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L'armonia dei Colori

Questo percorso di conoscenza attraverso il colore deve essere compreso un passo alla volta. L’elemento base del colore è la naturalezza con la quale si manifesta. Abbiamo giornalmente la capacità di osservarlo sia all’esterno, attraverso la natura, che all’interno, attraverso il sentimento. Quale altro elemento, insieme al suono ci è così familiare, così intimo? Proprio per questa sua naturalezza e familiarità dobbiamo cominciare ad usarlo come mezzo di ricerca per la comprensione di noi stessi.Cominciamo dal primo gradino del percorso cromatico: l’armonia dei colori. Per comprendere appieno il concetto di armonia cromatica dobbiamo partire dal concetto di armonia soggettiva del colore, quell’armonia cromatica che ogni singolo individuo crea e trova nel proprio intimo, il suo nido, la parte nascosta, il rifugio dove può trovare serenità e tranquillità d’animo. Potrebbe essere composta da uno o più colori, che fanno vibrare l’anima in positivo. Quest’armonia cromatica soggettiva non ha una regola particolare. Può essere percepita e sentita mettendo un vestito del colore che più ci tranquillizza o che più ci rende felici, colorare la nostra stanza da letto con un colore particolare che ci permette di dormire tranquillamente e rilassarci. Possiamo mettere un maglione giallo perché ci permea di un sentimento di felicità, rosso per mostrare la nostra forza o energia, blu per ritrovare il nostro concetto di famiglia e di tranquillità. Possiamo dipingere la nostra stanza da letto rosa pesco per poter far riposare l’anima o celeste per acquietare le nostre emozioni ed il nostro corpo, usare il viola o il lilla per la nostra stanza di meditazione e così via. Tutto questo attraverso la nostra soggettività, il nostro sentimento. Questa è la base per poterci comprendere. Iniziare la via che definitivamente porta alla conoscenza di noi stessi. Cominciare a comprendere le nostre virtù, quelle che per prime vengono a galla, quelle che ci danno il sostegno, ci rendono consapevoli di intraprendere una strada difficile, ardua, da guerrieri, ma che sicuramente potremo riconoscere come unica via per la nostra vita e per il nostro risveglio artistico. Solo così potremo cominciare ad individuare ciò che ci rende schiavi, relegati a questa realtà: l’ego, il velo nero che offusca la visione dello spirito.Possiamo iniziare ad armonizzare noi stessi, sperimentandolo attraverso la pittura. Non una pittura che serve solo a colorare una forma, ma bensì una pittura che, attraverso il nostro cuore, i nostri sentimenti, la nostra mano, possa permettere al colore e quindi alle nostre virtù di manifestarsi sulla terra. Proviamo a mettere su un foglio i colori che più ci danno felicità. Blu, rosso, giallo, verde, lilla, bianco. Non importa quelli che dipingiamo, quello che importa e che cominciamo a osservare le nostre virtù manifeste attraverso i colori e, sempre attraverso loro, gli impedimenti, gli ego che non ci permettono di osservarle. Cominciamo a scovarli, a comprendere le loro mosse, i loro sotterfugi e cercare così di abbandonarli. La DivinArte allora si manifesterà.Itten nel 1928 iniziò a sperimentare con i suoi allievi il concetto di armonia soggettiva dei colori e affermò: “Nel 1928 dettai come esercizio a una classe di studenti di pittura degli accordi cromatici armonici da rappresentarsi su un cerchio mediante segmenti di lunghezza variabile a volontà. Non avevo ancora dato una definizione dei colori armonici. Dopo una ventina di minuti gli alunni diedero segni di grande agitazione. Ne chiesi il perché e mi venne risposto: “Siamo tutti convinti che gli accordi da lei dettati non sono cromaticamente armonizzabili tra di loro. Ci sembrano sgradevoli e disarmonici”. Risposi: “allora ognuno dipinga gli armonici che ritiene gradevoli”. Dopo un’ora ogni allievo aveva dipinto sul proprio foglio più accordi secondo la propria sensibilità. Ma i fogli erano diversissimi gli uni dagli altri”. Oltre a disegnare e dipingere, ci sono altri modi di osservare la nostra armonia cromatica. Scegliamo un posto dove poterci rilassare e troviamo una posizione a noi comoda. Possiamo stare seduti, sdraiati, nella posizione del loto, nella posizione che più ci fa stare a nostro agio e cominciamo mentalmente a visualizzare i colori (Rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco, viola, porpora e bianco) uno per volta. Cominciamo ad ascoltare un colore prima dall’esterno e poi man mano cominciare ad entrare in lui, compenetrarci e condividerci con lui stesso. In questo modo potremo vedere tutte le cose interne ed esterne che quel colore ci suggerisce. Viviamolo fino a diventare il colore stesso. Diventando quel colore, ad esempio il rosso, ascoltiamo quali sensazioni ci sta portando. Sono sensazioni positive? Negative? Diventati Rosso, la nostra prima reazione è quella di scappare da esso o rimanere in quello stato? Se la nostra prima emozione è quella di scappare poniamoci delle domande. Perché questo rosso mi irrita, perché ne ho paura, quali sono le ragione per le quali sto scappando, quali ego in questo momento offuscano il mio cuore? Continuiamo a osservare uno ad uno i colori e facciamo una “prima mappa” di noi stessi.Sperimenteremo colori che ci piacciono, che ci danno sensazioni belle ed altri colori che nemmeno vogliamo vedere, che ci danno sensazioni spiacevoli e brutte (successivamente verrà esposto un elenco di ego accomunati ai colori, un elenco scritto da un amico, fratello e maestro, Juan Ruiz Naupari su ispirazione dell’archetipo divino Aquila Dorata). Avremo così un’armonia ed una disarmonia soggettiva dei colori. Un primo elemento sul quale lavorare, osservare, comprendere e consapevolizzare che quello che abbiamo davanti è il primo passo del cammino interiore che ci condurrà, nel tempo, all’Amore incondizionato. Non preoccupiamoci se quello che abbiamo visto ci fa paura, anche se non ci fosse alcun colore che ci piace, siamo riusciti ad osservarci, abbiamo avuto il coraggio di guardare negli occhi le nostre paure, abbiamo avuto la forza di scorgere, anche se marginalmente, l’elemento che ci blocca nella morsa del dolore e della sofferenza, L’Ego. Il poter osservare così da vicino un’armonia e una disarmonia di colori soggettive, così diverse da individuo a individuo, ci porta a percepire che al di là di queste deve esistere un altro tipo di armonia, con la quale, nel nostro intimo, nel nostro cuore, i colori vibrano del loro stesso vivere e delle virtù che ci donano. Nel fantastico mondo della legge del colore l’ego non ha ragione di esistere e se, come ho sperimentato, questo mondo vive in noi, è in noi che l’ego non ha ragione di esistere. Questa è l’armonia oggettiva del colore, dove nessun colore vive nell’ego, nessuna paura, solo una limpida connessione con il Divino, una libera connessione con noi stessi. Il colore è come un arco che può far vibrare la freccia (noi stessi) al di là del mondo dell’illusione e tramutarci in esseri liberi.Itten affermava: “Parlare di armonia dei colori, significa dare un giudizio sull'effetto simultaneo di due o più colori. Dobbiamo trasferire il concetto di armonia dei colori dal piano emozionale condizionato soggettivamente a un piano di rigorosa oggettività”. Goethe scrive nella sua Teoria dei colori: “Quando l'occhio percepisce il colore viene subito posto in attività, ed è conforme alla sua natura la produzione, tanto inconsapevole quanto necessaria, di un altro colore che con quello dato racchiude la totalità del cerchio dei colori. Ogni colore singolo stimola nell'occhio, mediante una sensazione specifica, l'aspirazione all'universalità.Per cogliere questa totalità, per appagare sé stesso, l'occhio cerca, accanto a ogni spazio colorato, uno spazio incolore sul quale riprodurre il colore che viene richiamato”.Possiamo cercare di comprendere quest’armonia oggettiva anche attraverso un semplice esperimento. Osserviamo le pagine alla fine del capitolo per un minuto da circa 30-40 cm, quindi volgiamo lo sguardo sulle pagine bianche e osserviamo quali colori nascono in essa. Ripetiamo l’esperimento con la pagina con il rombo a quattro colori fissando lo sguardo al piccolo cerchio grigio all’interno del rombo. Lasciamo lo sguardo fisso per un minuto cercando di focalizzare la mente solo sul disegno. Dopo spostiamo velocemente lo sguardo nella pagina bianca a fianco e osserviamo cosa succede. Ripetiamo questo con gli altri esperimenti.Come avrete potuto osservare, sul foglio bianco apparirà lo stesso disegno ma con colori diversi. Perché? Cosa sono questi colori? Perché il nostro occhio crea altri colori? E perché colori ben determinati?Il nostro occhio va alla ricerca dell’equilibrio cromatico, cercando e trovando l’armonia oggettiva del colore. I colori che il nostro occhio ha cercato sono definiti “complementari” ossia colori opposti al colore preso osservato. Nella realtà ordinaria, il complementare di un colore è quel colore che porta in sé tutti i colori tranne il colore preso come riferimento. Nella realtà straordinaria il colore contrario o complementare è la manifestazione della virtù complementare alla virtù che abbiamo osservato precedentemente.Il complementare del rosso è l’azzurro.Quello del porpora è il verde.Quello del giallo il viola e quello dell’arancione il blu.Il nostro occhio, osservato un colore, deve creare il suo complementare per trovare la pienezza del cerchio cromatico.Questo è il ricordo che viene dal mondo spirituale e che il corpo, come elemento nato dalla condensazione dei colori, ancora porta ancora in sé. Il nostro occhio va alla ricerca dell’Uno, dell’indivisibile attraverso il colore. È una sorta di ricordo atavico di quello che una volta eravamo e il primo passo verso ciò che diverremo. L’uomo è destinato a ritornare al Padre-Madre, come raccontato nella parabola del figliol prodigo. Ognuno nel suo intimo è un figliol prodigo nei confronti del Padre Cosmico e della Madre Divina, nei confronti di Dio. Il corpo continuamente ci dà prove di ciò che realmente siamo, ma la nostra vista interiore e il nostro cuore sono offuscati dall’ego e così queste semplici reminiscenze dell’unità con Dio passano inosservate.La Isha Upanishad afferma:Quello è Pienezza. Questo è Pienezza. La Pienezza nasce dalla sua Pienezza. Tolta la Pienezza dalla Pienezza, la Pienezza rimane Pienezza. Tutto ciò che esiste è Pienezza.Om, Pace, Pace, PaceLa Pienezza descritta nell’Isha Upanishad è la vera fonte dell’armonia dell’uomo e del Mondo dei colori. Di questa Pienezza percepiamo solamente la “radiazione di Fondo” paragonabile alla radiazione di fondo percepibile del Big Bang nell’intero universo conosciuto. È interessante notare come le cose coincidano. Nel nostro intimo è rimasto solamente quel vago ricordo della Pienezza che tutto è, così come nell’universo conosciuto. Noi siamo ciò che siamo e l’esterno non è altro che la manifestazione olografia di noi stessi. Come possiamo, allora, tornare all’antica Pienezza? Proprio qui è il segreto; smettere di chiamare “antica Pienezza” la Pienezza. La Pienezza era, è e sempre sarà, perché non regolata da tempo e spazio. I colori provengono da questa Pienezza e anche loro non sono legati da tempo e spazio in quanto “sono”. Vivono nell’eterno presente senza tempo. Scoprire la loro armonia all’interno di noi, segnerà indelebilmente la strada nel nostro cuore. Cominciamo tranquillamente a scoprire la nostra armonia soggettiva del colore e usiamola come primo gradino per scoprire cosa realmente siamo e cosa portiamo in noi. Goethe, Itten e specialmente Steiner (che tratteremo in un capitolo a parte) hanno portato il loro sentire puro verso quel mondo colorato che molto ci può dare e che mai ci tradirà.Di seguito possiamo osservare i cerchi cromatici ed armonici di Goethe e Itten insieme a degli esempi di armonie cromatiche soggettive. Osserviamole e comprendiamone il loro significato, lasciamoci trasportare, lasciamo che il colore ci prenda per mano e osserviamo. Osservare e rettificare, questo è il nostro compito primario. Facciamolo con Amore e Sentimento. Senza avere paura di nulla, con la forza che da sempre ci lega a Dio.Lasciate penetrare luce, armonia e pace e concedete loro del tempo! Questo conduce l’entità alla seconda svolta, che fa parte della consapevolezza dell’Amore reso manifesto. Infatti, se vogliamo avere degli amici bisogna avere un atteggiamento amichevole. Se vogliamo conoscere Dio e stabilire un rapporto con Lui, bisogna andare alla Sua ricerca, facendo corrispondere lo spirito che è in noi con lo spirito da cui proveniamo. Perciò ama il prossimo tuo come te stesso; sforzati ad essere il canale che permette a coloro che incontri ogni giorno di migliorare, proprio perché si trovano a contatto con te...(Edgar Cayce, lettura 2072-4)

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