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Esperienza

L’esperienza

Al di là dell’illusione

Pag.61

Voi siete oggi nel buio dell'ignoranza. La consapevolezza di essere la scintilla divina, racchiusa negli involucri della beatitudine, dell'intelletto, dei sentimenti, delle sensazioni e della sostanza organica, codesta consapevolezza è luce. Dovete accendere la vostra lampada, non potete camminare alla luce della lampada altrui, ne vivere dei soldi di un altro. Cercatevi i vostri soldi, e solo allora sarete liberi. Guadagnatevi da voi la conoscenza: non basta sapere, occorre farne l'esperienza. Non basta che nel pozzo ci sia acqua, per dissetarvi dovete attingere e bere.

Discorsi 88/89 volume I

Un Dio a misura d'uomo [4] pag.172

Un elefante nell’ipotesi che abbia il desiderio di adorare Dio, essendo condizionato dalla sua natura, potrebbe avere un concetto del Divino che non si scosterebbe dall’immagine di una possente forma d’Elefante né potrebbe averne un’idea differente. Così pure un topo, se concepisse un’idea di Dio, potrebbe immaginarLo solo nelle sembianze di un ciclopico Topo. Allo stesso modo, l’uomo può concepire Dio solo in forma umana, né potrà mai concepirLo in termini trascendenti, finché continuerà ad avere di se stesso una visione esclusivamente umana.

Sperimentare l’ineffabile [5] pag.172

Uno studioso colto e dotato di dialettica può dare di Dio molte descrizioni. Alcuni pensatori Lo descrivono come Imperscrutabile, Ineffabile, Indescrivibile, Trascendente e Senza-attributi. Tutti questi termini altisonanti, però, in sostanza non sono altro che ciance. Si possono attribuire dei significati a queste parole e se ne possono dedurre delle spiegazioni, che però, se non provengono da un’esperienza personale, sono prive di valore e insidiose, in quanto non rappresentano la Realtà.

Le dotte definizioni [6] pag.172

Ogni qualvolta si presentasse l’occasione, ponete questa domanda ad un pandit: "Che significa Apramanya?” E la sua risposta sarà: qualcosa che non va soggetto ad alcuna prova logica. Similmente, vi spiegherà che il termine Avangmanasa-gochara si riferisce a Colui che non può essere distinto né dalla mente né dalla parola. Ma, con queste spiegazioni, vi ha forse mostrato la forma di Dio?

Discorsi 88/89 volume II

Esperienze spirituali [23] pag.27

Condividete con altri le vostre esperienze spirituali e questo sarà loro di aiuto. Si potrà incominciare dalla lettura di qualche buon libro. Due studenti scelti fra di voi, potrebbero comunicare ai compagni le proprie esperienze spirituali e parlare dei propri doveri verso Dio. Intendo dare il via oggi a questo tipo di conversazioni, nella speranza di caricarvi d’entusiasmo e di ispirarvi il meglio da farsi. Non sprecate la vita in cose mondane. Voi trascorrete 23 ore al giorno badando alle cose materiali della vita; passatene almeno una in attività spirituali, dedicandovi alla vita interiore. Incominciate da domani mattina: dalle 5 alle 6 pensate a santificare la vostra vita.

Onnipresenza a parole [10] pag.39

Oggi tutti parlano di Dio descrivendolo come onnipresente, ma non si tratta che di parole, perché manca l’esperienza a sostegno di ciò che si dice. Non saprei dire se le loro parole seguano la comprensione o l’esperienza, o se essi si servano di parole, senza conoscerne il significato. Non c’è studente che, forte del suo studio libresco, non descriva l'onnipresenza e l’onniscienza di Swami. L’onnipresenza è un fatto, ma voi avete il diritto di parlarne solo se ne avete fatto esperienza, almeno un po’.. Se si assaggia del nettare, anche poco, si ottiene l’immortalità. Ma se si tengono lì fuori dei vasi pieni di nettare senza prenderne parte, come si potrà ottenere l’immortalità. Dovreste dunque almeno sforzarvi di sperimentare l’onnipresenza, sia pure nella piccola proporzione che vi è consentita. Limitarsi a parlarne è come tentare di raggirare il Signore stesso. Alcuni grandi hanno cercato di riconoscere questa verità, ma per il tipo di educazione che state ricevendo ora, non vedo come possa esservi uno studente che sappia sperimentare questa onnipresenza.

Potere nel controllo [11] pag.40

Gli studenti hanno perso il potere di comprendere l'onnipresenza, perché è venuto meno in loro il controllo dei sensi, sicché hanno perso tutte le energie di cui disponevano. Per prima cosa, dunque, dovreste cercare di controllare i vostri desideri. Ci dev'essere coerenza fra ciò che dite a parole e ciò che fate nei fatti: soltanto in quel caso, sia pure in forma limitata, capirete l'onnipresenza del Signore.

Sperimentare l'onnipresenza [12] pag.40

Dovreste anche tenere in considerazione ciò a cui vi accostate e rifletterci sopra, al fine di avere una reale esperienza di questa onnipresenza.

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Un frutto acerbo non può proteggere un altro frutto acerbo. E' l'albero che può estendere la propria protezione a tutti i frutti e le radici proteggono l’albero. Solo quando si dà vigore alle radici saranno salvi sia l'albero che i frutti; solo quando avrete cura delle radici, provvedendo loro il giusto nutrimento con acqua, concime e il resto, l'albero ed i frutti potranno vivere.

Allo stesso modo dovreste riconoscere il fatto che Dio è il sostegno di tutto e dedicarvi al servizio di Dio. Solo allora saprete fare esperienza dell’onnipresenza, sia pure limitatamente.

Verità senza prove [22] pag.54

Esistono cose che sono vere, senza che possano essere provate fisicamente. Prendete, ad esempio, il dolore e la gioia: essi non hanno una forma esteriore, non è possibile fornire una dimostrazione evidente. Ma, si può forse affermare che non esistano per il solo fatto che essi non sono visibili? Siete tristi e il vostro amico vi domanda: “Crederò alla tua tristezza soltanto quando me ne avrai mostrato la forma”. “Sei matto! - risponderebbe l'altro - che lo creda o no, io sono triste". Come potreste fornire una prova di quella tristezza? Siete riusciti a immaginarla nella mente? Siete mai riusciti a immaginarvi la vostra stessa intelligenza o i sentimenti del vostro cuore? E allora, come fate ad affermare che la vostra mente vaga in luoghi diversi e tuttavia a crederlo come cosa vera? L’attuale sistema di istruzione, basato sull’assioma che solo l’esperienza è verità, induce in errore.

Trascendenza di Dio [6] pag.195

Dio è una Realtà indescrivibile: non esistono metodi per comprenderLo né criteri per definirLo. I tentativi di ricerca portano ad avere una visione di questo Dio incomprensibile ed inimmaginabile. Quale sistema di valutazione si potrà adottare per descrivere un Dio che trascende la parola e la mente stessa.

L'esperienza diretta [7] pag.195

Ci sono tre tipi di prove, una delle quali è l'esperienza diretta . L'uomo odierno tende a questo tipo di prova: la sperimentazione diretta di qualunque cosa. Per ottenere una simile esperienza compie sforzi di ogni genere. Si noti come egli creda alle cose che sono conducibile all’esperienza diretta, e questo è il primo passo verso l'ignoranza. L'esperienza diretta è disseminata di trappole. Eccovi un piccolo esempio:

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Quando l'occhio è perfettamente sano può distinguere i colori, il rosso come rosso e il nero come nero. E' sulla base della propria esperienza che un uomo definisce nera una cosa che vede nera.. Ma, se dopo un pò di tempo subentra l’itterizia e, da quel momento l'occhio vede tutto giallo, potete prestar fede a una simile esperienza, anche se diretta? Tutte le esperienze che si fondano sui sensi non sono affidabili e vi sono molti studiosi che fondano le loro conoscenze su questo tipo di esperienza. Il buio della notte rispetta la natura del latte, tant'è vero che se lo trattate durante la notte, il mattino dopo è cagliata lo stesso. Constatare che il latte diventi cagliata fa parte di un’esperienza diretta, fisica, terrena e non è applicabile al mondo della spiritualità, perché i sensi, che sono gli strumenti per avere un'esperienza diretta, sono soggetti a cambiamenti.

Perciò, non è possibile comprendere la verità trascendentale servendosi dei sensi.

La deduzione [8] pag.195

Dopo l'esperienza diretta viene la deduzione.

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Se guardando una collina lontana vi scorgete del fumo, considerato che il fumo segnala la presenza del fuoco, ritenete che là ci sia del fuoco. Però voi non lo vedete a quella distanza: quel fumo potrebbe anche essere vapore. Tutto quanto considerate si basa su deduzioni: vedete del fumo e dite che c'è fuoco. Se vedete un'ombra che si muove, dite che sta arrivando qualcuno ancor prima di vedere la persona. Non potete dire di chi si tratti . Potete forse dire chi è una persona di cui avete solo visto una vaga ombra? Avete pensato che qualcuno stia per arrivare e questa è deduzione.

La tradizione orale  [9] pag.196

Altro tipo di esperienza è quella determinata dal suono. Coloro che vengono a Prashanti Nilayam, dalla visita dei dintorni e del mandir ricavano un'esperienza che, quando tornano a casa, descrivono ad altri. Questo tipo di prova riportata a chi non ne sa nulla è l'autorità su cui si basano i Veda, che sono Verità rivelata. Perciò, è necessario che chi non conosce, chi vive nell’ignoranza abbia piena fiducia nei Veda e si comporti in armonia con quegli insegnamenti. Se si cerca un'esperienza diretta, non è possibile averla dai Veda. Alcuni ritengono che la sola esperienza diretta sia una esperienza vera e degna di fede come una prova. La prova basata sulla parola rivelata può fondarsi su due testimonianze: una di tipo terreno, che non ha nulla da spartire con la verità spirituale; l'altra di tipo vedico, che è la sola adatta a parlare di Dio. Quest'ultima si trova nelle Shastra, le Scritture.

Il Dharma [10] pag.196

Ma che cosa significa la parola shastra? Significa tradurre in parole un'esperienza e ricordare cose dimenticate. L'autorità di queste Scritture si fonda sul Dharma, ossia sui principi di retta condotta, che sono svariati. Vi è il Dharma adatto ad una razza e il Dharma adatto alla Nazione, vi è quello della casta e quello di un gruppo particolare e vi sono norme di comportamento per i momenti critici: in tutto sono cinque e alla loro base c'è un comune senso di tolleranza e di rispetto per tutti gli esseri viventi.

La scienza di Dio

Dall'ascolto all'esperienza [4] pag.88

Non accontetatevi di un semplice ascolto dei consigli. Dovete poi riflettere a lungo su ciò che avete ascoltato, e ciò che è stato impresso in questo modo nella memoria deve poi essere sperimentato ed espresso col pensiero, con la parola e con l’azione. Solo  così la Verità può essere un tesoro nel cuore, solo così può scorrere nelle vene e manifestarsi per mezzo vostro in tutto il suo splendore .

Sperimentare la verità [9] pag.110

Gli antichi entravano in possesso della verità suprema solo dopo che ne avevano sperimentato personalmente la validità. I moderni invece respingono le loro scoperte. Questa è la ragione dell'aumento della barbarie nei cosiddetti paesi civili. Molti non si rendono conto di ciò.

La filosofia dell’azione

L'esperienza [4] pag.20

Imparare, leggere, ascoltare la conoscenza "secolare" potrà aiutare solo per un breve tratto e temporaneamente. Quando leggiamo la Bhagavad Ghita, ci sentiamo felici e pieni di ispirazione, ma quando cerchiamo di metterla in pratica arrivano le difficoltà. Qualunque cosa leggiamo od ascoltiamo, dobbiamo metterla sempre sotto inchiesta.

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Eccovi un'altra storia: Krishna Chaitanya andando in pellegrinaggio, si fermò in un villaggio nel Sud dell’India. Nel tempio vi erano alcune persone. Un pundit leggeva ed esponeva la Ghita, i presenti ripetevano gli "slokas" e quindi egli li commentava. Uno dei presenti, seduto, in un angolo, piangeva disperato. Gli altri, invece, tenevano in mano il piccolo libro della Ghita ed ascoltavano e ripetevano con grande attenzione le sue parole. Krishna Chaitanya, che aveva osservato quell'uomo, si rivolse a lui dicendogli: "Perché piangi ? " L'uomo rispose: "Swami, non so chi tu sia, non conosco il sanscrito, e non so neanche pronunciarlo, non mi interessa ripetere quegli "slokas" e forse sto commettendo un peccato; mi stavo figurando solo nella mente Krishna che, per convincere Arjuna, teneva la testa girata, ed in quella posizione doveva avere molto male. Se Arjuna si fosse seduto di fronte e Krishna dietro, non Gli avrebbe causato tanto dolore ! Ecco perché sto piangendo !" Krishna Chaitanya concluse che quello doveva essere un vero devoto. Egli era divenuto parte di Krishna e sperimentava tutto quell'amore per Lui. Egli concluse quindi che la esperienza è superiore al semplice ascolto e alla lettura dei sacri testi. Colui che desidera trarre beneficio dagli insegnamenti della Ghita dovrebbe metterli in pratica.

La devozione esterna non rappresenta un sentimento profondo! Sarebbe sufficiente praticare uno solo di questi "sloka". Se riempite la vostra testa con tutto il contenuto del libro, la vostra testa diventerà un altro libro. Stampate nel cuore anche un solo insegnamento e sarà sufficiente. Ecco perché Swami l'altro giorno vi ha detto: "La testa è una cosa ed il cuore è un'altra cosa “. Invece di riempire la vostra testa di cultura e conoscenza libresca è molto meglio riempire il vostro cuore d'amore.

Quelli che Dio ama di più

1 - pag.47 CONOSCERE, VEDERE, SPERIMENTARE

Nella Bhagavad Ghita è detto chiaramente quali sono i diversi stadi attraverso i quali deve passare un <<sadhaka>> (aspirante spirituale). Il <<Bhakti Yoga>> li indica a chi desidera raggiungere la liberazione. <<Gnatuum>> si riferisce al processo del <<conoscere>> la Verità, sia attraverso le <<Sastra>> (Sacre Scritture), sia attraverso le parole del maestro o sia attraverso discorsi spirituali. Il <<sadhaka>>, viene così a conoscenza dell'esistenza di Dio. Questo è solo il primo passo, l'inizio, il principio del dualismo. Il <<sadhaka>> non ricava nessuna soddisfazione solo sapendo che Dio esiste. Il solo desiderio, la sola aspirazione, non gli farà vedere il Signore. Qualunque cosa abbia letto e imparato dal maestro, dovrebbe sviluppare in lui il desiderio di avere una esperienza diretta.

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Eccovi un esempio che vi illustra il caso. C'era una volta un giovane vaccaio che nutriva un desiderio intenso di vedere Dio. Nello stesso villaggio in cui abitava il giovane, vi era un <<pundit>> che predicava e spiegava filosofia. Il ragazzo non poteva abbandonare il suo lavoro e, quindi, durante il giorno accudiva alle mucche e la sera, dopo averle messe nella stalla, andava dove si trovava il <<pundit>> che parlava e lo ascoltava con grande interesse e serietà. Un giorno l'<<Hari Kata>> (Il <<pundit>> che racconta le storie sul Signore) stava descrivendo le caratteristiche di Vishnu. Disse che Hari (Dio) cavalcava una bianca aquila ed aveva sulla fronte un segno bianco e che salvava tutti coloro che prendevano rifugio in Lui, ed infine che accettava qualsiasi cosa che gli veniva offerta con devozione. Questa descrizione fece nel ragazzo una indelebile impressione. Questo <<pundit>> spiego inoltre che Dio amava la musica e che la Sua Grazia poteva essere vinta mettendo una preghiera in musica e cantandola. Quel ragazzo era solito portare con se del cibo quando andava a pascolare le mucche e, quando venne l'ora del pranzo, incomincio ad offrire il suo cibo a Dio con tutta la sincerità e la devozione di cui era capace, pregandolo di scendere e dividerlo con lui. Pregava e cantava così: <<Oh Signore! Tu che cavalchi un'aquila vieni da me e dividi con me questo cibo!>> Quel ragazzo prego il Signore per un'intera settimana e non toccò mai cibo perché aspettava di dividerlo con il Signore. Alla fine della settimana era divenuto debole ed angosciato perché credeva di non essere stato capace di cantare in modo corretto la sua preghiera. Pensava che per quella ragione non aveva potuto vincere la Grazia di Vishnu. Debole fisicamente, raggiunse la foresta, esausto ma non vinto, attese ancora che il Signore scendesse a condividere il suo cibo. Si mise di nuovo a cantare e pregare in modo così melodioso e con così perfetta armonia fra il sentimento ed il tono della preghiera che Narayana si intenerì e si decise a scendere. Ma come doveva mostrarsi al ragazzo? Decise di assumere una forma di un ragazzo <<brahmino>>. Quando il ragazzo lo vide gli chiese: <<Posso sapere chi sei?>> <<Sei forse un viandante?>> Narayana rispose: <<Io sono Narayana, tu hai pregato ed Io sono venuto!>> Il ragazzo che pensava a Narayana e a quanto gli piaceva la musica, rispose cantando: <<Non mi sembri Narayana. il <<pundit>> me lo ha descritto in un altro modo. Non credo che Tu sia Dio!>> Il ragazzo spiego che il <<pundit>> aveva descritto Narayana nel modo seguente: <<Un Signore dalla pelle scura e con un segno bianco sulla fronte che cavalca un'aquila bianca.>> Ma, a quanto pareva, questa non era la verità! Vedete! Ciò che il ragazzo aveva udito lo voleva sperimentare con la visione. Ma Dio non ha una forma specifica. Dio ha migliaia di forme, di orecchie, di occhi, di mani, di piedi e, per far piacere al devoto che lo desidera ardentemente, prende la forma per la quale è pregato di mostrarsi. Questa non è la vera forma di Dio ma la forma scelta dal devoto. Dio è una persona che ama i sentimenti puri e quindi offrì il <<darshan>> (visione), sotto la forma di Vishnu, per soddisfare il ragazzo. Avuta la visione il vaccaio comincio a pensare: <<Ora ho udito e saputo, adesso come posso raggiungerTi?>> Un <<sadhaka>> non sarà pago solo dell'ascolto, e della visione ma vorrà fondersi in Lui. Solo a quel punto il <<sadhaka>> avrà l'esperienza del <<bliss>> (realizzare l'unità). Narayana diede il suo <<darshan>> e sparì. Il ragazzo registro la forma di Narayana nel suo cuore e cominciò a pensare continuamente come fare per raggiungerLo.

Il Sadhaka, sia ascoltando, sia leggendo le Sacre Scritture acquista una idea di Dio. Ma la sola idea non gli è sufficiente. E’ solo il primo stadio: quello del dualismo. Egli farà uno sforzo per andare al di là di quello stadio ed entrare in quello detto della <<vhishistadwaita>>, che corrisponde al desiderio profondo di vederLo.

Come ottenere quella visione? Qualunque cosa abbia udito il <<sadhaka>>, deve cercare di dipingersi nella mente una forma e continuamente pensarla e contemplarla. Qualunque cosa pensi, faccia, dica, veda, ascolti, deve divenire <<Uno>> con quella immagine nel cuore. Poi, quell'immagine deve diventare un sentimento per trasformarsi alla fine, in un esperienza reale. Gradualmente il <<sadhaka>> migliorerà, farà progressi, ed un giorno avrà la visione del Signore. Non solo il <<darshan>> del Signore, ma avrà la opportunità di conversare faccia a faccia con Lui. Per il vero <<sadhaka>>, tuttavia, anche questa opportunità d'oro non lo soddisferà pienamente. Egli vorrà fondersi in Lui e dirà, <<Ho udito, ho visto ma devo raggiungerLo!>> <<Drastum>> si riferisce al vedere, il passo successivo è <<pravestum>> (come raggiungerLo e fondersi in Lui). Nello stadio <<gnatum>> o del conoscere, c'era il sentimento che Dio era separato dal <<sadhaka>>. Nello stadio successivo, quando il Signore è visto, vi era il sentimento di essere un aspetto del Signore; questo stadio è detto della <<vhishistadwaita>> o monismo qualificato. Infine lo stadio di <<Io e Mio Padre siamo Uno>>. Qual'è la via per arrivare a quest'ultimo stadio? I <<sadhaka>> pensano in questo modo: <<Egli dovrebbe fondersi in Me ed Io diventare uno con Lui ed allora ci sarà l'unità>>. Ma, fino a quando rimane un fiume separato con un nome separato, il fiume rimane fiume; solo quando raggiunge l'oceano assume lo stesso nome dell'oceano, lo stesso sapore e la stessa forma. Se il <<sadhaka>> vuole diventare uno con il Signore, deve avere lo stesso sentimento del Signore e le stesse Sue caratteristiche e la sua mente deve diventare <<una>> con quella del Signore. Il sentimento altruistico che prevale nel Signore dovrebbe divenire parte di Lui. <<Io e Te siamo uno>>, significa una perfetta identità di sentimenti. Per ottenere questa unità dobbiamo fare qualche sforzo. Se il <<sadhaka>> lotta continuamente per questo, un giorno o l'altro otterrà il compimento dei suoi sforzi. Questa è la meta finale della vita umana, cioè tornare là da dove si è partiti.

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Ecco un esempio tratto dalla vita quotidiana. Supponiamo che un vostro amico vi dica che ci sono al mercato dei manghi e che questo sia un frutto che vi piace molto. Come lo udite diventate felici e vi viene l'acquolina in bocca. Questo è il processo chiamato <<gnatum>>. Andate al mercato, li vedete, li comperate e li mettete in borsa e, per tutto il tragitto, pregustate il loro sapore. Questo è il processo chiamato <<drasthum>>. L'amore per quel frutto vi farà agire in un certo modo che testimonia quanto il frutto vi piace! Questo desiderio vi spinge a compiere azioni in accordo con la sua intensità! I nostri sentimenti e le inclinazioni proiettate esternamente, assumono la forma, in questo caso, di una grande gioia. Qualunque cosa vediate fuori di voi non è altro che il riflesso di ciò che esiste in voi. Quando siete arrivati a casa, perciò, prendete i manghi, li lavate, li pulite, li mangiate e ne gustate la dolcezza. Il succo diventa una parte di voi e, con questo, otterrete una gioia immensa. Questo è il processo per ottenere la gioia completa. Anzitutto sapete che il frutto è disponibile al mercato, e questo è <<gnatum>>; dopo avere udito, non vi scoraggiate, ma sviluppate un desiderio intenso di possederlo e gustarlo. Andate quindi al mercato con questo forte desiderio, e guardate i frutti, e questo è lo stadio drasthum, poi li mangiate e gustate la loro dolcezza, e questo è <<pravestum>>.

Il <<sadhaka>> di oggi ha gli stessi sentimenti e le stesse tendenze verso il principio divino? Dopo avere ascoltato i discorsi ed avere letto tutte le Scritture; dopo avere saputo che Dio esiste, dovrebbe sviluppare un intenso desiderio di vederLo, quindi, fare uno sforzo per progredire, per avere la visione del Signore. Lo studente dopo avere fatto la prima liceo desidererà passare alla seconda. Rimanere nella stessa classe per due anni consecutivi, svilupperà in lui un senso di scoraggiamento e di disperazione. Non solo questo, ma in più, verrà ridicolizzato dai suoi compagni!

La stessa cosa è per un <<sadhaka>>. la gente lo ridicolizzerà dicendo di lui <<Guardate quella persona, ha fatto tanti bei discorsi ed ha letto tante scritture, a quale scopo? Non sembra che abbia progredito!>> Perciò dovete passare dallo stadio del dualismo o della <<dwaita>>, a quello della <<vishistadwaita>> o monismo qualificato. Cercate di avere una Sua visione secondo quanto avete udito di Lui. L'intenso desiderio vi darà l'opportunità di avere una Sua visione faccia a faccia, e di servirLo. Ma, anche questo non sarà sufficiente. Dovrete cercare di raggiungere l'ultimo stadio della <<Adwaita>> (Monismo puro) e non darvi pace sino a quando non lo avrete raggiunto. Oggi l'uomo desidera riposo per il corpo e pace per la mente, ma queste non sono cose veramente importanti. Ciò che si deve cercare è la pace che ci dà la conoscenza dell'atma e diventare uno con essa: l'atma è l'incarnazione della Pace ed il <<jivatma>> (l'individuo) deve diventare <<uno>> con il Paramatma (Dio).

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Un fiume nasce dall'oceano e diventa nuvole di pioggia. Si opera così la separazione, il dualismo. L'acqua dell'oceano è salata ma quando diventa nube si addolcisce, e questo processo è paragonato alla <<vishistadwaita>> o filosofia del monismo qualificato. Questa acqua che prima era salata ora è diventata dolce sotto forma di pioggia d'amore, e diviene di nuovo fiume che, con grande entusiasmo, ritorna ad unirsi all'oceano. Questo è lo stadio della angoscia e del desiderio ardente chiamato <<drasthum>>: il <<jiva>> deve raggiungere la sua terra natale, l'<<Uno>>, dal quale si è separato.

Quest'acqua nella forma di fiume deve raggiungere l'oceano ed immergersi in esso.

Siamo nati uomini, viviamo come uomini e seguiamo la via spirituale, quindi ci siamo uniti alla buona compagnia ed abbiamo ascoltato i principi divini, ma ora dobbiamo sforzarci di avere una visione del Signore e non esser soddisfatti neppure di questa. Avere semplicemente l'opportunità di parlare al Signore non dovrebbe renderci felici quanto diventare <<uno>> con Lui. Solo allora la vita avrà la sua consumazione! In questo modo Krishna insegnò ad Arjuna.

Ghita Vahini

5 - pag.99 La caratteristica dello jnani

Oggi ogni sorta di individui si fa chiamare <<jnani>> senza sapere nemmeno che, per essere tali, occorre avere determinate caratteristiche. Ciò che fa uno <<jnani>> autentico è l'esperienza di questa verità: <<Vaasudevasarvamidam>> cioè <<Vasudeva (Dio) è tutto questo>>. La costante assimilazione di questa esperienza è il segno distintivo dello <<jnani>>. Per <<Vaasudeva>> si deve intendere <<Colui che ha fatto di ogni creatura vivente la sua dimora>>. Solo colui che percepisce il Signore in tutti gli esseri ha il diritto di chiamarsi <<jnani>>, gli altri lo sono solo di nome. Cos’è esattamente la conoscenza?

E’ conoscere ciò per cui tutte le altre cose vengono conosciute e che permette di fare a meno di ogni altra conoscenza. Ecco lo stadio che lo <<jnani>> raggiunge. Coloro che hanno imparato a memoria qualche slokas, hanno sfogliato qualche libro velocemente, o hanno, dall'alto delle tribune, fatto discorsi altisonanti, mostrando la loro orgogliosa erudizione piena di frasi complicate (come il prestigiatore con le sue palle di cotone) rigettando ciò che in principio avevano masticato, non possono definirsi <<jnani>>. Molti oggi si danno le arie di <<jnani>>, vestono l'abito <<ocra>>, ma il loro cuore è come quello dell'orso. Le comuni pietre possono forse splendere come gemme? Solo i pazzi si lasceranno ingannare da chi non sa distinguere le une dalle altre. Sri Krishna dichiarò che il Re dei <<mantra>>, <<Vaasudevasarvam>> nella Ghita, fu dato per smascherare quegli pseudo-jnani di cui egli anticipò la apparizione. Quel mantra è sufficiente per salvare tutta l'umanità. Fu il dono indiretto di Krishna al mondo. Consideratelo come tale e concentratevi su di esso e sul suo significato. Esso è il bene più elevato e la più alta meta. Quelle poche lettere possono rendere la vita umana degna di essere vissuta. Molti si sono autodefiniti <<mahatma>>, <<jagadguru>>, <<bhagavan>>, <<paramhamsa>>, <<jnani>>, <<thyagi>>, <<aananda>>, ecc... senza aver fatto l'esperienza interiore di quegli appellativi. Molti ciarlatani sfortunatamente hanno credito presso tanti, ma nessuno ha mai conferito loro il titolo di <<jnani>>. Essi se lo sono dato da soli e lo portano come una bella piuma per attirare l'attenzione. Essi non sono genuini ed il loro prestigio svanisce velocemente. Esteriormente sembrano <<sannyas>>, ma interiormente non sono che <<athyas>> (pieni di desideri). La forma esterna sembrerebbe <<yoga>>, ma interiormente essi sono <<roga>> (malati). I loro nomi parlano di <<ananda>>, ma essi errano come vagabondi.

Le loro parole sono di miele, ma i loro atti sono stupidi e vuoti. Un capofamiglia, intento ai suoi doveri, è molto più elevato spiritualmente di quella specie di monaci e yoghi. La causa principale del declino della cultura indiana, delle sue tradizioni e della sua dirittura morale, dipende dal male che compiono quei ciarlatani. E’ per questa ragione che la fede in Dio è quasi scomparsa! Essi consigliano <<thyaga>> o il sacrificio e la penitenza, mentre desiderano <<bhoga>> o il soddisfacimento dei piaceri dei sensi. Essi glorificano la moralità, ma le loro azioni sono ispirate dall'odio. Quel comportamento mina le radici vere del <<sannyasa>> (monachesimo indù). Essi vanno direttamente verso la rovina! Non esiste rapporto fra ciò che dicono e ciò che fanno, nessuna traccia di verità. Il padre di famiglia è molto più vicino alla verità alla quale aspira più o meno tenacemente. Molti di loro sono senza odio, hanno il cuore puro, seguono il cammino della moralità e della virtù. Ma gli <<thyagi>> e gli <<joghi>> del giorno d'oggi sono pieni di odio e di desideri, e finiscono per cadere nella trappola da loro stessi tesa. L'egoismo, l'invidia, l'esibizionismo, sono gli elementi che conducono il sadhaka a porre fine ad ogni suo sforzo spirituale. I ricercatori spirituali ed i devoti devono essere vigilanti e tenersi lontano da questi tratti indesiderabili e dovrebbero invece crescere nella contemplazione della Gloria di Dio, nella pratica della moralità, ed avere sete di beatitudine. Una volta conosciutala potranno condividerla con il mondo ed inaugurare la pace mondiale e la prosperità. Krishna fece riferimento ad un tale tipo di <<jnani>> quando disse che il mondo brillerà in tutto il suo splendore grazie agli <<jnani>>. Un uomo senza la conoscenza è come una casa senza luce.

5 - pag.134 La promessa di Dio

La dichiarazione che il Signore garantirà lo <<yogakshema>> ha dato origine a molte incomprensioni. Molti, compresi i pundits, non hanno capito la sua reale importanza. I commentatori della Ghita spiegano questa dichiarazione in modi differenti. La frase più sacra della Ghita è come l'ombelico di <<Vishnu>> da dove nacque <<Brahman>>. Questo <<sloka>> è il luogo di nascita di coloro che hanno sete di conoscere. Se questo <<sloka>> è messo in pratica l'intera Ghita può essere compresa. Ci sono tante storie che corrono su questo <<sloka>> e ve ne racconterò una come esempio.

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Un pundit stava esponendo un discorso sulla Ghita alla presenza augusta di un Maharaja e recitò quello <<sloka>>. Egli spiegava entusiasticamente le molte implicazioni di questo <<sloka>>, ma il Maharaja scuoteva la testa dicendo: <<Questo significato non è corretto>>, e continuava a contestare la esattezza di tutte le sue spiegazioni. Il Pundit che aveva guadagnato meriti alta corte di molti Maharajas ed era stato onorato da essi con molti titoli altisonanti, si sentì come pugnalato alla schiena, quando il Maharaja condannò le interpretazioni di quello <<sloka>> davanti a tutti i cortigiani. Pur bruciando sotto l'insulto egli raccolse tutto il suo coraggio e continuò nella sua esposizione cercando di sfoderare tutta la sua cultura. Fece un eloquente discorso sui vari significati di <<kshema>> e di <<yoga>>, ma il Maharaja non approvò neanche questo e gli ordinò: <<Cerca il vero significato di questo "sloka" e quando lo avrai capito torna da me di nuovo domani>>. Detto questo si alzò dal trono e si ritirò nei suoi alloggi. Il pundit perse persino le ultime poche briciole di coraggio che gli rimanevano e, sopraffatto dall'ansia, barcollante per l'insulto ricevuto, raggiunse la sua casa e se ne andò a letto portando con se una copia della Ghita che pose sul comodino accanto a lui.

La moglie fu sorpresa di vederlo in quello stato e gli chiese: <<Dimmi cosa ti è successo? Perché sei tornato da palazzo in tale stato? E cominciò così a tempestarlo di domande. Il pundit si vide costretto a rispondere ed a spiegarle ogni cosa, dall'insulto ricevuto al comando del Maharaja di tornare a casa ecc...La moglie lo ascoltò con tranquillità e dopo aver ponderato a fondo sull'accaduto disse: <<Si! Ciò che il Maharaja ha fatto è giusto ! La spiegazione che hai dato di quello "sloka" non era corretta, come poteva quindi approvarla? La colpa è tua!>>. A questo punto il pundit si alzò dal letto infuriato e come un cobra a cui è stata schiacciata la coda rispose: <<Cosa ne sai tu donna? Sono forse meno intelligente di te? Cosa ne sai tu che non fai altro che cucinare e servire tutto il giorno? Vuoi saperne più di me? Chiudi il becco e sparisci alla mia vista!>> ringhiò.

Ma la donna rimase e rispose: <<Signore! Perché ti fai prendere dalla rabbia quando la verità è cosi chiara? Ripeti ancora una volta lo "sloka" e pondera sul suo significato, arriverai allora tu stesso alla giusta risposta!>>. Le parole pronunciate con dolcezza dalla moglie ebbero l'effetto di calmare la sua mente. Il pundit incominciò di nuovo ad analizzare il significato di ciascuna parola dello <<sloka>> ed incominciò a ripeterlo ad alta voce insieme ai vari significati. La moglie lo interruppe e disse: <<A cosa serve imparare ad esporre i significati delle parole? Dimmi qual era la tua intenzione quando andasti da quel Maharaja? Qual era lo scopo?>>. A questo punto il pundit si adirò e si mise ad urlare: <<Non devo forse portare avanti questa casa? Come credi che trovi i soldi per mangiare, per vestire, per te e tutto il resto? E’ per questa ragione che sono andato, altrimenti per quale altro scopo?>>. Allora la moglie gli rispose: <<Se avessi solo capito ciò che Krishna dichiarò in quello "sloka" il bisogno di andare da quel Maharaja non sarebbe mai sorto! Se il Signore fosse adorato senz'altro pensiero, se uno si arrendesse a Lui con la sua mente sempre, tutto il tempo, fissa in lui, allora il Signore, come ha dichiarato in questo "sloka"' provvederà ogni cosa a quel devoto. Tu non hai fatto nessuna di quelle cose, hai avvicinato il Maharaja credendo che lui avrebbe provveduto a tutto e non il Signore. Ecco dove sei andato contro il significato di quel verso. Questa è la ragione per la quale il Maharaja non era d'accordo con le tue spiegazioni!>>. Udendo queste parole quel dotto si sedette pensieroso e, ruminando su ciò che la moglie gli aveva detto, realizzò il suo errore e non andò più al palazzo il giorno successivo, ma si mise invece ad adorare Krishna a casa propria. Quando il re chiese come mai il pundit quel giorno non era venuto, i cortigiani gli risposero che non si era mosso di casa. Il re inviò allora un messaggero per convincerlo a venire, ma il pundit si rifiutò dicendo: <<Non ho bisogno di andare da nessuno, il mio Krishna provvederà a me per ogni cosa. Egli porterà il mio fardello! Ho sopportato gli insulti perché non lo avevo capito ed ero cieco nel conoscere solo il significato delle parole; arrendendomi a Lui, adorandoLo incessantemente, Egli stesso provvederà a tutti i miei bisogni!>>. Quando il messaggero riportò le parole del pundit al Maharaja, questi si recò a piedi alla sua residenza e si prostrò davanti a lui dicendo: <<Ti ringrazio sinceramente per la spiegazione che mi hai dato oggi!>>. Il Maharaja aveva insegnato al pundit che qualsiasi propaganda in materia spirituale che non origina dal crogiolo della esperienza è solo esibizionismo.

Anche oggi, molti eruditi che insegnano la Ghita, non osservano i suoi principi, e quindi, sono solo in grado di mostrare la scorza che non ha valore, dando il significato letterale delle parole e niente più. Cercare di divulgare la Ghita senza praticarla equivale a rovinare la causa ed insultare un libro così sacro. Essi mostrano così tanta riverenza per quel libro che i loro occhi si inumidiscono di lacrime al solo udirne il nome, parlano di lei come il respiro stesso della loro vita, e come la regina di tutte le Scritture che esce dalle labbra del Signore stesso. Se la mettono sulla testa, se la portano vicino agli occhi, la tengono nei loro altari, le offrono culto con grande ardore devozionale. Tutto quel rispetto e quel culto per solo della carta! Se avessero veramente rispetto e riverenza per le parole del Signore cercherebbero di metterne in pratica i principi. Se avessero avuto l'esperienza, non la baratterebbero con del denaro! Avrebbero desiderio solo della Grazia! Ma essi non hanno nemmeno uno jota di esperienza! Neanche uno su un milione di commentatori della Ghita oggi, ha il desiderio di vincere la Grazia del Signore. No! Se avessero quel desiderio essi non penserebbero a fare quattrini.

2 - pag.144 Dimorare nel ricordo di Dio

Avrete notato con quali amorevoli parole fece scendere quella pioggia di Grazia su Arjuna? E’ vero! La gente non capisce le proprie colpe e le cerca negli altri. Se ci fossero imperfezioni nel Signore, come potrebbe il mondo esistere e sopravvivere? Il mondo può godere di quel poco di pace e di prosperità perché il Signore abbraccia con il Suo amore tutti e per Lui tutti sono eguali. Quando il termometro segna la febbre, il medico non può dire al paziente, per consolarlo, che non ne ha, così Dio che conosce e reagisce al sentimento più intimo di ciascuno, e non alle apparenze esteriori, non potrà mai essere ingannato e non potrà mai sbagliare. Il mondo considera l'aspetto esteriore, l'apparenza, come un criterio di valutazione, ma se volete conoscere la profondità di un fiume dovete attraversarlo, se volete conoscere il sapore del cibo dovete mangiare. Affermare una cosa, senza averla sperimentata, non ha alcun valore. Se il Signore fosse stato parziale come avrebbe potuto dare gioia sempiterna alle <<Gopis>> di Brindavan? Come avrebbe accettato i frutti già morsicati di Sabari? Come avrebbe potuto Janaka divenire un <<Brahmajnani>> e Nandana ottenere la visione del Signore? Come avrebbero potuto Prahlada e Vibhishana avvicinarlo? Hanuman essere accettato come messaggero di Rama? Valmiki scrivere la grande storia epica del Ramayana? Queste cose indicano forse che il Signore è parziale? O provano invece che Egli non possiede alcuna parzialità? Questi sono esempi del Suo amore e della Sua costante gentilezza verso tutti. <<Manmanaa bhava madbhaktho, mad yaajee maam namaskuru>> questo comando del Signore vuol dire: <<Tieni la tua mente fissa e ferma su di Me, sii Mio sincero devoto ed offriMi tutti i tuoi pensieri, le tue parole e le tue azioni, amaMi risolutamente>>. Egli ha indicato perciò cosa desidera: una mente pura ed un amore senza macchia. Se avete ancora le qualità umane non potete divenire divini, per diventarlo dovete raggiungere il principio divino. Per vedere il buio bisogna che ci sia il buio fitto, così per la luce, per vederla, tutto deve essere luce. Per capire l'intelligenza dovete essere intelligenti. Per diventare divini dovete dimorare nella memoria di Dio, agire divinamente, comportarvi in modo divino. Il gusto, l'ambiente ed il sentimento devono essere coordinati per quello scopo; solo allora il principio potrà essere capito. Ma se siete costantemente immersi nelle cose materiali come potete realizzare la Gloria della Divinità? Krishna prosegui: <<Arjuna! Gli "jnani" sono superiori anche agli Dei che a loro volta sono superiori agli uomini. Ma anche questi "jnani" non sono capaci di afferrare pienamente l'importanza di Dio>>. Immaginatevi per un comune mortale! Davanti al sarcasmo velato di Krishna, Arjuna chinò il capo di vergogna e rispose: <<Si! Sono d'accordo, Krishna, Tu sei al di là della portata di chiunque, qualunque intelligenza egli possegga. Tu sei questa varietà senza fine, ne sono convinto, Tu sei l'Universale Assoluto>>.

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Krishna Chaitanya andando in pellegrinaggio, si fermò in un villaggio nel Sud dell'India, nel tempio vi erano alcune persone. Un pundit leggeva ed esponeva la Ghita, i presenti ripetevano gli <<slokas>> e quindi egli li commentava. Uno dei presenti, seduto, in un angolo, piangeva disperato. Gli altri, invece, tenevano in mano il piccolo libro della Ghita ed ascoltavano e ripetevano con grande attenzione le sue parole. Krishna Chaitanya, che aveva osservato quell'uomo, si rivolse a lui dicendogli: <<Perché piangi>>? L'uomo rispose: <<Swami non so chi tu sia, non conosco il sanscrito, e non so neanche pronunciarlo, non mi interessa ripetere quegli “slokas” e forse sto commettendo un peccato, mi stavo figurando solo nella mente Krishna che, per convincere Arjuna, teneva la testa girata, ed in quella posizione doveva avere molto male. Se Arjuna si fosse seduto di fronte e Krishna dietro, non Gli avrebbe causato tanto dolore! Ecco perché sto piangendo>>! Krishna Chaitanya concluse che quello doveva essere un vero devoto.

Egli era divenuto parte di Krishna e sperimentava tutto quell'amore per Lui. Egli concluse quindi che la esperienza è superiore al semplice ascolto e alla lettura dei sacri testi. Colui che desidera trarre beneficio dagli insegnamenti della Ghita dovrebbe metterli in pratica. La devozione esterna non rappresenta un sentimento profondo! Sarebbe sufficiente praticare uno solo di questi <<sloka>>. Se riempite la vostra testa con tutto il contenuto del libro, la vostra testa diventerà un altro libro. Stampate nel cuore anche un solo insegnamento e sarà sufficiente.

Ecco perché Swami l'altro giorno vi ha detto: <<La testa è una cosa ed il cuore è un'altra cosa>>. Invece di riempire la vostra testa di cultura e conoscenza libresca è molto meglio riempire il vostro cuore d’amore. Krishna disse ad Arjuna: <<Non vuol dire niente lamentarsi e piangere degli attaccamenti del proprio corpo e delle relazioni fisiche. Volgi la tua visione verso l'interno ed allora capirai le cose che sono state dette>>! <<Non addolorarti per gente di cui non c'è bisogno di addolorarsi, non dovresti soffrire così! Il tuo cuore è pieno di ignoranza, rimuovila! Solo quando nel cuore sarà sparita questa ignoranza, allora potrai capire la saggezza>>. Ci sono otto elementi che dovete rimuovere e, fino a quando c'è traccia di loro nel cuore, sarete sempre pieni di ignoranza: il primo sono i <<vasanas>> (impulsi e tendenze, impressioni mentali), il secondo è il <<fuoco>>, il terzo sono i <<debiti>>, il quarto sono le <<malattie>>, il quinto è la <<patria>>, il sesto è l'<<attaccamento>>, il settimo è il <<timore>> e l'ottavo è il <<veleno>>. Se solo uno di questi inquina il cuore sarete soggetti alla sofferenza. Prendete ad esempio, il fuoco che si sta estinguendo quasi completamente, eccetto per una piccola frazione. A causa di un leggero venticello si può sviluppare e diventare di nuovo grande. Dovete perciò spegnerlo completamente. Supponete che la malattia è quasi curata completamente ma, se abbandonate la dieta, di nuovo si svilupperà. I debiti: se rimane solo un debito da pagare e non lo pagate, gli interessi si accumuleranno e quindi diverrà poi difficile far fronte all'impegno. Dovete quindi estinguerli tutti. Allo stesso modo se vi è qualche rimanenza negli attaccamenti nel vostro cuore, qualunque cosa farete sarà inutile. Distruggete completamente l'ignoranza nel vostro cuore! Vi insegno il <<samkhya Yoga>> perché esso è una parte essenziale della Ghita. Se riuscirete a capire la differenza fra <<atma>> ed <<anatma>> tutti gli altri concetti diventeranno di facile comprensione. Pertanto dovreste stare in concentrazione per due o tre giorni e capire dal profondo del vostro cuore. Quando avrete capito completamente la natura del <<Samkhya Yoga>> potrete capire veramente la Bhagavad Ghita.

La conoscenza

Valore dell'esperienza diretta  pag.33 [83]

Molti argomentano che la Conoscenza sia uno degli attributi di Dio, vale a dire della Sua Natura, una Sua caratteristica, ecc. Tali affermazioni nascono solo dalla mancanza di esperienza concreta, dal mancato raggiungimento della Conoscenza. Quando manca l'esperienza di prima mano, si moltiplicano le discussioni e le controversie, perché la presa di coscienza della Realtà è un fatto individuale, ed è basato sulla rivelazione all'individuo.

Conoscenza indiretta  pag.55 [164]

La Conoscenza che si ha dal semplice ascolto del Vedanta (41) non può esser detta Conoscenza Diretta. E se non c'è stata un'esperienza pratica che abbia tolto di mezzo l'errore di aver scambiato una cosa per l'altra, questo processo di istruzione non può essere considerato diretto, ma solo indiretto.

"Vedere" Dio faccia a faccia  pag.55 [165]

E’ ovvio che, dopo aver ascoltato la descrizione della Forma di Dio (che è solo Essere, Consapevolezza e Beatitudine) si può riuscire a raffigurarla o ad immaginarla; ma si deve "vedere di fatto" Dio, il Testimone dei Cinque Involucri dell'Individuo (Involucro del Corpo Fisico, I. dell'Energia Vitale, I. della Mente, I. dell'Intelligenza, I. di Beatitudine). Lo potete apprendere dalle Scritture: Quello che ha quattro braccia ed in ogni mano ha la Mazza, il Disco, la Conchiglia ed il Loto è Vishnu. Potete anche visualizzarLo in questa forma durante la meditazione, ma, se non Lo avete "visto" direttamente, la conoscenza ricavata dallo studio iconografico non può esser definita "percezione diretta" (pratyaksha).

L'aforisma non è l'esperienza.  pag.56 [166]

Dal momento che la Forma di Vishnu viene proposta come qualcosa di altro dall'osservatore e di esterno, quando la si recepisce per mezzo dello studio della Scritture, ciò che ottenete, in effetti, è un'inferenza mediata, e non un'esperienza diretta. La persona che ignora il fatto che Dio è il suo proprio sé, né diverso, né staccato da lui, riuscirà forse a prendere coscienza " diretta" di Sé stesso come Dio solo per il fatto di sentire o leggere uno dei Grandi Aforismi (mahavakya), come Tat tvam asi, che rivela quella Verità fondamentale? Ma niente affatto!

Credibilità delle Scritture  pag.56 [167]

Potete dubitare del valore della conoscenza offerta dalle Scritture su realtà a voi estranee, come il Paradiso e così via; ma non vi è lecito dirlo, perché le Shastra, per mezzo di Grandi Massime, vi rivelano la verità che voi siete Dio stesso, che lo siete nel profondo e che non siete altro che Dio. Ed esse vi assicurano anche del fatto che l'esperienza diretta non la si ottiene solo con il semplice ascolto dei Grandi Aforismi scritturistici!

Dall'ascolto la fede e la riflessione  pag.56 [168]

Il progresso dell'aspirante è di questa natura: egli si mette a ragionare su quello che ha sentito, con fede e diligenza, finché non capisce in modo indiretto le caratteristiche dell'Atma. Poi, per portare questa conoscenza nel campo dell'esperienza diretta, intraprende il procedimento della riflessione (manana), ossia quello di rigirare nella mente (manas) quei concetti.

Prima la deduzione, poi l'esperienza  pag.61 [186]

A qualcuno potrebbe sorgere un dubbio circa questa distinzione: "Il Testimone conosce l’Anima personale, l’"io'' che cambia, subisce modificazioni ed agitazioni? E ancora, chi è questo Osservatore? Noi non ne siamo consapevoli". Sopportando il dolore dell'Ignoranza e cercando sollievo nello studio del Vedanta, si deduce che deve esistere un tale Osservatore, non influenzato dalle nuvole passeggere. Più tardi, il Testimone o l’Atman, che si riconosce per mezzo del ragionamento, viene realizzato, sperimentato di fatto quando, a forza di discipline, viene rimossa la sovrapposizione dell'illusione del mondo.

Vantaggi e limite dello studio  pag.66 [203]

Ebbene, anche chi ha la piena padronanza delle Scritture, se non ha intrapreso una disciplina spirituale, non può giungere a conoscere la base spirituale dell'esistenza. E’ ovvio che, avendo studiato le Scritture, è più facile incanalarsi in una disciplina e praticarla con maggiore costanza. Allora il merito accumulato nelle vite passate si manifesta come un acuto desiderio della Liberazione, uno sforzo sincero di avvicinare un Maestro, una ferma determinazione per riuscire nella pratica spirituale e sfocia nel godimento della realizzazione spirituale. E’ un successo che arride a coloro che hanno più di ogni altra cosa la fede (shraddha). Se manca la fede, il desiderio di mettere in pratica ciò che si è letto nelle Scritture vien meno e tutto il sapere non è che un fardello che pesa sul cervello.

Le Scritture, strumento di conoscenza  pag.66 [204]

Dal momento che il distacco (vairagya) e il resto sono le qualificazioni per realizzare l’Atma, tanto gli studiosi quanto gli altri sono tutti egualmente qualificati. Non è forse la disciplina che fa giungere alla conoscenza spirituale? E allora, perché affannarsi a conoscere a fondo le Scritture? D'accordo, per conoscere il sé, le Scritture sono indispensabili; una volta conosciuto il Sé, esse non sono più necessarie. Ma tutto ciò che si deduce dalle Scritture sono solo esperienze indirette; la percezione diretta è impossibile se non per mezzo della disciplina. E solo la comprensione diretta è Conoscenza.

L'Atma vichara  pag.67 [205]

Che cos'è veramente la Ricerca del Sé o Atmavichara?

Non è lo studio degli attributi dell’Atma così come vengono esposti dai libri, ma l'analisi della natura dell’"io'', spogliandolo dei suoi involucri che lo avviluppano, i cinque "gusci" (panchakosha) per mezzo di una discriminazione concentrata e rivolta verso l'interiorità. Non si tratta di una ricerca confinata al mondo materiale e neppure della saccenteria accademica finalizzata all'interpretazione dei testi. E’ la penetrazione analitica del segreto dell'Atma, compiuta dall'affilata lama dell’intelletto.

Trascendenza dei tre Corpi  pag.67 [206]

Alla domanda se sia possibile prender coscienza dell’Atma mediante lo studio delle Scritture, la risposta è "no". L'Atma è della natura di Sat-Cit-Ananda, e trascende i tre corpi: il Corpo Grossolano (Sthula sharira), il Corpo Sottile (Sukshma sharira) ed il Corpo Causale (Karana sharira). E’ il Testimone che osserva i tre stati di veglia, di sogno e di sonno profondo.

La parola non è l'esperienza  pag.67 [207]

Ora che avete conosciuto il significato di queste parole, avete avuto la visione dell’Atman? No, ed allora, come vederLo? Disfacendo ad uno ad uno gli imballaggi, le Cinque Guaine che ricoprono l'Essenza, negandoli uno per uno, e facendo l'esperienza del "Non questo", e passando attraverso tutti fino al substrato che è l’Atma, il Brahman, Dio, che era sempre apparso molteplice e variegato.

Cercare al posto giusto  pag.67 [208]

Ciò che si è smarrito in casa dev'esser cercato in casa, e non tra i boschi. Dio celato fra i Cinque Involti, dev'essere cercato dentro questi, e non nei boschi della tradizione scritturistica. Sebbene non troviate Dio nelle Scritture, esse vi parlano dei cinque strati o Cinque Guaine e dei loro segni di identificazione, dei loro caratteri. Così, con l'uso dell'intelletto, è possibile giungere al fondo, la Verità Atmica.

La guida del Maestro  pag.68 [209]

E chi non è dotto negli studi tradizionali? Può apprendere queste cose da un Guru o da un vecchio ricercatore, no? Ma occorre ripetere una cosa. Il principio dell'Atma è fuori della portata del più dotto teologo che conosca tutte le Scritture; Lo si apprende solo per esperienza diretta. Perciò, si è detto fin dall'antichità che ci si deve rivolgere ad un Maestro, ad uno che abbia questa esperienza diretta; senza la guida di un tale Maestro non si può giungere all’Atma. Perfino Narada ebbe per Maestro Sanatkumara, e Janaka ebbe Shuka, ed altri Santi ebbero altri Guru.

La guida della Grazia del Signore  pag.68 [210]

Ottenuta la Grazia del Signore, spesso il Guru diviene superfluo: Essa fa conoscere tutto, Maitreyi, moglie di Yajnavalkya, Lila l'analfabeta e Chudala sono esempi che dimostrano che, nel passato, ci furono donne che, senza tanto studio delle Scritture, appresero la Conoscenza dello Spirito dal Maestro ed ebbero successo. E’ ovvio che qualunque persona che abbia la Grazia del Signore, per scarse che siano la sua preparazione dottrinale e le sue qualificazioni, può certamente avere la Visione dell'Atman.

With Love

Corso estivo 1993

Dall'umanità alla Divinità  pag.5

....Il corpo grossolano è il veicolo dell'azione ed il corpo sottile è il veicolo dell'esperienza.

Pratyaksha Pramana   pag.80

La Filosofia NYAYA fa emergere la fallibilità della prova basata sulla diretta percezione dei sensi. La prova ottenuta dalla percezione sensoriale non è attendibile. Gli occhi che vedono, gli orecchi che sentono, la lingua che assaggia ed il naso che odora testimoniano la verità finché gli organi dei sensi sono sani. Ma una lingua malata e un occhio affetto da itterizia non possono testimoniare la vera realtà. La lingua malata, affetta da malaria, sente tutto di sapore amaro, ed un occhio affetto da itterizia vede tutto giallo. La Filosofia NYAYA sostiene anche la MIMAMSA NYAYA (riflessione profonda). La parola "MIMAMSA" dimostra la determinazione finale delle cose.

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Per esempio,  ghee (burro cotto) è il processo finale del latte. Il latte, se viene sbattuto, diventa burro, il burro se viene scaldato diventa ghee.

La Filosofia NYAYA mette in luce le imperfezioni della prova che emergono con la percezione diretta, mentre NYAYAMIMAMSA dimostra come la ricerca e l'indagine profonda alla fine siano gratificanti. Attraverso la prova di NISAKARSHA (la finalità) ci viene dimostrato come una profonda ricerca mette a fuoco la verità ultima. Sebbene il caglio, il burro ed il ghee non sono visibili nel latte dall’occhio direttamente, essi sono nascosti nel latte e vengono in superficie soltanto se sono soggetti ad una serie di processi. Il NYAYA MIMAMSA dimostra la verità che le cose stesse rivelano quando vengono sottoposte ad una ricerca ed un’indagine pura.

ANUMANA PRAMANA è basato sulla deduzione. Nell’ANUMANA PRAMANA, le conclusioni derivano dalla deduzione.

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Per esempio, dalla presenza di gru in un area particolare si deduce che ci deve essere anche l’acqua. Dalla presenza di fumo la gente deduce l’esistenza del fuoco.

UPAMANA PRAMANA fa uso di analogie e metafore per provare dei fatti, per esempio, i principi di PATIBHASIKA (l’apparente) VYAVAHARIKA (l’empirico) e PHIKA (il trascendente), vengono spiegati con il paragone dei tre principi della schiuma dell’onda e dell’oceano. Dall’oceano di PARAMARDHIKA si elevano le onde di PRATIBHASIKA e dalle onde di PRATIBHASIKA si alza la schiuma di VYAVAHARIKA. Sebbene l’onda e l’oceano sembrino di forme diverse, hanno in comune l’acqua. Qui il paragone è usato per dimostrare l’unità nella diversità.

SABDAPRAMANA (suono) dimostra la presenza di Dio, attraverso la testimonianza di fonte verbale. La Filosofia NYAYA dimostra la presenza della Divinità presentando se stessa come testimone del suono Primordiale "AUM". Secondo degli esponenti di questi filosofia, il suono primordiale è BRAHMAN stesso e solo la persona che ha dominato la sua mente attraverso la meditazione può sperimentarlo. Si dice:

Si può essere ricchi di conoscenza,

e vincere il proprio avversario nelle argomentazioni.

Si può essere potenti come un elefante e

combattere una battaglia fino alla fine.

Si può essere un imperatore e regnare su vasti imperi.

Si possono offrire regali d'oro e

contare le stelle infinite nel cielo.

Si può raggiungere la regione della luna.

Si può padroneggiare lo yoga più difficile.

Ma è impossibile conquistare lo stato supremo della

equanimità della mente senza controllare i sensi

e senza dirigere la visione all'interno. "

Colloqui

Un visitatore - Buona questa spiegazione!

SAI - [3]   pag.18

Lo stesso è con la luce ed il buio. Quando viene la luce, il buio se ne va. ma, in realtà, il buio non è qualcosa che scappi in qualche altro posto, e la luce non è che vada in un certo posto. Quando arriva l'una, l'altro diventa ignoto: non se la dà a gambe verso qualche altro luogo.

  •  

H.- Questa miscela di luce e tenebre, di ignoranza e di saggezza che crea lo scontento e i guai, Svami ha detto che svanisce con la giusta esperienza. Ora, la domanda è: "Qual è il fattore basilare che ci impedisce di avere la giusta esperienza?".

SAI - [4] pag.18

E’ che non abbiamo l'intensità necessaria. Anche nello studio, quanto esercizio è necessario per arrivare a poter leggere libri difficili? Quanti anni, quante fatiche ci costa? Se metti nella pratica spirituale la stessa intensità, giungerai certamente alla Verità. Ma nella vita spirituale non siamo intensi quanto dovremmo; manchiamo di concentrazione e di unidirezionalità di intenti! Nelle cose del mondo occorre sempre concentrazione totale: nel camminare, nel parlare, nel leggere. Senza concentrazione non puoi fare nulla, nemmeno le cose più piccole. Invece, quando cerchiamo di pensare a Dio diventiamo irrequieti e instabili nella mente. Perché invece mettiamo tanta concentrazione nel fare le cose del mondo? Perché ci siamo profondamente interessati, mentre nei riguardi di Dio siamo pieni di dubbi. Nel lavoro che amate davvero, mettete concentrazione piena; se non lo amate profondamente, la concentrazione non è piena.

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Un piccolo esempio; stai guidando e intanto, parli coi tuoi passeggeri; ad un certo punto la strada si fa stretta e pericolosa e dici. "Per favore smettiamo di chiacchierare; devo badare alla guida." Perché lo dici? Perché ami profondamente la vita e ti devi concentrare bene per evitare disgrazie; questo amore per il tuo corpo ti obbliga a dedicarti alla sua sicurezza. Se aveste un profondo amore per Dio la concentrazione, su di Lui sarebbe automatica.

SAI - [5]   pag.19

In tutte queste esperienze dobbiamo attenerci alla verità, alla vita; le abbiamo tutte a causa della vita, e tu l'ami, la vita. E’ il pilastro su cui ci appoggiamo, perché sappiamo che se non abbiamo vita non abbiamo esperienze. La vita esteriorizza tante cose, ma essa non cambia; la vita è la stessa. Essa è Verità, ed essa è Dio. La Verità è ciò che non cambia.

  •  

H.- Poiché noi "siamo" questa Verità, ci piacerebbe avere amore nel nostro cuore, e fluire naturalmente con la vita e non secondo i nostri desideri arbitrari; eppure non lo facciamo. Svami dice che è perché manchiamo di intensità. Allora, noi diciamo a noi stessi: "Bene, la devo avere questa intensità", e lottiamo per questo scopo; ma con ciò diventano più forti gli ostacoli contro l'intensità desiderata.

Interprete - Non la seguo.

H.- Noi siamo per natura egoisti e avidi: e c'è avidità anche quando sostituiamo ad uno scopo materiale un altro spirituale. Un altro punto è: se qualcuno non ama, come infatti avviene, dice a se stesso. "Devo amare". Ma allora l'amore è là, e io sono qui, fuori.

SAI - [6] pag.19

Chi sei tu? Chi sei tu?

H.- Io sono il coacervo di tutto il mio passato, di tutte le mie idee.

SAI - [7] pag.19

Chi è questo "Mio"? Chi è? Chi è quel "Mio" che reclama? Tra l'amore e te stesso si frappone quella rivendicazione. Che è l'amore e chi sei tu?

H.- Io Sono ciò che sono l'accumulo di tutti questi...

Moglie di H.- L'accumulo è 1'idea che hai tu, ma secondo lo Svami, tu e l'amore siete la stessa cosa. Sei tu che interponi la separazione.

  •  

H.- Si, sono io che pongo la separazione: sono l'ego.

SAI - [8] pag.19

L'ego è non verità.

  •  

H.- L'ego è non verità, e io allora...

SAI - [9] pag.19

Ma tu non sei l'ego; tu sei la Verità. L'ego non è verità. Tutte le discussioni come queste non sono che parole e non ci arriverai senza pratica spirituale, senza sadhana.

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Ecco un esempio. Ci domandano che cos'è lo zucchero. Gli diciamo che è una materia granulosa come la sabbia, di colore bruno, perché noi conosciamo lo Zucchero. Potete dare una descrizione (visiva o tattile) dello zucchero ma non ne potete raffigurare il sapore, perché il sapore non ha forma. Ci sono molte cose le quali, benché appartengano al mondo, non ci sono note, e noi non ce le immaginiamo e non ci diamo pensiero per esse.

Oh, potessimo solo sentire intensamente Dio, invece di tante discussioni e tante letture! Dobbiamo entrare in campo e metterci alla prova. Chi l'ha fatto, e ci è riuscito, anche se scrive un libro sarà sempre "la sua" esperienza personale. Tu ami tua moglie e lei ama te; ma se lei ha fame non puoi mangiare per lei; e se hai fame tu, per quanto bene vi vogliate, lei non può mangiare per te. Lo stesso è per la fame spirituale; ognuno deve  cercare di sfamarsi secondo la propria fede. Anche se Svami provasse a spiegarvelo voi non lo afferrereste. ci potete arrivare solo per esperienza vostra. Quando stai imparando a guidare, devi avere molto spazio, ma quando avrai imparato andrai sicuro anche se la strada è  stretta. E’ come a scuola; progredisci e capisci a poco a poco; il bambino che è ancora all'abici non può capire le parole difficili. In principio non comprendiamo le cose di questo mondo, e nemmeno noi stessi; come puoi capire quello che ti trascende? Perciò, devi cominciare a capire te stesso con la pratica spirituale. Prima c'è 1"' io", poi c'è il "tu". "Io" + "tu" = "noi"; poi viene "noi" + "Lui", ed infine solo "Lui".

  •  

H.- Non capisco, no.

SAI - [10]  pag.20

Prima "io", poi "tu". Quell’"io'' che viene per primo è la vita; e il "tu" che viene  subito dopo è il mondo. "Io" + "tu" = "noi", e "noi" + "Lui"= Dio. Solo "Lui". Abbiamo l'amore, chi ama colui che viene amato; se tutti e  tre si uniscono, c'è la felicità.

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Vedi il ventilatore: ha tre pale. Esse rappresentano le tre qualità costitutive della natura (guna),2 e la brezza l'hai solo quando le tre pale girano insieme e d'accordo. Dentro di noi, se queste tre qualità si muovono in armonia hai l'unidirezionalità e avrai la possibilità di "sapere" .

  •  

Un visitatore - Non la potremmo mettere in questo modo; tanta gente, me compreso, ha riscontrato che occorre moltissimo tempo per raggiungere quella esperienza con una disciplina graduale, mentre invece la Vostra Grazia la otterrebbe in un istante?

SAI - [11]  pag.20

Facciamo un altro esempio.

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In famiglia, ognuno svolge un certo lavoro e le mansioni sono distribuite. A sera, quando il lavoro è terminato, nessun figlio si oserebbe dire: "Babbo, adesso pagami per il lavoro che ho fatto!". E’ tutta una sola famiglia, e tu non chiedi la paga per fare il tuo lavoro. Invece, a chi viene a servire da fuori gli versi la paga fissata. Se paghi qualcuno vuol dire che è un estraneo; se fosse di famiglia, non lo pagheresti. Chi fa parte della famiglia lavora con disinteresse e non si aspetta di esser pagato.

Lo stesso avviene nei confronti di Dio. Se sei convinto che Dio è la persona a te più vicina e più cara, non Gli chiedi la paga, perché sei della Sua famiglia. Chi si abbandona in questo modo è Mio e non si aspetta di esser pagato. Invece, chi dice: "Mi sono dedicato a tutta questa ascesi" e mercanteggia con Dio. "Mi sono sottoposto a tante discipline e privazioni; mi devi dare questa ricompensa!" E’ diverso dal primo: è un estraneo. Il bambino piccolo non dice alla mamma: "Voglio il latte, voglio esser cambiato", ma è la madre che sta dietro a tutto ciò che gli occorre, senza che lui lo chieda. Se sei diventato il bambino di Dio, non ti sei abbandonato del tutto a Dio e occorre che tu Gli chieda ciò che abbisogni; poiché tu sei come un lattante. Egli ti viene a dare ancor più di quello che ti occorre. Ma solo con l'amore puoi divenire il suo più caro. Segui delle pratiche spirituali e la vicinanza a Dio verrà, e non dovrai neanche dirGli che cosa desideri. Siccome sei come un bimbetto, egli verrà e ti darà più di quanto chiedi.3 Ciò che ci impedisce di esser vicini a Dio è l’ego; quell'ego che dice: "Io devo fare questo", "Io devo ottenere tutto questo". Devi invece convincerti che "io" è solo lo strumento del Signore. Dimmi, è il ventilatore che fa girare le pale, o il moto glielo dà la corrente elettrica?

  •  

H.- Che cosa significa la frase che Svami dice ai devoti che partono: "Svami sarà con te dovunque tu sia, Svami è nel tuo cuore"? .

SAI - [39]  pag.26

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E’ una situazione come quella di un uomo ed un bastone che galleggiano sull'oceano. Le onde li muovono allo stesso modo, su e giù: solo che il bastone non sa che cosa sta succedendo, mentre l'uomo è conscio del movimento. Il bastone in moto è simile ad una persona in America, nel cui cuore risiede il Signorie, ma non è mai stata qui a vedere Svami. Il movimento cosciente dell'uomo che nuota nell'oceano potrebbe esser comparato ad un americano che è stato qui ed è tornato a casa; d'ora in avanti sarà per lui un'esperienza spirituale cosciente, e sarà così, sia che l'abbia provocata lui o no. Le tappe verso la conoscenza di Dio sono tre: una è quella della mente, che è solo immaginazione; l'altra è quella di esserGli stato attirato e di esserGli stato vicino, e 1a terza è l'Unione con Dio. Altro esempio: il fiume si mescola con l'oceano,  ma se si attinge acqua dolce dal fiume e la si mette nell'oceano chiusa in un sacco di plastica, questa non si mischia con l'acqua marina. E’ una situazione simile a quella di chi non è ancora venuto qui; dopo esser venuti è come se l'acqua dolce non fosse più separata dal mare, ma mescolata e unita con questa. Questa qui è la fase della miscelazione. Svami è servo di tutti, e come servo se la gode molto di più che come Padrone.

  •  

H.- Come fa a venire questa fede che Dio è dappertutto?

Studente - Si ha qualche piccola esperienza di Svami; e poi viene la fede.

SAI - [10] pag.45

No. Per prima cosa viene la fede, e poi l’esperienza. Gli studenti non devono solo saper rispondere alle domande, ma le risposte devono essere il loro modo di vivere, e con l’esempio devono insegnare agli altri. La fede è naturale in tutti; ognuno ha almeno fede in se stesso, una certa fiducia in se stesso. Ma il centro del suo essere è l’Atma; è questo il fondamento della fiducia in se stessi.

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Un piccolo esempio: un tale non si ricorda della sua data di nascita, e la chiede alla mamma, che gliela dice. Non la sapeva, ma si fida di quello che gli dice sua madre, il padre può non esser stato presente, ma chi ha partorito è la madre, e non ha bisogno di rivolgersi ad altri.

Se si riflette un momento si verrà alla conclusione che, per venire in essere, questo universo deve pur aver avuto una base; e quella base è Dio. Egli sa; non deve chiedere a nessuno. In quella regione sottile, che trascende il corpo e l’intelletto, può esistere solo la fede. La fede è congenita in ogni persona, tanto quanto l’amore. L’amore può esser diretto a vari oggetti ed a varie persone, ma quello che conta è solo l’amore diretto a Dio. Guarda quell’albero; tutti i rami, le fronde e le foglie hanno un elemento che li accomuna, ed è il tronco, il quale a sua volta si sostiene sulle radici. Innaffiare foglia per foglia e ramo per ramo richiederebbe molto tempo, e si sciuperebbe dell’acqua. Se invece l’acqua la diamo alle radici, ogni ramo, fronda e foglia riceverà naturalmente quel tanto di umidità che gli serve meglio. Oggi tutti dicono che voglio, bene agli amici ed ai parenti, ma non dicono di amare Dio. Ma Dio è la base di tutti gli individui; è Lui la Radice da cui tutti ricevono l’esistenza. Cominciamo prima di tutto ad amare Dio, e ad amarlo con tutto il cuore; questo amore includerà di per se stesso quello per tutti gli individui.

H - Svami, i ragazzi del college dicono che quando parlano è Svami che da loro le parole. E’ esatto?

SAI - [11] pag.45

Svami da loro la fiducia; con la fiducia in se stessi le parole vengono da sole.

  •  

H.- La convinzione che la vita è una, e che gli altri esseri sono uno con me ce l'ho nel midollo delle ossa. Quell’Uno e l'Atma ed è totalmente presente qui e adesso, e io sono sempre impegnato nella pratica spirituale, ma mi resta sempre la domanda: " Perché non ho l’esperienza effettiva che l'unità altro non è che me stesso?".

SAI - [3] pag.54

La tua convinzione dell'unità è solo un concetto, un pensiero, e non è un'esperienza. Se, per esempio, tua moglie ha un dolore al petto, ce l'hai anche tu? Se non l'hai, dov'è l'unita.? L'unita della vita dev'essere esperienza, e non solo un concetto od un pensiero teorico.

H.- Eccoci! Svami mi deve dire qualcosa dell'esperienza!

Se la disciplina spirituale e la convinzione non mi danno l'esperienza reale di quest'unità, come posso averla altrimenti?

SAI - [4] pag.54

Se la pratica spirituale è costante non occorre uno sforzo speciale per arrivare all'esperienza dell'Uno. Come succede a noi su questa macchina.

Basta che ci occupiamo di guidarla bene, ed a suo tempo arriveremo ad Anantapur. Con una disciplina giusta e corretta l'esperienza effettiva dell'Uno verrà da sé.

Discorsi vol. X 2° tomo

Pag.379  LA MISSIONE TRIONFERA’

In ogni cuore umano c'è un desiderio ardente di raggiungere una imperturbabile e duratura ananda. Giorno e notte, per tutto il corso della sua vita, l'uomo si sforza senza un momento di riposo di raggiungere questo stadio. Ciò nonostante, egli lo trova irraggiungibile. Qual è la ragione? La ragione principale del fallimento sta nella identificazione di se stesso col corpo e i sensi e nella convinzione che il piacere fisico e sensuale possano dargli l'ananda che calmerà la sua fame. L'uomo non è consapevole di essere l'ananda che cerca.

Le Upanishad chiariscono tutti i dubbi su questo punto, là dove dicono: "la farina è resa dolce dallo zucchero". La farina di riso, quella di frumento o grano, non sono intrinsecamente dolci, ma lo diventano quando vi si mescola lo zucchero. La lezione che le Upanishad ci insegnano è che il cosmo creato è il grano e il Principio divino è lo zucchero. Per conseguenza, la natura ci attrae e ci affascina. Dovunque udiamo melodia, o vediamo armonia, o sperimentiamo il sublime, è la Divinità che ci colpisce e non la natura. Dio è descritto come Aprameya. Significa che Dio non può essere valutato alla stessa stregua di un qualsiasi fenomeno limitato. Solo i Veda possono dare una piccola idea della gloria e dicono che Dio è Vedavid (conosciuto attraverso i Veda). L'acquisizione del sapere, come indicato nei testi sacri, avviene attraverso tre fasi fondamentali, che sono: (l) Pratyaksha o percezione diretta; (2) Anumana o deduzione; (3) Sabda o voce autorevole.

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Quando si caglia, il latte diventa yogurt, dopo esser stato schiumato e se ne può vedere il procedimento. Il fenomeno è perciò vero, come riconosciuto da pratyaksha. Quando nuvole di fumo si levano da una catena di montagne, se ne deduce che la foresta è in fiamme. Quando qualcuno che è stato a Prasanthi Nilayam descrive il posto a chi non c'è stato, anche quest'ultimo è capace di raffigurarsi il Nilayam e i suoi dintorni. Questo è un esempio di "voce autorevole" come mezzo di conoscenza. Sabda diventa autorevole e accettabile quando proviene dall'esperienza e dalla comunicazione fedele di quell'esperienza. Fra le molte migliaia di persone sedute in questo auditorio, ce n'è una che è venuta dall’America, un membro del Consiglio Sathya Sai americano. Il suo nome è Dick Bock. Nessuno lo ha visto finora. Per quanto lo si descriva, alto o basso, vecchio o giovane, o con specifiche caratteristiche fisiche, la gente troverà difficile identificarlo e individuarlo. Ma quando lo avrò espresso il suono "Dick Bock", egli si alzerà perché tutti lo vedano. Neanche Dio risponde facilmente con la Sua presenza quando Lo descrivete e Lo glorificate. Voi non avevate un nome quando siete nati, ma da allora in poi rispondete tutte le volte che vi si chiama con un "dato" nome. Ugualmente, Dio è senza nome ma Egli risponde quando il Suo Nome, uno qualunque dei molti, è pronunciato dal ricercatore. Il Sabda come mezzo di prova, ha due aspetti, il thatashta e la swaroopa, oltre alle caratteristiche permanenti, stabili. Per identificare una casa che un visitatore sta cercando gli diciamo: <<Quella su cui è seduta la cornacchia>>, ed egli capisce. Questa è una caratteristica temporanea della casa...

pag.401  L’EDUCAZIONE NELL’ERA DI SAI

La conoscenza deve dare a una persona la possibilità di discriminare fra la luce e le tenebre, deve nutrire e incoraggiare la ricchezza preziosa della forza morale e della vittoria spirituale e purificare gli impulsi interiori dell'uomo. La semplice conoscenza dei libri non dà all'uomo il diritto di essere considerato "educato". Se egli non ha anche la padronanza degli strumenti interiori dell'emozione. Ciò che è latente dev'essere portato all'evidenza con la purificazione interiore. L'esperienza è essenziale perché sia confermato e consolidato ciò che si è appreso dai libri. Noi non vediamo alcun segno di questo nel presente sistema educativo. Non c'è nessun tentativo di risvegliare il Divino nell'uomo, né consapevolezza della possibilità di salire al piano psichico. L’ideale posto dinanzi agli studenti è ben diverso: essi vengono impegnati in un processo meccanico che li trasforma in uomini e donne che detestano il lavoro che sporca le mani, che disturba le pieghe dei loro vestiti. Si instilla in loro la passione per il guadagno e si trascura il bisogno di condividere i sentimenti altrui e del servizio...

Discorsi volume I

21 - pag.101 JADA E CHAITHANYA

 

Voi tutti avete gustato la dolcezza del Nome del Signore per ventiquattro ore, come partecipanti all'Akhanda Bhajana. Akhanda significa: ininterrottamente, senza alcuna sosta. Sono contento che abbiate cantato senza interruzione e scelto i Namavali delle varie Forme del Signore, anziché ripetere sempre uno speciale Namam, come se Dio non avesse che un solo aspetto particolare. Lo stesso uomo è padre per i suoi figli, zio per i suoi nipoti, fratello di alcuni, cugino di altri e figlio per i suoi genitori; allo stesso modo, Dio ha molti aspetti e, quando cantate i Bhajans, dovete cercare di soddisfare tutti coloro che partecipano, ricordando le molteplici manifestazioni del Signore e non semplicemente Rama, Krishna o Sairam. Inoltre, Akhanda Bhajana non significa qualcosa che può venire conclusa in sole ventiquattro ore e neppure in sette giorni; questa contemplazione della Fonte è Meta di ogni cosa deve continuare dalla nascita alla morte. La processione che conduce al luogo della cremazione inizia nel momento stesso della nascita, e il battito del cuore è il tamburo usato per accompagnarla. Qualcuno prende la strada più lunga, altri giungono velocemente, ma tutti sono in viaggio. La pratica del Bhajans, quindi, va iniziata nell'infanzia e deve poi continuare per essere la compagna costante dell’uomo, il suo sollievo e la sua forza. Non rimandatela alla vecchiaia, perché è il cibo essenziale della mente. Vedo che siete felici per avere cantato ed esservi riuniti, ma si tratta soltanto di un sentimento temporaneo. Avete condiviso questo tempo glorificando il Signore, ma vi riunirete domani con lo stesso entusiasmo dove la falsità e l'ingiustizia vengono onorate? Non c'è costanza nel vostro comportamento. Quello che sentite giusto e quello che fate stanno ai poli opposti. Questo non è il segno distintivo di un Bhaktha. Senza Sraddha, come potrete ottenere Santhi e Santhosha? Gli uomini cercano freneticamente Santhi e Santhosha in mille modi e per mille strade. Il Dottor Bhagavantham Mi stava dicendo, poco prima che giungessi qui, al Tata Institute of Science, che c'è qualcosa al di là di questo mondo oggettivo, un mistero che diventa più profondo ed oscuro man mano che la scienza avanza. Aprendo una porta, lo scienziato sorpreso ne scopre altre dieci chiuse. Quindi, la vera Santhi può essere ottenuta solo nella profondità dello spirito, nella disciplina mentale, nella fede di un'unica base in tutta questa apparente molteplicità. Una volta ottenuta, è come possedere l’oro col quale potete forgiarvi qualunque tipo di ornamento. E' una questione di esperienza personale; la gioia di quella esperienza e la profonda felicità che la accompagna, non possono venire comunicate a parole. Tutta questa Sravanam e Kirthanam servono proprio per condurvi più vicino a quella esperienza, Sravanam è la medicina interna e Kirthanam il balsamo che va applicato esternamente, entrambe sono necessarie. Allo stesso modo, sono indispensabili tanto il Dharma che il Karma...

25 - pag.124 MANUSHYA E MANAS

 

Il dottor Bhagavantham Mi ha chiesto proprio ora di "parlarvi", ma Io non tengo discorsi, Mi limito a conversare. Non faccio conferenze pubbliche, e non Mi rivolgo all’uditorio come molte persone che hanno appena parlato. Costoro si sono espressi in maniera molto gradevole all’orecchio, mentre la Mia conversazione sarà una "medicina della mente". I loro erano discorsi preparati, i Miei invece sono miscugli, per cui dovete fare molta attenzione, evitando di trascurare o perdere anche una sola parola. Solitamente, quando vi chiedono dov'è Dio, indicate il cielo o qualche simile luogo lontano, dicendo che è lì, proprio come se fosse una persona con una propria residenza. Ebbene, ricordate che Nara stesso è Narayana, proprio ciascun uomo, e che Manava è Madhava, proprio ciascun rappresentante della razza umana. Ecco perché gli Dei sono in numero di trentatré "crores" come riferiscono i Sastra, oppure, calcolando oggi, molti di più. E' l'illusione ad aver indotto Narayanaswarupa a pensare e comportarsi come fosse soltanto Nara, cioè un uomo. Per rimuovere quella illusione, ci sono vari sistemi, che si adattano alle necessità di ciascun sofferente; ma sia il trattamento che lo sforzo servono per ottenere l'esperienza di essere Narayana, scartando l'entità limitata, vincolata e relativa di Nara. E' questo il comune raccolto di tutti gli svariati procedimenti. Finché l'uomo non comprenderà sé stesso, l'illusione, e per conseguenza il dolore, non avranno fine. Tenete presente che voi non potete comprendere Me e il Mio segreto, del quale il Dottor Bhagavantham e il vostro preside hanno cosi lungamente parlato, se prima non avrete conosciuto voi stessi. Se siete così deboli da non afferrare la vostra realtà, non potete certo sperare di penetrare la Realtà molto più grande del Mio Avvento. Per comprendere il Mio significato dovete fare a pezzi i dubbi e le teorie che possedete e coltivare Prema, perché l'Incarnazione di Prema può essere compresa solo attraverso Prema. I miracoli e le meraviglie di cui Bhagavantham vi ha parlato, non possono venire spiegati dalle categorie della scienza: a Me sono cosi naturali che Mi diverto quando li classificate come miracoli. Il Signore aveva annunciato che sarebbe venuto per ristabilire il Dharma, ed avrebbe assunto forma umana, perché tutti potessero radunarsi attorno a Lui, e sentire l'emozione della Sua compagnia e della Sua parola. Ebbene, il Signore è venuto come era stato annunciato...

31 - pag.153 SATHYA SAI GITA III

 

Vidura chiese una volta a Krishna: "Come hai fatto a prendere parte all'uccisione di centomila soldati nella battaglia di Kurukshetra? Avresti potuto evitare quel massacro e parecchi fastidi, semplicemente mutando l’atteggiamento mentale dei capi Kaurava: Duryodhana, Dussasana, Sakuni e Karna". Rispose Krishna: " Mio caro, ho dato a ciascuno un complesso di qualità e di poteri, nonché una certa libertà, perché venisse usata per il meglio, a giudizio dell'individuo. Operando in questo modo ognuno può imparare con maggior profitto. Grazie ai primi passi esitanti, il bambino acquista un'andatura ferma e sicura, perché l'esperienza è la scuola migliore, anche se la più dura. Per quanto crediate fermamente che il fuoco brucia, finché non vi sarete scottati le dita non saprete realmente cosa sia una bruciatura". Come vedete, quindi, avete una certa libertà d'azione.

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Una mucca, legata con una fune ad un albero, può muoversi entro un cerchio che ha per raggio la corda, e brucare l'erba compresa in quello spazio. Anche il questionario d'esame vi impone di rispondere alle "sei domande che preferite"!...

Discorsi volume II

pag.95  L'ANIMA CHIAMA DIO

Non mancano i libri che permettono all'uomo di scoprire se stesso, né discorsi destinati a guidarlo verso il raggiungimento supremo! Bhadram, per esempio, che avete ascoltato poco fa, è uno fra i molti che utilizzano questo metodo. Voi avete letto molti libri ed ascoltato molti discorsi. Il corpo cresce e va verso il declino, ma la mente si indurisce, si fa complessa e difficile da controllare e diventa sempre più agitata. Se seguite una disciplina spirituale e la praticate con irregolarità, essa resterà improduttiva. La sofferenza può essere vinta solo dal desiderio per il Signore.

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Dovete desiderare di essere liberi, liberi dalle catene che ora vi legano; le catene di ferro della povertà e le catene d'oro della ricchezza. Dovete anelare come il bimbo che piange in cerca di sua madre, con la stessa disperazione con la quale il vitello cerca la mucca, con la stessa vergogna con cui il mendicante morente di fame supplica per ottenere un boccone di cibo. Lasciate che quel grido venga dal profondo del vostro cuore, un cuore che non può sopportare oltre le catene dell'attaccamento.

Il Signore non sarà attratto da pompose esibizioni e vuote esteriorità. Egli risponderà solo al richiamo del legame di parentela, alla chiamata dell'Atma (Anima).

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Nel sud dell'India, nello stato del Tamil Nadu, c'era un certo Adigal che abitava nel piccolo villaggio di Thangalur. Egli aveva sentito parlare della grandezza spirituale di un santo di nome Appar ed era pieno di ammirazione per lui tanto che, senza averlo neppure conosciuto, si mise a costruire case di riposo con il suo nome: diede il suo nome ai figli affinché crescessero nella scia della sua santità, donò terre e case in nome di quel santo. Osservate come in questo caso la fede abbia preceduto l'esperienza. Altri vogliono sperimentare prima e poi stabilirsi nella fede. Avete fede nel dottore e nella medicina ed allora la medicina vi curerà, non aspettate che le medicine curino le malattie per avere fede nel dottore ed in esse. Per imparare a nuotare dovete buttarvi nell'acqua e non aspettare di buttarvi dopo aver imparato a nuotare. Come potete avere l'emozione di una sana nuotata se non vi buttate senza paura? Cominciate ad agitare gambe e braccia, oppure prendetevi una zucca od un salvagente per restare a galla. In altre parole, se volete non affogare cercate un maestro che vi aiuti. Un giorno Appar stesso andò in Thangalur e vide dappertutto il suo nome e si meravigliò come esso lo avesse preceduto. Adigal corse incontro al suo Guru e lo invitò a casa sua e preparò per lui una grande festa. Accadde che suo figlio maggiore, mentre raccoglieva delle foglie di un albero nel giardino per la cena, venne morso da un serpente e mori sul colpo. Adigal non si scompose per questa morte, copri il cadavere con foglie secche e continuò nei preparativi della grande festa dedicata al suo Guru. Al momento di mettersi a tavola, il santo volle che tutti i figli di Adigal sedessero allo stesso desco e disse : <<Và e chiama tutti qua!>> Adigal fece come gli fu comandato. Chiamò tutti i suoi figli incominciando da quello morto. Quest'ultimo si alzò in risposta all'appello ed andò a sedere insieme agli altri alla tavola. Quando il santo seppe cosa era successo disse: <<La tua fede è più grande della mia Sakthi (energia). Quando una casa deve essere dichiarata abitabile, l'ingegnere verifica le fondamenta, e cosi il Signore verifica le fondamenta per sapere se la fede è vera e profonda. Anche Sirughondar (un santo indiano) fu messo alla prova da Siva, che si presentò a lui come un asceta. Quando gli mostrò di non avere attaccamento al mondo, Siva si rivelò e gli disse: <<Adora Me come Te stesso!>>. Sirughondar chiese allora: <<Rivelami la Tua immanenza in tutta la creazione, poi Ti adorerò, poiché allora saprò che io sono veramente Te>>. Siva lo benedisse ed egli vide tutto come luce. La visione fu l'ultima della sua vita terrena. Egli si fuse come la luce si fonde nella luce, senza rumore e senza preavviso. Anche il suo corpo divenne un raggio di luce che emerse dalla profondità dello spazio. (Si tratta del corpo sottile, e non di quello grossolano che alla morte ritorna ai 5 elementi). Mi chiedete insistentemente ulteriori prove della Mia natura divina per rafforzare la vostra fede. Allora Io vi dico: mettete una goccia d'acqua di mare sulla lingua, ciò dovrebbe bastare per conoscere il sapore del mare; non occorre berlo tutto!

E’ il vostro capriccio, il vostro egoismo, il vostro orgoglio che vi fa dubitare e negare ciò che una volta avete provato. Non è sufficiente un'esperienza? Allora vi chiedo come può il limitato conoscere l'illimitato? Come può la formica scavare la montagna? E’ al di là delle vostre possibilità sapere come e perché Io creo le cose nella Mia mano...

Discorsi volume III

pag.104

... Thath è uguale a Twam, solo che è lontano; perché è lontano? Perché è al di là dei sensi, dell'intelligenza e delle parole. Per comunicare la propria esperienza di Dio le parole sono inadeguate; neppure il tentativo del saggio riesce.

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Due pellegrini stavano attraversando una foresta e si sedettero sotto un albero a parlare dei debiti che l'uomo ha verso le sue diverse "Madri". Uno di loro fece una lista dettagliata di tali "Madri": la Madre che diede la nascita, la Madre terra, la Madre Veda ecc. La conversazione fu diretta verso l'importanza della Gopuja ed incominciarono a chiedersi che cosa esattamente volesse dire la parola Go che significa mucca. Ci fu un dibattito sulle sue caratteristiche: la coda, le corna, le gambe, i seni ecc. Continuarono a discutere, poi andarono in cerca di un animale che avesse le stesse caratteristiche; alla fine trovarono il bufalo che adorarono con il cuor contento.

Così anche il concetto di Brahman dipende dall'esperienza e dalle doti che ciascuno ha, ma ciò non vuol dire che esistono differenti Brahman. Un uomo può essere chiamato padre, zio, nonno, cugino, nipote o marito, ma ciò non significa che non si tratti dello stesso individuo. La nostra Vidwanmahasabha stabilirà questa verità nella mente di tutti. Non va in giro a condannare qualche religione o ad attirare la gente verso una nuova fede! Ma è impegnata a stimolare l'attitudine positiva dello sforzo spirituale, incoraggiando tutti, come il Sanathana Dharma ha sempre fatto, a progredire dal punto in cui si trovano, verso il Signore che sono liberi di raffigurare nella forma che vogliono. Nessuna parola dura sarà usata quando si farà riferimento ad altre fedi, perché la fede è una pianta preziosa, e l'asprezza potrebbe farla appassire. Conoscere la verità, esperimentare l'Ananda, questo è il messaggio che questi eruditi porteranno. Coloro che dicono che l’Ananda è la natura essenziale dell'uomo devono sentirsi pieni di Ananda. Voi vi meravigliate quando una persona vi sembra depressa, perché la depressione è innaturale, contraria alla natura dell'uomo! Siate voi stessi, cioè siate ciò che dite di essere. La gente seguirà solo l'uomo che parla per esperienza personale.

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Alcuni individui erano sulla riva del fiume e poiché erano stranieri cercavano di informarsi sulla possibilità e sul modo di attraversare il fiume in quel punto. Uno storpio si fece avanti e disse: <<E’ pericoloso attraversare in quel punto, andate più avanti!>> ma non gli credettero perché era storpio e non poteva aver fatto l'esperienza. Si presentò poi un cieco, che disse: <<Sì potete attraversarlo, ma dovete tenere la sinistra per un certo tratto e poi prendere la destra!>>. Non seguirono neanche quel consiglio perché il cieco non poteva saperlo e forse vi era stato accompagnato da qualcuno. Alla fine venne un uomo che disse: <<L'ho attraversato spesse volte: vivo dall'altra parte ed ho il mio terreno su questo lato>>. Ed essi lo seguirono perché avevano fiducia in lui e poterono raggiungere salvi l’altra riva. Un bambino impara nomi e fatti dagli adulti. Una cosa la chiama cane, un'altra albero, un'altra ancora pietra. Quando glielo si chiede dice di essere un uomo! Come fa a saperlo? Perché qualcuno glielo ha detto. Le caratteristiche degli animali, delle piante, degli uccelli e degli uomini gli sono state insegnate dagli adulti nei quali crede e dà loro fiducia. Perché dunque non credete anche in Dio?

E sì che questo vi è stato detto da migliaia di anni; vi è stato detto che Dio ha tante caratteristiche per mezzo delle quali potete visualizzarLo. Gli Sastra dicono che i segni sono cosi e cosi, e si basano sull’esperienza dei Sadhakas che sono autentiche come qualsiasi altra. Molte cose vengono credute in buona fede: ciò dipende dall'affidabilità, dall'imparzialità, dai risultati raggiunti da chi le dice. I Rishis sono imparziali e non hanno nessuna intenzione di prendervi in giro e di condurvi fuori strada. Se sentite il bisogno di una esperienza per credervi, ebbene, venite e sperimentate. Ma non vi sarà di alcuna utilità se venite solo per un giorno e andate via il giorno successivo dicendo: <<Ho visto Sathya Sai Baba; veste una bella e lunga tunica ed ha capelli meravigliosi!>>. Se trascorrete il tempo negli hotels o giocando a carte o ascoltando delle storie come potete capire? Prendete la decisione di scoprire, di imparare, di andare in profondità e cosi saprete. Migliaia di persone sono venute negli anni scorsi: molte di loro non avevano alcun desiderio di sapere, molte altre che lo avevano erano incoscienti del fatto che dovevano stare più attente all'esperienza mentale che a quella dei sensi. Potete spalancare i vostri occhi su qualche cosa ma se la vostra mente non è focalizzata su di essa non potrete riconoscerla. Se il vostro corpo è in questo auditorio, ma le vostre orecchie sono all'hotel ed i vostri occhi intorno al selciato di fronte al Mandir, come potete imparare qualcosa? Prema solo può capire Prema. Prema è il modo di parlare, la Verità è la sostanza, il Dharma è il linguaggio, Santhi è il risultato, Io sono Premaswarupa! Non Mi occorre alcun riposo per gli sforzi che faccio di darvi Ananda. Lo Yajna (sacrificio), il raduno dei Pundits, questo Vidwanmahasabha, sono per voi, per la vostra Ananda. Se tutto questo scenario fosse stato fatto da qualche altra parte chissà quanto rumore ci sarebbe stato! La gente avrebbe percorso il paese con le liste dei probabili donatori, avrebbe importunato questo e quello, ed alla fine si sarebbe vantata dei propri risultati. Ma qui, solo pochi sanno. Fu solo il Sankalpa che ha lavorato grazie alla forza della propria bontà. E voi che cosa Mi portate? Solo lacrime! Lacrime e sofferenza quando arrivate e lacrime di gioia quando partite! Io non sono attaccato a nessun evento, a nessun piano. Non Mi preoccupo di fallire perché so che il Mio piano deve avere successo. Questo Prasanthi Vidwanmahasabha non è qualcosa di nuovo: è Sanathanam (antico)! Fa parte ancora una volta della Missione di Dharmasthapana o restaurazione del Dharma. Voi avete la grande fortuna di potervi unire ai Pundits per condividere con loro questo grande compito che renderà utile la vostra vita. I discorsi serali dei Pundits ed il Mio stesso Sambhashana da domani dovranno essere interrotti perché devo incominciare ad incontrare tutti coloro che sono venuti a portarMi le loro sofferenze, le difficoltà, le scontentezze ed i loro problemi. Anche questo fa parte del Mio lavoro ed Io lo svolgerò volentieri.

Prasanthi Nilayam, 28 ottobre 1963

Sadhana

38. Pag.24

L’acqua dell’oceano quando viene attinta direttamente è salata e può essere paragonata alla <<Sastra Jnana>> o libro della conoscenza. L’acqua che si ottiene dal fiume ha cambiato il suo gusto ed è dolce. Questa acqua può esser paragonata alla <<Anubhava Jnana>> o saggezza ottenuta tramite l’esperienza. Più che la conoscenza che può essere acquisita leggendo le Sastra potete convertirla nella saggezza dell’esperienza mettendola in pratica nella vostra vita giornaliera.

La via della Verità

Pag.69

… Acquisire e ammassare ricchezza è inutile se essa non è consacrata e spesa per il benessere di tutti. Per tradurre la conoscenza in esperienza occorre passare attraverso tre stadi: quello del conoscere (Jnatum), del visualizzare (Drasthum) e del mettere in pratica (Pravesthum). Per prima cosa si devono imparare dai conoscitori dei sacri testi le preziose verità contenute; in essi, ed una volta imparate, verrà naturale sviluppare il bisogno di visualizzarle ad ogni costo; questo è il primo stadio del conoscere. Nel secondo stadio cercherete i sacri testi per leggerli, capirli e gioire della loro lettura, traendo qualche soddisfazione dall’avere capito alcune verità profonde. Ma non sarà sufficiente aver fatto progressi nei due stadi menzionati; dovrete fare l'esperienza di ciò che avete conosciuto e visto. Per entrare nell’arena dell’esperienza è necessario sentire la completa identificazione con l’ideale. Se si ozia dopo aver mangiato, si rischia una indigestione, mentre se si consuma una giusta razione di cibo e si svolge un po' di lavoro fisico, il cibo sarà meglio digerito e più facilmente convertito in sangue. Così avviene quando vogliamo tradurre in azioni ciò che abbiamo visto e conosciuto; dobbiamo assimilarlo e usarlo per il progresso del nostro paese e dell’umanità. E’ facile memorizzare passaggi dai libri e ricavarne conferenze, ma la conoscenza libresca è solo un tipo ordinario di conoscenza. Nelle antiche tradizioni dell'India si possono trovare molte verità preziose; gemme di valore inestimabile e molte teorie scientifiche relative all’atomo sono contenute nei Veda. Gli studenti dovrebbero cercare queste verità nascoste e utilizzarle per il benessere dell'umanità. Si dovrebbe sentire la spinta e la determinazione di esplorare le verità e non appagarsi solo di fare discorsi e apparire nelle platee; solo coloro che possiedono un genuino spirito di ricerca potranno diffondere la reale conoscenza che si ottiene attraverso lo sforzo personale, l'iniziativa, la determinazione, la perseveranza e dovrà essere usata per il benessere del proprio paese…

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