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Perchè preferisco il filosofo contemplativo e "ben cotto"

Giordano Bruno: amo definirlo un Mago-filosofo, decisamente neoplatonico, portatore, in modo originale, di una sorta di missione magico-religiosa che si incentra nel concetto di "buona religione", esattamente quella distorta e minata dal Cristianesimo, avendo considerato la religione niente di più che un'esperienza teurgica ed estatica (Platone), unica strada di una consapevole ascesa verso l'Uno.
La grandezza di Giordano Bruno fu, a mio avviso, l'aver rintracciato nell'Arte della Memoria una possibile via di consapevolezza dell'Ente Uno, ossia un metodo per imprimere nella memoria immagini-fondamento che presuppongono lo stesso Ordine Cosmico, quindi capaci di condurre ad una conoscenza profonda dell'Universo il cui principio è rintracciabile in ciò che egli chiama "la mente sopra le cose", inconoscibile, se non attravero simboli. La bellezza di Giordano Bruno, però, sta nell'aver creduto in un Intelletto universale immanente, ossia "la mente nelle cose", rinvenendolo nella facoltà dell'Anima Universale di far vibrare la materia. Tutto, dunque, è vivo, secondo modi e mondi differenti (sostiene che la terra è dotata di un'anima, che le stelle hanno natura angelica, che l'anima non è forma del corpo), ma sempre con la brama d'esser uno con la cosa bramata. Un vero folle Giordano Bruno che fece del suo pensiero una poesia mistica amorosa (nel senso letterale del termine, non in quello decadente odierno), in cui l'uomo è mago, perchè creato con 'poteri' divini; da qui ne discende che LA VERITA' RICERCATA E' IN NOI STESSI, avendola già 'contratta' in quel formidabile processo menmonico, a lui tanto caro, per cui non è necessario cercarla al di fuori, presso un Ente avulso e distaccato, ma nella nostra Origine ("«La natura» –scriveva Bruno - «non permette il passaggio immediato da un estremo all'altro, ma con l'aiuto di ombre e poco alla volta, con ombre velate» così che «l'ombra prepara la vista alla luce. L'ombra tempra la luce», concetto tratto evidentemente dal platonico mito della caverna").
Il periodo del suo soggiorno in Inghilterra fu il più creativo ed anche il più felice per la sua speculazione, lì proprio alla Corte di Elisabetta I, regina dall'infinita sensibilità, probabilmente anch'essa cultrice dell'Infinito: non a caso il periodo elisabettiano fu - forse - uno dei più floridi per il mondo delle Arti in genere, dalla poesia alla filosofia, alla musica, alla matematica.
In questa sede non si ritiene utile l'analisi dei testi del Nolano, ma ciò che più merita accurata riflessione fu proprio la religiosità immanentistica del Bruno che trova i suoi accenti più commossi e fervidi nell'esaltazione dell'infinità dell'universo. Pure nella sua geniale ed apparente caoticità che risente del travaglio del passaggio da un'età, quella rinascimentale, ad un'altra, quella del naturalismo scientifico (Francesco Bacone, eccolo ancora), la filosofia di Giordano sarà destinata ad imprimersi nell'animo dei migliori per la sua audacia e per la fecondità di certe intuizioni (ad esempio quella che si definì la "visione del velo"). L'eroico furore del Bruno, il suo titanismo, l'entusiasmo morale, la passione e l'amore per il bello, il vero ed il buono, l'esaltazione lirica della Natura, l'infinita ricerca dell'infinito che come soleva dire "per esser infinito deve essere infinitamente perseguitato", è tutto espressione di quell'Ansia di Infinito che fece di Filoteo dapprima il nemico pubblico numero uno e, dopo, il fautore indiscusso del riscatto e del risveglio delle coscienze umane.
L'ebbrezza di Dio e dell'Infinito pervadono Bruno consapevolmente; nel contemplare noi stessi contempleremo Dio, ma solo se avremo preso coscienza di quel "velo" che ci riduce all'impotenza, quel "velo" che egli definì (conoscendo anche il tedesco...) "nebel", ossia nebbia, componente atavica, non originaria dell'anima umana, e soprattutto non dello Spirito, sempre sveglio e pronto ad esplicitarsi laddove, attraverso il procedimento mnemotecnico bruniano, la mente superate le barriere del visibile, attraverso le immagini, abbia rintracciato l'Idea e, inoltratasi in prossimità dell'anima dormiente, scampanellando furentemente, sia finalmente diventata un tutt'uno, squarciando il "velo", con l'Io assoluto, infinitamente desideroso di render giustizia e riscatto alla Verità per troppi millenni negata sui "procedimenti evolutivi dello Spirto e dell'Infinito".
Insomma, come disse Shelling qualche centianaio di secoli dopo, il Pensiero è Spirito Pietrificato (ossia visibile)...e ad un Cuore e ad una Mente ben aperti non può sfuggir nulla, soprattutto non deve sfuggire che - come Lucifero - Giordano Bruno fu ebbro di Dio, e l'Infinito, non le Ombre apparenti di esso, fu il suo principio e la sua fine.
Dedicata a Vincenzo de Falco che nel percorso della mia adolescenza terrena mi aiutò a far svegliare il fiore dell'intuizione sulla visione bruniana del "velo". Dedicata a chi, ancora oggi, con eroico furore, propugna titanicamente il risveglio di tutte quelle buone forze prodromiche allo squarcio definitivo del "velo". Annalisa Rosati

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