studiato a fondo tutte le Scritture; ma da chi ha ricevuto tutto ciò ? Sicuramente da una fonte molto più grande di lui. Può anche dire di aver conquistato ogni cosa col suo personale impegno, la sua fatica ed il suo lavoro. Ma indubbiamente qualcuno deve avergli dato tali capacità, in un modo o nell’altro; è innegabile. La fonte da cui proviene ogni autorità ed ogni potere è Sarveswara, il Signore Universale. Misconoscere quella onnipotenza, illudersi di essere gli artefici del piccolo potere acquisito, è veramente egolatria, presunzione, superbia, Ahamkara. Chi è veramente in grado di esercitare il potere, è riconoscibile da particolari doti, quali l'onestà, la cortesia, l'amore, la pazienza, la tolleranza e la gratitudine. Chiunque abbia queste virtù è indenne da sentimenti egoistici. Cercate dunque di coltivarle. Il senso dell'ego offusca lo splendore dell'Atma per cui, distruggendolo, si placano tutte le ansie, svanisce il malcontento e la vera felicità è a portata di mano. Come il sole è oscurato dalla nebbia, la beatitudine eterna è ottenebrata dall’egoismo. Anche se gli occhi sono bene aperti, un pezzo di stoffa o di cartone può impedire alla vista la sua funzione. Cosi, lo schermo del sentimento egoistico impedisce all'uomo di vedere Dio, che è vicino a lui più di qualunque altra cosa. Molti aspiranti, molti monaci ed asceti hanno perso tutti i meriti conquistati con lunghi anni di lotte e di sacrifici a causa del sentimento d' amor proprio. Il potere, senza la piena gioia della consapevolezza del Divino, è come un muro privo di fondamenta. La pura e semplice erudizione non è di alcuna utilità: i Veda, le Upanishad e gli Shastra sono testi di dottrine da applicare nella vita pratica di ogni giorno; altrimenti, per quanto grande sia l’abilità dialettica, qualunque sia il livello di cultura, diventa tutto una colossale perdita. Affinché gli insegnamenti dei Veda, delle Upanishad e degli Shastra siano efficaci nella vita quotidiana, bisogna cancellare l'opinione di sé che spinge a dire " Io so" ed aprire gli occhi alla vera Essenza, scrutando in essa. Sarà allora senz'altro possibile raggiungere lo stato di beatitudine. Il calendario meteorologico può segnalare la caduta di dieci acquazzoni, ma anche se lo piegate in dieci parti e lo strizzate, non vi darà nemmeno una goccia d'acqua. Il suo scopo non è quello di fornire la pioggia, ma di dare informazioni sulla pioggia e sulla quantità di essa. Le sue pagine non contengono i dieci acquazzoni che, invece, stanno nelle nuvole. Così, anche gli Shastra possono dare soltanto informazioni sulle dottrine, gli assiomi, le norme, i regolamenti e i doveri. Le sublimi caratteristiche delle Sacre Scritture consistono nell'insegnamento dei metodi per conseguire la pace e per ottenere la liberazione dai vincoli terreni. Ma esse non possiedono, in se stesse, l'essenza della Beatitudine, da potersi raccogliere spremendone i testi. Bisogna scoprire la via, la direttiva, la meta che esse propongono, poi percorrere la via seguendo la direttiva e raggiungere la meta. Se però, la coscienza dell’ego eccita la presunzione di sapere tutto (" Io so tutto"), il fallimento è inevitabile; l'illusione procura la morte. Il segreto della salvezza sta nel capire questa pericolosità; se non la si previene, la rinascita è fatale. Se, consapevoli di tutto ciò, vi applicate alla pratica spirituale, né il mondo né le sue tentazioni potranno influire su di voi. Se non capite questa verità, soffrirete pena e fatica.

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Ad una certa distanza dal mercato si sente solo un indistinto brusio; ma quando ci si avvicina e si cammina fra le bancarelle si possono chiaramente distinguere le singole contrattazioni.

Così, finché non avrete conosciuto la realtà del Paramatma, sarete sopraffatti e storditi dal frastuono del mondo; ma non appena vi sarete addentrati nel campo spirituale, ogni cosa vi sarà chiara e la nozione della realtà si farà strada in voi. Fino a quel momento sarete attratti dal rumore di argomentazioni insignificanti, di dispute inutili e di esibizioni chiassose.

La conoscenza

L'azione devastante dell'ego pag.12 [15]

Quando sorge il sole, sparisce il buio con le sue paure, Così, per coloro che hanno preso coscienza dell'Atman, non c'è più alcuna schiavitù né alcuno dei dolori che l'accompagnano. L’illusione viene solo a coloro che dimenticano la loro vera natura: l'egoismo è il fattore più grave che contribuisce a far dimenticare all'uomo la Sua stessa Verità fondamentale. Non appena l'egoismo si mette all'opera nell'uomo, egli slitta via dall'ideale e rapidamente precipita giù, di gradino in gradino, fino al fondo della scala. L'egoismo provoca gli scismi, gli odi e gli attaccamenti. A causa degli attaccamenti e degli affetti, ma anche dell'invidia e dell'odio, l'uomo si tuffa nell'azione e rimane immerso nel mondo.

Libertà dal piacere e dal dolore pag.12 [16]

Ciò porta all'incarnazione in un corpo fisico e ad un sempre maggiore senso dell'ego. Per affrancarci dalla doppia spinta del piacere e del dolore, occorre liberarci dal credere di essere corpo, e tenerci alla larga dalle azioni volte a proprio beneficio. Ciò richiede ancora l'assenza di attaccamento e di odio: il desiderio è il nemico numero uno della Liberazione, o Moksha. Il desiderio vi lega alla ruota delle nascite e delle morti e porta con se dolori e tribolazioni senza fine.

Indipendenza è liberazione pag.12 [17]

Se indagate secondo quanto si è detto sopra, La vostra conoscenza si farà più chiara e brillante, e raggiungerete la Liberazione. Moksha non vuol dire altro che "indipendenza": il non dover dipendere da nessuna cosa o da nessuna persona esterna a voi.

La Conoscenza dell'Atman  pag.45 [126]

Le fonti dell'egoismo e della altre negatività nascono dall'Ignoranza della Verità Primordiale. Al sorgere della Conoscenza dell'Atman, svanirà l'Ignoranza con tutta la sua prole di dispiaceri e di angosce. Il distintivo dello Jnani è l'assenza di egoismo, l'estinzione del desiderio, il sentimento di amore verso tutto e tutti, senza distinzioni. Questi sono i fondamentali segni che contraddistinguono la Conoscenza dell'Atman (Atmajnana).

Prema Dhaara

pag.14 (4)

L'educazione è completa quando

si è perfettamente puliti dentro e fuori.

L'ignoranza è la più grande maledizione della vita.

L'ignoranza è il più grande fardello.

L'ignoranza è la tenebra più profonda

sotto celate spoglie.

L'ignoranza causa infelicità nella vita.

"Cieco " non è colui che non vede,

"Cieco " è colui che non vuol vedere.

"L'Ego " è la radice di tutti i mali;

Annullate "l'Ego "e tutti i problemi spariranno.

Con Amore,  Baba

pag.27 (17)

A tutti i ragazzi dell'ostello,

Come state? Siete molto infelici perché Io non sono lì, No. No. Io sono lì, sono dovunque! Swami è Amore. L'Amore è Swami. Quindi, l’Amore è lì. Ci sono due tipi d' Amore, personale ed impersonale. L'Amore Personale si riferisce alla parte fisica dell'essere, mentre l'Impersonale si riferisce alla parte spirituale. La vita è destinata a praticare l’Amore impersonale: quando questo si rivelerà nel vostro cuore realizzerete la meravigliosa Verità Universale, lo Spirito dell'esistenza che si chiama Dio.

Dedicarvi a Swami per poterLo realizzare, significa scartare il vostro individualismo e riconoscere d'essere la Verità e lo Spirito Universale. Questo è possibile solo quando voi trascendete l'individualismo e l'ego in voi. L'ego è la causa della vostra infelicità, della prigionia e della sofferenza nel mondo.

"Sai Krishna", attraverso la Ghita, vi ha chiesto di arrendervi completamente al Divino e di liberarvi dal senso dell’ego. Quando avrete eliminato quest'ultimo, otterrete la Visione Universale e, basandovi su questa, amerete tutti allo stesso modo. Dio è Amore e dimora nell’Amore. Egli risiede in colui che dimora in Dio, Dio come Amore dimora nei vostri cuori e, quindi, il Regno dei Cieli è dentro di voi. Quando realizzerete questa Verità nella freschezza e nella bellezza dello spirito immortale, la vostra vita canterà la musica dell’Amore.

Con Benedizioni,

Baba - 11.7.1972

pag.29 (19)

Miei Cari!

Accettate le Mie Benedizioni e il Mio Amore. Ognuno prende nascita dall'ego e rivestito del suo ego muore, viene e va, dà e riceve, guadagna e spende, dice bugie o dice la verità, nell'ego per tutto il tempo. Il paradiso, l'inferno e le incarnazioni, nessuno di questi è libero dall'ego. Coloro che si liberano dall'ego raggiungono la salvezza. Il Signore è sempre vero, ed è più alto del più alto: ma voi dovete schiacciare il vostro ego e realizzarLo. Egli è in voi, con voi e intorno a voi. Siate felici.

Con Amore e Benedizioni,

Sri Sathya Sai Baba

pag.30 (20)

 

Cari!

Poca conoscenza è pericolosa e rende la persona presuntuosa. Causa la propria caduta. L'ego è alla radice di tutti i problemi.

Realizzare è “resting", riposare (n.d.t. nel senso di avere pace). La pigrizia è "rusting" arrugginirsi. Non è forse vero? La resa del discepolo e le benedizioni di Swamiji (Dio) rendono liscio il sentiero della realizzazione del Sé. La vita senza Swamiji è come una barca senza timone. "Rimescolando" la mente con la ricerca interiore si ottiene la crema della Conoscenza. Senza questa operazione, la Conoscenza spirituale non entrerà nel "recipiente mentale", così come l'acqua non può essere raccolta in un contenitore capovolto. L'Amore è la manifestazione del Sé illuminato. Il Cuore dell'uomo è il tempio del Divino. Non infiammatelo con idee di mio e tuo.

Il "tempo perso è vita sprecata". Fare il proprio dovere, anche se minimo, in maniera distaccata, fa risvegliare la Coscienza del Sé. L'ego limita e spinge nelle tenebre. La Verità è la fiamma della vita che aiuta a raggiungere la vetta della realizzazione! Gli arrabbiati non vanno all'inferno, ma attizzano un fuoco infernale ovunque siano. L'acqua non rimane in un cesto e la saggezza non dimora in una mente irascibile. La mente è come un cane e vaga senza alcuna meta.

Questo è il Mio Amore.

Con Benedizioni,

Baba-17.7.1972

pag.38 (26)

Cari Ragazzi !

Accettate le Mie Benedizioni e il mio Amore. Nel mondo d'oggi, così pieno di persone egoiste, che non amano e non sono amate, questo segno d'ateismo è pressoché una religione. Cos'è il Sé? E’ il Sé che dice: “Non Io"? Poiché, se dice così, allora egli non è il vero Sé, perché il vero Sé non ha alcun pensiero per Se stesso. Il vero Sé è altruista. Il Sé non ha alcun pensiero, né per Se stesso né di Se stesso.

E’ il Sé quello che ha dimenticato se stesso perché in qualche modo egli ricorda se stesso solo negli altri. E’ il Sé che cerca la verità senza alcun pensiero egoistico perché la verità è Saggezza disinteressata. Il Sé è quieto perché nella quiete, con la silenziosità della mente, avviene l'annullamento del Sé.

E’ il Sé che emerge nella meditazione senza parole, perché la meditazione senza parole è il fermare la mente attraverso l'unione con il divino.

E’ il Sé che non giudica, non valuta, non fa paragoni, non condanna, non separa, non cerca sicurezze di alcun tipo e non cerca nemmeno se stesso. E’ il Sé che ha annullato completamente se stesso, e tuttavia, in uno strano e mistico modo, è più che mai completo, più che mai reale, e più se stesso che mai. Questo è il vero Sé. Dio è Amore. L'Amore è altruismo. L'altruismo è abolizione d'ogni senso d'egocentrismo e di separazione, di tutti i pensieri di sé, di tutte le identificazioni con la vita disgiungente del falso chiamato "io". L'io è separazione. La separazione è la negazione della totalità. La totalità è Dio.

La negazione di Dio è ateismo, assenza di Dio. L'ateismo quindi, come ora lo si intende, non è la negazione di questa o di quella religione, oppure la negazione di questo o di quel concetto di Dio, è piuttosto la negazione di una vita d'amore, quell'amore che è la natura di Dio. E’ l'affermazione della vita dell'egoismo che è la negazione dell'Essere di Dio. In breve, il vero ateismo è la negazione dell'amore, l'affermazione dell'egoismo. Il processo che conduce a Dio, chiamato sacrificio del sé, nella sua più vera essenza è Amore. Poiché Dio è Amore, solo l'amore ci può condurre a Lui. L'atto più Divino è l'atto d' Amore: quindi, l'azione meno Divina è l'azione priva d'amore o colma di odio: ma l'avversione, che è divisione, può sorgere solo in presenza di egoismo o di egocentrismo. Ne consegue quindi che l'azione più priva di Dio, senza amore e ateistica, sia quella egoistica o egocentrica. L'amore deve essere completamente disinteressato per essere Sacro, per essere Divino. La sua origine deve essere: “per primo l'amato", la tecnica deve essere: "la tua felicità non la mia". Questa strada che conduce alla felicità consiste nel dimenticare se stessi e ricordarsi di Dio (Sai Krishna). Qualunque nostra azione ricade su di noi. Se agiamo bene, avremo la felicità: se agiamo male, l'infelicità. La vera felicità è dentro di voi. In voi c'è l'immenso oceano del nettare Divino. Cercatelo dentro di voi, percepitelo, lasciatelo fluire. Eccolo lì, il Sé: non è il corpo, la mente, o l'intelletto, e nemmeno il cervello, non è il desiderio, né il desiderare, e nemmeno l'oggetto del desiderio. Voi siete al di sopra di tutto questo. Tutte queste sono semplici manifestazioni. Voi apparite come il fiore sorridente, come le stelle scintillanti. Cosa c'è in questo mondo che possa farvi desiderare qualcosa?

E’ il cuore puro che raggiunge la meta. Seguite il cuore. Un cuore puro cerca oltre l'intelletto, e viene ispirato.

Con Benedizioni ed Amore,

Sri Sathya Sai Baba

Janmashtami  Message 5.8.1974

Corso estivo 1993

L'uomo può realizzare qualsiasi cosa  pag.27

Una persona acquisisce molto potere e molta conoscenza.

Da dove riceve queste cose? Solo attraverso la virtù dello sforzo che fà. Perché quando è venuto al mondo non conosceva nemmeno l'alfabeto. Attraverso una pura perseveranza e determinazione, l'essere umano può ottenere qualsiasi cosa. Ma egli è legato dai limiti dovuti alla mente. Lui pensa solo a se stesso e alla sua famiglia e questo non è altro che egoismo. L'uomo dovrebbe rendersi conto che oltre la famiglia esiste una società. Senza la società la famiglia è irrilevante. Non prendendo in considerazione la società non siamo capaci di capire la Divinità che è dentro di noi. Voi amate il mondo; voi desiderate ogni cosa del mondo. Ma non desiderate il benessere umano. Voi desiderate il mondo solo per il vostro benessere. Il mondo è la nostra società e noi dovremmo raggiungere la società. Oggi dobbiamo affrontare molti problemi a causa dell'egoismo e della ristrettezza mentale. La parola "Io" si sviluppa in una famiglia e dalla famiglia nella società. Ogni individuo dovrebbe lavorare per il benessere della società e se lo fa non ci saranno problemi, né dispiaceri, né agitazioni. Noi possiamo vivere in un mondo libero da perturbazioni emotive. Se l'uomo riesce a liberarsi da sentimenti egoistici, nati dall'ignoranza, allora sarà in grado di sperimentare la Divinità. I Veda esortarono gli esseri umani a fare degli sforzi insieme per raggiungere le mete più alte della vita. L'essenza dei Veda può essere riassunta in un'idea: il senso dell'unità spirituale di tutti gli esseri umani. Questa è la realizzazione della Divinità. Questo è vero non-dualismo (ADVAITA). Dichiarazioni come "AHAM BRAHMASMI" e "TAT TVAM ASI" sono citate come dichiarazioni solenni che proclamano ADVAITA. Ma questo non è corretto. Queste esposizioni si riferiscono a due entità, AHAM e BRAHMAN, TAT e TVAM. Riconoscere che UNO è lo stesso ATMA che abita in tutti gli esseri, questo è vero ADVAITA. Le lampadine possono essere di diverse misure, vari colori e voltaggi, ma sono tutte illuminate dalla stessa energia elettrica. Siccome la dottrina dell'unità umana basata sulla unità spirituale di tutti gli esseri, non viene diffusa in modo corretto, oggi abbiamo molte divisioni che creano molti conflitti. Le differenze tra persone che professano diverse fedi non sono dovute alle differenze degli insegnamenti di diverse religioni, ma sono dovute alle attitudini mentali di coloro che appartengono a queste fedi. Tutte le religioni insegnano gli stessi buoni ideali. Coloro che predicano odio sulla base di una religione sono delle persone perverse. La visione ampia della cultura BHARATIYA dimostra la gloria della Divinità e la unità fondamentale dell'umanità.

I Pancha Klesha (sofferenze)  pag.58

...E' il desiderio dell'uomo di soddisfare la sua avidità insaziabile che lo affligge. L'afflizione data da questo desiderio è conosciuta come "RAGA KLESHA". L'odio si leva come una conseguenza della frustrazione nata dalla disillusione. La gente, spinta dal desiderio di ricompense, è capace di prostrarsi ai piedi di ogni uomo. Ma quando le ricompense dovute non seguono i loro sforzi, allora si sentono distrutti e disillusi. Loro quindi covano odio verso quegli uomini che hanno mancato di dargli la ricompensa. Anche la collera si leva come il risultato dell'egoismo e dell'interesse personale che nutrono in loro stessi. L'uomo cerca e adora le persone egoiste. Ma quando questi uomini rimangono senza risposte alle loro domande egoistiche, diventano irosi e come risultato soffrono. Ci sono alcuni uomini che nutrono odio nei confronti di Dio, quando Dio non si mostra condiscendente ai loro desideri. Il dolore che ne deriva è chiamato "DVESHA KLESHA". Una simile sfortunata persona è facile preda di angosce e di delusioni, e trascura la presenza del Sé dentro di lui. L'illusione che lui è il corpo e che la Divinità è una cosa diversa da Lui è la più importante causa della sofferenza dell'uomo.

L’istruzione per la vita   pag.119

Per quale motivo oggi uno studente cerca di essere ammesso nelle istituzioni educative? Lo fanno solo per arrotondare il loro sostentamento. Uno studente scambia la sua energia ed il suo tempo per una laurea ed un impiego. Qual è il valore di una laurea se non renderà lo studente capace di servire la società e la Nazione? Oggi, lo studente, appena è in possesso della laurea, raggiunge la coda dell’ufficio di collocamento per registrare il suo nome. Cercherà anche di ottenere un passaporto che gli permetterà di soddisfare la sua avidità di acquisire potere. Per questo viene attirato dal fatto di andare all’estero per fare soldi. Gli studenti dovrebbero rendersi conto della verità: l’istruzione serve per la vita non come mezzo di sostentamento. Gli animali non vanno in alcuna università ma sono in grado di vivere. Noi dobbiamo cercare l’istruzione non per fare soldi, ma per capire il significato della vita.

"Può la conoscenza del leggere e dello scrivere renderci istruiti?

Si può diventare istruiti ottenendo una laurea?

Si può chiamare istruzione una cosa priva di saggezza e di comportamento corretto?”

La scienza ha fatto dei progressi enormi. Ma insieme ad essi, come un’ombra, anche l’ignoranza ha fatto dei progressi. La nostra visione moderna è difettosa, perché noi vediamo solo l’esterno, non l’interno. Ad una persona che vede solo la parte esteriore l’oceano sembrerà una massa di turbolenza anche se sotto è tutto calmo. Per questo l’essere umano non dovrebbe permettere a se stesso di essere influenzato dall’esteriorità delle cose. Noi dobbiamo sviluppare una visione ampia in questo mondo ampio. La conoscenza che noi otteniamo oggi nelle scuole è solo orientata verso l’informazione. Si può paragonare al processo nella raccolta di materiali grezzi. L’informazione che noi acquisiamo dovrebbe permetterci di elaborare dei prodotti quali il rispetto di sé, il sostegno di sé, la fiducia in sé ecc. Il nostro dovere è anche quello di fornire queste qualità alla Nazione. Ma lo studente moderno, finalizza la sua conoscenza in alcune cose che non sono di aiuto né a sé stesso né ai suoi amici. Solo quando gli studenti si libereranno dall’egoismo, il seme della spiritualità germoglierà in loro. Il benessere di tutte le scienze dipende dallo studio delle scienze morali e spirituali. L’eccellenza di tutte le branche di studio dipende da “VIDYA” (istruzione-educazione). Solo una buona educazione può trasformare le persone e le professioni. Si dice: "Se la nuora è scura di pelle, le generazioni future saranno scure”. In modo analogo se il sistema educativo diventa oscuro, tutti i campi di attività saranno oscuri. L’oscurità che oggi ha colpito le istituzioni educative è l’oscurità dell’egoismo.

Colloqui

H.- Poiché noi "siamo" questa Verità, ci piacerebbe avere amore nel nostro cuore, e fluire naturalmente con la vita e non secondo i nostri desideri arbitrari; eppure non lo facciamo. Svami dice che è perché manchiamo di intensità. Allora, noi diciamo a noi stessi: "Bene, la devo avere questa intensità", e lottiamo per questo scopo; ma con ciò diventano più forti gli ostacoli contro l'intensità desiderata.

Interprete - Non la seguo.

H.- Noi siamo per natura egoisti e avidi: e c'è avidità anche quando sostituiamo ad uno scopo materiale un altro spirituale. Un altro punto è: se qualcuno non ama, come infatti avviene, dice a se stesso. "Devo amare". Ma allora l'amore è là, e io sono qui, fuori.

SAI - [6]  pag.19

Chi sei tu? Chi sei tu?

H.- Io sono il coacervo di tutto il mio passato, di tutte le mie idee.

SAI - [7] pag.19

Chi è questo "Mio"? Chi è? Chi è quel "Mio" che reclama? Tra l'amore e te stesso si frappone quella rivendicazione. Che è l'amore e chi sei tu?

H.- Io Sono ciò che sono l'accumulo di tutti questi...

Moglie di H.- L'accumulo è 1'idea che hai tu, ma secondo lo Svami, tu e l'amore siete la stessa cosa. Sei tu che interponi la separazione.

H.- Si, sono io che pongo la separazione: sono l'ego.

SAI - [8] pag.19

L'ego è non verità.

H.- L'ego è non verità, e io allora...

SAI - [9] pag.19

Ma tu non sci l'ego tu sei la Verità. L'ego non è verità. Tutte le discussioni come queste non sono che parole e non ci arriverai senza pratica spirituale, senza sadhana.

sea

Ecco un esempio. Ci domandano che cos'è lo zucchero. Gli diciamo che è una materia granulosa come la sabbia, di colore bruno, perché noi conosciamo lo Zucchero. Potete dare una descrizione (visiva o tattile) dello zucchero ma non ne potete raffigurare il sapore, perché il sapore non ha forma. Ci sono molte cose le quali, benché appartengano al mondo, non ci sono note, e noi non ce le immaginiamo e non ci diamo pensiero per esse.

Oh, potessimo solo sentire intensamente Dio, invece di tante discussioni e tante letture! Dobbiamo entrare in campo e metterci alla prova. Chi l'ha fatto, e ci è riuscito, anche se scrive un libro sarà sempre "la sua" esperienza personale. Tu ami tua moglie e lei ama te; ma se lei ha fame non puoi mangiare per lei; e se hai fame tu, per quanto bene vi vogliate, lei non può mangiare per te. Lo stesso è per la fame spirituale; ognuno deve  cercare di sfamarsi secondo la propria fede. Anche se Svami provasse a spiegarvelo voi non lo afferrereste. ci potete arrivare solo per esperienza vostra. Quando stai imparando a guidare, devi avere molto spazio, ma quando avrai imparato andrai sicuro anche se la strada è  stretta. E’ come a scuola; progredisci e capisci a poco a poco; il bambino che è ancora all'abicì non può capire le parole difficili. In principio non comprendiamo le cose di questo mondo, e nemmeno noi stessi; come puoi capire quello che ti trascende? Perciò, devi cominciare a capire te stesso con la pratica spirituale. Prima c'è 1"' io", poi c'è il "tu". "Io" + "tu" = "noi"; poi viene "noi" + "Lui", ed infine solo "Lui".

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H.- Una volta Svami ha detto che il mondo emerge dall'uomo, come l'uomo emerge dal corpo della madre. Ciò si riferisce a tutto il mondo che percepiamo, a tutto?

SAI - [42] pag.60

C'è un’eccezione; c'è una cosa che arriva all'uomo dal difuori, ed e l'ego, che è formato dagli attaccamenti agli oggetti esterni. Tagliato il desiderio del mondo l'ego svanisce da se. Se si prendono per reali le impressioni che vengono dal difuori esse sono pericolose. Poiché l'uomo guarda fuori e crea, crede di riprodurre l'esterno, mentre invece la cosa esterna che vede gli richiama alla memoria ciò che è già in lui. Quando si aprono gli occhi, si vede il creato. Tutti gli esseri sono creati con l'aiuto degli occhi; la fonte di tutto ciò che vedi sono gli occhi. Tutto ciò che è visto così non è permanente. Le tre lettere della parola inglese eye (= occhio) rappresentano le tre qualità costitutive della natura (guna). Ma con l’"Io'', col sé, puoi vedere qualcosa ben oltre il transitorio.

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H. - L'Avatar non è mai nato, ma appare come se avesse avuto nascita con un corpo che poi cresce come per tutti gli altri uomini. I corpi percettibili, visibili, sono perituri, e Baba non appare diverso dagli altri.

SAI - [6] pag.65

L’Avatar ha assunto un corpo, come tu hai detto; ma la differenza è che gli uomini si incarnano portando con se tendenze e le conseguenze delle loro passate azioni, mentre Baba ha preso questo corpo senza alcuna tendenza, completamente libero, senza desideri né attaccamenti.

H. - Quando vedo Baba come una forma frammezzo a tutte le forme periture, non posso vedere in Lui la sola Realtà tra tutte queste forme di sogno effimero?

SAI - pag.65

Sì. La sola Realtà è Baba, "B.A.B.A.”significa Being (Essere), Awareness (Consapevolezza), Bliss (Beatitudine) e Atma, l’unica Realtà. 29

H. - Che cosa intendeva dire Baba quando spiegava che, invece dell’ego limitato, i raggi spirituali che compongono l’essere umano devono essere proiettati nell’immensità?

SAI- [1] pag.65

Quando il mondo si dissolve e c'è gioia, od anche un fuggevole senso di felicità, dovete attaccarvi a questo stato e non vi dovete permettere di ricadere nelle emozioni e nei pensieri dell’ego. Dall’uomo si dipartono serie di raggi spirituali la cui qualità è delizia, beatitudine. Tutto ciò di cui l'uomo abbisogna è manifestare questa beatitudine. L'idea di cercare è un errore. La verità la sanno già tutti. Basta solo metterla in pratica, manifestarla. L'umanità nell’uomo è proprio questi raggi di luce e di gioia. E’ molto facile cogliere un fiore, o batter le ciglia; la Realizzazione del sé è altrettanto facile.

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Un visitatore - Che cos'è jnana?

SAI - [8] pag.71

Jnana è la conoscenza ordinaria, il saper vivere nel mondo. La conoscenza speciale è Saggezza. L'Amore è donare e perdonare; l'egoismo è prendere e disapprendere.(33) L'Amore è espansione, l'egoismo è contrazione.

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Un visitatore - Come posso abbandonarmi a Dio e alla vita?

SAI - [1] pag.86

Abbandonarsi a Dio e alla vita è l'assenza di dualità e partecipare della natura di Dio. Ma è uno stato che oltrepassa la volontà umana. L'abbandono avviene quando l'agente, l'atto di agire e l'oggetto dell'azione sono tutti Dio. Non può essere forzato, ma viene da se in un cuore pieno di Dio. Dio è come una polla d'acqua fresca e dolce, nel cuore. Il miglior attrezzo per scavare il pozzo per giungere a quella polla inesauribile e gustarne la dolcezza è la preghiera costante ( japa). Dedicate al Signore tutte le vostre azioni e non ci sarà più spazio per l'ego. Questa è la via più rapida per far svanire l'ego.

Visitatore - Come si fa a progredire in fretta su questa via?

SAI - [2] pag.87

La via è l'amore. Comincia il giorno con amore, passalo con amore, riempilo d'amore e finiscilo con l'amore; questa è la strada che porta a Dio. Espansione nell'amore e non contrazione nell'egoismo: non pensare "mio".

Pratiche come la meditazione, la ripetizione dei Nomi o di un mantra,(42) il canto sacro ( bhajan) sono come il sapone che senz'acqua non serve a nulla, L'importante è l'acqua, che è l'amore. La vita senza amore è morte. L'amore è vita. Tutti sono Uno: abbi i medesimi sentimenti verso tutti. L'indagine è di, somma importanza. Chi sono io?  Il mio corpo?  La mia casa? No. Io sono "io"; questa è la verità. Il corpo è come una bolla nell'acqua; la mente è come una scimmia pazza; anzi, ancora peggio di quella perché non ha né ragione né stagione, mentre perfino la scimmia le ha.

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Uno scienziato in visita -  (Il padre del ragazzo sedicenne precedentemente interrogato da Svami) Molti stolti non fanno un saggio.

SAI - [4] pag.106

Solo chi è intelligente si prenderà la briga di partecipare a un gruppo di studio. Forse sarà un ignorante in altre cose, chissà. Abbiamo però l'esempio del grande chirurgo che fa operazioni magnifiche, ma per i bendaggi è incapace e deve rimettersi al lavoro dell’Infermiera. La vita è piena di queste combinazioni. L'uomo che ha una mente dualistica è mezzo cieco; solo colui che conosce il Divino è l'esperto, è il primo nello studio. Ma in generale la gente non ha buon senso. Invece il buon senso è necessario nella vita quotidiana, ed è ciò che conta. Ogni singolo argomento è solo una strada, ma la padronanza, lo sviluppo del buon senso è un lavoro spirituale. In una famiglia il giovane non rispetta il vecchio, perché ha studiato certe cose. Invece il buon senso vuole che il giovane abbia un atteggiamento di rispetto verso l'anziano. Il buon senso è necessario. L'umiltà e l'amore sono cose divine. Se tu diventi uno scienziato in qualche campo, ma permetti che crescano l'ego e l'ira, ti metti dei nemici sulla tua strada spirituale.

Scienziato - Eppure è ammesso da tutti che la scienza ha un grande valore.

SAI - [5] pag.107

Fino ad un certo livello la scienza è utile; è di servizio all'umanità.

Ma Baba sa ciò che non sa la scienza. Baba è ad un livello al quale i sensi non arrivano. Non si può portare ad un livello inferiore tutto ciò che sa; troppa corrente brucia la lampadina; si deve tener conto delle capacità, e il potere di Svami vien dato a seconda della capacità. Baba è il servo che aspetta alla porta del tempio per darvi ciò che desiderate; è dovere di Svami servire i devoti; in lui non ha posto il minimo ego.

sea

Un piccolo esempio; sul mappamondo l’America non è molto grande, e la California è solo una piccola area. La casa di Hislop è un puntino, e Hislop non lo si vedrebbe neppure. E’ vergognoso che una persona piccola al punto di non essere neanche visibile viva con un ego. Ogni persona che ha un ego è una vergogna. Se tu espandi l'idea di te stesso fino ad essere Dio non c'è più posto per un ego; e inversamente se tu restringi te stesso in proporzione alla tua statura in relazione con le dimensioni dell'universo, neppure c'è posto per un ego. Il massimo ed il minimo non creano problemi; le tensioni nascono dalla mediocrità.

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H.- Svami dice che la ricerca del Se conta per 3/4 e la meditazione per 1/ 4. Come dev'essere la ricerca per essere avveduta, giacche un'azione può essere sagace o maldestra?

SAI - [5] pag.120

Non occorre che il devoto sia dotato di particolari abilità. Chiunque può indagare con le proprie forze se ciò che si propone di fare è giusto o non lo è.

H.- Ma per ricerca non intendiamo la conoscenza di noi stessi, di sapere che cosa succede in noi?

SAI - [6] pag.120

Certo che la conoscenza di se stessi riguarda te stesso e non l'esterno.

H. - Nella ricerca interiore Svami non ci consiglia di domandarci se siamo il corpo, o la mente, o l'intelletto?

SAI - [7] pag.120

Tu sei il testimone di tutte queste cose.

H.- Si notano altre cose. Ogni desiderio si annuncia come "io", anche se i desideri passati e quelli futuri lo contraddicono.

SAI - [8] pag.120

In verità, ci sono due "Io". L'uno è l’"ego'', che si presenta sempre come "io", e l'altro "Io" è il Testimone Eterno, che è Svami. Se diventi consapevole del Testimone, l’"Io" dell'ego non ti disturberà più; non conta più.

Discorsi vol. X 2° tomo

pag.250

... Dobbiamo fare questo nell'intento di dotarci dei requisiti necessari per il seva. Siamo nati in questo mondo per eseguire il seva. In questo contesto, intendo darvi qualche consiglio. Insegnare è principalmente un atto di seva e dovete praticare qualche piccola rinuncia. Quando tornerete alle scuole a voi affidate, dovrete sforzarvi più che nel passato, e perciò sentirete il desiderio di chiedere maggiore retribuzione. Non è sbagliato fare così. Ma lasciate che vi dica che, sia che voi la chiediate o no, e sia che vi venga riconosciuta o no, dovete assumervi questo compito nello spirito del seva. Solo un sevak può crescere in un nagak; servite, e attraverso il servizio guadagnatevi la posizione di capo. Solo un kimkara può diventare un sankara; solo un buon servitore può diventare un buon padrone; nella vita dobbiamo accettare l'aiuto di molte persone e restituire questo debito aiutando almeno tante persone quante possiamo. Con una genuina predisposizione a servire gli altri, potete essere felici in ogni gruppo o comunità. Derivate beatitudine dal seva fatto senza desiderio di guadagno. Quando avete una possibilità di aiutare qualcuno, rallegratevi per la vostra buona fortuna. La volontà di servire gli altri vi darà il potere e l'abilità necessari per il servizio richiesto. Oggi, si considera degradante il "servire", e si mette in ridicolo chi vuole servire gli altri. Ma nel servizio c'è grande merito. Il servizio ci aiuta a estirpare l'egoismo che causa rovina. Noi tutti conosciamo l'ultimo destino di uomini apparentemente alti e potenti come Hiranyaksha, Hiranyakasipu, Ravana. e Kumbhakarna. Queste persone si erano sottoposte a una severa disciplina ascetica e avevano acquisito capacità e poteri, ma si rovinarono a causa dell'ego, che porta l'uomo alla rovina. Quando l'egoismo è assente, l'Atman brilla del suo nativo splendore. L’Atman è beatitudine, è bellezza e saggezza, ma noi permettiamo che sia offuscato dall'ego. Impegnatevi in umile servizio, e l'egoismo svanirà.

Voglio illustrarvelo con una storia.

sea

Un giorno uno studente si avvicinò al suo insegnante e gli chiese: <<Signore! Perché i ragazzi dall'una e dall’altra parte del campo danno calci a quella palla?>>. Il maestro rispose: <<Essi danno calci alla palla gonfiata e cercano di segnare un goal>>. La vita è un campo di calcio e ciascuno di voi è la palla. Le buone qualità, ossia verità, rettitudine, pace, amore, sono da un lato, e le cattive qualità, attaccamento, orgoglio, odio, ecc., sono dall'altro. Entrambe le parti danno calci alla palla e cercano di assicurare un goal. La povera palla deve sopportare questi calci finché ha in se l'aria dell'egoismo, ma una volta che l'aria se ne è andata, anche i calci finiscono...

La Bhagavad Ghita insegna che invidia e cupidigia possono essere vinte praticando amore e distacco. Le persone hanno stabilito un giorno per celebrare la nascita della Bhagavad Ghita con puja pomposa e discorsi. In mezzo a questa confusione, gli insegnamenti essenziali della Ghita sono ignorati. Quando esattamente ebbe origine la Ghita? Cosa significa Ghita? La parola significa canto, poiché Bhagavan o Dio è onnipresente, anche il canto di Dio deve essere onnipresente. Perciò, in realtà, il pranava o l'OM, è la Ghita di Dio. Il canto di Dio non può essere destinato a pochi o ad alcune persone o capito da una sola nazione. L'OM è universale, eterno, pieno dell'essenza di tutti i significati spirituali. Perciò l'OM o il pranava è la reale Ghita di Dio. Ed essa non può avere compleanno che l'uomo possa celebrare, poiché ebbe origine prima del tempo. Il nostro "se" risuona col pranava, ma in mezzo al clamore del mercato, al rumore del commercio della vita, i nostri piccoli "se" non sono capaci di udirlo. I nostri sensi pretendono la nostra attenzione. Le nostre menti agognano di essere lasciate libere fra i piaceri del mondo esterno. Ovviamente le nostre passioni e i pregiudizi devono essere calmati, e solo allora possiamo udire l'OM, il Canto del Signore che sgorga dal cuore. Andate avanti con gli occhi alla meta. Non tormentatevi intorno al passato, ai suoi errori e fallimenti. Non inseguite più a lungo i capricci e le fantasie della mente. Essi riempiranno l'orecchio di lode o biasimo e vi trascineranno via dal sentiero adhyatmico (spirituale). Seguite la chiamata del Divino che si leva dal cuore degli esseri viventi. Serviteli in un'attitudine di adorazione. Non aspettatevi niente in cambio; non accettate neanche gratitudine, perché avete dedicato l'azione a Dio. Questo vi purificherà tanto che poi sarete capaci di ascoltare il Soham che il vostro respiro ripete in ogni momento. Soham si trasforma in OM quando la distinzione fra Lui e lo si dissolve nel Samadhi. Abbiate fede che il Soham che si assorbe nell'OM è il principio del Sai, il Sai Thatwam. "S" sta per Sai, "A" per That e "I" per il sadhak stesso. Il nome Sai vi ricorda "Thatwamasi" (Sai e Io siamo Uno: Soham).

Nel primo stadio il sadhak dice: "Io sono in Sai", nel secondo stadio. "Sai è in me" e nello stadio terzo e finale, "Sai e io siamo Uno", essendo sparita la dualità fra i due. Quando la verità colpisce l'individuo come un lampo in mezzo a nuvole scure, e rimane, conferisce beatitudine, e in quel momento di illuminazione OM si rivela in tutta la sua grandezza. Praticando gli insegnamenti di Krishna si guadagna quella illuminazione, la Jnana Joythi, OM. Il flauto di Krishna è l'espressione, il chiarimento, dei quattro Veda e OM è la loro quintessenza. " A", "U", "M", e il puntino (il bindu, del suono nell’Akasa del cuore) sono simboli dei quattro Veda. OM è anche il simbolo del principio di Rama. I quattro fratelli, Rama, Lakshamana, Bharatha e Satrughna, rappresentano i Rig, Yajur, Sama e Atharva Veda. Quando gli uomini trascurano l'aspetto divino della loro natura e mancano di perseguire il sadhana che assicura la consapevolezza dell’onnipresente e onnipotente OM, essi cadono preda degli impulsi e istinti dominati dall'ego. Sviluppano la fede nelle questioni materiali, passano la vita ammassando ricchezza, potere e autorità sui compagni, credono che tenere gli altri sotto dominio sia un buon obiettivo. Se ci fosse un posto vacante in Cielo, essi sicuramente farebbero domanda per occupare la posizione di Dio, perché credono di avere tutte le credenziali necessarie! Essi dimenticano che il vero attributo della superiorità è la fede, salda nella realtà atmica dell'Uno. A che serve conoscere solo il proprio piccolo e debole "Se"? E’ come la conoscenza di certi dottori che sanno un po' di questo e un po' di quello ma ignorano il trattamento di malattie come il cancro e il comune raffreddore. La scienza deve rendere l'uomo umile, dato che egli conosce così poco di ciò che dev'essere conosciuto. L’aspetto divino della vostra personalità deve sviluppare l'umiltà, l'aderenza alla verità, l'amore e il desiderio di servire, la forza d'animo e il senso del distacco. Curate le prime manifestazioni di queste qualità nella vostra vita e mettetele in pratica quando ne avete l’occasione. La fratellanza innata che santifica la razza umana è distrutta dalle erbacce dell'invidia che crescono nella mente. Queste erbacce rovinano la personalità. Esse crescono così lussureggianti che strozzano lo stesso individuo. Il dolore è l'ombra che ossessiona l'ego. Quando un vostro vicino si addolora per la perdita di un parente, voi lo consolate dicendo che non è saggio piangere sulle perdite del mondo e che piangere non può ridargli il defunto. Ma quando la morte visita la vostra famiglia, vi addolorate tanto che qualche vicino deve ripetervi lo stesso discorso per consolarvi. Tutto questo succede perché né l'uno né l’altro hanno sviluppato fede nell'Atman, e né l'uno né l'altro hanno il Nama (Nome) sulle labbra e Prema (Amore) nel cuore.

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Un uomo costruisce una casa graziosa per se e si sente fiero del giardino che c'è attorno, del colore, della pittura interna ecc. Se durante una campagna elettorale, alcuni monelli scrivono slogan sulle pareti che circondano il suo giardino, egli si infiamma contro di loro e minaccia di bastonare i giovani maleducati per aver danneggiato l'immacolata bianchezza delle mura. Ma una volta che vende la casa, ed essa non gli appartiene più, non è colpito minimamente se la casa è ridotta a un mucchio di mattoni! Questo è l’effetto insidioso dovuto all’ascolto dell’ego.

Prima che voi foste nati, non avevate amici e parenti: quando morirete essi vi lasceranno soli. Perché, allora, sviluppare questo legame con loro in questo intervallo di vita, e per causa di ciò dimenticare il vero scopo per cui la vita vi è stata concessa? Siate sempre consci della frivolezza degli attaccamenti terreni, anche quando usate i vostri talenti, la vostra abilità e ogni altra cosa per il migliore vantaggio possibile nel servizio di Dio nell'uomo.

Pag.281 IL NEMICO NUMERO UNO

 

Il mondo oggi sta rotolando in un letto di dolore, afflitto da paura, ansietà e da ogni tipo di fobie. Non è che non ci sia rimedio per curarlo e renderlo di nuovo integro e sano. Qual è il trattamento che può mettere a posto il mondo? L'uomo deve capire qual è il suo alto destino, la sua preziosa eredità, la sua innata forza e virtù. Ciò rimuoverà gli odi, le bramosie, i sospetti che hanno causato questa situazione malsana. Sviluppate il legame della fratellanza: questo è il rimedio suggerito dai vari sociologi. Ma ciò non è sufficiente. Pace e armonia non possono essere assicurate quando le persone si dicono fratelli. Noi troviamo che fratelli e sorelle lottano l'uno contro l'altro e di rado si fidano l'uno dell'altro. Corrompono la propria mente con l'ira e l'invidia e si rendono la vita molto infelice. Il rispetto filiale e la collaborazione fraterna sono per lo più assenti oggi fra gli esseri umani, che lottano per le quote di proprietà e spendono la maggior parte del tempo e del denaro in tribunali, tentando di vendicarsi fra loro. A causa dell'orgoglio, per la sua forza e per il suo potere, una persona sola potrebbe danneggiarne migliaia, ma l'orgoglio sarà nocivo soprattutto a quella stessa persona, poiché orgoglio ed egoismo sono come il diavolo (difficile da esorcizzare) che possiede l’uomo. L'uomo non può dire di essere tale, finché il suo ego, che lo spinge a rovinare gli altri e a dominare sugli altri, non sia distrutto dalla sadhana (disciplina spirituale). La Ghita insegna che l'uomo deve essere nirmamo, nirahamkara. Il Divino latente in lui può manifestarsi solo quando le forze oscure di "Mio" e "Io" sono rese inefficaci. Vincere l'ego è un compito quasi impossibile. Noi abbiamo sentito parlare dei sei nemici interni che ossessionano l'uomo in ogni momento della sua vita. Ma il senso dell’"Io'' e "Mio" è molto più profondo. Ci sono molte persone che hanno vinto i sei nemici - brama, ira, cupidigia, attaccamento, orgoglio e odio - ma è raro l'eroe che ha demolito il proprio ego ed è sfuggito alle sue spinte nefaste. L'egoismo è un cespuglio spinoso di cui dobbiamo pagare la pena quando è piantato e nutrito nel cuore. L'egoismo rende nemici gli amici fidati, manda in rovina molte cause e buoni progetti; non permetterà a due uomini buoni di lavorare insieme. Il dolore lo segue come un'ombra. Quando non c'è ego fioriscono gioia, pace, coraggio, cooperazione e amore. Quando l'uomo è conscio che la stessa divina consapevolezza che lo stimola, stimola ugualmente tutti gli altri, l'amore soppianta l'ego e si fa carico di ogni sua attività, parola e pensiero. Riflettete su questo episodio:

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un uomo perde suo figlio del tutto improvvisamente, ed è molto addolorato. Perciò un vicino va da lui e cerca di consolarlo e confortarlo con vari argomenti e aneddoti: <<Mio caro amico! Perché è nato l'uomo? Perché muore? La ragione per cui è nato spiega anche perché muore. Il destino ci fa degli strani giochi. Siamo come burattini nello spettacolo. A che serve addolorarsi per la morte?>>. Egli riversa nelle orecchie dell'addolorato padre tutti i vedantha che conosce. Ma questo dolore continua come prima, finché quel padre non si renderà conto da solo della verità. Alcuni mesi più tardi lo stesso vicino perde suo figlio. Ora l'uomo che aveva ricevuto tutti i vedantha alcuni mesi prima va da lui e ripete le stesse citazioni. Egli dice che si vive solo finché dura il karma e che la vita individuale si interrompe quando non c' è più karma da scontare. E’ solo il pagamento di vecchi debiti. Ma queste affermazioni non possono consolare l'uomo che ha perso suo figlio. Quando l'ego è sveglio non si può fare appello alla saggezza. Il sentimento "mio figlio" è la causa del proprio dolore e della tranquillità degli altri.

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Noi ci costruiamo una casa e siamo felici che sia nostra. Se qualcuno incolla una locandina sulla parete, ci sembra che la "nostra casa" sia stata sporcata, e andiamo anche nei tribunali per far punire il trasgressore. Nel periodo di elezioni, le pareti sono deturpate da slogan vistosi e odiosi, e litighiamo con tutti perché sfigurano le nostre pareti. In seguito noi vendiamo la casa a qualcuno e andiamo via. Dopo, anche se la casa è bombardata, non ne siamo minimamente preoccupati. L’ego causava tutta la preoccupazione.

Come è entrato questo egoismo nella nostra natura? E’ un'erbaccia cresciuta in noi e coltivata da noi, finché non ci distrugge le radici e rami. Dov'era questo ego all'inizio? Dove eravamo noi prima di nascere? Dove saremo dopo la morte? Tutte le nostre idee e relative deduzioni sono i prodotti del periodo fra nascita e morte.

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Quando la ragazza che avete sposato era gravemente ammalata da bambina, non ve ne siete preoccupati mai, finché non è diventata "vostra".

Abbiamo coltivato noi stessi questo attaccamento, come un fattore coesivo e stabilizzante della vita. Ma gli abbiamo permesso di crescere sino a enormi dimensioni, così che adesso ostacola il nostro progresso spirituale. Coltivate amore, ma non illusione. Amate la moglie e i bambini e fate il vostro dovere verso di loro come marito e padre, ma tenetevi sempre nei veri valori. Non perdete il senso della proporzione. Prendete questo esempio: c'è una palma di noci di cocco che oscilla alta e sottile al vento. Ha una lunga ombra, che oscilla anch'essa sul terreno sabbioso. Dio è la verità e il mondo è la Sua ombra. Voi desiderate cogliere alcune noci; ma confondete l'ombra con l'albero e camminate lungo la sottile linea scura e afferrate le noci irreali. Questa è illusione. Ma arrampicatevi sull'albero, la Verità. Prenderete i frutti, e la vostra ombra apparirà lungo la sottile linea scura cogliendo noci. Procedete sul sentiero dell’Amore, il sentiero di Dio; potete prendere entrambi i mondi. L'amore farà espandere il vostro cuore tanto che non potrete sfuggire ai doveri verso gli amici e parenti. Ricordate sempre che moglie, figli, madre, tutta la parentela, è fondamentalmente fisica, legata al corpo, limitata nel tempo. L’ego porta ondate di bisogni e desideri davanti alla nostra attenzione e richiede uno sforzo per conseguirli. Esso ne procura una serie interminabile. Perciò cercate di ridurre i bisogni e di espandere la sfera del vostro amore per essere liberi dalle spire dell'ego. Amare implica confronti, amicizie, separazioni, conflitti e negligenze. Dobbiamo rinunciare a entrambi i tipi di contatto: quello sgradevole e quello piacevole, il viyoga e il samyoga. Attaccatevi a Dio e l'illusione del mondo automaticamente si allenterà. Considerate, per esempio, ciò che avvenne a Hiranyakasipu, Kamsa, Ravana e agli altri. Essi avevano tutta la ricchezza e il potere per essere felici e tranquilli, ma erano dominati dall’ego, che alla fine li condusse alla rovina. L'ego attacca il saggio, lo studioso e il sadhaka, i capi dei monasteri e i guru anche più dell'uomo comune. La loro superbia fa sì che essi proclamino di poter sconfiggere tutti gli altri nella dialettica; che possono provare che tutti gli altri hanno torto e che essi sono i più vicini a Dio. Quando l'egoismo entra nell'uomo, l'invidia segue rapidamente e occupa il cuore. Alcuni guru responsabili di istituzioni religiose, ridono di voi quando dite loro che state procedendo verso Puttaparthi per il Dasara annuale.

<<Perciò anche voi siete diventati vittime di questa pazzia di Sai Baba>>, vi dicono con tono ironico. Questo non è ciò che una persona avanzata spiritualmente dovrebbe dire. Piuttosto dovrebbero sentirsi compiaciuti e dire: <<Bene! State andando! E’ bene che andiate in qualsiasi posto in cui vi sia possibile ottenere la pace mentale e l'ananda e dove possiate rendervi consapevoli della Divinità. Sono contento che vi siate procurati un simile posto. Dio è Uno e Onnipotente>>. I monaci che indossano vesti color ocra dovrebbero essere liberi dall'orgoglio egoistico e dall'invidia. Io vi dico sempre che Dio è presente ovunque, in ognuno, che tutti i Nomi e le Forme sono Suoi. Io vi indirizzo ad andare in ogni posto in cui possiate praticare il sadhana tranquillamente, sentire l’atmosfera della divinità e ricevere e coltivare Amore attraverso il servizio. Quando Arjuna ridusse in cenere l’enorme foresta Khandara il suo ego non si manifestò. Ma quando fu davanti all'esercito Kaurava l'ego gli disse di fuggire. Egli aveva fatto enormi preparativi per il combattimento; aveva ammassato speciali armi distruttive dopo anni di austerità e rischio. Quando Krishna si offrì di fare da mediatore presso i Kaurava e ottenne qualche segno di cedevolezza alle trattative, tese a evitare la guerra, Arjuna discusse con Lui e Gli disse che la Sua missione era destinata a fallire: <<Possono i fiori di gelsomino dare profumo se li si gettano nel fuoco. Perché sprechi le Tue dolci parole di persuasione con chi non vuol sentire? Può il nettare che sostiene la vita essere ottenuto dal veleno che uccide? Bene, fai come Ti pare andando fra di loro. Per conto mio, io sono per la battaglia, in questo momento>>. Arjuna, così temerario e bellicoso, fu improvvisamente assalito dall'illusione dell’egoismo. E disse: <<Io non desidero dominare su un cimitero. Vorrei piuttosto elemosinare per procurarmi i mezzi di sussistenza che uccidere i miei parenti>>. Krishna allora gli disse nella Ghita: <<nirmano nirahankarahprasanthim adhigacchiati>> (Solo colui che è privo del senso dell’"Io" e del "Mio" e dell'illusione che "queste cose sono mie", "questo sono io" e "questo non sono io" può raggiungere la più alta pace.

Pag.339 LA MIA GIOIA, IL MIO NUTRIMENTO

 

Quello che è il soggetto centrale dei Veda, quello che conferisce beatitudine (ananda) a tutta la vita, quello che è l’oggetto di ricerca incessante nel cosmo in vari modi e per varie discipline, quello è Brahman. Esso è ovunque; è la base della creazione. E’ indistruttibile, invariabile, assoluto. Il bhootha akasa o il cosmo che include le stelle, il sole e la terra non è altro che un fiocco di schiuma sulla superficie dell'Atman. Il chittha akasa o consapevolezza, è solo un'onda di quel mare. Il mare stesso è il chidakasa o consapevolezza dell'Atman. L'Atman solo è reale; il resto è tutta apparenza. Il gioco di nome e forma, sono temporanei e transitori. Poiché l'Atman, la Realtà, è confuso col nome e con la forma dei corpi, siamo portati a credere che l'uomo soffra per tre tipi di afflizione: l'adibhouthika, l'adidaivika e l'adiatmika. Adibhouthika è la risultante dell'attaccamento ad amici e parenti, visti come entità distinte, ma nello stesso tempo in modo possessivo. Sono i legami egoistici che fanno soffrire di più gli uomini. Questo demone dell’ego ci conduce su cattive strade; il suo compagno, l'ira, s'impossessa di noi, come un fantasma e ci persuade a unirci alla danza demoniaca e alla sua banda, di cui invidia e cupidigia sono i capi, di daivika è l’afflizione causata da quelle che sono chiamate azioni di Dio (sventure naturali e simili). Con una mente imparziale, non colpita dai capricci della fortuna, questa afflizione può essere superata. Poi si raggiunge lo stato chiamato samadhi, riconoscibile dal senso di equilibrio mentale, dalla equanimità, avventura e conseguimento che appartengono al reame di chittha akasa. L'afflizione adiatmika è causata da malattie e malesseri fisici e mentali. Il potere dello yoga può vincere facilmente questa afflizione. Lo yoga controlla e modifica le agitazioni della mente e perciò assicura calma e pace. Per liberarsi dal peccato, bisogna indirizzare tutta l'attività verso buoni pensieri, buone parole e buone azioni. Così, per conoscere l'Atman o chidakasa, bisogna capire in qual modo il bhootha akasa è conosciuto dalla chittha e che entrambi sono espressioni della chittha. Quando si conosce l'Atman, il Testimone Eterno, si raggiunge lo stadio nirvikalpa, libero da azione e inazione, alti e bassi, gioie e dolori. Sconfiggete thamas con rajas e rajas con sathwa, e finalmente vi libererete anche dal sathwa-guna. Solo allora potrete raggiungere il nirvikalpa. Guna significa corda, perciò anche il sathwa-guna lega. Il nirvikalpa è lo stadio in cui l'uomo è completamente libero, completamente sveglio e completamente saggio.

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Ramakrishna una volta mise in contatto Vivekananda, l'asceta, con un devoto capofamiglia, il quale gli chiese: <<Figlio, qual è esattamente il tuo modo di procurarti la saggezza o jnana?>>. In risposta Vivekananda espose un sistema di filosofia sankhya di Kapila: disse che ogni cosa, grande e piccola, cellula o stella, subisce cambiamento in ogni istante. Il cibo consumato diventa fertilizzante per nutrire le piante che procurano ulteriore cibo. L’aria che un uomo esala è inalata da un altro e le piccolissime particelle del suo sistema entrano nel sistema dell'altra persona. L'acqua del mare diventa l'umidità nell'aria e raccolta in pioggia-nuvole rifornisce i campi e i giardini e si trasforma in dolcezza commestibile. La materia non è altro che la perpetua unione e separazione delle particelle. Il corpo umano sostituisce tutte le sue cellule componenti con altre "nuove" ogni sette anni. Perciò come possiamo dichiarare che qualche cosa è stabile, permanente, vera? Così, l'uomo non raggiunge contentezza o pace; non raggiunge la gioia, per quanto ricco diventi e per quanta fama raggiunga. Finché egli si compiace di ciò che è banale e temporaneo, non può essere felice. Solo quando ha scoperto l'Atman ed è sempre immerso nell'estasi di quella scoperta, può essere nella perfetta felicità. In quello stadio egli è consapevole di essere eterno e cosciente, assoluto e onnisciente...

pag.391

...Il mondo oggi sta soffrendo a causa dell’"egoismo" e della "passività" che regnano nei cuori umani. Paura, ansietà, dolore, cupidigia sono nutriti in proporzioni pericolose da simili sentimenti di "Io" e "Mio". Quando la sventura colpisce qualcuno all'esterno del cerchio, voi non ne siete toccati e la ignorate con indifferenza totale. Fino a che l'uomo considera validi questi erronei atteggiamenti dell'ego non potrà afferrare l'Atman Universale che risiede in lui come centro della propria personalità. Per poter riconoscere l’Atman e trarne forza, l'uomo deve praticare la sadhana dell'unità, rinunciare alla distinzione fra chi sta dentro e chi sta fuori dalla "cerchia". Non c'è differenza fra "Mio" e "Tuo". Quando gli altri sono puniti per i loro errori, voi gioite; quando voi siete puniti per lo stesso difetto, protestate e vi lamentate per il vostro destino. Attraverso la sadhana bisogna raggiungere samachittha, cioè assenza di ego, ed equanimità che assicureranno una mente pura. Il criterio della purezza è l'amore. L'albero oggi può darvi gioia per la sua grandezza e bellezza; può avere una bella corona di doni, verdi e attraenti per dolcezza, fragranza e colore; ma il giorno dopo potrebbe spogliarsi di ogni cosa, diventare arido e morire. Perché? Le radici sono danneggiate dai parassiti che lavorano sotto terra, rovinano l'albero e lo fanno cadere. Voi potete notare ogni giorno il destino pietoso di molti devoti e persone pie le quali sono afflitte da vari tipi di sventura. Per quale ragione? La gente si chiede cinicamente perché tali persone buone devono soffrire tanto. La ragione è che essi non hanno raggiunto la purezza del cuore, non hanno realizzato l'Unità dell'Atman e sono ancora posseduti dal senso dell’"Io" e del "Mio". Il sadhaka deve prendere la sventura come un avvertimento e dire a se stesso: <<Io sono colpito da questo incidente che mi affligge e mi priva dell'equilibrio perché ho ancora alcuni difetti in me>>. Quando il saambar è cotto in un recipiente di rame, per quanto freschi e delicati siano gli ingredienti, il risultato sarà una sostanza altamente velenosa. Anche se la sadhana viene eseguita Con meticolosa attenzione e cura, se intenzioni e attitudini sono impure, nessun progresso potrà essere compiuto. Vorrei sottolineare che la purezza del cuore, della mente e della consapevolezza è più importante per il progresso persino della meditazione del japa o dei bhajan. Solo la purezza può convincervi che c'è il Divino dentro di voi, che c'è un kshetrajna immanente in questo kshethra. Amate tutti, servite tutti. Questa è la sadhana dell'adorazione per acquistare la purezza e meritare la Grazia.

Discorsi volume I

pag.45

... Guadagnatevi il diritto di accostarvi al Signore senza paura per chiedere la vostra eredità. Dovrete divenire liberi al punto da non pregare quando vi avvicinerete al Signore, perché la preghiera è segno di distanza e di paura. Avrete certo sentito la storia di Kalidasa: disse che avrebbe ottenuto la liberazione "non appena io me ne andrò", vale a dire non appena l'ego fosse scomparso, perché allora avrebbe brillato del suo splendore nativo come Brahman o come l’Atma indistruttibile. La I di "io", quando viene cancellata, diventa il simbolo della croce; ricordate, quindi, che è l’ego che viene crocefisso: solo così la natura divina si manifesta libera da intralci. L’ego viene distrutto nel modo più facile per mezzo della Bhakthi, soffermandosi sulla magnificenza del Signore e servendo gli altri come figli di Dio...

Discorsi volume II

pag.101

... Dovete salire la cima da soli. L’Ego esce ad ogni provocazione: <<Sono criticato! Sono dimenticato!>> e si mette contro il mondo intero. Per calmarlo, dovete vedere Krishna in ognuno che vi critica, che vi adula, che vi dimentica e che vi onora. Alcuni di voi citano quella strofa del Sumathi Sathakam in telugu, che vi consiglia di rinunciare ai parenti che non vi aiutano, ai cavalli che non galoppano quando siete in sella ed agli Dei che non danno benedizioni quando vi buttate ai loro piedi. Ma ricordate a chi quel poema è indirizzato? Chi deve fare come gli viene consigliato? Questo era Sumathi, non è vero? E chi era Sumathi? Sumathi significa una persona la cui intelligenza brilla sotto la luce della saggezza; ed una simile persona sarà certamente aiutata dai parenti e verrà certamente benedetta dagli Dei...

Discorsi volume III

pag.28

... Ma essi si sentivano troppo umili per offrire la polvere dei loro piedi come una medicina per il Signore. Anche questa è una forma di egoismo: <<Io sono piccolo, basso, povero, inferiore, peccatore, inutile ecc.>>; tali sentimenti sono anch'essi egoistici; ma quando l'ego se ne va non si riscontra né superiorità né inferiorità...

pag.211

... Per vincere l'egoismo, non è necessario un esercizio rigoroso né il controllo del respiro, e nemmeno una complicata dottrina. Le Gopikas (le mogli dei vaccari di Brindavan all'epoca del Signore Krishna) confermano questa verità, nonostante fossero semplici contadine e ignoranti.

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Narada una volta fu talmente colpito per la loro ignoranza della scienza spirituale che volle dar loro alcune lezioni di Jnana (conoscenza superiore). Entrando in Brindavan egli si accorse che le pastorelle vendevano il latte e lo yogurt per le strade senza declamare la loro merce, ma dicevano invece, "Govinda Narayana". tanto erano immerse nella coscienza di Dio.  Non si erano neppure accorte di aver venduto tutto il latte e continuavano a ripetere il nome del Signore ed a girovagare per Brindavan. Non avevano desiderio di cose sensuali e quindi non avevano Ajnana (ignoranza). Narada perciò concluse che non avevano bisogno di lezioni e le pregò di insegnargli come avere quella brama e quella visione onnipresente di Krishna. C’era una Gopi, per esempio, chiamata Saguna, che non aveva pensiero se non per Krishna. Ogni sera, come di solito si faceva in ogni casa di Brindavan, si accendeva ogni lampada alla fiamma della lampada di Nanda. Si credeva che avere la luce dalla lampada della famiglia più anziana e di più alto grado, fosse di grande auspicio. Saguna andò con la sua lampada a casa di Nanda e appena la raggiunse, la sua mente si perse nella gioia e nella commozione al vedere la casa dove Krishna aveva passato la sua fanciullezza e dove aveva attirato ragazzi e ragazze con le sue monellerie. Rimase per un po' di tempo con la sua lampada spenta accanto alla grande lampada ad olio che illuminava il salone, e reggeva la lampada vicino alla fiamma, ma non abbastanza perché si accendesse, con un dito proprio sulla fiamma. Era talmente assorta nella coscienza di Krishna, che non si accorse che il suo dito stava bruciando. Yasoda che la vide, la svegliò dal sogno o dalla visione. Per lei quella era la casa abitata da Krishna, che vedeva ovunque girasse gli occhi. L'identificazione che uno dovrebbe sentire, è di quel genere. Non c'è motivo che l'uccellino rimanga nel nido, deve sviluppare le ali e volare. Non vi è alcun senso per l'uomo abbassarsi e cadere nel fango, ma deve individuare la meta chiaramente, prendere le ali e volare.

L’India è maestra dell'umanità in tale campo. Questo è il suo ruolo speciale. Se il corpo è il tempio di Dio, il mondo è il Suo corpo. Così Egli cerca di stabilire l’Ananda in tutti i Paesi e fra i popoli. Ecco perché vi ho detto queste cose ed ho fatto venire i Pundits da ogni parte del paese per farvi quei discorsi.

Domande e risposte

pag.22

...D.- E che cosa significa esattamente Grihastha?

R.- La condizione del Grihastha non consiste nell’essere sposati e nel vivere con moglie e figli, come la maggior parte della gente crede, bensì nel trattare con ugual considerazione parenti, amici ed estranei, senza contravvenire ai doveri della propria casta e del proprio stato. Il Grihastha non deve ignorare i diritti degli anziani e gli obblighi dei più giovani; dev'essere pieno di comprensione e di sollecita disponibilità ad aiutare il prossimo; deve trattare con amore e gentilezza chi ha bisogno di lui e le persone da cui dipende; ogni esperienza del mondo deve renderlo più saggio; dovrebbe avere dimestichezza con le Sacre Scritture (Shastra), prestare attenzione al proprio dharma ed evitare di trascurare i propri doveri (adharma); deve dare protezione e sostentamento a moglie e figli con senso di responsahilità; deve calpestare gli Otto Egoismi, che  sono: l'orgoglio, il menar vanto l) della propria casata, 2) della ricchezza, 3) del carattere, 4) dell'avvenenza personale, 5) della giovinezza, 6) della cultura, 7) del luogo di nascita e 8) del proprio progresso spirituale. Consapevole delle quattro mete o purushartha - che sono i doveri del proprio stato (dharma), il perseguimento del benessere materiale (artha), la soddisfazione dei desideri (kama) e la liberazione ( moksha) - libero dall'orgoglio per ciò che possiede, anche se è ricco, dedica una parte del giorno a servire gli altri; non ha sentimenti di ostilità verso altre famiglie; ha fiducia nella moglie, e merita quella di lei; la comprende pienamente ed è da lei compreso in piena fedeltà e fiducia reciproca. Così si manifesta il Grihastha...

Sadhana

 6.  Pag.18

Il sentiero più facile che porta alla <<autorealizzazione>> è la resa dell’Ego (Saranaagathi). Arjuna si arrese e pertanto la guerra cui prendeva parte, si trasformò in un Yajna, un esercizio spirituale! Daksha operò un Yajna, ma non si arrese, egli era pieno di egoismo, così che mancò di rispetto a Dio! Il suo Yajna fu trasformato in una guerra piena di odio. Non opponete il vostro piccolo ego all’Onnipotente, lasciate tutto al suo volere e otterrete una pace permanente.

31. Pag.23

Il più grande ostacolo sul sentiero del Saranagathi è l’egoismo. Ahamkara e Mamkara. E’ qualcosa che ha radici nella personalità umana da secoli, affondandole sempre più profondamente con le esperienze di vite successive. Può essere rimossa solamente dai detergenti gemelli di Viveka e Vairagya.

56. Pag.28

Rinunciate all'idea di essere un’entità separata, cercate di vedere in tutti gli esseri voi stessi. Questa è la più alta rinuncia agli stimoli dell'ego, che vi lega a questa dimora temporanea, questo mucchio di carne ed ossa, questo guscio con un nome ed una forma. L’esercizio spirituale consiste in due cose: contemplazione di Dio e scoperta della propria natura o realtà.

14. Pag.47

Come la coda del girino, l’ego cadrà quando crescerà la saggezza. Deve cadere da sola, se viene tagliata, il povero girino muore. Non vi preoccupate dell’ego, sviluppate la saggezza, usate la discriminazione, sperimentate la natura effimera di tutte le cose oggettive e allora la coda non sarà più evidente.

 9.  Pag.68

L'egoismo sarà distrutto se vi direte costantemente <<E' Lui, non Io>>. <<Egli è la forza, Io sono solo uno strumento>>. Abbiate sempre il Suo Nome sulle labbra, contemplate la Sua Gloria in qualunque cosa bella o grandiosa che vedete o sentite, vedete in ognuno il Signore Stesso che si muove in quella forma. Non parlate male degli altri, vedete solo il buono in loro. Accettate tutte le possibilità di aiutare gli altri, di consolare, di incoraggiarli lungo il sentiero spirituale. Siate umili, non diventate orgogliosi della vostra ricchezza, stato, autorità, istruzione o casta.

11. Pag.68

L’ego è il nemico numero uno del progresso spirituale. L'egoismo è il Capo esecutivo del Kali Raja, il regno dell'èra Kali (ferro). E’ l’egoismo con i suoi maligni attendenti che cammina per il mondo oggi. L'egoismo nutre i flagelli dell’avarizia e dell'odio. Persino i capi di ordini asceticiti e di istituzioni monastiche soffrono di egoismo e indulgono nel passatempo della competizione e del conflitto con altri ordini e istituzioni. Alcuni di loro indossano simboli esternamente elaborati di splendore spirituale, specialmente quando la cinepresa è puntata su di loro.

C'è un proverbio popolare che dice che un sadaka deve mangiare come un cane e gironzolare come una volpe. Il che significa che deve essere contento di qualsiasi cosa può ottenere e riposarsi dovunque può.

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Gelosia e rabbia sono i gemelli nati dall’egoismo, Ahamkara (senso dell’ego) ne è la madre. Distruggete i gemelli e prendete la karam (caldo sapore) dell’Ahamkaram e mantenetela semplicemente come Aham, così che possiate ottenere il fremito dell’Aham Brahmasmi (Io sono Brahman) con quello strumento. Questo è lo stadio che si deve raggiungere, la vetta che deve essere scalata. Il Karma dell’Aham è come quel singolo seme che se gli viene permesso di germogliare si moltiplica a migliaia e produce molta semente. Deve essere schiacciato immediatamente.

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Scoprite voi stessi il vostro stadio di sviluppo spirituale, da quale classe della scuola dovreste far parte. Quindi decidete di passare alla classe seguente. Fate del vostro meglio e vincerete la Grazia di Dio. Non mercanteggiate e non disperatevi. Un passo alla volta è abbastanza, premesso che va verso la meta e non vi allontana da essa. State attenti all'orgoglio della ricchezza, dell’istruzione, dello stato sociale che vi trascinano verso l'egoismo. Non cercate i difetti degli altri, cercate i vostri. Siate felici quando vedete altri prosperare, dividete la vostra gioia con gli altri.

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Qualsiasi sia l’attività di una persona se l’ego prende possesso di lui, allora non solo sarà portato in una posizione pericolosa ma gli saranno create anche considerevoli difficoltà. L’ego lavora sulla sua ombra. Nella mattina, per via dei raggi del sole la nostra ombra sarà molto lunga. Come il sole si alza in alto nel cielo, la lunghezza dell’ombra causata dai raggi del sole diverrà sempre più corta. Nello stesso modo la statura di un egoista è qualcosa che deve rimpicciolire sempre di più col passare del tempo.

La via della Verità

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…Ora vediamo l'ego. Ci sono due campi nei quali esso opera e quindi ha due significati: 1° amore di se stesso (Ahamkara), il dehatma cioè la coscienza del corpo, l'io inferiore; 2° l'Io superiore il Pratyagatma. Chi non conosce questa distinzione asserisce erroneamente che l'Io è il dehatma cioè il corpo. Il corpo è uno strumento, un oggetto visto, non colui che vede; come può allora l'ego che si identifica con esso, essere l'Atma? Questo ego è anch'esso della categoria dei "Visti", è assente nel sonno e ci tradisce durante il sogno, e dato che la verità è costante nel passato-presente-futuro, come può essere vero ciò che è assente in due stati? Come risultato di questo esame possiamo affermare che i sensi, la mente, l'intelletto e il prana, non possono essere l'Atma. Pertanto ci si chiede "che cos'è l’Atma?" …

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